«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 31 dicembre 2020

WOW del 4° trimestre del 2018

Voglio finire l’anno con un pezzo che mi piace scrivere anche se mi fa fatica farlo: la scelta e selezione dei candidati al marcatore “Wow” per mese…
Come al solito sono rimasto clamorosamente indietro, in pratica di due anni: se non altro il mio giudizio non sarà offuscato da valutazione affrettate dovute alle emozioni del momento!

E voglio cercare di essere più sintetico del solito quindi passo subito la palla al mese di…

Ottobre 2018:
La falsa medaglia: nella seconda parte del pezzo affronto il rapporto fra scuola e mondo del lavoro.
Altre nuove “Antiche favole di Esopo”: un altro pezzo in cui mi diverto a imitare Esopo (e i suoi antichi imitatori) ovviamente aggiungendoci un po’ del mio gusto personale.
Giornalismo popolare: in questo pezzo viviseziono le strategie di comunicazioni di un articolo che vuole trasmettere particolari idee cercando di sembrare imparziale e “scientifico”.

Nel complesso un mese con pochi pezzi e, generalmente, di bassa qualità: molti di quelli più o meno legati all’Epitome oltretutto mi sembrano già obsoleti e primitivi…
Comunque qualcosa si salva è il marcatore “Wow” è stato assegnato!

Novembre 2018:
80.000 pedofili e turisti: ancora un pezzo sulla qualità (scarsa) del giornalismo italiano dove dati perlomeno dubbi e obsoleti sono spacciati per nuovi e certi.
Pensiero #201 e dintorni: concetti di Nietzsche che ormai ho fatto miei e ho incluso, opportunamente modificati, nella Epitome.
La sommatoria di KGB: matematica buffa… almeno dal mio punto di vista!

Solo 16 pezzi questo mese: livello leggermente superiore al precedente ma senza picchi. Continuo a ritrovare idee che all’epoca mi erano sembrate “eccezionali” e che adesso invece trovo già superate o primitive. No, niente: non mi sento di assegnare il “Wow”…

Dicembre 2018:
La regola del 3%: l’importanza di informarsi da fonti affidabili. È nei dettagli che si nasconde il diavolo e gli scribacchini dei quotidiano tradizionali, per ordini ricevuti o per pura incapacità, si guardano bene dall’evidenziarli…
Altra solita poesia: Temo che nessuno sia un buon giudice delle proprie poesie: comunque a me questa pare bella, costruisce un’atmosfera a metà fra l’onirico e il grigio della realtà.
PSS 9: le parole santissime abbondano di saggezza ma mi pare quasi blasfemo falle partecipare a questa mini competizione…
Sensi e fantasia: un’intuizione interessante su una piccola banalità.

Un buon finale di 2018: un paio di buoni pezzi e diversi discreti…

Conclusione: quanto prima vedrò di scrivere un pezzo anche sui candidati al marcatore “Mongolino”! In realtà mi diverto molto a rileggere i miei vecchi pezzi, anche quelli “venuti male”!

martedì 29 dicembre 2020

Nella breccia

Per Natale un mio amico mi ha regalato un gioco per calcolatore chiamato “Into the breach”.
Steam era anni che me lo consigliava dicendomi “Piace a chi gioca i giochi che piacciono a te” ma io ero sempre rimasto un po’ scettico: lo avevo catalogato come un rompicapo. I rompicapi mi piacciono ma in piccole dosi e devono avere particolari caratteristiche: regole semplici, difficoltà crescente in maniera lineare, assenza del fattore tempo, partite veloci (o comunque interrompibili in qualsiasi momento).
Non ero sicuro che “Into the breach” avesse tutte queste caratteristiche e, ritenendolo un rompicapo, non avevo guardato video per paura di “sciuparmi” il gioco conoscendo in anticipo le “soluzioni”.

Mi era così sfuggito un particolare fondamentale: i livelli del gioco sono casuali!
In effetti esso assomiglia più a una partita a scacchi che parte da posizioni casuali e con pezzi dalle caratteristiche (movimento e attacco) sempre diverse. Rispetto agli scacchi manca (o almeno ancora non l’ho scoperta) la componente strategica ma è sovrabbondante quella tattica. Ecco: “Into the breach” non è un rompicapo ma un gioco di tattica.

Ho la sensazione che gli sviluppatori dagli scacchi abbiano mutuato anche il sistema per calcolare l’albero delle varianti: dare cioè al giocatore delle posizioni che possano essere sempre vinte con più o meno difficoltà: del resto il gioco si svolge in una griglia 8x8 e le mosse, anche se tantissime, sono comunque limitate a una profondità di tre livelli (o poco più con particolari armi o schemi di gioco). Il calcolatore non deve poi trovare delle posizioni vincenti ma solo che abbiano la possibilità di essere vinte dal giocatore (ce ne sono moltissime: e, in caso di difficoltà, il calcolatore evita di far compiere ai propri “pezzi” delle mosse utili).

Immagino un algoritmo di questo tipo: genera posizioni e attacchi semi casuali dei propri pezzi; passa queste posizioni all’albero delle varianti calcolando tutte le possibile risposte del giocatore; calcola la quantità di risposte che permettono al giocatore di rispettare i vincoli del particolare schema senza subire danni sul totale delle possibili risposte; appena tale percentuale è abbastanza ALTA (*1) allora presenta al giocatore tale posizione.

Un’idea tutto sommato semplice ed efficace che però non avevo mai visto usare in altri giochi. Poi una grafica carina, un’interfaccia semplice e il risultato è ottimo.

Ovviamente devo stare attento a non giocarci dopo cena…
Perché? Beh, ieri sera ci ho giocato un poco dopo mezzanotte e stanotte ho sognato di essere alla guida di un gruppo di automi come nel gioco! Fortunatamente non era quel mezzo dormiveglia in cui lo stesso schema si ripete ossessivamente e non si riesce a liberarsene: questo era proprio un sogno compiuto con una discreta trama fantascientifica (il “cattivo”, un giovane coraggioso, con un’idea un po’ barocca si era fatto catturare in maniera da poter controllare da vicino il mio gruppo di ribelli: ovviamente me ne rendo conto e decido di liberarlo non prima però di avergli dato delle informazioni false e fuorvianti! Poi c’era anche una parte, ricca di effetti speciali (!), scopiazzata dal “Ritorno dello Jedi”, in cui un’astronave gigantesca si schianta su una simil Morte Nera)…

Ieri ho poi vinto la mia prima partita: mi ci è voluto parecchio tempo (un totale complessivo di circa 10 ore) ma ho usato la squadra chiamata “Zenith Guard” che ho poi scoperto essere considerata una delle più difficili da giocare.

Piacevole anche il senso di miglioramento che si ottiene giocandoci: adesso i livelli iniziali con la Zenith Guard li facevo in scioltezza mentre inizialmente faticavo parecchio…

Conclusione: il gioco è una piacevole sorpresa! E io avevo bisogno di piacevoli sorprese...

Nota (*1): alta e non la più bassa perché il giocatore deve essere in grado di vincere con un livello di difficoltà variabile; inoltre tale posizione sicuramente esiste sempre: basta che il calcolatore faccia fare solo azioni inutili ai propri “pezzi”.

sabato 26 dicembre 2020

Aggiornamento braccino 4 o 5 (non ricordo!)

Decisamente meglio: per tutta la settimana non ho portato il tutore. Solo ieri sera mi faceva un po’ male e l’ho indossato per qualche ora durante la notte.
Insomma sempre meglio ma tutt’altro che guarito: da quello che ho letto i tempi per riprendersi possono essere molto lunghi…

Ripartenza lenta - 28/12/2020
Beh, solo per annunciare che ho iniziato la nuova versione (1.7.1) dell’Epitome…
Non prevedo grosse novità: principalmente voglio rivedere quanto aggiunto nelle ultime versioni; comunque al momento sto scrivendo un nuovo sottocapitolo anche se credo che questa sarà l’unica grossa modifica (potrei in verità aggiungere anche una breve nuova appendice ma ancora non ho deciso).
Vedremo. Come al solito in questa fase iniziale non ho idea dei tempi ma sicuramente sarà pronta per gennaio…

Notturno 17 - 7/1/2020
Le ideologie politiche ispirano tendenzialmente più fanatismo delle religioni: questo perché il successo delle loro risposte è condizionato alla vittoria elettorale e, quindi, dal bisogno che il maggior numero di persone creda in loro e le adotti.

Chi la pensa diversamente quindi non danneggia solo se stesso ma l’intera comunità.

Buoni propositi per il 2021 - 7-1-2020
...beh, volo basso: voglio disegnare almeno 4 nuove vignette per i marcatori di questo ghiribizzo!

Braccino bo... - 10/1/2021
Da questa settimana ho iniziato a usare anche una pomata di arnica consigliatami da un amico: però non mi pare faccia niente!
Comunque giovedì sera stavo benissimo: il braccio non mi dava nessun fastidio. Così mi è venuta la bislacca idea di fargli fare un po’ di esercizio: sul momento niente ma in nottata ha ripreso a farmi male: venerdì e sabato è andato migliorando ma solo oggi, domenica, ha quasi smesso del tutto di farmi male…
Mi sa che dovrò andare da un dottore: il progresso settimanale mi sembra ci sia ma un po’ troppo piccolo per la mia pazienza.

venerdì 25 dicembre 2020

Harouel (1 di 2 o forse 3)

[E] Attenzione! Per la comprensione di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 1.7.0 "Trampata").

All’ultima mandata ho comprato un libro “per errore” e da qualche giorno lo sto leggendo con una buona dose di perplessità.
Il libro in questione è I diritti dell’uomo contro il popolo di Jean-Louis Harouel, (E.) LiberiLibri di AMA srl, 2018, trad. Maria Giustozzi.

Non ricordo neppure come l’ho scoperto: penso di averlo trovato citato e di essere rimasto colpito dal titolo. Speravo idealmente infatti in qualcosa tipo “Saggio sulla libertà”: cioè un’opera che mi desse delle direzioni, delle linee guida, su come trovare il giusto confine fra la libertà individuale e il bene comune.

Il titolo mi aveva fatto supporre che proprio questo fosse il suo argomento principale: invece no!
La prima parte è infatti una filippica contro il pericolo per la libertà e i diritti personali causati dall’Islam in Europa e soprattutto in Francia.
Ora, al netto che non conosco la situazione francese e che anch’io osservo, prevedo e spiego (nell’Epitome) la compressione dei diritti e delle libertà individuali, la spiegazione dell’autore basata su una specie di congiura religiosa mi ha lasciato freddo e deluso.

Ma fortunatamente il libro non è da buttare! Nella seconda parte l’autore mostra la sua preparazione culturale e inquadra bene alcune specifiche problematiche anche se le sue premesse e conclusioni continuano a non convincermi.

Inizialmente non pensavo di scriverci un pezzo ma adesso il materiale interessante incomincia a essere consistente e voglio quindi provare a sintetizzarne qui l’essenza anche per darmi modo di rifletterci meglio.

