«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 28 settembre 2017

Nuove nove

Solo per dire che lo sviluppo dell'Epitome procede a buon ritmo.
Da quando ho ripreso a lavorarci ho convertito una paginata di note (dal mio quadernone con idee, bozze, etc...) in 3/4 nuove pagine nell'epitome. Dopo la pausa di circa una settimana (quando sono stato ad assistere mio padre) ho iniziato un nuovo capitolo: inizialmente ho scritto contro voglia, imponendomi di andare avanti, ma da oggi ho preso ad appassionarmi. Mi pare stia venendo un ottimo lavoro!
Finito il nuovo capitolo (che sarà il 9°, facendo così scorrere di una posizione tutti i successivi) dovrò decidere che fare: nel frattempo ho infatti accumulato un'altra pagina di appunti sul mio quadernone e, volendo, avrei da scrivere un altro nuovo capitolo...
Conoscendomi però, visto che mi piace subito pubblicare il nuovo materiale quando è pronto, penso che non scriverò altro, però, sempre conoscendomi... non si può mai dire!

“Scopri la tua etnia” - 3/10/2017
Ieri sera ho fatto tardissimo guardando video su Youtube di persone (spesso tubofili) che hanno fatto l'esame genetico e scoprono per la prima volta “in diretta” i risultati. Sembra sia una moda partita da un singolo tubofilo e che poi si sia diffusa esponenzialmente... Provate a cercare con le chiavi "ancestry dna italia"...
Qualche considerazione sparsa:
1. i video sono in genere piuttosto divertenti
2. soprattutto gli afroamericani hanno grosse sorprese
3. mentre in USA la moda sembra spontanea in Europa l'esame viene regalato tramite un concorso ai tubofili
4. evidentemente le compagnie specializzate sperano in un bum commerciale anche nel vecchio continente.
5. questi esami per scoprire le proprie origini genetiche sono pochi significativi (v. DNA Ethnicity Results Aren't What You Think)
6. rimango convinto che siano esami pericolosissimi per la riservatezza non solo personale ma anche di tutta la propria famiglia. Vedi: Saremo schiavi e Allarme schiavismo

Strana acconciatura - 11/10/2017
Ieri notte ho fatto uno strano sogno: mi guardavo allo specchio e avevo capelli nerissimi e un bella barbetta curata. Ed ero l'io attuale: il resto della mia faccia era il solito con le usuali rughe di espressione e occhiaie.
La cosa buffa è che nel sonno non mi stupivo del fatto che mi fossero ricresciuti i capelli e che non avessi un solo pelo bianco: piuttosto mi stupiva il loro taglio moderno che però adesso non saprei descrivere.
Solo una volta sveglio mi sono ricordato che saranno ormai passati almeno 20 anni da quando avevo tutti quei capelli!

La Ferrari (ri)scopre la qualità - 12/10/2017
Ascoltato di sfuggita passando vicino alla tivvù: la Ferrari ha assunto un nuovo dirigente esperto di qualità perché "non è possibile perdere gare per un pezzo che costa 59€”.
Bene: la Ferrari scoprirà che la qualità non è solo nel processo e nelle cose ma, forse soprattutto, nelle persone; qualità quindi in tutto il personale: dalla mano d'opera alla dirigenza.
Ma per avere qualità bisogna saper giustamente premiare il merito: non dubito che alla Ferrari non cerchino gli ingegneri più bravi ma è il sistema Italia che ormai è marcio a tutti i livelli: di conseguenza chi ha qualità (e quindi merito), soprattutto se giovane, se ne va all'estero: in queste condizioni assumere chi è veramente capace diventa come trovare un ago nel pagliaio.

Paradox - 12/10/2017
La Paradox persevera nell'illusione che il suo recente successo sia dovuto alla sua strategia commerciale invece che alla crescita esponenziale del mercato grazie alla diffusione di Steam.
Per questo insiste a sfornare espansioni di qualità e contenuti scarsi a prezzi assolutamente non commisurati.
Sono curioso di scoprire se già quest'anno avrà una flessione nelle vendite oppure no: sono però sicuro che con il loro prossimo gioco (che io sappia non è ancora stato annunciato) si accorgeranno quale sia il costo di aver deluso le aspettative dei propri clienti...

mercoledì 27 settembre 2017

Le elezioni tedesche

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.1 "Aporia"). In particolare i capitoli: 4, 5, 10 e 11.

Sì, lo so: c'è stato il voto in Germania ma non l'ho seguito minimamente.
Ormai ho assimilato la lezione olandese (v. Intuizione corretta e soprattutto Previsione a posteriori) che a sua volta si basa su quanto scritto in [E] 11, ovvero:
1. I partiti tradizionali sono tutti più o meno simili fra loro nel senso che subiscono (e magari cercano) le pressioni dei parapoteri economici e finanziari e, con essi, sono abituati a trattare e confrontarsi. Come spiegato in [E] 10.2 questo è sempre successo ma, negli ultimi anni, a causa della globalizzazione la forza dei parapoteri è cresciuta esponenzialmente e adesso è divenuta preponderante con grave danno alla democratastenia ([E] 4.4).
2. Alternative populiste ([E] 11.2 e 11.3) sono possibili solo dove le condizioni di vita siano peggiorate sensibilmente: solo in questa maniera l'elettore si renderà conto che gli epomiti (ed equimiti) della sua società hanno contenuti fuorvianti, ovvero che sono menzogneri e, contemporaneamente, vincerà la sua paura del cambiamento (causata dalla legge della conservazione, [E] 5.1).

Sapendo che la Germania, come Stato e a livello dei suoi parapoteri economici, si è arricchita notevolmente grazie agli squilibri causati dall'euro, supponevo che il livello medio di vita dei suoi abitanti non potesse essere peggiorato.
Di conseguenza, dal mio punto di vista, avrebbe vinto la Merkel o comunque un politico di un altro partito tradizionale che, per quanto detto al punto 1, sarebbe stato sostanzialmente equivalente all'attuale cancelliere. Ero parimenti sicuro che non avrebbe vinto, neppure lontanamente, un partito populista di qualsiasi genere.

Data la mia incompetenza economica mi mancava un dato fondamentale: in Germania, nonostante la grande ricchezza, è mancata un'equa redistribuzione della stessa con la conseguenza che, soprattutto nel'ex DDR, ci sono circa 5 milioni di elettori poveri tedeschi.
E questi milioni di elettori, in accordo con le teorie esposte nell'epitome, hanno colto l'occasione per votare una forza populista, non ho idea se reale o apparente ([E] 11.3).

Su Goofynomics è puntualmente stata pubblicata un'analisi che corrobora la mia teoria: QED 84: AfD (quei nazisty dei poveri)

NB: spero che quanto ho scritto finora in questo pezzo non venga frainteso. Non vorrei che qualcuno arrivasse alla non conseguente conclusione del tipo: “KGB non era interessato alle elezioni tedesche perché sapeva già che i neonazisti non avrebbero vinto. Quindi KGB tifava per i neonazisti”.
Solo la prima parte di questo ragionamento immaginario è corretta, non la sua conclusione.
Dal mio punto di vista di italiano, completamente impotente e inerme, che vinca la Merkel o un altro politico tradizionale non cambia niente: la Germania continuerà comunque nella sua politica europeista (che distrugge il resto dell'Europa). Le elezioni tedesche mi avrebbero interessato nel caso avesse potuto vincere un partito populista perché questo avrebbe potuto portare dei cambiamenti che si sarebbero ripercossi anche in Italia e quindi su di me.
Più in generale per me un populismo di qualsiasi tipo (ovviamente reale e non apparente) non corrisponde automaticamente a qualcosa di positivo, che porterà cioè benefici alla democratastenia, ma solo a dei potenziali cambiamenti: cambiamenti che potranno essere sia positivi che negativi (tutto questo è già spiegato in [E] 11.3 ma mi sembrava opportuno ribadirlo).

Conclusione: In realtà la domanda da porsi a monte delle mie considerazioni sopra esposte è se la Germania sia una democrazia o una criptocrazia ([E] 10.5): nella democrazia (come negli USA) il potere politico mantiene la sua indipendenza dai parapoteri economici (anche globali) nonostante che (come da sempre succede) ne sia influenzato; nella criptocrazia (come in Italia) il potere politico ne è invece totalmente succubo. La mia sensazione è che la Germania sia ancora una nazione sostanzialmente democratica (lo si capisce indirettamente dalla tutela della libertà individuale che ancora resiste, nonostante le idiosincrasie col nazismo e simili). Di conseguenza fra la Merkel e un altro politico di un partito tradizionale ci sarebbero state in realtà delle differenze: solo non sostanziali. Resta poi il fatto che il populismo di turno non avrebbe avuto comunque i numeri per vincere.

martedì 26 settembre 2017

Amazzoni, toscani, etc...

