«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

venerdì 7 febbraio 2014

OM 3: zibaldone

Rieccomi a trarre spunti dalle Operette morali di Leopardi per le mie divagazioni...

Sempre nel capitolo iniziale Storia del genere umano (v. OM 2) c'è un ennesimo passaggio interessante: nelle loro richieste a Giove gli uomini lo pregano di mandare lo spirito della Verità sulla terra perché si illudono che questi aumenterebbe la loro felicità. Giove però li avverte che la loro richiesta sortirà l'effetto opposto: «...l'imperio di questo genio li farà non meno vili che miseri; ed aggiungendo oltremodo alle acerbità della loro vita, li priverà del valore di rifiutarla.»
La conclusione di Giove/Leopardi è infatti che la verità è addirittura odiata perché mostra la realtà per quello che è e dissolve le illusioni consolanti.
Non mi ricordo in quale pezzo (forse sui media? O magari su Monti? O sul debito? (*1)) ma anch'io avevo fatto una constatazione analoga: gli uomini preferiscono credere a chi (politici, giornali, etc) racconta che va tutto bene piuttosto che a coloro che puntano il dito su ciò che va male. Questo perché psicologicamente si preferisce illudersi che tutto sia a posto piuttosto che affrontare i problemi dati dalla realtà dei fatti...

Continuando nella lettura si ritrova tutto il repertorio di pessimismo del Leopardi che però, diversamente da quanto la scuola ci porta a pensare, non è una noiosa geremiade ma è infarcito di ironia e arguzia.
Fra i tanti temi: il genere umano ha molti più difetti che pregi; mancanza di fiducia assoluta nel progresso; moda non solo futile ma anche dannosa e, particolarmente interessante, la posizione non centrale degli uomini nella natura...

Se si pensa che questa opera fu scritta quasi due secoli fa ci si rende conto di quanto moderne dovessero risultare le sue idee: in particolare l'uomo era visto come il signore e padrone del mondo perché così era indicato nella Bibbia. Invece il Leopardi ironizza molto su questo concetto attraverso un divertente dialogo fra uno gnomo e un folletto: l'uomo è improvvisamente scomparso dalla faccia della terra ma nel complesso, per le altre creature, non è cambiato niente: «...non solamente [gli uomini] si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che di stare al servigio loro... ...E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo e le storie delle loro genti, storie del mondo...»

Invece nel Dialogo di Malambruno e Farfarello ho notato un interessante parallelismo (non so se voluto o meno) col buddismo: Malambruno evoca il diavolo per ottenere la felicità ma, invece di Belzebù, gli appare Farfarello, un diavoletto minore. Farfarello gli dice che non è in suo potere, ma neanche del suo padrone, donargli la felicità né a lui, Malambruno, né a nessun altro uomo. Allora Malambruno gli chiede: «Ma non potendo farmi felice in nessuna maniera, ti basta l'animo almeno di liberarmi dall'infelicità?». E Farfarello gli risponde: «Se tu puoi fare di non amarti supremamente.»
L'analogia col buddismo consiste nel raggiungere l'eliminazione del dolore (cioè l'infelicità) dalla vita proprio attraverso il distacco dalla propria individualità (ovvero al non amarsi supremamente)...

Poi è interessante notare come il Leopardi, evidentemente indagando le ragioni della propria infelicità, la mette in proporzione alla grandezza d'animo: più un uomo è grande e più è destinato a essere incompreso, conscio dell'inadeguatezza del mondo e dei propri simili, e quindi destinato a maggior sofferenza. Dice la Natura a un'Anima bennata: «Aggiungi che mentre per l'eccellenza delle tue disposizioni trapasserai facilmente e in poco tempo, quasi tutte le altre della tua specie nelle conoscenze più gravi e nelle discipline anco difficilissime, nondimeno ti riuscirà sempre o impossibile o sommamente malagevole di apprendere o di porre in pratica moltissime cose menome in se, ma necessarissime al conversare cogli altri uomini; le quali vedrai nello stesso tempo esercitare perfettamente ed apprendere senza fatica da mille ingegni, non solo inferiori a te, ma spregevoli in ogni modo.»
Ovviamente io non posso che essere d'accordo! (*2)

Conclusione: la puntata odierna è forse un po' sottotono perché priva di quel pensiero cardine su cui far ruotare l'intero pezzo; in effetti avrei potuto saltare direttamente ad argomenti più interessanti ma ho preferito seguire i miei appunti senza omettere neanche le “mie più menome” (*2) osservazioni...

Nota (*1): ho cercato a lungo ma non sono riuscito a ricordare dove avevo illustrato questo concetto...
Nota (*2): :-D

Nessun commento:

Posta un commento