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martedì 12 dicembre 2017

Solita panoramica sul campionato

Per riprendere un po' il mio usuale ritmo di scrittura voglio tornare su un argomento “facile” anche se, forse, farò storcere la bocca ai miei lettori più assidui: il campionato di calcio.
Semplicemente mi limiterò a rifare l'usuale panoramica (v. anche Napolie Juventus e..., Alla vigilia della 12° giornata, etc...) sulle principali squadre o che, comunque, seguo per ragioni diverse.

Napoli: la crisi fisica/psicologica è arrivata con un paio di mesi di anticipo su quanto avevo in mente. La sfortunata esclusione dalla Champions ha tolto sicurezze e gli infortuni contribuiscono a ridurre la brillantezza della squadra. Come abbiamo più volte ripetuto la squadra di Sarri deve essere al massimo per vincere le partite e in questo momento non è così: la domanda è se riuscirà a riprendersi perché altrimenti rischia di perdere altre posizioni. Per il mercato si fa un gran parlare di Inglese: non ne capisco il motivo dato che non mi sembra un giocatore che sposti gli equilibri della squadra..

Milan: ancora non ho visto giocare il Milan di Gattuso quindi non mi posso pronunciare su eventuali miglioramenti rispetto a Montella. Ribadisco la mia sensazione ovvero che Gattuso sia un sergente che faccia correre il suo plotone ma non uno stratega: temo che il Milan non sia la squadra adatta a questo tipo di allenatore, ma vedremo...

Juventus: intanto ha sorpassato con un paio di mesi di anticipo sul previsto il Napoli. Ho visto Juventus-Inter e la squadra di Allegri mi è parsa nettamente superiore: con un filo di fortuna avrebbe potuto vincere. Credo che nella seconda parte del campionato la Juventus riuscirà a riprendere e sorpassare anche l'Inter.

Inter: Spalletti sta facendo miracoli: in squadra ha 3, forse 4, giocatori fortissimi mentre i rimanenti sono normali (*1). Il livello complessivo è quindi discreto/buono ma in teoria non dovrebbe essere in grado di competere per i primi posti (fin dalla mia prima previsione avevo considerato l'Inter come la prima delle inseguitrici ma nettamente dietro a Napoli e Juventus) eppure adesso è davanti a tutti. Sicuramente l'Inter ha avuto fortuna in alcune delle prime partite portandosi a casa qualche punto in più di quanto meriterebbe ma, probabilmente, il vantaggio maggiore è quello di non partecipare alle coppe europee.
In genere (ma non sempre in ogni campionato) ciò che la fortuna ha dato poi se lo riprende e l'Inter mi è sembrata inferiore alla Juventus nello scontro diretto: credo quindi che nella seconda parte della stagione perderà la prima posizione anche se però, adesso, non escludo che possa finire davanti al Napoli.

Roma: L'ho seguita poco. Di Francesco sta facendo un ottimo lavoro. Se il Napoli crolla potrebbe addirittura arrivargli davanti (arrivando 3° invece che 4°) ma dubito possa lottare per lo scudetto.

Lazio: L'ho seguita forse meno della Roma e ancora l'allenatore e la squadra sono un po' un oggetto misterioso per me. Credo però che la mia previsione iniziale di un quinto posto finale fosse corretta: l'ottimo rendimento iniziale sembrava basarsi sull'incredibile rendimento di Immobile che però nelle ultime partite si è offuscato: senza i suoi gol sono diminuiti anche i punti ottenuti.
Nel complesso credo che questa sia la giusta dimensione della squadra che, dopo tutto, ogni anno mira per prima cosa a fare cassa piuttosto che a rafforzare la rosa.

Fiorentina: Pioli sembra finalmente aver individuato una formazione solida. Permangono però i gravissimi problemi all'attacco (Simeone) e senza gol non si vince e si fanno pochi punti.
Ho visto Napoli-Fiorentina e non ne sono rimasto particolarmente impressionato: la Fiorentina ha sicuramente giocato bene (sacrificando però Chiesa in difesa) ma era soprattutto il Napoli a essere l'ombra di se stesso. Rimango dell'idea che sia una Fiorentina da 9° posto, + o – due posizioni.

