«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

martedì 28 febbraio 2023

Frattaglie quasi marziane

Ieri mattina, mentre leggevo, mi chiedevo di cosa avrei potuto scrivere: avevo disponibili diversi spunti interessanti anche se non eccezionali. Perfino per i libri di cui scrivo meno sto iniziando ad avere abbastanza materiale accumulato da farci un pezzo…
Poi, però mi sono reso conto che, se avessi seguito il mio istinto, alla fine avrei optato per il solito Rawls. Non che le riflessioni sul nuovo capitoletto letto siano oggettivamente più interessanti, che so, di alcuni concetti di Diamond o Darwin: è che proprio queste piccole sfumature di giustizia, di contrasti fra libertà diverse, fra diritti del singolo e necessità della comunità mi affascinano maggiormente. Soprattutto mi piace confrontare ciò che leggo con ciò che penso: con Rawls posso essere in disaccordo ma la comparazione è comunque sempre feconda… l’estremo opposto mi è capitato solo con Popper…
Vabbè: poi invece ho passato tutta la serata andando (di nuovo) avanti nella storia di Strabuccino dove ho inserito l’ultima scena d’azione…

Riguardo a questa mia fatica inutile (Strabuccino) riesco a stupirmi di me stesso: come dal nulla mi vengono continuamente nuove idee. Certo non tutte sono ugualmente buone ma, complessivamente, nella quantità qualche piccola perla c’è. Mi chiedo cosa avrei potuto realizzare se fossi riuscito a sfruttare ed educare questa mia capacità fin da giovane. Ho la sensazione che sarei potuto divenire uno scrittore più che decente… e probabilmente sarebbe stata una vita che mi sarebbe piaciuta!

Ieri riguardavo una puntata di Wednsday (quella con lo zio Fester) e osservando una scena con l’amica Enid non ho potuto fare a meno di notarne per l’ennesima volta i polpacci muscolosi: il suo è un personaggio divertente, super ottimista e super positivo che sprizza energia da ogni poro già da come si muove e attraverso il suo sorriso costante.
Mi sono quindi incuriosito e ho voluto indagare quale fosse il tipo psicologico MBTI del suo personaggio: beh, c’era incertezza fra ENFP ed ESFP con una leggera predominanza di voti per il secondo tipo. Beh, confermo che è una ESFP: mia mamma era una ENFP e quindi le saprei riconoscere (*1).
Ma la cosa interessante è che l’attrice è invece molto introversa (ISFP mi sembra, ma potrei confondermi) e quindi, opinava l’articolo, per lei sarà stato molto facile recitare il proprio personaggio.
Io però penso che il suo personaggio è così efficace proprio perché l’attrice, dovendo cercare di simulare comportamenti non propri, li esaspera evidenziandoli. D’accordo, potrebbe anche essere stato il tocco del regista o chissà cos’altro, ma credo che anche la diversità psicologica fra attrice e personaggio sia un fattore importante.

Sempre a proposito di tipi MBTI ogni tanto mi chiedo quale sia quello di UnUomo.InCammino. Lo so: ormai ho capito che per valutare una persona bisogna conoscerla direttamente. I suoi scritti possono essere utili ma non bastano: sono infatti un filtro che potrebbe nascondere caratteristiche importanti o, al contrario, evidenziarne di secondarie.
Ma è il tipo di sfida che mi diverte: il raccogliere qua e là elementi di personalità e cercare di ricombinarli insieme in un carattere psicologico…
Al momento in realtà sono in alto mare: sono solo sicuro (99%) che sia –F-, ritengo probabile (75%) che sia ---J e propendo leggermente (55%) per -S-- (ma ho elementi anche per ritenere che sia un -N--). Stranamente sono completamente incerto sulla sua estroversione/introversione: da una parte, se ho ben capito, gli piace rifugiarsi in una casa isolata da qualche parte fra i monti: e questo comportamento sarebbe chiaramente da I---. Ma contemporaneamente ha la passione per il tango e quindi, quando può, ama andare settimanalmente a ballare: e questo è da E--- anche se da qualche parte (forse in un commento) spiega che lui ama l’attività fisica in sé più che il conoscere nuove persone.
Per l’F sono sicuro perché è sicuramente una persona che si basa sui principi e che da questi viene trascinato emotivamente. Su S e J sono troppo incerto e non vale neppure che spieghi le mie motivazioni. Ma secondo me, prima o poi, mi imbatterò in un qualche articolo decisivo…
Nel frattempo, proprio mentre scrivevo il precedente periodo, mi sono ragionevolmente convinto (70%) che sia I---. A questo punto, AL MOMENTO, potrebbe essere un ISFJ o un INFJ…

Sempre ieri, passando davanti a un’edicola abbandonata, ho visto affisso alla sua vetrina un piccolo manifesto che esortava alla lettura.
Riflettevo che si tratta di un appello troppo generico: determinante è cosa si legge. La maggior parte dei libri di intrattenimento sono, appunto, di intrattenimento e non aiutano a crescere e maturare interiormente. Per non parlare poi dei quotidiani, la maggior parte dei quali è volutamente fuorviante: dannosa a leggersi quindi piuttosto che utile.
L’esortazione “Leggi di più” da sola è un po’ come “Bevi di più”: dipende cosa vai a bere! Se bevi più acqua probabilmente ti farà bene, ma se esageri con i caffè o, magari con i super alcoolici, otterrai l’effetto opposto...

Ieri ho poi dato uno sguardo all’introduzione del mio ultimo acquisto (“Il mondo come volontà e rappresentazione”) dove subito si spiegava come l’allora giovane autore (Schopenhauer) fosse stato diversamente influenzato dai suoi genitori.
Mi chiedevo quanto queste influenze infantili possano essere forti e determinanti: mio padre mi ha sicuramente aiutato a sviluppare la logica e il ragionamento ma mia mamma ha avuto l’effetto opposto di spingermi a non imitarla. Per esempio non aveva ritegno a parcheggiare l’auto in seconda fila (con me all’interno che sprofondavo nel sedile per non farmi vedere) per fare una corsa a comprare qualcosa in un negozio: ed ecco che io adesso vado a parcheggiare a chilometri di distanza pur di non avere l’angoscia di fermarmi in un posto vagamente improprio…
Oppure come quando mi faceva la ramanzina sul dover essere “furbi” e io, forse proprio per questo, ho assorbito il disgusto per la furbizia amando invece i principi assoluti...
Insomma non vi è l’automatismo che, dati certi genitori, i figli assorbiranno le qualità di entrambi (*2).

Conclusione: vabbè, ho scritto abbastanza...

Nota (*1): incidentalmente la madre di Wednsday, Morticia, è data per ENFP ed effettivamente mi ricorda tantissimo mia mamma: non solo per l’aspetto vagamente somigliante ma soprattutto per il sorriso un po’ sognante e per il suo atteggiamento affettivo che si scontra con la logica della figlia (ISTJ).
Nota (*2): quanto mi avrebbe fatto comodo per capire me stesso e i miei genitori una sorella ENTP!

lunedì 27 febbraio 2023

Quasi Strabuccinator

Nel fine settimana sono andato molto avanti nel “romanzo” di Strabuccinator scrivendone una dozzina di pagine e, finalmente, terminando la parte lunga che ormai sembrava non voler mai finire!

Adesso mi manca la parte finale che, almeno in teoria, dovrebbe essere facile e ben tracciata.
In realtà mi è venuta voglia di inserirvi un’ultima parte di “azione” ma non vorrei che fosse anticlimatica.

Poi ci sarà l’epilogo, secondo me facilissimo, dove racconto cosa succede ai vari personaggi.

E infine dovrò ricontrollare tutto: durante la stesura più volte ho riletto qualche pagina per calarmi nella giusta atmosfera e quindi non dovrebbero essere tantissime le correzioni da fare. Piuttosto il vero pericolo è che mi vanga voglia di aggiungervi nuove idee!

Terminato il tutto poi avrò il problema di come pubblicarlo: l’idea che al momento mi convince di più è quella di aprire un secondo ghiribizzo su Blogspot.com e pubblicarne varie pagine ogni settimana. Da qui mi limiterei invece a pubblicare una breve introduzione esplicativa e a passare solo il collegamento al frammento di racconto vero e proprio.

Ma ancora c’è tempo!

177 - 28/2/2023
Finito!!!

177 pagine di Strabuccinator!

Ora lo devo rileggere cercando di non aggiungerci troppo nuovo materiale!

La fine di Google? - 1/3/2023
Giorni fa vidi un video su YouTube con un titolo simile. Il motivo era l’integrazione di ChatGPT in Bing, il motore di ricerca Microsoft.

All’epoca il video mi sembrò un po’ eccessivo ma, imparando a usare ChatGPT e scoprendone le potenzialità, mi rendo conto che il pericolo è concreto: magari non di fine ma sicuramente di ridimensionamento.

Da qualche giorno ho preso l’abitudine di tenere aperta una finestra con ChatGPT che uso nel corso della giornata per fargli qualche domanda.

Un uso per me molto utile è, quando non mi ricordo una parola, dargliene la definizione in maniera che me la dica lui.

Per esempio oggi:
«KGB: come si chiama la pratica degli aborigeni australiani di incidersi il pene con una pietra acuminata?»

«ChatGPT: La pratica degli aborigeni australiani di incidere il pene con una pietra acuminata si chiama "subincisione". La subincisione è stata praticata da alcuni popoli indigeni dell'Australia per migliaia di anni come parte di riti di passaggio e di iniziazione. Questa pratica comporta l'incisione dell'uretra lungo la parte inferiore del pene, creando una fessura attraverso cui l'urina può fuoriuscire. [...]»

