«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

sabato 31 dicembre 2016

Intpj

Un'amica mi ha girato un esame psicologico molto ben fatto che usano nella loro azienda (una multinazionale) per valutare i diversi tipi psicologici degli impiegati. Si tratta di un esame del tipo Myers-Brigg: io non ne conoscevo niente ma pare invece che sia piuttosto diffuso soprattutto nelle aziende.

Comunque l'ho fatto con grande attenzione, traducendomi con precisione le diverse domande (era in inglese) e valutando bene cosa rispondere.

Alla fine è risultato che le mie quattro dimensioni sono 82% Introverso, 86% Intuitivo, 67% Pensatore e appena 52% Percezione. Tutto questo equivale a un tipo INTP che a detta anche di amici e parenti mi si adatta perfettamente. A causa del 52% a Percezione ho supposto (*1) di poter essere anche un INTJ e probabilmente è davvero così: alcune caratteristiche (anche molto specifiche) sono proprio le mie mentre altre non c'entrano per niente.

Comunque mi sono appassionato alla cosa e ho mandato l'esame ad amici e parenti.
Rimango piuttosto scettico sulla sua affidabilità e infatti, già nelle avvertenze, si spiega che ogni caratteristica della descrizione dei tipi psicologici indica solo una tendenza che può o non può corrispondere alla mia particolare psicologia. Grossomodo è spiegato che se il punteggio che sia ha nel proprio tipo è di, ad esempio, il 75% allora mediamente solo circa i ¾ delle caratteristiche elencate ci apparterranno.
Un altro dubbio è il dover scegliere fra due opzioni completamente in contrasto fra loro quando invece si avrebbe un'opinione a metà fra le due. Alcuni esami, come quello del sito La Stessa Medaglia danno la possibilità di scegliere fra 5 valori e di poter così esprimere anche un giudizio intermedio.
Ci ho riflettuto e credo che entrambi i metodi abbiano i propri pregi e difetti: quello con solo “sì” o “no” punisce chi avrebbe opinioni intermedie perché li forza a una scelta da un lato o dall'altro; ma anche il metodo delle 5 opzioni, che in teoria dovrebbe essere migliore, è problematico per alcune personalità: io ad esempio tendo a vedere molti pro e contro di ogni risposta col risultato che finisco sempre per dare una risposta intermedia e quasi mai una di quelle estreme; per chi è come me il test che forza a prendere una posizione netta è probabilmente più affidabile...

Su Wikipedia si spiega subito che questo esame, anche se molto diffuso, non è considerato troppo affidabile dagli esperti: in particolare non sempre sembra in grado di individuare il tipo psicologico di una persona tanto che, esami diversi, possono dare risultati diversi...

Conclusione: io credo che i responsi di questi esami vadano presi con giudizio: dei profili indicativi del proprio carattere ma che non sono né completi né esatti. Probabilmente se ne dovrebbe apprezzare le intuizioni su alcuni aspetti del nostro carattere ma senza lasciarsi condizionare troppo da essi...

Nota (*1): queste quattro dimensioni sono caratterizzate da elementi in contrapposizione fra loro (ad esempio estroverso/introverso) e quindi avere 52% a Percezione significa che avrei 48% al suo duale che è Giudizio (o come lo si traduce in italiano!).

lunedì 26 dicembre 2016

Promettente (2/2)

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.06). In particolare i capitoli: 2, 3 e 5.

Beh, vediamo di concludere il pezzo precedente (Promettente(1/2)) lasciato, in verità piuttosto bruscamente, a metà.

Per chi non avesse letto il precedente articolo qui sto semplicemente elencando (quindi senza approfondire) i molti temi e spunti che ho incontrato nella sola premessa (!) di un saggio che ho appena iniziato a leggere: L'uomo romano di Andrea Giardina, Ed. Laterza, 1993.

Nell'episodio del colloquio fra l'ambasciatore romano Prisco e l'unno di origine greca c'è un terzo spunto interessante. L'autore (Andrea Giardina) spiega che tutte le repliche alle accuse al mondo romano da parte del greco sono piuttosto deboli, “convenzionali” ed “elusive” tranne una: il greco è divenuto libero fra gli unni solo grazie al caso, al suo inaspettato e fortunoso valore in battaglia (il greco non era un soldato ma un mercante) invece nel mondo romano gli schiavi hanno molte più possibilità di divenire liberi e non solo per volontà dei vivi ma anche dei morti tramite il loro testamento.
A me non pare una replica così valida: è sottinteso che nel mondo romano gli schiavi venivano liberati come premio alla loro fedeltà e ubbidienza. In altre parole venivano liberati se il loro padrone ne riconosceva e premiava i meriti e i servigi: ma anche questo non è arbitrio? Non è forse necessario un padrone onesto e giudizioso per valutare correttamente e premiare i meriti di conseguenza? Alla fine è sempre la sorte che decide chi sia il padrone di uno schiavo. Per una persona dotata di coraggio e valore mi pare preferibile rischiare la vita in battaglia in cambio della libertà effettiva piuttosto che attendere una vita di cieca ubbidienza per ottenere solo una libertà formale che, oltretutto, sarà goduta solo nella vecchiaia...

La premessa passa poi a esaminare il rapporto fra cittadino romano e schiavi e nota che (a partire da alcune versioni della leggenda di Romolo e Remo nati da una schiava (*1)) fra i due gruppi c'era sempre stata una certa osmosi. Avendo ancora ben presente in mente la lettura de La rivolta degli schiavi in Sicilia (v. il corto La rivolta dei forconi in Sicilia) mi chiedevo in quale modo la società romana mantenesse la propria stabilità (v. il capitolo 7 dell'epitome) e disinnescasse il pericolo di rivolta degli schiavi.
Adesso la spiegazione mi è evidente: 1. grazie a particolari istituzioni giuridiche (protomiti) che suggerivano la possibile libertà agli schiavi più meritevoli; 2. dando agli schiavi qualcosa da perdere (*2), ovvero permettendo loro di sposarsi e avere figli. Questi protomiti relativi allo stato giuridico degli schiavi danno vita a un interessante esempio di realtà multisoggettiva. Ci si potrebbe infatti chiedere cosa tenesse a freno gli schiavi i cui padroni fossero notoriamente crudeli e non liberassero mai nessuno: la risposta sono i padroni che invece seguivano quella che, evidentemente, era ritenuta la giusta morale del tempo ovvero premiare i propri schiavi meritevoli con la libertà. Se infatti la maggioranza dei padroni obbedivano ai protomiti del'epoca allora anche i loro schiavi probabilmente facevano altrettanto. Di conseguenza se gli schiavi senza speranza si fossero ribellati ai loro padroni crudeli e ingiusti non avrebbero trovato supporto dalla maggioranza degli schiavi: quindi sarebbero stati isolati, catturati e esemplarmente puniti. In altre parole il fatto che la maggioranza degli schiavi credesse ai protomiti dell'epoca (v. capitolo 6 dell'epitome) costringeva anche coloro per i quali erano palesemente falsi ad adeguarsi a essi come se fossero comunque veri!

L'autore accenna poi ha una specificità romana: la capacità di assimilazione di schiavi e stranieri. Non ho ancora scritto un mio pezzo sulle cause della caduta dell'impero romano ma uno dei fattori principali fu secondo me proprio la mancata assimilazione di intere popolazioni, come i goti, ai quali fu comunque permesso di entrare all'interno dell'impero.

Inizia poi una parte interessantissima della premessa dove si confronta il libero cittadino romano con quello greco. Come detto fra i romani era molto più facile essere/divenire cittadini liberi, addirittura un singolo padrone poteva rendere liberi i propri schiavi, mentre in Grecia il processo era molto più laborioso. Superficialmente la società romana apparirebbe quindi più giusta di quella greca ma se si analizzano bene le complessioni (v. capitolo 3.3 dell'epitome) delle due società ci si accorge che l'effettivo potere e l'effettiva libertà del cittadino romano erano inferiori a quelli di un greco libero: ad esempio in Grecia i cittadini liberi erano più rari ma avevano diritti politici effettivi; a Roma erano più comuni ma solo i ricchi avevano reali poteri politici. Scrive l'autore: «A Roma, soltanto i membri dell'aristocrazia senatoria, sostenuti dalla ricchezza, del prestigio e dalle clientele, sarebbero pienamente cittadini, nel senso greco del termine.»

