«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
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3. L'ultimo corto è questo

martedì 31 marzo 2020

Speciale Coronavirus 12

Come sta andando l’epidemia?
È difficile capirlo e del resto le conferenze stampa quotidiane o quasi, come pure le “buonenotti” di Conte, sembrano pensate più per tranquillizzare la popolazione che per informarla meticolosamente.

Il problema di fondo è la scarsezza dei tamponi effettuati che non permette di aver dati certi per stimare il reale numero dei contagiati: anche da questo deriva la mortalità particolarmente alta italiana (*1).

Personalmente l’unico dato che ultimamente guardavo è quello del rapporto fra positivi e tamponi fatti (v. Tamponi giornalieri e contagiati da Lab24.IlSole24Ore.com) che però è di nuovo poco affidabile a causa della sua alta inconsistenza dovuta ancora una volta al relativamente piccolo numero di campioni effettuati e alla disomogeneità (per regione) degli stessi.
Ultimamente da questi dati l’epidemia in Italia sembrerebbe iniziare a rallentare anche se resta sempre più di un’incertezza.

Ovviamente non sono il solo che si pone questa domanda e ieri l’Imperial College di Londra ha pubblicato una ricerca sull’argomento.
Ne dà notizia Burioni (Coronavirus: in Italia quasi 6 milioni di casi secondo l’Imperial College di Londra su MedicalFacts.it) che fornisce anche il collegamento alla ricerca originale, un PDF di 35 pagine.

Il succo della ricerca è la stima del numero totale di contagiati: in Italia (al 28 marzo, giorno in cui è stata chiusa la ricerca pubblicata poi ieri) i contagiati sarebbero il 9,8% della popolazione, ovvero circa 6 milioni (con però un intervallo di confidenza molto ampio, che arriva a un quarto della popolazione). Insomma i contagiati sarebbero di due ordini di grandezza più numerosi di quanto risulta dalle statistiche ufficiali.

Ho dato una lettura cursoria alla ricerca e ho capito questo:
- La ricerca si basa sul numero dei morti che dà un’idea “precisa” (vedi poi le mie perplessità) del contagio con tre settimane di ritardo ma che però, per i numeri iniziali, potrebbe non essere troppo attendibile (alcuni morti per/con Coronavirus potrebbero non essere stati registrati come tali).
- Il modello considera anche le misure prese dai diversi governi per diminuire i contatti fra le persone abbassando così la contagiosità del virus che può trasmettersi a meno persone. Per ipotesi hanno stabilito che misure uguali hanno avuto effetti “uguali” in tutti i paesi che le hanno adottate (vedi poi le mie perplessità).
Con questi dati e parametri hanno ricostruito l’evoluzione e diffusione della malattia in ogni stato.

Personalmente non sono totalmente convinto (*2) da questa ricerca: il primo dubbio riguarda proprio la lettura dei dati sulla mortalità. Questa infatti non dipende solo dalla mortalità del virus ma, in maniera preponderante, dalla saturazione dei posti in terapia intensiva.
Magari il modello ne tiene conto (ne ho letto circa un quarto, magari questo dettaglio era spiegato nelle note tecniche) ma non ne ho trovato menzione. Inoltre, almeno in Spagna e Italia, si hanno notizie di numerose morti (persone sole, anziani in case di cura) probabilmente non (ancora) conteggiate nelle statistiche ufficiali.
Sono anche perplesso sul fatto che misure “uguali” possano dare effetti “uguali” in ogni paese: innanzi tutto il diavolo si nasconde nei dettagli e, misure apparentemente uguali, potrebbero avere delle sottili differenze capaci però di modificarne grandemente l’effetto.
E anche che le popolazioni si attengono tutte col medesimo scrupolo alle stesse indicazioni mi pare difficile. Per esperienza personale so che in Olanda (e credo quindi negli altri paesi del nord Europa) le indicazioni si seguono scrupolosamente; in Italia non è così (*3).

Insomma apprezzo molto il tentativo dell’Imperial College di Londra ma sono un po’ dubbioso sulla sua totale attendibilità (ma del resto per l’Italia, come detto, l’intervallo di confidenza è talmente ampio che sembra molto difficile uscirne!). Sono curioso, nei prossimi mesi quando ne sapremo di più, di verificare quanto era stata accurata questa previsione.

[31/3/2020 13:00]
Mi sono reso conto che è scorretto dire di non fidarsi della previsione dell’Imperial College senza fornirne una mia propria: e allora ne faccio una al volo!
Considero che la mortalità del Coronavirus nella regione di Hubei, con gli ospedali saturi come da noi, quando la calcolai era più o meno al 4%.
Quindi in Italia con 10.023 morti al 28 marzo, per proporzione ottengo 250.575 contagiati. Siccome mi sembrano pochi (altamente scientifico!) raddoppio a 500.000. In pratica un’ordine di grandezza superiore ai dati ufficiali ma inferiore, sempre di un’ordine di grandezza, alla previsione della ricerca inglese. Vedremo chi vi è andato più vicino!

Intendiamoci: maggiore è il numero degli infetti è meglio è per il paese visto che queste persone dovrebbero (ancora non è sicuro ma è probabile) essere ormai immuni al virus.

[3/4/2020 17:30]
La situazione non mi è chiara. L’unico dato affidabile è quello del numero di morti che però è in ritardo sulle misure di quarantena prese di 3 o più settimane.
L’altro dato che seguo è quello del rapporto fra nuovi positivi individuati e numero di tamponi fatti: il problema è che il numero dei tamponi è relativamente basso e varia molto.
La sensazione è quella di un lentissimo rallentamento della diffusione del virus però ogni giorno ho paura di un’inversione di questa debole tendenza.

Come mai non si facciano più tamponi è un mistero: le giustificazioni (sostanzialmente “va bene così”) sono deboli, io gradirei anche la semplice ammissione che si dovrebbe fare più controlli ma che non ne abbiamo i mezzi.
Invece si colpevolizza i cittadini chiusi in casa appena si azzardano a uscire per fare la spesa quando invece il problema è altrove.

Infine ripensavo alla ricerca dell’Imperial College di Londra secondo cui il numero dei contagiati in Italia dovrebbe essere pari al 10% della popolazione.
In questo caso significa che facendo i tamponi completamente a caso sulla popolazione si otterrebbe un 10% di positivi. E in effetti negli ultimi giorni la percentuale è più o meno quella: ma in Italia facciamo i tamponi solo a chi ha sintomi molto gravi (a parte ai politici e calciatori testati anche se asintomatici) e quindi la mia sensazione è che il numero dei positivi dovrebbe essere estremamente maggiore se la stima della ricerca fosse corretta (*1).
È vero che, nel frattempo, molte persone infettate, testando gli antigeni e non gli anticorpi, potrebbero risultare negative perché a tutti gli effetti guarite.
Nota (*1): al 28 marzo la percentuale era del 16% ma mi sarei aspettato, se la stima del 10% di infetti fosse corretta, un qualcosa vicino al 50%...

Conclusione: ho deciso di chiamare la mia gola “forra” e quindi: ho la forra delicata ma per il momento sto bene!

Nota (*1): si tratta del rapporto fra morti e contagiati e, nel caso italiano, il numero dei secondi è probabilmente molto sottostimato.
Nota (*2): ovviamente sono consapevole di non saperne un ca### ma ciò non mi ha mai condizionato più di tanto: soprattutto in una situazione nuova come questa la libertà e freschezza di pensiero può valere quanto regole vecchie usate in una situazione nuova e completamente diversa.
Nota (*3): del resto la scarsa disciplina italiana potrebbe essere (mia teoria!) una delle ragioni per cui la quarantena sembra iniziare a funzionare con una settimana di ritardo sul dovuto...

domenica 29 marzo 2020

Teoremi inutili

Primi che me ne dimentichi voglio accennare ai ragionamenti matematici che mi hanno tenuto sveglio per una nottata e poco più. Ne avevo accennato nei corti Teoremi e seguente dell’altra settimana…

Riassumo brevemente: era da qualche giorno che avevo voglia di “fare” un po’ di matematica e, durante un pomeriggio, mentre ascoltavo musica a occhi chiusi, mi ero rimesso a riflettere su uno dei pochi problemi matematici che conosco: ovvero dimostrare che ogni numero pari può essere espresso come somma di due numeri primi.
Chiaramente sono perfettamente consapevole che si tratta di un problema al di là delle mie capacità: ma se mi diverto che male c’è a giocarci un po’?
E poi da cosa nasce cosa e da idea deriva idea. Ero passato infatti a riflettere su qualcosa di solo vagamente affine: mi chiedevo infatti cosa accadesse ai fattori di due numeri dopo una somma.
Nella moltiplicazione è infatti noto che tutti i fattori si conservano nel prodotto: per esempio 6 (3x2) moltiplicato 10 (5x2) dà 60 (3x2x5x2 ovvero 3x2²x5).
Ero così giunto a queste conclusioni (facilmente dimostrabili):
1. se un fattore è presente in entrambi gli addendi allora sarà presente anche nella somma.
2. se un fattore è presente solo in un addendo allora NON sarà presente nella somma.
Es: 6 (3x2) sommato 10 (5x2) = 16 (2x2x2x2)

Soprattutto la proprietà 2 mi era sembrata interessante: ero giunto alla conclusione che se i due addendi sono formati da tutti i “primi” fattori primi allora il risultato della somma dovrà essere un nuovo numero primo più grande dei precedenti.
Mi spiego meglio: supponiamo di avere i “primi” cinque numeri primi: P1 (1), P2 (2), P3 (3), P4 (5) e P5 (7).
Allora tutte le somme ottenute con addendi dati da sottoinsiemi disgiunti di questi cinque numeri primi daranno nuovi numeri primi.
E su questa idea, ricordo che ero a occhi chiusi, mi ero ripromesso di verificare poi su carta.
Come spiego nel corto Teoremi mi ero poi messo verso le 22:30 a fare qualche prova.
E le prove funzionavano! Vediamo, per esempio, cosa si ottiene con i “primi” cinque numeri primi:
. 1 + 2x3x5x7 = 211
. 2 + 1x3x5x7 = 107
. 3 + 1x2x5x7 = 73
. 5 + 1x2x3x7 = 47
. 7 + 1x2x3x5 = 37
. 2x3 + 5x7 = 41
. 2x5 + 3x7 = 31
. 2x7 + 3x5 = 29
...
(le altre sono permutazioni che portano agli stessi risultati)

Oppure usando solo quattro numeri primi:
. 1 + 2x3x5 = 31
. 2 + 3x5 = 17
. 3 + 2x5 = 13
. 5 + 2x3 = 11
...
(le altre sono permutazioni che portano agli stessi risultati)

Chiaro quindi che sarebbe facile creare un algoritmo che iterativamente trovasse nuovi numeri primi aggiungendoli alla propria lista e così via.

Però la matematica insegna che se qualcosa funziona per alcuni valori non è detto che funzioni sempre! Sapevo quindi di dover fare altre verifiche e sul quadernone dove avevo fatto questi calcoli mi ero appuntato tre teoremi da dimostrare.

Copio a mano, ignorate il linguaggio inesatto: erano appunti per me stesso…
«
. Teorema: la somma di 2 numeri senza fattori comuni non avrà nessuno dei fattori dei 2 numeri.

. Teorema (esiste già): i fattori di un numero n sono tutti minori di radice di n.

. Teorema: bilanciamento prodotto
Come minimizzare la somma di 2 numeri ottenuti dal prodotto di k e n-k fattori tutti diversi fra loro.
- fare prima il caso in cui i fattori sono tutti consecutivi; vedere poi con fattori primi.
»

I primi due teoremi sono banali e così, verso le 00:30, una volta a letto mi misi a pensare al problema più complesso: ovviamente senza venirne a capo ma guastandomi tutto il riposo!
Al mattino, verso le 7:00, pensai di rilassarmi ragionando un po’ sui due teoremi più facili. Il primo è banale (io lo dimostrerei sfruttando che il modulo di un numero è pari al modulo della somma dei moduli dei suoi addendi) ma arrivato al secondo teorema mi resi conto della fregatura della mia idea!

