«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

lunedì 21 gennaio 2019

Banalità e irritazione finale

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.1.0 "Alice").

Lentamente mi sono poi dimenticato di molte idee per corti che poi non ho scritto: vediamo comunque cosa mi ricordo…

-Epitome: sono a riguardare il capitolo 15… è buffo: rileggere e correggere dovrebbe essere più facile che aggiungere nuovo materiale ma per me è il contrario… è troppo noioso anche se (a giudicare dagli errori che trovo) necessario…
- AI/Python: sono fermo, malattia e altri impegni mi hanno tolto la concentrazione necessaria.
- Boccaccio: ho finalmente finito il Decameron ma non ci scriverò alcun pezzo. Però mi ha di nuovo fortemente impressionato il rispetto con cui viene disegnata la figura dell’infedele Saladino. Oltretutto nei dialoghi anche i personaggi musulmani dicono “Iddio” cosa che mi fa quasi pensare che ci fosse una certa idea diffusa che, seppure in modi diversi, sia i cristiani che i musulmani venerassero lo stesso dio. Insomma il Boccaccio tende più a evidenziare gli aspetti comuni che le differenze: mi sembra un atteggiamento molto moderno…
- Adesso sto cercando di finire di rileggere “American Gods”: mi mancano un centinaio di pagine ma faccio fatica… Anche perché contemporaneamente ho ripreso in mano Le vite parallele di Plutarco (non avevo neppure terminato la vita di Marcello), La notte nel medioevo (che ho già letto ma tanto non me lo ricordo!) e ieri ho iniziato un libro appena comprato “Il paradiso perduto” di Milton così, per farmene un’idea…
- Crisi anche di peso/bilancia: mi basta un minimo di stress che subito mangio come una termite riprendendo in poco tempo i chili persi in mesi…
- Con la chitarra sono sempre bloccato: devo assolutamente riuscire a reinstallare GuitarPro 6 perché tutti gli spartiti sono adesso in formato .gpx e senza di questi non posso fare niente. Ben mi sta: ecco cosa succede a usare programmi non aperti…
- Mi tocca poi pure spezzare una lancia a favore di Sfera Ebbasta: Due senatori di Forza Italia denunciano Sfera Ebbasta per 'istigazione all'uso di droga'. Per quanto Sfera Ebbasta possa non piacere è comunque un artista e, come tale, deve essere protetto nella sua libertà di esprimersi. Ma poi in Forza Italia non dovrebbero piuttosto preoccuparsi dell’istigazione alla prostituzione? Vabbè…

E queste erano le cose “banali” e meccaniche, facili da ricordare…
Ho dato un’occhiata a IlFattoQuotidiano.it per cercare ispirazione sugli spunti più sottili e interessanti (senza riuscirvi: ormai sono persi o me li ricorderò in maniera casuale) e ho trovato il seguente articolo: Oxfam: “Il 5% degli italiani ricchi ha il 90% dei più poveri. E l’86% di aziende nel mondo controllate da uomini” da IlFattoQuotidiano.it
E soprattutto si legge che i 26 miliardari più ricchi detengono una ricchezza pari a quella della metà più povera della popolazione mondiale più povera. Ed è una tendenza in aumento.

È una questione che mi sta a cuore e che ho trattato ([E] 4.5: «nel 2012 ...i 400 americani più ricchi (ovvero lo 0,00013%) possedevano una ricchezza pari a quella del 50% più povero della popolazione.») e spiegato nella mia Epitome ([E] 11.4: «Non è un caso che la forbice fra la ricchezza dei ricchissimi (ovvero i vertici dei parapoteri economici/finanziari) e dei cittadini comuni stia aumentando: si tratta invece del normale frutto di una democrazia drogata dove il potere politico, fortemente influenzato dai parapoteri sovranazionali, va ormai, almeno in alcuni stati, apertamente contro l'interesse della stragrande maggioranza dei propri cittadini ed elettori»; [E] 12.1: «Non è un caso, come abbiamo visto nel capitolo 7, che la forbice della ricchezza fra i super ricchi e le persone comuni si stia ampliando sempre più: è la logica conseguenza di anni di politica che ha favorito i grandi parapoteri economici a danno della gente comune, ovvero della democratastenia.»): la politica italiana (ma non solo) battibecca su fascisti, populisti, sovranisti, destra e sinistra e non riesce a vedere (o meglio non vuole vedere) il vero problema: la senescenza della democrazia unita alle distorsioni democratiche portate dalla globalizzazione. E questa lotta contro i mulini a vento permette all’ingiustizia, in questo caso economica (ma è parimenti anche di diritti e libertà), di aumentare senza freni.
Perché, è bene ribadirlo, non sono dei grandi geni dell’economia questi 26 miliardari ma è solo il gioco di questa società moderna che è truccato tutto in loro favore.
Per i dettagli rimando alla mia Epitome…

