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sabato 18 agosto 2018

Idee e campate in aria

Qualche giorno fa è crollato un pezzo di ponte dell'autostrada A10 a Genova. Oltre trenta vittime, città tagliata in due e conseguenti danni all'economia locale.

Risposta di Di Maio/Conte “revocheremo la concessione per le autostrade all'attuale gestore” mentre Salvini, più cauto, si limita a “chiedere giustizia”.

Lasciamo perdere la questione che l'atteggiamento del M5S non è da populismo apparente/ambizioso ma da populismo reale mentre l'esitazione di Salvini potrebbe essere doverosa prudenza ma anche la reazione di un populismo apparente invece che reale. Questo lo comprenderemo nei prossimi mesi: vedremo se il M5S insiste nei suoi propositi o se farà (come credo, magari su intervento diretto/indiretto di Grillo) marcia indietro e come si comporterà Salvini.
Per il momento lasciamo perdere: non è che la questione sia poco importante (anzi!) ma per il momento potremmo fare solo delle ipotesi mentre il tempo (pochi mesi) ci darà comunque delle risposte più precise.

Quello di cui volevo scrivere è invece il comportamento di amici/conoscenze di “sinistra” (da piddini più o meno delusi a seguaci di LeU, Possibile o Potere al Popolo) trovate su FB.

Molti di questi scrivono infatti che revocare la concessione per le autostrade è "impossibile" perché costerebbe troppo a causa delle penali. Opinione di per sé più che legittima.
Quello che mi irrita è che spesso viene espressa quasi “gongolando”, come se ci fosse cioè una certa soddisfazione in ciò.
Capirei questo atteggiamento se le dette amicizie/conoscenze fossero di destra, ad esempio di Forza Italia o Fratelli d'Italia, ma se sono di sinistra non dovrebbero essere invece favorevoli a, in pratica, una nazionalizzazione?
Il loro modo di porsi al problema mi fa pensare che essi siano contro, a prescindere, a qualsiasi iniziativa del governo. Per me essere contro a prescindere è inconcepibile: io sono favorevole quando viene realizzato ciò che penso sia giusto e contrario quando si fa ciò che credo sbagliato. Non è che guardo chi propone/esegue qualcosa e, in base alla persona/partito e non alla cosa detta/fatta, per decidere se sono favorevole o no...

Per la cronaca io sono dell'idea che i servizi essenziali (e in Italia le autostrade lo sono) dovrebbero essere pubblici: il privato, specialmente se in regime di monopolio, cercherà di massimizzare i propri profitti (tariffe più elevate) e minimizzare i costi (nel caso specifico poca manutenzione e scarsi investimenti). Non è che lo dico adesso: l'ho scritto in [E] 13.2 (punto 8) ma anche in 11.3 (nota 363) e in 18.3; e nella versione 1.1.0 probabilmente darò ancor più risalto a tale idea...

Tornando all'atteggiamento delle mie amicizie/conoscenze su FB mi irrita anche un altro aspetto più sottile: essi si dicono (credono) di sinistra ma in realtà nella loro logica (capitalista!) mettono il profitto davanti alla giustizia.

È vero che il contratto sulla concessione delle autostrade prevede il rimborso per il gestore in caso di revoca anticipata delle stesse ma...
...ecco la mia idea campata in aria: il popolo è sovrano, no? E il governo è espressione della volontà popolare, no?
Allora il governo può fare una legge che dica “In caso di pericolo per la popolazione e grave danno all'economia del paese lo Stato può revocare qualsiasi concessione senza pagare alcuna penale eventualmente prevista dal contratto di assegnazione”. Fatta questa legge si revoca la concessione a chi ha lucrato sulla pelle degli italiani senza dargli un euro.
A chi obiettasse che tale legge sarebbe troppo marxista (o stalinista!) rispondo che se gli italiani la pensano così allora puniranno l'attuale governo alle prossime elezioni altrimenti significherebbe che il governo ha correttamente interpretato la volontà popolare (che è sovrana).

Questo è come, secondo me, il governo dovrebbe muoversi ma, sfortunatamente, sono abbastanza sicuro che le cose andranno diversamente: solo un polverone e poi niente di concreto. Comunque, come scrivo sempre in questi casi, vedremo...

Conclusione: mi sono dimenticato di inserire la polemica politica sulla società dei Benetton che ha ricevuto la concessione per la gestione delle Autostrade da Prodi (PD, credo si chiamasse già così... a no, era l'Ulivo! Comunque insegna diversa ma stesso locale...) prima, confermata da D'Alema (PD) e prorogata da Renzi (PD), ma ve la potete immaginare (*1). Forse non è un caso che gli amici/conoscenti di sinistra su FB pensino e scrivano come se fossero di destra...

