«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 30 maggio 2013

Lezione LV: “dovrebbe”

Bella lezione: io ero di buon umore e anche il maestro era in forma. Le problematiche da affrontare erano tante ma ho avuto il buon senso di non cercare di fare tutto di corsa, rischiando poi di non capire qualcosa, ma di fare con calma con l'idea di fissare una lezione a breve per finire di trattare gli argomenti per i quali non ci sarebbe stato abbastanza tempo. E infatti prossima lezione fra sette giorni...

Riscaldamento: sempre i soliti esercizi di Vai. Per cercare di accorciare la durata media di ogni esercitazione ho convinto il maestro a togliermi (a malincuore) il più semplice dei quattro esercizi.

Pattern: sono molto contento! Ho raggiunto i 104 bpm e ancora i miei accordi suonano piuttosto puliti. Anche qui, per guadagnare tempo, si è deciso di sospendere momentaneamente l'allenamento con il giro di Hendrix (v. Lezione LIV) anche perché sono ancora indietro nello studio del brano dove dovrei usarlo...

Vodka: Qualche settimana fa un mio amico (*1) chitarrista (v. il corto Trucco a vuoto) ascoltando questo brano mi aveva detto: «Sicuramente il tuo maestro non sarà d'accordo ma secondo me questo brano è “ska” (*2)!». Io ovviamente ho subito riferito al maestro che mi ha risposto con un “nì” dove la parte del “no” era circa dell'85%...
Il maestro mi ha spiegato che il ritmo ska è caratterizzato da plettrate “in levare” ovvero suonate dal basso verso l'alto e sugli ottavi pari: cioè in una battuta di 4/4 le plettrate saranno al 2°, 4°, 6° e 8° ottavo. Al contrario, le usuali plettrate “in battere” (dall'alto verso il basso), cadono sugli ottavi dispari o, equivalentemente, sui singoli quarti.
In effetti il brano in questione ha alcuni giri con gli accordi che, nella singola battuta, sono suonati un po' in battere e un po' in levare. In particolare questo vale per il giro D5|F5|Bb5|C5 (*3) dove per ogni accordo abbiamo 4 plettrate dove le prime due sono in battuta, poi c'è la pausa di 1/8, e le ultime due plettrate sono in levare. Invece nell'altro giro, D5|C5|Bb5|C5, ogni accordo è suonato con 5 plettrate per battuta dove le prime due durano ¼, la terza e la quarta 1/8 e l'ultima di nuovo ¼.
Per completezza aggiungo che i primi quattro D5 sono suonati con tre 1/8 consecutivi e stoppati.
Per punizione il maestro mi ha assegnato da ristudiare il brano suonando gli accordi con questi ritmi (io banalmente suonavo gli accordi come fossero di 4/4...). Sfida impegnativa ma sono ottimista!
Sempre in questo brano c'è un ponte piuttosto impegnativo (veloce!) perché in un passaggio devo stoppare la 6° corda col muscolo del pollice della mano destra. Attualmente ci riesco (a fatica...) a una velocità ridotta del 7% rispetto a quella originale...
Per i curiosi ripropongo qui il video di Vodka:

Trollhammaren: qui ho fallito. Il maestro mi aveva spedito lo spartito della melodia iniziale perché si era accorto che non rispettavo le pause (il brano è velocissimo). In teoria avrei dovuto fare un passo indietro: smettere di suonare sopra la canzone originale (seppur rallentata) e tornare a Tuxguitar a una velocità molto più bassa per imparare le pause.
Non l'ho fatto: era troppo deprimente e poi lo spartito che mi aveva dato il maestro non corrispondeva interamente alle note che avevo imparato io...
Ho continuato a suonare sopra il brano e sono arrivato a un 10% più lento dell'originale.
Per infantile ripicca (*4) il maestro mi ha tolto questo brano e me ne ha dato un altro dei Rhapsody con una melodia decisamente più lenta e con pause più facilmente identificabili.

Pirate'song: tutto bene. Alla prossima lezione vedremo di rendere la ritmica dei singoli accordi più complessa perché anche qui, banalmente, suono ogni accordo per l'intera durata della battuta...

Purple Haze: mi sta antipatico perché ci trovo un sacco di acrobazie con le dita che mal digerisco...
Comunque, per prima cosa, ho raccontato al maestro del trucco che mi aveva insegnato il mio amico per evitare il problema che avevo con le corde a vuoto (v. il corto Trucco a vuoto). Il maestro mi ha detto invece che mi aveva dato la diteggiatura in quella maniera proprio per farmi suonare le corde a vuoto! La prima corda (la seconda nota) a vuoto si stoppava facilmente suonando la terza nota mentre dell'ultima non c'era bisogno di preoccuparsi perché era la stessa nota della precedente!
Nel frattempo, all'ottava battuta, ho trovato un nuovo problema:
Qui la difficoltà sono i due pull off consecutivi (e rapidissimi) da effettuare con lo stesso dito (l'indice). In pratica non ci sono trucchi: bisogna disporre bene l'indice in maniera che il polpastrello sia sulla 4° corda e la punta sulla 5°. Poi bisogna esercitarsi in maniera che il movimento diventi fluido e automatico: tutto qui...
Altra antipatica difficoltà con questo brano di Hendrix sono tutti i vibrati: io temevo di doverli fare con la levetta ma, fortunatamente, per le note corte posso fare con le dita e devo invece usare la levetta solo per le note più lunghe...

Teoria: il maestro mi ha anche accennato a dei trucchi per rendere più “morbida” la levetta del vibrato: si tratta di allentare alcune viti e spostare delle molle ma, al momento, queste finezze non mi interessano...

Nota (*1): e l'altro amico chitarrista (v. il corto Chitarra dopo cena) aveva rincarato la dose: «Altro che “ska”! Questo è “core ska”!!»
Nota (*2): ovviamente io non so per cosa stia “ska” ma, “grazie” alle mie fresche conoscenze di svedese (v. Ank'io) ipotizzo un improbabile derivazione da att ska che corrisponde grossomodo ai verbi ausiliari inglesi should/will e che io ho tradotto con il “dovrebbe” del titolo...
Nota (*3): in effetti il mio spartito riporta il giro D5|F5|Bb5|G5 ma il maestro, dopo qualche ascolto, si è convinto che sia più corretto sostituire il G5 col C5...
Nota (*4): scherzo! È stata una decisione presa di comune accordo visto che io ero irremovibile a non tornare a suonare il brano dei Finntroll su Tuxguitar...

mercoledì 29 maggio 2013

Cerchi ed ellissi

In parallelo con le Elleniche sto leggendo qualcosa di più leggero: L'abbazia di Northanger di Jane Austen, Grandi Tascabili Economici Newton, 2011, traduzione di Elena Grillo.
Della stessa autrice avevo già letto un altro libro (non ricordo se Ragione e sentimento oppure Orgoglio e pregiudizio...) che mi era piaciuto abbastanza: in particolare avevo apprezzato il suo umorismo arguto di attenta osservatrice dei comportamenti umani...

