«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 31 agosto 2017

La procedura

Avevo anticipato (v. Varie di fine agosto) che avrei parlato di ospedali ma in realtà non ne ho molta voglia: dopo tutto si tratta di una frequentazione che, per lo stress emotivo associato, si preferisce dimenticare...

Eppure credo sia giusto scrivere qualcosa anche di questa esperienza: però, invece di ripercorrere le riflessioni accumulatesi giorno per giorno, preferisco limitarmi a ciò che mi ha più colpito.

Prima i fatti: il babbo doveva essere operato per ripulire una carotide intasata dal colesterolo, operazione complicata dal fatto che la stessa carotide era già stata operata per l'identico motivo una decina di anni fa e questo rendeva il tutto più complesso. Ricoverato martedì mattina e operato nel tardo pomeriggio dello stesso giorno dalle 17:30 alle 20:30 anche se l'operazione vera e propria, in sala operatoria, dovrebbe essere durata un'oretta. L'operazione va bene e il venerdì mattina viene già dimesso. Sabato dorme parecchio (non aveva dormito in ospedale), domenica non ricordo, ma lunedì mattina si sente male: è parecchio confuso e ha uno strano tic alla spalla destra (l'unica che muove perché il braccio sinistro è da tempo paralizzato). Codice giallo al pronto soccorso dove arriva alle 12:00. Io lo raggiungo verso le 15:00 e iniziamo una lunga attesa senza notizie: cioè lo visitano subito e gli fanno molte analisi, ma a noi non viene detto niente. Se chiediamo informazioni ci viene sbrigativamente risposto che la neurologa vuole confrontarsi con un altro specialista, oppure che stanno aspettando il risultato di un'analisi o simili.
Le prime vaghe notizie le abbiamo verso le 19:00: solo allora ci viene spiegato (vagamente) cosa stanno cercando di capire i medici. Si aspetta, si aspetta, si aspetta e si aspetta: alle 1:15 (di notte) mi viene detto che posso andare a casa e che il babbo sarà tenuto in osservazione per la notte.
Un'infermiera più gentile e paziente ci spiega che la procedura è “questa”, cioè aspettare fra un'analisi e l'altra, e che al Pronto Soccorso quel giorno avevano altri 87 pazienti.
L'indomani andiamo a riprendere il babbo e, finalmente, il neurologo ci dice che sono riusciti a escludere un paio di possibilità (ischemia ed epilessia) ma che, in pratica, non hanno capito di cosa si tratti e infatti definisce il tutto come un generico “deficit cognitivo dovuto all'operazione che si dovrebbe ridurre nei prossimi mesi” che a me, più di una diagnosi, sembra una constatazione venata di ottimismo (spero) giustificato.

Prima di esporre la mia riflessione devo ribadire che al Pronto Soccorso non è passata oltre mezza giornata senza accadere niente: al babbo hanno fatto moltissime analisi (cardiogramma, encefalogramma, ben due TAC, varie soluzioni saline e un angio-qualcosa). Capisco anche che quel giorno i pazienti erano statisticamente più del solito (così almeno mi ha fatto intendere l'infermiera), che comunque gli esami erano molti e le attese inevitabili. Ciò su cui ho da ridire è: 1. la pressoché totale mancanza di comunicazione su ciò che stava avvenendo; 2. che solo alle 1:15 di notte ci sia stato comunicato di andare pure a casa e di tornare l'indomani.

La mia critica va quindi alla procedura in cui tanta fiducia sembrava riporre l'infermiera con cui ho parlato. A mio avviso la procedura dovrebbe prevedere un'informazione continua (diciamo almeno ogni due ore?) su ciò che sta avvenendo e, stabilire il prima possibile se un paziente dovrà rimanere in osservazione per la notte. Questo perché, secondo me, l'ansia di paziente e parenti non è un fattore trascurabile e dovrebbe essere limitata il più possibile.

Ma di chi è la colpa? Anni fa scrissi dell'ufficio postale del mio paese dove gli impiegati, dietro la vetrata che li separa dai clienti, sembravano muoversi al rallentatore, come se fossero immersi in un acquario o si stessero esercitando in studiati movimenti zen...
Ecco, al reparto di cardiologia vascolare e al pronto soccorso gli infermieri non stavano mai fermi: era tutto un continuo correre da una parte all'altra. I medici si vedevano meno ma anche loro non sembravano perdere tempo e girarsi i pollici.
Il motivo, in realtà già lo sapevo, è che gli ospedali sono sistematicamente sotto organico: manca personale. Sicuramente infermieri e, probabilmente, anche dottori.
Il risultato è che il tempo che il personale può dedicare a ogni singolo malato è irrisorio.
Sono convinto che la procedura preveda già che pazienti e parenti vengano informati su ciò che sta succedendo ma quando non c'è tempo per fare tutto qualcosa deve saltare: e quindi si taglia ciò che è ritenuto “meno importante”. Nell'emergenza continua in cui sono costretti a barcamenarsi, si evita di dare ogni due ore un aggiornamento di dieci minuti a un paziente perché, dopo circa 12 ore, il “costo” di questa informazione sarebbe un'ora di lavoro (*1). Lo stesso vale per i dottori: io sono convinto che se avessi avuto la possibilità di spiegare approfonditamente i sintomi di mio padre avrei forse potuto dare delle informazioni che avrebbero potuto aiutare nella diagnosi. Invece no: anche loro sono sempre di corsa, chiedono solo quello che ritengono sia il minimo indispensabile perché probabilmente (suppongo) i quindici minuti in più di approfondimento sono generalmente meglio spesi per risolvere l'usuale emergenza.

La colpa non è quindi del personale medico ma della politica, in questo caso tossica perché uccide (*3), che toglie continuamente risorse alla sanità pubblica (*2) con lo scopo, più o meno recondito, di favorire la sanità privata rendendola competitiva come costi e tempi di attesa (*4). Non per niente nel resto del mondo, ma anche in Italia, la sanità privata è considerata uno dei business del nuovo millennio.

Il risultato di questa distorsione, di questo svilimento della sanità è che, oltre a togliere la dignità a chi lavora in essa di poter svolgere bene il proprio ruolo, l'ospedale diventa come una catena di montaggio. Si perde il contatto umano col paziente che diviene invece simile a un prodotto, sballottato da un reparto all'altro come se fosse in una catena di montaggio; e con i prodotti non di parla: il paziente è quindi disumanizzato e si cerca solo di arrivare il più velocemente possibile alla fine della procedura rispedendolo a casa con un timbro "FATTO" su un foglio di carta e qualche cicatrice in più sulla pelle: questo perché, proprio come in una fabbrica si cerca di produrre il più possibile, così la produttiva di un ospedale viene misurata come il numero di pazienti trattati nell'unità di tempo. Questo a prescindere dal benessere psicologico dei malati e dei loro parenti.

Proprio oggi con puntuale serendipità, dando un'occhiata a FB, mi sono imbattuto in questa frase:
«Se si cura una malattia, si vince o si perde; ma se si cura una persona, vi garantisco che si vince, si vince sempre, qualunque sia l'esito della terapia.» (Patch Adams)

Questa frase di Patch Adams condensa brillantemente in poche parole la mia stessa idea (basta sostituire “prodotti” con “malattie”). È proprio questo il punto: a causa dei tagli la sanità pubblica è costretta a concentrarsi esclusivamente sulle malattie perdendo di vista le persone. Il risultato è che la sanità si snatura e perde di vista il suo ruolo più profondo divenendo fine a se stessa:
«Il compito dei medici non è rinviare la morte, ma migliorare la qualità della vita.»

Conclusione: che altro aggiungere? Non so se Patch Adams sia un buon medico ma di sicuro è un genio di umanità.

Nota (*1): e probabilmente la famosa procedura prevede anche di informare tempestivamente se un paziente dovrà essere tenuto in osservazione: solo che in questo caso il problema sono i posti letto che mancano. Probabilmente alle 20:00 i medici già sapevano che, al 95% (percentuale messa a casaccio), non ci sarebbe stato tempo per dimettere mio padre in giornata ma si sperava comunque di non impegnare un posto letto e lasciarlo disponibile per eventuali altre emergenze. Nell'emergenza continua tenere in sospeso malato e famigliari per ore diventa la paradossale soluzione.
Nota (*2): che ricordiamolo non è gratuita, come vorrebbero farci credere i politici, ma è finanziata dalle tasse degli italiani. E questo senza parlare delle diverse gabelle (i vari ticket) infilate per ogni prestazione.
Nota (*3): di nuovo mi ritorna a mente la più che appropriata frase di  Rudolf Virchow del 1848, «La medicina è una scienza sociale: la politica non è niente altro che medicina su larga scala» (v. La parabola di Hegsted)...
Nota (*4): è bene sottolineare che questo favorire la sanità privata a spese della pubblica non si traduce in un risparmio per le casse dello stato: ciò che salta è infatti la prevenzione. Chi non può permetterselo tende infatti a trascurare la malattia col risultato che, quando infine si aggrava, finisce all'ospedale con costi per la società molti più alti.

Buoni propositi

Sono in procinto di iniziare la stesura della nuova versione della mia epitome che sarà la 0.4.0 (nome in codice ancora da stabilire). Ho già la bozza per un nuovo capitolo sull'informazione (che in realtà non aggiunge niente a quanto già scritto ma che riepilogherà in maniera organica e chiara tali concetti) e un'idea ben precisa per un ulteriore capitolo dal titolo provvisorio di “Epomiti contemporanei”...
E poi ho una pagina e mezzo di annotazioni raccolte durante la stesura di “Aporia” e che, complessivamente, equivalgono a circa un capitolo se non di più.

Insomma mi aspetta un lavoro non indifferente ma adesso non sento più la fretta e la pressione per finire rapidamente perché “Aporia” è già un'opera più che dignitosa.

Tempi ovviamente ancora ignoti ma mi piacerebbe pubblicare per l'anniversario della Beta 1, ovvero il 13 dicembre. Ma come al solito dipenderà tutto dal mio entusiasmo (variabile e incerto) e dalle conseguente voglia di scrivere...

W VERDI - 5/9/2017
Considerato le forme più o meno velate di censura e di repressione della libera espressione ho deciso che in particolari circostanze (vedi lista seguente) esprimerò il mio appoggio o condanna limitandomi alla formula “W VERDI”.
Alle elementari mi insegnarono infatti che nel risorgimento gli italiani, non potendo a causa della censura esprimere apertamente il proprio favore all'unità d'Italia, solevano gridare (o forse scrivere sui muri) “W VERDI” intendendo però “W Vittorio Emanuele Re D'Italia”.

