«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 14 novembre 2019

Il biennio rosso

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Corto “tragicamente” allungatosi troppo e che quindi pubblico autonomamente.

Nel pezzo Italiani mala gente non ne ho accennato perché non volevo aggiungere troppa carne al fuoco ma nel video del professor Barbero (Alessandro Barbero racconta la Resistenza italiana pubblicato da “Partito Comunista”) c’è stata anche una domanda dal pubblico sul biennio rosso del 1919-1920 che chiedeva quanto questo potesse aver influito sulla formazione della mentalità “intimamente fascista” degli italiani.
Il biennio rosso è un periodo di circa due anni dove anche in Italia, sull’onda del successo della rivoluzione russa, la salita al potere del socialismo sembrava a portata di mano.
Il professor Barbero conferma che: 1. all’epoca non si sapeva, come oggi, che il fermento si sarebbe tradotto con un nulla di fatto; 2. questo portò la maggioranza “piccola borghese” a prendere fermamente posizione contro tale eventualità (*1) (*2).

Curiosamente proprio ieri sera leggendo l’articolo 26, “I massimalisti russi”, di Gramsci vi avevo aggiunto la nota: “potenza ispiratrice della rivoluzione russa”.
Scrivere annotazioni sul libro elettronico è operazione lentissima e tediosa: per questo sono ultra sintetico. L’entusiasmo di Gramsci, per quanto superficialmente controllato e freddo, è in verità facilmente percepibile: il continuo insistere sui rivoluzionari russi che si alternano alla guida del movimento e che, in questo modo, non perdono energia accontentandosi di quanto già raggiunto né si fermano dà chiaramente l’idea di una valanga inarrestabile.
Non so bene in che anno fu scritto questo articolo, immagino nel 1917, forse nel 1918, ma è facile pensare che questa stessa atmosfera fosse respirata non solo da Gramsci ma, con accenti diversi, dall’intera società italiana.
L’accenno al “biennio rosso” di cui io, come al solito, non sapevo niente (o, meglio, non ricordavo di questo suo picco estremamente limitato temporalmente), mi ha rincuorato sulla mia abilità nell’intuire molto da pochi dettagli: in questo caso avevo immaginato la particolare tensione dell’epoca che, solo molto indirettamente, traspare dalle parole di Gramsci.

Già che ci sono aggiungo anche una riflessione all’articolo 27, “L’orologiaio”, a cui avevo apposto la nota “analogie fra nascita populismo e rivoluzione”:
«Il disagio è l’orologiaio che fa scattare insieme tutte le molle, che imprime un movimento sincrono a tutte le lancette.» (*3)
Che fuori dalla metafora creata da Gramsci significa che è necessario un impulso, il disagio appunto, per smuovere la società e attivarla tutta insieme. Ovviamente Gramsci si riferisce alla rivoluzione ma io vi vedo una grande analogia con l’equivalente democratico della rivoluzione: il populismo. Nel nostro caso ([E] 12, in particolare 12.1 e 12.2) il disagio è quello economico e sociale causato dalla crisi prolungata.

Conclusione: curioso come sto già “macinando” i nuovi concetti suggeritimi da Barbero, vero?

Nota (*1): Barbero non lo ha detto esplicitamente ma mi sembra chiaro che intendesse dire che, paradossalmente, il biennio rosso favorì l’ascesa del fascismo proprio in ottica anti socialista.
Nota (*2): non posso fare a meno di sottolineare l’estrema semplificazione del considerare l’italiano “intimamente fascista”. Con le sue parole il professore afferma che fu necessario il biennio rosso per far schierare da una parte la maggioranza “piccolo borghese”: non è quindi sufficiente, o condizione sine qua non, l’essere proprietari, occorre un “di più”. Per chi ha avuto la “fortuna” di leggere la mia Epitome dovrebbe essere ovvio che cosa sia questo “di più” perché ce lo suggeriscono le leggi del potere: la legge della conservazione ([E] 5.1) stabilisce infatti che nessun potere vuole perdere forza. Nel caso dei piccoli borghesi la loro forza era rappresentata dalla loro proprietà e, quindi, il comunismo togliendoli ciò che era loro, li avrebbe privati della loro forza: da qui l’opposizione al comunismo/socialismo.
Le mie conclusioni sono: 1. non è la proprietà a rendere “intimamente fascisti” ma la minaccia della sua perdita; 2. ma soprattutto, non è “intimamente fascista” reagire alla minaccia di perdere in tutto o in parte la propria forza ma “intimamente umano”: è infatti una legge del potere e, come tale, la si applica a TUTTI i gruppi della società: anche quindi al gruppo del lavoratori o alla democratastenia in senso lato.
Nota (*3): tratto da “Scritti politici 1” di Antonio Gramsci, tratto dall’omonimo e-book pubblicato su Liber Liber e curato da Paolo Spriano.

mercoledì 13 novembre 2019

Italiani mala gente

Lo scorso sabato mi feci un’indigestione di video storici del professor Barbero: mi rimase ammezzato, causa tarda ora, il video Alessandro Barbero racconta la Resistenza italiana pubblicato da “Partito Comunista” (quello di Marco Rizzo).

Come al solito il titolo è stato fuorviante: io ero interessato a un parere del professore su tutto il fenomeno della resistenza nel suo complesso: invece il suo intervento (che copre solo i primi 35 minuti del video) rivisita essenzialmente l’attentato di via Rasella.
Ovviamente io dello specifico episodio non sapevo praticamente niente (*1) e la ricostruzione del professore è avvincente e ricca di dettagli precisi e puntuali: niente da dire al riguardo…
Forse l’elemento più significativo della ricostruzione di Barbero è cosa avviene dopo l’attentato: prima di esso non c’erano state rappresaglie sulla popolazione civile: quindi i partigiani non sapevano che i tedeschi avrebbero fucilato 10 italiani (Hitler inizialmente ne voleva 50) per ogni soldato ucciso.

Anch’io, nella mia ignoranza sull’argomento, consideravo più dannosi che utili gli attentati dei partigiani proprio per questo motivo. Ritenevo gli attacchi dei partigiani militarmente irrilevanti e quindi, sostanzialmente, simbolici.
Secondo il professor Barbero invece non è proprio così: i partigiani nel nord Italia tenevano impegnate nel controllo del territorio ben cinque divisioni tedesche.
Io al riguardo sono perplesso: ricordo perfettamente mio zio, esperto di storia, che ripeteva sempre “L’Italia fu liberata dall’VIII armata del generale Montgomery e dalla V armata del generale Clark”. A conferma di quella che resta solo l’opinione di un appassionato di storia, per quanto esperto, c’è la verifica sul Wikipedia inglese, e non italiano, (v. Pezzo giusto per ieri) che liquida la resistenza con un paio di righe (*2)…

Ho specificato che la mia statistica si era basata sulla pagina Wikipedia inglese e non italiana a causa di quella che è l’affermazione più interessante di Barbero: secondo il professore una parte significativa della popolazione italiana è “intimamente fascista”. E subito dopo spiega “nel senso che istintivamente prova antipatia per la Resistenza” mentre, vice versa, l’antipatia per “Mussolini, le camice nere e Salò” non sarebbe altrettanto istintiva.

L’affermazione ovviamente mi ha stupito (*3). Usando il criterio del professore allora, io che vivo in Toscana (*4), dovrei arrivare all’opposto della sua conclusione: il “comunismo” è percepito istintivamente come buono e giusto mentre il fascismo, a distanza di ormai quasi un secolo, non è guardato freddamente ma con la vista ancora obnubilata dall’odio. Da questo dovrei allora dedurre che i toscani sono “intimamente comunisti”?
Beh, onestamente io non ragiono così… Io vi vedo solo scarsa conoscenza, anzi disprezzo misto a disinteresse, per la storia: la mancanza di voglia di capire il passato e cosa sia veramente successo; il preferire le proprie illusioni a ricostruzioni che potrebbero metterle in discussione...

E io come la vedo la Resistenza?
Beh, principalmente non mi ha mai molto interessato ma non mi sembra di provarne un’antipatia istintiva. Diciamo che in verità dell’antipatia la provo ma non per la Resistenza in sé, come fenomeno storico, ma per la sua attuale politicizzazione che invece trovo profondamente ipocrita. E come sapete l’ipocrisia è probabilmente ciò che meno sopporto.

Quindi?
Beh adesso rimango con due questioni aperte: 1. approfondire il peso militare della resistenza in Italia; 2. ruminare sull’essenza “intimamente fascista” degli italiani.
Sul primo punto sono effettivamente incerto: se Barbero dice che i partigiani nel nord Italia tenevano impegnate cinque divisione tedesche sicuramente si basa su fonti attendibili, eppure mi piacerebbe l’opinione di un altro storico al riguardo. Il problema è trovare autori non ideologizzati: probabilmente una risposta definitiva sulla questione la potremo avere, come diceva mio zio, quando tutti coloro che hanno vissuto tale periodo saranno deceduti, diciamo quindi fra una ventina d’anni…
Sul secondo punto invece sono abbastanza convinto sia una ca### o, più precisamente, una semplificazione troppo grossolana e, forse, impropria. Però terrò gli occhi aperti pronto a captare notizie o fatti attinenti…

Un’altra buona idea sarebbe quella di trovare altri video del professore sulla resistenza: come spiegato in questo video parla al 99% dell’attentato di via Rasella mentre l’affermazione per me più interessante, quella sull’innato fascismo italico, viene elaborata solo in risposta a una domanda dal pubblico.
Anzi il professore aggiunge anche che buona parte degli italiani (Barbero stima il 50%) sono, nella terminologia comunista, dei “piccoli borghesi”, più portati quindi a solidarizzare con l’industriale che con l’operaio. Anche nell’Italia contadina non c’erano solo braccianti ma anche dei piccoli proprietari che, anche se poveri, proprio perché proprietari erano comunque considerabili dei “piccoli borghesi”. Da qui la naturale tendenza “a destra” dell’Italia. Di nuovo sono perplesso: questa tendenza non dovrebbe esserci allora in tutte le nazioni europee? O, vice versa, non dovrebbero essere allora tutte le altre nazioni europee tendere maggiormente al comunismo? La mia sensazione, dopo averci ragionato pochi secondi, è che una correlazione possa anche esserci ma non così diretta come sembra suggerire il professore.
Vabbè, questo me lo “annoto” come terzo argomento di indagine...