Oppure ieri:
«KGB: come si chiama la ciambella del water?»

«ChatGPT: La ciambella utilizzata come supporto per il sedere quando si è seduti sul water si chiama "salva-pancia", "panciotto" o "cuscino per il water". In alcuni paesi, come gli Stati Uniti, la ciambella viene anche chiamata "donut per il water" [...]»

«KGB: veramente mi sono ricordato che si chiama seggetta!»

«ChatGPT: Hai ragione, "seggetta" è un altro termine usato per descrivere la ciambella del water. Si tratta di una sorta di sedile morbido che viene posizionato sul water per rendere più confortevole la seduta. Grazie per la correzione!»

Gioco e guerra - 1/3/2023
Come sapete seguo quotidianamente su Telegram vari canali che pubblicano informazioni e video direttamente dal fronte della guerra in Ucraina.

Ultimamente mi hanno colpito delle immagini registrate nelle trincee: si vedono uomini ricoperti di fango che ridono e scherzano mentre tutto intorno si sentono continuamente esplosioni e spari. Mi hanno dato la sensazione che fossero amici, dei ragazzini che partecipavano tutti in squadra insieme a un gioco.

Stasera ho avuto un’intuizione. Non è la guerra che assomiglia a un gioco ma è il gioco che assomiglia alla guerra.
I ragazzini che giocano insieme, in una squadra contro un’altra si preparano istintivamente alla guerra.
Viceversa i soldati che combattano insieme in una trincea tornano ragazzini, ricostruiscono fra loro relazioni simili di fiducia e solidarietà che si sperimentano nella giovinezza.

Brevissimo aggiornamento sulla "non offensiva" russa - 3/3/2023
Come sapete ho aspettato per tutto l’autunno e per la prima parte dell’inverno l’offensiva russa che avrebbe dovuto aprire un nuovo fronte.
Il fatto che, contro la logica (basati sugli scarsi dati disponibili), non vi sia stata mi ha portato a riconsiderare la situazione per trovare una spiegazione alla sua mancanza.
Io avevo ipotizzato queste tre possibili spiegazioni:
1. Mancanza di munizioni per aprire e sostenere un nuovo fronte.
2. Tenere una forza significativa pronta a intervenire per dissuadere interventi polacchi (+ alleati) nell’Ucraina dell’ovest.
3. Perdite russe significativamente maggiori di quanto dichiarato.

Nel corso delle ultime settimane ho sentito da un paio di fonti ipotizzare il fattore 1. Una sola volta, ma da una fonte di cui mi fido, il fattore 2. Il fattore 3 solo su fonti occidentali e che non ritengo affidabili.

Ieri Macgregor ha suggerito un’altra possibilità: il fronte in Donbass non era ancora plasmato come volevano i generali russi. Chiusa la finestra di intervento di gennaio-inizio febbraio il tutto sarà rimandato a fine primavera-inizio estate (quando cioè il terreno sarà solido).
Non mi convince: resto dell’idea che qualsiasi nuova grande offensiva russa sarebbe stata decisiva e che pochi chilometri di differenza al fronte attuale non avrebbero fatto nessuna differenza.

Altri dicono che l’offensiva è “questa”: ovvero l’intensificarsi della pressione russa su tutto il fronte e che non bisognava aspettarsi niente di diverso.
Questa ipotesi mi convince ancora meno della precedente ma non ho più spazio per commentarla!

domenica 26 febbraio 2023

Contro pendoli e cicli

L’uomo, nasce, cresce, vive e muore. Con i figli si illude che la sua vita prosegua: vi intravede un ciclo. Che non per nulla chiamiamo il “ciclo della vita”.
Ogni giorno il sole sorge all’alba, illumina la nostra parte di pianeta, poi tramonta. È il ciclo del giorno.
Ma poi abbiamo anche le stagioni: dopo l’inverno c’è la rinascita della primavera, il trionfo dell’estate e il lento declino dell’autunno e poi via da capo con l’inverno.

Gli antichi pensavano infatti che il tempo fosse ciclico: i norreni credevano che dopo la battaglia finale del ragnarok la terra sarebbe rinata, che ci sarebbe stata una nuova stirpe di dei generata dall’unico sopravvissuto (quello con una mano sola, non ricordo il nome), nuove popolazioni etc.
Ma anche gli gnostici credevano che il tempo fosse ciclico: all’apocatastasi il fuoco distrugge tutto ma dalle ceneri nasce un nuovo ciclo.
Sono abbastanza sicuro che anche gli indiani abbiano dei cicli nella religione induista. E le reincarnazioni del Buddha? Anche queste sono dei cicli.
Addirittura abbiamo l’uroboro, il circolo del serpente che ingoia la propria coda, che simboleggia con grande efficacia espressiva il tempo ciclico.
O se vogliamo andare in ambito scientifico posso citare la legge fondamentale della biogenetica: l’ontogenesi riassume in sé le tappe della filogenesi. Cicli che si ripetono, che si sdoppiano e che si sovrappongono.

Credo che la maggior parte delle popolazioni antiche credesse nel tempo ciclico: nulla ha una vera fine, tutto ritorna, tutto rinasce.
È la mitologia cristiana che diffonde in occidente l’idea del tempo lineare: Dio ha creato l’universo ma, col giudizio universale, tutto avrà termine. I dannati resteranno tali per il resto dell’eternità (con buona pace di Origine) mentre tutte le altre anime godranno della beatitudine perfetta in comunione con Dio.

Tutta questa lunga introduzione è per sottolineare come l’uomo sembri essere quasi biologicamente attratto dall’idea dei cicli. Credo che abbia la tendenza a cercare di ricondurre tutti i fenomeni a un ciclo: del resto ciò che non è un ciclo non si ripete, è un evento quindi che non merita di essere compreso o studiato perché la sua conoscenza non ci sarà utile dato che non si verificherà più.

Suppongo che, come tutte le cose che ci vengono così istintive, normalmente la riduzione all’analogia del ciclo ci sia utile (psicologia evolutiva): ci aiuti cioè a capire meglio il nostro mondo e la nostra realtà.

Eppure io diffido di questi automatismi: se il 99% delle volte sono corretti non significa che lo siano sempre. È quindi importante essere pronti a capire quando siamo di fronte all’1% dei casi dove l’analogia del ciclo non è utile ma fuorviante. Quando si ode il suono degli zoccoli bisogna essere pronti ad aspettarci la zebra mantenendo, ovviamente, la consapevolezza che in genere si tratterà di un semplice cavallo.

Specialmente gli storici (ma probabilmente, sebbene in misura diversa, ciò deve essere vero in tutte le scienze non esatte) mi sembrano attratti dai cicli. Non so: forse gli storici si sentono degli studiosi del tempo e lo immaginano come i rotismi di un orologio. Ingranaggi e lancette che ruotano, come cicli appunto. A volte, quando l’analogia di un singolo ciclo non è sufficiente per spiegare bene una situazione, si immaginano che essa sia il frutto dell’effetto concomitante di più cicli che si sommano fra loro.
Questo atteggiamento mi ricorda quello degli astronomi del seicento, pre Keplero per intenderci, che per spiegare il moto apparente dei pianeti nel cielo si erano inventati la teoria degli epicicli. Su Wikipedia troverete immagini che spiegano più facilmente di molte parole in cosa consistesse tale spiegazione. Il punto è che sarebbe bastato cambiare prospettiva, passare da una visione geocentrica a una eliocentrica, per semplificare e comprendere le diverse orbite dei pianeti.

Ma quali sono concretamente i pericoli di pensare per cicli?
Io ho individuato diversi problemi ma non sono sicuro di averli trovati tutti: comunque è una base di partenza.

Nel recente Frattaglie di febbraio avevo evidenziato un primo possibile limite.
L’immagine del ciclo o del pendolo porta con sé un senso di ineluttabilità, una specie di inerzia del movimento contro la quale, alla fine, è impossibile resistere o combattere.
Probabilmente spesso è effettivamente così ma non lo è sempre. L’impero romano sembrava destinato alla dissoluzione nel III secolo. Se la storia fosse andata diversamente e l’impero fosse caduto nel 276 d.C. gli storici avrebbero trovato conferma che il suo ciclo era “finito” e che il suo crollo era inevitabile. Eppure l’impero si riprese e addirittura prosperò per altri due secoli circa. Due secoli possono sembrarci un periodo breve ma se lo traducete in generazioni umane potete capire che molte di queste poterono vivere un’esistenza relativamente tranquilla e serena (per il tempo!) nella consapevolezza della forza e protezione dello stato romano.

Un altro problema è che l’immagine del pendolo o del ciclo talvolta può sembrarci addirittura autoesplicativa.
Non si vanno più a ricercare eventuali ragioni profonde di un fenomeno ma ci limitiamo a dire “è una fase del ciclo”. La logica del ciclo sembra spiegare tutto ma a volte è solo apparenza.

Talvolta può invece portare a dare troppo rilievo ai fattori evidenziati dalla metafora ciclica e, contemporaneamente, a sottostimare il ruolo delle novità nella situazione specifica.
Cioè i fattori che hanno un corrispettivo diretto nell’analogia assumono un’importanza preponderante rispetto a quelli che non si rispecchiano in essa e che, quasi automaticamente, vengono considerati secondari.

Infine la metafora del ciclo porta a previsioni spesso errate sul futuro.
Si è portati infatti a immaginarci il futuro come il prolungamento della traiettoria descritta dal ciclo: ma questo sarebbe corretto se l’analogia fosse accurata mentre invece, come ho scritto, si sopravvaluta l’importante di alcuni fattori e si minimizza quella di altri...

