«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 30 giugno 2013

Sparta e Atene (2/2)

Nonostante le vittorie di Brasida, Atene avrebbe dovuto semplicemente continuare a mandare le proprie forze nella regione fino ad avere la meglio. Sicuramente l'avrebbe potuto fare ma, ovviamente, avrebbe avuto un notevole costo economico.
Così, invece di insistere nel fare ciò che strategicamente andava fatto, nel 421 a.C. Atene finisce per accettare una tregua con Sparta che a lei non serve a niente e dà invece modo al nemico di “riprendere” fiato.

Probabilmente gli ateniesi si resero conto quasi subito che la tregua non era nel loro interesse ma, il senso dell'onore del tempo (*8), gli impediva di essere i primi a infrangerla senza un buon motivo.
In questo clima di estrema sicurezza Atene si lancia in un'impresa folle: tentare la conquista della Sicilia!
Chi è che in una guerra, prima di aver sconfitto un nemico se ne va a cercare un altro? Solo i megalomani (*9) che sopravvalutano le proprie forze.
Tucidide ha il grosso merito di spiegare bene la logica di questa impresa: secondo i suoi fautori (Alcibiade per primo) l'idea era quella di impadronirsi rapidamente dell'isola, dove la potenza maggiore era rappresentata dalla città di Siracusa, e avere così nuove risorse da impiegare nella guerra a Sparta e toglierle potenziali alleati (Siracusa era di origine achea come Sparta). In più c'era la possibilità di sfruttare la contingenza di allearsi con le altre colonie greche dell'isola proprio grazie alla minaccia dell'egemonia da parte di Siracusa sull'intera isola.

Ma vediamo di capire quale fu l'errore di fondo di questa valutazione strategica.
Come ho precedentemente spiegato una situazione per certi versi affine si era avuta in Asia minore dove Atene era riuscita a legare a sé le varie colonie greche costiere e delle isole in funzione della minaccia persiana.
Nell'analogia, in Sicilia il ruolo della Persia sarebbe stato rappresentato da Siracusa: gli ateniesi avrebbero voluto attrarre a sé le colonie greche della Sicilia in funzione anti-siracusana.
Ma la differenza è lampante: l'Asia minore era solo una propaggine dell'immenso impero persiano mentre Siracusa una singola città. Come è possibile sconfiggere Siracusa e, contemporaneamente, usarla come spauracchio per tenere legate a sé le colonie? Ovviamente è impossibile!
E infatti i siracusani controbatterono la propaganda ateniese in Sicilia facendo notare che, una volta sconfitta Siracusa, i greci dell'isola sarebbero divenuti sudditi di Atene.
Per questo motivo gli ateniesi non riuscirono a reclutare molti alleati in Sicilia e raggiunsero una situazione di stallo riuscendo solo ad assediare Siracusa.
Oltre a questo problema strategico di fondo c'erano sue altri problemi prettamente militari: la superiorità della cavalleria siracusana che limitava fortemente la mobilità dell'esercito ateniese e, ovviamente, la difficoltà di avere rinforzi e rifornimenti da Atene (un limitato supporto era fornito dagli alleati siculi).
Comunque nel 415 a.C. un'imponente spedizione ateniese parte alla conquista dell'isola e, nel 413 a.C., forse Siracusa sarebbe potuta comunque cadere (*10) grazie alle divisioni interne (gli ateniesi avevano contatti con elementi interni alla città che sarebbero andati al potere con un cambio di regime) ma i rinforzi giunti da Sparta, sebbene esigui, furono decisivi.
Inutile entrare nei dettagli ma la sconfitta di Atene in Sicilia fu totale e costò numerosissime vite e denaro. Non solo: anche Siracusa, che fino all'invasione dell'isola si era mantenuta neutrale, passò ovviamente dalla parte di Sparta!

Da un punto di vista strategico però la situazione in Grecia e nel mar Egeo non era sostanzialmente cambiata. Certo Atene era a corto di uomini e le spese enormi l'avevano dissanguata: eppure in qualche anno, grazie ai proventi dell'impero, le casse si sarebbero nuovamente riempite e ci sarebbero stati nuovi uomini atti alla guerra. Dopotutto il supporto di Siracusa a Sparta non poteva cambiare gli equilibri di forza sul mare. Una tregua sarebbe stata l'ideale per Atene ma Sparta, in questo caso militarmente più lungimirante, non gliela concesse.

Decisivo fu ancora una volta l'elemento umano: per la precisione il tradimento di Alcibiade (condannato a morte in patria) un abile quanto spregiudicato politico che ben conosceva la situazione ateniese. Suppongo che Alcibiade sperasse, una volta peggiorata la situazione ad Atene, di essere richiamato come salvatore della patria. In effetti fu così ma, quando accade, la situazione era ormai troppo degradata per Atene...

L'idea vincente di Alcibiade (che in effetti ha molte analogie con l'intuizione di Brasida) fu quella di minare una delle basi su cui si fondava l'impero ateniese. Come ho spiegato la forza di Atene dipendeva dai tributi ricevuti dalle città dell'impero: queste erano legate ad Atene in virtù della flotta ateniese, dei legami commerciali (chiamiamoli governi “democratici”) e in funzione anti persiana.
L'elemento su cui agì Alcibiade fu proprio la Persia o, per la precisione, il satrapo dell'Asia minore: oramai erano passati quasi 70 anni dall'invasione persiana della Grecia ed, evidentemente, dialogare con la potenza asiatica non era più un tabù.
In pratica Sparta ottenne l'appoggio militare della Persia ma soprattutto l'impegno a mantenere indipendenti le città costiere liberate dagli ateniesi (indipendenza mantenuta con un nuovo cambio di regime filo spartano e, magari, per maggior garanzia da una guarnigione spartana). Infatti l'aiuto militare persiano a Sparta, forse a causa del doppio o triplo gioco di Alcibiade, fu sempre minimo: la flotta fenicia sempre promessa non arrivava mai e il denaro per pagare l'esercito greco era sempre in ritardo e minore del previsto. I persiani avevano capito che, per non avere guai dalla Grecia, era per loro un bene che le forze di Sparta e Atene si logorassero vicendevolmente. Far pendere l'ago della bilancia in favore degli spartani, dal punto di vista persiano, sarebbe stato un pericolo ben maggiore dell'attuale status quo.

Per sostenere lo sforzo bellico Atene ruppe il “salvadanaio” e, se non ricordo male, mise mani a 1000 talenti (una cifra gigantesca) messi da parte proprio per situazioni d'emergenza. Con questo denaro fu possibile allestire una nuova flotta. Nel frattempo però le operazione belliche spartane in Asia minore avevano avuto successo e molte città e isole della Ionia (la costa più occidentale dell'Asia minore) avevano defezionato Atene.
Il risultato strategico è che gli introiti di Atene erano diminuiti e che, contemporaneamente, la flotta spartana si era rafforzata proprio grazie ai nuovi alleati dell'Asia minore passati dal nemico al loro fianco.

In questa maniera le forze si riequilibrarono e anzi la bilancia strategica iniziò a passare in favore degli spartani che, logicamente, iniziarono a far defezionare sempre più città risalendo lungo il mar Egeo fino al Chersoneso.
È Senofonte che descrive questi avvenimenti e, anche con lui, non è facile seguire tutte le schermaglie che descrive: sembrano evidenti però due fattori 1) Sparta, invece di attaccare Atene, mira giustamente ad alienarle le città alleate in Asia minore 2) le flotte ateniese e spartana più o meno si equivalgano ed esitano a darsi battaglia perché l'esito sarebbe stato disastroso per lo sconfitto.
In caso di vittoria Atene avrebbe potuto riprendersi a una a una le città dell'Asia minore e quindi, in prospettiva, tornare nella situazione vincente iniziale; in caso di vittoria di Sparta la stessa Atene sarebbe stata attaccabile.
Alla fine però, ci fu l'inevitabile confronto navale e nella battaglia di Egospotami (405 a.C.), a causa dell'imperizia dei propri navarchi, la flotta ateniese venne spazzata via.
Le conseguenze furono fatali per Atene che venne assediata sia per terra che per mare e nel, 404 a.C., fu costretta a capitolare per fame.

Ora chiedo al lettore: in base ha quanto ho scritto quali saranno le conseguenze per Sparta? Riuscirà cioè Sparta a divenire la potenza egemone del mar Mediterraneo orientale?
Ovviamente no, sappiamo che questo non successe: sperò però che i motivi siano evidenti a tutti!
Gli elementi che avevano tenuto in piedi l'impero ateniese, ovvero che le avevano permesso di mantenere le altre colonie greche assoggettate erano state: la flotta, i legami economici con i governi “democratici” (mercantili) e il comune nemico persiano.
Sparta però non poteva contare su nessuno di questi elementi: la Persia si era impegnata a mantenere indipendenti le città greche dell'Asia minore; economicamente gli spartani non valevano niente e campavano sul lavoro degli schiavi (agricoltura); senza i soldi persiani non potevano mantenere la flotta che, comunque, era per gran parte composta dalle navi delle città greche della Ionia...

Il risultato fu che, una volta rotto l'equilibrio fra Atene e Sparta, con Atene sconfitta, anche Sparta perse improvvisamente la sua forza e in breve si ritrovò potenza egemone del solo Peloponneso e costretta a lottare per sopravvivere contro l'espansionismo tebano...