Conclusione: come sempre un video interessante e ricco di spunti anche se, in questo caso, il professore non mi ha convinto completamente delle sue idee...

Nota (*1): mentre ascoltavo, in verità, mi è tornata in mente una puntata dei Fatti Quotidiani di Sgarbi vista negli anni ‘90. Mi era rimasto impresso che la colonna tedesca attaccata era composta da bolzanini e pochi altri dettagli…
Nota (*2): lo so: ho sempre detto che wikipedia è storicamente inaffidabile e lo confermo: resta però il dato quantitativo che mi pare comunque significativo (v. Pezzo giusto per ieri).
Nota (*3): tempo fa un mio amico mi aveva detto qualcosa di analogo ma io avevo liquidato la sua opinione come un’affermazione arbitraria e senza basi.
Nota (*4): mi chiedo quindi di dove sia il professore Barbero: io con gli accenti faccio schifo ma il suo modo di parlare mi ricorda un po’ quello di un mio zio che era vissuto a lungo a Genova. Dovendo sbilanciarmi dico quindi ligure! Ora controllo: magari è banalmente piemontese visto che insegna all'università Piemonte Ovest (o Est?)… Sì, è banalmente un torinese: a riprova che il mio orecchio per gli accenti è pietoso...

martedì 12 novembre 2019

Ginnastica mentale

Continuo a fare la mia ginnastica mentale grazie a Baba is you. Come avevo previsto (v. Baba is KGB) non giocare a questo gioco anche per mesi e poi riprenderlo non è un problema: non ci sono infatti complesse procedure tecniche specifiche del gioco da ricordare ma è tutta logica, creatività e fantasia.

Proprio oggi ho risolto il seguente livello piuttosto avanzato.

Provo a spiegare la soluzione: sicuramente non ci riuscirò ma almeno darò una buona idea della complessità del gioco.

MODIFICATO(11/11/2019): secondo un amico, nonostante la mia spiegazione chiarissima, non si capisce troppo! Ho deciso quindi di aggiungere qualche schermata intermedia: sicuramente non diventerà tutto chiaro ma forse sarà un po' meno oscuro!

Prima di tutto si devono considerare le regole attive formate dai mattoncini:
1- ALL IS SHUT
2- ROCK IS OPEN
3- ROCK HAS BABA
4- BABA IS YOU
5- ROCK IS PUSH
6- WALL IS WALL AND STOP

Gli oggetti in gioco sono: 1 ROCK, 1 BABA e il muro di WALL che racchiude l’area di gioco iniziale.

La seconda cosa che guardo è poi come fare per vincere, ovvero dov’è il WIN. In questo caso si trova nell’area esterna (in alto a destra) ma non è in una regola attiva né è immediatamente raggiungibile.
Essendo in un angolo non è possibile muoverlo e l’unico modo per arrivarlo sarà spingere verso l’alto il blocchetto IS poco più in basso ottenendo la regola: BABA ON ROCK IS WIN. Ovvero si vince il livello se si riesce a sovrapporre un BABA (il coniglietto bianco) sopra un ROCK.

Spieghiamo poi il significato delle regole già attive:
1- ALL IS SHUT - ALL sta per tutti gli oggetti tranne che i mattoncini delle parole e, quindi, per il BABA, il ROCK e tutti i WALL.
SHUT poi significa “chiuso” e, quando un oggetto SHUT si incontra con uno OPEN, entrambi si annullano e scompaiono.
2- ROCK IS OPEN – La ROCK è OPEN, cioè “aperta”: quando si sovrappone a una SHUT si annullano entrambe scomparendo. Per la regola precedente ROCK è anche SHUT: questo significa che dopo qualsiasi prima mossa il ROCK scompare e, al suo posto…
3-ROCK HAS BABA – Se la ROCK, per qualsiasi motivo, scompare allora al suo posto appare un BABA. Quindi, dopo la prima mossa al posto della ROCK appare un secondo BABA.
4- BABA IS YOU – Il giocatore, usando la tastiera, può muovere il BABA nelle quattro direzioni alto, basso, sinistra e destra e spingere così i vari mattoncini e gli oggetti PUSH (e solo quelli).
5- ROCK IS PUSH – È possibile spingere la ROCK (gli oggetti che non sono PUSH si possono sovrapporre fra loro, come fossero fantasmini, né si muovono).
6- WALL IS WALL AND STOP – WALL IS WALL è una regola prioritaria e ha la precedenza su altre regole come WALL IS ROCK (normalmente attivando questa regola tutti i mattoncini WALL diventerebbero altrettanti ROCK ma, a causa della regola, WALL IS WALL ciò non è possibile in questo livello). WALL IS STOP significa che il muro non è attraversabile né spostabile e restringe quindi inizialmente l’area di gioco al settore in alto a destra.

Quindi?
A questo punto, dopo aver ben chiari in mente tutti questi elementi, si può iniziare a ragionare.
Il problema più macroscopico e che non si può attraversare con i nostri BABA (dopo la prima mossa la ROCK si trasforma in un secondo BABA) il WALL e, quindi non si può attivare la regola BABA ON ROCK IS WIN.
Come si può quindi oltrepassare il WALL?
Siccome WALL IS SHUT occorerebbe un oggetto OPEN per aprire un varco ma ciò non è disponibile. Facendo varie prove si arriva alla conclusione che l’unica possibilità è costruire in alto a sinistra la regola ALL IS OPEN (basta spingere opportunamente i relativi mattoncini): ma questo causa un nuovo problema: per come è posizionata, la regola ALL IS SHUT non può essere disattivata e, quindi, la conseguenza di avere le regole ALL IS OPEN e ALL IS SHUT attive contemporaneamente è che tutti gli oggetti (i BABA, le eventuali ROCK e i WALL) scompaiono e il giocatore perde la partita.
Però, osservando il comportamento della ROCK, che dopo la prima mossa scompare perché è contemporaneamente SHUT e OPEN ma lascia al proprio posto un BABA, si può intuire una soluzione: se noi avessimo le regole BABA IS YOU e BABA HAS BABA allora, attivando insieme ALL IS OPEN e ALL IS SHUT, il nostro BABA scomparirebbe ma ne lascerebbe un altro al suo posto che potremmo ancora muovere e così via fino a quando non disattiveremo la regola ALL IS OPEN.
Questo porta a un nuovo problema: non è possibile scrivere la regola BABA HAS BABA perché vi è un solo mattoncino “BABA”. Se però il giocatore controllasse una ROCK (ROCK IS YOU) allora sarebbe possibile attivare la regola ROCK HAS ROCK.
Ma dopo la prima mossa il giocatore controlla due BABA e non vi sono più ROCK in gioco.
Fortunatamente questo problema è facilmente risolvibile: spostando i mattoncini aggiungiamo la regola BABA HAS ROCK e poi prepariamo, proprio sopra BABA IS YOU, ROCK IS -. L’idea è quella di spostare il mattoncino OPEN verso l’alto al posto di YOU ottenendo quindi in una mossa le regole ROCK IS YOU e BABA IS OPEN.
Il risultato è che i due BABA scompaiono e al loro posto appaiono due ROCK.
Adesso dobbiamo attivare la regola ROCK HAS ROCK: qui c’è un piccolo problema tecnico: dobbiamo far scendere di una riga la regola ROCK IS YOU perché il secondo ROCK, attaccato al muro non è spostabile verso l’alto. Spostare la regola ROCK IS YOU di una riga in basso non è banale come potrebbe pensare chi non conosce questo gioco: appena si sposta una delle tre parole che la compongono la regola si disattiva e il giocatore perde il gioco perché non controlla più alcuna entità nel livello. Ci viene però in soccorso il controllare contemporaneamente due ROCK: questo significa che possiamo spostare contemporaneamente due mattoncini di ROCK IS YOU in basso. Basta quindi spostare un secondo IS sotto l’IS di ROCK IS YOU e poi spostare contemporaneamente verso il basso ROCK e YOU mantenendo così attiva la regola ROCK IS YOU.
Fatto questo il resto della soluzione è banale: possiamo andare ad attivare la regola ALL IS OPEN: il risultato sarà che tutti i mattoncini WALL scompariranno mentre al posto delle nostre due ROCK avremmo altre due ROCK con cui disattiveremmo la regola ALL IS OPEN (ma il muro non ricomparirà!).
A questo punto possiamo attivare la regola BABA ON ROCK IS WIN.
Quello che ci manca è un BABA visto che abbiamo solo due ROCK. Possiamo però trasformare la regola ROCK HAS ROCK in ROCK HAS BABA e usare il secondo ROCK per scrivere la regola ROCK IS WEAK.
Andando poi contro il margine del campo di gioco una delle nostre due ROCK si romperà (è WEAK) e al suo posto comparirà un BABA (intangibile perché non è PUSH, STOP o altro): andandoci sopra con la ROCK sopravvissuta raggiungeremo la condizione BABA ON ROCK IS WIN e vinceremo così il livello!

Più facile a farsi che a dirsi: beh, quasi! Non è un gioco facile ma, come avete visto, è molto logico e consequenziale. Chiaro che poi questo è un livello abbastanza avanzato: se si inizia a giocare dagli schemi facili la difficoltà è molto più progressiva…

Conclusione: lo ripeto, è un gioco ottimo per tenere allenato il cervello!

lunedì 11 novembre 2019

Banale. O no?

Pezzo breve ma troppo lungo per essere un corto: vabbè, non è che me lo impone il dottore di scrivere pezzi di almeno due pagine!

Stanotte ripensavo ai video di Barbero e sono arrivato a una riflessione autonoma (che non c’entra niente con lo storico cioè!).
Mi sono reso conto che l’uomo riporta alla propria misura la realtà esterna interpretandola con i concetti che gli sono più familiari.
L’economista l'interpreterà economicamente, lo storico storicamente,… …, l’idraulico idraulicamente, il contadino contadinamente, etc…

Ma cosa sono questi “concetti” con cui ogni individuo misura la propria realtà?
Essi sono i protomiti con cui egli è più familiare, in genere, ma non solo, quelli del proprio lavoro.
Non sempre tali protomiti saranno adatti allo scopo e questa è la vera fortuna dei politici: hanno margine per giustificare le proprie azioni e rimanere credibili.

