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e applica la tua mente alla SUA istruzione
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Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 25 giugno 2019

Baba is KGB

Nel 2016 scrissi un pezzo (v. Giochi educativi) sui giochi al calcolatore e, onestamente, non trovai molti argomenti a loro favore.
Certo possono contribuire a effettuare una certa ginnastica mentale incentrata sulla logica; altri FORSE potrebbero essere utili per i riflessi. Infine alcuni (ma non molti) potrebbero essere educativi per le tematiche che affrontano (in genere però la maggior parte di questi è solo noiosa e quindi inefficace).

Ecco recentemente ho trovato un gioco che credo possa essere veramente utile: si tratta di Baba is you.
Il gioco è un rompicapo ma molto particolare: il protagonista può muoversi nelle quattro direzioni e interagire con gli oggetti del livello secondo delle regole ottenute combinando insieme dei blocchetti con delle parole (*1). Questo significa che il giocatore interagisce non solo con gli oggetti presenti ma anche con le regole che ne definiscono il comportamento: è necessario interagire anche con queste per risolvere i diversi livelli.
Sembra complicato ma… in effetti lo è! Bisognerebbe vedere il gioco in azione per capirlo realmente…

Si potrebbe obiettare che di giochi rompicapo ce ne sono moltissimi eppure, come spiegato in Giochi educativi, non sono troppo utili perché la logica e l'abilità tecnica necessaria per sfruttare le caratteristiche del particolare mondo di gioco procedono di pari passo. Ad esempio in Spacechem (v. Giochi educativi) il giocatore sviluppa delle tecniche che, combinate insieme, gli permettono di risolvere i diversi livelli del gioco: ma si tratta di tecniche specifiche e utili solo in quel determinato gioco.
Spesso la soluzione del gioco diventa una questione di tecnica: richiede cioè molto tempo e pazienza oltre a una piccola parte di intuizione iniziale. Frequentemente per risolvere un livello, anche sapendo già cosa fare, occorrono decine di minuti. Se poi non ci si gioca per molto tempo si perde tutta l’abilità acquisita (proprio perché non viene sfruttata al di fuori del gioco) e occorre ricominciare dall’inizio per “reimparare” le tecniche dimenticate.

“Baba is you” da questo punto di vista è molto diverso: la componente “tecnica” è praticamente inesistente. Tutto il gioco si basa sull’intuizione e sulla logica: una volta che si capisce cosa fare si può risolvere ogni livello in pochi secondi. Capita quindi di dover pensare molto a lungo per scoprire la soluzione ma non c’è la frustrazione o la noia di dover perdere molto tempo per realizzare l’idea pensata.

È quindi un gioco che aiuta a sviluppare la creatività, logica e intuizione del giocatore in maniera estremamente intensa e concentrata. Spesso alcuni livelli, a prima vista, sembrano banalmente irrisolvibili eppure non è così: il gioco dimostra che tutto non è come sembra a prima vista e aiuta quindi a sviluppare il pensiero laterale per trovare soluzioni apparentemente impossibili.

L’utilità di questo gioco è che le capacità di pensiero che vengono esercitate, non essendo frammiste a particolari aspetti “tecnici”, possono essere direttamente trasferite nel mondo reale: cambia infatti la maniera di vedere un problema, ci si sente meno vincolati dalle regole “apparenti” e si inizia a pensare “a tutto campo” all’essenziale per risolverlo. Poco importa se il problema in questione è un livello di “Baba is you”, un problema matematico, un problema manuale o di lavoro.

Per questo motivo consiglio questo gioco a TUTTI: è un esercizio che praticandolo quotidianamente (tipo un livello al giorno) vi renderà più intelligenti, nel senso di capaci di risolvere in maniera inaspettata moltissimi tipi di problemi reali.

Forse l’unico limite è che richiede una buona dose di capacità logica iniziale: credo però che con pazienza, e con la consapevolezza che fa bene alle nostre capacità intellettive, si possa superare questo ostacolo: se, diciamo, dopo 20-30 minuti non si è risolto un livello lo si può temporaneamente lasciare perdere per riprovare l’indomani con un livello diverso (*2).
Ovviamente non si deve guardare le soluzioni su Internet!