Da qualche giorno ho iniziato a leggere un libro che pregustavo da tempo: Le vite di Plutarco, in realtà un bel cofanetto con quattro volumi dalla copertina rigida estremamente curati e, ovviamente, appartenuto a mio zio.
La lettura non è facilissima: la traduzione è infatti di Marcello Adriani detto il giovane (per distinguerlo dall'omonimo nonno) che visse fra il 1553 e il 1604; curiosamente di tale studioso non si sa praticamente niente visto che non è menzionato dagli storici e scrittori coevi.
Ma secondo l'introduzione, che sicuramente non tira l'acqua al proprio mulino, la sua traduzione anche se datata è la migliore... sarà...

Nelle Vite (in genere) Plutarco scrive le biografie di un personaggio greco e di uno romano che hanno tratti simili. Plutarco spesso indulge negli aneddoti più colorati e quindi la narrazione è particolarmente gradevole. A me interessavano le biografie dei personaggi storici ma il libro inizia con le vite parallele di Teseo e Romolo! Ho deciso comunque di non saltarle perché così posso familiarizzarmi con il linguaggio: per esperienza ormai ho capito che mi occorrono un paio di capitoli per abituarmi all'italiano arcaico...

Comunque ho già notato degli spunti interessanti:
- Nella vita di Teseo l'autore si rifà (ovviamente) ai miti tramandati dagli autori precedenti, come ad esempio la leggenda del Minotauro metà uomo e metà toro: eppure Plutarco, pur non arrivando a dire che tali storie fossero solo frutto di fantasia («...ne' libri più favolosi...»), ne dà un'interpretazione realistica, spiegandoli come metafore o allegorie.
Plutarco (rifacendosi ad altri autori) spiega che il labirinto era in verità una semplice prigione, che un tale Tauro («...un uomo non punto grazioso, né di mansueti costumi...») capitano di re Minosse semplicemente "maltrattò un po'" i suoi giovani prigionieri e, infine, che questi non venivano uccisi ma divenivano servi.
- Mi hanno poi colpito i numerosi riferimenti alle amazzoni: sono convinto che debba essere realmente esistito un popolo governato da donne guerriere. Voglio vedere cosa ne dice Wikipedia... bo, la pagina italiana le considera semplicemente pura mitologia... ma resto dell'idea che ci siano troppe fonti concordi per essere solo frutto di fantasia: credo che sia la nostra mentalità sostanzialmente maschilista, soprattutto dei secoli passati, a farci ritenere che non siano mai esistite...
- Eppure la mitologia talvolta si trasforma in realtà come nel celebre caso della città di Troia. Ma ci sono anche altri esempi: forse ne ho scoperto uno nella vita di Romolo.
Secondo Plutarco i toscani (ovvero gli etruschi) provenivano dalla Tessaglia passando per la Lidia (...i Toscani passati prima di Tessaglia in Lidia, e di Lidia in Italia.). La Lidia era la regione interna della penisola anatolica mentre la costa era colonizzata dai greci: e qualche anno fa mi era capitato di leggere (non ricordo né dove né i dettagli) che da analisi genetiche si era trovata una relazione fra toscani e turchi!
- Secondo Plutarco l'usanza di fare entrare in casa la propria moglie portandola in braccio (evidentemente già in voga al tempo dei romani) è una rievocazione propiziatoria del ratto delle sabine (considerata positivamente in quanto dette origine alla stirpe dei romani e finì con la riconciliazione con i sabini) quando le giovani rapite furono trasportate con la forza nelle case («Dura parimente ancor oggi l'uso di non entrare la sposa da se stessa sopra la soglia della camera, ma si lascia di peso portare, perché le Sabine in quella guisa vi furono per forza condotte.»).

Conclusione: sembra che le Vite saranno una lettura molto interessante: non prometto però di farne degli aggiornamenti regolari perché ho notato che spesso questi, da piacevoli divertimenti, mi si trasformano in fastidiosi obblighi.

lunedì 25 settembre 2017

Evoluzione variabile

Qualche giorno fa, mentre stendevo i panni (attività che odio), ripensavo ai documentari sui dinosauri visti quando ero a casa di mio padre.

Hanno qualcosa che mi sorprende sempre: spesso si parla di specie animali che per milioni di anni sono rimaste immutate, mentre altre sembrano apparire (relativamente) all'improvviso.
Quel che non capisco è che secondo i principi dell'evoluzione di Darwin i cambiamenti dovrebbero avvenire continuamente e, grazie alla selezione naturale, le novità favorevoli alla specie propagarsi alle generazioni successive.
Quindi perché alcune specie di dinosauri sono rimaste immutate per milioni di anni? e se invece che “immutate” tali specie sono cambiate ma solo molto lentamente (ovvero la velocità dell'evoluzione è MOLTO lenta), allora come si spiega l'apparizione improvvisa (relativamente) di nuove specie?

Per spiegare questo fenomeno ho postulato tre ipotesi:
1. Quando una specie è estremamente efficace, cioè molto diffusa e con numerosissimi individui, allora la selezione naturale diviene inefficace: le modifiche spontanee, anche se favorevoli, si perdono nella massa degli individui e, magari si annullano, con altre sfavorevoli. Quando i T-Rex dominavano la terra, evidentemente senza troppi problemi a procurarsi il cibo, allora anche una modifica che rendeva un singolo T-Rex più abile a cacciare non faceva differenza nella selezione naturale.
Vice versa in un piccolo gruppo di animali che deve lottare per sopravvivere anche una piccola modifica può essere significativa e, contemporaneamente, dato il minor numero di individui essa potrà essere assimilata più rapidamente dalla specie.
2. Le modifiche significative avvengono con un meccanismo diverso (che al momento non riesco a immaginare) da quello delle modifiche casuali e della successiva selezione naturale ma estremamente più rapido.
3. I casi 1 e 2 insieme.

Come al solito dovrei saperne di più per fare ipotesi più accurate. Probabilmente già la mia prima ipotesi è sufficiente a spiegare l'apparente stranezza delle specie che sembrano non cambiare mai e di quelle che sembrano apparire “all'improvviso”. Probabilmente sapendone di più scoprirei che l'apparizione “all'improvviso” di una nuova specie richiede comunque il suo milione di anni...

Paradossalmente quando una specie è troppo “vincente” la sua evoluzione sembra cessare, con le modifiche positive che non riescono a imporsi. Al contrario se una specie è sottoposta a una dura lotta per la sopravvivenza allora l'evoluzione ne è accelerata. L'evoluzione non procederebbe ugualmente per tutte le specie animali ma avrebbe velocità variabili.

Credo che questa teoria la si possa applicare anche all'intero genere umano.

Conclusione: probabilmente questa mia idea è già stata postulata anni (o secoli) fa... ma dopotutto stavo solo stendendo i panni!

domenica 24 settembre 2017

La cattiva scuola

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.1 "Aporia"). In particolare i capitoli: 10 e 13.

Come spiegato altrove non seguo quotidianamente il sito Goofynomics: non è che non mi trovi d'accordo con le sue posizioni, anzi! Il problema è che mi deprimo: il Bagnai è in una fase in cui è sempre più conscio di tutti i problemi italiani (non solo quelli economici, micro e macro, del lavoro e simili, ma, grazie alle segnalazioni dei suoi lettori, anche di altri campi: informazione, salute, ricerca, istruzione, etc...) però non fornisce alcuna speranza per risolverli.
Io sono già consapevole delle tendenze in atto ([E] 13) e quindi, a parte la conoscenza dei casi specifici segnalati, non apprendo niente e mi faccio cattivo sangue: e per farmi cattivo sangue osservando come tutto venga mandato in malora non ho bisogno di aiuto, lo faccio benissimo da solo.

Però ritengo (anche questo già scritto svariati mesi fa) che informarsi debba essere un dovere e non un piacere e quindi, periodicamente, torno a controllare i nuovi articoli su Goofynomics dai quali poi, puntualmente, prendo spunti per scrivere dei miei pezzi.

