«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 22 agosto 2017

Versione 0.3.1 - “Aporia”

Ho appena finito di scrivere la nuova versione della mia Epitome!

Non pensavo di farcela a concludere oggi e, siccome nei prossimi giorni sarò impegnato, pensavo di dover rimandare di una o più settimane.
Invece mi è venuta l'ispirazione di controllare la casella di posta elettronica associata al viario perché volevo verificare che la Boldrini non mi avesse denunciato (*1). E invece ho trovato una vecchia epistola (dello scorso 8 agosto) di una lettrice sconosciuta che si complimentava per il mio viario e che mi informava di aver scaricato questa epitome!
Sono così poco abituato a ricevere incoraggiamenti che, nei rari casi in cui accade, mi si decuplicano le energie: così in mattinata ho fatto un'unica tirata e ho finito la revisione di questa nuova versione...

Niente di sostanziale: non ho aggiunto né nuove parti ma neppure nuove idee e concetti; ho fatto solo numerose correzioni: sia di errori veri e propri che di ristesura di frasi o periodi non troppo chiari.
Ecco, al massimo avrò aggiunto due tre note in cui cerco di approfondire qualche concetto.

Invece ho posto molta attenzione nell'annotarmi tutte le idee che mi venivano in mente mentre ricontrollavo quanto scritto: per la prossima versione (che dovrebbe essere la 0.4.0) ho già raccolto molto materiale e, probabilmente, vi aggiungerò un nuovo capitolo sull'informazione nella II o III parte dell'epitome.

Ah! Ho poi deciso di aggiungere un nome in codice con cui riferirmi alla versione: in altre parole da oggi, invece di scrivere “la versione 0.3.1 dell'Epitome” potrò anche usare “la versione «Aporia» dell'Epitome” o, se il contesto è inequivocabile, semplicemente “Aporia”. Vabbè, cambia poco, ma mi pare più carina...

Come al solito ho anche fatto salire di una posizione la “pubblicità” che rimanda all'epitome: adesso è in cima a destra, subito sotto il “Cerca nel blog”.

Conclusione: quando sarà pronta la nuova versione? Non ne ho idea...

Nota (*1): si fa per scherzare magnanimissimissima presidentessa!

lunedì 21 agosto 2017

1° giornata

Allora ieri ho poi visto il secondo tempo di Atalanta-Roma e tutta Inter-Fiorentina.
Di Atalanta-Roma ne ho visto metà perché alle 17:00 iniziava Tottenham-Chelsea (1-2) e ho guardato interamente questa partita: di gran lunga la più bella partita di calcio vista in questo fine settimana. Incontro equilibratissimo, anzi col Tottenham che ha fatto la gara ma col Chelsea (*1) pronto a sfruttare le proprie possibilità.

Anche Atalanta-Roma è stata divertente perché anch'essa piuttosto equilibrata (*1), con anzi l'Atalanta che per molti spezzoni di gioco ha messo alle corde la Roma.
Di nuovo l'equilibrio (è una mia fissa) rende le partite più divertenti e interessanti: certo, rispetto alla partita del campionato inglese, il livello era MOLTO più basso: un'infinità di errori gratuiti in più è un ritmo complessivo più lento.

In Inter-Fiorentina c'è stata la delusione Borja Valero che si era tagliato la barba da santone: tatticamente si è posizionato davanti alla difesa senza variare su tutto il campo come faceva nella Fiorentina ed è stato bravo a smistare subito la palla senza tenerla per sé per lunghi secondi. Solo nel secondo tempo ha un po' rallentato il suo gioco: io penso volutamente, per fare respirare la squadra, però Spalletti lo ha sostituito, quindi non so...
Solita prestazione discreta di Vicino, che come detto è regolare e affidabile, compresi un paio di tiracci verso la porta della Fiorentina. Raramente dà di meno, raramente di più.
Nel complesso ho avuto la sensazione che l'Inter fosse in completo controllo e, sul 2-0, abbia iniziato a scherzare: se solo lo avesse voluto, avrebbe potuto incrementare il proprio vantaggio.
La Fiorentina non è una squadra: è un gruppo di giocatori che si conoscono da meno di una settimana messi a giocare insieme ma senza un'idea chiara di cosa dover fare. Certo l'errore di Astori (che è costato il rigore) ha messo la partita in salita ma dubito che, con una partenza diversa, sarebbe potuta andare diversamente. Troppo presto per bocciare o promuovere i nuovi giocatori.

Non ho avuto la sensazione così netta, come nelle partite del sabato, che gli arbitri facessero correre il gioco più del solito ma di certo non lo hanno rallentato. Bene così direi. E bene la VAR (*3).
Ah, a proposito della mia (mini) polemica di Due partite e una (piccola) polemica: mi sono accorto oggi che su Sky è tornato l'uso libero del termine “gol”! Beh, tutto sommato meglio così: era solo un'ipocrisia usare sempre “rete” al posto di “gol” ma non tentare neppure di sostituire tutta una pletora di termini inglesi con gli equivalenti italiani... almeno non mi irrito...

Conclusione: sostanzialmente non ho cambiato i giudizi espressi in Due partite e una (piccola) polemica: Juventus, Roma, Napoli, Inter e Fiorentina hanno rispettato le mie aspettative; non avendo visto la partita del Milan non lo posso giudicare, certo che rigore e uomo in più fin dai primi minuti hanno messo la partita in discesa e quindi lo 0-3 finale non basta a dissipare i miei dubbi...

Nota (*1): temo che il Chelsea si sia indebolito rispetto allo scorso anno: soprattutto lo scambio Morata per Diego Costa mi pare nettamente in perdita per più motivi; ma anche gli altri nuovi non mi hanno impressionato favorevolmente... aspettiamo però qualche altra giornata prima di trarre le conclusioni...
Nota (*2): pensavo di provare a stimare l'equilibrio dei maggiori campionati europei calcolando semplicemente la varianza del fatturato delle singole squadre o, forse più correttamente, del monte ingaggi. Trovando i dati mi piacerebbe calcolare i valori anche per i campionati passati: la mia teoria è che lo squilibrio maggiore sia proprio nel campionato italiano che, per questo, propone la maggior parte delle partite completamente sbilanciate e quindi non interessanti...
Nota (*3): ancora devo decidere se usare l'articolo femminile o maschile: gli esperti propendono per il maschile ma a me suona meglio il femminile. Per questa stagione scriverò come mi viene e poi, se ci sarà una maggioranza netta sull'uso, mi adeguerò a essa...

domenica 20 agosto 2017

Due partite e una (piccola) polemica

Ieri ho visto un po' di Juventus-Cagliari e di Verona-Napoli. Solo “un po'” perché sapevo che sarebbero state due partite completamente sbilanciate e noiose a meno di episodi particolari (come la squadra più debole che segna il primo gol oppure un'espulsione in quella più forte). Però ero curioso di vedere la VAR in azione...

La Juventus ha vinto senza neppure sudare: il Cagliari ha fatto la partita senza riuscire a tirare in porta, poi l'inerzia della partita (la Juve non si è assolutamente messa “a spingere” come detto subito dal telecronista) ha portato la squadra di Allegri presso l'area avversaria: primo tiro e subito gol (*1). Da lì in poi tutta la partita è stata in discesa (ed era appena il decimo circa del primo tempo). È vero il Cagliari ha avuto un'occasione grandissima per pareggiare e ha fallito il rigore, però non ha mai dato la sensazione di essere pericoloso. Partita da sbadiglio continuo e infatti ne ho visto solo il primo tempo...

Partita totalmente diversa quella del Napoli che, come al solito, ha fatto la partita: la squadra di Sarri correva già come un'ossessa, contrasti duri, tante occasioni. Verso l'80° poi espulsione e rigore a favore del Verona e partita “potenzialmente” riaperta: “potenzialmente” perché non c'era abbastanza tempo per fare due gol e, soprattutto, il Napoli ha continuato ad attaccare come se niente fosse.

Confrontando le due partite ho visto ciò che mi aspettavo: la Juventus ha fatto sembrare la sua partita un allenamento, vincendo nettamente senza neppure sudare; il Napoli ha fatto tre gol giocando alla grande ma ha dovuto spendere moltissime energie fisiche e mentali: bene per i tifosi che si divertono a vedere le sue partite ma, nel lungo periodo, questo sforzo maggiore rischia di farsi sentire. E, con questa Juve che non sbaglia niente, lasciare anche pochi punti su qualche campo può risultare (anzi “risulterà” perché inevitabilmente accadrà) decisivo per la classifica.

Bene, benissimo la VAR!
Io in genere sono favorevole a tutte le novità e anche in questo caso ero ottimista e pensavo che avrebbe funzionato bene. A me i pochi secondi di attesa della decisione della VAR/arbitro non hanno dato assolutamente fastidio. Eliminate poi tutte le proteste dei giocatori e l'arbitro non è rimasto condizionato condizionato dal proprio errore come negli anni scorsi sarebbe potuto accadere quando nell'intervallo si fosse accorto di aver negato un rigore sacrosanto a una delle due squadre.
Anzi entrambi gli arbitri, che non conoscevo, mi sono piaciuti: hanno lasciato giocare molto più del solito, tanto da farmi pensare che questa sia una nuova direttiva per quest'anno. Ci voleva proprio: non ricordo se l'avevo già scritto ma le continue interruzioni erano ridicole! Pure Cuadrado, quando si è accorto che non guadagnava più automaticamente punizione lanciandosi a terra appena veniva sfiorato dall'ombra di un avversario, ha smesso di farlo...
Insomma, due partite non fanno primavera, ma bene gli arbitri e ottima la VAR.
Anzi: a mio avviso, dal prossimo anno, la VAR dovrebbe essere applicata anche ai casi di fuorigioco evidenti. Comunque, siccome definire quando un fuorigioco sia “evidente” non è banale, concordo che hanno fatto bene a non includere fin da subito questa possibilità: meglio prima abituarsi ai rigori, gol non gol ed espulsioni prima di aggiungere un'ulteriore tipologia di casi di gioco più frequente e controversa.