Atalanta: sul campionato pesa la fatica della coppa Uefa su una squadra che, probabilmente, dipende troppo dalla forma di Gomez. All'Atalanta avrebbe giovato uscire subito dalla competizione europea ma suppongo che per allenatore, squadra e tifosi sia molto più bello inseguire un sogno.

Torino: Mihalovich (*2) mi convince sempre meno: ammetto di seguire solo sporadicamente tale squadra ma come si fa a non far giocare Ljajic e Niang? Poi certo l'infortunio di Belotti non ha aiutato e, si sa, i giocatori muscolari come lui hanno bisogno di tempo per entrare in condizione...

Riassumendo:
Napoli: ↓ (temo che il momento negativo non sia ancora stato superato)
Juventus: ↑ (a me il pari con l'Inter mi è sembrato una buona prova di forza)
Inter: = (meglio di così non può andare)
Milan: = (continuo ad avere dubbi su Gattuso)
Atalanta: = (ma in realtà dipende tutto da Gomez)
Lazio: ↑ (la grinta della squadra in dieci contro il Torino mi è piaciuta: credo che riuscirà a convertirla in punti)
Torino: ↑ (Belotti dovrebbe tornare in forma...).
Fiorentina: = (squadra da media classifica).

Conclusione: sono arrivato a riguardare il capitolo 10 dell'Epitome!

Nota (*1): riguardo i giocatori (di calcio in generale) ho una teoria interessante sulla quale dovrei scrivere un pezzo. Brevemente: il fatto che non sempre la squadra più ricca riesca a vincere mi fa pensare che i giocatori non vengano pagato proporzionalmente al loro reale valore. Non è cioè detto che un giocatore più costoso sia più bravo di un altro pagato meno. Credo anzi che la maggior parte dei giocatori sia “normale” e che gli unici che fanno la differenza siano i “campioni” ovvero quelli nettamente migliori degli altri. Per valutare una squadra quindi, al netto dell'allenatore, basta contare il numero dei “campioni”.
Nota (*2): che in casa io chiamo il “Colonnello”: ovvero un po' meglio del “Sergente Gattuso” ma comunque un allenatore che si limita ad abbaiare ordini ai suoi giocatori e che ha però problemi a capire e farsi capire da quelli con un carattere più difficile.

domenica 10 dicembre 2017

Wu Chen Ju Lu Zhang...

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

Qualche mese fa ho visto mio padre leggere una serie di grossi libri dalla copertina rossa: incuriosito gli ho chiesto di cosa si trattava. Mi rispose che erano una serie di gialli ambientati in Cina. In genere i gialli non mi piacciono: ogni tanto leggo qualcosa ma raramente mi appassionano. In questo caso c'era però un ulteriore motivo di interesse: l'ambientazione infatti è la Cina moderna o, almeno, gli albori di essa visto che la storia si svolge nei primi anni '90 (*1).

Per farla breve mi sono fatto prestare il primo volume della serie che ho letto in parallelo con Plutarco. Si tratta di La misteriosa morte della compagna Guan di Qiu Xiaolong, Ed. Marsilio, 2007, trad. Paola Vertuani.
La mia speranza era quella di farmi un'idea più precisa della Cina grazie all'ambientazione: ovviamente c'era il rischio che le descrizioni della Cina fossero solo superficiali ma, fortunatamente, non è stato così.

A dire il vero ciò che invece è superficiale è proprio la parte di mistero e investigazione, quella propriamente da giallo: essa procede in maniera meccanica e senza grossi colpi di scena, intuizioni sorprendenti o mirabili deduzioni. Già a metà libro si sa già chi sia il colpevole che però non può venire toccato. Si tratta infatti di un FGG (*2) e nella seconda parte del libro c'è la descrizione delle fatiche e difficoltà che l'investigatore protagonista della storia deve affrontare, a rischio della propria carriera, per portare avanti le indagini (*3).

Personalmente ho trovato questi ultimi capitoli molto interessanti perché descrivono bene il periodo di transizione della Cina negli anni '90. Nel libro vengono descritte quattro categorie di persone: 1. i nuovi imprenditori che nascono come funghi, ricchi e sempre più numerosi; 2. i lavoratori dipendenti della città (Shanghai) sono poveri secondo i criteri occidentali ma possono permettersi dei piccoli lussi: sono soddisfatti perché percepiscono comunque un miglioramento nelle loro condizioni di vita (*4); 3. gli alti quadri del partito comunista con i loro figli (FGG); 4. Altri (singoli personaggi): i bassi quadri del partito, preoccupati per il proprio futuro perché capiscono che i loro sempre meno numerosi benefici non compensano l'aumento dei prezzi dovuti al libero mercato; uno scienziato, molto freddo verso il governo a causa dei “recenti” eventi di piazza Tiananmen.