Analogamente io pubblicherò (magari su FB) “W VERDI” nei seguenti casi:
1 – per esprimere il mio sostegno a chi ha il coraggio di esporsi in prima persona andando pubblicamente contro corrente e/o ai singoli individui perseguiti per le proprie opinioni.
2 – per esprimere il mio sdegno verso gli abusi dei forti (siano Stati, grandi aziende o istituzioni) verso i deboli.
3 - contro l'ingiustizia delle leggi liberticide (magari in occasione della loro applicazione).
4 – contro la prepotenza dei forti (politici e potenti in genere) che usano la propria posizione/denaro per colpire chi li ostacola od osa denigrarli.
5 – contro le sentenze che reputo ingiuste.

Conclusione: praticamente dovrò scrivere “W VERDI” tutti i giorni!

Riservatezza, censura e corruzione - 9/9/2017
La notizia: Intercettazioni, pronto il bavaglio di governo: solo riassunti. Stretta sui virus spia, così si cancella l’inchiesta Consip dal IlFattoQuotidiano.it

Ancora è solo una bozza però già così è raccapricciante: leggete l'articolo perché non ho voglia di riassumerlo.

C'è da dire che, in generale, io sono per garantire la massima riservatezza dei cittadini: l'unica eccezione (*1) dovrebbero essere i politici, ovvero chi amministra la cosa pubblica. Fa una parte per ragioni pratiche, cioè la corruzione endemica italiana, da un'altra per ragioni più “filosofiche”, ovvero limitare la forza del parapotere (*2) politico permettendo che sia più controllato.

Anche riguardo i troiani (v. Troiai di Stato) andrei molto cauto e sarei tentato di permetterli solo per i politici/amministratori escludendo invece terroristi e mafiosi. La ragione è che non c'è ambiguità su chi sia stato eletto per amministrare un qualcosa di pubblico; invece su chi sia o non sia un terrorista la questione è molto più arbitraria (*3). In altre parole sarebbe più facile abusare dei troiani usandoli contro presunti terroristi che in realtà NON lo sono.

Conclusione: non è prudente far giocare i bambini con delle pistole cariche semplicemente perché si è detto loro di non premere il grilletto.

Nota (*1): ne accenno in [E] 12.3 per i tecnici ma vedrò di espandere il concetto per tutti coloro che, di propria volontà, vogliano lavorare come amministratori pubblici.
Nota (*2): per la mia teoria ([E] 7.4), in genere, più tutti i parapoteri sono deboli e più giusta è la società. Ovviamente la strada migliore per arrivarci non è indebolire questo o quel parapotere ma principalmente rafforzare la democratastenia ([E] 4.4) nel suo insieme.
Nota (*3): ad esempio alcune organizzazioni sono ritenute “terroristiche” solo per motivi politici e, per questo, neppure dall'intera comunità internazionale.

Battuta difficile - 10/9/2017
Come i lettori più assidui avranno capito dalle mie numerose citazioni, uno dei siti di "informazione" che seguo con più attenzione è Lercio.it
Ieri però mi sono imbattuto nella seguente battuta che non ho capito: Napoli: ladro scippa uno stage di 3 mesi da Carpisa

Siccome sono ignorante ho cercato in rete cosa fosse Carpisa: apparentemente è una catena di accessori di moda specializzata in borse da donna.

Sono tornato a guardare la battuta del Lercio ma ho continuata a non capirla...

Così ho cercato su Google “stage di 3 mesi da Carpisa”: e sotto il collegamento alla stessa pagina del Lercio ho trovato anche il seguente articolo: Carpisa, se vuoi lavorare (gratis) compra una borsa di Francesca Fornario da IlFattoQuotidiano.it

Conclusione: battuta capita. Amaro in bocca.

Libbri - 17/9/2017
Il seguito del grande successo “Avere o essere?” di Erich Fromm: “Ho sonno”

mercoledì 30 agosto 2017

323 AM

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.1 "Aporia"). In particolare i capitoli: 2, 5, 6 e 7.

In questi giorni un po' convulsi sono comunque riuscito a leggere un libro storico: Alessandro Magno – La realtà e il mito di Claude Mossé, Ed. Mondolibri S.p.A., Milano, trad. Orietta Dora Cordovana (stranamente manca l'anno di pubblicazione che suppongo un po' successivo al 2003).

Si tratta di un libro di mio zio e, come tale, sicuramente interessante: non è la solita biografia incentrata sulla conquista dell'Asia e le grandi battaglie, piuttosto cerca di esaminare da più punti di vista la figura di Alessandro Magno e quale sia il significato del suo lascito nella storia: per questo motivo, coerentemente direi, finisce col descrivere come il personaggio di Alessandro fu vista nel tempo: nell'impero romano, nel medioevo, nella Francia del settecento-ottocento, fino ai giorni nostri.

Volutamente, siccome volevo rilassarmi, ho evitato di prendere appunti (ovvero note a margine) e per questo sarò meno preciso del solito: soprattutto perché non in grado di ritrovare i passaggi di interesse per citazioni o simili! L'idea è di riguardare i titoli dei vari capitoli ed eventualmente aggiungere ciò che mi ha colpito/interessato.
Premetto poi che Cluade Mossé è uno storico vero: questo significa che pone molte domande interessanti ma che evita di rispondervi perché non ci sono certezze. Per me è un po' frustrante perché preferisco una teoria incerta a una domanda senza risposta: però apprezzo anche l'onestà dello storico che si limita a riportare i fatti certi senza influenzare il lettore con le proprie supposizioni non dimostrate (*1).

Nella prima parte “Le grandi tappe del regno” l'autore ripercorre, partendo dalla Macedonia potenza egemone della Grecia, le conquiste di Alessandro fino alla morte nel 323. È inutile che le riassuma qui: chi è interessato può rinfrescarsi la memoria su Wikipedia...
Eppure la vastità delle sue conquiste è incredibile: nessun “occidentale” dopo di lui attraversò l'Indo per sottomettere un'importante regno indiano. Non solo superò i confini del suo mondo ma anche quelli del successivo! Vabbè... cercherò di contenere momentaneamente il mio entusiasmo...

La seconda parte è intitolata “Le diverse «figure» di Alessandro”.
Permettetemi di interpretare, qui e in seguito, le idee di Mossé alla visione del mondo descritta nella mia epitome: a mio avviso l'autore si rende conto che non è importante tanto l'essenza di una cosa (in questo caso della figura di Alessandro) quanto come questa venga vista dall'esterno (ovvero quali siano i protomiti ([E] 2) che la semplificano).
Alessandro anche dai suoi contemporanei era visto in maniera diversa a seconda della società da cui provenivano: spesso dimentichiamo che in passato le diverse culture erano molto meno omogenee di quanto non lo siano adesso e, di conseguenza, le differenze di prospettiva più significative.
Il primo capitolo è intitolato “Il re dei macedoni”. Greci e macedoni non sono infatti un gruppo omogeneo: i macedoni aspiravano a essere dei greci ma erano considerati tali solo in virtù del genio politico e militare di Filippo (il padre di Alessandro) ma per, ad esempio, ateniesi o spartani dovevano essere al massimo dei "cugini semi barbari"...
Sfortunatamente dei macedoni e delle loro istituzioni sappiamo pochissimo: sembra però che il re dei macedoni dovesse venire acclamato dall'esercito e che l'assemblea dello stesso avesse anche altre funzioni come, ad esempio, un rozzo potere giudiziario. In altre parole Alessandro non governava sui macedoni per semplice diritto di nascita ma perché l'esercito macedone l'aveva acclamato re: questo significa anche che senza il consenso dell'esercito (equimito) il suo potere sui macedoni perdeva la propria giustificazione teorica. Come vedremo, anche se le (poche) fonti storiche non sono unanimi, gli umori dei soldati macedoni dovettero essere determinanti in alcune scelte di Alessandro.
Il secondo capitolo è intitolato “L'«hegemón» dei greci”.
Come detto greci e macedoni erano gruppi sociali ben distinti: per i greci Alessandro era il capo (l'hegemón cioè) che doveva guidare un esercito congiunto per liberare le città greche dell'Asia minore (in pratica quelle sulla costa dell'attuale Turchia) che da tempo erano sotto l'orbita del potere persiano se non sotto il suo diretto controllo (v. anche Sparta e Atene 1/2 e 2/2 per la situazione del secolo precedente). Per questo motivo avevano contribuito con dei reparti militari, in realtà modesti, alla spedizione di Alessandro. Col successo di Alessandro (non solo l'Asia minore era stata liberata ma l'intero impero persiano annichilito) i greci ritirarono le proprie truppe che vennero però facilmente sostituite da truppe mercenarie (sempre greche) grazie all'oro persiano.
Rimase però importante come i compagni greci di Alessandro e, in misura minore le città greche, lo vedevano. Ovviamente per i greci il diritto di Alessandro a governare era ancora minore che per i macedoni: non per niente nello stesso anno (331) in cui Alessandro fondava Alessandria d'Egitto e vinceva la battaglia di Gaugamela una rivolta guidata dagli spartani fu sconfitta a Magalopoli da un esercito macedone comandato da un vecchio generale, compagno di Filippo, lasciato appositamente in patria da Alessandro per controllare la situazione.
Il terzo capitolo è intitolato “Il successore degli Achemenidi”. In poche parole Alessandro cercò di legittimarsi come successore di Dario III e mantenne l'organizzazione persiana, magari affiancandovi contingenti militari a guida macedone per evitare ribellioni. Anche in quest'ottica, come tante basi militari strategiche, si devono intendere le varie “Alessandrie” fondate da Alessandro per tutto il suo impero.
Voglio sottolineare che l'importanza dei protomiti con cui Alessandro era visto dalle genti che governava è fondamentale perché questi si vanno a sovrapporre agli equimiti su cui si sarebbe dovuta mantenere la stabilità e la coesione sociale e politica del suo impero.
Il problema di questa strategia di Alessandro: ovvero legittimarsi come il successore di Dario presso le popolazioni persiane andava in contrasto con gli equimiti macedoni e greci.
Per i persiani il Gran Re non era un uomo qualsiasi ma era più simile a una divinità: a lui erano dovuti atteggiamenti di sottomissione inconcepibili per gli "uomini liberi" greci e macedoni. Quindi tanto più Alessandro adottava tali usanze per farsi accettare dai persiani e tanto meno era ben visto dai suoi compagni (macedoni ma anche greci) e dall'esercito macedone.
Il quarto capitolo “Il figlio di Zeus” approfondisce proprio questa tendenza: Alessandro cerca di modificare i protomiti con cui è visto da greci e macedoni facendo diffondere voci (ovvero distorsioni, [E] 2.2) sulle proprie origine divine e vari aneddoti (ad esempio quello avvenuto presso l'oracolo di Siwa in Egitto dove, secondo Plutarco, il sacerdote invece di apostrofare benevolmente Alessandro in greco con “o paidion” (“o figlio”) avrebbe detto per errore “o paidios”, ovvero “figlio di Zeus”!) che ribadivano lo stesso concetto. Ma questo tentativo di Alessandro sostanzialmente fallisce: i lettori della mia epitome ne dovrebbero conoscere anche il motivo teorico. In [E] 2.4 spiego infatti che i parapoteri (in questo caso Alessandro) non avevano nell'antichità la possibilità di creare e diffondere distorsioni che, per loro natura, potevano nascere solo “dal basso”, cioè dalla popolazione: al massimo avrebbe potuto creare e cercare di diffondere dei protomiti più complessi che però, nella loro essenza, sarebbero arrivati alla popolazione come protomiti molto semplici e quindi simili a distorsioni (*2).
Non solo: le società macedone e greca (beh, le varie città stato) avevano già una propria stabilità, ovvero i propri equimiti. Questi equimiti come sappiamo da [E] 7.1 sono garantiti e protetti da tutti i gruppi (deboli, medi e forti) della società: il protomito/distorsione delle origini divine di Alessandro era completamente contrario agli equimiti macedoni e greci (per capirci più di stampo “democratico”) e si sarebbe quindi trovato in un ambiente ostile in quanto la società avrebbe dovuto cambiare troppo e troppo in fretta per accettarlo e farlo suo: ogni potere avrebbe contrastato il tentativo di Alessandro.
Al contrario, come spiegato [E] 5.3, quando un parapotere egemone per qualche motivo cade, lascia un vuote di potere: in questo caso il parapotere egemone persiano Dario III cadde per l'intervento esterno di un diverso parapotere, ovvero la falange macedone. Alessandro ebbe quindi la possibilità di inserire il protomito/distorsione della propria divinità nella società persiana perché, oltre a non essere in diretto conflitto con gli altri equimiti, non aveva nessun potere che vi si opponeva direttamente: l'unico che avrebbe avuto ragione di farlo, Dario III, era stato eliminato. Non solo: anche gli altri poteri persiani erano favorevoli al protomito dell'origine divina di Alessandro perché questo avrebbe provocato cambiamenti minimi (andando a sostituirsi a un altro protomito analogo) nella complessione della società e, come sappiamo ([E] 5.1 e 7.1), ogni gruppo sociale vuole essenzialmente la stabilità.