Conclusione: io, come esercizio mentale, ho aggiunto un livello di Baba al giorno oltre allo studio mnemonico delle parole su Anki...

Nota (*1): Ad esempio “Baba”, “is” e “you” sono tre distinti blocchetti che, combinati insieme, costituiscono la regola più comune del gioco: “Baba is you”, ovvero i Baba (dei coniglietti bianchi) vengono controllati dal giocatore tramite le frecce della tastiera.
Nota (*2): Il gioco dà la possibilità di affrontare molti livelli senza costringere il giocatore a risolverne qualcuno in particolare.

lunedì 24 giugno 2019

Novità musicali 14

Dopo diversi mesi (dall’ottobre 2018, v. Novità musicali 13) mi sono ricordato di continuare ad ascoltare musica e di “ingrassare” la mia collezione di “incerti”, ovvero dei pezzi che non sono sicuro di quanto mi piacciano. Poi l’altra settimana mi sono deciso a riascoltare tale lista e, piano piano, sono arrivato a scegliere 26 nuovi brani da aggiungere alle mie collezioni: v. su Spotify e Youtube Lista 1, 2 e 3

In genere descrivo i brani che più mi colpiscono e fornisco statistiche varie. In effetti però non vedo controindicazioni a pubblicare direttamente la lista di questi 26 brani così, chi fosse interessato, può cercarli tutti su Youtube. Eccola qui:
Victorius - Dinosaur Warfare
Freedom Call - Tears of Babylon
Kryptos - One Shot to Kill
Seven Kingdoms - Forever Brave
Hell Boulevard Satan in Wonderland
Mono Inc. - Voices of Doom
Age of Glory - Divine Fury
Unsun - Home
Amon Amarth - Mjolner, Hammer of Thor
Bloodbound - Rise of the Dragon Empire
Amon Amarth - The Way of the Vikings
The Hu - Wolf Totem
Powerwolf - Venom of Venus
Rebellion - Odin
Aephanemer - Bloodline
Elvenpath - About Nightmares and Kings
Kryptos – Mach Speed Running
Flashback of Anger - Ripped Off
Brothers of Metal - Prophecy of Ragnarök
Secret Rule - The Song of the Universe
Burning Point - The King is Dead, Long Live the King
Leaves Eyes - Riders on the Wind
Epica - Sacred & Wild
Powerwolf - Demons are a girl’s best friend
Unleash the Archers - Dawn of Ages
Kliodna - Fly Far Away

Ho smesso di ascoltare Spotify a causa della cattiva qualità e, soprattutto, della pubblicità troppo frequente. Su Youtube ho seguito parecchio un particolare utente (chiamato “Unknown Power Metal YT”) che pubblica brani poco noti di Power Metal e ho carcato di riascoltare gruppi che mi erano piaciuti.
Il risultato è che la maggior parte dei brani che ho aggiunto alle mie collezioni li conoscevo già e, soprattutto, sono tutti molto recenti: dei 26 brani aggiunti solo 2 sono antecedenti al 2010 (e, comunque, entrambi del 2009!). Di questo sono contento: penso che significhi che, almeno dal punto di vista musicale, conservo una certa apertura mentale che mi permette di apprezzare le novità.

Ma veniamo alle statistiche, che probabilmente non interessano nessuno ma che a me divertono!

Due brani appartengono a gruppi italiani che non conoscevo! È sempre una piacevole sorpresa quando lo scopro, in genere solo alla lettura dei dettagli del gruppo su Encyclopaedia Metallum
I pezzi in questione sono: “The Song of the Universe” dei Secret Rule e “Ripped Off” dei Flashback of Anger.
Mi sento sempre in colpa a pubblicare il mio preferito: sono consapevole di quanto sia brutto venir giudicati da un incompetente come me, per giunta dopo pochissimi ascolti. Però devo scegliere…
Dei Secret Rule mi piace molto la voce della cantante però non mi hanno convinto i cambiamenti di ritmo all’interno del pezzo “The Song of the Universe”; Di “Ripped Off” mi piace il ritmo incalzante e il ritornello, bello poi anche il testo piuttosto impegnato…
Insomma una scelta difficile ma fra i due preferisco:
Ripped Off – dei Flashback of Anger