Insomma riassumendo i problemi di concentrarsi troppo nell’analogia ciclica sono:
1. confondere la dinamica e i reali rapporti di forza.
2. considerare ineluttabile ciò che potrebbe non esserlo.
3. non considerare/cercare altri motivi al di fuori dell’analogia ciclica.
4. sottovalutare alcuni fattori e sopravvalutarne altri.
5. previsione errata del futuro basata su ciclo.

Conclusione: e queste sono le ragioni per cui non sopporto i ciclisti che la domenica occupano l’intera sede stradale e fingono di non vedere le macchine incolonnate alle loro spalle.

sabato 25 febbraio 2023

Capolavori (?)

Come (forse) sapete non mi piace fare una sola cosa per volta: soprattutto devo sempre tenere la mente ben impegnata.
Da qualche tempo ho quindi trovato un’attività da fare mentre guardo Netflix o Primevideo: mi diverto a disegnare su un quadernone le facce dei vari personaggi.

Solo che le immagini sono sempre in movimento e quindi prendo un frammento da uno e un frammento da un altro. Magari cambia anche la prospettiva etc.

Conclusione: cosa si ottiene unendo insieme una cattiva idea a una scarsa capacita? Di seguito il risultato...

venerdì 24 febbraio 2023

ChatGPT 1

Allora oggi sono riuscito ad accedere a chatGPT ed è stato divertentissimo: decisamente superiore a Perplexity!

Prima di tutto si può “conversare” in italiano e questo facilità notevolmente la comprensione: soprattutto mi dà la possibilità di fare domande precise e accurate.

Per cominciare gli ho rifatto le stesse domande che avevo posto a Perplexity e le ha superate senza problemi. Per ragioni di spazio evito di riproporvi la domanda sulla Carolina del Nord e Gabriele D’Annunzio.

Il racconto su Bisba invece è interessante:
«KGB: Puoi scrivere una storia per bambini sulla gatta Bisba? lei è bianca a toppe nere, è molto gentile e le piace uccidere topi e piccoli uccelli.

Certo! Eccoti una storia per bambini sulla gatta Bisba:

C'era una volta una gatta di nome Bisba. Era una gatta bellissima, con il pelo bianco a toppe nere. Bisba era molto gentile con tutti gli animali, ma c'era una cosa che amava fare più di tutte le altre: uccidere topi e piccoli uccelli.

Ogni volta che vedeva un topo o un uccellino, Bisba si lanciava all'inseguimento, saltellando veloce e agilmente. Grazie alla sua abilità, Bisba riusciva sempre a catturare la preda e portarla alla sua padrona.

Un giorno, però, Bisba incontrò un topo molto particolare. Era un topo molto astuto, che aveva imparato a nascondersi molto bene. Bisba cercò di catturarlo, ma il topo riuscì sempre a sfuggirle.

Bisba non si arrese e continuò a cercare il topo, ma ogni volta che sembrava di essere vicina alla cattura, il topo riusciva a sfuggirle.

Un giorno, mentre Bisba era impegnata nella sua caccia, incontrò un uccellino molto piccolo. L'uccellino era appena caduto dal nido e non sapeva volare. Bisba lo prese delicatamente in bocca e lo portò alla sua padrona.

La padrona di Bisba, vedendo il piccolo uccellino ferito, decise di curarlo. Bisba stava accanto all'uccellino, che era diventato il suo nuovo amico. Dopo qualche giorno, l'uccellino guarì e poté volare via.

Bisba capì che non era giusto uccidere gli animali, ma che ci sono anche altri modi per prendersene cura. Da quel giorno, invece di cacciare, Bisba si dedicò alla protezione dei piccoli animali, aiutando la sua padrona a curare quelli feriti e a tenerli al sicuro.

E così Bisba, la gatta bianca a toppe nere, diventò una gatta gentile e protettiva, sempre pronta ad aiutare gli animali bisognosi.»

Decisamente meglio di Perplexity!
Mi colpisce l’episodio del topo che è non consequenziale. Certo in una favola per bambini ci può stare come riempitivo ma la sensazione è che si tratti di una divagazione casuale.
Comunque gli ho fatto notare una piccola incongruenza:
«KGB: C'è un errore: Bisba non può essere gentile con tutti gli animali e contemporaneamente uccidere topi e piccoli uccelli. Puoi correggere per favore?

Hai ragione, mi scuso per l'errore nella storia precedente. Ecco la storia corretta:

C'era una volta una gatta di nome Bisba. Era una gatta bellissima, con il pelo bianco a toppe nere. Bisba amava trascorrere le sue giornate a cacciare topi e piccoli uccelli, e si rivelava molto abile in questo compito.

Nonostante questo, Bisba era una gatta gentile e affettuosa, soprattutto con la sua padrona e con gli animali che conosceva bene. Amava essere accarezzata e coccolata, e sapeva essere molto paziente con i bambini che la volevano toccare.

Un giorno, mentre Bisba era impegnata nella sua solita caccia, incontrò un piccolo uccellino che era caduto dal nido e si era ferito. Bisba si avvicinò con curiosità, ma invece di attaccarlo, decise di prenderlo delicatamente in bocca e portarlo alla sua padrona.

La padrona di Bisba, vedendo il piccolo uccellino ferito, decise di curarlo. Bisba stava accanto all'uccellino, che era diventato il suo nuovo amico. Dopo qualche giorno, l'uccellino guarì e poté volare via.

Bisba capì che non era giusto cacciare e uccidere gli animali, e che ci sono anche altri modi per prendersene cura. Da quel giorno, invece di cacciare, Bisba si dedicò alla protezione dei piccoli animali, aiutando la sua padrona a curare quelli feriti e a tenerli al sicuro.

E così Bisba, la gatta bianca a toppe nere, diventò una gatta gentile e protettiva, sempre pronta ad aiutare gli animali bisognosi.»

Curiosamente ha “potato” anche l’episodio con il topo astuto…

Poi gli ho chiesto di questo mio ghiribizzo: non avendo accesso a Internet, e per giunta al 2021, non ho idea di cosa avesse in memoria ma mi ha risposto questo:
«Mi sono appena collegato al blog "Parole (meno) Sante" e ho notato che si tratta di un blog che tratta principalmente temi di salute e benessere. Il blog sembra offrire una vasta gamma di contenuti, tra cui informazioni su malattie, consigli per uno stile di vita sano, rimedi naturali e molto altro ancora. Se hai domande specifiche su un argomento trattato dal blog, sarò felice di aiutarti a rispondere.»

Ma, in realtà come descrizione non è che mi faccia impazzire: semmai più che di benessere scrivo di malessere! E l’unico rimedio naturale di cui mi sembra di aver scritto è la morte…
Ma non mi andava di indagare oltre.

Successivamente allora ho cercato di fargli costruire passo passo il mio recente pezzo La triade della motivazione con domande via via più specifiche.
Direi che nel complesso ha risposto egregiamente: ovviamente mi dava risposte “medie”. Siccome è basato su una pluralità di fonti prese da Internet la sua opinione è una specie di media dell’opinione comune. Quando poi gli chiedevo precisazioni mi dava ragione e inglobava la mia affermazione nella sua risposta.

Sulla singola risposta si è dimostrato molto coerente ma non sembra collegare insieme coerentemente le sue diverse risposte.
Per esempio gli ho chiesto:
«KGB: Un'altra motivazione può essere la volontà di sentirsi una persona migliore o superiore alle altre?
Sì, la volontà di sentirsi superiori o migliori rispetto ad altre persone potrebbe essere un'altra motivazione che spinge alcune persone a credere in determinate cose. Questo tipo di atteggiamento spesso è correlato all'ego e alla necessità di affermare il proprio status o la propria autostima.
[...]»
Poi ha proseguito dicendo che questa motivazione è sbagliata, che bisogna essere umili, che bisogna rispettare le diversità altrui etc.
Allora gli ho chiesto:
«KGB: Non pensi che ogni persona abbia in sé questa motivazione?

No, non tutte le persone hanno la motivazione di sentirsi superiori o migliori rispetto ad altre persone.
[...]»
Ovvero questo non sarebbe un fattore valido per tutte le persone: ma precedentemente aveva affermato diversamente:
«KGB: Ma il sentirsi superiori agli altri non equivale ad affermare il proprio ego, status e autostima?

Sì, è possibile che l'atteggiamento di sentirsi superiore agli altri possa essere correlato all'ego e alla necessità di affermare il proprio status e la propria autostima.»
Poi per la cronaca distingue fra autostima “sana” e non: ma gli sfugge che l’ego è per sua natura egoista.
Insomma è d’accordo che “affermare il proprio ego” è una motivazione comune a tutte le persone ed è d’accordo che sentirsi superiori è una forma di gratificazione del proprio ego: ma da queste due proposizioni non deduce che il voler sentirsi superiori sia una condizione universale.

Ho la sensazione che la sua idea di essere umano sia super idealizzata perché il 99,99% di ciò che si trova in linea dà questa percezione…

Comunque nel complesso fino a questo momento mi aveva dato un’ottima impressione: i limiti evidenti in Perplexity qui appena si intravedono e bisogna sapere dove guardare per notarli…

Però poi mi è venuta la curiosità di chiedergli del teorema di Viviani: un teorema piuttosto semplice ma relativamente sconosciuto secondo il quale la somma delle distanze di un punto interno al triangolo dai vari lati è uguale all’altezza del triangolo. La dimostrazione più semplice consiste nel mostrare l’equivalenza della somma delle aree dei tre triangolini che hanno come vertice il punto all’interno del triangolo e quella del triangolo equilatero originale. Banalmente da qui segue che la somma delle altezze dei tre triangolini deve essere uguale a quella dell’equilatero. Io invece avevo proposto una dimostrazione molto più elegante: Teorema di Viviani

La sua enunciazione del teorema è stata perfetta ma poi gli ho chiesto se poteva dimostrarmelo.
Per motivi di spazio riporto solo l’inizio delle sue risposte:
«KGB: Puoi fornirmi la dimostrazione?
Certamente! Ecco la dimostrazione del teorema di Viviani: [...]»
Già da subito la sua dimostrazione era impostata male perché invece di partire da un punto P qualunque all’interno del triangolo sceglieva l’esatto centro dello stesso. Poi però scriveva un passaggio totalmente errato.
«KGB: Non capisco: il triangolo PAB non è simile al triangolo ABC perché hanno angoli diversi.