In pratica la funzione fattoriale cresce molto più rapidamente di qualsiasi quadrato: e la somma dei prodotti di due insiemi disgiunti dei “primi” numeri primi è una specie di fattoriale “un po’ dimagrito” ma che, con un numero di elementi abbastanza grande, darà un risultato molto maggiore del quadrato del più grande di essi.

Cosa significa questo?
L’algoritmo quindi funziona ma la sua applicabilità è fortemente limitata dalla condizione vista qui sopra...
L’algoritmo sopra mostrato per trovare nuovi numeri primi, usando i "primi" Pi numeri primi, ci darà sicuramente un numero primo N se questo sarà minore di P(i+1) al quadrato: ora P(i+1) non è noto quindi dobbiamo usare Pi+2 al quadrato.

Cioè per i “primi” 5 numeri primi abbiamo P5=7 quindi P5+2=9 e quindi saranno sicuramente primi tutti i numeri ottenuti minori di 9x9=81. In realtà, sapendo che P6 è 11, saranno primi tutti i numeri minori di 121. Ma questo comunque, per numeri abbastanza grandi, non cambia nulla: il fattoriale cresce molto più rapidamente del quadrato.
È facile supporre che per numeri abbastanza grandi anche la somma più piccola del prodotto di due insieme disgiunti di numeri primi fino a Pi sia molto più grande di (Pi+2) al quadrato.
Tali numeri ottenuti potrebbero sì essere primi ma potrebbero essere anche il prodotto di numeri primi maggiori di Pi, cioè Pi+1, Pi+2 etc...

E fu così che con animo deluso, ma anche un po’ divertito, scrissi il corto Divertente (?). Quello stesso giorno, nel pomeriggio, tornai a rifletterci ascoltando musica a occhi chiusi.
Mi chiesi se fosse possibile modificare l’algoritmo per verificare se i nuovi numeri ottenuti non fossero divisibili per quelli precedentemente trovati (spiegato male ma non è importante) ma alla fine mi resi conto che si dovrebbe dimostrare un altro teorema: “ogni numero primo Pn è ottenibile come somma dei prodotti degli insiemi disgiunti di numeri primi A e B tali che A unito a B sia pari all’insieme di tutti i «primi» n-i numeri primi (con i>0)”. Se così non fosse l’algoritmo potrebbe non individuare il numero primo Pn col risultato di produrre risultati pari alle sue potenze e, ovviamente, non primi!
Se invece il teorema precedente fosse corretto allora (dovrei pensarci meglio) l’algoritmo potrebbe forse essere modificato per funzionare: ma forse tale teorema è solo condizione necessaria ma non sufficiente, non saprei dire così su due piedi…

Conclusione: ma solo io trovo la matematica divertente?

sabato 28 marzo 2020

Speciale Coronavirus 11

Oggi non ho nessuna informazione particolare raccolta dai canali esteri che seguo ma solo qualche riflessione generica (il pezzo è postdatato).

27/3/2020 9:45
L’orgia delle autocertificazioni.
Il 12 marzo in Speciale Coronavirus 8 scrissi:
«4- Ma cos’è questa fissazioni per la burocrazia e le scartoffie? Che senso hanno tutte queste autocertificazioni che non potranno mai essere verificate? A me pare un inutile spreco di carta e di tempo: l’illusione che con la burocrazia inutile si controlli e si gestisca meglio la situazione. Lo so: è una piccolezza rispetto alle altre problematiche ben più gravi però, nella sua stupidità, anche questa riesce a irritarmi…»
Sono ancora della medesima opinione e, anzi, le costanti variazioni mi sembrano ancor più paradossali.
In parte è una tendenza italiana quella di cercare di controllare tutto con una burocrazia ipertrofica che alla fine si riduce a montagne di scartoffie. Già in febbraio, quando il governo affermava di essere pronto ad affrontare qualsiasi emergenza epidemica nel nostro paese, scrivevo che la nostra era una preparazione burocratica, tutta sulla carta, solo apparente e false.
Probabilmente un altro scopo delle autocertificazioni è quello di colpevolizzare il cittadino: le misure di mitigamento dell’epidemia non stanno funzionando come si sperava e il governo cerca di scaricarne la responsabilità morale sui cittadini che si spostano per fare la spesa o che portano a spasso il proprio cane. Invece i motivi per cui la propagazione della malattia rallenta solo molto lentamente sono probabilmente altri:
1. La scarsità di tamponi effettuati che non consente l’identificazione degli asintomatici. Questo in particolare è gravissimo per le persone che sono a contatto con gli isolati (personale sanitario e addetti alla grande distribuzione) o che comunque continuano a lavorare (forze dell’ordine e altri lavoratori).
2. Le attività non essenziali tenute aperte. Molte sono state chiuse la scorsa domenica ma, visto che la scadenza per la chiusura era a metà settimana, gli effetti si inizieranno a vedere fra una settimana o più.

A questo riguardo sono curioso di chiedere alle mie fonti in Francia, Olanda e Spagna per sapere se anche loro hanno questa mania delle autocertificazioni...

Ieri, con la conferma che il prefetto di Firenze aveva autorizzato i viaggi nei paesi limitrofi per gli acquisti essenziali, sono andato a fare la spesa.
Sono uscito verso le 14:00. Le macchine in giro mi sono sembrate meno dell’altra volta: forse un 30%. Non ho trovato posti di blocco delle forze dell’ordine. Al supermercato (diverso da quello dell’altra settimana) c’era un distributore di gel per lavarsi le mani all’ingresso ma io ho preferito indossare i guanti di plastica per le verdure per tutto il tempo. Sono entrato senza controlli ma quando sono uscito avevano iniziato a contingentare gli ingressi: ovvero una persona entrava quando un’altra usciva. L’uso delle mascherine da parte degli addetti era sistematico per quel che vale e veniva richiesto anche il rispetto della distanza (io sono stato subito ripreso perché in coda mi tenevo alla distanza di 1 carrello, evidentemente ritenuta non sufficiente…).
L'approvvigionamento era normale: l’unico prodotto completamente assente era la farina di tipo “0”, quella per fare pizza e pane, e infatti anch’io l’avrei voluta comprare per potermi fare il pane fresco.

[28/3/2020] 19:00
Oggi, mentre rigovernavo, ho ascoltato la conferenza stampa della Protezione Civile: di solito mi limito a verificare i nuovi dati e, da qualche giorno, il grafico Tamponi giornalieri e contagiati da Lab24.IlSole24Ore.com
In particolare seguo l’andamento della linea curva (quella della percentuale di tamponi positivi su quelli effettuati). Anche se il fatto che sia così variabile mi fa pensare che i tamponi fatti siano ancora troppo pochi e che questo falsi un po’ tutti i dati rendendoli difficilmente interpretabili.
Comunque, tornando alla conferenza stampa, mi ha sorpreso come il responsabile intervistato (non so chi fosse) abbia evitato di rispondere (o di farlo chiaramente) a tutte le domande che gli hanno fatto!
Come al solito è stato un esercizio di scaricabarile: “questo lo dovete chiedere alle regioni”, “questo lo dovete chiedere all’Istituto Superiore della Sanità”, “questo a tale e quello a tizio”.
Gli era stata anche posta la domanda di come mai se l’OMS chiede di fare tamponi a tappetto per identificare i positivi noi non lo facciamo: ha risposto che in totale ne abbiamo fatti 395.000 (sembrano tanti ma sono pochi) e che, dopo un lungo discorso, seguiamo le indicazioni dell’Istituto Superiore della Sanità. Ovvero non ha risposto.
Vabbè, già il 10 febbraio scrissi Lo scarica virus: all’epoca il governo aveva già dato il la, ovvero, scaricare la responsabilità di decisioni politiche fondamentali sulla burocrazia, in questo caso i medici di famiglia e gli operatori delle ASL, che non avevano né la preparazione né, soprattutto, i mezzi per poter adempiere correttamente al compito che gli era stato affidato (scaricato).
La Protezione Civile si è adattata a questo andazzo: scaricare le responsabilità a destra e a manca (*1).

Secondo argomento della giornata è invece il ritardo con cui tutti i governi occidentali, non solo il nostro, si sono mossi.
Ho ritrovato questo “vecchio” articolo del 27 febbraio: Coronavirus, per gli esperti l'epidemia è in una nuova fase da Ansa.it
Se l'articolo è del 27 febbraio allora almeno da una settimana prima gli esperti consigliavano di prepararsi alla pandemia. Cito: «Per prepararsi, concludono gli esperti, gli ospedali devono fare scorta di materiale di protezione respiratoria e aggiungere posti letto...»
Un articolo de IlFattoQuotidiano.it rincara la dose: Fin dal 17 febbraio sapevano: nessuno comprò respiratori di Alessandro Mantovani e Wanda Marra (*2).
In definitiva, e lo ripeto non solo in Italia, vi è stato in tutto il mondo occidentale un incomprensibile ritardo nella gestione di questa emergenza: ancora non riesco a darmene una spiegazione convincente perché la stupidità e l’impreparazione sarebbero veramente eccessive. Ma state sicuri che se c’è qualche altro fine, nel giro di un paio di anni o forse meno, esso diverrà evidente...

Nota (*1): se, per esempio, i dati provenienti dalle regioni non sono corretti o totalmente affidabili allora perché non ci si attiva per risolvere il problema ma ci si limita a dire che questo è quanto hanno fornito?
Riguardo i tamponi il vero problema è che non ne possiamo fare di più perché non abbiamo abbastanza laboratori o kit automatici per farli: non ci sarebbe niente di male ad ammetterlo ma andrebbe detto chiaramente. Poi la politica si dovrebbe assumere le proprie responsabilità e attivarsi per ottenere o produrre un maggior numero di kit (ovvio che i laboratori non si possono creare dal nulla con altrettanta facilità).
Nota (*2): l’articolo è riservato agli abbonati ma già il titolo è piuttosto eloquente.

Conclusione: ho le palle che mi girano nelle vie aeree...

venerdì 27 marzo 2020

Strabuccino e Saltabecca (4/4)

Nelle settimane seguenti però Strabuccino iniziò a sospettare, intuì che la moglie gli nascondeva qualcosa: notò infatti che la sua Saltabecca non faceva che bere vodka, piangere e mormorare, come fosse una giaculatoria, “quando torni mio amatissimo Telaimbrattio? Mi hai già dimenticata? Hai scordato le nostre notti di passione?”.
Strabuccino era troppo buono per rimproverare alla moglie il suo tradimento ma adesso la compagnia di lei gli risultava imbarazzante: per questo a cena invitava spesso il suo amico e mentore il puledrino Sbrocco che, con la sua innata ed equina allegria, riusciva a distrarre l’uomo dalla sua triste situazione.
Chiaramente i due amici parlavano sempre di pre-produzione, produzione, post-produzione e delivery cosicché Stramele rimaneva esclusa dalla conversazione.
Invero, nei primi tempi, la donna cercò di farsi spiegare da Sbrocco la discriminazione che incontrano, ancora oggi, i cavalli parlanti nel mondo moderno: per esempio, le spiegò Sbrocco, la maggior parte delle persone crede ancora allo stereotipo del cavallo che mangia erba o biada: «Certo, è vero, la maggioranza dei cavalli è vegetariana ma questo non significa che non ci sia anche chi, come me, sa apprezzare una bella bistecca sanguinolenta!”. Inoltre Sbrocco aveva un parente famoso e questo catturo temporaneamente l’interesse di Stramele: un suo prozio acquisito era cugino di secondo grado di Francis, il mulo parlante e, ovviamente, conosceva un sacco di aneddoti salaci sul lontano parente. Per esempio, a sentire Sbrocco, benché amatissimo dalle attrici del tempo Francis era in realtà cavallosessuale.
Ma ben presto queste chiacchiere filosofiche divennero ripetitive e gradualmente Stramele iniziò a ignorare il dialogo fra i due amici e a limitarsi a mangiare in silenzio il cibo dal suo piatto mentre fantasticava di gustare il sapore di Telaimbrattio dal suo petto.