Ma come mai oggi uso l'articolo femminile per “la VAR” e “gol” invece di “rete”?
È una mia piccola polemica con i giornalisti di Sky: attentissimi a mettere l'articolo maschile al VAR e, durante le telecronache, a sbraitare come forsennati “rete” invece di “gol”.
Peccato però che tutto il loro rispetto per la lingua italiana inizi e finisca con queste due sole iniziative. Nel loro ruolo di comunicatori e interpreti della lingua potrebbero fare tantissimo per trasmettere un italiano ripulito dagli anglicismi più invadenti e macroscopici: non intendo cioè un'epurazione metodica, e forse eccessiva, come faccio io, ma almeno potrebbero evitare i termini inglesi con vocaboli completamente equivalenti nella nostra lingua...

Oggi invece guarderò la Roma (sono curioso di vedere a che punto è la squadra di Di Francesco) e Inter-Fiorentina: soprattutto di quest'ultima partita sono curioso di vedere come Borja si è integrato nel gioco di Spalletti (come ho scritto a me non sembrava compatibile), la sua nuova barbona (che mi dicono sia da fare invidia a un frate cappuccino) e la nuova Fiorentina in generale con le tante novità impossibili da valutare nelle amichevoli.
Mi sarebbe piaciuto vedere anche il Milan di Montella ma siccome è in contemporanea con Inter-Fiorentina lo guarderò solo successivamente in caso di un passo falso (possibilissimo) col Crotone...

Conclusione: inizialmente volevo scrivere un corto, poi mi sono reso conto che i corti avrebbero dovuti essere tre/quattro e così, alla fine, ho deciso di farne un pezzo unico...

Nota (*1): “gol” è italiano, “goal” è inglese.

venerdì 18 agosto 2017

BMI

Per quanto possibile io avrei deciso di fare a meno degli ospedali e dei tribunali italiani...
Però stavolta l'ospedale mi tocca: come accennai in TS e d20 mio padre deve fare un'operazione non insignificante alla carotide e, di conseguenza, mi troverò a sguazzare nella burocrazia medica italiana (la BMI del titolo).

Nel 2000-qualcosa mio padre ebbe un ictus e l'anno successivo gli ripulirono una carotide intasata. Brutta cicatrice, visibile per qualche anno, ma tutto andò bene. A fine giugno, a un controllo, si sono accorti che la stessa carotide è di nuovo ostruita, addirittura più di prima, e quindi deve essere rioperato: ovviamente operazione più difficile perché la stessa arteria è già stata incisa e stavolta, se ho ben capito, dovrà essere in parte sostituita. Vari esami fatti tutti di corsa con la sensazione che ogni giorni fosse prezioso con l'operazione che sembrava incombente: appunto io l'aspettavo prima della fine di luglio...

Fortunatamente una persona più scaltra di me (*1), dopo una decina di giorni di attesa piena di tensione e preoccupazione, ebbe l'idea di provare a telefonare per avere notizie. Già parlare con qualcuno che sappia qualcosa è un piccolo miracolo ma in questa occasione andò bene: le fu risposto che l'operazione era programmata per il 23 agosto ma che loro chiamano solo qualche giorno prima quando sono “sicuri” della data...
In altre parole, se non si chiamava noi, avremmo vissuto per un mese con la valigia pronta e la tensione che saliva alle stelle: possibile che non ci sia il buon senso di immaginarsi come i pazienti e i loro parenti possano vivere questa attesa senza notizie? Apparentemente no...
Non solo: le dissero anche che, se entro il 20 non si riceveva telefonate, sarebbe stato bene se fossimo stati noi a richiamare per avere notizie. Splendido.

Oggi alle 13:30 (io c'ero) hanno chiamato comunicando a mio padre di presentarsi all'ospedale il 22 mattina (digiuno), probabilmente con l'intenzione di fargli qualche esame e operarlo il 23 come “programmato” (*2).

Tutto bene allora?
Non proprio... il problema “filosofico” di fondo è che la burocrazia italiana è troppo fiduciosa nei propri meccanismi e non prevede errori o incomprensioni...

Verso le 15:00 ci siamo resi conto che sul bugiardino di un farmaco assunto da mio padre, lo Zyllt da 75mg (un anti-aggregante), è chiaramente scritto che non va preso se nei 7 giorni successivi è programmata un'operazione chirurgica anche minore, figuriamoci alla carotide.
La stessa persona scaltra ha avuto il proprio padre con lo stesso problema: si erano dimenticati di dirgli di sospendere l'assunzione di un farmaco analogo col risultato che dovette poi aspettare due giorni prima di poter essere operato e poi ebbe pure delle gravi complicazioni...

La cosa normale sarebbe stato poter contattare chirurgia cardiovascolare e avere qualche chiarimento al riguardo: perché una cosa è supporre che vada bene così e un'altra e l'esserne sicuri.
Sfortunatamente al numero da cui avevano contattato mio padre non rispondono più, al centralino di chirurgia cardiovascolare c'è una segreteria che dice che ad agosto rispondono solo per le urgenze dalle 11:00 alle 13:00 di alcuni giorni della settimana (ma non domani, cioè sabato...). Al centralino dell'ospedale poi, quando si prova a contattare un operatore umano, casca subito la linea o non risponde nessuno oppure, dopo 3 minuti di inutile attesa, la linea casca comunque...

Miracolosamente mio padre è riuscito a contattare il proprio medico curante che in pratica gli ha detto che non si può sospendere lo Zyllt così di punto in bianco ma che vi si deve affiancare altri farmaci. Nel complesso non una telefonata particolarmente rassicurante...
In definitiva mio padre proverà a ricontattare il numero da cui l'hanno chiamato (usando il proprio cellulare per la remota possibilità che riconoscano il suo numero telefonico) nella speranza di avere risposta ma, in caso contrario, continuerà, incrociando le dita, con la sua usuale terapia farmacologica quotidiana.

Conclusione: sicuramente va bene così (*3), sicuramente la segretaria/infermiera con cui ha parlato mio padre non gli ha detto niente dei farmaci (*4) perché ci penseranno loro a prendere tutte le misure necessarie...
Eppure se fosse stato possibile contattare qualcuno dell'ospedale saremmo stati tutti più tranquilli e sereni: ma questa banale eventualità non sembra prevista dalla burocrazia medica italiana...

Nota (*1): o almeno più abituata ad avere a che fare con la burocrazia medica italiana che io, prudentemente, cerco infatti di evitare per quanto possibile...
Nota (*2): o sarebbe meglio dire “indovinato”?!
Nota (*3): perché i medici dell'ospedale hanno un bel fascicolo su mio padre, con tutti gli esami fatti, e conoscono benissimo le medicine che prende...
Nota (*4): oltretutto io ero lì accanto durante la telefonata e avevo suggerito a mio padre di chiedergli dei farmaci: egli, travisando leggermente le mie parole, le ha chiesto se doveva portarsi i farmaci da casa e lei gli ha risposto che una volta in ospedale ci avrebbero pensato loro. Suppongo che, se avesse avuto qualcosa da dirci riguardo lo Zyllt, in quel momento le sarebbe venuto a mente...

giovedì 17 agosto 2017

Stagione 2017-2018

Oggi non ho molta voglia di scrivere di calcio ma domani probabilmente non avrò tempo, e visto che sabato comincerà il campionato, non mi voglio ridurre a scrivere nelle ultime ore prima del fischio d'inizio.

Per questo motivo (credo) sarò più sintetico del solito: inoltre ritornerò sull'argomento alla chiusura del mercato per rifare il punto della situazione con le squadre al completo.

Juventus: il mercato della J. mi ha sorpreso: mi aspettavo pochi colpi ma importanti per rafforzare la squadra, invece ha comprato diversi giocatori buoni (a partire da Bernardeschi) ma non abbastanza da alzare il livello tecnico della squadra. Anzi la perdita di Bonucci credo ne abbia sensibilmente indebolito la difesa: Rugani non lo conoscevo ma all'europeo mi è parso scadente e il possibile rinforzo, un difensore attualmente in prestito all'Atalanta di cui mi sfugge il nome, anche se magari è promettente non credo sia ancora maturo per giocare titolare nella J.
Nel complesso la squadra non mi pare si sia rafforzata, anzi... Probabilmente non avrà problemi a vincere il campionato italiano ma per la Champions temo abbia fatto un passo indietro...

Roma: ho la sensazione che Di Francesco sia stato preso per fare da capro espiatorio: la società ha venduto bene ma non mi pare abbia fatto grandi acquisti. Se poi la stagione andrà male si darà la colpa all'inesperienza di Di Francesco?

Inter: di Spaletti ho una grande stima e lo considero fra i migliori allenatori italiani del momento insieme a Mazzarri, Conte, Allegri e Sarri (per Inzaghi vedi poi). Molti degli acquisti fatti non li conosco e non posso giudicarli però quelli al centrocampo non mi convincono. Vicino è un normalissimo giocatore lento che ogni tanto riesce a inserirsi e a tirare in porta da fuori area: un giocatore discreto che però non mi pare possa essere utile a una squadra che ambisca alle prime posizioni in campionato. L'acquisto di Borja Valero è ancora più curioso: la caratteristica più marcata di questo giocatore negli ultimi anni è quella di tenere palla e correre con questa per diversi secondi per poi guadagnare una punizione o passarla: il gioco di Spalletti invece si basa sulle verticalizzazioni rapide e quindi sono curioso di vedere come riuscirà Borja Valero a inserirsi nei suoi schemi.

Milan: dei miei dubbi sul M. ho già scritto nel corto 米兰. Sembra che il M. abbia puntato tutto sull'immediata qualificazione in Champions ma continuo ad avere più di un dubbio sul fatto che le finanze non saltino prima: io ho scommesso fra circa 6 mesi, quindi a gennaio-febbraio del 2018...
Attualmente alla squadra manca un attaccante da affiancare o ruotare col portoghese André Silva (che però non sono sicuro sia pronto per fare il titolare): Kalinić sarebbe un ottimo acquisto ma, per divertirmi a vedere Montella in difficoltà, non mi dispiacerebbe se la trattativa saltasse...
Sicuramente la squadra è stata rafforzata rispetto all'anno scorso e darà probabilmente a Montella la possibilità di dimostrare quanto valga: io ho molti dubbi... soprattutto se le cose dovessero mettersi male c'è il rischio che Montella vada nel pallone e non ne azzecchi più una...

