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giovedì 1 dicembre 2016

Gioco o pubblicità?

Come si capisce dalle notizie che, più o meno regolarmente, riprendo e commento fra le mie fonti di informazione c'è anche la Stampa.it
Lo so che la “famiglia” è la stessa del Corriere della Sera (o Repubblica?) ma, a differenza del fratello maggiore, non trovo la sua parzialità altrettanto offensiva. Mi piace poi l'idea di premiarla per l'aver messo gratuitamente a disposizione l'archivio storico dei suoi vecchi numeri dal 1867 al 2005; infine hanno un paio di giornalisti abbastanza ben introdotti nelle dinamiche interne del M5S che mi piace seguire per indovinare cosa stia realmente accadendo nel movimento...

In genere riesco quindi a leggere LaStampa.it senza reflussi gastrici ma ieri ho notato un articolo, o meglio un “gioco”, che mi ha irritato.

Il titolo dell'articolo è Cosa voterai al referendum? Il quiz per capire i punti chiave e non si capisce bene se sia una sorta di sondaggio, un articolo informativo o, appunto, un gioco.

Così, molto sospettosamente, sono andato a provarlo per capire di cosa effettivamente si trattasse e, dopo appena un paio di prove, è facile capirlo: lo scopo del gioco è convincere gli indecisi e non informati a votare “sì” al referendum spacciando una visione parziale e opinabile della riforma come se fosse sincera e oggettiva.

Ma vediamo come funziona questo “gioco” nel dettaglio. Il programma evidenzia bene il titolo “Cosa voterai al referendum? Il quiz per capire i punti chiave” e conferma l'impressione che il gioco dia una sintesi, seppur semplificata, delle novità della riforma e che aiuterà quindi l'elettore incerto o indeciso a votare “con cognizione di causa”. Per fare ciò pone cinque domande che, evidentemente, dovrebbero descrivere i cinque aspetti più salienti di questa riforma: se il lettore è favorevole ad almeno tre di esse allora, al termine, suggerirà di votare “sì” o, in caso contrario, “no”.

È evidente quindi che le domande sui “punti salienti” del gioco, affinché esso abbia un minimo di credibilità e utilità, dovrebbero essere realmente basarsi su aspetti fondamentali della riforma e che le stesse domande dovrebbero essere postulate in una forma neutra che non indirizzi cioè i lettori verso una specifica direzione.

Ma vediamo quali sono in effetti le cinque domande:
1. “La novità di una sola camera può rappresentare un pericolo per la democrazia?”
Innanzi tutto questa sintesi è confusa: la riforma non prevede infatti una sola Camera ma due! Il senato non viene abolito ma, semplicemente, i senatori non sono più eletti dal popolo.
Insomma la domanda è molto subdola perché in effetti pone un quesito sottinteso del tipo “Sei favorevole ad abolire il senato? Sei favorevole a una semplificazione?”.
Chiaramente la risposta è quindi indirizzata nella direzione di una risposta negativa del tipo “no, la novità non rappresenta nessun pericolo per la democrazia”

2. “215 senatori in meno sono un taglio apprezzabile alla casta politica?”
Di nuovo questa domanda sembra suggerire al lettore superficiale, a cui sfugge il “meno” e che non sa quanti siano attualmente i suoi membri, che il Senato venga del tutto abolito.
In questo caso la risposta è semplice e automatica: certo che è un bel taglio!

3. “Leggi meno dibattute ma più tempestive: la rapidità è un passo avanti”
Anche in questo caso la risposta è ovvia: la rapidità è sicuramente un pregio..

4. “È sbagliato che lo Stato si riprenda delle competenze dalle Regione, fissando delle regole valide ovunque.”
Questa domanda mi sembra l'unica non particolarmente indirizzata (anche se il finale “fissando regole valide ovunque” fa forse un po' propendere verso il “sì, è giusto”) alla quale chi crede nell'autonomia delle regioni magari penserà che sia sbagliato.
Io credo che questa domanda sia stata formulata volutamente in questa maniera per dare, magari anche solo inconsciamente, un'illusione di imparzialità: anche un lettore ingenuo si sentirebbe probabilmente manovrato se tutte le domande lo portassero sfacciatamente a dirsi che la riforma è buona...

5. “Con le nuove regole sui referendum e sulle leggi di iniziativa popolare, la riforma dà più voce alla gente.”
In questo caso il lettore incerto e non informato è portato a pensare che sia veramente così: notare che in questo quesito, come nei precedenti, manca il punto interrogativo. Il quinto punto sembra quindi l'affermazione di un dato di fatto e non un qualcosa di opinabile. Il lettore non sa quali sono queste “nuove regole” ma alla fine, probabilmente, crede realmente che “comunque siano” daranno più “voce alla gente”.

Io via via che elencavo queste domande votavo come suppongo farebbe qualsiasi persona di buon senso che non sappia niente della riforma se non quanto “pubblicizzato” (è proprio il caso di usare questo termine) dalla tivvù e, sorpresa, il programma mi suggerisce di votare “SÌ”!
Chiaramente, alla fine di questo breve percorso, come lettore non informato dell'essenza della riforma continuerei a non saperne niente: avrei solo acquisito la vaga sensazione che il senato venga abolito, che la gente abbia “più voce” e che, anche se le regioni perdono un po' di autonomia, l'approvazione delle nuove leggi sarebbe più rapida.
Magari il lettore realmente incerto se votare “sì” o “no” adesso si sarà convinto che la riforma è sostanzialmente positiva.

Ma perché questo “gioco” è in realtà solo una trappola per convincere gli indecisi a votare “sì”? Semplicemente perché le domande (di cui poi alcune sono presentate come dati di fatto anche se in realtà sarebbero delle affermazioni MOLTO opinabili) orientano il lettore a dare circa 4 pareri su 5 favorevoli alla riforma e, quindi, gli viene suggerito di votare “sì”. Io credo che il 98-99% dei lettori incerti che fanno questo “gioco” ricevono poi come risultato quello di votare “sì” (*1).

La riprova della sfacciata e subdola parzialità del “gioco” di LaStampa.it la si ha semplicemente immaginando quali sarebbero le risposte dei lettori a domande ben più salienti sulla riforma. Ad esempio:
1. “Sei favorevole a un Senato non eletto dal popolo ma da politici?”
2. “Sei favorevole al fatto che senatori non eletti dal popolo abbiano comunque l'immunità parlamentare?”
3. “Sei favorevole al fatto che politici eletti per fare i sindaci possano poi finire per fare i senatori?”
4. “È una buona idea che il mandato dei senatori coincida con quello con cui sono stati eletti (tipo sindaci/consiglieri regionali) e non con quello dei deputati anche se, in questa maniera, sarebbe possibile avere le due camere di colore opposto?”
5. “È giusto che la sola maggioranza di un Parlamento, definito illegittimo dalla Corte Costituzionale, modifichi autonomamente la Costituzione senza l'appoggio dell'opposizione?”
Ed ecco che a queste domande il lettore indeciso si dichiarerebbe sempre contrario alla riforma e, quindi, orientato a votare “no”.

Conclusione: il “gioco” di LaStampa.it non dà alcuna informazione e, semplicemente, cerca di convincere gli indecisi a votare a favore del “sì”. Più che “gioco” avrebbe dovuto essere chiamato “pubblicità per il SÌ”...

Nota (*1): oltretutto le risposte al questionario sono monitorate e suppongo quindi che in questi giorni le domande siano state costantemente limate e aggiornate in maniera tale da ottenere il risultato voluto...

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