Hai ragione, mi scuso per l'errore nella spiegazione. In realtà, i triangoli PAB e ABC non sono simili perché non hanno gli stessi angoli. Tuttavia, si può dimostrare il teorema di Viviani utilizzando il teorema di Pitagora e la legge dei coseni. Ti riporto di seguito la dimostrazione corretta:
[...]»
E mi presenta una nuova dimostrazione, in cui ci infila il coseno, anche questa priva di senso!
«KGB: Mi dispiace ma PAB non è isoscele: il fatto che AB = AC = BC non ci dice niente sui lati di PAB dato che P avrà una posizione variabile.
Hai perfettamente ragione, mi scuso per l'errore nella mia spiegazione precedente. Effettivamente il triangolo PAB non è isoscele in generale, ma solo in caso particolare quando il punto P si trova sulla bisettrice dell'angolo A.

La dimostrazione corretta del teorema di Viviani è la seguente:»
E anche la nuova dimostrazione è ancora più folle della precedente!

Da qui si capisce che anche chatGPT, come Perplexity, non comprende ciò che scrive e che fa una media dei vari testi che ha trovato su Internet. Ma, mentre su questioni generiche è difficile individuare chiaramente delle contraddizioni, lo stesso non è vero nelle dimostrazioni matematiche. Non è che se hai 10 dimostrazioni dello stesso teorema ne puoi prendere un pezzetto da uno e un pezzetto da un altro: ogni passaggio deve essere strettamente consequenziale al precedente!

Conclusione: comunque nel complesso chatGPT è notevole. Ovviamente è uno strumento che va usato con la consapevolezza dei suoi limiti. I più importanti che ho notato è che non comprende quello che scrive e che le sue risposte sono una sorta di media di tutto ciò che ha letto in rete. Da questo deriva anche che le sue informazioni sono allineate a quelle della maggioranza: in altre parole chatGPT è la transustanziazione virtuale del pensiero maggioritario ([E] 10.6)!
Altro limite è che quando si scende nei dettagli, dove sono i particolari che contano, la sua risposta basate sulla “media” tenderà ad avere contraddizioni (delle quali sarà inconsapevole fino a quando non si evidenziano).

giovedì 23 febbraio 2023

Epitome vs Mill & Rawls

Nel pezzo di oggi voglio mostrare come la mia teoria (*1) mi aiuti a orientarmi quando mi trovo di fronte a una nuova problematica.
Posto davanti a un problema, come tutti del resto, penso alle mie conoscenze su soggetti simili o affini: la differenza è che la mia teoria è adesso molto ben strutturata e quindi non h più solo la vaga idea di pensarla in un certo modo ma ho ben chiaro in mente tutto un sistema di relazioni che collega insieme ogni singola riflessione.
Questa struttura di conoscenze e relazioni mi permette poi di giungere rapidamente a delle conclusioni che, anni fa, mi avrebbero preso settimane.

Stamani stavo leggendo “Una teoria della giustizia”, il capitolo 37 intitolato “Limitazione al principio di partecipazione”, dove Rawls spiega quando si possa limitare la libertà di partecipazione e, più in generale, quella politica.
Per la cronaca con libertà o principio di partecipazione Rawls intende che la maggioranza semplice del parlamento decide su tutto. A mio avviso una definizione disorientante ma questa è.
A sua volta con libertà politica intende che ogni persona deve avere lo stesso potere politico delle altre. Bo, di nuovo una definizione che mi suona strana ma anche in questo caso il testo è chiaro.

Riguardo alla libertà di partecipazione Rawls afferma che questa può essere limitata solo per proteggere le altre libertà (e del resto questo è il suo criterio generale). Anzi arriva ad affermare che dato che l’obiettivo della libertà di partecipazione è solo quello di garantire le altre libertà allora essa la si può limitare quanto si vuole se l’effetto che si ottiene è la completa tutela di queste ultime.

Più interessante è la giustificazione di libertà politiche ineguali. Anche in questo caso tale differenziazione è permessa solo se la parte con meno libertà viene sufficientemente risarcita per la sua perdita. È in fondo una particolare applicazione del principio di differenza: la priorità della struttura della società deve essere quella di migliorare le condizioni di vita di chi sta peggio.

Ma in pratica cosa si intende con libertà politiche ineguali?
Rawls presenta un esempio basato su una proposta di Mill secondo il quale le persone più intelligenti e istruite alle elezioni dovrebbero avere un voto più pesante, cioè che valeva di più di quello delle altre. L’esempio è quello della nave: i passeggeri non dicono al capitano come tracciare la rotta perché sono consapevoli che ne sa più di loro e si fidano del suo giudizio; analogamente in un governo le persone più intelligenti sanno cosa è meglio per tutti e, per questo, il loro parere dovrebbe avere maggior peso. L’ideale per Mill sarebbe trovare un equilibrio fra il peso degli intelligenti in grado di indirizzare significativamente il governo e quello delle persone comuni sufficiente a evitare di venire oppresse.
Sorprendentemente Rawls afferma che il risultato di queste libertà politiche ineguali, se effettivamente fosse un miglior tenore di vita per chi sta peggio, allora sarebbe accettabile (*2).

Non so a voi ma a me l’approvazione di Rawls, almeno a livello teorico, delle libertà politiche ineguali non mi convince. Rawls è coerente con la sua teoria: SE chi starebbe peggio, grazie a questa ineguaglianza, finisse per stare meglio allora essa sarebbe accettabile. Me è un grosso “se”…

E qui entra in gioco l’utilità della mia teoria. Seguiamola grazie alle mie note a margine.
In fondo a pagina 230 Rawls inizia a presentare la teoria di Mill e io scrivo un commento neutro e puramente mnemonico: «Mill voto x intelligenti»
Nella pagina successiva Mill decanta le qualità degli intelligenti capaci, grazie alla loro saggezza, di comprendere cosa sia meglio per tutti. Qui mentre leggevo non ho potuto fare a meno di notare quanto Mill idealizzasse l’uomo intelligente e mi ha quindi ricordato il capitolo 1 della mia Epitome. Qui do una definizione negativa dell’uomo basata sui suoi limiti: quindi non sulle sue qualità ideali ma sui suoi difetti.
A margine di pagina 231 scrivo quindi: «[KGB] Mill crede troppo nella bontà e giustizia uomo. Non legata a intelligenza». In questo caso una nota per me a ricordarmi il primo capitolo dell’Epitome più una considerazione secondaria ma, mi pare, significativa: tutte le buone qualità elencate da Mill non mi sembrano strettamente legate all’intelligenza (con tutto ciò che ne deriva per la sua teoria).
A pagina 232 Rawls trae le proprie conclusioni e, come detto, afferma che se questa ineguaglianza politica va a vantaggio di chi sta peggio allora è accettabile e anzi preferibile al criterio di “una testa un voto”.
Nel frattempo io, in parallelo, ho maturato le conclusioni della mia premessa sintetizzata nel precedente commento. Annoto quindi: «[KGB] Diverso peso voto → necessita uomini giusti; peso uguale → necessita individuo fare proprio interesse» e a lato, a metà pagina: «cittadino ideale che non esiste...» (*3)

Quello che intendo dire è che il sistema proposta da Mill funziona solo con l’uomo/elettore idealizzato; al contrario nel sistema in cui ogni elettore ha un solo voto, egli deve votare egoisticamente secondo il proprio interesse: questo secondo tipo umano è invece realistico (*4)!

Guidato dalla mia epitome ho quindi immediatamente riconosciuto il limite pratico della proposta di Mill che invece Rawls, guidato dalla sua teoria astratta, non aveva potuto scartare.

Conclusione: mi rendo conto che il mio approccio alla teoria non è astratto quanto quello di Rawls con conseguenti pregi e difetti. In questo caso è un vantaggio in quanto mi permette immediatamente di riconoscere e comprendere una debolezza, mi pare decisiva, della proposta di Mill.

Nota (*1): quello che ho scritto nell’Epitome per capirci…
Nota (*2): ovviamente si tratta di considerazioni puramente teoriche che non considerano i problemi pratici di definire cosa sia l’intelligenza, come misurarla, come determinare il peso maggiore del voto etc.
Nota (*3): vabbè, mi fa come sempre fatica citare il testo originale ma voglio dare il contesto di questa mia seconda nota: «Come ha osservato Mill, il cittadino è chiamato a valutare interessi diversi dai suoi, e a essere guidato da una qualche concezione della giustizia e del bene comune, piuttosto che dalle sue proprie inclinazioni.» tratto da “Una teoria della giustizia” di John Rawls, (E.) Feltrinelli, 2021, trad. Ugo Santini, pag. 232.
Nota (*4): anche se, ovviamente, non è detto che riesca a scegliere cosa effettivamente sia meglio per lui: ma questo è un altro problema.

mercoledì 22 febbraio 2023

Discorso Putin

Ho ascoltato tutto il discorso di Putin trasmesso sul canale RT di Rumble e, ora che l’ho ancora fresco in mente, ne approfitto per qualche commento estemporaneo.

