«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 30 gennaio 2020

Uguaglianze sulla diseguaglianza

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.4.0 "Versailles").

Dopo due giorni, almeno stamani, non ho più febbre: sono fiducioso di guarire del tutto nei prossimi giorni…
Comunque questa malattia ha avuto anche degli aspetti positivi: in particolare ho letto più del solito e ho finito La banalità del male. Sicuramente ci scriverò un pezzo sopra ma oggi non me la sento perché sarebbe troppo impegnativo…
Invece volevo tornare sull’introduzione di Le radici psicologiche della diseguaglianza di Chiara Volpato, (E.) Laterza, 2019. Tempo fa avevo accennato con entusiasmo ai numerosi spunti e punti di contatto che sembrano esserci con la teoria della mia Epitome e oggi voglio scendere un po’ più nei dettagli.

In realtà ci sarebbero da scrivere 4-5 commenti per ogni pagina che, per cinque pagine di introduzione, porterebbero a un pezzo lunghissimo, troppo faticoso da scrivere per me e, forse, non troppo interessante neppure per i lettori.

Voglio quindi tentare una via di mezzo: riportare tutte le mie glosse (in maniera da rendere l’idea della ricchezza del materiale) ma mi soffermerò solo su quei due-tre concetti che mi sembrano più importanti e interessanti.

- La minore forbice di diseguaglianza si è avuta nei trent’anni successivi alla seconda guerra mondiale, più o meno fino alla metà degli anni ‘70. [Dato estremamente compatibile con la mia teoria]
- Situazione attuale: i ricchi divengono più ricchi, i poveri più poveri e la classe media si assottiglia. [Nella mia teoria spiego perché]
- La disparità aumenta il razzismo e diminuisce la coesione sociale. [Sul secondo punto avevo in programma di scrivere nuovo materiale già per la versione 1.5.0 dell’Epitome]
- Considerazione: per comprendere la disparità è necessario un approccio multidisciplinare. [Io credo che per comprendere qualsiasi aspetto della società sia necessario usare più strumenti diversi: l’ho scritto nella mia Introduzione all’Epitome: «La forza di questa opera è l'unione di tante teorie provenienti da diversi campi di studio: non si tratta infatti di un'accozzaglia sincretistica ma di una rielaborazione delle stesse in un'unica grande struttura teorica.»]
- Considerazione: tutti i processi che coinvolgono l’uomo hanno una base psicologica da cui si deve partire. [E infatti il mio capitolo 1, sui limiti umani, è alla base del resto dell’Epitome: è le fondamenta della mia teoria.]
- “sostenere acriticamente lo status quo. [Ho evidenziato questo frammento perché nella mia Epitome ricorre spesso la stessa locuzione latina: in genere io scrivo “mantenere lo status quo”]
- Le diseguaglianze necessitano di miti per essere create e mantenute. [I miei protomiti che, in questo significato, si sovrappongono talvolta con gli equimiti: le diseguaglianze possono essere sostenute infatti solo se c’è la pace sociale mantenuta appunto dagli equimiti.]
- Si accenna a “gruppi”. [Il mio capitolo 2!]
- Relazione fra crisi economica e contrasti sociali: in particolare la crisi incrementa, fra gli altri, la discriminazione verso i più deboli. [Ecco, questo è per me un concetto nuovo: certamente compatibile con la mia teoria ma ancora non inserito in essa. Ho scritto compatibile perché comunque ho già un capitolo dove mostro la relazione fra crisi economica e morale ([E] 5.3): probabilmente finirò per ampliarlo]
- Concetto che crisi cercano capro espiatorio. [In realtà avevo in mente una teoria molto più ampia di cui questo del “capro espiatorio” mi pare corrisponda solo a un caso particolare: pensavo di aggiungerla già alla nuova revisione dell’Epitome…]
- Concetto: aumento dei pregiudizi etnici dovuti alla crisi: verso immigrati, ebrei e orientali. [Di nuovo questo fa parte anche di una mia idea più ampia che vedrò di aggiungere all’Epitome prossimamente]
- Due prospettive: come i potenti e i deboli giustificano le disparità e come mai esse sono tollerate. [Mi pare interessantissimo! Sono curioso di vedere come reggerà la mia teoria, in particolare la legge delle diseguaglianze ([E] 7.2), che tratta esattamente lo stesso argomento! Qui nell’introduzione l’autrice non anticipa niente: si limite a indicare che l’argomento sarà trattato nel suo libro]
- «Tutti i gruppi, poveri e ricchi, dominanti e dominati, concorrono al mantenimento della diseguaglianza.» (*1). [in [E] 7.1 scrivo: «Nel capitolo 5 abbiamo visto come la prima legge di ogni potere sia quella di non diminuire la propria forza. Anche il potere più debole ha il timore di perdere la poca influenza che ha e di ridimensionarsi ulteriormente.
La conseguenza è che ogni potere, indipendentemente dalla propria forza, cercherà di mantenere lo status quo esistente.
». Tenendo presente che nella mia teoria “potere” è quasi sempre equivalente a “gruppo” e che mantenere lo status quo equivale a conservare le disparità, mi pare che la similitudine di pensiero sia evidente!]
- Tutto un passaggio in cui l’autrice accenna agli stereotipi e ai pregiudizi (meritocrazia, mobilità sociale, legittimità sistema...) che si rafforzano durante le crisi. [Sono curioso di imparare! Chiaramente stereotipi e pregiudizi avranno il ruolo dei miei protomiti ed equimiti: in particolare saranno fuorvianti ([E] 2.6)…]
- Sull’unica ideologia attuale: il liberismo. [Stesso concetto l’ho recentemente espresso in Emergono vuoti e da lì è già presente nella nuova versione (nella 1.5.0 che ancora non ho pubblicato) dell’Epitome in una nuova appendice tutta per sé!]
- Accenno al fatto che i vari processi psicologici sono applicabili a più livelli e gruppi: cambiando il livello anche i ruoli di un gruppo possono cambiare. [Stesso concetto nella mia Epitome con le leggi del Potere e il livello di dettaglio: immagino quindi che questi processi psicologici possono essere visti come leggi che si applicano a gruppi: nuovo materiale per l’Epitome?]

Insomma, alla fine non mi sono dilungato troppo su nessun punto: mi è sembrato meglio fare così e, contemporaneamente, sono ancora leggermente febbricitante (stamani stavo benino ma adesso è sera) e non ho voglia di disquisire troppo su sottigliezze…
Mi sembra però evidente che i punti di contatto fra questo saggio e l’Epitome siano moltissimi: sia come tematiche che come valutazioni (al di là della terminologia).
Mi stupisco poi di come, pur senza sapere niente di sociologia, sono comunque riuscito a inquadrare perfettamente tutta una serie di fenomeni e, soprattutto, li ho inseriti all'interno di una teoria di riferimento più ampia e completa.
La diseguaglianza è infatti uno dei temi fondamentali della mia opera: il capitolo [E] 4.5 è infatti intitolato “Il paradosso della disparità”. Inizialmente era, mi sembra nel capitolo 7, ma poi, data la sua importanza, l’ho spostato nella prima parte, più teorica e basilare, dell’Epitome…
Davvero sono impaziente di leggere questo saggio ma da un lato ho anche un po’ paura: paura dei nuovi orizzonti di conoscenza che mi si apriranno. Temo di esserne sommerso: buffo, eh?

Conclusione: se dopo cena non sono troppo cotto quasi quasi l’inizio a leggerlo!

Nota (*1): tratto da Le radici psicologiche della diseguaglianza di Chiara Volpato, (E.) Laterza, 2019, pag. XII

mercoledì 29 gennaio 2020

Commento a brucio

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.4.0 "Versailles").

Passati tre giorni dalle elezioni in Calabria ed Emilia-Romagna sarebbe il momento di un commento “a tiepido” ma siccome da ieri sono in fase di febbre (suppongo qualcosa oltre 37°) troppo freddo non posso essere…

Anzi, ne approfitto subito per mettere le mani avanti: non mi sento neppure lucidissimo quindi, se scriverò qualcosa di poco chiaro o addirittura errato, sarà colpa della febbre!

Per questo, invece di tentare una panoramica complessiva mi limiterò a varie idee/riflessioni che ho fatto.

La prima riguarda la parabola del M5S: ormai da anni lo avevo chiaramente identificato per un populismo apparente (*1) e, nella mia teoria avevo predetto che, andando al governo, avrebbe dovuto mostrare il suo vero volto e, di conseguenza, perdere consenso.
Ora, a posteriori, è evidente cos’è successo dalle politiche del 2018: una minoranza del M5S, guidata da Di Maio, era ambiziosa (*1) ma Grillo-Casaleggio, punto centrale di riferimento per la maggioranza dei parlamentari e degli elettori, era invece rinunciatario (*1).
Alla fine, dopo molte trattative, si giunse al governo con la Lega con probabilmente, fin dall’inizio, l’obiettivo di sabotarne l’azione politica (vedi lo stesso Conte, Tria, Trenta e gli altri ministri pentastellati che, specialmente dopo le europee del 2019, hanno costantemente ostacolato l’attività della Lega).
Salvini, forse inevitabilmente, forse sbagliando i propri conti, fece saltare il governo a fine estate: la scelta logica sarebbe stata quella di tornare alle elezioni ma, probabilmente su comando decisivo di Grillo-Casaleggio, il M5S si immolò divenendo la stampella di quel PD contro il quale aveva per anni inveito definendolo, in pratica, l’origine di tutti i mali. Lentamente anche Di Maio è stato estromesso e delegittimato da Grillo-Casaleggio.

Adesso è tutto chiaro: Grillo-Casaleggio considera terminata l’esperienza del movimento e lo sta liquidando sostanzialmente soddisfatto di tornare intorno a un 5% in maniera da essere irrilevante. Ancora non ho idea di cosa sia stato promesso a Di Maio per acconsentire a questa auto-distruzione visto che avrebbe potuto evitarla con proprio vantaggio: suppongo che lo scopriremo a suo tempo.
Ora, in definitiva, il M5S si è distrutto per mantenere al governo il PD uscito sconfitto dalle elezioni del 2018: il fare la stampella a un partito sistemico, come spiegato, è nel DNA di ogni populismo apparente, colpisce però la velocità con cui il M5S è stato sacrificato.