Ogni persona giudica basandosi sulla propria esperienza: banale, no?
Eppure il ricordarmi che questa “esperienza” non è altro che l’insieme di protomiti su cui si è formata una persona equivale alla chiusura di un cerchio: l’uomo, a causa dei suoi limiti, per comprendere la realtà DEVE affidarsi ai protomiti e, successivamente, divengono i protomiti la sua chiave di lettura del mondo.

In realtà avevo già espresso, fin dalla versione 0.01, questo concetto nell’Epitome (mi cito a memoria: “I protomiti sono le lenti attraverso le quali l’uomo osserva la realtà”) eppure adesso ci percepisco una verità più profonda, che forse neppure io ho afferrato pienamente…

Gli uomini si costruiscono cioè da soli gli strumenti con cui interpreteranno la realtà: ma ciò equivale a definirsi la propria realtà. O forse è realmente una banalità…

Conclusione: dovrò rifletterci ancora...

4x4

Quattro elezioni in quattro anni di cui due nel 2019: democrazia.
Spagna: aperti i seggi, si torna al voto da Ansa.it

Chi odia la democrazia - 11/11/2019
Vale forse la pena spiegare meglio il corto precedente.
La democrazia dovrebbe essere, in teoria, il potere del popolo: ogni volta che il popolo vota si ha quindi democrazia. Impedire il voto è, al contrario, la negazione della democrazia.
Aprite un libro di storia e scoprirete che, in genere, le dittature aboliscono il voto o, magari, lo mantengono ma lo controllano così da vicino che esso non è più libero e si trasforma in un plebiscito di assenso privo di significato.

Per questo cerco, inutilmente, di spiegare all’amico pentastellato che il governo giallo-rosso ha senso solo se si prefigge di governare bene il paese: mettersi insieme per evitare il voto, perché questo verrebbe vinto da una forza avversaria, non è democratico: significa infatti NON credere che il governo debba essere del popolo ma che la verità, il bene del paese, sia in mano a un’illuminata minoranza, la propria ovviamente, e che questa abbia quindi il diritto di fare tutto il possibile per rimanere al potere.

Da un punto di vista cinicamente politico (quando cioè il tuo interesse è il potere e non il bene del popolo) questo è anche comprensibile: non mi stupisco infatti che Renzi lo abbia recentemente affermato, ma se ti presenti come democratico allora non dovresti dire apertamente che vuoi evitare le elezioni perché ti contraddici!

Ubbia - 11/11/2019
Ho notato che lo storico Barbero ha davvero molti video su Youtube: ne deduco che si presti molto volentieri a tenere conferenze o, come nel caso di Trizio, interviste anche amatoriali.
Vi vedo uno schema e mi pare anomalo: nel senso che sacrificare così tanto tempo deve avere uno scopo.

Ipotizzo: 1. che sia una sua scelta di vita: diffondere il più possibile la storia nel grande pubblico; 2. ottenere la maggior notorietà possibile per spenderla poi in politica; 3. entrambe le precedenti ragioni.

Ovviamente mi rendo conto che la mia seconda ipotesi (e di conseguenza anche la terza) è molto cinica e disillusa, basata quasi esclusivamente sulla mia scarsa fiducia nelle persone e nella loro attitudine a lavorare disinteressatamente (*1).
Ho scritto “quasi esclusivamente” perché in realtà ho un altro debolissimo indizio: nelle sue conferenze Barbero inserisce spesso almeno un paio di battutine che si rifanno all’attualità politica. Da questo ne ricavo che segue con un certo interesse la politica.

Poco, pochissimo: lo so. Non resta che vedere cosa accadrà nei prossimi anni: personalmente sarei contento se entrasse in politica. Una persona onesta, coltissima e intelligente, qualunque sia il suo schieramento, non potrà fare troppo male e, probabilmente, farebbe bene...

Nota (*1): eppure eccezioni ci sono: basti pensare alla miriade di volontari italiani oppure a questo mio stesso ghiribizzo: non ne ricavo nulla, mi costa tempo e fatica, eppure credo che sia giusto mantenerlo...

4:00 AM - 12/11/2019
Improvvisamente stanotte, durante un sogno completamente diverso, ho guardato uno spezzone del TG di RAI3 dove sono venuto a sapere che un mio amico del liceo (uno dei pochi che non ho rivisto alla cena di classe di qualche anno fa) era morto lungo una stradina di campagna. Nel sogno ho pensato a un incidente d’auto (investito per la precisione) ma in effetti il servizio giornalistico non lo diceva. Mi sono commosso e svegliato.
Per qualche secondo mi sono chiesto come mai sentissi meno dolore, poi mi sono reso conto di aver sognato il tutto: ho provato a tornare dormire ma ero/sono completamente sveglio.

Ovviamente domani controllerò i giornali locali...

sabato 9 novembre 2019

Storici

Oggi ho già scritto il mio pezzo quotidiano ma non ho voglia di dedicarmi all’Epitome e, visto che il caso me ne ha dato l’opportunità, ne approfitto per avvantaggiarmi per domani…

Forse mesi o anni fa scrissi che avevo provato a cercare un forum di storia per condividere e scambiare idee ma, sfortunatamente, non trovai niente di attivo: persi interesse e lasciai perdere…

Qualche mese fa Youtube mi propose dei video storici, sull’antica Roma, di un tale Roberto Trizio: si trattava di video piuttosto brevi (massimo mezz’ora) e piuttosto leggeri comunque, a piccole dosi, gradevoli.

Più recentemente, su FB, un conoscente condivise un video sulla peste nel medioevo: una conferenza in cui lo storico del medioevo Alessandro Barbero ricostruiva i contro, ma anche i pro, delle diverse ondate di epidemie. Fu molto interessante ma siccome il medioevo non è il “mio” periodo non cercai ulteriormente.

Oggi, il solito Youtube mi ha suggerito un video molto curioso: Trizio che intervista Barbera proponendogli le domande degli utenti del suo canale!
Un video breve ma piacevolissimo in cui sia Trizio che Barbero si trovano a proprio agio insieme: Trizio fa domande pertinenti e interessanti e Barbera risponde in maniera spiritosa, sintetica ma esauriente e, spesso, fornendo spunti di riflessione.

Il video è questo: Intervista ad Alessandro Barbero. Domande sparse su Roma dal canale di Roberto Trizio.

Gli spunti di cui parlare, come detto, sarebbero tantissimi ma partirò da quello che mi coinvolge di più emotivamente e che, tutto sommato, è anche divertente.

Più volte ho accennato del mio zio “storico” (v. Ricordo zio Gip) che non era laureato in storia perché, come primogenito, preferì dedicarsi a studi che gli avrebbero garantito più facilmente uno stipendio per aiutare la famiglia. Così si laureò in economia ma la sua passione fu sempre la storia a partire dalla sua tesi sull’Atene di Pericle!

Ricordo che un giorno mio padre gli chiese fra il divertito e il disgustato come mai leggesse i libri di Vespa: mio padre riteneva infatti il giornalista eccessivamente fazioso e il racconto delle vicende politiche troppo di parte e romanzato.
Mio zio gli rispose che, sì Vespa era effettivamente un po’ di parte ma gli ricordava Sallustio (*1) perché, per scrivere i suoi libri, si documentava parlando direttamente con i protagonisti delle vicende che narrava. Gli sembrava insomma di leggere un libro realizzato da uno storico antico ed evidentemente, al di là dell’affidabilità del contenuto, la sensazione data dai retroscena gli piaceva.

L’episodio mi è tornato in mente a una precisa domanda di Trizio a Barbero: T. - “In percentuale quanto è affidabile Svetonio?” (*2); B. - “Uhm… il 10%”; T. - “Così poco?!”; B. : “Beh, allora diciamo il 25%...”
E poi Barbero spiega che gli storici antichi erano come i giornalisti attuali: più interessati a presentare i fatti in una precisa prospettiva piuttosto che attenersi rigidamente alla cronaca.

Se vogliamo Barbero ha fatto un’affermazione simmetrica a quella di mio zio: gli storici antichi sono come i giornalisti moderni; mio zio invece diceva che Vespa, un giornalista moderno, era come uno storico antico! A me pare buffo!

Poi l’intervista a Barbero mi è piaciuta anche per un altro motivo più banale: ha confermato tutte le mie teorie storiche.
L’unica sua risposta con cui non sono d’accordo è quella se sarebbe stato preferibile un confine sul Reno o sull’Elba. Barbera risponde che sostanzialmente sarebbe stato indifferente e poi accenna al fatto che i territori fra i due fiumi erano boschi e paludi.
Sicuramente conquistare quel territorio sarebbe stata una spesa senza un ritorno economico immediato eppure la difesa del confine lungo l’Elba sarebbe stata più facile che lungo il Reno a causa della lunghezza molto minore. Poi, certo, mi si potrà obiettare che il colpo di grazia all’impero lo diedero i goti, ad Adrianopoli, che avevano attraversato il Danubio: però l’occidente sarebbe stato molto più solido con un confine a nord più sicuro…

Ah! e poi c’era un’altra risposta che mi ha colpito… qual era? Ah, giusto!
Trizio gli ha anche chiesto chi aveva ragione fra Traiano, che aveva annesso la Mesopotamia all’impero e Adriano, il suo immediato successore, che invece l’aveva immediatamente restituita ai Parti senza combattere.
Onestamente io non avrei saputo rispondere: ci sono pro e contro in entrambi i casi.
Barbero se l’è cavata rispondendo che i due imperatori erano ottimi generali e sicuramente sapevano bene quello che facevano: per questo non se la sente di rispondere chi ha fatto bene e chi male…

Poi ci sarebbe la domanda sulla caduta dell’impero romano che, come dovreste sapere (v. ????), è il mio pallino.
COLPO DI SCENA!! Ero sicuro di aver pubblicato un pezzo sulla caduta dell’impero romano quest’anno o nel 2018 e invece non lo trovo!
Adesso ho la sensazione di aver ripreso a lavorarci lasciandolo però incompiuto e dimenticandomene! Vabbè… adesso provo a cercarlo sul calcolatore… ma mi pare impossibile… bo…

Trovato! In realtà avevo pubblicato Caldo o freddo dove riprendo una mia vecchia bozza sul tema ma non provo nemmeno a concludere il pezzo...