Un altro paragrafo che mi ha colpito è il seguente. L'autore conclude il confronto fra cittadino libero romano e greco traendo la seguente conclusione generale: «La politica non è soltanto esercizio pieno di diritti politici teoricamente posseduti in misura uguale da tutti i cittadini... ...è anche consenso e stabilità del consenso, partecipazione emotiva, speranza.»
Ecco, alla luce di quanto ho scritto nell'epitome io “traduco” tale passaggio con: “Il potere politico (ma anche gli altri poteri) necessitano di stabilità sociale che si ottiene promuovendo e sostenendo gli specifici protomiti dell'epoca affinché la maggioranza delle persone crede nelle realtà multisoggetive da essi create”.

Conclusione: questa mia ultima “traduzione” non sembrerà avere molto senso a chi non ha letto la mia epitome... beh, ho scritto tale documento proprio per poter esprimere concetti più complessi di quelli consentiti da un semplice pezzo! Se volete approfondire l'argomento basta che scarichiate e leggiate il relativo PDF...

Nota (*1): e questo è evidentemente un mito (v. capitoli 2 e 3 v. capitolo 2° dell'epitome) che spiega e legittima la piena uguaglianza degli ex schiavi con gli altri cittadini romani.
Nota (*2): come spiegato nel capitolo 5.1 dell'epitome difficilmente chi ha qualcosa da perdere vorrà correre rischi.

sabato 24 dicembre 2016

Promettente (1/2)

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.06). In particolare i capitoli: 2, 5, 6 e 7.

Ieri ho scelto a caso un libro da una pila in un angolo della mia camera (v. il corto Scrivania per avere un'idea del mio disordine) e ne sono stato positivamente sorpreso: titolo e copertina infatti non mi ispiravano molto: L'uomo romano di Andrea Giardina, Ed. Laterza, 1993. Ma invece...

Al momento ho letto solo la premessa ma ho già apprezzato lo stile elegante dell'autore, la ricchezza delle citazioni (tutte con le relative fonti) e le molte note comodamente presenti a piè di pagina. Insomma un libro ricco di informazioni e già per questo molto interessante. Ma anche l'argomento mi attira: temevo che spiegasse come vestissero, cosa mangiassero, quali fossero le diverse attività (e simili) dell'uomo romano, insomma che fosse un libro descrittivo degli aspetti più materiali della vita quotidiana dei nostri progenitori; in realtà, da come è impostata la premessa, mi sembra che l'obiettivo sia più ambizioso, ovvero un'analisi quasi filosofica di quale sia l'essenza della romanità e del significato “reale” della cittadinanza.

Inutile dire che già nella premessa vi ho trovato numerosi spunti interessanti oltre a possibili collegamenti con la mia epitome. Nel prosieguo di questo pezzo voglio elencare tutti questi elementi per dare un'idea della ricchezza di questo saggio.

Devo anche premettere che nonostante ammiri lo stile dell'autore e ne apprezzi la chiarezza e precisione dell'esposizione non sono sempre d'accordo con le sue conclusioni, anzi!

Il primo spunto interessante è proprio un esempio di questa differenza di vedute. La premessa inizia riportando un'affermazione di Vegezio, un intellettuale del IV secolo d.C., secondo il quale l'esercito romano avrebbe dovuto essere riformato tornando alla leva dei cittadini: Vegezio argomenta questa sua proposta rifacendosi a un'ideale di “romano” piuttosto stereotipato nella cultura del tempo: il romano è meno forte del germano, meno colto del greco, meno astuto degli africani, meno forte dello spagnolo; infatti la vera forza del romano sta nell'esercizio delle armi, nella sua disciplina e organizzazione.
L'autore liquida Vegezio definendolo “un individuo non particolarmente colto né intelligente” e la sua idea di legione romana un “reperto d'archivio, un fossile”; secondo l'autore questa posizione di Vegezio riflette un'idea appartenente alla cultura medio-bassa del tempo.
Come ho forse già accennato altrove sono particolarmente interessato alle ragioni della caduta dell'impero romano d'occidente e, ovviamente non influenzato dalla cultura medio-bassa del tempo, ero giunto a conclusioni simili a quelle di Vegezio. Ovviamente nella mia riflessione non mi basavo sullo stereotipo del romano come l'autore latino: il mio ragionamento era molto più articolato (non c'è spazio qui per discuterne) ma nell'essenza si basa sulla dinamica dei gruppi/poteri della società e sulla legge della rappresentatività (Cap. 5.6 dell'epitome) applicata all'esercito dell'impero.
Sono onestamente curioso di scoprire (sperando lo faccia!) come mai un esercito composto da una leva di cittadini sarebbe stato un “fossile”.

Altro elemento interessante: l'idea che i morti causati dalle persecuzioni dell'impero contro i cristiani fossero molto minori di quelli provocati da conflitti fra i cristiani stessi è del Gibbon. Io l'avevo scoperto grazie ad Harari e pensavo che fosse una teoria molto più recente!

Secondo un recente studio i romani solevano tagliare le teste dei nemici. Interessante è però notare che ciò che ritenevano realmente crudele non era (ovviamente!) il mozzare le teste ma “gioire scompostamente” davanti al capo di un nemico a lungo temuto oppure fare commenti di cattivo gusto su particolari fisionomici!

L'autore mi ha poi stupito con una precisazione che mi è sembrata ovvia e non necessaria ma che, probabilmente, al lettore comune potrebbe sfuggire: è impossibile trovare stereotipi romani validi per tutta la durata dell'impero: si parla infatti di oltre mille anni di storia!
Su questo argomento in generale rimando al 6° capitolo della mia epitome.
Comunque anch'io ho più volte scritto sul cambiamento della mentalità romana: basandomi su una teoria di mio zio e su varie letture avevo ipotizzato due momenti ben precisi della storia romana in cui questo cambiamento è improvviso e netto: dopo la seconda guerra punica con la sconfitta di Cartagine e un paio di secoli dopo fra la guerra civile che veda Ottaviano contro Marco Antonio (e il pericolo “egiziano”) e la sconfitta di Varo nella foresta di Teutoburgo. Sono curioso di vedere se nel resto del libro troverò accenni a questi particolari momenti...

L'autore poi prosegue spiegando che fra i vari abitanti dell'impero le differenze variano non solo nel tempo ma anche nello spazio: in particolare la differenza è abissale fra gli abitanti delle città e quelle delle campagne. Al riguardo rimando al vecchio pezzo La contraddizione del pagano cittadino.

Interessantissimo è poi un episodio che già conoscevo ma senza i dettagli forniti dall'autore. Si tratta della testimonianza di Prisco un ambasciatore romano che va a parlamentare con Attila (449 d.C.). Prisco, al campo di Attila, si imbatte infatti in un cittadino romano (un ex mercante greco) che era riuscito a integrarsi perfettamente con gli unni e con i quali, gli spiega, si trova meglio che nell'impero. Attualissime le motivazioni apportate dal greco: «Presso i romani le leggi non si applicano a tutti; se il trasgressore è uno dei ricchi, egli non paga il fio; se è povero, viene punito, tranne che muoia prima del giudizio, tra le lungaggini e le grandi spese del processo.». Al riguardo vedere la seconda parte di La fine del corso...
E il mercante incontrato da Prisco non è il solo a pensarla così: Marsiglia Salviano, un autore a lui coevo, scrive che molti cittadini romani preferiscono abbandonare l'impero per rifugiarsi dai goti o altri barbari ribelli perché «preferiscono vivere liberi sotto apparenza di prigionia che prigionieri sotto apparenza di libertà».
Io vi vedo un esempio dell'inizio del crollo dei protomiti che tengono insieme la società (capitolo 7° dell'epitome) e che, nell'attualità odierna, possiamo vedere fra i motivi per cui tanti giovani decidono di lasciare l'Italia: non solo per mere ragioni economiche ma per mancanza di fiducia nel paese (ovvero nei suoi protomiti; v. capitolo 2° dell'epitome).

Marsiglia Salviano rincara la dose e spiega che i rappresentanti dell'erario si sono trasformati in dei tiranni e arriva addirittura all'identificazione fra i rappresentanti delle legge con dei banditi. Io mi trovo sulla stessa lunghezza d'onda di Marsiglia Salviano: avevo in mente proprio questo concetto per scrivere un pezzo su una nuova vergognosa e odiosa gabella che mi ha imposto quest'anno la regione Toscana...
Bella e appropriata la citazione di Sant'Agostino riportata dall'autore: «Una volta allontanata la giustizia, che cosa sono i regni se non grandi bande di briganti? E cosa sono le bande di briganti se non piccoli regni?»

L'autore, ma del resto scrive prima del 1993, concorda con un altro studioso che vede una “tristezza senza fine” in questo preferire il “buon selvaggio” al peso di “una civiltà superiore”.
Ovviamente io non sono d'accordo: ormai non si tratta più semplicemente di una “civiltà superiore” (due secoli prima l'entusiasmo e la gioia di farne parte data dall'editto di Caracalla è palese e diffuso) ma della degenerazione di una “civiltà superiore”!