L'autore dipinge questi alti dirigenti del partito comunista come una sorta di aristocrazia: un gruppo autonomo e sostanzialmente chiuso che nella definizione dell'epitome equivale a un parapotere ([E] 4.2) politico. Questi potenti riescono a trasformare il proprio potere politico in ricchezza: sia tramite la corruzione che ottenendo i lavori migliori.
Il potere economico (i nuovi ricchi imprenditori) è ancora (siamo nei primi anni '90) completamente subordinato al potere politico: sarei curiosissimo di conoscere la situazione attuale.

Posso però divertirmi a tentare una proiezione (basata solo sul mio intuito) dell'attuale situazione sociale o, meglio, della complessione ([E] 3.3) fra i diversi poteri.
È chiaro che adesso la Cina ha potenti multinazionali, ovvero dei parapoteri economici: possibile che questi non abbiano alcun potere politico considerando che nel mondo attuale il potere di una nazione si basa sull'economia? Ovviamente no...
Suppongo che i rampolli delle famiglie più ricche si sposino con quelli delle famiglie appartenenti ai parapoteri politici. Un po' come i ricchi industriali europei cercavano di divenire nobili.
Ma il potere politico è più volatile mentre quello economico, la ricchezza e potere di una multinazionale, perdura per generazioni. Credo quindi che i parapoteri economici cinesi siano potenzialmente più forti della controparte politica e, più o meno lentamente, ne eroderanno le funzioni e quindi la forza.
In questa eventualità vedo due opzioni: 1. parapotere politico completamente sottomesso al parapotere economico: questa è l'eventualità descritta in [E] 15.4, con una democratastenia che vive la contraddizione di un regime “comunista” che sfrutta i poveri e tutela i ricchi; 2. parapotere politico che cerca di mantenere la propria indipendenza dai parapoteri economici concedendo poco e nulla: in questo caso ci sarebbe prima o poi uno scontro fra parapoteri economici e politici. Diversamente dalla rivoluzione degli “scienziati” di piazza Tienanmen, quella organizzata dai parapoteri economici dovrebbe avere successo. In questo caso il contrasto con la democratastenia rimarrebbe più sullo sfondo e questa potrebbe magari venire usata dalle due parti...

Su queste ipotesi pesano diverse incognite: prima fra tutte il potere militare (l'esercito cinese è di leva oppure è composta da professionisti?). La mia sensazione è che gli alti ufficiali siano ancora sotto il controllo del partito comunista e questo spiega l'attuale (almeno apparente) rigidità del parapotere politico. Di certo vedo infatti improbabile che i rampolli dei parapoteri economici scelgano le asprezze della carriera militare. Contemporaneamente anche soldati e ufficiali saranno vittime della dissonanza cognitiva fra ideologia comunista e capitalismo cinese: saranno quindi ansiosi di trasformare la propria forza militare in ricchezza...
Come spiegato nell'epitome la mentalità cinese, influenzata dal Tao, è molto più paziente di quella occidentale: tutto considerato credo che i membri del parapotere politico rifletteranno sempre più le posizioni dei parapoteri economici: quando poi la maggioranza sarà saldamente nelle mani dei “riformatori” (parapoteri economici) ecco che, in breve tempo, ci saranno grandi riforme. Sarà la fine della Cina comunista e la nascita di qualcosa di nuovo, forse sostituita da un qualche tipo di democrazia...

Il libro in realtà fornisce molti altri spunti e domande. Ad esempio mi sfugge il motivo dell'amore dei cinesi per la propria patria: perché un cinese che ha provato la libertà e ricchezza dell'occidente dovrebbe volere tornare in Cina (degli anni '90)? Questo l'autore non lo spiega...

Nel complesso è un libro che consiglio senza incertezze: forse un po' lento e con la parte “gialla” ridotta ai minimi termini, ma dall'ambientazione decisamente interessante.