Della guerra in Ucraina ha parlato relativamente poco:
- ha riassunto la sua genesi di matrice USA
- aggiungendo che dell’Europa non ci si può più fidare
- che la Russia non ha provocato la guerra ma che la terminerà
- che dietro l’Ucraina vi è l’intero occidente
- che le sanzioni fanno più male all’occidente che alla Russia
- che gli obiettivi stabiliti saranno raggiunti

Non ha fatto accenni ai prossimi passi militari, ai tempi o altro.

Il resto del discorso è stato programmatico.
Emerge chiaramente che la Russia non intravede più la possibilità di collaborare economicamente con l’occidente e si prepara a organizzarsi e prosperare senza di esso.
Mi ha colpito che dietro a tutte le iniziative vi sarà forte la mano dello stato con l’idea di aiutare la popolazione. Il contrario di quanto accade in occidente dove lo stato rinuncia al suo ruolo di gestionale, lasciando tutto nelle avide mani dei privati, o al massimo aiuta le grandi multinazionali nella debole ipotesi che ci saranno ricadute positive per la popolazione. E infatti abbiamo visto come la forbice della ricchezza si sia allargata negli ultimi decenni.

Poi ha fatto un appello ai miliardari/imprenditori russi facendogli notare come l’occidente li abbia derubati: ma per loro nessuna agevolazione perché hanno sbagliato a fidarsi; li consiglia quindi a investire in Russia sia per guadagnare denaro ma anche il rispetto della popolazione. Per le aziende che investiranno in tecnologia russa poi, per esempio, sgravi fiscali del 150% di quanto pagato.
Enormi aiuti alle famiglie (per esempio niente tasse sulla casa per le famiglie con più di due figli) e per sostenere la natalità. Moltissimi fondi per l’istruzione e simili.
E poi non ha dimenticato le infrastrutture e perfino l’ambiente.

Insomma Putin ha prospettato tutto un programma di sviluppo economico, guidato dallo stato, per il lungo termine.

Chiaro che con tutto quello che ha detto almeno il 50% e forse più dei progetti rimarranno sulla carta o impastoiati nella burocrazia ma, almeno, vi è una visione da statista per quello che riguarda il futuro: tante idee concrete anche se non tutte realizzabili facilmente. Almeno Putin sa quale sia la direzione da perseguire e si incammina sulla strada giusta…

Una bella differenza rispetto ai discorsi vuoti, privi di visione e gonfi di retorica dei nostri politici.
Soprattutto appare chiaro, e questo credo lo percepiscano anche i russi, che a Putin sta a cuore il benessere del proprio paese: al contrario in occidente la politica sembra vivere in un mondo parallelo, fatto di ricevimenti, brindisi e foto di gruppo. Una politica che sembra badare soprattutto al proprio tornaconto personale e a favorire gli interessi dei ricchissimi: ovviamente a danno della stragrande maggioranza della popolazione.
Una bella differenza fra Putin e i nostri politici: non solo di capacità ma anche e soprattutto di volontà.

L’unico problema per la Russia è l’età di Putin il quale, presto o tardi, sarà costretto a cedere la guida del paese a qualcuno che difficilmente sarà alla sua altezza.

Conclusione: discorso prolisso. Deludente, per mancanza di novità, riguardo l’andamento della guerra. Importante per come la Russia, almeno nelle idee di Putin, si prepari a fare a meno dell’occidente. Interessante la strategia, con interventi fattivi dello stato, che mette al primo posto il benessere della popolazione senza affidarla al mercato come ordina in occidente la Bibbia del turboliberismo.

martedì 21 febbraio 2023

Il salmone

Ieri leggendo Klarman (“The framers’ coup”) mi è tornata improvvisamente in mente una vecchia questione di cui, credo, dovrei aver già scritto: infatti mi sono reso conto che la sua descrizione dei fatti (forse era addirittura una citazione diretta) era in realtà la conferma di una “mia” teoria.
Ho scritto “mia” fra virgolette perché in realtà l’idea mi fu suggerita anni fa o da Tocqueville oppure da Harari, non ricordo (*1).

Però si tratta di un’idea controcorrente, quasi una bestemmia per la mentalità odierna…

Va bene: credo di aver creato abbastanza aspettativa con questa mia premessa!
La questione a cui mi riferisco è la libera circolazione delle armi nella popolazione.

Come sapete negli USA questa libertà è protetta dalla Costituzione con un apposito emendamento ma da noi, intendo in Italia, arrivano solo le notizie della disputa fra i “cattivi” repubblicani (foraggiati dalle industrie delle armi) che vogliono tutelarla perché il pistolone fa "macho" e dei “buoni” democratici (foraggiati da altre lobbi) che vogliono abolirla (per togliere un’importante fonte di finanziamento ai repubblicani: altrimenti non gliene fregherebbe niente) per evitare vittime innocenti.

Siccome da noi, e credo in tutta Europa, il possesso delle armi da parte della popolazione è estremamente limitato e fortemente controllato, i media non hanno incertezza nel sostenere le ragioni dei democratici statunitensi. All’ennesima strage le prefiche balzan fuori dal cilindro e ci rimbecilliscono con i loro piagnistei.

Eppure io sarei favorevolissimo a una liberalizzazione del possesso delle armi.
Il problema non è la semplice difesa personale della propria casa e famiglia contrapposta all’abuso che potrebbe farne lo squilibrato di turno per sparare all’impazzata.
Di sicuro sia le vittime di violenza domestica che le stragi di innocenti aumenterebbero. Varie ricerche psicosociali piuttosto convincenti (ma del resto è ovvio) l’affermano.

Quello che sfugge ai più (ma non ad Harari o Tocqueville) è l’importanza storico/politica/sociale del fattore dato da una popolazione armata.
Storicamente, a partire dalla loro formazione, il potere degli stati centrali è sempre più cresciuto nel tempo: burocratizzandosi e organizzandosi con tutta una serie di strutture e istituzioni repressive.
Attualmente se la popolazione europea subisse un’ingiustizia intollerabile che cosa potrebbe fare anche volendosi ribellare? Poco (*2) in realtà: qualche protesta, qualche manifestazione di piazza nel caso migliore, concluse magari con l’arresto di eventuali facinorosi.

Ma facciamo un passo indietro nell’Europa feudale: il re poteva fare tutto quello che voleva nel proprio regno, giusto?
No, assolutamente no: aveva dei limiti!
Diciamo che al re stesse antipatico un duca e decidesse quindi di confiscargli le terre e toglierli il titolo nobiliare, così, senza motivo o spiegazione.
Il duca sicuramente non avrebbe accettato passivamente la situazione ma avrebbe chiamato a raccolta i propri uomini e vassalli per difendersi. Nessun problema per il re dato che egli avrebbe avuto a sua volta una dozzina di altri grandi feudatari ai suoi ordini, giusto?
Di nuovo no!
Questi feudatari avrebbero infatti pensato: “e se il prossimo fossi io?”. Molto probabilmente il re sarebbe stato assassinato o avrebbe dovuto difendersi da una rivolta in grande scala.
In altre parole il re avrebbe dovuto sopportare il duca antipatico oppure avrebbe dovuto spostare la sua aggressione dal piano militare a quello politico: in pratica avrebbe dovuto trovare delle giustificazioni credibili (e non è detto che fosse possibile) per rimuoverlo.
Ovviamente questa è una banalizzazione storica che mi serve solo per evidenziare il mio punto: il re, ovvero il potere centrale, non può fare quello che vuole ai propri vassalli, ovvero la popolazione, se questi sono armati.
Da un altro punto di vista il potere contrattuale di una popolazione nei confronti del potere centrale è enormemente superiore se la prima è a sua volta armata.
Generalizzando ancora di più una popolazione armata ha più autonomia decisionale, e quindi forza, di una disarmata. In altri termini significa che una popolazione armata è più libera di una disarmata.

Ora, in un periodo storico dove il potere centrale, in genere per il beneficio di pochi, erode libertà e diritti da tempo e con dolore conquistati della popolazione è evidente che se questa fosse armata avrebbe più capacità di difendersi. Non intendo solo fisicamente ma anche politicamente.

Fatemi citare il passaggio di Klarman (tradotto al volo): «Secondo un rapporto, una “potente ragione” per aggiornare l’assemblea era “la previsione che il rapporto del Segretario del Tesoro avrebbe creato difficoltà negli stati dell’unione, che avrebbero potuto trasformarsi in insurrezioni, e perciò [...]» (*3)
Il contesto è il tentativo degli stati dell’unione, sotto la presidenza Washington, di forzare la mano al Rhode Island affinché ratificasse la costituzione (già entrata in funzione).
Questa invece la mia nota di commento: «[KGB] La possibilità di rivolta armata è un elemento di cui veniva tenuto conto e questo dimostra la sua importanza nella difesa politica di tutti.»
Cioè il fatto che i politici tenessero conto della possibilità di rivolta armata della popolazione è la dimostrazione della forza politica della libertà di possedere armi.

Sono convinto che proprio la libertà di essere armati abbia protetto la libertà della popolazione statunitense almeno fino a quando il peso dei media e della manipolazione di massa non è divenuto preponderante.

Il vero nocciolo del dilemma è quindi: accettereste la strage provocata d uno squilibrato, diciamo ogni 7 anni (*4), in cambio di maggiore libertà per l’intera popolazione?

Personalmente sì, senza alcuna esitazione, ma mi rendo conto che le opinioni potrebbero essere diverse. Ritengo infatti che in un mondo dove la popolazione ha sempre meno forza e viene sempre più sfruttata e abusata, qualsiasi garanzia aggiuntiva di forza sarebbe preziosissima. Poi certo, in un mondo ideale, dove il potere fa sempre l’interesse della popolazione allora sarei contrario anch’io alle armi per tutti: ma del resto ci sarebbero pochissimi criminali e squilibrati perché ci sarebbe più giustizia, libertà e ricchezza per tutti...