La premessa continua ancora per svariate pagine ma visto che ho già scritto abbastanza lascio qui tutto in sospeso con l'idea di tornarci nei prossimi giorni...

Conclusione: non so se questo libro manterrà tutte le mie aspettative ma di sicuro per il momento mi piace molto e lo leggo volentieri!

venerdì 23 dicembre 2016

Il segnalibro

Una premessa: tanto tempo fa (v. introduzione a Ragguaglio) mi ero comprato una traduzione del Corano, con calma ne avevo letto buona parte e avevo iniziato a preparare un pezzo molto interessante (v. note finali a Chipped and yes proxy), poi mi ero reso conto che l'articolo era più impegnativo del previsto (v. il corto Iniziato), MOLTO più impegnativo (v. introduzione a Piccolo grande orgoglio), fino poi a non farne di niente (v. note finali a W Harari!)...

In pratica avrei avuto molte cose interessanti da dire, avevo in parte già scritto i pezzi veri e propri ma alla fine, anche su consiglio di amici, avevo deciso di non farne di niente: mi ero autocensurato...
Mi ero reso conto che molte delle mie osservazioni sarebbero apparse come delle critiche al Corano e, visto che esso è ritenuto la voce diretta di Dio, avrei rischiato di essere considerato blasfemo (*1) dai credenti.

Però avevo continuato a rifletterci ed ero giunto alla conclusione che forse non ero pronto per la lettura diretta e autonoma del Corano e che avrei dovuto provare a leggere un libro introduttivo che mi aiutasse a comprenderne il senso più profondo oltre a quello più letterale.

Finalmente ho finito di leggere Il Corano – una biografia di Bruce Lawrence, Ed. Newton Compton, 2007, trad. Milvia Faccia che comprai proprio per questo motivo ormai circa 5 anni fa (v. Compulsioni collaterali).

In realtà il libro è pessimo: nonostante sia scritto da un professore universitario prevale lo spirito del fedele dando un'enfasi religiosa, per i miei gusti eccessiva, a molte parti del testo. Si ripete molto spesso quanto sia meraviglioso e profondo il Corano senza però spiegare cosa ci sia effettivamente di così meraviglioso e profondo!

Nel complesso un libro vago e superficiale che mi lascia, in pratica, con tutti i dubbi e le perplessità che avevo prima di iniziare a leggerlo. Questo anche perché la sua impostazione non è quella che speravo (che desse cioè un'infarinatura sul Corano e, magari, ne spiegasse i punti più paradossali per chi, come me, ha un retroscena culturale completamente diverso) limitandosi invece a presentare dei personaggi che hanno avuto un impatto significativo sull'interpretazione di tale libro sacro.

I primi due capitoli sono, ovviamente, su Maometto: abbastanza interessanti anche se non chiarissimi.
Molto interessante il terzo capitolo su Â'isha che sposò Maometto all'età di 9 anni. Si devono a lei e alla sua prodigiosa memoria molti ricordi sugli ultimi anni di vita del profeta. Ebbe insomma un ruolo non secondario nell'indirizzare e guidare i primi musulmani: per l'autore fu la donna più importante dopo la prima moglie Khadîja.
Dal 5° capitolo inizia a trattare i vari commentatori al Corano Ja'far, Tabarî e altri: indirettamente viene confermato che il Corano ha più livelli di interpretazione e i singoli versetti possono essere suddivisi fra quelli “evidenti” (ovvero comprensibili a tutti) e quelli interpretabili (da chi conosce già bene l'intero Corano, dagli Imam, dal profeta oppure solo da Dio). Inoltre in arabo ci sono rime, il testo è considerato meravigliosamente poetico (*2) e lo si apprezza maggiormente quando è ben recitato ad alta voce.
Il capitolo 7 è su Roberto di Ketton: l'autore della prima traduzione in latino del Corano nel XII secolo. La sua versione è intitolata La legge dello pseudo-profeta Maometto ma in realtà si tratta di una traduzione molto accorta, più concentrata sul senso che letterale: è interessante che Ketton si sia basato su vari commentari arabi per comprendere e quindi tradurre i versetti di più difficile interpretazione. Insomma, nonostante l'atmosfera del tempo (l'epoca delle crociate), Roberto di Ketton fa una traduzione che cerca genuinamente di conoscere e capire il libro sacro dei musulmani invece di screditarlo dandone una versione superficiale e letterale.
Nei capitoli successivi ci sono gli interpreti mistici del Corano (Arabî e Rûmi) fino ad arrivare a intellettuali musulmani di tempi più recenti.
Ad esempio nel capitolo 11° è descritta la figura di Ahmad Khan, un intellettuale indiano del XIX secolo: come i cristiani anche i musulmani si sono dovuti interrogare sul rapporto fra Dio e la scienza. Ahmad Khan risolve il problema spiegando che anche le leggi della scienza sono state create da Dio e che il Corano va interpretato da ogni generazione tenendo conto della situazione corrente: non c'è alcuna contraddizione fra scienza e Corano e per questo Ahmad Khan nega ogni sorta di miracolo: ad esempio, anche il Viaggio Notturno di Maometto non fu reale ma una sorta di visione indotta da Dio.
Nella parte finale c'è anche un capitolo su Osama Bin Laden: il suo terrorismo aveva infatti delle basi teoriche religiose. Inoltre non era rivolto solo contro gli USA ma anche contro la monarchia saudita, colpevole di aver tradito la propria fede. Secondo l'autore però Bin Laden basava le sue teorie su versetti estratti dal loro contesto e ne distorceva il loro significato. Comunque interessante.
L'ultimo capitolo, il 15°, parla invece di medicina e spiega come si possa guarire anche da gravi malattie come l'AIDS usando il Corano. In pratica il guaritore prescrive al paziente delle formule prese dal Corano (*3) che vanno copiate in tazze o stoviglie: in queste viene poi versata l'acqua che, una volta sciolto l'inchiostro, deve essere bevuta dal malato.
L'autore non taccia queste pratiche come semplice superstizione (anzi fornisce anche il collegamento a un sito per guarire dall'AIDS!) e questo mi ha confermato l'impressione iniziale che lo studioso abbia ceduto il posto al fedele, forse non fanatico ma di sicuro molto entusiasta.

Conclusione: l'unica utilità di questo libro è stata quella di confermarmi i più livelli di interpretazione del Corano; poi però, tutti gli argomenti che sfiora, seppure interessanti, non vengono abbastanza approfonditi da essere di una qualche utilità.

Nota (*1): Ho scoperto poi che alcune delle mie argomentazioni sarebbero state analoghe a quelle di Salman Rushdie e del suo Versetti satanici, ma non ne sono sicuro perché non ho letto tale libro...
Nota (*2): Mi chiedo quanto abbia influito sui canoni di bellezza poetica dei musulmani.
Nota (*3): dalle ultime due sure del Corano, dette “ta'wîdh”, dalle loro prime parole che significano “Mi rifugio”.

mercoledì 21 dicembre 2016

Vecchie foto (poesia)

Ieri sera tardi ho avuto la malaugurata idea di mettermi a cercare una vecchia foto di mia madre. Ovviamente non l'ho trovata e mi sono invece imbattuto in una scatola piena di vecchie foto ma non vecchissime: una collezione eterogenea fra le quali c'erano molte foto scattate da mia madre al giardino di casa.

Mi hanno fatto una notevole impressione: sembrava tutto più colorato, più lindo, più luminoso; sicuramente tutto più curato...
Ma soprattutto mi hanno impressionato gli alberi: si vede chiaramente che anche loro erano più giovani e mingherlini! Venticinque anni sono un tempo significativo anche per gli alberi: sempre fermi ma non sempre uguali...

L'abete in un angolo del giardino era poco più alto di una persona mentre adesso con la sua punta si avvicina ai dieci metri; la siepe era tagliata bene mentre adesso è esplosa fuori controllo; dove c'era un piccolo arbusto adesso c'è una macchia enorme (non chiedetemi che pianta sia ma è un sempreverde che cresce in diametro e non in altezza!)...
E poi c'erano i due amatissimi animaletti neri di casa: una canina (Gaia, la “reginella”) e un gatto (Eolo, secondo la mamma il mio “fratellino buono”!)...
Ogni tanto sbucava una mia foto: seccato non guardo mai verso l'obiettivo, sembro impegnato in chissà quale grande attività; una smorfia imbronciata sul volto ma con ancora un sacco di capelli in testa!