Nota (*1): Blitz notturni, segreti di Stato... ma vi rendete conto? Questi contratti sono segreti?! invece in Francia si possono scaricare dalla rete: provate a immaginare il motivo della segretezza italica...

mercoledì 15 agosto 2018

L'orizzonte (48) del razzismo

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.0.0 "Bennata").

Avevo trovato il seguente collegamento all'articolo RAZZISMO, XENOFOBIA: LE FRONTIERE DELLA MISTIFICAZIONE. (di Arturo su Orizzonte48.Blogspot.com) ormai diverse settimane fa e volevo commentarne alcuni aspetti che mi avevano particolarmente colpito.

Prima di tutto l'articolo è scritto veramente molto bene: ricorda più un saggio (*1) che un pezzo giornalistico.
Leggendo qua e là ho scoperto che gli autori di questo sito lo ritengono uno spin-off "giuridico-istituzionale" di Goofynomics: genericamente l'argomento è quindi il rapporto fra Italia ed Europa ma l'accento non è tanto sull'economia quanto sulle leggi e istituzioni.

L'articolo in questione, come si intuisce dal titolo, affronta l'argomento del razzismo e della xenofobia: personalmente non mi pare di aver mai trattato questi temi. Volutamente: come al solito le mie idee personali sono molto particolari e, dato l'argomento, avrei dovuto spiegarle con molta pazienza e circospezione per non rischiare di essere frainteso; ho quindi “risolto” evitando di parlarne...

Anche stavolta eviterò opinioni personali e mi limiterò a ripercorrere i passaggi di questo articolo di Orizzonte48 (e alla cui lettura autonoma ovviamente rimando!) che più mi hanno impressionato.

Inizialmente viene citata un'intervista di Levi-Strauss sul razzismo dove viene data una definizione dello stesso (riassumo con “razzismo = discriminazione su base biologica/genetica”) e viene affermato che l'argomento è spesso strumentalizzato in maniera superficiale e talvolta controproducente.
L'autore (Arturo intendo!) ne conclude che essere contrari all'immigrazione non significa essere razzisti. A me parrebbe un'affermazione ovvia ma in effetti, nell'Italia di oggi, chiunque nutra dubbi sull'immigrazione, e sulle sue conseguenze sociali ed economiche, è apoditticamente e spesso strumentalmente tacciato di razzismo.

Semmai, prosegue l'autore, ha più senso parlare di razzismo nella ricorrente affermazione che “gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare” perché suggerisce l'idea che ai primi spettino solo, e quasi “naturalmente”, i lavori più umili e meno pagati (l'ipocrisia di questa affermazione la evidenziai anch'io in Il capitolo mancante l'anno scorso).

L'articolo si chiede poi se l'immigrazione ([E] 19) rappresenti una minaccia: la risposta è sì, almeno da un punto di vista economico e politico.
Il “pericolo” economico ([E] 19.2) è banale: l'afflusso di mano d'opera abbassa gli stipendi: gli imprenditori ne sono contenti perché abbassando i costi aumenta il loro guadagno, ma i lavoratori, diciamo autoctoni, hanno solo da rimetterci. Interessante che su questo punto concordino anche studiosi di sinistra (*2).
Non ho trovato invece accenni alla mia intuizione che possa esistere un effetto a catena sui salari: ovvero che abbassando gli stipendi dei lavori più umili si possano poi mantenere artificialmente più bassi anche tutti gli altri: cose che, nella mia teoria/intuizione, contribuisce all'emigrazione dei giovani italiani ([E] 19.3).

Cosa si intenda per “pericolo” politico è meno chiaro: fra rimandi ad altri pezzi e vaghi accenni mi pare che si indichi una frammentazione dell'unita culturale del paese (che diviene quindi più facilmente vittima delle ingerenze dei parapoteri economici/politici alle quali non riuscirebbe a rispondere in maniera compatta) e di “distrazione”, spostando cioè il dibattito politico su questioni secondarie (più o meno quanto ipotizzo anch'io nell'Epitome anche se l'idea dell'unità culturale è un concetto interessante).

L'argomento è poi ripreso nella parte finale dell'articolo che è quella che più mi ha incuriosito. L'autore riprende una ricerca di Robert Putnam: professore americano, esponente del comunitarismo e quindi ideologicamente favorevole all'immigrazione ma che nel suo studio arriva però a conclusioni contrarie.
Il succo della ricerca è che l'immigrazione tende a diminuire la solidarietà all'interno della società. La riduzione non avviene solo a livello complessivo ma anche all'interno di ogni singolo gruppo sociale. In pratica sembra che le persone, non riconoscendosi più nella società, tendano a estraniarsi da essa richiudendosi nel proprio bozzolo.
Questo ci riporta al pericolo politico precedentemente accennato: una società che non si riconosca in se stessa è più prona, ad esempio, all'astensionismo (grazie al quale alcune forze politiche riescono a governare con i voti di una minoranza dei potenziali elettori di un paese) ed è acquiescente verso anche iniziative politiche che vadano contro il suo diretto interesse (come, ad esempio, la diminuzione di libertà d'espressione).