Ma anche quando Telaimbrattio tornò in città la situazione non migliorò: qualcosa si era irrimediabilmente rotto. Stramele corse a incontrarlo ma lui ormai rimaneva lontano e distaccato. Un giorno infine Stramele andò a trovarlo per fargli una sorpresa e si accorse che un’altra ragazza si nascondeva nel suo studio: oltretutto Telaimbrattio le suggerì di darsi alla musica perché come pittrice ella non riusciva più a progredire. Lei fece finta di niente ma l’umiliazione fu tale che si rese conto di non amare più il bel pittore.
Stramele si decise così a riprovarci con Strabuccino ma, come sempre accade in queste situazioni, la tragedia era in agguato.
Tornata a casa udì infatti che la voce del marito, normalmente calma e armoniosa, divenuta cavernosa e debole: «Saltabecca sono ammalato! Ho preso un morbo e solo Sbrocco mi può salvare: corri a chiamarlo!»
Stramele fece quanto detto e Sbrocco, dopo aver visitato Strabuccino, prese in mano la situazione e le spiegò cosa era successo.
«Strabuccino, che ti amava pure troppo, per sostenere le tue spese e svaghi lavorava senza tregua: a volte si alzava anche la notte per andare a vedere i video porno e montarli poi opportunamente. Certo ti puoi immaginare il tributo richiesto al suo fisico...»
«E poi» - continuò Brocco - «pochi giorni fa è accaduto il dramma: si è infettato con un virus del computer!»
«Ma com’è possibile? Se era un virus del computer...» - chiese Stramele.
«Normalmente infatti non sarebbe possibile ma Strabuccino aveva copiato il file infetto su una chiavetta USB e con questa, estraendola goffamente, si è tagliato un dito! E così il virus è penetrato all’interno del suo corpo.»
«Oh no!!! Strabuccino mio!!! Ma non dovremmo chiamare un medico allora?»
«Strabuccino sperava, forse sopravvalutando le mie capacità, che io fossi in grado di editare via la malattia: che semplicemente avrei potuto individuarla, ritagliarla, buttarla nel cestino, e rimontare il tutto. In teoria avrebbe potuto funzionare: ho fatto del mio meglio ma non vi sono riuscito! Maledetti questi miei zoccoli che mi impediscono di impugnare per bene neppure un bisturi!»
«Che dici buon Brocco: questo è proprio il luogo comune che ripetono i razzisti! Tu sei superiore a essi e ai loro stereotipi! Ma ora voglio vedere Strabuccino: non mi importa del rischio di contagio!»
«Non è un bello spettacolo mia cara...» - disse Brocco mentre Stramele già correva al capezzale del marito malato.
Strabuccino invece del suo normale colorito diafano e giallastro appariva adesso di un’orrida sfumatura grigio verdastra che non appartiene ai vivi. Sul petto pesanti impronte di zoccoli e dallo sterno in giù uno squarcio da cui fuoriuscivano le sue budellina e un flusso costante di sangue e pus marcio. Intorno a lui altri organi erano ammucchiati a casaccio fra le lenzuola cosa che, nel complesso, dava una brutta impressione di disordine che irritava il delicato gusto estetico di Stramele.
«Come stai maritino mio?»
«Insomma...» - rispose con un filo di voce Strabuccino aggiungendo poi - «Sai Saltabecca, mi sono infettato di proposito perché avevo capito che tu non mi amavi più...»
«Ma che dici Strabuccino?! Io non ho mai smesso di amarti! Semmai non ti ho mai amato come ho invece amato Telaimbrattio: ecco questo sì… sai io cercavo un uomo di successo e di grandi capacità, non un semplice montatore video...»
«Un “semplice montatore video”?!» - intervenne Brocco che aveva ascoltato tutto dalla soglia della camera - «Muore perché si è sacrificato… Che perdita per il porno! Era a paragone di noi altri montatori video, un uomo grande e straordinario! O Signore Dio mio, sarebbe potuto divenire un produttore di video porno come ora non si troverebbero a cercarli col lanternino. E che forza morale! Anima buona, pura, amante: non un uomo ma un cristallo, una memoria che neppure un hard disk...»
«Quindi anche Strabuccino era un uomo straordinario?» - chiese stupita Stramele.
«Certamente! Guardate il frutto del suo genio: un esempio delle sue sceneggiature geniali» - e gettò alla donna un foglio scribacchiato con la calligrafia incerta del marito…
“- Infermiera misura la temperatura a malato, poi fanno sesso. Arriva il dottore, brontola infermiera e fanno sesso.
- Pizzaiolo prepara la pizza, poi fa sesso con cliente che non ha soldi per pagare.
- Meccanico ripara auto, poi fa sesso con cliente che non ha soldi per pagare. La macchina però è ancora rotta e la cliente rivuole quanto pagato: rifanno sesso.
- Venditore porta a porta di Bibbie incontra giovane studentessa annoiata e fanno sesso.” - lesse Stramele che sospirò poi con un filo di voce - «In effetti sono sceneggiature meravigliose...»
«E non è tutto!» - proseguì in tono accusatorio Brocco - «giri il foglio e continui a leggere: certo queste sono solo bozze ma la fantasia e genialità che vi traspare è forse ancora più evidente!»
“- Poliziotto + dog-sitter + manganello + barboncino super dotato [ANIMALI]
- Astronauta + Aliena 1 + Aliena 2 + Sostanza verdastra [ALTO BUDGET]
- Gelataio + monella + gelato crema + gelato cioccolato. [INTERRAZZIALE]
- Becchino + orso + professoressa di storia [CUPO E PROFONDO]
- Parrucchiera + shampoo + uomo pelato [UOMO CON PUBE NON DEPILATO]
- Facchino sudato + infermiera + postino [PARTE 1]
- Postina + infermiere + Facchina sudata [PARTE 2]
- Barbone + barone + contessa [SOCIALMENTE IMPEGNATO]
- Giardiniere + giardino + foglie + rastrello [SOLO]
- Anziana grassa + calze a rete + macellaio [GRANNY; SOTTOGENERE SALSICCIA]
- Moglie + Pittore + pianoforte sospeso in aria [SPLATTER]”
«In effetti sembrano delle belle trovate, forse alcune di cattivo gusto ma...» - commentò con tristezza Stramele.
«Genio! Genio! Questo è genio e ora è andato! Perso per sempre...» - le urlò contro Sbrocco.
«Io veramente...» - si intromise con un filo di voce Strabuccino.
«Zitto Strabuccino, sei quasi morto, devi risparmiare le forze...»
«Vabbè, ma non dovrebbe rinascere nella fungaia come sempre?» - chiese Stramele.
«Dovrebbe? Se il virus non ha contagiato anche la fungaia… forse però se il vostro amore è sincero...» - ipotizzò Brocco.
«Sarebbe un peccato: proprio adesso che ho capito la lezione...» - commentò lei.
«Cioè?» - chiesero allo stesso tempo sia Strabuccino che Sbrocco.
«Io avevo sempre desiderato un uomo di grandi capacità e genio: lo cercavo fra gli artisti, mi ero invaghita per questo del bel Telaimbrattio, e non mi ero resa conto che Strabuccino aveva entrambe le qualità in sommo grado. Adesso però sono maturata e ho finalmente capito che quello che desidero realmente non sono né il genio né la creatività, così difficili da cogliere e apprezzare, né la bellezza giustamente considerata effimera e superficiale, ma quello che voglio è un uomo fascinoso e ricco. Anzi basta che sia ricco: il fascino ne sarà una conseguenza. Per questo, anche per il bene di Strabuccino, me ne andrò per la mia strada...»
«Mia amata Saltabecca dammi almeno un bacio di addio...» - l’implorò Strabuccino.
«No: hai cattivo odore...» - e Stramele uscì dalla vita di Strabuccino senza voltarsi indietro.

Liberamente ispirato dal racconto “La saltabecca” (gennaio 1892) di Anton Checov

giovedì 26 marzo 2020

Nascita della democrazia

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.5.0 "Coronavirus").

Qualche giorno fa ho terminato di leggere “Le origini della democrazia greca” di W. G. Forrest, (E.) Il Saggiatore, 1966, trad. Vincenzo Mantovani.

Un libro particolare: nei saggi moderni gli autori supportano minuziosamente ogni loro affermazione con fonti o citando altre ricerche. È quindi chiarissimo comprendere qual è il pensiero dell’autore e quali sono i fatti più o meno appurati.
Negli anni ‘60 evidentemente non c’era ancora tutta questa attenzione e l’autore scrive a ruota libera le sue teorie su un periodo di circa quattro secoli (dal IX al V secolo a.C.) sul quale, oltretutto, le fonti sono scarsissime. Vado a memoria: Plutarco con le sue “Vite parallele”, in particolare con “Vita di Licurgo” e “Vita di Solone”, Aristotele con “La democrazia ateniese” e opere e/o frammenti di opere di poeti coevi (Esiodo, Archiloco, Euripide, Aristofane, etc..). Poco altro: forse qualche epigrafe archeologica ma non credo ci sia molto di più…

Alla fine la ricostruzione dell’autore è basata al 70% sulla sua fantasia e intuizione: da pochi parole ricostruisce decenni di storia. Tutte le sue ipotesi sono logiche e filano benissimo ma…
...ecco, ora non riesco a ritrovare il commento che annotai a margine (*1), ma a un certo momento mi resi conto di un’anomalia: la ricostruzione dell’autore è troppo logica, una catena di cause ed effetti assolutamente convincente e credibile. Ma la storia invece è sempre piena di imprevisti: il senso alle varie azioni lo danno gli storici a posteriori. Basta confrontare le cronache del tempo della rivoluzione francese (v. per esempio Notti magiche...) con le ricostruzioni ideologizzate dei secoli seguenti…
Ovviamente non posso puntare il dito su nessun aspetto della teoria di Forrest dato che ne so pochissimo sull’argomento: ma il risultato è che ho letto il saggio con estrema diffidenza, come se fosse un romanzo storico, piacevole e interessante ma dei cui dettagli è bene essere scettici.

Oltretutto la costruzione del libro è squilibrata: chiaramente l’autore è interessato ai secoli “bui” della Grecia, ai secoli successivi all’invasione dei dori e alla relativa evoluzione della società.
Per questo motivo metà del saggio è dedicata alla storia di Sparta e Corinto che niente o quasi hanno a che vedere poi con la nascita democrazia greca.
Di nuovo il VII e VI secolo di Atene sono trattati approfonditamente ma il V, dove la democrazia si concretizza, è piuttosto frettoloso e superficiale.
La mia sensazione è che l’autore avrebbe voluto scrivere un’opera sui secoli dal IX al VI a.C. della Grecia ma che, forse, l’editore gli abbia imposto un tema più “vendibile”. Ovviamente è solo una mia ipotesi…

Siccome adesso questo libro è considerato un classico sarebbe interessante verificare com’è giudicato dai contemporanei: magari farò poi una ricerca su Wikipedia per togliermi la curiosità…

Comunque vediamo di ricostruire i vari passaggi che portarono alla democrazia ateniese.
XII-IX a.C. - Il punto di partenza è la società greca (in realtà ogni città era un mondo a sé stante) nei secoli successivi all’invasione dei dori della penisola. Ovviamente abbiamo pochissimi dati al riguardo: la scrittura arriverà solo qualche secolo dopo dall’oriente. Per esempio una “fonte” che mi ero dimenticato di ricordare è Omero che nell’Iliade nomina la “fratria”: quella che secondo l’autore è l’unità fondamentale della società. Si tratta di una piramide, una specie di grande famiglia, al cui vertice vi è un nobile e sotto di lui vari strati di popolazione che gli devono vincoli di obbedienza in cambio della sua protezione. Addirittura la fratria fa parte del nome di una persona, la caratterizza e contraddistingue.
Tutto il potere appartiene ai nobili e i popolani non valgono niente: indicativo è di nuovo Omero dove quando Odisseo, a un’assemblea dell’esercito greco, vede un semplice soldato che cerca di prendere la parola per dire la sua lo riprende dicendogli: «“Tu, là” disse, “sta’ seduto e aspetta gli ordini dei superiori, tu che non sei un guerriero ma una scartina, tu che non conti nulla né in battaglia né nella discussione.”»
Infatti in battaglia andavano principalmente i nobili (a cavallo) mentre il popolo poteva partecipare, armato solo alla bell’e meglio, magari con attrezzi agricoli (o a tirare sassi!) e senza avere nessuna preparazione militare. Gli aristocratici non solo combattevano ma avevano anche funzioni pubbliche (per esempio giudiziarie).
I dori si fondono poi con le popolazioni autoctone con la possibile eccezione di Sparta che mantiene una netta separazione con gli iloti.