Incredibile poi, come ho anticipato, il numero di brani recenti: ben 13 sono del 2018 o del 2019 e, comunque, sono quattro quelli del 2017…
Sono 8 (compresi i 2 italiani) i brani di gruppi che non conoscevo. Fra questi il mio preferito (ma anche in questo caso la scelta non è facile) è:
About Nightmares and Kings - degli Elvenpath

Dei gruppi che già conoscevo mi sono piaciuti dei pezzi molto agili e divertenti (segnalo “Riders on the Wind” e “Prophecy of Ragnarök” ma anche “Tears of Babylon”). Alla fine ho scelto un buon pezzo (non è certo il loro migliore) dei Powerwolf ma piuttosto piacevole e orecchiabile:
Demons are a Girl’s Best Friends - Powerwolf
Attenzione però! Anche il pezzo migliore della mandata appartiene a un gruppo già noto: in effetti questo dei Powerwolf sarebbe quindi il secondo classificato in questa particolare categoria…

I generi: come al solito trionfa il Power Metal (8) seguito da Melodic Death Metal (3) e Symphonic Power Metal (3); con due brani ho: Melodic Power Metal, Symphonic Metal e Trash Metal (entrambi dei Kriptos, il gruppo indiano che ho segnalato nel mio pezzo precedente. Cosa poi intendono per Trash Metal poi non mi è chiaro, vabbè…). Infine con un solo brano: Alternative Metal, Alternative Rock, Folk Rock (sarebbero i “The Hu”, il gruppo mongolo che ha già avuto una discreta notorietà sulle reti sociali: loro si definiscono “Rock”, io ho aggiunto “Folk” anche solo per gli strumenti usati…), Gothic Rock, Heavy Metal (meno del solito…), Progressive Power Metal (il gruppo italiano Flashback of Anger).
Volendo segnalare qualcosa di questi generi più “strani” (per me!) invece del banale (perché ormai famoso) “Wolf Totem” dei The Hu, propongo invece:
Voices of Doom – dei Mono Inc.
Che comunque, con oltre un milione di visualizzazioni, proprio degli sconosciuti non sono!

Ah! Le nazionalità: stravincono i tedeschi con 10,5 brani (il mezzo brano è dovuto ai Leaves’ Eyes che considero mezzo tedesco e mezzo norvegese). Seguono a grande distanza gli svedesi (3), poi italiani (2) e indiani (2; entrambi dei Kriptos). Con un unico brano: Olanda, Francia, Finlandia (pochi!), Bielorussia, Canada, Mongolia, Polonia e USA. Beh, a 0,5 chiude la Norvegia!
Volendo pubblicare un brano di un gruppo di una nazionalità “diversa” dal solito sono incerto fra il polacco “Home” degli “UnSun” (brava la cantante) o “Fly far Away” dei Kliodna (di struttura più articolata): vabbè, vincono i bielorussi sui polacchi!
Fly far Away – Kliodna

Comunque il brano che mi è più piaciuto in assoluto è:
Bloodline – Aephanemer

Conclusione: un gruppo dal nome complicatissimo (“Aephanemer”) ma veramente bravi!

sabato 22 giugno 2019

La religione di Maurizio

Brevissima premessa.
Ho già scritto che in geografia sono un completo ignorante? Ebbene sì, è così…
Non so: fin da bambino mi è sembrata un puro e semplice sforzo mnemonico sostanzialmente inutile e, per questo, mi sono sempre guardato bene dall’impegnarmi in tale materia o, comunque, dall’interessarmene per mio conto.

Oggi, come ogni giorno (a breve ci scriverò un pezzo a parte!), ho fatto i miei consueti 10 minuti di esercizi per la memoria con Anki (v. Anki, Ank’io e successivi): un programma in cui inserisco le definizioni di parole che incontro nei libri che leggo e che mi permette di impararle.

