«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

sabato 30 novembre 2019

Ecoinsonnia

Ultimamente dormo male: mi sveglio verso le 4:00 e, a seconda dei casi, faccio fatica a riaddormentarmi. Spesso mi fisso su qualche pensiero che si ripresenta in maniera ossessiva (*1).

L’altra notte è stata colpa di una pellicola che avevo terminato di vedere su Netflix: “Downsizing”.
Il finale mi aveva lasciato perplesso (da sveglio): l’avevo trovato debole, addirittura anodino.
Per spiegare le mie perplessità dovrò raccontarne la trama in maniera più dettagliata del solito.

SCIUPATRAMA: il protagonista, grazie a una nuova invenzione, viene rimpicciolito a un’altezza di pochi centimetri. Ufficialmente le persone lo fanno per salvare l’ambiente visto che una persona così piccola inquina migliaia di volte meno, in verità però per la maggioranza i motivi sono economici: richiedendo solo una frazione di risorse per vivere i costi per ogni necessità sono estremamente ridotti. Delle agenzie organizzano comunità di “ridotti” che non lavorano ma vivono di rendita visto che i loro risparmi sono, praticamente, moltiplicati per 100.
Il protagonista si fa ridurre insieme alla moglie o, almeno, così crede visto che lei all’ultimo minuto scappa via e se ne torna a casa: ovviamente poi segue il divorzio e il protagonista, non avendo più i soldi sperati, si ritrova a dover accettare dei lavori scadenti nella piccola colonia.
Il protagonista scopre così che nel villaggio vive anche una dissidente vietnamita rimpicciolita dal suo governo per motivi politici e giunta anni prima come profuga negli USA. Anche lei avrebbe potuto vivere tranquillamente a spese del governo ma, nonostante abbia perso una gamba, preferisce lavorare e, soprattutto, aiutare i ridimensionati più sfortunati che, ovviamente, lontano dagli occhi di chi vive nel lusso, non potevano mancare.
I due si ritrovano poi a visitare la prima colonia di rimpiccioliti in Norvegia (dov’è stata inventate la procedura di riduzione). Gli abitanti sono scienziati e tutti grandi ambientalisti che speravano di salvare il mondo riducendo massicciamente tutta la popolazione mondiale: adesso però, a causa di un esponenziale peggioramento dell’effetto serra, provocato dalla liberazione nell’atmosfera del gas metano imprigionato dai ghiacci dell’Antartide, hanno ormai scoperto che per l’umanità non c’è più salvezza perché il disastro climatico è inevitabile.
La colonia di ecologisti norvegesi ha però un piano B: nascondersi in un rifugio sotterraneo completamente autosufficiente per circa 8000 anni e aspettare lì che il clima ritorni normale.
Il protagonista vorrebbe accettare l’invito della colonia e scendere anch’egli nel rifugio con la sua compagna vietnamita: lui vede nella sua vita, nelle coincidenze che l’hanno portato in quel luogo proprio in quel momento, un segno del destino. La sua compagna vietnamita però non vuole seguirlo e infine lo dissuade convincendolo a tornare nella colonia americana ad aiutare con lei i più bisognosi. Fine.

Insomma, una pellicola senza colpi di scena (a parte quello della moglie), con pochi momenti divertenti (c’è sempre una sensazione di angoscia che pervade anche i momenti felici), distopico ma in maniera sottile: la distopia non viene mostrata direttamente ma la si percepisce dietro il mondo illusorio della colonia americana. Alla fine direi che si tratta di una pellicola da 6½, o addirittura 7-, ma niente di eccezionale.
Durante la notte insonne però sono tornato a rifletterci e non ho potuto fare a meno di pensare ai messaggi più nascosti della pellicola.
Il film è solo apparentemente ecologista: il messaggio principale del regista è infatti un altro. È più importante aiutare il proprio prossimo che salvare la razza umana nascondendosi nelle viscere del pianeta. Lo conferma il protagonista che, rinunciando al proprio “destino”, rinuncia in verità al proprio egoismo, all’idea di essere “speciale”.
Nel sonno non facevo che ripensare a questi elementi: vi intravedevo un parallelo con l’ecologismo sterile e ipocrita rappresentato da Greta Thunberg. Ora, da sveglio e a quasi un giorno di distanza, non mi sembra più così evidente…
Però rimasi sveglio ore a baloccarmi con questi pensieri, non completamente sveglio né addormentato…

Stanotte invece non riuscivo a smettere di pensare a dei numeri che mi aveva dato un amico ingegnere con cui ero uscito a cena fuori.
Gli avevo raccontato che alle elementari (*2) mi avevano spiegato che a ogni trasformazione da una forma di energia in un’altra se ne perde, massimamente in calore, una parte. Una vettura a benzina trasforma l’energia chimica della benzina in energia cinetica, ovvero in movimento; ma l’elettricità che fa muovere una macchina elettrica subisce un passaggio ulteriore e quindi, il suo inquinamento è maggiore (poi dipende tutto da come è stata prodotto l’energia elettrica: vedi poi).
I numeri che mi aveva dato erano 45% efficienza motore a benzina, 50% motore diesel e 55% motore elettrico (ma potrei ricordare male).
Il motore elettrico è più efficiente semplicemente perché ci sono meno componenti che si devono muovere. Ma bisogna considerare da dove arriva l’energia elettrica usata per alimentare la macchina.
Se è stata prodotta da fonti pulite (idroelettrica, solare, eolica, geotermica, etc…) allora non c’è inquinamento a monte dell’auto elettrica: e di questo ero consapevole.
Ma cosa succede se l’energia elettrica è prodotta da fonti non rinnovabili come gas o carbone?
Qui il mio amico era meno sicuro ma ha ipotizzato che, comunque, le grandi centrali a gas siano molto efficienti: ha ipotizzato un 90% di efficienza (lo stesso, se ricordo bene, per quelle nucleari). Il problema semmai è per quelle a carbone, meno efficienti, in cui l’unico vantaggio dell’auto elettrica si riduce a non inquinare in città ma, complessivamente, la centrale a carbone, per produrre l’energia elettrica usata dall’auto, inquina di più di quanto farebbe un auto a benzina).
Nel complesso l’amico era quindi assolutamente favorevole alle auto elettriche.
Nella notte mi sono però reso conto che il 90% di 55 è 49.5%: insomma l’auto elettrica, ipotizzando centrali molto efficienti, non è così superiore ai motori tradizionali.
In più c’è da considerare l’impronta ecologica delle batterie al momento prodotte con materiali rari e inquinanti: l’amico mi ha risposto che è vero ma che, probabilmente, in futuro si troveranno soluzioni più pulite. Inoltre mi ha fatto notare che i motori tradizionali sono in alluminio e che per produrre questo è necessaria molta energia elettrica (e di nuovo quindi si entra nel ciclo di come è prodotta l’elettricità).
Insomma la questione non è banalmente dire che l’auto elettrica è pulita e quella a benzina è sporca: ci sono molti altri fattori in gioco. Soprattutto il mio vecchio ricordo sull’entropia ha MOLTO senso ed è anzi fondamentale al di là dei numeri ipotizzati dal mio amico (e che magari ho riportato pure male).

Conclusione: pezzo sostanzialmente inutile (gli metterò il marcatore “peso”) ma mi sembrava buffo raccontare cosa vado a pensare quando non dormo...

Nota (*1): è uno dei motivi per cui evito di giocare al calcolatore prima di andare a dormire: rischierei di continuare a ripetere mentalmente il gioco, magari inventandomi dei livelli nuovi o delle regole aggiuntive…
Nota (*2): forse però era stato mio padre (un fisico) a parlarmene, sempre più o meno a quell’epoca: di sicuro erano conoscenze (trasformazione di energia, perdita in calore ed entropia) che già allora avevo ben chiare. Ricordo che quando ero dai miei nonni facevo i miei “esperimenti”: un giorno in un vasino di coccio detti fuoco a un intruglio di cera e altri ingredienti. Per una ventina di secondi la fiamma non sembrò diminuire: ricordo chiaramente che feci in tempo a pensare che se il fuoco non si estingueva allora avevo trovato una fonte di energia infinita e, quindi, sconfitto l’entropia: poi il vasino si spaccò...

giovedì 28 novembre 2019

19 punti

Terminata la prima stesura del nuovo capitolo mi sono preso una breve pausa dall’Epitome: solo ieri mi sono messo a controllare i “punti” che nel frattempo si erano accumulati…

19 di questi credo che l’inserirò nella versione a cui sto lavorando; 10 invece mi sembrano troppo impegnativi e li rimanderò a una successiva.

A quante pagine corrispondono 19 punti? Difficile dirlo: mediamente quelli che ho individuato sono meno impegnativi. In genere si va dalla nota di un paio di righe a un intero sottocapitolo. In prima approssimazione direi, 19 diviso 4, circa 5 pagine; fermo restando che poi basta, per esempio, un sottocapitolo in più per aumentare sensibilmente il numero di pagine finali...

E il MES? - 28/11/2019
Come previsto e prevedibile il governo se ne frega del bene degli italiani e invece fa gli interessi delle banche francesi e tedesche (che a differenze delle nostre, non c’erano rischi “epidemici”, verranno salvate dal MES anche con i soldi degli italiani: prima fra tutte la Deutsche Bank).
Paradossalmente poi il nuovo trattato esclude l’Italia dal sostegno del MES: questo significa che i nostri titoli di stato saranno molto più deboli e facile preda della speculazione. Ovvero spread più alto e ricattabilità dell’Italia.

Conte aveva avuto il mandato preciso da parte del parlamento di non accettare alcuna riforma del MES e invece ha accettato tutto a scatola chiusa compreso un trattato inemendabile e autolesionistico.

Ricordatevi quando vi ruberanno i risparmi dal conto corrente per salvare le banche che l’unico partito che vi aveva difeso era stato la Lega:
Borghi (Lega): "Conte riferisca su Mes o si cerchi un avvocato"

Autorevolezza - 2/12/2019
Bagnai è da quasi dieci anni che ripete le stesse cose ma un premio Nobel ha un’autorevolezza maggiore di un fascio-leghista-nazista-razzista: Il premio Nobel per l’economia: “L’Italia può uscire dall’euro, la Germania vi rovina” di Marta Lima da SecoloDItalia.it

Il perché del MES - 3/12/2019
Siccome condivido il concetto e mi fa fatica riscriverlo a modo mio copio e incollo da Twitter:
«#DeutscheBank sta messa così male, che è sull'orlo del #crack imminente. Oltre alle perdite di suo, c'è pure l'FBI che sta indagando x i collegamenti con #Epstein e ciò causerà altri problemi.Ecco perché la fretta di farci firmare il #MES:x salvare DB con i ns soldi»

Il cinguettio originale è QUESTO...