Le conclusioni sarebbero molteplici: quella che voglio evidenziare io è la dinamica delle forze dei poteri (*0). I poteri più deboli si associano insieme per contrastarne uno più forte ma, una volta che questo è sconfitto, la loro alleanza non ha più ragione di essere. Paradossalmente, come nel caso storico appena descritto, la potenza egemone dell'alleanza (Sparta), dopo la sconfitta del nemico comune (Atene), improvvisamente si trova a mal partito!
Un'altra conclusione importante è come le varie forme di governo (vedi le oligarchie o i regimi democratici) siano solo delle etichette: le diversità ideologiche sono solo giustificazioni a posteriori per legittimare il potere alla collettività nel suo complesso. Ciò che effettivamente le distingue sono i poteri sociali che queste rappresentano: nel caso storico che ho esaminato, come ho più volte semplificato, da una parte l'oligarchia sta ai nobili (potere ereditario) come la democrazia sta ai mercanti (potere economico).

Nota (*8): in realtà non si tratta di onore puro e semplice ma anche di politica: alleati e non avrebbero considerato meno affidabili le proposte politiche di Atene se questa avesse sfacciatamente tradito la tregua.
Nota (*9): di follia in follia: secondo Tucidide l'obiettivo seguente sarebbe stata addirittura Cartagine!
Nota (*10): ma, ripeto, anche se Atene fosse riuscita a sottomettere la Sicilia dubito che sarebbe riuscita a mantenerne il controllo a lungo: troppa la distanza in caso di ribellioni per intervenire prontamente. In un'ipotesi di storia alternativa mi immagino che le varie colonie greche, dopo essere state ben spremute per qualche anno, una dopo l'altra, magari con l'aiuto di Cartagine che già controllava la parte orientale dell'isola, avrebbero espulso le guarnigioni o i governi filo ateniesi riprendendosi la loro autonomia. Atene non avrebbe potuto mandare sufficienti rinforzi in tempo perché impegnata in XXX...

sabato 29 giugno 2013

Mille e non più mille...

… vaticinò Nostradamus riferendosi al mio viario (*1). Ebbene, se la profezia è corretta e non vedo perché non dovrebbe esserlo, con questo pezzo avrei la matematica certezza di aver almeno sorpassato la metà: infatti 244 + 297 + 304 + 155 = 1000...

È il momento di trarre qualche conclusione?
Probabilmente sarebbe meglio di no. Un viario (*1) che, a volte, tratta temi intimi come questo è troppo intrecciato con la mia vita.
Cercare di valutare quanto scritto in questi anni, inevitabilmente mi porterebbe a giudicare ciò che ho fatto in questi anni e l'istinto mi dice che il rischio di deprimermi sarebbe troppo alto.



Ecco lo sapevo: troppo tardi...

Scelte sbagliate, attese inutili, speranza mista a fatalismo e l'immancabile dose di sfortuna.
Davvero mi chiedo cosa possa pensare di me qualcuno che legga questo viario (*1)...
Non mi riferisco ai pochi che mi conoscono di persona ma solo a chi ha letto quanto ho scritto nel corso degli anni: probabilmente mi assocerebbe i seguenti aggettivi “sognatore, romantico, illuso, matto, ingenuo, complicato, senza speranza” e non necessariamente in questo ordine...

Però mi piacerebbe avere un riscontro: improbabile perché secondo i miei calcoli solo un quattro-cinque persone seguono abitualmente il viario. Non fatevi ingannare dai valori di ShinyStat: almeno il 90% dei visitatori giunge per sbaglio su questo sito e si guarda bene dal tornarci!

In mancanza di dati non mi rimane che continuare a scrivere, perché tutto sommato mi diverto, e sperare che Nostradamus, una volta tanto, abbia ragione...

Nota (*1): “viario” = vi-(rtuale) + (di)-ario = blog; v. il corto Viario.

venerdì 28 giugno 2013

Sparta e Atene (1/2)

In questo lungo pezzo ho riassunto (molto malamente e basandomi sulla memoria di libri letti anche oltre un anno fa) la guerra fra Sparta e Atene inserendovi però delle riflessioni molto generali sul potere e su alcune sue dinamiche. Come ho spiegato nella nota (*0) da tempo sto scrivendo un pezzo molto impegnativo proprio sull'essenza del potere e le considerazioni di questo articolo ne sono le naturali conseguenze: suppongo che prima o poi mi deciderò a terminarlo e, allora, farò molti riferimenti a questo intervento!
Inoltre tengo a sottolineare, per chi non mi conoscesse e “inciampasse” per caso in questo pezzo, che io NON sono uno storico e che mi baso principalmente solo sulla lettura di Tucidide e Senofonte: non mi sono preso nemmeno la briga di controllare cosa dice Wikipedia sulla guerra del Peloponneso!
Può quindi darsi che ci siano anche degli errori di una certa entità nella mia sintesi anche se credo che, nella sostanza, le mie considerazioni siano corrette.

Per chi non ricordasse la situazione storica che fa da preambolo alla guerra fra Sparta e Atene faccio un rapido riassunto partendo dal film “300” che, come tutti sanno, descrive l'eroica battaglia alle Termopili del re spartano Leonida (*1) con i suoi 300 uomini che, al prezzo della morte, riesce a tenere per lungo tempo in scacco l'esercito persiano.
Nella scena finale del film c'è l'accenno alla battaglia di Platea (479 a.C.) dove l'esercito persiano è battuto da un'alleanza greca a guida spartana. È il trionfo della fanteria pesante greca (gli opliti): un arma devastante contro la quale i persiani non hanno contromisure adeguate.
Comunque, oltre alla battaglia di Platea, è fondamentale la battaglia terrestre/navale di Micale (*2) dove la flotta ateniese (sempre a guida spartana) sconfigge quella persiana e, di fatto, “libera” le città greche della costa dell'Asia minore e delle numerosissime isole del mar Egeo. In pratica è la nascita dell'impero ateniese.

La particolarità di tale impero è la sua asimmetria: da una parte Atene, una metropoli con i suoi territori limitrofi dell'Attica; dall'altra le isole e le città costiere dell'Asia minore e dell'Ellesponto che versano alla prima (cioè alla lega di Delo ma in pratica Atene) dei tributi annui.
Cosa tiene in piedi questo alleanza/impero dove Atene la fa da padrone?
Da una parte, specialmente le città dell'Asia minore, preferiscono essere governate da Atene che dai persiani (*3), dall'altra la flotta ateniese, ovvero la forza: se una città si ribellasse la flotta ateniese sarebbe in grado di assediarla e punirla. Inoltre nelle varie città alleate di Atene c'è un fenomeno (credo!) nuovo nella storia: un cambio di regime (*4), al posto delle varie oligarchie vengono instaurate delle democrazie (*5). Nella sostanza Atene impone nella varie città dei governanti locali a lei favorevoli perché le debbono il loro potere e ne condividono gli interessi commerciali. Poi, ovviamente, quando ad Atene ci si rendeva conto che in una certa città il partito avverso stava diventando pericoloso, veniva prontamente inviata una guarnigione di opliti (la fanteria pesante del tempo) a rafforzare la “democrazia”.

Qui si vede già uno schema del potere (*0): l'equilibrio delle forze, ovvero poteri diversi che si alleano fra loro per contrastarne altri e aumentare il proprio. Esempio: i democratici (mercanti) di una città si alleano con Atene (guidata da mercanti) per estromettere dal potere le oligarchie (nobili). Esempio: le città dell'Asia minore si alleano ad Atene per contrastare i persiani.
Ma non solo: Corinto alleata con Atene contro Argo (beh, questo accadrà dopo gli eventi che descrivo...) o Platea alleata con Atene contro Tebe.
Insomma il proverbio “Il nemico del mio nemico è mio amico” è più che mai valido.

È in questa situazione che, nel 431 a.C., inizia la guerra fra Sparta e Atene. Domanda per i miei lettori: chi saranno gli alleati di Sparta?
Ovviamente tutte le città guidate da un'oligarchia che temono che l'ingerenza ateniese ponga al loro posta una democrazia...
In effetti, per la stessa logica, gli alleati naturali di Sparta sarebbero i persiani ma, in questa fase iniziale, era politicamente inconcepibile per dei greci cercare l'alleanza con l'ex nemico...

Da una parte c'è quindi Atene, ricchissima per i proventi dell'impero e per questo munita (e in grado di mantenere) di una flotta imponente. Dall'altra c'è Sparta, città dal peculiare carattere militare che si sostiene sul lavoro degli schiavi iloti (quindi agricoltura) in teoria più forte per terra.
Scrivo in teoria perché è di Tucidide la dicotomia Sparta più forte sulla terra e Atene più forte sul mare: se ben ricordo mette in bocca a Pericle (*6) questa divisione sui ruoli delle due potenze.

In realtà, mentre sicuramente Atene era più forte sul mare, non sono sicuro che la forza di Sparta sulla terra fosse chiaramente maggiore. Insomma 10 opliti spartani non erano più forti di 20 opliti ateniesi.
Nelle prime fasi della guerra infatti gli spartani si limitano a invadere l'attica per devastarne il territorio (e rientrando ogni anno nel proprio) ma non provano nemmeno ad assediare Atene: c'è da dire che le mura non proteggevano solo Atene stessa ma anche il porto del Pireo dal quale quindi, anche in caso di assedio, sarebbero potuti continuare ad arrivare i rifornimenti.
Si potrebbe obiettare: perché gli ateniesi allora non accettavano la battaglia campale in attica se erano di forza comparabile? Semplicemente perché non avevano bisogno di prendersi questo rischio: grazie all'enorme liquidità le risorse dell'attica non erano necessarie e tutto il fabbisogno poteva essere acquistato all'estero (tipo il grano dall'Egitto).
Dal mio punto di vista la vittoria di Atene era inevitabile (*7) e senza grossi rischi nel lungo periodo: si doveva solo eliminare (o far passare dalla propria parte) uno a uno gli alleati di Sparta.

