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lunedì 27 gennaio 2020

Il Giorno della Memoria 3

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.4.0 "Versailles").

Per il “Giorno della Memoria” quest’anno mi sono un po’ documentato sul genocidio cambogiano: come al solito la mia “fonte” è sempre Wikipedia e, per questo, cercherò di basare le mie riflessioni solo sui dati più fattuali.

La storia della Cambogia è antica: basti nominare la vecchia capitale imperiale di Angkor Wat abbandonata alla giungla nel XV secolo.
Nel XVIII e XIX secolo il regno di Cambogia è in declino e subisce le intromissioni dei più potenti vicini come Malesia, Tailandia e Vietnam: per questo motivo è lo stesso re Norodom che trasforma il proprio regno un protettorato francese nel 1864. I francesi lasciano ampia autonomia al paese investendo invece nelle infrastrutture e aumentandone la ricchezza.
Agli inizi del XX secolo si è così creata un’élite cambogiana che ha studiato in Francia: lentamente prendono forza le spinte verso l’indipendenza. L’occasione è la fine della seconda guerra mondiale: la Francia è militarmente in difficoltà nella regione e, per questo, concede l’indipendenza alla Cambogia, che torna così a essere un regno indipendente, nel 1953.

Dagli anni ’60 la guerra in Vietnam coinvolge anche la Cambogia con i nord vietnamiti e i vietcong che occupano (grazie alle armi sovietiche) ampie zone del paese usate poi come basi logistiche nella loro guerra contro gli USA. Dal canto loro gli USA (fra il 1970 e il 1973) rispondono con bombardamenti a tappeto nelle campagne cambogiane che, si stima, provocarono fra le 30.000 e le 500.000 vittime civili (*1).
La MIA sensazione è che il regno cambogiano cercasse di tenersi equidistante fra Cina (e URSS) e gli USA per cercare così di mantenere la propria indipendenza avvantaggiandosi di entrambe le potenze: ma era una nazione troppo debole e povera per mantenere a lungo tale politica: più che l’ago della bilancia era il vaso di coccio della regione.

Il regno finisce per allearsi con gli USA ma i comunisti Khmer Rossi, con l’appoggio del Vietnam del Nord, iniziano una guerra civile.
Proprio i bombardamenti americani spingono una gran massa di contadini, politicamente non schierati e, semmai, a favore del re, a entrare invece nei Khmer Rossi con l’intento di combattere contro gli americani.
Gli USA, nel 1975, lasciano il Vietnam e non supportano più militarmente nemmeno il governo cambogiano che viene quindi lasciato a se stesso. Così, sempre nel 1975, i Khmer Rossi guidati da Pol Pot conquistano la capitale Phnom Penh prendendo così il potere in Cambogia.

Diviene quindi fondamentale la figura di Pol Pot dittatore unico del paese.
Pol Pot, era molto legato alla Cina e Mao; nel suo studio del marxismo era rimasto molto impressionato da alcuni testi di Stalin: in particolare da quelli che esprimevano l’importanza, per la stabilità del regime comunista, di estirpare ogni forma di opposizione e sulla necessità dell’autonomia economica, basata sull’agricoltura, dello Stato.
Pol Pot seguì pedissequamente queste idee: fece abbandonare le città mettendo tutti (chiunque avesse una laurea, compresi insegnanti e dottori (*2)) a lavorare nei campi dove, ovviamente, molti morirono di stenti e di fatica.
La lotta all’opposizione ricorda la caccia alle streghe medievale: venivano estorti nomi di oppositori del regime sotto tortura col risultato di coinvolgere un numero crescente di persone che, però, non avevano in realtà niente a che fare con l’opposizione.
I massacri di massa furono organizzati centralmente dai khmer rossi ma avvennero anche “spontaneamente”.
Dalla persecuzione politica si passò rapidamente alla pulizia etnica e religiosa: ne subirono le conseguenze la minoranza vietnamita e cinese così come la minoranza musulmana e cristiana; sempre per motivi religiosi furono massacrati anche 50.000 buddisti (che pure era la religione della maggioranza della popolazione).
Onestamente trovo difficile conciliare, soprattutto i massacri etnici, con l’idea che mi sono fatto di Pol Pot:come comunista non avrebbe dovuto essere prevenuto verso altre etnie; oltretutto Pol Pot era alleato della Cina e, quindi, non sembra una buona idea massacrare cinesi…
Essendo poi Pol Pot ateo la lotta contro le religioni è invece forse più comprensibile.