Ovviamente sono stato preso dalla malinconia e mi sono addormentato con delle parole che mi frullavano nella testa come frammenti di idee impazziti. Stamani, appena sveglio, le stesse parole si erano sedimentate e si tenevano per mano: mi è stato facile metterle tutte insieme per realizzare la seguente solita brutta poesia...

Non la sto a spiegare perché un mio amico mi ha detto che tendo a prendere i miei lettori per scemi! E comunque, in questo caso, il significato della poesia è palmare...

Vecchie foto
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Dove sono sbiaditi i colori?
Dove si è offuscata la luce?
Dove si sono spente le risa?
Dove si è dissolto il calore?
Dove è sfiorita la speranza?

Nei miei occhi,
Nel mio cuore,
Nella mia anima.

Là dove il tempo mi ha abbracciato.

martedì 20 dicembre 2016

Famiglia ed educazione

Riflessione notturna. L'educazione che i genitori impartiscono ai figli non può essere indipendente dal contesto della società. I figli infatti, anche quando si adeguano al volere dei genitori, confronteranno le regole a loro imposte con quelle dei propri coetanei. In base all'esito del confronto valuteranno i propri genitori alla luce della loro disciplina e questo potrebbe influire sulla loro psicologia e quindi sul loro carattere.

Lo so è una banalità: ma fino a stanotte davo per scontato che potesse esistere un'ideale educazione “perfetta”, ora però mi rendo conto che non può essere così perché, appunto, anche il luogo e il tempo (nel senso specifico dell'educazione applicata dalle altre famiglie) hanno un ruolo importante.

Breve ma significativo - 20/12/2016
La fonte (più chiara e completa) è Occupazione e disoccupazione su Goofynomics.

La percentuale di disoccupazione delle statistiche si basa sul rapporto fra il numero di disoccupati che cercano lavoro e la somma di questi con i lavoratori. Le persone che pure sarebbero in età lavorativa ma che non trovano lavoro perché, “scoraggiate”, non lo cercano non sono conteggiate!
Questo porterebbe al paradosso che se gli occupati diminuiscono ma gli scoraggiati aumentano più dei primi allora la percentuale di disoccupazione decrescerebbe...

Un esempio numerico: supponiamo di avere nella situazione iniziale (numeri a caso) 30 occupati, 20 disoccupati e 50 cittadini inattivi (pensionati, “scoraggiati”, etc.)
In questo caso la percentuale di disoccupazione è del 20/(30+20)=.4=40%
Supponiamo che, un anno dopo, ci sia 1 occupato in meno e 3 “scoraggiati” in più, ovvero: 29 occupati, 18 disoccupati e 53 inattivi.
In questo caso la percentuale di disoccupazione è: 18/(29+18)=.383=38,3%

Cioè il numero di lavoratori è diminuito ma la percentuale di disoccupazione è comunque scesa perché un numero maggiore di persone che non lavorano (ma potrebbero farlo) non sono più considerate disoccupate.

Conclusione: quando i media divulgano queste statistiche non basta valutare la percentuale di disoccupazione ma anche la percentuale di occupati (sul totale della popolazione) che però, probabilmente, nemmeno vi daranno!

Prova veloce - 28/12/2016
Come mai ho scritto così frettolosamente dei pezzi (Promettente (1/2) e Promettente (2/2)) basati su una premessa?
Ovviamente perché l'ho ritenuta interessante per i suoi molteplici spunti ma anche perché mi ero reso conto che mi avrebbe permesse di fare numerosi riferimenti alla mia epitome ed ero curioso di vedere il risultato.

Infatti uno dei motivi per cui l'ho scritta era quello di semplificare la lettura dei miei pezzi più “impegnati” rimandando a un unico riferimento.
Per questo motivo il risultato finale non mi è piaciuto: non era per niente più chiaro e i molti rimandi alla mia epitome sembravano altrettante pubblicità a essa...

Cambierò quindi strategia: voglio preparare una nota che inserirò all'inizio di un pezzo segnalando che per la sua piena comprensione è necessaria la lettura dell'epitome (magari specificando i capitoli più rilevanti) e nel testo vero e proprio inserirò solo una particolare nota tipo “(#)” che rimanderà a tale messaggio. Vedremo...

Aggiornamento Epitome #16 - 5/1/2017
In quest'ultimo mese non ho più toccato la mia epitome. Inizialmente mi dicevo di voler attendere le correzioni dei miei amici/lettori che ho cooptato a tale scopo ma in realtà avevo bisogno di ricaricare le pile.
Adesso mi sento di nuovo bello carico e ho voglia di rimetterci le mani sopra: piuttosto che attendere gli appunti dei miei lettori le darò io una bella rilettura e risistemando meglio il primo capitolo. Come spiegai a suo tempo questo primo capitolo si basa quasi completamente su un mio vecchio pezzo e quindi lo stile è quello semplice e famigliare che uso di solito e che, probabilmente, non è adatto a un'opera che vorrebbe essere un poco (non tanto!) più formale.
Ho deciso di rimetterci le mani dal 7 gennaio e, credo, in una settimana dovrei essere in grado di pubblicare la seconda versione beta pubblica...

Arafat - 5/1/2017
Stanotte ho sognato Arafat! Sfortunatamente non ricordo molti dettagli perché l'ho sognato a metà nottata ma qualcosa mi è rimasto impresso:

Arafat mi voleva ringraziare personalmente perché avevo eroicamente salvato la vita di un bambino palestinese. Mi aveva dato appuntamento in un giardinetto pubblico ed è arrivato trasportato da delle robuste guardie del corpo su una sedia (per motivi di salute) e con un cappuccio in testa per non farsi riconoscere. Per prima cosa mi ha detto di chiamarlo “Palestina”. Siccome era un giardino pubblico e vi passavano diverse persone Arafat era calmo ma guardingo: ogni volta che qualcuno si avvicinava aveva l'abitudine di dargli una rapida occhiata come per valutare la persona e poi abbassava lo sguardo per non farsi riconoscere.
Il colloquio non era facile perché io ero seduto su una sedia davanti a lui a 3 o 4 metri di distanza e c'era vento e confusione...

Sì, lo so: Arafat è morto nel 2004... non ho proprio idea dell'origine del sogno visto che la Palestina non è certo in cima ai miei pensieri...

lunedì 19 dicembre 2016

Aggiornamento Epitome #15

La scorsa settimana ho finalmente pubblicato la mia epitome ma, come spiegato, è ancora tutta da rivedere. Io l'ho riletta appena una volta (al contrario delle dozzine della tragedia) perché ho preferito togliermi il peso: l'ho scritta contro voglia, quasi fosse un dovere e non un piacere, e psicologicamente è stata molto impegnativa...

Nel frattempo ho chiesto a vari amici di leggerla e segnalarmi eventuali problemi ma, come temevo, le risposte non sono state molto entusiastiche...
Fortunatamente c'è stata una significativa eccezione: il mio amico esperto di grammatica e retorica (da qui in poi soprannominato Ace), che più volte ho rammentato su questo viario per le sue precise e puntuali animavversioni ai miei scritti, mi ha dato la sua disponibilità a rivedere e correggere quanto ho scritto.

Egli ha infatti appena completato un suo progettino secondario: rivedere, correggere ed espungere la Divina Commedia di Dante. In genere gli esperti la consideravano già un'opera discreta ma Ace mi ha fatto notare i suoi molti limiti:
- i brutti fiorentinismi
- il suo razzismo, territoriale e non
- la scarsa attualità
- le parole strane che non si capiscono
- i refusi

Così, si è messo di impegno e, canto dopo canto, ha messo le mani là dove era necessario.
Mi ha poi fatto leggere alcuni passaggi e devo ammettere che è riuscito nella difficile impresa di migliorare la Commedia di Dante e renderla veramente Divina.