Nella fase successiva entra in gioco anche la particolare conformazione geografica della Grecia che offriva scarse risorse per il sostentamento alimentare della popolazione (con l’eccezione di Sparta che controllava delle fertili pianure nel Peloponneso).
Si creano quindi colonie sulle sponde del mediterraneo e vi è una grande crescita economica dovuta al commercio dei vasi (inizialmente quelli di Corinto che però poi vengono superati da quelli ateniesi) e dell’olio di oliva. La nobiltà, più legata al controllo del territorio, beneficia relativamente meno della crescita economica mentre invece si sviluppano nuove classi sociali: i mercanti/marinai e gli artigiani (con magari decine di operai alle proprie dipendenze). Questi iniziano a essere in grado di permettersi un’armatura e diventano opliti, fanteria pesante cioè (VIII-VII secolo a.C.). L’uomo comune non è più indifferente sul campo di battaglia, anzi.
La crescita economica pone la ricchezza in concorrenza con la nobiltà anche se occorreranno ancora secoli per vederne gli effetti.
Secondo l’autore le colonie non portano solo ricchezza economica ma anche idee: oltre all’astronomia e alla scrittura arrivano anche nuove suggestioni (protomiti) e in particolare che la prosperità sociale è possibile anche attraverso diversi sistemi sociali. Forrest sottolinea l’importanza della consapevolezza di possibile alternative (*2).
Alla fine dell’VIII secolo c’è una grande guerra che coinvolge tutte le città greche, l’autore ipotizza che fu dovuta a motivi economici e che fu scatenata dall’instabilità in Anatolia portata dall’assiro Sargon II (guerra contro la Frigia e relativa pressione sulle colonie greche).
Di questa guerra sappiamo pochissimo ma Forrest la considera importante per lo sviluppo della cultura greca: io vi vedo un’applicazione della legge dell’evoluzione e omogeneizzazione ([E] 5.13 e 5.14). In questa guerra si sviluppa l’idea del soldato oplita che caratterizzerà l’esercito greco nei secoli seguenti.

Saltiamo Corinto e Sparta e passiamo direttamente ad Atene con un’unica precisazione: l’autore sottolinea l’importanza dell’esempio della costituzione spartana ideata da Licurgo, non tanto per la sua forma ma per la sua esistenza in se stessa: l’idea di una legge scritta è fondamentale per evitare l’arbitrio del giudice che la deve applicare (e quindi è condizione necessaria per la democrazia). E di nuovo è importante anche solo l’idea che un qualcosa del genere possa esistere.
Pensiamo, per esempio, anche a quanto sia fondamentale anche nel mondo attuale l’esempio di nazioni vicine: quanto volte sentiamo dire “in Francia (o Germania o Svezia, etc) hanno fatto così, perché non facciamo anche noi lo stesso?” (*3).
Da questo punto di vista la costituzione di Licurgo potrebbe aver ispirato Solone non nei dettagli delle sue leggi ma proprio nella creazione di essa.
Nell’ultimo quarto del VII secolo a.C. Atene è governata da un’aristocrazia i cui membri sono chiamati gli Eupatridi, ovvero i “nati bene”. La principale istituzione esistente era l’Areopago di cui solo gli Eupatridi potevano far parte e la cui autorità era completa.
È in questi anni che il giovane nobile Cilone, col sostegno di Megara e dell’oracolo di Delfi (*4), cerca di impadronirsi del potere e divenire tiranno (*5) di Atene. La rivolta fallisce e Cilone viene ucciso nonostante avesse avuto la promessa di aver salva la vita.
Qui l’autore va a naso: ipotizza che nella società ci fosse del malcontento ma che ancora i tempi non fossero maturi per un cambiamento sociale. Sta di fatto che circa 10 anni dopo, nel 620 a.C. si hanno le famose leggi di Dracone.
La mia ipotesi è che nella società greca la nuova “classe media” iniziasse a essere insofferente per i probabili abusi della nobiltà che, lo ricordo, erano anche giudici. Mi immagino che a livello politico nell’aristocrazia, nella consueta lotta fra parapoteri, vi fosse chi cercasse l’appoggio anche dei nuovi ricchi che, lo ricordo, iniziavano ad avere un significativo peso militare in quanto opliti.
Questa probabilmente era la tendenza sociale: cresceva l’importanza militare ed economica dei cittadini non nobili e, per questo, come qualsiasi potere, aspiravano a un riconoscimento della propria forza.
Una generazione dopo le leggi di Dracone viene eletto arconte Solone che, nel 594 a.C. avvia un’importante riforma sociale.
La fonte principale è Plutarco (v. Quel solone di Solone) che pone l’accento sul liberare i poveri dal pericolo di divenire schiavi. Non per niente nell’Epitome cito questo passo di Plutarco riferito a Solone: «Particolarità di Solone fu il cancellamento de' debiti, col quale stabilì a' cittadini la libertà: che non giovano le leggi promettenti l'agguaglianza fra' cittadini, qualora non possano i poveri a cagione de' debiti goderne: anzi ove mostra che usino più libertà, cioè ne' giudizi, là sono più servi, venendo forzati a obbedire e prestare l'opera loro a' ricchi lor creditori.»
Come al solito Forrest è costretto a ipotizzare i dettagli: immagina che il mancato pagamento dell’affitto di un podere (appartenente a un nobile) potesse portare a varie forme di schiavitù. Fenomeno comune nell’antichità (*6).
L’autore scrive una decina di pagine ipotizzando quali fossero i motivi della riforma di Solone: dopo varie congetture esclude che ci fosse del malcontento dovuto a un aumento della povertà e della fame e, anzi, concorda con l’opinione di Aristotele (ne “La democrazia ateniese”) che ci fosse malcontento verso i ricchi (cioè i nobili) che potevano abusare del proprio potere.
Mi immagino che la fazione politica (non entro nei dettagli ma secondo Forrest vi erano tre fazioni) che sosteneva Solone cercasse l’appoggio del “popolo” che, è bene ricordarlo, iniziava ad avere un’importante peso militare.
Alla fine emerge la figura di un Solone “pacificatore” che fa delle riforme che cercano di contentare un po’ tutti ma completamente nessuno: insomma la tipica riforma equilibrata.
La novità politica più importante è che le cariche pubbliche non sono più riservate ai nobili ma sono aperte in base al censo: ovvio che gli aristocratici all’epoca dovessero mantenere la maggioranza delle cariche pubbliche ma è altrettanto ovvia la diminuzione del loro potere non avendone più l’esclusiva.
All’areopago potevano poi accedere coloro che avevano ricoperto una carica pubblica e quindi, per forza di cose, inizialmente rimase esclusivamente composto da aristocratici.
Solone controbilancia però il potere dell’areopago facendo in modo che l’arconte e altri importanti magistrati fossero eletti fra 40 candidati estratti a sorte fra gli aventi diritto (e quindi in base al censo).
Oltre a questo Solone istituì anche un nuovo Consiglio composto da 400 membri (100 per tribù) precursore del Consiglio dei 500 del V secolo. Le funzioni di questa assemblea non sono chiare: probabilmente inizialmente doveva solo prendere atto delle decisioni dell’areopago ma nel corso dei due secoli seguenti il suo potere crebbe sempre più.

Personalmente ho notato che la storia è fatta da tendenze, di per sé quasi inarrestabili, che però a volte vengono influenzate da singoli eventi (tipo una sconfitta militare) o individui. Solone è a mio parere uno di questi individui che non si limitano a seguire la storia, vivendo il proprio tempo, ma in questo caso l’anticipano: ne percepiscono le tendenze e agiscono con una visione politica nel lungo termine. Solone si era reso conto delle novità sociali e aveva riorganizzato la società in maniera tale da adattarsi a esse. Probabilmente senza Solone il potere dei nobili non sarebbe diminuito così rapidamente ma la lungimiranza del grande legislatore portò poi in effetti alla supremazia di Atene sulla Grecia e, culturalmente, sull’intero mondo antico.
Chissà: forse senza Solone, e quindi senza un'Atene forte, la Persia avrebbe conquistato la Grecia e oggi il mondo sarebbe totalmente diverso…

Nel 582 a.C. un eupatride, Damasia, è eletto arconte e tenta di divenire tiranno della città rimanendo in carica più del previsto ma viene espulso con la forza.
Come al solito non abbiamo abbastanza dettagli e siamo costretti a fare ipotesi: l’autore conclude che parte dell’aristocrazia (*7), ovviamente contraria alle riforme, tenta di riprendere il potere ma, evidentemente, non ha la forza per imporre un ritorno al passato.
Aristotele afferma che dopo la cacciata di Damasia fu stabilito di scegliere 10 arconti: 5 fra gli eupatridi, 3 fra i “contadini” e 2 fra gli “artigiani”. Cosa intendesse Aristotele con "contadini" e "artigiani" non è chiaro ma dall’accordo emerge evidente il nuovo rapporto di forza nella società ateniese del 580 a.C.: 50% aristocrazia e 50% resto della popolazione.

Nelle pagine seguenti Forrest si domanda quanto veramente volesse essere democratico Solone: come al solito in assenza di informazioni certe si può solo fare ipotesi. Alla fine mi pare di capire che secondo l’autore la democrazia nasca per caso: sia cioè un qualcosa al di là delle previsioni di Solone: credo sia verosimile.
La mia personale sensazione è che Solone, oltre che intelligente, fosse anche molto pratico: capì che una società organizzata diversamente sarebbe stata di beneficio per tutti ma non credo che prevedesse né che si auspicasse un declino della nobiltà nel lungo periodo.
L’autore per esempio specula sull’importanza del consiglio cittadino voluto da Solone: inizialmente i suoi poteri sono scarsi se non nulli ma intanto la familiarità del popolo con questa istituzione genera sicurezza e consapevolezza; in seguito la responsabilità produce fiducia nelle proprie capacità. E così via: ecco che il consiglio cittadino, nel corso dei decenni, rende i suoi membri più consci di sé, consapevoli delle proprie capacità e mezzi. Lentamente si arriverà a un punto in cui la popolazione voglia di più: più controllo, e quindi potere, sul futuro della città.

Ma ormai questo pezzo (scritto in ben tre sessioni!) è diventato anche troppo lungo: magari concluderò l’argomento della nascita della democrazia in un prossimo pezzo; oltretutto ci sarebbero le solite curiosità e riflessioni varie che mi sono appuntato a margine del libro…

Conclusione: la nascita della democrazia ateniese è sicuramente un problema stimolante e non privo di fascino. L’autore fa uno sforzo coraggioso per interpretare e mettere in ordine i pochi dati disponibili e, complessivamente, mi pare faccia un buon lavoro. Chiaro che tutto quello che afferma, per sua stessa ammissione, non può essere preso per oro colato...