Anche stavolta è andata a questo modo: ho aperto il sito e ho letto le prime righe dell'articolo del momento (che pochi giorni fa era questo: La lavagna); ho letto solo le prime 3-4 righe poi, intrigato dall'argomento, sono subito saltato all'articolo citato senza volutamente leggere l'opinione di Bagnai per non condizionarmi. L'articolo a cui sono approdato era di qualche giorno precedente: La sinistra e l'istruzione. Si tratta del commento di un lettore che si lamenta di come uno studente, probabilmente universitario, critichi un libro perché non dà abbastanza aiuti mnemonici (suppongo, schemi, quadri riassuntivi, anche la stessa formattazione del testo) e le sue cartine sono grigie invece che ricche di colore. L'obiezione dell'autore del commento è che i testi variopinti, ricchi di schemi/tabelle e aiuti mnemonici, privano lo studente dello sforzo di pensare con la propria testa e di rielaborare ciò che studia in maniera personale: in conclusione lo studente apprenderebbe più facilmente le nozioni ma senza però comprenderne pienamente il significato più profondo.

Nei commenti poi il discorso si amplia e va a coinvolgere tutto il sistema dell'istruzione italiana: la sensazione predominante fra i lettori, argomentata con vari esempi, è che lo si voglia volutamente smantellare. L'idea è che altrimenti la scuola potrebbe produrre cittadini che pensano con la propria testa e che quindi si opporrebbero alla deriva che sta prendendo la nostra società.

Come sapete, non ricordo esattamente dove ma sicuramente ne ho scritto, io ho un po' il dente avvelenato con i testi, universitari e non, scritti da autori italiani. Ai tempi dell'università avevo la sensazione nettissima che gli autori italiani volessero fare sfoggio della propria cultura e preparazione piuttosto che abbassarsi a esprimersi in un linguaggio facilmente comprensibile dai propri studenti. Dal mio punto di vista lo scopo precipuo dei professori avrebbe dovuto essere quello dell'insegnare nella maniera più efficace possibile mentre invece la norma era quella di sacrificare la chiarezza a una precisione formale troppo spesso sterile e autoreferenziale.
Questa mia sensazione era poi rafforzata dal contrasto con i testi di studio anglosassoni (credo americani) che invece mi sembravano, forse anche grazie ai loro “aiuti mnemonici” (*1), infinitamente più chiari: delle vere boccate di aria fresca...

Personalmente sono quindi convinto che i testi con gli “aiuti mnemonici” siano quindi effettivamente utili allo studente che debba studiarli. L'obiezione che sopra questi testi “colorati” si rifletta meno mi sembra semplicemente infondata: io potrei benissimo riflettere molto più a lungo su un singolo grafico che sulle pagine di testo che lo spiegano nel dettaglio ma non lo visualizzano. Anche gli “aiuti mnemonici” possono stimolare la riflessione critica dello studente: anzi, personalmente, per il mio tipo di intelligenza, sono più portato a cogliere anomalie (e quindi a investigarle e riflettere autonomamente) in dei dati schematici piuttosto che in lunghi discorsi ambigui e interpretabili in più maniere....

Ritengo però che nella sostanza tutta la questione sia irrilevante: per avere una buona scuola/istruzione non servono buoni testi ma buoni insegnanti: un bravo insegnante sarà perfettamente in grado di far ragionare i propri studenti indipendentemente dal testo utilizzato. Viceversa un cattivo insegnante, anche se adotta il miglior testo del mondo, non riuscirà a insegnare niente ai propri allievi.

Ma la questione che mi sta veramente a cuore, quella per cui ho deciso di scrivere questo pezzo, è la domanda se il sistema scolastico italiano stia venendo scientemente smantellato.
Le implicazioni infatti, dal mio punto di vista, ovvero da quello della mia Epitome, sarebbero notevoli. Sull'esistenza dei cosiddetti “poteri forti”, comunemente intesi come l'aggregazione coordinata di rappresentanti dell'alta finanza e del potere economico mondiale in genere, non mi sono infatti mai pronunciato. Non mi sono cioè mai soffermato sull'eventualità dell'esistenza di un “cervello” che guidi a livello mondiale l'involuzione della società occidentale a cui stiamo assistendo. In [E] 10.3 mi limito a fare presente come la presenza di schemi e tendenze globali non implichi automaticamente l'esistenza di una mente mondiale che cerchi di raggiungere specifici obiettivi: è infatti un risultato della teoria degli automi cellulari quello che unità indipendenti, che seguono però le stesse regole, possano generare degli schemi globali pur senza cooperare attivamente fra loro. In altre parole se tutte le grosse aziende cercano di massimizzare il proprio profitto a ogni costo, allora il complesso delle loro interazioni con la società potrebbe comunque generare gli schemi globali a cui stiamo assistendo.

Ora bisognerebbe valutare attentamente quali sono tutti gli elementi che stanno abbassando il livello qualitativo della scuola italiana: si possono considerare come l'effetto indiretto della pressione, non coordinata, di diversi parapoteri interessati solo ad aumentare il proprio profitto oppure no?
Se così non fosse la conseguenza sarebbe l'esistenza di una vera e propria volontà di smantellare l'istruzione pubblica italiana. Una volontà evidentemente frutto non di combinazioni casuali ma di un vero cervello: un potere forte internazionale che, per raggiungere i propri obiettivi (che a questo punto andrebbero al di là del mero interesse economico), non esiterebbe a ordinare che il sistema scolastico di un paese, che deve essere smantellato e spartito, sia scardinato in maniera da minimizzare gli ostacoli “democratici”, nella forma di potenziali elettori pensanti, che potrebbero frapporsi al raggiungimento del suo scopo.

L'esistenza o meno di un'organizzazione mondiale di questo tipo non sarebbe una questione di poco conto: c'è una grandissima differenza fra un sistema malato che involontariamente evolve in una certa direzione e l'esistenza di una volontà che indirizza l'evoluzione della società mondiale in specifiche direzioni.

Quindi adesso anche KGB è divenuto un complottista?
No. Come detto bisognerebbe osservare attentamente l'involuzione del nostro sistema scolastico: individuarne tutti i fattori e, per ciascuno di essi, cercare di scoprire se possa essere il risultato di semplici tagli di spesa asinini (come in realtà sospetto) che, per quanto esecrabili, non sarebbero però la prova di una volontà esterna mirante alla diseducazione dei giovani italiani.

Conclusione: sicuramente sarebbe un'analisi da fare. La mia sensazione è che sarebbe comunque inconcludente per mancanza di dati: però, se raccolgo abbastanza volontà, proverò a investigare anche in questa direzione... dopotutto, come detto, la questione di per sé sarebbe fondamentale...

Nota (*1): trattandosi di testi sostanzialmente matematici di “aiuti mnemonici” non ce ne potevano essere molti: la chiarezza stava piuttosto nella cura dell'impaginazione, nella scelta dei caratteri più leggibili, nei numerosi esempi che accompagnavano le definizioni, nel linguaggio piano e diretto...

mercoledì 20 settembre 2017

Novità musicali 10

Dopo oltre tre mesi ecco una nuova infornata di brani nelle mie collezioni (v. su Spotify e Youtube Lista 1, 2 e 3).

In totale ho aggiunto 20 brani scelti in ugual misura da Youtube e Spotify.
I generi: Hard Rock (1), Heavy Metal (3), Melodic Black Metal (1), Melodic Death Metal (2), Melodic Power Metal (2), Pirate Folk (1), Pop (1), Power Metal (1), Progressive Power Metal (1), Melodic Progressive Metal (1), Progressive Metal (2), Psychedelich Rock (1), Speed Metal (1), Symphonic Metal (1), Symphonic Power Metal (1) e Viking folk Metal (1).
Per una volta il classico “Heavy Metal” trionfa con tre brani!

Tre brani sono degli anni '80, tre brani del triennio 2005-2007, quattro del triennio del triennio 2011-2013 mentre i rimanenti 10 brani sono tutti successivi al 2015.

Solo quattro/cinque brani appartengono a gruppi che già conoscevo: “War of the Gods” di Amon Amarth, “The Unicorn Invasion of Dundee” di Gloryhammer, “Church of Carmel” di Luciferian Light Orchestra, “Until the end” di Lonewolf; il quinto brano è di Scanner un gruppo tedesco che in precedenza era chiamato Lions Breed e sotto tale nome avevo ben 5 loro pezzi!

Con qualche eccezione la maggior parte dei brani sono di gruppi tedeschi (5), svedesi (6) e finlandesi (3). I rimanenti gruppi provengono da Bulgaria, Islanda, Olanda, Scozia, Francia e USA.
Sfortunatamente anche a questa mandata non ho aggiunto brani di gruppi italiani: come già scritto altrove non li cerco attivamente ma, quando li trovo, ne sono molto contento.