Sulla vittoria del PD in Emilia-Romagna ci sono tre osservazioni da fare: 1. le Sardine sono state decisive; 2. conseguenze sul governo; 3. la salute del “PD”.
Sul punto 1 c’è poco da dire: anche se le Sardine valessero solo un 5% di voti sarebbero comunque state determinanti. Cosa siano politicamente le Sardine è un altro discorso e ne ho scritto altrove.
Sul punto 2 vado invece contro corrente: non credo che il governo sarebbe stato meno solido se avesse vinto la Lega: non c’è ormai nessuna relazione fra sostegno popolare e tenuta del governo. Che questo governo rappresenti ormai una frazione minoritaria degli elettori lo sanno tutti ma, soprattutto a chi comanda, ciò non interessa: l’unico scopo di questo governo è tirare avanti ubbidendo agli ordini di Bruxelles e finendo così per distruggere l’Italia. Sospetto poi che molti accordi, da cui sarà difficilissimo liberarsi, vengano o saranno fatti in segreto: Conte è questo.
Anche sul punto 3 c’è poco da dire: il PD adesso è baldanzoso come se avesse vinto da solo la Terza Guerra Mondiale ma in realtà è riuscito solo a conservare per un pugno di voti una regione che era sempre stata sua e senza possibilità di competizione per gli altri partiti.
Non so, forse a livello nazionale gli ha pure fatto bene essersi liberati del bullo di Rignano che probabilmente credeva, a causa del suo ego, di valere un 15% di voti mentre invece Italia Viva ne ha, forse, un terzo. Adesso però il PD sembra più pulito: Italia Viva è necessaria per il governo ma, al momento opportuno, gli verranno scaricate addosso tutte le colpe delle precedenti legislature. Insomma, probabilmente il PD, anche a causa dell’autodistruzione del M5S che si prende tutte le colpe, è in leggera ripresa ma, a livello nazionale, ben lontano dal poter aspirare a una maggioranza…

Incidentalmente non mi so spiegare l’aumento di Fratelli d’Italia: che ha fatto la Meloni meglio di Salvini? Bo: non seguendola mi è difficile capirlo. Ricordo solo che all’assassinio del generale iraniano Salvini si era nettamente schierato dalla parte di Trump mentre lei eri rimasta più fredda: ma da quando gli italiani seguono la politica estera?

Anche a rischio di farmi rialzare la temperatura voglio aggiungere qualche parola sulle Sardine: prima di tutto si sono guadagnate la “S” maiuscola perché comunque hanno dimostrato di avere una rilevanza se non nazionale almeno regionale.
Le mie critiche a esse rimangono però inalterate: in particolare in Sardine o ponti? scrissi «Mi pare molto più significativo come i media abbiano reagito a questo movimento: l’interesse e la simpatia dimostrata alle sardine indicano chiaramente che vi è già la volontà precisa di strumentalizzarle a favore del potere vigente (a cui i media tradizionali rispondono). È sempre così: i movimenti popolari che possono essere usati per stabilizzare la società (e il sistema di valori a essa associata) sono appoggiati con simpatia dai media che, lo ripeto, sono anch’essi strumenti al servizio dei parapoteri; se invece si tratta di un movimento di rottura, che vorrebbe cambiare il potere vigente, ecco che allora viene dagli stessi media etichettato come pericoloso, violento, distruttivo (e in Italia aggiungerebbero “fascista”).»

Qualche giorno fa ho ritrovato questo concetto, espresso con molta più magniloquenza, da Diego Fusaro:
Diego Fusaro - Le sardine: ecco perché piacciono le sardine a Soros, Monti e alla Fornero (Radio Radio)
dal canale Diego Fusaro.

La sintesi è “Guarda come ti tratta il Potere e ti dirò chi sei”. Poi, anche su molte altre considerazioni, sono completamente d’accordo (e le avevo già scritte).
Aggiungo che la mia teoria sul fatto che gli ex pentastellati fossero “vaccinati” contro la vuota ideologia delle Sardine si è rivelata completamente errata: almeno i 9/10 delle Sardine che conosco su FB (e questo sicuramente distorce le percentuali) sono ex pentastellati.
La cosa buffa è che la nozione di come i media fossero schierati in maniera compatta al servizio del potere era ormai assodata anche fra i miei amici/conoscenti del M5S: sapevamo che i media boicottavano il M5S dandone un’immagine distorta perché non volevano che guadagnasse troppo consenso.
Eppure essi, adesso che gli STESSI media inneggiano alle Sardine, non si rendono conto che, evidentemente, queste sono considerate utili al sistema (ovvero ai vari parapoteri e quindi contro la democratastenia (*1)).

Conclusione: possibile che solo io abbia imparato qualcosa dall’esperienza nel M5S? Evidentemente parrebbe così…

Nota (*1): sono troppo “cotto” per cercare i riferimenti alla mia Epitome: il lettore occasionale che si imbatta in questo pezzo sappia che la “strana” terminologia che uso è tutta spiegata nella mia Epitome. Di solito indico chiaramente il sottocapitolo o la nota di riferimento ma oggi non ce la faccio...

lunedì 27 gennaio 2020

Il Giorno della Memoria 3

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.4.0 "Versailles").

Per il “Giorno della Memoria” quest’anno mi sono un po’ documentato sul genocidio cambogiano: come al solito la mia “fonte” è sempre Wikipedia e, per questo, cercherò di basare le mie riflessioni solo sui dati più fattuali.

La storia della Cambogia è antica: basti nominare la vecchia capitale imperiale di Angkor Wat abbandonata alla giungla nel XV secolo.
Nel XVIII e XIX secolo il regno di Cambogia è in declino e subisce le intromissioni dei più potenti vicini come Malesia, Tailandia e Vietnam: per questo motivo è lo stesso re Norodom che trasforma il proprio regno un protettorato francese nel 1864. I francesi lasciano ampia autonomia al paese investendo invece nelle infrastrutture e aumentandone la ricchezza.
Agli inizi del XX secolo si è così creata un’élite cambogiana che ha studiato in Francia: lentamente prendono forza le spinte verso l’indipendenza. L’occasione è la fine della seconda guerra mondiale: la Francia è militarmente in difficoltà nella regione e, per questo, concede l’indipendenza alla Cambogia, che torna così a essere un regno indipendente, nel 1953.

Dagli anni ’60 la guerra in Vietnam coinvolge anche la Cambogia con i nord vietnamiti e i vietcong che occupano (grazie alle armi sovietiche) ampie zone del paese usate poi come basi logistiche nella loro guerra contro gli USA. Dal canto loro gli USA (fra il 1970 e il 1973) rispondono con bombardamenti a tappeto nelle campagne cambogiane che, si stima, provocarono fra le 30.000 e le 500.000 vittime civili (*1).
La MIA sensazione è che il regno cambogiano cercasse di tenersi equidistante fra Cina (e URSS) e gli USA per cercare così di mantenere la propria indipendenza avvantaggiandosi di entrambe le potenze: ma era una nazione troppo debole e povera per mantenere a lungo tale politica: più che l’ago della bilancia era il vaso di coccio della regione.

Il regno finisce per allearsi con gli USA ma i comunisti Khmer Rossi, con l’appoggio del Vietnam del Nord, iniziano una guerra civile.
Proprio i bombardamenti americani spingono una gran massa di contadini, politicamente non schierati e, semmai, a favore del re, a entrare invece nei Khmer Rossi con l’intento di combattere contro gli americani.
Gli USA, nel 1975, lasciano il Vietnam e non supportano più militarmente nemmeno il governo cambogiano che viene quindi lasciato a se stesso. Così, sempre nel 1975, i Khmer Rossi guidati da Pol Pot conquistano la capitale Phnom Penh prendendo così il potere in Cambogia.

Diviene quindi fondamentale la figura di Pol Pot dittatore unico del paese.
Pol Pot, era molto legato alla Cina e Mao; nel suo studio del marxismo era rimasto molto impressionato da alcuni testi di Stalin: in particolare da quelli che esprimevano l’importanza, per la stabilità del regime comunista, di estirpare ogni forma di opposizione e sulla necessità dell’autonomia economica, basata sull’agricoltura, dello Stato.
Pol Pot seguì pedissequamente queste idee: fece abbandonare le città mettendo tutti (chiunque avesse una laurea, compresi insegnanti e dottori (*2)) a lavorare nei campi dove, ovviamente, molti morirono di stenti e di fatica.
La lotta all’opposizione ricorda la caccia alle streghe medievale: venivano estorti nomi di oppositori del regime sotto tortura col risultato di coinvolgere un numero crescente di persone che, però, non avevano in realtà niente a che fare con l’opposizione.
I massacri di massa furono organizzati centralmente dai khmer rossi ma avvennero anche “spontaneamente”.
Dalla persecuzione politica si passò rapidamente alla pulizia etnica e religiosa: ne subirono le conseguenze la minoranza vietnamita e cinese così come la minoranza musulmana e cristiana; sempre per motivi religiosi furono massacrati anche 50.000 buddisti (che pure era la religione della maggioranza della popolazione).
Onestamente trovo difficile conciliare, soprattutto i massacri etnici, con l’idea che mi sono fatto di Pol Pot:come comunista non avrebbe dovuto essere prevenuto verso altre etnie; oltretutto Pol Pot era alleato della Cina e, quindi, non sembra una buona idea massacrare cinesi…
Essendo poi Pol Pot ateo la lotta contro le religioni è invece forse più comprensibile.

Di nuovo la MIA sensazione è che anche in questi casi la ragione principale rimanga quella politica e che le minoranze venissero viste come schierate contro la dittatura comunista (*3). C’è da dire che il Vietnam era, finita la guerra, rimasto più vicino all’URSS che alla Cina (*4) mentre la Cambogia, come detto, era più sotto l’orbita cinese: non mi pare quindi impossibile che il massacro dei vietnamiti (che inizialmente avrebbero dovuto solo essere espulsi) non avesse basi politiche più ampie: una strategia della tensione pensata per ribadire la propria forza nella regione, ovviamente, strategia poi ampiamente sfuggita di mano...

Proprio la tensione con il Vietnam provocò infine la caduta del regime di Pol Pot: Il Vietnam nel 1979 invase infatti il paese iniziando una guerra contro il regime di Pol Pot sostenuto dalla Cina (che a sua volta attaccò il Vietnam per poi però ritirarsi: minacce da parte dell’URSS?).
Sconfitto, Pol Pot si ritirò nella confinante Tailandia dove, sempre sostenuto dalla Cina, riuscì a ricostruire una propria forza militare che rimase a lungo una spina nel fianco del nuovo governo cambogiano. Il genocidio, durato quattro anni, era però finito.