Nota (*1): e che sarebbe stato utile per verificare dopo quante pagine ebbi la seguente intuizione.
Nota (*2): concetto che, non per vantarmi, permea gran parte della mia Epitome e che evidenzio nel capitolo 6.
Nota (*3): ho la sensazione che l’uomo sia molto più abile a copiare gli altri che a creare idee proprie e credere in esse tanto da realizzarle.
Nota (*4): periodicamente continuo a stupirmi dell’importanza dell’oracolo di Delfi nella storia greca. A Corinto, circa 50 anni prima, Cipselo era divenuto tiranno della città anche grazie all’appoggio dell’oracolo.
Nota (*5): ancora il termine “tiranno” non ha una connotazione nettamente negativa: indica semplicemente un nobile che prende il potere con la forza.
Nota (*6): Forrest cita un passaggio della Genesi ma basta pensare alla preghiera del “Padre Nostro” nel passaggio che recita “...rimetti [ovvero “condona”] a noi i nostri debiti...”
Nota (*7): Solo “parte dell’aristocrazia” perché va ricordato che anche Solone era appoggiato da una fazione degli eupatridi. Probabilmente il fronte dei nobili non era quindi schierato in maniera compatta dietro a Damasia.

mercoledì 25 marzo 2020

Strabuccino e Saltabecca (3/4)

E così i giorni passavano allegri e sereni e all’improvviso fu estate.
Mentre Strabuccino lavorava ogni giorni dal suo albero la bella Stramele se ne era andata in vacanza al mare dove il marito possedeva poche stanze, niente di che: un piccolo appartamento su una palma che però aveva il pregio di essere sulla passeggiata lungo mare…
Un giorno Strabuccino roso dalla voglia di riabbracciare per qualche ora la sua mogliettina decise di farle una sorpresa e di andarla a trovare. Usci presto dal suo ufficio per poter prendere la diligenza delle 17:00 e arrivare dalla moglie prima di sera. Quindi passò alla Lidl per comprare una cena da consumare insieme alla moglie. Prese le solite cosucce: caviale, formaggio roquefort, salmone bianco, una bottiglia di vodka e del delicato e croccante pane bianco francese; per sé invece due salsicce.
Stanco ma felice finalmente arrivò alla sua palma: ad accoglierlo però non trovo la sua Saltabecca ma l’anziana e fidata domestica filippina Cyncia che, dopo averlo salutato con un cenno, gli disse: «Badrona non essere in casa ma tornare bresto: lei intanto si accomodi bure, brego...»
E lo condusse nel salottino dove, con suo stupore trovò due uomini bruni e barbuti e un terzo, il biondo Telaimbrattio. Il pittore però non lo riconobbe e anzi gli chiese: «Che cosa desiderate? Cercate Saltabecca? Aspettate un momento, verrà subito.»
Uno degli uomini bruni fu più educato e, vedendo Strabuccino stanco e con le tipiche occhiaie che il suo lavoro gli procurava, si versò del tè dal samovar e gli domandò: «Forse volete anche voi del tè?»
Strabuccino aveva fame e sete ma decise di non prendere niente per gustarsi poi più pienamente la cena insieme alla moglie.
Stramele arrivò poco dopo e, vedendo il marito, con uno strilletto di gioia, subito corse ad abbracciarlo, baciarlo e laccarlo lascivamente con la sua lunga lingua: l’infilava dalla scollatura della scamicia e la spingeva giù giù, arrivando alla peluria del petto fino a sfiorare l’ascella, poi risaliva sotto il mento, passava sopra il naso, gli umettava gli occhi e, infine, si tuffava dentro un orecchio. E tutto questo in un unico fluido e affettuoso movimento.
«Ma che bella sorpresa mi hai fatto mio amatissimo! Deve essere il destino ad averti ispirato questa visita! Devi sapere che domani un cassiere della Coop, un poveretto, si sposa: e noi turisti ci siamo messi d’accordo per allietare le sue squallide nozze. Saremo una cornice di colore e allegria che gli renderà la giornata indimenticabile! Il problema è che però io non ho niente da mettermi: non posso mica andarci con questi stracci, no? Tu mi devi salvare: torna a casa e prendi nel guardaroba il mio vestito rosa, è il primo che trovi appeso. Poi nell’armadio in basso ci sono due scatole di cartone: nella seconda ci sono le borsette: tu cerca quella verde e quella con i fiori e portamele entrambe, sceglierò poi...»
«D’accordo: domani mattina andrò a prenderti queste cose...»
«Ma allora maritino mio bello non hai capito un cazzettino? Il matrimonio è domani mattina: devi partire subito altrimenti non farai in tempo: anzi, se necessario, spediscimi il tutto con un corriere!»
«Va bene amore mio, parto subito...» disse tristemente Strabuccino.
«Ah, sapessi come mi rincresce lasciarti andare via… Ma, aspetta piccioncino mio!»
«Sì?» - chiese Strabuccino speranzosamente.
«Lascia qui la cenetta che hai portato: sarebbe un peccato sprecarla!»
E così il caviale, il formaggio, il salmone bianco, e perfino le due salsicce, li mangiarono gli uomini bruni e il biondo pittore godendo loro di ciò che avrebbe dovuto essere di Strabuccino.

A metà estate Stramele e Telaimbrattio stavano facendo un’amena crociera in patino lungo il corso del maestoso Arno. In una calma notte di luna piena Stramele osservava le plaghe del grande fiume scorrere lentamente. Al suo fianco il biondo pittore le indicava delle macchie scure muoversi rapidamente sulla rena dell’argine in golena e le diceva: «Vedi come, sulle pensose rive, rapide le ratte pantegane corrono simili alle vanità della nostra vita? Guardale giocare beate in questa notte stupenda, le ombre nere, la gloria, l’amore del popolo: perché non dovremmo cogliere l’attimo?»
«Oh Telaimbrattio, che parole bellissime! Tu conosci il cuore delle donne: sai bene che al vizio, al peccato e alla colpa sono naturalmente le femmine tutte labili! Ma come potrei mai tradire il dolce Strabuccino che mi ama così tanto?»
«Invero hai ragione Saltabecca: male ho fatto a tentare la tua purezza ma...»
Ma il pittore non fece in tempo a completare il suo pensiero: le parole di Stramele lo avevano respinto, ma l’agile lingua di lei l’aveva già afferrato per il collo e lo trascinava a sé sul duro fondo del patino del quale, lei, divenne voluttuoso e morbido materasso.
Pure le audaci pantegane, esterrefatte e turbate dalle alte grida di piacere delle donna e dai grugniti porceschi dell’uomo, corsero a nascondersi nelle loro tane: perfino la pudica Luna preferì coprire la squallida vista del vile tradimento nascondendosi dietro a una nuvola spessa e scura come il peccato.

Ma poche settimane dopo l’idillio era già finito: Telaimbrattio si fece burbero e mal sopportava le asfissianti attenzioni della donna: la sua creatività esigeva la completa libertà ma la passione di lei, una volta soddisfatta la propria, era divenuta un fastidio e non un piacere.
«Ascoltami» le diceva «di una sola cosa da te ho bisogno: non tormentarmi!»
«Su via, allora uccidetemi! Uccidetemi dico se per voi non sono più niente!» - replicava lei con le lacrime agli occhi.
«Sì, che palle! ci mancava solo il pianto. Smettete! Io avrei mille motivi di piangere, nondimeno non piango.»
«Mille motivi? Tigre! Le fiere delle foreste più selvagge non avrebbero osato tanto!».
In quel mentre entrò nella stanza la contadina che li ospitava nella sua sudicia dimora nella campagna di Vecchiano per fare le faccende: il mese precedente era parso meraviglioso a Stramele soggiornare in quell’ambiente primitivo e rustico. Mangiare su un tavolaccio di legno, senza posate né tovaglioli, non un bagno ma una latrina nel cortile, le era sembrato un’avventura meravigliosa ma adesso il costante malumore di Telaimbrattio l’aveva trasformata in una squallida tortura, un cilicio intollerabile e che non avrebbe sopportato ancora a lungo.
Dopo aver pianto a lungo sul letto pieno di pulci si decise: trasformò la propria frustrazione in decisione e tornò ad affrontare l’amato quanto riottoso pittore.
«Bisogna che ci separiamo per qualche tempo, se no per niente potremo litigare sul serio.» gli disse.
«Quindi hai deciso di partire?» - chiese mollemente Telaimbrattio.
«Sì: torno dal mio Strabuccino che mi aspetta speranzoso, con il suo dolce sorriso e la sua testa taurina. Ci vedremo poi quando tornerai in città...»

E così, alla fine dell’estate, Stramele era di nuovo alla casa-albero di Strabuccino. Il marito l’accolse col suo largo, mansueto e felice sorriso: fu allora che la donna decise che non era il caso di confessare a Strabuccino cos’era successo: “è tanto buono, ma è di mentalità così ristretta: non capirebbe il mio amore per Telaimbrattio: magari ne sarebbe perfino geloso!” pensò.
Così si limitò a salutarlo con apparente calore e poi cenarono insieme: Stramele mangiò il piccione arrosto che Strabuccino si era cucinato. A lui toccarono gli avanzi della moglie per cena e gli avanzi di Telaimbrattio per la notte.

lunedì 23 marzo 2020

Strabuccino e Saltabecca (2/4)

E così, in men che non si dica, Strabuccino e Saltabecca, divennero marito e moglie.
Inutile raccontare le prime settimane della luna di miele: probabilmente si amarono con la stessa ingordigia famelica tipica dei giovani innamorati che scoprono i piaceri che i propri corpi, uniti e unti dalla passione, possono donarsi l’un l’altro senza riuscire a saziarsene…
In realtà Strabuccino ricordò sempre poco di quei giorni: più volte si risvegliò nella fungaia sotto casa dove il suo corpo micelico si rigenerava ogni volta che il precedente veniva distrutto. “Giochini erotici un po’ sfuggiti di mano” pensava.
Una volta trovò la fungaia tutta bruciacchiata e permeata da un forte odore di fumo e benzina: “Com’è buona Stramele!” pensò Strabuccino “Ha addirittura concimato questa terra che mi dà la vita: e come l’avrà capito che le sostanze tossiche e/o radioattive la rendono più ubertosa col risultato che quando mi sveglio ho un forte appetito?”

Poi quando i giorni di felicità si furono accumulati riempiendo secchi di gioia coniugale ecco che una gioiosa routine iniziò a definirsi.
Strabuccino si alzava presto al mattino per andare a lavorare e tornava a casa la sera tardi.

Forse è il caso di spiegare quale fosse il lavoro di Strabuccino: non vorremmo infatti dare al lettore l’idea che il nostro amato uomo micelico fosse uno sfaticato!
Strabuccino lavorava “quasi” da casa, in una dependance, della sua casa albero fra i rami più alti: a circa due metri dall’edificio principale. Considerando però che le dimensioni di chi entra nella casa di Strabuccino si riducono notevolmente il tragitto equivaleva a circa un chilometro e mezzo. Quasi tutto scalini intagliati nella corteccia dell’albero con dei parapetti realizzati invece con le brattee scagliose delle pigne di pino e corde di lino colorato.
Dal suo ufficio Strabuccino gestiva una catena di siti pornografici russi. Si occupava sia della manutenzione prettamente informatica, per esempio selezionando la pubblicità che doveva apparire sui vari siti e dando quindi la preferenza alle pillole miracolose, agli strumenti per allungare il pene e ad altre ugualmente eccitanti; sia controllando ogni singolo filmato ed editandolo quando necessario. Vi toglieva per esempio tutte le scene troppo curate o fantasiose che avrebbero potuto far pensare a una produzione americana; talvolta invece tagliava volutamente l’inquadratura per nascondere dettagli del corpo e dare così l’idea di una realizzazione tanto casereccia quanto genuina. Spesso vi aggiungeva anche degli effetti sonori, principalmente “yeah!” e “f#ck!”, oppure vi aggiunge delle sovrimpressioni in cirillico a casaccio in maniera che lo spettatore potesse calarsi maggiormente nella scena; a queste poi aggiungeva delle ulteriori sovrascritte, stavolta in inglese, per rendere il prodotto adatto anche al mercato estero. Il taglio complessivo dei filmati, per essere credibile, doveva risultare abbastanza scadente e per questo si faceva aiutare da un suo amico esperto di produzione video: un puledrino chiamato Brocco.
Un lavoro non facile e sicuramente, alla lunga, noioso che però Strabuccino svolgeva con passione e impegno…

Così, mentre Strabuccino si dedicava al suo faticoso impiego, Stramele si ritrovava sola in casa.
Ovviamente ne aveva rivoluzionato tutto l’arredamento: una sala l’aveva resa rustica aggiungendovi numerosi suppellettili in paglia, in un angolo una falce e un martello, per darle un tocco di vetero comunismo russo, sulla parete invece una roncola e un cappello di paglia. La camera da letto poi l’aveva trasformata in una specie di grotta appendendo al soffitto dei lenzuoli scuri e aggiungendo come fonti di luce delle lampade schermate che promanavano nell’ambiente una luce calda e ovattata. Lo studio di Strabuccino l’aveva svuotato e pulito con cura e poi l’aveva riempito con cavalletti da pittore, cornici smontate e non, il suo pianoforte e blocchi di creta e statue parzialmente scolpite.
Qui lei infatti si dedicava alle sue numerose passioni: dopo la sessione mattutina di yoga tantrico che svolgeva aiutandosi con delle candele, la giovane e talentuosa ragazza cantava, dipingeva, scolpiva, ballava e suonava il pianoforte. Tutte passioni in cui sarebbe potuta diventare famosa eccellendo facilmente se avesse voluto dedicarsi a esse pienamente. Invece, con innata modestia, si accontentava di essere apprezzata da una piccola e intima cerchia di numerosi amici e conoscenze occasionali. Pochissime le donne perché, salvo poche eccezioni, le stimava noiose e ordinarie o, peggio, grettamente invidiose del suo talento.
Stramele nel pomeriggio usciva di casa e andava a visitare tutti i personaggi più famosi e in vista della vicina città: con gli attori recitava, con i cantanti cantava e con i pittori pitturava. Tutti le riconoscevano un grandissimo potenziale seppure non pienamente sviluppato come avrebbe potuto.
Ogni mercoledì poi invitava gli ospiti alla loro casa albero: Strabuccino cercava di rientrare prima e, quando entrava in salotto, la moglie correva ad abbracciarlo festosamente e a riempirlo di baci di fronte agli ospiti non poco perplessi da tale inusuale coppia. Lei, bella, allegra, vivace ed estroversa; lui un omarino grigio e insignificante, timido e silenzioso, caratterizzato da una peculiare complessione gommosa data dalla sua natura micelica. Ma Stramele non sembrava rendersene conto e anzi agli ospiti perplessi non faceva che ripetere «ma non trovate in lui qualcosa di forte, di potente, di ursino? Guardategli la fronte, ammirate che capone che ha! Strabuccino, vieni qui, tendi la tua onesta mano al famoso Telaimbrattio, un mio caro amico pittore di smisurato talento!»

domenica 22 marzo 2020

Speciale Coronavirus 10

In questi giorni non ho scritto molto su questo argomento, essenzialmente perché inizio a deprimermi. Però, a due settimane dalle misure di quarantena, si può iniziare a trarre qualche conclusione.