L’ultima parola della giornata era “Latania”. Facile!
Cito a memoria: “Genere di piante con tre specie tutte nelle isole Mascarene, medio piccole, dall’aspetto di palma (la definizione non dice proprio così ma lo si capisce dalle foto che ho allegato alla scheda!) e di importanza per la orticoltura.”
Questa scheda inutile la devo, come molte altre di botanica e zoologia tropicale, a Salgari...

Da una precedente indagine sapevo anche che l’arcipelago delle Mascarene si trova a largo del Madagascar ma avevo sempre avuto il dubbio di quali fossero le specifiche isole in questione: non so (non ridete!) magari le Seicelle sono lì?

Allora oggi mi sono finalmente deciso a indagare per bene la questione (informazioni lette su Wikipedia).
Le Mascarene comprendono due isole maggiori: Maurizio (indipendente dal 1968 da UK e originariamente francese) e Riunione (tuttora francese) e vari altri isolotti.
La storia: inizialmente scoperte dalla Francia, che vi portarono lavoratori indiani (credo che originariamente le isole fossero disabitate) che adesso costituiscono il 70% della popolazione, furono in parte acquisite dagli UK che poi concedettero l’indipendenza nel 1968.

Poi ho approfondito le informazioni sull’isola Maurizio perché mi incuriosiva il nome e ho finito per leggere il paragrafo riguardante la religione: circa 50% di induisti, poi un forte minoranza cristiana (30%), poi musulmani ma anche buddisti ed ebrei. Ovviamente l’isola presenta un’unica grande città e i vari luoghi di culto sono tutti concentrati insieme e, nel corso dell’anno, si susseguono le feste delle varie tradizioni religiose.
L’articolo non lo dice esplicitamente ma questo mi ha fatto pensare a una grande tolleranza religiosa. La cosa non mi stupirebbe dato che la maggioranza della popolazione è induista: le religioni politeiste infatti sono molto più tolleranti di quelle monoteistiche e, in particolare, di quelle abramitiche. Al riguardo rimando a Tolleranza e rispetto.

Conclusione: e quindi? Quindi niente: mi sembrava buffa questa concatenazione di ricerche e riflessioni! Semmai ora mi sono incuriosito sulla religione dell’isola Maurizio: magari ne leggerò di più nel wikipedia in inglese. Idealmente mi piacerebbe scoprire quale sia la dinamiche e le relazioni fra le diverse religioni dell’isola…
E il nome Maurizio? Non ho avuto la pazienza di leggere l’intero articolo per scoprirlo!

venerdì 21 giugno 2019

La scimmia nuda

Sto scrivendo un pezzo piuttosto impegnativo, beh in realtà l’ho praticamente finito ma ho la sensazione che dovrò rimaneggiarlo abbastanza e ora non ne ho voglia…
Curiosamente pochi giorni fa avevo scritto un altro pezzo e stavo per pubblicarlo quando, dopo aver fatto per scrupolo ulteriori controlli, ho avuto dei ripensamenti e, nel dubbio, ho preferito lasciare perdere…
È raro che succeda perché di solito, essendo molto pigro, non mi piace perdere quello che faccio!

Ne approfitto quindi per scrivere questo pezzo decisamente più facile: ieri sera ho finito di leggere La scimmia nuda di Desmond Morris, (E.) Bompiani, 1990, trad. Marisa Bergami.
Come spiegai recentemente in I libri formano mi ero improvvisamente reso conto di quanto questo libro, letto quando facevo le medie, mi avesse influenzato. Per questo, volevo “omaggiarlo” scegliendone un passaggio da inserire come epigrafe nella mia Epitome.

Beh, questo libro è invecchiato malissimo!
Prima di tutto è particolarmente vittima del paradosso dell’Epoca: l’autore vede la propria epoca (gli anni ‘60) e la propria nazione (gli USA) come il culmine della civiltà umana: quasi che la storia dell’uomo con i suoi millenni di evoluzione fosse destinata a creare la “superiorità” del mondo occidentale. Una perfezione ormai anacronistica in cui, per capirci, la maggior parte delle donne non lavora, porta la gonna e le acconciature dei due sessi sono profondamente diverse. Questi sono solo tre particolari che ricordo a memoria ma il libro ne è pieno. Questo porta a un paradosso: se la tesi del libro è quella che l’evoluzione umana porti inevitabilmente a questi aspetti sociali allora perché questi non sono più validi (visto che oggi la maggior parte delle donne lavora, indossa indifferentemente gonne o pantaloni, e le acconciature sono molto più simili)? L’unica spiegazione è che la teoria dimostrata dall’autore non sia corretta!