Conclusione: inutile che mi sforzi di racimolare qualche altra idea: adesso sono irritato e ne approfitto allora per proseguire nella mie revisione dell’Epitome...

domenica 20 gennaio 2019

Mediocrità

L’altro pezzo (v. premessa di Comunicazione-Burioni) che avevo in mente prende lo spunto dal seguente aforisma:
«Il successo di tanti libri si fonda sull'accordo fra la mediocrità delle idee dell'autore e la mediocrità delle idee del pubblico.» (Nicolas de Chamfort)

Ci ho riflettuto a lungo e trovo che si tratti di un’intuizione profonda sulla società umana. Al posto di “tanti libri” possiamo sostituire “opere” o anche “idee” e la frase rimane comunque vera.
È infatti evidente che per apprezzare pienamente qualcosa si devono avere le capacità o le conoscenze per poterlo fare. E lo stesso vale per il gusto, che è personale e arbitrario, anche ciò che piace senza (almeno apparentemente!) bisogno di studio o conoscenza non sfugge a questa regola. Anche la musica, una canzone oppure una pellicola cinematografica dipendono dal nostro contesto culturale e dalle nostre esperienze.

Curiosamente quando inizio a riflettere su questo aforisma è come se entrassi in un labirinto uscendone sempre in luoghi diversi, ovvero arrivando a conclusioni o idee sempre nuove.
Un “percorso” che mi piace seguire è quello della bellezza: è infatti considerata bella l’opera mediocre che soddisfa e appaga il gusto mediocre del pubblico. Questo ci dice l’aforisma.
Ma allora, mi chiedo, sarebbe in assoluto più bello ciò che piace al maggior numero di persone oppure ciò che piace solo al ristretto numero degli “esperti”?
Se il bello è ciò che piace allora vince la massa: se però, come credo, il bello è un valore assoluto che non ha niente a che vedere con quanto viene percepito allora vale il contrario.
Ma non è tutto così semplice: ammettendo che il bello sia un valore assoluto e che questo non sia mai esattamente percepito da chi lo giudichi dall’esterno allora quale diviene la definizione di bello?
Perché il “mi piace” si baserà su criteri soggettivi ma se il bello è invece assoluto dovrebbe essere possibile valutarlo assolutamente.
Alla fine si ritorna al punto di partenza: se non esistono criteri oggettivi per valutare il bello allora esso non è forse quel valore assoluto che avevamo ipotizzato…

Eppure possiamo davvero anche solo pensare che, ad esempio, una sinfonia di Beethoven sia meno bella di una canzone di San Remo solamente perché in Italia “piace” a più persone la seconda?
Forse dovremmo introdurre un nuovo concetto da affiancare a quello di bellezza: il valore.
Della bellezza possiamo a questo punto dimenticarcene: essa è variabile e dipende dal gusto personale. Il valore invece potrebbe essere quel quid assoluto che, a volte, si confonde con la bellezza.
Ecco la bellezza potrebbe essere pensata come l’ombra del valore: in base all’illuminazione apparirà più o meno grande a chi la guarda ma si tratterà di un’impressione effimera, che dice poco o niente sul valore di un’opera (o di una persona!).

Vero è che anche per il valore non sembra possibile trovare dei criteri universali per misurarlo: ma in effetti l’assenza di questi criteri univoci non equivale a dire che il valore non sia assoluto.

