«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

mercoledì 26 febbraio 2014

Bibbia e lampadario

Di seguito due storie apparentemente senza niente in comune ma che in realtà sono strettamente interconnesse anche se lo si capirà solo alla fine.

Ormai da molti mesi, un capitolo per volta, sto leggendo in ordine sparso i vari libri della Bibbia.
Anche da una lettura così frammentaria vari schemi iniziano a emergere: oggi, ad esempio, leggevo il sesto capitolo di Baruc dove mi sono imbattuto nell'ennesimo anatema contro l'idolatria.

Oggi ho comprato un lampadario da muro per sostituirne uno per lampade alogene.
Tornato a casa, con l'assistenza di mio padre che dirigeva i lavori, ho preso uno scaleo di legno e mi sono arrampicato per studiare da vicino la situazione.

Periodicamente gli idoli vengono sbeffeggiati in quanto considerati solo delle statue rivestite di oro e argento ma comunque oggetti inanimati, incapaci di muoversi e di proteggersi. Creati da scultori e talvolta depredati da ladri: se questi idoli sono incapaci di proteggere loro stessi dai briganti come si può pensare che siano in grado di aiutare chi li adora?

Io volevo staccare la corrente ma mio padre ha detto che, se l'interruttore è spento, non ce n'è bisogno. In effetti mi sembrava un'affermazione sensata e così gli ho dato retta.
Facendomi luce con un lampada a piantana ho iniziato a svitare delle viti (non senza difficoltà) e poi ha sciogliere i fili di rame della corrente collegati al vecchio lampadario. Finalmente, tirando via quelli più intricati, sono riuscito a staccare completamente la lampada alogena.

Questa argomentazione, di solito in forma ironica, l'ho trovata più volte anche in altri libri.
La sua logica sarebbe ineccepibile se dèi e idoli fossero la stessa cosa: tanto per capirci per i cristiani un crocifisso e Gesù non coincidono!

In quel mentre i vari fili ancora collegati al muro si sono toccati ed è andata via la corrente!
Mio padre diceva che era solo un caso ma io non gli ho più creduto e ho preferito tenere la corrente staccata fino al termine dei lavori accontentandomi della luce di una pila...

Mi chiedo quindi se questi antichi popoli davvero identificassero i propri dèi negli idoli o se invece si tratta di una semplificazione volutamente fuorviante dei vari profeti biblici...

Finalmente, dopo vari altri piccoli intoppi che non sto a descrivere, il nuovo lampadario con la lampadina a led era sistemato. Così ho riattaccato la corrente e ho detto fiat lux. Poi ho premuto l'interruttore et facta est lux...

martedì 25 febbraio 2014

Lezione LXIX: Ferrarelle...

Una lezione né liscia né gasata...

Riscaldamento: niente di nuovo. Aggiungo solo che, riflettendoci in questi giorni, sono giunto alla conclusione di aver bisogno di un riscaldamento molto più lungo della norma: imparando a suonare la chitarra a un'età relativamente tarda mi ci vuole molto tempo per fare mente locale sullo strumento e su quel che devo fare. Non è tanto un bisogno fisico quanto mentale. Il maestro non ha commentato.

Ritmi: (*1) niente di nuovo. Ho avuto bisogno di un po' di esercitazioni per inglobare i nuovi giri della precedente lezione ma ce l'ho fatta. Per curiosità fornisco lo schema dei miei ritmi aggiornato (cfr. con Lezione LXVI):

Heart of Steel: in teoria dovrei ancora esercitarmi col palm muting su D5 (v. Lezione LXVIII). Mentre questa tecnica mi riesce bene sulle corde alte (diciamo la 4°, 5° e 6°) su quelle basse (e questo D5 lo eseguo sulla 2°, 3° e 4° corda) è un altro paio di maniche: prima di tutto è importante stare col palmo molto vicino al ponte altrimenti si smorza troppo il suono ma in più la posizione della mano è molto più scomoda (e io tendo a girare col mignolo la manopola del volume!). Dopo vari esperimenti avrei trovato una posizione alternativa della mano destra: al maestro piace e vorrebbe che la provassi ma suono questo brano da troppo tempo e ho materiale da studiare in abbondanza, quindi per il momento lo sospendo...

Blue Bossa: dovevo arrivare a 140bpm (velocità reale 200) e sono arrivato, senza problemi, a 175. Forse sarei potuto arrivare anche a 200bpm ma si è deciso di togliere questo brano.

Rebel Rebel: questo brano l'odio già: ripete le stesse 10 note (v. Lezione LXVIII) per quasi cinque minuti! Eppure tecnicamente mi risulta ancora difficile e quindi si è deciso di tenerlo...

Keep on rockin'on the free world: invece questo brano mi piace. È stato complicato trovare uno spartito adatto a me perché ce ne sono molteplici versioni ma alla fine il maestro mi ha mandato quello originale di Neil Young. Oltre al coro con gli accordi strani (v. Lezione LXVIII) c'è una parte ritmica piuttosto gradevole (e facile).
Avevo però il problema di passare dalla ritmica al giro di accordi perché avevo meno di 1/8 per farlo: il maestro mi ha risolto il problema accorpando i vari C5 in un unico C5 di 5/8...
Al momento suono le battute dalla 1 alla 45 a 90bpm invece che 132: nei prossimi giorni vedrò di aumentare la velocità.

Vodka: il ritmo humpa continua a crearmi problemi anche se ormai la suono appena un 7% più lenta del normale. Il maestro però mi ha detto di iniziare a stoppare le corde rilasciando la pressione delle dita sugli accordi: niente di nuovo ma questa ulteriore complicazione mi costringerà a rallentare massicciamente la velocità...
uffa...
uffa...
uffa...
e uffa...

Sweet dreams: nella versione di Marilyn Manson è una delle due novità odierne. In pratica sostituisce Blue Bossa e io devo solo impararne un paio di melodie: dalla battuta 15 alla 19 e dalla 29 alla 35. Velocità reale 90bpm ma essendo partito già a 70 non credo mi darà problemi.

I wish I had an angel: dei Nightwish è l'altra novità. Tanto per cambiare mi ha dato da imparare la traccia cantata invece della chitarra!
È molto divertente! Inoltre, conoscendo bene la canzone, non ho bisogno di memorizzare la durate delle note. Oggi ho imparato le prime 6 battute direttamente alla velocità reale...

She is my sin: sempre dei Nightwish è invece una mia personale iniziativa: ho iniziato a studiare il brano per conto mio senza essermi prima consultato col maestro (sapeva solo che stavo studiando qualcosa autonomamente). La parte della chitarra (d'accompagnamento!) è interessante: ci sono sia accordi che una strana melodia (il maestro mi ha assegnato Sweet dreams proprio perché basata su note simili...). Sia gli accordi che la melodia hanno dei ritmi facili facili e l'unico problema è la velocità: io sono a 75bpm ma dovrei arrivare a 155. Attualmente faccio le prime 16 battute che corrispondono ai 20 secondi iniziali del brano...

Nota (*1): ho deciso di non usare più pattern: a differenza di altre parole tecniche di uso comune (come palm muting o power chord) pattern era una mia “invenzione” che, dopotutto, ha un traducente più che adeguato in italiano.

lunedì 24 febbraio 2014

Ancora su GURPS...

Ho preso l'occasione per ricollegarmi al sito Warehouse 23, ho ricontrollato i miei GURPS acquistati in PDF e ho “scoperto” che ho anche WWII: Doomed White Eagle e WWII: Michael's Army!!

Di seguito la schermata dei miei GURPS acquistati su Warehouse23 (tanto per non far pensare che siano piratati!):
Come si vede comprai gli ultimi prodotti molti anni fa: solo le novità non pubblicate in versione cartacea e dei vecchissimi GURPS che non mi era riuscito procurarmi in altro modo: Zombietown USA, Ice Age, “Man to Man Combat” e pochi altri (e dopo averli visti non mi stupisco che non siano stati ripubblicati!)...

Statista o visionario - 4/3/2014
Per una volta devo dare ragione a mio padre: l'altra settimana mi diceva di aver letto Grillo vs Renzi (2/2) e di essersi trovato d'accordo con me tranne che sulla definizione di Grillo come “statista”.
E, a mio onore, mi sono subito corretto precisando che ha la visione a lungo termine dello statista ma che, in effetti, lo statista per essere tale deve avere anche le astuzie del politico che invece a Grillo mancano...

Quindi Grillo non è uno statista ma un visionario: nel senso “buono” di chi ha una visione del futuro a lungo termine.

Ancora famigliare - 9/3/2014
A causa del pezzo Figlio unico sono stato severamente ripreso da un mio amico.
Il problema non è il contenuto ma la forma e, in particolare, l'aver usato l'aggettivo “famiGliare” ben quattro volte!
Siccome non tutti hanno la mia memoria forse è bene rimandare alla conclusione del pezzo Lezione di itagliano dove spiego che, seguendo le indicazioni del Devoto Oli, avrei usato “famigliare” per indicare ciò che è relativo alla famiglia e “familiare” per ciò che è noto da lunga consuetudine.
E questo pur essendo consapevole che l'uso di “famigliare” è minoritario e magari, talvolta, dovuto a ignoranza.