E in effetti gli eventi stavano andando in questa direzione: Tucidide è molto preciso nel descrivere ogni singola battaglia così che, se lo si legge superficialmente come me, è facile perdersi nei dettagli. A un certo punto però si ha la netta sensazione che la guerra si sposti nella penisola Calcidica.
Dal punto di vista di Atene (e mio) la scelta strategica è giustissima: come si può vedere dalla mappa (tratta da Wikipedia.org e di pubblico dominio) in tale penisola sono concentrate le città alleate a Sparta più lontane. Per Sparta era logisticamente difficile difenderle perché le proprie truppe dovevano muoversi via terra lungo l'intera Grecia mentre per gli ateniesi potevano raggiungerle via mare in breve tempo.
In altre parole Sparta non avrebbe potuto proteggerle indefinitamente mentre Atene, una volta avuta la regione sotto controllo, avrebbe potuto passare ad obiettivi più vicini.


In questo quadro strategico ben definito si inserisce però l'elemento umano: il generale spartano Brasida. Oltre a essere un eccellente condottiero (e quindi in grado di sconfiggere forze superiori alle proprie) ha anche un'intuizione politica: offre alle varie città alleate di Atene la possibilità di divenire “libere”, ovvero, se si impegnano a sostenere gli spartani non dovranno più pagare nessun tributo.
Queste città, a differenze di quelle dell'Asia minore, non erano sotto la costante minaccia persiana e, per questo, la protezione ateniese non era così necessaria.
Si capisce quindi che l'offerta di Brasida era estremamente vantaggiosa per le città della Calcidica ma, è possibile anche vederne il limite: cosa faranno queste città una volta che Atene sia stata sconfitta? Che motivi avranno per rimanere fedeli a Sparta?

Contemporaneamente si vede il limite della visione politica ateniese. Come detto la classe dominante di Atene (attraverso il regime democratico) era quella mercantile. Come secoli dopo accadrà a Cartagine nel suo scontro con Roma, il limite di questa classe politica è la scarsa lungimiranza che raramente riesce a vedere oltre gli immediati vantaggi (o svantaggi!) economici.

Nota (*0): qui ci starebbe bene rimandare a un pezzo sul “potere” in senso lato che però non ho terminato!
Nota (*1): Sparta aveva, contrariamente a quanto potrebbe sembrare dalla visione della pellicola “300”, sempre avuto due re che, oltre a tenersi d'occhio vicendevolmente, erano supervisionati dagli efori, in realtà cinque magistrati e non i vecchietti pervertiti mostrati in “300”...
Nota (*2): che si dice fu combattuta esattamente lo stesso giorno di quella di Platea: quella che si dice una giornata “no” per i persiani!
Nota (*3): cioè solo rimanendo alleate con Atene potevano sperare di non essere sopraffate una ad una dai persiani.
Nota (*4): adesso questa è la prassi: basta considerare i governi filo statunitensi in Iraq e Afganistan... Altra considerazione: da un punto di vista commerciale è molto più conveniente avere una città alleata che spontaneamente, perché nel suo interesse, collabori piuttosto che una città soggiogata, che necessiti di una guarnigione per mantenere l'ordine, e che dia di malavoglia il minimo indispensabile...
Nota (*5): ovviamente le democrazie del tempo non erano “universali” come quelle attuali: i diritti politici erano riservati solo agli uomini con un certo reddito (quindi con una vasta rappresentanza di mercanti) in contrapposizione ai regimi oligarchici che corrispondevano invece alla nobiltà.
Nota (*6): ironicamente non ho mai avuto occasione di discutere con mio zio, esperto di storia e soprattutto specializzato nell'età di Pericle, queste mie idee. Sicuramente avrebbe avuto da darmi indicazioni molto interessanti. Magari ne ristudierò la tesi: quando la lessi la prima volta non sapevo niente delle vicende descritte e, l'unica cosa che mi ricordo, è che presso Atene venne scoperta una miniera d'argento!
Nota (*7): “inevitabile” da un punto di vista strategico ma non bisogna scordare i capricci della sorte: certamente non dovette giovare alla causa ateniese la peste che colpì Atene molto duramente. Immagino che la peste si diffuse ad Atene più facilmente a causa della natura commerciale e della vasta popolazione della stessa e che, per lo stesso motivo, ebbe numerose recrudescenze.

mercoledì 26 giugno 2013

I "miei" programmi musicali

Mi sembra interessante fare una veloce carrellata sugli strumenti informatici che uso per studiare la chitarra. Per questo oggi, mentre mi esercitavo, ho preso delle immagini dello schermo via via che usavo programmi diversi.

Questa è la mia cartella per la chitarra con tutti gli archivi che uso più frequentemente:
In rosso ho sottolineato gli archivi che uso adesso (ma mi sono dimenticato "Batteria.h2song" con i ritmi per Hydrogen!) e la cartellina "Archivo" dove sposto (quando me lo ricordo) i dati che non mi servono più...

Per il riscaldamento uso Hydrogen e scelgo, a rotazione, una ritmica che scandisca il tempo in 4/4 con diversi elementi della batteria (kick, Tom Low, Closed HH, etc...)
Per il pattern uso sempre Hydrogen ma ovviamente con pattern diversi che mi aiutano a scandire le pennate. E, sempre ovviamente, cambio i bpm!

Quando invece suono sopra i brani reali (Vodka, Unholy Paradise e Viva la vida) adopero Audacity per caricare l'archivio .ogg e poi manipolarlo per rallentarlo o modificarne il tono. Nella pratica il tono lo cambio una volta e poi salvo l'archivio modificato in maniera da non doverci rimettere le mani (come con il brano Viva la vida che ho abbassato di un semitono). Invece il tempo (questa funzione di Audacity lascia inalterato il tono!) lo cambio volta per volta della percentuale che mi serve...

Infine, quando ho lo spartito in formato .gp4 o .gp5 (tipo March of the swordman dei Rhapsody e Purple Haze di Jimi Hendrix), uso Tuxguitar e Qsynth. Qsynth non è strettamente necessario perché è solo un programma che usa dei suoni di alta qualità per i vari strumenti MIDI: senza di esso gli strumenti di Tuxguitar suonano in maniera molto artificiosa...
Con Tuxguitar mi cambio la velocità in bpm dell'intero brano o di parti di esso e, premendo F9, scelgo su quali battute esercitarmi. Con F7 posso selezionare la cosiddetta “MIDI Port”, ovvero Qsynth, ma in genere non ce ne è bisogno se mi ricordo di avviarlo prima di Tuxguitar e ho chiuso Hydrogen...

Manco a dirlo uso Linux (Mint) e tutti i programmi citati sono gratuiti: ogni tanto ho la tentazione di comprarmi Guitar Pro 6 ma, per le mie esigenze attuali, sarebbe uno sfizio sostanzialmente inutile...

martedì 25 giugno 2013

Affare x polli!

Alla D+ oramai ho la fissa del pollo (v. Agguato alla D+) e, appena arrivo al reparto carne, inizio a controllare tutti i prezzi.

Normalmente il prezzo del pollo alla diavola (da poco c'è di nuovo una bustina di spezie!) oscilla fra 3.50€ e 5.50€ e normalmente è sui 4.50€ (prezzi al kilo!). Ad esempio la scorsa settimana c'erano due confezioni a 3.50€ (perché in offerta) mentre le altre erano a 4.50€ e io me le sono accaparrate entrambe infilandone una nel congelatore...

Oggi, per altro senza il bollino “In offerta”, era rimasta una confezione di pollo alla diavola a 2.00€ al kilo!! Sicuramente un errore e io ne ho approfittato appropriandomene immediatamente!

Insomma il mistero del prezzo del pollo continua ad affascinarmi: oramai ho deciso di lasciare perdere i petti di pollo perché, in confronto al pollo intero, hanno dei prezzi spropositati (dai 7.00 ai 9.00€ al chilo): in pratica è conveniente comprare il pollo intero e buttare via ali, cosce, etc...

L niche - 26/6/2013
Nei giorni scorsi ho finito di leggere le Elleniche di Senofonte (Ed. Newton Compton Edition, 2009, trad. Umberto Bultrighini). Che dire: tutta altra roba rispetto a Tucidide!
Tucidide, benché ateniese, descrive in maniera imparziale le vicende della guerra fra Sparta e Atene: si rende conto degli eventi più importanti e si sofferma sulle loro conseguenze. L'effetto è che il lettore ha sempre chiaro l'andamento generale della guerra.
Senofonte invece, benché ateniese, è filospartano e tutt'altro che imparziale. In particolare sorvola sulle sconfitte di Sparta a Nasso (376 a.C.) e di Leuttra (371 a.C.): in pratica si parte da una situazione dove Sparta è la città egemone della Grecia e ci si ritrova, quasi senza capire come, col Peloponneso invaso dai Tebani e la stessa Sparta a rischio!
Mancano poi i dialoghi/monologhi bellissimi di Tucidide: ma qui si tratta di mancanza di capacità non di volontà. Pochissimi scrittori sarebbero in grado di eguagliare Tucidide in tal senso...