Sulla prima parte, intitolata “I diritti dell’uomo, strumento della conquista musulmana”, non ho intenzione di spenderci troppo tempo e mi limito quindi a riportare alcuni concetti dell’autore.
- La violenza è connaturata nel Corano.
- Analogia fra insediamenti di burgundi e visigoti nell’Impero Romano e comunità musulmane in Europa.
- Memorie culturali comuni → desiderio di vivere insieme; memorie culturali diverse → generano antagonismo.
- In Francia è in corso una sorta di “revisionismo storico” che altera il passato: per esempio la battaglia di Poitiers o l’assedio di Vienna.
- Nell’Islam la religione non è separabile dalla politica: il diritto è dato dalla sharia; in arabo il termine per “religione” si sovrappone a quello di “Stato”. Manca il concetto cristiano di dualismo contenuto nel versetto evangelico “Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”.
- Manca nell’Islam il concetto di libertà di pensiero.
- Discriminazione fra uomo e donna, libero e schiavo e fra musulmano e non musulmano.
- Tutto questo legato insieme dal concetto che la tolleranza insita nei “diritti dell’uomo” porta a un'acquiescenza dell’Europa (e della Francia) di comportamenti incompatibili con la propria sopravvivenza.

Come scritto non volevo commentare questi pensieri di Harouel ma voglio comunque limitarmi a evidenziare un concetto chiave che mi pare gli sfugga: i principi laici occidentali, tranne pochissime eccezioni, ricalcano i principi cristiani e quindi chiedere a un musulmano di adattarsi ai principi laici equivale a chiedergli di adattarsi a principi cristiani ([E] 8.5). Con tutto ciò che ne consegue.

La seconda parte, intitolata “La religione secolare dei diritti dell’uomo”, è decisamente più interessante.
Per semplicità vedo qui di seguito di riepilogare il pensiero di Harouel e successivamente farò presenti le mie critiche/commenti.

I “diritti dell’uomo” sono divenuti una sorta di religione laica che ha sostituito (o sta sostituendo) il cristianesimo.
La sua essenza racchiude elementi gnostici e millenaristici passando da ideologie comunistiche fino ad arrivare al vero e proprio comunismo.
Dalla gnosi proviene il concetto di Uomo-Dio corrotto dalla materia: per questo la gnosi è contro valori tradizionali come il senso della famiglia, della patria e dell’ordine sociale. E dal concetto di uomo-Dio il passo a sacralizzare l’intera umanità è breve.
Dal millenarismo proviene invece il concetto che sia possibile e giusto creare un paradiso in terra, anche con la violenza (del resto se questa è la “volontà di Dio”...) caratterizzato dall’uguaglianza degli uomini e dalla comunione dei beni.
La combinazione degli elementi gnostici con quelli millenaristici si ha con Gioacchino da Fiore nel XII secolo. Gioacchino profetizza tre ere, quella del Padre, quella del Figlio e quella finale, non ancora giunta ma in arrivo, dello Spirito. Nell’era dello Spirito vi sarebbe stata una sorta di paradiso in terra (che andava ad adombrare il paradiso celeste) e in tale epoca l’uomo (in quanto divino) non avrebbe dovuto più obbedire a nessuno e sarebbe stato totalmente libero.
Queste teorie di Gioacchino da Fiore provocarono rivoluzioni violente: la rivolta di fra Dolcino, i Taboriti in Boemia, la rivolta dei contadini di Thomas Müntzer, gli anabattisti…
Queste ideologie rivoluzionarie sopravvissero nel corso della storia e furono raccolte nel XIX secolo dalle ideologie socialiste che, non di rado, si presentavano come “religioni dell’avvenire”. Anche lo stesso Marx del resto affermava che il comunismo avrebbe offerto all’umanità “il regno di Dio sulla Terra”.
È nel socialismo del XIX secolo che l’umanità assume carattere sacro (gnosi) mentre “l’avvenire radioso del socialismo”, con benessere e uguaglianza per tutti, ricalca i classici temi del millenarismo.
Ovviamente queste diverse ideologie si sono anche sovrapposte fra loro: per esempio Marx fu ispirato da Weitling riguardo il ruolo messianico del proletariato, oppure l’inevitabilità del progresso storico meccanicistico (*1).
La religione dei diritti dell’uomo ha poi preso il testimone del comunismo: apparentemente non sembrerebbe nociva date le sue premesse così virtuose ma in realtà sembra destinata a ripetere gli errori di ideologie assolutistiche e intolleranti come il comunismo e il nazismo.
In primo luogo schiacciare con la violenza tutti coloro che la pensano diversamente con un fanatismo, appunto, religioso (*2).
Il principale precetto della religione del diritto degli uomini è il memismo: l’uguaglianza assoluta e indifferenziata congiunta all’obbligo di vedere negli altri l’immagine di se stessi. Gli uomini divengono intercambiabili fra loro e, per estensione, anche i popoli indipendentemente da cultura e tradizioni.

Ok, ho già scritto abbastanza e ancora mi mancherebbe parecchio per riassumere, sebbene in misura oltremodo stringata, il pensiero di Harouel. Passo quindi ad aggiungere un mio commento che mi pare discretamente interessante (e se rimane spazio aggiungerò qualche altra considerazione).

Il primo dubbio che mi è venuto in mente leggendo le varie argomentazioni dell’autore, e in particolare il fare risalire il comunismo a elementi gnostici e millenaristici, è stato se questo collegamento fosse reale. La mia sensazione è che si trattasse di una elegante illusione dell’autore, una similitudine casuale adoperata poi per evidenziare gli aspetti “religiosi” del comunismo.
Intendiamoci non contesto che alcune ideologie politiche siano equivalenti a delle religioni (con il fanatismo che questo comporta in chi vi “crede” veramente): già Harari lo spiega chiaramente in Sapiens: da animali a dèi. Quello che mi lasciava perplesso era il collegamento con una religione, quella gnostica, “morta e sepolta” nei primi secoli dopo Cristo.
Lo stesso col millenarismo ma, proseguendo nella lettura, i numerosi esempi di rivolte medioevali giustificate col desiderio di uguaglianza, mi hanno persuaso che almeno in questo caso un filo conduttore poteva anche esserci.
Del resto il mio primo ragionamento è stato: “io, che di gnosi e millenarismo non so niente, comunque mi auspico una società meno ingiusta e più egalitaria: non è forse naturale e ovvio che qualsiasi persona intelligente, che pensi con la propria testa, arrivi a queste stesse conclusioni?”.
Cioè la somiglianza fra aspetti del comunismo e della gnosi è reale ma non ci vedevo una dipendenza ideologica quanto della mera casualità.

E poi la serendipità ha colpito!
Me ne sono reso conto oggi mentre riordinavo le mie note per scrivere questo pezzo: cosa ho scritto pochi giorni fa in Aristotele alla cieca?
«Molto umano. Mi chiedo se sia ancora attuale: certamente la maggioranza delle persone crede nell’uguaglianza e, soprattutto, non si sente fisicamente o intellettualmente inferiore ai super ricchi. Manca però la riprova che i super ricchi non si sentano “totalmente diversi dagli altri” come ai tempi di Aristotele. La mia osservazione citata nella premessa non è poi niente di eccezionale: evidenzio come la posizione di Aristotele, che pure considera tutti gli uomini diversi fra loro, sia in realtà più moderata ed equilibrata dell’opinione comune del tempo. Si tratta di un contesto di cui facilmente non ci rendiamo conto perché completamente opposto a quello di oggi eppure è fondamentale averne la consapevolezza per comprendere pienamente alcune dinamiche. L’attualità dell’importanza di questa consapevolezza l’abbiamo pensando alla Cina: da una parte il marxismo considera tutti gli uomini uguali mentre il confucianesimo li considera diversi. Quale sarà la sintesi di queste due tendenze? Non conosco abbastanza la Cina attuale per stabilirlo… ma comunque è importante tenerlo presente. Oppure pensiamo al’Islam che distingue chiaramente fra musulmani, cristiani ed ebrei, e pagani.»

Ovvero qui abbiamo un perfetto controesempio alla mia affermazione che qualsiasi persona intelligente arriverebbe a considerare tutti gli uomini uguali fra loro con tutte le esigenze di giustizia che ne derivano. Infatti Aristotele, che penso si possa escludere fosse uno stupido, arriva a una conclusione opposta: per lui è ovvio che uomini e donne siano diversi così come greci e barbari; si sofferma solo un po’ di più sulla distinzione fra liberi e schiavi ma poi, nonostante l’ottima argomentazione contraria che lui stesso fa presente (*3), conferma che anch’essi sono differenti.
Evidentemente quindi anche le idee che ci sembrano ovvie e naturali non lo sono, almeno non completamente, ma dipendano da tutta una pletora enorme di protomiti che combinati e sovrapposti fra loro formano la cultura della nostra società e su cui sovrapponiamo le nostre esperienze personali: è da questa amalgama proteiforme che emergono le nostre intuizioni anche quando ci sembrano "spontanee", totalmente indipendenti dalle nostre conoscenze culturali.

In definitiva mi sono persuaso che il collegamento fra comunismo e gnosi/millenarismo sicuramente non sarà diretto ma è reale: queste antiche ideologie sono l’humus su cui Marx ha potuto piantare e far crescere le proprie idee. Ovviamente senza rendersene conto…

Conclusione: alla fine, la morale del mio commento è che anch’io sono rimasto vittima di un particolare paradosso dell’epoca (esteso su millenni e non poche generazioni) nonostante sia ormai da tempo pienamente consapevole della sua esistenza ([E] 6)…
Tornando a Harouel non so se riuscirò a esaurirlo in un altro pezzo: dipenderà anche da com’è la parte finale del suo libro. Vedremo: è inutile che mi imponga delle costrizioni inutili: scriverò come e quanto mi sembrerà opportuno fare.

Nota (*1): la divisione in tre tempi ricorda quella di Gioacchino da Fiore: il tempo del comunismo originario, quello caratterizzato dalla lotta fra comunismo e società borghese (e questo dualismo fra bene e male suona gnostico) e infine il tempo del futuro radioso col trionfo del comunismo. Anche il ricorso alla rivoluzione violenta giustificata dal fine (che giustifica i mezzi) ricorda l’ideologia millenaristica.
Nota (*2): sul “fanatismo religioso” dovrei scriverci un pezzo tanto l’argomento è ampio ma io lo definirei come la volontà di agire seguendo acriticamente valori morali provenienti unicamente dalla propria fede: azioni in particolar modo evidenti quando, provocate dal “fanatismo religioso”, vadano contro la morale naturale (tipo non uccidere e non coartare il prossimo).
Nota (*3): Supponiamo che liberi e schiavi siano effettivamente diversi per natura: quale sarebbe allora lo stato del libero che viene catturato in guerra e fatto schiavo? Da superiore che era diviene inferiore? Oppure, come mi sembra logico, la sua natura di uomo non cambia?

giovedì 24 dicembre 2020

Previsione negativa

L’ho già scritto alla fine del pezzo Caccia al cigno ma ci ho riflettuto ulteriormente e mi sono convinto che la mia intuizione sia corretta o comunque valida.