Sul numero delle vittime, come al solito, vi è molta incertezza: la maggior parte delle stime indicano una cifra compresa fra 1.500.000 e 2.000.000 morti, più o meno equivalente al 20-25% della popolazione. Immaginatevi che una persona su quattro di quelle che conoscete venga uccisa: questo dà bene l’idea della dimensione del dramma.

Ma anche per questo genocidio è importante stabilire caratteristiche e differenze rispetto a quelli precedentemente analizzati.

1. Minoranza → No. È vero che anche delle minoranze divennero bersagli dei khmer rossi ma la maggior parte delle vittime appartenevano alla maggioranza della popolazione.
2. Religione → No. Anche se, vedi sopra, alcune minoranze religiose vennero specificatamente colpite.
3. Differenza culturale → Dipende: la lingua era la stessa ma se si intende tale differenza come politica allora sarebbe un sì (v. anche il punto 10).
4. Etnia → No. Con le stesse eccezioni dei punti 1 e 2.
5. Localizzazione territoriale → No. Da quel che ho compreso i massacri interessarono l’intero paese e non furono circoscritti a particolari aree.
6. Tipo di governo → Dittatura.
7. Rappresentanza vittime nel governo → Nessuna. Anche se, come spiegato, la maggior parte dei morti non era stata schierata ideologicamente contro il comunismo ma fu solo vittima della “caccia alle streghe” scatenata dal regima comunista di Pol Pot.
8. Scopo reale → Eliminare possibile opposizione. In questo caso lo scopo reale e il pretesto coincidono.
9. Coinvolgimento popolazione → Scarso: la stessa popolazione era vittima dei massacri.
10. Differenze politiche (nuova voce) → Sì, almeno presunte. Mi chiedo però se abbia senso aggiungere questo marcatore alla lista: dopotutto in qualsiasi società moderna, almeno in qualsiasi democrazia, vi sono differenze politiche all’interno della popolazione. Inoltre l’ideologia politica mi pare una forma di cultura non particolarmente profonda, facile quindi anche da cambiare o simulare.
11. Differenze sociali (nuova voce) → Sì. Il genocidio cambogiano era anche mirato a precisi strati della popolazione, in particolare a tutti coloro che potevano essere percepiti come non appartenenti a un ipotetico “proletariato”.

Rispetto ai genocidi del Ruanda e dei circassi quello cambogiano è molto anomalo.
È completamente illogico nel senso che non aveva obiettivi cinici e segreti da raggiungere: banalmente fu basato sulla follia del volere eliminare un’opposizione politica, forse neppure esistente, al costo di distruggere la stessa società che si sarebbe voluto governare. Assomiglia a un cancro che autodistrugge il corpo.
Non credo che sia un caso che la maggior parte dei “marcatori” che identificano l’humus utile allo sviluppo di un possibile genocidio sia negativa: non ci sono mai buone ragioni che possano giustificare massacri di così grande portata ma, in questo caso, non ve ne erano neppure di cattive. Semplicemente non avrebbe dovuto avvenire. Cruciale mi pare che in questo caso sia il fanatismo del singolo, del dittatore Pol Pot unita alla fedeltà acritica delle proprie truppe, i khmer rossi.

Non sono sicuro ma mi sembra che queste ultime caratteristiche possono assurgere a nuovo marcatore:
12. Figura dominante e carismatica alla guida di una forza militare o paramilitare ben organizzata ed estremamente fedele.

Il massacro dei circassi ebbe origine dall’avidità, dall’egoismo dei parapoteri russi che volevano impadronirsi delle loro terre e relative ricchezze.
Il massacro del Ruanda fu invece una follia collettiva in cui la popolazione a maggioranza Hutu massacrò la minoranza Tutsi.
Nel caso del genocidio cambogiano la pazzia mi pare essere quella del singolo, Pol Pot, supportato però da un braccio militare che ne eseguì la folle volontà.

Conclusione: al momento non mi pare di vedere emergere nessun chiaro filo conduttore che unisca i diversi genocidi analizzati. In effetti ciò ha senso: un filo conduttore infatti presumerebbe almeno la parvenza di una logica in questi massacri ma, osservandoli anche solo superficialmente come ho fatto io, è evidente che questi non possano mai avere delle giustificazioni coerenti per quanto false e speciose. Proprio per questo, se il nostro obiettivo è la comprensione, mi sembra particolarmente importante studiarne il maggior numero possibile: concentrarsi su uno solo genocidio infatti, data la loro diversità, può essere fuorviante.
Mi rendo poi conto che adesso inizio ad avere abbastanza materiale da sintetizzare in un nuovo pezzo le conclusioni dei tre articoli che ho scritto su il giorno della memoria. Probabilmente lo farò nel corso di questo anno.

Nota (*1): no, non è questo il genocidio cambogiano: gli USA non fanno genocidi ma solo danni collaterali.
Nota (*2): nella mia Epitome ([E] 5.4) spiego che non è possibile eliminare un gruppo della società se questo ha funzioni utili perché, in tal caso, l’intera società ne risentirebbe negativamente. Ma a Pol Pot non interessava la società e seguiva solo fanaticamente le proprie idee. In questo caso le conseguenze dell’orrore diventano grottesche: per esempio, mandati i medici a fare i contadini o rieducati (cioè uccisi) vennero formati i “medici bambini” che senza alcuna preparazione dovevano “imparare da soli la medicina” sperimentando sui prigionieri (c’era abbondanza di questi). Inutile riferire gli orrori e le inutili crudeltà perpetrate sulle loro vittime come le operazioni grottesche e gli esperimenti chirurgici ovviamente effettuati sempre senza anestesia.
Nota (*3): spigolando fra i vari articoli di Wikipedia ho visto che anche qualche storico la pensa come me sebbene, su questo punto, non vi sia unanimità di vedute.
Nota (*4): Cina e URSS erano alleati durante la guerra in Vietnam per fornire aiuti ai vietcong ma, sconfitti gli USA, iniziarono a prevalere i diversi interessi nella regione. È un’applicazione di un corollario della legge dell’alleanza ([E] 5.8).

mercoledì 22 gennaio 2020

Religione nuda e cruda

Una serie che guardo quando sono da mio padre è “Nudi e crudi”.

Ho notato un particolare molto significativo: quando i sopravvissuti riescono a uccidere un animale, poi puntualmente, gli scappano esclamazioni del tipo “Grazie Madre Natura!!” oppure “Grazie Antilope/Fagocero/etc.!!”. E poi: “...mi dispiace di averti ucciso ma per me e il mio gruppo la tua morte è la nostra sopravvivenza...”. Ovviamente sono frasi dette così per dire ma, visto quanto sono comuni e reiterate, mi sembrano comunque significative.

Impossibile non pensare a Frazer e alla sua descrizione delle religioni primitive: si capisce bene come nacquero. Sembrano scaturire automaticamente dalla disperazione della fame e dal sollievo del cibo. Il contatto diretto con la preda non porta a ringraziare entità terze ma direttamente la preda stessa…

Evidentemente religioni più complesse necessitano di società più complesse.

Misterino - 24/1/2020
Eventi:
- Domenica vado a trovare mio padre e porto con me gli occhiali (*0) in una borsona insieme ad altra roba (*1).
- Vado a leggere in bagno e sono quasi sicuro di ricordare di aver presoo gli occhiali.
- A sera torno a casa e, prima di dormire, cerco gli occhiali per leggere un po’ nella borsa ma non li trovo. Immediatamente ipotizzo di averli lasciati da mio padre.
- Lunedì sera ritorno da mio padre: la borsa è particolarmente carica perché c’è anche del materiale per la notte.
- Cerco i miei occhiali/custodia ma non li trovo. Ricerco nella borsa, hai visto mai. Niente. Ipotizzo di averli lasciati domenica a casa oppure che mi siano caduti in macchina.
- Martedì mattina sono di nuovo a casa mia: svuoto borsa, hai visto mai. Niente. Cerco in macchina, niente. Cerco in fondo al letto (dove di solito ammucchio la roba prima di metterla nella borsa) ma niente.
- Mercoledì: cerco qua e là (nella borsa, che è il punto di partenza delle mie ricerche, nel bagno sotto gli asciugamani, vicino al telefono dove ammucchio altra roba). Niente.
- Giovedì: lo pensavo da qualche giorno ma finalmente mi ricordo di telefonare a mio padre per chiedere all’uomo che gli fa le pulizie il lunedì se per caso ha trovato i miei occhiali e, pensando che fossero suoi, li ha infilati in qualche cassetto.
- A sera inciampo nella solita borsa della spesa: adesso è praticamente vuota. Ci sono rimasti dentro solo dei guanti e un berretto di maglia più vari vecchi scontrini. Così, in maniera meccanica riguardo per l’ennesima volta e, sotto il berretto, ecco che ricompaiono i miei occhiali!

Com’è possibile?

Nota (*0): è bene precisare che gli occhiali hanno un’orribile montatura rossa mentre la custodia è di un vivace blu chiaro o celeste scuro: insomma facilmente visibile.
Nota (*1): perché sono un cialtrone: nella borsa, un comune sacchetto per la spesa, metto i libri che sto leggendo (nel caso mi venisse voglia di leggerli), un quadernone a quadretti per idee, penne colorate, ricambio di abiti nel caso decida di fare la doccia (casa di mio padre è di un 10 gradi più calda che da me), altre cianfrusaglie varie (telefonino, cuffie, e-reader, etc.).
Il tutto è ammucchiato insieme completamente alla rinfusa.

Aggiornamento vario - 25/1/2020
Continuo a scrivere poco quindi ecco un breve aggiornamento:
- Motivi famigliari mi hanno un po’ distratto.
- Un giorno avrei potuto scrivere ma me ne sono dimenticato! (*1)
- L’Epitome procede dopo una breve sosta (vedi sopra). Ho finito i nuovi sottocapitoli (ieri ne ho scritto uno che si è rivelato molto più complesso del previsto) e ora mi rimangono una ventina di annotazioni (tanta roba perché poi scrivendole possono dare origine a nuove idee, etc). Ho una mezza idea di continuare a non toccare il “nuovo” capitolo sull’Italia per concentrarmi su altri aspetti: però, siccome volevo stamparne una copia da prestare ai conoscenti che DICONO che mi leggerebbero se solo avessero una versione cartacea, forse vale la pena di fare un piccolo sforzo in più per avere una versione il più completa e corretta possibile nel limite della struttura di quest’opera.
- Sono a buon punto del pezzo per il giorno della memoria: magari pubblicato questo corto vedrò di portarlo avanti un altro po’.
- Questa settimana mi è saltato il “giorno del libro” (a meno che non lo faccia domani ma probabilmente vorrò scrivere) comunque sto andando avanti nelle mie letture, soprattutto de “La banalità del male”...