Quasi! - 4/12/2019
Stamani ho finito le aggiunte alla versione 1.4.0: alla fine ho deciso di rimandare a una successiva versione tutto il materiale più impegnativo.
Ora mi resta da ricontrollare la parte economica (relativa all’Italia) che, seppure contro voglia, ho dovuto aggiungere per completezza: è un campo minato che avrei preferito non introdurre perché è facile prendere abbagli e i particolari possono essere decisivi…
Vabbè, so già che il nuovo capitolo mi darà un sacco di problemi e che a ogni versione ci dovrò fare correzioni e modifiche: anche la parte economica seguirà quindi lo stesso percorso. Spero solo di non aver scritto castronerie!

mercoledì 27 novembre 2019

Azzurro notte

È da qualche giorno che volevo scrivere questo corto ma poi me ne dimenticavo sempre…

Delle mie “non previsioni” calcistiche di questo anno la più sballata rischia di essere il Napoli.
La partenza stentata non mi aveva preoccupato: mi era sembrata fortunata quella dell’anno scorso e questa invece leggermente sfortunata. La mia idea era che la classifica finale non sarebbe dovuta cambiare (2° posto).
Non sapevo però delle tensioni fra squadra, allenatore e società: probabilmente tutte superabili con i risultati positivi ma poi De Laurentis ci ha messo del suo.

La multa ai giocatori può avere due effetti:
1. il presidente vuole andare fino in fondo? Allora la squadra non lotterà per la Champion’s ma per la salvezza.
2. il presidente vuole solo salvare la faccia e ha già fatto sapere ai giocatori di non preoccuparsi e che, alla prima occasione utile, farà cadere le denunce. Ma anche in questo caso la squadra temo che ne risentirà.

Insomma: senza la genialata di De Laurentis probabilmente il Napoli avrebbe lottato per la Champion’s (e credo che almeno il 3° posto non sarebbe stato un problema visto che dubito l’Inter possa mantanere il ritmo attuale), nell’ipotesi 2 forse lotterà per la UEFA e nell’ipotesi 1 per la salvezza.

Molto dipende quindi da De Laurentis: tutti si aspettano un suo passo indietro ma a lui piace stupire. È quindi possibile che, proprio per questo, decida di fare il “duro” ancora per un po’. Decisivo sarà l’incontro annunciato per i prossimi giorni con la squadra.
Vedremo…

Volevo scrivere un corto ma ormai… Aggiungo allora qualche considerazione a casaccio.

Ronaldo ancora non ingrana ma Sarri deve, per motivi extra calcistici, farlo comunque giocare. Nel campionato la Juventus è talmente più forte che può permettersi anche Ronaldo al 40-50% ma in Champion’s quando sarà alla fase a eliminazione diretta?

La Fiorentina di Montella stenta: tre giocatori decisamente più forti della media (Chiesa, Ribery e Castrovilli) hanno parzialmente nascosto la mancanza di idee (e di tutto il resto) dell’allenatore. Resto dell’idea che senza Ribery (che temevo bollito) e Castrovilli (che non conoscevo) si sarebbe lottato per la salvezza, grazie a loro, dovremo riuscire a galleggiare nella parte bassa. Sarei curioso di “provare” Gattuso.

Comunque il campionato è divertente: a parte Juventus e Inter le altre squadre sono molto vicine e potrebbe quindi succedere di tutto…

Conclusione: sono curioso di vedere come il Napoli giocherà la partita col Liverpool: io credo male ma chissà...

martedì 26 novembre 2019

Sardine o ponti?

Sui ponti sono poco preparato: mi limito a ripetere quello che ho sempre detto, ovvero che i privati sono solo interessati a massimizzare il proprio guadagno (soprattutto se gli affidi un monopolio privo di concorrenza) e questo va a discapito della manutenzione e quindi, indirettamente, della sicurezza degli utenti nel caso delle autostrade (*1).

Sulle sardine sono un po’ più preparato. Dopo il breve accenno in Vs Salvini ho continuato a seguire, anche per colpa di FB e di vari amici che hanno rilanciato delle notizie relative a esse, la loro (rapida) evoluzione.

Onestamente non so neppure bene da cosa partire: ho infatti l’imbarazzo della scelta fra varie contraddizioni, stranezze e vacuità.

Parto dalla più preoccupante: si manifesta, non so quanti casi vi siano stati al mondo con l’eccezione magari di qualche dittatura conclamata, contro un partito all’opposizione cercando di disturbarne la campagna elettorale. A me già questo sembra pura follia…

Ci sarebbe poi da discutere come nasce: da alcune parti ho letto che i giovani promotori sono di area PD. Non so se sia vero però è plausibile. Ma per il momento, in mancanza di dati certi, lasciamo stare.

Ieri (o domenica?) mi sono poi imbattuto nel loro “manifesto”: La “carta dei valori” delle Sardine: stilati i dieci punti su cui si basa il movimento di Veronica Di Benedetto Montaccini su TPI.it
Ecco, li ho appena riletti tutti e non me ne ricordo uno: è tutta fuffa, tutte frasi condivisibili ma anche estremamente vaghe, che dicono tutto e niente. Semmai l’unico aspetto sostanziale che vi ho trovato è l’ipocrisia di non menzionare esplicitamente di essere contro Salvini.
Comunque all’amico che pubblicò il collegamento scrissi su FB:
«Ma qual è lo scopo? Qual è, per esempio, la posizione sul MES?
A me pare che si vogliano mettere insieme, anche legittimamente, delle persone unite solo dall'odio, motivato o no, verso Salvini e la Lega. A me pare poco: gradirei di più un programma del tipo: per l'immigrazione proponiamo XXX, per l'economia YYY, per l'euro ZZZ...
Invece qui si mettono prima insieme le persone per poi, forse, si cercano delle idee condivisibili (vedi i principi vaghi e astratti della carta)...

PS: curiosità. Ma perché come simbolo è stata scelta la sardina? C'è un motivo?
»

A me sembra un’obiezione sensata: se sei contro una specifica forza politica avrai dei motivi politici per esserlo, no?
L’amico mi ha risposto che al momento le sardine sono un movimento spontaneo, di persone che chiedono “un cambiamento radicale di una visione del mondo e del futuro” e che non può già essere strutturato come un partito con un suo programma, etc…
Allora specificai:
«No, non vorrei strutturarle come partito: mi piacerebbe però che l'ideale aggregante non fosse il semplice e generico "essere contro Salvini" ma qualcosa di più concreto.
Questi dieci punti (ci rifletterò meglio) ma mi sembrano sì condivisibili (praticamente da tutti) ma anche estremamente vaghi e generici: principi dove ognuno poi finisce per leggerci quello che vuole. Ti ricordi i nostri sforzi per elaborare quali fossero i principi del M5S e farli nostri (all'epoca di Percorso Comune): alla fine, per lo meno io ma mi sembrò un'esperienza comune, ci si rese conto di essere stati aggregati insieme senza precisi principi comuni. Vedi poi come il M5S è riuscito nel 2018 ad attrarre voti sia da destra che da sinistra (e che poi abbia perso quelli di sinistra alleandosi con la Lega e quelli di destra alleandosi col PD)...
Scusa se ho divagato...
»
Infatti leggendo la “carta dei valori” ho avuto un vero e proprio déjà vu: quando il nostro (numeroso) gruppo di attivisti uscì dal M5S a fine 2014 si cercò di accordarsi per formare una nuova forza politica che riprendesse e facesse propri i principi del movimento. Ci si accorse però che questi erano così generici che ognuno vi aveva letto ciò che voleva leggerci. In pratica non riuscivamo a trovare un accordo su niente e alla fine allora tirammo fuori un “manifesto” vago e fumoso molto simile, nella sua assenza di concretezza, al documento delle sardine.
Io una volta posso cascarci, ma due no!

Ormai lo riconosco subito un movimento nato solo per aggregare e mettere insieme persone che non hanno niente in comune e che poi, magari, nel concreto la pensano anche in maniera molto differente fra loro.
Mi è ovvio che qui si vogliono mettere prima insieme delle persone e poi, in un secondo momento, a ridosso delle elezioni, le si dirà “allora noi abbiamo nuovi ideali, siamo per una nuova società, più giusta, onesta, dove tutti possano essere felici (*2), ma ora siamo alle elezioni: se vogliamo un futuro migliore per i nostri figli dobbiamo impedire che vinca Salvini e la Lega. Dobbiamo quindi turarci il naso e votare per XXX(*3) che ci ha assicurato che...”. In questo caso, persone che si sono convinte di far parte di qualcosa di nuovo, che credono sinceramente negli stessi fumosi ideali, difficilmente si tireranno indietro e seguiranno le indicazioni ricevute…

Ecco perché secondo me sarebbe importante che le sardine definissero per bene, non dico un programma completo, ma un progetto di azione su problematiche importanti: Europa, euro, immigrazione, lavoro, tasse, debito, etc…
In questa maniera i loro voti sarebbero più difficilmente dirottati da partiti interessati solo al loro sostegno elettorale.

Inoltre ho una teoria interessante: chi è stato nel M5S, ma poi (come me) ha capito di esserne stato tradito, è in un certo senso “vaccinato” contro la vaghezza di idee e principi, del cambiare tutto per non cambiare nulla. Ho la sensazione quindi che le sardine “peschino” soprattutto dal bacino di ex elettori PD, genuinamente di sinistra, che si sono sentiti traditi dalla sua politica sempre più liberista.

Forse la domanda più importante non è se il movimento delle sardine sia nato artificialmente o spontaneamente. Mi pare evidente che riscuota comunque il sincero interesse di parte della popolazione (difficile stabilire quanto ampia: i numeri delle piazze non mi hanno impressionano) che, evidentemente, non contenta della politica attuale (né dell’alternativa prospettata dalla Lega) ha comunque voglia di far sentire la propria voce.
Mi pare molto più significativo come i media abbiano reagito a questo movimento: l’interesse e la simpatia dimostrata alle sardine indicano chiaramente che vi è già la volontà precisa di strumentalizzarle a favore del potere vigente (a cui i media tradizionali rispondono). È sempre così: i movimenti popolari che possono essere usati per stabilizzare la società (e il sistema di valori a essa associata) sono appoggiati con simpatia dai media che, lo ripeto, sono anch’essi strumenti al servizio dei parapoteri; se invece si tratta di un movimento di rottura, che vorrebbe cambiare il potere vigente, ecco che allora viene dagli stessi media etichettato come pericoloso, violento, distruttivo (e in Italia aggiungerebbero “fascista”).
Come dice il professor Barbero, le rivoluzioni sono le rivolte che hanno avuto successo mentre le rivolte sono rivoluzioni fallite: la prospettiva è cioè variabile ma bisogna ricordare che la prospettiva dei media è la stessa del potere che li controlla. Ciò che i media mostrano con favore è ciò che il potere vede con favore.

Personalmente credo che se le sardine non si sfaldano da sole per mancanza di idee e contenuti nei prossimi mesi (ancora, come già detto, non riesco a giudicare il consenso che riscuotono) allora faranno un partito a sé: questo perché già adesso molti politici cercano di allungare la “zampa” per appropriarsene (nella maniera frenetica e brutale del naufrago che si aggrappa al primo salvagente che riesce ad afferrare) e le sardine, se vogliono sopravvivere, dovranno prenderne le distanze per continuare a dirsi "fuori dalla politica": questo equivale a formare poi un proprio partito, fermo restando che alle elezioni farà da stampella a qualunque partito sistemico serva un aiuto.