Ma, come al solito, sto divagando!
In realtà, sebbene il romanzo mi appaia notevole, non voglio scriverne una recensione (anche perché ho letto non più di un quarto dell'intero libro!) ma solo concentrarmi su qualche battuta che mi ha colpito.

Per rendere comprensibile il passaggio che andrò a citare devo però fare una brevissima premessa.
Al momento il libro narra le “avventure” di una giovane “eroina” che in realtà non sono tali o, al massimo, lo sono solo dal punto di vista soggettivo della protagonista. La ragazza, Catherine, è infatti una comune signorina, di buona famiglia ma non particolarmente ricca e nemmeno particolarmente bella né arguta né intelligente né istruita ma anche senza nessun particolare difetto: una ragazza comune insomma.
Catherine ha lasciato per la prima volta il paesello natale per passare una vacanza, ospite di una famiglia facoltosa, a Bath (una specie di Viareggio inglese). Qui farà nuove amicizie e nascerà il suo primo amore. Una di queste amicizie, Isabella, è una ragazza di qualche anno più anziana di lei che, inizialmente ammiratissima dalla protagonista, si rivela poi essere estremamente superficiale ed egoista.
Isabella, grazie alla sua superiore conoscenza del mondo, impressiona Catherine con le sue capacità. In particolare «era in grado di scoprire una simpatia tra un gentiluomo e una signora che solo si sorridevano fra loro e indicare un eccentrico in mezzo a una folla enorme».
In realtà è solo la seconda parte di questa frase che mi ha colpito, ovvero «era in grado... di indicare un eccentrico in mezzo a una folla enorme».

Infatti mi sono subito sentito tirare in causa: fin dalla primissima infanzia (v. KGB le origini: l'asociale) sono sempre stato fuori dalla norma e difficilmente mi si poteva confondere col resto del gruppo. Personalmente me ne sono sempre infischiato e non ho mai cercato né voluto rincorrere l'approvazione altrui o conformarmi alla moda, alle idee, agli usi del momento o dei mie coetanei.
Come un carrarmato ho sempre proseguito dritto nelle mie convinzioni: guidato solo dal mio senso per la verità e dal disgusto per ogni forma di ipocrisia. Ho sempre considerato il cercare di essere diversi da ciò che si è come una forma di ipocrisia volta a ingannare il prossimo. In altri termini io sono quel che sono e, cercare di apparire diverso, sarebbe una forma di bugia che mi risulterebbe intollerabile.

Ecco, in verità qualche dubbio l'ho avuto: crescendo ho avuto la sensazione, diventata negli anni certezza, che le donne percepissero immediatamente la mia particolarità ma, invece di apprezzare l'onestà di non cercare di apparire meglio di quel che sono, ne erano al contrario piuttosto intimorite e mi trattavano con diffidenza. Anzi rettifico i due ultimi aggettivi usati dal significato troppo forte: c'era, più precisamente, una forte difficoltà a relazionarci, a comprendere i relativi diversi modi di pensare.

Il breve passaggio evidenziato è l'ennesima conferma: le donne cercano di individuare immediatamente gli eccentrici e, possibilmente, li evitano.
È evidente che questo comportamento è istintivo e naturale: l'evoluzione deve aver reso le donne diffidenti dagli uomini che si distinguono dal gruppo forse perché percepiti incapaci di fornire la protezione e sicurezza cercate.
Ovviamente in questa teoria c'è un risvolto non proprio nascosto: se l'uomo che si distingue dal gruppo è ammirato dalla massa (ad esempio se è un calciatore o comunque un personaggio noto e importante) allora viene percepito come fortemente attraente.

Più volte mi sono divertito a domandarmi come sarei considerato dalle donne se, pur con tutte le mie stravaganze più o meno evidenti, come la trasandatezza nel vestire e nel curare il mio aspetto (*1), fossi visto alla guida di una Porsche: ho la fortissima sensazione che la mia eccentricità, invece di essere vista come una preoccupante “stranezza”, sarebbe considerata un'affascinante “originalità” (*2)!

Ci tengo a sottolineare che non sono irritato col genere femminile per questo modo di comportarsi: sono consapevole infatti che, da parte mia, non sono migliore in quanto sono attratto solo dalle donne che trovo belle, indipendentemente dalla loro intelligenza o simpatia (*3)!

Conclusione: uomini e donne sono quel che sono e seguono la propria natura. Certo che se avessi letto Jane Austen una trentina di anni fa... ;-) (*4)

Ah, dimenticavo il titolo “Cerchi ed ellissi”, niente di che: se fossi la ruota di una vettura sarei così eccentrico da far venire il mal di mare a tutti i passeggeri...

Nota (*1): tipo la barba perennemente incolta o i capelli tagliati male...
Nota (*2): la prova con la Porsche non ho avuto modo di farla ma, nel mio piccolo, ho notato qualcosa di analogo: quando giro con la chitarra in spalla mi accorgo di essere guardato diversamente. Evidentemente la percezione comune è che gli artisti possono e devono essere un po' eccentrici! Ah... l'avessi scoperto da giovane....
Nota (*3): ovviamente i miei gusti sono molto più complessi e, ad esempio, la simpatia (anzi, il senso dell'umorismo) pur non essendo decisiva conferisce un grosso “bonus”! Per non parlare della mia predilezione per le donne dal carattere “complicato” che una mia cugina definisce regolarmente, con una colorita espressione dialettale, dei “buchi torti”...
Nota (*4): nei miei pezzi ho bandito l'uso delle faccine ma, in questo caso, volevo essere sicuro che si capisse che scherzavo e non sapevo come altro fare...

Terrore notturno

Stanotte verso le 4:00, colto da insonnia (andato a letto molto più presto del solito ero già vispo) ho provato ad accendere il calcolatore che però non ha dato segni di vita...
Data l'ora mi son detto che era inutile cercare di risolvere immediatamente il problema perché sarei stato sopraffatto dalla stanchezza prima di concludere qualcosa. Così ho rimandato tutto alla mattinata e sono tornato a letto: ovviamente non ho più dormito e, pur senza volerlo, mi sono preparato mentalmente una scaletta di controlli e azioni da effettuare per individuare e risolvere il problema.
Fortunatamente stamani, al controllo "verificare se arriva corrente" ho scoperto che si era semplicemente allentata la spina elettrica: ma che nottataccia!

Fulminato - 31/5/2013 (*1)
Di solito quando c'è un temporale scollego dalla rete elettrica tutti i calcolatori e periferiche varie. Stamani, mentre facevo colazione, stava piovendo forte e si potevano sentire dei tuoni in lontananza: mi ero appena ripromesso che appena finito di mangiare avrei scollegato tutto che il fulmine ha colpito!
Prima ho sentito un violento scoppio e, immediatamente dopo, il tuono. Non ho visto nessuna oscillazione nella luce delle lampade ma, dopo qualche controllo, ho scoperto che l'unica “vittima” era il router: suppongo che il fulmine abbia colpito la rete telefonica...