. della situazione - 10/3/2014
Ieri ho trovato un articolo sulle ultime, ventilate, minacce alla libertà di Internet e, quindi, degli italiani.
Niente di nuovo sotto il sole ma la parte interessante è il confronto con gli altri paesi.
L'articolo è questo: Web e diffamazione... dal Fattoquotidiano.it

Io preferisco non commentare perché altrimenti mi arrabbio troppo. Aggiungo solo che la mia posizione è ultralibertaria e per me dovrebbe essere possibile esprimere qualsiasi opinione senza restrizioni di sorta...

La ragioniere - 11/3/2014
Altra puntualizzazione lessicale: nel pezzo Il consulente e la ragioniere mi sono volutamente intestardito a usare “ragioniere” come sostantivo femminile al posto del comune (e forse l'unico corretto!) “ragioniera”. Il motivo è che ho voluto applicare rigidamente la regola che dice che il femminile dei lavori che finiscono in “e” (il/la giudice, il/la cantante) dovrebbero rimanere tali mentre quelli che finiscono in “o” dovrebbero prendere la “a” (il/la politico/a).

Per curiosità ho poi controllato su Google quante volte si trova “la ragioniere” e, a occhio, l'abbiamo scritto solo in cinque o sei: ovviamente, chi come me non si vergogna a scrivere “viario” per “blog”, “epistola” per “email” eccetera, non si fa certo scoraggiare da questi numeri negativi e, anzi, persevera con pertinacia!

Grillo vs Renzi (3/2)

L'incontro fra Grillo e Renzi è avvenuto ormai diversi giorni fa ma se ne continua ancora a discutere. In particolare, a distanza di poche ore, mi sono imbattuto in due tesi che spiegano come mai Grillo abbia fatto bene a non lasciar parlare Renzi per poi demolirne le argomentazioni.
Ovviamente discutere i pregi e difetti di un confronto tenuto in una maniera diversa da come si è effettivamente svolto è una fatica fine a se stessa mancando infatti la possibilità della riprova dei fatti. Però, sentendomi “leggermente” tirato in ballo in quanto, anche secondo me, quella sarebbe stata la strategia migliore, mi sento spinto a difendere la “mia” opinione.

Le due tesi a cui mi riferisco sono un'intervista a Massimo Fini (v. Oltre i con-Fini) su www.lintellettualedissidente.it e un editoriale di Marco Venturini sul www.ilfattoquotidiano.it.

Consiglio di leggere l'articolo di Venturini e ascoltare l'intervista a Fini perché essi spiegano il proprio pensiero molto meglio di quanto possa fare io!

L'argomentazione di Venturini è quasi filosofica, anzi dialettica. Cita infatti Schopenhauer e dà una spiegazione molto tecnica del perché sarebbe stato sbagliato far parlare Renzi.
Egli spiega che in una discussione per trovare un accordo si mettono sul piatto delle obiezioni che non sono quelle reali ma solo delle scuse perché la verità, politicamente, sarebbe sconveniente. Se l'altra parte cerca di smantellare queste scuse perde solo tempo perché il problema reale è la verità inespressa: anche se una scusa viene smontata ne viene subito inventata un'altra ancora più assurda col rischio per l'interlocutore (in questo caso Grillo) di impantanarsi o, addirittura, di far sembrare giuste le posizioni dell'avversario.

La mia obiezione principale è che il confronto Renzi-Grillo non avrebbe avuto motivo di svolgersi nella maniera indicata da Venturini: lo scopo di Grillo non era trovare un accordo con Renzi! In particolare non aveva nessun bisogno di argomentare e spiegare le ragioni per cui dissentiva. Avrebbe semplicemente potuto dire “XXX è una cazzata perché l'avreste potuta fare dieci anni fa e non l'avete fatta, YYY non serve ai giovani ma solo alle banche e ZZZ affosserà ancor di più l'economia” e poi avrebbe potuto continuare col suo monologo e andarsene.
Cioè lo “smontare” le tesi dell'avversario avrebbe potuto semplicemente limitarsi a un muro contro muro, a un “questo è falso”, detto però alla Grillo!
Comunque c'è anche da aggiungere che se Grillo fosse stato bravo a smontare l'argomentazione di Renzi sarebbe apparso evidente a tutti che si trattava solo di una scusa, ovvero di chiacchiere, e che la verità non detta era un'altra.

L'argomentazione di Massimo Fini è più di principio. Renzi è il sottoprodotto di un sistema politico ormai completamente marcio. La sua novità è solo apparenza. Non ci si può confrontare con queste persone perché vivono in un altro mondo e i loro scopi sono completamente diversi da quelli del M5S. Vecchi partiti e M5S hanno posizioni incommensurabili e per questo non ha senso confrontarsi.

Dal mio punto di vista non contesto la totale diversità fra M5S e vecchi partiti: per me il fine del dialogo con Renzi non era quello di trovare un accordo. Era però una ghiotta occasione di propaganda e il suo scopo sarebbe dovuto essere quello di portare il maggior numero possibile di persone neutrali dalla parte del M5S. Per farlo avrebbe avuto molto più successo un approccio morbido, che non si prestasse a essere così facilmente attaccabile dai media.
In altre parole chiedevo a Grillo un po' di cinismo politico ma, come ho spiegato in Grillo vs Renzi (2/2), egli è un ottimo statista ma un pessimo politico.

In conclusione rimango della mia idea: il confronto Renzi-Grillo premierà il M5S solo nel periodo medio lungo mentre, impostandolo in maniera lievemente diversa, sarebbe potuto essere vincente fin da subito.

domenica 23 febbraio 2014

Museo etnologico

Quando abitavo a Leiden, in Olanda, decisi di visitarne tutti i musei. Capitai così anche al Rijksmuseum Volkenkunde (*1), ovvero in un museo di etnologia.
In realtà non ricordo molto di quell'esperienza: il museo era vasto e con pochissimi visitatori e, all'epoca, non ero nemmeno interessato alla materia!

Anche se la mia visita fu frettolosa e superficiale qualcosa colpì comunque la mia curiosità: si trattò del reparto africano con i suoi cimeli provenienti dalla zona del golfo di Guinea.
Di nuovo non saprei descrivere nessun oggetto particolare ma la sensazione complessiva che ne ricavai fu quella di una cultura autonoma rispetto a quella europea, con una propria arte e artigianato ricchi e interessanti. Nella mia ignoranza non sapevo che alla fine del medioevo in Africa esistessero degli stati autonomi, magari tecnologicamente non al passo con gli stati europei, ma dotati di un proprio spirito, di una propria storia, di una propria tradizione. Difficile spiegarlo a parole ma vedendo tutti i piccoli oggetti del museo ne avvertivo chiara la presenza.

Premetto che non sono mai stato in Africa, tantomeno ho visitato quella centrale, ma quando provo a immaginarmela penso sempre a baracche, gippone con paramilitari armati fino ai denti, sabbia, caldo e povertà. Pochi ricchi e un'infinità di poveri. Una copia del nostro mondo occidentale ma molto, molto più povera. In particolare, e probabilmente sbaglio, non riesco a immaginarmi una cultura autonoma ma, anche in questo caso immagino solo una brutta copia, più povera e forse più superficiale, di quella occidentale.

Ecco, guardando la ricercatezza e ricchezza di alcuni monili o anche oggetti di uso quotidiano, ebbi la sensazione che molto fosse andato perso in questi ultimi cinque secoli. Che la cosiddetta “civiltà occidentale” non avesse portato dei significativi miglioramenti nello stile di vita di queste popolazioni ma che, al contrario, li avesse privati di qualcosa sostituendosi alla cultura locale.
In altre parole, i vari reperti mi dettero l'idea di un mondo in equilibrio, con diverse classi sociali non composte esclusivamente di ricchissimi o poverissimi; l'opposto del mondo attuale, tutto squilibrato (vedi l'emigrazione) che, nel tentativo di inseguire gli ideali (cultura) occidentali, ha perso se stesso e non trova la propria centratura.

So di essere stato vago ma non volevo limitarmi a dire che adesso in Africa si vive peggio di cinquecento anni fa: era una sensazione più complessa, una valutazione più articolata.

Comunque, qualche giorno dopo, ebbi modo di parlarne con un amico olandese laureato in storia che però smorzò il mio entusiasmo liquidando con poche parole la mia intuizione giudicandola assurda e infondata.
C'è da dire che forse io avevo semplificato troppo il mio punto di vista e che, parlando fra noi, c'era il problema della lingua...

Adesso però, a distanza di molti anni, ho ritrovato in una lezione del professore Harari (v. Il trisononno di neanderthal) delle considerazione estremamente simili alle mie intuizioni.
Harari, parlando del capitalismo, accenna al fatto che la divisione dei profitti nel corso della storia raramente è stata equa e, anzi, i lavoratori africani adesso sono più poveri di cinquecento anni fa.
Nelle parole di Harari, direttamente dai sottotitoli della sua lezione: «But the profits were distributed in such an uneven way that many African peasants and Indonesian and Chinese laborers return even today home after a very hard work in the factory or the field with less food and less money than their ancestors 500 years ago.»

E questo considerando la vita delle persone solo su una bilancia materiale al netto della cultura (non intesa come conoscenze scientifiche ma come tradizioni) e della felicità...