Supponiamo che nei prossimi giorni, in Italia, anzi in tutto il mondo, l’intera popolazione venga vaccinata con un vaccino che ha un’efficacia del 90%.
Attualmente, secondo le statistiche ci sono circa 500.000 nuovi casi (accertati e quindi, probabilmente, per difetto di almeno un ordine di grandezza) ogni giorno (nel mondo): cosa succederà col vaccino?
Beh, 450.000 NON si ammaleranno, ma 50.000 (il 10%) sì anche se NON gravemente.
Il problema è che l’80% (in realtà non ricordo le percentuali esatte), cioè 40.000 persone, saranno asintomatici e, molto probabilmente, nemmeno se ne accorgeranno e continueranno potenzialmente a infettare altre persone stavolta però con una variante del virus più resistente al vaccino.

Avremmo quindi inizialmente una grande diminuzione dei contagi ma anche, a seguire (*1), una nuova ondata stavolta resistente al vaccino.

In questo mio ragionamento c’è, mi pare, solo una grave pecca: il 10% che si ammala sarà anche contagioso? Io credo di sì, ma non ne sono sicuro…

Conclusione: il vaccino, a causa degli asintomatici che continueranno a infettare, non credo che risolverà il problema ma darà invece vita a varianti del CoV-SARS-2 resistenti a esso. L’unico vantaggio, sempre nell’ipotesi che tutta la popolazione sia vaccinata, sarebbe la minore gravità del virus grazie alla parziale risposta immunitaria.
In teoria le varianti più pericolose (e resistenti al vaccino) del CoV-SARS-2 dovrebbero infatti causare malati sintomatici (il 20% di 50.000, cioè 10.000) che, a questo punto, dovrebbero essere identificate e poste in quarantena. Questo in teoria: in pratica il paucisintomatico che deve lavorare per vivere potrebbe essere tentato di ignorare i sintomi e di continuare a uscire come se niente fosse col risultato di infettare altre persone con una variante del CoV-SARS-2 resistente al vaccino e grave (se a essere infettata sarà una persona più debole cioè anziana o con comorbilità).

Le incognite sono troppe per essere sicuri di qualcosa ma la mia SENSAZIONE è che la strategia migliore sarebbe paradossalmente non vaccinare tutti ma solo i soggetti più vulnerabili: in questa maniera si dovrebbe evitare molto più facilmente l’emergere di una variante sia più pericolosa che resistente al vaccino (dato che in questo caso i soggetti deboli ammalati dovrebbero essere abbastanza sintomatici da essere facilmente individuabili e isolati).

Non so: vedremo, ma non sono molto ottimista...

Nota (*1): dipende quando ci immaginiamo avvenga questa vaccinazione collettiva. L’esperienza di quest’anno ha mostrato che d’estate il covid-19 si diffonde con molta più difficoltà nell’emisfero settentrionale: quindi se ci facessero le vaccinazioni in primavera, l’estate filerebbe liscia ma in autunno saremmo punto a capo.

mercoledì 23 dicembre 2020

Juventus-Fiorentina 0:3

E adesso ci teniamo Prandelli fino a fine stagione (e magari anche in B)…

La Fiorentina ha vinto inaspettatamente 3-0 contro la Juventus: cos’è successo?

Essenzialmente fortuna sotto forma di una serie incredibili di errori arbitrali: Borja Valero graziato (*1), il rigore su Ronaldo e (forse, di questo sono meno sicuro ma ci poteva stare benissimo) quello su Bernardeschi. Fortuna poi il rosso diretto a Cuadrado (sacrosanto) che ha lasciato in 10 la squadra bianconera senza compromettere la partita di Castrovilli.
Poi, certo, la Juventus di ieri era decisamente sottotono, soprattutto nel primo tempo ero colpito dal fatto che pochissimi giocatori rientrassero alle ripartenze della Fiorentina: non so, magari c’entra anche la distrazione causata dalla sentenza favorevole al Napoli?

La Fiorentina non ha gioco e può fare bella figura solo se la squadra avversaria fa la partita (come la Juventus) mentre è totalmente inoffensiva se questa si chiude e aspetta.

Di positivo:
- Prandelli ha avuto molta pazienza con Vlahovic e ora credo che tale perseveranza verrà premiata.
- La posizione più avanzata di Amrabat sembra acquisita (lo ripetevo da inizio anno): oggi giocava infatti Borja Valero davanti alla difesa (nelle partite precedenti Amrabat si alternava con Pulgar).
- Non schierato Callejon né Bonaventura (almeno non dall’inizio): a mio parere sono fuori forma (ma temo finiti). Anche il “misterioso” Eysseric sembra essere stato messo da parte (fortunatamente) dopo un inutile esperimento.

Di negativo:
- Ribery ha giocato discretamente ieri (forse il migliore in campo) ma non è quello fenomenale dell’anno scorso. Comunque già così può fare la differenza fra salvezza e promozione.
- Equivoco Castrovilli: nel secondo tempo era finito nella difesa a cinque (prestando, MI SEMBRA, particolare attenzione ai possibili inserimenti di McKennie). In effetti Castrovilli è un buon interdittore e ha la tecnica necessaria per far ripartire velocemente il contropiede: però è sprecato così lontano dalla porta avversaria. In situazioni d’emergenza d’accordo ma non sistematicamente.

Neutro:
- Mi sono convinto che Lirola sia meglio di Venuti anche se entrambi sono abbastanza scadenti.
- La squadra non potrà fare troppo meglio: gli uomini sono questi...

Nel complesso, e devo dire con mio stupore, Prandelli sta identificando i giocatori migliori e li sta mettendo nel loro ruolo (a parte Castrovilli). Certo alle squadre non dà gioco e quindi con quelle che ci aspettano chiuse in difesa non vedremo mai delle buone partite se non vengono sbloccate da qualche episodio…
La Fiorentina si salverà? Oggi sono leggermente più ottimista perché Prandelli sta facendo meglio di quanto mi aspettassi ma parecchio dipenderà da Ribery: se regge a questo livello discreto/buono la Fiorentina potrà salvarsi se però si infortuna o cala di rendimento la vedo male perché non avremo né schemi né giocatori capaci di fare la differenza…

Conclusione: volevo scrivere un corto ma sono andato lungo. Aggiungo allora solo una considerazione sulla Juventus: perché Pirlo, rimasto con la squadra in dieci, non ha tolto Ronaldo che non rientrava? Credo che questo sbilanciamento in avanti abbia favorito la Fiorentina anche se non è stata capace di avvantaggiarsene marcando il secondo gol nel primo tempo.

Nota (*1): per la cronaca io, nel PRIMO tempo, alla prima ammonizione ho subito detto a chi guardava la partita con me: “Attenzione adesso: Borja non ha tutta la partita nelle gambe e nel secondo tempo rischierà di farsi buttare fuori o di regalare un rigore!”. Ero infatti memore delle prestazioni con l’Inter dove ricordavo che non reggeva due partite di fila (bene la prima, peggio la seconda) e davo per scontato che non possa più migliorare...

martedì 22 dicembre 2020

Caccia al cigno

Pezzo anomalo questo...credo: in effetti l’anomalia è abbastanza comune da essere quasi la norma in questo ghiribizzo…

Stamani ho controllato nei miei appunti quanto materiale avrei da aggiungere per la prossima versione dell’Epitome: non troppo ma abbastanza. È che, stranamente, ancora non ho voglia di riprenderla in mano: probabilmente perché per l’ultima versione mi sono stressato più del previsto.
Contemporaneamente volevo finire di leggere anche “Antifragile” di Taleb in maniera da averne un’idea completa anche se ormai credo di aver assimilato i fondamenti del suo pensiero…

E qui casca l’asino.
L’antifragilità si riduce, per il singolo individuo, a cercare e riconoscere strategie con sbilanciamenti favorevoli e ad evitare quelli potenzialmente negativi.
Cosa sono questi sbilanciamenti? Sono situazioni che prevedono la possibilità, a fronte di un rischio noto e piccolo, di un evento raro, di probabilità incalcolabile, potenzialmente infinitamente positivo (da scegliere subito) o infinitamente negativo (da evitare assolutamente).

Qualche esempio:
- fare del base jumping senza conoscere lo stato dell’attrezzatura è accettare uno sbilanciamento negativo: il rischio/costo è quello limitato del biglietto ma il cigno nero (l’evento rarissimo ma infinitamente negativo) è la rottura della corda con relativa “frittata”.
- comprare un biglietto della lotteria nazionale NON è accettare uno sbilanciamento positivo: il rischio/costo è quello del tagliando ma il cigno bianco (evento raro e infinitamente positivo) è solo apparentemente tale: le probabilità sono tali che all’acquirente statisticamente non conviene scommettere.
- investire 1000€ su un’azienda sconosciuta ma dal grande potenziale equivala ad accettare uno sbilanciamento positivo: il rischio è nel caso peggiore quello di rimetterci al massimo 1000€ ma potenzialmente tali azioni potrebbero acquistare un valore altissimo (vero e proprio cigno bianco).

Ecco che quindi mi chiedevo quale sia l’opinione Taleb sulla vaccinazione contro il covid-19 tramite prodotti sperimentali e non testati sul lungo-medio periodo.
La questione non è banale né quindi facile da dirimere: da una parte ci potrebbero essere (cigno nero) degli effetti collaterali gravissimi che si manifestano magari dopo un decennio da un’altra (cigno bianco) il vaccino potrebbe salvare la vita di chi l’adopera.

Vaccinarsi equivale quindi ad accettare uno sbilanciamento negativo o positivo?

Ma come ho scritto la situazione non è così semplice: la probabilità di morte del singolo per covid-19 può essere stimata e così quindi anche la probabilità che il vaccino gli salvi la vita. Manca quindi l’elemento di incalcolabilità che caratterizza i cigni: non si tratta di un evento abbastanza raro da essere imprevedibile: non è quindi propriamente un cigno bianco ma un semplice evento favorevole.
Contemporaneamente il rarissimo e imprevedibile cigno nero colpirebbe tutti i vaccinati: un conto sarebbe vaccinarsi a 80 anni con un limite di aspettativa di vita di altri 10 anni ma tutt’altra sarebbe la prospettiva per un giovane di 20 o 30 anni di viverne appena altri 10…

Ecco credo sia questo il punto: il potenziale cigno bianco favorisce solo il singolo individuo mentre il potenziale cigno nero colpirebbe l’intera società.
La matassa quindi si scioglie: il vaccino dovrebbe essere consigliato solo ai soggetti a rischio, cioè agli anziani con più di 70 anni e a quelli con altre comorbilità associate a un esito esiziale del covid-19. Evitare di somministrarlo a tutta la popolazione permetterebbe di evitare il rischio del cigno nero proteggendo la società da un rischio piccolissimo ma potenzialmente disastroso.

