«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 30 aprile 2019

Tronata di spade?

La scorsa settimana mi era più volte balenata l’idea di scrivere un pezzo sull’ultima stagione del Trono di Spade. La seconda puntata terminava con i preparativi per la grande battaglia nel Nord + alleati contro gli estranei e, nell’ultima scena, si vedeva anche il gran capo degli Estranei che scrutava da lontano Grande Inverno…

Avevo pensato di scrivere le mie previsioni per la terza puntata che, in pratica, si limitavano a un completo cambiamento di ambiente: mi aspettavo infatti che questa sarebbe stata su Cersei & C. e che la battaglia fosse per qualche motivo rimandata: ad esempio che gli Estranei decidessero di non perdere tempo a Grande Inverno e di invadere direttamente il Sud completamente impreparato. Questo avrebbe dato modo all’esercito dei “buoni” a nord di attivarsi per inseguire i “cattivi” e completare poi la serie, dopo varie avventure per l’intero continente, con una grande battaglia finale.

Invece la terza puntata è stata senza sorprese: grande battaglia a Grande Inverno, Estranei sconfitti e tutti i personaggi principali sopravvissuti. Il problema è che adesso mi sembra difficile riuscire a mantenere il climax raggiunto: cioè sconfitti gli Estranei che problema può essere Cersei?
Ho paura che possa essere un po’ come “Il ritorno del Re” una volta distrutto l’Unico Anello: qualche bella scena ma sostanzialmente parecchio noioso…

Ma magari c’è qualche sorpresa pronta? Magari gli Estranei non sono completamente sconfitti? Soprattutto il Bran-Corvo mi pare sospetto… Ma onestamente artifici di questo genere non avrebbero molto senso… Bo...

Ah! Azzardo una previsione!
Daenerys non crede che Jon Snow sia in verità Aegon: in preda all’ira o per orgoglio, dopo ovviamente un crescendo di tensione (con i vari personaggi che si schierano chi per l’uno chi per l’altra), ci sarà uno scontro. Jon non vorrà combatterla e si preparerà a morire senza difendersi. Lei, con le lacrime agli occhi perché lo ama, in groppa al suo drago, ordinerà di sputare fiamme. Jon avvolto dalle fiamme sembra soccombere e cade a terra sparendo nel rogo, tutti temono il peggio: dopo una lunga carrellata sulla disperazione degli astanti e della stessa Daenerys le fiamme si attenuano e lo si vede rialzarsi, completamente incolume. Allora Daenerys scende dal suo drago, corre incontro a lui e lo abbraccia felice, poi, magari dopo lacrime e baci, fa un passo indietro e, con voce tonitruante lo riconoscerà davanti a tutti come suo nipote e legittimo erede al trono di spade, quindi si inginocchierà implorando il suo perdono. L’esercito e gli altri personaggi acclamano e si inginocchiano. Ecco che i buoni, per la puntata successiva, sono pronti per affrontare Cersei e il suo esercito...

Chissà! a me però piacerebbe vedere una scena di questo tipo! Se ben fatta potrebbe essere epica ed essere il culmine di una puntata…

Conclusione: Vedremo. Ma non sono troppo fiducioso: ho la sensazione che Martin abbia lasciato molta mano libera agli sceneggiatori…

lunedì 29 aprile 2019

Wow del 4° trimestre 2017

Anche oggi (v. Dal 1995 (7/??)) un pezzo riempitivo: stavolta voglio assegnare i “Wow” per i pezzi di ottobre, novembre e dicembre 2017!

Candidati Ottobre 2017:
Leggi immorali: Una breve ma significativa riflessione su giustizia e legalità.
La follia di Poe (e Lovecraft): Considerazioni profonde che mi è piaciuto rileggere. Articolo scritto un po’ malino (evidentemente non l’avevo riletto) all’inizio ma poi migliora.
C’erano anche dei buoni pezzi su Licurgo e Solone basati sulle vite parallele di Plutarco: però mancavano di quello spunto di originalità che mi piace premiare…
Nel complesso un mese decente ma quasi completamente privo di pezzi che spicchino.