Conclusione: devo cercare delle informazioni più aggiornate sulla società cinese, almeno del 2010, ma non saprei dove. L'ideale per me sarebbe un singolo libro: il mio interesse/tempo per la materia è limitato e non ho voglia di perdere tempo consultando troppe fonti diverse. Il problema è scovare il testo che faccia al caso mio... se esiste! Magari proverò a fare una ricerca preliminare su wikipedia e magari da lì trovare riferimenti a testi più specifici...

Nota (*1): Anni che, nella mia epitome ([E] 15.4), anch'io consideravo come quelli decisivi nella transizione fra la vecchia e nuova Cina.
Nota (*2): Suppongo che l'autore abbia spiegato precisamente il significato di questo acronimo ma non ci ho fatto caso e, per il resto dei capitoli, non lo ripete più. Comunque il significato di FGG è più o meno quello di “figli degli altissimi quadri del partito comunista cinese”: questi godono di svariati privilegi, accesso ai lavori migliori, rapida scalata delle gerarchie del partito, possibilità di accedere, grazie alle amicizie altolocate, a ogni genere di favori sia per sé che intercedendo (magari a pagamento) per altri.
Nota (*3): Sciupatrama: gli sforzi dell'investigatore sono vani e la polizia politica aspetta solo il minimo pretesto per poterlo arrestare. Ma poi c'è l'intervento del deus ex machina di turno che in questo caso corrisponde a un nuovo personaggio (mai neppure nominato prima!), la figlia di un membro del consiglio esecutivo del partito comunista cinese, ovvero una FGG, con la quale il protagonista aveva avuto una relazione anni prima e che, data la situazione disperata, prova a ricontattare. Della lotta politica fra gli alti quadri non si conoscono i dettagli ma alla fine il FGG (particolarmente vulnerabile visto che il padre è in coma ed egli non ha ancora “ereditato” una carica importante) colpevole individuato dall'investigatore viene usato dal partito come capro espiatorio per mostrare come non esiti a colpire i colpevoli nonostante le loro parentele. La parte processuale del libro è piuttosto rapida: il sospetto è arrestato nella notte, subito processato, condannato a morte e giustiziato poche ore dopo...
Nota (*4): Caso a parte le abitazioni: la popolazione delle campagne si riversa in città in cerca di lavoro e, nonostante che nuovi edifici e infrastrutture vengano continuamente costruiti, a ogni famiglia spetta solo una piccola stanza con il bagno in comune con le altre.

mercoledì 6 dicembre 2017

Rallentamento

In questi giorni sono stato (è sarò) più impegnato del solito con mio padre con la conseguenza di poter scrivere e lavorare sull'epitome un po' meno.
Il problema non è propriamente di tempo a disposizione: con un minimo di organizzazione potrei riuscire a ritagliarmi tutto il tempo che mi occorre. Ma sono caotico e confusionario e non ci riesco: sono abituato ai miei tempi e dover assecondare i ritmi altrui mi è difficile. Sono abituato a far vagare la fantasia e riflettere senza essere interrotto di continuo perché mio padre non sa cambiare canale col mio telecomando, non sa dove tengo i cucchiaini o cose del genere...

In definitiva con l'epitome sono rimasto a riguardare il 7° capitolo mentre, come avrete notato, sul viario ho scritto poco o niente. Spero nei prossimi giorni di riuscire a fare qualcosa di più...

Fuori dagli Europe - 6/12/2017
Attualmente le mie esercitazioni di chitarra sono troppo lunghe ed estenuanti: così ho deciso di eliminare uno degli esercizi, quello sul brano The final countdown degli Europe.
Ormai da mesi ero bloccato su poche battute con una melodia troppo veloce per le mie scarse capacità.

Così oggi, approfittando di un bellissimo registratore digitale acquistato ieri, mi sono registrato mentre suonavo le battute incriminate, più o meno correttamente, alla folle velocità di 56bpm: ascolta QUI, (come al solito la migliore esecuzione è l'ultima a 2' 10" quando, subito dopo, decido di smettere)

Ma potete far finta che le abbia suonate alla velocità di 112bpm QUI...

Conclusione: che bello essere fuori dagli Europe...

Vittima consenziente di Netflix - 11/12/2017
Tanto per scrivere ancora meno sul Viario (e rallentare lo sviluppo dell'Epitome) ho attivato anche a casa mia Netflix sfruttando l'abbonamento di mio padre. Credo/spero, dopo l'impatto iniziale, di assuefarmi a esso senza perderci troppo tempo...