In Speciale Coronavirus 6, lunedì 9 marzo, feci una mia previsione su quanti sarebbero stati gli infettati dopo due settimane. Ipotizzai un numero fra 27.000 e 50.000 ma, vedremo i dati di stasera, le cose sono andate peggio del previsto (*1).
Prima di tutto era lecito aspettarsi un calo nell’aumento dei contagi? Sì, e avrebbe già dovuto iniziare ad apparire. L’incubazione della malattia non è 14 giorni esatti ma da 2 a 14 con una media da 2 a 5 giorni dopo il contagio. Quindi dopo due settimane avremmo già dovuto osservare qualche miglioramento se le misure prese avessero funzionato come sperato.
Soprattutto è preoccupante che il numero dei casi continui ad aumentare invece di stabilizzarsi o diminuire come era successo in Cina e in Corea del Sud.
Sul motivo possiamo solo speculare:
1- Indisciplina degli italiani.
2- Ambiente di lavoro nelle fabbriche e negli uffici.
3- Supermercati non adeguatamente protetti.
4- Relativa scarsezza dei tamponi effettuati.

Il governo, almeno nei giorni scorsi, ha puntato il dito sul fattore 1 e si è ululato contro chi andava a fare una passeggiata o una corsetta. Personalmente, se si evitano assembramenti, non vedo che problema possa esserci: ovviamente io non sono un virologo ma sono curioso di vedere se gli altri paesi europei ci seguiranno anche su questa strada…
Il problema principale secondo me era il fattore 2: in Cina, come ho scritto e riscritto, avevano chiuso anche fabbriche e uffici. Ovvio infatti che in un ambiente chiuso, persone che stanno a stretto contatto fra loro, sia facilissimo che si infettino e poi portino la malattia in famiglia.
Come al solito c’era da “salvaguardare” l’economia ma, di nuovo, non avendo agito subito con decisione probabilmente si otterrà un danno molto maggiore di quanto si era sperato di evitare.
Il fattore 3 è una MIA fissa. Ebbi l’intuizione che i supermercati fossero un luogo di contagio quando iniziai a pensare dove avessi potuto contagiarmi (v. Ipocondriaco++) quindi, più o meno, dal 10 marzo. Al momento non ho sentito niente al riguardo né da fonti italiane che estere: ma non mi stupirei se la conferma arrivasse fra qualche mese col “senno di poi”…
Un altro elemento importante è il 4. Secondo l’OMS si dovrebbero fare tamponi in maniera massiccia mentre da noi ormai si fanno solo ai pazienti che mostrano tutti i sintomi e sono già gravi (*2). Le nostre autorità sanitarie lo hanno esplicitamente ripetuto: i tamponi non sono per tutti ma solo per i casi più gravi.
Personalmente credo che il problema sia che non abbiamo i mezzi materiali per fare tutte queste analisi: ma in tal caso sarebbe onesto dirlo alla popolazione.
È chiaro che facendo i tamponi in maniera massiccia si individuerebbero tanti asintomatici che, in tale maniera, sarebbero responsabilizzati a restarsene a casa invece che uscire rischiando di infettare gli altri senza saperlo.
Sì: probabilmente i fattori 2 e 4 (con forse l’aggiunta del 3) sono le cause per cui la diffusione del virus non sta diminuendo. Vedremo.

Nel complesso l’atteggiamento dell’intera società occidentale fa cadere le braccia: l’incapacità nel gestire questa crisi è talmente elevata da sembrare quasi voluta.
Ma con quale obiettivo? Mi sembrerebbe una maniera estrema e inefficiente, dato l’altissimo costo economico, per eliminare la popolazione più anziana! A meno che l’obiettivo non fosse usare l’epidemia come un pretesto per ridurre le libertà individuali già da tempo sotto attacco e sempre più seriamente compromesse. Ma anche in questo caso sembrerebbe impossibile che tutti i governi fossero riusciti ad accordarsi per un tale obiettivo.
Di nuovo sembra che l’unica ragione per l’incompetenza con cui sta venendo gestita la situazione sia puramente incapacità nell’affrontare una nuova sfida, probabilmente dovuta a un’ignoranza scientifica diffusa in tutto il mondo politico.

Inutile poi ripetere come adesso la Cina imponga una quarantena a tutti coloro che provengono dall’estero. Da noi invece chi proponeva una tale misura, quando avrebbe potuta essere utile magari anche solo a rallentare il contagio, era additato come un razzista. Eppure già a febbraio si ipotizzava che il virus potesse essere propagato anche dagli asintomatici (da cui l’esigenza della quarantena e non della semplice misurazione della febbre che, comunque, poteva essere alterata con banali farmaci da banco). Nel dubbio andava usato il principio della massima precauzione. Per esempio nel corto Specialino del 7 FEBBRAIO scrivevo:
«Ecco uno “speciale” di Ansa.it: Come si trasmette il coronavirus, che cosa sappiamo – SPECIALE

Sintesi: il virus si può trasmettere in assenza di sintomi? Risposta: non lo sappiamo.

In più, rispetto all’articolo citato nel corto Per completezza..., viene menzionato un caso di trasmissione di virus in assenza di sintomi: questo spiegherebbe le drastiche misure cinesi (quarantena) per cercare di contenere il virus.

A maggior ragione sono perplesso dalla leggerezza con cui i nostri politici, per un mal indirizzato buonismo, invece di esercitare una ragionevole cautela con quarantene di almeno 14 giorni per tutti coloro che provengono dalla Cina (cinesi e non), hanno stabilito che non ci siano rischi.

Per una volta spero che Conte abbia ragione e che la malattia non sfugga di mano in Italia…
»

La totale incapacità di questo governo continua a impressionarmi: sia dal punto di vista della gestione sanitaria che economica.
Rispetto al pericolo del virus il governo ha fatto poco e regolarmente troppo tardi. È mancata e sta mancando poi la capacità di intervenire concretamente nell’emergenza: per esempio mettendo sul piatto qualche milione di euro per far riconvertire rapidamente aziende in maniera che producessero il materiale sanitario necessario (mascherine, ventilatori, etc): non siamo lo Zambia, si sarebbe potuto fare benissimo. Invece tutto viene lasciato alle regione che, ovviamente, non hanno gli stessi mezzi e risorse di uno stato: si spiega “la sanità la gestiscono le regioni”. Siamo d’accordo su questo: ma siamo in un’emergenza oppure no? In questo caso lo Stato ha il dovere di intervenire e coordinare in maniera decente le varie regioni fra loro.

Vedo dai titoli dei media in linea che il governo, dopo aver colpevolizzato per giorni chi faceva un po’ di sport all’aperto, adesso indirettamente riconosce l’errore e chiude fabbriche/uffici non essenziali. Per esempio: Conte: “Chiudono tutte le attività non necessarie” da Ansa.it

Ah! Un dubbio che avevo nei giorni scorsi riguardava la terapia usata in Italia per i malati di Coronavirus. In Corea del Sud e Cina avevano usato clorochina e idrossiclorochina con un evidente successo: quindi cosa veniva fatto in Italia? Come mai la mortalità da noi è così più alta che nel resto del mondo?
Possibile che si usassero delle terapie meno efficaci? Un amico mi ha procurato un collegamento con qualche informazione al riguardo: Coronavirus, prof. Galli: “Non finisce prima di 3 mesi. Vaccino dopo l’estate” daTV2000.it
L’accenno è abbastanza vago ma almeno sembrerebbe che il trattamento con la clorochina sia quello “base” oltre al quale si fanno esperimenti con altri farmaci.
E la mortalità allora?
Sicuramente dipenderà in parte dall’età mediamente particolarmente alta degli italiani e da una enorme sottostima del numero totale degli infetti.
Un’altra MIA ipotesi è che le vaccinazioni contro l’influenza (secondo una ricerca funzionano contro l’influenza ma indeboliscono le difese immunitarie contro la famiglia dei coronavirus) siano massicciamente più diffuse, di nuovo soprattutto agli anziani, che nel resto del mondo. Sarebbe interessante avere qualche dato in più anche su questo fronte...
E riguardo l'economia? Per adesso ha messo sul piatto una mancetta: chiedete a chi lavora in proprio cosa ne pensa...

24/3/2020 8:50
Negli ultimi due giorni il numero di nuovi infettati ha iniziato a diminuire! Questa è una buona notizia sempre che la tendenza resti confermata e, anzi, si intensifichi.
Come mai questo leggero ritardo nei progressi (che sarebbe stato legittimo iniziare a osservare dopo una decina di giorni)? Non ne ho idea: ipotizzo che nei primi giorni di applicazione della quarantena molte persone, specialmente fra i più giovani, che non la rispettassero mentre poi hanno iniziato a farlo…
Un’altra spiegazione, in verità negativa, è che sia diminuito il numero dei tamponi fatti! Ma non credo che sia così (anche se non ho dati) visto che non avrebbe senso: in Italia si fanno pochi tamponi rispetto a quanto consigliato dall’OMS e le regioni, sebbene in ordine sparso (come al solito manca una coordinazione nazionale univoca e sicura), si stanno adeguando a tale indicazione.

Una spiegazione più complessa e sempre ipotetica è che la quarantena abbia iniziato a funzionare come previsto, ovvero dopo una decina di giorni, ma che il progresso reale sia stato “nascosto” dal relativamente basso numero di tamponi fatti che si concentravano sulle persone con sintomi significativi.