Conclusione: ho scoperto che Diego Fusaro ha già detto più o meno le stesse cose, in soli cinque minuti e in maniera molto più elegante della mia, in questo video: Diego Fusaro: Movimento delle Sardine, perché il potere lo ama (22.11.2019) dal canale di Diego Fusaro

Nota (*1): nel caso della TELECOM invece non si sostituiscono ma si annodano i cavi rotti con il conseguente calo della qualità del servizio offerto (vedi il mio caso). O nel caso dell’acqua pubblica si spreca una percentuale surreale di acqua in perdite nei condotti (ricordo di aver letto roba dell’ordine del 40-50%) salvo poi farla pagare agli utenti e martellare gli stessi con pubblicità progresso che invitano a chiudere i rubinetti quando ci si lava i denti…
Nota (*2): senza ovviamente specificare idee o progetti concreti: tutte le sardine avranno idee diverse ma crederanno di avere lo stesso obiettivo…
Nota (*3): suppongo PD a meno che nel frattempo le sardine non si siano trasformate in un vero e proprio partito.

lunedì 25 novembre 2019

Il peso della vita

Un raccontino da un'idea di una o due notte insonni fa...

Questa storia è opera di finzione e ogni riferimento a persone vive o morte è puramente casuale!

IL PESO DELLA VITA

Quel lunedì l’ingegner Cracchi era stranamente in ritardo: di solito alle 7:30 era già nel suo ufficio: in fondo al corridoio e con la porta ben aperta. Benché non visibile si supponeva che, in qualche maniera (forse riconoscendo il suono dei passi?), osservasse e prendesse nota di chi e quando arrivava dopo di lui: o almeno così sembrava dai commenti acidi e dalle occhiate cariche di significato che elargiva quando, verso le 13:00, riattraversava il medesimo corridoio per andare a mangiare.
Alle 8:05 gli impiegati iniziavano già a sperare in un’inaspettata settimana tranquilla a causa dell’imprevista malattia del loro capo ma, proprio allora, le porte dell’ascensore si aprirono.
L’ingegner Cracchi ne uscì piegato in due e tutto sbuffante: camminava tenendo a fatica, fra le braccia, un manubrio di almeno una cinquantina di chili.
Gli impiegati lo guardarono in silenzio, strabuzzando gli occhi, senza osare neppure rivolgergli il saluto. Una ragazza si strofinò gli occhi come per convincersi di non stare sognando, ma i più si limitarono a seguirlo con lo sguardo, a bocca aperta, mentre egli arrancava faticosamente lungo il corridoio.
Arrivato nel suo ufficio la segretaria lo salutò e meccanicamente, come ogni mattina, iniziò a leggergli il promemoria per la giornata.
«Zitta Barbara, non ora! Non vedi come sono conciato? Dammi qualche minuto per farmi riprendere e portami un caffè in ufficio...»
Quando infatti l’ingegnere era entrato nella stanza lei gli aveva dato appena un’occhiata distratta con la coda dell'occhio: aveva notato che aveva qualcosa di pesante in braccio ma aveva pensato che fosse la grossa lampada/scultura che da tempo diceva di aver intenzione di portare in ufficio. Adesso però l’aveva osservato più attentamente e si era accorta del grosso manubrio: trasalì senza riuscire a trattenere un gridolino di stupore.
Ma non disse niente: appena l’ingegnere fu entrato nel suo sancta sanctorum richiudendosi la porta alla spalle con un calcetto lei, da assistente premurosa e obbediente qual era, si preoccupò solo di aspettare un minuto prima di andare alla macchinetta per preparare con le mani tremanti il caffè come piaceva all’ingegnere.

***+++***---***

«Ingegnere? Posso? Ho il caffè...» chiese Barbara dopo aver bussato per due volte alla porta del suo capo.
«Entra, entra Barbara...» rispose la voce dall’interno.
La segretaria entrò e vide l’ingegnere, seduto alla sua scrivania, già intento a controllare la posta elettronica. Per un attimo pensò di aver avuto un'allucinazione ma poi si accorse che il grosso manubrio riposava adesso sul suo grembo.
«Ma ingegnere...» disse, posando la tazzina sulla scrivania ordinatissima dell'ingegnere. La sua voce flebile e tremante non riuscì a esprimere più compiutamente la domanda inespressa.
«Ah! Barbara: non crederai mai a quel che mi è capitato nel fine settimana!» rispose l’ingegnere che, evidentemente, aveva voglia di confidarsi con la sua fedele assistente.
«Devi sapere che venerdì sono andato a mangiare una pizza con dei vecchi amici del liceo...» spiegò l’ingegner Cracchi.
«Due di questi dovresti conoscerli: Ripetto, il mio avvocato di fiducia e Picciardi, quello che ogni tanto mi propone qualche investimento sballato...»
Barbara annuì attenta, prendendo mentalmente appunti di ogni sua parola come era sempre abituata a fare quando lui le parlava.
«Il terzo non lo conosci: Vindi si chiama, è un tizio strano, bravo ragazzo sì, ma uno che ha sprecato completamente il proprio potenziale...»
«uhm… buono!» disse l’ingegnere fra sé bevendosi di un sorso tutto il caffè.
Poi proseguì «La cena andava normalmente, mi conosci: quando voglio riesco col mio brio e umorismo a rendere piacevole anche l’incontro più stentato e difficoltoso. Una battuta lì, un complimento qua, molti sorrisi, qualche domanda per fingere interesse… il solito insomma...»
«Mangiata la pizza, con quasi una birretta media in corpo, scherzai col Vindi dicendogli che, se si era stufato di non far niente, gli avrei trovato io un buon lavoretto. Gentile no?»
«Sì, ingegnere!» replicò prontamente Barbara.
«E allora l’ingrato mi disse che leggere filosofia e scrivere sciocchezze sono la realtà e che invece un lavoro serio e rispettabile come il mio è un’illusione: una specie di sogno, una non realtà. La sua realtà era pesante e solida la mia leggera e impalpabile. Non ha senso, vero? E lì per lì ci risi sopra e cambiai argomento.»
«Però durante la notte dormii male: continuavo a pensare se fosse vero che questa vita, la mia vita, fosse un’illusione. Possibile che numeri, denaro, riunioni e progetti non siano nulla? E se fosse così allora una vita dedicata al nulla sarebbe anch’essa il nulla come ipotizzava il Vindi?
Il giorno dopo, sabato cioè, mi svegliai con un fastidioso mal di testa. Seguii comunque la mia solita routine: feci i miei esercizi ginnici, la mia usuale corsetta sul tapis roulant e poi un pranzo vegano ordinato al ristorante vicino casa. Nel pomeriggio però i dubbi che mi avevano perseguitato durante la notte tornarono più forti che mai: pensai che se il peso della nostra vita è dato dallo scopo dei nostri obiettivi allora io avrei dovuto essere pesantissimo! Dopotutto le mie decisioni spostano milioni di euro fra decine di banche in giro per il mondo. Proprio l’altra settimana, abbiamo approvato quell’investimento sui derivati: se i future sulle azioni delle miniere di rame congolesi calano più di 5 punti allora ci saremo guadagnati un ricco bonus a fine anno! E anche lei Barbara mi confermerà che non c’è niente di più solido di un metallo: e il rame è un metallo, no?»
«Certo ingegnere!» confermò la coscienziosa assistente.
«Ecco: a quel punto mi sentivo molto sollevato dal mio ragionamento e la piacevole sensazione di leggerezza che stavo iniziando a provare non mi preoccupava: pensavo che finalmente quegli schifosi hamburger di soia iniziassero a fare effetto...»
«Andai a letto tranquillo e dormii benissimo ma, ieri mattina, è successo l’impensabile: mi sono svegliato sul soffitto della mia camera!» qui l’ingegnere si interruppe e fece una pausa controllando la reazione della donna alla sconcertante notizia.
Prudentemente la segretaria si morse un labbro ma evitò di commentare così l’ingegnere proseguì subito il suo racconto.
«Mi ci volle un quarto d’ora per riuscire a scendere trascinandomi lungo l’armadio, fino alla poltrona e poi alla porta. Lentamente raggiunsi la palestra dove trovai questo...» disse Cracchi indicando il manubrio che teneva sopra le gambe.
«Ci crede che solo grazie a questa zavorra riesco a non volare via!? Ma troverò una soluzione!» concluse sbuffando.
«Ha provato ad andare al pronto soccorso? Là magari...» ma l’ingegnere l’interruppe bruscamente.
«Ma che dice Barbara! Figuriamoci! Cosa vuole che mi avrebbero detto laggiù: ha mai sentito di una malattia che fa volare? Bene che fosse andata mi avrebbero legato a un letto… qui c’è qualcos'altro: una specie di magia, una maledizione, che ne so… Così ieri telefonai al Vindi: magari ne sapeva qualcosa… Invece si mise a ridere pensando che lo prendessi in giro e, siccome insistevo a dirgli che ero serio, mi disse di prendermi una vacanza! Figuriamoci! Con tutte le riunioni che ho questa settimana, per non parlare della videoconferenza con i cinesi di domani mattina...»
Barbara a queste parole era impallidita: l’ingegnere era il suo punto fermo ma adesso lui non stava bene e lei non sapevo come aiutarlo. La disperazione le riempì gli occhi di lacrime mentre un sospiro sconsolato, quasi una sorta di rantolo strozzato, le sfuggì dal profondo.
L’ingegnere se ne accorse e subito cercò di tranquillizzarla «Su, su Barbara non si preoccupi: figuriamoci se non riesco a trovare una soluzione a questo contrattempo: vedrà che mi inventerò qualcosa e questo inconveniente diventerà solo un buffo aneddoto da raccontare ai clienti per distendere l’atmosfera e farsi quattro risate! Ora torni nel suo ufficio e con calma, per il pomeriggio, vada a cercare nell’archivio i faldoni con i fascicoli delle nostre attività dell’ultimo anno, i più pesanti che trova mi raccomando!»
L’assistente si girò di scatto e uscì rapidamente, con gli occhi chiusi e i pugni serrati per trattenere le lacrime. Poi corse in bagno singhiozzando e là un gruppetto di colleghe subito la raggiunse per sapere cosa fosse successo e la ragione dello strano comportamento dell’ingegnere.

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«È impazzito poverino! Così buono, così attento a cosa mangiava, a fare attività fisica… sigh… e non fumava né beveva... e poi guarda cosa gli va a capitare!» si sfogò Barbara con le amiche.
«Adesso è completamente uscito di senno: si trascina dietro quel grosso peso perché crede che altrimenti volerebbe via!»
«Come? Cosa?» chiedevano tutte insieme le altre donne.
Così Barbara ripeté loro fedelmente il racconto che le aveva fatto l’ingegner Cracchi mentre queste scuotevano la testa e mormoravano interiezioni.
«E adesso che faccio poverino?»
Ognuna delle donne disse la sua e poiché tutte suggerivano soluzioni diverse Barbara si convinse ad aspettare per vedere cosa sarebbe successo nel pomeriggio.