Alcuni passaggi che mi ricordo a memoria:
- Nel XXVIII canto, dalla bolgia dei seminatori di discordia, ha tolto Maometto, per non offendere i sentimenti dei credenti musulmani, e lo ha sostituito con un monaco buddista. «...er canarino giallo [il monaco buddista], verme gnudo, pigolava, // mentre, dal grugno al buzzo, si dilacerava...»
- Tolto completamente l'incontro con gli zingari che cercano di borseggiare Dante e Virgilio: al suo posto ha invece inserito un rapido e vivace quadretto protrettico d'ispirazione morale contro il fumo. Nella vivace fantasia di Ace infatti sono i demoni a fumare le sigarette e a soffiare poi il fumo in faccia ai dannati: questi inutilmente cercano di trattenere il respiro ma poi devono cedere e inalare i fumi tossici («...con gote rosse e occhi palluti // i tabagisti tossono [arcaico per “tossiscono”] sangue e bava // mentre il cancro le interiora gli scava...»
- Nel purgatorio l'ebreo convertito Malachia non presta più del denaro a interesse a Dante: giustamente Ace trova che si tratti di uno stereotipo abusato e subdolamente razzista. Sottile l'intervento di Ace sul testo: ha sostituito la pregna domanda retorica di Malachia «...mi maledirai?» con un più corretto «...me li [i soldi] ridarai con comodo!»
- Per attualizzare l'opera, pur mantenendo il racconto simile all'originale, ha sostituito i protagonisti del famoso V canto: non più Paolo e Francesca ma Matteo e Maria Elena...
- Nello stesso canto mi è rimasta impressa un'altra piccola e vivace variazione: non più “Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse” ma «Brutta fava fu 'l libro e chi lo scrisse»
- Ace ha poi apportato una modifica che gli stava particolarmente a cuore: nel XXXIII canto Capraia e la Gorgona non si muovono più a ostruire la foce dell'Arno per far affogare i pisani; piuttosto le isole si muovono sì verso la foce dell'Arno ma solo per fare un inchino e omaggiar «di Pisa la degna gente».
- Molto divertente poi anche la nuova scenetta (“per allentare un po' la tensione...” mi ha spiegato l'autore) nella bolgia degli ubriaconi. Dante chiede a uno dei dannati ubriachi «e ch'è 'sto piscio giallo che nel gargarozzo tuo trangugi?» e la povera anima cerca di rispondere «Gnian gnimigniagnio», Dante più volte allora gli richiede «Come? O che tu dici? O che sei un poco grullo? Anima mongola [antico per “affetta da sindrome di Down”] che dici?» e, solo quando anche i diavoli che assistono alla scenetta si mettono a ridere, Virgilio gli spiega «Intendea “San Gimignano” la su' lingua enfiata»
- Ace, sempre per attualizzare l'opera, ha fatto anche un'importante aggiunta che sicuramente avrà ripercussioni sul piano teologico. Accanto al limbo, dove attendono le anime dei bimbi non battezzati, Ace vi ha inserito un centro di accoglienza per profughi: qui girovagano senza meta le anime dei migranti («...facce perse di gente persa, ciondolando vanno...») morti prima di ottenere il permesso di soggiorno, guardati a vista da diavoli violenti ed evitati anche dagli sdegnosi dannati di passaggio. Trasparente la metafora che vede bloccati i migranti all'Inferno [Italia], senza permettere loro di raggiungere non solo il Paradiso [Svezia] ma neppure il Purgatorio [Germania].

È quindi ovvio che Ace capace di, diciamolo pure francamente, rendere leggibile un'opera obsoleta, sarà quindi tanto più in grado di trovare, qua e là, anche qualche sbavatura nella mia epitome.
Per adesso mi ha riguardato solo il primo capitolo ma già è possibile vedere che al suo occhio di falco non sono sfuggite alcune imprecisioni:
Evidenziati in giallo gli errori più o meno gravi e le frasi che non tornano...
Insomma anche se accetto anche solo il 50% delle sue correzioni avrò molto lavoro da fare!

Conclusione: come al solito mi sono divertito a scherzare sulla solerzia di Ace ma in realtà apprezzo molto i suoi sforzi che, credo, daranno un contributo decisivo a rendere più piacevole la lettura della mia epitome. Mi sa che dovrò aggiungervi una pagina con i ringraziamenti!

domenica 18 dicembre 2016

Varie registrazioni

Oggi è il terzo giorno di fila che mi esercito con la chitarra e i risultati già si vedono: è incredibile quanto sia fondamentale allenarsi tutti i giorni!

Sempre approfittando del microfono che mi hanno prestato (v. il corto Desert Queen) e della buona vena odierna ho fatto varie registrazioni. Invece di centellinarle nei vari corti preferisco pubblicarle tutte insieme qui in maniera da poter descriverne per bene tutte le caratteristiche (*1).

Il primo pezzo è She is my sin dei Nightwish dove io suono la chitarra dell'accompagnamento.
She is my sin: queste sono le prime 116 battute. La maggior parte delle battute sono accordi facili e lunghi, in genere 4/4 o al minimo 1/4. Ci sono però un paio di passaggi difficili: a 2'36” e a 2'49”.
Si tratta di queste due battute:
Ci sono sedicesimi e quindi siamo al limite della mia (scarsa) velocità: per la cronaca la prima volta mi sembra di averle suonato bene mentre la seconda sul finale mi sono forse confuso. Sono però così abituato alla lunghezza della battuta che quando termina, automaticamente, passo all'accordo successivo indipendentemente da quel che sto suonando!
Da notare che a 1'13” c'è la versione semplificata di queste due battute che il maestro mi preparò inizialmente: in pratica si riduce il tutto a 6 accordi anche se dal ritmo un po' strano.
L'errore più grosso è a 35” dove urto una corda libera che continua a suonare per vari secondi...
Poi qualche altra imprecisione qua e là ma nel complesso (per il mio basso livello) non è male!

Il secondo pezzo è Midnight Madness dei Sinergy. Si tratta delle sole prime 17 battute: il brano reale è a velocità impossibile per me (sui 180bpm mi pare) mentre io arranco a 135bpm!
Per fare il “bravo” ho però suonato a 130bpm e sono comunque riuscito a farci un paio di errori!
A 14” (un punto che in genere mi riesce abbastanza bene) non si sente una nota (probabilmente non la plettro!). Invece sul finale, che è la parte veramente difficile, a 28” sbaglio una nota.
Però nel complesso anche le note finali sono abbastanza distinte l'una dall'altra. Confrontate ad esempio con QUESTA vecchia (del giugno 2016) versione ad appena 113bpm dove sul finale mi “mangio” tutte le note...

Il terzo pezzo è Star Wars!
La durata delle note non è forse perfetta perché tendo a suonarla “a orecchio” però non ci ho fatto errori macroscopici. Da notare l'accordo finale: come spiegato in Lezione XC il maestro mi aveva detto di suonare le singole note: «Avevo dei dubbi sulle tre battute finali dove invece della melodia c'è un accordo che mi pareva strano e difficile da eseguire. Il maestro me lo ha semplicemente tolto perché dice che se suono per tutto il brano una melodia allora musicalmente è un po' brutto concludere con un accordo (che comunque è suonato dalle tracce supplementari) e mi ha lasciato al suo posto solo delle singole note.»
Però poi a suonare le singole note si sentiva “Pi.... pi, pi, piii...” che era molto anticlimax! Così di mia iniziativa ci ho inserito un accordo fatto da me (che comunque usa note della tonalità) che dà un po' più di corpo al suono...

Il quarto pezzo è un breve frammento di Hard Rock Halleluja: si tratta di appena 7 battute (dalla 33 alla 39) che però tecnicamente sono probabilmente le più difficili che abbia mai studiato. Il problema è che diverse note si alternano con e senza palm muting a una velocità per me significativa. Ecco qui:
Io suono questa parte al 90% della velocità reale (124bpm) e la mia esecuzione è ripetuta tre volte di seguito (senza tagli). Nel complesso decisamente decente: da domani mi esercito a velocità reale!

Il quinto pezzo è un altro frammento, stavolta di The final countdown degli Europe. Di nuovo solo poche battute (dalla 38 alla 44), ripetuto tre volte ma scegliendo le esecuzioni migliori: lo so fanno pena...
Suono al 90% della velocità reale (112bpm) e il problema è solo in una battuta: per fare il tipico rumore “grattato” si devono stoppare le corde dell'accordo; in genere è facile e basta allentare la pressione delle dita per stopparle; il problema è in questa battuta:
Dopo l'F#5 bicorde (che non dà problemi) c'è infatti l'E5 bicorde con la 6° corda che suona libera: in questo caso per stoppare l'accordo non è ovviamente sufficiente sollevare le dita perché sulla 6° non ce n'è nessuna; si deve invece intervenire col polpastrello del pollice per stoppare la 6° corda e, contemporaneamente, sollevare il dito sulla 5°: questi movimenti contrapposti fra loro non sono facili e ad alta (per me!) velocità è facile confondersi...
Decisamente mi devo allenare ancora ma comunque sono già andato molto meglio rispetto a ieri!

Conclusione: ormai devo cercare di esercitarmi anche domani per vedere se riesco a migliorare ulteriormente!

Nota (*1): nei corti, per i soliti motivi di spazio, sono sempre costretto a saltare qualcosa...

venerdì 16 dicembre 2016

La Petalosa non dimissionaria...