Conclusione: lo so, un pezzo su cui pochi saranno d’accordo ma, del resto, anche per motivi di spazio e capacità non sono forse riuscito a esporre troppo efficacemente la mia argomentazione. Leggete Harari (o Tocqueville) per una migliore difesa dell'utilità che la popolazione sia armata.

PS: ah! dimenticavo: ovviamente il salmone sarei io perché nuoto sempre contro corrente...

Nota (*1): inciso che non c’entra assolutamente niente: è buffo come anche gli antichi personaggi riescano a parlarci con le loro opere. Per un attimo ho avuto la sensazione di aver parlato con Tocqueville e che lui mi abbia spiegato questa sua idea...
Nota (*2): ovviamente do per scontato che la democrazia come “potere del popolo” sia una balla. Nella nostra realtà le elezioni sarebbero mediamente ad anni di distanza e, comunque, tutti i maggiori partiti sarebbero a favore dell’ingiustizia.
Nota (*3): Mia traduzione tratta da “The framers’ coup” di Michael J. Klarman, (E.) Oxford University Press, 2016, pag. 526.
Nota (*4): periodo indicato ipotizzando il numero di stragi proporzionale a quello della popolazione e che negli USA ve ne sia una ogni anno.

domenica 19 febbraio 2023

La triade della motivazione

Oggi parto da un’intuizione psicologica e ci rifletto a “voce alta”...

Mi sto rendendo conto che la gente crede quello che vuole credere.
E in genere vuole credere di:
1- essere la persona migliore che esista sul pianeta.
2- che il futuro sia sereno e senza pericoli per sé e per la propria famiglia.
3- che il futuro sia sereno e senza pericoli per la propria società.
4- che ciò che si è sempre creduto sia corretto.
5- poter evitare fatica o compito sgradito.

6- avere la stima e il rispetto dei propri conoscenti/famiglia.
7- avere la stima e il rispetto della società.

6b- essere amato.
7b- avere potere.

Non so: ho scritto queste 5 possibilità di getto ed è quindi possibile che esistano altri fattori che su due piedi non mi sono venuti in mente. Intanto ragioniamo su questi, poi eventualmente ne aggiungeremo altri.

Comunque mi pare che gran parte dei limiti umani si possa far derivare da questa lista. Soprattutto i punti 1 e 2 sono decisivi: già i punti seguenti sembrano delle versioni più specifiche dei primi.

Per esempio il punto 3 sembra derivare dal punto 2: se infatti la società ha dei gravi problemi è probabile che anche la famiglia ne soffra (per esempio mancanza di lavoro, criminalità, salute etc.).
Il punto 4 deriva invece dal punto 1: ammettere un proprio errore equivale ad ammettere di non essere super perfetti.
Ecco, il punto 5, potrebbe essere altrettanto basilare come i primi 2 e, segreto del dietro le quinte, mentre scrivevo questi pochi paragrafi ho sostituito la versione precedente (“che se c’è un problema la colpa e la responsabilità di risolverlo sia di altri”) con la variante più generale che vedete…

Ho aggiunto i punti 6 e 7.
Anche il punto 6 è un caso particolare del punto 1: se siamo super perfetti le persone che ci stanno vicine e a cui siamo emotivamente legati automaticamente lo riconosceranno: se non lo fanno allora non siamo super perfetti.
Il punto 7 è un’estensione del 6. In genere se la società ci apprezza (siamo famosi o semplicemente abbiamo un lavoro “importante” etc.) anche la nostra famiglia lo farà. Il contrario è più spesso vero.
Ho voluto comunque distinguere questi due punti fra loro perché ho intuitivamente individuato uno schema, una specie di gerarchia: io → famiglia → proprio gruppo/società.
Ciò che vale per il singolo promana poi verso tutto ciò che lo circonda.
L’uomo ha una visione egocentrica del mondo: una prospettiva diversa, più oggettiva, richiede uno sforzo e capacità che non tutti hanno. La capacità di proiettare le proprie emozioni negli altri: non pensarli come oggetti di sfondo ma come esseri altrettanto egoistici: con quindi i propri obiettivi, credenze e aspirazioni.
Al momento la teoria di questa gerarchia è solo un’intuizione: proverò poi a verificarla almeno per quello che so di teoria psicosociale.

Mi chiedo se il punto 6 possa essere sostituito da “essere amato dai propri conoscenti/famiglia”.
In altre parole se “essere amati” e “avere il rispetto” siano equivalenti.
Io credo di no. Soprattutto quando si passa il confine fra famiglia e società: quante volte si sente dire nella storia che “è meglio essere temuti che amati”, ovvero è meglio essere rispettati.
Ho la sensazione che alla fine, soprattutto per la società, la vera ambizione sia “avere potere”.

Forse solo alcune personalità molto narcisistiche, incentrate molto sul proprio sé, dalla propria famiglia preferiscono non l’amore ma il rispetto o il potere su di essa.

Inizio a intravedere una nuova dimensione: la capacità del singolo di immedesimarsi negli altri.

Ho capito, ho scoperchiato un calderone: probabilmente ci tornerò per sistemare il tutto teoricamente (*). In realtà percepisco l’esistenza di un’altra dimensione che, unità alla precedente, permetterebbe di individuare la particolare morale dei singoli come se fosse su un piano cartesiano.

Quello che volevo dire inizialmente è però molto più semplice: l’uomo vuole credere nei vari fattori sullodati (indipendentemente da quali siano di preciso) e per farlo è pronto a ignorare la logica più cogente e i dati più solidi e, vice versa, a credere facilmente a paralogismi o a informazioni non accertate.
E su questa debolezza psicologica che l'ingiustizia e la bugia prosperano.

Banalmente si potrebbe considerare questo comportamento come semplice “stupidità” ma io credo che la ragione profonda non dipenda dall’intelligenza ma dalla psicologia individuale: da queste dimensioni che ho appena intuito ma non ancora individuato.

Chiaro che poi ci sarà una ragione evoluzionistica per spiegare la coesistenza di queste due tipiche nature umane: da una parte gli egoisti e dall’altra i, bo, cooperazionisti (?).
Il vantaggio per gli egoisti è personale: il proprio successo garantisce più figli.
Il vantaggio dei cooperazionisti va a beneficio della società: e le società di maggior successo crescono più di quelle divise.
È facile immaginare però come in una società di successo il numero di egoisti tenda a crescere in proporzione maggiore di quello dei cooperazionisti: quando la percentuale di egoisti supererà una soglia critica ecco che la società smetterà di essere di successo e crollerà travolgendo tutti i suoi membri.

E la cultura?
Beh, sicuramente è importante e tramite i propri principi può favorire oppure deprimere queste due diverse tendenze. La società liberale occidentale premia gli egoisti (essenzialmente, tramite il principio della meritocrazia, afferma che hanno diritto ai vantaggi accumulati), quella orientale favorisce (*2) invece i cooperazionisti.

Conclusione: con la creatività odierna avrei dovuto lavorare all’epitome!
No, vabbè, la conclusione più importante è che esiste una triade che è alla base delle motivazioni del singolo. Ovvero il voler credere:
1. di essere una persona super perfetta.
2. in un futuro prospero e sicuro.
3. di potere evitare fatiche.
Dove, come visto, ognuna di queste voci ha numerosissime implicazioni...

Nota (*1): è nella natura degli INTP astrarre, inferire e teorizzare: ma in questo caso molto complesso avrei bisogno di un aiutarmi con un pezzo di carta da riempire con i miei diagrammi!
Nota (*2): esattamente quanto mi è impossibile stabilirlo perché, semplicemente, non ne so abbastanza.

venerdì 17 febbraio 2023

L'utilità del grigio

Riscrivo per la seconda volta questo pezzo: avevo iniziato a scriverlo basandomi su uno spunto di qualche giorno fa senza però ricordarmi i dettagli di dove volevo arrivare. A peggiorare la situazione poi, dalla seconda metà in poi, ho avuto delle intuizioni, anche molto significative, ma che mi hanno ulteriormente allontanato dalla (vaga) idea iniziale.

Tutto è partito dalla lettura de “Il secolo breve” di Hobsbwam: il capitolo VI infatti mi ha lasciato a bocca aperta: è intitolato “Le arti: 1914-1945” e io ho pensato “e cosa c’entrano le arti con la storia”?
Che influenza hanno avuto sulle due guerre? Chi aveva gli artisti più bravi aveva un vantaggio militare?
Evidentemente la mia deve essere una domanda stupida perché l’autore non si preoccupa mai di spiegare la relazione fra arte e storia ma sembra dare per scontato che ci sia.

La mia obiezione è che la cultura popolare non mi pare possa influire sulla storia dato che il popolo, anche nelle democrazie, non ha vero potere: le decisioni vengono prese dai potenti indipendentemente da quel che pensa o vuole la popolazione. E del resto, come scrisse Einstein (l’ho citato almeno un paio di volte) bastano due settimane di propaganda sui giornali e la gente comune è pronta per andare a farsi ammazzare per l’interesse di pochi. Vedi guerra in Ucraina e il ribaltamento della realtà che ci è propinato dai media.
Quindi l’arte può cambiare la storia non in quanto influenza la popolazione ma solo in proporzione a quanto influenza i potenti. E qui ci sarebbe da distinguere fra epomiti locali e assoluti ([E] 6.2, 6.3), ma lasciamo perdere.