La terza parte del libro è intitolata “L'uomo Alessandro”: idealmente l'autore vorrebbe cercare di analizzare l'uomo reale, con le sue motivazioni e personalità, al di là dei protomiti attraverso cui era visto. Questa è stata forse la parte più frustrante del libro perché apre molte questioni interessanti senza però rispondere a nessuna di esse: semplicemente non abbiamo abbastanza informazioni per trarre delle conclusioni definitive.
Mi limiterò quindi a sottolineare due aspetti che mi hanno colpito più degli altri e che, secondo me, si possono poi fondere insieme: una domanda che si pone l'autore è quanto rilevante sia stata l'influenza di Aristotele come precettore del giovane Alessandro; il secondo punto è la generosità di Alessandro che viene elencata fra le sue doti “effettive” (perché provate) almeno nella prima parte del suo regno.
Ecco io riconosco in Alessandro la descrizione del magnanimo che Aristotele ci dà nell'Etica nicomachea (v. Varie su Aristotele anche se gli esempi più eclatanti non li riporto direttamente). E non si tratta solo della magnanimità: ad esempio la sua moderazione e autocontrollo personale ricordano molto il “giusto mezzo” e le sane abitudini, le virtù etiche (v. Virtù etiche), care ad Aristotele.
Io ho la netta sensazione che l'influenza di Aristotele su Alessandro sia stata enorme e che il giovane re abbia cercato effettivamente di attenersi agli insegnamenti del suo vecchio maestro: e, magari, in alcune situazioni politiche andare addirittura oltre essi.
Evidentemente qualcosa di grave accadde durante la campagna d'India che modificò l'usuale comportamento di Alessandro: la sua prematura morte non ci permette di verificare se tale cambiamento sarebbe stato definitivo o solo temporaneo.
Io, come al solito (!), avrei una teoria piuttosto interessante su quanto sarebbe potuto essere accaduto ma, almeno per questa volta, a meno di richieste dirette (*3), non mi sbilancerò...

La parte quarta descrive i primi passi dei regni ellenistici nati dalle ceneri dell'impero di Alessandro: onestamente non mi interessava e l'ho letta svogliatamente. Mi pare di poter dire che l'unica figura notevole sia stato Tolomeo, amico e compagno di Alessandro, che divenne signore dell'Egitto: a lui si deve la biblioteca e il museo di Alessandria e il culto di Serapide (oltre che una cronaca scritta di prima mano sulle spedizioni di Alessandro: non è sopravvissuta ma è stata usata come fonte principale da altri autori antichi)....

La quinta parte descrive invece come la figura di Alessandro è stata vista nel corso dei secoli: dalla “riscoperta” romana, al medioevo, fino ai giorni nostri.
Troppo lungo (e inutile) cercare di descrivere in poche righe questa evoluzione ma, sostanzialmente, ogni storico/scrittore ha visto Alessandro alla luce del proprio tempo (epomiti, [E] 6.2) trasformandolo in un mito (perché con la funzione nascosta di usarlo come esempio per giustificare e/o dimostrare gli epomiti del tempo). Gli antichi romani ne ammirarono le conquiste, usandolo quindi implicitamente come una giustificazione per il loro imperialismo; uno scrittore francese del XVIII secolo (scusate ma non ho voglia di cercarne il nome!) ne evidenziò il suo dispotismo (si era negli anni che portarono alla rivoluzione francese); oppure uno scrittore del XX secolo, Klaus Mann (figlio del più noto Thomas), in un suo romanzo storico “Alexander: Roman der Utopie” trasferisce su Alessandro la propria visione sublimata dell'omosessualità.
In definitiva ogni scrittore ha ridefinito Alessandro secondo il modello del proprio tempo vedendolo attraverso la lente dei propri epomiti e convinzioni personali.
Ciò in realtà è cosa comune: non accade solo con Alessandro ma con ogni evento storico e non solo. Più volte su questo viario ho riportato esempi di questo genere (*4) estratti dal proprio contesto storico, e reinterpretati in maniera spesso arbitraria, per dare giustificazioni storiche speciose a idee (protomiti) contemporanei.

Conclusione: sicuramente un libro interessante anche se nella seconda metà forse un po' troppo ambizioso finendo per trattare poi superficialmente troppo argomenti; ha poi il limite/pregio di rimanere molto neutrale e di non sbilanciarsi in alcuna teoria attenendosi invece solo ai fatti...

NB: mi sono accorto di non aver dato il mio personale punto di vista su Alessandro Magno! Vabbè, ormai lo rimando a un altro pezzo... forse...

Nota (*1): in realtà questo è l'atteggiamento degli storici moderni: in passato non era così e alcuni grandi storici hanno influenzato negativamente la comprensione della storia per secoli proprio perché le generazioni successive (di storici!) avevano accettato come verità le loro supposizioni non dimostrate. Probabilmente qualcosa di analogo è accaduto anche in altri campi del sapere...
Nota (*2): se all'epoca fossero esistiti giornali, radio e tivvù allora Alessandro avrebbe potuto tentare una gigantesca campagna pubblicitaria per diffondere capillarmente alla popolazione la distorsione delle proprie origini divine!!
Nota (*3): tanto lo so di non correre rischi perché tanto nessuno mi chiede niente...
Nota (*4): ad esempio con la rivoluzione francese o magari la resistenza italiana alla conclusione della seconda guerra mondiale...

sabato 26 agosto 2017

Varie di fine agosto...

Come preannunciato in BMI nei giorni scorsi sono stato più di quanto sia di mio gradimento per ospedali (fortunatamente è andato tutto bene) e, anche se avrei avuto qualche occasione per scrivere, semplicemente me ne è mancata la voglia...
Peccato però perché questo contatto forzato con la società mi ha dato un sacco di spunti di cui però ne dimenticherò la maggior parte. L'idea di questo pezzo è proprio quella di accennare a tutte queste idee prima che me ne scordi del tutto!

Notizia: Ilaria D’Amico fa infuriare il Milan, silenzio della società dopo la battuta da LaStampa.it
Io la D'Amico l'ho sempre mal tollerata: niente di profondo, solo che mi dà troppa noia la sua vocina squittente e, per questo, preferisco semplicemente non ascoltarla cambiando canale quando mi imbatto in un suo programma.
Eppure in questa situazione ha mostrato molto più coraggio e personalità di tanti suoi colleghi: molti giornalisti sono infatti apparentemente molto più attenti a non turbare l'alone trionfale di una società (il Milan) con riflessioni e dubbi normalissimi, finendo però così per dare una versione nettamente distorta della realtà ai telespettatori, piuttosto che a informarli seriamente come dovrebbe invece essere loro compito.

Altra riflessione: e se ci rendiamo conto di quanto sia distorta l'informazione che riguarda quello che è sostanzialmente un gioco, sebbene con risvolti economici importanti, allora a maggior ragione dovrebbe divenire evidente che l'informazione “vera”, quella che riguarda i problemi del nostro paese, le decisione politiche di governo e opposizione, è ancor più inaffidabile visto il bassissimo livello di etica giornalistica proprio da parte di chi, paradossalmente, ha il “patentino” di giornalista. Ogni tanto mi capita di guardare qualche telegiornale perché, ad esempio mio padre o i miei zii, per abitudine si sintonizzano su tali trasmissioni per conciliare il sonno e/o l'appetito: a me invece stimolano solo l'intestino...