Ma a passiamo a presentare concretamente qualche pezzo!
Fra i brani nuovi ero incerto fra il delicato ed elegante “Church of Carmel” di Luciferian Light Orchestra e il potente “War of the Gods” di Amon Amarth. Alla fine ho optato per il secondo che rispecchia maggiormente i miei consueti gusti:
War of the Gods di Amon Amarth (2011)

Fra i tre brani “vecchi” la scelta è ridotta a due (il terzo brano è quello Pop “Heaven is a place on Earth” di Belinda Carlisle di cui mi vergogno un po'): “It's raining blood” di Pain e “Across the universe” di Scanner. Ho poi optato per...
It's raining blood di Pain (1986)
...forse perché l'inizio mi ricorda le atmosfere di Seventh Son of a Seventh Son degli Iron Maiden...

Il mio brano preferito fra i pezzi più recenti, i 7 del 2016-2017, è stato più difficile da individuare: non conoscendoli molto ho dovuto ascoltarli più volte ma alla fine ho ristretto la selezione al brano Hard Rock “Dead Man on the Road” di Frontback, il Pirate Folk “Annabel” di Ye Banished Privateers e il Melodic Death Metal di Demonshire. Come per la scelta precedente ho deciso di optare per il genere che più rispecchia i miei usuali gusti:
So far from Victory di Demonshire (2017)

E poi la mia menzione speciale. Ero incerto fra il brano “Hour of Joy” di Morning (un gruppo olandese), di nuovo “Deadman on the Road” dei Frontback e “Annabel” dei Ye Banished Privateers. Questa volta opto però per il brano Pirate Folk perché ho trovato il video molto intenso e coinvolgente:
Annabel dei Ye Banished Privateers (2017)

Mi sono lasciato poi un po' di spazio per segnalare una “somiglianza” (v. i corti Somiglianze e Autoplagio).
Ascoltate a partire da 31 secondi, fra “Into the Enchanted Chamber” di Timeless Miracle (2005)
Into the Enchanted Chamber di Timeless Miracle (2005)

e

Secret Door di Dreamtale (2005)
Il fatto che entrambi i brani siano del 2005 mi fa sospettare che ambedue si siano ispirati a un qualche pezzo antecedente, chissà...
Che dite? La somiglianza è solo nella mia immaginazione?

Conclusione: ricordo solo che per vedere gli altri brani aggiunti basta scorrere gli ultimi pezzi dei collegamenti alle collezioni riportati all'inizio di questi pezzo...

martedì 19 settembre 2017

Non mi mordo la lingua

Recentemente mi è capitato di scoprire che vari amici e parenti usano il cosiddetto “morso”, ovviamente chiamato in inglese bite per renderlo più accattivante.
Ormai sembra un accessorio comune e indispensabile: i ragazzi portano gli apparecchi e i loro genitori stressati il morso. Per chi non lo sapesse lo scopo del morso è impedire alle persone di digrignare i denti nel sonno in maniera che non si sciupino consumandoli.

Curiosamente, senza saperlo, risolsi questo stesso problema a modo mio ormai molti anni fa. In un anno imprecisato mi accorsi che un dente della mascella iniziava a sporgere leggermente in fuori (accavallandosi e sovrapponendosi a quello al fianco) col risultato di toccarmi fastidiosamente il retro degli incisivi.
La mia soluzione fu quella di addormentarmi interpornendo la punta della lingua sui denti inferiori, come se fosse una sorta di cuscinetto: in questa maniera, contemporaneamente, evito di serrare la mascella perché mi morderei la lingua. Addirittura mi accorgo adesso di tenere ormai anche di giorno, a riposo, la lingua sopra i denti frontali inferiori...

Il vecchio meglio - 20/9/2017
In Novità musicali 9 decisi di iniziare a scegliere il mio brano preferito fra i nuovi aggiunti non immediatamente ma qualche mese dopo, subito prima di pubblicare una nuova selezione di pezzi. E così ho fatto...

Dei 15 brani aggiunti lo scorso maggio ben tre di essi hanno ottenuto il punteggio di 4½ stelline. Di questi due li avevo già presentati: “A thousand years” di Blaze Bayley e “Yggdrasil” di Brothers of Metal e, per questo motivo, ho deciso di assegnare il mio titolo di “Migliore dell'infornata” al terzo:

Malady di Shield of Wings

Piccola curiosità - 22/9/2017
Confrontando le copertine degli album degli anni '80-'90 con quelle successive al 2000 si nota che le prime erano molto più artigianali: a volte basate su un disegno realizzato a mano decisamente scadente. Adesso invece anche i gruppi più sconosciuti hanno spesso delle bellissime copertine...

Possibile che prima del 2000 non si sapesse disegnare? Ovviamente no: la risposta deve essere un'altra...

Io credo che da una parte gli strumenti di elaborazione dell'immagine si siano diffusi maggiormente e siano di svariati ordini di grandezza più potenti di prima. Da un'altra parte credo che la rete Internet permetta molto più facilmente al disegnatore indipendente di mettersi in contatto con potenziali clienti. Al giorno d'oggi anche il gruppo di una piccola cittadina non avrebbe problemi a commissionare a un disegnatore che vive a migliaia di chilometri di distanza la copertina per il proprio album, poi c'è Pay Pal e il gioco è fatto...

Sogno in Islanda - 24/9/2017
Passeggiavo lungo un sentiero innevato in Islanda e meditavo se fosse il caso o meno di partecipare alla corsa di resistenza fatta dall'amico De Ninno e di cui ho ampiamente scritto: v. L'uomo che sussurra alle renne (1/4) e Ove navighi...
Valutavo seriamente fra me e me i pro e i contro e alla fine ero giunto alla conclusione che non fosse il caso. Comunque arriva il lupus in fabula De Ninno col quale percorro chiacchierando l'ultimo tratto prima di arrivare alla strada lungo la riva del mare.
Ma ecco la sorpresa: è completamente allagata! Vi scorre un fiume di acqua alto parecchi metri, più oltre l'oceano...

Al giorno d'oggi anche chi si trova sul posto di una vicenda non si informa con i locali per capire cosa sia successo ma, usando il proprio telefonino, guarda su Internet. Io però non ho un telefonino così moderno e quindi... chiedo all'amico di guardare in rete!
De Ninno mi spiega che si tratta di un alluvione e io per sdrammatizzare replico: “Va bene così allora: l'importante è che non sia l'Islanda ad affondare!”

Conclusione: il sogno prosegue con qualche altra scena non molto significativa, però questa mia battuta mi era persa divertente e quindi...

Nota 213 - 26/9/2017
La nota 213 del nuovo capitolo dell'epitome sulla comunicazione recita:

I libri si prestano ancor meno dei giornali a diffondere contenuti (protomiti) fuorvianti: essi richiedono infatti un significativo esborso economico e un certo impegno da parte dell'acquirente per completarne la lettura. I libri devono pertanto essere ben scritti e suscitare un sincero interesse per essere acquistati e letti. Per questo motivo solo un parapotere con una smodata opinione di sé e delle proprie capacità tenterà di scrivere un libro che, necessariamente encomiastico e autoreferenziale, sia anche avvincente. L'unica possibilità è quella indiretta: commissionare l'opera a un professionista della scrittura capace, grazie alla propria sensibilità artistica, di miscelare insieme contenuti fuorvianti a una storia stimolante.

Ogni riferimento ad Avanti di Matteo Renzi è puramente immaginario...

lunedì 18 settembre 2017

Pasticcio metropolitano

Da qualche giorno sono arrabbiato con il “mio” sindaco metropolitano. E qui apro subito una parentesi...

A mio avviso la figura del sindaco metropolitano è palesemente incostituzionale.
Secondo l'illuminata riforma nata, non poteva essere diversamente, sotto il governo Renzi, il sindaco metropolitano, che è una figura esecutiva con pieni poteri, non è eletto da tutti i cittadini dell'area metropolitana perché è solo e sempre il primo cittadino del capoluogo.
Nel mio caso ho come sindaco metropolitano un signore chiamato Nardella per il quale io non ho potuto votare abitando non a Firenze ma in un paese dei dintorni.
Chi ha letto la mia epitome sa che non credo molto nella democrazia attuale ma, in questo caso, non c'è neppure quella! Secondo quale principio democratico infatti ci si può ritrovare col proprio principale rappresentante che viene eletto in un'elezione a cui non tutti i rappresentati possono partecipare? (*1)
Sono sicuro che prima o poi la Corte Costituzionale (v. I giudici USA) si sveglierà dal proprio sonno letargico e farà sentire la propria voce: sfortunatamente sembra quasi che i vecchietti di tale corte non debbano, “per contratto”, prendere decisioni in tempi rapidi ma “valutare” per almeno qualche anno...