Candidati Novembre 2017:
Fibra Fabri: sembra un pezzo banale ma poi faccio delle considerazioni interessanti.
Scatologia giuridica: altro pezzo più profondo di quanto possa sembrare...
Acrimonia: Solo uno sfogo, ma divertente…
Dal badge ai protomiti : Un’altra riflessione “fuori controllo” che parte da un piccolo dettaglio e si addentra poi in complessi meandri.
Non si dice “caz##” : divertente e autoironico.
Anche in questo mese non ho segnalato i pezzi basati dalla lettura di Plutarco: buoni e interessanti ma di scarsa originalità. Un mese migliore rispetto a ottobre ma anche qui non vi ho trovato pezzi memorabili…

Candidati Dicembre 2017:
Appena 11 pezzi di cui alcuni anche discreti ma, onestamente, non mi sento di attribuire alcun “Wow” per questo mese…

Nel complesso un ultimo trimestre piuttosto modesto: vari pezzi buoni e discreti ma niente che mi sia particolarmente piaciuto rileggere…

Conclusione: almeno mi è venuto un pezzo corto…

sabato 27 aprile 2019

Do i numeri (calcistici)

Una delle narrative calcistiche più frequenti che sento ripetere in continuazione dai media è di quanto sia forte questa Juventus capace di vincere ben otto scudetti consecutivi.
Io ho al riguardo una grande perplessità: a mio avviso non è solamente la Juventus a essere forte ma, soprattutto, sono le concorrenti, tradizionali e non, a essere molto più deboli che in passato.
Così, mentre in Italia il suo dominio è assoluto, all’estero, nella Champion’s League, non riesce a ottenere i risultati che qui in Italia si danno per scontati, ovvero vincere la massima competizione europea.

Volevo quindi provare a stimare in maniera oggettiva la forza del campionato italiano nel corso degli anni.
L’unica maniera che mi è venuta in mente per farlo è quella di considerare i risultati delle squadre italiane nelle competizioni europee. Ovviamente si tratta di una stima che si basa su alcune premesse: 1. che le squadre italiane che partecipano alle coppe siano indicative delle forza del campionato; 2. che la forza media delle avversarie estere nelle coppe sia costante.
Il punto 1 mi sembra che lo si possa ritenere valido mentre per il 2 non sono altrettanto sicuro: è possibilissimo che le squadre estere alle coppe si siano generalmente rafforzate (ad esempio le squadre tedesche) ma per il momento, non sapendo come valutare questa variazione, non ne terrò conto.

La mia idea è questa: per ogni coppa ho intenzione di assegnare un punteggio alle squadre italiane in base al loro piazzamento finale (128 punti se vincitrice, 64 se finalista, 32 se semifinalista, 16 se arrivata ai quarti, 8 se arrivata agli ottavi, 4 se arrivata ai sedicesimi, etc…).
Il valore dei punti della coppa UEFA saranno però moltiplicati per un coefficiente dato dal tapporto della media dei punti realizzati dalle squadre partecipanti alla UEFA per quelle partecipanti alla Champion’s (questo presuppone un’altra ipotesi: che la forza delle squadre italiane sia indicativa della forza dei tornei ai quali partecipano).
Sommerò insieme questi punteggi e ne farò la media che corrisponderà alla stima della forza del campionato e, se necessario, normalizzando per il numero di squadre presenti alle competizioni europee.
Ah! aggiungo che i risultati delle squadre italiane saranno usati per valutare il campionato in corso e non quello precedente nelle quali si erano qualificate per partecipare alle coppe...

Questo almeno in teoria! Sicuramente incontrerò qualche problema…

Ovviamente partirò dalla stagione in corso anche se i punteggi (a cinque giornate dalla fine) non sono ancora definitivi.
Squadre in Champion’s:
Juventus
Roma
Napoli
Inter

Squadre in UEFA:
Lazio
Milan
(Inter)
(Napoli)
Atalanta

Ecco un primo problema: come considerare Napoli e Inter che sono passate dalla Champion’s alla UEFA?
- Per il punteggio ottenuto da queste squadre semplicemente sommerò il risultato della Champion’s a quello ottenuto in UEFA (dopo averlo modificato col coefficiente opportuno).
- Riguardo la stima del valore delle due competizioni europee avrò due coefficienti: il primo valido fino alla fase a gironi, il secondo considerando le squadre retrocesse dalla Champion’s. E, anzi, lo stesso dovrò fare per la Champion’s…