Un breve video, che io trovo divertente, di appena una ventina di secondi:
Maria Elena Boschi: "Lascio la politica se vince il NO"

All'epoca il governo credeva ancora di riuscire a vincere il referendum grazie al controllo dei media e la Boschi diceva ciò che avete (spero) sentito...

Poi il referendum è andato com'è andato ma la Boschi si è guardata bene dal mantenere l'impegno preso: dopo tutto il suo mentore le ha insegnato, più volte con il proprio esempio personale, che la parola data non ha alcun valore.

Nessun pudore, nessuna verecondia: si afferma una cosa e se ne fa un'altra. Probabilmente dovrei scandalizzarmi ma la mia fiducia nella Boschi era già così bassa che mi sarei stupito del contrario...

PS: questa è la prima volta che sento la Boschi esprimere un'idea: mi è sembrata una scolaretta che, con gli occhi sgranati, ripete alla maestra la lezione imparata a memoria ma non capita...

Sul perché si devono ridurre le pensioni italiane - 16/12/2016
È da tempo che non mi azzardo a scrivere di economia e ne sono più che lieto: sul sito Goofynomics c'è infatti chi lo fa molto meglio di me...
Quando io esprimevo i miei dubbi e sospetti c'era già chi aveva chiarito le stesse vicende con tanto di documentazione e formule matematiche. Perché quindi dovrei fare adesso lo sforzo di ripetere con parole mie ciò che leggo su Goofynomics?
Molto più semplice suggerire ai miei lettori gli articoli che trovo particolarmente interessanti. È questo il caso di Eugenetica pensionistica dove si ipotizzano le VERE ragioni per cui si vogliono ridurre le pensioni degli italiani. Molto istruttivo, da leggere...

Sogno triste buffo - 17/12/2016
Il sogno odierno:

Ero a casa a riordinare e improvvisamente trovo una vecchia cartolina da Cuba che mi aveva mandato mia mamma prima di morire. A prima vista sembrerebbe mostrare una grande torta a forma di letto matrimoniale rosa tagliato nel mezzo così da ottenere due letti singoli.
Ma poi mi sono "ricordato" come stavano le cose: non era una torta gigante rosa ma due bare! Alla mamma era infatti stato proposto di accompagnare nel suo ultimo viaggio la salma di Fidel Castro! Immaginavo che la mamma avesse trovato l'idea divertente dando così la propria disponibilità.
Risultato, nel mio sogno, per Cuba era transitato un camion con un rimorchio con sopra due bare rosa a forma di lettini singoli ma che, accostati, sembravano farne uno matrimoniale,
Ho pensato di fare una scansione ma poi mi sono detto: basta che trovi dei video su Youtube con il funerale di Castro! E qui mi sono commosso perché ho pensato che, mentre ai cubani interessava solo la morte di Castro, a me stava a cuore l'altra: le due bare erano uguali ma io sapevo qual era quella di mia madre... Qualche lacrimuccia e mi sono svegliato!

Nel mio sogno la cerimonia era più kitsch!

Desert Queen - 17/12/2016
Da molto tempo non pubblicavo nessuna delle mie esercitazioni con la chitarra: il motivo è semplice: mi manca un cavo decente per collegarmi alla pedaliera (e quindi al calcolatore tramite cavo USB)...
In totale ne ho 4: uno funziona (e lo adopero per l'amplificatore), un altro non va e due non riesco a trovarli!

Però qualche giorno fa un amico mi ha prestato un microfono analogico e quindi ne ho approfittato per registrarmi mentre suono. Ecco quindi i miei progressi con Desert Queen...

Che più o meno corrispondono ai primi 50 secondi (meno una dozzina di suoni ambientali) di questa canzone:
Desert Queen – Sister Sin

Tenete presente che nel video ci sono due chitarre, che io non uso effetti se non la distorsione base dell'amplificatore e che, dove io suono la melodia, in realtà dovrebbero essere accordi...

Scrivania - 19/12/2016
Secondi alcuni studi l'intelligenza è proporzionale al disordine della propria scrivania: concordo!
Ecco la mia scrivania: evidentemente MOLTO intelligente!

PS: questo dovrebbe aiutare a capire che non scherzo quando scrivo (v. il corto qui sopra!) di non trovare più due cavi per chitarra elettrica!

Il governo Renzi-Gentiloni

In queste due ultime settimane non ho seguito la politica: volutamente mi sono risparmiato il teatrino dei comunicati, delle dichiarazioni, delle finte e delle controfinte. Perché poi l'informazione in Italia è quel che è e i giornalisti non si vergognano né si stancano di leggere acriticamente agli spettatori assopiti le varie veline anche quando, a pochi giorni di distanza, magari si contraddicono o cambiano completamente posizione...

Meglio quindi limitarsi ad aspettare e vedere il risultato finale piuttosto che cercare di seguire, con informazioni incomplete e distorte, il processo che porta alla nomina del primo ministro.

In Ha vinto il “NO”, scritto a caldo il 5 dicembre, avevo fatto alcune ipotesi: in particolare mi chiedevo quale sarebbe stato l'obiettivo di Renzi.

Rimango dell'idea che Renzi avrebbe preferito un governo tecnico (o istituzionale: per me erano la stessa cosa) sostenuto ovviamente dal PD ma anche da tutto l'arco politico (M5S compreso). La mia idea (che ho tuttora) è che presto Bruxelles richiamerà l'Italia al rigore visto che Renzi ha fatto il gioco delle tre carte con i conti pubblici: in altre parole l'Europa presto ci chiederà altri (INUTILI) sacrifici, ovvero tagli e tasse. Per questo motivo sarebbe stato bene (dal punto di vista di Renzi) che tutti i partiti se ne prendessero la responsabilità, e di conseguenza nessuno se ne avvantaggiasse sugli altri: in questa maniera l'ex primo ministro si sarebbe potuto ripresentare alle prossime politiche come salvatore della patria (*1).
Il governo tecnico poi non c'è stato: ma abbiamo un governo quasi fotocopia, senza Renzi e senza l'imbarazzante Verdini, ma con parecchi uomini (e donne) di fiducia dell'ex primo ministro.

Questo mi lascia un po' perplesso perché il marchio "Renzi" rimane troppo evidente. Io vi vedo due spiegazioni: 1. l'Europa chiuderà un occhio e quindi non ci saranno da prendere misure economiche drastiche (però mi sembra difficile visto che fino ad oggi l'EU ha dimostrato un'ottusità teutonica nel perseverare caparbiamente in politiche economiche fallimentari); 2. Renzi preferisce mantenere comunque dei propri uomini (e donne) nel governo forse valutando che la “colpa” per le misure impopolari se la prenderà in gran parte il nuovo primo ministro Gentiloni.

Decisamente la seconda possibilità mi pare l'unica verosimile: Renzi si sporcherà indirettamente un po' le mani (misure impopolari) ma col vantaggio di conservare una grande fetta di potere (sempre utile).

Interessante l'esclusione del losco Verdini e dei suoi dal governo: io non credo a un'opera di pulizia ma piuttosto a un passo necessario in vista delle prossime elezioni (anticipate o meno che siano).
Verdini da solo prenderebbe 0,0X voti e quindi deve ricollocarsi da qualche parte: a sinistra non ha nessuna speranza e quindi l'unica possibilità resta il centro-destra. Per rientrare nel centro-destra deve fingere, almeno per un po', di essere contro questo governo PD.
L'ideale per Verdini sarebbe che Berlusconi sia abbastanza rintronato da riprenderselo in Forza Italia (o quel che sarà): questo garantirebbe a Verdini il maggior numero di parlamentari e, il giorno dopo le elezioni, sarebbe già pronto a dare il proprio “contributo” a qualsiasi governo disposto ad assoldare lui e i suoi mercenari.
Senza Berlusconi potrebbe tentare di infilarsi in qualche altra formazione di centro/destra pensata solo per rosicare qualche percentuale di voto anti-PD e anti-M5S.
Io, chiamandomi KGB, leggo in questo senso la difesa dalla scalata francese di Mediaset da parte del governo: cosa concederà Berlusconi in cambio di questo aiuto?

Sarebbe anche interessante confrontare le mene di Verdini con quelle di Alfano che ha scelto invece la via della "visibilità": forse Alfano si illude che alle prossime elezioni il suo augusteo cipiglio faccia scordare agli italiani il vergognoso nepotismo (o fratellismo?!) che ha contraddistinto la sua attività politica?

Conclusione: non ho intenzione di sprecare tempo a disegnare una vignetta per Gentiloni!