Conclusione: sicuramente guarderò altri video di Barbero e, perché no, di Trizio!

Nota (*1): mi pare! Comunque, se errore c’è, esso è mio che ricordo il nome sbagliato e non di mio zio!
Nota (*2): questo e i seguenti virgolettati sono riportati a memoria e le parole precise potrebbero essere un po’ diverse.

venerdì 8 novembre 2019

Mistero marino

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Ieri sono stato da mio padre e… mi sono dimenticato di riprendermi il pezzettino di Epitome che avevo scritto da lui l’altra settimana (v. il corto Microsocietà)! Vabbè, sono fatto così: supersbadato, superdistratto e superdisordinato…

Comunque almeno la mia visita mi ha fatto riflettere: abbiamo infatti visto uno spezzone di una specie di documentario/servizio giornalistico su Focus.
La struttura era questa: immagini del mare inquinato e pieno di plastica e poi signorina/giornalista che cercava di imboccare (o magari era poco preparata lei, non so) alcuni concetti all’esperto di turno che però la smentiva! Ad esempio: Lei - “Noi italiani ricicliamo poco e male, vero?”; esperto - “No, ricicliamo molto ma...” e lei sintetizzava poi (incorrettamente) “Allora dobbiamo riciclare di più!”
Ovviamente ho resistito 3-4 minuti poi ho tolto l’audio e ho spiegato la mia opinione a mio padre.

Io: «Babbo, dove butti la spazzatura?»
B: «Eh?»
Io: «La spazzatura la butti dal terrazzo direttamente in strada?»
B: «No, la separo...»
Io: «Ma le tasse sui rifiuti le paghi?»
B: «Certo!»
Io: «Ma allora com’è che i tuoi rifiuti di plastica finiscano in mare? Se tu non ce li getti direttamente allora lo fanno le aziende, lautamente pagate, che li raccolgono? Invece di smaltirli sono loro a gettarli in mare? Oppure è solo la spazzatura differenziata male che viene “smaltita” nel mare?»
B: «Eh?»

Quello che cercavo di dirgli è che non capisco come faccia la spazzatura dell’italiano medio a finire in mare: non escludo che ci sia qualche demente che getta la propria immondizia direttamente nei fiumi ma sono sicuro che si tratterebbe di una piccolissima minoranza…
E con le nostre tasse non paghiamo affinché i rifiuti finiscano in inceneritori, discariche o, molto meglio, riciclati?
In quale fase di questo processo avviene il “dirottamento” nel mare?
Forse sono le aziende che inquinano? Ma allora perché si insiste così tanto sul comportamento del privato cittadino?
Se qualcuno esperto di rifiuti potesse illuminarmi ne sarei felice: al momento, per me, come i miei rifiuti finiscano in mare resta un mistero…

Chi ha letto la mia Epitome (basta la “Premessa” quindi a forse 3-4 persone si arriva!) sa che io credo che ogni mistero abbia una spiegazione, magari sgradita, e che questa vada ricercata e indagata.
E come al solito non posso trattenermi dal fare ipotesi.
1. Le aziende che noi paghiamo (a caro prezzo) per smaltire i rifiuti in verità non lo fanno o lo fanno solo parzialmente. Magari c’è dello scarica barile: i rifiuti vengono passati ad altre società, magari estere, che vengono a prenderli con dei barconi ma poi, invece di portarli dall’altra parte del mondo, li scaricano in mare (*1)…
2. I rifiuti italiani non finiscono in mare ma altri sì. Non riesco a non pensare al Nilo: mio padre al ritorno da una vacanza in Egitto mi disse che in un canale a Il Cairo aveva visto un cammello morto. Ora è possibilissimo che altri rifiuti, sia in Egitto che nel resto dell’Africa, vengano riciclati meglio ma ho i miei dubbi (*1)…
3. Magari i miei rifiuti vengono effettivamente smaltiti bene ma, in altre zone d’Italia non è così (*1).

Non so: forse pensandoci ulteriormente potrei pensare ad altre possibilità…
Comunque in queste tre mie ipotesi il privato cittadino italiano può fare ben poco: che smaltisca di più o meglio non dovrebbe impattare sull’inquinamento marino: i problemi sarebbero altrove…

Alla luce delle mie ipotesi allora l’immagine del mare inquinato verrebbe usata strumentalmente, facendo sentire ingiustamente in colpa gli spettatori, per spronarli a riciclare “di più e meglio”.
Sicuramente, siamo tutti d’accordo, sarebbe un bene se gli italiani riciclassero “di più e meglio” ma, mi chiedo, è moralmente lecito convincerli a farlo con l’inganno?

La risposta ce l’ha già data Kant qualche secolo fa.
Per Kant mentire a una persona equivale a considerarla un mezzo e non un fine: in pratica a usarla privandola della libera scelta. E per Kant questa privazione è molto grave: la dignità dell’individuo sta nella libertà di prendere le proprie decisioni razionali e autonome.
Fornire informazioni false o fuorvianti (indipendentemente dal fine) equivale a porre l’uomo in una condizione di eteronomia.

Aggiungo che questa degradazione, l’utilizzare l’uomo come un mezzo, è sfortunatamente caratteristica della nostra epoca. Ne scrivo ampiamente nell’Epitome ([E] 13.3): per vari motivi che non sto qui a spiegare stiamo passando da una morale che mette al centro l’uomo con tutti i suoi diritti a una morale degenere che pone il profitto come fine ultimo e vero “bene” della società.
Non è un caso quindi che l’informazione si senta libera di fuorviare, con bugie "innocue" e a "fin di bene", il cittadino comune se questo porterà un qualche profitto alla società (e, preferibilmente, un profitto economico magari per pochi).

Conclusione: davvero trovo sia un mistero come la MIA plastica finisca in mare. Magari fra qualche tempo scoprirò che c’è una ragione ben precisa, che non avevo contemplato nelle mie ipotesi, che spiega perfettamente e logicamente il fenomeno: vedremo…
Resta comunque la verità della mia intuizione di fondo: i media (ma anche i politici) si sentono moralmente giustificati a ingannare a “fin di bene” i cittadini anche a causa dello slittamento etico dall’uomo al profitto.

Nota (*1): ripeto: tutte ipotesi, plausibili e non, che mi girano nel cervello per spiegare il mistero...

mercoledì 6 novembre 2019

Incertezza

Sono incerto: premesso che piove a catinelle da tre giorni e che, causa fulmini, in ogni momento potrei spegnere e staccare il calcolatore dalla corrente, sono comunque incerto su cosa scrivere…

Le ipotesi sono due: una pubblicità progresso e “un’autocritica” del M5S trovata su FB…
Quasi quasi scriverò di entrambe: parto però dalla pubblicità progresso che mi pare più facile e breve.

Pubblicità: un tizio mostra a un gruppetto di turisti bidoni della spazzatura e altre “opere” prive di interesse, poi il regista ci spiega il suo messaggio: l’Italia è ricca di autentici capolavori ma se tu non fai niente non ne rimarrà niente. Quindi, motto conclusivo, “Salva l’Italia”.

Ora io è dal 2012 (v. Sammezzano) che conosco il castello di Sammezzano: un vero e proprio capolavoro, unico nel suo genere, fatto costruire (*1) dal suo altrettanto eccentrico proprietario, credo, nel XIX secolo.
Un edificio fantastico che sta venendo lasciato andare con molte sale ormai impraticabili se non pericolanti. Appartiene a un privato che però non riesce a venderlo: roba tipo asta deserta.
Io quando trovo su FB un’iniziativa per farlo conoscere vi partecipo sempre: cosa posso fare di più?
Mi piacerebbe avere una decina di milioni di euro per comprarlo e il triplo per rimetterlo in sesto (in verità non ho idea dei costi) ma, sfortunatamente, non posso permettermelo.
Io vorrei salvare almeno questo spettacolare pezzettino d’Italia ma onestamente non so come fare.
Il punto è che certe responsabilità sono della politica e non del semplice cittadino: solo a livello di regione, se non di Stato, si potrebbero trovare i fondi necessari per intervenire. Che poi, opportunamente restaurato, sarebbe un investimento che garantirebbe un ritorno economico per il turismo e il suo indotto…
Invece no: la politica se ne frega. E io che ci posso fare?
Ah! la pubblicità in verità, l’ho scoperto solo l’ultima volta, dà il suo consiglio concreto per “salvare l’Italia”: fare donazioni a un ente che non ricordo più, forse addirittura al FAO ma potrei sbagliarmi. Soldi che sarebbero SICURAMENTE spesi per salvare le opere d’arte italiane.

Ormai da oltre una settimana aspettavo al varco, su FB, un commento sulle ragioni della sconfitta da parte del mio amico attivista nel M5S.
Probabilmente è colpa della mia natura da ex-scacchista: le sconfitte si analizzano e da esse si impara per non ripetere gli stessi errori e divenire così più forti. Ormai istintivamente applico questo principio a ogni cosa che faccio: non mi vergogno di sbagliare, è inevitabile, ed è sciocco non ammetterlo e non cercare di evitare di ripetere i propri errori.
Lo faccio per i miei pezzi (vedi la serie sui “Mongolini”), lo faccio con l’Epitome e, quando ero anch’io un’attivista, cercavo di analizzare il motivo delle sconfitte.
Ora però che seguo dall’esterno il movimento sono curioso di un’analisi dall’interno: dal mio punto di vista infatti la ragione della sconfitta del movimento mi è evidente (*2).

In sintesi, fino a oggi, su FB l’analisi della sconfitta in Umbria era: gli elettori umbri sono impazziti.
Analisi che personalmente non mi soddisfa: anche se gli umbri fossero realmente impazziti, mentre prima erano “savi”, bisognerebbe allora chiedersi quale sia stata la causa che ha scatenato la follia collettiva.