Napoli: ha mantenuto i giocatori dello scorso anno ma al momento non si è rafforzato. Sulla carta dovrebbe arrivare facile secondo dopo la Juventus ma non credo che abbia la forza per superarla. Soprattutto perché il gioco di Sarri è rischioso: in situazioni normali vince alla grande ma se ci si mette la sfortuna può lasciare sul terreno dei punti che poi, a fine anno, pesano sulla classifica visto che la squadra di Allegri si è dimostrata più continua.

Lazio: società che seguo poco ma che sembra sempre riuscire a scovare ottimi giocatori e a fornire squadre solide a tutti i suoi allenatori. Anche per questo non sono ancora sicuro che Simone Inzaghi sia un “grande” allenatore perché con la L. fanno tutti ottima figura. Potrebbe essere la "sorpresa" della stagione.

Fiorentina: già da diverse stagioni la società non investiva nella squadra e da qualche mese la F. è ufficialmente in vendita. Ha venduto tantissimi giocatori e ne acquistati molti (soprattutto) in questi ultimi giorni. Dei vecchi l'unico giocatore buono era Bernardeschi che però non mi pare valga i 40 milioni a cui è stato venduto; molto più forte di lui è Chiesa che però dovrebbe rimanere. Kalinić è un altro ottimo giocatore, serio e affidabile anche se magari non freddissimo sotto porta: io spero che rimanga ma sarebbe comunque difficile ricostruire il rapporto con i tifosi. Spero anche che non vada via Astori perché è fondamentale per la difesa e non vorrei che diventasse il colpo a sorpresa della Juventus...
I nuovi giocatori non li conosco: per quel che valgono, nelle poche amichevoli che ho visto, non mi hanno impressionato...
Nel complesso temo che la squadra si sia indebolita (a meno che Corvino non abbia indovinato qualche affare) ma il livello del campionato italiano è tale che non credo avrà problemi a salvarsi...

Le altre squadre non le conosco e quindi è inutile che provi a fare previsioni a casaccio.

Al momento vedo più forti Juventus e Napoli e più distaccate le altre squadre: probabilmente al terzo posto riuscirà a sbucare l'Inter ma per il quarto non ho proprio idea: sulla carta dovrebbe essere il Milan ma io punterei sulla Lazio o un'altra squadra a sorpresa (non credo l'Atlanta perché ha venduto troppo)...

Conclusione: ne riparleremo alla conclusione del mercato e con alle spalle la prima giornata...

mercoledì 16 agosto 2017

Nuovo lettore

Incredibile!
Un conoscente ieri mi ha telefonato appositamente per dirmi di aver letto la mia epitome (la vecchia versione 0.2.1 però) e che l'ha trovata molto interessante anche se un po' pesante!

La notizia completamente inaspettata mi ha fatto moltissimo piacere.

Su GoT - 19/8/2017
Volevo scrivere un paio di sciocchezze sul “Trono di Spade”:
1. Mi sono reso conto che Vecchia Città, dove ha sede l'ordine dei Maestri, sembra essere ispirata ad Alessandria d'Egitto, fondata da Alessandro Magno. C'è il faro, c'è la grande biblioteca, c'è il porto, ci sono gli studiosi...
2. Nell'ultima puntata della serie tivvù mi aveva colpito una scena fra Samwell e Gilly dove la seconda, che non sa leggere molto bene, trova per caso una notizia interessante: lei nella lettura ne storpia il nome ma sembrerebbe che il principe Rhaegar avesse fatto annullare il suo matrimonio e sposato un'altra donna, probabilmente Lyanna Stark. Questo significherebbe che Jon Snow sarebbe in realtà Jon Targaryen. Mi chiedevo se altri avessero notato le parole di Gilly e tratto le mie stesse conclusioni: ovviamente sì! Vedi Game of Thrones - Season 7 'Eastwatch' Episode Review sul finale (segue l'ordine delle scene)...

Tagliata di drago! - 19/8/2017
Stasera mi sono imbattuto nel finale della quarta (o è la 5°?) puntata dell'ultima stagione del “Trono di Spade”: siccome la battaglia è molto spettacolare sono rimasto a guardarla e, sorpresa, rispetto alla versione in inglese che avevo visto qualche giorno fa mancano una decina di secondi!
In particolare manca la scena in cui Jaime Lannister organizza un gruppo di arcieri che scagliano poi inutilmente a vuoto le frecce contro il drago di Daenerys...
Come mai questo piccolo taglio?
Bo... a me pare un incredibile mancanza di rispetto verso gli appassionati italiani...

martedì 15 agosto 2017

“Wow” del 4° trimestre

Anche oggi un pezzo leggerino, almeno per me: la solita presentazione dei miei pezzi preferiti dell'ultimo trimestre del 2016...
L'alternativa era riassumere le mie previsioni per il prossimo campionato di calcio di serie A: mi toccherà scrivere due pezzi: uno per la prima giornata e un secondo alla chiusura del mercato...

Ottobre - un mese un po' misero, forse anche perché avevo iniziato a scrivere l'epitome...
Il concilio: interessante pezzo su un libro sul concilio Vaticano I... e divertenti gli accenni di maschilismo paternalistico dell'autore.
Pubblicità migliorata: di solito i corti non vanno in nomina ma in questo caso voglio fare un'eccezione perché mi pare troppo divertente!
Pepem: imprevedibilmente interessante...
UlriKe la verità: come al solito a me pare molto divertente anche se non sono sicuro che tutti abbiano apprezzato la parodia sul contrasto fra Cirillo d'Alessandria e Nestorio di Costantinopoli sulla natura del Cristo oppure il riferimento alle 95 tesi di Martin Lutero e alla lettera ai Galati di San Paolo...
Varie su Aristotele: un mio tipico pezzo di commento; rileggendolo mi ha però colpito la parte sulla “magnanimità” perché adesso sto leggendo una (bella) biografia su Alessandro Magno, di cui Aristotele fu maestro, e vi vedo molte analogie interessanti...

Novembre - pochi brani ma abbastanza buoni; evidentemente però li ho scritti di fretta e senza rileggerli (avevo iniziato a scrivere l'epitome) perché il mio italiano fa più pena del solito...
Patria e invidia: pezzo scritto con i piedi (quasi quasi lo correggo perché così è da vergognarsi) ma l'idea di fondo è interessante. Adesso vi vedo chiaramente l'idea delle semplificazioni nell'ambito della visione della società personale.
Da Goofynomics a Baricco: pezzo le cui intuizioni iniziano adesso a prendere la forma di una teoria più compiuta...
Perché voterò NO: di solito non metto in nomina i pezzi politici perché diventano rapidamente superati dalla cronaca ma per questo, ci sono affezionato, ho deciso di fare un'eccezione.
Passeggiata al buio: una bella esperienza...

Dicembre - Altro mese con pochi pezzi e scritti male (anche se meglio di novembre!)...
Promettente (1/2): un bel pezzo anche se per merito più del libro che commento che mio!
Vecchie foto (poesia): poteva mancare una poesia? Ovviamente no!
Epitome: martedì 13 dicembre 2016: pubblico la prima versione della mia epitome!
Gioco o pubblicità: un'astuzia molto sottile per indurre gli indecisi a votare “sì” al referendum costituzionale...

domenica 13 agosto 2017

“Wow” del 3° trimestre

Dopo la fatica di ieri mi voglio rilassare con un pezzo facile e, per me, piacevole: la selezione dei candidati al marcatore “Wow” per i mesi di luglio, agosto e settembre del 2016...

Luglio - diversi pezzi discreti, molti tendenti al filosofico, ma mi è difficile sceglierne uno che si stacchi dalla media...
Morale escatologica: a rileggerlo adesso non lo capisco del tutto però mi sembra molto profondo!
Sons of the pick: a me pare divertente ma il mio umorismo piace molto solo a me...
Autorazzismo: è un pezzo “pre epitome” e lo si sente. Riguarda però proprio l'argomento che voglio trattare nel nuovo capitolo sull'informazione e qui propongo una nuova interessante prospettiva...
Manhattan: di solito tendo a premiare la mia creatività con le nomine mentre questo pezzo è fondamentalmente di commento a una serie tivvù, però...
Politicamente corrXtto: un pezzo sull'ipocrisia...
Preferisco MacGyver: sulla morale della responsabilità collettiva.
Goofydebit: faccio un po' di resipiscenza sul debito pubblico italiano.

Agosto - evidentemente pativo il caldo: il livello medio dei pezzi è piuttosto scarso però ci sono 2-3 pezzi molto buoni...
Strana statistica: un po' di statistica che mostra come la semplicità della matematica sia talvolta solo apparente...
Troiai di Stato e riservatezza: lo metto fra le nomine per rabbia ma fra, resti fra di noi, è un pezzo modesto...
Regime e regime: pezzo scritto all'epoca del governo Renzi ma comunque ancora attuale nell'era del fantasma Gentiloni.
La visita del babbo: non me lo ricordavo! Divertente però: e anche quest'anno è andata più o meno così...
Magagne vs Festa: un tentativo di far riflettere i miei lettori...

Settembre - iniziava a fare fresco e la qualità dei pezzi migliora!
Bellezza a posteriori: pezzo imprevedibilmente interessante e profondo...
Furbi e bischeri: gli italiani.
Il glis glis: poche foto di animali dicono di più di paginate di testo.
Coloriferi intelligenti, leggi stupide e italiani furbi: Grazie EU, grazie Italia per l'ulteriore inutile tassa mascherata...
Ipse erravit: sull'errore metodologico di Aristotele... anche se dubito interessi a qualcuno!
Utero isterico: divertente!
Il vero populismo: all'epoca non avevo ancora iniziato a scrivere la mia epitome ma i concetti iniziavano a essere quelli: questo pezzo è quasi una piccola sintesi dell'epitome.

sabato 12 agosto 2017

Mercanti e poveri

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 1 e 7.

Ho ripreso in mano L'uomo romano a cura di Andrea Giardina, Ed. Economica Laterza, 1993: mi sono reso conto di essermi quasi dimenticato gli ultimi due saggi che avevo letto (in effetti molti mesi fa) e così ho deciso di mettere nero su bianco le mie considerazioni su di essi.