Nota (*1): ho scritto questo corto quando ero scollegato e quindi lo pubblico retrodatato...

Parzialmente ripristinato - 2/6/2013
Dunque, ieri mi hanno sostituito il router con uno nuovo e, tornato a casa, in cinque minuti ero di nuovo connesso.
Sfortunatamente il mio calcolatore non riusciva a collegarsi al router: ho fatto qualche prova e Mint trovava la scheda che però si rifiutava di funzionare.
Oggi ho aperto il calcolatore (*1) e ho staccato la scheda ethernet: osservandola attentamente si vede un componente, accanto alla porta, che deve aver fatto una fiammata.
Volevo fargli una foto ma ho la macchina fotografica con la batteria scarica e quindi vedrò di pubblicarla domani...

Modificato (3/6/2013): ecco la foto! Non che si veda molto... La parte bruciata è sotto quella specie di diodo azzurro indicato dalla freccia e, dalla sua base, si dipartono le due bruciature sulla scheda che si vedono bene in controluce ma che dalla foto si possono appena intuire...

Nota (*1): sto usando un altro calcolatore domestico per accedere alla rete ma è scomodissimo lavorare su uno e dover passare i dati tramite chiavetta USB...

Casa dolce casa... - 3/6/2013
...nel senso di calcolatore dolce calcolatore!
Finalmente sono di nuovo connesso alla rete con il mio PC e mi sento molto più a mio agio: la nuova scheda, pagata 8,50€, non ha dato nessun problema!
A breve un pezzo per inagurare degnamente (o forse no!) il mese di giugno...

Targa in Google Maps - 6/6/2013
Google Maps di solita oscura, per motivi di riservatezza, le targhe delle auto.
Oggi per caso ho trovato un fotogramma dove una targa è rimasta perfettamente visibile:
Mi riferisco al furgono centrale: io ho nascosto le prime e le ultime cifre ma, come si può intuire dalla parte centrale non colorata, l'intera targa era chiaramente visibile...
Ovviamento in Google devono usare degli algoritmi per riconoscere e nascondere automaticamente le targhe: mi chiedo quindi quale sia la percentuale di errore di detto algoritmo...

lunedì 27 maggio 2013

Riflessione post elettorale

Qualche riflessione in ordine sparso sui risultati delle elezioni comunali e, in particolare, sul crollo del M5S.

1) Alle politiche aveva raccolto molti più voti di “protesta” di quanto si pensasse.
2) L'aver tutti i media contro ha allontanato la fascia di elettori più superficiali e ingenui.
3) La politica del M5S degli ultimi mesi gli ha alienato le simpatie sia degli (3a) elettori di sinistra (col mancato accordo di governo col PD) sia (3b) quelli di destra (con l'insistere sulla legge sull'incandidabilità di Berlusconi).

Più nel dettaglio:
1) Io per primo avevo pensato che gli italiani finalmente avessero capito come sostanzialmente i partiti tradizionali avessero tradito la fiducia degli elettori e, finalmente, volessero voltare pagina votando il M5S. Evidentemente però, almeno metà dei voti presi dal movimento, non erano frutto della maturazione di questa consapevolezza ma, più superficialmente, volevano solo punire i partiti tradizionali: una volta impartita la lezione questi elettori sono così tornati ai rispettivi ovili...
In altre parole, alle nazionali, il risultato del M5S era stato gonfiato dal voto di elettori che, nella sostanza, non avevano capito, o forse non sapevano, niente delle idee alla base del movimento.

2) Il problema dell'informazione che avversa a testa bassa il M5S è gravissimo: ogni piccolo errore viene amplificato e strombazzato per giorni e giorni mentre delle numerosissime iniziative meritevoli non si sa praticamente niente. Temo che la convinzione di Grillo che basti la rete e i comizi di piazza per farsi conoscere e diffondere le proprie idee sia errata.
Prime delle politiche i media sostanzialmente ignoravano il M5S mentre, dopo di esse, hanno iniziato a logorarlo con attacchi frontali e non. Il risultato è stato che molti elettori ne sono stati impauriti e allontanati.
Sfortunatamente non vedo soluzioni al problema se non iniziare ad aumentare la presenza televisiva nonostante i rischi che questo comporta...

3a) Il mancato accordo di governo col PD, come del resto avevo previsto, è punitivo nel breve periodo e dovrebbe iniziare a premiare solo nel medio-lungo periodo (ovvero almeno dopo sei mesi, diciamo quindi dopo l'estate).
A dire il vero speravo che il M5S tenesse maggiormente ma, come spiegato al punto 1), avevo sopravvalutato il numero di elettori che avevano votato il movimento con cognizione di causa e non così, tanto per fare...
Continuo a pensare che passata l'estate il M5S comincerà a riguadagnare consensi. Il motivo è semplice: in questi mesi, dopo le scempiaggini del governo Monti, gli italiani hanno goduto di una tregua apparente. I partiti tradizionali stanno attenti a non accennare minimamente a manovrine o nuove tasse e hanno “spostato” l'IMU di due mesi.
Questa calma apparente ha creato l'illusione che le cose, grazie all'accordo di governo fra PD e PDL, vadano meglio: sfortunatamente l'apparenza inganna. Senza provvedimenti importanti e strutturali l'economia continuerà a peggiorare. Soprattutto il crollo del PIL nel 2012 (accelerato dal governo Monti) provocherà minori entrate questo anno con relativo “buco” di bilancio; non solo: anche il rapporto fra debito e PIL schizzerà verso l'alto (v. il “solito” corto PILxPolli) e, analogamente, aumenterà il rapporto fra deficit e PIL (*1) visto che il secondo diminuisce...
Solo quando gli effetti di questi numeri inizieranno a farsi sentire sulla pelle delle persone (nuove tasse, disoccupazione, etc...) allora la gente capirà chi aveva ragione e si riavvicinerà al M5S.

3b) Secondo una (vecchia) statistica un buon 20% degli elettori del M5S erano di “destra”. Mi pare evidentemente che, dal punto di vista di un elettore di destra, l'insistere sulla legge sull'incandidabilità di Berlusconi (a cui sono contrario per vari motivi: v. Controtendenza) abbia schiacciato il M5S sulle posizioni della sinistra più estrema. Non è quindi una sorpresa aver perso il sostegno di questa fascia di elettori.

In altre parole il M5S, negli ultimi mesi, è riuscito ad alienarsi le simpatie di possibili elettori (che magari avevano votato M5S alle politiche) sia di sinistra che di destra.
Il mancato accordo col PD è stato un male necessario ma l'insistere sull'ineleggibilità di Berlusconi è stato invece un errore gratuito: non per nulla i media hanno dato ampio risalto alla cosa...

Conclusione: mi pare evidente che Berlusconi staccherà la spina al governo Letta subito dopo l'estate: avrà sostenuto abbastanza il governo da dimostrare la sua “buona volontà” e impedirà il recupero del M5S. Il pericolo è che il M5S, per paura del voto, si accordi (o si spacchi) con il PD per un nuovo governo...

