«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

sabato 29 aprile 2017

Trump e WTO

Ho appena letto Press Briefing by Secretary of Commerce Wilbur Ross on an Executive Order on Trade Agreement Violations and Abuses.

Vari spunti interessanti:
- molto sveglio questo Ross: ha fatto fare la figura del bambino deficiente a un giornalista che poneva domande faziose.
- problemi reali del WTO: 1. regole effettivamente sfavorevoli per gli USA, ovvero la clausola “Most favored nation” che in pratica obbliga gli USA a non mettere alcun dazio anche verso paesi che li hanno; 2. il WTO ha regole e verifiche tutte orientate verso il controllo delle tasse sulle importazioni ma non su altri tipi di politiche commerciali.
- Preoccupante l'accenno alla protezione delle “proprietà intellettuali”: temo sempre che tale legittimo obiettivo sconfini nella censura di Internet. In tal caso la cura sarebbe peggiore della malattia.
- La Cina è stata solo menzionata: solo un giornalista ha posto la domanda sulle sue pratiche commerciali ed è così venuto fuori il problema 2 del WTO. La sensazione però è che il segretario non volesse parlarne.

venerdì 28 aprile 2017

Mistero Lincoln

Nel corto Progetto Lincoln avevo fatto il misterioso alludendo a un nuovo progetto non meglio specificato...

In realtà quello che avevo in mente era molto semplice:
1. trovare la versione originale di una citazione di Abramo Lincoln apparsa su Goofynomics (in La “Political economy” dell'onorevole Boldrini secondo Michéa).
2. individuarne la fonte.
3. scaricarla dal progetto Gutenberg
4. Leggerla per comprenderne sfumature e contesto.

Per prima cosa ho trovato senza troppa difficoltà la citazione in italiano: una volta individuata l'ho ritrovata su Wikiquote: “Puoi ingannare qualcuno per sempre e molti per un po': ma non puoi ingannare tutti per sempre.”

Una nota indicava come fonte un discorso di Lincoln, tenuto a Clinton nell'Hillinois, del 1858.
Sul sito del progetto Gutenberg c'è una raccolta di volumi con tutti i discorsi di Lincol e, nel quinto volume, ci sono tutti quelli dal 1858 al 1862.

L'ho scaricato e ho trovato il famoso discorso: «SPEECH AT CLINTON, ILLINOIS, SEPTEMBER 8, 1858». Discorso breve ma di cui si potrebbe dire parecchio, nel quale però non c'era traccia della citazione.

Ho pensato che nella nota su Wikiquote fosse sbagliato l'anno o il luogo così ho avuto l'idea di cercare sulla versione inglese dello stesso sito. Il problema era l'enorme quantità di materiale: ma non mi sono scoraggiato e ho iniziato a cercare le varie traduzioni di “ingannare”: deceive, mislead, cheat, misguide, swingle ma, arrivato a to be wrong, ho trovato troppi risultati...

Allora sono di nuovo ricorso al fido Google che mi ha “dettato” da solo la frase incriminata: il verbo che avrei dovuto cercare era “fool” (che WordReference si era dimenticato di suggerirmi!) e finalmente la sorpresa: tale frase non è di Abramo Lincoln!

Il sito QuoteInvestigator.com riassume bene la situazione nell'articolo You cannot fool all people all the time: in pratica tale frase fu attribuita per la prima volta a Lincoln nel 1886 a 21 anni dalla sua morte. Fu anche citato l'anno del discorso ma non se ne è trovata traccia nei vari documenti.
Al contrario una versione in francese di tale detto è del 1684 e si trova in “Traité de la Vérité de la Religion Chrétienne” di Jacques Abbadie ripresa poi un secolo più tardi da un altro autore francese e poi, apparentemente, dimenticata per oltre due secoli.

