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domenica 30 giugno 2013

Sparta e Atene (2/2)

Nonostante le vittorie di Brasida, Atene avrebbe dovuto semplicemente continuare a mandare le proprie forze nella regione fino ad avere la meglio. Sicuramente l'avrebbe potuto fare ma, ovviamente, avrebbe avuto un notevole costo economico.
Così, invece di insistere nel fare ciò che strategicamente andava fatto, nel 421 a.C. Atene finisce per accettare una tregua con Sparta che a lei non serve a niente e dà invece modo al nemico di “riprendere” fiato.

Probabilmente gli ateniesi si resero conto quasi subito che la tregua non era nel loro interesse ma, il senso dell'onore del tempo (*8), gli impediva di essere i primi a infrangerla senza un buon motivo.
In questo clima di estrema sicurezza Atene si lancia in un'impresa folle: tentare la conquista della Sicilia!
Chi è che in una guerra, prima di aver sconfitto un nemico se ne va a cercare un altro? Solo i megalomani (*9) che sopravvalutano le proprie forze.
Tucidide ha il grosso merito di spiegare bene la logica di questa impresa: secondo i suoi fautori (Alcibiade per primo) l'idea era quella di impadronirsi rapidamente dell'isola, dove la potenza maggiore era rappresentata dalla città di Siracusa, e avere così nuove risorse da impiegare nella guerra a Sparta e toglierle potenziali alleati (Siracusa era di origine achea come Sparta). In più c'era la possibilità di sfruttare la contingenza di allearsi con le altre colonie greche dell'isola proprio grazie alla minaccia dell'egemonia da parte di Siracusa sull'intera isola.

Ma vediamo di capire quale fu l'errore di fondo di questa valutazione strategica.
Come ho precedentemente spiegato una situazione per certi versi affine si era avuta in Asia minore dove Atene era riuscita a legare a sé le varie colonie greche costiere e delle isole in funzione della minaccia persiana.
Nell'analogia, in Sicilia il ruolo della Persia sarebbe stato rappresentato da Siracusa: gli ateniesi avrebbero voluto attrarre a sé le colonie greche della Sicilia in funzione anti-siracusana.
Ma la differenza è lampante: l'Asia minore era solo una propaggine dell'immenso impero persiano mentre Siracusa una singola città. Come è possibile sconfiggere Siracusa e, contemporaneamente, usarla come spauracchio per tenere legate a sé le colonie? Ovviamente è impossibile!
E infatti i siracusani controbatterono la propaganda ateniese in Sicilia facendo notare che, una volta sconfitta Siracusa, i greci dell'isola sarebbero divenuti sudditi di Atene.
Per questo motivo gli ateniesi non riuscirono a reclutare molti alleati in Sicilia e raggiunsero una situazione di stallo riuscendo solo ad assediare Siracusa.
Oltre a questo problema strategico di fondo c'erano sue altri problemi prettamente militari: la superiorità della cavalleria siracusana che limitava fortemente la mobilità dell'esercito ateniese e, ovviamente, la difficoltà di avere rinforzi e rifornimenti da Atene (un limitato supporto era fornito dagli alleati siculi).
Comunque nel 415 a.C. un'imponente spedizione ateniese parte alla conquista dell'isola e, nel 413 a.C., forse Siracusa sarebbe potuta comunque cadere (*10) grazie alle divisioni interne (gli ateniesi avevano contatti con elementi interni alla città che sarebbero andati al potere con un cambio di regime) ma i rinforzi giunti da Sparta, sebbene esigui, furono decisivi.
Inutile entrare nei dettagli ma la sconfitta di Atene in Sicilia fu totale e costò numerosissime vite e denaro. Non solo: anche Siracusa, che fino all'invasione dell'isola si era mantenuta neutrale, passò ovviamente dalla parte di Sparta!

Da un punto di vista strategico però la situazione in Grecia e nel mar Egeo non era sostanzialmente cambiata. Certo Atene era a corto di uomini e le spese enormi l'avevano dissanguata: eppure in qualche anno, grazie ai proventi dell'impero, le casse si sarebbero nuovamente riempite e ci sarebbero stati nuovi uomini atti alla guerra. Dopotutto il supporto di Siracusa a Sparta non poteva cambiare gli equilibri di forza sul mare. Una tregua sarebbe stata l'ideale per Atene ma Sparta, in questo caso militarmente più lungimirante, non gliela concesse.

Decisivo fu ancora una volta l'elemento umano: per la precisione il tradimento di Alcibiade (condannato a morte in patria) un abile quanto spregiudicato politico che ben conosceva la situazione ateniese. Suppongo che Alcibiade sperasse, una volta peggiorata la situazione ad Atene, di essere richiamato come salvatore della patria. In effetti fu così ma, quando accade, la situazione era ormai troppo degradata per Atene...

L'idea vincente di Alcibiade (che in effetti ha molte analogie con l'intuizione di Brasida) fu quella di minare una delle basi su cui si fondava l'impero ateniese. Come ho spiegato la forza di Atene dipendeva dai tributi ricevuti dalle città dell'impero: queste erano legate ad Atene in virtù della flotta ateniese, dei legami commerciali (chiamiamoli governi “democratici”) e in funzione anti persiana.
L'elemento su cui agì Alcibiade fu proprio la Persia o, per la precisione, il satrapo dell'Asia minore: oramai erano passati quasi 70 anni dall'invasione persiana della Grecia ed, evidentemente, dialogare con la potenza asiatica non era più un tabù.
In pratica Sparta ottenne l'appoggio militare della Persia ma soprattutto l'impegno a mantenere indipendenti le città costiere liberate dagli ateniesi (indipendenza mantenuta con un nuovo cambio di regime filo spartano e, magari, per maggior garanzia da una guarnigione spartana). Infatti l'aiuto militare persiano a Sparta, forse a causa del doppio o triplo gioco di Alcibiade, fu sempre minimo: la flotta fenicia sempre promessa non arrivava mai e il denaro per pagare l'esercito greco era sempre in ritardo e minore del previsto. I persiani avevano capito che, per non avere guai dalla Grecia, era per loro un bene che le forze di Sparta e Atene si logorassero vicendevolmente. Far pendere l'ago della bilancia in favore degli spartani, dal punto di vista persiano, sarebbe stato un pericolo ben maggiore dell'attuale status quo.