A proposito di media e informazione segnalo un pezzo del solito Goofynomics: "Social media" vs. "élite media"
L'argomento e la conclusione del Bagnai ricordano molto le mie stesse conclusioni espresse in Quattro articoli commentati (il mio quarto “commento”) e Da goofynomics a Baricco (e magari, nell'ottica globale della mia epitome, anche Riflessioni su un errore).
Sempre su Goofynomics, e sempre sull'affidabilità dei media nostrani, suggerisco anche il divertente (e interessante): La coppia che visse tre volte (con 2 euro al giorno)

Il precedente pezzo del Bagnai ("Social media" vs. "élite media") mi ha ispirato un ulteriore riflessione: nella seconda parte del suo articolo spiega infatti come egli avesse subito capito che “Tsipras” fosse in realtà un “populismo apparente” ([E] 11.4) e che, quindi, non avesse mai nutrito grande fiducia in esso (*1).
Io, che guardo le vicende da una prospettiva diversa, invece ci sperai fino all'ultimo (v. Muore dove nacque): anche quando Varoufakis si dimise sperai in uno “stratagemma politico”...
Quindi Bagnai è più bravo di me a prevedere e capire l'andamento del mondo?
La risposta è nì: il Bagnai, come esperto di economia, è capace di valutare il programma economico di una forza politica e giudicarla in base a essa: se valuta il programma economico inefficace allora anche la forza politica che lo propugna lo è altrettanto e non ha bisogno di ulteriori analisi per stabilirlo.
Io invece mi baso sulla mia teoria dei protomiti e dei parapoteri: so che tutti i poteri vogliono divenire più forti e che il parapotere politico cerca un aumento della sua forza politica (in pratica più voti alle elezioni) mentre praticamente tutti gli altri mirano a un aumento della loro forza economica (più soldi). So inoltre che la tendenza attuale dei partiti tradizionali delle “democrazie minori” (come ormai si può catalogare l'Italia o la Grecia) è quella di favorire i parapoteri economici a scapito della democratastenia ([E] 10.4 e/o 11.1).
Il mezzo usato da una forza politica per “favorire” i parapoteri economici è, essenzialmente, il suo programma economico: il Bagnai ha gli strumenti e le capacità per analizzarlo a priori (prima cioè che venga impiegato) e trarne quindi le sue conclusioni; io invece devo accontentarmi di valutarne gli effetti e devo quindi aspettare per poter esprimere un giudizio (su Tsipras mi sono ricreduto solo quando ha calato le brache alle inique richieste della EU mentre, ad esempio, su Trump sono sempre in attesa).
Ma il Bagnai vede l'economia come l'unica chiave di lettura della realtà e questo ne limita la sua comprensione: io invece vedo l'economia come un semplice strumento usato per travasare forza (principalmente sotto forma di denaro) dalla democratastenia ai parapoteri. La mia comprensione è quindi più ampia, sicuramente più lenta ad afferrare il risultato di alcuni meccanismi economici, ma nel complesso inquadro meglio le interazioni complessive della società globale: a mio avviso infatti, più che comprendere perfettamente come funziona uno strumento è invece importante capire la volontà e le mire di chi lo adopera...

Vabbè, con quest'ultima riflessione mi sono “mangiato” tutto lo spazio per altre intuizioni avute in questi giorni. Ne voglio quindi solo segnalare un'ultima, su me stesso, che mi pare piuttosto significativa.
Nel momento di massima tensione, quando cioè mio padre era sotto i ferri da un paio d'ore e io aspettavo in sala d'attesa, cosa ho fatto per rilassarmi e distrarmi? Aggiungo che avevo con me la “Settimana enigmistica”...
Beh, la mia scelta è stata senza esitazioni: ho puntato dritto sul “Calcolo enigmatico” dove bisogna sostituire alcuni simboli geometrici con delle cifre in maniera che le equazioni indicate “tornino”.
Non mi andava di fare cruciverba o altri giochi più “ambigui”: avevo voglia di qualcosa di esatto, qualcosa che mi permettesse di esercitare solo la logica, senza dover usare la memoria o con altre “distrazioni”. Ecco in quei momenti ho sentito il bisogno della sicurezza data dai numeri, dalla loro coerenza e stabilità...
Non so, temo di non esser riuscito a spiegare queste mie strane sensazioni che, del resto, anch'io non comprendo perfettamente: però mi sembrano peculiari... credo che la maggior parte delle persone avrebbero optato per i giochi più semplici o le barzellette mentre io avvertivo una necessità diversa...
Comunque ho risolto il giochino molto rapidamente e praticamente senza usare carta ma solo il margine bianco in alto a sinistra della stessa Settimana Enigmistica: poche riflessioni logiche/matematiche mi hanno portato alla soluzione in breve tempo. L'unica incertezza che mi ha bloccato per qualche minuto è stata un mio stupido errore: secondo un ragionamento avevo concluso che un certo simbolo doveva essere minore di 3 e io consideravo solo 1 e 2 che però erano già stati assegnati ad altri simboli e quindi arrivavo a un'incongruenza perché significava che avevo sbagliato qualcosa nei passaggi precedenti ma tutto mi sembrava semplice e logico... Solo dopo qualche minuto mi sono ricordato che anche 0 è minore di 3!

Conclusione: in un altro pezzo scriverò della mia esperienza ospedaliera mentre per tutti gli altri spunti... beh, mi dispiace ma peggio per loro!

Nota (*1): e qualcosa di simile è vero anche per la sua valutazione politica del M5S, da subito negativa.

martedì 22 agosto 2017

Versione 0.3.1 - “Aporia”

Ho appena finito di scrivere la nuova versione della mia Epitome!

Non pensavo di farcela a concludere oggi e, siccome nei prossimi giorni sarò impegnato, pensavo di dover rimandare di una o più settimane.
Invece mi è venuta l'ispirazione di controllare la casella di posta elettronica associata al viario perché volevo verificare che la Boldrini non mi avesse denunciato (*1). E invece ho trovato una vecchia epistola (dello scorso 8 agosto) di una lettrice sconosciuta che si complimentava per il mio viario e che mi informava di aver scaricato questa epitome!
Sono così poco abituato a ricevere incoraggiamenti che, nei rari casi in cui accade, mi si decuplicano le energie: così in mattinata ho fatto un'unica tirata e ho finito la revisione di questa nuova versione...

Niente di sostanziale: non ho aggiunto né nuove parti ma neppure nuove idee e concetti; ho fatto solo numerose correzioni: sia di errori veri e propri che di ristesura di frasi o periodi non troppo chiari.
Ecco, al massimo avrò aggiunto due tre note in cui cerco di approfondire qualche concetto.

Invece ho posto molta attenzione nell'annotarmi tutte le idee che mi venivano in mente mentre ricontrollavo quanto scritto: per la prossima versione (che dovrebbe essere la 0.4.0) ho già raccolto molto materiale e, probabilmente, vi aggiungerò un nuovo capitolo sull'informazione nella II o III parte dell'epitome.

Ah! Ho poi deciso di aggiungere un nome in codice con cui riferirmi alla versione: in altre parole da oggi, invece di scrivere “la versione 0.3.1 dell'Epitome” potrò anche usare “la versione «Aporia» dell'Epitome” o, se il contesto è inequivocabile, semplicemente “Aporia”. Vabbè, cambia poco, ma mi pare più carina...

Come al solito ho anche fatto salire di una posizione la “pubblicità” che rimanda all'epitome: adesso è in cima a destra, subito sotto il “Cerca nel blog”.

Conclusione: quando sarà pronta la nuova versione? Non ne ho idea...

Nota (*1): si fa per scherzare magnanimissimissima presidentessa!

lunedì 21 agosto 2017

1° giornata

Allora ieri ho poi visto il secondo tempo di Atalanta-Roma e tutta Inter-Fiorentina.
Di Atalanta-Roma ne ho visto metà perché alle 17:00 iniziava Tottenham-Chelsea (1-2) e ho guardato interamente questa partita: di gran lunga la più bella partita di calcio vista in questo fine settimana. Incontro equilibratissimo, anzi col Tottenham che ha fatto la gara ma col Chelsea (*1) pronto a sfruttare le proprie possibilità.

Anche Atalanta-Roma è stata divertente perché anch'essa piuttosto equilibrata (*1), con anzi l'Atalanta che per molti spezzoni di gioco ha messo alle corde la Roma.
Di nuovo l'equilibrio (è una mia fissa) rende le partite più divertenti e interessanti: certo, rispetto alla partita del campionato inglese, il livello era MOLTO più basso: un'infinità di errori gratuiti in più è un ritmo complessivo più lento.

In Inter-Fiorentina c'è stata la delusione Borja Valero che si era tagliato la barba da santone: tatticamente si è posizionato davanti alla difesa senza variare su tutto il campo come faceva nella Fiorentina ed è stato bravo a smistare subito la palla senza tenerla per sé per lunghi secondi. Solo nel secondo tempo ha un po' rallentato il suo gioco: io penso volutamente, per fare respirare la squadra, però Spalletti lo ha sostituito, quindi non so...
Solita prestazione discreta di Vicino, che come detto è regolare e affidabile, compresi un paio di tiracci verso la porta della Fiorentina. Raramente dà di meno, raramente di più.
Nel complesso ho avuto la sensazione che l'Inter fosse in completo controllo e, sul 2-0, abbia iniziato a scherzare: se solo lo avesse voluto, avrebbe potuto incrementare il proprio vantaggio.
La Fiorentina non è una squadra: è un gruppo di giocatori che si conoscono da meno di una settimana messi a giocare insieme ma senza un'idea chiara di cosa dover fare. Certo l'errore di Astori (che è costato il rigore) ha messo la partita in salita ma dubito che, con una partenza diversa, sarebbe potuta andare diversamente. Troppo presto per bocciare o promuovere i nuovi giocatori.

Non ho avuto la sensazione così netta, come nelle partite del sabato, che gli arbitri facessero correre il gioco più del solito ma di certo non lo hanno rallentato. Bene così direi. E bene la VAR (*3).
Ah, a proposito della mia (mini) polemica di Due partite e una (piccola) polemica: mi sono accorto oggi che su Sky è tornato l'uso libero del termine “gol”! Beh, tutto sommato meglio così: era solo un'ipocrisia usare sempre “rete” al posto di “gol” ma non tentare neppure di sostituire tutta una pletora di termini inglesi con gli equivalenti italiani... almeno non mi irrito...