Giovin-ancata - 28/6/2013
Durante la telecronaca di Italia-Spagna il commentatore dice - «Giovinco ha fatto fallo con un colpo d'anca!».
Il che ha fatto tornare in mente a mio zio il seguente proverbio dell'anziana nonna di un suo vecchio amico: «Donna che muove troppo l'anca o è una troia o poco ci manca...»

Delusione HP - 28/6/2013
Nel corto Huffington Post avevo espresso il mio apprezzamento per l'omonimo quotidiano in linea. Subito dopo però, ha iniziato a conformarsi all'offensiva contro il M5S: il peso della “collaborazione con l'Espresso” si fa sentire... Ormai per ogni articolo, non dico imparziale, ma dove grazie al buon senso è ancora possibile ricostruire la realtà, ce ne sono tre scritti solo per gettare fango sul M5S. Inutile dire quali sono gli articoli che hanno più risalto...

Un esempio: stamani nascosto in una colonna laterale ho trovato il seguente articolo Il 6 luglio nasce il Parlamento elettronico dove si spiega (in maniera poco chiara ma, mi pare, in buona fede) che lo strumento di democrazia in rete è ormai sulla rampa di lancio.

Poche ore dopo, sullo stesso giornale, il titolo di testa in caratteri cubitali è il seguente:

Senza parole...

In conclusione l'HuffingtonPost.it è sempre enormemente meglio di Repubblica.it o Corriere.it (solo ed esclusivamente palate di fango) ma è tutt'altro che imparziale...

Angry Birds - 2/7/2013
Con n anni di ritardo ho scoperto Angry Birds su FB: molto bellino e senza la paranoia delle vite limitate e degli “amici” necessari per sbloccare i livelli più avanzati!

Udolfo 2 e 3 (e 4 e 5)

Ho letto altri due capitoli dei The Mysteries of Udolpho.
Il secondo capitolo inizia con delle riflessioni molto belle sulla dignità del lutto. Segnalo solo la seguente frase ma ce ne sarebbero altre:
«for whatever may be the evils resulting from a too susceptible heart, nothing can be hoped from an insensible one;»
Il terzo capitolo è invece incentrato su un viaggio attraverso i Pirenei dell'eroina insieme al padre: ecco, queste suggestioni sulle bellezze della natura non le ho ritrovate nella Austen.

Parlare di questo libro senza riassumerne la trama inizia ad avere poco senso, quindi:

Cap. 1) Viene presentata la protagonista, Emily, e la sua famiglia (essenzialmente il padre e la madre perché di due fratelli più piccoli si sa solo che muoiono di malattia) che vivono in una villa isolata dal mondo sui Pirenei. La scelta di ritirarsi dal consorzio degli uomini è del padre stufo della politica e degli intrighi di corte. Vengono presentati anche lo zio di Emily (fratello della madre) e la moglie di lui. Lo zio è molto ricco, assetato di potere e chiaramente insensibile, la moglie, un'italiana, ovviamente superficiale e ugualmente insensibile. Infine c'è un accenno a un mistero: Emily ha un misterioso estimatore che le ha dedicato una poesia, suona benissimo lo zufolo e si è appropriato di un suo ritratto. Alla fine del capitolo la madre di Emily muore.

Cap. 2) Riflessioni sul lutto. Viene presentato un botanista amatoriale, amico del padre che ho la sensazione avrà un ruolo nel seguito. Emily e il padre vanno a visitare gli zii. Misteriosa discussione fra il padre e lo zio della quale non si sa niente. Infine, sempre dagli zii, si incontrano due signori italiani dei quali uno è bello di aspetto ma si intuisce di animo cattivo. Anche in questo capitolo c'è un mistero: una notte Emily sorprende il padre che piange leggendo le lettere di una donna che NON è la moglie da poco scomparsa!
Siccome la salute del padre va peggiorando, il medico prescrive un viaggio ristoratore.

Cap. 3) Descrizione del viaggio attraverso paesaggi incantati. Una sera fanno più tardi del solito e raggiungono solo col buio un piccolissimo villaggio. Il villaggio è talmente povero che sembra non sia disponibile nemmeno un letto per la notte ma, fortunatamente, interviene un uomo misterioso, Valancourt, (che legge Omero, Orazio e il Petrarca) ospite anch'egli del villaggio che cede a Emily e al padre la propria stanza...

Nel frattempo ho letto altri due capitoli che però non mi hanno dato particolari spunti di riflessione nel confronto col romanzo della Austen...

Cap. 4) Il viaggio attraverso i Pirenei prosegue e Valancourt decide di accompagnare per un tratto di strada Emily e il padre. Anche questo capitolo è tutto incentrato sulla bellezza incontaminata dei paesaggi. La salute del padre di Emily continua a essere altalenante.

Cap. 5) Il viaggio attraverso i Pirenei giunge al termine con i protagonisti nei pressi della città di Arles. Valancourt, a malincuore, deve tornarsene per la propria strada: è infatti evidente che fra lui ed Emily inizia ad esserci del sentimento mentre il padre di lei approva benevolo perché trova il ragazzo intelligente e di animo puro. Da notare che Valancourt è quasi senza soldi perché ne ha regalato gran parte a una famiglia bisognosa trovata lungo la strada...

domenica 23 giugno 2013

Lezione LVII: nessuna nuova, buona nuova

Lezione tranquilla dalla quale non è emerso molto di nuovo: non perché si sia perso tempo in chiacchiere ma perché, pur facendomi suonare vari esercizi, non c'è stato molto da dire.
Insomma un calo fisiologico e, probabilmente, anche indice di buon apprendimento...

Riscaldamento: Niente di nuovo, sempre impegnato con i tre esercizi ripresi dal metodo di Vai...

Pattern: Tutto bene. Anzi, per la prima volta, questi miei appunti mi sono stati utili! Il maestro mi aveva infatti assegnato di far pratica con i vecchi ritmi già studiati ma non mi ricordavo più come fare: rileggendo questi appunti ho risolto il problema.
Ai vecchi ritmi chili, chili 2, wall, wall+ e SuEGiù si è “ufficialmente” aggiunto anche l'humpa. “Ufficialmente” perché solo oggi il maestro mi ha detto di farlo ma, per conto mio, già nei giorni passati avevo iniziato a esercitarmi specificatamente su questo ritmo (che trovo molto difficile).

Vodka: È questo brano che, per un suo giro d'accordi, richiederebbe il ritmo humpa ma a causa della sua difficoltà, esercitarmi direttamente sul brano, mi fa confondere...
Per il ponte invece sono riuscito a suonarlo alla velocità effettiva! Non avrei mai detto di essere in grado di farcela...
Intendiamoci, la maggior parte delle volte commetto un qualche errore e, specialmente quando sono stanco, mi capita di perdere completamente la sincronia fra mano sinistra e mano destra con esiti catastrofici. A questo riguardo il maestro mi ha detto di impugnare in maniera leggermente diversa il plettro: devo inclinarlo appena in maniera da fargli toccare la corda non di piatto ma di taglio. In questa maniera il suono è più morbido e non c'è il rischio che il plettro rimanga rallentato dalla corda. Infatti, nei pezzi veloci come questo ponte, a volte la mano destra si muove a tempo ed è il plettro che rimane incastrato sulla corda facendo perdere la necessaria coordinazione. Ieri ho già provato e mi è sembrato di trovarmi meglio da questo punto di vista anche se la posizione che sento meno naturale complessivamente mi impaccia non poco. Mi ci vorrà ancora molta pratica per abituarmi a questa impugnatura del plettro...

Pirate's song: eliminato! Oramai i primi 2' e 30” di accordi non erano più un problema mentre il resto della canzone era troppo difficile da imparare...

Unholy Paradise: è (su mia richiesta) il nuovo brano! In realtà il maestro stava cercandomi un brano dei Blind Guardian ma io gli ho chiesto se poteva insegnarmi questo pezzo che mi piace tantissimo...
Così l'abbiamo cercato su Youtube.com e il maestro ha fatto la sua magia: mentre ascoltava il brano riusciva, strimpellando sulla chitarra, a individuarne le varie note e, in pochi passaggi ha ricostruito tutto! Incredibile...
Nel primo minuto c'erano tre parti diverse la prima una melodia facile, la seconda facile di power chord mentre la terza, il pezzetto che più mi piaceva, era più difficile...
Così mi sono fatto dare la parte iniziale e, per motivi di tempo, il maestro mi ha dato la sola tablatura (cioè le note ma senza la loro durata).
La melodia iniziale è fatta tutta sulla 4° corda con i seguenti tasti: 5, 5, 8, 7, 5, 3, 1, 0 poi la variazione 5, 5, 8, 7, 5, 10, 13, 12 e poi a ripetere...
Siccome il brano mi piace l'ho studiata subito e mi viene già decentemente a velocità reale!

Purple Haze: ho studiato le dieci battute iniziali e le suono alla velocità prevista. Adesso sarei dovuto passare alla seconda parte del brano con gli accordi ma non c'è stato tempo di definire i dettagli...