Quindi:
Champion’s fino a fase a gironi:
Juventus → 87
Napoli → 67
Inter → 61
Roma → 55
Media → 67.5 → Coef.= 0.95

Champion’s fase finale:
Juventus → 87
Roma → 55
Media → 71 → Coef.= 1

UEFA fino a fase a gironi:
Milan → 56
Lazio → 52
Atalanta → 56
Media → 54.67 → Coef.= 0.77

UEFA fase finale:
Lazio → 52
Inter → 61
Napoli → 67
Media → 60 → Coef.= 0.84

Punti Ottenuti:
Juventus: 16 (eliminata ai quarti)
Roma: 8 (eliminata agli ottavi)

Napoli: 4*.95 (da Champion’s) + 16*.84 (da UEFA) = 3.8 + 13.44 = 17.24
Inter: 4*.95 (da Champion’s) + 8*.84 (da UEFA) = 10.52


Lazio: 4*.84 = 3.36
Milan: 2*.77=1.54
Atalanta: 1*.77=0.77

Uhm…
Sono stato a pranzo e nel frattempo ho pensato che è importante dove si arriva e non come, cioè se dalla Champion’s o dalla UEFA. Quindi riaggiorno i punteggi di Napoli e Inter con i seguenti valori:
Napoli: 16*.84 (da UEFA) = 13.44
Inter: 8*.84 (da UEFA) = 6.72

Contemporaneamente ho pensato anche che il dimezzamento del punteggio a ogni eliminazione che si allontana dalla finale sia troppo aspro. La mia idea si basava sull’osservazione che a ogni turno il numero di squadre si dimezza: ma questo non significa che quelle che rimangono siano forti il doppio di quelle eliminate: è solo la struttura del torneo che impone questo dimezzamento.
Credo quindi che una migliore valutazione della forza relativa delle squadre sia data dal numero di reti che si segnano contro a vicenda: la nuova idea è quindi quella di fare una media del rapporto fra i gol fatti e quelli subiti dalle squadre che passano il turno: questo rapporto mi indicherà di quanto diminuire il punteggio a ogni fase del torneo (al posto del brutale 0.5).
Ma ho intenzione di calcolare questi nuovi valori in un secondo momento ora voglio completare questa stima con i valori originali per valutare poi la differenza ottenuta…
Quindi:
Forza Campionato 2018-2019 (A 5 giornate dal termine del campionato; Stima vecchio metodo):
Juventus: 16
Napoli: 13.44
Roma: 8
Inter: 6.72
Lazio: 3.36
Milan: 1.54
Atalanta: 0.77
Totale: 49.83

Per evidenziare che questo metodo di stima è troppo distorto dall’ipotetico successo finale calcolerò adesso il valore del campionato 2009-2010 quando l’Inter fece la tripletta…
Champion’s (Fase a gironi)
Inter → 82 (vince Champion’s)
Juventus → 55 (16esimi UEFA)
Milan → 70 (ottavi Champion’s)
Fiorentina → 47 (ottavi Champion’s)
Media: 63.5

Champion’s (Fase finale)
Inter → 82 (vince Champion’s)
Milan → 70 (ottavi Champion’s)
Fiorentina → 47 (ottavi Champion’s)
Media: 66.33

UEFA (Fase a gironi)
Genoa → 51 (gironi UEFA)
Roma → 80 (32esimi UEFA)
Lazio → 46 (gironi UEFA)
Media: 59 → Coef.: 0.89

UEFA (Fase finale)
Roma → 80 (32esimi UEFA)
Juventus → 55 (16esimi UEFA)
Media: 67.5 (cioè risulta più difficile della Champion’s! Evidentemente per stimarne la forza dovrei considerare anche le squadre in corsa degli altri campionati…) → Coef.: 1.02

Comunque, veniamo ai punti:
Inter → 128
Milan → 8
Fiorentina → 8
Juventus → 8*1.02 = 8.16
Roma → 4*1.02 = 4.08
Genoa → 2*0.89 = 1.78
Lazio → 2*0.89 = 1.78
Totale: 159.8