Conclusione: sostanzialmente non ho cambiato i giudizi espressi in Due partite e una (piccola) polemica: Juventus, Roma, Napoli, Inter e Fiorentina hanno rispettato le mie aspettative; non avendo visto la partita del Milan non lo posso giudicare, certo che rigore e uomo in più fin dai primi minuti hanno messo la partita in discesa e quindi lo 0-3 finale non basta a dissipare i miei dubbi...

Nota (*1): temo che il Chelsea si sia indebolito rispetto allo scorso anno: soprattutto lo scambio Morata per Diego Costa mi pare nettamente in perdita per più motivi; ma anche gli altri nuovi non mi hanno impressionato favorevolmente... aspettiamo però qualche altra giornata prima di trarre le conclusioni...
Nota (*2): pensavo di provare a stimare l'equilibrio dei maggiori campionati europei calcolando semplicemente la varianza del fatturato delle singole squadre o, forse più correttamente, del monte ingaggi. Trovando i dati mi piacerebbe calcolare i valori anche per i campionati passati: la mia teoria è che lo squilibrio maggiore sia proprio nel campionato italiano che, per questo, propone la maggior parte delle partite completamente sbilanciate e quindi non interessanti...
Nota (*3): ancora devo decidere se usare l'articolo femminile o maschile: gli esperti propendono per il maschile ma a me suona meglio il femminile. Per questa stagione scriverò come mi viene e poi, se ci sarà una maggioranza netta sull'uso, mi adeguerò a essa...

domenica 20 agosto 2017

Due partite e una (piccola) polemica

Ieri ho visto un po' di Juventus-Cagliari e di Verona-Napoli. Solo “un po'” perché sapevo che sarebbero state due partite completamente sbilanciate e noiose a meno di episodi particolari (come la squadra più debole che segna il primo gol oppure un'espulsione in quella più forte). Però ero curioso di vedere la VAR in azione...

La Juventus ha vinto senza neppure sudare: il Cagliari ha fatto la partita senza riuscire a tirare in porta, poi l'inerzia della partita (la Juve non si è assolutamente messa “a spingere” come detto subito dal telecronista) ha portato la squadra di Allegri presso l'area avversaria: primo tiro e subito gol (*1). Da lì in poi tutta la partita è stata in discesa (ed era appena il decimo circa del primo tempo). È vero il Cagliari ha avuto un'occasione grandissima per pareggiare e ha fallito il rigore, però non ha mai dato la sensazione di essere pericoloso. Partita da sbadiglio continuo e infatti ne ho visto solo il primo tempo...

Partita totalmente diversa quella del Napoli che, come al solito, ha fatto la partita: la squadra di Sarri correva già come un'ossessa, contrasti duri, tante occasioni. Verso l'80° poi espulsione e rigore a favore del Verona e partita “potenzialmente” riaperta: “potenzialmente” perché non c'era abbastanza tempo per fare due gol e, soprattutto, il Napoli ha continuato ad attaccare come se niente fosse.

Confrontando le due partite ho visto ciò che mi aspettavo: la Juventus ha fatto sembrare la sua partita un allenamento, vincendo nettamente senza neppure sudare; il Napoli ha fatto tre gol giocando alla grande ma ha dovuto spendere moltissime energie fisiche e mentali: bene per i tifosi che si divertono a vedere le sue partite ma, nel lungo periodo, questo sforzo maggiore rischia di farsi sentire. E, con questa Juve che non sbaglia niente, lasciare anche pochi punti su qualche campo può risultare (anzi “risulterà” perché inevitabilmente accadrà) decisivo per la classifica.

Bene, benissimo la VAR!
Io in genere sono favorevole a tutte le novità e anche in questo caso ero ottimista e pensavo che avrebbe funzionato bene. A me i pochi secondi di attesa della decisione della VAR/arbitro non hanno dato assolutamente fastidio. Eliminate poi tutte le proteste dei giocatori e l'arbitro non è rimasto condizionato condizionato dal proprio errore come negli anni scorsi sarebbe potuto accadere quando nell'intervallo si fosse accorto di aver negato un rigore sacrosanto a una delle due squadre.
Anzi entrambi gli arbitri, che non conoscevo, mi sono piaciuti: hanno lasciato giocare molto più del solito, tanto da farmi pensare che questa sia una nuova direttiva per quest'anno. Ci voleva proprio: non ricordo se l'avevo già scritto ma le continue interruzioni erano ridicole! Pure Cuadrado, quando si è accorto che non guadagnava più automaticamente punizione lanciandosi a terra appena veniva sfiorato dall'ombra di un avversario, ha smesso di farlo...
Insomma, due partite non fanno primavera, ma bene gli arbitri e ottima la VAR.
Anzi: a mio avviso, dal prossimo anno, la VAR dovrebbe essere applicata anche ai casi di fuorigioco evidenti. Comunque, siccome definire quando un fuorigioco sia “evidente” non è banale, concordo che hanno fatto bene a non includere fin da subito questa possibilità: meglio prima abituarsi ai rigori, gol non gol ed espulsioni prima di aggiungere un'ulteriore tipologia di casi di gioco più frequente e controversa.

Ma come mai oggi uso l'articolo femminile per “la VAR” e “gol” invece di “rete”?
È una mia piccola polemica con i giornalisti di Sky: attentissimi a mettere l'articolo maschile al VAR e, durante le telecronache, a sbraitare come forsennati “rete” invece di “gol”.
Peccato però che tutto il loro rispetto per la lingua italiana inizi e finisca con queste due sole iniziative. Nel loro ruolo di comunicatori e interpreti della lingua potrebbero fare tantissimo per trasmettere un italiano ripulito dagli anglicismi più invadenti e macroscopici: non intendo cioè un'epurazione metodica, e forse eccessiva, come faccio io, ma almeno potrebbero evitare i termini inglesi con vocaboli completamente equivalenti nella nostra lingua...

Oggi invece guarderò la Roma (sono curioso di vedere a che punto è la squadra di Di Francesco) e Inter-Fiorentina: soprattutto di quest'ultima partita sono curioso di vedere come Borja si è integrato nel gioco di Spalletti (come ho scritto a me non sembrava compatibile), la sua nuova barbona (che mi dicono sia da fare invidia a un frate cappuccino) e la nuova Fiorentina in generale con le tante novità impossibili da valutare nelle amichevoli.
Mi sarebbe piaciuto vedere anche il Milan di Montella ma siccome è in contemporanea con Inter-Fiorentina lo guarderò solo successivamente in caso di un passo falso (possibilissimo) col Crotone...

Conclusione: inizialmente volevo scrivere un corto, poi mi sono reso conto che i corti avrebbero dovuti essere tre/quattro e così, alla fine, ho deciso di farne un pezzo unico...

Nota (*1): “gol” è italiano, “goal” è inglese.

venerdì 18 agosto 2017

BMI

Per quanto possibile io avrei deciso di fare a meno degli ospedali e dei tribunali italiani...
Però stavolta l'ospedale mi tocca: come accennai in TS e d20 mio padre deve fare un'operazione non insignificante alla carotide e, di conseguenza, mi troverò a sguazzare nella burocrazia medica italiana (la BMI del titolo).

Nel 2000-qualcosa mio padre ebbe un ictus e l'anno successivo gli ripulirono una carotide intasata. Brutta cicatrice, visibile per qualche anno, ma tutto andò bene. A fine giugno, a un controllo, si sono accorti che la stessa carotide è di nuovo ostruita, addirittura più di prima, e quindi deve essere rioperato: ovviamente operazione più difficile perché la stessa arteria è già stata incisa e stavolta, se ho ben capito, dovrà essere in parte sostituita. Vari esami fatti tutti di corsa con la sensazione che ogni giorni fosse prezioso con l'operazione che sembrava incombente: appunto io l'aspettavo prima della fine di luglio...

Fortunatamente una persona più scaltra di me (*1), dopo una decina di giorni di attesa piena di tensione e preoccupazione, ebbe l'idea di provare a telefonare per avere notizie. Già parlare con qualcuno che sappia qualcosa è un piccolo miracolo ma in questa occasione andò bene: le fu risposto che l'operazione era programmata per il 23 agosto ma che loro chiamano solo qualche giorno prima quando sono “sicuri” della data...
In altre parole, se non si chiamava noi, avremmo vissuto per un mese con la valigia pronta e la tensione che saliva alle stelle: possibile che non ci sia il buon senso di immaginarsi come i pazienti e i loro parenti possano vivere questa attesa senza notizie? Apparentemente no...
Non solo: le dissero anche che, se entro il 20 non si riceveva telefonate, sarebbe stato bene se fossimo stati noi a richiamare per avere notizie. Splendido.

Oggi alle 13:30 (io c'ero) hanno chiamato comunicando a mio padre di presentarsi all'ospedale il 22 mattina (digiuno), probabilmente con l'intenzione di fargli qualche esame e operarlo il 23 come “programmato” (*2).

Tutto bene allora?
Non proprio... il problema “filosofico” di fondo è che la burocrazia italiana è troppo fiduciosa nei propri meccanismi e non prevede errori o incomprensioni...

Verso le 15:00 ci siamo resi conto che sul bugiardino di un farmaco assunto da mio padre, lo Zyllt da 75mg (un anti-aggregante), è chiaramente scritto che non va preso se nei 7 giorni successivi è programmata un'operazione chirurgica anche minore, figuriamoci alla carotide.
La stessa persona scaltra ha avuto il proprio padre con lo stesso problema: si erano dimenticati di dirgli di sospendere l'assunzione di un farmaco analogo col risultato che dovette poi aspettare due giorni prima di poter essere operato e poi ebbe pure delle gravi complicazioni...

La cosa normale sarebbe stato poter contattare chirurgia cardiovascolare e avere qualche chiarimento al riguardo: perché una cosa è supporre che vada bene così e un'altra e l'esserne sicuri.
Sfortunatamente al numero da cui avevano contattato mio padre non rispondono più, al centralino di chirurgia cardiovascolare c'è una segreteria che dice che ad agosto rispondono solo per le urgenze dalle 11:00 alle 13:00 di alcuni giorni della settimana (ma non domani, cioè sabato...). Al centralino dell'ospedale poi, quando si prova a contattare un operatore umano, casca subito la linea o non risponde nessuno oppure, dopo 3 minuti di inutile attesa, la linea casca comunque...