Rhapsody: ho imparato tutte le battute previste e le suono alla velocità reale: anche per questo brano saremmo dovuti andare avanti ma non c'è stato tempo. Infatti c'è stato un contrattempo sugli accordi: è stato buffo perché, quando ho detto al maestro che avevo imparato a suonare gli accordi ma che li toglievo quando suonavo la melodia perché mi disturbavano, mi sono accorto che il maestro, pur senza dirmi nulla, ha rizzato le orecchie!
Infatti la sequenza di accordi che avevo imparato era corretta ma c'erano state da parte mia ben due incomprensioni: 1) la sequenza degli accordi è sfalsata di mezza battuta (da 6/8) rispetto alla melodia, ovvero il primo accordo va suonato sulla 4° nota, etc 2) Ogni accordo dura 6/8 e non 3/8 come avevo capito io (e infatti suonavo l'intera sequenza due volte!)...
Insomma, ad avere un minimo di buon senso musicale mi sarei dovuto accorgere che gli accordi erano “sbagliati” ma invece mi ero fermato alla sensazione di fastidio... sigh...

Viva la vida: questo brano mi ha fatto schifo fin dal primo ascolto, quando poi ho letto il testo della canzone ho avuto anche un'idiosincrasia filosofica per esso. Dovrò chiedere a un amico più esperto per conferma ma secondo me si tratta di melenso christian rock...
Così ho chiesto al maestro di togliermi il brano: il problema è che il suo unico giro di accordi, tutti col barrè, era un utile esercizio. Anche perché suonare tutti gli accordi col barrè mi stanca velocemente il pollice sinistro...
Allora il maestro ha avuto un ottima idea: abbassare tutti gli accordi di un semitono in maniera da passare da C#|D#|G#|Fm a C|D|G|Em dove i primi tre accordi li faccio ancora col barrè mentre Em no facendo così riprendere “fiato” al pollice sinistro...
Se poi vinco il mio disgusto posso sempre abbassare anche la canzone di un semitono per suonarci sopra (che è più divertente che esercitarsi sul semplice giro...).

venerdì 21 giugno 2013

Sgotico

«Si tratta di un'opera giovanile di Austen, che intendeva fare la parodia del Romanzo Gotico tradizionale (tipo Radcliffe o Monk Lewis), mostrando come il vero "male" non sia un'entità metafisico-immanente, ma il nascente capitalismo, sotto le spoglie del padre di Henry Tilney...non a caso Marx adorava i romanzi della Austen. "Northanger Abbey" non è uno dei romanzi più apprezzati (hai azzeccato anche questo), perché era stato scritto per la cerchia familiare (ecco perché, come hai scritto, si sente che l'autrice non vuole compiacere il pubblico, ma solo divertirlo :).»

Chi sarà mai l'autore di questo commento? Dunque, l'Anonimo adopera un linguaggio preciso e dimostra una notevole conoscenza della materia: mi pare evidente che si tratti di mia cugina...
Lo posso affermare con notevole certezza perché qualche giorno fa era a cena da me e le ho fatto leggere il pezzo Northanger: l'ho lasciata al calcolatore per qualche minuto e, quando sono tornato, ancora spippolava sulla tastiera...

Mentre preparavo da mangiare ne abbiamo riparlato e ha aggiunto dei particolari. Secondo lei non è vero che il romanzo sia così semplice come io l'ho descritto: per apprezzarlo veramente è necessaria una seconda lettura.
A supporto di questa sua tesi mi ha fornito numerosi elementi che a prima vista possono sfuggire: ad esempio la dimora di Henry Tilney non è un castello ma un'abbazia. Mi ha spiegato che si trattava di beni sottratti alla chiesa cattolica da Enrico VIII e ridistribuiti alla nuova aristocrazia...
Secondo lei inoltre, il motivo per cui l'Inghilterra descritta dalla Austen è così diversa da quella di Dickens è che, nei pochi decenni che intercorrono fra i due autori, la rivoluzione industriale ha già avuto luogo: la Austen ne vede i prodromi mentre Dickens gli effetti.
Non solo: nella concezione sociale della Austen gli industriali sfruttano i propri operai, al contrario l'aristocrazia si prendeva cura dei propri servitori e aveva quindi un ruolo di “ammortizzatore” sociale.

Credo mi abbia dato molte altre informazioni ma, siccome stavo cucinando e ormai sono passati un paio di giorni, non mi ricordo altro (*1)...

Stanotte, causa insonnia, ci ho ripensato e ho rielaborato quanto letto alla luce dei nuovi dati.

Northanger Abbey fu pubblicato postumo ma in realtà si tratta di una delle prime opere della Austen che lo scrisse nel 1798-99 quando aveva 23-24 anni.
A questa età è senz'altro possibile intuire le dinamiche che prenderà la società, come ad esempio il ruolo dell'industria, ma è anche vero che non tutto quello che si intuisce è pienamente assimilato dalla coscienza.
La mia sensazione è infatti che sia possibile che la Austen, già all'epoca di Northanger Abbey, disprezzasse gli industriali, i nuovi ricchi senza scrupoli, eppure non sono convinto che andasse oltre una superficiale antipatia. Cioè mi pare in tale romanzo manchi la volontà precisa di “dimostrare come il nascente capitalismo sia il vero male”. Mi pare che piuttosto questo sia un effetto collaterale, per giunta offuscato da altri elementi.

Prima di tutto, oltre al generale, le altre due figure negative del romanzo, la falsa amica e lo spasimante indesiderato, appartengono alla stessa fascia sociale dell'eroina: quella che vive su “rendite” di svariate sterline.
E poi non è evidente che il generale sia un industriale: a dire il vero c'è un accenno a un circolo a cui lui si reca e può darsi che solo questo dettaglio basti a identificarlo come tale (*2)...
Di sicuro il generale si compiace con falsa noncuranza della propria ricchezza che a volte, invece, fallisce nell'impressionare adeguatamente l'eroina...
Comunque, a parte questa sua venalità, anche il generale non sembra una figura completamente negativa. I figli del generale, amici dell'eroina, le assicurano che quando la moglie morì per molto tempo lui patì il lutto...
Semmai la figura più equivoca, una specie di buco nero sul quale il romanzo non fa luce, è il figlio maggiore del generale. Egli infatti, col suo comportamento, induce la falsa amica dell'eroina a rompere il fidanzamento con il fratello di lei: ecco, le motivazioni di lui sono completamente oscure e il romanzo, per quanto ci si soffermi, non fa nemmeno un tentativo per ipotizzarle....

Riguardo alla parodia di romanzo gotico non sono sicuro ma anche qui mi pare che ci sia solo un accenno e che, soprattutto, l'intento non vada oltre a quello di far sorridere il lettore.
Comunque voglio proprio leggere The mysteries of Udolpho, il romanzo gotico di Ann Radcliffe, più volte citato dall'eroina!

In conclusione credo che sia possibilissimo che sia presente l'elemento di denuncia del nascente capitalismo ma penso che questa consapevolezza sia ancora in stato embrionale e non sia comunque lo scopo del romanzo...

Nota (*1): a essere pignoli mi ricordo benissimo di un suo accenno a una mia intuizione particolarmente sottile ma, essendo stata volutamente vaga e oscura (prima dovrò leggere Mansfield Park!), mi è parso inutile citarlo...
Nota (*2): non resisto e vado a controllare... No, niente... non sono riuscito a ritrovare l'accenno al circolo che mi ricordavo...

giovedì 20 giugno 2013

Destino del M5S

Dopo le recenti delusioni elettorali molte cassandre si sono affrettate a dichiarare finito il M5S.

Io, come la gran parte dei simpatizzanti, ho riflettuto a lungo su cosa sia andato storto e sullo stesso futuro del movimento. A freddo posso fare le seguenti osservazioni.

Cosa è andato storto:
  1. Il risultato delle politiche era stato gonfiato più del previsto dal voto di protesta
  2. La totale avversione dei media tradizionali: ogni più piccolo errore è evidenziato mentre si tace sulle iniziative positive
  3. Sono stati fatti degli errori politici (*1): in particolare si è sopravvalutata l'intelligenza politica degli italiani. Mi riferisco al mancato “accordo” di governo col PD di Bersani. Per me e la maggior parte degli attivisti del M5S era ovvio che un accordo col PD non avrebbe portato a nessun risultato; alla maggior parte degli italiani però questo non era altrettanto evidente: si sarebbe dunque dovuta trovare una soluzione che evidenziasse la malafede del PD in maniera che anche i più ingenui potessero rendersi conto di essa (*2)
  4. Indubbiamente nelle elezioni regionali e comunali è molto importante il candidato locale: spesso quelli del M5S non erano abbastanza forti
  5. La temporanea tregua fiscale, dopo il terrorismo del governo Monti, hanno dato l'illusione che la situazione dell'Italia sia migliorata: vedi dopo per capirne le implicazioni...
Ma più interessante è la riflessione sul futuro del M5S...
Tutte le analisi che ho sentito si sono dimenticate un elemento fondamentale per interpretare e prevedere la dinamica futura del M5S.