Chiusa la parentesi...
Come dicevo sono arrabbiato con Nardella per una sua recente disposizione, presa nella sua veste di sindaco di Firenze (*2), sulla prostituzione.
Da quello che ho capito leggendo le locandine dei giornali (di più non avevo lo stomaco di voler sapere) i clienti delle prostitute rischieranno non solo una mega multa ma anche l'arresto per qualche mese.
Siccome ho già scritto molto e il tempo stringe (v. Che succede?) vedrò di essere particolarmente sintetico. Salterò quindi qualche passaggio logico: i miei lettori dovrebbero avere la pazienza di immaginarseli autonomamente.

1. Se la prostituzione è di per sé legale (e lo è) allora per quale contorto principio si arriva ad arrestarne i clienti? Ovviamente per delle ragioni speciose e ipocrite: non so precisamente quali perché non ho voluto saperne di più.
2. Se le prostitute vengono sfruttate (e lo sono) allora perché non si fa una bella operazione di polizia e si arrestano gli sfruttatori? Davvero è così difficile fare qualche intercettazione ambientale fra prostitute e “protettori”? Viene da pensare che gli sfruttatori godano di particolari protezioni visto che manca totalmente la volontà di colpirli.
3. Ma a Firenze vigono le leggi dello stato italiano oppure le decide Nardella? Com'è possibile che per la stessa azione a Firenze si venga arrestati e nel resto d'Italia no? Non è una sorta di abuso di potere questo? Magari chiederò spiegazioni ai miei amici esperti di legge...

Ovviamente sono consapevole che si tratta di un'operazione politica di pura propaganda (*3) e che fra qualche mese (anche meno) tutto finirà nel dimenticatoio: resta però il fatto che l'intera decisione politica sia ipocrita. Non si colpiscono gli sfruttatori (che la Legge italiana punirebbe), non si proteggono le sfruttate (che la Legge italiana dovrebbe tutelare) ma si multano/arrestano i clienti (che la Legge italiana non sanziona): uno straordinario ribaltamento delle priorità, del giusto e della legge.

Conclusione: dico solo che, dovendo stare attento alla censura italiana, non ho potuto pienamente esprimere il mio pensiero su prostitute e politici, né sulle ipotetiche differenze fra le due carriere professionali né a chi vada la mia preferenza morale (indovinate!): avevo ancora molto fiele in corpo del quale non sono riuscito a liberarmi...

Nota (*1): qualcuno potrebbe provare a difendere questa riforma ipotizzando che i cittadini del capoluogo siano sostanzialmente di più di quelli del resto dell'area metropolitana. Ebbene, almeno nel caso di Firenze, non è proprio così: secondo Wikipedia Firenze ha 382.346 abitanti mentre la sua Area metropolitana ne ha 1.014.389: ovvero solo il 37,7% degli abitanti dell'area metropolitana hanno il diritto/dovere di sceglierne il principale rappresentante. È un po' come se solo gli abitanti del Lazio potessero votare alle elezioni “nazionali” per scegliere il governo...
Nota (*2): si, perché grazie alla solita meravigliosa riforma, ha un doppio incarico con, a mio avviso, pericolose sovrapposizioni di ruoli.
Nota (*3): sarei curioso di sapere quante multe e, soprattutto, quanti clienti sono stati arrestati in questi giorni...

domenica 17 settembre 2017

“Che succede?”

Qualche lettore fra i più attenti avrà forse notato che è da qualche giorno che non scrivo...

Il motivo è semplicemente complicato: sono a casa di mio padre a fare da infermiere. In realtà era una cosa programmata e mi sono infatti portato dietro il mio calcolatore, la mia tastiera (di quelle per scrivere!), la mia chitarra, il mio amplificatore, le mie cuffie, i miei appunti per l'epitome etc...

Il problema non è che mi manca il tempo per scrivere ma è che non lo ho quando servirebbe a me, quando cioè sarei in vena di impegnarmi in un'attività mentale abbastanza faticosa: questo perché dovrei adattarmi ai ritmi di mio padre, sfruttare ad esempio il suo pisolino dopo pranzo, o magari la sera dopo le 22:30. Idem per esercitarmi con la chitarra, andare avanti con l'epitome, etc... Tutte attività sostanzialmente ferme.
Mi si potrebbe rispondere che sono abituato male. Forse è vero ma non bisogna dimenticare che la mia usuale libertà dalle costrizioni ha avuto un suo prezzo: ho rinunciato a un buon lavoro, a una mia famiglia...

Nel complesso non sono molto tagliato per questo genere d'assistenza: mi sentirei molto più a mio agio a fornire consigli filosofici! Preferisco di gran lunga la teoria alla pratica...
Non per nulla mio padre mi ha definito scherzosamente un incrocio fra un'infermiera nazista e una suocera acida.
È che "voi italiani" non rispettate le regole: se il dottore prescrive di camminare 30/40 minuti al giorno allora si cammina per quel periodo di tempo; se bisogna bere un litro e mezzo d'acqua al giorno lo si beve. Invece mio padre vorrebbe limitarsi alle sue pilloline evitando ciò che richieda un suo impegno maggiore.
A dire il vero anch'io non sono molto ligio alle regole: ma se le infrango lo faccio per motivi morali non per pigrizia o sciatteria.

Ecco, ad esempio adesso sono stato interrotto. Ho perso il filo: avevo in mente una bella idea filosofica a cui volevo arrivare ma adesso mi è sfuggita e non ho voglia di inseguirla. In effetti è normale che le attività creative, come in fin dei conti è scrivere pezzi sul viario, richiedano i propri tempi e non si adeguino a quelli altrui...

Altra interruzione, molto più lunga della precedente, e siccome fra 5 minuti avrò un altro impegno è bene che interrompa adesso. Tanto lo scopo di far sapere che sono ancora vivo l'ho già raggiunto...

Conclusione: qualche giorno fa avevo voglia di scrivere un pezzo sulla prostituzione, poi avrei da scrivere di Netflix (l'altro motivo per cui sto scrivendo poco!) e tante altre idee varie nate e morte nei giorni scorsi...

martedì 12 settembre 2017

Ancora 2

In Ingiurie conclusi che ero curioso di conoscere il parere di un paio di miei amici esperti di legge riguardo le mie perplessità su quello che mi pareva un controsenso ovvero che, nel contesto di una lite, si distinguesse fra ingiuria e ingiuria.

Probabilmente avrei dovuto fornire loro il collegamento al pezzo che avevo scritto, in maniera che avessero ben chiari quali fossero i miei dubbi, ma preferii mandargli una breve epistola con un esempio diverso e meno “paradossale” di quello della donna condannata dal tribunale per aver risposto “negro qualcosa” a chi le aveva augurato la morte del figlio: da una parte non mi piace costringere nemmeno gli amici a leggere quello che scrivo (e gli avvocati non apprezzano la lettura del mio viario), da un'altra amo lasciarmi degli “assi nella manica” per, eventualmente, controribattere alle loro spiegazioni...

La prima cosa che mi ha stupito, anche se comunque me l'aspettavo e razionalmente lo capisco, è la loro totale mancanza di interesse per il dilemma morale/filosofico alla base di questa questione.
Per loro la legge è la legge e non gli interessa se essa sia basata su principi moralmente corretti: in altre parole non pare importargli se la legge si possa trasformare in ingiustizia (*1), ovvero nel contrario di ciò che idealmente dovrebbe tutelare.
Il loro lavoro è quello di lavorare con la legge senza preoccuparsi di altro: probabilmente un avvocato che si distraesse con questioni morali rischierebbe di non difendere al meglio il proprio cliente e, di come i giudici risolvano la propria dissonanza cognitiva fra legge e giustizia, ho già scritto (v. Il consulente e la ragioniera)...

Non avendo fattogli leggere il mio pezzo nessuno dei due risponde esattamente alla mia domanda: mi pare però di capire che secondo un parere, se entrambi si insultano allora è “pari e patta” (questa sarebbe la mia teoria filosofica che però non spiega i miei vaghi ricordi del caso citato in Ingiurie); l'altro parere non scende nel merito e si limita a constatare che se l'ingiuria sussiste allora termini come “negro qualcosa” sono (non completamente esatto, vedi poi) sicuramente un'aggravante razzista.

Ma poi c'è stato il colpo di scena!
A causa del dlgs 7/2016 l'ingiuria è stata depenalizzata trasformandosi quindi in un illecito civile: e non sembrerebbe che l'aggravante di razzismo riporti l'ingiuria in ambito penale perché la legge sull'aggravante parlava di “reato” e, come detto, l'ingiuria non è più reato (*2)...