Detto questo è quindi possibile che la prima forma di quarantena fosse già efficace senza le successive ulteriori limitazioni imposte pochi giorni fa. Il problema è che senza aumentare di un’ordine di grandezza il numero di campioni fatti si può solo speculare su quale sia la situazione reale. Incrementare il numero dei controlli dovrebbe quindi essere la prima priorità del governo che però, sfortunatamente, mi pare brancoli abbastanza nel buio…

Un’altra teoria sull’aumento della mortalità in Italia: una ricerca cinese (*1) ha scoperto che esistono due ceppi del virus: uno chiamato “S”, l’originale meno grave e meno aggressivo, e l’altro, chiamato “L”, una mutazione più grave e contagiosa.
La differenza fra i due ceppi è di appena 2 mutazioni. Mi pare quindi plausibile che ulteriori mutazioni abbiano reso l’epidemia italiana ulteriormente aggressiva e fatale.
Dopotutto il numero di mutazioni deve essere proporzionale al numero di infetti e in Italia ne abbiamo in abbondanza.
La risposta a questa ipotesi non verrà probabilmente dall’Italia dove l’analisi genetica del virus è ferma a soli 4 campioni di cui solo i due più recenti sono significativi dell’epidemia italiana.
Ma dall’Italia il virus si è diffuso nel resto del mondo e soprattutto negli USA l’analisi del DNA del virus è massiccia: se c’è una correlazioni fra mutazioni e diversa aggressività/mortalità nei prossimi mesi verrà individuata e, magari, a posteriori si capirà l’eventuale relazione con i ceppi italiani…

Un’ultima cosa: sono super arrabbiato per la novità dell’ultimo decreto che impone di rimanere nel proprio comune anche per gli acquisti di generi di prima necessità.
Il mio comune è ampio e diviso in numerose frazioni, il capoluogo ha appena un 7.000 abitanti su un totale di 18.000. L’unico supermercato è un minuscolo Carrefour totalmente inadeguato a soddisfare le necessità dell’intera popolazione del comune. Il risultato? Immagino (non ho verificato) code lunghissime e non particolarmente salubri…
Immagino che situazioni analoghi siano frequenti anche in molti altri piccoli comuni italiani e che quindi il nostro capacissimo governo dia, per esempio, la facoltà ai sindaci dei piccoli comuni, magari in accordo col prefetto, di permettere gli acquisti dei generi di prima necessità anche nei comuni immediatamente limitrofi. Sarebbe semplice buon senso: per questo sono pessimista.
Nota (*1): non ho voglio di cercare il riferimento che ho già pubblicato in uno dei precedenti “Speciale Coronavirus”...

25/3/2020 19:25
Oggi ho zero voglia di scrivere però voglio comunque aggiungere questo breve aggiornamento…

Articolo di due giorni fa: "La solidarietà ai medici è ipocrisia. Fate i tamponi ai calciatori e non a noi" da HuffingtonPost.it (del 23/3/2020).
Lo dice la primaria di medicina dell’ospedale di Magenta.
Lo so: è una mia fissa. I tamponi andrebbero fatti massicciamente soprattutto per identificare chi ha la malattia con pochi o no sintomi invece, per ragioni che non mi sono chiare, si fanno solo ai casi più gravi. Con l’eccezione dei VIP: alla maggioranza delle persone sembrerà normale ma a me questa palese ingiustizia irrita e non poco.

Un po’ di buon senso nell’applicazione dell’ultimo decreto: Covid-19, Prefettura di Arezzo: "La spesa per i beni essenziali nel posto più vicino alla propria abitazione" di Monica Campani su ValdarnoPost.it (un giornale in linea locale).
Il problema è che io sono in provincia di Firenze e non so quindi se anche il prefetto di Firenze abbia un po’ di buon senso. Cercherò di scoprirlo.

Un amico mi ha fornito un collegamento a dei dati interessanti: Coronavirus su Lab24.IlSole24Ore.com
In particolare nei giorni scorsi mi chiedevo perché il numero dei contagiati non iniziasse a scendere più decisamente: alla fine di varie ipotesi concludevo che il problema erano i tamponi effettuati. Non essendo estesi massicciamente a tutti i possibili infetti alla fine sul numero di contagiati reali si potevano solo fare supposizioni.
Una possibilità che citavo è che, incrementando il numero dei tamponi effettuati, aumentasse contemporaneamente anche il numero delle persone trovate positivi col risultato di “nascondere” la reale efficacia della quarantena.
Ecco, sul sito sullodato è presente un grafico utilissimo: Tamponi giornalieri e contagiati su Lab24.IlSole24Ore.com
Qui si vede chiaramente che negli ultimi giorni i tamponi fatti sono notevolmente aumentati e questo significa che, in proporzione, il numero di persone trovate positive sta diminuendo: è un’ottima notizia!

25/3/2020 19:50
Aggiungo tre considerazioni.
1. Mi sono convinto che l’OMS abbia ragione: si devono fare i tamponi in maniera massiccia per individuare anche chi è malato con sintomi lievi. Credo che adesso ci siano due Italie: in quella in cui tutti i membri del nucleo familiare sono in quarantena ormai da settimane il virus non circola più; il virus probabilmente circola là dove una famiglia ha dei membri che per lavoro sono a contatto con altre persone: fra queste il virus circola ancora (non può essere diversamente se non si fanno tamponi a chi lavora: a partire dagli ospedali, ma anche nella grande distribuzione dove un singolo dipendente ammalato può contagiare innumerevoli clienti. Mia fissa). Quando le persone del primo gruppo entrano in contatto con quelle del secondo (ad esempio andando a fare la spesa) c’è il rischio di contagio.
2. Il numero dei tamponi fatti in Italia sta aumentando ma ancora non è largamente insufficiente: andrebbe testato regolarmente (ogni tot giorni) tutto il personale sanitario, poi chi lavora nella grande distribuzione, poi le forze dell’ordine, poi chi ha sintomi anche lievi o è stato a contatto con positivi. Poi, se c’è la possibilità, ancora più persone.
In totale leggo che a oggi sono stati fatti circa 324.000 tamponi. Probabilmente bisognerebbe riuscire a farne un 100.000 al giorno (cifra non sparata a caso ma basandomi su quanto fatto in Corea del Sud).
3. E infine un commento pessimista. Qual è la strategia nel medio lungo termine?
Ci si rende conto che:
A) Senza aumentare il numero dei tamponi non si potrà debellare la malattia in Italia (vedi punto 1).
B) Supponiamo che fra due settimane la situazione sia nettamente migliorata: che facciamo? Se torniamo a fare come prima nel giro di qualche settimana torneremo al punto di partenza; Inoltre è palese che chi entra in Italia dovrà essere sottoposto a quarantena. Ce ne rendiamo conto? Mi pare di no…

Già che ci sono una riflessione più “filosofica”.
Spigolando su FB ho tutta una serie di amici/conoscenti che mi fanno sorridere ricordandomi una vecchia pellicola: “Excalibur”. In una scena si vede Lancillotto che, dopo aver tradito Artù, è divenuto una specie di monaco che guida una variopinta massa di popolani che si flagellano, pregano, piangono e ridono in una sorta di estasi. Lancillotto spiega loro che la peste è un flagello di Dio dovuta alla scarsa morale del re e della regina.
Ovviamente una trovata cinematografica ma che si ispira alle credenze medioevali che vedevano nella peste una punizione divina per la corruzione morale degli uomini.
Ecco, questi amici su FB, lasciano da parte Dio ma scrivono cose del tipo “i virus non conoscono confini” e simili intendendo fatalisticamente che la malattia non si può arrestare (e da qui ne ricavano, con una logica ancora più incerta e fantasiosa, che i clandestini vadano accolti sempre e comunque). Ma la Cina sta dimostrando esattamente il contrario imponendo la quarantena a chi entra nel paese. E lo dovrà fare anche l’Italia quando (se) la situazione migliorerà anche da noi se non vogliamo tornare in breve tempo alla situazione di partenza.
L’atteggiamento di questi amici/conoscenti è illogico e antiscientifico: il loro credo non è più religioso ma hanno comunque un’ideologia, per quanto vaga e superficiale, che ne annebbia la visione.
Passano i secoli ma l’uomo cambia poco o nulla: mi immagino quindi questi amici come i seguaci di Lancillotto, che si flagellano, che pregano e che lanciano improperi a Salvini/Meloni. Alla fine la differenza con i loro omologhi medievali è estremamente sottile.

Conclusione: le mie vie aeree iniziano a stufarsi della quarantena...

Nota (*1): in verità ricordo che la mia stima peggiore era di circa 60.000 ma onestamente non volevo una cifra così alta e, allora, rifeci i miei conti per ottenere un numero minore. Però, confondere la razionalità con le proprie speranze, difficilmente porta a risultati corretti…
Nota (*2): e apparentemente ai calciatori e alle relative fidanzate visto che quotidianamente si scopre che qualcuno di questi è infetto ma asintomatico...

sabato 21 marzo 2020

Teoremi

E dai! Non mi posso mettere a scrivere teoremi alle 23:00! Poi non dormirei più tutta la notte…

Vabbè, devo spiegare: questo pomeriggio, dopo essermi massacrato con vanga e falce, mi sono messo ad ascoltare musica per una mezz’oretta: contemporaneamente riflettevo sul “famoso” teorema secondo il quale ogni numero pari può essere espresso come somma di due numeri primi. Ho pensato a un nuovo approccio (rispetto a tentativi passati) e questo mi ha portato a una nuova idea per un problema totalmente diverso.
Poi ho cenato, ho oziato al calcolatore e, finalmente, una mezz'oretta fa, ho provato a mettere il tutto nero su bianco. APPARENTEMENTE sembrerebbe funzionare e, se così fosse, sarebbe roba grossa…

Potrei già pubblicare la mia idea ma preferisco aggiungerci un contorno di teoria matematica: ovviamente questo mi potrebbe tenere occupato per giorni…
Ma non voglio iniziare a ragionarci adesso altrimenti non chiuderei occhio stanotte: mi conosco...

Divertente (?) - 22/3/2020
Ieri sera, verso le 00:30, dopo Netflix e un po’ di lettura, ho spento la luce e… ho iniziato a pensare al problema matematico che avevo in mente.
Subito dopo il corto qui sopra mi ero annotato tre idee: due teoremi facili che provavano la correttezza della mia idea e un terzo teorema, questo complesso, che sarebbe stato un’ottimizzazione del metodo che avevo ideato.
Ovviamente mi ero concentrato sul problema più complesso e interessante col risultato di non riuscire a prendere sonno: quando poi mi sono addormentato sognavo calcoli assurdi (che niente avevano a che fare col mio problema...) sui malati di Coronavirus. Verso le 7:00 poi mi sono svegliato e ho deciso però di passare ai teoremi semplici…
Ho così scoperto, sempre rigirandomi nel letto, che l’idea che avevo in mente funzionava per numeri piccoli (quando una serie di prodotti di fattori primi è minore del quadrato del più grande di questi) e, per questo, i calcoli che avevo fatto su carta tornavano ma che, in generale, il mio algoritmo non era utilizzabile...

Comunque l’idea è carina e magari ci scriverò un pezzo sopra: dopotutto il metodo e i teoremi funzionano nel loro (ristretto) campo di applicabilità!

Intuizione storica - 2/4/2020
Ho avuto un’intuizione su una nuova possibile causa della caduta dell’impero romano (v. L’inciampo dell’impero romano per il mio rapporto con tale problema) che non mi pare di aver trovata menzionata altrove.
Si tratta della preparazione culturale delle classi alte e medio-alte, cioè da dove provenivano i futuri dirigenti e alti quadri dell’impero.
Studiavano la retorica che, in pratica, era l’arte del parlare e dello scrivere bene e che, in genere, portava allo studio della legge e quindi all’avvocatura.
Chi era di condizione medio altra andava alle scuole più famose, chi era di condizione più elevata assumeva direttamente un precettore (per esempio Costantino ingaggia Lattanzio per il proprio primogenito Crispo).

Ecco, ho la sensazione che indirizzare la gioventù, che avrebbe poi contribuito a guidare Roma/Costantinopoli, verso questo tipo di studi sostanzialmente sterili possa essere stato un elemento che abbia contribuito alla caduta dell’impero.

Basso non significa non alto - 5/4/2020
Un curioso effetto indiretto della scoperta del canale Davie504 è che adesso, dopo aver visto diverse decine di suoi video, riesco a sentire e riconoscere il suono del basso anche nei brani che ascolto, cioè a distinguerlo e separarlo dalla chitarra. Mi sarebbe stato utilissimo quando cercavo di imparare a suonare!

Ma del resto era normale: come potevo riconoscere qualcosa che non conoscevo?

Tagli, crepe, ponti e crolli - 8/4/2020
Notizia: Crolla un ponte in provincia di Massa Carrara, un ferito da Ansa.it

I cittadini denunciano la comparsa di una crepa, i tecnici dell’ANAS verificano e affermano che non vi è pericolo. E ora abbiamo 400 metri di effetto domino…

A forza di tagliare, grazie austerità e grazie UE, succede anche che le infrastrutture vadano a pezzi…
In questo caso non è il privato che vuole lucrare ma il pubblico che non ha fondi: sarebbe interessante conoscere le motivazioni tecniche degli esperti ANAS: la mia teoria è che, i fondi limitati (*1), li abbia spinti ad affermare che era tutto a posto.