Intuizione! Forse ne possiamo fare una buona stima considerando anche il fattore tempo.
Possiamo forse definire l’importanza come la media di quanto piaccia qualcosa nel trascorrere degli anni (magari con qualche correzione matematica per ridurre la distorsione del gusto del presente). Non si deve confrontare quindi Beethoven con la canzoncina di San Remo limitandoci a cosa le persone preferiscano oggi, e ovviamente senza limitarci ai gusti degli abitanti della penisola, ma si dovrebbe mediare quanto una cosa piaccia nel corso degli anni.

Ecco quindi che siamo giunti a un’altra “ovvietà”: è il tempo che ci dice quanto un’opera sia grande, quanto valga cioè. Certo resta sempre un’approssimazione ma è come fare la media della lunghezza delle ombre di un oggetto durante l’arco di una giornata, col Sole che le allunga e le accorcia col suo spostarsi nel cielo: se abbiamo abbastanza osservazioni possiamo ricavare una stima della dimensione reale dell’oggetto illuminato.

E se un’opera semplicemente non viene conosciuta? Magari se non è compresa nel suo tempo questo le potrebbe togliere visibilità anche nelle epoche future…
Mi chiedo: esistono autori/artisti non apprezzati per niente nel loro tempo ma “riscoperti” postumi a decenni o più di distanza?
Probabilmente sì... ma in questo caso non si potrebbe obiettare che “semplicemente” la mediocrità di un’opera del passato ha incontrato la “mediocrità” dei gusti della massa del futuro? Ebbene la risposta è “no”: l’opera nel passato (secondo la nostra premessa basata sull’aforisma) non era mediocre nel passato ma, anzi, fuori dalla norma e per questo non apprezzata. Rimane il fatto che il successo comporta l’apprezzamento da parte della massa sempre di gusti mediocri: però il fatto che un’opera del passato riesca ad avere successo nel futuro ci suggerisci che il suo valore abbia comunque una certa grandezza assoluta…

Conclusione: divagazioni… spero di non aver annoiato troppo i miei lettori...valga cioè. Certo resta sempre un’approssimazione ma è come fare la media della lunghezza delle ombre di un oggetto durante l’arco di una giornata, col Sole che le allunga e le accorcia col suo spostarsi nel cielo: se abbiamo abbastanza osservazioni possiamo ricavare una stima della dimensione reale dell’oggetto illuminato.

Conclusione: divagazioni… spero di non aver annoiato troppo i miei lettori...

venerdì 18 gennaio 2019

La comunicazione-Burioni

Oggi ho proprio voglia di scrivere! Avrei una miriade di piccole idee, ideali per singoli corti o per un unico pezzo che le raggruppi insieme, e per due pezzi un po’ più impegnativi: oggi scriverò uno di quest’ultimi e, se avrò ancora voglia, mi porterò avanti scrivendo altro materiale.

Dunque ieri ero da mio padre e, annoiato, ne ho approfittato per dare un’occhiata a FB (che ultimamente guardo un paio di volte la settimana). Un mio amico (tendenzialmente contro i vaccini) aveva condiviso un articolo/intervista che mi è parso molto interessante: L’immunologa Maria Luisa Villa fa a pezzi la retorica del “castigatore di somari” di Burioni da InfoSannio.Wordpress.com
Il titolo e la foto allegata (che mostra un Burioni dall’aria non troppo sveglia) sono fuorvianti: l’intervento dell’immunologa è infatti molto equilibrato: non entra nel merito dell’utilità/rischio dei vaccini ma si limita a esprimere forti dubbi sull’efficacia di un certo stile di informazione di cui Burioni è forse l’esponente più noto; quindi lo critica ma di sicuro non lo fa “a pezzi”!