Nota (*1): stupisce che l'Europa sembra abbia deciso di chiudere la procedura per deficit eccessivo proprio adesso che, appena ci saranno i dati ufficiali, il deficit è destinato a schizzare ben oltre la soglia del 3%! Evidente c'è la volontà politica (a livello europeo) di dare “una mano” all'Italia ma non mi è chiaro chi siano i beneficiari e cosa si spera di ottenere. Ma sull'argomento probabilmente ritornerò nel prossimo futuro...

domenica 26 maggio 2013

Bozza in sviluppo

Non ho scritto molto: anzi ieri, causa insonnia, ero particolarmente lesso e mi era difficile esprimere le idee in maniera appropriata.
In altre parole la mia prima bozza era una vera schifezza!
Oggi l'ho riguardata e mi sono segnato come e dove intervenire. Siccome mi pare molto interessante, soprattutto le mie idee su come migliorarla, pubblico qui di seguito la bozza.
Ovviamente, più che "beta", è una versione "omega" ed è infarcita di errori, frasi che non tornano, etc...
I miei commenti su come intervenire sono inseriti fra parentesi quadre [] ma sul finale, inizio a scrivere coscientemente in forma di riassunto pensando già di riscrivere poi tutto meglio. A volte preferisco buttare su carta le idee fino a quando le ho calde in testa e poi sistemarle in forma accettabile con calma...
Ovviamente i commenti sono particolarmente ben accetti: sulla storia ci sarà poco da dire, se non se incuriosisce o meno, ma magari sullo stile potreste farmi delle osservazioni utili...
«Vi ringrazio anticipatamente,
ZZZ»!!

INIZIO BOZZA
============

Giovedì, 5 Agosto 20(21)
Come ogni sera, dopo cena ma prima di dedicarsi alla lettura, l'avvocato Marco Betti si sedette alla sua scrivania per leggere la posta. Non la posta del computer, lette durante la giornata non appena aveva un minuto libero, ma quella cartacea. [è realistico ricevere molta posta cartacea nel 2020>?]
Oramai si trattava quasi sempre di pubblicità o bollette ma talvolta erano lettere “vere”, scritte da uno dei suoi amici che condividevano la sua passione per il bello scrivere.
Marco era abitudinario e sapeva di esserlo: amava il rito di raccogliere le buste alla rinfusa, senza studiarle prima, per poi allinearle picchiettandole sul tavolo, prima sul lato lungo e poi su quello corto; poi le appoggiava davanti a sé e ne prendeva la prima: solo allora guardava di cosa si trattava. Con attenzione usava il tagliacarte per non rovinare la busta; poi ne estraeva il contenuto e lo leggeva con l'attenzione che si meritava, riponeva quanto letto all'interno della busta e decideva se distruggerla nel tritacarta o archiviarla.
L'intera operazione poteva prendere da pochi minuti a mezz'ora, quando riceveva la lettera di un amico, ma indipendentemente dalla durata si trattava del rito che concludeva la giornata lavorativa marcando l'inizio delle ore dedicate al relax prima di andare a dormire.
Solo dopo aver compiuto questo rito poteva rilassarsi completamente. Tè al suo fianco.
Con soddisfazione, dopo aver aperto tre opuscoli pubblicitari, notò che la prossima lettera era scritta a mano. Il mittente non era indicato, ne studiò la calligrafia ma si accorse subito che la lettera non apparteneva a nessuno dei suoi amici.
Incuriosito l'aprì metodicamente come suo solito e ne lesse con curiosità il contenuto, in verità piuttosto scarno:
«Gentilissimo avv. Betti,
So che le sembrerà strano ma le propongo il seguente esperimento. Prenda un qualsiasi pezzetto di carta e vi scriva “PVI:” seguito da una parola di sua scelta.
L'assicuro che è molto più importante di quanto possa pensare. Le riscriverò quanto prima.
La ringrazio anticipatamente,
ZZZ»

[Aggiungere monogramma?]

Marco fissò il testo perplesso per qualche secondo e poi, con un sospiro, lo passò nel trita carta.
Era l'ultima lettera da leggere così si scelse un libro dalla libreria alle proprie spalle e si mise a leggerlo.

[Accenno a fidanzata/famiglia? Sì!
Per il momento fa cagare: devo cambiare la descrizione della scena senza esprimere direttamente le emozioni di Marco ma facendole percepire attraverso le sue azioni...
Manca un minimo di descrizione fisica. Età.
Devo far emergere carattere: curioso ma pauroso, prudente.
Lo stile delle lettere deve essere particolare: parole ampollose e una gentilezza eccessiva.]

***

Venerdì, 6 agosto 20(21)
Marco torna a sedersi alla sua scrivania: stavolta ha due sole lettere (il giorno prima era un bel mucchio). Riconosce immediatamente la calligrafia della seconda lettera, sempre anonima come la precedente.
«Gentilissimo avv. Betti,
SO che ieri ha distrutto la mia lettera precedente. Mi dispiace molto: le ricordo che si tratta di un esperimento molto importante e che non è uno scherzo.
La prego quindi di procedere come precedentemente indicato: prenda un qualsiasi pezzetto di carta e vi scriva “PVI:” seguito da una parola di sua scelta.
La ricontatterò per farle sapere come procedere.
La ringrazio anticipatamente,
ZZZ»
Marco finita di leggerla la fissa un momento, poi si gratta un orecchio, poi scuote la testa sorridendo, accartoccia la lettera e la getta nel cestino (invece che nel tritacarta) senza riuscire a fare canestro...

[Non devo scrivere ciò che Marco pensa: la sua incredulità deve risultare dalle sue azioni; rendere la lettera nello stile stabilito]

***

Sabato, 7 agosto 20(21) [spostare tutte le date di un giorno indietro?]
Marco è a casa e quando il postino suona alla porta va personalmente a prendere la posta. Immediatamente riconosce la lettera dalla calligrafia arzigogolata; tornato in casa la posa sul tavolo insieme alle altre, poi però la prende e la apre sedendosi alla sua scrivania.
«Gentilissimo avv. Betti,
SO che anche ieri non ha seguito le mie istruzioni.
Per la precisione, dopo aver letto il mio messaggio, si è grattato un orecchio, ha scosso la testa sorridendo beffardo e infine, invece di gettare la lettera nel tritacarta come suo solito l'ha accartocciata e gettata nel cestino.
Non voglio darLe l'impressione di spiarla: non è così. Non ci sono telecamere nascoste nel suo ufficio e io non sono in alcun modo interessato alla sua vita privata; se è questo che la preoccupa le assicuro che non ho intenzione di ricattarla o di compiere qualsiasi altra azione illecita.
La prego solo di compiere il modesto sforzo che le chiedo: ovvero di scrivere su un qualsiasi foglio di carta la scritta “PVI:” seguita da una parola di sua scelta.
È estremamente importante ma non posso spiegarLe quanto perché non mi crederebbe. Una volta che ha scritto il messaggio sopraddetto lo potrà anche distruggere immediatamente: è irrilevante.
La scongiuro di seguire queste mie istruzioni e la ringrazio anticipatamente,
ZZZ»
Durante la lettura il sorriso di Marco si era trasformato e lui era divenuto bianco come un cencio.
Inizia a guardarsi intorno, si alza e controlla la libreria alle proprie spalle, poi gli angoli più sospetti della stanza, va a guardare alla finestra scrutando con particolare attenzione le finestre sull'altro lato della strada (quelle con le tende tirate o dove li pare di cogliere il riflesso di un tele obiettivo.
Poi chiude le imposte della sua finestra e tira la tenda: accende la luce e inizia a spostare i libri, improvvisamente controlla la lampada sul tavolo (girandola fra le mani e studiandola di sopra e di sotto) poi torna a spostare libri.
[Attenzione a non fare la ricerca noiosa! Far succedere qalcosa di buffo? Meglio se significativo: magari trova una cartolina/foto che svela parte del suo passato/personalità...]
Non trovando niente, prende la lettera l'infila nella giacca ed esce di casa.
Telefona a un amico chiamato Giancarlo e gli chiede il favore di incontrarsi per parlare di una cosa importante per 5 minuti. (scrivere breve dialogo)

