«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

lunedì 16 luglio 2018

L'opportunità mancata

In riferimento a quanto scritto in Gioco e pallio la mia esperienza del microcosmo di FB che conosco, ovvero quello di un limitato numero (<100) di amici, parenti e conoscenti, è di un aumento della conflittualità invece che del dialogo.

Forse influirà il fatto che vivo in Toscana ma ho notato la formazione di gruppi piuttosto chiusi e polarizzati composti da chi sostiene il governo e chi è contro di esso.
Io sono il tipico elemento “ponte” fra gruppi diversi: ho un piede in gruppi che appoggiano Di Maio/Salvini senza esitazione e l'altro in gruppi dove tutti coloro che non sono di sinistra (e, per capirsi, il PD NON lo considerano tale) sono “fascisti”.

A me pare, sentendo quotidianamente entrambe le campane, di avere posizioni moderate e di mediazione ma se azzardo qualche commento di non totale approvazione (e ogni tanto lo faccio anche se poi me ne pento) vengo contestato piuttosto aggressivamente: questo perché, a causa della polarizzazione, i commenti sono in genere totalmente a favore di quanto viene scritto, magari entusiasticamente con tanto di faccine ridenti. Alcuni affermano esplicitamente di togliere “l'amicizia” a coloro che la pensano diversamente: ovviamente i “moderati” che magari in circostanze normali esprimerebbero la propria opinione preferiscono non rischiare di guastare un'amicizia e, invece di dire la propria, preferiscono tenersela per sé.
Alla fine l'effetto è che le posizioni si estremizzano (temo con venature anche di fanatismo) e i membri di questi gruppi, si convincono a vicenda di aver ragione (totale e senza incertezze) e, soprattutto, perdono completamente di vista l'opinione avversa. Chi la pensa diversamente diviene infatti un cretino oppure qualcuno in totale malafede: svanisce completamente l'idea che ci possa essere del buono anche nelle posizioni diverse dalle nostre. Ovviamente partendo da queste premesse qualsiasi ipotesi di mediazione e conciliazione dei diversi punti di vista non ha speranza perché il presupposto è che noi si abbia totalmente ragione e la parte a noi avversa totalmente torto.

È un peccato perché potenzialmente le rete sociali darebbero la possibilità a persone con opinioni diverse, che magari non si conoscono direttamente ma solo per interposta persona, di scambiarsi idee e punti di vista. L'ideale sarebbe smorzare le posizioni estreme (raramente corrette) e aumentare i punti di contatto, magari le condivisioni di obiettivi se non di mezzi per raggiungerli...
Ho invece la netta sensazione che FB stia ottenendo l'effetto opposto: invece di una mediazione fra le diverse posizioni porta a un'estremizzazione delle stesse (*1).

Intuizione: mi chiedo se il motivo di fondo non possa essere che FB dà modo solo di approvare (con diverse declinazioni) quanto pubblicato da altri. Se prevedesse anche la possibilità di attribuire un parere neutro o di disapprovazione allora, FORSE, si eviterebbero alcuni eccessi. Magari i pareri neutri e contrari potrebbero essere resi anonimi...
In questa maniera a chi scrive una cazz###, invece di convincersi di aver totalmente ragione vedendo solo l'approvazione entusiastica di una dozzina di altri utenti, potrebbe sorgere qualche dubbio osservando che un numero magari cinque o più volte maggiore di amici/parenti/conoscenti lo disapprova totalmente o parzialmente.

Conclusione: FB (ma lo stesso vale per Twitter) funziona male, divide invece di unire, e tutto questo al netto della possibili (e probabili) manipolazioni con cui i vari commenti vengono mostrati e propagati fra i vari utenti.

Nota (*1): che magari sia un effetto voluto?

venerdì 13 luglio 2018

Milioni buttati?

Qualche settimana fa i giornalisti sportivi si domandavano, rigorosamente con circa un anno di ritardo, il perché della strategia di Yonghong Li nell'acquisto e gestione del Milan visto che, almeno apparentemente, ci ha rimesso molti milioni...

La spiegazione per me è semplice: non erano soldi suoi! Impossibile poi indovinare gli intrallazzi che dovevano esserci dietro...