Nota (*1): evidentemente per motivi psicologici inconsci...

Anno difficile - 26/1/2020
A inizio anno, senza nessuna conoscenza di astrologia, avevo anticipato che il 2020 sarebbe stato un anno pessimo: per adesso si è rischiata una guerra USA-Iran (che poi sicuramente Trump vorrà avere l’ultima parola quindi…), terremoto in Turchia e adesso la pestilenza cinese…
Almeno il 19 gennaio è filato liscio: il prossimo giorno critico è previsto il 18 febbraio.
Io spero di riuscire a completare la versione 1.5.0 dell’Epitome, voi tenetevi forte!
Chi sopravviverà vedrà...

Sintesi del giorno dopo - 27/1/2020
Salvini non vince ma neppure perde.
Il M5S finisce di autodistruggersi.
Il PD sopravvive ma le Sardine sono determinanti.
Italia Viva chi?

Ah, e poi ci sarebbe anche Fratelli d’Italia, incomprensibilmente in crescita, e il fantasma di Berlusconi ormai evocabile solo grazie a sedute spiritiche: ieri sera per esempio, con voce spettrale, ha celebrato la vittoria della sua candidata in Calabria (a “Porta a Porta”).

martedì 21 gennaio 2020

tre sfatti

Stamani ero da mio padre: dovevo accompagnarlo dal dottore e, sfortunatamente, non avevo tempo per scrivere con calma: la prima pagina de IlFattoQuotidiano.it mi aveva infatti dato molti spunti di riflessione. Così, sia per ricordarmi di scriverne che come riferimento, mi sono spedito delle schermate della prima pagina (*0) del quotidiano in linea.

Le notizie che mi erano parse interessanti erano proprio le prime tre.

La prima era sugli emendamenti inseriti da Italia Viva (Renzi) nel “Milleproroghe” (*1).
In sintesi (dal titolo): concessioni autostradali con penali a carico dello Stato, prescrizione e tasse “verdi”.
Che dire? Il mettersi di Italia Viva così apertamente al servizio delle lobbi mi fa quasi tenerezza: l’implosione politica di Renzi è davvero tragicomica: il rottamatore che non rottamava si prepara a rottamarsi da solo. C’è chi ancora paragona Renzi a un figlioccio ideale di Berlusconi ma è evidente che la proporzione fra i due, anche solo a livello politico (quando il Berlusca era nei suoi cenci), è più simile a quella fra il Trota e Bossi.

La seconda notizia è quella politicamente più importante: “La Lega esegue l’ordine di Salvini: sì al processo”. E le forze della maggioranza che per mesi hanno chiesto il processo adesso, non capisco bene le loro argomentazioni, si indignano…
Come al solito aveva ragione Nimzowitsch, uno scacchista dell’inizio del XX secolo, il quale diceva “La minaccia è più forte della sua attuazione”.
Lo stesso vale per il processo a Salvini. Va premesso che solo gli gli elettori più irrazionali di Salvini possono pensare che il processo per le decisioni prese da ministro dell’interno sia motivato: parlo di “elettori” perché tutti i politici, sia del PD che pure quelli meno esperti del M5S, sanno benissimo che è un’accusa infondata e puramente politica (*2).
Però a PD e M5S faceva comodo presentare Salvini come il capo politico che sfugge ai processi: per quanti mesi, nella completa mancanza di argomenti concreti, è stato ripetuto che “Salvini evita la giustizia”, magari alludendo a un parallelo con Berlusconi?
Invece Salvini, come al solito con ottima scelta dei tempi, ha chiamato il bluff della maggioranza e ha fatto votare sì ai propri uomini. Del resto paga più attaccare che difendersi: in tribunale farebbe un ottimo spettacolo: sarebbe facilissimo per lui mostrare come le sue fossero decisioni politiche…
Non so se poi questo processo ci sarà davvero ma sono convinto che, nel caso ci fosse, si trasformerebbe in un boomerang per gli avversari di Salvini invece che per quest’ultimo: indipendentemente dalla sentenza.

La terza notizia riguarda la prima puntata di uno spettacolo televisivo (o forse un telegiornale, non so) di Peter Gomez sulla Nove andato in onda ieri alle 20:00.
Per chi non lo conoscesse Peter Gomez è il direttore de IlFattoQuotidiano.it: per anni il quotidiano ha cercato di essere una voce indipendente nel panorama dell’informazione italiana ma, ho notato, dalle ultime elezioni si è schierato abbastanza apertamente dalla parte del M5S.
Ero quindi curioso di vedere la nuova trasmissione ma, ovviamente, me ne sono completamente dimenticato.
Il titolo dell’articolo de IlFattoQuotidiano.it rimedia ampiamente alla mia mancanza: «Sono le Venti, il premier Conte sul Nove: “Sardine, nessun invito, non voglio metterci il cappello. Ma pronto a incontrarle”».
Evidentemente non mi sono perso assolutamente nulla!
Sono anzi contento di essermi risparmiato le vuote banalità di Conte e la pantomima sulle sardine le quali, almeno quelle in buona fede, vanno convinte a turarsi il naso e a votare PD ma senza dirglielo in maniera sfacciata.

Conclusione: sono le 14:33 e l’articolo su Salvini è passato in fondo alla seconda pagina (*0). Come detto tale notizia è favorevole a Salvini e mette in imbarazzo la maggioranza: per questo motivo i media sistemici la nasconderanno il prima possibile.

Nota (*0): È difficile definire cosa sia la “prima pagina” di un quotidiano in linea ma, almeno ne IlFattoQuotidiano.it, graficamente c’è una barra orizzontale (con articoli e video) che pare marcarne la fine.
Nota (*1): solo in Italia si poteva usare un nome così cretino ma che evidenzia benissimo il paradosso del periodico ricorrere di una legge che rende consuetudine l’eccezionalità che dovrebbe invece essere nella natura di una proroga.
Nota (*2): del resto le infiltrazioni del PD nella magistratura, anche ai suoi massimi livelli, sono ormai note e questo toglie ulteriore credibilità alle toghe: anche a scapito dalla stragrande maggioranza dei magistrati onesti che compiono scrupolosamente il proprio dovere.

lunedì 20 gennaio 2020

Giro di pitone

Senza accorgermene la serie A ha fatto il giro della boa.
Qualche commento sparso seguendo la classifica…

Juventus (51): il campionato non era in discussione neppure quest’anno: piuttosto l’Inter ha tenuto il ritmo della Juventus già più a lungo di quanto mi aspettassi. Nel girone di ritorno la Juventus dovrebbe andare meglio. Chi si lamenta della mancanza del gioco “di Sarri” deve ricordarsi che c’è Ronaldo e così Sarri è costretto a fare il gioco “per Ronaldo”. Onestamente, anche se nelle ultime partite è sembrato in netta crescita, non sono ancora convinto che Ronaldo non sia un peso: il problema è che per rendersene conto dovremo vedere come va in Champions perché nel campionato c’è troppa differenza per poterlo valutare…

Inter (47): Conte ha fatto miracoli. Lautaro non lo conoscevo ma è veramente forte! Personalmente dubito che l’Inter riuscirà a tenere il passo della Juventus: molto dipenderà anche se prenderà la UEFA seriamente o no…

Lazio (45): con una partita in meno… che dire? Incredibile! Soprattutto considerando che ogni anno vendono molto ma, in genere, riescono a mantenere la squadra altamente competitiva. Evidentemente bravissimo Inzaghi. Peccato solo che abbiano preso sottogamba la UEFA facendosi buttare subito fuori: a parte il danno indiretto al calcio italiano sarebbe comunque stata un’esperienza utile in preparazione alla Champions…

Roma (38): sono un po’ perplesso. A inizio anno avevo visto una partita e non mi era piaciuta: poi però, non ricordo esattamente il motivo, mi sono ricreduto su Fonseca. Però sembra una squadra predisposta a fare passi falsi e non mi è chiaro perché: probabilmente patisce un po’ la crisi di gol di Dzeko. Sicuramente la perdita di Zaniolo si farà sentire anche se non sono sicuro che per Fonseca fosse un titolare fisso…
Nel complesso il quarto posto mi sembra un po’ troppo e non credo che riuscirà a mantenerlo.

Atalanta (35): ecco spero che l’Atalanta, nonostante la Champions, riesca a raggiungere il quarto posto perché se lo meriterebbe. Gasperini non mi è simpatico (come Inzaghi del resto) ma è bravissimo. Chiaramente bravissima anche la società a saper trovare ogni anno ottimi giocatori con cui sostituire le partenze…
Secondo me ha fatto bene a farsi eliminare dalla Fiorentina in Coppa Italia: tanto tre impegni non sarebbe stata in grado di portarli avanti ed è bene che si concentri su Champions e campionato.

Cagliari (30): era partito forte e aveva un po’ illuso i suoi tifosi. Non credo che riuscirà a tenere la zona UEFA. Seguo con curiosità Simeone che, nonostante i gol, non mi convince.

Parma (28): squadra che mi è simpatica. Secondo me è molto Gervinho dipendente…

Milan (28): più o meno ha raggiunto la posizione che merita in classifica. Come per tutti i vecchi giocatori sono scettico su Ibra. Incomprensibile come Piatek sia scomparso. Ho la sensazione che la dirigenza inesperta non riesca a seguire una strategia coerente.