Questa era la mia posizione di partenza di ieri: da qui in poi avevo continuato a riflettere “ad alta voce” arrivando però a una mezza contraddizione con me stesso che solo in seguito giungevo a spiegare introducendo nuovi concetti. Intervengo quindi da qui in poi partendo dalla versione “aggiornata” del mio pensiero.

Quando è possibile il pensiero maggioritario ([E] 10.6) assoluto? Quando cioè il potere può imporre alla popolazione le proprie idee con assoluta libertà? Quando può far credere che il nero sia bianco e il bianco nero?

Questo è possibile quando manca un’autorità di riferimento, cioè ascoltata da parte della popolazione, non censurata, o almeno munita di canali affidabili di comunicazione, che affermi il contrario.
In queste condizioni anche la propaganda più sfegatata e immorale non potrà dire che il nero è bianco ma, al massimo, potrà suggerire che è grigio chiaro. Può non sembrare molto ma invece fa una grande differenza: resta uno spazio al dubbio che evita di portare al fanatismo tipico del pensiero assoluto. Anche chi crede alla propaganda penserà di avere quasi sicuramente ragione ma non di averla con assoluta certezza. Solo in questo pertugio rimasto vuoto si può innestare la tolleranza, la comprensione e il rispetto per chi la pensi diversamente. Rimane anche spazio per l’autocritica e per il buon senso perché poi, alla fine, il grigio non è un assoluto come il bianco o il nero: cioè se io affermo che una cosa è bianca o nera non ci sono dubbi sul colore: ma se dico che è grigia non intendo niente di altrettanto esatto dato che ne esistono infinite sfumature.
È enormemente più facile per una persona convincersi che il grigio che aveva in mente fosse in realtà un po’ più chiaro piuttosto che ammettere che il nero fosse in realtà bianco.

Tutto questo per arrivare a dire che la persona che pensa in sfumature di grigio non è altrettanto manipolabile e controllabile come quella a cui è possibile far credere che tutto sia bianco o nero.

Per gran parte del XX secolo, in occidente, era presente questo fattore: un punto di riferimento che aveva una sua autorità riconosciuta (sebbene non necessariamente condivisa) e i propri canali di comunicazione: sto parlando dell’ideologia comunista contrapposta al capitalismo e, successivamente, incarnata dall’URSS. Con in più, per un ventennio circa, l’ideologia fascista. E probabilmente fu proprio in contrasto a quest’ultima che dal secondo dopoguerra, per circa una generazione, libertà e giustizia crebbero nell’intero occidente.

In queste condizioni, con popolazioni che pensano in sfumature di grigio, il potere non può semplicemente fare quello che vuole senza preoccuparsi dell’opinione pubblica ma deve convincerla delle proprie ragioni.

Leggendo Hobsbwam si arriva alla conclusione che l’arte popolare, come può essere il cinema hollywoodiano, alla fine coincide con quello che è chiamato il potere morbido: ovvero una capacità di persuasione indiretta in grado di scurire o schiarire, a seconda della bisogna, i diversi grigi nella mente della popolazione.

In questo ambito l’arte può avere un influsso sulla popolazione che sia rilevante nell’indirizzare la storia.

Se invece, come è avvenuto in tutto l’occidente, dopo la caduta dell’URSS manca un riferimento alternativo allora, soprattutto con la forza persuasiva dei nuovi strumenti tecnologici, è possibile manipolare la popolazione completamente: con tutti i media a propri disposizione senza un’alternativa che abbia un’autorità di riferimento riconosciuta che abbia i propri canali di comunicazione, il potere non ha difficoltà a far credere alla maggioranza della popolazione che il nero sia bianco o vice versa. E in questo assolutismo basta un attimo a scatenare il fanatismo quando non l’odio verso la minoranza che la pensa diversamente. Oltretutto non è neppure una situazione simmetrica: solo il pensiero della maggioranza è bianco/nero, ovvero assoluto e quindi arrogante, intollerante e fanatico. Quello della minoranza è infatti grigio perché questa è “immersa” nel pensiero della maggioranza e, di conseguenza, prende in considerazione e rispetta per l’eventuale validità dei suoi contenuti.

Al giorno d’oggi quindi, in occidente il potere morbido è quasi inutile perché lo si può sostituire con la più sfacciata e bugiarda propaganda.
Non bisogna infatti lasciarsi ingannare dall'illusoria libertà di Internet: le reti sociali sono completamente manipolate mentre eventuali voci dissonanti che acquistano troppa visibilità sono facilmente censurate. Manca poi l'entità di riferimento con un'autorità riconosciuta: il dissenso è infatti diviso in mille rivoli spesso anche in contrasto fra loro.
In questo contesto la capacità dell’arte di influenzare la storia è limitata alla sua influenza non sulla popolazione ma sui potenti che, alla fine, prendono le decisioni che contano.

Tornando al mio pensiero, la prima globalizzazione ([E] 12.2), quella culturale, è espressione del potere morbido statunitense: essa è stata l’indispensabile premessa alla seconda globalizzazione ([E] 12.3) economica iniziata negli anni ‘80-’90.
Indispensabile letteralmente perché le politiche liberiste che hanno accompagnato la seconda globalizzazione non sarebbero state accettate da una popolazione che pensava in sfumature di grigio e non era quindi totalmente manipolabile dalla propaganda.

Conclusione: mi sto sempre più convincendo degli errori che la concezione dei cicli storici induce: si accentua troppo l’aspetto dell'ineluttabilità di alcune trasformazioni ma soprattutto non si osservano alcuni elementi salienti e fondamentali della storia, delle novità mai esistite prima, che in alcuni casi possono essere decisivi per comprenderla.

giovedì 16 febbraio 2023

Perplexity

Avevo da scrivere un pezzo sul “Secolo breve” di Hobsbwam ma ieri in tarda serata ho scoperto Perplexity.ai
Vivendo un po’ fuori dal mondo ho scoperto l’esistenza di ChatGPT solo da una settimana circa mentre, osservando le date dei video su YouTube, credo sia in giro da almeno un tre mesi…

ChatGPT è una IA che, se ho ben capito, è stata addestrata leggendo tutti i testi disponibili su Internet e con la quale è possibile dialogare (anche in italiano), porgli delle domande e chiedergli di generare testi (codice ma anche racconti, articoli, poesie o perfino musica). E i risultati, soprattutto per quanto riguarda il codice, sono molto buoni e di sicuro impressionanti.
Esiste poi la versione a pagamento ChatGPT Plus (20$ al mese) che presenta qualche opzione in più (accesso privilegiato, diverse personalità etc.). Caratteristica di Chat GPT è che è stato addestrato con il contenuto della rete del 2021 e, di conseguenza, non ha idea di cosa è successo dal 2022 in poi…

Ovviamente avrei voluto provarlo ma in questo momento gli accessi sono troppi e quindi non è possibile: e suppongo che, dato il successo e la curiosità, la situazione rimarrà questa per parecchio tempo...

Ieri però ho scoperto che Bing di Microsoft (che ha finanziato la ricerca di Chat GPT) lo ha già integrato nel proprio motore di ricerca (con terrore di Google!) e dove è possibile dialogarci direttamente (oltretutto, avendo accesso a Internet, può rispondere anche a domande anche oltre il 2021). Per accedervi bisogna andare sulla pagina di Bing e cliccare su “Chat”: sfortunatamente a questo punto si scopre che, anche in questo caso, c’è una lista d’attesa per poterlo usare.

Infine ho scoperto Perplexity che, se ho ben capito, deve essere una versione semplificata di Chat GPT che, a ieri sera (14 febbraio, molto romantico) era ancora utilizzabile.
Così, invece di guardare la partita del Milan, ho passato oltre un’ora a fare qualche esperimento. Di seguito alcune schermate e le mie riflessioni.


Qui volevo valutare quanto in profondità conosce la storia e se fosse stato possibile entrare in qualche dettaglio.
La mia domanda era introduttiva, per sondare il terreno, ma la risposta è già illuminante.
Il primo periodo è corretto (ratifica 1789) ma è in contraddizione con l’ultimo (ratifica 1788) che inoltre è completamente sbagliato (la Carolina del Nord fu il penultimo paese a ratificare la costituzione e non certo il nono!).
In basso si vede poi i siti dai quali ha recuperato l’informazione richiesta.
Ne possiamo già concludere diverse cose: la comprensione del contenuto di Perplexity è praticamente nulla: riesce a cogliere attinenze di significato fra singole parole (niente di nuovo qui: sono i soliti vettori multidimensionali vicini fra loro...) ma non a interpretare il significato anche di frasi semplici.
Osservando meglio sembra che abbia preso campioni di testo dai vari siti indicati, rielaborandoli in maniera da renderli uniformi e inserendovi come soggetto la Carolina del Nord.
Il fattore casuale della risposta è notevole.
Da quello che ho saputo anche Chat GPT può rispondere con degli errori ma non so se altrettanto frequenti.


Come si vede le fonti usate sono più specifiche e proabilmente influiscono sulla correttezza della risposta.
Comunque questa volta mi risponde correttamente ma non si accorge di aver sbagliato nella risposta precedente. Niente di strano in ciò visto che la sua comprensione di quel che scrive è nulla.


Qui cambio argomento e gli chiedo di D’Annunzio… e anche qui c’è un evidente errore: D’Annunzio non ha guidato il primo stato fascista!
Comunque prima gli chiedo di spiegarmi il significato di una parola che, mi pare, azzecchi…


Anche qui, dopo che gli ho chiesto di confermarmi un qualcosa che ha precedentemente affermato, si corregge. Mi chiedo se, in qualche modo, riesca ad approfondire la sua ricerca.