Come forse ricorderete (v. Schiavitù romana (1/2) e (2/2), Il soldato romano, Promettente (1/2) e (2/2)) il libro è composto da una raccolta di saggi di qualità molto variabile ma comunque alta.
L'ultimo saggio che avevo menzionato era quello sui mercanti dello stesso Andrea Giardina (v. la sezione di “storia” in Molte varie). In realtà nel mio giudizio ero stato molto severo definendola “deludente”: riguardando i miei appunti vi ho invece trovato spunti piuttosto interessanti e comunque le varie citazioni sono sempre piacevolissime; certo, non viene mostrata l'evoluzione della figura del mercante nel corso dei secoli e rimane quindi la sensazione di una monografia un po' generica che avrebbe potuto anche intitolarsi “Il mercante nell'antichità classica”...

Il “succo” della figura del mercante è che questo era visto con sospetto dal resto della popolazione: era considerata una persona furba, insidiosa, priva di scrupoli, pronta a spergiurare e approfittatrice.
La morale dell'epoca non comprendeva la funzione di intermediario del commerciante e mal tollerava che questi guadagnasse aumentando il prezzo di ciò che comprava visto che non vi “aggiungeva” niente di suo.
I mercanti erano poi considerati abilissimi con le parole e pronti a sfruttare le proprie informazioni in più rispetto al cliente (non solo la conoscenza della propria merce ma anche, ad esempio, dell'andamento del mercato) per avvantaggiarsene senza scrupoli. Di nuovo questo modo di fare andava contro la morale dell'epoca secondo cui, in teoria, il mercante avrebbe dovuto avvisare i suoi potenziali clienti che, ad esempio, un'altra nave con la sua stessa merce sarebbe arrivata in porto nei giorni successivi. In altre parole il mercante avrebbe dovuto informare il proprio cliente di tutto ciò che sapeva, anche a proprio danno, ma questo ovviamente non avveniva (*1).
Poiché la “parola” del mercante era temuta ne viene invece apprezzato il “silenzio”: Giardina cita quindi un passaggio di Erodoto che racconta come i cartaginesi erano soliti commerciare con gli abitanti dell'Africa oltre le colonne d'Ercole. I mercanti cartaginesi disponevano le proprie merci in bell'ordine sulla spiaggia e poi risalivano sulle proprie navi; gli abitanti del luogo sceglievano le merci che desideravano lasciando una certa quantità d'oro e poi si allontanavano; a quel punto ritornavano sulla spiaggia i cartaginesi che decidevano se l'oro era sufficiente per le merci indicate oppure, in caso contrario, la procedura si ripeteva.
Colpisce la reciproca fiducia fra le due parti: i cartaginesi lasciano le proprie merci in balia della popolazione locale e questa fa altrettanto col proprio oro. Ma in effetti in questa maniera il mercante non poteva influenzare il suo cliente con le proprie parole!

L'unica virtù che viene riconosciuta al grande commerciante, quello che trasporta cioè le proprie merci per mare, è il coraggio di affrontare le onde. In questo caso sia il rischio personale che il ruolo civico (fornire merce non altrimenti presenti in città) giustificano il guadagno del mercante sulla merce venduta.

Infine viene espresso molto chiaramente un concetto che mi sta molto a cuore e che ho inserito anche nella mia epitome (*2): «...parlare delle figure sociali in Roma... …significa in massima parte discorrere del modo in cui queste figure erano viste dai ceti che hanno prodotto le fonti che utilizziamo.» (*3). In altre parole i testi antichi a nostra disposizione danno una descrizione del mercante dal punto di vista delle classi dominanti dell'epoca. I mercanti non ci hanno lasciato opere in cui spiegano come vedevano il proprio ruolo sociale ma da diverse iscrizioni funerarie si intuisce, non sorprendentemente, che essi avevano una visione di se stessi molto migliore di quella “ufficiale”.

Incredibilmente interessante e ricco di spunti è invece la monografia successiva: “Il povero” di C. R. Whittaker.
Dei poveri nell'antica Roma non sappiamo praticamente niente: già stimarne il numero è un'impresa difficilissima nella quale l'autore si cimenta per diverse pagine. A questo problema si sovrappone quello della definizione di “povero” che per il mondo romano era molto variabile e che non indicava solamente chi pativa la fame ma, a seconda del contesto, anche chi doveva lavorare per vivere (come ad esempio un artigiano) oppure chi non aveva abbastanza denaro per appartenere all'ordine equestre.
A differenza di altri gruppi sociali, come ad esempio i mercanti o i liberti arricchiti, il povero non ci ha lasciato neppure iscrizioni tombali che ci diano informazioni di prima mano della sua visione del mondo.
Sembrerebbe difficile che con questa penuria di dati l'autore sia riuscito a giungere a conclusioni interessanti ma invece è proprio così: dovendo ragionare a un livello di interazioni sociali molto generico l'autore si è trovato di fronte alle questioni base del rapporto fra gruppi che io stesso affronto nella mia epitome: come viene mantenuta la stabilità sociale nonostante le enormi differenze di ricchezza ([E] 7). Si capisce subito che l'autore affronta il problema armato di una preparazione teorica (*4) che a me manca ma le sue conclusioni sono estremamente affini alle mie e, senza falsa modestia, mi pare anzi che la mia teoria spieghi molto meglio alcune discrepanze.

La conclusione della sua lunga analisi introduttiva è che nell'antica Roma il numero di poverissimi doveva essere preponderante. Diventa quindi precipuo stabilire come fosse possibile mantenere l'ordine sociale visto che siamo in presenza di una società con pochi ricchi e moltissimi poveri ([E] 4.5).
Brevissimo inciso tecnico: a questo punto potrei cercare di riassumere le tesi di Whittaker usando la sua terminologia e, successivamente, tradurle nella “mia” (come ad esempio ho fatto in La parabola di Hegsted). Evito però questa doppia fatica perché da una parte sono pigro e dall'altra preferisco semplificare la lettura per chi mi ha seguito fin qui: ovviamente il “prezzo” nascosto di questa scelta è che traducendo le idee di Whittaker nella mia terminologia inevitabilmente ne distorco un po' il senso trasformandolo in un “adepto”, inconsapevole, di KGB!

Prima di tutto l'autore fa presente una dissonanza cognitiva ([E] 1.3) nei ricchi, che possiamo vedere come i parapoteri dell'epoca. Ovvero come giustificavano i ricchi a se stessi l'ingiustizia della propria vita privilegiata rispetto alle sofferenze della maggioranza di poveri?
In questo caso la dissonanza sta nella consapevolezza della sostanziale uguaglianza fra gli uomini contrapposta al diverso tenore di vita.
La soluzione è quella tradizionale: la creazione di protomiti che “giustifichino” questa contraddizione. Secondo l'autore i ricchi risolvevano la dissonanza pensando che i poveri fossero mentalmente inferiori (più stupidi) o che fossero tali per loro colpa (scarso lavoro e pigrizia).
È interessante notare che queste idee erano per i ricchi romani dei “protomiti” mentre, dal nostro punto di vista moderno, sono dei “miti” (*5) perché noi vediamo chiaramente la loro funzione fuorviante: quella di far credere ai ricchi di meritare la propria ricchezza.
L'autore fa poi notare che sia greci che romani rappresentavano, nei testi che ci sono pervenuti, i poveri in maniera analoga: «Non ci sorprende dunque che Greci e Romani rappresentassero in modo quasi identico la tipologia strutturale e congiunturale della povertà. Sono questi i pregiudizi [protomiti] più diffusi nelle nostre fonti, scritte dai ricchi per i ricchi.» (*6)
Ritorna quindi il concetto che gli intellettuali, che qui tendono a identificarsi con la classe dominante, perpetuano i protomiti, la visione del mondo (epomiti), dei parapoteri del tempo.
Ma gli intellettuali non scrivono solo per autoconvincere (è il limite umano dell'autoinganno [E] 1.1) i ricchi della giustizia della loro ricchezza (vedi la dissonanza da cui siamo partiti) ma anche per convincere i poveri della bontà, o almeno dell'adeguatezza, della loro povertà. In altre parole i protomiti diffusi dagli intellettuali divengono degli equimiti ovvero delle idee che, se condivise, contribuiscono a mantenere l'ordine sociale: se infatti il povero ritiene giusto essere povero e non vede l'ingiustizia della propria condizione allora non si ribellerà a essa.

Ecco che il “condividere” le idee, o meglio gli epomiti ed equimiti del tempo diviene fondamentale: un protomito raggiunge la sua massima forza quando diviene “reale” trasformandosi in una realtà multi soggettiva: questo avviene solo se abbastanza persone credono nella realtà di un protomito.
Diventa quindi una questione importante stabile se e quanti poveri condividessero gli stessi epomiti dei ricchi: se infatti i poveri avessero avuto una propria sub cultura diversa (ovvero epomiti diversi) da quella dominante allora l'equilibrio della società sarebbe stato molto più incerto (*7).
Ecco quindi spiegate tutte le opere moraleggianti sulla bellezza e moralità del duro lavoro: scritti dai ricchi per i ricchi ma i cui riflessi (magari sotto forma di citazioni, ovvero distorsioni) di certo arrivavano anche ai più poveri.

L'autore ribadisce poi quella che era divenuta una mia teoria dopo aver letto la monografia sugli schiavi: ovvero che il lavoro di questi ultimi avesse contribuito a impoverire il “ceto medio” romano. Scrive infatti Whittaker: «I poveri... ...erano stati spossessati non solo a causa dei cattivi raccolti e dei debiti, ma anche dalla diffusione del lavoro degli schiavi... ...acquistati dai proprietari più ricchi per sostituire il lavoro dei poveri e sfruttare le proprie terre. »
A me sembrava infatti il risultato conseguente del lavoro a costo praticamente nullo degli schiavi che contadini e artigiani liberi venissero progressivamente messi fuori dal mercato del lavoro, con i latifondisti che invece si arricchivano comperandone le terre. Vi vedevo una delle basi (l'altra base fu la perdita del potere militare da parte della democratastenia) su cui si fondò il naturale trasferimento di ricchezza dalla democratastenia ai parapoteri ([E] 7.4) che poi, in epoca imperiale, si traduce anche in una sensibile riduzione della libertà con leggi dalle pene diverse in base al censo.