Inoltre molte delle argomentazioni dell’autore partono dall’ipotesi che l’uomo abbia attraversato un fase evolutiva in cui fu un cacciatore dotato di una base fissa a cui tornare e dove lo aspettavano le femmine.
Attualmente certezze sulla nostra preistoria non ci sono più: si ammette che i dati concreti sono così pochi che si possono solo fare ipotesi.
La tendenza però è quella di ridimensionare l’attività venatoria dei nostri antenati: apparentemente molto più raccoglitori. Ma soprattutto, proprio perché vivevano di caccia e raccolta, avevano bisogno di un territorio molto esteso: erano quindi nomadi e senza basi fisse.
Gli insediamenti stabili sono invece legati all’agricoltura: è questa che spinge la società umana a difendere strenuamente il proprio territorio per non perderne le risorse faticosamente accudite e lavorate e senza le quali, incapace di procurarsi altrimenti mezzi di sussistenza, è destinata a soffrire la fame. Quando l’uomo era sostanzialmente nomade anche un confronto violento con un’altra tribù poteva portare, al peggio, a doversi trasferire in un territorio più sfavorevole: non era però questione di vita o di morte come divenne poi la difesa dei propri campi coltivati.
Inutile dire che il basarsi su queste premesse errate getta molti dubbi sull’accuratezza delle conclusioni dell’autore.
In verità solo occasionalmente mi sono sentito completamente convinto dai suoi risultati: ad esempio in un capitolo spiega che l’uomo comune è capace di creare veri rapporti sociali solo con un centinaio di persone: la stessa argomentazione è ripresa praticamente identica da Harari che poi l’amplia ulteriormente introducendo l’importanza della nascita della realtà multisoggettiva.

Eppure questo testo ha comunque almeno due grandissimi pregi.
Il primo è quello di aver fatto pienamente scendere l’uomo dal piedistallo su cui (complice la religione) si era arrampicato: l’uomo è un animale, per la precisione uno scimmione. Questa verità biologica ci condiziona molto più di quanto si possa pensare ed è il concetto che assorbii così profondamente da ragazzino.
Il secondo merito è in realtà fortemente legato al precedente: non mi stupirei se questo libro fosse considerato una pietra miliare della psicologia evolutiva. Ovvero della psicologia che spiega il comportamento umano considerando le necessità evolutive che, per centinaia di migliaia di anni, ne hanno condizionato le scelte. Come detto molte delle conclusioni a cui giunge l’autore sono dubbie ma il principio che usa per arrivarci, rifarsi cioè alla natura biologica dell’uomo, è corretto.

Alla fine, l’unico passaggio che mi è piaciuto e che ho trovato appropriato per trarne un’epigrafe, è proprio l’inizio del libro: un po’ banale! Si potrebbe sospettare che io abbia letto solo la prima pagina dell’opera mentre invece l’ho letta tutta!
Curiosamente un altro passaggio che ho trovato QUASI adatto per l’Epitome è nella pagina finale dove l’autore traccia le proprie conclusioni: in particolare accenna al concetto di “limiti dell’uomo” (e chi ha letto, o provato a leggere, la mia opera capirà perché ho “drizzato” le orecchie!) ma sfortunatamente non ho trovato frasi sufficientemente incisive e autoconclusive…

Conclusione: sono contento di aver riletto questo libro anche se, sostanzialmente, non l’ho trovato utile come speravo. È stato poi buffo rileggere, a distanza di tanti anni, il capitolo sul sesso con le sue vivide descrizioni che, comprensibilmente, mi aveva particolarmente attratto da ragazzino: ancora ne ricordavo diversi passaggi praticamente a memoria!