Torino (27): onestamente stravedo per Mazzarri ma i risultati altalenanti della squadra mi hanno messo più di un dubbio: è anche possibile che ci siano problemi di spogliatoio. E poi Belotti: sicuramente si impegna moltissimo ed è sempre uno dei migliori in campo, se però segna poco…

Verona (26): non credo di aver mai visto una sua partita quindi non ho niente da scrivere…

Napoli (24): avevo scritto che secondo me il problema non era Ancelotti e che Gattuso non avrebbe quindi migliorato la situazione. Sono sempre della stessa opinione: De Laurentis ha sfasciato la squadra e ora non sa se e come raccoglierne i cocci. Non è un problema di singoli ma di squadra: i giocatori buoni ci sono ma sono arrabbiati, sfiduciati e demotivati. Sarà interessante vedere come andranno in Champions là dove gli stimoli sono molto maggiori…
Ah! e Koulibaly è fondamentale per la difesa: secondo me il miglior difensore della serie A…

Bologna (24): a inizio anno, considerando la rosa e aver visto una singola partita, mi sarei aspettato qualcosa in più. Evidentemente la malattia di Mihajlovic ha pesato in negativo: da quanto è tornato in panchina mi pare che la squadra faccia più risultati ma non ne sono sicuro…

Fiorentina (24): a differenza del Napoli nella Fiorentina il problema era l’allenatore: si è addirittura arrivati al paradosso che Montella sta riuscendo a far sembrare il normalissimo Iachini un allenatore geniale!
Con Cutrone l’attacco è sistemato: servirebbe un rinforzo a centrocampo ma la difesa va benissimo così. Sull’attacco avrei molte considerazioni da fare ma non ho voglia di dilungarmi troppo. Dico solo che la mia sensazione è che il duo Chiesa-Cutrone funzioni meglio di Vlahovic-Cutrone ma sarebbe comunque un peccato sacrificare il serbo…

E poi c’è la zona retrocessione: poco da dire… credo che le indiziate per la retrocessione siano le attuali ultime tre in classifica: Genoa, SPAL e Brescia. Ma anche il Lecce è a forte rischio: io spero si salvi perché il gioco aggressivo della squadra di Liverani è molto divertente, ma sarà dura fino all’ultima giornata...

domenica 19 gennaio 2020

Letture

In questi giorni non sto scrivendo molto sul ghiribizzo: sono abbastanza impegnato con la nuova versione dell’Epitome, mercoledì (mi pare!) avevo iniziato a scrivere un nuovo pezzo su un altro livello di Baba che non mi riesce ma, essendo più complesso dei precedenti, non sono riuscito a completarlo: con calma vedrò di finirlo…
E poi ieri (sabato) ho fatto un altro giorno del libro: invece di accendere il calcolatore ho portato avanti le mie letture: noioso ma proficuo. Anzi mi era venuta voglia di scrivere vari commenti a quanto letto ma poi ho deciso che non era prudente accendere il calcolatore anche solo per scrivere e, così, mi sono trattenuto fino a oggi.
In verità sono da mio padre e qui odio scrivere sul suo calcolatore perché non mi ritrovo con la sua tastiera: ogni volta che devo mettere un accento perdo un sacco di tempo e, quindi, il filo del discorso (per non parlare poi delle “macro” che mi sono fatto e che qui non ho disponibili…). Però, siccome è tanto che non pubblico niente, cercherò di scrivere il pezzo che avrei voluto fare ieri…

Come lo scorso sabato ho preferito concentrarmi su “Il tramonto dell’euro” di Alberto Bagnai perché è per me il più impegnativo. Inoltre è un libro che mi riempie di frustrazione poiché fa capire quanto, specialmente nei rapporti con l’UE, i nostri politici siano stati incapaci quando non, addirittura, abbiano coscientemente tradito il proprio popolo.
Mi rendo conto che la parte che sto leggendo adesso è importante ma, personalmente, non la trovo molto interessante: Bagnai ipotizza (scrive nel 2012 mi pare) come l’Italia possa uscire dall’euro da un punto di vista tecnico e legale e quali ne sarebbero le conseguenze.
Sostanzialmente, come per ogni scelta macroeconomica, ci sarebbero dei pro e dei contro: il “contro” principale sarebbe una svalutazione della nuova lira di circa il 10% (ovviamente cambierebbe da moneta a moneta); i “pro” sarebbero invece immensi: l’Italia tornerebbe rapidamente a prosperare invece di depauperarsi come sta avvenendo ormai da quasi vent’anni (cioè dall’adozione del cambio fisso, ovvero l’euro, e dalla perdita della sovranità monetaria).
C’è però un “ma” che, mi pare, Bagnai sottovaluti e che invece ha serie ripercussioni politiche.
Rispetto ad altre svalutazioni da lira in lira, questa volta passeremmo da euro a lira con l’euro che, probabilmente, rimarrebbe in uso in altri stati dell’unione.
Gli italiani si ritroverebbero forzatamente costretti a vedersi convertire i propri euro in nuove lire e, in questo modo, sarebbe fortemente percepibile la perdita di valore dovuta alla svalutazione.
In altre parole tutti gli italiani percepirebbero chiaramente il danno dell’uscita dall’euro mentre i vantaggi sebbene molto più grandi, che inizierebbero a manifestarsi a distanza di pochi anni, sarebbero molto meno evidenti.
Ad esempio le nostre aziende che esportano si ritroverebbero in breve tempo a competere all’estero con prezzi più bassi di un 10% incassando un 10% in più (cifre mie!). Invece di licenziare e chiudere fabbriche si assumerebbero nuovi dipendenti, più denaro circolerebbe nel sistema paese, etc… Anche lo Stato ne beneficerebbe molto recuperando la propria sovranità monetaria ma, di nuovo, il comune cittadino non avvertirebbe immediatamente nessun vantaggio: tutto sarebbe molto indiretto per quanto concreto.
Immaginiamoci poi i media tradizionali che, completamente allineati con i poteri esteri, farebbero continua opera di terrorismo psicologico: trasformerebbero in tragedia ogni segnale negativo e ignorerebbero tutti quelli positivi.
Quello che voglio dire è che politicamente, la forza che portasse l’Italia fuori dall’euro, anche se nel medio lungo periodo avrebbe salvato il paese, nel breve ne pagherebbe pesantemente le conseguenze.
E, siccome i nostri politici pensano e ragionano solo sul breve termine, temo che la salvezza dell’Italia sia più lontana di quanto il Bagnai creda…

E’ buffo pensare a “La banalità del male” della Arendt come a un libro meno “impegnativo” di quello del Bagnai ma per me è così. Certo, il tema trattato dalla Arendt è mille volte più drammatico, ma lei riesce a scriverne in maniera leggera (che non significa banale o divertente, ma scorrevole) con appena un pizzico di ironia che quasi non si nota (come, per esempio, i suoi commenti agli scrupoli “morali” dei nazisti).
Comunque ieri ho letto diverse pagine anche di questo libro…
Uno dei commenti che mi ripromettevo di fare era sul contributo dato ai nazisti dai collaborazionisti ebrei: personalmente, anche se mai mi ero interessato all’olocausto, non ne avevo mai sentito parlare.
Inizialmente pensavo che i casi citati dalla Arendt fossero più unici che rari ma poi, proseguendo nella lettura, questi si sono moltiplicati: era spesso la polizia ebraica che consegnava gli ebrei ai nazisti. Complesso il motivo della loro collaborazione: probabilmente era fondato, ipotizza l’autrice, sul sistema delle “eccezioni”. Per salvare un “ebreo illustre” se ne sacrificavano cento sconosciuti. Per esempio in Ungheria il dottor Kastner, un ebreo di Budapest che collaborò con Eichmann, salvò 1684 persone sacrificandone però 476.000…
Nel complesso però, nonostante le ripetute citazioni della Arendt, non riuscivo a credere alla dimensione e importanza di questo fenomeno. Alla fine mi ero persuaso che il fenomeno del collaborazionismo fra autorità ebraiche e naziste fosse significativo ma non particolarmente determinante.
Poi ho letto questo passaggio: “Ovunque c’erano ebrei, c’erano stati capi ebraici riconosciuti, e questi capi, quasi senza eccezioni, avevano collaborato con i nazisti, in un modo o nell’altro, per una ragione o per l’altra. La verità vera era che se il popolo ebraico fosse stato realmente disorganizzato e senza capi, dappertutto ci sarebbe stato caos e disperazione, ma le vittime non sarebbero state quasi sei milioni. Secondo i calcoli di Freudiger, circa la metà si sarebbero potute salvare se non avessero seguito le istruzioni dei Consigli ebraici.” (*1)
Da un punto di vista filosofico credo che l’autrice sia nel giusto (la parafraso): chiedere e accettare un’eccezione equivale ad approvare la regola.
Aggiungo, secondo la teoria della mia Epitome, che per la legge del Confronto i parapoteri, in questo caso i Consigli ebraici e i funzionari nazisti, tendono a collaborare insieme. Se gli ebrei non avessero avuto dei propri rappresentanti con cui i nazisti potettero collaborare si sarebbero ritrovati, con le debite proporzioni e differenze, nella situazione della scienza che, essendo acefala, è difficilmente controllabile dai parapoteri ([E] 9.1) (*2).

Infine, pochi giorni fa, ho terminato il secondo volume di “Tutti i racconti” di Lovecraft e sono stato fortemente tentato di iniziare “Le ragioni psicologiche della diseguaglianza” di Chiara Volpato: il problema è che ai libri impegnativi devo inframmezzare letture leggere e Lovecraft rivestiva questo secondo ruolo…
Allora ho deciso di limitarmi all’introduzione, scritta dalla stessa autrice, e, come libro “leggero” ho scelto “Le cinque teste di Cerbero” di Gene Wolfe: ho il dubbio di averlo letto pochi anni fa ma per adesso non lo ricordo per niente!
Volevo quindi dedicare gran parte di questo pezzo a confrontare le cinque paginette dell’introduzione de “Le ragioni psicologiche della diseguaglianza” con la mia teoria dato che, da quel che ho potuto intuire, le affinità (quando trattiamo gli stessi argomenti: ovviamente io divago in lungo e in largo!) sono tantissime e impressionanti.
A questo punto però, siccome ho già scritto più che abbastanza, rimando questo confronto a un’altra occasione e chiudo qui questo pezzo…

Conclusione: dove sta la verità? Spesso dove preferiamo non guardare.