Per adesso posso segnalare la prima serie tivvù della Marvel godibile anche dai maggiori di 10 anni: Iron Fist.
Soprattutto le prime puntate erano ben costruite: l'eroe non sembrava invincibile e la presenza di molti personaggi “grigi” rendevano la trama avvincente. Parlo al passato perché la sesta puntata (l'ultima che ho visto) ha uno sviluppo molto più tradizionale: una singola puntata sottotono ci può stare, vedremo poi come si sviluppa nel prosieguo.

Ah, e il protagonista è uguale a mio cugino! Beh, a parte i capelli... dopotutto abbiamo lo stesso nonno pelato...

giovedì 30 novembre 2017

Non si dice «caz##»

Ho appena terminato il libro “da bagno” Non si dice «piacere» di Sibilla della Gherardesca, Ed. Sperling & Kupfer, 2000. Si tratta di un libro di buone maniere pensato per chi lavora in un'azienda: apparteneva a mia mamma e, come al solito, ero curioso di vedere cosa vi avesse sottolineato.
Il concetto alla base del libro, ovvero l'importanza delle buone maniera sul lavoro, è condivisibile: col nostro modo di fare e di presentarci diamo una prima impressione di noi stessi al nostro interlocutore: se questa è positiva tutto viene poi più facile...

Il problema è che partendo dal principio del rispetto del prossimo si travalica spesso in formalismi che mi sembrano fini a se stessi: comportamenti considerati educati non per loro caratteristiche intrinseche ma per pura convenzione.
Mi aspettavo quindi che l'autrice, conscia di questo relativismo culturale, ovvero che ciò che è considerato come buona educazione non è un qualcosa di assoluto ma dipende dal livello e tipo di educazione del nostro interlocutore, ne traesse dei principi generali, tipo: avere pazienza ed essere tolleranti, evitare comportamenti che potrebbero venire fraintesi, infastidire o mettere l'altro in difficoltà, etc...
Questi sono infatti norme di buon comportamento universali, valide cioè in ogni cultura e in ogni tempo. Invece spesso il libro si concentra in dettagli formali la cui validità è molto relativa: se infatti il mio interlocutore non li conosce né li adotta allora probabilmente neppure li apprezzerà; anzi è anche possibile che, percependo la “diversità” del nostro comportamento rispetto al suo, ci giudichi altezzosi o, comunque, ne sia infastidito: e questo è proprio ciò che si vorrebbe evitare in primo luogo.

Insomma molti piccoli dettagli sul comportamento da tenere mi sembrano piuttosto fini a se stessi e comunque arbitrari: anzi non escludo che alcuni di essi siano già superati visto che il libro ha ormai quasi vent'anni...

Comunque mi sono divertito a leggere le indicazioni sul modo corretto di vestirsi: infatti, nonostante io mi ritenga abbastanza educato, personalmente non do particolare importanza all'aspetto esteriore e agisco, ovvero mi vesto, di conseguenza. In pratica ho due mucchi: quello degli abiti puliti (raramente, quasi mai, stirati) e quello degli abiti sudici che, prima o poi, finiscono in lavatrice. Capisco che un abbigliamento molto al di sotto delle aspettative del mio interlocutore possa essere interpretato come una mancanza di rispetto nei suoi confronti ma confido anche, forse ingiustificatamente, nell'intelligenza del prossimo, ovvero che, parlando con me, riesca ad andare oltre le mie trasandate apparenze.

Ma veniamo a qualche dettaglio...

Camice: “bianche o celesti”, “classiche”, “col polsino che fuoriesce di qualche centimetro dalla giacca”...
Beh, questi consigli non mi toccano molto: ormai da anni non indosso più camice essenzialmente perché: 1. mi fa fatica abbottonarle; 2. andrebbero stirate.

Cravatte: …
Odio le cravatte: mi sembrano dei guinzagli e non servono a niente. Penso di averne due o tre (regali) e di averle indossate quattro/cinque volte. Comunque avevo imparato a farci il nodo anche se il risultato era abbastanza casuale...

Maglioni: “colori sobri”, “comodi”, “caldi”.
In questo caso sono perfettamente educato! Anche a me piacciono i maglioni dai colori sobri, comodi e caldi...