Miracolosamente mio padre è riuscito a contattare il proprio medico curante che in pratica gli ha detto che non si può sospendere lo Zyllt così di punto in bianco ma che vi si deve affiancare altri farmaci. Nel complesso non una telefonata particolarmente rassicurante...
In definitiva mio padre proverà a ricontattare il numero da cui l'hanno chiamato (usando il proprio cellulare per la remota possibilità che riconoscano il suo numero telefonico) nella speranza di avere risposta ma, in caso contrario, continuerà, incrociando le dita, con la sua usuale terapia farmacologica quotidiana.

Conclusione: sicuramente va bene così (*3), sicuramente la segretaria/infermiera con cui ha parlato mio padre non gli ha detto niente dei farmaci (*4) perché ci penseranno loro a prendere tutte le misure necessarie...
Eppure se fosse stato possibile contattare qualcuno dell'ospedale saremmo stati tutti più tranquilli e sereni: ma questa banale eventualità non sembra prevista dalla burocrazia medica italiana...

Nota (*1): o almeno più abituata ad avere a che fare con la burocrazia medica italiana che io, prudentemente, cerco infatti di evitare per quanto possibile...
Nota (*2): o sarebbe meglio dire “indovinato”?!
Nota (*3): perché i medici dell'ospedale hanno un bel fascicolo su mio padre, con tutti gli esami fatti, e conoscono benissimo le medicine che prende...
Nota (*4): oltretutto io ero lì accanto durante la telefonata e avevo suggerito a mio padre di chiedergli dei farmaci: egli, travisando leggermente le mie parole, le ha chiesto se doveva portarsi i farmaci da casa e lei gli ha risposto che una volta in ospedale ci avrebbero pensato loro. Suppongo che, se avesse avuto qualcosa da dirci riguardo lo Zyllt, in quel momento le sarebbe venuto a mente...

giovedì 17 agosto 2017

Stagione 2017-2018

Oggi non ho molta voglia di scrivere di calcio ma domani probabilmente non avrò tempo, e visto che sabato comincerà il campionato, non mi voglio ridurre a scrivere nelle ultime ore prima del fischio d'inizio.

Per questo motivo (credo) sarò più sintetico del solito: inoltre ritornerò sull'argomento alla chiusura del mercato per rifare il punto della situazione con le squadre al completo.

Juventus: il mercato della J. mi ha sorpreso: mi aspettavo pochi colpi ma importanti per rafforzare la squadra, invece ha comprato diversi giocatori buoni (a partire da Bernardeschi) ma non abbastanza da alzare il livello tecnico della squadra. Anzi la perdita di Bonucci credo ne abbia sensibilmente indebolito la difesa: Rugani non lo conoscevo ma all'europeo mi è parso scadente e il possibile rinforzo, un difensore attualmente in prestito all'Atalanta di cui mi sfugge il nome, anche se magari è promettente non credo sia ancora maturo per giocare titolare nella J.
Nel complesso la squadra non mi pare si sia rafforzata, anzi... Probabilmente non avrà problemi a vincere il campionato italiano ma per la Champions temo abbia fatto un passo indietro...

Roma: ho la sensazione che Di Francesco sia stato preso per fare da capro espiatorio: la società ha venduto bene ma non mi pare abbia fatto grandi acquisti. Se poi la stagione andrà male si darà la colpa all'inesperienza di Di Francesco?

Inter: di Spaletti ho una grande stima e lo considero fra i migliori allenatori italiani del momento insieme a Mazzarri, Conte, Allegri e Sarri (per Inzaghi vedi poi). Molti degli acquisti fatti non li conosco e non posso giudicarli però quelli al centrocampo non mi convincono. Vicino è un normalissimo giocatore lento che ogni tanto riesce a inserirsi e a tirare in porta da fuori area: un giocatore discreto che però non mi pare possa essere utile a una squadra che ambisca alle prime posizioni in campionato. L'acquisto di Borja Valero è ancora più curioso: la caratteristica più marcata di questo giocatore negli ultimi anni è quella di tenere palla e correre con questa per diversi secondi per poi guadagnare una punizione o passarla: il gioco di Spalletti invece si basa sulle verticalizzazioni rapide e quindi sono curioso di vedere come riuscirà Borja Valero a inserirsi nei suoi schemi.

Milan: dei miei dubbi sul M. ho già scritto nel corto 米兰. Sembra che il M. abbia puntato tutto sull'immediata qualificazione in Champions ma continuo ad avere più di un dubbio sul fatto che le finanze non saltino prima: io ho scommesso fra circa 6 mesi, quindi a gennaio-febbraio del 2018...
Attualmente alla squadra manca un attaccante da affiancare o ruotare col portoghese André Silva (che però non sono sicuro sia pronto per fare il titolare): Kalinić sarebbe un ottimo acquisto ma, per divertirmi a vedere Montella in difficoltà, non mi dispiacerebbe se la trattativa saltasse...
Sicuramente la squadra è stata rafforzata rispetto all'anno scorso e darà probabilmente a Montella la possibilità di dimostrare quanto valga: io ho molti dubbi... soprattutto se le cose dovessero mettersi male c'è il rischio che Montella vada nel pallone e non ne azzecchi più una...

Napoli: ha mantenuto i giocatori dello scorso anno ma al momento non si è rafforzato. Sulla carta dovrebbe arrivare facile secondo dopo la Juventus ma non credo che abbia la forza per superarla. Soprattutto perché il gioco di Sarri è rischioso: in situazioni normali vince alla grande ma se ci si mette la sfortuna può lasciare sul terreno dei punti che poi, a fine anno, pesano sulla classifica visto che la squadra di Allegri si è dimostrata più continua.

Lazio: società che seguo poco ma che sembra sempre riuscire a scovare ottimi giocatori e a fornire squadre solide a tutti i suoi allenatori. Anche per questo non sono ancora sicuro che Simone Inzaghi sia un “grande” allenatore perché con la L. fanno tutti ottima figura. Potrebbe essere la "sorpresa" della stagione.

Fiorentina: già da diverse stagioni la società non investiva nella squadra e da qualche mese la F. è ufficialmente in vendita. Ha venduto tantissimi giocatori e ne acquistati molti (soprattutto) in questi ultimi giorni. Dei vecchi l'unico giocatore buono era Bernardeschi che però non mi pare valga i 40 milioni a cui è stato venduto; molto più forte di lui è Chiesa che però dovrebbe rimanere. Kalinić è un altro ottimo giocatore, serio e affidabile anche se magari non freddissimo sotto porta: io spero che rimanga ma sarebbe comunque difficile ricostruire il rapporto con i tifosi. Spero anche che non vada via Astori perché è fondamentale per la difesa e non vorrei che diventasse il colpo a sorpresa della Juventus...
I nuovi giocatori non li conosco: per quel che valgono, nelle poche amichevoli che ho visto, non mi hanno impressionato...
Nel complesso temo che la squadra si sia indebolita (a meno che Corvino non abbia indovinato qualche affare) ma il livello del campionato italiano è tale che non credo avrà problemi a salvarsi...

Le altre squadre non le conosco e quindi è inutile che provi a fare previsioni a casaccio.

Al momento vedo più forti Juventus e Napoli e più distaccate le altre squadre: probabilmente al terzo posto riuscirà a sbucare l'Inter ma per il quarto non ho proprio idea: sulla carta dovrebbe essere il Milan ma io punterei sulla Lazio o un'altra squadra a sorpresa (non credo l'Atlanta perché ha venduto troppo)...

Conclusione: ne riparleremo alla conclusione del mercato e con alle spalle la prima giornata...

mercoledì 16 agosto 2017

Nuovo lettore

Incredibile!
Un conoscente ieri mi ha telefonato appositamente per dirmi di aver letto la mia epitome (la vecchia versione 0.2.1 però) e che l'ha trovata molto interessante anche se un po' pesante!

La notizia completamente inaspettata mi ha fatto moltissimo piacere.

Su GoT - 19/8/2017
Volevo scrivere un paio di sciocchezze sul “Trono di Spade”:
1. Mi sono reso conto che Vecchia Città, dove ha sede l'ordine dei Maestri, sembra essere ispirata ad Alessandria d'Egitto, fondata da Alessandro Magno. C'è il faro, c'è la grande biblioteca, c'è il porto, ci sono gli studiosi...
2. Nell'ultima puntata della serie tivvù mi aveva colpito una scena fra Samwell e Gilly dove la seconda, che non sa leggere molto bene, trova per caso una notizia interessante: lei nella lettura ne storpia il nome ma sembrerebbe che il principe Rhaegar avesse fatto annullare il suo matrimonio e sposato un'altra donna, probabilmente Lyanna Stark. Questo significherebbe che Jon Snow sarebbe in realtà Jon Targaryen. Mi chiedevo se altri avessero notato le parole di Gilly e tratto le mie stesse conclusioni: ovviamente sì! Vedi Game of Thrones - Season 7 'Eastwatch' Episode Review sul finale (segue l'ordine delle scene)...

Tagliata di drago! - 19/8/2017
Stasera mi sono imbattuto nel finale della quarta (o è la 5°?) puntata dell'ultima stagione del “Trono di Spade”: siccome la battaglia è molto spettacolare sono rimasto a guardarla e, sorpresa, rispetto alla versione in inglese che avevo visto qualche giorno fa mancano una decina di secondi!
In particolare manca la scena in cui Jaime Lannister organizza un gruppo di arcieri che scagliano poi inutilmente a vuoto le frecce contro il drago di Daenerys...
Come mai questo piccolo taglio?
Bo... a me pare un incredibile mancanza di rispetto verso gli appassionati italiani...

Guarderò... - 26/8/2017
Oggi penso che guarderò Genoa-Juventus e dopo Roma-Inter.
Genoa-Juventus in realtà mi interessa poco (come al solito troppo sbilanciata) e dubito di resistere per più di un tempo: la mia curiosità principale è sempre la VAR. In effetti in contemporanea c'è anche Benevento-Bologna ma nessuna di queste squadre mi risveglia un minimo d'interesse.

Roma-Inter sarà interessante. La Roma ha vinto soffrendo contro l'Atalanta che non mi è chiaro di quanto si sai indebolita rispetto all'anno scorso. L'Inter ha vinto tranquillamente contro la Fiorentina ma, di nuovo, non mi è chiaro quale sia la reale forza della squadra viola (penso poco: ma bisognerà vedere quando i giocatori si conosceranno meglio e, soprattutto, con Chiesa in campo).
In definitiva questa partita dovrebbe essere utile per capire i rapporti di forza fra due squadre che aspirano alla parte alta della classifica. Dovendo scegliere scommetterei sulla vittoria della squadra di Spalletti.