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L’ingegner Cracchi si era messo a dare una lettura cursoria a un sito economico: aspettava l’ora di pranzo con insolita impazienza perché, evidentemente, il trascinarsi dietro il manubrio gli aveva messo un gran appetito.
Improvvisamente sentì un grido: «Aiuto! Aiuto!»
Era la voce di Barbara: subito l’ingegnere si diresse alla porta il più velocemente possibile per quanto gli permettesse l’ingombrante zavorra.
Gli occorsero pochi secondi per raggiungerla ma gli strilli disperati della donna che provenivano dalla stanza adiacente li fecero sembrare molti di più.
Finalmente, col fiato corto per l’improvviso e intenso sforzo, aprì la porta con un gomito e vide cos’era successo: la sua segretaria svolazzava sul soffitto dell’ufficio mentre alla porta di fronte si accalcavano vari colleghi che si bloccavano sulla soglia a osservare increduli la scena.
«Capretti, non stia impalato! Prenda l’attaccapanni e cerchi di farlo afferrare alla signora Ciabatti per tirarla giù» urlò l’ingegnere prendendo immediatamente in mano la situazione. Il Capretti era un giovane ingegnere: promettente ma poco proattivo, aveva però il vantaggio di essere alto e ben piazzato…
«Ma come ha fatto a finire lassù?!» le chiese l’ingegnere.
«Mi ero messa a riflettere che la misura del peso della mia vita è data da quella della vostra ingegnere: dopotutto sono io che le prenoto i voli, le controllo e filtro la posta e l’aiuto nelle sue importanti attività. La mia vita ha quindi tanta importanza quanto la sua e deve allora essere ugualmente pesante. Mi sembrava, come dice sempre lei, “logico e consequenziale”. Poi, improvvisamente, mi sono sentita divenire leggera e in un attimo mi sono ritrovata quassù!» spiegò singhiozzando la signora Barbara Ciabatti.
«È così infatti» intervenne l’ingegnere che voleva essere d’aiuto «lei è quasi altrettanto fondamentale quanto me: senza il suo aiuto per le umili incombenze non avrei tempo per svolgere altrettanto efficacemente i mie importanti compiti! Si concentri su questo: questa è la nostra realtà! Entrambi siamo importanti perché il nostro lavoro è importante! Ricordi questa è l’unica realtà!»
Ma Barbara nonostante gli occhi colmi di lacrime lanciò per la prima volta al suo capo un’occhiataccia ribelle e gli gridò «Ma io non voglio pensare alla realtà! Voglio solo ritornare con i piedi per terra!»
Né l’ingegnere né i colleghi lo capirono ma Barbara voleva dire che il peso della realtà può essere insostenibilmente leggero e, per questo, spesso è meglio far finta di niente, ignorarla, e illudersi di vivere vite vere, vite pesanti.

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In breve tempo si diffuse nell’intera azienda la voce che tutti coloro che vi lavoravano non avevano peso: alcuni non sapevano neppure che cosa si intendesse con “vite senza peso” ma ci credevano e immediatamente levitavano fino al soffitto. Probabilmente se la voce si fosse diffusa anche al di fuori delle sue mura il mondo, come oggi la conosciamo, sarebbe anche potuto finire ma, fortunatamente, il grosso palazzo si staccò dalle sue fondamenta e salì in cielo, forse fino alla luna se non oltre...

domenica 24 novembre 2019

Vocine

Premessa: più o meno da due anni è certificato: l’otorino da cui andai per il dolore all’orecchio (v. Due piccioni e la solita fava) mi fece anche il controllo dell’udito dove risultò chiaramente che sono vittima di acufeni decisamente forti.
Gli acufeni sono dei “fischi”, nel mio caso molto acuti, che si sentono nell’orecchio ma che in realtà non esistono: avete presente le pellicole dove un personaggio è colpito dall’onda d’urto di una bomba e che per qualche secondo sente solo un fischio che copre tutti gli altri rumori? Ecco, è un po’ così…
Nel mio caso (non so cosa sia normale e cosa no) i fischi sono molteplici, si sovrappongono fra loro, sono continui e piuttosto forti. L’unica fortuna è che iniziano a frequenze medio alte e quindi il parlato e molti altri rumori riesco a distinguerli quasi come avessi un udito normale.
Il dottore mi tracciò un bel grafico (che dovrei avere da qualche parte) dove si vede bene il fenomeno: c’è una frequenza di soglia ben precisa dove gli acufeni mi coprono tutti gli altri suoni (reali) (*1)…

Spesso penso che questi fischi sono proprio noiosi: sono ripetitivi e pertinaci. Un po’ l’equivalente del guardare il rumore bianco su un vecchio televisore. Quelli nuovi quando non c’è segnale semplicemente non mostrano niente ma col vecchio analogico lo schermo si riempiva di puntolini che cambiavano continuamente colore e si udiva un fruscio di sottofondo…

Invece mi chiedevo se non sarebbe più piacevole, al posto degli acufeni, avere una vocina nella testa che mi parlasse. Ovviamente non una non mi dicesse solo caXXXte o banalità!
A me piacerebbe una voce che facesse delle osservazioni intelligenti: certo, lo so che sarei sempre io, ma me la immagino in più stretto contatto col mio inconscio e, quindi, capace di notare dettagli che a me sfuggono.
No perché una voce che dice solo sciocchezze sarebbe invece una bella seccatura e, soprattutto, completamente inutile: per sentire stupidaggini di continuo mi basterebbe tenere il televisore sempre acceso, non avrei bisogno di nessuna vocina dentro la testa…

Tutto sommato mi potrebbe andare bene anche una voce “assassina”: una vocina che mi dicesse “Uccidi XXX! Uccidi! Uccidi!”. Sicuramente avremmo dei dialoghi interessanti: le chiederei il perché e, immagino, sarei molto scettico e dubbioso. Un tipico dialogo potrebbe essere come il seguente:
Vocina Assassina - «Uccidi Tizio! Uccidi Tizio!»
Io - «Perché?»
Vocina Assassina - «...ehm… perché è il demonio!»
Io - «Come fai a saperlo?»
Vocina Assassina - «Lo so e basta!»
Io - «Ho capito: ma io per ucciderlo ho bisogno di prove...»
Vocina Assassina - «Se guardi la sua ombra puoi intravedere le corna e la coda!»
Io – guardo, poi «...bo, a me pare normale...»
Vocina Assassina - «Guarda meglio!»
Io - «Ho guardato ma è tutto normale...»
Vocina Assassina - «Devi socchiudere gli occhi!»
Io - «Sì, vabbè! E poi osservare l’ombra quando si proietta su un cespuglio più o meno indefinito!»
Vocina Assassina - «Potrebbe essere un’idea...»
Io - «Ma dai! Dimmi la verità: perché lo vuoi uccidere?»
Vocina Assassina - «...uffa… è che sono geloso della sua fidanzata: guarda com’è bella e lui brutto, ma noi lei non ci guarderebbe mai...»
Io - «Ah! Ecco, questo è un buon motivo...»

Ma alla lunga probabilmente la voce assassina diventerebbe ripetitiva per non parlare del fatto che, prima o poi, nonostante la mia astuzia e prudenza, verrei arrestato.
Poi in prigione non avrei che da uccidere altri carcerati col risultato che mi farei una cattiva fama e sarei emarginato da tutti gli altri: no, decisamente la vocina assassina sarebbe parecchio perniciosa.

Peggio della vocina assassina sarebbe però una vocina che canta: soprattutto se fosse stonata mi farebbe impazzire dopo un paio di giorni. O magari se cantasse canzone napoletane: primo ci sarebbero sempre delle parole nei testi che non capirei (e questo mi irriterebbe molto) ma sono proprio le immagini troppo esageratamente drammatiche di quelle canzoni, almeno per il poco che capisco, che non mi piacciono. Certo che, in verità, è proprio tutta la canzone italiana che non mi piace: testi e musica semplici semplici mentre io sono per il power metal! Ma per poter ascoltare della buona musica metal occorrerebbe tutto un gruppo: insomma almeno anche una vocina chitarrista, una vocina batterista e una vocina bassista. E io poi pretenderei molto: non mi accontenterei di qualche cover scialba, vorrei musica originale e DAL VIVO, troppo facile col playback… Probabilmente occorerrebero anni prima di raggiungere una qualità sufficientemente buona per soddisfarmi: e a quel punto scommetto che le vocine smetterebbero di farsi sentire perché sarebbero sempre in tour, in giro per il mondo, visto che in Italia il metal non è apprezzato né capito...

Che poi se le vocine fossero come i fischi allora piano piano crescerebbero di numero: a me non dispiacerebbe una vocina esperta di storia. Ecco questa sarebbe veramente di compagnia: potrei parlarle delle nuove idee per l’Epitome e chiederle consiglio. Sicuramente la mia opera ne guadagnerebbe in qualità. E, finalmente, potrei scrivere una toccante pagina con i ringraziamenti!
Qualcosa del tipo: “Non posso ringraziare chi non mi ha letto ma solo la vocina #3 che, con infinita pazienza, mi ha assistito nella stesura e revisione di questa opera e senza i cui continui consigli e insostituibili incoraggiamenti non avrei mai potuto portare a termine”
Sicuramente la vocina esperta di storia mi sarebbe di grande compagnia ma, probabilmente, una vocina esperta di economia, magari con buone conoscenze di statistica, mi sarebbe molto più utile. Probabilmente, conscio che alla fine essa saprebbe solo quello che so io, non mi fiderei troppo di lei. Le chiederei continuamente il perché di tutto e ricontrollerei i suoi calcoli: alla fine questa sbotterebbe dicendomi che se voglio il suo aiuto poi non dovrei mettere in dubbio ogni sua parola.
Probabilmente la vocina esperta di economia smetterebbe presto di rivolgermi la parola e la sentirei solo discutere con quella esperta di storia: così, per farmi rabbia, parlando dei problemi economici che ormai ho capito e che non mi interessano ed evitando accuratamente di rispondere alle domande più acute e interessanti che sicuramente la voce esperta di storia le porrebbe.