Domanda: quando si è scatenata la rivoluzione francese? Risposta: quando il popolo era alla fame e solo la nobiltà viveva nel lusso...
Per sua natura infatti, qualsiasi popolo, ha una fortissima inerzia ad accettare lo status quo: per farlo agire bisogna che le condizioni di vita diventino intollerabili.
Ecco, l'elemento fondamentale dietro al successo del M5S, non sono solo Grillo, gli ideale del movimento o l'onestà dei suoi attivisti ma soprattutto la catastrofe economica (e non solo) a cui è avviata l'Italia.
La domanda decisiva che dobbiamo porci per valutare le prospettive future del M5S è quindi: le condizioni di vita degli italiani miglioreranno o peggioreranno nei prossimi mesi/anni?
Se la situazione economica migliorasse, se ci fosse una ripresa dell'occupazione (soprattutto giovanile), se ci fossero migliori servizi e meno tasse allora il M5S rischierebbe effettivamente di sparire.
Se però, come temo e mi sembra ovvio, il governo Letta (e tutta la vecchia classe politica) per la propria inettitudine e inerzia non riuscirà a invertire la tendenza attuale allora le condizioni di vita degli italiani, inevitabilmente, peggioreranno ulteriormente. In questa situazione sempre più drammatica, nonostante errori politici e media contro, il M5S non potrà che guadagnare consenso.

La mia conclusione è che sfortunatamente, come avevo previsto quasi un anno fa in Nave Italia, gli italiani dovranno toccare il fondo prima di riuscire a migliorare. Solo quando la nave sarà affondata gli italiani si aggrapperanno in massa alla ciambella di salvataggio rappresentata dal M5S...
L'errore più grande del M5S è stato quindi sopravvalutare la capacità dell'uomo comune di rendersi conto della situazione (politica, economica, indipendenza dei media, etc) dell'Italia. Da ora in poi occorrerà maggior acume politico: non basterà fare la scelta giusta ma bisognerà fare in modo che tutti, compresi gli ingenui, lo capiscano.

Nota (*1): altri errori: la “marcia” su Roma dopo la rielezione di Napolitano (v. Situazione Roma); l'attacco a Rodotà dopo averlo dipinto come il salvatore della patria quando era candidato alla presidenza; tutte le esternazioni politiche sul sito di Grillo che anticipano la discussione all'interno del movimento (tipo l'idea di non presentarsi alle elezioni se passava l'interpretazione della costituzione che vuole che solo i partiti possano rappresentare i cittadini...)
Nota (*2): penso a un appoggio esterno (fiducia senza partecipazione al governo) avendo stabilito dei tempi ben precisi (dell'ordine di pochi mesi) per realizzare alcuni punti qualificanti del programma del M5S. Appena il PD non avesse mantenuto qualche promessa subito le si sarebbe tolta la fiducia. In questa maniera ci sarebbe sempre stato qualcuno che avrebbe detto “... bisognava concedere più tempo a Bersani...” ma la maggior parte degli italiani avrebbe capito...

mercoledì 19 giugno 2013

Fattaccio 2/4

Seconda puntata del Fattaccio registrata una settimana dopo la precedente: anche stavolta valgono molte delle premesse fatte in Fattaccio 1/4. Principalmente lo zio non era abituata a fare monologhi ma normali conversazioni dove, quando divagava troppo o non era chiaro, l'interlocutore lo richiamava all'ordine...

L'inizio come al solito è molto incerto: un sacco di lapsus, incertezze e vuoti di memoria, ma dopo poco si sblocca e procede spedito. Stavolta si aiuta infatti con degli appunti anche se si tratta sempre di quasi improvvisazione: probabilmente ero piombato a casa sua 5 minuti prima chiedendogli di fare una nuova intervista e aspettavo saltellandogli intorno mentre prendeva i suoi appunti...

Il risultato finale è ancora scadente: forse a causa degli appunti è superveloce e, comunque, non dice quasi niente.
In pratica:
  1. Ribadisce che non gli piace Enzo Biagi (v. Fattaccio 1/4)
  2. Dice che imiterà Gino Paoli e Cesare Romiti (chiamato in seguito, per un lapsus, Cesare Previti) ma poi, mi pare, si guarda bene dal farlo!
  3. Accenna allo straripamento del fiume Sarno
  4. Accenna alla fuga dal carcere di Licio Gelli...
  5. ...e la compara all'assoluzione di De Benedetti
Eppure qualcosa si inizia a intravedere: un'erudizione che tocca anche l'etrusco, la consapevolezza della parzialità dei media e la scarsa fiducia in parte della magistratura...

martedì 18 giugno 2013

Sciupatrama...

...e come tale da leggere dopo Mi hanno pubblicato!...

La scorsa settimana mi sono divertito a scrivere un breve racconto di quelli che mi riescono meglio: praticamente senza trama e con vari episodi autoconclusivi uno dietro all'altro...
Come al solito l'ispirazione di partenza nasce grazie a un'insonnia da cui sono derivate le idee base.
C'è da aggiungere che, scrivendo per un altro viario (*1), sono stato più scrupoloso del solito e l'ho curato come faccio solo per gli scritti più seri.
Proprio per lo sforzo aggiuntivo fatto voglio ora svelare quanto ragionamento ci sia dietro le mie battute sciocchine...

Prima di tutto la “trama”, ovvero l'immagine dell'avvocato in fila per ritirare i faldoni negli uffici super disorganizzati, è vagamente basata su un pezzo che lessi anni fa sul viario (*1) Mi sa ke nn esisto: prima di scrivere il racconto avevo provato a ricercarlo per rileggerlo ma (era molto vecchio e ben nascosto) non mi era riuscito...

L'inizio è stato durissimo da scrivere: nella mia fantasia volevo far pubblicare a Castoro Volante il pezzo senza far sapere che non fosse suo per vedere come reagivano i suoi lettori...
Per questo motivo nella prima stesura avevo cercato di dare un'apparenza di realismo al racconto per passare solo in seguito agli episodi paradossali. Castoro Volante mi aveva fatto però notare che fra i suoi lettori ci sono molti avvocati che, non essendo fessi, avrebbero subito capito l'inghippo. Così mi sono ritrovato con una storia che aveva una partenza lenta e noiosa che non aveva più motivo di essere (visto che veniva svelato nella premessa che l'autore non è un avvocato).
Lentamente l'ho riscritta tutta, tagliando l'introduzione “realistica” e aggiungendo l'episodio dell'“avvocato alfa” e quello dell'Apple Store. Per l'episodio dell'Apple Store cercavo un “i-qualcosa” divertente e, alla ricerca di idee, ho riempito una pagina scorrendo il vocabolario alla lettera “i”. Però a parte “i-gloo”, simpatico ma non eccezionale, non ero riuscito a trovare niente di meglio che “i-one” con la sua vaga assonanza con “coglione”. Poi, proprio mentre scrivevo, ho messo insieme i-MaxOne che, spero si capisca, suona un po' come “i-massone” da cui l'idea chiave dell'episodio...

La scena dell'ufficio dove tutto pare andare al rallentatore viene direttamente dalla mia esperienza all'ufficio postale vicino casa: vedi Caos postale...

L'episodio seguente, in verità piuttosto modesto, è frutto della mia insonnia. Da notare solo il termine “analettico” che fa parte delle parole che sto imparando a memoria: vedi l'introduzione di Randa.

La battuta chiave della scena con la praticante viene direttamente da un aneddoto narratomi da un mio amico che aveva effettivamente fatto la battuta del testo a una collega (in più lui aveva, senza saperlo, il proprio capo alle spalle!). Il finale peripatetico è ovviamente una mia idea...

Anche l'episodio dell'impiegato sonnolento mi ha dato da fare: anche qui infatti avevo cercato di dare un tocco di realismo che poi ho dovuto togliere. Da notare che la battuta del pene e della vagina l'ho aggiunta in seguito: mi sembrava una facezia divertente e così ho riletto tutto il racconto per trovare il punto “migliore” dove inserirla. Anche la battuta finale “iter amministrativo” è una aggiunta, inizialmente c'era qualcosa di molto meno divertente che stonava...

La scena del topo è frutto dell'insonnia. Il finale con l'acronimo BONA (che acquista il suo reale significato qualche episodio più tardi) è un miglioramento rispetto all'iniziale PERA...

Pure l'episodio con la protezione civile è frutto dell'insonnia, però la battuta fra parentesi (forse la mia preferita dell'intero racconto) è nata per caso: volevo semplicemente scrivere che gli avvocati in coda non hanno sete perché bevono molto a casa ma, a causa delle mie scarse capacità letterarie, è venuta fuori una frase che sembra alludere al fatto che tutti gli avvocati hanno una specie di gobba!

Anche la scena con Sasha Grey, sebbene l'abbia migliorata con vari ritocchi, è frutto dell'insonnia compreso l'inciso centrale sulla Grecia.

L'episodio della fotocopiatrice, in realtà composto da quattro storielle, è il frutto di successivi miglioramenti. Inizialmente il tecnico aveva più spazio (senza motivo visto che non faceva ridere) ma progressivamente l'ho eliminato quasi del tutto.
Personalmente mi piace moltissimo il suicidio del giovane che si lancia dalla finestra che viene accolto dalla “generale ironia dei passanti”!
Ah, sul finale faccio sfoggio della mia recente conoscenza di figure retoriche (anche queste imparate a memoria) con il termine “allitterazione”.

Nell'intermezzo successivo faccio sfoggio anche di “antifrase” e “disfemismo”: sono infatti arrivato solo alla lettera “d”! Da notare che la battuta “in culo al giudice” l'avevo già usata in un commento allo stesso viario (*1) di Castoro Volante.

Il lungo paragrafo seguente è divertente ma senza battute eccezionali, anzi...