Infine c'è un'osservazione finale: l'emigrazione non fa bene neppure ai paesi (africani) di provenienza. Su questo sono solo parzialmente d'accordo: sicuramente non fa bene quando a partire sono i giovani più istruiti (che lavorando nel proprio paese potrebbero contribuire a renderlo più ricco) ma quando invece si tratta di ragazzi senza alcuna preparazione e formazione allora (nell'ipotesi che poi rimandino a casa qualche soldo) diventano una fonte di guadagno per la loro nazioni di origine.

Conclusione: in realtà il titolo dell'articolo è fuorviante: di razzismo si parla solo per concludere che essere contrari all'immigrazione non equivale a essere razzisti! Poi si analizzano due problematiche legate all'immigrazione. La prima economica dovrebbe essere ovvia a tutti se non fosse per la continua disinformazione interessata fornita dai media che negano l'ovvia legge della domanda e dell'offerta nel mercato del lavoro; la seconda, ovvero la frattura nella società causata dall'immigrazione è forse più interessante: io ne avevo intuito alcuni aspetti ma l'articolo ha colmato diverse lacune (*3).

Nota (*1): Probabilmente a causa delle numerose citazioni e riferimenti che permettono di approfondire ogni aspetto del problema
Nota (*2): Anche Marx analizzò l'impatto dell'immigrazione dall'Irlanda all'Inghilterra e, senza il pallio del razzismo a intorbidire le acque, ne concluse che chi ne traeva veramente vantaggio erano i grandi industriali.
Nota (*3): in particolare la “teoria del contatto” mi pare molto significativa: soprattutto perché per essere applicabile al rapporto fra popolazione autoctona e immigrati dovrebbero essere rispettate delle premesse che però, almeno in Italia, sono invece completamente ignorate.

martedì 14 agosto 2018

E infatti 2...

Prosegue quella che io chiamo l'“operazione Tria” che ho predetto in Previsione per l'autunno, vedi anche il corto E infatti...

Articolo: Paolo Becchi, l'allarme rosso: perché con il ministro Tria l'Italia non reggerà l'attacco finanziario di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su LiberoQuotidiano.it

Che poi, intendiamoci, le accuse a Tria sono fondate e non pretestuose: quello che voglio sottolineare è che fanno parte di una strategia più ampia...

Criptino 5 - 14/8/2018
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Un ultimo aforisma - 15/8/2018
C'è (credo) un ultimo aforisma che voglio segnalare fra quelli letti nel Libro degli aforismi a cura di Federico Roncoroni, Ed. Mondadori, 1989.
Quando lo lessi pensai “carino, suona bene” ma nel complesso lo sottovalutai. Invece, come a volte mi accade, è rimasto a frullarmi nel cervello e lentamente mi sono convinto che non solo “suona bene” ma che è anche bello e profondo.

Come al solito non lo ricordo esattamente ma il concetto è: “Le passioni del cuore vanno stemperate con la ragione, le decisioni della ragione vanno addolcite col cuore”.

La sola ragione rischia di portare a decisioni inumane, il solo cuore a scelte sciocche...

PS: dopo provo a cercarlo con calma nel libro (dovrei averlo marcato con un puntolino!) e nel caso ne riporterò qui la versione “corretta”.

Previsione per l'autunno

Stanotte non ho dormito e già da un'oretta aggeggio al calcolatore: ho riletto il pezzo L'equilibrismo di Salvini.
Accenno a possibili crisi economiche in autunno se non prima: è bene precisare che si tratterà di attacchi progettati dall'estero, magari a base di punti di spread, prendendo la scusa della legge finanziaria.

Commentare ciò che accade è facile: più difficile (ma anche divertente) cercare di anticipare il futuro. Cosa accadrà quindi all'alleanza giallo-verde nell'eventualità di una crisi economica?

Se anche la Lega, come il M5S, è un populismo apparente allora il problema non si pone: qualche proclama e poi lesti a ubbidire a Bruxelles.

Se invece la Lega fosse un populismo reale la faccenda sarebbe molto più complessa.
Per quanto scritto la volta scorsa sappiamo che: 1. La Lega non può permettersi di far cadere questo governo perché le elezioni politiche sono troppo lontane: il PD si è probabilmente reso conto dell'errore fatto a non accordarsi col M5S e adesso sarebbe disposto a consegnare la testa di Renzi in un pacchetto regalo pur di andare al governo; 2. In altre parole questo significa che il M5S ha il coltello dalla parte del manico: se il M5S dice no a una proposta la Lega potrebbe farci ben poco.