***

L'amico è un magistrato [è realistico? Meglio un questore?] che cerca di tranquillizzare l'amico evidentemente impaurito.
Marco riassume rapidamente, e in maniera inizialmente confusa la vicenda (parte a dire che è spiato prima di parlare delle lettere iniziali) poi procede con ordine. [Qui ho l'opportunità di spiegare quali siano stati i pensieri di Marco alla lettura dei messaggi.]
L'amico conferma che la terza lettera è sospetta e che evidentemente deve esserci una telecamera nascosta. L'amico gli chiede se possa trattarsi di clienti insoddisfatti e pericolosi ma poi concordano che il tono inusuale della lettera non è minaccioso.
L'amico questore suggerisce all'amico di cambiare la serratura della porta perché è molto probabile che l'autore della missiva ne abbia una copia e magari, se possibile, dormire altrove (?).
Comunque l'amico gli dice che manderà la scientifica a bonificare la sua stanza l'indomani o al massimo lunedì e gli dice di fare immediatamente la denuncia.
Marco esita, è titubante e non sa spiegare bene nemmeno il motivo: le obiezioni dell'amico sono puntuali (qualcuno si è sicuramente introdotto in casa sua e ha piazzato una telecamera...) ma Marco risponde che preferisce procedere in maniera non ufficiale; l'amico (sospettoso) gli chiede se gli ha detto tutto ma Marco non aggiunge altro (solo una sensazione) e decide di tornarsene a casa (dove cambierà il lucchetto e poi chiamerà una ditta specializzata per mettere in sicurezza la porta)
[Fine primo capitolo?]

giovedì 23 maggio 2013

Prima zecca

Ieri mi sono tolto la prima zecca del 2013: anche questa era minuscola come quelle dell'anno scorso...
Deve essere una nuova razza perché fino a due anni fa non avevo mai avuto tutti questi problemi con le zecche: adesso basta mi azzardi a lavorare un po' in giardino (infatti avevo ripulito i rosi dalle erbacce) che subito ne prendo una!

E due... - 24/5/2013
Ieri ho trovato un'altra zecchina su una coscia.
Per la precisione la coscia era mia...

Chitarra dopo cena - 25/12/2013
Possibile che tutti i miei amici chitarristi siano più bravi di me?
Possibile non avere un amico che abbia provato a suonare la chitarra per pochi mesi e poi l'abbia usata come ferma porta?
Ieri, mentre mi “esibivo” suonando i pezzi che sto studiando, un amico si è accorto a colpo d'occhio, in pochi secondi, osservando i soli accordi che per il brano in questione l'accordatura della 6° corda avrebbe dovuto essere di un semitono più bassa...
Accortosi che mi ero depresso mi ha anche detto che suono “molto preciso”: ora, considerato che mi esibivo dopo un'abbondante libagione e che indovinavo al massimo il 60% delle note (*1), credo che il suo fosse un apprezzamento ironico...

Nota (*1): e poi se ho un pubblico mi confondo molto più del solito...

Delta idea - 25/5/2013
Stanotte non ho dormito ma in compenso ho avuto un'idea per un nuovo racconto. Anzi, per la precisione, ho trovato un'idea che mi farà da collante per numerose idee che avevo da tempo ma che non sapevo come legare insieme.
Poi, nel complesso, temo che la trama sia un po' troppo difficile per me perché, per fare le cose per bene, dovrei fare delle ricerche vaste e approfondite...
Penso che proverò a scriverne i primi capitoli (che non richiedono ricerche particolari) per poi raccogliere qualche commento e decidere così come proseguire.

Previsione facile - 27/5/2013
Volevo provare a fare qualche previsione per le elezioni comunali ma è praticamente impossibile avere il polso della situazione a livello di città. Inoltre un candidato sindaco indovinato o sbagliato può fare la differenza spostando parecchi voti rispetto alle politiche.
L'unica previsione che mi sento di fare è che il M5S avrà dei risultati a macchia di leopardo: molto buoni in alcune città e inferiori alle aspettative in altre. Il motivo principale è che l'organizzazione del M5S non è omogenea su tutto il territorio nazionale ma si basa sull'intraprendenza dei singoli gruppi di attivisti che, ovviamente, è estremamente variabile. Io ho seguito qualche (pochissimi) comizio di Grillo in rete e la piazza che mi ha più colpito è stata quella di Avellino dove pronostico un ottimo risultato (non ho idea di come siano andate le politiche: mi baso solo sul “calore” del pubblico!) mentre per le altre città non ho idea...

mercoledì 22 maggio 2013

Tucidide

Qualche mese fa ero stato tentato di iniziare a leggere una biografia (ne ho un paio) di Alessandro Magno: il periodo non mi interessa particolarmente ma il personaggio è quel che è...
Però mi sono detto “Come faccio a leggere di Alessandro Magno se prima non leggo Senofonte?”. In mente avevo l'Anabasi ma, il libro che possiedo, inizia con le Elleniche: “e che problema c'è?” si potrebbe pensare...
Beh, le Elleniche cominciano con queste parole «Non molti giorni dopo questi avvenimenti...» e non è che si è persa la parte iniziale! Semplicemente Senofonte riprende la narrazione di Tucidide della guerra del Peloponneso là dove era stata improvvisamente interrotta.

Avevo iniziato a leggere Tucidide molto tempo fa (se fate una ricerca con la parola chiave “Tucidide” troverete almeno 5 o 6 pezzi dove ne accenno...) ma poi non ho scritto nessun commento specifico su di esso: probabilmente perché avevo la sua opera divisa su due volumi e, finito il primo, forse avevo in mente di scrivere una “recensione” completa al termine del secondo...
Invece no: forse avevo capito/letto che i monologhi più belli sono nel primo volume e, così, il secondo era finito nel dimenticatoio...
Però dopo “l'impulso” datomi da Senofonte, l'ho ripreso in mano e terminato piuttosto rapidamente.