L'episodio in cui vengono menzionate le pellicole “Avvocati e gentiluomini” e “Schindler's list” mi è venuto mentre scrivevo: c'è solo da segnalare che, in una serie di epistole private con un amico ingegnere, avevo scherzato accennando a un “Ingegneri e gentiluomini”...
L'ispirazione per la scenetta della signora inferma me l'ha data un mio amico avvocato: cioè lui mi disse solo di essere stato nominato “tutore legale” di un'anziana signora, tutto il resto, compresa l'insana gerontofilia, è farina del mio sacco.

La scenetta successiva è un po' forte e temevo che Castoro Volante me la censurasse: anche questa non era prevista ed è nata spontaneamente mentre scrivevo. Da segnalare la mia ricerca su Wikipedia alla ricerca di una canzone della Pausini: alla fine ho optato per un brano dei primi album affinché fosse relativamente noto ma senza alcuna menzione particolare. Non ho idea se tale canzone sia bella o brutta!

Come per l'inizio, anche il finale mi ha dato un sacco di problemi. Inizialmente il racconto era strutturato diversamente ma il finale era comunque debole: in questo caso sono però riuscito a sfruttare la conoscenza da parte del lettore che il testo non è di Castoro Volante. Infatti avevo pregato Castoro Volante di specificare quanto KGB volesse leggere nuovi pezzi sul suo viario (*1) in maniera da potermi riallacciare proprio alla premessa iniziale per la battuta finale.
Non è facile chiudere un racconto così disarticolato con un finale che riesca a spiccare sul resto della storia ma in questo caso, anche grazie alla simmetria inizio-fine, sono soddisfatto del risultato.

Un commento merita anche la bella introduzione di Castoro Volante: essenziale, divertente e puntuale. Senza giri di parole inutili è riuscito a inquadrare la situazione e a creare curiosità sufficiente per stimolare la lettura del pezzo...

Nota (*1): “viario” = vi-(rtuale) + (di)-ario = blog; v. il corto Viario.

lunedì 17 giugno 2013

Mi hanno pubblicato!!!

Oggi, su un importante sito nazionale, mi è stato pubblicato un breve racconto, scritto nei giorni scorsi, che narra lo stato di profondo degrado della giustizia italiana.
Domani (credo) pubblicherò un po' la storia del pezzo e delle sue battute perché mi pare degna di nota: per il momento potete leggerlo qui...

PS: questo non lo considero un corto perché, in fondo, è molto lungo!

sabato 15 giugno 2013

Cionco

Oggi sono cionco (*1) perché ieri in palestra mi hanno inserito nell'allenamento un esercizio da donne.
È buffo perché fino a oggi, a parte una sola eccezione, non mi ero mai sentito indolenzito dopo una seduta in palestra: probabilmente in parte perché mi avevano fatto un programma molto leggero e io ho aumentato i carichi molto lentamente e, in parte, perché un minimo di esercizio lo facevo già e quindi non partivo proprio da zero. Invece oggi quasi non mi muovo...
Me ne ero subito accorto e all'istruttore infatti avevo detto che nemmeno sapevo di avere quei muscoli!
Per la cronaca l'esercizio consisteva nel sedere su una specie di poltroncina che, a riposo, fa stare con le gambe divaricate mentre, chiudendole, si sollevano i pesi...

Nota (*1): per chi non lo sapesse “cionco”, come conferma la Treccani.it (voce 2b), significa con le membra inerti, indolenzite per fatica o spossatezza...

Millenario - 20/6/2013
Ho scritto un pezzo per il millenario accorgendomi solo dopo che il momento non è ancora giunto: vabbè, lo serberò ancora per qualche giorno...

Italia-Giappone - 20/6/2013
Ho visto Italia-Giappone e ho la forte sensazione che la nazionale di Prandelli abbia già consumato tutta la dotazione annuale di fortuna...
Beato chi ne ha tanta e può permettersi di sprecarla.

Letta 4 - 21/6/2013
Mi sono deciso a dare un'occhiata alla prima misura “seria” presa dal governo Letta.
Ironicamente è stato chiamato “Decreto del Fare” ma, visti i contenuti, mi pare che sarebbe stato più corretto intitolarlo “Decreto del Fare Nulla”.
L'unico elemento positivo per l'economia è un prestito agevolato di 5.000.000.000€ alle imprese che vogliono investire in nuovi macchinari. Immagino però che c'è un inghippo: questi soldi verranno girati subito alle banche che poi presteranno effettivamente il denaro col contagocce. Chi scommette?
Poi c'è anche il ritorno della “mediazione civile obbligatoria” per tagliare 5 milioni di processi: uno schifo. In pratica si scarica l'inefficienza dei tribunali italiani sui cittadini costringendoli a spendere inutilmente del denaro prima di poter ottenere “giustizia”...

Udolfo 1 - 21/6/2013
Ho letto il primo capitolo de The Mysteries of Udolpho di Ann Radcliffe (liberamente scaricabile qui) il libro citato all'interno del romanzo Northanger Abbey di Jane Austen.
Mi pare bellino! In effetti, almeno questo primo capitolo, conferma la teoria secondo cui la Austen parodiasse il romanzo gotico: l'eroina della Radcliffe è infatti una superdonnina versata in tutte le arti (disegno e musica) mentre, in contrasto scherzoso, quella della Austen non eccelle in niente...

Ho notato un largo uso dell'aggettivo “gay” al posto di “happy”: un segno del tempo...

Molto più interessante è invece come l'umorismo della Radcliffe sia chiaramente ripreso dalla Austen. Propongo due frammenti che valgano più di cento parole:
«By a man of such a disposition [un personaggio “cattivo”], it is not surprising that the virtues of St. Aubert [il buon babbo dell'eroina] should be overlooked; or that his pure taste, simplicity, and moderated wishes, were considered as marks of a weak intellect, and of confined views.»
«St. Aubert, who had been long enough in retirement to find these topics recommended by their novelty, listened, with a degree of patience and attention, which his guest [il solito “cattivo”] mistook for the humility of wonder»
In altre parole la Radcliffe sbeffeggia la superba presunzione del suo personaggio “cattivo”: è chiaro che, dato il tono maestoso del romanzo, non può eccedere in questa chiave umoristica però è lo stesso stile d'ironia ripreso e amplificato dalla Austen...

Bloggultime XIII

Ebbene sì: avevo saltato un “Bloggultime”!
La colpa è dei lettori: ultimamente sono troppi (*1) e così ho preferito aspettare non le 1000 nuove visite ma bensì le 2000...

  1. Come dicevo i lettori sono improvvisamente aumentati: l'8 maggio 16.000 e il 14 giugno 17.000; ho anche allegato il grafico (non ricordo più come funziona ma il foglio di calcolo lo aggiorna automaticamente...)
  2. Dal 5 maggio i marcatori devono avere almeno 7 occorrenze per apparire nella lista a destra
  3. Due nuove vignette che non mi soddisfano molto: Debito e Religione
  4. Il 26 maggio, sotto il titolo del viario (*2), ho aggiunto un versetto della Bibbia leggermente modificato: si capisce che l'intento è ironico, vero?
  5. Wow Marzo: I candidati sono T-Rex (sciocchino ma divertente); Tassonomia PDessina (anche questo divertente); Bene bravo insieme al corto Ontologia sua degna conclusione (un ragionamento piuttosto contorto di cui il corto è un interessante aggiunta); Prima lettera ai corinzi (San Paolo per la festa della donna)
  6. Wow Aprile: i candidati sono Napoleone e il dentista (utile e interessante); Masso e Fiorellina (una fiaba d'amore...); Preghiera semplice (buffo e interessante!); Napolitano 2.0 (divertente); Pezzo giusto per ieri (un pezzo difficile ma doveroso);
Questo è invece il grafico aggiornato dei lettori (ricavato con strane formule che non capisco e non ho voglia di riguardare!):


Nota (*1): essenzialmente Google mi manda chi usa le parole chiave “Sale iodato”, “foto zecca” e “calabrone”. Ovviamente questi lettori occasionali si guardano bene da leggere gli altri pezzi...
Nota (*2): “viario” = vi-(rtuale) + (di)-ario = blog; v. il corto Viario.

giovedì 13 giugno 2013

Edward Snowden

Probabilmente ho dato meno risalto di quanto avrei dovuto alla vicenda di Edward Snowden.
Per chi non lo sapesse Edward Snowden è l'informatico che ha reso pubbliche le attività di controllo massivo dell'NSA: in pratica lo spionaggio totale di ogni telefonata, messaggio elettronico e attività su social network come FB o Twitter...

Gli ho dato poco risalto per un mio errore di valutazione: davo già per scontato che l'NSA controllasse le telefonate, la posta elettronica e i social network. Lo consideravo un segreto di pulcinella. Semmai non pensavo che l'NSA spiasse gli americani come il resto del mondo: tradizionalmente gli USA hanno sempre avuto il massimo rispetto per le libertà dei propri cittadini...
Insomma, inizialmente avevo valutato questa storia come una non-notizia.
In realtà, mi sono poi reso conto, questa notizia era una “bomba” per tutti tranne che per le persone come me, che da tempo pensano, riflettono e hanno a cuore le problematiche legate alla libertà della rete. Rileggete i miei pezzi marcati “web” e “libertà” e vi troverete la mia costante preoccupazione di fondo per l'eccesso di controllo dell'autorità sul cittadino e sui possibili abusi che da ciò possono derivare.