Nell’articolo sono esposte numerose considerazioni interessanti:
1. l’atteggiamento prevalente fra coloro che propugnano la diffusione dei vaccini ricorda lo scientismo, ovvero della scienza vista come unica fonte di verità e con gli scienziati loro sacerdoti. È una concezione vecchia, da inizio XX secolo, e che già Nietzsche (diversi decenni prima) aveva anticipato e debitamente schernito…
Ormai sappiamo che la scienza non detiene la verità assoluta: una verità scientifica di oggi potrebbe essere vista domani come un’ipotesi ingenua e fuorviante (*1). La scienza è oggi consapevole della propria fallacia e per questo non erige muri assoluti e invalicabili ma è invece confronto e dialogo.
Poi esistono discipline in cui è più o meno facile assodare la verità: nella matematica la verità sta tutta nella correttezza di una dimostrazione ed è quindi banale verificarla; altri campi, come la medicina, sono più incerti e talvolta la verità impiega decenni per farsi valere.
2. l’approccio di alcuni scienziati che si presentano dicendo “la verità è una sola ed è questa; chi la mette in dubbio è un oscurantista” (di cui sembra che Burioni sia il paradigma) è, per quanto visto, non corretto e superato, un atteggiamento tipico appunto dello scientismo.
3. alcune decisioni non spettano alla scienza ma alla politica: la scienza può fornire gli elementi e i dati su cui riflettere ma non può dire “bisogna fare così perché cosà è sbagliato”: gli scienziati non possono decidere per tutti (di nuovo scientismo).
4. questo stile comunicativo non sembra particolarmente efficace nel convincere chi non si fida dei vaccini. Inoltre l’atteggiamento del muro contro muro forza la polarizzazione anche di chi avrebbe obiezioni e dubbi sui vaccini anche legittimi: perplessità che col dialogo potrebbero essere magari facilmente chiarite ma che invece vengono snobbate. Chi non si conforma totalmente al pensiero unico (alla verità unica dello scientismo) viene automaticamente etichettato come “no-vax”: la stessa sorta potrebbe paradossalmente toccare anche all’IMMUNOLOGA intervistata come lei stessa ammette!
5. la scienza viene oggi usata come fosse una clava nell’agone politico.

Cosa mi è piaciuto di questa intervista?
Molti aspetti che io avevo magari solo intuito sono qui espressi molto chiaramente.
1. Sul pericolo delle presunte “verità” scientifiche mi ero già espresso riportando l’esemplare caso di Hegsted: la “scienza”, nascondendo la pericolosità degli zuccheri, ha contribuito per decenni a provocare milioni di morti (infarti e simili) e solo recentemente si è scoperto che la verità era stata volutamente (per interessi economici) nascosta. Per i dettagli rimando direttamente a La parabola di Hegsted.
2. Mi mancava la definizione di “scientismo”: concettualmente ci ero già arrivato ma questa etichetta mi sarà molto utile…
3. Il complesso rapporto fra scienza e verità l’ho sfiorato in 17.2 della mia Epitome: ma sicuramente nelle prossime versioni approfondirò questo concetto (*2).
4. Anche sulla polarizzazione controproducente causata dall’acceso dibattito sui vaccini e sui dubbi più o meno legittimi avevo già scritto in: Sigarette e vaccini (del 2014) e Il vero pericolo dei vaccini (del 2015).
5. Il rapporto fra politica e scienza l’ho invece affrontato solo perifericamente nel mio ghiribizzo ma nell’Epitome vi dedico l’intero capitolo 17.3 “L'uso strumentale della scienza”: inutile dire che, come si intuisce dal titolo, mi trovo di nuovo d’accordo con la dottoressa.

Per completezza aggiungo che un altro amico mi ha condiviso il collegamento al seguente articolo: Quello che i critici di Burioni non hanno capito della divulgazione scientifica di Andrea Grignolio su Wired.it

Per ragioni che spiegherò poi non sono riuscito a finire di leggerlo ma, da quel che ho capito, si concentra su quello che nell’intervista sullodata ho chiamato il punto numero 4: ovvero sull’efficacia della comunicazione “stile Burioni”. Da quel che ho capito (ripeto: non ho finito di leggere l’intero articolo) l’autore, adducendo un cospicuo numero di recenti ricerche, ritiene che la comunicazione aggressiva e apodittica sia invece efficace: forse non su tutti ma almeno sulle persone incerte sulla bontà dei vaccini (oltre, ovviamente, su quelle già favorevoli e che, anzi, lo diverranno ancora di più).
Il motivo per cui non ho finito di leggere l'articolo è che le premesse su cui si basano le argomentazioni dell’autore sono dei riferimenti a degli articoli/saggi/ricerche scientifici che non vengono però minimamente riassunti: chi li conosce sa di cosa si parla, chi non li conosce si ritrova a dover prendere le affermazioni seguenti per buone.
Probabilmente al “target” a cui è destinato questo articolo sta bene così ma personalmente preferisco il linguaggio più semplice dell’immunologa che mi permette di seguire il suo filo logico di pensiero senza nasconderlo dietro un muro di riferimenti.