Di nuovo la MIA sensazione è che anche in questi casi la ragione principale rimanga quella politica e che le minoranze venissero viste come schierate contro la dittatura comunista (*3). C’è da dire che il Vietnam era, finita la guerra, rimasto più vicino all’URSS che alla Cina (*4) mentre la Cambogia, come detto, era più sotto l’orbita cinese: non mi pare quindi impossibile che il massacro dei vietnamiti (che inizialmente avrebbero dovuto solo essere espulsi) non avesse basi politiche più ampie: una strategia della tensione pensata per ribadire la propria forza nella regione, ovviamente, strategia poi ampiamente sfuggita di mano...

Proprio la tensione con il Vietnam provocò infine la caduta del regime di Pol Pot: Il Vietnam nel 1979 invase infatti il paese iniziando una guerra contro il regime di Pol Pot sostenuto dalla Cina (che a sua volta attaccò il Vietnam per poi però ritirarsi: minacce da parte dell’URSS?).
Sconfitto, Pol Pot si ritirò nella confinante Tailandia dove, sempre sostenuto dalla Cina, riuscì a ricostruire una propria forza militare che rimase a lungo una spina nel fianco del nuovo governo cambogiano. Il genocidio, durato quattro anni, era però finito.

Sul numero delle vittime, come al solito, vi è molta incertezza: la maggior parte delle stime indicano una cifra compresa fra 1.500.000 e 2.000.000 morti, più o meno equivalente al 20-25% della popolazione. Immaginatevi che una persona su quattro di quelle che conoscete venga uccisa: questo dà bene l’idea della dimensione del dramma.

Ma anche per questo genocidio è importante stabilire caratteristiche e differenze rispetto a quelli precedentemente analizzati.

1. Minoranza → No. È vero che anche delle minoranze divennero bersagli dei khmer rossi ma la maggior parte delle vittime appartenevano alla maggioranza della popolazione.
2. Religione → No. Anche se, vedi sopra, alcune minoranze religiose vennero specificatamente colpite.
3. Differenza culturale → Dipende: la lingua era la stessa ma se si intende tale differenza come politica allora sarebbe un sì (v. anche il punto 10).
4. Etnia → No. Con le stesse eccezioni dei punti 1 e 2.
5. Localizzazione territoriale → No. Da quel che ho compreso i massacri interessarono l’intero paese e non furono circoscritti a particolari aree.
6. Tipo di governo → Dittatura.
7. Rappresentanza vittime nel governo → Nessuna. Anche se, come spiegato, la maggior parte dei morti non era stata schierata ideologicamente contro il comunismo ma fu solo vittima della “caccia alle streghe” scatenata dal regima comunista di Pol Pot.
8. Scopo reale → Eliminare possibile opposizione. In questo caso lo scopo reale e il pretesto coincidono.
9. Coinvolgimento popolazione → Scarso: la stessa popolazione era vittima dei massacri.
10. Differenze politiche (nuova voce) → Sì, almeno presunte. Mi chiedo però se abbia senso aggiungere questo marcatore alla lista: dopotutto in qualsiasi società moderna, almeno in qualsiasi democrazia, vi sono differenze politiche all’interno della popolazione. Inoltre l’ideologia politica mi pare una forma di cultura non particolarmente profonda, facile quindi anche da cambiare o simulare.
11. Differenze sociali (nuova voce) → Sì. Il genocidio cambogiano era anche mirato a precisi strati della popolazione, in particolare a tutti coloro che potevano essere percepiti come non appartenenti a un ipotetico “proletariato”.