Personalmente condivido la tesi del sito QuoteInvestigator secondo il quale la spiegazione più plausibile è che il politico che nel 1886 l'attribuì a Lincoln o si ingannò in buona fede oppure, più probabilmente, voleva nobilitare e dare maggior valore a tale frase visto che il presidente assassinato era ritenuto un modello di moralità.
In questo caso il comportamento del politico sarebbe un tentativo di sfruttare a proprio vantaggio l'ovina attitudine umana di considerare un qualcosa non per quel che è ma per la persona da cui proviene: vedi il mio classico Auctoritates, auctoritas e bifidus actiregularis...
Oppure supponiamo che pubblicassi tale citazione a mio nome o, in alternativa, con quello di Lincoln su FB: probabilmente nel secondo caso otterrei un numero doppio di “mi piace”!

Conclusione: una lezione che va oltre il piccolo mistero da cui siamo partiti...

martedì 25 aprile 2017

E la Lega?

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.2.1). In particolare i capitoli: 9 e 11.

Negli articoli con accenni di politica italiana su Goofynomics più volte il suo autore, il professor Bagnai, ha accennato giudizi positivi sulla Lega Nord di Salvini. Il motivo, l'ho scoperto in un articolo recente (v. Aspettando godo (2)), è che Salvini ha compreso i motivi economici per cui l'euro è nocivo all'economia italiana e, infatti, il professore ha scritto l'introduzione del suo libro sull'argomento “Basta euro!”.

Il professore è conscio che Salvini affianca alla lotta all'euro (che spesso si sovrappone a quella all'attuale EU) anche tematiche e toni che si appellano più alla pancia che all'intelligenza degli elettori però, dal suo punto di vista da economista, l'aspetto economico giganteggia su tutti gli altri.

Il professore si dichiara “di sinistra” ma la sua è una sinistra che non esiste: una sinistra fatta da uomini (e donne) con le idee chiare, ovvero con un'ottima preparazione, e soprattutto col coraggio di portarle avanti; politici che si preoccupino più di operare per il bene di coloro che dovrebbero rappresentare piuttosto che dell'apparenza e di raccattare qualche voto in più.
Non ho idea se una sinistra di questo genere sia mai esistita (secondo me no) ma questa è quella che il professore sogna: sono poi molto divertenti le descrizioni dei suoi incontri a convegni e dibattiti a cui partecipa e si trova a confrontarsi con politici che rappresentano la sinistra "reale". In questi incontri il professor Bagnai finisce per apparire come un ufo che parla in una lingua incomprensibile agli altri solo perché cerca di portare il dibattito su temi reali piuttosto che su questioni marginali.
Tutto questo per dire che il partito ideale del Bagnai non esiste e che quindi, anche se non (mi pare) l'abbia mai detto esplicitamente, attualmente il partito a lui più vicino è proprio la Lega.

Data la mia ammirazione per il professor Bagnai ho deciso di provare a rivalutare Salvini. Chiaramente sarà un percorso che non si concluderà col pezzo di oggi ma mi occorrerà fare qualche ricerca, leggere del materiale etc...

Oggi mi limiterò a riassumere la mia opinione corrente su di lui che, lo ammetto, è piuttosto superficiale in quanto mi è sempre sembrato inutile approfondire maggiormente il personaggio.
Ieri ho provato a sondare il parere di un paio di amici sull'argomento e, sostanzialmente, tutto si riduce a quanto sia considerato politicamente credibile Salvini.
Voce 1. La Lega Nord è come tutti gli altri partiti tradizionali e la sua opposizione è solo virtuale.
Voce 2. Stando all'opposizione può far poco, dovrebbe essere al governo per poterlo valutare sui fatti. (*1)
Voce 3. Non mi piace: ciò che disse a Napoli (“a me tirate sassi ma alla camorra no”) me lo ha reso antipatico.

Nel nuovo sottocapitolo 11.4 della mia epitome mi sono divertito a creare un'interessante classificazione delle forze “populiste” (*2). Tale classificazione che, come vedremo, è piuttosto banale ha comunque il grande pregio di aiutare ad analizzare ponendosi le domande corrette una forza politica come la Lega.