Quindi il rapporto fra il campionato 2009-2010 e quello 2018-2019 sarebbe di 3.21…
Chiaramente un valore troppo elevato dovuto al punteggio eccessivamente alto dato alla vittoria finale dell’Inter…

Ah! Ah! Mi sono creato un foglio di calcolo dove ho sommato insieme i gol fatti dalle squadre che hanno passato il turno e quelli fatti dalle squadre eliminate (fasi a eliminazioni diretta UEFA e Champion’s 2009-2010) e poi ne ho calcolato il rapporto. Mi aspettavo qualcosa del tipo 0.7 o 0.8 e invece: 88 / 172 = 0.5116!!
Appena un poco meglio del mio brutale 0.5!
Non so, forse hanno influito troppo le vittorie col pallottoliere del Barcellona: o forse avrei dovuto considerare molte più partite e sono stato sfortunato nella scelta dell’annata…

Un’altra miglioria che potrei fare alla mia stima potrebbe essere quella di considerare come forza di un campionato la media pesata di un certo numero di campionati in maniera che l'influenza di eventuali vittorie di finale venga ridimensionata.
Per il peso potrei considerare di quanto cambia, in percentuale, la differenza in valore assoluto dei punti conquistati dalle squadre qualificate per le coppe europee da un anno al successivo.

Conclusione: per adesso mi tengo questi risultati interlocutori. Quando avrò voglia proverò a considerare più partite (per il coefficiente del punteggio a ogni fase) e altre stagioni… forse...

venerdì 26 aprile 2019

Piccola teoria

Oggi mi è tornata in mente una vecchia idea che, forse, varrebbe la pena integrare nell'Epitome: intanto ne faccio una bozza qui sul ghiribizzo per chiarirmi le idee...

Supponiamo di avere in un sistema due gruppi A e B: come possono degli ipotetici parapoteri (piccolo gruppo C) che controllano tale società aumentare la felicità del gruppo A?
La maniera più ovvia è quella di aumentarne la forza che, nel mondo moderno, equivale al reddito. Esiste però un'altra possibilità meno dispendiosa: diminuire la forza di B.
Infatti se i gruppi A e B lavorano/vivono a stretto contatto fra loro allora un peggioramento delle condizioni di B farà apprezzare maggiormente ad A il proprio stato anche se questo non è variato.

La chiave di lettura di questo fenomeno risiede nel fatto che ciascuno, per valutare il proprio stato, si confronta con le persone che gli stanno intorno.
Ad esempio ci sentiamo ricchi o poveri considerando non il reddito dei norvegesi o quello dei senegalesi ma, piuttosto, quello dei nostri vicini, dei parenti, dei nostri colleghi di lavoro: ovvero ci confrontiamo con le persone a noi più prossime e non con criteri astratti sebbene oggettivi.

Ovviamente vale anche l'inverso: nel caso che le condizioni del gruppo B siano peggiorate i suoi membri invidieranno maggiormente quelli del gruppo A. Se i parapoteri che hanno orchestrato il tutto riescono a nascondere le proprie responsabilità nessuno se la prenderà con loro: ovviamente perché i membri dei parapoteri vivono separati da A e B e, quindi, né A né B si confrontano direttamente con loro. In particolari complessioni del sistema questa asimmetria di trattamento potrebbe risultare utile.

Bozze di esempi: segregazione in Cina dei ricchi con aree, comprese le scuole, a loro riservate (per evitare questo effetto); UE democratastenia tedesca che non rivendica quanto le spetterebbe perché si confronta con quelle del sud Europa (stiamo già bene, non necessitiamo di più); in un’azienda, gruppo di dipendenti (chiaramente riconoscibili, magari tramite un badge) con particolari privilegi (ad esempio l’accesso a particolari aree di ristoro) rispetto ad altri (chiaramente riconoscibili) senza particolari giustificazioni (magari per distinzioni fra vecchi e nuovi contratti).