La pittima - 13/7/2018
Guardando “Mai dire mondiali” ho scoperto una curiosità molto interessante: a Genova la “pittima” era una persona appositamente ingaggiata per seguire costantemente un debitore per rammentargli continuamente che doveva saldare il proprio debito.
In verità ciò che mi ha colpito è che “pittima” veniva usato moltissimo da mia nonna, nativa di un paesino nei pressi di Firenze, sebbene con un significato diverso. Ovviamente non ne ho la definizione ma, a sensazione, la pittima era una persona che parlava troppo e che, soprattutto, aveva una lingua tagliente e irritante. Scherzosamente chiamava anche me così! O forse al maschile (non ricordo con certezza) “pittimo” o “pittimino”...
Ora vado a verificare in rete se c'è qualche informazione aggiuntiva. Ecco, su Treccani.it c'è questa definizione di pittima: il secondo significativo mi sembra compatibile con l'uso che ne faceva mia nonna...

Van Helsing - 14/7/2018
Da tempo Netflix mi suggeriva la serie “Van Helsing” ma io non mi fidavo: temevo un misto fra la pellicola (più o meno) omonima hollywoodiana e i vari “Blade” 1, 2 e 3. Avventure senza senso dove si massacrano vampiri come fossero piccioni...
Invece no, la trama è ben fatta, col giusto equilibrio fra personaggi, azione, colpi di scena e realismo (con la necessaria sospensione dell'incredulità).
In alcuni momenti, in cui gli umani cercano di sopravvivere in un mondo che gli si è rivoltato contro, ricorda un po' “The walking death” solo che non fa sbadigliare come tale serie dalla trama inconcludente.

Insomma, in pochi giorni, facendo le ore piccole, ho guardato interamente due stagioni. La seconda sul finale peggiora un po' mettendo, a mio avviso, troppa carne al fuoco, però comunque rimanendo molto buona.

Aforismi persistenti - 14/7/2018
Alcuni aforismi sul momento mi lasciano indifferente ma poi mi rimangono in mente, come dei rumori di sottofondo, e alla fine ritorno a pensarci.
Un esempio (da me parafrasato e non ricordo l'autore) è “Non vale la pena leggere un libro che non meriti una seconda lettura”. Apparentemente è banale ma valutandolo più attentamente non riesco a decidermi se sia corretto o sbagliato: probabilmente è proprio questa incertezza che non me lo fa dimenticare...

giovedì 12 luglio 2018

Libri diversi

Una premessa: ieri ho accompagnato un parente in giro per ospedali e, prevedendo lunghe attese, avevo riesumato il mio lettore di e-libri.
Non mi ero preoccupato di scaricarmi qualcosa di nuovo perché tanto sapevo di aver già molto materiale ancora da leggere.

Alla fine, nelle molte ore di attesa, ho iniziato a leggere due libri. Chi mi conosce può provare a cercare di indovinare di cosa si tratti sebbene difficilmente vi riuscirà: ma secondo me l'essere spiazzati dalle mie scelte fa parte del divertimento: provateci!

Ecco qui:
The slavery question. di John Lawrence, Ed. Vonnieda & Kumler, 1854
e
Psicologia criminale di Avv. Michele Longo, Ed. Fratelli Bocca, 1906

Di uno di questi libri ho poi letto oltre 50 pagine, su un totale di 120 circa, dell'altro appena 5 o 6 perché illeggibili. A quali libri mi sto riferendo? A quello scritto in inglese nel XIX secolo o a quello in italiano del XX?

Esatto, questa domanda era facile, il libro in inglese è facile da leggere e godibilissimo, quello in italiano semplicemente illeggibile.
Mi ritorna in mente un aforisma che non ho voglia di ricercare e che quindi parafraso:
«Alcuni scrivono per essere compresi, altri per mostrare quanto sanno» (pseudo Goethe).

Il Longo è il classico esempio dello scrittore che scrive (forse) per una cerchia limitatissima di persone in grado di comprendere i suoi riferimenti: ma il lettore occasionale come me non è in grado di ricavarne niente.
Questo è il limite dello stile della cultura italiana, specialmente dei libri, dedicati sempre a pochi o pochissimi e non al popolo evidentemente ritenuto troppo ignorante. A questo si sovrappone l'ipocrisia italica dove la critica letteraria, magari, invece di stroncare le opere illeggibili le esalta come “profonde, colte e raffinatissime” (v. la parte iniziale di Donini e Goethe).