Ma veniamo all’articolo: Il movimento e i divanisti lagnosi di Tommaso Merlo da RepubblicaEuropea.Wordpress.com
Ne consiglio a tutti la lettura perché nella mia sintesi, inevitabilmente, si perde qualche concetto.

Inizialmente l’articolo conferma la sconfitta: gli italiani, al buon governo e all’onestà del M5S, sembrano preferire il solito vecchio marciume e l’autore se ne chiede il motivo.
La risposta è che l’italiano preferisce starsene seduto sul divano aspettando che un “boss” risolva i problemi al suo posto. Salvini non è altro che un nuovo cialtrone uguale a tutti quelli che l’hanno preceduto.
Dai divani italiani c’è chi adora Salvini e chi lo schifa: ma tutti se ne restano seduti a perdersi in chiacchiere.
Il M5S invece si propone di smuovere l’italiano, di farlo diventare parte attiva nella politica per ottenere così uno stato a propria immagine e somiglianza. Per questo motivo i vecchi partiti e le lobbi sono tutte contro il M5S: il M5S cerca di realizzare una rivoluzione culturale che ridia voce ai cittadini.
E poi col voto del marzo 2018 è accaduto un fatto epocale: i cittadini, grazie al M5S, sono andati al governo. Eppure, dopo pochi mesi, hanno ricominciato a bersi, seduti sul divano, le “fregnacce del cialtrone” di turno.
Questo nonostante che i rappresentanti del M5S non abbiano rubato né si siano arricchiti come fanno gli altri; il M5S ha realizzato quanto promesso e non si è messo a fare giochini politici come i vecchi partiti.
Certo il M5S non è perfetto e sembra innovarsi molto lentamente ma, nel complesso, la sua azione di governo è andata “oltre le più rosee aspettative”.
E allora qual è la ragione dell’improvviso e inaspettato calo di consensi?
Il solito tarlo dell’italiano, la sua propensione a starsene, imbelle, seduto sul divano: al non volersi attivare ed entrare da protagonista in politica come il M5S gli permetterebbe di fare.
Infatti l’italiano medio è troppo pigro per darsi da fare, preferisce la poltrona all’impegno sociale: preferisce credere, ovviamente senza scollarsi di un millimetro dal divano, al “boss” di turno che, con la bacchetta magica, risolva tutti i problemi.
In realtà uno dei veri problemi del M5S è che gli manca la figura di un “boss” che riesca a catturare la fantasia dei divanisti nostrani e “pretendere culturalmente dall’italiano medio un «sacrificio» che non sa o non vuole fare” (*3).
Il rischio alla fine è che questa sia una sconfitta culturale del M5S: non provocata dai vecchi partiti o dalle lobby ma dall’italiano che non vuole alzare il “deretano” dal proprio divano.

E questa è, per adesso, l’analisi più lucida sulle ragioni del calo di consensi del M5S, partorita evidentemente da una mente vicina allo stesso (*4).
Che dire? A mio modesto parere le contraddizioni sono molteplici (di nuovo consiglio di rileggere l’articolo originale e di non fermarsi al mio tentativo di sintesi) ma mi limiterò all’obiezione principale.
Se la ragione del calo di consenso del M5S è la natura “divanista” degli italiani allora perché alle elezioni politiche del 2018 ha raccolto quasi un voto su tre? Non era “divanista” pochi mesi fa? Lo è diventato tutto insieme solo adesso? Se così fosse allora sarebbe stata utile un’analisi di cosa abbia convinto gli italiani a tornare a rimettersi a sedere sul divano, no?
Cioè se l’italiano è “divanista” per natura allora dovrebbe esserlo sia quando vota per il M5S che quando decide di non votarlo più: quindi l’essere “divanista” non può essere una spiegazione della sconfitta del movimento…

Ma in realtà io credo che l’errore di fondo dell’autore sia la sua puerile e semplicistica fissazione con gli italiani "attaccati al divano": non so come si sia creato questa idea distorta dell’italiano medio ma non è così. Proprio perché gli italiani vivono la loro vita, vedono quello che succede e i riflessi che questo comporta sulla loro esistenza, si sono anche resi conto che il M5S non è la risposta che cercavano e speravano. Ma non voglio ripetermi la MIA analisi sulle elezioni in Umbria e sul crollo del M5S l’ho già espressa in Umbre a caldo e soprattutto in Implosione.

Conclusione: questo pezzo è solo apparentemente diviso in due argomenti distinti: in realtà la pubblicità e l’analisi della sconfitta del M5S hanno qualcosa in comune che li lega insieme: entrambe considerano l’italiano medio “divanista”, indifferente alle opere d’arte e indifferente alla politica, ma entrambe peccano di superficialità...

Nota (*1): o comunque ristrutturato secondo l’estro dello Ximenes: non ho voglia di controllare su Wikipedia questi dettagli. E poi invece ho verificato: costruito nel 1605 e, appunto, ristrutturato a metà del XIX secolo…
Nota (*2): in breve: essendo il M5S un populismo apparente, stando al governo, NON può realizzare veramente tutto quello che diceva di volere e, anzi, si comporta, al di là delle parole, da partito sistemico come effettivamente è. Gli elettori se ne sono accorti e ne sono delusi. Solo qualche minuscolo contentino che però, forse, soddisfa appena il suo zoccolo duro.
Nota (*3): non sono sicuro di cosa intenda l’autore con questa frase e, quindi, la riporto tale e quale.
Nota (*4): non ho idea se l’autore abbia un ruolo nel movimento ma di sicuro dovrebbe esserne almeno un elettore.

lunedì 4 novembre 2019

I buoni libri

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Le mie letture si sono ulteriormente frammentate: dovrei decidermi a concentrarmi su singoli libri per finirli e invece ne inizio di nuovi…

Le novità sono “Scritti Politici 1” di Gramsci, scaricato da Liber Liber, e “The house of souls” di Arthur Machen: del secondo ho già scritto (v. La follia del panico) ma del primo no.

Ancora non ho letto moltissimo di “Scritti politici 1” ma ho già iniziato a farmi un’idea del suo autore: Gramsci mi è sembrato molto intelligente e di ottima cultura, lo si capisce bene non solo dalle sue analisi generiche, spesso profonde, ma anche da come valuta gli intellettuali suoi contemporanei: dà l’idea di capirli perfettamente e di individuarne chiaramente i limiti. Ovviamente me ne manca la riprova ma mi stupirei se non fosse così: è una sensazione molto netta…
Curiosa, almeno per me, è anche la sua vera e propria fede nel socialismo: perché non è la fede equilibrata che vede pregi e difetti ma quella del fanatico che, di fronte a qualche incongruenza, chiude gli occhi e si convince di aver visto qualcosa di completamente diverso.
Lo trovo buffo: in una persona stupida lo troverei triste ma in una chiaramente così intelligente mi fa sorridere…

Il libro che sto leggendo è una raccolta di brevi articoli (un altro merito di Gramsci è di non essere prolisso e di andare dritto al punto) pubblicati su riviste e giornali. L’argomento è vario, ovviamente sono a sfondo politico e, dato il periodo, il 1916, spesso affrontano il tema della guerra.

Dovrei rileggermi l’articolo su Mussolini (direttore de Il Manifesto) e fautore dell’entrata in guerra dell’Italia mentre Gramsci è per la neutralità: di solito, come ho scritto, Gramsci è molto chiaro ma in alcuni casi, evidentemente quando lo vuole, riesce a velare bene il proprio pensiero. Nel pezzo in questione ebbi la sensazione che cercasse di giustificare la posizione di Mussolini ma, come detto, dovrei rileggerlo con maggiore attenzione…

Proprio ieri sera ho letto un articolo attualissimo sui “giornali borghesi” che, ovviamente fanno l’interesse dei borghesi e sono contro i lavoratori. Se sostituite a “giornali borghesi” i “media tradizionali”, a “borghesi” i “parapoteri” e a “lavoratori” la “democratastenia” avete esattamente il mio pensiero. Beh, una parte di esso: essenzialmente la scarsa inattendibilità dei media ([E] 9.5).

E in effetti ho scelto di leggere proprio “Scritti politici 1” perché sapevo che vi avrei trovato tale articolo di cui, infatti, cito un frammento come epigrafe al capitolo sulla comunicazione dell’Epitome.

Ma l’articolo successivo, “Uomini o macchine?”, sull’istruzione era totalmente inaspettato e, anche qui, sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’inaspettata convergenza di idee. Il ruolo dell’istruzione è spesso sottovalutato e ci si dimentica che la mentalità delle generazioni future è forgiata nella scuola.
L’articolo prende lo spunto da una riunione sui programmi per l’insegnamento professionale tenuto fra socialisti e alcuni rappresentanti della maggioranza.
Gli esponenti del governo (non so quale fosse al momento, ma immagino i liberali, quindi rappresentanti degli interessi degli industriali italiani) sono per una scuola professionale che si concentri a insegnare agli studenti come lavorare, tralasciando le materie più umanistiche e formative.

Sicuramente i liberali del 1916 avrebbero apprezzato molto la riforma della “Buona scuola” di Renzi che va proprio nella direzione di preparare gli studenti al lavoro (sottopagato).
Nella seconda parte di La falsa medaglia avevo scritto:
«Ma veniamo alla pubblicità di cui volevo scrivere.
Si tratta di una pubblicità “progresso” il cui motto è “Scuola e Lavoro sono due facce della stessa medaglia". Mi ha stupito perché mi è parso uno slogan adatto alla riforma della “buona scuola” ideata dal precedente governo...
Scuola e lavoro sono certamente collegati fra loro: quello che non condivido è che siano visti come le due facce di una stessa medaglia, ovvero senza lasciare spazio ad altri aspetti. È una semplificazione troppo grossolana e, come tale, errata (non escludo possa essere, nella terminologia della mia Epitome, una distorsione fuorviante; v. [E] 2.3).
La scuola è sicuramente utile per poi lavorare ma indirizzare e preparare al lavoro non dovrebbe essere l'unico scopo, e neppure il principale, dell'istruzione.
Se la scuola fosse solo l'altra faccia del lavoro allora, per coerenza, andrebbero abolite le materie “inutili” come, ad esempio, latino, greco, educazione musicale e artistica; e anche si dovrebbe ridurre l'italiano all'essenziale capacità di leggere e scrivere: dimenticare tutta la poesia e pure la prosa antica. La storia poi a che serve? Meglio sostituirla con il riassunto dei telegiornali che ci informano esattamente di tutto quello che dobbiamo sapere: calcio, moda, spettacolo e quel pizzico di politica che ci dice che tutto va bene, che abbiamo più di quanto meritiamo e che non dobbiamo quindi lamentarci...
Lo scopo precipuo della scuola deve essere invece quello di formare gli individui, rendere gli studenti delle persone libere e capaci, in grado di pensare con la propria testa e mature: non preparare dei tecnici che possano poi divenire gli ottusi e ingenui operai e impiegati di domani, con conoscenze strettamente limitate a effettuare il proprio lavoro ma senza aprirgli altri orizzonti di idee e ideali.
Invece la tendenza sembra proprio essere questa: considerare gli studenti semplicemente come la forza lavoro del futuro, che sappia fare solo il proprio lavoro, senza aspirazioni o alti ideali, e che si accontenti di essere pagata il meno possibile.
Questa è in effetti la “buona scuola”: non però per gli studenti ma per i parapoteri ([E] 4.1) economici!
»

Scusatemi la lunga citazione autoreferenziale ma era un concetto unico ed è molto più chiaro ripresentarlo nella sua interezza.