Basta poco... - 31/8/2017
Carta canta e vince San Remo.

martedì 15 agosto 2017

“Wow” del 4° trimestre

Anche oggi un pezzo leggerino, almeno per me: la solita presentazione dei miei pezzi preferiti dell'ultimo trimestre del 2016...
L'alternativa era riassumere le mie previsioni per il prossimo campionato di calcio di serie A: mi toccherà scrivere due pezzi: uno per la prima giornata e un secondo alla chiusura del mercato...

Ottobre - un mese un po' misero, forse anche perché avevo iniziato a scrivere l'epitome...
Il concilio: interessante pezzo su un libro sul concilio Vaticano I... e divertenti gli accenni di maschilismo paternalistico dell'autore.
Pubblicità migliorata: di solito i corti non vanno in nomina ma in questo caso voglio fare un'eccezione perché mi pare troppo divertente!
Pepem: imprevedibilmente interessante...
UlriKe la verità: come al solito a me pare molto divertente anche se non sono sicuro che tutti abbiano apprezzato la parodia sul contrasto fra Cirillo d'Alessandria e Nestorio di Costantinopoli sulla natura del Cristo oppure il riferimento alle 95 tesi di Martin Lutero e alla lettera ai Galati di San Paolo...
Varie su Aristotele: un mio tipico pezzo di commento; rileggendolo mi ha però colpito la parte sulla “magnanimità” perché adesso sto leggendo una (bella) biografia su Alessandro Magno, di cui Aristotele fu maestro, e vi vedo molte analogie interessanti...

Novembre - pochi brani ma abbastanza buoni; evidentemente però li ho scritti di fretta e senza rileggerli (avevo iniziato a scrivere l'epitome) perché il mio italiano fa più pena del solito...
Patria e invidia: pezzo scritto con i piedi (quasi quasi lo correggo perché così è da vergognarsi) ma l'idea di fondo è interessante. Adesso vi vedo chiaramente l'idea delle semplificazioni nell'ambito della visione della società personale.
Da Goofynomics a Baricco: pezzo le cui intuizioni iniziano adesso a prendere la forma di una teoria più compiuta...
Perché voterò NO: di solito non metto in nomina i pezzi politici perché diventano rapidamente superati dalla cronaca ma per questo, ci sono affezionato, ho deciso di fare un'eccezione.
Passeggiata al buio: una bella esperienza...

Dicembre - Altro mese con pochi pezzi e scritti male (anche se meglio di novembre!)...
Promettente (1/2): un bel pezzo anche se per merito più del libro che commento che mio!
Vecchie foto (poesia): poteva mancare una poesia? Ovviamente no!
Epitome: martedì 13 dicembre 2016: pubblico la prima versione della mia epitome!
Gioco o pubblicità: un'astuzia molto sottile per indurre gli indecisi a votare “sì” al referendum costituzionale...

domenica 13 agosto 2017

“Wow” del 3° trimestre

Dopo la fatica di ieri mi voglio rilassare con un pezzo facile e, per me, piacevole: la selezione dei candidati al marcatore “Wow” per i mesi di luglio, agosto e settembre del 2016...

Luglio - diversi pezzi discreti, molti tendenti al filosofico, ma mi è difficile sceglierne uno che si stacchi dalla media...
Morale escatologica: a rileggerlo adesso non lo capisco del tutto però mi sembra molto profondo!
Sons of the pick: a me pare divertente ma il mio umorismo piace molto solo a me...
Autorazzismo: è un pezzo “pre epitome” e lo si sente. Riguarda però proprio l'argomento che voglio trattare nel nuovo capitolo sull'informazione e qui propongo una nuova interessante prospettiva...
Manhattan: di solito tendo a premiare la mia creatività con le nomine mentre questo pezzo è fondamentalmente di commento a una serie tivvù, però...
Politicamente corrXtto: un pezzo sull'ipocrisia...
Preferisco MacGyver: sulla morale della responsabilità collettiva.
Goofydebit: faccio un po' di resipiscenza sul debito pubblico italiano.

Agosto - evidentemente pativo il caldo: il livello medio dei pezzi è piuttosto scarso però ci sono 2-3 pezzi molto buoni...
Strana statistica: un po' di statistica che mostra come la semplicità della matematica sia talvolta solo apparente...
Troiai di Stato e riservatezza: lo metto fra le nomine per rabbia ma fra, resti fra di noi, è un pezzo modesto...
Regime e regime: pezzo scritto all'epoca del governo Renzi ma comunque ancora attuale nell'era del fantasma Gentiloni.
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sabato 12 agosto 2017

Mercanti e poveri

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 1 e 7.

Ho ripreso in mano L'uomo romano a cura di Andrea Giardina, Ed. Economica Laterza, 1993: mi sono reso conto di essermi quasi dimenticato gli ultimi due saggi che avevo letto (in effetti molti mesi fa) e così ho deciso di mettere nero su bianco le mie considerazioni su di essi.

Come forse ricorderete (v. Schiavitù romana (1/2) e (2/2), Il soldato romano, Promettente (1/2) e (2/2)) il libro è composto da una raccolta di saggi di qualità molto variabile ma comunque alta.
L'ultimo saggio che avevo menzionato era quello sui mercanti dello stesso Andrea Giardina (v. la sezione di “storia” in Molte varie). In realtà nel mio giudizio ero stato molto severo definendola “deludente”: riguardando i miei appunti vi ho invece trovato spunti piuttosto interessanti e comunque le varie citazioni sono sempre piacevolissime; certo, non viene mostrata l'evoluzione della figura del mercante nel corso dei secoli e rimane quindi la sensazione di una monografia un po' generica che avrebbe potuto anche intitolarsi “Il mercante nell'antichità classica”...

Il “succo” della figura del mercante è che questo era visto con sospetto dal resto della popolazione: era considerata una persona furba, insidiosa, priva di scrupoli, pronta a spergiurare e approfittatrice.
La morale dell'epoca non comprendeva la funzione di intermediario del commerciante e mal tollerava che questi guadagnasse aumentando il prezzo di ciò che comprava visto che non vi “aggiungeva” niente di suo.
I mercanti erano poi considerati abilissimi con le parole e pronti a sfruttare le proprie informazioni in più rispetto al cliente (non solo la conoscenza della propria merce ma anche, ad esempio, dell'andamento del mercato) per avvantaggiarsene senza scrupoli. Di nuovo questo modo di fare andava contro la morale dell'epoca secondo cui, in teoria, il mercante avrebbe dovuto avvisare i suoi potenziali clienti che, ad esempio, un'altra nave con la sua stessa merce sarebbe arrivata in porto nei giorni successivi. In altre parole il mercante avrebbe dovuto informare il proprio cliente di tutto ciò che sapeva, anche a proprio danno, ma questo ovviamente non avveniva (*1).
Poiché la “parola” del mercante era temuta ne viene invece apprezzato il “silenzio”: Giardina cita quindi un passaggio di Erodoto che racconta come i cartaginesi erano soliti commerciare con gli abitanti dell'Africa oltre le colonne d'Ercole. I mercanti cartaginesi disponevano le proprie merci in bell'ordine sulla spiaggia e poi risalivano sulle proprie navi; gli abitanti del luogo sceglievano le merci che desideravano lasciando una certa quantità d'oro e poi si allontanavano; a quel punto ritornavano sulla spiaggia i cartaginesi che decidevano se l'oro era sufficiente per le merci indicate oppure, in caso contrario, la procedura si ripeteva.
Colpisce la reciproca fiducia fra le due parti: i cartaginesi lasciano le proprie merci in balia della popolazione locale e questa fa altrettanto col proprio oro. Ma in effetti in questa maniera il mercante non poteva influenzare il suo cliente con le proprie parole!

L'unica virtù che viene riconosciuta al grande commerciante, quello che trasporta cioè le proprie merci per mare, è il coraggio di affrontare le onde. In questo caso sia il rischio personale che il ruolo civico (fornire merce non altrimenti presenti in città) giustificano il guadagno del mercante sulla merce venduta.

Infine viene espresso molto chiaramente un concetto che mi sta molto a cuore e che ho inserito anche nella mia epitome (*2): «...parlare delle figure sociali in Roma... …significa in massima parte discorrere del modo in cui queste figure erano viste dai ceti che hanno prodotto le fonti che utilizziamo.» (*3). In altre parole i testi antichi a nostra disposizione danno una descrizione del mercante dal punto di vista delle classi dominanti dell'epoca. I mercanti non ci hanno lasciato opere in cui spiegano come vedevano il proprio ruolo sociale ma da diverse iscrizioni funerarie si intuisce, non sorprendentemente, che essi avevano una visione di se stessi molto migliore di quella “ufficiale”.

Incredibilmente interessante e ricco di spunti è invece la monografia successiva: “Il povero” di C. R. Whittaker.
Dei poveri nell'antica Roma non sappiamo praticamente niente: già stimarne il numero è un'impresa difficilissima nella quale l'autore si cimenta per diverse pagine. A questo problema si sovrappone quello della definizione di “povero” che per il mondo romano era molto variabile e che non indicava solamente chi pativa la fame ma, a seconda del contesto, anche chi doveva lavorare per vivere (come ad esempio un artigiano) oppure chi non aveva abbastanza denaro per appartenere all'ordine equestre.
A differenza di altri gruppi sociali, come ad esempio i mercanti o i liberti arricchiti, il povero non ci ha lasciato neppure iscrizioni tombali che ci diano informazioni di prima mano della sua visione del mondo.
Sembrerebbe difficile che con questa penuria di dati l'autore sia riuscito a giungere a conclusioni interessanti ma invece è proprio così: dovendo ragionare a un livello di interazioni sociali molto generico l'autore si è trovato di fronte alle questioni base del rapporto fra gruppi che io stesso affronto nella mia epitome: come viene mantenuta la stabilità sociale nonostante le enormi differenze di ricchezza ([E] 7). Si capisce subito che l'autore affronta il problema armato di una preparazione teorica (*4) che a me manca ma le sue conclusioni sono estremamente affini alle mie e, senza falsa modestia, mi pare anzi che la mia teoria spieghi molto meglio alcune discrepanze.