Vabbè, un esempio tratto dall'introduzione che mi sono sforzato di leggere (per mia comodità inserirò nel testo dei commenti che evidenzino le mie perplessità):
«[KGB: il punto 1 era ancora faticosamente comprensibile] 2.—Qualunque fenomeno progressivo, quello del pensiero compreso, non è che distinzione operata su precedenti fenomeni meno distinti [KGB: vago]. Dalla formazione naturale del sistema solare alle più alte manifestazioni della umana intelligenza il principio è costante e si concreta nell’accrescimento di precisione e coerenza con maggiore integrazione dell’effetto prodotto [KGB: si intuisce qualcosa]. La scienza può concepirsi come conoscenza definita in opposizione alle conoscenze indefinite del volgo [KGB: gli italiani, il popolo, notare la sfumatura denigratoria], e però il suo carattere essenziale di progresso sta nell’accrescimento di precisione; di guisa che—secondo Spencer—se la scienza è stata, com’è indubitabile, uno sviluppo graduale delle cognizioni indefinite del volgo, compiutosi attraverso i secoli, è necessario che la conquista graduale della grande precisione che oggi la distingue sia stato il tratto principale della sua evoluzione [KGB: non sono d'accordo ma non sto a spiegare i miei motivi].
Il vero, che è l’obbietto della mente, dapprima lo percepiamo confuso con la esistenza delle cose; poscia grado a grado lo apprendiamo determinato nei rapporti di spazio e di tempo, per indi sottoporlo al potere riflessivo e precisarlo, distinguendolo, nelle molteplici attinenze dell’attività del pensiero scientifico [KGB: si intuisce]. Nè suppongasi che la distinzione interrompa la continuità dei processi formativi, chè a ciò si oppone la legge di persistenza di qualunque specie di energia [KGB ??]; nè che l’unità del fenomeno impedisca che questo si decomponga negli elementi primigenî [KGB ??]. Quindi, al dire di Ardigò, «il pensiero è, effettivamente, e molteplice e uno; poichè anch’esso, il pensiero, è natura, ossia una formazione naturale, come tutte le altre cose. È molteplice come l’aggregazione degli atomi dell’organismo, del quale è la funzione. È uno, come la legge per la quale gli atomi stessi non possono sottrarsi all’azione dell’uno sull’altro. Il pensiero è una formazione, ossia un effetto determinato, per la legge della distinzione, in un punto dell’universo, per la forza risiedente nel tutto, come ogni altra cosa. La contraddizione fra i due termini, della unità e della molteplicità, non è che la conseguenza d’una idea falsa e ormai discacciata definitivamente dalla scienza positiva; l’idea, cioè, della sostanza metafisica, sottoposta ai fenomeni del pensiero e della materia» [KGB: vabbè, qui è l'autore che ne cita un altro ma credo di aver reso l'idea di questo scritto...]
»

Da notare l'idea implicita di come la conoscenza sia incompatibile col “volgo”, tanto a ribadire la mia teoria sugli intellettuali italiani: un gruppo chiuso i cui membri si celebrano a vicenda e guardano con disprezzo chi non fa altrettanto, cioè gli ignoranti.

The slavery question è invece molto facile da leggere: per dare l'idea l'unico termine che ho dovuto ricercare sul vocabolario è chattel cioè merce.
Il libro non è comunque privo di difetti: ho trovato i principi religiosi dell'autore un po' invadenti, con giudizi morali che si sovrappongono e si confondono con le sue argomentazioni logiche/scientifiche (ad esempio appare chiaro che l'autore credeva nella storicità del diluvio universale!); alcuni elementi storici sono molto inesatti: è ad esempio assente il ruolo dei mercanti di schiavi arabi oppure il parallelismo con la schiavitù in epoca romana, valido fondamentalmente solo per i secoli II e I a.C.
Ma la vera forza di questo testo sono le numerose citazioni prese da fonti disparate come le leggi di vari stati americani, articoli di cronaca, sentenze di tribunali. Queste testimonianze dirette chiariscono, più di tante parole, l'orrore abietto della schiavitù in USA.
Vediamo se riesco a ritrovare gli esempi che più mi hanno impressionato.