Secondo Whittaker il motivo di fondo (al di là cioè delle contingenze) per cui la massa di poveri non si sollevava contro i pochi ricchi è che una buona parte di questa condivideva le idee (protomiti/epomiti ed equimiti) dei più potenti, probabilmente perché allettati dalla possibilità teorica di entrare a fare parte del loro gruppo. Più sinteticamente: «La volontà di mobilità sociale porta a condividere i valori dei ricchi, fratturando la facciata di una singola cultura della povertà e rafforzando il controllo sociale dei potenti.» (*8)
In altre monografie, come quella sugli schiavi e i liberti, abbiamo infatti visto che perfino gli schiavi liberati, grazie alle competenze maturate, erano in grado di divenire ricchissimi: nel tardo impero la “giustizia” poi prese atto di questa nuova realtà distinguendo non più fra schiavi e liberi ma fra ricchi e poveri.
Esattamente la stessa argomentazione dell'autore l'avevo postulata io per spiegare come mai solo all'epoca della tarda Repubblica/ inizio impero si erano avute rivolte di schiavi: la mia spiegazione (insieme ad altri fattori) era infatti che da una certa epoca in poi la maggioranza degli schiavi condivideva gli equimiti del tempo ed era allettata dall'idea di divenire liberti dimostrando fedeltà e compiacendo il proprio padrone: in questa maniera coloro che si ribellavano perché trattati disumanamente non trovavano l'appoggio degli altri schiavi per un'insurrezione in piena regola e, al massimo, potevano aspirare a divenire briganti al di fuori della società romana.

Se pensiamo infatti agli equimiti come alle catene invisibili che tengono stabile una società, anche se profondamente ingiusta, allora queste saranno abbastanza forti da non spezzarsi se un numero sufficiente di persone crede in esse in maniera da trasformare i relativi protomiti in realtà multisoggettive: questo numero “sufficiente” non equivale alla stragrande maggioranza ma a solo una percentuale variabile di essa in base alla complessione della società.

Altro mezzo per dividere i poveri era quello di dare un minimo di assistenza alla plebe “buona” (ovvero utile perché in grado, ad esempio, di impugnare un'arma) da contrapporre, in caso di necessità, a quella dei veri e propri diseredati. Ecco quindi spiegata l'importanza data al legame del patronato, fra ex padrone e liberti, e alle elargizioni ben mirate.
Per l'autore uno dei motivi della diffusione del cristianesimo fu proprio che questo faceva assistenza sociale indiscriminata (anche a vedove e orfani) e non solo a chi, in caso di necessità, avrebbe potuto essere utile: confrontare con il motivo quinto di Sulla diffusione del cristianesimo.
Come me anche l'autore cita Giuliano e commenta amaramente che, in seguito, il cristianesimo prese un'altra direzione.

Infine l'autore ricorda come tutte le rivolte sociali dell'antichità (fa numerosi esempi) non furono mai completamente spontanee ma sempre manovrate da altri fazioni (parapoteri) per ottenere scopi ben precisi. Le rivolte popolari erano spesso gli strumenti con cui si eliminava un nemico politico o magari si mirava o ottenere riforme che però andavano principalmente a vantaggio di altri gruppi sociali e solo marginalmente del popolo, etc...

Conclusione: e ho tagliato moltissimi spunti interessanti!

Nota (*1): a questo riguardo, la morale antica, mal tollerava la reticenza interessata (dissimulatio) considerandola vera e propria simulazione (simulatio): confrontare con il pezzo Sandel sbaglia.
Nota (*2): sfortunatamente non ricordo esattamente dove ho scritto della relazione fra potere e intellettuali: forse in qualche nota, ma sicuramente lo evidenzierò nel capitolo sull'informazione che ho in mente. Il concetto base l'ho comunque espresso in almeno due pezzi: Da Goofynomics a Baricco e, più recentemente, in Quattro articoli commentati (nel mio commento al quarto articolo).
Nota (*3): L'uomo romano a cura di Andrea Giardina, Ed. Economica Laterza, 1993, pag. 287
Nota (*4): ho anzi la sensazione che Whittaker abbia un'impostazione di tipo “marxista” ad esempio da come insiste sulla divisione dei poveri in “buoni” e “cattivi” effettuata dal potere. Pare che questo sottintenda che i “poveri”, se uniti, avrebbero potuto cambiare la società romana: idea che mi pare un eco del “proletari di tutto il mondo unitevi!”. Voglio fare subito un salto su Wikipedia per vedere se scopro qualcosa al riguardo: niente! Nella mia superficiale ricerca con Google non mi è riuscito scovare una singola riga biografica su C. R. Whittaker (solo qualche altro saggio sull'impero romano)...
Nota (*5): mito nel significato dato nella mia epitome.
Nota (*6): ibidem, pag. 302-303
Nota (*7): Già in Schiavitù romana (2/2) evidenziavo la diversa attitudine degli schiavi catturati e ridotti in schiavitù (quindi con epomiti allogeni) da quelli che invece vi nascono (stessi epomiti del resto della società). Scrivevo «Perché è chiaro che lo schiavo potenzialmente più ribelle è quello che ha conosciuto un'esistenza diversa: chi invece è nato schiavo avrà per natura ([E] 1) pochi problemi ad accettare per unici e immutabili i protomiti ([E] 2) che gli vengono insegnati: solo nel corso di molti anni, e solo coloro con personalità riflessive e autonome, riusciranno a vedere oltre certi protomiti e a immaginarsi nuove possibilità. 
Il credere nei protomiti del mondo romano, nel riconoscere il proprio ruolo in tale società, implicano che il gruppo degli schiavi ([E] 3.2) diventa complessivamente sempre più stabile.
»
Nota (*8): ididem, pag 321.

venerdì 11 agosto 2017

"Wow" del 2° trimestre

Siccome domani non potrò scrivere mi avvantaggio con un pezzo “facile”: i “wow” del secondo trimestre del 2016.
Mi prende tempo ma mi piace rileggere i miei vecchi pezzi e scegliere quelli che mi sembrano migliori degli altri...

Aprile 2016 - mese eccezionalmente ricco di ottimi pezzi: peccato poter assegnare un solo “wow”...
You porn I play: non me lo ricordavo ma l'ho trovato sorprendentemente divertente!
L'irrazionalità: molti esempi interessanti dell'irrazionalità umana. Ho anche aggiunto il collegamento a questo pezzo alla fine del capitolo 1 dell'epitome...
Il dopo Casaleggio: le mie previsioni politiche alla morte di Casaleggio: alcune azzeccate altre meno. Ma comunque interessante.
Soddisfazione personale: il pezzo è modesto ma le mie soddisfazioni sono rare, quindi...
Cervallo evaso: principi basilari che tutti dovrebbero sapere e che invece nessuno (o quasi) conosce...
Sandel sbaglia: un bel problema di morale...
Muore dove nacque: un bel pezzo con una considerazione fondamentale sull'utilità dei modelli; ho la sensazione che questo articolo piacerebbe al Bagnai...
Percolato di conoscenza: altro pezzo interessante a causa della teoria che espone.

Maggio 2016 - mese discreto ma niente a che vedere con aprile...
Il valore della diversità: in effetti il corso di modellizzazione mi ha dato un'infinita di spunti: sono stato proprio un asino a non finirlo...
Ricordo 6: un ricordo su mia madre non scritto da me...
Parapoteri e automi cellulari: altro “pezzo” essenziale di quella che diverrà poi la teoria della mia epitome.
Il plagiatore: un aneddoto interessante che dà un buono scorcio di KGB.
La vera buona scuola: una nuova consapevolezza importante (*1).

Giungo 2016 - bo... sullo stesso livello di maggio e forse un po' peggio: mi pare di capire che avessi poca voglia di scrivere...
Obiezione a Rawls: un pezzo di filosofia (insieme a quello del giorno prima qui NON citato) con quella che mi pare una mia ottima obiezione.
Auto per donne: un aneddoto divertente.
La verità su Berlusconi: per chi dice che non scrivo mai male di Berlusconi...
Pentito: pezzo chiave sull'Unione Europea.
Goofynomics: il mio primo incontro con Goofynomics!

Conclusione: mi piace troppo rileggere le mie parole!

Nota (*1): è buffo come mi fermentano nel cervello le idee: l'intuizione appena in boccio in La vera buona scuola è poi fiorita in Ancora sui Paget colorandosi con le idee della mia epitome...

giovedì 10 agosto 2017

La parabola di Hegsted

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 1 e 15.

Come accennato in Varie varie e vari “wow”, dopo diverse settimane, sono tornato a leggere Goofynomics e vi ho trovato moltissimi articoli interessanti: evidentemente le vacanze hanno fatto bene al professor Bagnai...

In effetti gli articoli da commentare sarebbero diversi ma oggi non voglio essere dispersivo e mi concentrerò solo su uno: Lascienza (tratto da una storia vera) dello scorso 31 luglio.

Si tratta di un pezzo piuttosto lungo (forse anche troppo) e che quindi riassumo qui di seguito (anche se, ovviamente, ne consiglio la lettura diretta).
La prima parte dell'articolo ripercorre la carriera professionale di uno scienziato/medico nutrizionista, tale Mark Hegsted, che nel 1965 pubblicò un importante studio sulla relazione fra colesterolo (e quindi disturbi cardiaci) e la quantità di grassi nella dieta. Nel frattempo lo scienziato aveva fatto carriera e insegnava ad Harvard ottenendo anche importanti incarichi, come esperto di nutrizione, da parte del governo americano.
La sua ricerca sulla relazione fra colesterolo e dieta seguita non era però completa: non considerava infatti l'apporto di colesterolo provocato dallo zucchero: il problema è che Hegsted era anche legato all'industria dello zucchero americana (fatturato sui 10 miliardi di dollari) dalla quale ricevette importanti finanziamenti: approfittando della sua posizione, screditò sistematicamente vari studi che evidenziavano il collegamento fra zucchero e colesterolo; non solo, come consigliere per il governo USA suggerì che, per diminuire gli infarti, si incentivasse il consumo di zucchero a sfavore dei cibi grassi.
Ovviamente gli infarti negli USA aumentarono ma, nonostante ciò, echi della nuova “salutare” strategia alimentare americana si propagarono in tutto il mondo.