Conclusione: non saprei che dire. Da una parte mi pare inutile congratularmi con me stesso, dall'altra, scrivere “visitate i musei, anche quelli che non vi interessano, perché imparerete comunque qualcosa” mi sembra eccessivamente ottimistico. Mi rimane solo da fare un'esortazione a pensare con la propria testa, a osservare attentamente e a saper ascoltare le proprie intuizioni...

Nota (*1): che, a orecchio, tradurrei con “Museo del Regno di Arte Popolare”

sabato 22 febbraio 2014

Renzi 2: al governo!

Ultimamente mi confondo un po' fra quello che scrivo sul viario, su forum o per epistola: forse ho già scritto quale sarà l'unico “successo” sicuro di Renzi ma, nel dubbio, preferisco rischiare di ripetermi...

Il governo Renzi parte con due grosse debolezze strutturali: da una parte la sua maggioranza si deve appoggiare alla destra, che non ha nessun interesse a consentirgli di mietere successi politici; dall'altra all'interno dello stesso PD c'è una forte componente, composta dalla “vecchia guardia”, che non aspetta altro di poterlo pugnalare alle spalle.

In una situazione di questo tipo l'unica riforma a cui Renzi può aspirare, che metta d'accordo destra e sinistra, è una riforma elettorale punitiva nei confronti del M5S. A naso l'unica maniera per farlo è consentire alleanze raccogliticce di più partiti che possano poi aggiudicarsi un forte premio di maggioranza. Ma vedremo...

Altre possibili “riforme” potrebbero essere le manovre economiche imposte da Bruxelles che, per quanto scellerate e contro gli italiani, si è già visto con Monti e Letta, destra e sinistra non si fanno problemi a sostenere.
Aspettiamoci quindi privatizzazioni (anzi svendite) dei beni di Stato e regali alle banche spacciati per rilancio dell'economia e un ulteriore smantellamento dello stato sociale (diritti dei lavoratori, pensioni ma anche salute) in nome di maggiore “efficienza” e competitività...

Ricontrollando quanto già scritto mi sono imbattuto in Renzi 1 dove, già a fine dicembre, spiegavo che l'unica riforma del governo Letta (perché ancora nel pezzo Tuffo a poltrona di fine gennaio Renzi suggeriva che il governo Letta sarebbe durato fino al 2018!) sarebbe stata una riforma elettorale contro il M5S!
Mi sono anche ricordato che Renzi si era ripromesso di impiegare due mesi (scaduti il 9 febbraio) per “lasciare il segno”, ma forse tanto vale ripetere quanto scrissi il 24 dicembre:
«vediamo cosa accade entro i due mesi fissati da Renzi (ovvero entro l'8 febbraio) ma io credo niente. Vedremo poi cosa succede nei quattro mesi (entro l'8 giugno) successivi: io credo poco o nulla di concreto nell'azione del governo Letta. Penso invece che ci sarà una bella lotta di potere (e poltrone) all'interno del PD.
Forse l'unica novità, che verrà strombazzata come il più grande successo politico di tutti i tempi, sarà una riforma elettorale costruita con l'unico fine di danneggiare il M5S ovvero l'unica forza politica dalla parte dei cittadini e, attualmente, unica vera opposizione...
»

venerdì 21 febbraio 2014

Grillo vs Renzi (2/2)

Nel pezzo Grillo vs Renzi (1/2) ho detto la mia sulle premesse (in verità solo quelle pentastellate) del loro faccia a faccia.

Ho spiegato come, almeno dal mio punto di vista, il quesito “Fare l'incontro con Renzi: sì o no” non avesse senso (*1). Grillo era quindi libero di agire come meglio credeva e così ha fatto.

Semmai si potrebbe discutere se sia stata una buona idea interpellare gli attivisti con quella domanda in primo luogo... Ma oggi voglio dire la mia sulla sostanza del faccia a faccia in sé.

Tutto sommato mi trovo piuttosto d'accordo con l'articolo di Andrea Scanzi Streaming Grillo-Renzi: chi ha vinto?. Le sue conclusioni sono quattro: 1) esasperazione delle relative posizioni; 2) stupito per l'abilità dimostrata da Renzi nel rintuzzare gli attacchi di Grillo; 3) Grillo non sa dialogare; 4) i media hanno materiale per attaccare facilmente Grillo e M5S.

La prima osservazione è quella che trovo più profonda e l'unica a cui non avevo pensato: mi riferisco all'affermazione secondo cui grillini e renziani rimarranno della propria opinione.
Ecco parto proprio da questa osservazione e provo ad andare oltre...

Se si considerassero solo queste due fasce di popolazione (sostenitori di Renzi e Grillo) allora il confronto sarebbe stato completamente irrilevante.
La realtà è però molto diversa: la maggior parte degli italiani non è né per Renzi né per Grillo (stando ai dati delle ultime elezioni e considerando gli astenuti) ed è quindi fondamentale chiedersi quali sono state le reazioni di queste persone.

Domanda difficilissima alla quale nessuno può dare risposte certe. Io comunque provo a dare il mio parere...
Prima di tutto si deve distinguere fra chi ha realmente visto l'intero video e chi invece sa solo quanto riportato dai media (*2).

Prima consideriamo chi ha visto il video.
Chi di solito si astiene perché disgustato dalla politica potrebbe essersi convinto che Grillo e il M5S non siano come gli altri partiti e quindi meritevoli di voto.
I pensionati saranno invece rimasti intimoriti dall'atteggiamento aggressivo di Grillo e, al di là delle parole, avranno pensato che è un personaggio pericoloso ed estremista.
Per gli indecisi discorso simile ma in questo caso, anche se la maggioranza avrà preferito Renzi, credo che anche il M5S abbia conquistato qualche voto.
Infine, chi vota PDL, sicuramente avrà riconosciuto il proprio ideale di politico più nell'atteggiamento di Renzi che in quello di Grillo: ma in questo caso non si spostano voti ma solo simpatie.

Per chi invece non ha visto il video, ma si affida solo alle sintesi dei media, allora l'incontro è stato una grande pubblicità per Renzi. Forse l'aggressione verbale di Grillo sarà stata gradita alle minoranze PD e PDL che, per qualche motivo, odiano Renzi: ma dubito che questo basterà a spingerli verso il M5S.

Apparentemente quindi, almeno secondo il mio intuito, il faccia a faccia dovrebbe aver favorito Renzi anche se la fascia degli “astensionisti convertiti” potrebbe essere piuttosto significativa.
Diciamo che se il M5S ha guadagnato un 4% allora Renzi ha aggiunto un 7%.

Nel breve termine quindi Renzi avrebbe vinto lo scontro e il motivo è che Grillo è un pessimo politico...

Immagino che i miei amici del M5S inorridirebbero a leggere questa affermazione! Lasciatemi allora aggiungere che Grillo è un pessimo politico ma un grande statista.
Gli manca però l'astuzia del politicante: quell'abilità di mostrarsi bello, bravo e buono in ogni situazione. Ad esempio, in questo scontro con Renzi, ha offerto il fianco ai media che adesso hanno materiale in abbondanza per distorcere le sue parole e dipingerlo come un fanatico violento e instabile.
Ma, come ho scritto, Grillo è anche un grande statista: lo statista, a differenza del politico, ha una visione a lungo termine e non cerca il vantaggio immediato.
Grillo è l'unico statista del panorama politico italiano perché è il solo ad avere una visione del futuro a lungo termine (l'intervista con la tivvù svedese da questo punto di vista è ancora attualissima, v. il pezzo Penultimo aggiornamento). Al contrario Renzi & C. non vedono, mese più mese meno, oltre l'anno e ragionano unicamente in base alla situazione attuale: il futuro che immaginano è sempre uguale al presente, non riescono ad andare oltre; hanno paura anche solo a immaginare di rischiare qualcosa dello status quo. Quando scrivo di vecchia politica intendo proprio questo: l'impossibilità di uscire dai soliti schemi anche se, in questi ultimi anni, tutte le “solite cure” tentate da Monti e Letta hanno solo aggravato la situazione dell'Italia...

Ma quali sono le implicazioni della lungimiranza di Grillo sull'esito del faccia a faccia?
Grillo ha detto sostanzialmente una cosa: Renzi rappresenta la vecchia politica e il M5S è l'unica vera novità.
Grillo non ha usato mezzi termini ed è stato chiarissimo: le sue parole sono macigni con i quali verrà costantemente confrontato nei prossimi mesi l'operato di Renzi. Ogni volta che Renzi proverà, ad esempio, a favorire le banche o altri poteri forti allora questo video ritornerà alla ribalta e si dirà “Ecco, Grillo l'aveva detto!”. Si tratta insomma di una spada di Damocle che penderà sempre sul capo del nuovo capo del governo.
E, temo, questa spada più volte cadrà a colpire Renzi perché egli, al di là dell'apparenza, sembra anche a me il solito politico incapace di provare strade veramente nuove per salvare l'Italia (*3).

Nei prossimi mesi vedremo cosa riuscirà a fare il probabile governo Renzi: ma ogni suo provvedimento da vecchia politica (tipo “più sacrifici perché ce lo chiede l'Europa”) andrà a vantaggio del M5S molto più di quanto non sia successo con Letta.