Nota (*1): La mia FANTASIA mi fa immaginare il seguente scenario: ovvero pressioni sui tecnici da parte dei loro superiori del tipo “i soldi per metterci le mani non li abbiamo e non possiamo certo chiudere un ponte a tempo indefinito per una crepa: ne riparliamo fra qualche anno”...

Strabuccino e Saltabecca (1/4)

Strabuccino era uscito a correre portandosi dietro Done che però non ne aveva voglia e tirava col guinzaglio per tornare a casa. “Sempre così” pensò Strabuccino “quando partiamo non vuole mai venire ma quando poi dobbiamo rientrare è lui che vorrebbe rimanere fuori!”.

In realtà Strabuccino era già stanco e stava per cedere ai capricci di Done quando una bella ragazza lo sorpassò trotterellando con un andatura elastica e costante. Immediatamente il lieve e ritmico contrarsi delle natiche di lei, fasciate da attillatissimi micro pantaloncini elastici, ipnotizzò lo sguardo di Strabuccino: testé le forze gli si moltiplicarono e, trascinandosi dietro Done, che invece di diorite sembrava ora fatto di polistirolo, si mise all’inseguimento della ragazza.
Nella sua fantasia Strabuccino si immaginava di raggiungerla e di conquistarla con una battuta o una frase intelligente ma, al momento, si contentava di ammirarne la pelle abbronzata e sudata e le forme sode e forti che si agitavano elegantemente pochi metri avanti a lui: per triste e infausta esperienza sapeva infatti che difficilmente la ragazza gli avrebbe concesso un’apertura e, qualsiasi suo commento, sarebbe apparso strano e fuori luogo. Meglio quindi accontentarsi di correrle un po’ dietro e smaltire così, in piena letizia visiva, qualche chilo di troppo.
Uno strattone al guinzaglio fece voltare Strabuccino: Done stava infatti arando il sentiero, con le zampe anteriori conficcate nel terreno come un vomere, mentre il posteriore oscillava violentemente a destra e a sinistra. Strabuccino fu felice che Done scodinzolasse così vivacemente: evidentemente anche lui apprezzava la bella ragazza.

Questi pochi attimi di distrazione furono però fatali a Strabuccino che non si accorse che la ragazza si era improvvisamente fermata e stava facendo dello stretching: con le gambe divaricate si piegava e allungava tutta per toccarsi con la punta delle dita prima un piede e poi l’altro.
Per evitarla Strabuccino dovette gettarsi di lato e cadde goffamente: con suo stupore la ragazza, invece di scappare via impaurita gridando, si voltò verso di lui: si sollevò gli occhiali scuri da corsa e lo guardò con due occhi blu dolci e profondi coronati da dalle ciglia lunghissime. In verità Strabuccino si era distratto ad ammirarne il seno che, seppur compresso dal top sportivo, sembrava anzi volerne scappare fuori a ogni respiro. Solo dopo qualche secondo si accorse che la boccuccia, dalle labbra carnose di color carminio, si stava muovendo e che la melodia paradisiaca che sentiva era in realtà la voce angelica di lei. Immediatamente Strabuccino ripensò alle decina di frasi che si era preparato per rompere il ghiaccio e le disse - «Blurp...eeeeehhh...eeh.»
«Come? Tutto bene?» - rispose lei.
«Agah...gah! Gaa...» - rispose lui.
«Come sei simpatico!» - rise lei mostrando dei candidi dentini affilati.
«Angah?»
«Come? Non riesci a respirare?» - si preoccupò improvvisamente lei.
Subito si chinò e si mise a cavalcioni sul petto di Strabuccino, gli afferrò la testa con entrambe le braccia e incominciò a fargli la respirazione bocca a bocca.
Strabuccino era commosso da tanta gentilezza: oltretutto la ragazza non si accontentava di soffiargli aria nei polmoni ma si aiutava con una lingua lunghissima e, contemporaneamente, gli praticava con le sue pelvi ciò che lui suppose essere una massaggio cardiaco.
In effetti Strabuccino iniziava a sentirsi “strano”. Prima di rendersene conto si accorse, vedendo una nuvoletta gialla levarsi alle spalle della ragazza, di aver espulso uno spruzzo delle proprie spore attraverso i pantaloni. Ma fu lo sguardo fisso e attonito di Done che lo fece riscuotere: con imbarazzo spinse indietro la ragazza e le disse: «Signorina grazie, ma sto bene e non mi sono fatto niente!»
Lei lo guardò sorpresa e gli rispose - «Nessun uomo prima di te mi ha trattato con tanta sobria grazia e virile fermezza! Il mio nome è Stramele e il tuo?»
«Stramele?»
«Sì, è un nome ebraico, ma non sono ebrea: è un nome teoforico, la sua etimologia deriva da “astr’am” che significa “abbondanza feconda” mentre “ele” deriva da “El” che è l'abbreviazione del nome di Dio. Quindi Stramele significa “Prosperosa di Dio”. Secondo un’altra etimologia invece l’origine della radice “Stram” non sarebbe “astr’am” ma “str’mel [aghib]” ovvero “ara il campo [per la segale]” che, unita alla precedente derivazione di “ele”, complessivamente potrebbe significare “Dio [indica/vuole che] il seme [di segale] sia deposto qui”. Affascinante vero?! Comunque gli amici mi chiamano Saltabecca...» - disse Saltabecca sorridendo felice.
«Ma come sono stupida! Mi imbatto in un uomo meraviglioso come te, che mi capisce e mi apprezza per come sono dentro, e subito lo annoio con questi discorsi femminei e sciocchi: sicuramente adesso mi disprezzerai!» - singhiozzò lei con gli occhi improvvisamente velati di lacrime.
«Che? No, io...»
«Davvero non mi trovi impura e non mi consideri solo una delle tante? Sai, mi accorgo adesso di amarti come non ho amato nessuno prima di te: vuoi sposarmi?»
«Eh?! Io...»
«Grazie! Sono felicissima: vedrai che saprò essere degna di te!»

lunedì 16 marzo 2020

La fortuna del successo

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.5.0 "Coronavirus").

Quando comprai Le radici psicologiche della diseguaglianza di Chiara Volpato ero curioso di verificare se la mia legge delle diseguaglianze ([E] 7.2) avesse un qualche riscontro nella teoria sociologica.
Quello che scrivo nell’Epitome infatti ha talvolta delle basi teoriche in testi, articoli o corsi che ho seguito ma alcune idee (*1) sono completamente farina del mio sacco: intuizioni sulle quali rifletto più o meno a lungo e che, piano piano, prendono forma e consistenza.
La legge della diseguaglianza (*2) è uno di questo casi: probabilmente alla sua origine c’era la mia teoria del perché nessuno è profeta in patria (v. Patria e invidia del 2016), concetto poi opportunamente generalizzato.

Ebbene ieri ho ritrovato questa mia teoria anche in Le radici psicologiche della diseguaglianza espressa in termini non voglio dire identici ma molto simili ai miei.
Curiosamente si tratta di una teoria piuttosto vecchia (mentre in genere le altre citazioni di ricerche sono recentissime): fu infatti formulata da un certo Festinger nel 1954.
Lo sottolineo perché, avendo superato la prova del tempo, deve essere considerata piuttosto attendibile.

Ora c’è da dire che nella mia Epitome io la pongo come causa principale della diseguaglianza mentre nell’opera della Volpato essa è inserita in un contesto molto più ampio (*3). Come ho scritto in precedenza l’autrice tende a riportare le teorie esistenti ma preferisce non esprimere direttamente il proprio pensiero (*4). Dovrò quindi valutare la reale importanza di questa teoria da solo nel prosieguo della lettura.

Il pezzo mi è venuto un po’ troppo corto e allora ne approfitto per inserirvi un’altra riflessione.
L’autrice riporta una teoria di Joe Feagin del 1972 sull’origine della povertà (che si può riassumere con tre cause principali) e poi mostra come diverse classi sociali tendono a optare per l'una o per l'altra in maniera diversa.
Le cause sono: 1. interna/personale; 2. esterna/strutturale; 3. esterna/fatalistica.
La interna/personale significa che il povero è povero perché non è stato capace di divenire ricco: sostanzialmente non si è impegnato abbastanza oppure non ne aveva le capacità né quindi lo meritava.
L’esterna/strutturale significa che la società è strutturata in maniera tale da dare meno opportunità ad alcune persone e più ad altre: gli sforzi e le capacità del singolo sono secondarie. Frequentare le migliori scuole e università, per esempio, sono un aiuto forse già di per sé incolmabile con la sola buona volontà.
L’esterna fatalistica è invece il caso: si è poveri perché si ha avuto sfortuna. Altre persone in situazioni analoghe e con le medesime caratteristiche magari hanno avuto successo mentre i poveri no. In pratica la società non ha responsabilità: tutti ce la possono fare ma il caso per alcuni (o molti!) può essere avverso.

Prevedibilmente le classi sociali alte sono tendono a optare per la prima ipotesi, quella interna/personale, perché contemporaneamente giustifica il loro benessere. Ma gli orientamenti variano anche in base alla nazione: negli USA, col suo mito degli uomini che si fanno da soli, l’ipotesi interna/personale è la preferita. Ma, per esempio, nell’ex Germania Est, ben il 67% delle persone pensa che la povertà abbia origini strutturali mentre in Danimarca lo crede solo il 17%.
Per curiosità in Italia si pensa che la povertà sia frutto dell’ingiustizia sociale (34% ), sfortuna (26%) e mancanza di volontà (19%). Non è spiegato cosa indicasse il rimanente 21%: forse “non so”?

Personalmente non mi ero mai posto direttamente la questione (indirettamente è legata alla diseguaglianza) ma in uno dei miei pezzi preferiti (*5), 4 aneddoti e 1 domanda, mi ero chiesto la domanda simmetrica: da cosa dipende il successo?
Ovviamente pensavo al successo di una persona comune: è chiaro che se sei un Agnelli comunque cadi in piedi e, male che vada, finisci a fare il presidente della Juventus. Davo cioè per scontato che chi appartiene dalla nascita a una classe alta, se non fa sciocchezze, vi rimanga.
Cercavo invece di investigare il caso dell’uomo che si fa “dal nulla”: inutile che ripeta i miei ragionamenti ma la mia conclusione era che la fortuna fosse determinante e non il merito o le capacità.

Se oggi mi pongo invece la domanda del perché della povertà mi è banalmente ovvio che dipenda massimamente dalla struttura della società. Questo però non è in contraddizione con la mia vecchia teoria del successo: anzi, proprio perché la struttura della società lega a una determinata condizione sociale, occorre un colpo di fortuna per spezzare tale catena.

Se Bill Gates fosse nato 10 anni dopo o magari in Germania (per non dire Italia!) non avrebbe fondato la Microsoft ma sarebbe divenuto un comune, per quanto brillante, tecnico informatico.
Lo stesso vale per tanti altri uomini di successo, spesso presentati come dei geni, quando invece erano semplicemente persone in gamba al posto e al momento giusto, con le conoscenze giuste.
Quando una persona veramente formidabile nasce al posto giusto e al momento giusto si ha un Alessandro Magno.

Conclusione: questo libro mi piace ma perdo un sacco di tempo a leggerlo perché lo riempio di appunti e note!

Nota (*1): per non parlare dell’intero capitolo 5 di cui infatti sono particolarmente orgoglioso.
Nota (*2): in effetti il singolare è meglio: vedrò di modificarlo nella prossima revisione!
Nota (*3): che poi in effetti è quello che faccio anch’io: non per niente ho dovuto inserire questa legge nel capitolo 7 e non nel 5 proprio perché si basava su (mie) teorie aggiuntive e, in particolare sugli epomiti ([E] 6.2) ed equimiti ([E] 7.1) successiva a tale capitolo. E anche da questo punto di vista, in effetti, ci sono molte analogie con il saggio della Volpato.
Nota (*4): almeno per adesso, più o meno fino a metà del saggio!
Nota (*5): ci sono particolarmente affezionato perché rappresenta un momento di crescita personale. Il nocciolo di questa teoria lo formulai quando avevo 11-12 anni: mi resi conto che avevo capito qualcosa che alle altre persone, compresi gli adulti, sfuggiva.