Sul trasporto via mare degli schiavi (ne moriva oltre la metà nel viaggio):
«Permit me to direct your attention to a single slave ship which sailed only a few years ago. This ship was examined by the officers of a British man-of-war. The following is from the pen of Mr. Walsh, an eye witness of what he relates.

“The ship had taken in, on the coast of Africa, 336 males and 226 females, making in all 562, and had been out 17 days, during which she had thrown overboard fifty five!
“The slaves were all enclosed under grated hatchways between decks. The space was so low, that they sat between each other’s legs, and they were stowed so close together, that there was no possibility of their lying down, or at all changing their position by night or day. As they belonged to, and were shipped on account of different individuals, they were all branded like sheep, with the owner’s marks of different forms. These were impressed under their breasts or on their arms, and as the mate informed me, with perfect indifference, quiemados pelo ferro quento—burnt with the red hot iron. Over the hatchway stood a ferocious looking fellow with a scourge of many twisted thongs in his hand, who was the slave driver of the ship; and whenever he heard the slightest noise below, he shook it over them, and seemed eager to exercise it. As soon as the poor creatures saw us looking down at them their dark and melancholy visages brightened up. They perceived something of sympathy and kindness in our looks which they had not been accustomed to, and feeling instinctively, that we were friends, they immediately began to shout and clap their hands. One or two had picked up a few Portuguese words, and cried out Viva! viva! The women were particularly excited. They all held up their arms; and when we bent down and shook hands with them, they could not contain their delight, they endeavored to scramble upon their knees, stretching up to kiss our hands; and we understood that they knew we had come to liberate them. Some, however, hung down their heads, in apparently hopeless dejection, some were greatly emaciated, and some, particularly children, seemed dying. But the circumstance which struck us most forcibly, was, how it was possible for such a number of human beings to exist, packed up and wedged together as tight as they could cram, in low cells, three feet high, the greater part of which, except that immediately under the hatchways, was shut out from light or air, and this when the thermometer, exposed to the open sky, was stand-in the shade, on our deck at 89°. The space between the decks was divided into two compartments, three feet, three inches high; the size of one was 16 feet by 18 feet, and of the other 40 feet by 21 feet; into the first there were crammed the women and girls, into the second the men and boys; 226 fellow beings were thus thrust into one space 288 feet square, and 336 into another 800 feet square, giving to the whole an average of 23 inches, and to each of the women, not more than thirteen. The heat of these horrid places was so great and the odor so offensive, that it was quite impossible to enter them even had there been room. They were measured as above when the slaves had left them. The officers insisted that the poor suffering creatures should be admitted on deck to get air and water. This was opposed by the mate of the slaver, who, from a feeling that they deserved it, declared they would murder them all. The officers (of the Eng. ship,) however, persisted, and the poor beings were all turned up together. It is impossible to conceive the effect of this eruption; 507 fellow creatures of all ages and sizes, some children, some adults, old men and women, all in a state of total nudity, scrambling out together to taste a little pure air and water. They came swarming up like bees from the aperture of a hive, till the whole deck was crowded to suffocation, from stem to stern; so that it was impossible to imagine where they could all have come from, or how they could all have been stowed away. On looking into the places where they had been crammed, there were found some children next the sides of the ship, in the places most remote from light and air; they were lying in nearly a torpid state, after the rest had turned out. The little creatures seemed indifferent as to life or death; and when they were carried on deck, many of them could not stand. After enjoying, for a short time, the unusual luxury of air, some water was brought; it was then that the extent of their sufferings was exposed in a fearful manner. They all rushed like maniacs toward it. No entreaties, or threats, or blows could restrain them; they shrieked, and struggled, and fought with one another, for a drop of this precious liquid, as if they grew rabid at the sight of it. When the poor creatures were ordered down again, several of them came, and pressed their heads against our knees, with looks of the greatest anguish, at the prospect of returning to the horrid place of suffering below.”
»

Sulle punizioni degli schiavi:
«In 1842 a negro was burned at Union Point, Mississippi. The Natchez Free Trader gives the following account of the horrible work.