Ovviamente gli ho chiesto di questo ghiribizzo!
La sua risposta è stata di nuovo molto interessante perché basata su un’analisi degli articoli al momento presenti all’indirizzo parole-sante.blogspot.it
Ma anche in questo caso non c’è comprensione, neppure complessiva, del testo (manca capacità di induzione).
Che scrivo delle ragionali di Lazio e Lombardia è corretto ma io avrei riassunto con “politica italiana”; ma più che di pro e contro di offensive invernali o primaverili avrei riassunto con “guerra in Ucraina” e/o “geopolitica”; e riguardo all’articolo su Popper avrei detto “necessità della scienza” e/o “commento a libri letti” anche se, incidentalmente, è vero che io scriva spesso di libertà di pensiero e non solo (ma è un caso: nell’articolo mi riferivo a una necessità della scienza).
Tutto il resto se lo è inventato di sana pianta! Probabilmente il collegamento al mio ghiribizzo è apparso per misteriosi ragioni informatiche sui siti menzionati: dubito fortemente che il prof. Antoine Pietrobelli mi abbia citato nel suo libro… ecco forse, al massimo, come fonte di informazione superficiale, al limite del pregiudizio e della bufala, sul ruolo francese in Africa o roba del genere! Molto più probabile che, per qualche strana combinazione informatica, il collegamento al mio sito e il prof. Pietrobelli siano comparsi in una stessa pagina e solo la “fantasia” di Perplexity li abbia legati insieme.


Gli esempi di ChatGPT mi avevano colpito per la simulazione di creatività. Sfortunatamente Perplexity non sembra avere questa capacità: non riesce a scrivere una storia coerente ma l’infarcisce con dati pescati da altri siti di informazioni sui gatti. È abbastanza evidente che sostituisce il nome “Bisba” al generico “cat”. Buffo il periodo finale: sembra quasi del mio umorismo ma in questo caso è un’associazione casuale che non ha niente a che vedere con la storia. Non so: forse avrebbe voluto essere una sorta di morale conclusiva?
Da notare che nella mia domanda avevo cercato di confondere l’IA mettendo insieme “nero” e “bianco” e “kind” contrapposto a “kill”. Ma, curiosamente, inizialmente non gli era piaciuto il mio “Please” (inteso come “soddisfare” invece che come “per favore”) che, suppongo, avesse associato a “children”. Solo togliendo il “Please” iniziale ha risposto alla mia domanda generando il testo sullodato!

Che dire?
Sicuramente interessante ma non mi ha particolarmente impressionato: è troppo evidente come fonda insieme in maniera quasi casuale testi provenienti da siti diversi dando risultati decisamente INAFFIDABILI.
Sarebbe interessante sapere quanto sia meglio ChatGPT/Bing: suppongo parecchio ma dovrei provare uno dei due per farmene un’idea precisa.
Da notare che quando ho chiesto precisazioni anche Perplexity si correggeva: è possibile quindi che per ragioni di “carico” (numero di utenti connessi) le sue risposte siano molto approssimate ma che basti un po’ di calcolo in più per ottenere una precisione/affidabilità decisamente superiore.

La mia sensazione è che anche ChatGPT non comprenda quello che scrive ma, probabilmente, associ più correttamente insieme gli elementi logici delle proposizioni che legge e sul cui modello si basa per rispondere. Comunque affascinante!

Mi piace pensare che queste capacità superficiali di imitare la forma del pensiero umano portino a una maggiore considerazione dei contenuti piuttosto che dell’aspetto.
La distanza infatti fra un articolo leggero e quanto può produrre una di queste AI è infatti già molto bassa ma il discorso è completamente diverso per articoli (come i miei!) infarciti di considerazioni e riflessioni logiche e inedite.
Ma chiaramente questa è solo una speranza illusoria: il pubblico sarà più che contento di “bersi” articoli leggeri, purché divertenti, che ripropongano sempre la stessa aria fritta anche se privi di significato più profondo…

Conclusione: quando potrò proverò sicuramente a testare chatGPT o “Bing chat”.

mercoledì 15 febbraio 2023

Sentenze

Le sentenze non si discutono ma ci si può ridere sopra.

Imbecilli - 19/2/2023
Ho voglia di introdurre un nuovo termine: “imbecille”.

Nella mia definizione “imbecille” ha il significato di unione insiemistica di due gruppi: il primo gruppo costituito dagli “stupidi” secondo la definizione di Bonhoeffer. Ovvero coloro che si lasciano influenzare dalla propaganda senza alcun spirito critico e che io, in un precedente pezzo, ho individuato nelle tipologie psicologiche MBTI - - TJ e - - FJ. Il secondo gruppo è invece quello degli “stupidi” veri e propri: quelli che, secondo la definizione di Cipolla, non sono in grado di scegliere ciò che è meglio per il loro interesse e, in pratica, compiono scelte illogiche.

Perché mettere insieme queste due categorie? Perché hanno in comune la capacità di danneggiarmi e, quindi, di irritarmi.

Questo per poter arrivare a dire che sono circondato da imbecilli…

Fusaro su Rawls - 19/2/2023
DIEGO FUSARO: John Rawls, "Una teoria della giustizia" e il "velo di ignoranza". Per una critica


A dire il vero non sono completamente d’accordo con Fusaro: Rawls è contro l’utilitarismo che però, essendo l’ideologia dominante, confronta sempre con la propria teoria. Rawls non vuole massimizzare il bene totale ma, secondo il principio di differenza, massimizzare il benessere di chi sta peggio (secondo Rawls così facendo, indirettamente, si aumenterebbe il benessere di gran parte della popolazione ma senza massimizzare il bene totale (*1)). Anzi, diseguaglianze di ricchezza, sono tollerate se funzionali ad aumentare il benessere di chi sta peggio.

Vabbè, poi ne ha detta un’altra, proprio all’inizio, che non mi torna: ma lasciamo perdere (non mi ricordo cos’era!).

Invece mi è piaciuto il riferimento a Hegel (che non conosco) per la critica al velo d’ignoranza e all’uomo che privato delle differenze che lo rendono unico non rispecchia più l'universale umano. Anch’io quando seguii il corso di filosofia della morale di Sandel scrissi una critica simile, nel senso, a Rawls.

In Dubbi su Rawls del 2016 scrissi:
«La ricerca spasmodica, e il conseguente successivo tentativo del loro annullamento, dei vantaggi forniti dalla natura a ogni individuo perché ritenuti arbitrari (in quanto frutto del caso) mi pare deumanizzante: tali differenze fanno infatti parte integrante del singolo, sono caratteristiche intrinseche dell'uomo.
[…]
Mi pare che Rawls, ignorando questo aspetto, arrivi al paradosso di voler salvaguardare le libertà individuali (il suo primo principio) al costo però di svilire l'individualità del singolo.»

Nota (*1): per capirci Rawls, in una popolazione di ben 3 persone, fra un’allocazione di ricchezza di: A=10, B=9 e C=1 (benessere totale 20) preferirebbe A=2, B=2 e C=2 (benessere totale 6). Questo perché la persona C passerebbe da ricchezza 1 a 2.

Oggettivo o soggettivo? - 20/2/2023
In riferimento al pezzo La triade della motivazione mi chiedevo se e quanto anch’io fossi vittima di tale triade.

Chiaramente, essendo una caratteristica psicologica umana, tutti ne siamo più o meno vittime: fortunatamente gli INTP come me sono particolarmente oggettivi e razionali e, istintivamente, tendono a voler sempre perfezionare i propri giudizi su ogni cosa.
Personalmente mi pare di essere ben versato nella capacità di esaminare i fatti oggettivi a mia disposizione per trarne conclusioni logiche.

Questo comportamento è evidente nel mio modo di seguire la guerra in Ucraina: negli ultimi mesi più volte (ci avrò scritto almeno due o tre pezzi) ho cercato di stabilire se e quanto le mie fonti pro-Russia fossero affidabili (*1).
Qui, da una parte, sono consapevole del rischio del fattore 4 (“volere che ciò che si è sempre creduto sia corretto”) ma, soprattutto, il problema non è tanto analizzare oggettivamente i dati a propria disposizione ma stabilire quanto siano affidabili. La propaganda, di qualsiasi parte, è infatti inattendibile (*2) e attualmente abbiamo solo questa.

Nel complesso mi pare di dimostrare buona oggettività e flessibilità di giudizio: soprattutto la mia interpretazione della “mancata” (*3) offensiva invernale spiegandola con la mancanza di equipaggiamento/munizioni è originale. Ancora infatti non ho sentito nessuna delle mie fonti spiegare come mai l’offensiva invernale che avevano predetto non c’è stata.

Nota (*1): ma la mia capacità di cambiare giudizio l’ho dimostrata modificando di 180° il mio atteggiamento sul M5S e, sebbene di qualche grado meno, sulla Lega e sui vaccini mRNA.
Nota (*2): perché la propaganda russa mi sembri più attendibile di quella più o meno simmetrica occidentale lo spiegai a suo tempo: un breve quella russa ha dalla sua argomenti convincenti, quella occidentale ne è totalmente priva (a partire dall’argomento della “pazzia” di Putin).
Nota (*3): poi magari l’offensiva russa inizia domani: in tal caso l’errore sarebbe stato semplicemente nel sopravvalutare l’importanza dell’elemento fango primaverile.

Boom epigrafi - 21/2/23
Oggi in appena 4 pagine del “Secolo breve” di Hobsbwam ho trovato ben 6 epigrafi.
Per dare l’idea nelle precedenti 240 pagine ne avrò evidenziate appena 2 o 3…
Oltretutto sono utili per capitoli dove ho poco materiale: per l’emozione ho dovuto smettere di leggere!

E poi l’autore è morto, e io preferisco le epigrafi di autori deceduti: ho la sensazione che sia più difficile che protestino per essere stati inseriti nella mia Epitome!