Inciso: interessante questa pubblicità italiana degli anni '80 (collegamento al video preso dall'articolo del professore):
Pubblicità zucchero (1985)

Ricordo che mio padre all'epoca la trovava sospetta e si chiedeva per conto di chi venisse trasmessa: io invece, ero un ragazzino, davo per scontato che fosse il risultato di studi medici...
Vedremo poi chi aveva più ragione!

Insomma il professor Hegsted contribuì in maniera determinante a far passare l'idea che lo zucchero non avesse controindicazioni per le malattie cardiache. In altre parola la “scienza” (quella che il Bagnai chiama “Lascienza”) era usata come un piccone per fare a pezzi tutte le teorie scientifiche che già dagli anni '60 cercarono di portare alla luce il collegamento fra zuccheri e colesterolo e che quindi avrebbero potuto, almeno potenzialmente, danneggiare l'industria dello zucchero.

Nella seconda parte del suo articolo il Bagnai ricava da questa storia diverse morali.
La prima è che talvolta la scienza (che lui in questo contesto chiama Lascienza) viene usata come un cavallo di Troia per far passare particolare idee a beneficio di specifici gruppi di interesse. Questo non succede solo in medicina ma in tutti i settori: ad esempio anche in economia le teorie a favore dell'euro hanno per decenni dominato l'opinione pubblica (perché erano le uniche che i media avevano interesse a far conoscere) e, solo recentemente inizia a venire data voce a chi ne evidenzia gli aspetti negativi.
Il Bagnai spiega poi che, almeno in campo medico, adesso, proprio a causa di questo “caso Hegsted”, le riviste prima di pubblicare un articolo chiedono sempre chi finanzia le ricerche per evitare possibili conflitti d'interesse. Ovviamente è facilissimo aggirare queste verifiche ma è importante che la scienza abbia preso consapevolezza del problema e che si stia quindi attivando per cercare di circoscriverlo.

Il Bagnai riprende poi la seguente frase di Rudolf Virchow del 1848, «La medicina è una scienza sociale: la politica non è niente altro che medicina su larga scala», e spiega che è possibile darne due interpretazioni.
La prima, più superficiale, è che la politica, con le sue scelte, incide sulla salute pubblica, quindi non sul singolo individuo ma su tutta la popolazione.
La seconda, più profonda, è che tutte le scienze sono scienze sociali perché hanno un impatto sulla società e sono da essa influenzate.

Questa la mia “sintesi” dell'articolo del professor Bagnai: ovviamente ho semplificato molto e saltato alcune riflessioni che mi sembravano (magari erroneamente) secondarie.
La ragione per cui questo articolo mi è così piaciuto è che vi ho ritrovato molti dei concetti che ho espresso nel “nuovo” (presente dalla versione 0.3.0) capitolo 15 della mia epitome.

Di seguito proverò a ripercorrere le conclusioni del Bagnai alla luce della mia teoria e terminologia.

Prima di tutto quella che il Bagnai chiama “Lascienza” è in realtà, secondo la mia terminologia, un protomito e, più precisamente, poiché ha al suo interno delle funzioni volutamente fuorvianti, un mito. L'uomo ha dei pesanti limiti ([E] 1) e non può comprendere/vedere la realtà se non tramite delle semplificazioni della stessa: i protomiti. La scienza non fa eccezione: solo gli scienziati possono comprendere pienamente le teorie della propria disciplina mentre tutti gli altri uomini devono accontentarsi di approssimazioni più o meno complesse (protomiti e distorsioni).
Nella mia epitome ([E] 15.1) spiego come la scienza sia un potere aperto e subordinato senza però un potere delegato che la rappresenti: questo fa sì che da una parte la scienza sia ancor più subordinata ai parapoteri ma che, contemporaneamente, sia anche più difficilmente controllabile. Un esempio di questa situazione apparentemente paradossale ci viene data proprio dalla storia del professor Mark Hegsted: la lobbi dello zucchero (un parapotere economico) era riuscita a portare dalla sua parte un singolo scienziato che, grazie alla propria posizione, era stato in grado, almeno temporaneamente (*1), di nascondere la verità scientifica; però, a causa della sua natura aperta, la scienza nel suo complesso, ha reagito: la malafede di Hegsted è stata scoperta e attualmente si cerca di evitare che episodi analoghi possano ripetersi.
In altre parole il controllo dei parapoteri sulla scienza non è assoluto e, anzi, relativamente incerto.

Il professore spiega poi come “Lascienza” (un protomito, anzi un mito perché ha funzioni volutamente fuorvianti) sia un formidabile mezzo per manipolare l'opinione pubblica: molte teorie valide (protomiti utili) vengono zittite con estrema efficienza usando Lascienza (mito) come se fosse un ermetico bavaglio. Il motivo lo spiego nel capitolo 15.2 dove illustro come la scienza abbia preso il posto della religione nel dare risposte alle paure quotidiane: inoltre il potere persuasivo della scienza è ancor più accentuato perché, fin dall'infanzia, ([E] 1.3 e nota 369) i bambini sono abituati a prendere per buone tutte le risposte che essa ci dà; in genere questo atteggiamento mentale è utile ma in qualche caso, quando la scienza viene trasformata in mito, può essere un problema perché riduce il senso critico di chi è esposto a protomiti fuorvianti basati su di essa: siamo infatti tutti portati a pensare che “se gli scienziati (nel loro campo di studio) dicono che è XXX allora è davvero così” e non si considera che magari altri scienziati potrebbero pensarla diversamente o che magari ci possano essere degli interessi in gioco (nel mondo moderno quasi sempre economici) a far passare una certa teoria invece che un'altra.

Riguardo la frase di Rudolf Virchow («La medicina è una scienza sociale: la politica non è niente altro che medicina su larga scala») sono d'accordo su entrambe le possibili interpretazioni fornite dal professore e in particolare sulla seconda: dal mio punto di vista la scienza divulgata, che è quella con cui viene in contatto la maggior parte delle persone, altro non è che un insieme di protomiti (ovvero delle sue semplificazioni). E io considero l'intera realtà, almeno dalla limitata prospettiva umana, composta esclusivamente da protomiti: mi pare quindi ovvio che ci sia una reciproca influenza fra scienza e società, anzi in 15.1 considero la scienza, vista come l'insieme astratto e variegato degli scienziati/laureati/diplomati, come uno speciale gruppo sociale...

Infine voglio porre l'attenzione su alcuni pezzi che ho scritto in passato e che hanno argomenti che ricordano molto quelli del professore: Sigarette e vaccini (del 2014) e Il vero pericolo dei vaccini (del 2015). In entrambi questi pezzi la mia argomentazione è che le aziende farmaceutiche non sono istituti filantropici e che è quindi plausibile avere il dubbio che queste, pur consce di eventuali rischi per la salute, possano comunque preferire commerciare prodotti potenzialmente pericolosi per un piccolo numero di bambini, solo perché per loro è economicamente vantaggioso fare così...
Le analogie con l'articolo del professor Bagnai mi sembrano evidenti: la scienza, in questo caso nella forma del protomito “I vaccini fanno solo bene”, viene usata come una mazza per stroncare i sospetti legittimi (che non equivalgono a certezze) e le teorie (*2) contrarie per fini sostanzialmente economici.

Conclusione: nei suoi articoli successivi il Bagnai è tornato su questo tema approfondendone alcuni aspetti. Forse anch'io farò lo stesso!
Ah... ci sarebbe poi anche stata una questione "epistemologica" in cui NON concordo col professore: magari ci scriverò un pezzo a parte...

Nota (*1): beh, per un paio di decenni, che però da un punto di vista storico non sono molti...
Nota (*2): teorie che magari non sono attendibili ma che però non vengono smentite scientificamente ma solo con la potenza di fuoco dei media (cosa, a mio avviso, molto sospetta).

mercoledì 9 agosto 2017

Varie varie e vari “wow”

La scorsa settimana è stata più calda nelle massime, ma nei primi giorni dell'attuale il problema sono state le minime notturne altissime e l'assenza completa di ventilazione: questi fattori hanno praticamente bloccato il raffreddamento notturno della casa col risultato che al mattino si “parte” già da 27,5°... Non ricordo un anno in cui io sia stato così male qua a casa... Inoltre non piove: è tutto secco, sembra di essere alla fine di agosto ma invece non siamo neppure a metà. Il prato del mio giardino era sempre verde, anche d'estate, senza bisogno di annaffiarlo, mentre adesso ci sono polverose chiazze marroni...

La scorsa settimana ho avuto anche mio padre da me per una settimana: peccato per la malaugurata scelta dei tempi ma comunque lui è stato abbastanza bene lo stesso, facendosi grandi dormite...
Durante la sua visita ho sospeso la mia dieta (senza però abbuffarmi) e tutto sommato ho retto abbastanza bene: ieri ero a 72,5 Kg..

Ieri, dopo diverse settimane, sono tornato a leggere Goofynomics: come al solito sono partito dall'ultimo articolo, leggendo poi i seguenti: ovvero dal più recente al più vecchio. Peccato però che diversi di questi articoli fossero collegati fra loro con riferimenti a idee e ragionamenti: li ho capiti ma li avrei capiti meglio leggendoli in ordine cronologico di pubblicazione!
Comunque sul primo di questi voglio scrivere un mio pezzo: ero tentato di farlo oggi ma, siccome è impegnativo e il caldo mi fiacca, ho deciso di rimandare...

Ma il vero scopo di questo pezzo sono i “wow”: è dal maggio del 2016 che mi dimentico di assegnare tale marcatore ai miei articoli col risultato che l'ultimo a cui l'ho attribuito è del dicembre del 2015!
Come spiego in Wow del 2015 (2/2) scegliere il mio pezzo migliore a distanza di molto tempo richiede molto tempo perché devo rileggere la maggior parte dei miei scritti. Per questo mi limiterò al primo trimestre del 2016: come al solito vediamo i candidati mese per mese...