Ma veniamo alle argomentazioni di Gramsci (*1).
Inizialmente egli cita il compagno Zini:
«La corrente umanistica e quella professionale si urtano ancora nel campo dell’insegnamento popolare: occorre riuscire a fonderle, ma non bisogna dimenticare che prima dell’operaio vi è ancora l’uomo, al quale non bisogna precludere la possibilità di spaziare nei più ampi orizzonti dello spirito, per asservirlo subito alla macchina»
Poi spiega che ancora il socialismo non ha una posizione univoca su come debba essere l’insegnamento; prosegue poi con un elogio della meritocrazia per gli studenti: all’epoca solo i ragazzi più benestanti potevano proseguire gli studi superiori mentre i “proletari”, indipendentemente dalla loro intelligenza e predisposizione allo studio, erano costretti a fermarsi alle elementari.
Gramsci scrive quindi: «La cultura è un privilegio. La scuola è un privilegio. E non vogliamo che tale essa sia. Tutti i giovani dovrebbero essere uguali dinanzi alla cultura.»
Se vogliamo tale affermazione è ancora attuale se sostituiamo alle “scuole superiori” l’università.
Poi prosegue spiegando meglio: «Il sacrifizio della collettività è giustificato solo quando esso va a beneficio di chi se lo merita. Il sacrifizio della collettività perciò deve servire specialmente a dare ai valenti quella indipendenza economica, che è necessaria per poter tranquillamente dedicare il proprio tempo allo studio e poter studiare seriamente.»
Ma sono le conclusioni finali di Gramsci quelle più vicine al mio pensiero: «La scuola professionale non deve diventare una incubatrice di piccoli mostri aridamente istruiti per un mestiere, senza idee generali, senza cultura generale, senza anima, ma solo dall’occhio infallibile e dalla mano ferma. Anche attraverso la cultura professionale può farsi scaturire, dal fanciullo, l’uomo. Purché essa sia cultura educativa e non solo informativa, o non solo pratica manuale. Il consigliere Sincero, che è un industriale, è troppo gretto borghese quando protesta contro la filosofia.»

E la chiusura del suo articolo sembra quasi una parafrasi della mia: ovviamente sostituendo “industriali” con “parapoteri”!
«Certo, per gli industriali grettamente borghesi, può essere più utile avere degli operai-macchine invece che degli operai-uomini.»

Conclusione: la riforma del sistema scolastico, ironicamente battezzata come “La Buona Scuola”, ha sicuramente fallito il suo obiettivo peggiorando di molto la qualità dell’istruzione. Fortunatamente esistono ancora dei “buoni libri” che ne evidenziano chiaramente le contraddizioni involontarie o, più probabilmente, gli obiettivi non apertamente dichiarati.
Che la scuola dovesse formare individui liberi e capaci era già noto almeno dall’inizio del XX secolo: nell’attuale involuzione democratica ci si è opportunamente dimenticati di questa verità.

Nota (*1): tutte le seguenti citazioni sono tratte da “Scritti politici 1” di Antonio Gramsci, tratto dall’omonimo e-book pubblicato su Liber Liber e curato da Paolo Spriano.

domenica 3 novembre 2019

Piove odio

Domenica, ore 15:30, ha piovuto fino a poco fa, anche molto violentemente: adesso ha smesso ma è chiaro che i nuvoloni avrebbero ancora intenzione di alleggerirsi del loro fardello…

Ci sono le partite di calcio ma sono talmente poco interessanti che mi accontenterò di scoprirne più tardi il risultato e, forse, guardarne le reti.

Invece è da qualche giorno che mi vaga nel cervello, non nell’anticamera, ma nella cantina o nella soffitta polverosa, una riflessione ancora informe, spettrale direi perché indefinita e diafana: ne indovino appena la forma ma non i dettagli.

Proverò quindi con questo pezzo a stanarla dalla mia testa, a farla uscire allo scoperto e, preferibilmente, la costringerò a diventare più nitida oppure a dissolversi del tutto.

La riflessione riguarda l’odio: sicuramente mi è stata ispirata dalle vaghe notizie di una commissione parlamentare che dovrebbe indagare il fenomeno. Non so niente, né dei dettagli né della sua promotrice, la senatrice a vita Liliana Segre. Logicamente mi asterrò quindi da commenti diretti su questa iniziativa.

Il mio pensiero è infatti più generico e vago.
“Cos’è l’odio?” mi chiedo. È un sentimento, un’emozione profonda: non è logica, non è ragione, non ha specifiche forme e dimensioni. Possono quindi ragione e logica rendergli giustizia? Non credo.
La ragione, come le parole, non riesce a definire i sentimenti: solo i poeti, a volte, riescono a farci intravedere altri orizzonti emotivi: gioie primaverili, odori autunnali, la tristezza dell'amore…

A onor del vero, mentre scrivevo il precedente paragrafo, pensavo anche che gli psicologi sicuramente hanno una loro definizione dell’odio basata su logica e ragione. E sicuramente l’avranno anche dell’amore. Eppure quando veniamo travolti dal sentimento che ci fa sospirare non ne chiediamo la definizione ai dottori ma, magari, preferiamo ascoltare una canzone sdolcinata: e anche gli psicologi si innamorano, anche loro non sono immuni alla dolce malattia…
Le emozioni fanno parte dell’uomo e per analizzarle oggettivamente si deve uscire dall’uomo: si deve diventare degli scienziati armati di microscopio che esaminano e sezionano l’animo umano: ma non più uomini quindi.

E poi c’è Eros e Tanato: amore e morte ma anche amore e odio. L’avevo scritto in Politica e Thanatos: ormai vedo l’applicazione di questa intuizione di Freud in molteplici aspetti della vita…
E se vogliamo vi è un parallelo con la mia principale obiezione a Rawls (v. Dubbi su Rawls): non si può prescindere dalla natura umana perché se lo facciamo diveniamo disumani.

Probabilmente solo io vedo le lineette tratteggiate che uniscono fra loro le frasi precedenti: dopotutto io e le mie idee viviamo nel medesimo cervello, siamo abbastanza affiatati…
Cercherò quindi di rendere più concreta la mia intuizione sperando di non banalizzarla troppo nel tentativo di sintetizzarla con parole inadeguate a trattare dei sentimenti.

L’odio è un’emozione profonda che fa parte dell’essere umano: esattamente come l’amore, esso non può essere rimosso: al massimo può venire nascosto o magari sublimato verso bersagli ritenuti accettabili o, addirittura, contro noi stessi: come i santi che amavano sommamente gli altri ma odiavano loro stessi. Ma attenzione: rivolgendo al nostro interno l’odio avremo delle nevrosi…
L’odio, come l’amore, fa cioè parte dell’essere umano e non è ragionevolmente eliminabile.

Ha quindi senso dargli la caccia?
Come faremo a riconoscerlo? Per farlo oggettivamente si dovrebbe infatti essere disumani…
È possibile misurarlo e, magari, punirne gli “eccessi”? E quale sarebbe un eccesso di odio? Dov’è la linea, il confine, che separa un odio accettabile da un odio esecrabile? E chi definisce tale linea? Chi è abbastanza inumano da farlo abbastanza umanamente? Per chi crede c’è Dio: lui solo sarebbe così disumano da essere sempre giusto.

Alla fine, temo, la caccia all’odio è solo l’equivalente moderno della caccia alle streghe: qualcuno definì cosa fosse il male, l’odio verso Dio, ma alla fine a rimetterci la vita furono donne innocenti.

Ma nella società moderna, mi si obietterà, c’è un odio crescente verso le minoranze: gli zingari, gli immigrati, talvolta, gli ebrei. È davvero così? È corretto parlare in questi casi di odio? Non lo so…
Ma di sicuro questo aumento, se non di odio almeno di pregiudizi, a cosa è dovuto?
Ebbene non nasce dal nulla ma è il risultato di una società che si impoverisce, che non ne capisce il motivo e che cerca qualcuno a cui addossare la responsabilità per le proprie crescenti frustrazioni quotidiane.
La pazienza per sopportare il peso di una vita ingiusta è amore: la reazione che genera è Tanato, odio cioè. Tanato inevitabile e che da qualche parte si deve sfogare, che non si può sopprimere per decreto perché umano: non è una libera scelta ma una pulsione dello spirito.

Allora la soluzione per diminuire l’odio non è vietarlo ma rendere il mondo un luogo più giusto: ovvero meno disparità sociale, meno ingiustizie, no all’1% dei super-ricchi che hanno beni pari al 50% della popolazione mondiale. Questa è la prima radice dell’odio: l’ingiustizia.
La povertà genera l’odio: rendete tutti gli uomini più ricchi e questi avranno meno ragioni, speciose o no, per odiare i propri simili; fateli lottare duramente fra loro per sopravvivere e diventeranno branchi di lupi affamati.

