«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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martedì 20 dicembre 2016

Famiglia ed educazione

Riflessione notturna. L'educazione che i genitori impartiscono ai figli non può essere indipendente dal contesto della società. I figli infatti, anche quando si adeguano al volere dei genitori, confronteranno le regole a loro imposte con quelle dei propri coetanei. In base all'esito del confronto valuteranno i propri genitori alla luce della loro disciplina e questo potrebbe influire sulla loro psicologia e quindi sul loro carattere.

Lo so è una banalità: ma fino a stanotte davo per scontato che potesse esistere un'ideale educazione “perfetta”, ora però mi rendo conto che non può essere così perché, appunto, anche il luogo e il tempo (nel senso specifico dell'educazione applicata dalle altre famiglie) hanno un ruolo importante.

Breve ma significativo - 20/12/2016
La fonte (più chiara e completa) è Occupazione e disoccupazione su Goofynomics.

La percentuale di disoccupazione delle statistiche si basa sul rapporto fra il numero di disoccupati che cercano lavoro e la somma di questi con i lavoratori. Le persone che pure sarebbero in età lavorativa ma che non trovano lavoro perché, “scoraggiate”, non lo cercano non sono conteggiate!
Questo porterebbe al paradosso che se gli occupati diminuiscono ma gli scoraggiati aumentano più dei primi allora la percentuale di disoccupazione decrescerebbe...

Un esempio numerico: supponiamo di avere nella situazione iniziale (numeri a caso) 30 occupati, 20 disoccupati e 50 cittadini inattivi (pensionati, “scoraggiati”, etc.)
In questo caso la percentuale di disoccupazione è del 20/(30+20)=.4=40%
Supponiamo che, un anno dopo, ci sia 1 occupato in meno e 3 “scoraggiati” in più, ovvero: 29 occupati, 18 disoccupati e 53 inattivi.
In questo caso la percentuale di disoccupazione è: 18/(29+18)=.383=38,3%

Cioè il numero di lavoratori è diminuito ma la percentuale di disoccupazione è comunque scesa perché un numero maggiore di persone che non lavorano (ma potrebbero farlo) non sono più considerate disoccupate.

Conclusione: quando i media divulgano queste statistiche non basta valutare la percentuale di disoccupazione ma anche la percentuale di occupati (sul totale della popolazione) che però, probabilmente, nemmeno vi daranno!

Prova veloce - 28/12/2016
Come mai ho scritto così frettolosamente dei pezzi (Promettente (1/2) e Promettente (2/2)) basati su una premessa?
Ovviamente perché l'ho ritenuta interessante per i suoi molteplici spunti ma anche perché mi ero reso conto che mi avrebbe permesse di fare numerosi riferimenti alla mia epitome ed ero curioso di vedere il risultato.

Infatti uno dei motivi per cui l'ho scritta era quello di semplificare la lettura dei miei pezzi più “impegnati” rimandando a un unico riferimento.
Per questo motivo il risultato finale non mi è piaciuto: non era per niente più chiaro e i molti rimandi alla mia epitome sembravano altrettante pubblicità a essa...

Cambierò quindi strategia: voglio preparare una nota che inserirò all'inizio di un pezzo segnalando che per la sua piena comprensione è necessaria la lettura dell'epitome (magari specificando i capitoli più rilevanti) e nel testo vero e proprio inserirò solo una particolare nota tipo “(#)” che rimanderà a tale messaggio. Vedremo...

Aggiornamento Epitome #16 - 5/1/2017
In quest'ultimo mese non ho più toccato la mia epitome. Inizialmente mi dicevo di voler attendere le correzioni dei miei amici/lettori che ho cooptato a tale scopo ma in realtà avevo bisogno di ricaricare le pile.
Adesso mi sento di nuovo bello carico e ho voglia di rimetterci le mani sopra: piuttosto che attendere gli appunti dei miei lettori le darò io una bella rilettura e risistemando meglio il primo capitolo. Come spiegai a suo tempo questo primo capitolo si basa quasi completamente su un mio vecchio pezzo e quindi lo stile è quello semplice e famigliare che uso di solito e che, probabilmente, non è adatto a un'opera che vorrebbe essere un poco (non tanto!) più formale.
Ho deciso di rimetterci le mani dal 7 gennaio e, credo, in una settimana dovrei essere in grado di pubblicare la seconda versione beta pubblica...

Arafat - 5/1/2017
Stanotte ho sognato Arafat! Sfortunatamente non ricordo molti dettagli perché l'ho sognato a metà nottata ma qualcosa mi è rimasto impresso:

Arafat mi voleva ringraziare personalmente perché avevo eroicamente salvato la vita di un bambino palestinese. Mi aveva dato appuntamento in un giardinetto pubblico ed è arrivato trasportato da delle robuste guardie del corpo su una sedia (per motivi di salute) e con un cappuccio in testa per non farsi riconoscere. Per prima cosa mi ha detto di chiamarlo “Palestina”. Siccome era un giardino pubblico e vi passavano diverse persone Arafat era calmo ma guardingo: ogni volta che qualcuno si avvicinava aveva l'abitudine di dargli una rapida occhiata come per valutare la persona e poi abbassava lo sguardo per non farsi riconoscere.
Il colloquio non era facile perché io ero seduto su una sedia davanti a lui a 3 o 4 metri di distanza e c'era vento e confusione...

Sì, lo so: Arafat è morto nel 2004... non ho proprio idea dell'origine del sogno visto che la Palestina non è certo in cima ai miei pensieri...

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