Gennaio 2016 - tanti pezzi buoni ma niente di eccezionale:
Autocensura: un pericolo più profondo di quel che sembra...
Generali e soldatini: sul mondo del lavoro in Italia...
L'origine della dittatura: un nuovo tipo di dittatura, ovvero un pericolo nascosto, che neppure si avverte come tale...
Il pericolo nascosto: un pezzo che anticipa alcuni concetti chiave della mia epitome.
Mamma vs ciccia: un ricordo inaspettato.
Chiave chiusa a chiave: grande soddisfazione personale!

Febbraio 2016 - qualità nettamente superiore al mese precedente con almeno un paio di pezzi degni del “Wow”:
I limiti dell'uomo: chi (???) ha letto la mia epitome sa quale sia il suo punto di partenza...
Salgari vs Manzoni: da tenere sempre presente quando si giudica la “grandezza” di una persona...
Wiki-piove su Berlusconi: il dietro le quinte della politica: istruttivo.
Loche e gli studenti: una grande lezione di filosofia.
Le SSS: un pezzo stranamente divertente...

Marzo 2016 - mese decisamente modesto:
Vigili, abusivi e (non Kant ma) KGB: un'ipocrisia italiana che proprio non riesco a digerire.
Da petaloso a...: stupidino ma divertente...
HoC e i pericoli invisibili: parto da una serie tivvù ma arrivo a riflessioni importanti su pericoli non percepiti come tali...

E dal mio ultimo aggiornamento ho anche aggiunto ben quattro nuove vignette:
Grafico: carina ma non eccezionale...
Epitome: simpatica e autoironica...
De Ninno: in genere do la precedenze alla creazione di vignette per i marcatori usati più spesso ma in questo caso ero motivato dalla voglia di prendere in giro questo mio amico (che ha apprezzato molto la sua caricatura)...
Epistola: un po' banale ma ha il merito (da mio pigro punto di vista) di essere stata realizzata rapidamente!

Conclusione: fa sempre troppo caldo...

domenica 6 agosto 2017

Rfilessioni su un errore

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 0.3.0). In particolare i capitoli: 1, 2, 3, 4 e 11.

In questi giorni ho iniziato una nuova revisione (la 0.3.1) della mia epitome. Prevedibilmente ho fatto molte piccole modifiche al primo capitolo, riscritto quasi interamente per la versione 0.3.0, mentre per il secondo, che ho appena finito di riguardare, non ho trovato quasi niente.

Mi sono però soffermato su quello che fu l'unico (per adesso!) errore della mia epitome, corretto già nella beta 2 (v. 0.0.7). Inizialmente la mia correzione, probabilmente per motivi inconsci, era stata blanda mentre adesso l'ho resa più netta.
Si era trattato di un errore derivato non tanto da una mia errata valutazione quanto da una mancanza di approfondimento: non avevo cioè scritto che A era B quanto piuttosto non avevo considerato un caso C, insomma essenzialmente era un'omissione. Però era comunque un errore che reputo piuttosto grave.

Vediamo più nel dettaglio di cosa si trattava (idealmente il lettore dovrebbe rileggere il passaggio relativo dell'epitome ma proverò a riassumere brevemente). Nel capitolo 2.4 è presente una tabella in cui illustro l'origine e lo scopo (forse sarebbe stato più chiaro fare due tabelle separate?) di semplificazioni, distorsioni e protomiti.
L'origine in pratica coincide con i ruoli/gruppi ([E] 3.1) che però non nomino direttamente perché li introdurrò solo nel capitolo successivo.
Lo scopo invece può essere utile o fuorviante ([E] 2.4).

Nella mia prima stesura non avevo previsto che un gruppo ristretto (che possiamo leggere come “parapotere”) potesse creare delle distorsioni in genere e, soprattutto, fuorvianti.
Il motivo è che semplicemente mi limitavo a pensare all'antichità dove le distorsioni (ovvero delle semplificazioni molto rozze della realtà) si diffondevano esclusivamente dal basso come voci e idee popolari.

Successivamente (v. la beta 2) mi ero reso conto che ciò che era sempre stato valido in passato non lo è più nel mondo moderno.
Grazie alla tecnologia (a partire dai quotidiani ma soprattutto radio, tivvù e adesso, in misura leggermente minore, con la rete Internet) ora i parapoteri possono diffondere distorsioni fuorvianti nella popolazione.

A questa conclusione ero giunto nel gennaio del 2017: oggi cosa ho di nuovo di aggiungere a tale considerazione?
Beh, mi sono reso conto che la portata delle implicazioni è ciclopica.

Adesso ogni parapotere economico può, spendendo una certa quantità di denaro, diffondere qualsiasi distorsione (spesso fuorviante) sui propri prodotti/servizi grazie alla pubblicità. Ma questo è l'aspetto più innocuo di questa nuova possibilità.
La novità rivoluzionaria è che i parapoteri, in questo caso non tramite la pubblicità ma grazie al controllo dei diversi media, possono introdurre facilmente delle distorsioni politiche con cui legittimare il proprio potere o particolari decisioni: in altre parole il potere può condizionare fortemente l'opinione pubblica.

Detta così sembra la scoperta dell'acqua calda!
Però se consideriamo questa realtà da un punto di vista storico le implicazioni sono notevoli: il controllo psicologico (ovvero tramite la manipolazione della realtà percepita) che il potere (parapoteri) ha sul popolo (democratastenia) è enormemente maggiore che in passato.

Ancora devo digerire bene le implicazioni di questa nuova consapevolezza ma una conseguenza molto importante è sicuramente il maggior controllo sugli epomiti e la maggiore forza (e quindi stabilità) degli equimiti. Il problema di questa maggiore stabilità è che aumenta sensibilmente lo spazio per la degenerazione del potere: la società (democratastenia) infatti è come anestetizzata. Il controllo dell'informazione permette di trasmettere distorsioni che distraggono l'opinione pubblica, forniscono visioni parziali quando non false della realtà (protomiti fuorvianti), rafforzano convinzioni errate ma funzionali al sistema di potere (equimiti), esaltano il potere (per rafforzare l'aspetto psicologico dell'obbedienza al potere ([E] 1.3)) e l'approvazione dello stesso (per rafforzarne l'imitazione ([E] 1.3)).
In questa maniera la democratastenia ([E] 4.4) non si rende conto di ciò che realmente accade e, di conseguenza, non si attiva per contrastare le tendenze politiche anche se queste sono potenzialmente perniciose per il suo potere (ovvero diminuzione di ricchezza e libertà).
La reazione si ha solo quando si arriva al punto di rottura che per il singolo equivale al rendersi conto di stare effettivamente peggio (meno soldi in tasca) di quanto non stesse prima: questa reazione porta all'astensionismo e alle due forme di populismo, quello effettivo e quello apparente ([E] 11).

Ho la sensazione, ma ancora non ne sono sicuro, che complessivamente questo porti la società a una maggiore tensione sociale che rimane dormiente perché mascherata dalla disinformazione dei media. Questo irrigidimento degli equimiti porta a mio avviso a due conseguenza: 1. una loro maggiore resistenza al cambiamento se sopravvivono alle tensioni; 2. la loro implosione se invece cedono di colpo.
Non mi pare di aver ancora osservato nel mondo moderno (intendo negli ultimi 20 anni) fenomeni del secondo tipo: andando indietro nel tempo credo che il crollo del comunismo nell'URSS (dopotutto il controllo dei media era totale) possa essere un esempio di questa “implosione” improvvisa degli equimiti che tengono insieme la società.

Prima di concludere voglio ribadire una riflessione che, “in salse diverse”, ho già fatto molte altre volte: i parapoteri possono controllare facilmente i media tradizionali (giornali, radio e tivvù) e possono comprarsi l'appoggio degli intellettuali anche semplicemente dando a quelli più funzionali al sistema maggiore visibilità (di nuovo sfruttando giornali, radio e tivvù). L'unico mezzo sul quale, per la sua natura, il controllo non è totale è la rete Internet dove chiunque, con un piccolissimo investimento, può far sentire la propria voce potenzialmente a un numero altissimo di persone.
È quindi ovvio che i parapoteri si oppongono a questo estremo palladio della libertà (che, ricordiamolo, v. [E] 4.1, è l'altra dimensione del potere insieme al denaro) e con motivazioni speciose, come il contrasto alle “bufale”, cerchino di limitare le possibilità di espressione.

Conclusione 1: lo sapete quale dovrebbe essere la maggior preoccupazione della democratastenia? La libertà d'espressione. Senza di essa non sarebbe ad esempio possibile alle voci fuori dal coro (vedi ad esempio le teorie economiche di Bagnai su Goofynomics) informare la popolazione. E una popolazione non informata, anche se infuriata, è impotente perché al massimo potrà sbattere la testa sul muro dell'indifferenza.
Conclusione 2: beh, mi pare quasi obbligatorio: dovrò aggiungere un capitolo sull'informazione alla mia epitome.

sabato 5 agosto 2017

Ricordo (breve)

Ricordo, ricordo...

La partita italiana - 9/8/2017
Da un torneo di scacchi in corso in questi giorni: The most popular opening in Sinquefield Cup 2017 is Italian Game (*1).

Gli scacchi hanno sempre la capacità di sorprendermi: ai miei tempi, quando il campione del mondo era Kasparov, solo un ristretto numero di aperture era ritenuto giocabile ad alto livello. Kasparov era infatti un teorico fortissimo con idee molto precise su quali aperture fossero giocabili e quali no. A quell'epoca la partita italiana era considerata un'apertura per principianti e io stesso mi sarei vergognato a usarla negli infimi tornei a cui prendevo parte!

Carlsen invece si preoccupa molto meno dell'apertura ed è in grado di vincere capitalizzando la forza del proprio gioco piuttosto che sfruttando un minuscolo vantaggio iniziale: preferisce quindi le posizioni ignote, nelle quali riesce più facilmente a far valere la propria superiorità, e per questo non esita a giocare aperture o varianti secondarie ritenute inferiori.

Questo atteggiamento più aperto e meno categorico ha portato a una nuova vita numerose aperture fra le quali, appunto, la partita italiana...