In definitiva sembrerebbe che il mio caso paradossale sia stato sorpassato dalla “burocrazia legale”. L'aggravante di ingiuria a sfondo razzista almeno penalmente non esiste più: ma magari è comunque previsto qualcosa del genere nella normativa civile, non so...

Eppure questa indagine mi ha lasciato insoddisfatto: dal mio punto di vista è la morale e non la legge l'elemento precipuo della questione ma questa non è stata neppure sfiorata; per questo rimango della mia opinione che le parole, nel contesto di una lite, siano tutte uguali e che distinguere fra esse sia solo ipocrisia. Beh, colpa mia che non gli ho passato il collegamento al mio pezzo...

Conclusione: bel colpo di scena vero? Eppure la legge mi sorprende meno della pazienza dei miei amici per le mie domande!

Nota (*1): perché se la legge non si fonda su principi morali allora inevitabilmente li violerà...
Nota (*2): queste sottili distinzioni lessicali mi lasciano perplesso perché mi sembrano giocare con cosa sia giusto e cosa no. Ma dopotutto non mi dovrei stupire, la legge è essenzialmente un formalismo e, come tale, si basa sull'interpretazione rigida e formale delle sue parole: poco ha a che vedere con la giustizia....

lunedì 11 settembre 2017

Un paio di ancora, anzi uno

Qualche tempo fa, nella nota 2 di 1° giornata, scrissi che secondo me il problema del campionato italiano è che troppe partite sono completamente sbilanciate, ovvero con una squadra decisamente più forte dell'altra, con la conseguenza che diventano interessanti da guardare solo nell'eventualità che succeda qualcosa di improbabile a favore della squadra più debole.
Nel campionato inglese invece il livello delle squadre è più equilibrato con la conseguenza che gli incontri interessanti sono parecchi di più.
Non essendo un esperto né un appassionato di calcio avevo poi specificato, in un altro pezzo, che del campionato spagnolo guardo solo gli incontri fra Real Madrid e Barcellona mentre non ho mai seguito una partita del campionato tedesco, francese etc...

Scrissi anche di voler provare a calcolare la varianza del monte ingaggi dei vari campionati europei: l'idea era quella di dimostrare con dei numeri che il campionato italiano fosse troppo disequilibrato.

Beh, qualche settimana fa iniziai proprio a fare questa ricerca: mi basai sui dati del campionato 2016-2017 perché, per la stagione attuale, il mercato era ancora aperto. Trovati i dati cercati mi feci la mia tabella su un foglio di calcolo e notai subito il contrasto fra la Juventus e le neo promosse...

Per il campionato inglese persi molto più tempo: non riuscivo a trovare i dati che mi servivano se non per le squadre maggiori mentre a me occorrevano di tutte le partecipanti. Alla fine trovai qualcosa di rozzamente analogo (non ricordo esattamente cosa ma mi accontentai).

Per confrontare i dati normalizzai tutti i valori dei due campionati ponendo la media uguale a 100. In questa maniera scoprii, come mi aspettavo, che la varianza del campionato italiano era 6823.8 mentre quella del campionato inglese era 5111. Come mi aspettavo era minore ma non così nettamente come pensavo.

Con molta più fatica trovai dati “più o meno” compatibili (il valore complessivo della squadra) per il campionato spagnolo e con questi feci i miei calcoli.
Con mia sorpresa il campionato spagnolo risultò decisamente più sbilanciato di quello italiano, con Real Madrid e Barcellona che svettavano su tutte le altre squadre. La varianza di tale campionato era infatti 14257!

Ecco la tabella con i miei calcoli:

A questo punto ebbi una botta di fortuna e trovai un PDF, “Global Sports Salaries Survey 2016” creato da GlobalSportsSalaries.com, contenente proprio i dati che cercavo (*1) per tutti i maggiori campionati di calcio e non solo!

Il PDF conferma che il campionato inglese è quello più equilibrato e, sorpresa, il secondo è l'italiano!
Il campionato spagnolo risulta dominato da Barcellona e Real Madrid con terzo l'Atletico Madrid ma con un salario medio che è già minore della metà delle due grandi.
Il campionato tedesco è ancora peggio: il Bayern Monaco ha un salario medio che è più del doppio di quello della seconda squadra, il Borussia Dortmund.
Il campionato francese è addirittura ridicolo: il PSG ha un salario medio superiore a tre volte quello della seconda squadra, il Monaco...

E quindi?
La mia teoria è confermata “nì”: in effetti secondo questi numeri il campionato inglese è il più interessante ma, per lo stesso criterio, il secondo dovrebbe essere quello italiano. Io invece pensavo che il campionato italiano fosse fra i più squilibrati: ma in effetti è proprio così! Anche gli altri campionati sono molto squilibrati e noiosi ma non me ne ero reso conto perché non li seguo!
In realtà il campionato inglese è semplicemente meno squilibrato di altri...
Confermata poi la mia sensazione di non esperto che, del campionato spagnolo, le uniche partite equilibrate (e quindi incerte) sono quelle fra Barcellona e Real Madrid e che gli altri campionati sono sostanzialmente privi di interesse (almeno per il primo posto).

Conclusione: inizialmente avevo previsto di affrontare anche un altro “ancora”: ovvero cosa avevo scoperto dai miei amici esperti di legge sul reato di “ingiuria” (v. Ingiurie) ma, siccome ho scritto già troppo, affronterò tale argomento in un altro pezzo...

Nota (*1): In realtà il PDF fornisce per ogni squadra il salario medio dei giocatori: però, ipotizzando che le squadre abbiano più o meno lo stesso numero di giocatori, otteniamo i valori che cercavo...

sabato 9 settembre 2017

Un libro strano

In genere a libri “impegnativi” mi piace alternare letture più “leggere”: negli scorsi giorni ho quindi letto La mente di Schar di Iain M. Banks, Editrice Nord, 1989, trad. Gianluigi Zuddas (480 pagine, comprato usato per 3,50€).

Raramente nei libri di fantasia e fantascienza trovo spunti interessanti ma questa è una di quelle eccezioni.
La vicenda narrata dal romanzo è inserita nel contesto più ampio della guerra galattica fra una razza di alieni tripodi, fanatici militaristi e religiosi, contro un agglomerato di razze umanoidi, genericamente chiamate la Cultura. Oltre a queste due grandi fazioni esiste una terza civiltà, di gran lunga più antica e avanzata, che si mantiene neutrale, anzi indifferente: le due fazioni semplicemente evitano di disturbarne i confini temendone la schiacciante superiorità.
Questa terza civiltà, detta dei Dra' Azon, ha la caratteristica di proteggere, come se fossero dei monumenti, i Pianeti della Morte, ovvero dei pianeti abitati da razze che si sono autodistrutte con delle guerre planetarie. E il pianeta Schar è uno di questi.

L'autore non entra nei dettagli (*1) ma accenna una frase molto significativa, qualcosa del tipo “Tutte le razze che hanno costruito armi col potenziale di sterminarsi completamente alla fine si sono sempre estinte” (*2).
Personalmente ho trovato l'idea affascinante soprattutto perché, magari senza averla apertamente esplicitata, è sempre stata una mia convinzione: se qualcosa può andare storto prima o poi lo farà e, di conseguenza, l'unica maniera per minimizzare i rischi è quella di evitare del tutto situazioni anche solo potenzialmente pericolose.

Arrivai a questa conclusione quando avevo sui vent'anni in maniera piuttosto curiosa: ascoltando le esperienze degli incidenti automobilistici altrui notai che erano spesso basati su una lunga serie di coincidenze sfortunate: quattro o cinque fattori che, sebbene singolarmente non decisivi, insieme causavano l'incidente. Ne conclusi che, se si eliminavano da questa catena i fattori (magari anche uno solo) totalmente sotto il nostro controllo, le probabilità di avere un incidente si riducevano sensibilmente.

Questo modo di pensare, forse anche troppo pessimista, lo applico anche in altri contesti: ad esempio la mia preoccupazione per le leggi che potenzialmente potrebbero venire abusate è dovuta al fatto che do per scontato che, prima o poi, queste saranno effettivamente usate in maniera impropria. Dal mio punto di vista l'unica possibilità che un potere non degeneri è toglierli la possibilità di farlo.
Una legge che limita la libertà d'espressione a certe condizioni è il tipico esempio di pericolo che potenzialmente potrebbe degenerare in censura: l'unica strada sicura per evitare tale rischio è quella di non scrivere leggi di tal genere. Inutile dire che si va sempre nella direzione opposta a quella che auspico...