“The body was taken and chained to a tree immediately on the bank of the Mississippi, on what is called Union Point. Fagots were then collected, and piled around him to which he appeared quite indifferent. When the work was completed, he was asked what he had to say. He then warned all to take example by him, and asked the prayers of all around; he then called for a drink of water, which was handed to him; he drank it, and said, ‘Now set fire—I am ready to go in peace!’ The torches were lighted and placed in the pile, which soon ignited. He watched unmoved the curling flame, that grew until it began to entwine itself around and feed upon his body: then he sent forth cries of agony painful to the ear, begging some one to blow his brains out; at the same time surging with almost superhuman strength, until the staple with which the chain was fastened to the tree (not being well secured) drew out, and he leaped from the burning pile. At that moment the sharp ringing of several rifles was heard: the body of the negro fell a corpse on the ground. He was picked up by some two or three, and again thrown into the fire and consumed—not a vestige remaining to show that such a being ever existed.”
...
Hear the venerable John Rankin, a native and long resident of Tennessee. (See Elliot pp. 225.)
“Many poor slaves are stripped naked, stretched and tied across barrels, or large bags, and tortured with the lash during hours, and even whole days, till their flesh is mangled to the very bones. Others are stripped and hung up by the arms, their feet are tied together, and the end of a heavy piece of timber is put between their legs in order to stretch their bodies, and so prepare them for the torturing lash—and in this situation they are often whipped till their bodies are covered with blood and mangled flesh—and, in order to add the greatest keenness to their sufferings, their wounds are washed with liquid salt! And some of the miserable creatures are permitted to hang in that position till they actually expire; some die under the lash, others linger about for a time, and at length die of their wounds, and many survive, and endure again similar torture. These bloody scenes areconstantly exhibiting in every slaveholding country—thousands of whips are every day stained in African blood! Even the poor females are not permitted to escape these shocking cruelties.”
»

Ovviamente il libro è ricco di molti spunti su cui riflettere ma su questi ritornerò in separata sede...

Conclusione: non entro nel merito ma ho nuovo materiale per la mia Epitome.

mercoledì 11 luglio 2018

Gioco e pallio

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.5.1 "Acribìa").

Appunti su un paio di collegamenti interessanti relativi alla psicologia: forse qualche concetto è riutilizzabile nella mia Epitome. Comunque voglio scriverci un pezzo per memorizzare meglio il tutto.

Il primo collegamento è questo: The wisdom and/or madness of crowds
Si tratta di una specie di gioco educativo e interattivo che vuole dare delle nozioni base sulla teoria (è un campo in grande fermento grazie allo sviluppo delle reti sociali) su come si diffondono le informazione nei gruppi (*1).
Ovviamente il livello è estremamente superficiale ma comunque ottiene il risultato voluto di insegnare dei concetti interessanti: consiglio quindi a tutti di spendere una ventina di minuti per giocare con esso...

Di seguito i miei appunti: non ho intenzione di metterli in “bella forma” per renderli comprensibili a tutti (se siete interessati fate il gioco! Imparerete di più e vi divertirete). Voglio solo mettere le mie note nero su bianco per memorizzarle meglio. Magari poi aggiungerò qualche mio commento.

- “Illusione maggioritaria”: in una rete sociale, a causa della sua conformazione si possono avere impressioni erronee sulla diffusione complessiva di certe idee e informazioni.
- Le connessioni fra le persone non sono tutte uguali. Possono essere: bidirezionali, unidirezionali e/o pesate (ovvero più o meno forti).
- L'informazione si propaga in una rete come se fosse il contagio di una malattia: con però delle regole aggiuntive che lo rendono un po' più complesso.
- Tipi di contagio: 1. con soglia (l'informazione deve provenire da una certa percentuale di contatti affinché venga replicata e quindi diffusa); 2. con probabilità (c'è solo una certa probabilità che l'informazione venga replicata); 3. soglie diverse in base all'individuo; 4. interazioni fra “contagi” multipli; 5. informazione/contagio che muta passando da individuo a individuo; 6. varie combinazioni dei punti precedenti [KGB: e io avrei zilioni di idee su come complicare il tutto!].
- Pensiero di Gruppo: è un fenomeno negativo: il pensiero di un gruppo di persone fortemente connesse insieme tende a uniformarsi divenendo impermeabile a nuove idee esterne. [KGB: idea estremamente compatibile e combinabile con la mia teoria dei gruppi aperti/chiusi]
- Capitale di intra-collegamenti: quanto un gruppo è interconnesso (l'ideale è una connessione media per permettere la diffusione dell'informazione ed evitare gli eccessi del pensiero di gruppo).
- Capitale di extra-collegamenti: quanto un gruppo è collegato ad altri gruppi (se troppo basso favorisce il pensiero di gruppo; [KGB: un “eccesso” di collegamenti indica che i gruppi non sono distinti fra loro])
- Per permettere una proficua diffusione delle idee le reti sociali devono avere un equilibrio fra intra ed extra-collegamenti di tutti i gruppi che compongono la società.