Ora sono curioso si scoprire se Taleb ha rilasciato dichiarazioni in questo senso: vediamo se mi riesce scoprire qualcosa…

Uhm… la sua pagina Twitter è totalmente piena di cinguettii! Vedi Nassim Nicholas Taleb.

Uhm… bell’articolo su vaccini e covid-19 trovato su un sito canadese: Putting the Vaccine Buzz into Perspective di Andrew Nikiforuk su TheTyee.ca
Interessante l’accenno alla conseguenza della liberalizzazione, ovvero della vendita a privati, di una casa farmaceutica precedentemente pubblica: è quello che è successo in Italia (in altri campi) ma di cui ancora non abbiamo assolutamente la percezione, o magari alcuni ce l’hanno ma il dissenso dal pensiero unico dominante è automaticamente zittito…

Dunque: nel frattempo ho pranzato e poi ho dato una lettura rapida ai cinguettii di Taleb. Pubblica troppa roba è difficile seguirlo: comunque, come del resto nel suo libro, non è mai troppo esplicito: del resto chi lavora nel campo delle probabilità non potrà mai essere tutto 0 o tutto 1…
Comunque è molto più “matematico” di quanto pensassi: io devo davvero studiare un minimo di statistica: è davvero una grave pecca alla mia formazione…

Poi ho cercato su Google: a gennaio 2019 dette l’allarme sulla pandemia (bravo!) ma ovviamente non fu ascoltato. A maggio scrisse che i vaccini non avrebbero risolto l’epidemia e, vedremo, ma probabilmente ha di nuovo ragione.
Ma di specifico sul rischio/guadagno della vaccinazione non mi SEMBRA si sia pronunciato…

Comunque nel frattempo, da non virologo, ho fatto una mia riflessione.
Come si adatta un virus a un vaccino? Se il vaccino è efficace lo debella ma, se non è abbastanza forte, il virus si adatterà a esso nel senso che le varianti più resistenti al vaccino diverranno in breve tempo predominanti.
Il 90% di efficacia è un’ottima percentuale ma il covid-19 ha un’altra caratteristica: la stragrande maggioranza delle persone, specialmente se giovane, è asintomatica.
La mia intuizione è che proprio questa caratteristica permetterà alle varianti più resistenti di proliferare.
I malati di una malattia i cui sintomi siano evidenti è facile isolarli e metterli in quarantena: anche se questi hanno una variante resistente al vaccino è probabile riuscire a bloccarne la diffusione ad altre persone.
Ma nel caso del covid-19 quel circa 10% di persone vaccinate ma che comunque si ammalano e rimangono asintomatiche hanno la possibilità di diffondere la variante resistente al vaccino.

In definitiva temo che anche questi vaccini, al di là dei loro possibili rischi, non saranno la risposta definitiva alla pandemia.

Forse la seguente è una str#### ma mi viene il dubbio che, proprio per mantenere il vaccino più efficace, dovrebbero vaccinarsi solo le categorie più deboli: se tutti si vaccinassero allora solo le varianti più resistenti del virus sopravviverebbero. Bo, non so: però mi pare un buono spunto di riflessione...

Conclusione: pezzo anomalo. L’avevo premesso però…

lunedì 21 dicembre 2020

Speciale Coronavirus 30

La mia fonte principale di informazioni sul Coronavirus, il dr. Seheult, temo che per un po’ non si farà sentire: lavora infatti in un’unità anti-covid-19 a San Bernardino in California che, in questo momento, presenta un picco di malati altissimo con gli ospedali saturi. Dubito quindi trovi il tempo per un nuovo video. Però, data l’importante novità, ho seguito un video sull’argomento del Dr. Campbell (Viral mutation update). Di seguito alcuni dati e mie riflessioni.

È da ieri che si ha notizia di una variante del virus isolata in UK che si diffonde molto più facilmente. La stima è che sia più contagiosa del 70% e questo da solo alza il fattore R0 di 0,4: quindi se questo era a 0,9 allora, in basa alla prevalenza della mutazione, si può arrivare fino a 1,3.

Per questo le autorità inglesi hanno imposto un coprifuoco più stretto nella zona di Londra dove ormai la mutazione è predominante. Altre nazioni hanno bloccato i voli dall’UK compresa l’Italia.

È una misura utile? Sì, in questa maniera si diminuisce il numero di potenziali asintomatici contagiati dal virus mutato. Allo stesso tempo però non c’è da sperare che la mutazione non arrivi in Italia. La notizia della variante è di ieri ma si pensa che già a settembre avesse iniziato a diffondersi in UK: in altre parole ha già avuto tutto il tempo per arrivare nel resto del mondo.

C’è inoltre da dire che in UK stanno da questa estate sequenziando a tutto spiano campioni di virus da tutto il paese per tenerne sotto controllo l’evoluzione genetica: sembra ne abbiano sequenziati oltre 100.000.
Questo tracciamento è possibile solo in paesi avanzati: ad esempio lo fanno anche in Olanda e, credo, negli USA (e probabilmente anche in altri paesi orientali) ma sicuramente non in paesi impoveriti economicamente e scientificamente come l’Italia.
Questo per dire che la mutazione è stata scoperta in UK ma potrebbe essere originaria di altri paesi come il Pakistan o l’Italia stessa!

Ricordo che già questa primavera si parlava su quanto questo virus fosse mutevole anche in relazione alla possibilità di creare un vaccino: gli “esperti” tranquillizzavano spiegando che non è come l’influenza e che “cambia poco”.
Io, che ovviamente non so né leggere né scrivere, ricordavo però uno studio cinese in cui si era individuata una mutazione del virus: ora non ricordo come erano chiamate le due variante (l’originale e la mutata) ma la A, quella originale, era più grave ma si diffondeva peggio, mentre la B, quella mutata, era meno grave ma si diffondeva più facilmente. Col tempo la variante B aveva preso il sopravvento rispetto alla A.
La mia conclusione era stata che se il virus riusciva a trasformarsi in questa maniera, con effetti significativi, su una base relativamente piccola di ammalati allora dovesse avere il potenziale per ulteriori mutazioni se si fosse diffuso su molte persone.

Vabbè: ho vinto la pigrizia e sono andato a controllare: la prima menzione di questa ricerca è in Speciale Coronavirus 5 e poi in Speciale Coronavirus 10 alla sezione del 24/3 (in verità scrivo che la variante più contagiosa è anche la più grave ma sono piuttosto sicuro del contrario: probabilmente in seguito sono andato a studiare meglio la ricerca senza correggere cosa avevo scritto in passato. Oppure mi sbaglio!).

Sull’efficacia del vaccino c’è già stata una levata di scudi automatica: “non c’è motivo per pensare che i vaccini non siano efficaci”.
Ma in realtà il motivo c’è: la mutazione riguarda la proteina “spike” ovvero la “chiave” del virus usata per entrare nelle cellule. La modifica di un gene sarà anche piccola ma, evidentemente, sufficiente per migliore del 70% la contagiosità del virus.
I tre nuovi vaccini sono tutti basati sulla proteina “spike” del virus (altri in lavorazione no) e ne fanno costruire alle cellule delle repliche che addestrano il sistema immunitario a riconoscerle.
È probabile che questi vaccini continuino a funzionare ma è anche possibile che la loro efficacia si sia ridotta (o magari, se siamo super fortunati, potrebbe anche essere aumentata). Funzioneranno cioè ma un po’ meno

Anche sulla pericolosità non sappiamo niente in realtà (stanno cercando di scoprirlo). La variante cinese era meno grave (o, se invece ricordo male, più pericolosa) di quella che si diffondeva peggio ma in realtà non credo ci sia una relazione diretta. Quindi la nuova mutazione potrebbe essere meno, più o ugualmente pericolosa rispetto all’attuale.

Conclusione: la verità è che la nuova mutazione è già in Italia e, potenzialmente, potrebbe esservi arrivata (o nata) prima che in UK! Bloccando i voli da UK si può rallentarne la diffusione (sempre che, come detto, non sia partita dall’Italia!) ma non impedirla.

venerdì 18 dicembre 2020

Il perditempo

Sto faticosamente proseguendo la mia lettura di Proust: in realtà sono anche piuttosto incuriosito ma la mia curiosità non è tanto rivolta alle vicende del protagonista quanto alla struttura della trama.

Dopo un inizio tradizionale, con eventi e tempo che procedevano appaiati, vi è stata la sospensione del secondo e la vicenda esteriore è collassata sul mondo interiore del protagonista (v. il corto Ritmo antico).
Adesso il romanzo è entrato in una nuova fase: il tempo si scinde e scorre contemporaneamente sia avanti che indietro. Il protagonista (si intuisce sia passato almeno un anno) sta infatti iniziando a dimenticare la sua amata e c’è la percezione di nuove esperienze e vicende, di un tempo che si sposta in avanti cioè. Però, contemporaneamente, lui si sforza di ricordarla, di rievocare nuove memorie e, tramite delle indagini, scopre nuove informazioni sulla vita passata di lei: in questo senso la vicenda si sposta indietro nel tempo.

Insomma trovo la struttura molto elegante del libro estremamente intrigante e sono curioso di scoprire a cosa mira l’autore.

Ho notato poi che il romanzo (“La fuggitiva”) fa parte di una serie di sette opere intitolata “Alla ricerca del tempo perduto”: evidentemente questa vivisezione del tempo che ho percepito non appartiene solo al volume che sto leggendo ma deve essere stata pianificata, almeno a grandi linee, da Proust in un quadro più ampio.

Aggiornamento braccino - 20/12/2020
L’avrei dovuto scrivere ieri ma non ne ho avuto voglia…
Che dire? Mi sembra di continuare a migliorare: solo venerdì ho avuto una ricaduta e, guarda caso, giovedì l’avevo un po’ sforzato facendo la spesa e spostando cose pesanti (anche se ovviamente il grosso dello sforzo cercavo di farlo fare al braccio sinistro). Poi però sabato stavo super bene.
È proprio questo il punto: ancora non ho capito se lo devo lasciarlo a riposo completo oppure se un po’ di attività gli faccia bene anche se, sul momento (cioè il giorno dopo), non sembra.
Bo…

Scoperta! - 20/12/2020
Fra i canali Youtube strani che mi capita di guardare c’è questo: LockpickingLawyer. È un tizio che in video piuttosto brevi mostra come aprire lucchetti e serrature: lo trovo molto rilassante, come fossero dei trucchi magici.

Comunque fra i vari video ho visto anche quello sui dieci lucchetti più difficili da aprire dei quali solo 3 o 4 erano risultati troppo complessi anche per le sue straordinarie capacità.
Il più complesso in assoluto, molto più degli altri, era il primo della lista e, mentre gli altri lucchetti erano tutti di aziende a me sconosciute, questo era della marca Cisa.
“Sarà un produttore italiano?” mi sono chiesto e così ho controllato: Cisa.com e, sì, è un’azienda italiana nata a Firenze negli anni ‘20!