Nota (*1): da “La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme” di Hannah Arendt, (E.) Feltrinelli, 2019, trad. Piero Bernardini, pag. 147.
Nota (*2): mi cito: “La scienza, come gruppo aperto e subordinato, deve essere considerata un potere debole: però, a differenza della maggioranza di questi, è anche acefala in quanto non ha un potere delegato (in genere chiusi e autonomi) che la rappresenti.
Questa acefalia ha importanti conseguenze: da una parte la mancanza di un suo potere delegato, rende la scienza un gruppo ancora più subordinato perché perde quasi interamente la sua capacità di contrattare con i parapoteri; d'altra parte questo rende la scienza anche difficilmente controllabile nella sua interezza: le decisioni dei parapoteri arrivano agli scienziati indirettamente, per vie traverse, e questo fa sì che esse talvolta possano venire distorte o, addirittura, temporaneamente ignorate.

martedì 14 gennaio 2020

Da Churchill a Drunker

Spigolando su Twitter ho trovato la scansione della seguente ricetta medica che, secondo la didascalia, avrebbe permesso a Winston Churchill di continuare a bere alcool durante una sua visita negli USA all’epoca del proibizionismo:

Risatina d’obbligo per il facile trucco con cui i potenti aggirano le regole pensate per il popolo bue…

Poi mi sono chiesto come fosse stato possibile l’avvento del proibizionismo negli USA: come ho scritto qui sul ghiribizzo, e più profusamente nella mia Epitome, le leggi vengono scritte a favore dei parapoteri, ovvero dei forti, che negli USA erano e sono le grandi aziende multinazionali.
Che interesse avevano queste a far approvare una legge che, come minimo, danneggiava la lobbi dei produttori di alcoolici?
Ovviamente davo per scontato che i movimenti moralistici di quegli anni non avrebbero avuto la forza di imporre una legge non voluta da una parte, forse minoritaria (non ne ho idea) ma sicuramente significativa della popolazione, e che, soprattutto, danneggiava i produttori di alcoolici: solo gli ingenui credono che i governi legiferino per il bene morale della popolazione: quella può essere la scusa ufficiale ma niente più…

Wikipedia mi ha dato la risposta: Proibizionismo

I gruppi di fanatici moralisti e religiosi ebbero l’appoggio dei parapoteri economici dell’epoca: ci si era infatti convinti che l’alcool rendesse gli operai meno produttivi e assenteisti, e che anzi questi ultimi non comprassero altri prodotti per soddisfare il proprio vizio…

Questa è la vera ragione per cui si ebbe il proibizionismo negli USA: l’idea era la solita, ovvero rendere i ricchi ancora più ricchi aumentando la produttività degli operai…

L’effetto fu invece opposto e nel 1933 questa legge ipocrita fu abrogata.
Curioso che ci vollero 14 anni: probabilmente la maggioranza degli americani era effettivamente favorevole a essa e la politica, che probabilmente aveva speso molta credibilità sul suo successo, non poteva fare rapidamente marcia indietro.

Un po’ quello che sta avvenendo oggi con l’UE e, soprattutto, con l’euro: che l’Italia ne esca con le ossa rotte è evidente a tutti, anche gli economisti di “sinistra” ormai l’ammettono apertamente (*1) e solo pennivendoli e giornalistucoli reggono ancora il gioco ai politici di una sinistra italiana che ha investito tutta la propria credibilità su questo (*2) modello fallimentare di Europa e non può così permettersi di ammettere l’ovvio: “abbiamo sbagliato”.

Conclusione: scusatemi la divagazione finale… ma comunque sono tranquillo di non aver scalfito le granitiche certezze di eventuali piddini o sardine che si siano imbattuti per sbaglio in questo mio ghiribizzo: “il male è solo Salvini e chi se ne frega di economia, Iran, libertà d’espressione, crisi sociale ed economica, etc...”

Nota (*1): prima, a detta di Bagnai, lo ammettevano solo dietro le quinte: “Hai ragione...” gli dicevano “...ma questo non possiamo dirlo apertamente!”…
Nota (*2): personalmente credo che un Europa migliore sarebbe possibile e anche auspicabile anche se al momento ne siamo lontanissimi: occorrerebbe una rivoluzione copernicana (ricordo che sto leggendo Dialogo sui due massimi sistemi del mondo di Galileo) nel pensiero della società...

lunedì 13 gennaio 2020

Male, male sapore di male

Non voglio rimanere troppo indietro nell’esprimere alcune mie osservazioni rispetto alla lettura de La banalità del male di Arendt. Ne approfitto quindi per buttarne giù qualcuna senza pretesa di un filo conduttore.

Dopo il primo capitolo introduttivo, dove l’autrice si limita a un’ampia panoramica del processo (v. La banalità dell’uomo), si passa poi a ripercorrere la vita di Eichmann (E.) concentrandosi ovviamente sugli anni della guerra.

Ecco, è proprio la descrizione di E. che non mi convince. Lo stile dell’autrice non è quello del saggio: non vi è il continuo ricorso alle fonti per giustificare le proprie opinioni (tipo: “E. pensava questo perché in data XXX scrisse la seguente lettera a YYY”). Piuttosto si segue la voce narrante dell’autrice che descrive E. e, di tanto in tanto, vi sono degli estratti dal processo. Diventa quindi impossibile stabilire cosa sia opinione personale della Arendt e cosa invece appurato e certo.
Il problema è che E. viene descritto come piuttosto stupido (non riesce a finire le superiori a differenza dei suoi fratelli, addirittura si era spacciato come laureato senza esserlo), ignorante (nella sua vita legge solo due libri), narcisista (ama la propria voce e le proprie frasi fatte), labile di mente (con la memoria completamente inaffidabile, precisa solo nel ricordare le tappe della propria carriera), incapace di difendersi al processo (anche grazie all’inadeguatezza del proprio avvocato) e simili.
L’E. descritto dalla Arendt diventa un personaggio patetico, quasi una macchietta, e solo con grande abilità non lo trasforma in una figura comica (cosa da evitare perché avrebbe banalizzato anche il ricordo della tragedia delle vittime dell’olocausto).
Magari E. era davvero come descritto dalla Arendt ma allora andrebbe spiegato bene come abbia fatto ad ascendere nella gerarchia nazista (ci tornerò in seguito) se era così totalmente incapace.
Invece no: l’Arendt mi pare che implicitamente attribuisca al semplice caso le “fortune” di E. e questo non mi convince del tutto (*1).
Ho il dubbio che questa semplificazione negativa di E. sia motivata invece dalla scelta stilistica di arrivare a giustificare il titolo del libro: ovvero che a tanto male non corrisponde una grande figura, per quanto negativa, ma un semplice burocrate che si è ritrovato per caso in tale posizione.
Questa è solo una mia ipotesi per spiegare la “strana” descrizione di E. fornita dall’autrice: ma sono appena a un terzo del libro e magari, nel prosieguo, capirò meglio o diversamente.

Ma nella gerarchia nazista quanto era importante E.?
Domanda vaga e risposta altrettanto difficile da definire: la Arendt si limita a scrivere che E. non aveva mai fatto parte delle “alte sfere” del partito nazista.
Però ci viene fornita un’informazione utile almeno a fare un “gioco”, una stima grossolana di quanti fossero i dirigenti del livello di E.
Abbiamo infatti la catena di comando alla quale rispondeva E.: ovviamente alla base vi era Hitler (la cui parola corrispondeva a legge), poi Himmler, Heydrich (sostituito in seguito da Kaltenbrunner), Müller, un capo senza nome e importanza e poi Eichmann, ovvero a 5 gradi di distanza gerarchica da Hitler.
Sapendo quanti fossero mediamente gli immediati sottoposti di ogni dirigente in questa scala gerarchica sarebbe possibile stimare il numero di “pari grado di E.: ovviamente io non ne ho idea ma mi sembra ragionevole pensare che fossero fra 5 e 10 (*2).
Con questa ipotesi si può stimare che i “pari grado” di E. fossero fra 5^5 e 10^5, ovvero da 3125 a 100.000; mediamo quindi a 51.000. SE la mia stima è corretta allora E. sarebbe stato 1 dirigente nazista fra altri 51.000: poca roba insomma… (*3)

Quello che rese E. “importante” fra tanti burocrati di pari livello era che lui guidava una specifica sezione della RSHA la IV-B-4. La sezione IV diretta da Müller era incaricata di combattere i nemici dello stato, la IV-B si occupava in particolare delle “sette” (cattolici, protestanti, massoni ed ebrei). La sezione IV-B-4, dove a capo vi era E., era proprio quella dedicata agli ebrei.
Poi, ovviamente, vi erano tutte una serie di altre organizzazioni naziste, parallele alla RSHA, su cui E. non aveva alcun controllo, fra i cui compiti vi era quello di sterminare gli ebrei e i potenziali oppositori del regime nazista in genere.
Alla fine la sensazione che si ha è che E. fosse solo un ingranaggio, magari importante, ma non uno dei cervelli che dirigessero la macchina: almeno così l’Arendt mi pare che la pensi. Più volte scrive che E. aveva fatto abbastanza da meritarsi la pena capitale (per sua stessa ammissione) ma che comunque molte colpe non gli fossero direttamente ascrivibili: colpe che avrebbe potuto confutare facilmente durante il processo se il suo avvocato se ne fosse presa la briga.

E qui torniamo alla panoramica del primo capitolo: il processo doveva essere spettacolarizzato per motivi politici e allora il suo protagonista, l’imputato E., doveva essere descritto come una mente e volontà malvagia e non come un burocrate dotato semplicemente di scarsa umanità e morale.

Avrei molte altre note da commentare ma, tutto sommato, quanto scritto fino ad adesso segue un filo conduttore piuttosto omogeneo: preferisco quindi non divagare saltando di palo in frasca ad altri argomenti privi di attinenza con quanto scritto finora…

Conclusione: un libro che scorre sorprendentemente bene considerato l’argomento. Ovviamente io conto molto sulle considerazioni morali dell’autrice che, immagino, siano nella seconda parte dell’opera...

Nota (*1): in verità qua e là anche l’Arendt è costretta a riconoscergli qualche dote, per esempio che E. è bravissimo a “organizzare e negoziare”. Ma sono accenni introdotti per giustificare alcuni passaggi ma poi subito dimenticati e che non modificano la figura di E. sempre presentato come piccolo, banale e mediocre.
Nota (*2): la mia stima si basa solo sull’idea che troppi sottoposti diretti siano difficili da gestire mentre troppo pochi renderebbero la posizione inutile. Sarebbe interessante sapere quanto sia questo valore in un esercito o in una grande azienda.
Nota (*3): anche considerando che E. fosse 1 fra 3125 (più tutti i dirigenti di grado più alto) non sembrerebbe comunque troppo importante...

domenica 12 gennaio 2020

Giorno del libro

Ieri ho sperimentato il mio primo giorno del libro: ho acceso il calcolatore solo per controllare eventuale posta!
In mattinata ero stato occupato e nel pomeriggio/serata vi erano ben tre partite di calcio (in teoria molto belle ma poi nella pratica un po’ deludenti) e quindi mi sembrava il giorno ideale per non stare al calcolatore.