Perché poi, inseguire e dare la caccia all’odio, non è odio?
Odiare il razzista perché questi odia chi gli appare diverso è forse amore?
No, non è così e vi dirò di più: l’odio verso i razzisti è l’umana reazione all’amore verso le loro vittime: di nuovo Eros e Tanato.

La giustizia non è umana: in millenni di sforzi abbiamo ottenuto una legge appena tollerabile e tutt’altro che giusta.
Che la politica cerchi di appropriarsi di una dimensione che non le appartiene, in cui anche filosofi, scienziati e poeti si addentrerebbero solo con infinita cautela, mi pare, come minimo, un'assurda perdita di tempo. Un hybris spiegabile cinicamente solo se motivato da altri fini oltre a quelli dichiarati.
Tornando alla famigerata commissione Segre, di cui continuo a non saper niente, la mia paura è che essa raggiunga un solo scopo di cui però, in Italia come nel resto del mondo, non c’è assolutamente bisogno: aumentare la censura.
Vedremo: magari arriverà invece alla mia stessa conclusione: non si può abolire l’odio ma lo si può solo minimizzare rendendo la società più felice, felicità che si può ottenere solo rendendola più equa.

Conclusione: ha ripreso a piovere; una pioggia fitta e insistente, pervicace nel suo tentativo di opprimere l’animo. Ovviamente piove sul bagnato.

Erri erra

Io avevo visto l’articolo originale di Erri e mi ero quasi deciso a commentarlo qui sul ghiribizzo.
Ma poi non ho avuto la voglia di soppesare per bene ogni mia affermazione sul delicatissimo tema dell’immigrazione e ho lasciato perdere. Passo quindi volentieri la palla al buon Marco Rizzo, del Partito Comunista, che sintetizza bene il paradosso più evidente nelle parole dello scrittore.
Cinguettio di Marco Rizzo su articolo di Erri da Twitter.com

Microsocietà - 4/11/2019
Breve aggiornamento sull’Epitome: nei 2-3 giorni passati da mio padre i progressi sono stati praticamente nulli: in pratica ho scritto una paginetta stentata che, opportunamente, ho dimenticato sul suo computer e che dovrò recuperare quanto prima…

Ieri e oggi sono però stati proficui: soprattutto oggi ho aggiunto una nuova appendice, in pratica un sottocapitolo che non mi stava bene in nessuno dei capitoli normali e che quindi ho inserito a parte.

Sul nuovo 17° capitolo sono ancora lontano dalla conclusione: ormai ho quasi completato il 17.2 ma mi manca il 17.3, 17.4 e 17.5. Questi dovrebbero essere più “facili” da scrivere ma, insomma, è tutto relativo e le sorprese sempre in agguato…

Complessivamente, tanto per dare l’idea, il testo è già cresciuto di 24 pagine: certo, oltre al capitolo 17, ho aggiunto un paio di sottocapitoli altrove ma, in base a cosa deciderò di aggiungere, potrebbe crescere ancora molto. Le note sono invece 1101: buffo, non credo di aver mai avuto la pazienza di contare da 1 a 1000 ma, in qualche maniera, sono riuscito a scrivere ancora più note!

Notturno 12 - 5/11/2019
Com’è che tutti i caffè presi per tenersi svegli lungo l’arco della giornata hanno effetto solo alla notte?

Assange - 5/11/2019
Torturato in UK.
Non lo dice il matto delle giuncaie (cioè io) ma l’ONU.
Articolo: Onu, torture psicologiche su Assange da Ansa.it

Letto ieri sera... - 6/11/2019
«Odio gli indifferenti...»

Allora anche Antonio Gramsci indagato?

E in effetti morì in carcere…

sabato 2 novembre 2019

Mongolini del 3° trimestre del 2010

Ero incerto se scrivere un pezzo sui “Wow” o sui “Mongolini” ma, visto che che con i secondi sono molto più indietro, darò a essi la precedenza…

Giugno 2010:
Uffa, ancora calcio... (*1): questo è il primo mongolino come avevo veramente in mente: non un pezzo brutto ma proprio sbagliato! Non un pezzo che oggi riscriverei meglio ma qualcosa che non riscriverei affatto… In questo caso, nella sezione “Spunto 2”, faccio una fosca previsione dei pericoli a cui andranno incontro i tifosi stranieri ai mondiali in Sudafrica: in realtà la mia previsione si rivelerà completamente sbagliata. Da cosa dipese l’errore: da una conoscenza inesatta e superficiale della situazione. Il Sudafrica ha sì delle zone ad altissima criminalità e violenza ma sono ben circoscritte: il turista che non si allontana dalle aree sicure, evidentemente, resta ragionevolmente al sicuro...
Sono stupido: il concetto è che non dovrei discutere di un argomento con chi ne sa molto di più di me (è stupido infatti) ma nel caso specifico mi trovo ancora d’accordo con me stesso.
Pre partita: altro esempio di previsione errata ma più banale del primo. Semplicemente cerco di prevedere il risultato di Italia-Paraguay senza sapere niente della nazionale sudamericana. Questo pezzo però non mi sconvolge perché ero pienamente consapevole della mia incertezza e, comunque, le mie previsioni sul rendimento dei giocatori italiani si rivelarono poi sostanzialmente corrette.

Luglio 2010:
Niente… Tanti pezzi un po’ al limite ma nessuno così terribile da meritarsi il Mongolino...

Agosto 2010:
Stanco stanco: i pezzi bruttini e insignificanti abbondano ma questo mi pare particolarmente anodino…
Vabbè, un solo candidato per un solo premio non ha senso, aggiungo quindi anche questo: Senza titolo (e idee): il titolo dice già tutto...

Conclusione: è bene ribadire che la scarsità di candidati ai mongolini non significa che la maggior parte dei pezzi siano belli ma semplicemente che non sono troppo brutti!

Nota (*1): già a luglio feci comunque la seguente autocritica: Conclusioni mondiali...

venerdì 1 novembre 2019

La follia del panico

Sempre da mio padre, sempre con la tastiera “cattiva”…
Quindi anche oggi scriverò un pezzo semplice, non impegnativo. Avevo pensato a una nuova puntata della serie sui Mongolini: sono facili da scrivere e, almeno per me, divertenti… però mi richiedono molto tempo visto che devo rileggere quasi tutti i pezzi di un trimestre…

Allora ho pensato a un corto che però so già che diventerà un “medio”, ovvero un pezzo normale ma un po’ più breve…

Ho iniziato a leggere il libro elettronico (scaricato dal progetto Gutenberg) “The house of souls” di Arthur Machen.
Machen fu uno scrittore inglese (1863-1947) specializzato nel genere fantastico: io lo conosco perché è considerato un'importante fonte d’ispirazione per Lovecraft. Tempo fa rilessi (e, credo, ne detti notizia anche su questo ghiribizzo) “Il gran dio Pan” che dovrebbe essere la sua opera più famosa.
L’elemento innovativo de “Il gran dio Pan” è la realtà parallela, invisibile alla nostra, dalla quale arrivano contaminazioni che sconvolgono il nostro mondo quotidiano.
E questo è un tema molto caro a Lovecraft che vede, dietro la nostra realtà, un mondo indifferente all’uomo, governato dai Grandi e dagli Altri Dei la cui sola consapevolezza della loro esistenza può portare alla follia.

Tutto questo per dire che “Il gran dio Pan” è un’opera importante il cui elemento centrale è una diversa concezione della realtà. Lovecraft, che in parte si ispira a Machen, sta venendo pienamente apprezzato a un secolo di distanza: in pratica dopo ben 3-4 generazioni!
Che dite, è possibile che “Il gran Dio Pan” fosse stato pienamente apprezzato quando fu pubblicato per la prima volta nel 1916?

Nella lunga introduzione a “The house of souls” Machen ripercorre la sua carriera e si diverte a riproporre le recensioni de “Il gran dio Pan”. Le ricopio qui di seguito traducendole per comodità:

“Non è per colpa del signor Machen ma della sua sventura che la sua storia psicologica dell'orrore ci faccia tremare per le risate e non per il terrore.” - Observer

“La sua storia orrorifica, ci dispiace dirlo, ci lascia piuttosto freddi e il nostro corpo rifiuta fermamente di farsi venire la pelle d’oca.” - Chronicle

“La storia orrorifica non impaurisce” - Sketch

“Temiamo che l’autore sia solo riuscito a rendersi ridicolo.” - Manchester Guardian

“Raccapricciante, spettrale e noioso” - Lady’s Pictorial

“Un incoerente incubo di sesso… ...che condurrebbe presto alla follia se non contenuto… … innocuo a causa della sua assurdità” - Westminster Gazette

Ma questa è la conclusione di Machen: “And so on, and so on. Several papers, I remember declared that “The great God Pan” was simply a stupid and incompetent rehash of Huysmans’ “La-Bas” and “A Rebours”. I had not read these books so I got them both. Thereon, I perceived that my critics had not read them either.
Tradotto: “E così via e così via. Ricordo che molti giornali dichiararono che “Il Gran Dio Pan” fosse semplicemente una una stupida e incompetente rielaborazione di “La-Bas” e “A Rebours” di Huysmans. Io non avevo letto questi libri così li presi entrambi. Sulla base di ciò mi resi conto che neppure i miei critici li avevano letti.”

Con la sua battuta finale Machen ovviamente intende dire che i critici non avevano capito la sua opera: non avevano colto infatti tutta la dimensione fantastica della realtà parallela e l'inquietudine del sapere che quello che consideriamo realtà è invece solo apparenza.
Curiosamente le stesse critiche vennero mosse a Lovecraft dai suoi contemporanei: troppo materialisti per immaginare l’esistenza di un’altra realtà invisibile oltre a quella quotidiana.