La conclusione della sua lunga analisi introduttiva è che nell'antica Roma il numero di poverissimi doveva essere preponderante. Diventa quindi precipuo stabilire come fosse possibile mantenere l'ordine sociale visto che siamo in presenza di una società con pochi ricchi e moltissimi poveri ([E] 4.5).
Brevissimo inciso tecnico: a questo punto potrei cercare di riassumere le tesi di Whittaker usando la sua terminologia e, successivamente, tradurle nella “mia” (come ad esempio ho fatto in La parabola di Hegsted). Evito però questa doppia fatica perché da una parte sono pigro e dall'altra preferisco semplificare la lettura per chi mi ha seguito fin qui: ovviamente il “prezzo” nascosto di questa scelta è che traducendo le idee di Whittaker nella mia terminologia inevitabilmente ne distorco un po' il senso trasformandolo in un “adepto”, inconsapevole, di KGB!

Prima di tutto l'autore fa presente una dissonanza cognitiva ([E] 1.3) nei ricchi, che possiamo vedere come i parapoteri dell'epoca. Ovvero come giustificavano i ricchi a se stessi l'ingiustizia della propria vita privilegiata rispetto alle sofferenze della maggioranza di poveri?
In questo caso la dissonanza sta nella consapevolezza della sostanziale uguaglianza fra gli uomini contrapposta al diverso tenore di vita.
La soluzione è quella tradizionale: la creazione di protomiti che “giustifichino” questa contraddizione. Secondo l'autore i ricchi risolvevano la dissonanza pensando che i poveri fossero mentalmente inferiori (più stupidi) o che fossero tali per loro colpa (scarso lavoro e pigrizia).
È interessante notare che queste idee erano per i ricchi romani dei “protomiti” mentre, dal nostro punto di vista moderno, sono dei “miti” (*5) perché noi vediamo chiaramente la loro funzione fuorviante: quella di far credere ai ricchi di meritare la propria ricchezza.
L'autore fa poi notare che sia greci che romani rappresentavano, nei testi che ci sono pervenuti, i poveri in maniera analoga: «Non ci sorprende dunque che Greci e Romani rappresentassero in modo quasi identico la tipologia strutturale e congiunturale della povertà. Sono questi i pregiudizi [protomiti] più diffusi nelle nostre fonti, scritte dai ricchi per i ricchi.» (*6)
Ritorna quindi il concetto che gli intellettuali, che qui tendono a identificarsi con la classe dominante, perpetuano i protomiti, la visione del mondo (epomiti), dei parapoteri del tempo.
Ma gli intellettuali non scrivono solo per autoconvincere (è il limite umano dell'autoinganno [E] 1.1) i ricchi della giustizia della loro ricchezza (vedi la dissonanza da cui siamo partiti) ma anche per convincere i poveri della bontà, o almeno dell'adeguatezza, della loro povertà. In altre parole i protomiti diffusi dagli intellettuali divengono degli equimiti ovvero delle idee che, se condivise, contribuiscono a mantenere l'ordine sociale: se infatti il povero ritiene giusto essere povero e non vede l'ingiustizia della propria condizione allora non si ribellerà a essa.

Ecco che il “condividere” le idee, o meglio gli epomiti ed equimiti del tempo diviene fondamentale: un protomito raggiunge la sua massima forza quando diviene “reale” trasformandosi in una realtà multi soggettiva: questo avviene solo se abbastanza persone credono nella realtà di un protomito.
Diventa quindi una questione importante stabile se e quanti poveri condividessero gli stessi epomiti dei ricchi: se infatti i poveri avessero avuto una propria sub cultura diversa (ovvero epomiti diversi) da quella dominante allora l'equilibrio della società sarebbe stato molto più incerto (*7).
Ecco quindi spiegate tutte le opere moraleggianti sulla bellezza e moralità del duro lavoro: scritti dai ricchi per i ricchi ma i cui riflessi (magari sotto forma di citazioni, ovvero distorsioni) di certo arrivavano anche ai più poveri.

L'autore ribadisce poi quella che era divenuta una mia teoria dopo aver letto la monografia sugli schiavi: ovvero che il lavoro di questi ultimi avesse contribuito a impoverire il “ceto medio” romano. Scrive infatti Whittaker: «I poveri... ...erano stati spossessati non solo a causa dei cattivi raccolti e dei debiti, ma anche dalla diffusione del lavoro degli schiavi... ...acquistati dai proprietari più ricchi per sostituire il lavoro dei poveri e sfruttare le proprie terre. »
A me sembrava infatti il risultato conseguente del lavoro a costo praticamente nullo degli schiavi che contadini e artigiani liberi venissero progressivamente messi fuori dal mercato del lavoro, con i latifondisti che invece si arricchivano comperandone le terre. Vi vedevo una delle basi (l'altra base fu la perdita del potere militare da parte della democratastenia) su cui si fondò il naturale trasferimento di ricchezza dalla democratastenia ai parapoteri ([E] 7.4) che poi, in epoca imperiale, si traduce anche in una sensibile riduzione della libertà con leggi dalle pene diverse in base al censo.

Secondo Whittaker il motivo di fondo (al di là cioè delle contingenze) per cui la massa di poveri non si sollevava contro i pochi ricchi è che una buona parte di questa condivideva le idee (protomiti/epomiti ed equimiti) dei più potenti, probabilmente perché allettati dalla possibilità teorica di entrare a fare parte del loro gruppo. Più sinteticamente: «La volontà di mobilità sociale porta a condividere i valori dei ricchi, fratturando la facciata di una singola cultura della povertà e rafforzando il controllo sociale dei potenti.» (*8)
In altre monografie, come quella sugli schiavi e i liberti, abbiamo infatti visto che perfino gli schiavi liberati, grazie alle competenze maturate, erano in grado di divenire ricchissimi: nel tardo impero la “giustizia” poi prese atto di questa nuova realtà distinguendo non più fra schiavi e liberi ma fra ricchi e poveri.
Esattamente la stessa argomentazione dell'autore l'avevo postulata io per spiegare come mai solo all'epoca della tarda Repubblica/ inizio impero si erano avute rivolte di schiavi: la mia spiegazione (insieme ad altri fattori) era infatti che da una certa epoca in poi la maggioranza degli schiavi condivideva gli equimiti del tempo ed era allettata dall'idea di divenire liberti dimostrando fedeltà e compiacendo il proprio padrone: in questa maniera coloro che si ribellavano perché trattati disumanamente non trovavano l'appoggio degli altri schiavi per un'insurrezione in piena regola e, al massimo, potevano aspirare a divenire briganti al di fuori della società romana.

Se pensiamo infatti agli equimiti come alle catene invisibili che tengono stabile una società, anche se profondamente ingiusta, allora queste saranno abbastanza forti da non spezzarsi se un numero sufficiente di persone crede in esse in maniera da trasformare i relativi protomiti in realtà multisoggettive: questo numero “sufficiente” non equivale alla stragrande maggioranza ma a solo una percentuale variabile di essa in base alla complessione della società.

Altro mezzo per dividere i poveri era quello di dare un minimo di assistenza alla plebe “buona” (ovvero utile perché in grado, ad esempio, di impugnare un'arma) da contrapporre, in caso di necessità, a quella dei veri e propri diseredati. Ecco quindi spiegata l'importanza data al legame del patronato, fra ex padrone e liberti, e alle elargizioni ben mirate.
Per l'autore uno dei motivi della diffusione del cristianesimo fu proprio che questo faceva assistenza sociale indiscriminata (anche a vedove e orfani) e non solo a chi, in caso di necessità, avrebbe potuto essere utile: confrontare con il motivo quinto di Sulla diffusione del cristianesimo.
Come me anche l'autore cita Giuliano e commenta amaramente che, in seguito, il cristianesimo prese un'altra direzione.

Infine l'autore ricorda come tutte le rivolte sociali dell'antichità (fa numerosi esempi) non furono mai completamente spontanee ma sempre manovrate da altri fazioni (parapoteri) per ottenere scopi ben precisi. Le rivolte popolari erano spesso gli strumenti con cui si eliminava un nemico politico o magari si mirava o ottenere riforme che però andavano principalmente a vantaggio di altri gruppi sociali e solo marginalmente del popolo, etc...

Conclusione: e ho tagliato moltissimi spunti interessanti!

Nota (*1): a questo riguardo, la morale antica, mal tollerava la reticenza interessata (dissimulatio) considerandola vera e propria simulazione (simulatio): confrontare con il pezzo Sandel sbaglia.
Nota (*2): sfortunatamente non ricordo esattamente dove ho scritto della relazione fra potere e intellettuali: forse in qualche nota, ma sicuramente lo evidenzierò nel capitolo sull'informazione che ho in mente. Il concetto base l'ho comunque espresso in almeno due pezzi: Da Goofynomics a Baricco e, più recentemente, in Quattro articoli commentati (nel mio commento al quarto articolo).
Nota (*3): L'uomo romano a cura di Andrea Giardina, Ed. Economica Laterza, 1993, pag. 287
Nota (*4): ho anzi la sensazione che Whittaker abbia un'impostazione di tipo “marxista” ad esempio da come insiste sulla divisione dei poveri in “buoni” e “cattivi” effettuata dal potere. Pare che questo sottintenda che i “poveri”, se uniti, avrebbero potuto cambiare la società romana: idea che mi pare un eco del “proletari di tutto il mondo unitevi!”. Voglio fare subito un salto su Wikipedia per vedere se scopro qualcosa al riguardo: niente! Nella mia superficiale ricerca con Google non mi è riuscito scovare una singola riga biografica su C. R. Whittaker (solo qualche altro saggio sull'impero romano)...
Nota (*5): mito nel significato dato nella mia epitome.
Nota (*6): ibidem, pag. 302-303
Nota (*7): Già in Schiavitù romana (2/2) evidenziavo la diversa attitudine degli schiavi catturati e ridotti in schiavitù (quindi con epomiti allogeni) da quelli che invece vi nascono (stessi epomiti del resto della società). Scrivevo «Perché è chiaro che lo schiavo potenzialmente più ribelle è quello che ha conosciuto un'esistenza diversa: chi invece è nato schiavo avrà per natura ([E] 1) pochi problemi ad accettare per unici e immutabili i protomiti ([E] 2) che gli vengono insegnati: solo nel corso di molti anni, e solo coloro con personalità riflessive e autonome, riusciranno a vedere oltre certi protomiti e a immaginarsi nuove possibilità. 
Il credere nei protomiti del mondo romano, nel riconoscere il proprio ruolo in tale società, implicano che il gruppo degli schiavi ([E] 3.2) diventa complessivamente sempre più stabile.
»
Nota (*8): ididem, pag 321.