Attenzione! Da qui in poi potrebbero essere rivelati degli sciupatrama...

Tornando al libro l'ambientazione non mi ha impressionato e la trama in sé mi ha deluso: è totalmente sbilanciata. Lo scopo del protagonista dovrebbe essere quello di recuperare la famigerata mente di Schar ma, per i cinque sesti del libro, l'eroe è impegnato in avventure totalmente irrilevanti a tale scopo. In pratica più andavo avanti nella lettura e più rimanevo perplesso...

Però nelle ultime 50 pagine l'autore ha dimostrato una certa originalità che, seppure non redime l'opera, le dà comunque un certo motivo d'interesse.
Il protagonista è un tale Horza, della razza umanoide dei Mutex capaci di mutare completamente il proprio aspetto (*3), al servizio degli alieni tripodi che, descritti dal suo punto di vista, non appaiono particolarmente malvagi. A metà libro si scopre che Horza ha un suo vecchio amore proprio sul pianeta Schar mentre, più o meno contemporaneamente, la sua compagna attuale gli dice di essere incinta: semplicemente il lettore si aspetta che l'eroe si troverà ad affrontare degli intricati problemi sentimentali fra nuovi e vecchi amori. Quando però Horza arriva alla piccola base dei Mutex sul pianeta Schar, trova la sua vecchia amante uccisa nel sonno proprio da un gruppo di alieni tripodi (in teoria suoi alleati) mandati anch'essi a recuperare la famigerata “mente”.
Ci si aspetterebbe che Horza si vendichi ma invece, dopo una dura battaglia, si limita a immobilizzare il tripode catturato (ovviamente proprio quello che aveva ucciso la sua vecchia amante) con l'idea di consegnarlo ai suoi superiori affinché questi lo processino per i suoi crimini contro i civili.
Non solo: approfittando di un'occasione propizia il tripode riesce a liberarsi e uccide anche l'attuale amante incinta di Horza. Ah, dimenticavo! C'è una terza donna, la bella Balveda, una prigioniera appartenente a un corpo speciale della Cultura con cui Horza ha uno strano rapporto quasi di amore/odio. Nelle ultime pagine gli unici personaggi ancora in vita sono il tripode, Horza e Belveda che, si capisce, a sua volta subisce il fascino del protagonista. Horza decide quindi di inseguire e uccidere il tripode ma invece alla fine si uccidono a vicenda. È Balveda che recupera la mente e la consegna alla Cultura: è quindi un romanzo dove il protagonista muore e non raggiunge il proprio scopo e i “cattivi” (che non sono poi così cattivi) vincono.
Nell'epilogo si viene a sapere che Balveda nauseata dalla guerra si fa ibernare chiedendo di essere risvegliata solo quando ci saranno le prove che la guerra contro i tripodi ha causato meno vittime di quante ne avrebbe provocate arrendersi a essi: viene risvegliata qualche secolo più tardi perché tale dimostrazione è stata provata ma lei a quel punto, dopo qualche mese, opta per l'eutanasia.

In definitiva è un libro contro la guerra e l'autore ribadisce due concetti: 1. non ci sono né buoni né cattivi, ognuno ha le proprie ragioni, più o meno buone; 2. la guerra provoca vittime innocenti e, spesso, totalmente inutili anche ai fini della stessa.

È un libro che lascia l'amaro in bocca e che, almeno sul finale, sorprende il lettore con un finale mesto e sconsolato dove non vince nessuno e muoiono tutti.

Conclusione: difficile dargli un giudizio complessivo perché i quattro quinti del libro sono quasi totalmente superflui mentre la parte finale è certamente meritevole. Io forse lo giudicherei da 5 su 10 (quindi insufficiente) ma non mi stupirei se altri lettori con gusti diversi dai miei lo trovassero anche decisamente buono.

Nota (*1): ma leggendo wikipedia ho scoperto che Iain Banks ha scritto un intero ciclo basato sull'universo della Cultura e sono quindi sicuro che avrà approfondito gli scopi dei Dra'Azon in altri romanzi.
Nota (*2): scusate ma non mi sono appuntato dove si trova la citazione e non ho voglia di cercarla...
Nota (*3): non in un istante, come gli eroi Marvel, ma nel giro di un mese o poco più...

venerdì 8 settembre 2017

Richitarro

Oggi, dopo oltre un mese, ho ripreso a esercitarmi con la chitarra: come al solito sono andato male ma non malissimo e, se riuscirò a farlo con costanza, nel giro di due settimane dovrei tornare quasi al 100% del mio usuale (basso) livello.

Però ciò che mi ha dato più soddisfazione non è stato scoprire che alcuni automatismi chitarristici li ho ormai ben assimilati quanto piuttosto un inaspettato miglioramento del mio orecchio.
Ieri, per invogliarmi a riprendere in mano la chitarra, ho deciso di cercarmi un nuovo brano con cui rompere la monotonia: ne ho ascoltati diversi per poi concentrarmi su “Scissor, Paper and Rock” delle Indica, un gruppo tutto femminile finlandese.
Durante l'ascolto non solo avevo riconosciuto i power chords (facile) ma anche la corda suonata a vuoto con palm muting: probabilmente non è difficile riconoscerla ma per me è stata la prima volta... Oggi ho trovato in rete lo spartito di quel pezzo e ho verificato che avevo ragione! È una sciocchezza ma mi ha dato molta soddisfazione.

Come esercizio chitarristico (che mi sono autoimposto per memorizzarne meglio i dettagli teorici) devo descrivere il mio “approfondimento” di un compito che mi aveva dato il maestro tanto tempo fa (v. Lezione XCI).
Si tratta dell'esercizio “Pentatomica” (che poi ho ribattezzato “Patomica”) in pratica dovevo suonare sopra una base in MI minore un'improvvisazione usando solo le seguenti 9 note.


Secondo la legenda del maestro il pallino nero rappresenta la tonica, il quadrato la “2° maggiore” mentre il cerchietto vuoto semplicemente altre note della pentatonica (minore?).
L'esercizio mi richiedeva soltanto di terminare le mie melodie con una delle due toniche disponibili ma non mi dava indicazioni né pratiche né teoriche sugli altri tasti.
Comprensibilmente, dopo circa 5 mesi, il suonare sempre le stesse note mi aveva annoiato e così, col tempo, l'ho espanso a tutta la tastiera.

Forse ricorderete che in Tonalità maggiore e minore avevo già analizzato la posizione delle note, in base alla tonalità, sul manico della chitarra e avevo creato un grafico riepilogativo che poteva essere traslato lungo il manico:


Confrontando il mio diagramma generico con quello fornitomi dal maestro ci si accorge che i cerchietti neri del maestro corrispondono alle mie noti “verdi” ovvero alla tonica nella tonalità minore, mentre i quadrati nel mio grafico non sono particolarmente evidenziati, infine nel mio diagramma è evidenziato un tasto blu non presente nel diagramma del maestro.


In pratica mi sono reso conto che potevo usare tutti i tasti del manico presenti nel mio schema (ovvero 6 note della scala della tonalità Em: MI, FA#, SOL, SI, RE e LA con l'esclusione del DO) tranne quelli “blu”. E in effetti le varie note si accordavano bene alla base che mi aveva fornito il maestro: anzi, le note intorno al 9° tasto si integravano forse meglio con essa!

Mi rimane però la perplessità teorica del perché si devono evitare le note “blu”. Perché in effetti, quando magari ne suono una per sbaglio, mi sembra che stoni rispetto alle altre: però non so se dipende dal fatto che non sono abituato a sentirla o se c'è una ragione teorica più profonda... In effetti, se volutamente la suono più volte, dopo un po' non mi infastidisce più di tanto.

Per cercare di capire questo piccolo mistero ho evidenziato le note della tonalità MI minore e dell'equivalente (con le stesse esatte note) SOL maggiore:


Come si vede nella scala di MI minore la nota in “blu” corrisponde alla 6° nota della relativa scala. Come mai non la si suona? Dopo averci riflettuto a lungo credo che la ragione sia legata allo scopo dell'esercizio: ovvero abituarmi ad associare a orecchio la nota tonale a una base musicale della stessa tonalità.
Se si provano a costruire accordi a partire dalla tonale MI (per l'ipotesi che la base ne userà molti) ci si accorge che una nota a 8 semitoni di distanza da essa (quindi una “quinta eccedente” o una “sesta minore”: sì ho verificato anche l'astrusa teoria musicale!), in questo caso il DO, non serve a molto: l'unico accordo basato sulla tonale MI che userebbe il DO sarebbe un Eaug (che però contiene anche una nota fuori dalla tonalità e infatti a me, nei brani che suono, non mi è mai capitato di incontrarlo: suppongo che sia usato in altri generi musicali...).
Ovviamente il DO sarebbe utilissimo per suonare un Am però tale accordo non conterrebbe il MI come tonale e, come detto, lo scopo dell'esercizio è invece quello di legare la tonale alla tonalità.