Detto questo ritengo però molto plausibile l’argomento di Grignolio sull’efficacia della “comunicazione-Burioni” nel persuadere gli incerti.
Esso però non mi convince: il motivo è che tale sistema urta la mia morale.
Nei miei articoli, per quel poco che valgono, non cerco mai espedienti stilistici per convincere i lettori delle mie idee/verità: non mi interessa infatti che altre persone semplicemente la pensino come me ma vorrei invece che, valutando con la propria testa le mie argomentazioni, arrivassero poi a trarne le proprie conclusioni.
Mi pare invece che la “comunicazione-Burioni” convinca sì ma tramite una sorta di coartazione: più per intimidazione, per il non voler essere additati come “somari”, piuttosto che per reale comprensione.
Sapere senza capire è il guscio vuoto della verità: non porta a una crescita interiore e ha quindi scarso valore. Ho la sensazione che la persona convinta con questi metodi sia come una banderuola al vento, pronta quindi a cambiare il proprio orientamento alla prossima folata di idee che l’investirà.
Il vero sapere, come scriveva Plutarco, non equivale a riempire un secchio ma all’accendere un fuoco. Questa conoscenza, anche se fosse la verità, diviene, parafrasando John Stuart Mill, solo un vuoto dogma.
Insomma la tecnica di “comunicazione-Burioni” mi sembra un metodo di eterodirezione paternalistico, dove chi sa, o meglio chi presume di sapere, vuole scegliere per gli altri cosa sia giusto e bene. È insomma la tipica morale del fine che giustifica i mezzi: la morale utilitaristica che, immagino, fosse vicina e cara ai seguaci dello scientismo ma che, nella sua essenza, come mi pare abbia ben spiegato Kant, è inumana.
Insomma, indipendentemente dalla sua efficacia, non mi pare giusto (e nel medio/lungo termine neppure utile) usare la “comunicazione-Burioni”. È infatti sbagliato, anche solo implicitamente sostenere, un ritorno allo scientismo che, come detto, è ormai per la stessa scienza un anacronismo.
Il pericolo potenziale è più sottile: credere ciecamente nella scienza, che è di per sé amorale (cioè priva di morale; v. [E] 17.2), può portare a ritenere giusto anche ciò che non lo è.
Sarebbe, per capirci, sostenere oggi che la Bibbia vada interpreta letteralmente equivale anche a sostenere che la Terra fu creata circa seimila anni fa e che è al centro dell’universo, che le malattie sono inviate da Dio per punire i peccati degli uomini, etc. In altre parole una premessa errata potenzialmente (e anzi spesso) porta a conclusioni errate.

Conclusione: scusatemi per la mia divagazione finale vagamente epistemologica e, forse, un po’ fumosa...

Nota (*1): tempo fa mi capitò di dare un’occhiata a un testo scientifico degli anni ‘20 in cui nello spazio non c’è il vuoto assoluto ma l’“etere”…
Nota (*2): per la cronaca la revisione del capitolo 17 è sulla mia lista delle cose da fare ormai da molto tempo...

lunedì 14 gennaio 2019

Calcio alle varie

È un po’ che non scrivo sul ghiribizzo e inizio a sentirmi in colpa (lo so: non ha senso): potrei scrivere vari corti non troppo interessanti ma, come sempre, trovo più conveniente pubblicare un pezzo unico piuttosto che molti brevi…

Prima però volevo fare il mio punto sul campionato e commentare le mie previsioni di ottobre (v. Previsione finale 2018-2019).

La classifica finale da me pronosticata a ottobre è:
«
1° Juventus: unica certezza e facile previsione.

2° Milan: voglio dare fiducia a Gattuso ma non sono convinto: è che le altre squadre mi sembrano più deboli...

3° Inter: prevedo qualche black out (imprevedibili perché psicologici e non tecnici) nel corso della stagione: se non ci fossero l'Inter potrebbe anche arrivare seconda ma se fossero più numerosi e prolungati del previsto potrebbe anche precipitare in classifica...

4° Napoli: do fiducia ad Ancelotti ma soprattutto mi sembrano più deboli dell'anno scorso le due romane.