Giacche e pantaloni: tante, tante indicazioni sui tessuti e lo stile...
Beh, ovviamente di solito non porto giacche: ne ho una scura che indosso per matrimoni e funerali e un'altra in armadio che non credo di aver mai messo. I pantaloni invece sì!
In genere solo jeans ma è solo un problema di circonferenza: sono gli unici di cui ho 2-3 paia che non mi strizzano mortalmente...

Cinture: “Evitare i cinturoni con grosse fibbie più o meno griffate...”
Beh, ho un cinturone con una grossa fibbia: non credo che sia griffato ma sicuramente è graffiato...

Calzini: “Assolutamente lunghi”, “evitare quelli bianchi”, “attenzione ai buchi”...
Qui ci sono... beh, quasi...
Odio i calzini corti perché mi piace avere i polpacci ben stretti e coperti. Quelli bianchi li usavo solo quando andavo in palestra, anche se a volte erano rosa a causa della lavatrice. Sui buchi ci sto attento ma il discorso è complesso: in genere ne combino due per piede in maniera che i buchi non si sovrappongano, oltretutto il doppio strato mi protegge dal freddo.
Ah, e poi sto attento ad abbinarli insieme: cerco di non mischiare calzini troppo diversi fra loro sia come colore che lunghezza. Ma ovviamente non mi ci fisso ed evito di perderci più di dieci secondi in questa ricerca: vedi la foto della busta dove tengo i miei calzini puliti...

Cappello: “va bene se... ...proporzionato alla persona”, “di buona qualità”, “non tenere al chiuso”.
Non so se i miei cappelli siano proporzionati alla mia persona: di sicuro avendo la testa grande (sono molto intelligente) tendo a sceglierli di ampia circonferenza. Ne avevo uno a cui ero molto affezionato: era bianco, da vecchio pescatore... ma l'ho perso! Poi ne ho uno nero, vinto con i punti della Q8... Recentemente ne ho comprato uno verde ma ho sbagliato le misure e mi stringe troppo. Ah, e poi ho un berretto blu scuro, di lana, per l'inverno. Uno da cow boy che porto poco perché troppo stretto. E uno che, in teoria, forse andrebbe bene anche all'autrice: credo sia un incrocio fra un fedora e... bo... qualcos'altro... però adesso, indossandolo quando lavoro in giardino o nel bosco, è tutto sciupato e sporco...
Comunque sicuramente non li porto al chiuso: li indosso infatti d'estate per proteggermi dai raggi del sole e d'inverno per il freddo. Tutto questo perché mi manca, sigh, la naturale protezione di una folta chioma.

Scarpe: …
Vabbè, la voglio fare corta: io ormai indosso praticamente solo quelle da ginnastica. Sono comode e se ho bisogno di correre posso farlo senza problemi.
Ah, e ne ho anche un paio “buono” che uso insieme alla giacca scura per matrimoni/funerali.
A mia discolpa posso dire che ho la pelle delicatissima: le scarpe che non siano super comode mi fanno venire delle dolorose escoriazioni finché, in genere dopo una decina di giorni, non mi ci abituo. Ma perché soffrire, anche se per un tempo limitato, quando posso comprarmi delle scarpe da ginnastica che non mi danno problemi?

Borse: …
Che me ne faccio di una borsa? In caso di necessità ho uno zainetto di plastica verde, regalo di un'agenzia di viaggi, munito di cinghie che posso portare sulla schiena, lasciandomi così le mani libere e facendo meno fatica...

Occhiali: …
Non li porto.

Orologi: “escludendo quelli digitali in plastica nera...” vanno un po' bene quasi tutti...
E qui si capisce che l'autrice ce l'ha con me: il mio orologio è infatti digitale e di plastica nera. Però ha anche delle rifiniture di plastica grigia e un bottone arancione: quindi, forse, può essere considerato molto raffinato e curato nei dettagli...
Però, a essere sinceri, recentemente mi ha perso un pezzo: una specie di riquadro (di plastica) su cui era scritto a cosa servivano i sottostanti pulsanti. Adesso me ne è rimasto attaccato all'orologio solo metà...

Conclusione: temo che se Sibilla mi incontrasse le verrebbe un colpo... oppure, se le porgessi la mano in maniera errata, mi farebbe l'elemosina...