Conclusione: alla prossima lezione (ancora da fissare: prima voglio cercare di riprendere un minimo di confidenza con la chitarra) sono proprio curioso di sapere quale sia la spiegazione del maestro: magari si è trattato solo di un suo capriccio!

mercoledì 6 settembre 2017

Matematicamente sedato

Nella conclusione di Varie di fine agosto accennavo al fatto che nel momento di maggiore tensione, durante l'attesa dell'esito dell'operazione di mio padre, per rilassarmi/distrarmi mi ero dedicato a uno dei giochini più razionali presenti sulla “Settimana Enigmistica”, ovvero al “Calcolo Enigmatico”.

Magari un comportamento di questo genere è comune eppure, anche a distanza di giorni, continuo a trovarlo buffo e inaspettato. Qui di seguito voglio pubblicare la soluzione al giochino per evidenziare l'economicità dei miei appunti (visto che non avevo carta su cui scrivere e cercavo quindi di fare i miei ragionamenti/calcoli a “mente”) che comprova la mia estrema razionalità in quel frangente.


Ricordo che ero partito dalla differenza (l'unica equazione che non ho sfumato) stabilendo che il “triangolo nero” doveva essere il doppio del “quadrato grigio”: questo mi aveva portato a elencare (vedi lista cerchiata in blu) le coppie 2 e 1, 4 e 2, 6 e 3, 8 e 4, 0 e 5. Ricordo bene che tre di queste coppie le esclusi facilmente una dopo l'altra partendo da destra con vari ragionamenti (ad esempio eliminai la coppia 0/5 perché, altrimenti, un numero avrebbe avuto come prima cifra 0).
Rimasto con due coppie passai a un'altra equazione e due nuovi simboli (“elica” e “diagonale”): in questo caso per ognuna delle due coppie iniziali avevo due possibilità mutualmente esclusive per un totale di 4 combinazioni per quattro simboli.
Tornando alla differenza da cui ero partito (ma forse eliminai prima qualche combinazione con altri ragionamenti, non ricordo più) mi bloccai: ero arrivato alla conclusione che “cerchio” doveva essere minore di “diagonale” (che avevo ormai stabilito essere 3) ma consideravo solo le possibilità 1 e 2 (che mi portavano a una contraddizione) dimenticandomi dello 0!
Per questo avevo provato anche a scrivere le varie possibilità per vedere se facevo errori (calcoli cerchiati in verde) finendo poi per ricontrollare i miei ragionamenti precedenti. Solo dopo una decina di minuti mi resi conto che anche 0 è minore di 3! A quel punto tutto era facile: i calcoli cerchiati in rosso sono infatti le mie “riprove”, scritte essenzialmente per soddisfazione personale.

Conclusione: onestamente non ricordo quanto tempo impiegai per risolvere il giochino (immagino sui 20/30 minuti ma alzandomi spesso per andare in sala d'aspetto per verificare che non ci fossero novità) ma, considerando che era la prima volta che mi cimentavo nel tentativo, mi pare un ottimo risultato!
Eppure questo aspetto di me mi ha sorpreso e stupito: è proprio vero che non si smette mai di conoscersi...

martedì 5 settembre 2017

Ingiurie

Per scrivere questo pezzo mi ero preparato una paginata di appunti ma adesso ho deciso che non vale la pena costruire un discorso molto articolato, meglio invece andare al sodo.

Qual è lo scopo dell'ingiuria? Io lo definirei come “ferire con le parole”.

In quale stato mentale si verifica l'ingiuria? Variabile ma, in genere in una via di mezzo fra razionalità e istintualità (*1). Il caso che mi interessa discutere è quello dove entrambe le parti abbandonano la calma della normale comunicazione, intesa come scambio di informazioni, e cercano di ferire verbalmente l'altra dicendole espressioni che le causano dolore e quindi rabbia. In genere si tratta di un circolo vizioso che allontana i partecipanti sempre più dalla ragione avvicinandoli invece all'istintualità dello scontro fisico.

Ma se lo scopo di entrambi i litiganti è “ferire con le parole” ha senso limitare l'uso di alcune espressioni?
A me pare un controsenso e, anche se ci fosse una sottile linea di confine fra un'ingiuria e un'altra, è giusto pretendere tale sensibilità da persone che hanno entrambe abbandonato la piena razionalità?

Insisto molto sul fatto che “entrambe” le parti si ingiurino a vicenda perché, nel caso lo faccia solo una, il torto è palesemente dalla parte di quest'ultima.
Se invece entrambi i litiganti si offendono l'un l'altro mi pare ovvio ritenere che ci sia un mutuo accordo a “ferirsi a parole”: chi non vuole essere “ferito a parole” dovrebbe astenersi dall'offendere l'altra parte e, se quest'ultima ingiuria, allora la colpa è interamente sua.

Inoltre la sensibilità alle offese è molto personale: ciò che ferisce una persona potrebbe non significare niente per un'altra, e la gravità di un'offesa non dovrebbe essere proporzionale al male che provoca? Può benissimo darsi che una persona ritenga di aver subito un'offesa gravissima e che qualsiasi altra propria replica sia quindi commisurata a essa e perciò giustificata. Ha senso quindi distinguere a tavolino, ovvero per legge, quali sono le offese più o meno gravi? Secondo me no: la gravità di un'offesa varia da persona a persona, da cultura a cultura e da epoca a epoca.

Diversi anni fa, non mi stupirei se fosse passata una decina d'anni o più, mi colpì un articolo: non ricordo i dettagli ma la sostanza era che, in una lite fra un uomo di colore e una donna italiana, l'uomo “augurò” alla donna che le morisse il figlio e la seconda rispose con un “negro” qualcosa. Il tribunale condannò prontamente la donna per razzismo (*2).

Ecco, per quanto scritto precedentemente, a me in una situazione del genere, dove cioè entrambe le parti hanno mutualmente deciso di “ferirsi verbalmente”, non pare giusto discriminarne una solo perché, nel contesto della lite, usa particolari espressioni arbitrariamente considerate più “gravi” di altre.

Diversa invece la situazione dove frasi ritenute razziste sono espresse nel corso di una normale conversazione, non cioè di una lite. In tal caso potrebbe essere giusto condannare chi le esprime anche se, personalmente, ci andrei con i piedi di piombo per non rischiare di limitare la libertà d'espressione o, magari, d'ironia (*3).

Suppongo che per la legge alcune espressioni, indipendentemente dal contesto in cui vengono dette, non sono considerate normali ingiurie ma qualcosa di diverso e più grave, anche se non mi è chiaro cosa. Quasi quasi voglio provare a interpellare le mie conoscenze esperte di legge per avere il loro parere su quale sia in questo caso la giustificazione morale (*4) dietro alla legge.

Conclusione: se fossi uno squalo d'avvocato proverei a convincere qualche profugo ad arrotondare la misera paghetta giornaliera, in realtà poco più di una mancia, con il seguente stratagemma: convincerei il profugo a inscenare una lite (magari ripresa con i telefonini da complici/testimoni) con un'idrofoba mamma italiana, facendolo insistere molto sull'augurare tutto il male possibile ai suoi figli, nella speranza che questa replichi con insulti razzisti o, ancora meglio, con un'aggressione fisica; in questo caso porterei infatti l'iraconda madre in tribunale e le chiederei un cospicuo risarcimento a favore del profugo offeso. Ovviamente come rapace avvocato mi tratterei i ¾ della somma...

Nota (*1): ci potrebbe essere il caso della persona che, con perfetta lucidità, ingiuria l'altro volutamente per provocarlo. Ma questo caso non ci interesse nel contesto di questo articolo.
Nota (*2): non so perché questo episodio di cronaca mi sia rimasto così impresso: forse perché avevo immaginato cosa sarebbe successo in una situazione analoga con mia madre... l'unica speranza sarebbe stata che lei non avesse avuto con sé nessuna arma perché altrimenti sarebbe stata condannata per omicidio invece che per razzismo!
Nota (*3): che probabilmente non è neppure una libertà anche se per me dovrebbe invece esserlo!
Nota (*4): perché se non ci fosse sarebbe una legge amorale, ovvero tecnica/politica, e per questo potenzialmente (anzi spesso a mio avviso) ingiusta.