Quindi la maniera con cui Grillo ha interpretato l'incontro è stata perfetta? Assolutamente no!
Secondo me se Grillo avesse fatto parlare un po' Renzi e poi avesse distrutto a una a una le sue argomentazioni non avrebbe offerto il fianco ai media e il M5S avrebbe avuto un'impennata nei sondaggi del 10% mentre Renzi non avrebbe guadagnato nulla!
Ma probabilmente non si può chiedere a Grillo di non essere se stesso: più volte l'anno scorso ha spiegato di non voler andare in tivvù per un confronto con altri politici perché si sarebbe arrabbiato e avrebbe mandato tutti a quel paese...
Beh, ora si è capito che non scherzava!

Nota (*1): per la precisione la domanda non ha senso nel caso vincano i “sì” perché tale risposta non dà indicazioni reali sul comportamento da tenere con Renzi. Ogni votante infatti interpreta la domanda, e quindi la risposta, a modo suo. Il problema di interpretare le motivazioni del “no” non si sarebbe invece posto...
Nota (*2): come ripeto continuamente i media sono quasi tutti contro il M5S e sicuramente ne daranno la versione che metta Grillo e il movimento nella luce peggiore. Il rapporto dei media con Renzi è più complesso: paradossalmente anche i media di sinistra talvolta lo criticano a causa dei nemici che ha all'interno del suo stesso partito. In questo caso però, essendo l'avversario il M5S, il problema non si pone e sicuramente tutti i media non perderanno occasione per tesserne le lodi elogiandone la pazienza, l'umorismo, lo spirito democratico e non so che altro...
Nota (*3): come riprova, già adesso, osservando i lavori in parlamento, è evidente che, Renzi o non Renzi, per il PD non è cambiato niente: è credibile che Renzi possa portare novità vere al governo quando in parlamento è tutto come prima?

giovedì 20 febbraio 2014

Grillo vs Renzi (1/2)

Volendo riassumere questo faccia a faccia con una battuta si potrebbe dire che Grillo ha obbedito al 50,5% di attivisti che volevano l'incontro ma ha detto a Renzi quello che pensava il 49,5%...

Ovviamente si tratta di una battuta ma non è completamente assurda: qualcuno confonde la democrazia con il “fare ciò che decide la maggioranza” ma sarebbe più corretto dire “fare ciò che decide la maggioranza nel rispetto della minoranza”. Occorre cioè sempre un'opera di mediazione che, per quanto possibile, cerchi di conciliare tutti i punti di vista.

È inutile nascondersi dietro a un dito: Grillo non ha incontrato Renzi per dialogare ma solo per adeguarsi formalmente ha quanto era stato stabilito con la votazione in rete.

Questo è un altro limite della democrazia diretta. Domande troppo grezze che non ammettano sfumature raramente sono adeguate a specificare situazioni complesse. Ad esempio sono molto scettico sulla legge elettorale votata in rete in queste settimane: definirla attraverso cinque domande equivale a voler fare un quadro con sole cinque pennellate (*2).
Un meccanismo di questo genere può andar bene su questioni di principio ben precise (finanziamento ai partiti, aborto, divorzio, eutanasia) ma dove i dettagli sono fondamentali è un altro paio di maniche.

Da questo punto di vista la domanda “Volete l'incontro con Renzi: sì o no?” è solo apparentemente semplice: la vera questione da porre era invece “che linea politica devo seguire con Renzi?”. Ma non si può definire una linea politica con poche domande a risposta multipla ne, tanto meno, con un semplice “sì” o “no”!

Permettetemi una divagazione scacchistica.
I manuali sul gioco insistono molto sulla differenza fra tattica e strategia. La strategia mira a raggiungere degli obiettivi nel lungo periodo; la tattica invece si riferisce al breve termine e corrisponde alla parte “calcolata” degli scacchi. La tattica non deve essere fine a se stessa ma deve essere al servizio della strategia. In altre parole la strategia inquadra un obiettivo e la tattica corrisponde ai passi necessari per raggiungerlo.
La tattica deve poi considerare ogni possibile mossa dell'avversario e per questo l'ho definita “calcolata”: proprio per questo motivo diventa rapidamente molto complessa e il giocatore “umano” (*1), se non è Carlsen (!), si troverà spesso di fronte a un imprevisto...

Ecco, secondo me, la politica ha molti elementi in comune con gli scacchi.
Nel programma elettorale si stabiliscono quali sono i nostri obiettivi e magari alcune linee di strategia per raggiungerli, ma è impossibile stabilire anche la tattica perché le possibili mosse non sono limitate come nel gioco degli scacchi ma molteplici e ricche di sfumature.

Da questo punto di vista la domanda “Volete l'incontro con Renzi: sì o no?” non era né strategica né tattica.
Non era strategica perché non definiva il comportamento da tenere nei confronti di Renzi (insomma la linea politica) né tattica in quanto non dava istruzioni del tipo: “Inizia dicendo XXX poi, se ti risponde WWW, allora tu gli dici ZZZ, altrimenti YYY, etc...” perché chiaramente impossibile...
E infatti Grillo l'ha ignorata facendo di testa sua!

La conclusione odierna è che Grillo non ha seguito le direttive degli attivisti perché impossibilitato a farlo: semplicemente la domanda (e quindi la risposta!) non aveva senso. Non credo sia un caso che la base si sia spaccata quasi perfettamente a metà: ognuno ha infatti interpretato la domanda, e quindi la risposta, a modo suo (*3)!

Domani (o nei prossimi giorni) vedremo invece di dare un giudizio al colloquio in sé.

Nota (*1): giocatore “umano” contrapposto a calcolatore: per i secondi è tutta un'altra storia che esula dall'argomento di questo pezzo...
Nota (*2): temo che il risultato finale sarà una grossa mediazione che non soddisferà nessuno. Rimanendo nell'analogia scacchistica il risultato ottenuto sarà equivalente a far eseguire una mossa a cinque persone diverse che hanno quindi strategie diverse: le mosse, che corrispondono alla tattica, saranno passi fatti tutti in direzioni di obiettivi distinti (un passo avanti, poi uno a sinistra, poi uno a destra, uno indietro, etc...) col risultato di rimanere fermi o quasi nella posizione di partenza. Poi, intendiamoci, rispetto alla legge elettorale che verrà partorita da Renzi & C. (e quindi in funzione anti M5S e quindi, essendo contro qualcuno, anti democratica) farà un figurone!
Nota (*3): tipo “Sì, ascoltalo e smonta a una a una le sue affermazioni” o “Sì, e mandalo a ####!” o “Sì, cerchiamo un accordo solo per la legge elettorale” o “Sì, cerchiamo di rompere il patto d'acciaio Renzi/Berlusconi” o “No, perché inutile” o “No, Renzi ci farebbe fare brutta figura” etc...

mercoledì 19 febbraio 2014

OM 4: altro minestrone

Riparto oggi a scrivere il mio quarto pezzo sulle Operette morali del Leopardi.
L'ultima volta, raggiunte le due pagine di lunghezza, avevo immediatamente troncato il pezzo ma, ancora nello stesso capitolo che stavo affrontando, c'era uno spunto molto interessante.

Nel dialogo fra la Natura e l'Anima, la prima spiega alla seconda che la “grandezza” non garantisce automaticamente nessun successo. In particolare, secondo la Natura/Leopardi, è necessaria anche una buona dose di fortuna: «[Avrai successo] eccetto se dalla malignità della fortuna, o dalla soprabbondanza [altrove spiega che provocano invidia e quindi odio] medesima delle tue facoltà, non sarai stata perpetuamente impedita di mostrare agli uomini alcun proporzionato segno del tuo valore: di che non sono mancati per verità molti esempi, noti a me sola ed al fato.»

Al riguardo rimando al mio vecchio pezzo 4 aneddoti e una domanda nel quale evidenzio il ruolo non marginale della fortuna nella vita (*1).

Per la cronaca la conclusione del dialogo è che l'Anima implora la Natura di renderla stupida e dalla vita breve! È buffo come a scuola sorvolassero sull'ironia del Leopardi. Il problema è che il senso dell'umorismo, almeno in Italia, è quasi sempre sottovalutato se non, addirittura, considerato un elemento di disturbo. E poi, per capire l'umorismo, ci vuole una sensibilità particolare che non è raggiungibile con il semplice studio dei testi. L'umorismo entra in risonanza con l'umorismo: per capirlo bisogna averlo, non lo si può spiegare. Nella fattispecie il Leopardi è divertito da questa apparente contraddizione della vita.

Un altro chiodo fisso del Leopardi, oltre ai capricci della fortuna, è l'invidia degli uomini. Il grande uomo raramente è riconosciuto dai contemporanei ma, paradossalmente, quei pochi che sono in grado di apprezzarne la grandezza, per invidia, cercano di ostacolarlo per quanto loro possibile.
L'autore si riferisce agli scrittori che aspirano alla gloria e, quindi, probabilmente a se stesso: non escludo però che il Leopardi suscitasse queste reazioni perché nei rapporti umani (*3), forse troppo conscio della propria abilità, fosse sprezzante...
Comunque un qualcosa di vero c'è: non è facile riconoscere o ammettere la grandezza degli altri, soprattutto di persone che conosciamo bene piuttosto che di quelle distanti (*4). Credo che il motivo sia inconscio: sublimando chi ci sta vicino, e con il quale ci confrontiamo quotidianamente o quasi, automaticamente diminuiamo troppo noi stessi e questo al nostro ego raramente va giù...
Da parte mia, conscio di questo riflesso istintivo, mi sforzo di vedere il meglio nelle capacità altrui: sarebbe interessante fare un elenco (*5) di “grandi” (o, meglio, provvisti di grandi doti) ai quali ho fatto privatamente o pubblicamente i miei complimenti...
In generale comunque cerco di incoraggiare i miei interlocutori: so che non avranno difficoltà a trovare decine di persone sprezzanti ma ben pochi riconosceranno e loderanno le loro qualità.