La Lega è infatti a QUASI (*3) tutti gli effetti una forza populista (*2) e ha quindi senso cercare di classificarla secondo le mie definizioni ([E] 11.4).
La prima classificazione è sulla natura profonda della forza populista: essa può infatti essere “reale” o “apparente”.
Un populismo è reale se cerca sinceramente di cambiare in meglio la situazione dei propri elettori; è invece apparente se cerca solo di carpirne il voto limitandosi così a incanalare in ambito democratico il malcontento popolare.
È ovvio che per giudicare correttamente se una forza populista sia reale o apparente andrebbe vista al governo dove, al posto delle chiacchiere, sarebbe giudicabile sui fatti.
Eppure credo che, anche osservandone il comportamento all'opposizione, sia possibile trarre indicazioni molto significative. Questo lavoro richiede però una certa attenzione e, ad esempio, io l'ho compiuto per il M5S (innumerevoli sono i miei pezzi dove mi lamento della sua opposizione virtuale) ma non per la Lega.
La mia sensazione epidermica è che concretamente la Lega abbia fatto più un'opposizione mirata a ottenere visibilità piuttosto che sostanziale. Però ammetto che non sarebbe comunque facile esserne sicuro: il M5S, con il suo 30% di elettorato, avrebbe potuto facilmente organizzare delle manifestazioni di massa contro il governo; la Lega invece non credo che, anche volendo, ne avrebbe avuto la forza.

La seconda classificazione è sull'attività di una forza populista: questa può essere “efficace” o “ininfluente”.
La classificazione ha senso solo se tale forza populista è reale e non apparente perché un populismo apparente sarà sempre inefficace. Anche in questo caso la forza populista andrebbe valutata al governo visto che all'opposizione difficilmente riuscirà a ottenere qualcosa.
Se però consideriamo il passato della Lega Nord non mi pare che abbia ottenuto risultati esaltanti: lo pseudo federalismo, senza vera autonomia, mi sembra più il contentino da mostrare ai propri elettori piuttosto che un successo concreto.
Si dovrebbe stabilire quanto la Lega Nord di Bossi sia diversa da quella di Salvini.
Di nuovo non ho elementi sufficienti (per mia disinformazione) per giudicare: la mia sensazione è però di nuovo negativa: è cambiato il gestore ma il ristorante è sempre lo stesso. Per Salvini vale un po' quello che scrissi per Renzi: non mi convince chi si unisce a un partito marcio con l'idea di cambiarlo dall'interno: ho la sensazione che voglia solo riscuotere l'approvazione (e i voti) di chi ancora sinceramente crede agli “ideali” di tale partito. Poi certo conta l'età e la storia personale, ma il mio scetticismo rimane.

Infine la terza classificazione cerca di valutare l'obiettivo di una forza populista: questo può essere “ambizioso” o “rinunciatario”. Al contrario del caso precedente questa classificazione ha senso solo nel caso che il populismo sia “apparente” perché quello “reale” sarà sempre ambizioso.
Il populismo ambizioso mira a vincere le elezioni per poter governare e mettere in atto le proprie idee; quello rinunciatario (sempre apparente) non vuole essere messo alla prova perché il governare renderebbe palese che il suo obiettivo non è cambiare lo stato delle cose ma semplicemente intercettare il malcontento e tenere stabile la società tramite il mito democratico ([E] 9).
Da questo punto di vista cosa vuol fare la Lega?
Anche in questo caso non ho abbastanza informazioni però il fatto che il nome completo della Lega sia ancora quello di “Lega Nord per l'indipendenza della Padania” mi fa pensare a una forza politica che ambisca solo a rimanere minoritaria nel paese: magari con lo scopo limitato di andare sì al governo ma come “socio” di minoranza, in maniera da trarne un profitto di potere e visibilità ma con molte scuse (compromessi politici con gli alleati di governo) per non portare a casa risultati concreti...

In altre parole la Lega mi pare, secondo la mia classificazione, un partito populista apparente, inefficace e rinunciatario.

In altre parole temo che la Lega abbia solo una funzione simile a quella del M5S con la differenza che pesca il proprio consenso da un'altra fascia di elettorato scontento.
E l'attenzione di Salvini al tema dell'euro? Solo un dettaglio reale per dare più credibilità alla sua finzione...
In altre parole se, per assurdo, la Lega stravincesse le prossime elezioni e si ritrovasse al governo con una maggioranza schiacciante nelle due camere, anche allora l'Italia non uscirebbe dall'euro né cambierebbe niente di sostanziale limitandosi a dare qualche contentino ai suoi elettori...