Stupidamente mi ha inorgoglito.

Sospetto - 20/12/2020
Seguendo il canale di TwoSetViolin avevo scoperto un giovane compositore, all’epoca diciassettenne, e ne avevo cercato il canale su YouTube, questo cioè: Alex LaMotte.

Qui si possono trovare numerosi video di sue composizioni di musica classica anche di grande complessità. I commenti di solito sono tutti entusiastici considerando anche la giovanissima età dell’autore.

Io però mi chiamo KGB e sono sospettoso di natura: non me ne intendo molto di musica classica ma in tutti i suoi pezzi mi sembra di notare una mancanza di coerenza strutturale.
In genere nelle composizioni tradizionali c’è un motivo di fondo che ritorna più volte e l’atmosfera non cambia ogni pochi minuti: i pezzi di LaMotte sono invece caleidoscopici, piacevoli da ascoltare ma senza un motivo di fondo, l’idea musicale che dovrebbe accompagnare l’intero brano.

Il mio sospetto è che si aiuti nelle sue composizioni usando un programma di IA che misceli insieme brani diversi includendo magari i dati di ingresso forniti dall’autore.

Ah, dimenticavo di aggiungere che nei suoi brani mi sembra sempre di sentire riecheggiare autori famosi…

Nell’ultima opera un tizio ha commentato: “Complimenti all’algoritmo!” e l’autore si è limitato a ringraziarlo. Evidentemente non sono l’unico un po’ sospettoso (comunque le mie ubbie risalgono a questa estate!)…

Ovviamente c’è anche la possibilità che LaMotte sia effettivamente un genio e che fra qualche anno si sgrezzerà del tutto componendo opere veramente notevoli: sarebbe bello…

Sorpresa! - 26/12/2020
Ho scoperto che il 4 gennaio il Dr. Seheult e il Dr. Campbell (si tratta dei dottori che pubblicano i due canali che seguo per informarmi sulla pandemia) faranno una puntata congiunta per rispondere alle domande degli spettatori sul covid-19!
La notizia mi ha stranamente commosso: onestamente dubito possa venire un buon risultato (i due dottori sono molto diversi: il Dr. Seheult tecnico, conciso, preciso, tecnologico; il Dr. Campbell alla buona, logorroico, carta e penna) ma apprezzo il loro impegno disinteressato a cooperare insieme.

giovedì 17 dicembre 2020

Aristotele alla cieca

[E] Attenzione! Per la comprensione di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 1.7.0 "Trampata").

Ricordo che questa notte, verso le 1:00AM, leggendo la “Politica” di Aristotele, mi sono imbattuto in una frase interessante e l’ho marcata per riportarla qui sul ghiribizzo; alla pagina successiva ne ho trovata un’altra che concludeva il concetto e, infine, ho aggiunto una mia considerazione personale che mi sembrava particolarmente profonda.

Adesso, passate quelle 15-16 ore, non ricordo assolutamente di cosa si trattasse ne quale fosse la mia intuizione e, quindi, ci “divertiremo” a scoprirlo insieme!

Ah! Ho riletto le due paginette con le mie note: in realtà non mi sembra niente di così interessante comunque, per non fare torto al me della scorsa notte e per non sprecare le 7 righe di introduzione che ho già scritto, cercherò di riassumere il tutto qui di seguito.

Aristotele è ancora impegnato a definire le entità di cui vuole parlare: è partito dai cittadini e le loro relazioni, poi è passato alla città e adesso è alle forme di governo.
In particolare vuole definire cosa si intenda per oligarchia e, soprattutto, democrazia: la democrazia è il governo della maggioranza o dei poveri? E l’oligarchia è il governo dei pochi o dei ricchi? Fermo restando, anche Aristotele lo concede, che in genere la maggioranza è povera e i ricchi sono pochi…

Nella nostra ottica moderna la risposta sarebbe che la democrazia è il governo della maggioranza e l’oligarchia dei pochi mentre considereremo invece irrilevante la ricchezza.
Per Aristotele è però vero l’inverso: la democrazia è il governo dei poveri e l’oligarchia dei ricchi.

Sul momento (erano circa le 1:00AM!) l’affermazione di Aristotele mi ha lasciato perplesso ma ripensandoci il livello di ricchezza definisce più accuratamente del numero di persone (da cui è controllato un governo) la politica che verrà attuata. Bisogna ricordare che l’entità politica a cui fa riferimento Aristotele non è uno Stato ma la città (*1): in questo caso il governo eletto cerca effettivamente di fare l’interesse di chi rappresenta perché le CDRI ([E] 5.4) non sono verificate (per più motivi).
Questo spiega perché la definizione di Aristotele non è in contraddizione con quanto ho scritto nel corto Classificazione antica attuale dove affermo che la democrazia occidentale sarebbe un’oligarchia travestita da democrazia. In questo caso la differenza la fa il livello di dettaglio del sistema ([E] 4.2) che consideriamo.

È interessante notare come per Aristotele sia ovvio che la condivisione del potere, almeno parziale fra tutti i cittadini, sia l’unico modo per mantenere la pace sociale. Al giorno d’oggi si è probabilmente persa l’importanza di questo concetto basilare e, anche per questo, sfugge la realtà politica attuale: ovvero la finzione della democrazia occidentale. La popolazione ha l’illusione di influire sulle scelte politiche e, per questo, tendenzialmente le rispetta. Ciò non avverrebbe se vivessimo in un’oligarchia: se i governanti cioè venissero scelti dalle lobbi o da organizzazioni politiche sovranazionali senza alcuna elezione. La popolazione sarebbe estremamente sospettosa e qualsiasi legge contro il suo interesse rischierebbe di provocare tumulti (mentre adesso, al contrario, è facile illudersi che tutte le leggi vadano a beneficio dell’intera comunità e non di pochi).

Nella pagina seguente Aristotele fa un’affermazione interessante: la dovrei copiare ma è lunga e io sono pigro…
In pratica afferma che gli uomini non sono buoni giudici di se stessi e che quindi, inevitabilmente, sia i ricchi che i poveri tenderebbero ad attribuirsi una fetta della torta (ricchezza + potere) maggiore di quanto spetterebbe loro. Vabbè copio la parte finale dell’argomentazione di Aristotele: «Infatti gli uni, che si distinguono sotto certi aspetti, per esempio nelle ricchezze, credono di essere totalmente diversi dagli altri, mentre gli altri, che sono uguali al resto dei cittadini sotto qualche aspetto, per esempio nella libertà, credono di esserlo in tutto.» (*2)

Molto umano. Mi chiedo se sia ancora attuale: certamente la maggioranza delle persone crede nell’uguaglianza e, soprattutto, non si sente fisicamente o intellettualmente inferiore ai super ricchi. Manca però la riprova che i super ricchi non si sentano “totalmente diversi dagli altri” come ai tempi di Aristotele.

La mia osservazione citata nella premessa non è poi niente di eccezionale: evidenzio come la posizione di Aristotele, che pure considera tutti gli uomini diversi fra loro, sia in realtà più moderata ed equilibrata dell’opinione comune del tempo. Si tratta di un contesto di cui facilmente non ci rendiamo conto perché completamente opposto a quello di oggi eppure è fondamentale averne la consapevolezza per comprendere pienamente alcune dinamiche.

L’attualità dell’importanza di questa consapevolezza l’abbiamo pensando alla Cina: da una parte il marxismo considera tutti gli uomini uguali mentre il confucianesimo li considera diversi. Quale sarà la sintesi di queste due tendenze? Non conosco abbastanza la Cina attuale per stabilirlo… ma comunque è importante tenerlo presente.
Oppure pensiamo al’Islam che distingue chiaramente fra musulmani, cristiani ed ebrei, e pagani.
È importante mettere tutto nella giusta prospettiva: vedi anche Ragionamento sulla comunicazione.

Conclusione: bo… concetti che a me sembrano discretamente interessanti ma che, temo, lascino il lettore occasionale totalmente indifferente...

Nota (*1): Aristotele spiega che per città intende un’unione di 10.000 cittadini che quindi, immagino, fra bambini, donne e schiavi corrisponderà a una popolazione di 50.000 persone.
Nota (*2): tratto da “Politica e costituzione di Atene” di Aristotele, (E.) UTET, 2015, a cura di Carlo Augusto Viano e Marcello Zanatta. Pag. 159.

martedì 15 dicembre 2020

Serie B?

Riepiloghiamo:
Fiorentina a inizio stagione: → metà classifica, sulla parte destra.
Fiorentina senza Chiesa: → bassa classifica.
Fiorentina con Prandelli: → lotta per la salvezza.

Ma cerchiamo di essere positivi: cosa mi è piaciuto di Prandelli?
1. ha insistito su un attaccante (come dicevo di fare io): secondo me tutti e tre gli attaccanti della Fiorentina sono buoni ma probabilmente Prandelli ha puntato su Vlahovic, quello più debole psicologicamente e, quindi, meno adatto in questa situazione difficile. La logica di Prandelli è chiara: fisicamente Vlahovic gli ricorda Toni ma, sfortunatamente, Vlahovic non è Toni.
2. almeno nell’ultima partita non ha schierato né Ribery (che non è più quello dell’anno scorso) e Callejon (non in forma: sempre che prima o poi la ritrovi). Ci sarebbe stato anche da togliere Bonaventura (la pallida ombra del giocatore che ricordavo) ma per giocare servono 11 giocatori. Comunque ho apprezzato che Prandelli non si sia fatto condizionare dal nome e dalla storia per questa scelta, suppongo, difficile.

Cosa non mi piace?
1. Ha schierato Eysseric! Suppongo che questo giocatore vada benissimo in allenamento altrimenti non si spiega come mai alcuni allenatori lo schierino in campo (non ricordo: era Montella o Pioli che lo teneva sempre titolare?) ma poi in partita rende zero.
2. I giocatori camminano invece di correre: anche se, suppongo, la scarsa preparazione fisica non è colpa di Prandelli.
3. Non è riuscito a motivare la squadra e, anzi, l’ha resa ancor più timorosa.
4. Amrabat lo tiene davanti alla difesa mentre renderebbe di più giocando dietro le punte.
5. Tutto il resto…

Probabilmente la colpa più grave è il non aver saputo motivare la squadra: di solito col cambio di allenatore si riesce a far bene per 2/3 partite, magari anche sorprendendo gli avversari con le inevitabili novità ma con Prandelli, nonostante la partita abbordabilissima col Benevento, non è successo.
Mi è capitato di ascoltare per radio uno psicologo sportivo che mi sembrava sapesse il fatto suo: non ne ricordo il nome ma ha raccontato di aver lavorato con la Lazio. Gli chiesero cosa ne pensava dell’uscita di Prandelli che, appena arrivato, aveva detto che la squadra era paurosa o in brutte condizioni (non ricordo esattamente). Ebbene lo psicologo spiegò che Prandelli aveva sbagliato totalmente con la sua dichiarazione: la regola d’oro è convincere la squadra dei propri mezzi, darle sicurezza, far sentire ai giocatori che i tifosi, la dirigenza e l’allenatore hanno fiducia in loro. Ma Prandelli ha fatto il contrario e il risultato si è visto. Intendiamoci Prandelli non voleva certo danneggiare la squadra: semplicemente voleva mettere le mani avanti suggerendo che, per vari motivi, la squadra è debole. Umano ma controproducente.