In un altro racconto mi sono imbattuto in una parola che non conosco e che non mi è riuscito trovare su internet: il “cerigone”. Sicuramente è un animale ma non riesco a intuire quale...
La frase da cui proviene è: «...perdonando agli sciaguari, alle scimmie, a' formichieri, a' cerigoni, alle aquile, a' pappagalli, e a cento altre qualità di animali terrestri e volatili...».
Qualche ipotesi?

Non so quanto possa essere interessante per il lettore ma, come ho scritto altre volte, le coincidenze non mancano mai di stupirmi. La coincidenza in cui mi sono imbattuto stavolta riguarda l'efemera: un simpatico insettino che, come dice l'etimologia del suo nome, vive un giorno solo.
Per quarant'anni non l'ho mai preso in considerazione poi me lo sono ritrovato in Teen Wolf (*2), l'ho inserito in Anki, ne ho parlato a proposito ad amici, l'ho ritrovato in una epistola di una conoscente e infine nel Leopardi: «...insetti chiamati efimeri, dei quali si dice che i più vecchi non passano l'età di un giorno...»

L'amore, almeno nelle Operette morali, non trova grande spazio. Nel divertito pessimismo del Leopardi l'amore non è il rimedio ai dolori della vita. Al massimo è un inganno che temporaneamente ottunde i sensi degli uomini.
Di conseguenza anche la donna non è per niente idealizzata. Di seguito un paio di paragrafi che, per quanto estratti dal loro contesto, lasciano intuire la visione dell'autore: «Certo che quando mi era presente ella mi pareva una donna; lontana, mi pareva e mi pare una dea.» o anche «Io non so vedere che colpa [le donne] s'abbiano in questo, d'esser fatte di carne e sangue, piuttosto che di ambrosia e nettare.»

Incidentalmente, dal dialogo fra l'Islandese e la Natura, si evince che il Leopardi vede la vanità della vita come intrinseca alla natura stessa: anche l'esistenza degli animali, la loro continua lotta per la sopravvivenza, è vana. Ovviamente lo scrive con umorismo: l'Islandese viene divorato da due leoni affamati e macilenti che, grazie a lui, «...si tennero in vita per quel giorno.»

Conclusione: altra puntata amorfa. Mi chiedo se sia meglio cambiare stile: concentrarmi su un unico spunto interessante e approfondirlo per bene piuttosto che fare “raccolte di idee” come questa...

Nota (*1): Non per mettermi in competizione con Leopardi ma io c'ero arrivato prima anche se l'ho scritto dopo!
Nota (*2): In realtà in Teen Wolf il protagonista si imbatte nell'aggettivo “effimero”; io sospettavo fosse un errore di doppiaggio ma non era così... Però queste ricerche mi portarono alla scoperta dell'efemera...
Nota (*3): Vedi parte finale della precedente puntata OM 3...
Nota (*4): Vedi anche il detto biblico nemo propheta in patria sua...
Nota (*5): Un compagno di classe delle medie per la sua empatia e spirito (l'ho perso di vista ma le ultime che ho saputo di lui lo davano come DJ radiofonico), un amico “playboy” per la facilità con cui è in grado di interpretare le donne, il Dr. Harari (ha scritto un'opera storica fondamentale), l'autore satirico del sito Fed-Ex, e sicuramente molti altri che adesso mi sfuggono...

domenica 16 febbraio 2014

Intervista a John...

Di seguito un'intervista esclusiva di cui sono venuto miracolosamente in possesso: si trattava di un video ma io ne ho fatto una fedele trascrizione...

Fabio Fazioso – Nei giorni scorsi ha sollevato molto clamore la sua dichiarazione che i ragazzi italiani sono mammoni e stanno troppo bene a casa per andare a cercare lavoro [NdR v. John Elkann contro i giovani italiani]
John Erkann – Non è assolutamente vevo: come al solito i giovnali italiani hanno tvavisato il mio pensievo...
FF – Bene, adesso è qui davanti alla nostra telecamera e può spiegare a tutti cosa intendeva dire esattamente.
JE – È un discovso complesso: ma fovse, alla base di tutto, sta il cavatteve. Quando avevo solo 15 anni pavtii da solo, di mia iniziativa, per andave a fvequentave un covso di management a Maiovca. Andai al povto di Genova dove eva ancovato uno dei miei yacht pevsonali e, mentve ancova il mio assistente stava scavicando i bagagli nella mia cabina, dissi al capitano, “Potvami a Maiovca, lesto!”. Ancova le mie guavdie del covpo non avevano finito di contvollare lo yacht che evavamo già pavtiti... E poi, una volta, a Maiovca pev pagave il costo del covso non ho mica chiesto i soldi alla “mammina”, come favebbevo i giovani italiani, ma al contvavio ho pagato i 200.000$ della vetta di tasca mia, con pavte della mia paghetta settimanale!
FF – Effettivamente dimostrò una capacità di iniziativa non comune ma, prima di tornare sull'argomento iniziale, mi permetta di chiederle una curiosità: già allora aveva, ovviamente, la necessità di proteggersi con delle guardie del corpo: questo ha influenzato la sua infanzia?
JE – mi scusi un attimo mi sento debole...
FF – non si sente bene? Vuole un bicchier d'acqua?!
JE – No, non si preoccupi ho con me la mia medicina: [NdR: si vede John piegare il capo aspirando da una busta che teneva in tasca] ...sniff, sniff... aah!! Ova va meglio!
JE – Dicevamo? Ah già... La mia infanzia è stata molto più duva di quella dei giovani mammoni italiani! Pevò a quel tempo le mie guavdie del covpo si limitavano a cevcave cimici...
FF – Temeva di essere spiato?
JE – No! Mi vifevisco alle piattole, agli scavafaggi: come dice il pvovevbio napoletano, “ogni scafavone è mammone”. I mammoni italiani savanno puve abituati a viveve nel sudicio come scavafaggi ma io no! Io ho sempve amato l'igiene. Se vado con un tvansessuale non è che poi resto lì, spovco, con il lombvichino al vento, anzi! Vado subito a fave un bagno e poi il maggiovdomo mi lava pev benino da pev tutto: anche nel buchino di dietvo e puve se è ivvitato...
FF – Eccezionale! Certo che lei è di mentalità molto aperta: ma se il giovane italiano non ha tempo di fare il bagno?
JE – Allova faccia un tuffo in piscina! Io pevò, subito di pvimo mattino, dedicò almeno un ova all'igiene pevsonale, così da esseve pevfettamente pvonto e pulito pev le 12:00... Comunque anche l'igiene pevsonale è fvutto dell'educazione che si riceve nell'infanzia: a diffevenza di quella dei giovani mammoni la mia fu molto vigida. La mia tata svizzeva eva molto seveva: ogni volta che combinavo una mavachella mi puniva dandomi da mangiave del cioccolato italiano. E poi il mio fvatellino eva sempve il pvefevito: vicovdo che la nostva nutvice olandese, anche nel giovno del mio sesto compleanno, mi dette la sua tetta sinistva, che eva la più piccola e con meno latte...
FF – Capisco, un infanzia dura: la competizione con suo fratello per avere più affetto: devono essere state tutte queste difficoltà a temprarle il carattere rendendolo forte e volitivo... certo i giovani italiani non devono affrontare tutti questi traumi, eppure...
JF – Esatto: i giovani mammoni italiani sono tvoppo coccolati dalle lovo mamme: pev questo sono fissati con le donne: in lovo cevcano un'altva mamma ed è solo colpa della lovo cattiva educazione! Che poi non si sposano neppuve accampando scuse pev vimaneve a viveve con la mamma: “non ho lavovo”, “non ho la casa”... E se non hai la casa vai a viveve in albevgo dico io, no?!
FF – Giustissimo! Ma tornando al lavoro cosa dovrebbero fare, secondo lei, i giovani italiani per trovarlo?
JF – Un attimo: sniff, sniff... ah!! Pvima di tutto studiave di più: i giovani mammoni non vogliono allontanavsi da casa e studiano all'univevsità sotto casa: invece dvobbevo andave a fave mastev in givo pev il mondo come ho fatto io. Tipo un semestve ad Havvavd, un tvimestve a Tokio e poi ti specializzi a Melbouvne mica a Milano, no? E poi, oltve a studiave bisogna sempve esseve infovmati e leggeve tanto tanto: io, appena sveglio, mentve ancova faccio la colazione a letto, chiedo a Mavchionne: “Cosa devo sapeve?” e poi “Leggimi tanto tanto il giovnalino”. Insomma pev tvovave lavovo basta volevlo...
FF – Cioè?
JE – Ad esempio un giovno a inizio settimana, un mavtedì pomeviggio pevché mi ero alzato tavdi, mi dissi: “questa settimana voglio lavovave nell'editovia!” I miei assistenti compvavono una casa editvice e io andai a divigevla. Feci tante tante viunioni e il venevdì, quando me ne andai, mi dettevo anche un milione di bonus pevché evo stato bvavo bvavo...
FF – Ah! Un aneddoto affascinante! Ma mi permetta di fare l'avvocato del diavolo: non tutti possono in primo luogo comprarsi una casa editrice e poi, sicuramente non avrebbero il suo acuto talento per gli affari...
JE – Vede, la sua è la mentalità del mammone italiano la mia invece è mentalità positiva. Se pvopvio non vuoi lavovave basta che tu vada in banca con un piccolo capitale, tipo 10 milioni, e gli dici: “voglio il 10%”. Cevto, poi devi viveve con 1 milione l'anno ma, se tivi la cinghia e vinunci allo yacht, ce la potvesti anche fave... Invece no: i mammoni italiani vanno in banca e si fanno dave lo 0,5%! E io allova dico “Chi è causa del suo mal pianga se stesso!”, o no?!
FF – Effettivamente... Un'osservazione molto profonda la sua... Ma, una curiosità, la sua famiglia è da sempre, mi passi il termine, la padrona della FIAT, la più grande industria italiana che dà lavoro a migliaia di italiani, di cui la maggior parte ingrati e piagnucolosi, ma lei, mi chiedevo, un giorno di lavoro in fabbrica l'ha mai provato a fare?
JE – cevtamente! Ma pvima di pvoseguive mi faccia ripvendeve fiato: sniff, sniiiif....snif: ooh! Dicevamo della fabbvica: dunque entvai al cancello come tutti i dipendenti alle 10:00AM di notte e, ancova mezzo addovmentato mi toccò passave un sacco di tempo in una viunione dove mi fecevo vedeve tanti gvafici: io pensavo di dovevli colovave ma invece mi toccò fivmave un mucchio di fogli. Poi alle 12:00 andammo a mangiave fuovi ma alle 16:00 evavamo di nuovo in fabbvica e, pev altve due ove, dovetti stave in viunione. Vicovdo che dopo mi viposai pev una settimana!
FF – Ecco, qui è doveroso un applauso del pubblico per la sincerità e simpatia di questo grande uomo! [NdR: si sente l'applauso entusiasta del pubblico]
JE – Gvazie! Gvazie! La mia non eva una cvitica ai giovani italiani mammoni ma un esempio di attitudine positira...
FF - …
JE - oops! Positiva e...
FF – Lei non è John Erkann!
JE – No! Sono Lapo! Cerco di imitare mio fratello... sigh... ma non mi riesce e tutti... sob... dicono che lui è più bravo di meee! Ueee!!! [NdR: nel video si vede Lapo scoppiare a piangere, alzarsi e fuggire via mentre il suo assistente lo insegue cercando di asciugargli le lacrime con un fazzoletto di carta]
FF- [NdR: fuori onda] Merda: l'avrei dovuto capire... l'intervista è da buttare!