L'edizione che ho letto è La guerra del Peloponneso di Tucidide, Mondadori Editore, 1961 con traduzione di Luigi Annibaletto divisa, come detto, su due volumi.

Oramai del primo volume non ricordo più i dettagli se non che i monologhi erano bellissimi: in genere si trattava di discorsi fatti da ambasciatori di una città all'assemblea di un'altra e spesso c'era più di un intervento, l'uno contrapposto all'altro.
Il particolare interessante, che secondo me dà la bellezza a questi monologhi, è che Tucidide riesce a rendere perfettamente le argomentazioni dei vari personaggi. Mi spiego meglio: quando si legge il discorso dell'ambasciatore spartano si pensa che questi abbia tutte le ragioni; poi però con la replica del rappresentante ateniese, che confuta perfettamente le argomentazioni dello spartano, si è portati a pensare che siano i secondi ad avere ragione; poi magari c'è però la controreplica dello spartano che fa nuovamente ricambiare idea al lettore...

E io, quando leggo dei discorsi palesemente errati, me ne accorgo!
Leggere quindi una serie di argomentazioni che portano a una conclusione e poi una seconda serie che portano a una conclusione opposta mi colpisce molto visto che, evidentemente, solo una di queste può essere giusta! Insomma le argomentazioni che Tucidide mette in bocca ai suoi personaggi sono così sottili e ben costruite da non essere mai palesemente sbagliate anche se poi, nel loro complesso (*1), portano a una conclusione che non può essere corretta.
Io lo trovo notevole: personalmente mi è facile difendere con ottime argomentazioni una idea che condivido ma non mi riesce farlo altrettanto bene con il suo contrario.

Anche commentare il solo secondo volume avrebbe poco senso visto che è il proseguimento del primo e che si conclude improvvisamente.
Piuttosto voglio limitarmi a riflettere su un paio di frasi tratte da uno dei monologhi.
Il primo: «Gli dèi, infatti, secondo il concetto che ne abbiamo, e gli uomini, come chiaramente si vede, tendono sempre, per necessità di natura, a dominare ovunque prevalgano per forze.»
Si tratta di un passaggio del discorso fatto dagli ateniesi ai meli per giustificare il proprio impero.
Sembra una banalità, ma è una banalità che spesso l'ipocrisia ci fa scordare.
Mi colpiscono il “come chiaramente si vede”, che la dice lunga sulla lucidità di Tucidide nell'analizzare le vicende storiche, e il “per necessità di natura” che mi ricorda un Hobbes ante litteram...
Inoltre sto scrivendo un pezzo piuttosto impegnativo sul potere (*2) e una delle leggi basilari è proprio questa tendenza a espandersi per quanto possibile.
Non so, forse questa riflessione mi ha colpito proprio perché avevo pensato qualcosa di analogo seppur in un contesto leggermente diverso: magari per la maggior parte delle persone è solo una banalità. In tal caso scusatemi...

Il secondo: «... si può con molta verità dichiarare che essi [gli spartani], più sfacciatamente di tutti i popoli che conosciamo, considerano virtù ciò che piace loro e giustizia ciò che è a loro utile...» (*3).
Non è attualissima questa idea?
Basta scambiare il termine “popolo” con “persona” (*4) e abbiamo una profonda verità sulla natura umana. Senza sforzo si possono trovare moltissimi esempi, anche attuali, di questo modo di pensare (*5).
Ecco, forse sulla prima parte, limitatamente ad alcune particolari attività, un migliaio (*6) d'anni di morale cristiana hanno cambiato il nostro modo di pensare: ma è una sovrastruttura, qualcosa di aggiunto sopra la psicologia umana. Ciò che ci piace è bene e, per i piaceri più alti, il suo raggiungimento è considerato virtù. Dal contrasto fra questo istinto e le costrizioni morali cristiane scaturiscano, ad esempio (*7), tutti complessi legati al sesso...

Non so: sicuramente non ho scelto i due passaggi più interessanti di Tucidide, ma infatti l'idea non era questa!
Volevo solo mostrare due pepite trovate quasi a caso aprendo il libro: in realtà l'opera di Tucidide è una miniera di osservazioni sull'animo umano e la politica e ognuno, se ha la pazienza di leggere, potrà trovarci numerosissime gemme...

Conclusione: consigliato a tutti!!

Nota (*1): almeno una serie di esse!
Nota (*2): non so se e quando lo completerò...
Nota (*3): sempre gli ateniesi che cercano di ottenere l'appoggio dei meli contro gli spartani.
Nota (*4): altrimenti puzzerebbe di razzismo!
Nota (*5): a me, ad esempio, è venuta subito in mente la proposta di legge della Finocchiaro contro i movimenti. Dal suo punto di vista la legge le sembrava giustissima: cosa ci può essere di più giusto che attuare un articolo della Costituzione? Non sto a elencare le mie obiezioni a questo modo di pensare ma mi limito a sottolineare quanto sarebbe utile ai vecchi partiti (e quindi alla Finocchiaro) disfarsi così semplicemente di un temibile avversario politico.
Nota (*6): Perché mille e non duemila anni? Vedi Cristianesimo antico e Viziato...
Nota (*7): oppure, è sempre per questo istinto che le droghe sono così pericolose: da una parte infatti la natura umana, poiché recano piacere, ci dice che sono “buone” e la ragione, che sa quanto in realtà facciano male, si ritrova da sola a combattere contro il resto della mente...

martedì 21 maggio 2013

Questione di priorità

Mentre sono ancora in attesa dei primi provvedimenti del governo Letta (a parte le promesse e le chiacchiere) sono di oggi nuove notizie allarmanti sull'economia italiana e, in particolare, sulla disoccupazione. I conti, come io avevo predetto ed era facile da prevedere, non tornano: con la gigantesca contrazione dell'economia, aggravata dai provvedimenti di Monti, le entrate diminuiscono sempre più e il rapporto fra deficit e PIL non può che schizzare verso l'alto (v. il corto PIL x Polli).

Però finalmente, in questa situazione drammatica, il PD ha presentato una proposta di legge: di cosa si tratta? Forse di tagli agli sprechi o alla politica? l'abolizione delle province? il rilancio dell'economia? del sostegno all'occupazione? misure comunque di attenzione al sociale?

Assolutamente no!
La priorità del PD (ma vedrete che anche il PDL darà il suo contributo a questa legge!) non è cercare di fare il bene dell'Italia e degli italiani ma quella di salvaguardare il proprio potere. Come? mettendo fuori legge il M5S in maniera che non possa presentarsi alle elezioni. Complimenti...