Nota (*1): magari con affermazioni del tipo: “Io non avevo alzato le tasse, ma quando mi sono dimesso avete visto cos'è successo?”

mercoledì 14 dicembre 2016

Cabala: 7:L7

Fra i vari significati di “cabala” ce n'è uno che indica degli speciali libri dove è possibile trovare l'equivalente numerico (per il gioco del lotto) dei sogni. La “cabala” del titolo odierno equivale quindi a sogni e numeri.

Il sogno...
Ero in una casa sconosciuta (i colori predominanti erano il grigio e il nero) al cui interno è presente un frigorifero strapieno di cibo. Ci sono anche tanti pezzi di carne cruda conservati ciascuno in un piattino. Nel sogno mi ricordavo che avevano diversi scopi e funzioni [ma ora non più]. Due di questi pezzi di carne si toccavano ma non avrebbero dovuto: uno dei due era infatti “contaminato” e aveva avvelenato anche l'altro.
Il “cacciatore” che era con me allora prende la carne “avvelenata” e, con un coltello affilatissimo, taglia via tutta la superficie di contatto.
Fatto questo [non ricordo più quale collegamento ci fosse con la carne] decidiamo di fare una missione di soccorso per aiutare una spedizione che era andata a caccia di un lupo mannaro [Sììììì!].
La nostra spedizione lascia però parecchio a desiderare: siamo solo in tre! Io, il cacciatore e una donna, forse mia mamma... Ma soprattutto siamo armati molto male: io ho solo un coltello di ceramica dalla lama affilatissima e dall'impugnatura verdolina brillante [un coltello da cucina che effettivamente ho], ma anche i miei compagni non sono messi troppo meglio di me.
Durante il tragitto parlo col cacciatore che mi racconta del lupo mannaro e di quanto sia astuto e malvagio [non ricordo i dettagli]. A un certo punto incontriamo un carro con un cumulo di cadaveri: vedo anche un coltello di ceramica simile al mio, ma più grande, che però ha la lama spezzata. Il particolare mi turba ma sul momento non ci penso più.
Arriviamo in una brughiera molto desolata: c'è solo un lontano boschetto alla nostra destra mentre tutto intorno ci sono dei fitti cespugli. Parlando ci eravamo distratti ma adesso mi rendo conto che siamo nel luogo ideale per un agguato: il lupo mannaro si potrebbe nascondere facilmente dietro a uno qualsiasi di questi cespugli. La donna intanto se ne sta andando per i fatti suoi verso il lontano boschetto ed è già a una cinquantina di metri da noi. Da tranquilla la situazione è improvvisamente divenuta critica.
Il cacciatore deve andare a “recuperarla” e quindi mi lascia solo in avanscoperta. Inutile dire che poco dopo arriva il “lupo mannaro”: in effetti non è una creatura antropomorfa ma un cane grigio, un po' tigrato, gigantesco e alto al garrese quanto un uomo. Ricorda un alano come struttura fisica ma è molto più grande.
Io mi preparo a difendermi: il lupo mannaro fa varie finte e, passando da cespuglio a cespuglio si avvicina a me. Capisco che è molto astuto e, quando ormai mi è vicinissimo, comprendo il suo piano: non gli importa se lo colpisco col mio coltello perché la lama è fragile e, una volta piantata nel corpo, riuscirà a spezzarla. Ma io non scappo né mi faccio intimidire e mi concentro ancora di più: so infatti che avrò una sola possibilità e che il mio colpo dovrà essere mortale. Mi chiedo anche se valga la pena di affrontare il mostro così male equipaggiati: infatti se anche lo uccidessi ma io venissi ferito, mi trasformerei a mia volta in un licantropo; ma scarto l'idea perché ora non ho alternative...
Il lupo mannaro è ormai a pochi metri da me ma intuisco che vuole solo fare una finta per scartare da una parte all'ultimo momento: Lo aspetto a piè fermo: come previsto, prima di essere alla mia portata, si getta da un lato e...

Mi sono svegliato sentendo un colpo non meglio identificato simile a una porta che sbatte in lontananza! Mentre scrivevo mi è venuto a mente di aver visto prima di andare a dormire una puntata della serie L'esorcista in cui si vedono molti cuori umani che vengono bruciati in un forno: credo che l'immagine truculenta mi abbia fatto sognare la carne cruda. Nel pomeriggio invece avevo incontrato il mio “vicino” di casa che portava a spasso il suo cane: un mastino enorme, grigio tigrato. Ecco l'origine del mio lupo mannaro!
Stranamente, anche se mi sono svegliato in una situazione di pericolo, ero estremamente tranquillo come se avessi avuto un normale sogno e non un incubo...

Ma veniamo ai numeri!
Ieri sono andato al supermercato dove ho pagato 24,47€. Ciò che ha impressionato molto la cassiera è stato il fatto che quella era la stessa cifra della cliente precedente!
Io le ho chiesto allora (scherzosamente) se vincevo qualcosa e lei mi ha suggerito (furbescamente) di giocare tali numeri al lotto: cosa che io ho prontamente non fatto.

L'altra settimana, la domenica del referendum, verso le 20:45 sono andato a vedere alla tivvù il posticipo serale: uscendo di camera la mia sveglia funzionava normalmente.
Finita la partita ho aspettato ancora un po' per sapere i risultati del referendum e, tornato in camera, ho fatto l'amara scoperta: la mia sveglia si era rotta e mostrava l'indicazione “7 : L7”.
Ho subito capito che era un segno e che la sveglia si era sicuramente rotta alle 23:00, alla chiusura dei seggi.
Per saperne il significato ho controllato la Bibbia: Vangelo di Matteo, capitolo 7, versetti dal 5(*1) al 7 che riporto qui di seguito:
«(5) Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
(6) Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
(7) Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.
»
Il significato è chiaro: l'ipocrita del quinto versetto è sicuramente Matteo Renzi, nel sesto lo si invita a non gettare la Costituzione nel fango (ovvero a non modificarla oscenamente) e nel settimo si consigliano le elezioni anticipate.
E questo non lo dico io ma lo dicono la Bibbia e la mia sveglia (rotta).

La sveglia col suo inquietante messaggio...

Conclusione: dopo aver “concluso” la mia epitome adesso ho molta voglia di scrivere sul viario... e questo è il terribile risultato odierno!

Nota (*1): L=50, quindi 50 - 7, ovvero 5 - 07 → 5 - 7...

martedì 13 dicembre 2016

Epitome

Importanta avvertenza!
Per trovare i riferimenti che dal viario rimandano all'epitome occorre usare l'appendice 1 "Tabella di conversione fra diverse versioni dell'epitome". Il motivo è che l'epitome è in costante evoluzione e i riferimenti inseriti nel viario mesi o anni prima potrebbero non corrispondere alla versione più recente.

Finalmente ho finito!
Cioè NON ho finito ma ho deciso (come spiegato nei precedenti aggiornamenti) di pubblicare la mia epitome mentre ancora i miei amici (con entusiasmo direi “variabile”) la stanno ancora rileggendo: nei prossimi giorni suppongo farò molte piccole correzioni. Suppongo principalmente refusi e cosmetiche, ma magari mi capiterà anche di riscrivere dei paragrafi poco chiari o aggiungere esempi...

A medio termine, anche in base al mio entusiasmo, avrei in mente modifiche più sostanziali come diversi nuovi capitoli e, magari, la riorganizzazione del tutto. Vedremo! Intanto...

13/12/2016
Epitome – La Luce più Buia – V. 0.06 (Beta 1)

27/1/2017 Ecco la versione Beta 2!
Epitome – La Luce più Buia – V. 0.07 (Beta 2)
Nonostante io stia già accumulando nuove idee, in questa versione non ho voluto aggiungere concetti nuovi e ho preferito concentrarmi sulla forma invece che sul contenuto. Ho fatto molte modifiche basate sui primi consigli ricevuti oltre che correzioni, magari anche riscritture di interi paragrafi, in tutti i capitoli.
Non mancano però anche delle novità: ho aggiunto un nuovo sottocapitolo al capitolo 5 perché alcune precisazioni mi sembravano imprescindibili. Ho corretto un errore piccolo ma importante (avevo scritto "distorsione" invece che "protomito" in una nota) e soprattutto ho aggiornato (come del resto avevo scritto che avrei fatto sia nell'Introduzione che nella Postfazione!) una definizione del capitolo 2.2 e ho aggiunto una distinzione più accurata nel capitolo 2.4...

18/2/2017 Ecco la versione Beta 3!
Epitome – La Luce più Buia – V. 0.1.0 (Beta 3)
Dalla lista delle modifiche:
V. 0.1.0 (Beta 3) – Febbraio 2017: aggiunto il Capitolo 12 e 13; cambiata la numerazione delle versioni; inseriti riferimenti incrociati automatici (note e capitoli); revisione Premessa e Introduzione; aggiunta “Guida alla lettura”; approfondimento di 1.1; aggiunto nuovo sottocapitolo 3.4; Aggiunta appendice “Il ciclo del capitalismo”.