5° Fiorentina: via, voglio essere ottimista. La Fiorentina è più equilibrata rispetto all'anno scorso ma soprattutto sono le altre a essere più deboli. Magari potrebbe giocarsi anche il 4° posto con il Napoli...

6° Roma: colpa di Monchi...

7° Lazio: ma... l'ho vista proprio poco: se poi arrivasse 5° non mi stupirei troppo...

8° Torino: nonostante la partenza in salita ho fiducia in Mazzarri.

9° Sassuolo: soprattutto perché l'Atalanta mi pare in difficoltà.

10° Atalanta: poi se Gomez si scatena potrebbe anche risalire parecchie posizioni ma dubito che accada.
...
»

Procediamo con ordine:
- Juventus: c’è ancora da capire quale sia il valore aggiunto di Ronaldo. Il campionato non ci dice niente al riguardo: la Juventus era già troppo forte. Il valore di Ronaldo andrà quindi valutato nella Champion’s. In particolare si vedrà se Ronaldo è ancora un fuoriclasse: in grado cioè di fare la differenza da solo e di trascinare la squadra o se si è “trasformato” in un semplice “forte giocatore”. Io credo, dal poco che ho visto, che Ronaldo sia ormai solo un forte giocatore ma spero che mi smentisca.
- Milan: sulla mia previsione pesano gli infortuni e Higuain che non sta funzionando. Confido che riesca a riguadagnare qualche posizione anche se ormai il 2° posto sembra troppo lontano. Cutrone, come ho sempre scritto, è fortissimo e dovrebbe essere il titolare.
- Inter: più o meno sta andando come previsto anche se Nainggolan ha deluso: devo imparare (per il futuro) che il giocatore che non conduce vita da atleta a 30 anni è finito…
- Napoli: avevo terribilmente sottovalutato Ancelotti: pensavo fosse un venditore di aria fritta mentre invece è molto bravo. A mia scusante posso dire che io seguo il calcio solo da una decina d’anni e in questo periodo di tempo Ancelotti non allenava in Italia (e quindi non l’ho seguito direttamente).
- Fiorentina: come avevo specificato la mia previsione era volutamente ottimistica ma non mi aspettavo che andasse così male: le prime giornate furono fuorvianti. Poi Simeone ha smesso di giocare, Chiesa non ha trovato abbastanza la porta, è subentrata la paura e, soprattutto, Pioli ci ha messo del suo ostinandosi a schierare con pertinacia giocatori improponibili. Ah, per la cronaca la mia ultima (nel senso di ultime 20 giornate) fissa è su Biraghi: dopo l’ultima sosta di campionato per la nazionale si è completamente spento; fortissimo invece Hanko, che giocherebbe nel suo ruolo, ma che ho potuto vedere per soli 10 minuti non mi ricordo nemmeno più quando…
Muriel (che pure mi piaceva) ho paura che sia fuori forma e, quindi, non troppo meglio di Simeone: speriamo che ingrani giocando… E che dire di Pjaca? Altra grande delusione anche se Pioli, secondo me, non gli ha dato abbastanza continuità di gioco, poi magari sono subentrati problemi psicologici, non so…
- Roma: rimango dell’idea che la Roma, a causa della campagna acquisti estiva, resterà fuori dalla Champion’s: colpa cioè di Monchi e non di Di Francesco. E meno male che hanno avuto la botta di c### di aver trovato questo Zaniolo (fortissimo! E a me è piaciuto anche Pellegrini)…
- Lazio: è una squadra che seguo pochissimo e per questo non riesco a prevedere come andrà…
- Torino: continuo ad avere fiducia in Mazzari. Credo che in classifica abbia qualche punto in meno di quanti si meriterebbe.
- Sassuolo: la seguo pochissimo. Ho la sensazione che Boateng sia un po’ calato. E non mi piace Berardi.
- Atalanta: più o meno… sono contento che Zapata stia crescendo: mi è simpatico.

Vabbè, il commento sulla mia previsione mi è venuto molto meno snello del previsto…
Va bene: allora ne approfitto per chiudere qui il pezzo ma non vado a cambiare la premessa perché sono pigro…

Conclusione: pezzo terribile, lo so.