Io ormai vedo la Fiorentina in serie B a meno che al mercato di riparazione Pradè, dopo aver sbagliato tutti gli acquisti (e le cessioni!) o quasi, non riesca a pescare un jolly, ovviamente per sbaglio.

Grande delusione, ma succede quando ci si affida alle persone sbagliate…

Conclusione: beh, forse non è emerso chiaramente ma le maggiori responsabilità della brutta situazione sono di Pradè che non ne ha azzeccata una: ha comprato ex-calciatori, ha strapagato giocatori modestissimi (tipo Duncan), ingaggiato oggetti misteriosi e ha dato via giocatori potenzialmente utilissimi (tipo Sottil che, ovviamente, a me piaceva e credo di averlo scritto). Poi, certo, affidare la squadra a uno dei peggiori allenatori disponibili non aiuta.

lunedì 14 dicembre 2020

Ragionamento sulla comunicazione

Aristotele partirebbe dalle definizioni note di comunicazione, le valuterebbe indicandone i limiti e poi darebbe la sua versione corretta. Io però sono ignorante e non conosco la teoria e quindi mi limito a indicare qual è, a mio avviso, l’elemento saliente della comunicazione.

La persona A usa la parola, scritta od orale, per trasmettere un messaggio, un’idea, alla persona B.
Sono consapevole che ci possono essere anche altre forme di comunicazione ma al momento mi limito a quella principale. Anzi, forse è già troppo mettere insieme la comunicazione scritta e orale perché in quella diretta (l’orale cioè) vi sono conteste altre forme di condivisione: l’espressione facciale, il tono della voce, i movimenti e la postura del corpo, l’espressione degli occhi etc.
In effetti la comunicazione orale è un continuo divenire perché quello che dice A è direttamente influenzato dalle reazioni di B: è un messaggio “cucito” appositamente per il proprio interlocutore.
Poi ci sarebbe anche da distinguere fra la comunicazione tra due persone e quella tra uno e molti (come un professore che insegna in classe).
E allora sapete cosa? Mi limiterò ad analizzare la comunicazione scritta.

Poi, in realtà, più che analizzare il fenomeno da zero avevo in mente di ripercorrere il mio pensiero su tale problematica attraverso i pezzi già scritti.
Il punto di partenza dovrebbe essere il pezzo La lingua degli angeli dell’ottobre 2015.

Mentre almanacco sul più e il meno arrivo alla conclusione che alcuni pensieri profondi non sono esprimibili a parole. Ogni messaggio non banale ha più livelli di interpretazione: lo sa bene il geloso che analizzando gli scritti della persona amata vi legge, o meglio crede di leggervi, significati sempre più nascosti.
Per questo arrivo a ipotizzare che proprio la poesia, un linguaggio cioè che non vuole essere logico e preciso, abbia la capacità di trasmettere i pensieri e le emozioni più profonde.

Il linguaggio è infatti un formalismo con precise regole il cui scopo è raggiungere un’uniformità espressiva benefica per la società: contemporaneamente però, le stesse regole, possono essere delle pastoie che complicano la comunicazione invece di facilitarla.
Mi pare chiaro infatti che il linguaggio si sia evoluto per trasmettere una conoscenza fattuale: descrivere situazioni concrete ed eventi che si succedono linearmente uno dopo l’altro; anzi la stessa logica espressa dal linguaggio deve essere lineare: causa e conseguenza in fila una dietro l’altra.
I limiti del linguaggio quindi emergono chiaramente quando vogliamo esprimere emozioni o comunque concetti astratti, quando più cause ed effetti sono intrecciati fra loro sia temporalmente che logicamente. In questi casi il linguaggio fa fatica.

Lo vedo proprio in questi giorni leggendo Proust: solo uno scrittore abilissimo riesce a descrivere il contorto funzionamento di una mente umana con i pensieri che si sovrappongono e che, talvolta, si contraddicono: e comunque, nonostante l’abilità dell’autore, è richiesta grande attenzione, pazienza e sensibilità anche al lettore.
Nella vita quotidiana il problema di trasmettere idee complesse emerge quando cerchiamo di confrontarci, anche fra amici, su tematiche che non siano estremamente banali: un divertente esempio di discussione l’ho descritto in Depresso da riunione deprimente del gennaio 2015. Interessante, sulla generica difficoltà di trasmettere idee e pensieri articolati, è anche la seconda parte di Pigro e facile del novembre 2015.

Non ricordo se ho “formalizzato” il passaggio successivo in uno specifico pezzo ma, sull’inadeguatezza del linguaggio, ritorno anche nell’Epitome quando introduco la giustizia: butto lì che le leggi, in quanto parola scritta, non sono in grado di prevedere tutti i possibili scenari del reale. Come se fossero diversi generi di infinito: l’infinito della parola è cardinalmente minore dell’infinito della realtà: proprio come l’infinito dei numeri naturali è “minore” dell’infinito dei numeri reali (*1).

Nei due anni successivi, diciamo 2016-2017, sono più o meno rimasto alle idee sullodate. Più o meno nel 2018 ho iniziato a confrontarmi piuttosto duramente tramite epistola con un amico. All’epoca ho iniziato a teorizzare l’importanza del voler comprendere l’altro: la parola scritta è così vaga e imprecisa, stenta così tanto a esprimere idee articolate, che se manca la buona volontà da parte di un interlocutore di capire il messaggio altrui allora i pretesti per distorcere quanto viene detto, ribaltarne il significato e usarlo a mo’ di clava contro l’altro, sono praticamente infiniti.
All’epoca detti una mia interpretazione personale (*2) alla ricorrente formula evangelica del “chi ha orecchi per intendere intenda”: ovvero chi ha i mezzi per capire si sforzi di farlo altrimenti è una perdita di tempo.
In pratica, oltre all’ovvia esigenza di massima chiarezza logica ed espressiva, è necessaria anche la buona volontà.

Di nuovo, per circa un paio di anni, non ho fatto altri progressi su questo argomento ma poi, nell’agosto del 2020, ho scritto: Il pericolo dell’incomprensione.
In parte, l’ho capito adesso rileggendo frammenti di vecchi pezzi, il nocciolo di fondo di questa idea l’avevo già compreso da tempo ma l’avevo erroneamente collegato solo al mio modo di pensare: in realtà si tratta di un fenomeno universale.
La volontà di comprendere l’altro, o meglio il suo eccesso, porta ugualmente all'incomprensione: all’illusione della comprensione col fraintendimento di dettagli anche molto significativi.

Un discorso, uno scritto, alla fine lo si può pensare come a una sequenza di puntini che l’interlocutore deve unire insieme per ricavare l’immagine del pensiero che voleva essere espresso.
Chi non vuole capire aggiunge puntini arbitrari e ne elimina altri fino a ottenere la figura che ha deciso di voler vedere nel discorso altrui.
Ma anche chi si sforza di comprendere può commettere errori: più il pensiero è complesso è più incerta diventa la posizione dei vari punti, si può poi fraintendere l’ordine con cui unirli, altri puntini intermedi possono essere considerati ovvi, e quindi taciuti, da una persona ma non dall’altra etc. E poi se l’idea è molto complessa e il numero di puntini non è sufficientemente alto allora l’immagine risultante potrebbe comunque risultare troppo confusa: come un’immagine a bassissima risoluzione, con i quadrettoni colorati che la rendono indistinta.
Insomma sia la chiarezza espositiva (comunque limitata da tempo e capacità degli interlocutori) che la buona volontà non sono sufficienti per arrivare a una piena comprensione reciproca: al massimo si può ottenere l’illusione della stessa.

Fortunatamente, dopo pochi mesi, ho avuto una nuova intuizione, stavolta positiva.
Mi chiedo se mi abbia aiutato il passaggio intermedio compiuto in Capire Aristotele, capire gli altri dove l’elemento significativo è la comprensione dell’importanza del contesto: di come ogni concetto venga trasferito automaticamente nel proprio sistema di riferimento cartesiano, con le nostre unità di misura e le nostre distorsioni. Ogni concetto, anzi ogni singola parola, non ha un unico significato ma equivale a una moltitudine di collegamenti ad altre idee e pensieri: tutto dipende dal singolo ma anche dalla cultura, dall’epoca e dalla specifica lingua. A una parola corrisponde una costellazione di significati: unendo più parole insieme le possibili combinazioni, ovvero le diverse interpretazioni, si moltiplicano e in pochissimi passaggi qualsiasi pensiero, anche apparentemente semplice, diviene potenzialmente inintelligibile.
Insomma in realtà anche questo passaggio intermedio, ammesso che lo sia realmente, è negativo.

L’intuizione positiva è nella seconda parte del pezzo Gli incomprensibili.
Il succo è che non è tanto importante l’effettiva comprensione, che come ho detto è praticamente impossibile da raggiungere esattamente, ma lo sforzo che si compie nel tentativo di ottenerla.
È questo sforzo che è positivo: esso stimola la creatività e la ricettività della nostra mente. Non è detto che si arrivi a capire pienamente le idee altrui ma se ne possono afferrare dei singoli passaggi e soprattutto si può stimolare la propria mente a essere feconda, a trovare i propri collegamenti fra idee, a migliorare cioè la nostra comprensione del mondo, di noi stessi e degli altri. È il viaggio che conta, non la destinazione.
Volendo tornare all’analogia col gioco dei puntini delle riviste di enigmistica chi si sforza di capire riflette sui puntini che gli vengono proposti, cerca di individuarli e posizionarli correttamente, soprattutto cerca di interpretare l’immagine risultante. Mentre compie questo sforzo gli può capitare di collegare insieme dei puntini che non aveva mai pensato a unire, oppure stimolato da quanto osserva gli appare nella sua fantasia l’immagine di un concetto inedito.
Insomma anche nei casi in cui la comprensione è molto più illusoria che reale è comunque utilissimo sforzarsi di raggiungerla.

Conclusione: alla fine il passaggio finale, quello più importante, dopo aver ricostruito nella propria mente la “bozza” dell’idea altrui, è il salto intuitivo che si deve compiere per trasformare lo "scarabocchio" espresso dalle parole in una foto "HD4K" nella propria mente. Non è detto che nonostante la buona volontà vi si riesca ma, si spera, il risultato finale non sarà troppo dissimile da quanto pensava effettivamente il nostro interlocutore: comunque la nuova immagine che abbiamo ottenuto ci avrà arricchito portandoci a un qualcosa di nuovo e, magari, genuinamente inedito.