13/3/2017 Ecco la versione Beta 4!
Si tratta sostanzialmente di una correzione formale (non dei contenuti) di quanto già scritto. Non ho aggiunto parti nuove anche se, qua e là, ho avuto la sensazione di farlo.
Nel complesso mi è occorso più tempo di quanto pensassi (a occhio un 45 minuti per capitolo che dovete moltiplicare per 14 per avere un'idea del tempo totale necessario) però sono molto contento del risultato: adesso l'epitome inizia a sembrare scritta in italiano!
L'unica altra modifica significativa è stata l'introduzione dei numeri di pagina (la cui gestione è completamente cervellotica e controintuitiva ma alla fine l'ho capita!) così che adesso l'indice inizia ad avere più senso...
Epitome – La luce più Buia – V. 0.1.1 (Beta 4)

17/4/2017 Ecco la Beta 5!
Questa versione presenta molto materiale nuovo: basti pensare che da 109 pagine si è passati a 126: un aumento del 15%. Non solo c'è un nuovo capitolo (sulla religione) ma ho aggiunto anche tre sottocapitoli (e ne ho tolto uno dal primo capitolo nel tentativo di alleggerirlo). Infine ho aggiunto la tabella di "Conversione fra diverse versioni dell'epitome".
Epitome – La luce più Buia – V. 0.2.0 (Beta 5)

23/4/2017 e la Beta 6...
In pratica solo la revisione del nuovo materiale introdotto nella passata versione...
Epitome – La luce più Buia – V. 0.2.1 (Beta 6)

20/6/2017 Finalmente la Beta 7!
Grandi modifiche! Riscritto quasi interamente il primo capitolo e aggiunta una nuova parte con ben tre nuovi capitoli!
Aggiunti inoltre qua e là anche tre sottocapitoli completamente nuovi...
Per i numerosi dettagli rimando all'apposita appendice, "Lista Modifiche", della stessa epitome.
Epitome – La luce più Buia – V. 0.3.0 (Beta 7)

22/8/2017 Ecco "Aporia"!
Solo una revisione (nessun materiale aggiuntivo) ma numerosissime correzioni, specialmente nel primo capitolo. Ah! e invece del progressivo "Beta qualcosa" ho deciso di usare un nome in codice: molto più carino! La versione 0.3.1 sarà quindi anche nota col nome di "Aporia".
Epitome – La luce più Buia – V. 0.3.1 "Aporia"

4/10/2017 Eccoci a Ledia!
- Aggiunta nuova sezione di introduzione
- Varie aggiunte e correzioni minori
- Aggiunti collegamenti al glossario
- Aggiunto nuovo capitolo 9 sulla comunicazione;
- Introdotto il concetto di protomito “errato” accanto a quello di “fuorviante” nel capitolo 2
- Corretta e aggiornata la “Guida alla Lettura”
- Corretta nota in 3.2 divenuta superata e sostanzialmente errata
- Diminuita la dimensione del carattere della Premessa per farla rientrare in un'unica pagina!
- Spostato su un PDF esterno la “Tabella di conversione fra le diverse versioni dell'epitome”
Epitome – La luce più Buia – V. 0.4.0 "Leida"
Tabella di conversione fra le diverse versioni dell'epitome

sabato 10 dicembre 2016

Confessioni

Terminata l'Etica nicomachea sono rimasto per un po' senza libri da leggere in bagno. Così mi sono dovuto accontentare di ciò che ho trovato: Le confessioni di Sant'Agostino! Quando mesi fa dovetti scegliere fra Agostino e Aristotele mi portai entrambi i libri in bagno per dargli un'occhiata e decidere quale mi sembrasse più interessante: e lì le Confessioni erano rimaste...
Così ne ho letto vari capitoli a casaccio: sono rimasto impressionato dall'intelligenza e dal fanatismo di Sant'Agostino: una miscela realmente pericolosa. L'abilità con cui l'autore confuta le idee dei pagani e riconduce tutto alla volontà di Dio è notevole.
Ma il suo entusiasmo, la sua fede assoluta mi hanno fatto paura perché è chiaro che anche la ragione, che pure Agostino usa con abilità, è comunque subalterna al volere di Dio: se ciò che è logico fosse in contrasto con quanto affermato nelle Scritture allora Agostino crederebbe senza esitazione nelle seconde...

Conclusione: mi è parso un romanzo dell'orrore: lo so, uno strano effetto...

La rivolta dei forconi in Sicilia - 10/12/2016
Poi ho letto però un breve libro: La rivolta degli schiavi in Sicilia di Diodoro Siculo, Sellerio editore, 1983, a cura di Luciano Canfora.
Ecco, se avessi già pubblicato la mia epitome potrei rimandare al capitolo 5.1 e dedicarmi esclusivamente alle mie osservazioni. Anzi, poiché tanto la prossima settimana la pubblicherò comunque, mi limiterò ugualmente alle sole considerazioni.
Alla fine del II secolo a.C. in Sicilia scoppiarono due grandi rivolte di schiavi a distanza di trent'anni l'una dall'altra. Ero curioso di scoprirne i motivi: la prima rivolta scoppiò per le condizioni crudeli in cui erano costretti gli schiavi; la seconda fu innescata dal governatore della Sicilia che, probabilmente corrotto dai latifondisti, dopo aver inizialmente applicato una nuova legge e liberato 800 schiavi, smise di farlo ed essi, delusi, iniziarono la rivolta.
Nel primo caso gli schiavi non avevano niente da perdere; nel secondo decisivo fu il passare dalla speranza alla delusione che, in pratica, equivaleva almeno psicologicamente, a un netto peggioramento della propria situazione.

Conclusione: entrambi i casi sono in accordo con la mia teroria.

Aggiornamento epitome #14 - 10/12/2016
Devo ancora rivedere quattro capitoli e aggiungere parecchi collegamenti (lungo e noioso) ma in pratica ci siamo. Ho deciso infatti di non aspettare di far leggere ai miei amici quanto scritto per scovare eventuali errori ma di pubblicare l'epitome appena sono pronto. Tanto comunque l'idea è quella di aggiornarla continuamente e quindi non vedo serie controindicazioni a pubblicarla subito e continuare poi a correggerla/modificarla nelle settimane successive. Sarebbe una piccola soddisfazione e uno stimolo anche per me...

Compro oro - 16/12/2016
Ieri alla radio ho ascoltato una pubblicità che mi ha colpito: una ragazza vorrebbe comprarsi un regalo ma non ha soldi; la soluzione è andare dal “Comproro” reclamizzato che accetta tutti i tipi di oro, argento e diamanti e li paga in contanti; la ragazza conclude felice “Quest'anno mi faccio un bel regalo!”.

Mi avevano colpito l'egoismo della ragazza, così fissata su se stessa, e la futilità del desiderio, ovvero farsi un regalo...

Poi ci ho ripensato e ho capito: la pubblicità si rivolge alle persone in difficoltà che per gravi motivi hanno bisogno urgente di contanti; anche queste persone però sono riluttanti a separarsi dai gioielli di famiglia: oltre alla consapevolezza e di venire pagati poco c'è da considerare il loro valore affettivo. Ecco credo che l'intento di quella pubblicità sia quello di far passare l'idea che sia giusto e normale vendere i gioielli della nonna per farsi un regalo in maniera che, chi ha veramente bisogno di contanti, si senta meno in colpa a separarsi da essi...

Anti-Bufale o censura? - 16/12/2016
Ecco la notizia: Facebook dichiara (finalmente) guerra alle bufale dalla Stampa.it di Bruno Ruffilli. Il titolo dice già tutto: adesso gli utenti potranno votare per identificare le “bufale”. Bello e perfetto! Oppure no?
Io voglio andare contro corrente: temo che questo possa infatti essere il primo passo verso la censura di massa. Bisognerebbe conoscere i dettagli dell'algoritmo ma temo che in questa maniera potranno venire censurati anche parecchi commenti politici.

Mi immagino già i piddini che marcano come bufale i commenti pro M5S e viceversa. Io invece, personalmente marcherei come bufale la maggior parte degli articoli politici/economici di Repubblica e Corriere!

E sapete invece quali commenti (secondo me!) saranno salvi da questa censura? Quelli “verificati” che, guarda caso, saranno quelli diffusi a pagamento...

Conclusione: vedremo ma io intanto ho fatto la mia previsione...