sabato 15 febbraio 2014

Gneisenau

L'11 febbraio 1942 la corazzata Gneisenau, insieme alla gemella Scharnorst e a numerose navi di scorta, partì dalla base di Brest, in Francia, per raggiungere la base di Kiel, alla foce dell'Elba, nel Mar del Nord.
La nave era lunga 234,9 metri e larga 30, i suoi motori generavano una potenza di 119,312 kW, aveva una velocità massima di 30 nodi ed era armata con 9 cannoni da 283mm, 12 cannoni da 150mm, 14 cannoni antiaereo da 105mm, 16 cannoni antiaereo da 37mm e 10 cannoni antiaereo da 20mm. Inoltre aveva anche 6 lancia siluri da 533mm e 2 aerei da ricognizione Arado 196. Il suo equipaggio era composto da 60 ufficiali e 1661 marinai.
Il problema era l'attraversamento della Manica pesantemente presidiata dalla marina britannica.
Comunque, forse grazie all'effetto sorpresa, la nave raggiunse il porto di Kiel nel pomeriggio del 13 febbraio. Pochi giorni dopo però, il 26 febbraio, fu colpita da un bombardamento aereo inglese mentre era in porto subendo danni gravissimi che la misero fuori uso per il resto della guerra.

Come mai so tutto ciò? Semplicemente ho appena finito di leggere un pdf intitolato The secret of Gneisenau.
Sono forse un appassionato di storia militare? Assolutamente no! Ho solo voluto divertirmi a depistare un po' i miei lettori...

Dopo aver usato l'e-reader per leggere un libro in formato e-pub ho voluto provare a vedere come mi trovavo con dei pdf. Non volendo niente di troppo impegnativo ho optato per il breve libretto di una ventina di pagine intitolato GURPS The secret of Gneisenau.

Ma cosa significa l'acronimo GURPS? GURPS sta per Generic Universal Role Playing System, ovvero Sistema di Gioco di Ruolo Generico e Universale. Ai più questa traduzione dirà molto poco visto che, in Italia, i giochi di ruolo sono rimasti sempre un prodotto di nicchia con un brevissimo momento di auge subito travolto dall'esplosione delle carte collezionabili (Magic & C.)
Sono molto allenato a spiegare cosa sia un gioco di ruolo perché ho provato molte volte, senza successo, a farlo con mio padre: non si trattava di un problema di comunicazione ma psicologico. Mio padre non riesce a contemplare la possibilità di un gioco dove non si vinca: a causa della sua passione per il bridge egli è molto competitivo in ogni gioco che fa. Per lui qualsiasi gioco è una cosa seria e si impegna dando il massimo per riuscire a vincere.
Nei giochi di ruolo invece vincere è secondario: l'importante è divertirsi!
Su grandi linee ogni giocatore interpreta un personaggio, come se fosse l'attore di un film, e, in base all'ambientazione deve affrontare una missione spiegando passo passo cosa fa il suo personaggio e come reagisce alle situazioni che evolvono in base alle decisioni prese. Ovviamente le possibilità di ciò che il personaggio può fare sono delimitate da delle regole gestite dall'arbitro del gioco: una persona che non gioca ma che spiega agli altri giocatori quello che succede e il risultato delle loro azioni.
Il gioco di ruolo più famoso è Dungeon & Dragons dove l'ambientazione è fantastica/medioevale in un mondo di fantasia: i personaggi possono essere guerrieri, maghi, elfi, nani, chierici etc...
Ovviamente, essendo il primo gioco di questo tipo, le sue regole erano un po' semplicistiche (e infatti pochi anni dopo nacque “Advanced” Dungeon & Dragons) e generavano delle situazioni paradossali: ad esempio un personaggio di decimo livello (il livello era una misura dell'esperienza accumulata che rendeva il personaggio più potente) era praticamente invincibile per uno di primo. Nacquero così giochi di ruolo con regole sempre più complesse per aumentare il realismo e, contemporaneamente, non ci si limitò più ad ambientazioni fantasy.
GURPS si inserì in questa situazione proponendo un insieme di regole base che andavano bene per qualsiasi ambientazione, dalla classica medievale a quella spaziale, con un discreto realismo essendo stato abbandonato il concetto dei livelli. Ovviamente furono (e sono) stampati numerosissimi volumi di GURPS sia di regole aggiuntive sempre più specialistiche (ad esempio dedicate alle sole armi, alla magia o ai robot) che di ambientazioni storiche (tipo l'Egitto, la Cina o l'Impero Romano) o basate su libri di successo (come Discoworld, Riverworld, War against Ch'torr, etc).
Fra le varie ambientazioni storiche esiste anche GURPS WWII (regole e ambientazione per la seconda guerra mondiale) per il quale esiste la variante GURPS WWII: Weird War II (sempre sulla seconda guerra mondiale ma con la magia!) nel quale è ambientato GURPS The secret of Gneisenau.

Ed ecco la collezione del più grande (*1) collezionista di GURPS italiano:

Ho le foto ma adesso Blogger non me le fa inserire! Mi sa che presto passo davvero a WordPress...
(Riproverò domani a inserirle...)

Modificato 17/2/2014: Finalmente sono riuscito a inserire le foto...




Nota (*1): beh, forse non il più grande ma visto che saremo in dieci in Italia a collezionarli...

venerdì 14 febbraio 2014

Bella libraia 2

Una premessa: tradizionalmente il 14 febbraio pubblico sempre dei pezzi in qualche maniera collegati all'amore e, io per primo, riconosco che l'insulsaggine della seguente storiella la dice lunga sulla mia vita sentimentale... Ma il convento quest'anno passa solo questa brodaglia!

La mia “vacanza” d'emergenza di qualche settimana fa (v. il corto No Comment) ha almeno avuto un risvolto piacevole: approfittando di un periodo di quiete ho provato a passare alla libreria della bella libraia (v. La bella libraia) e, con mio stupore, l'ho ritrovata, sempre sorridente, al suo posto.
Di solito il ricambio di commesse è continuo e raramente mi è capitato di ritrovare, a distanza di mesi, la stessa ragazza. In questo caso però era passato solo poco più di un mese e questo forse spiega la sua presenza...