Come utilità non sarebbe male neppure una voce capace di darmi consigli sentimentali, anzi no, non sentimentali ma consigli per agganciare le donne e reggere una conversazione vacua e superficiale ma, contemporaneamente, ricca di sottintesi e allusioni. Normalmente infatti penso troppo col risultato che perdo ogni spontaneità e credibilità. A volte mi vengono in mente anche delle ottime battute: solo che magari è ormai il giorno dopo…
Credo che in questo campo una vocina pronta a suggerirmi la frase giusta al momento giusto mi potrebbe fare parecchio comodo. E credo anche che potenzialmente potrebbe cavarsela bene.
Lo so che la vocina sarebbe solo un aspetto del mio inconscio ma ho notato che quando dormo, nei miei sogni, sono molto più spontaneo e meno controllato: ho al contrario abbastanza sensibilità da percepire piuttosto chiaramente le reazioni delle ragazze e reagire prontamente a esse con la parola o l’azione giusta. Una vocina capace di mettermi in collegamento diretto con questa parte della mia istintualità sarebbe un asso nella manica: un vero Cyrano che non mi pianterebbe in asso all’ultimo momento come accade regolarmente nelle commedie cinematografiche…
O forse sì? Se la vocina fosse parte di me avrebbe anche un malsano senso dell’umorismo.
Me l’immagino che prima o poi mi farebbe fare volutamente delle brutte figure…
Io - «Ma sei sicuro? Non mi sembra una buona battuta per rompere il ghiaccio?»
Vocina Playboy- «Vai! Ti dico che è l’ideale per il suo tipo!»
Io - «Eppure mi sembra una sofisticata: so che è laureata in storia...»
Vocina Playboy- «Appunto! Non vuole che tu le parli di storia: devi stupirla, spiazzarla e sbilanciarla con qualcosa di apparentemente banale. Nella frazione di secondo che vacilla, incerta su come giudicarti, la colpiamo con un pesante apoftegma, così che non sappia più cosa pensare. Una volta che abbiamo il suo interesse giochiamo umile per non apparire saccenti ma ogni tanto seminiamo con noncuranza qualche arguzia qua e là e poi, a seconda di come reagisce, magari le spariamo quella tua idea, quella che hai scritto nel tuo mattone su Marx e la democosa, la democazzata o come la chiami...»
Io - «La democratastenia?»
Vocina Playboy - «Sì quella: ma smetti di perdere tempo che inizi a sembrare strano a fissarla così!»
Io - «Ok, vado...»
...
Io - «Ciao bella bambina: le vuoi le caramelle?»
Lei – Splat! (ceffone e se ne va)
Vocina Playboy - «Ah! Ah! Ah! Non ci credo glielo hai detto davvero! Ah! Ah!»
Io - «Stro##...»
Così poi, dopo un po’, non mi fiderei più. A ogni suggerimento rifletterei se mi stesse prendendo in giro o no, quindi apparirei e sarei esitante e incerto e tornerei così a essere come già sono…

Ci sarebbe poi il pericolo che le voci diventassero troppe. Magari poi qualcuna potrebbe essere eccessivamente invadente o fastidiosa. Non so: tipo una vocina testimone di Geova che cercasse continuamente di convertirmi, o magari una che dicesse continuamente parolacce (le sentirei solo io ma sarebbe comunque imbarazzante…) o anche una che scrivesse e declamasse poesie: magari di quelle astratte, che anche se le leggi dieci volte restano prive di senso oppure ne hanno troppi… Anche una vocina così sarebbe troppo fastidiosa…
«Il tempo,
nero su lama grigia.
Tramonta il Sole,
e trionfa il giorno
eterno
su un ciglio
del tuo occhio.
Sotto,
una lacrima.»
Queste poesie sceme mi distrarrebbero: cercherei di trovarci un significato, magari inesistente, e rischierebbero di diventare dei pensieri ossessivi e irritanti.

Comunque in questi casi avrei la soluzione pronta:
Io - «Uccidi! Uccidi! Uccidi la vocina economista!»
Vocina Assassina - «Ma perché? A me non ha mai dato fastidio?»
Io - «Uccidila ti dico! Parla sempre male di te alle altre vocine!»
Vocina Assassina - «Ma davvero? E come fai a saperlo?»
Io - «Me l’ha detto ieri la vocina esperta di tennis: mi ha riferito che secondo la vocina economista tu hai un pessimo rovescio...»
Vocina Assassina - «Ma non è vero: io ho un ottimo rovescio!»
Io - «E poi la vocina economista ti ha mai invitato fuori a bere una birra?»
Vocina Assassina - «Veramente no: ma noi vocine siamo chiuse dentro la tua testa e non possiamo andare nei pub...»
Io - «Le altre vocine invece ci vanno ma non ti invitano perché la vocina economista ha detto a tutte di non farlo...»
Vociana Assassina: - «Lurida bastarda!»

Insomma credo che in qualche maniera potrei eliminare le vocine troppo fastidiose…

Conclusione: e invece mi tocca tenermi i noiosissimi acufeni che fanno pochissima compagnia e, anzi, quando la gente ti parla e tu senti poco rischi di prendere fischi per fiaschi… o fiaschi per fischi se siamo a tavola...

Nota (*1): non ne ho mai fatto menzione perché non mi piace accampare scuse ma credo che alcuni problemi con la chitarra, specialmente distinguerne il suono in un brano, mi siano stati resi molto più difficili, quando non impossibili, proprio dagli acufeni.

sabato 23 novembre 2019

Proletariato e democratastenia

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Oggi ero tentato di scrivere un pezzo “faceto”: dopo i tanti articoli seriosi e noiosi dei giorni scorsi probabilmente ci sarebbe anche stato bene…
Invece la lettura di Gramsci mi ha dato uno spunto interessante... e poi c’è una curiosa coincidenza.

Parto da quest’ultima: un paio di giorni fa, su FB, un amico di sinistra (uno di quelli che davvero ci capiscono di politica) ha condiviso un meme che più o meno diceva: “la sinistra attuale è troppo concentrata sugli individui e i diritti mentre invece dovrebbe puntare sulla comunità e i doveri”.
In genere sono spesso d’accordo con lui ma in questo caso gli ho scritto che non ero d’accordo né con la premessa né con la conclusione.
Ora io con “sinistra” ho inteso il PD (magari si riferivano più a una generica ideologia, non so) che, come partito sistemico, dal mio punto di vista si rivolge ai parapoteri e mina le libertà e i diritti della democratastenia (non più diritti: solo più obblighi).
La conclusione invece non l’avevo proprio capita: però l’accenno ai doveri mi suonava come “meno libertà” e non mi pare certo che ce ne sia bisogno!

In verità una delle conclusioni della mia Epitome ([E] 7.5) è che per ottenere una società più giusta si deve aumentare la forza della democratastenia, questa sarebbe la popolazione vista in opposizione ai parapoteri ([E] 4.2 e 4.4), e/o diminuire quella dei parapoteri. L’unico modo che prevedo per aumentare la forza della democratastenia è quello di aumentare l’autonomia dei singoli individui, dandogli più diritti e meno obblighi.
Dal mio punto di vista quindi un’ipotetica “sinistra” che volesse stare dalla parte dei più deboli dovrebbe proprio concentrarsi sugli individui aumentandone i diritti.

Ma arriviamo a Gramsci…
Nello scritto 42, “Individualismo e collettivismo”, Gramsci ripercorre a rapidi passi quella che deve essere la prospettiva storica della dottrina marxista. Inizialmente l’aristocrazia domina su tutti, poi con l’aumento della ricchezza la borghesia le strappa il potere e, infine, il proletariato si impone sulla borghesia. Gramsci vede tutti questi passi come consequenziali e quindi inevitabili (*1). Una volta al potere il proletariato si impossessa della ricchezza e capacità produttiva (fabbriche) della borghesia per produrre ricchezza e beni da distribuire a tutti (*2).
Ma come dovrebbe funzionare questo processo: di certo non può essere il singolo proletario a decidere di espropriare qualcosa, questa sarebbe infatti totale anarchia.
Gramsci parla genericamente del bisogno di “organizzazione” del proletariato e, in un caso, accenna a un “sindacato” che agisca in nome del popolo.
Mi pare evidente che Gramsci qui pensi a una qualche sorta di potere delegato che rappresenti il proletariato.
La teoria dell’Epitome ci dice però che un potere delegato è per sua natura un parapotere i cui interessi, in base alle CdRI ([E] 5.8), si differenzieranno da quelli del potere rappresentato (in questo caso il proletariato) e che tenderà a cooperare con gli altri parapoteri ([E] 5.9). Mi si obietterà che in una società comunista non ci sono altri poteri: sbagliato, al massimo saremo nel caso di un unico grande potere egemone sulla soglia dell’implosione ([E] 5.5 e 5.6) in cui i vari “sindacati”, ufficialmente facenti parte dello stesso potere, si alleano e si combattono fra loro, in genere a danno della del potere rappresentato ([E] 5.10).
Può quindi funzionare il modello comunista? Difficilmente: il dare pochissimi diritti all’individuo contando sulla giustizia “dell’organizzazione” (comunque un potere delegato) che pensi e faccia il meglio per tutti è molto rischioso: bisognerebbe assicurarsi, in qualche maniera, che le CdRI non si verificassero a nessun livello…

Mi pare molto più sicuro, semplice ed efficace massimizzare i diritti, ovvero l’autonomia e quindi la forza, dei singoli individui.

Oltretutto c’è un altro problema: la teoria di Gramsci è che: «La ricchezza che ognuno può produrre in misura superiore ai bisogni della vita immediata è della collettività, è patrimonio sociale» (*3). Ma perché allora l’individuo si dovrebbe sforzare di produrre “di più” se poi non ne avrebbe nessun vantaggio diretto? Per Gramsci lo farebbe grazie alla cognizione che solo così si avrebbe una società più giusta: un altruismo generato dalla consapevolezza culturale: «...gli individui [durante la fase storica in cui la borghesia ha il predominio] acquistano le capacità necessarie per produrre indipendentemente da ogni pressione del mondo esteriore, imparando a proprie spese come niente di più reale e di più concreto esiste del dovere della laboriosità, e come il desiderio della sopraffazione, la concorrenza brutale e sfrenata debba, per il bene di tutti, essere sostituita dall’organizzazione, dal metodo, che assegna a tutti un compito specifico da svolgere e a tutti assicura la libertà (*4) e i mezzi di sussistenza.» (*3)
Una bella idea ma molto ingenua: la natura umana non è così altruistica e tende, all’opposto, a spingere l’individuo a fare il meno possibile. Vedere gli esperimenti di psicosociologia riguardo il “social loafing”: Pigrizia sociale su Wikipedis.org

Nel complesso quindi questo aspetto fondamentale del comunismo, come spiegato dalla teoria dell’Epitome, difficilmente può funzionare: 1. da una parte la legge della rappresentatività ci dice che “l’organizzazione” tenderebbe a raggiungere i propri scopi (principalmente conservare e aumentare la propria forza; [E] 5.1 e 5.2) invece che il bene della collettività: ci si potrebbe però opporre a questa tendenza minimizzando le CdRI, ma la vedo dura; 2. d’altra parte la natura umana porterebbe gli individui a produrre il meno possibile in assenza di vantaggi personali diretti a impegnarsi di più.

Eppure la questione della ridistribuzione della ricchezza è fondamentale: stranamente nella mia Epitome non propongo niente al riguardo ma sicuramente lo farò in una delle prossime versioni (le idee le ho già piuttosto chiare).