In questa maniera ho letto abbastanza: soprattutto ho ripreso Il tramonto dell’euro portandolo significativamente avanti. Aggiungo che questo libro è molto più apprezzabile leggendolo con continuità che a mezze pagine alla volta…
Grandi progressi anche con Lovecraft. La banalità del male è stranamente scorrevole e sto accumulando materiale da commentare.

Galileo non l’ho invece toccato: a causa del linguaggio lo trovo infatti pesante e quindi lo alterno con difficoltà al Bagnai e alla Arendt.

Conclusione: idea decisamente efficace per portare avanti le mie letture anche se, a momenti, ero piuttosto annoiato!

Avanti - 14/1/2020
Ho scritto il nuovo sottocapitolo 7.3: mi sembra venuto bene…
Mi servirà per una nuova appendice che scriverò domani o, magari, stasera…

Sardine - 14/1/2020
Era da un po’ che non avevo notizia delle sardine: mi era venuto il dubbio che ci fosse stato un rinsavimento generale. Pensavo che le persone, soprattutto i vaccinati col M5S, resisi conto del nulla ideologico delle sardine, se ne fossero allontanati in silenzioso imbarazzo.

Invece no, ho scoperto che domenica sera c’è stata proprio una manifestazione delle sardine nel mio comune: per un attimo ho avuto il dubbio che magari fosse stata contro la guerra in Iran o qualche altro tema attuale… invece no: siamo ancora fermi al niente, in un ottundimento politico in cui ci si limita a gridare contro Salvini e a cantare Bella Ciao…

Che poi, sarò io tardo, ma ancora non mi sono abituato alle democraticissime manifestazioni CONTRO l’opposizione: proprio come le giubbe gialle in Francia...

Sta ancora a galla - 21/1/2020
Ma con la BREXIT il Regno Unito non doveva affondare?
UK economy will grow faster than the eurozone in the first two years after Brexit, International Monetary Fund predicts da DailyMail.co.uk

E avendo mantenuto la sterlina non avevano neppure la zavorra dell’euro (e infatti, tanto per dirne una, alla crisi del 2007-2008 avevano potuto svalutare e aumentare la spesa pubblica senza così patirne troppo le conseguenze come invece è avvenuto da noi in Italia)...

Occhiali - 22/1/2020
Uffa! Considerando il mio livello di distrazione doveva succedere: ho perso per la prima volta gli occhiali da quando ho gli occhiali…
In realtà ne posso anche fare a meno per leggere ma con essi leggo meglio e più rapidamente: domenica li avevo portati con me da mio padre, lunedì ero a casa e non li ho trovati: ho pensato di averli lasciati da mio padre ma quando sono tornato da lui non c’erano.
Quindi, mistero, sembra si siano volatilizzati...

venerdì 10 gennaio 2020

E via di nuovo!

Oggi, 10 gennaio 2020, ho iniziato la stesura di quella che CREDO (al 90%) sarà la versione 1.5.0 dell’Epitome!

Ho lavorato sul quadernone pianificando la struttura di un paio di nuovi sottocapitoli collegati fra loro (*1): in realtà ho qualche dubbio visto che l’argomento del nuovo libro che ho comprato (“Le radici psicologiche della diseguaglianza”) si sovrappone fortemente a ciò che ho in mente: la scelta più sensata sarebbe aspettare di leggerlo per integrare poi le mie idee con le nuove che sicuramente avrò appreso…

Ma ormai mi conosco: seguire la logica e il percorso più semplice non fa per me. Se ora ho voglia di fare è bene che ne approfitti!
Riguardo il nuovo capitolo sull’Italia (della versione precedente) credo che, volutamente, non lo toccherò per questa nuova stesura: come ho già scritto so già che le correzioni da fare saranno tantissime e preferisco lasciarmele tutte insieme per una futura versione 1.5.1 (*2) a cui, ipotizzo, seguirà una revisione (parziale) degli altri capitoli per la 1.5.2 ma, a occhio, parliamo già di maggio-giugno: potrebbe quindi succedere di tutto nel frattempo…

Sto anche meditando se è il caso di scrivere prima un pezzo, qui sul ghiribizzo, per chiarirmi le idee come ho già fatto spesso in passato. Ma, in questo caso, non credo di averne bisogno e voglio evitare di fare il doppio avendo già chiaro in mente ciò che voglio scrivere compresi un paio di esempi storici.

Ho anche controllato le varie note per rammentarmi un po’ il complesso delle modifiche: il materiale è molto ma non tantissimo. Abbastanza però, mi pare, da giustificare una versione 1.5.0 e non 1.4.1: ovviamente sempre che non decida di rimandare qualche modifica particolarmente impegnativa (o noiosa!) a una futura revisione.

I tempi?
Come al solito al momento non ne ho idea: direi il solito mesetto, verso metà febbraio cioè, ma poi dipende da mille fattori, principalmente il mio entusiasmo, che sono difficili da prevedere…

In Emergono vuoti avevo accennato all’idea di riorientare tutta l’Epitome in una diversa prospettiva ideologica di rifondazione di una nuova sinistra: al momento non ci ho ragionato abbastanza ma escludo comunque di far niente in tal senso almeno nei prossimi sei mesi. Probabilmente la mia Epitome è ancora nel complesso troppo acerba per un simile passo: ho però la sensazione che, nel lungo termine, questa sarà la direzione che prenderò...

Conclusioni: solo io sono leggermente euforico, vero?

Nota (*1): in realtà si tratta di una nuova appendice e di un vero e proprio sottocapitolo in cui devo aggiungere parte della teoria necessaria per la prima.
Nota (*2): idealmente per tale revisione del capitolo sull’Italia dovrei aver (finalmente) finito di leggere Il tramonto dell’euro da cui magari potrei aver estratto nuove idee da integrare nell’Epitome…

I tre impostori

Giorni fa ho finito di leggere “The three impostors” di Machen: è stata però una delusione!
La raccolta dello stesso autore “The house of souls” mi era piaciuta moltissimo mentre questo romanzo mi è parso troppo frammentario.

Si trattava di brevi storie, tutte connesse fra di loro, dove tre personaggi raccontano bugie fingendosi chi non sono: solo sul finale (in realtà lo si intuisce già da prima) tutte le tessere del mosaico vanno al loro posto.

Probabilmente ciò che ha penalizzato questo libro è che io leggo più opere contemporaneamente e, per questo, faccio molto fatica a seguire i sottili collegamenti di un romanzo impostato come quello di Machen.
Probabilmente a rileggerlo, seguendo molto meglio la storia, lo apprezzerei di più: per questo non me la sento di dargli un voto, specialmente negativo…

Il giorno del libro - 10/1/2020
Ho avuto un’idea: per cercare di smaltire tutti i libri che ho da leggere vorrei provare a dedicare un giorno la settimana alla lettura: l’idea è di non accendere il calcolatore (magari limitandomi a controllare la posta un paio di volte) ma di leggere…

Oggi non posso perché ho già acceso il calcolatore per scrivere questo corto!

Cutrone!! - 10/1/2020
Cutrone sembra a un passo dalla Fiorentina: io incrocio le dita!

Come ho (credo!) già scritto lo considero uno dei più forti, se non il più forte, attaccante italiano in attività. Certo in Inghilterra non ha sfondato ma i motivi potrebbero essere stati moltissimi e io non ho seguito la sua squadra abbastanza da vicino da capirne i perché e i percome.

Credo che se avesse un po’ di fortuna e si sbloccasse subito poi potrebbe fare un ottimo prosieguo di stagione, magari mettendo anche in imbarazzo Mancini (che, per qualche strano motivo, non lo ha mai preso in considerazione)...

+1 - 10/1/2020
Sempre a proposito di libri ieri ne ho comprato uno nuovo che credo mi sarà utilissimo. Si tratta di Le radici psicologiche della diseguaglianza di Chiara Volpato. L’autrice è una professoressa universitaria di psicologia sociale e quindi sa bene quello che scrive (*1).
Non ricordo assolutamente come ho conosciuto questo titolo: era nella lista dei libri da comprare e mi sono fidato di me stesso. Probabilmente avrò letto un’intervista che mi è piaciuta: così come mi era capitato per il libro sulla scienza e democrazia…

Pensandoci è incredibile alla grande quantità di ottimi libri che devono esserci in giro ma che, non essendo scritti da autori famosi, hanno alla fine una distribuzione limitatissima.

Vedremo: leggendo l’indice gli argomenti sembrano interessantissimi. Si tratta di soggetti che, da punti di vista diversi, anch’io ho già trattato e averne un’ulteriore chiave di lettura mi sarà utilissimo!

Appena finisco un libro inizierò a leggere questo: conto molto sul “giorno della lettura” però perché al momento non ho niente di quasi terminato!

Nota (*1): non come me che, pure, ho toccato argomenti molto simili!

Situazione libri - 10/1/2020
La lettura di La banalità del male procede seppur con varie perplessità. Il tramonto dell’euro ancora non l’ho ripreso: essendo impegnativo devo essere ben sveglio per leggerlo in maniera produttiva. Nel frattempo ho iniziato anche il libro elettronico “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” di Galileo: sono a un decimo circa (è lungotto) e piuttosto confuso dal linguaggio (*1) e dalle dimostrazioni filosofiche.
Poi, siccome avevo bisogno di una lettura leggera per quando ero stanco, ho ripreso il secondo volume della raccolta di Lovecraft. Ho quasi finito il lungo e abbastanza noioso, Alla ricerca del misterioso Kadath, passato questo scoglio (su cui mi ero bloccato) dovrei procedere più rapidamente…

In teoria avrei anche altri libri ammezzati (Plutarco, Cechov) ma a breve non credo di riprenderli in mano...

Nota (*1): per esempio quando un oggetto si muove lentamente non parla di “velocità” ma di “tardezza”. E poi vi sono tante altre peculiarità affini a questa che vanno prima capite e poi memorizzate...

martedì 7 gennaio 2020

Emergono vuoti

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.4.0 "Versailles").

Evidentemente sto ancora digerendo Gramsci e Marx.

È impressionante come i problemi e le degenerazioni del capitalismo fossero state, già allora, perfettamente comprese. Sfortunatamente la soluzione proposta, il comunismo/socialismo, non era corretta, non poteva funzionare e, infatti, non ha funzionato.