Io di questi politici non mi stupisco più: hanno pure l'ipocrisia di dire che non è una legge contro il M5S!
L'unica curiosità che mi è rimasta è vedere cosa dirà al riguardo Renzi. Come scrissi qualche mese fa (v. Programma Renzi = 220) ho concesso il beneficio del dubbio a Renzi: si atteggia a politico diverso dagli altri ma non sono sicuro che lo sia. Forse sì, forse no. Vediamo che posizione prende su questo disegno di legge, palesemente antidemocratico, e avremo un'indicazione interessante...

lunedì 20 maggio 2013

Randa

La memoria, una mia amica, il tè e Mario Monti: tutti questi elementi hanno in comune la randa. Impossibile? Leggete...

Qualche mese fa una mia amica venne a trovarmi a casa: siccome era pomeriggio le offrii del tè...
Inizialmente mi parve entusiasta ma quando arrivai con tutto l'armamentario (vassoio, teiera, tazze, zucchero, cucchiaini, etc...) mi distrasse e poi finì, addirittura, per non assaggiarlo.

Con molto masochismo e un pizzico di ironia qualche mese fa ho letto il libro I pirati di Mario Monti, Ed. Longanesi & C., 1968. A incuriosirmi era stato il nome dell'autore, omonimo (*1) dello sciagurato ex presidente del consiglio. L'opera in sé, come supponevo (*2), è estremamente modesta e priva di interesse: parte male, quasi schernendo i pirati descritti da Salgari (*3), e prosegue peggio con un'accozzaglia di biografie di pirati più o meno famosi...

Riguardo la memoria ho da citare due fatti.
Primo: ho già diffusamente parlato del programma Anki: devo solo aggiungere che da qualche mese ho creato una libreria di schede (cercando le definizioni dai vocabolari in rete) formate dalle parole nuove (o, a volte, semplicemente poco chiare) che incontro nei libri che leggo. In questa maniera rafforzo la memoria e do più valore alle mie letture.
Secondo: in Zio primevo ho accennato alla capacità della mia memoria di ricordarsi, anche per periodi molto lunghi, i dettagli che sul momento mi lasciano perplesso.

Infine la tazza. Probabilmente non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro visto che i miei argutissimi e dottissimi lettori avranno già combinato tutte le tessere del mosaico insieme ma, per gli stolti lettori occasionali, spiegherò anche quest'ultimo dettaglio...

Come credo di aver già scritto, fin dall'infanzia sono un accanito bevitore di tè: sfortunatamente non sono altrettanto solerte a pulire le mie tazze che, in genere, finiscono nel lavandino più o meno riempite d'acqua, e là aspettano che io mi decida a lavarle.
Il risultato è che sul bordo superiore, all'interno, hanno una specie di anello più scuro dato dalla colorazione del tè. Per quanto mi impegni con la spugnetta non c'è verso di toglierlo e, alla fine, mi ci sono abituato...
Ieri la svolta! Ho provato a grattare l'anello con un'unghia e mi è parso che qualcosa venisse via: allora ho preso la spugnetta metallica e... magia! Ho rimosso senza alcuna difficoltà ogni traccia di tè!

Riassumo (*4): leggendo I pirati mi sono imbattuto in un sacco di termini marinareschi (tolda, bompresso, trinchetto, boma, cassero, casseretto, drizza, strallo, etc...) fra cui anche “randa”; così ho cercato la definizione di “randa” per inserirla in Anki: beh, “randa” non ha il solo significato di vela orientabile al vento (grazie alla boma) ma deriva (poco fantasiosamente!) dal gotico randa e ha anche il significato di “bordo, orlo superiore, specialmente di cosa circolare”; si può quindi dire che le mie tazze avevano la randa sudicia; e, riecco la memoria, il particolare che mi aveva colpito della mia amica era stato il suo sguardo in tralice, quasi non volesse farsene accorgere, alla tazza dalla randa marroncina che le avevo offerto...

Conclusione: le donne non bevono il tè.
Suvvia, facciamo un mea culpa completo: le donne non bevono il tè dalle tazze con la randa sudicia!


Nota (*1): cioè CREDO si tratti solo di un omonimo!
Nota (*2): ammetto che ero molto prevenuto...
Nota (*3): penso infatti che se Salgari avesse avuto la possibilità di dedicarsi con calma al suo lavoro di scrittore avrebbe realizzato dei veri e propri capolavori.
Nota (*4): ovviamente solo per gli stolti lettori occasionali: sono consapevole che gli eroici lettori indefessi hanno già capito tutto...

sabato 18 maggio 2013

L'arte del camminare

Ho letto un libro che non comprerei né leggerei (quasi!) mai.
Si tratta di L'arte del camminare di Luca Giannotti, Ediciclo Editore, 2011.

E infatti non l'ho comprato ma mi è stato regalato un paio di natali fa: in genere non compro manuali su argomenti così vaghi e che mi interessano poco o niente.
Per un paio di anni questo libretto (è sulle 150 pagine) è rimasto in uno scaffale della libreria che tengo in camera poi un giorno, non saprei dire nemmeno io il perché, ho deciso di provare a dargli un'occhiata e l'ho promosso “libro da WC”: ovvero un libro da leggere mentre sono in bagno...

Fin da subito mi è piaciuto. L'autore non ha la pretesa di voler insegnare tutto a tutti sul “camminare”. Piuttosto è consapevole della vastità della materia e si limita a soffermarsi, con brevi capitoli di 3-5 pagine, su tutta una serie di argomenti connessi al camminare.
È un libro scritto col cuore da una persona che crede realmente in quello che scrive. Ma non c'è solo emozione ma anche delle riflessioni apparentemente semplici ma in realtà profonde: non per nulla l'autore è anche laureato in filosofia!

È un libro con tanto buon senso il cui messaggio principale è forse quello che il camminare non è solo una sfacchinata dal punto A al punto B, magari il più veloce possibile, ma che è, o almeno dovrebbe essere, un'esperienza interiore: un abbandonare il quotidiano per ritrovarsi con sé stessi. L'entrare in una dimensione dal ritmo diverso da quello al quale la società moderna ci ha abituato: un ritmo che permette di guardarsi intorno e vedere con occhi diversi ciò che ci circonda.

Ah! Il libro presenta una grave controindicazione: fa venir voglia di mettersi a fare lunghe escursioni a piedi! Lunghe perché, per potersi depurare dalle tossine del quotidiano, sono necessari almeno tre giorni...

In conclusione non saprei dire se questo libro è per tutti: ci vuole un minimo di sensibilità filosofica (chiamiamola magari “apertura mentale”) per apprezzarlo; sicuramente lo consiglio a tutti coloro minimamente interessati all'esperienza del camminare anche in senso estremamente lato...

giovedì 16 maggio 2013

Signorino Alfano

Quando guardo la faccia di Alfano rimango sempre perplesso.
Le sopracciglia aggrottate e le labbra imbronciate danno l'idea di una persona che rifletta molto intensamente, magari con una punta di preoccupazione civica per la situazione attuale.
Questo alla prima lettura. Poi però vedo che l'espressione non varia: e allora la sensazione che dietro al fiero cipiglio ci sia un pensiero, un'idea profonda, appare sempre più improbabile. L'espressione corrucciata par diventare frutto di una paresi. Oppure una maschera, tenuta fissa in faccia solo per dare l'impressione di un'intelligenza meditabonda che non c'è...