Conclusione: ciò che emerge dalle considerazioni di questo pezzo è in realtà una riflessione molto profonda. Il comunismo divide la società in alta borghesia (industriali, banchieri, etc) e piccola borghesia da una parte e il proletariato dall’altra. Nella mia teoria abbiamo al posto dell’alta borghesia i parapoteri mentre la piccola borghesia può corrispondere ai poteri medi: la democratastenia equivale però all’intera società con l’esclusione dei soli parapoteri. Questo significa che, nella mia teoria, piccola borghesia e proletari sono dalla stessa parte!
Questo ha, a mio avviso, molto senso ora che con la globalizzazione le multinazionali hanno acquistato dimensioni ciclopiche: col cambiamento di scala della società moderna (globale) e della ricchezza anche l’industriale con un centinaio di dipendenti assomiglia più a un operaio che a uno dei pochi supermiliardari che da soli detengono il 50% della ricchezza mondiale!
Questo punto di vista, come spiegherò chiaramente in un altro pezzo o direttamente nell’Epitome, ha conseguenze nella mia visione di come risolvere il problema della ridistribuzione della ricchezza che infatti, a differenza del comunismo, tutelerebbe le classi medie (evitando così facilmente il problema del social loafing). Ma per queste idee rimando appunto a un’altra occasione!

Nota (*1): per la precisione afferma anche che nella rivoluzione russa si è saltato il passo intermedio (il potere è passato direttamente dallo zar al proletariato) ma che, comunque, questo non è un male.
Nota (*2): questo è il collettivismo e credo sia un po’ l’analogo della “comunità” citata nel meme: la sinistra non dovrebbe concentrarsi sui singoli ma su ampi strati della popolazione, ecco quale doveva essere il senso della seconda parte del meme che non avevo pienamente compreso.
Nota (*3): frammento di “Scritti politici 1” di Antonio Gramsci, tratto dall’omonimo e-book pubblicato su Liber Liber e curato da Paolo Spriano.
Nota (*4): non volevo entrare nei dettagli ma in questo caso non resisto: come si può parlare di libertà per l’individuo quando addirittura è il “sistema” che decide in sua vece quale debba essere il suo ruolo nella società (lavoro)?

venerdì 22 novembre 2019

Doppio canale

Grandi progressi sull’Epitome: ho terminato il capitolo 17. Ora però devo correggerlo e sarà dura... e noiosa… Mi incoraggio: in una settimana avrò verificato e rivisto tutto: bo, speriamo...
Poi dovrò decidere se pubblicare subito oppure passare a lavorare sulla pagina e mezza di annotazioni: difficile dire a quanto equivalgano perché mi annoto sia la banalità che l’idea che porta a un nuovo sottocapitolo. Probabilmente controllerò cosa mi sono segnato e farò solo le modifiche facili o che mi ispirano particolarmente. Vedremo…

Comunque l’idea odierna è quella di mettere nero su bianco un’intuizione che ho avuto concludendo il sottocapitolo 17.5. Me la sono annotata (ovviamente) ma credo che mi sarebbe utile ripeterla anche qui sul ghiribizzo: insomma scriverne una specie di bozza che mi aiuterebbe a riflettere su come proporla e cosa effettivamente aggiungere all’Epitome.

A dire il vero c’è una complicazione: la nuova intuizione si basa su due concetti: 1. la comunicazione moderna e attuale ([E] 9.2 e 9.3); 2. la piramide culturale.
Avete mai sentito parlare della “piramide culturale”? Probabilmente, a meno di omonimie, no: è una mia nuova teoria (tanto per cambiare!) che ho aggiunto con un sottocapitolo a sé alla versione che sto scrivendo! Ora rispiegare tutto ciò che essa significa e implica non mi va: non ho voglia di riassumere un intero sottocapitolo che ho già scritto: mi prenderebbe sia troppo tempo che spazio.
Mi limito quindi agli aspetti che serviranno per capire l’intuizione odierna anche se, resta sottinteso, c’è di più…

La Piramide culturale: la cultura (cioè i suoi protomiti) non sono ugualmente diffusi in tutta la popolazione. Una piccola porzione di intellettuali (professori universitari, grandi scrittori, grandi artisti, grandi filosofi, etc...) hanno una conoscenza approfondita dei relativi protomiti di loro interesse e, quindi, li “possiedono” nel senso che possono modificarli (qui ci sarebbero molti “se” da aggiungere ma, come detto, sto semplificando) orientando così, ciascuno per la propria piccola parte, la cultura. Una fascia intermedia di intellettuali, di cui è di fondamentale importanza il gruppo degli insegnanti scolastici, si rifanno al vertice della piramide per trasmettere versioni semplificate dei protomiti appresi dal vertice ai propri studenti (oppure, se sono scrittori o giornalisti, ai propri lettori, etc).
Alla democratastenia quindi la cultura del vertice degli intellettuali della società arriva diluita sia nel tempo che nella complessità (dipende dal livello dell’educazione scolastica).

È evidente che cambiare la cultura di una società è un processo lento e non facilmente controllabile: un governo per diffondere una certa idea (protomito) alla popolazione, dovrebbe controllare prima il vertice degli intellettuali (la maggior parte di questi saranno intellettuali organici, quindi pronti e felici di obbedire, ma ci saranno anche quelli critici ([E] 9.6) più difficilmente controllabili e, proprio per questo, ascoltati da una fetta significativa della popolazione) e poi aspettare una generazione o due (25-50 anni) affinché la democratastenia assorba le nuove idee: questo ovviamente se c’è uno strato intermedio (nella piramide culturale intendo), ovvero un sistema di educazione scolastica (vabbè, ci sarebbero anche le pellicole o i libri ma qui la natura di intrattenimento rende difficile aggiungervi protomiti complessi) capace di effettuare il passaggio. Riassumendo: 1. occorre controllo di gran parte degli intellettuali di vertice; 2. occorre aspettare decenni.
È ovvio che, specialmente a causa della seconda condizione, questo modo di procedere non può funzionare: anche il potente di turno non si può permettere di aspettare così a lungo perché, se si tratta di una persona, non sarebbe più vivo.
Il risultato è che la cultura alla fine evolveva in maniera sostanzialmente non controllata: il confronto fra gli intellettuali che portava all’avanzamento non solo della scienza ma anche delle ideologie e delle filosofie non veniva guidato dai parapoteri politici di una certa epoca (magari questi potevano cercare di censurare più o meno efficacemente idee che non approvavano ma non avevano la possibilità di imporre nel dibattito i protomiti a loro cari: almeno se non passando attraverso la collaborazione di intellettuali organici a loro fedeli).
Questa situazione garantiva un’evoluzione lenta ma sicura: le idee peggiori non uscivano dal circolo ristretto degli intellettuali di vertice e difficilmente potevano propagarsi alla democratastenia. Io vi vedo un’analogia con la diffusione delle distorsioni: in [E] 2.6 spiego che le distorsioni si diffondono dal “basso” e che non sopravviverebbero se fossero errate; lo stesso accade con i protomiti dei vertici della piramide culturale: quelli chiaramente errati (*1) verrebbero eliminati dal dibattito al vertice prima di raggiungere la democratastenia.

Ma con la comunicazione moderna e attuale vi sono due nuovi strumenti: la televisione e la rete Internet che permettono ai parapoteri, con l’intermediazione dei media (gestiti in genere da parapoteri economici) di diffondere direttamente a tutta la democratastenia specifici protomiti (in genere semplici, poco più che distorsioni) in tempi rapidissimi.
In altre parole i parapoteri hanno adesso la capacità di diffondere i propri protomiti alla popolazione evitando il filtro difficile da gestire e controllare degli intellettuali di vertice e l’intermediazione degli insegnanti.
Il rischio è evidente: i parapoteri possono usare la televisione e Internet per propalare protomiti fuorvianti (ovvero utili ai parapoteri ma spesso dannosi agli interessi della democratastenia).

E questo è proprio quello che sta avvenendo! Pensiamo all’economia i cui protomiti sono al momento fra i più importanti.
Da dove arrivano le notizie di economie (subprotomiti qualitativi dei protomiti originari) alla popolazione? Non dai professori di economia con la mediazione della scuola: tutto ci arriva dalla televisione: ci viene detto “l’euro è utile perché bla bla bla”.
Mentre ormai, non solo il Bagnai, ma anche la gran parte degli economisti di “sinistra” ammettano che l’euro non funziona: nel dibattito fra gli intellettuali di punta della materia (l’economia) la situazione si è chiaramente delineata. Un premio Nobel (Stiglitz “L’euro – Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa”) ci ha pure scritto un libro per spiegare come l’euro non funzioni in Europa…
Eppure ancora oggi in Italia alcuni parapoteri politici, sfruttando la grancassa dei media asserviti, riescono a convincere una parte significativa della popolazione che è vero il contrario: che, contro anche l’evidenzia quotidiana, l’euro ci (noi italiani) ha reso più ricchi…

Ma più in generale a cosa porta questo nuovo processo a cui ancora non ho dato un nome?
Io temo a una degenerazione della cultura: accanto al processo tradizionale di diffusione della cultura basato sulla piramide culturale, lento ma efficiente (nel senso che i protomiti errati o fuorvianti tendono a essere eliminati prima di raggiungere la democratastenia) si affianca la controinformazione dei parapoteri, incontrollata e spesso fuorviante. Io vedo due canali di cultura paralleli di cui uno più affidabile e autorevole (quello della piramide) e un altro potenzialmente fuorviante ma molto più rumoroso. Su come, perché e cosa prevalga ancora non saprei dire: forse dipende da società a società, dalla credibilità dei relativi media, non so…

E poi ci sarebbe tutta la novità portata dalla comunicazione via Internet (il dualismo della comunicazione P→D ma soprattutto quella D→P e D→D, v. [E] 9.3).
Se vogliamo la comunicazione D→D permette anche agli intellettuali al vertice della piramide culturale di saltare l’intermediazione della scuola e di comunicare direttamente con la democratastenia per esempio per riaffermare la propria verità (protomiti) su quella diffusa, e magari distorta, dai media.
Un caso esemplare è quello di Bagnai che in pochi anni, grazie alla propria competenza (e abilità letteraria!), è riuscito a creare un sito capace di diffondere informazione economica che rivaleggia con i media tradizionali come i quotidiani finanziari/economici.

Conclusione: questo è il nuovo concetto che ho in mente. In realtà era parzialmente già implicito in ciò che avevo già scritto ma esplicitarlo lo renderà ancora più comprensibile e utile...

Nota (*1): chiaramente in questo caso vi è maggiore incertezza dato che i protomiti complessi sono, appunto, complessi e quindi non è immediato capire se uno di questi sia “chiaramente errato” o no. Comunque una sorta di filtro e di perfezionamento vi è.

giovedì 21 novembre 2019

Vs Salvini

Avevo deciso di raccogliere in un unico pezzo tutto ciò che NON mi piace di Salvini: ho infatti la sensazione che la mia posizione personale possa apparire completamente appiattita su quella della Lega…
…poi però il pezzo mi è sfuggito di mano: ho aggiunto tante considerazioni e divagazioni e alla fine mi è venuto molto lungo: per questo motivo vi ho aggiunto anche il marcatore “Peso”…

Il rosario: essere religiosi è legittimo e, suppongo, anche bello. Però la propria religiosità, con i suoi feticci, non dovrebbe essere esibita su un palco. È di per sé svilente strumentalizzare la religione e, in uno stato laico, la politica dovrebbe rimanerla a sua volta.