Per sostenere lo sforzo bellico Atene ruppe il “salvadanaio” e, se non ricordo male, mise mani a 1000 talenti (una cifra gigantesca) messi da parte proprio per situazioni d'emergenza. Con questo denaro fu possibile allestire una nuova flotta. Nel frattempo però le operazione belliche spartane in Asia minore avevano avuto successo e molte città e isole della Ionia (la costa più occidentale dell'Asia minore) avevano defezionato Atene.
Il risultato strategico è che gli introiti di Atene erano diminuiti e che, contemporaneamente, la flotta spartana si era rafforzata proprio grazie ai nuovi alleati dell'Asia minore passati dal nemico al loro fianco.

In questa maniera le forze si riequilibrarono e anzi la bilancia strategica iniziò a passare in favore degli spartani che, logicamente, iniziarono a far defezionare sempre più città risalendo lungo il mar Egeo fino al Chersoneso.
È Senofonte che descrive questi avvenimenti e, anche con lui, non è facile seguire tutte le schermaglie che descrive: sembrano evidenti però due fattori 1) Sparta, invece di attaccare Atene, mira giustamente ad alienarle le città alleate in Asia minore 2) le flotte ateniese e spartana più o meno si equivalgano ed esitano a darsi battaglia perché l'esito sarebbe stato disastroso per lo sconfitto.
In caso di vittoria Atene avrebbe potuto riprendersi a una a una le città dell'Asia minore e quindi, in prospettiva, tornare nella situazione vincente iniziale; in caso di vittoria di Sparta la stessa Atene sarebbe stata attaccabile.
Alla fine però, ci fu l'inevitabile confronto navale e nella battaglia di Egospotami (405 a.C.), a causa dell'imperizia dei propri navarchi, la flotta ateniese venne spazzata via.
Le conseguenze furono fatali per Atene che venne assediata sia per terra che per mare e nel, 404 a.C., fu costretta a capitolare per fame.

Ora chiedo al lettore: in base ha quanto ho scritto quali saranno le conseguenze per Sparta? Riuscirà cioè Sparta a divenire la potenza egemone del mar Mediterraneo orientale?
Ovviamente no, sappiamo che questo non successe: sperò però che i motivi siano evidenti a tutti!
Gli elementi che avevano tenuto in piedi l'impero ateniese, ovvero che le avevano permesso di mantenere le altre colonie greche assoggettate erano state: la flotta, i legami economici con i governi “democratici” (mercantili) e il comune nemico persiano.
Sparta però non poteva contare su nessuno di questi elementi: la Persia si era impegnata a mantenere indipendenti le città greche dell'Asia minore; economicamente gli spartani non valevano niente e campavano sul lavoro degli schiavi (agricoltura); senza i soldi persiani non potevano mantenere la flotta che, comunque, era per gran parte composta dalle navi delle città greche della Ionia...

Il risultato fu che, una volta rotto l'equilibrio fra Atene e Sparta, con Atene sconfitta, anche Sparta perse improvvisamente la sua forza e in breve si ritrovò potenza egemone del solo Peloponneso e costretta a lottare per sopravvivere contro l'espansionismo tebano...

Le conclusioni sarebbero molteplici: quella che voglio evidenziare io è la dinamica delle forze dei poteri (*0). I poteri più deboli si associano insieme per contrastarne uno più forte ma, una volta che questo è sconfitto, la loro alleanza non ha più ragione di essere. Paradossalmente, come nel caso storico appena descritto, la potenza egemone dell'alleanza (Sparta), dopo la sconfitta del nemico comune (Atene), improvvisamente si trova a mal partito!
Un'altra conclusione importante è come le varie forme di governo (vedi le oligarchie o i regimi democratici) siano solo delle etichette: le diversità ideologiche sono solo giustificazioni a posteriori per legittimare il potere alla collettività nel suo complesso. Ciò che effettivamente le distingue sono i poteri sociali che queste rappresentano: nel caso storico che ho esaminato, come ho più volte semplificato, da una parte l'oligarchia sta ai nobili (potere ereditario) come la democrazia sta ai mercanti (potere economico).

Nota (*8): in realtà non si tratta di onore puro e semplice ma anche di politica: alleati e non avrebbero considerato meno affidabili le proposte politiche di Atene se questa avesse sfacciatamente tradito la tregua.
Nota (*9): di follia in follia: secondo Tucidide l'obiettivo seguente sarebbe stata addirittura Cartagine!
Nota (*10): ma, ripeto, anche se Atene fosse riuscita a sottomettere la Sicilia dubito che sarebbe riuscita a mantenerne il controllo a lungo: troppa la distanza in caso di ribellioni per intervenire prontamente. In un'ipotesi di storia alternativa mi immagino che le varie colonie greche, dopo essere state ben spremute per qualche anno, una dopo l'altra, magari con l'aiuto di Cartagine che già controllava la parte orientale dell'isola, avrebbero espulso le guarnigioni o i governi filo ateniesi riprendendosi la loro autonomia. Atene non avrebbe potuto mandare sufficienti rinforzi in tempo perché impegnata in XXX...

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