Nota (*1): è facile dimostrare che fra i numeri reali 0 e 1 si possono inserire tutti gli infiniti numeri naturali: basta prenderne le cifre e scriverle in ordine opposto dopo lo “0,”: per esempio 2020 lo possiamo scrivere come 0,0202 e così via. Insomma a ogni numero naturale possiamo far corrispondere univocamente un unico numero reale compreso fra 0 e 1.
Nota (*2): mi pare di ricordare che l’interpretazione “classica” di questo passaggio sia un po’ più banale: al momento mi sfugge.

domenica 13 dicembre 2020

Vitamina D

Come sapete ho seguito con discreta attenzione l’evoluzione del covid-19 soprattutto basandomi sui video del canale MedCram del dr. Seheult.

Come avevo spiegato il crollo dei contagi in estate? Le possibilità erano multiple e fra queste avevo posto la maggior disponibilità di vitamina D.
Nel corso dei mesi infatti il dr. Seheult aveva citato sempre più ricerche che evidenziavano una stretta relazione fra covid-19 e vitamina D tanto che, in autunno, mi ero convinto che la carenza di vitamina D fosse la ragione principale del ritorno della seconda ondata.

Il sottoscritto, il matto delle giuncaie e non-virologo, da tempo scriveva di vitamina D, per esempio:
In Speciale Coronavirus 4 del 3 marzo ho scritto:
«Ho ascoltato una delle mie fonti preferite: un dottore americano (il Dr. Seheult) che da giorni segue la vicenda sul suo canale Youtube. In genere è avanti di un giorno su quanto viene detto in Italia (ovviamente NON per quanto riguarda l’Italia stessa ma sulla situazione generale). Nella puntata di 12 ore fa, che ho visto solo adesso, spiega che secondo uno studio inglese indipendente (nel senso che non è sponsorizzato da case farmaceutiche ma è comunque affidabilissimo in quanto pubblicato sulla più prestigiosa rivista inglese di medicina) piccole dosi di vitamina D aiutano moltissimo nel contrastare i virus che attaccano le vie aeree: questo soprattutto in pazienti che ne hanno una carenza. Prima che la notizia si diffonda e vada a ruba (ammesso che non sia già successo ma spero di avere ancora qualche ora) voglio suggerire a mio padre di comprarsene un po’...»

In Speciale Coronavirus 20 del 26 giugno scrivevo:
«Ah! sul temporaneo contenimento della malattia, che sembra essere “meno aggressiva”, ho una teoria che stupidamente ho formulato solo nei giorni scorsi (mentre invece avevo tutte le informazioni per farlo già da inizio maggio). Adesso con le giornate di sole gli italiani si stanno imbottendo di vitamina D (ho sentito che il 90% di tale vitamina viene prodotta/assimilata stando al sole e non dall’alimentazione) e, da una ricerca indonesiana (non so se verificata dai pari), sembra che il 90-95% dei casi gravi di covid-19 avessero carenze di vitamina D. La vitamina D, lo ricordo, stimola genericamente l’efficacia del sistema immunitario: è quindi probabile che aumentando la vitamina D nella popolazione diminuiscano le frequenze di contagio. Sono curioso di vedere se questa ipotesi verrà fuori anche da fonti più autorevoli di me stesso: le case farmaceutiche infatti trepidano per impadronirsi del business del vaccino e sarebbero molto seccate se si scoprisse che la vitamina D è già di per sé sufficiente per limitare notevolmente la diffusione della malattia… Fortunatamente il covid-19 non ha coinvolto solo l’Italia ma anche nazioni non completamente subalterne agli interessi delle case farmaceutiche: in altre parole la verità sull’utilità o no della vitamina D per prevenire la diffusione del virus dovrebbe venire fuori...»

In Speciale Coronavirus 23 del 24 luglio scrivevo:
«La mia sensazione è che la somministrazione massiccia di vitamina D ai soggetti, a rischio e non, sarebbe decisamente efficace quasi quanto un vaccino: sfortunatamente sulla vitamina D le case farmaceutiche ci guadagnerebbero troppo poco quindi…»

In Speciale Coronavirus 26 del 25 agosto scrivevo:
«Insomma la mortalità, strettamente proporzionale al numero di persone in terapia intensiva, sta evidentemente calando. Quali possono essere le ragioni?

4. Vitamina D. La vitamina D, particolarmente abbondante in estate grazie alla luce solare, migliora drasticamente le capacità del sistema immunitario (vedi le moltissime ricerche citate nei precedenti speciali): la conseguenza logica è che chi si ammala adesso presenti la malattia in forme meno gravi.
»
Mentre io mi ponevo delle domande che mi sembravano fondamentali e i ministri della salute italiani scrivevano libri dove spiegavano quanto erano stati bravi (poi non pubblicati), arrivavo alla conclusione:
«Invece la vitamina D, se non somministrata artificialmente, diminuirà drasticamente in autunno-inverno: e di tutto si parla fuorché di prescriverla a tutti, soprattutto agli anziani che ne sono più carenti. Su questo aspetto tornerò poi.»
E poi speculo: «Probabilmente prescrivere vitamina D (e magari la semplice esposizione al sole) in autunno e inverno sarebbe molto più efficace e meno costoso di un incerto vaccino ma dubito che verrà fatto visto che alle case farmaceutiche non conviene.»

In Tre pensieri... del 16 ottobre ho scritto:
«“E tu, che parli così bene, cosa avresti fatto? (che poi non sei un virologo)!” potreste chiedermi. - Per esempio: distribuzione gratuita di vitamina D a tutta la popolazione; produzione con supporto statale di mascherine FFP2 e successiva distribuzione gratuita. Già in questo modo si sarebbe potuto tranquillamente bloccare la diffusione del virus.»

In Divagazioni insalubri del 9 novembre ho scritto:
«Questo però non significa che non si potesse fare meglio: come mai non si prende in esame il motivo per cui in estate il virus fosse quasi sparito? La risposta, non certa ma fortemente probabile, è la vitamina D, che in estate viene prodotta abbondantemente dal corpo grazie alla maggiore esposizione alla luce solare, che rafforza il sistema immunitario proteggendo dal contagio e/o rendendolo meno grave: in pratica si può ipotizzare che chi ora è asintomatico in estate non si sarebbe neppure contagiato, chi ora è paucisintomatico sarebbe stato asintomatico, chi ora è all’ospedale avrebbe avuto solo pochi sintomi etc. Ecco allora un qualcosa di semplice ed estremamente fattibile che non si è fatto: produrre grandi quantità di vitamina D e distribuirle gratuitamente a tutta la popolazione. Questa semplice precauzione avrebbe probabilmente fatto molto di più di un ipotetico vaccino, sicuramente più costoso, e che comunque ancora non esiste: ma su questo ritornerò poi.»

Va bene, i lettori potrebbero obiettare che queste sono solo mie speculazioni e io non ci capisco niente né di medicina né di epidemiologia né di virologia etc.
Verissimo: io non capisco nulla di niente in generale ma, evidentemente, ho molta fortuna perché spesso ci indovino.

Guardate questo video del dr. Seheult pubblicato pochi giorni fa:


In pratica il dottore rimette insieme tutto il materiale che da questa primavera aveva iniziato a evidenziare in un unico video (che infatti dura un’ora invece dei soliti 10-20 minuti).

Il punto è che magari non è certo al 100% che la vitamina D aiuti sia nel prevenire che nel curare il covid-19: ma costa poco ed è sicura quindi il rischio di un suo utilizzo è minimo e il potenziale guadagno (la vita) è enorme. Per Taleb è un tipico caso di asimmetria positiva, un’occasione che va presa senza neppure pensarci un attimo…

Casualmente oggi mi sono imbattuto su FB nel seguente articolo: Vitamina D, l’appello di 61 scienziati al governo: “Diamola ai soggetti a rischio” da IlParagone.it

Il governo italiano è, a dir poco, titubante sul consigliare la vitamina D mentre non ha incertezze nel prescrivere a tutti dei vaccini altamente sperimentali (e costosi) e dalle controindicazioni nel medio lungo termine ancora totalmente ignote. Ognuno cerchi per conto proprio di intuirne il motivo: per oggi ho scritto abbastanza e non ho voglia di fare il matto delle giuncaie in versione complottista.
Consiglio comunque la lettura del mio pezzo Il pensiero unico che sprona a valutare con particolare attenzione quando ci sono dei grossi interessi economici in gioco…

Conclusione: dal matto delle giuncaie per oggi è tutto...

sabato 12 dicembre 2020

Gli incomprensibili

Sto seguendo da un paio di puntate una trasmissione amatoriale su FB organizzata da un mio conoscente: si tratta di interviste a poeti, (credo) abbastanza di nicchia, della durata nominale di mezz’ora ma che talvolta la sforano abbondantemente.

La pagina FB è Gli imperdonabili dove è possibile trovare tutti i video già realizzati.

Io di poesia non so niente: come tutti (o quasi) ho scritto la mia manciata di versi che piacciono solo a me e che dubito possano interessare agli altri. Del resto la cosa è reciproca: non riesco a leggere la poesia. Se la trovo in un libro che sto leggendo la salto: non ce la faccio neppure a scorrerla di fretta senza neppure cercare di capirla. È come cercare di trattenere il respiro: ne siamo capaci per solo poche decine di secondi e poi dobbiamo espirare, così io devo smettere di leggere e andare oltre.
Le poesie altrui, specie quelle moderne, mi sembrano completamente prive di senso: degli scioglilingua indigesti e incomprensibili. Sequenze di immagini di cui non trovo il filo conduttore né la chiave per interpretarle. Quando le leggo il mio cervello sembra andare rapidamente in “overflow”: per ogni immagine/parola/idea che non capisco faccio, automaticamente, varie ipotesi di significato ma in breve sono sopraffatto dalla conseguente esplosione combinatoria risultante: il cervello si spegne, classifico tutto come inintelligibile, e passo ad altro.