Rispetto ai genocidi del Ruanda e dei circassi quello cambogiano è molto anomalo.
È completamente illogico nel senso che non aveva obiettivi cinici e segreti da raggiungere: banalmente fu basato sulla follia del volere eliminare un’opposizione politica, forse neppure esistente, al costo di distruggere la stessa società che si sarebbe voluto governare. Assomiglia a un cancro che autodistrugge il corpo.
Non credo che sia un caso che la maggior parte dei “marcatori” che identificano l’humus utile allo sviluppo di un possibile genocidio sia negativa: non ci sono mai buone ragioni che possano giustificare massacri di così grande portata ma, in questo caso, non ve ne erano neppure di cattive. Semplicemente non avrebbe dovuto avvenire. Cruciale mi pare che in questo caso sia il fanatismo del singolo, del dittatore Pol Pot unita alla fedeltà acritica delle proprie truppe, i khmer rossi.

Non sono sicuro ma mi sembra che queste ultime caratteristiche possono assurgere a nuovo marcatore:
12. Figura dominante e carismatica alla guida di una forza militare o paramilitare ben organizzata ed estremamente fedele.

Il massacro dei circassi ebbe origine dall’avidità, dall’egoismo dei parapoteri russi che volevano impadronirsi delle loro terre e relative ricchezze.
Il massacro del Ruanda fu invece una follia collettiva in cui la popolazione a maggioranza Hutu massacrò la minoranza Tutsi.
Nel caso del genocidio cambogiano la pazzia mi pare essere quella del singolo, Pol Pot, supportato però da un braccio militare che ne eseguì la folle volontà.

Conclusione: al momento non mi pare di vedere emergere nessun chiaro filo conduttore che unisca i diversi genocidi analizzati. In effetti ciò ha senso: un filo conduttore infatti presumerebbe almeno la parvenza di una logica in questi massacri ma, osservandoli anche solo superficialmente come ho fatto io, è evidente che questi non possano mai avere delle giustificazioni coerenti per quanto false e speciose. Proprio per questo, se il nostro obiettivo è la comprensione, mi sembra particolarmente importante studiarne il maggior numero possibile: concentrarsi su uno solo genocidio infatti, data la loro diversità, può essere fuorviante.
Mi rendo poi conto che adesso inizio ad avere abbastanza materiale da sintetizzare in un nuovo pezzo le conclusioni dei tre articoli che ho scritto su il giorno della memoria. Probabilmente lo farò nel corso di questo anno.

Nota (*1): no, non è questo il genocidio cambogiano: gli USA non fanno genocidi ma solo danni collaterali.
Nota (*2): nella mia Epitome ([E] 5.4) spiego che non è possibile eliminare un gruppo della società se questo ha funzioni utili perché, in tal caso, l’intera società ne risentirebbe negativamente. Ma a Pol Pot non interessava la società e seguiva solo fanaticamente le proprie idee. In questo caso le conseguenze dell’orrore diventano grottesche: per esempio, mandati i medici a fare i contadini o rieducati (cioè uccisi) vennero formati i “medici bambini” che senza alcuna preparazione dovevano “imparare da soli la medicina” sperimentando sui prigionieri (c’era abbondanza di questi). Inutile riferire gli orrori e le inutili crudeltà perpetrate sulle loro vittime come le operazioni grottesche e gli esperimenti chirurgici ovviamente effettuati sempre senza anestesia.
Nota (*3): spigolando fra i vari articoli di Wikipedia ho visto che anche qualche storico la pensa come me sebbene, su questo punto, non vi sia unanimità di vedute.
Nota (*4): Cina e URSS erano alleati durante la guerra in Vietnam per fornire aiuti ai vietcong ma, sconfitti gli USA, iniziarono a prevalere i diversi interessi nella regione. È un’applicazione di un corollario della legge dell’alleanza ([E] 5.8).

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