Ovviamente quando sono entrato mi chiedevo se mi avrebbe riconosciuto: lei mi ha salutato con un “ciao” mentre io, non sapendo come interpretarlo, ho replicato con un “buonasera” e mi sono nascosto nell'angolino della fantascienza (da dove inizio sempre le mie visite in libreria). Mentre spulciavo i libri (sempre i soliti) non ci siamo rivolti la parola, poi le ho fatto una domanda tecnica su una serie di libri e lei è corsa a controllare al calcolatore. Mi è caduto lo sguardo sull'attiguo reparto di lingue e mi è venuta l'ispirazione di imparare il francese così le ho chiesto se c'era un corso e lei (era sempre al calcolatore) mi ha risposto che doveva esserci qualcosa dove stavo guardando. La ho ringraziata e le ho detto che avrei guardato per bene: in effetti c'era qualcosa, tipo un paio di grammatiche, ma nessun corso...
Un po' deluso per la scarsa interazione con lei, sono andato a prendere due libri di storia che avevo già puntato in precedenza e mi sono avviato alla cassa per pagare.

Mentre mi avvicinavo ho sentito alla radio accesa che il campione del mondo di scacchi Carlsen (v. il corto Magnus Carlsen è WCC) aveva giocato una partita di beneficenza contro Bill Gates e aveva vinto in 9 mosse: il particolare delle 9 mosse ha scatenato la mia ilarità e ho riso di cuore ad alta voce. Incuriosita, la bella libraia me ne ha chiesto il motivo e io le ho spiegato che perdere contro il campione del mondo è normale e scontato ma per farlo in 9 mosse bisogna proprio non aver mai giocato una partita. Mi sono dilungato abbastanza con vari esempi e lei mi è parsa molto interessata e mi ha detto di saper giocare ma di non essere brava.
Rotto così il ghiaccio, le ho detto che in effetti c'era una grammatica ma questa è utile come riferimento se uno già conosce la lingua e non certo per chi la vuole imparare da zero: così è venuto fuori che lei ha studiato francese, io le ho fatto delle domande e lei mi è parsa ben felice di mostrarsi esperta in materia. Non ricordo come, il discorso si è spostato alla Spagna: mi pare che l'abbia introdotto lei lamentandosi dell'atteggiamento degli spagnoli che non si sforzano di capire gli stranieri. Così io le ho raccontato la mia esperienza e lei mi ha detto di aver fatto il cammino di Compostela con il (sigh!) marito. Io le ho detto che mi sarebbe piaciuto farlo e le ho fatto varie domande alle quali è stata ben felice di rispondermi. Le ho detto che mi ero comprato degli scarponi per allenarmi ma che in pratica non li ho mai usati: lei mi ha risposto di aver fatto i 150Km. senza problemi con scarpe da corsa. Io ero perplesso perché avevo letto che avere dei buoni scarponi è importante ma lei, tutta contenta, è schizzata fuori da dietro il bancone e si è messa in posa per mostrarmi le scarpe che portava ai piedi dicendomi che erano le stesse con le quali aveva fatto il viaggio. Poi ha aggiunto che lei ama moltissimo camminare e che quindi era già in parte allenata: e io ho pensato che questo spiegava le sue belle gambe toniche (v. La bella libraia) ma non glielo detto...
Infine le ho consegnato i libri di storia che avevo scelto e lei mi ha stupito ricordandosi che l'ultima volta avevo comprato un libro sull'antico Egitto: evidentemente si ricordava di me, veramente insolito...

Il giorno dopo ci sono ripassato e l'argomento è stato l'e-reader: le ho raccontato la mia esperienza e lei la propria. Mi ha detto di averci letto il “Don Chisciotte” ma di preferire comunque i libri cartacei (come me, ha una memoria visiva che usa per ritrovare nel libro i passaggi che le interessano ma con il suo modello le pagine non rimangano uguali...). Poi mi ha detto che ama molto leggere. Quando, non ricordo più a che proposito, le ho spiegato che inizio sempre il mio giro all'interno della libreria dal reparto di fantascienza lei ne ha approfittato per dirmi che quello è proprio il suo genere preferito: peccato non averle chiesto cosa le piaccia di specifico perché adesso mi è rimasta la curiosità! Poi è entrato un cliente e io, a malincuore, l'ho interpretato come il segnale del destino per farmi sapere che era ora di andarmene, così l'ho salutata dicendole che non volevo farle perdere altro tempo: lei mi ha risposto molto gentilmente che parlava volentieri perché si annoiava.

Vabbè: non mi pare che ci fossero altri particolari significativi...
Aggiungo solo che, contrariamente al solito, mi è venuto naturale darle del tu: il motivo è che non solo mi piace ma, per quanto diversi, abbiamo un tratto psicologico molto affine. Ci ho riflettuto molto e credo che questa affinità sia la gentilezza: la sua non è quella superficiale, del commerciante che vuole ingraziarsi il cliente, ma sincera e spontanea che deriva dal vedere negli altri il loro aspetto migliore. Ecco, forse più che gentilezza, si tratta di longanimità...
Mi domando quale sia il suo segno zodiacale: glielo volevo chiedere ma mi è passato di mente... Ho la sensazione che sia toro come me ma ha anche una sfumatura sognante che potrebbe far pensare a un segno affine (*1).

Conclusione: sono consapevole che il suo comportamento nei miei confronti sia stato dettato solo da gentilezza e/o longanimità e che non provasse nessuna attrazione nei miei confronti però, forse perché raramente mi sento apprezzato, ammetto di aver amato, forse perfino troppo, i pochi minuti nei quali ho conversato con lei.

Sigh! Se solo avessi dieci anni meno...
e se lei non fosse sposata...
e se magari abitasse più vicina...
Ecco, allora sì che avrei la casa piena di libri!!

Nota (*1): non me ne intendo di astrologia (né ho motivi di crederci) però ho notato molte coincidenze e quindi mi diverto a controllare...

giovedì 13 febbraio 2014

Cipolle o pozzi?

Nella notte, non particolarmente insonne, mi sono reso conto che per quanto ci si analizzi non si finisce mai di conoscersi.

Forse siamo come cipolle, rivestiti di uno strato dopo l'altro di coscienza: appena ne comprendiamo uno ci accorgiamo che ce n'è sotto un altro.
O forse il nostro inconscio è come un indomabile cavallo selvatico: una volta che carpiamo il segreto del suo funzionamento, e proviamo a racchiuderlo in un recinto, questo sfugge via, salta lo steccato e trova nuove strade, trasformandosi costantemente.

È quindi la nostra natura a essere proteiforme oppure siamo dei pozzi di cui è impossibile raggiungere il fondo?

Scioccato - 13/2/2014
Ho appena scoperto che su FB esiste la pagina Alberto Angela – Pagina Fan Ufficiale...

Non so se mi turbi di più che il figlio di Piero abbia una “Pagina Fan Ufficiale” o che questa abbia 53.631 iscritti...

Per esclusione - 16/2/2014
Ci ho riflettuto tutta la notte: l'unica spiegazione per cui Montella abbia messo in campo una formazione ridicola senza attacanti è che lui sia un uomo di Letta e abbia voluto far fare brutta figura a Renzi venuto allo stadio per pavoneggiarsi alla vittoria della fiorentina...

Ho dato i numeri - 23/2/2014
Stanotte ho dormito malissimo: appena spenta la luce ho iniziato a pensare a un problema matematico sul quale mi sembrava di avere un'idea interessante. Per almeno un paio di ore mi ha tenuto completamente sveglio ma anche il sonno, quando è arrivato, è stato leggero e disturbato. Stamani, quando poi pregustavo di scriverci un pezzo, mi sono reso conto che una delle premesse era sbagliata: argh!!

MPS = Milioni Persi Sessantacinque - 24/2/2014
Da qualche tempo ho scoperto un nuovo sito di informazione regionale: www.GoNews.it

Comunque oggi scorrendo le notizie regionali mi sono imbattuto nelle seguenti notizie:

1) 24/2/2014: MPS: 25 milioni per le piccole e medie imprese del territorio
2) 24/2/2014: MPS: truffa da 47 milioni, perquisizioni e 11 indagati
3) 24/2/2014: MPS: dalla 'banda del 5%' un sacco da 90 milioni

Non ho letto gli articoli ed è possibile che il secondo e il terzo articolo si riferiscano allo stesso episodio ma non è questo l'importante.
Quel che conta è il paradosso di una banca che fa “il suo mestiere” per 25 milioni e, con chissà quali complicità politiche e non, se ne fa fregare 47 o 90...

Solo a me pare una disgustosa follia?

mercoledì 12 febbraio 2014

Attacco SEL-ettivo

Qual è l'unico canale di informazione del M5S?
Ovviamente si tratta dell'omonimo viario di Beppe Grillo...

Per questo da tempo do per scontato che, quando saremo sotto elezioni, sarà oggetto d'attacco delle frange politicizzate della magistratura (v. Cause tecniche e il corto Risveglio) eppure c'è un partito, che finge di essere all'opposizione, ma che in realtà, quando serve, una mano alla maggioranza la dà volentieri, che ha idee ancora più dirette...