Israele: sicuramente Israele ha dei meriti ma ciò non significa che stia gestendo bene, e soprattutto umanamente, la questione palestinese. Ridurre il tutto a israeliani vittime e palestinesi terroristi è una semplificazione che non digerisco.

Le forze dell’ordine: il 99% e passa dei poliziotti e dei carabinieri sono individui eccezionali e coraggiosi che mettono quotidianamente a repentaglio la propria vita: non per “due lire” ma per senso del dovere (*1). Questo non significa che qualcuno di essi non possa sbagliare: in tali casi i colpevoli non andrebbero protetti ma isolati e puniti (come tutti del resto).

Berlusconi: Forza Italia rappresenta il marcio della politica (intendiamoci: il livello è più o meno quello del PD) e l’idea di un’alleanza con tale partito alle prossime elezioni nazionali (delle regionali non mi importa) non mi va assolutamente giù (*2).

Impresentabili: discorso simile per i candidati che, soprattutto al sud e al centro Italia, dove la Lega non ha ancora una struttura ben definita sul territorio, sono stati raccattati da altri partiti (specialmente da Forza Italia) e, ovviamente, finiscono spesso inquisiti quando non arrestati portando così discredito e sfiducia sulla Lega.

TAV: se non erro Salvini si è dichiarato a favore della TAV in Valle d’Aosta. Io sono favorevole al rilancio delle opere pubbliche ma solo di quelle realmente utili: meglio poi tante e diffuse che poche e grosse.

Caccia: non dico che la caccia debba essere abolita ma credo che debba essere più regolamentata e limitata: soprattutto va garantita la sicurezza e l’incolumità di chi cacciatore non è ma vorrebbe vivere in tranquillità la natura anche di autunno e inverno. Definire i cacciatori amanti della natura è offensivo per chi lo è davvero.

La droga: secondo studi recenti (v. Droghe e pregiudizi) le droghe LEGGERE (LSD, ecstasy e cannabis) sono molto meno pericolose di barbiturici, alcool e tabacco. Quindi lo scagliarsi contro di queste o è frutto di ignoranza o di ipocrisia: in entrambi i casi non mi piace. Intendiamoci: capisco essere contro le droghe per motivi fondati (*3) ma non quando lo si è a priori e apoditticamente.

Probabilmente c’è anche altro: se mi verrà in mente aggiungerò…
In realtà ciò che non mi piace di Salvini è il suo cinismo politico: la pantomima col rosario mi è parsa una recita per accattivarsi i voti dei credenti più che dimostrazione di vera fede; le genuflessioni a Israele gli hanno garantito l’immunità dalla Segre (probabilmente “inventata” a tavolino per dare del fascista/nazista a Salvini) e ora già messa da parte perché non ha attaccato la Lega come si sperava; l’occhiolino a Berlusconi credo sia solo nell’ottica di far cadere il governo e andare a elezioni, insomma solo un tatticismo per non impaurire il vecchio alleato isolandolo prematuramente; per gli impresentabili la logica di Salvini deve essere quella del “meglio comunque vincere le elezioni anche se con personaggi discutibili”; il supporto alla TAV mi parso un modo per tranquillizzare qualche parapotere economico e anche le “sparate” sulla caccia mi sono sembrate pensate per avere l’appoggio della potente lobbi dei cacciatori…
Il cinismo di Salvini non mi piace ma è innegabile che stia pagando: ha raccattato la Lega Nord di Bossi che, perduta ogni identità, si era ridotta a un insignificante 5% (o giù di lì) e l’ha portata alle elezioni del 2018 al 17%: in un anno di governo, nonostante i quasi sei mesi (o più) di opposizione interna del M5S, è arrivato a oltre il 30%. E anche adesso, pur all’opposizione, facendola bene, attaccando cioè con solide argomentazioni il governo (che da parte sua sta combinando poco di buono), ha ricominciato a guadagnare consenso.

Poi ci sarebbe tutta la sua campagna contro l’immigrazione clandestina, usata strumentalmente e giocando sulle paure degli italiani ma che, però, ha anche basi fondate: soprattutto andare avanti facendo entrare tutti non è una soluzione: ci sono problemi sia economici che, inevitabilmente, di ordine pubblico. Ritengo anche poi vero che: 1. disincentivando le partenze si diminuiscono le morti in mare; 2. gli immigrati che scappano dalla guerra sono solo una piccolissima minoranza, la maggioranza cercano (illudendosi) una vita migliore; 3. questo tipo di emigrazione penalizza anche l’Africa.
Per tutti questi motivi non ho aggiunto la voce “immigrazione” alla lista delle posizioni di Salvini che non mi piacciono: insomma mi sembra abbia fatto bene anche se con motivazioni sbagliate o, almeno, non totalmente valide.

Ho sempre detto, e recentemente formalizzato (v. La morale dell’astensione del febbraio 2018), che bisogna votare solo per partiti che ci piacciono e non per “il meno peggio”: quindi la Lega, che si identifica con Salvini, è votabile nonostante tutti i limiti sopraddetti?
Il fatto è che la Lega ha anche un grandissimo punto di forza. Un manipolo di persone, fra queste spiccano Bagnai e Borghi, che hanno un’idea chiara di quali siano le reali cause della crisi economica italiana e che, di conseguenza, sanno cosa fare per affrontare il problema invece di andare alla deriva in balia del vento che spira da Bruxelles.
In questa Italia, diciamolo chiaramente, il problema di gran lunga più importante è quello economico. È una questione di priorità: si possono fare tutti i progetti politici più belli del mondo ma se poi manca il denaro per realizzarli allora restano solo dei sogni.
E sul piano economico tutti gli altri partiti ripetono formule viete, incongruenti e inconsistenti: al massimo offrono delle aspirine quando occorrerebbero cure da cavallo.

Intendiamoci, Salvini nel suo cinismo potrebbe stare usando Bagnai e Borghi solo per accattivarsi i voti di chi, come me, crede nelle loro teorie: magari poi, in un ipotetico governo a guida leghista, metterebbe come ministro delle finanze un burattino pro Bruxelles…
Il punto è che ancora non sono sicuro se la Lega sia un populismo reale o apparente: l’essere usciti dal governo per non fare una cattiva finanziaria mi fa propendere per la seconda ipotesi, ma non mi voglio illudere e tengo sempre presente anche la possibilità del semplice errore di calcolo politico (*4).

Ma una speranza concreta per il futuro è di gran lunga preferibile alla certezza del disastro: per questo motivo mi dispiace di non aver votato la Lega alle politiche del 2018 (astenuto) e sono contento di averlo fatto alle europee del 2019 (ero stato incerto sul votare M5S).

Fa impressione il vuoto pneumatico di idee degli altri partiti: sulla crisi economica sparano banalità o, peggio, propongono “soluzioni” che l’aggraverebbero (più tasse e tagli) oppure preferiscono distrarre l’opinione pubblica con altri argomenti emotivamente più caldi ma di gran lunga meno importanti.
La loro ricetta per l’immigrazione? Niente, va tutto bene così… magari fare lo ius soli per raccattare qualche voto in più…
E poi cosa c’è? Tasse sulle merendine, altre tasse qua e là e qualche taglio: il solito insomma…
Io non avrei problemi a votare per un partito diverso dalla Lega che però avesse proposte concrete ed efficaci per economia ed Europa (chi mi segue sa che le due problematiche sono strettamente connesse) ma non c’è niente altro…

E ora ci sono pure le “sardine” il cui unico pensiero che riempie le loro testoline (dopotutto sono sardine) è “Salvini è fascista! Cantiamo «Bella ciao» e salviamo così l’Italia dai fascisti!”.
Già 50 anni fa Pasolini si era reso conto che il fascismo era ormai finito per sempre in Italia: ma ha ragione Barbero, basta sventolare la muleta giusta che i torelli nostrani, anzi le nostre sardine, reagiscono automaticamente caricando a testa bassa e senza riflettere: poi farsi massacrare dall’Europa (vedi Cos’è il MES) va bene, l’importante è che il “fascista” Salvini non vinca le elezioni, anzi “sarebbe bene che qualcuno lo facesse fuori” dicono gli “anti-fascisti”, gli stessi del resto a favore della censura, “perché Salvini vince grazie alle bufale” e non per la completa incapacità dei suoi avversari (nonostante questi abbiano la maggioranza dei media, questi sì propalatori di bufale (*5), a proprio favore).
Ma è nella natura umana: lo stesso del resto avveniva quando Berlusconi vinceva le elezioni ventilando l’inesistente pericolo comunista. Così adesso, in assenza non dico di ideologie credibili ma di semplici proposte concrete, la maggioranza ricorre allo spettro del fascismo (*6).

Conclusione: e con questo pezzo mi sono inimicato anche i lettori leghisti! Riassumendo: i piddini non mi leggono dai tempi di Renzi, i pentastellati neppure perché li ho traditi, i forzisti non leggono per forma mentis, su Boldrini e Grasso ho sparato più che abbastanza e quindi niente lettori LeUisti, su Italia Vulva (o come si chiama) non ho ancora scritto niente ma potete immaginarvi il mio pensiero e ora, infine, non avrò più neppure lettori leghisti...
Secondo questo recente sondaggio (vedi Sondaggi politici, Swg: Lega in calo di mezzo punto: recupera il M5S. Giù Pd e Renzi da IlMessaggero.it) ipotizzando un LeU al 3% (non compare nella lista) il mio bacino di lettori potenziali scende al 19,1% del totale compreso un 9,5% di Fratelli d’Italia che probabilmente mi guarda con legittimo e giustificato sospetto (reciproco). Insomma, alla fine, mi rimane meno del 10% dell’elettorato italiano come potenziali lettori! Ormai ho infatti capito che per il lettore comune dieci pezzi ben scritti e con cui è d’accordo non ne compensano uno che critica la sua fede politica...
La verità è che chi pensa con la propria testa pensa da solo: e rimane solo. Ma del resto “meglio soli che male accompagnati” e io sono abbastanza introverso da sopportare la solitudine intellettuale che mi circonda.

PS: qualche lettore potrebbe obiettare che io, alla fine, ho parlato bene della Lega definendola infatti l’unica speranza per l’Italia. È vero: ma la natura umana è questa. Le pecore di un gregge non tollerano le critiche al proprio pastore anche se, e anzi specialmente se, sono motivate come le mie: non importa che anch’io, almeno momentaneamente, sia disposto a seguire la loro guida: belo fuori dal coro e questa è una colpa che solo l’abiura totale delle proprie idee personali può FORSE lavare...

Modificato 10/12/19: Era da un po’ che lo volevo aggiungere ma me ne scordavo…

Flat Tax: Le tasse sono troppo alte? Verissimo: allora abbassiamole in maniera progressiva per tutti. Tanto margine per abbassare le aliquote mantenendo comunque una progressività ce ne sarebbe più che in abbondanza…

Sull’argomento sto aspettando l’opinione di Bagnai ma, o mi è sfuggita, oppure ancora non si è pronunciato chiaramente. Questo mi fa pensare che non ci siano giustificazioni economiche sul perché le tasse debbano essere piatte e non progressive.
Cosa significa questo?