Ho marcato questo corto come “facezia” ma in realtà quello che ho scritto è vero: quando vedo Alfano, per un attimo vi scorgo lo statista preoccupato ma, dopo pochi secondi, mi appare come un bambino imbronciato, bizzoso e viziato.

Uuuuuuu!!!! - 18/5/2013
Uno dei miei passatempi preferiti al calcolatore (rigorosamente mentre faccio qualcosa d'altro!) è quello di scoprire nuovi gruppi navigando esclusivamente attraverso i suggerimenti di YouTube.
A volte mi lascio adescare da video con milioni di visioni (è una bella signorina nella relativa miniatura) ritrovandomi poi ad ascoltare del rap o peggio: in questi casi è molto difficile tornare ai video del genero che mi piacciono...
L'estremo opposto è quando scopro un gruppo con pochissime visioni che invece a me piace molto. Proprio oggi, ne ho trovato uno eccezionale: Lonewolf (ecco il perché dell'ululato/titolo di questo corto) dei quali il seguente brano, Unholy Paradise, è decisamente il più orecchiabile (ma ne ho trovati almeno altri tre o quattro che mi piacciono molto)...


Fermo... - 20/5/2013
Di nuovo appiedato!
La mia infida Micra, come suo solito, mi ha tradito nuovamente: questa volta io non avevo dimenticato niente acceso ma è stata invece la serratura del bagagliaio a impazzire. In pratica questa inizia ad aprirsi e chiudersi a ripetizione fino a quando non esaurisce la batteria: già l'anno scorso avevo avuto questo problema ma avevo risolto ungendo di grasso la serratura così, pochi giorni fa, accortomi dell'anomalia, avevo fatto altrettanto: mi ero reso conto che gli ingranaggi continuavano a non scorrere bene ma avevo incrociato le dita...

Ora sto ricaricando la batteria per provare poi ad aprire, letteralmente, la serratura del bagagliaio per lubrificarla dall'interno: se però non risolvo mi toccherà portarla dall'elettrauto che invece di aggiustare cambierà tutti i pezzi coinvolti...
Grrrr!!!!

Trucco a vuoto - 20/5/2013
L'altra settimana sono stato da un amico chitarrista che mi ha illuminato sul problema delle corde a vuoto del brano Purple Haze che avevo evidenziato in Lezione LIV. Io ero molto orgoglioso di essere riuscito a trovare una maniera per stoppare le corde e pregustavo già i complimenti che avrei esatto dal maestro...
Intendiamoci, la mia soluzione può anche andare, ma quella del mio amico è molto più semplice.
Il problema era alla 4° battuta dove, dopo un SOL sul 5° tasto, avrei dovuto suonare la 4° corda a vuoto (un RE) che poi era complicata da stoppare: la soluzione è semplicemente quella di suonare il RE non sulla 4° corda a vuoto ma sul 5° tasto della 5° corda!

Silenzio - 21/5/2013
Fra una settimana scade il mio dominio in rete ma non ho intenzione di rinnovarlo: il costo è irrisorio ma l'uso che ne faccio è ancora minore!
L'unica controindicazione è che, per mia praticità, vi avevo caricato molti degli archivi mp3 per i pezzi marcati “Unplugged” e che, ovviamente, diverranno irraggiungibili.
Se ho voglia, magari col tempo, li sposterò altrove (ho la mia copia in locale) ma per il momento non ho intenzione di far niente.

Zio primevo

Ripensavo a quale sia il mio primo ricordo dello zio Gip.
Stranamente è molto vecchio: dovevo avere fra i 3 e 5 anni. È interessante perché sono sicuro che non sia un falso ricordo, di quelli magari immaginati intorno a una foto o che mischiano immagini recenti a fatti sentiti dire, etc...

Il ricordo è questo: credo si festeggiasse il mio compleanno e c'erano vari invitati fra cui i nonni paterni e, appunto, lo zio. La festa si svolgeva in una saletta separata della casa a cui si accedeva passando dall'esterno. Ricordo che all'entrata di essa subito sulla destra c'era lo zio seduto a un tavolino impegnato con uno dei miei giochi.
Si trattava di un gioco che mi ha sempre affascinato: una specie di solitario/rompicapo in cui bisognava riempire una griglia colorata con tessere di animali. La regola era che lo sfondo della tessera corrispondesse a quella del piano di gioco e col vincolo aggiuntivo che sulla stessa riga e colonna non ci fossero due animali uguali (*1).
Lo zio mi dovette aver rivolto la parola perché mi fermai a guardarlo giocare ammirato per come procedeva (suppongo che all'epoca il gioco fosse un po' difficile per me) speditamente.
Dopo poco passo mio padre e io gli dissi qualcosa tipo «Hai visto come lo zio è bravo?!».
E il babbo rispose, più rivolto allo zio che a me, «Sta barando, così è più facile: avrebbe dovuto partire dal centro...».
La risposta di mio padre mi lasciò perplesso: in effetti il gioco prevedeva di inserire le tessere dal centro e poi lungo una spirale disegnata sul piano di gioco però non capivo perché dovesse essere più difficile che partire dall'angolo in alto a sinistra e scendere riga dopo riga. Bo, in realtà non so se feci questa riflessione (vero è che mi è rimasta in mente e quindi, probabilmente, ci ho riflettuto!) sicuramente però mi colpì il tono di voce provocatorio di mio padre e l'espressione dello zio che non rispose nulla ma parve mordersi la lingua...
All'epoca la mia capacità di concentrazione era molto scarsa e quindi me ne andai alla ricerca di qualche altro divertimento.

Però questo episodio mi è sempre rimasto in mente perché evidentemente mi colpì molto (*2). Sono altrettanto sicuro che non mi sia stato raccontato dai due protagonisti e, non essendoci altre persone nelle immediate vicinanze, non può essermi stato riferito (e che scopo poi?) da terzi...
Crescendo capii che mio padre e lo zio (suo fratello maggiore) avevano litigato e io, per tutta l'infanzia, mi sentii in imbarazzo non sapendo bene quali dovessero essere i miei rapporti con lui.

Stranamente non so niente di questa famigerata lite: mi chiedo se fosse avvenuta proprio al mio compleanno... Questo spiegherebbe la presenza dello zio: se avesse già litigato col babbo non sarebbe venuto, credo...

Conclusione: perché improvvisamente ho ripensato allo zio? Lo saprete con la prossima prima puntata del Fattaccio!

Nota (*1): in seguito questo gioco fu “trasferito” a casa dei nonni e per molti anni ho continuato a giocarci. Ricordo che un paio di tessere erano andate perse e mio padre, che disegna molto bene, le aveva rifatte a mano: erano una mucca e un papero!
Nota (*2): già da piccolino ero già un KGB: se vedevo qualcosa che non capivo mi rimaneva impressa fino a quando, magari dopo una decina d'anni, non ne capivo il significato!