La conclusione che possiamo trarre dalle critiche al capolavoro di Machen è che in genere gli spunti di genialità non vengono né capiti né apprezzati dai contemporanei. Ricordo un aforisma del tipo: “Chi scrive per i propri contemporanei disperi di essere ricordato”: lo scrittore che insegue i gusti del proprio tempo difficilmente vi aggiungerà qualcosa di significativo e, per questo, sarà dimenticato.
In realtà non è un concetto nuovo: il Leopardi nelle “Operette morali” scriveva le stesse cose. Il grande pubblico non è in grado di capire il genio e, siccome era ottimista, precisava che invece i pochi intelletti superiori in grado di comprenderlo l’avrebbero comunque ignorato perché gelosi…

Conclusione: è inutile denunciare la follia del proprio tempo perché essa è la normalità dei contemporanei.

giovedì 31 ottobre 2019

Evelyn & Claire

Oggi avrei voglia di scrivere ma sono a casa di mio padre e con la sua tastiera mi trovo malissimo.
Devo spiegare che la mia tastiera, ormai da quasi venti anni, è una internazionale: la differenza principale è che non ho tasti con i caratteri accentati ma posso inserire i caratteri speciali usando delle combinazioni. E’ (*1) un po’ più complicato ma ormai mi viene talmente naturale che neppure me ne accorgo.
Invece la tastiera di mio padre è una classica tastiera italiana…

In definitiva quando scrivo a casa riesco a concentrarmi su quello che penso mentre qui invece devo stare attento a cercare i tasti giusti: questo spezza la linearità del mio pensiero, mi distrae e mi confonde. Per questo trovo estremamente difficile e faticoso scrivere pezzi impegnativi quando sono qui…

Ah! E sul programma di scrittura non ci sono le mie macro: per i collegamenti, per le virgolette, per il grassetto, per le note etc…

Quindi?
Quindi pensavo di dedicarmi a un argomento leggero, dove lo scrivere mi venga facile…

Dal tempo in cui scrissi il programmino che generava i nomi da attrici porno (v. Porno nomi e seguenti) mi ero ripromesso di scrivere un pezzo sulla mia ricerca e acquisizione di informazioni per costituire la base dati da cui derivare i nuovi nomi…

Banalmente mi misi a cercare i siti porno in cui venivano elencati i nomi di tutte le loro modelle e a copiarmeli, manualmente, in un archivio di testo (con l’aggiunta di alcuni marcatori usati dal mio programma ma di cui non vale la pena parlare). Operazione lunga e noiosa ma allietata dalla visioni delle giovani attrici spesso fotografate in vesti (diciamo così) succinte…

A occhio credo che me ne piacesse circa il 20%, percentuale piuttosto bassa: rispetto alla media ho gusti piuttosto difficili.
Non è facile trovare regole generali per valutare la bellezza: alla fine la differenza la fanno dei particolari così sottili, personali e inconsci che risultano ineffabili alla stessa persona che li percepisce, figuriamoci quindi cercare di spiegargli agli altri!

Di sicuro non mi piace ciò che trovo falso e artefatto: automaticamente non mi piacevano le attrici col seno rifatto o con i capelli vistosamente schiariti fino ad arrivare all’orribile giallo paglierino slavato.
Al contrario conta molto per me una bella faccia (e qui si aprirebbe tutto il discorso di cosa renda bello un volto!) in cui devo intravedere una certa dose di intelligenza e simpatia. Fisicamente guardo le gambe e i fianchi. Ah! E tendenzialmente sono orientato sul magro: curiosamente nelle mie vignette mi ritraggo filiforme anche se ormai, da anni, ho una cospicua pancetta. Idealmente però mi sento ancora magro e rifletto quindi questa mia sensazione anche sulle donne: ha senso? Bo…

Comunque in questo 20% di attrici che mi piacevano ce ne erano almeno una dozzina che mi piacevano molto: forse potrei ricordarmi ancora qualche nome, non so, tipo: Alexa Grace, Morgan Rain (ma già qui sono incerto su Morgan... forse era Megan!), Hannah Howe (dubbi sulle vocali del cognome!), Adria Rae e altre…

Comunque in tutta questa abbondanza soltanto due ragazze mi sono rimaste veramente impresse!
La prima è Kyler Quinn: estremamente magra, forse anche troppo, ha un volto molto bello e, a seconda del trucco, la trovo praticamente identica a Margaret Qualley.
E chi è Margaret Qualley (in realtà credo di averne già scritto anni fa)? Non è una porno attrice ma è una figlia di Andie MacDowell, che io ricordo piacevolmente (sguardo e sorriso affascinanti) in molte pellicole degli anni ‘80 e ‘90.
Ciò che mi affascina di Margaret è che indiscutibilmente mi ricorda la madre ma non riesco a identificare quali siano i dettagli del volto che provocano tale sensazione…

La seconda porno attrice che veramente mi piace è Evelyn Claire: bellissimo il contrasto fra la pelle chiarissima e i capelli scuri. E poi c’è poco da aggiungere: senza trucco è ancora più bella di quando è truccata!

Allora decisi di seguire entrambe queste modelle su Twitter per cercare di capirle un po’ di più: esperienza interessante.
Prevedibilmente sono molte attente alla salute (in particolare alle malattie sessuali) e si ribellano al biasimo verso la loro professione. Ovviamente sui rispettivi profili principalmente pubblicizzano i loro video più recenti però, inevitabilmente, si intuisce qualcosa anche della loro privata. Ad esempio Kyler qualche giorno fa si dispiaceva che le sue vecchie amiche adesso la snobbassero.
La carriera da pornoattrice, con tutta la concorrenza del porno gratuito che c’è in rete, non deve portare grandissimi guadagni: ad esempio tempo fa Kyler era molto preoccupata per quanto le sarebbe costato farsi togliere due denti del giudizio perché non aveva l’assicurazione per il dentista…
Evelyn ha indubbiamente l’animo di un’artista (divertente il video in cui mostra la firma che si è inventata!): si trucca da sola e lo ribadisce spesso facendo notare che con lei non c’è bisogno di una truccatrice (di nuovo fa pensare che i guadagni non siano altissimi). Evelyn ha anche un proprio sito dove pubblica contenuti esclusivi, ovviamente a pagamento. Ed entrambe si lamentano per la pirateria dei loro video…

Buffo poi il rapporto che gli uomini che commentano i loro cinguettii sembrano avere con loro: difficile da spiegare ma ho la sensazione che percepiscano un legame con le due attrici molto più reale di quanto non sia. Non so: trovo strano e ingenuo cercare di far colpo su queste attrici con delle battute su Twitter. Mi pare che il virtuale sostituisca il reale: che si confonda un mezzo di promozione personale con della vera intimità... bo, forse se ne rendono conto ma semplicemente si divertono così…

Mi chiedo se riusciranno ad avere successo, magari sfondando nel mondo del grande cinema: ho però la sensazione che il porno sia una specie di stigmate di cui poi sia difficile liberarsi. Comunque glielo auguro a entrambe: soprattutto Evelyn ha un volto veramente espressivo...

Per concludere fornisco i collegamenti ai loro profili:
ATTENZIONE! Entrambi contengono frammenti di video e foto con scene di nudo e sesso. Quello di Evelyn è un po’ più raffinato (ci sono meme divertenti o artistici) però se siete sensibili è meglio che li evitiate tutti e due!
Evelyn Claire su Twitter.
Kyler Quinn su Twitter.
E, come termine di paragone, la pagina di Wikipedia di Margaret Qualley (*2)...
Margaret su wikipedia.

Nota (*1): Ad esempio con la mia tastiera non ho problemi a inserire la “e” maiuscola accentata mentre con la tastiera italiana uso, incorrettamente, l’apostrofo…
Nota (*2): Che in verità adesso mi appare vagamente inquietante perché mi ricorda pure un po’ la Boschi!

martedì 29 ottobre 2019

6

Dopo essere stato (inopinatamente!) bloccato dal Bagnai stavo controllando il mio profilo Twitter: ho scoperto di avere ben 6 seguaci! In verità inizialmente erano di più ma ho bloccato tutti coloro che conoscevo e che Twitter mi aveva aggiunto partendo dalla mio indirizzo di posta elettronica: la mia idea di uso di questo strumento è solo quello di seguire le persone che mi interessano mentre io non cinguetto praticamente mai…

Comunque, curiosamente, fra questi miei sei seguaci c’è anche un tale Paolo Roversi: “Scrittore. Sceneggiatore. Giornalista. Fondatore @NebbiaGialla @MilanoNera Bio: http://bit.ly/roversibio Ultimo libro: #AllePorteDellaNotte http://bit.ly/Radeschi7

Onestamente il nome non mi dice niente ma io sono particolarmente ignorante in fatto di personaggi famosi però vedo che ha oltre 96.000 seguaci…
Ipotizzo che mi segua per uno dei due seguenti motivi:
1. per errore.
2. perché gli è piaciuto il disegnino del mio profilo. (*1)

Nota (*1): i miei disegni in genere non piacciono ma, statisticamente, devono pur piacere a qualcuno oltre che a me!

Guerra alle bufale - 31/10/2019
Il governo preannuncia provvedimenti per contrastare la diffusione di bufale sulla Rete.
Intanto una velina:
«Alla Redazione del giornale XXX,
Si avvertano i redattori di codesto giornale di voler mantenere la narrazione dei fatti avvenuti a YYY nei limiti della più stretta verità avvertendo pure che se, come al solito, saranno propalate notizie tendenziose o false saremo costretti a prendere nei loro confronti i provvedimenti che riterremo i più opportuni.

Libertà di stampa!»

L’autore di questa velina non è, come potrebbe giustamente sembrare, il governo Giuseppi 2, ma i "Fasci Italiani di Combattimento, sezione di Reggio-Emilia" che la recapitarono al giornale “La Giustizia”, in data 2 maggio 1921...

Eppure, oggi e in Italia, c’è a chi piace la censura ma i "fascisti" sarebbero gli altri…

Fonte: Velina grazie al cinguettio di lim bo su Twitter.

Saggezza - 31/10/2019
“Con la pioggia ogni buca è una pozza”

Detta oggi in macchina osservando una buca lungo la strada…
In realtà è equivalente al detto “Al buio ogni gatto è nero” ma siccome l’ho pensata io la mia versione mi piace di più!

Notturno 11 - 2/11/2019
La vita di un uomo non la si misura dalla sua pancia.

(Peccato però: la maggior parte di noi ci guadagnerebbe...)

Altri... - 3/11/2019
Notizia: Amazzonia, ucciso un altro leader indigeno: proteggeva la foresta di Daniele Mastrogiacomo da Repubblica.it

E poi ci sono gli ecologisti da salotto invitati all’ONU, abbracciati ed esaltati dai potenti: chissà perché, eh?