Ma anche sentire parlare di poetica non mi aiuta: mi mancano troppe nozioni per riuscire ad orientarmi minimamente: del resto il poeta più “recente” che conosco è, ricordo d’infanzia, Gianni Rodari. Invece sembra che, zitti zitti, i poeti abbiano continuato a scrivere imperterriti le loro poesie, non solo per tutto il XX secolo, ma anche in questo inizio del XXI…

Eppure, proprio perché non ci capisco niente, queste trasmissioni mi stuzzicano e mi incuriosiscono: talvolta ho delle vaghe intuizioni sulle problematiche di cui accennano ma fatico comunque a stargli dietro e vengo rapidamente seminato da paroloni o riferimenti a opere/autori per me oscuri…

In realtà sto sviluppando una curiosa teoria: come detto, per me parlano in un linguaggio che se fosse arabo ci capirei poco di meno, mi pare però impossibile che, spaziando su argomenti diversi ogni pochi minuti, usando una terminologia complessa, parlando rapidamente ed esprimendo concetti evidentemente non banali, anche i protagonisti (ho dimenticato di spiegare che la conduzione è a due: in genere un ospite e due intervistatori) del video, nonostante spesso si diano ragione a vicenda e annuiscano vistosamente a precise affermazioni, si comprendano realmente.
Ovviamente non è che la comunicazione sia nulla: credo però che i fraintendimenti, soprattutto sui pensieri più personali e profondi, siano più frequenti delle comprensioni.
Eppure, un po’ sbalordito e un po’ invidioso, osservo i protagonisti che sembrano capirsi perfettamente: alle risposte vengono proposte domande ancor più specifiche che, a loro volta, danno luogo a concetti ancor più sottili e ineffabili.
Dai commenti degli spettatori è difficile intuire quanto riescano a seguire nel dettaglio ciò che viene detto: in genere si tratta di domande specifiche, su frammenti ancorati a particolari termini oppure, al contrario, domande di carattere molto più generale.
La riprova sarebbe far riassumere a protagonisti e spettatori una breve sintesi di quanto detto: sono convinto che tutti arriverebbero a conclusioni diverse. Si qualche passaggio, qualche affermazione netta e chiara, sarebbe comune a molti ma difficilmente, proprio a causa della loro semplicità, sarebbero i messaggi più importanti e profondi.

Questa comunicazione apparente sembrerebbe quindi un risultato negativo, volendo una generalizzazione di quanto avevo già compreso in Il pericolo della comprensione dello scorso agosto: la vera comunicazione è spesso solo illusoria.
Ma stavolta ho compiuto un ulteriore passo che porta, fortunatamente, a una conclusione positiva.
Mi chiedevo infatti se questa attività, questo tentativo di comunicazione sia fra i protagonisti della trasmissione che tra gli spettatori che guardano il video, abbia senso.
Curiosamente, date le premesse, ora credo di sì.

Nonostante che più di vera comprensione ci sia, temo, l’illusione della stessa, il confronto è esso stesso positivo: mi immagino un uomo primitivo che sfrega rapidamente insieme due bastoncini di legno, sembra che non succeda niente, che questi contatti casuali e imprevedibili di idee siano inutili, uno sfregarsi (comunicare) insieme faticoso e sterile ma poi però, improvvisamente, si accende la fiamma. La fiamma è una nuova idea, una comprensione diversa di qualcosa, magari non determinata direttamente dalla logica impalpabile del dialogo ma dallo sforzo, questo sì concreto, del cercare di comprendersi a vicenda.
È come quando leggiamo un romanzo d’avventura e ci divertiamo a immaginare quello che succederà nei capitoli successivi: a volte possiamo indovinarlo e altre no ma, anche in caso di insuccesso, quelle che abbiamo pensato sono però a tutti gli effetti delle trame alternative che potrebbero anche essere valide tanto quanto, o magari di più, di quella effettiva.

Lo sforzarsi di capire il pensiero altrui è la maniera migliore per aprire la nostra mente a nuove idee e intuizioni: non è detto che si riesca a cogliere esattamente il pensiero del nostro interlocutore ma si potrebbe comunque arrivare a una rielaborazione originale nata dai frammenti che abbiamo compreso attraverso tale sforzo di confronto.

Questo, secondo me, accade in questo tipo di video: non è tanto fondamentale capire tutto ciò che viene detto ma lo è invece la fatica di comprendere, di arrivare a qualcosa di nuovo, perché ciò rende la nostra mente più ricettiva e creativa.
Anche in questo ambito probabilmente ciò che conta non è la destinazione ma il viaggio (v. Itaca – Cavafy, 1911, l’unica poesia che ho capito!), è lo sforzo a essere proficuo e non tanto la singola idea.

Conclusione: non pensavo di arrivare a scrivere ciò che ho scritto: dalla prima intuizione iniziale, proprio mentre mi “sforzavo” di capirla per poterla esprimere a parole, sono arrivato ad averne altre ancora più profonde: e questo è una mezza conferma proprio di quanto sto cercando di dire: lo sforzo della comprensione porta sia a una maggiore creatività che permeabilità a nuove idee.

venerdì 11 dicembre 2020

Capire Aristotele, capire gli altri

Da qualche settimana (è molto impegnativo) sto leggendo la “Costituzione” di Aristotele, in una versione molto bella (amo la ricchezza di note a piè di pagina invece che nascoste al termine di un libro), editore UTET, 2015, a cura di Carlo Augusto Viano e Marcello Zanatta.

Ieri avevo notato una frase che mi aveva colpito e avevo deciso di fare una sorta di “controllo della realtà”, ovvero di verificare se anche altri amici/conoscenti su FB rimanevano colpiti dallo stesso dettaglio come me.

Il passaggio in questione proviene dal III libro dove Aristotele è impegnato a spiegare che i cittadini non sono tutti uguali (ci sarà chi comanda e chi obbedisce) e avendo funzioni e scopi diversi (principio della teleologia) devono quindi avere virtù diverse. Per fare un’analogia ricorre al rapporto fra uomo e donna nella società greca che, evidentemente, doveva essere ovvio a tutti i lettori del suo tempo.

Il frammento essenziale è questo: «Si direbbe che è un uomo vile quello che fosse solo coraggioso come una donna coraggiosa e si direbbe che è chiacchierona quella donna che fosse riservata come un uomo dabbene...» (*1)

Il lettore nota nulla? Pensateci un po’ prima di proseguire nella lettura!
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Sfortunatamente i commenti ottenuti su FB sono stati molto scarsi: solo un amico si avventurato in un’ipotesi fantasiosa mancando però completamente il mio punto.

Così dopo un paio di giorni ho precisato:
«Ti spiego: quando ho letto questo passaggio la prima volta qualcosa non mi tornava e così l’ho riletto. Ancora incerto l’ho riguardato parola per parola, poi ho capito che mi aspettavo una frase di questo tipo (in maiuscolo le mie modifiche):
“Si direbbe che è un uomo vile quello che fosse solo coraggioso come una donna coraggiosa e si direbbe che è chiacchieronE quell’UOMO che fosse riservatO come unA DONNA dabbene...”

Da questo elemento partono le mie considerazioni.
La cultura attuale, a torto o a ragione, considera la donna più “chiacchierona” dell’uomo: mi immaginavo che, nell’antica Grecia, una “donna dabbene”, parlasse meno rispetto alle altre donne ma comunque troppo se fosse stata un uomo: per cui l’uomo che parla quanto una “donna dabbene” (cioè meno delle altre donne) sarebbe stato considerato chiacchierone rispetto agli altri uomini.

Chiaramente invece Aristotele scrive qualcosa di completamente diverso: “...è chiacchierona quella donna che fosse riservata come un uomo dabbene...”.
Penso sia evidente che l’uomo dabbene parli meno degli altri uomini (visto che essere chiacchieroni è un difetto e l’uomo dabbene è superiore agli altri (*2)): ma, nonostante questo, una donna dell’antica Grecia che parlasse quanto un uomo dabbene sarebbe considerata chiacchierona.

Arrivo quindi all’ultimo “passaggio”: nella cultura dell’antica Grecia le donne dovevano parlare pochissimo ed erano gli uomini a essere considerati più chiacchieroni delle donne!

Questo è compatibile col poco che so dell’antica Grecia dove, a parte il caso di Sparta, le donne “dabbene” dopo il matrimonio non uscivano più di casa.

È curioso però notare questa asimmetria fra cultura antica e attuale: mi ha colto di sorpresa e mi è occorso tempo per capirla!
»

E poi ho sintetizzato:
«Semplicemente Aristotele stava spiegando che la norma fra uomini e donne è diversa (inserito nel contesto che ogni cittadino ha il proprio ruolo etc.).
La donna coraggiosa equivale a un uomo vile mentre è chiacchierona la donna che parla quanto un uomo dabbene.
Quello che mi ha colpito è il contrasto con la cultura moderna dove si direbbe il contrario!
»

Non so: sono io “strano” a essere colpito da questi dettagli?
Oppure questi non sono “dettagli” ma la vera essenza?
È chiaro che Aristotele in questo suo esempio non era interessato a comparare il ruolo della donna nel futuro con quello del suo tempo eppure mi pare una consapevolezza utile per capire meglio la visione del filosofo. Assorbire gli epomiti (l’ideologia in senso lato) del suo tempo rende più lineare e quindi più comprensibile il suo pensiero.

Su alcuni argomenti tale differenza fra mentalità moderna e antica è ovvia: per esempio sulla schiavitù. Aristotele non considera gli uomini tutti uguali (principio cristiano) ma diversi in base alla loro funzione (principio teleologico).
Al contrario un altro elemento più sottile è l’importanza dell’onore inteso come considerazione pubblica da parte della società verso il singolo. Questo lo possiamo comprendere ma tendiamo a sottovalutarne profondamente l’importanza che doveva avere nell’antica Grecia.
Oppure anche lo stesso principio teleologico, ovvero che ogni individuo o entità naturale abbia un proprio scopo e che il massimo bene sia realizzarlo: solo tenendo ben presente questo principio è possibile comprendere pienamente il significato del termine “virtù” usato dai traduttori: per Aristotele, l’ho compreso leggendolo, il significato di virtù è quella di caratteristica che permette all’essere o alla cosa di realizzare al massimo grado la funzione per cui è nata.
Uomini con funzioni diverse (e per Aristotele, come per Confucio, gli uomini NON sono tutti uguali) hanno scopi diversi e quindi necessitano di abilità (cioè “virtù”) diverse per realizzarsi pienamente. Addirittura una virtù per un uomo può essere un difetto per un altro: uno schiavo che abbia le virtù giuste per comandare ubbiderà di mala voglia e sarà meno pronto a fare ciò che gli viene chiesto; per lo schiavo tali virtù sono quindi un difetto.

Per la cronaca, secondo Aristotele, la virtù principale di chi comanda (e che quindi dovrà comandare bene) è la saggezza…

Conclusione: “comprendere” è un verbo con un significato più profondo e complesso di quanto si pensi: leggerne i vari significati su un vocabolario aiuta. Non si tratta di un semplice “capire”, un’interpretazione superficiale e letterale delle singole parole usate per comunicare, ma di qualcosa di più profondo: mi piace la definizione di “accogliere spiritualmente in sé” di andare oltre le parole e di far propria l’idea profonda, la vera essenza del messaggio. L’idea deve integrarsi in noi, nei nostri schemi mentali, per esserci veramente utile e per poterla applicare a nuovi casi e situazioni...

Nota (*1): tratto da “Politica e costituzione di Atene” di Aristotele, (E.) UTET, 2015, a cura di Carlo Augusto Viano e Marcello Zanatta. Pag. 151.
Nota (*2): logica molto aristotelica! mi succede di imitare il pensiero di chi leggo...