Conclusione: come detto la mia opinione si basa solo su sensazioni superficiali. Nelle prossime settimane vedrò di seguire Salvini con più attenzione e, magari, riuscirò a farmi un parere fondato su basi più concrete.

Nota (*1): Voce 2 ha poi aggiunto che, per essere politicamente rilevante nel panorama politico nazionale, dovrebbe allearsi con la Meloni che lo renderebbe così credibile/votabile anche al sud.
Nota (*2): Il termine “populismo” nella mia definizione ([E] 11.3) non ha una connotazione negativa ma indica semplicemente una forza politica caratterizzata dall'essere nata in opposizione ai partiti tradizionali per coprire l'esigenza sentita da sempre più elettori/cittadini di contrastare le attuali tendenze globali che li privano di ricchezza e libertà.
Nota (*3): la Lega non è infatti nata adesso ma ha ormai una pluriennale storia politica che l'ha anche vista al governo. Era la lega di Bossi e, per consuetudine col potere, alla fine si era, dal mio punto di vista, trasformata come un qualsiasi partito tradizionale. La Lega di Salvini può essere considerata diversa?

sabato 22 aprile 2017

Stupidità fiscale

Questo è un pezzo che avrei dovuto scrivere una decina di giorni fa quando i ricordi erano più freschi: poi iniziai a lavorare all'epitome e mi passò di mente...

La storia è questa: fra le varie opzioni che Blogspot fornisce c'è quella di inserire la pubblicità nel proprio viario. Io non mi ero mai interessato a questa possibilità per due ragioni: 1. davo per scontato di non avere abbastanza lettori; 2. ero interessato a comunicare le mie idee e mi pareva brutto infestare le pagine con della pubblicità.

Alla fine però ha prevalso la curiosità e, dopo aver visto le istruzioni di Blogspot (dove tutto appare semplice e banale), mi sono chiesto: “Sì, facile: ma di quanti soldi stiamo parlando?”. Così ho cercato su Google.
Alla fine mi sono imbattuto nel sito di un italiano (che ovviamente adesso non ritrovo più (*1)) che ne sapeva poco più di me ma che nel tempo aveva accumulato una caterva di commenti alcuni dei quali molto interessanti.

Non ricordo i particolari (*1) ma alla fine risultava che, per ogni 1000 visite, si poteva ricevere 1€. In realtà, da quello che ho capito, tale valore è solo una media e ci sono moltissime variabili. Il numero di pubblicità, la loro visibilità, il loro argomento e, soprattutto, quante volte vengono cliccate. Non basta quindi mettere una pubblicità ma bisogna ben stare attenti a come posizionarla e a stabilirne il tipo: inutile avere su un sito di informatica la pubblicità di traghetti per la Sardegna perché pochissimi ne saranno incuriositi e andranno a leggerla.
In pratica la cifra pagata da Google (perché la pubblicità è fatta e pagata da loro) passare da 1 5 per mille visite a un euro ogni 5000 visite!

Ho fatto quindi una grossolana stima dei possibili ricavi del mio viario partendo dal presupposto (errato) che le visite giornaliere che ricevo siano reali (*2).
Diciamo 250 visite al giorno fanno 91250 visite l'anno: considerando però che questo viario è di argomento generico e che non è quindi facile trovare pubblicità adatte credo che difficilmente, anche con il miglior posizionamento possibile, potrei ottenere più di 1€ ogni 2000 visite.
In pratica 45€ l'anno e, visto che Google fa pagamenti minimi di 100€, riceverei un assegno da 100€ ogni due anni.

Certo non sarebbe molto e, personalmente, per tale cifra mi seccherebbe molto riempire il mio viario di pubblicità ma ci sono parecchie persone a cui tale possibilità non farebbe schifo e/o che magari raggiungono un numero molto maggiore di visite e che potrebbero ottenere quindi cifre più importanti.

Ma, ammesso che si voglia essere in regola, come funziona con le tasse?