In caso di un ricatto economico da Bruxelles il populismo apparente si limiterebbe a qualche dichiarazione di facciata e poi ubbidirebbe a quanto richiesto; il populismo reale cercherebbe invece di fare l'interesse degli italiani e quindi si dovrebbe opporre, anche duramente.
In questo caso M5S e Lega non potrebbero trovare un accordo reale: e quindi?

Quindi credo che Salvini si stia dimostrando un politico abilissimo: come detto in caso di contrasti dovrà passare la linea del M5S. Mi aspetto quindi un accordo pasticciato che, sostanzialmente, si pieghi a quanto imposto da Bruxelles. Provvedimento quindi che, nel medio lungo termine, non potrà portare niente di buono. E quindi?
Quindi qualcuno se ne prenderà la colpa: e chi sarà il responsabile numero uno? Secondo me le responsabilità verranno affibbiate al ministro dell'Economia Tria. Per Salvini, prevedendo quindi a maggio ciò che succederà in autunno, era quindi un bene che tale ministero andasse al M5S. Ancor meglio che il Mattarella ci abbia voluto mettere un proprio uomo (come, del resto, al ministero degli Esteri): in questa maniera la colpa del pastrocchio sarà scaricata ancora più facilmentelle dalle spalle della Lega.

La strategia della Lega dovrà quindi seguire 4 strade:
1. Informare la popolazione su quello che la Lega avrebbe voluto fare se non fosse stato per l'opposizione di Tria: punti semplici e chiari (dovrebbe essere facile visto che sarebbe la verità).
2. Spiegare e ripetere agli italiani che la crisi è un vero e proprio attacco esterno che viene dai parapoteri nella EU: il nemico esterno compatta sempre la nazione. E anche in questo caso dovrebbe essere facile visto che la verità sarebbe di nuovo dalla parte della Lega. Basta con la favola dei sacrifici necessari per l'Europa e per il nostro bene...
3. Attaccare preventivamente, durante la crisi cioè, il ministro Tria: costringerlo a difendere il proveddimento mettendoci la propria faccia in maniera che poi non possa evitare di prendersene la colpa.
4. Idealmente, in questa manovra che sarà al 90% targata M5S, Salvini dovrà essere bravo a infilarci un 10% “suo” (*1) effettivamente utile al paese. In questo modo, in maniera ancora più facile e credibile, potrà dire che se avesse avuto mano libera avrebbe potuto fare molto meglio.

Ovviamente questo “giochino” potrà funzionare una volta sola: cosa fare quindi per i mesi successivi? Difficile dirlo: sicuramente dovrà evitare di far dimettere Tria il più a lungo possibile in maniera da continuare a fargli fare da parafulmine. In caso di dimissioni ben venga un altro “uomo del presidente” da poter poi mettere alla berlina: ovviamente stando attenti a non far cadere il governo.
Immagginarsi cosa possa succedere nel 2019 credo sia impossibile: penso che anche Salvini, nonostante abbia molte più informazioni di me, non sia in grado di prevederlo.

Credo poi che saranno molto importanti le elezioni in Abruzzo: il loro risultato potrebbe incidere sulla scelta per la strategia nazionale di Salvini, soprattutto se si trattasse di una grande vittoria.

Conclusione: cercare di indovinare cosa accadrà non è facile (e infatti non credo di aver letto nessuna previsione politica sull'argomento) considerando soprattutto che ho pochi dati a disposizione e che il tempo che investo nell'analisi della poltica è relativamente limitato. Eppure, partendo dalla teoria esposta nella mia Epitome, in particola sulla natura dei populismi, è possibile arrivare a dei punti fermi: da questi, usando logica e intuizione, è possibile determinare ciò che ai più sfugge.
Ah! Ovviamente le previsioni non sono certezze ma ipotesi! Vedremo quindi se e quanto ho indovinato di quanto accadrà...

Nota (*1): temo che il "suo" 10% che Salvini inserirà nella manovrà economica sarà l'accenno di flat tax che a me non piace per niente: giusto abbassare le tasse a tutti ma ciò andrebbe fatto in maniera progressiva in base al reddito. Ma inserendo la flat tax Salvini potrà dire: 1. mantengo le promesse; 2. è ovviamente un provvedimento a favore degli italiani che porta consenso.
Che poi economicamente così sia ugualmente o più vantaggioso di un abbassamento progressivo delle tasse in base al reddito può anche essere vero ma ciò non mi interessa in quanto non è comunque giusto.