[KGB: molti di questi concetti mi sembrano ovvi: non ho trovato niente di contro-intuintivo. Mi piace però questa formalizzazione. Critico il concetto di “Pensiero di Gruppo”: decisamente da aggiungere all'epitome per spiegare meglio il comportamento dei gruppi chiusi ([E] 3.2)...
Non ho apprezzato e anzi trovo fuorviante (infatti non traspare dalle mie note) la differenziazione arbitraria che l'autore fa delle informazioni buone e quelle cattive: al fine della teoria non fa differenza e forzare questa dicotomia mi pare che aumenti solo il pregiudizio verso le idee diverse dalle nostre (che automaticamente diventano le “cattive” da cui bisogna guardarsi dal credere e diffondere).
Anche l'idea delle rete sociali divise a micro gruppi più o meno interconnessi fra loro è interessante: nella mia esperienza diretta avevo già la percezione di questo fenomeno ma la sua conferma è fondamentale.
Idee per FB: favorire la conoscenza di persone di gruppi diversi, extra-gruppo (attualmente non prevista; su base volontaria (specificando la lingua): ad esempio potrebbe essere aiuto mettersi in contatto con persone dell'India, del Sudan o del Messico) e non aumentare quella intra-gruppo (basata sui conoscenti dei conoscenti). La situazione attuale di FB favorisce la creazione di gruppi chiusi.
Comunque il succo è che non ci si deve fidare di FB: è evidente che in questi anni sta venendo elaborata tutta una teoria per, potenzialmente, manipolare l'opinione dei suoi utenti.]

Il secondo collegamento è a un articolo vero e proprio: Thailandia, ci preoccupiamo per quei ragazzi ma esultiamo per i morti in mare. È l’effetto Lucifero di Luciano Casolari da IlFattoQuotidiano.it

Ho trovato interessante l'articolo principalmente perché menziona dei fenomeni psicosociali che ho incontrai nel corso di psicosociologia: poi, in realtà, le sue conclusioni non mi convincono sebbene condivida le sue premesse teoriche.
I concetti di psicosociologia ([E] 1.3) che richiama sono:
- la deindividuazione (che io, traducendo dall'inglese, avevo denominato “spersonalizzazione”: visto che “deindividuazione” è un termine italiano vedrò di aggiornare opportunamente la mia Epitome) → le persone che rivestono determinati ruoli tendono a recitare gli stereotipi a essi associati: la realtà si confonde con la finzione e la propria morale passa in subordine. Ovvi i pericoli degli stereotipi che permettono e tollerano comportamenti immorali.
- L'obbedienza all'autorità (che in realtà fonde insieme alla deindividuazione) → l'uomo tende ad obbedire acriticamente agli ordini di una persona che considera il proprio superiore e a cui riconosce un'autorità. In particolare chi obbedisce attribuisce la responsabilità morale delle proprie azioni al proprio superiore, lavandosene moralmente le mani. In questo caso il pericolo sono ovviamente gli ordini immorali.
- L'imitazione di gruppo (anche questa blandamente inserita nel concetto di deindividuazione) → l'uomo in un gruppo tende a uniformarsi al comportamento degli altri, talvolta abdicando alla propria moralità.

Secondo l'autore alcuni aspetti della fascinazione del fascismo e nazismo possono essere spiegati con la deindividuazione.

L'autore fa poi anche un accenno alla teoria dei gruppi che abbiamo menzionato precedentemente.