Tale partito è SEL, ovvero “Sinistra Ecologia e Libertà” e in questo caso il detto latino nomen omen non è molto azzeccato...
In effetti i suoi parlamentari siedono nella parte sinistra dell'emiciclo ma, a parte questo, la loro è solo un'opposizione di facciata e dei lavoratori se la ridono.
E a proposito di risate ed ecologia, non per niente un suo illustre esponente nonché presidente è, Nichi Vendola, del quale passerà agli annali solo la sua famigerata telefonata sull'ILVA.
Riguardo alla “libertà” basta rammentare che appartiene a SEL la terza carica istituzionale dello Stato, la presidente della Camera Laura Boldrini, che per prima ha applicato la democraticissima “tagliola” per troncare ogni dibattito sul recente DL IMU/Banca d'Italia....

Ebbene ho appena scoperto che tale democratico partito aveva presentato un emendamento (v. M5S contro emendamento SEL) con cui si proibiva qualsiasi forma di pubblicità su viari di movimenti e partiti politici. Ovviamente questo era un attacco SELettivo contro il M5S perché per le altre forze politiche, ammesso che abbiano un viario e che questo abbia qualche lettore, grazie ai milioni di finanziamento pubblico (*3), non sarebbe stato un problema. Va da sé invece che, senza pubblicità, a causa dell'elevatissimo traffico, il viario di Grillo sarebbe costretto alla chiusura o a trovare fonti di finanziamento alternativo...

Evidentemente però politici più svegli si sono resi conto che approvare tale emendamento sarebbe stato un autogol clamoroso (*1) e quindi lo hanno bocciato...

Conclusione: non ci avevo mai riflettuto ma in effetti c'è un partito peggiore sia del PDL (o come si chiama) che del PD (o come si chiamerà (*2)) che io generalmente accomuno insieme (v. Douche & turd). Tale partito è SEL e il motivo è dato dalla sua assoluta ipocrisia ideologica.

Nota (*1): come sarebbe un eventuale arresto di Grillo...
Nota (*2): “Forza Renzi” sarebbe divertente...
Nota (*3): che continuano a intascare a dispetto della volontà degli italiani chiaramente espressa con un referundum...

martedì 11 febbraio 2014

I poteri forti: definizione ed esempi storici

Confesso che quando nei miei pezzi uso la locuzione “poteri forti” mi sento un po' in imbarazzo: si tratta infatti di una definizione abusata, ambigua e tipica dei complottisti...
Proprio a causa del loro uso variegato e del significato indefinito, tali parole vengono usate con significati diversi e spesso non chiari.

Personalmente una definizione implicita l'avevo già dato in le Leggi del potere e, più esplicita, nella seconda parte di Democrazia 3a/3 ma anche in Oltre i con-fini...

Ma forse è l'ora che io definisca chiaramente cosa intendo quando parlo di “poteri forti” (PF).
I PF sono tutte quelle forze sociali in grado di influenzare una società: a seconda quindi della società presa in esame potremo enumerare diversi PF che magari non lo sono rispetto a una società più estesa. Ad esempio, se la nostra società di riferimento è un piccolo paesino di montagna, sia il parroco che il farmacista locali possono essere considerati PF; se però consideriamo come società di riferimento la provincia di cui fa parte il paesino di montagna allora il parroco e il farmacista non sono più dei PF!
In altre parole il significato di PF varia in base al contesto ovvero alla società a cui ci riferiamo.
Alcuni esempi di PF riferiti all'Italia: i vari partiti, il governo, il Presidente della Repubblica, i sindacati, la confindustria, i gruppi finanziari, i gruppi industriali, i gruppi editoriali, la magistratura, etc...
Invece, a livello Europeo, alcuni PF possono essere: la commissione europea, il governo tedesco, inglese e francese, i gruppi finanziari, i gruppi industriali e i gruppi editoriali. Dei PF “italiani” nessuno ha un livello europeo e, al massimo, i nostri gruppi economici hanno una rappresentanza minoritaria all'interno delle rispettive rappresentanze europee.

Mi si potrebbe contestare il fatto che i gruppi finanziari e industriali siano in grado di influenzare il governo. L'argomentazione potrebbe essere del tipo: il governo è eletto dal popolo e quindi fa ciò che è meglio per la popolazione e non certo per i poteri forti economici.
A mia volta potrei replicare che non bisogna essere ingenui, che la democrazia attuale non funziona, che ci sono vari controesempi di governo contro il popolo, etc... Però tutte queste mie spiegazioni resterebbero nella sfera dell'opinabilità e nulla vieterebbe al mio ipotetico interlocutore di rimanere della propria idea: ovvero che i gruppi economici NON influenzano sostanzialmente i governi...

Fortunatamente il “solito” professor Harari (v. Il trisnonno di neanderthal) mi viene in soccorso con la sua analisi storica del capitalismo.

Nella lezione che sto affrontando Harari spiega come la ricerca scientifica, il capitalismo e il moderno imperialismo europeo siano strettamente interconnessi: senza uno solo di questi componenti non avremmo potuto avere neanche gli altri due.
Ma veniamo al nocciolo della questione: per finanziare le costose spedizioni di conquista oltreoceano, stati come Francia Inghilterra e Olanda, non ricorsero a pesanti tasse ma raccolsero il denaro tramite apposite società di investimento. In altre parole vennero fondate delle società che raccoglievano il denaro dai privati per restituire poi, se tutto andava bene, un grosso guadagno.
Una di queste società più famose era la VOC olandese (la Società per le Indie Orientali) che fu fondata nel 1601. Inizialmente i suoi scopi furono limitati: mandare navi in oriente a comprare merci da rivendere poi in Europa, progressivamente però iniziò a militarizzarsi per proteggere le proprie flotte dai pirati e dai concorrenti (inglesi e francesi): per questo furono create basi di appoggio su varie isole dell'arcipelago indonesiano e assoldati mercenari europei, giapponesi, indiani e indonesiani. Infine la VOC conquisto l'Indonesia pezzo per pezzo (era divisa in centinaia di piccoli regni) e l'amministrò direttamente per circa due secoli. Solo all'inizio del 1800 l'Indonesia passò allo Stato olandese.
Ma la VOC non fu l'unico esempio di questo tipo: tutte le prime colonie in America del nord furono fondate e governate da società costituite per l'occasione!
Infine la Compagnia Inglese per le Indie Orientali conquistò progressivamente l'intera India e la governò direttamente per circa un secolo (mantenendo un esercito privato di 350.000 uomini!) fino a quando, nel 1858, fu il governo inglese ad assumerne direttamente il controllo.
L'elemento saliente è il passaggio di “proprietà” dell'Indonesia e dell'India da società private ai rispettivi governi: come dobbiamo interpretarlo? Dobbiamo pensare che l'influenza e importanza delle società private a metà del XIX secolo fosse diminuita?

“Assolutamente no” spiega Harari!
Al contrario in Europa c'era stato un avvicendamento nelle elite dominanti: la nobiltà era stata definitivamente soppiantata dai grandi finanzieri e industriali. Gli stessi governi europei, dice Harari, erano in mano a questi gruppi economici (che io chiamo PF) e che pertanto promuovevano e facilitavano i loro interessi. È di Carl Marx la definizione “I governi occidentali sono i sindacati dei capitalisti” nel senso appunto che ne difendevano gli interessi.
In questo senso è emblematica la guerra dell'oppio in Cina.
All'inizio del 1800 gli inglesi vendevano l'oppio alla Cina con immensi guadagni: i tossicodipendenti cinesi divennero circa 14 milioni con grave danno sia economico che sociale per la nazione orientale. Per questo motivo nel 1830 le autorità cinesi vietarono il commercio delle droghe ma le compagnie inglesi si limitarono a ignorare tale divieto. Per questo la polizia cinese iniziò a fermare le navi inglesi e a sequestrarne e distruggerne il carico. I profitti delle compagnie inglesi iniziarono a diminuire e quindi queste iniziarono a fare pressioni sul governo (molti parlamentari avevano interessi diretti nelle rispettive società) che, nel 1840, dichiarò guerra alla Cina in nome della libertà di commercio (e, in verità, della libertà di vendere droga!). La guerra con la Cina si concluse con una facile vittoria dell'Inghilterra che come condizioni di pace richiese: la libertà di vendita dell'oppio, il risarcimento per l'oppio sequestrato e distrutto dalla polizia cinese negli anni precedenti e il controllo del porto di Hong Kong da dove le navi inglesi potevano facilmente scaricare e smerciare la droga in tutto il paese...

Tornando ai nostri tempi: qualcuno pensa ancora che l'influenza di questi poteri forti economici non influenzi le decisioni dei governi? Che le lobby abbiano solo un influenza marginale e si limitino a chiedere “piccoli favori”?

Non è così: come ho spiegato in le Leggi del potere i PF si alleano continuamente fra loro per massimizzare il proprio potere e i governi (democratici o no) sono una delle leve che usano. Ovviamente l'indipendenza di un governo rispetto ai vari gruppi di pressione varia da paese a paese: in molti stati democratici i governi non oseranno andare apertamente contro l'opinione e l'interesse pubblico; in altri, e sfortunatamente l'Italia (vedi Monti e Letta) è uno di questi, le pressioni saranno talmente forti e i politici talmente deboli che l'azione del governo sarà espressamente contro lo stesso popolo che amministra con l'ulteriore beffa che il tutto viene fatto a beneficio di PF sovranazionali e quindi senza ricadute positive di alcun genere, seppure indirette, sulla popolazione locale.

Conclusione: quello che amo di Harari è che sta fornendo solide basi storiche alle mie intuizioni!