Ed è qui che inizia la parte “divertente” con tutti i vari commenti dell'articolo che dicono tutto e il contrario di tutto!

La prima questione è se occorra o meno la partita IVA. Una scuola di pensiero dice di no: se i pagamenti sono occasionali e per un importo totale minore di 3000€ l'anno allora non c'è bisogno di partita IVA ma basta una semplice ricevuta.
Altra scuola di pensiero dice però che, anche se l'importo è variabile e lo si riceve con cadenza non periodica, siccome la causale è sempre la stessa e il “cliente” pure, allora non si può parlare di guadagno occasionale.
Gli ottimisti commentavano che bisogna informarsi da un commercialista. Un altro diceva che chiedendo a tre commercialisti diversi si ottenevano solo tre diverse risposte. Allora ecco il "furbo" che diceva che lui andava a chiedere direttamente all'Agenzia delle Entrate dove gli spiegavano tutto per bene. E un altro gli risponde “Bravo furbo: ti suggeriscono sempre l'opzione per te meno conveniente!”.
Ovvio però che per piccole cifre dover pagare un commercialista diventa non conveniente...

E poi c'era uno con una domanda “filosofica”: il tetto del guadagno occasionale, che io ho indicato come 3000€ ma altri commenti davano fra i 2000 e i 3500, è al netto della ritenuta INPS o no? Nemmeno all'Agenzia delle Entrate gliel'avevano saputo dire...
E un saggio “sì, perché in questo caso entra in gioco anche l'INPS che ha le proprie teorie non sempre in linea con quelle dell'Agenzia delle Entrate”. Perfetto.
Poi l'ingenuo: “io sono un insegnante delle medie e credo che col mio blog potrei fare 50€ al mese: come devo fare?”. La risposta: “Lei è un dipendente pubblico! Non può avere altri lavori: se la beccano viene multato di 50 volte, poi fustigato in pubblico e infine fucilato...”
Poi l'ottimista: il suo sito riceveva migliaia di visite da tutto il mondo e Google lo pagava dagli USA: avrebbe dovuto pagare le tasse in Italia? In questo caso almeno c'è un punto fermo: le tasse si pagano nella nazione di residenza (*3). Anche se, pure in questo caso, c'erano delle complicazioni...

Insomma se si ha un sito sul quale si voglia mettere la pubblicità bisogna o avere già la partita IVA o avere ricavi abbastanza alti da pagarci almeno le spese fisse (che ci sono indipendentemente da quanto si guadagna) e magari metterci anche l'onorario di un commercialista che conosca, incrociando le dita, la materia.

E chi non ha la partita IVA ma potrebbe comunque guadagnare, diciamo, da 50 a 1000€ l'anno?
Se vuole essere in regola gli conviene non farne di niente: altrimenti rischia di entrare in un casino di leggi dal quale è difficile uscire.

Ma vi rendete conto dell'assurdità?
In questa maniera lo Stato invoglia all'evasione oppure costringe decine (o centinaia?) di migliaia di persone a rinunciare a un piccolo reddito extra (oltretutto denaro che arriva dall'estero e che quindi, nel suo piccolo, farebbe anche particolarmente bene all'economia). Possibile che non esistano procedure semplificate per queste piccole cifre? Assolutamente no: me lo ha confermato un commercialista: a me pare pura follia.

Fortunatamente nel mio caso, dato che i miei lettori reali sono circa 25 giornalieri, avrei appena 9125 visite reali ogni anno: ovvero, supponendo 1€ ogni 2000 visite, avrei 4,50€ all'anno: ovvero riceverei 100€ da Google ogni 22 anni!

Conclusione: voglio provare a informarmi di quale sia la situazione negli altri paesi europei...

Nota (*1): ecco una ragione perché avrei dovuto scrivere questo pezzo diversi giorni fa.
Nota (*2): come spiegato in Il mistero delle visualizzazioni solo una frazione di esse è reale.
Nota (*3): vedi FIAT che ha pensato bene di andare a pagarle all'estero, in Olanda mi pare. Tanto per ribadire che ai forti sono permesse soluzioni che i deboli non hanno.