Difficile dirlo: come detto Salvini è estremamente cinico e opportunista. Potrebbe quindi sostenere questo progetto sia perché vi crede realmente sia perché gli porta voti e sostegno da parte della destra liberista. Nel primo caso Salvini sarebbe liberista (“peccato” che mi piace attribuire alla “corrente” che ho definito di “Giorgetti”) nel secondo caso il significato sarebbe puramente tattico.
Decisivo sarebbe il programma presentato poi alle elezioni nazionali (se, prima o poi, ce le lasceranno fare).
È da sottolineare che la flat tax è un provvedimento liberista ma non a favore dei parapoteri economici: questo significa che, comunque, non ci direbbe niente sul fatto che la Lega sia un populismo reale o apparente...

Fine modifica

Nota (*1): chi rischia la vita SOLO per denaro non è un eroe ma uno stupido: sia che lo faccia per poco che per molto.
Nota (*2): e la Meloni? Bo, non conosco né lei né il suo partito. Probabilmente meglio di Forza Italia ma non ci metterei la mano sul fuoco. Diciamo che se sei uno che si vuole approfittare della politica ti iscrivi a un partito forte, che ti possa garantire qualcosa, non a uno piccolino…
Nota (*3): per esempio argomentando che la liberalizzazione delle droghe leggere possa aumentare la diffusione anche di quelle pesanti e decisamente pericolose (cocaina ed eroina). Io credo che il danno inflitto alla criminalità compensi questo rischio ma rispetto chi la pensa diversamente.
Nota (*4): e poi la Lega di Salvini si porta dietro tutta la zavorra della vecchia Lega Nord: vecchi politici la cui consuetudine col potere è stata probabilmente fatale alla loro integrità morale.
Inoltre inizialmente le ragioni dell’uscita dal governo non furono espresse chiaramente: la questione della finanziaria venne fuori a posteriori e questo, a me che sono sospettoso, generò qualche perplessità.
Nota (*5): una delle ultime: le presunte 200 minacce al giorno ricevute dalla Segre quando, in verità, erano 197 in un anno. Quello che io chiamo un errore di DUE ordini di grandezza (un x365). Questa è l’affidabilità di “La Repubblica”...
Nota (*6): che poi molti dei ragazzi in piazza devono essere quei fenomeni espertoni in storia che credono che Mussolini sia stato re d’Italia e che la marcia su Roma sia avvenuta nel 1945: insomma si dichiarano contro il fascismo ma non sanno cosa sia né, soprattutto, riescono a riconoscerlo...

mercoledì 20 novembre 2019

Cos’è il MES

Si sente ogni tanto parlare del MES, un misterioso accordo finanziario che non è ben chiaro cosa sia. Qualcosa di troppo complicato per capirne i dettagli: ci si fida quindi, non dico che sia qualcosa di buono, ma almeno di sostanzialmente irrilevante per noi italiani…

Invece no! È il meccanismo con cui la UE si prepara a mettere le mani in tasca agli italiani. E non si parla di noccioline ma di 700 miliardi, MILIARDI ripeto, di euro (*1).

Qui il video con la spiegazione dell’economista Claudio Borghi della Lega: Come e perché #STOPMES di Claudio Borghi

Io che seguo diversi economisti su Twitter avevo intuito qualcosa (v. il corto Pioggia e MES) ma davvero non credevo potesse essere un accordo così terribile e autolesionistico…

Che poi, intendiamoci, a dare l’allarme non è solo la Lega: vedi ad esempio QUESTO cinguettio di Stefano Fassina (LeU).

Un articolo sull’argomento che mi pare riassuma bene le varie posizioni: Che cos'è il MES e perché metterebbe a rischio i risparmi degli italiani di Alberto Berlini da Today.it (*2)

E già che ci sono anche la dichiarazione di Visco (che non si trova nei “giornaloni” italiani): Ue, riforma Esm da gestire con attenzione, comporta rischi enormi – Visco da It.Reuters.com

PS: comunque questa denuncia da parte della Lega è un esempio di quello che io considero una buona opposizione che fa da cane da guardia all’attività del governo...

Conclusione: vedrò di tenere questo pezzo in aggiornamento. Sicuramente ci saranno a brevi le "smentite" e il ridimensionamento del pericolo da parte di Conte...

1° Aggiornamento:
Anche i parlamentari del M5S chiedono al PROPRIO presidente del consiglio (ma in realtà, ancora forse non l’hanno capito, Conte è del PD!) chiarimenti sul MES!
Fondo salva-Stati, ora anche i deputati M5s chiedono chiarimenti. Il ministro Pd Amendola: “Chi ha dubbi governava durante il negoziato” da IlFattoQuotidiano.it

L’ovvia e prevedibile replica di Conte: Fondo salva-Stati, Palazzo Chigi: “Revisione già votata? Da Salvini falsità. Era vicepremier quando se n’è discusso. Almeno prima studi” da IlFattoQuotidiano.it

2° Aggiornamento:
Vecchio articolo del Bagnai sul primo MES, quello meno peggio del nuovo, utile per avere un contesto “storico” sulla questione: Ci siamo! Feld sull'esproprio (con backstage e un abbraccio ai veneti) da Goofynomics.

L’intervista al costituzionalista Alessandro Mangia, professore ordinario di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano, sugli aspetti giuridici del MES: CASO MES/ Così l’Europa (grazie a Conte) farà fuori le nostre banche di Federico Ferraù su IlSussidiario.net

3° Aggiornamento:
Il maneggio è stato scoperto (ottimo lavoro dell’opposizione della Lega) e Conte fa un passo indietro (o almeno dice di volerlo fare): Conte pronto al veto sulla riforma del Fondo Salva-Stati di Angela Mauro su HuffingtonPost.it
Personalmente non mi fido: Conte è un burattino e vuole obbedire ai suoi superiori (che non sono gli italiani!) e nell’articolo dice che firmerà solo a certe condizioni, il famoso “pacchetto”. Il rischio è che accada come a Malta dove, secondo Conte, c’era stato l’accordo per la redistribuzione degli immigrati ma poi il patto (“Per l’immigrazione abbiamo fatto in un mese più di quanto abbia fatto Salvini in un anno!”) si è dimostrato essere solo un mucchio di vuote promesse. (*3)

Nota (*1): non so quale sia la quota italiana in questo fondo ma nella prima versione del MES l’Italia ha buttato 50 miliardi di euro finiti alle banche francesi e tedesche: immagino quindi che la cifra in ballo sia di questo ordine di grandezza. Nota: potrebbe non essere chiaro il perché i soldi dati alla Grecia siano finiti a Germania/Francia. Ce lo spiega nientepopodimeno che D’Alema nel 2015: Massimo D’Alema e il caso Grecia pubblicato da Konstantinos Papagiannopoulos.
Nota (*2): da notare il nome di Alberto Bagnai deformato in “Alberto Bagnani”. Viene fatto sistematicamente: serve per penalizzarlo nei motori di ricerca...
Nota (*3): Prima (settembre): L'accordo di Malta per la ridistribuzione dei migranti da Agi.it
Dopo (ottobre): Ancora niente di definitivo sull'accordo europeo per i migranti

martedì 19 novembre 2019

Il capellone

Un intervento dell’anno scorso all’assemblea del PD di un giovane comunista. Sincero e ingenuo o volutamente provocatore?
Non lo so: a me pare sincero... ma l’aspetto più interessante è che molte delle sue previsioni si sono realizzate o si stanno realizzando…

Ecco qui il video: Assemblea PD: l'intervento di Dario Corallo pubblicato da Partito Democratico

Ancora sul MES - 20/11/2019
Lo so, ieri (oggi) ho già scritto molto sull’argomento, ma è una problematica eccezionalmente importante e, nel mio piccolissimo, cerco di dargli la massima risonanza che posso.

Video palloso, molto palloso, ma mette bene in luce un altro pericolo: se la modifica del MES venisse accettata i nostri titoli di stato rischierebbero di venire immediatamente attaccati e, con loro, tutto il sistema bancario italiano che li detiene. Rischio di profezie auto avveranti (è già accaduto) etc…
Il video è questo: Funzionamento del Meccanismo europeo di stabilità, audizione presidente CER, Giacché da WebTV.Camera.it

L’intervento di Vladimiro Giacchè dura solo 30 minuti: il resto sono domande da parte di membri della commissione (comunque interessanti soprattutto quelli da parte dei parlamentari favorevoli al MES).

Veneziani sulla Segre - 26/11/2019
In Vs Salvini faccio un rapidissimo accenno al tentativo di uso strumentale della Segre: nel seguente articolo (posteriore di due giorni) Marcello Veneziani espande il concetto…
Difendiamo la Segre da chi ne sfrutta la memoria di Marcello Veneziani su MarcelloVeneziani.com

Gramsci sulle sardine - 27/11/2019
«...le ideologie sono risibili quando sono pura chiacchiera, quando sono rivolte a creare confusioni, ad illudere e asservire energie sociali, potenzialmente antagonistiche, ad un fine che è estraneo a queste energie.»
Frammento di “Scritti Politici 1” di Antonio Gramsci tratto dall’omonimo e-book pubblicato su Liber Liber e curato da Paolo Spriano.

Due aggiornamenti - 27/11/2019
Per vedere di finire qualcuno dei tanti libri iniziati e ammezzati mi sto concentrando su soli tre di essi.

Il primo è Le confessioni di Sant’Agostino: terminata la piacevole parte autobiografica si getta poi in un’incomprensibile interpretazione allegorica del libro della Genesi. Davvero una tortura: cerco di leggerne almeno qualche pagina ogni giorno ma è dura (*1).

Il secondo è Scritti politici 1 di Gramsci che, come si può intuire dai miei pezzi, mi sta dando numerosissimi spunti di riflessione: ben al di là delle più rosee aspettative!

Il terzo è Lady Lilith di Stephen McKenna del 1920 scaricato a casaccio da Project Gutenberg: la speranza è che fosse un romanzo orrorifico ma invece, bo, forse è rosa. Ancora non ne sono sicuro! Inizia con una profezia riguardo il destino di 10 giovani che hanno appena finito l’università e poi c’è un accenno al fatto che la protagonista (che appare solo al secondo capitolo) è un’esperta di negromanzia: però poi non sviluppa più questi elementi…

Conclusione: perché ho iniziato questo terzo libro? Per errore: sapevo che avrei dovuto terminarne uno già iniziato ma nessuno di questi mi andava...

Nota (*1): ogni tanto (ma molto raramente) mi imbatto in qualche idea che mi interessa: ad esempio ho trovato un’analogia fra la Trinità e le facoltà dell’essere umano. Mi è sembrata interessante: poi, leggendo le note, ho scoperto che Sant’Agostino vi aveva lavorato per 16 anni! Io dico che in 16 giorni potrei fare meglio...