Invero mi sono reso conto che Edward Snowden è un vero e proprio eroe.
Spesso il vocabolo “eroe” è abusato: magari si chiama eroe il calciatore che cambia le sorti di una partita all'ultimo minuto oppure lo si attribuisce a un soldato morto in un paese straniero. Ma né il calciatore né il militare sono eroi: il calciatore fa solo il suo lavoro ed è esageratamente ben pagato per questo, il soldato ha scelto un'attività rischiosa e ha avuto la sfortuna di morire durante una missione.

Ma essere molto bravi o molti sfortunati non significa essere eroi.
Essere eroi significa avere sempre il coraggio di prendere la decisione più difficile per seguire i nostri ideali.
Edward Snowden ha fatto tutto ciò al massimo grado: ha rinunciato a una vita privilegiata, alla sua libertà e, forse, alla sua vita stessa per cercare di proteggere gli ideali in cui crede.
Svolgendo il suo lavoro si è reso conto del terribile abuso di potere che il governo USA stava commettendo contro la libertà di tutti i cittadini del mondo e, perfino, ai danni dei propri connazionali.
Invece di chiudere gli occhi, magari dicendosi che tutto ciò veniva fatto per “un bene superiore”, si è assunto le proprie responsabilità e, coerentemente con i principi più nobili dell'animo umano, ha sacrificato sé stesso, la sua vita, prendendo la decisione più difficile.

Edward Snowden è un eroe. Questa è una certezza.
Ascoltando la sua intervista (v. il video del corto Comunque eroe...) non si può avere dubbi sulla sua totale consapevolezza delle ripercussioni della sua scelta: il venire allo scoperto, senza tentare di nascondersi, dimostrano il suo coraggio, la sua determinazione e la saldezza delle sue convinzioni.
Personalmente non posso che ammirare una persona così coerente con sé stessa.

In questa vicenda mi ha colpito, ma non stupito, il silenzio della EU (*1). Avrei sperato in una presa di posizione ufficiale: una dichiarazione del tipo “Noi non sapevamo...” anche se non era vero...
Sì, perché è ovvio che la UE sapesse: probabilmente ha accordi con gli USA per condividere le informazioni “sulla sicurezza e minacce terroristiche”.
Invece la EU ha scelto la strada più vile: mentre Obama difende la propria decisione i vertici europei fanno finta di niente, forse attendendo di capire dove spira il vento. Aspettano di capire quale orientamento prenderà il governo USA e le relative istruzioni...
A questo riguardo è emblematica la scelta di Snowden su dove ritirarsi in questi primi giorni: un ingenuo (*2) avrebbe potuto pensare a un paese europeo o comunque occidentale come l'Australia. Ma Snowden, che evidentemente grazie al suo lavoro ha una chiara consapevolezza del livello di vassallaggio di questi paesi nei confronti degli USA, ha pensato bene di rifugiarsi a Hong Kong!

La mia speranza è che l'indignazione per l'operato del governo USA cresca e che i cittadini statunitensi non credano alla favola che queste misure servono per combattere il terrorismo: la loro utilità contro il terrorismo è praticamente nulla mentre il loro potenziale abuso pericolosissimo.
Poiché la storia ci insegna che qualsiasi potere prima o poi viene abusato, bisognerebbe avere il buon senso di non creare dei poteri troppo forti.
Anche perché, come pensa lo stesso Snowden, un controllo così pervasivo da parte dell'autorità, qualunque essa sia e qualunque fossero i suoi “buoni” scopi iniziali, rischia di trasformarsi in tirannia.

Noi italiani, al di là delle affermazioni di principio, possiamo fare ben poco: non resta che incrociare le dita e sperare nel buon senso del popolo americano...

Nota (*1): dal governo Letta ovviamente non mi aspettavo niente di niente...
Nota (*2): la vicenda di Assange (wikileaks) insegna: tutti hanno visto le maniere pretestuose con cui la Svezia ha chiesto la sua estradizione con l'evidente scopo di spedirlo poi negli USA...

martedì 11 giugno 2013

Giochi e libertà

Una nuova battaglia si sta profilando all'orizzonte.
Stavolta i contendenti sono i due principali produttori di consolli: Microsoft e Sony.
La battaglia non sarà solo, come al solito, su chi avrà creato la macchina più potente ma anche su questioni di principio.

La Microsoft, per il suo nuovo prodotto, ha pensato un paio di novità:
1) Il privato non potrà più rivendere o scambiare i suoi giochi con altri utenti (se non con pesanti vincoli come, ad esempio, attraverso intermediari autorizzati)
2) Per funzionare la consolle dovrà collegarsi alla rete almeno una volta al giorno (questo serve per monitorare costantemente la macchina dell'utente).

Contrariamente alle aspettative sembra che la Sony non abbia intenzione di imporre a sua volta queste due nuove regole...
Non si tratta di una battaglia secondaria: grazie alla loro diffusione queste consolli, e in questo caso le logiche, commerciali e non, alle loro spalle, hanno la capacità di influenzare la maniera di pensare di intere generazioni.

Se vince il criterio che sia normale non poter rivendere ciò che è nostro (indipendentemente da quanto dica la licenza d'uso (*1)!) e soprattutto che sia giusto essere quotidianamente monitorati in barba alla nostra riservatezza, allora avremo compiuto un pericolosissimo passo indietro a scapito della nostra libertà.
Perché se si inizia a considerare lecito che un'azienda privata ci tenga sotto controllo in questa maniera, poi sarà più facile convincerci che lo Stato, con qualsiasi scusa, sia nel giusto a monitorare tutte le nostre telefonate/email e, magari, l'intero contenuto del nostro calcolatore personale...

Per questo spero che Sony stravinca il confronto con Microsoft e che anzi la costringa a tornare sui suoi passi.

Nota (*1): sì, perché la licenza d'uso dei videogiochi da sempre prevede che non possano essere rivenduti: la differenza è che, fino a poco tempo fa, era impossibile impedirlo e comunque, visto che non c'erano grossi danni (perché comunque chi rivendeva il proprio vecchio gioco lo faceva per comprarsene uno appena uscito...), nessuno protestava...

lunedì 10 giugno 2013

Fattaccio 1/4

Su e giù per questo viario (*1) ho fatto più volte riferimento a un mio zio (v. ad esempio Ricordo zio Gip) di grande intelligenza e vastissima cultura.

Mi trovavo benissimo con lui perché aveva anche una mentalità molto aperta a nuove idee e concetti: mi era possibile proporgli qualsiasi teoria e lui, dopo una breve riflessione, riusciva a darmi spunti da approfondire oppure a farmi notare delle inesattezze etc...
Quello che più preferivo e mi divertiva era la sua capacità di collegare insieme eventi storici e di vederne sempre le analogie con la situazione attuale.

Faccio un esempio: se io gli avessi chiesto “Cosa pensi dei dissidenti all'interno del M5S?” lui sarebbe stato capace di rispondermi partendo con un “Quando Cesare era seduto sul tetto del tempio di Giove Untore insieme a Crasso e insieme guardavano la folla che celebrava la festività di...”
Grazie alla sua memoria prodigiosa (*2) lo zio era in grado di ricordare informazioni lette decine e decine di anni prima con grande abbondanza di dettagli, poi in genere si dilungava nell'aneddoto storico (perché era un appassionato di storia) e sembrava che il suo ragionamento non avesse niente a che fare con la mia domanda originale. Quando però lo richiamavo all'ordine e, approfittando di una pausa, gli dicevo “Sì, ho capito che la mamma di Cesare gli aveva fatto imparare il gallico invece dell'etrusco, come al tempo sarebbe stato usuale, ma che c'entra con i dissidenti all'interno del M5S?” allora, come per magia, riusciva a chiudere il cerchio della catena logica che aveva in mente e, in genere, arrivava a delle osservazioni molto interessanti e da una prospettiva assolutamente atipica...

Ecco, finalmente anche i miei lettori potranno ascoltare lo zio in un suo monologo!
Recentemente, grazie a un amico, ho recuperato digitalizzandoli dei vecchi nastri 8mm dove avevo, appunto, fatto delle interviste allo zio...

In realtà la seguente prima intervista non gli rende giustizia: se ben ricordo avevo comprato la telecamera da pochissimi giorni (*3) ed, essendo piombato in casa dello zio, lo avevo costretto a improvvisare una puntata del “Fattaccio” con l'idea di schernire il “Fatto” di Enzo Biagi, verso il quale nutriva non poca antipatia...

La mancanza di preparazione, il trovarsi improvvisamente con una telecamera puntata in faccia, il dovere improvvisare un monologo dal nulla e, non ultima, una naturale emozione non lo hanno certamente fatto esprimere al meglio!
Nei pochi minuti del filmato, a parte un'infinità di “diciamo” e “naturalmente”, i concetti espressi sono ben pochi: in pratica lo zio si limita a leggere i titoli di due libri che stava leggendo e a esplicitare la sua antipatia per Enzo Biagi!!

Fatta questa premessa siate pazienti: nelle puntate successive verrà fuori un po' di più del vero zio Gip!


Nota (*1): “viario” = vi-(rtuale) + (di)-ario = blog; v. il corto Viario.
Nota (*2): dico solo che a oltre 80 e passa anni aveva ancora una memoria molto migliore della mia che, sebbene non eccezionale, è comunque molto buona...
Nota (*3): e questo spiega i miei continui zoom ed effetti speciali!