Ma vediamo come l'autore combina insieme questi elementi nelle sue argomentazioni.
Nel suo articolo l'autore si propone di spiegare come mai la vicenda dei ragazzi intrappolati nelle grotte in Thailandia sia percepita diversamente dal naufragio che ha provocato un centinaio di vittime a largo delle coste libiche. Nel primo caso vi è stata molta empatia nel secondo invece freddezza e distacco.

Ma ecco l'argomentazione.
Gli italiani sono attualmente divisi in due gruppi: quelli che riconoscono l'autorità del “capobranco” (evidentemente Salvini anche se non è nominato esplicitamente) e quelli che vi si oppongono sempre e comunque a prescindere.
Il gruppo dei primi, quelli che cioè seguono il capobranco, non si sentono moralmente coinvolti perché trasferiscono e scaricano tutta la responsabilità morale su detta autorità anche quando le sue decisioni appaiono disumane.
L'autore conclude spiegando che ognuno dovrebbe combattere la tendenza alle deindividuazione.
Tutto qui: ma del resto l'articolo è brevissimo.

Le mie obiezioni sono molte ma, per motivi di spazio, mi limiterò alle principali.

Prima di tutto le premesse. Le due notizie erano estremamente diverse: la prima, quella dei ragazzi intrappolati, era ancora in divenire mentre la seconda era già avvenuta. Nella prima era quindi più naturale immedesimarsi con i genitori, sperare e pregare in una felice conclusione; nel secondo caso non c'era più niente da fare: si era quindi nella fase di “elaborazione del lutto”, quella in cui ci si dà pace.
Sono del parere che se le notizie fossero state opposte lo sarebbe stata anche la reazione degli italiani: se cioè fosse giunta la notizia della morte in una grotta dei ragazzini e che invece una barca stesse lentamente affondando avremmo avuto sostanziale indifferenza per i morti e maggiore coinvolgimento emotivo per la sorte dei naufraghi.

Mi irritano poi profondamente dei particolari forse non evidenti ma credo voluti, visto che l'autore è uno psicologo: l'articolo fa varie considerazioni politiche (e fin qui non ci sarebbe niente di male) sotto il pallio di un articolo scientifico (moralmente sbagliato in quanto equivale a una manipolazione e perché comportamento sia ipocrita che pavido).
Le considerazioni politiche nascoste sono:
1. assimilazione di Lega a nazismo e fascismo (e quindi di Salvini a Mussolini e Hitler).
2. giudizio morale arbitrariamente negativo sulla politica dell'immigrazione di Salvini.
3. giudizio morale arbitrariamente negativo sugli italiani, secondo lui “deindividuati”, che votano Lega.

Devo spiegare perché definisco “arbitrariamente negativo” il giudizio morale sulla politica di Salvini? Meglio di sì...
1. Non c'è riprova che una politica diverse avrebbe evitato le vittime. Ad esempio, lasciando tutto come stava, trovo verosimile lo scenario in cui, invece della partenza e naufragio di un singolo barcone, ne sarebbero partiti 10 con il risultato di trasbordarne 9 in Italia perdendone comunque uno: quante volte qualcosa di questo genere è già avvenuto? E inoltre questo avrebbe incentivato ancora di più questo genere di tentativi disperati col risultato di più vittime nel lungo periodo.
Si può opinare se l'Italia debba o meno aprire le sue porte indiscriminatamente a tutti gli immigrati ma questa è una questione totalmente diversa.
2. Non c'è riprova della relazione fra causa ed effetto: evidente solo nella mente dell'autore.

Ovviamente il giudizio sugli italiani che votano Lega “arbitrariamente negativo” è una conseguenza dell'equipararla al nazismo e al fascismo.

Infine il dividere gli italiani in due gruppi mi pare veramente troppo semplicistico: ma, vabbè, volendo scrivere un articolo di poche righe era forse una semplificazione inevitabile.

Conclusione: due articoli (beh, il primo è qualcosa di più!) di psicologia; il primo: inglese, direi molto utile e con fonti per approfondire le diverse idee; il secondo: italiano, utile nelle premesse, fuorviante nelle conclusioni e senza fonti (ma questa è la norma, a parte per il Bagnai, in Italia).

Nota (*1): chi è familiare con la mia Epitome capirà che ogni volta che vedo scritto “teoria” e “gruppi” divengo particolarmente attento.