L’illusione iniziale del suo successo, con la nascita dell’URSS, ha però completamente confuso e distratto gli intellettuali di “sinistra” facendogli credere che l’utopia potesse funzionare.
Questo ha bloccato lo sviluppo e l’evoluzione del pensiero di “sinistra”: la soluzione c’era già, bastava applicarla a tutto il mondo, non c’era bisogno di trovare alternative che tenessero conto dell’evoluzione tecnica/industriale e sociale del mondo.

Probabilmente il comunismo inizialmente, quando cioè gli ideali erano ancora vivi, ha funzionato migliorando le condizioni di vita degli abitanti dell’URSS. Una delle tante teorie fondamentali dell’Epitome è la legge della rappresentatività ([E] 5.8): un potere delegato fa l’interesse del rappresentato fin quando non si realizzano le cinque “condizioni della rappresentatività imperfetta” ([E] 5.8) di cui quella forse più importante è la condivisione degli ideali. Come regole approssimativa scrivo che ci vuole una “generazione” (circa 25 anni) affinché i principi si annacquino e vengano più o meno dimenticati. Partendo dalla rivoluzione del 1917 si arriverebbe al 1942 ma la vittoria nella seconda guerra mondiale avrà poi rilanciato gli stessi ideali dandogli altri 10-15 anni di vita: ecco che così si arriva ai primi anni ‘60. Più o meno in quel periodo dovrebbe essere iniziato il declino dell’URSS che, negli anni ‘70, avrebbe dovuto apparire palese a chi non avesse gli occhi foderati di prosciutto.
Eppure l’uomo, e quindi anche l’intellettuale di “sinistra”, ama illudersi: chi avesse osservato oggettivamente l’URSS negli anni ‘70 avrebbe dovuto rendersi conto del suo fallimento ma, probabilmente, si preferiva guardare dall’altra parte magari concentrandosi su ciò che ancora funzionava (*1)...

Poi, negli anni ‘90, l’URSS è improvvisamente crollata su se stessa trascinando con sé, nella polvere, comunismo e socialismo. Eppure il problema di giustizia sociale causato dal capitalismo è rimasto e, anzi, il liberismo, che ne è l’espressione ideologica, è dilagato incontrollato: il liberismo è apparso (e appare) corretto, non perché lo sia veramente ma solo perché l’ideologia che vi si contrapponeva era a sua volta ancora più sbagliata. Ma il fatto che una teoria si dimostri sbagliata non certifica che un’altra sia corretta: si è però creata questa illusione perché, nel mondo diviso in due blocchi, comunismo e capitalismo erano a loro volta percepite in totale opposizione fra loro.
Settant’anni di URSS hanno così impedito che si sviluppasse un’alternativa ideologica al comunismo che tutelasse i più deboli (cioè i più poveri) dallo strapotere del denaro.

E ora siamo in un periodo di vuoto ideologico: al liberismo non si oppone niente. Certo i problemi iniziano a emergere e a divenire sempre più palpabili. Diversi intellettuali iniziano a notare e a sottolineare le degenerazioni ogni giorno più palesi.
Manca però la visione del quadro d’insieme e le soluzioni proposte sono solo dei palliativi obbligatoriamente limitati e incompleti (*2).

Non so quanto tempo occorrerà ancora per avere una reazione sociale da parte della popolazione che porti a una nuova ideologia: personalmente ho perfino il timore che con la globalizzazione, con la tecnologia, col pensiero unico dominante ciò possa addirittura non essere più possibile.
In altre parole che la forbice dell’ingiustizia sociale sia ormai sfuggita a ogni controllo e che essa si allargherà sempre di più senza che i deboli abbiano la possibilità di reagire.
È ovvio infatti che, perfino nelle democrazie occidentali, il controllo che il popolo ha sul proprio governo è poco più che nullo: gli interessi del potere politico sono totalmente separati da quelli dei governati. Pensate ad esempio che qualcuno in Europa voglia la guerra con l’Iran? Eppure se gli USA “chiameranno” allora l’UE risponderà obbediente.

Conclusione: probabilmente dovrei riorientare la mia Epitome proprio in questo senso, dandogli un’impostazione che serva a riempire il vuoto ideologico che adesso avverto così chiaramente.

Nota (*1): Ricordo un mio professore del liceo che, nella seconda metà degli anni ‘80, ci fece notare a lezione come nell’URSS non ci fossero conflitti nazionalistici/etnici. Infatti: per esempio, nel 1991, l’Azerbaigian ottenne l’indipendenza e l’anno dopo iniziò la guerra per il Nagorno Karabakh.
Nota (*2): Immodestamente un’analisi ampia, certamente ancora non completa ma enormemente superiore a quanto viene attualmente teorizzato, è presente nella mia Epitome: la sua diffusione è però sfortunatamente ancora pari a zero...

lunedì 6 gennaio 2020

Novità musicali 15

Ho completato le aggiunte alle mie collezioni di brani: v. su Spotify e Youtube Lista 1, 2 e 3

Come al solito mi diverto a dare qualche statistica sebbene inutile.
In totale ho aggiunto 23 brani: la stragrande maggioranza è molto recente. Per la precisione 15 sono successivi al 2015 e di questi 8 sono del 2018 o 2019.

Geograficamente non ci sono prevalenze nette: 2 brani sono italiani (stesso gruppo); 3 sono tedeschi; 1 è canadese; 2 sono greci (stesso gruppo); 4 sono UK (in effetti una piccola anomalia); 2 sono francesi; 2 sono finlandesi; 1 è olandese; 1 è USA; 1 è svedese; 2 sono austriaci (stesso gruppo) e, infine, 1 è serbo.

I brani di gruppi (da me!) già conosciuti sono 10 di 8 bande: Valor (x2), Orden Ogan, Aephanemer, Battle Beast, Victorius, Iron Maiden, Visions of Atlantis (x2); 13 quelli sconosciuti di 12 bande: Solarus, Frozen Crown (x2), Saltatio Mortis, Jadea Kelly, Billy Idol, Silver Bullet, Darktribe, Nemesea, Millennial Reign, My Last Whisper, Sellsword e Graham Coxon.

I gruppi con due brani sono Frozen Crown (ITA), Valor (GRE) e Visions of Atlantis (AUT).

Riguardo i generi la stragrande maggioranza è Power Metal (9), Symphonic Power Metal (2), Heavy Metal (2) e, con un solo brano ciascuno: Folk Metal, Folk, Hard Rock, Symphonic Gothic Metal, Symphonic Metal, Melodic Power Metal, Progressive Power Metal, Epic Power Metal e Alternative Rock…

Il brano più vecchio è del 1982: “White wedding Pt. 1” di Billy Idol. È un brano che mi piace molto e infatti ne ho anche due cover: una dei Death Stars (aggiunta anni fa) e quella recentissima di Graham Coxon.
L’altro brano vecchio è “Wasted years” degli Iron Maiden del 1986: curiosamente all’epoca tale canzone, come del resto l’intero album “Somewhere in time”, non mi era piaciuta ma riascoltandola ho (finalmente!) iniziato ad apprezzarla…
La terza canzone più “vecchia” è invece già del 2008: “No flowers on my grave” dei Valor.

Ma veniamo alla parte più divertente di questo pezzo: i brani che più mi sono piaciuti nelle rispettive categorie.

Partiamo dal miglior brano italiano che sicuramente apparterrà ai Frozen Crown: l’incertezza è fra “To infinity” ed “Everwinter”. Fra i due preferisco:
To Infinity (2018)

Fra i NON Power Metal e varianti power i candidati sono: “White wedding” di Graham Coxon, “Lone Wolf” di Jadea Kelly, “White Wedding” di Billy Idol. E vince…
Lone Wolf di Jadea Kelly (2013)

Per la categoria "gruppi già noti" i candidati sono: “No flowers on my grave” e “One hand red” dei Valor, “Unstoppable” degli Aephanemer, “Heart of Steel” dei Numenor (discreti ci sarebbero anche entrambi i brani di Visions of Atlantis e quello dei Battle Beast: però mi sembrano chiaramente un gradino sotto questi e quindi non me la sento di candidarli). E vince…
One Hand Red dei Valor (2013)

Fra i brani nuovi la scelta è decisamente più difficile…
I candidati sono: “My last Odissey” dei Darktribe, “Dark Wasteland” dei My Last Whisper, “Against the Wind” dei Sellsword. E vince…
Against the Wind dei Sellsword (2016)

Il pezzo migliore in assoluto era fra i candidati di una delle categorie precedenti: in effetti, in quel caso, il brano “vincitore” era in realtà quello arrivato secondo…
E il vincitore è:
Unstoppable dei Aephanemer (2016)

Sono stato parecchio incerto col brano dei Sellsword e dei Valor ma i secondi avevano già “vinto” una delle passate edizioni con “Arrogant fall” e ho voluto premiare anche la tradizione: degli Aephanemer mi erano piaciuti moltissimo “Path of the wolf” e “Bloodline”, e questo alla fine ha orientato la mia scelta…

Conclusione: mi divertirò a pubblicare anche su FB questi brani per vedere che commenti raccattano...

domenica 5 gennaio 2020

Mongolini del 1° trimestre 2011

Perché no? Lo so: ho scritto appena pochi giorni fa Mongolini del 4° trimestre del 2010 ma siccome sono ancora impegnato ad ascoltare brani da Youtube non ho niente di meno impegnativo da scrivere…
E poi mi piace rileggermi!

Gennaio 2011:
Niente!
Qualche pezzo da sufficienza scarsa ma non mi sento di candidarne nessuno al Mongolino…

Febbraio 2011:
Riniente!
Bo… non so che posso farci: anche questo mese i pezzi mi sono sembrati ampiamente decenti. Ero tentato di candidarne uno che dava informazioni statistiche sul ghiribizzo ma poi ho notato che aveva ricevuto un commento: evidentemente qualcuno lo aveva letto con attenzione e interesse, che è più di quanto possa dire riguardo agli altri…
Aggiungo che ho ritrovato un pezzo molto interessante e sul quale (probabilmente) ritornerò in separata sede.

Marzo 2011:
- Bastan 3 per fare un post: non è terribile ma solo decisamente poco interessante…
- Smaltimento immigrati: pezzo banalotto. Come spiego nella sua premessa ero mezzo ammalato ma ciò non lo rende migliore…

Conclusione: che dire? I miei pezzi generalmente mi piacciono e ancora non mi sono imbattuto in uno di quegli articoli dove prendo clamorosamente fischi per fiaschi e per cui il “Mongolino d’oro” era stato originariamente pensato...