Nota (*1): L' “Italian game”, ovvero la partita italiana, è il nome di un'apertura (=sequenza iniziale di mosse) negli scacchi.

Conferme - 9/8/2017
Che erano soldi buttati lo ho scritto più volte su questo viario. Adesso, con colpevole ritardo, anche la Corte dei conti è arrivata a ribadire l'ovvio: F35, Corte dei conti: “Spese raddoppiate e occupazione inferiore ad aspettative, ma uscire dal progetto costerebbe troppo” da IlFattoQuotidiano.it

Avete notato che Corte dei Conti e Corte Costituzionale intervengono sempre troppo tardi?
Chiedetevi il perché...

Il costo dell'università negli USA - 9/8/2017
Here's how much you need to save for college every year depending on when you start di Abby Jackson e Andy Kiersz da www.BusinessInsider.com

Questo articolo mette la pelle d'oca. Questo sistema che permette un'istruzione superiore solo ai figli dei più ricchi mi pare massimamente ingiusto.
Per questo senza dubbio anche in Italia, dopo aver finito di smantellare la sanità pubblica, si inizierà a muoversi verso questo modello di università (*1).

Conclusione: il motto di questa obbrobriosa riforma sarà #LaBuonaUniversità ?

Nota (*1): Anzi, magari sono io non informato, e qualcosa di questo genere sta già avvenendo...

Il nagas non è un serpente - 16/8/2017
Come tutti i giocatori di Dungeons & Dragons conoscevo il nagas della mitologia indiana, mezzo uomo e mezzo serpente, ma non l'omonimo albero.
Essendo fra le mie parole da imparare a memoria (causa Salgari) ne ho cercato la definizione (come sempre) su Treccani.it dove si spiega che il nagas o nagasso ha il nome scientifico di Mesua ferrea e appartiene alla famiglia delle Guttiferae.
Siccome ne volevo sapere di più (la Treccani non chiariva il riferimento al ferro) ho indagato oltre e ho scoperto che su wikipedia inglese la Mesua ferrea non appartiene più alla famiglia delle Gutiferae (note anche come Clusiaceae) ma a quella delle Calophyllaceae.
La famiglia delle Calophyllaceae ha una pagina su Wikipedia in inglese (e molte altre lingue come spagnolo, francese e tedesco) ma non in italiano: un complotto? (*1)
E infatti, leggendo oltre, la famiglia delle Calophyllaceae è solo dal 2016 ritenuta tale nel sistema di classificazione APG III: probabilmente si tratta solo di un problema di aggiornamento...

Ah, la Mesua ferrea si chiama così perché ha il legno molto duro...

Nota (*1): ovviamente ironico! ma mi rendo conto che chi non mi conosce potrebbe fraintendermi...

venerdì 4 agosto 2017

L'ironia della non logica

Il mese scorso ho scritto Lewis Bayly & figli e, pochi giorni fa, la “fiaba” Le due tazze.
Apparentemente i due pezzi hanno poco in comune ma proprio oggi mi sono reso conto che non è così: ho infatti fatto leggere a mio padre Le due tazze, già ben consapevole che non gli sarebbe piaciuto, con l'idea di commentare i suoi giudizi spiegando contemporaneamente il suo modo di ragionare, e questo mi ha portato a nuove riflessioni.

In breve le osservazioni di mio padre su: Le due tazze:
- la storia non ha grande senso
- le tazze non hanno alcun ruolo nella storia
- non ha senso [l'ha ripetuto lui, non io!]
- non si capisce quale voglia essere (e se esista) la morale della favola
- non è divertente perché troppo assurda
- lo scrivere dovrebbe avere lo scopo di comunicare un messaggio ma qui non si comunica niente
- uno psichiatra o uno psicanalista potrebbero trovare molte cose da commentare ma io no.
- un consiglio: cancella questo pezzo dal tuo blog perché tanto nessuno lo apprezzerà...

Sapevo che non gli sarebbe piaciuto e anche il motivo: inizialmente, vedendo che prendevo appunti, si è un po' trattenuto nei suoi commenti ma poi si è sciolto lasciandosi trasportare dal suo brioso umorismo.

Mio padre è una persona estremamente razionale che cerca la logica in tutto ciò che fa. Gli piacciono i gialli dove l'investigatore fa sfoggio delle proprie doti logiche per risolvere i misteri.
Anche le storie devono quindi avere una loro logica per essere apprezzate da lui: sfortunatamente Le due tazze non ha nessuna logica. Da qui essenzialmente derivano i suoi commenti negativi.

Ma davvero questa mia fiaba non ha una logica?
E se la logica fosse invece proprio la sua mancanza di logica?
Non sarebbe “logico” pensare che se io scrivo qualcosa di illogico lo faccio volontariamente?
E se c'è una volontà c'è anche uno scopo e, quindi, una logica. Ma qual è la logica dell'assenza di logica?
È una domanda aperta a cui il mio racconto, mancando di logica, non risponde direttamente ma molte possibili interpretazioni sono comunque possibili e mi vengono facilmente in mente: se la fiaba è una metafora della vita allora la mancanza di una logica la rende più realistica. La morale sarebbe quella che a volte non c'è un senso nascosto da scoprire: talvolta le cose accadono e basta. Oppure potrebbe essere che non tutto è ciò che sembra: la fiaba sembrava dover narrare la storia delle due tazze ma poi di queste in realtà non si parla...
Oppure la fiaba voleva essere un esercizio per la fantasia del lettore: forse egli era chiamato a spremersi le meningi per capire cosa c'entravano le tazze nella storia oppure a immaginarselo di sana pianta...
O magari le tazze sono delle metafore? E se, ad esempio, rappresentassero i seni della geisha? Allora che significato assumerebbe il racconto? Cosa significherebbe la richiesta del samurai di berci del sakè?
O forse la logica c'è e, semplicemente, non siamo in grado di comprenderla e bisogna accontentarsi, oppure la logica davvero non c'è ma bisogna accontentarsi comunque...

Ecco, mentre leggo, non mi aspetto di venire passivamente trasportato dal punto A al punto B, che arrivato in fondo alla storia mi sia consegnato un pacchetto che contenga l'intero significato di ciò che ho letto. Mentre leggo, penso e navigo con la mia fantasia cercando di anticipare ciò che avverrà: non sono solo uno spettatore passivo ma seguo le indicazioni che l'autore mi suggerisce, le giudico e le collego insieme ad altre idee: intuizioni e ispirazioni si susseguono fra loro: vedete anche adesso, mentre scrivo questo pezzo, quante idee mi vengono in mente? Quando leggo mi succede altrettanto... anzi, credo che il mio sia il solo modo per capire veramente il messaggio dell'autore: lo sforzo attivo, non solo di comprendere, ma di andare anche oltre le parole è indispensabile per la comprensione più profonda.

Devo però anche ammettere che a me l'idea di una storia priva di senso non mi irrita, non mi lascia un fastidioso senso di attesa tradita, com'è successo a mio padre con la mia fiaba, ma anzi mi diverte: mi piace il contrasto fra la cura (che credo traspaia) con cui scelgo le parole e costruisco le frasi e la relativa mancanza di logica. E trovo molto divertente che in un racconto intitolato “le due tazze” si parli di tutto tranne che di queste...
Forse in questa assenza ci percepisco più di quanto non vi sia: ci intravedo delle potenzialità; vi colgo la logica della non logica; la futilità delle aspettative e, forse, della vita; è un'assurdità di cui intuisco un senso nascosto anche se magari sul momento questo mi sfugge...

La cosa buffa, di cui solo adesso mi sono reso conto, è la somiglianza fra Lewis Bayly & figli e Le due tazze nella comune mancanza apparente di logica: la differenza è che il primo pezzo aveva in realtà un suo significato ma lo ho poi esplicitato solo successivamente in Ancora sui Paget, mentre il secondo è effettivamente fine a se stesso.

Credo che questa idea della “non logica” anticipata per caso in Lewis Bayly & figli mi sia rimasta a ronzare nella testa, almeno inconsciamente, e che l'abbia poi esteriorizzata attraverso la fiaba.

C'è poi da dire che Le due tazze ha anche il marcatore “Esoterico”: questo significa che alcune idee (in questo caso MOLTE battute) sono comprensibili solo da alcune persone. Per esse la fiaba ha ovviamente dei significati aggiuntivi che però, in questo contesto, non ci interessano.

È strano però come da una parte io cerchi risposte (vedi la mia epitome) e da un'altra non mi infastidisca l'incongruenza della non logica. Forse il motivo è la consapevolezza che il non vedere una logica, il non comprenderla immediatamente, non significa che questa non esista ma è anzi uno stimolo a rifletterci e indagare.

Conclusione: forse dovrei un po' investigare, chiedendo in giro l'opinione di altre persone sulla mia strana fiaba. Forse... ma in realtà non mi interessa: io scrivo per me e non ricerco l'approvazione dei miei lettori (altrimenti pubblicherei meno pezzi di storia e molte più foto di gatti!) e comunque chi doveva capire quel pezzo l'ha capito, apprezzato e, anzi, trovato molto divertente...
Conclusione 2: cosa penserebbe mio padre di questo pezzo? Credo che non lo capirebbe: alcuni concetti sono troppo elusivi: lui è concreto e vorrebbe sempre la perspicuità assoluta: vorrebbe essere portato dal punto A al punto B e se invece da A lo porto a metà del cammino dicendogli “ecco da qui puoi raggiungere B ma anche C, D, E ed F: vai dove preferisci!” non ne sarebbe soddisfatto. Tutte queste potenzialità non lo interessano. Beh, ovviamente questo lo penserebbe ma, venendo tirato direttamente in ballo nel pezzo, si fingerebbe superiore ammettendo (e magari contemporaneamente negando con battute ironiche) che “in effetti, da qualche punto di vista, tirando logica e buon senso per i capelli, anche Le due tazze ha un suo senso...”.
Conclusione 3: E che dire del detto sufi “Se senti il suono di zoccoli, aspettati una zebra”?. Anche questa frase è priva di logica? In realtà no: ma non porta neppure il lettore da A a B perché se chi la legge si ferma al suo significato letterale e superficiale allora non ne capisce assolutamente il senso più profondo.