Conclusione: alla fine mi pare si tratti di una specie di tecnica di dividi et impera, talvolta particolarmente subdola, anche se non sempre, almeno potenzialmente, negativa: come nel caso cinese dove, se fosse libera di attuarsi, spingerebbe fortemente verso una redistribuzione della ricchezza.

giovedì 25 aprile 2019

Coincidenze?

Ieri ho terminato di leggere Il ragno nero di Jeremias Gotthelf, un autore svizzero della prima metà del XIX secolo.
Nel libro è presente il diavolo che, per qualche motivo che non mi è chiaro (forse tradizionale), è chiamato “l’uomo verde”.

Allora mi è venuto in mente il testo di questa canzone:
Lord of the boards – Guano Apes

Qui si parla di un “uomo verde”, detto anche il “Signore delle tavole (da snowboard)” che ricorda “signore delle mosche”. Poi “vola come un angelo” e i diavoli erano angeli. Volendo anche la “tavola” stessa potrebbe essere un riferimento al libro: dipende dai possibili significati in tedesco che però non conosco.
Ah! Il gruppo “Guano Apes” è tedesco: quindi è leggermente più probabile che conoscessero questa opera.
O magari sia libro che canzone si ispirano a una qualche tradizione popolare tedesca che prevede un “uomo verde”...

25 Aprile - 25/4/2019
In Italia si festeggia la libertà e se ne esaltano i principi poi, in Europa,…
EU votes to create gigantic biometrics database di Catalin Cimpano su ZDNet.com

...via libera alla schedatura di massa…

La cosa più terribile è che non ho notizia di alcuna formazione politica italiana che si sia schierata contro questo provvedimento: ovviamente non quelle che berciano contro immaginarie recrudescenze fasciste ma neppure M5S o Lega…

Grande storico - 26/4/2019
A proposito del pezzo precedente mi è tornato in mente Harari e il fascismo che, all’epoca, mi aveva lasciato con qualche perplessità.
Secondo Harari il nocciolo del fascismo era l’accentramento: nell’antichità di terra, nel secolo scorso della produzione e, nell’era moderna, dell’informazione.

E che cosa sta facendo la EU realizzando un’unica base dati con tutte le informazioni identificative dei propri abitanti se non un colossale progetto di accentramento?

Talvolta ho la sensazione che Harari sia uno storico migliore di me!

Palindromo - 8/5/2019
Ieri mi sono comprato un altro corimbo (*1) di libri sul Python per 8$.
Sto leggendo un libro introduttivo: finalmente un testo che piace a me (all’antica) che parte dai tipi e via via presenta le altre strutture del linguaggio…
Comunque fra gli esempi c’era il seguente bel palindromo in inglese che non conoscevo:
A man,
a plan,
a canal:
Panama!

Leggendo da destra a sinistra e dall’ultima parola alla prima, inserendo gli opportuni spazi e punteggiatura, si ritrova la stessa frase!

TdS 4° puntata - 8/5/2019
Quarta puntata riempitiva e perfettamente compatibile con la mia previsione (v Tronata di spade?): i vari personaggi iniziano a schierarsi chi per Jon e chi per Daenerys.

Aggiungo un’altra previsione: anche l’ultimo drago morirà, tutti piangeranno la scomparsa dei draghi, ma….
… per intuito, o per altra trovata degli sceneggiatori, gli verrà aperta la pancia e si troveranno almeno tre uova per continuare la specie!

mercoledì 24 aprile 2019

Dal 1995 (7/??)

Oggi non saprei cosa scrivere ma mi sono ricordato che, per queste occasioni, avrei dei pezzi “automatici”!
Si tratta dei pezzi sui “Wow” del mese (rimango costantemente indietro!) che mi impongono però lo sforzo di rileggere quanto scritto in passato (fatica che non mi dispiace fare!) e che mi prendono per questo parecchio tempo OPPURE posso ricopiare dalla mia vecchia agenda del 1995 i miei commenti giornalieri. Questa seconda opzione è più semplice e ha il vantaggio che posso interrompere il pezzo quando non ho più voglia di scrivere: il problema è che questi miei vecchi commenti non mi sembrano più così interessanti. Li ricordavo divertenti, intelligenti e arguti ma probabilmente il mio parere era offuscato dall’affetto per i tempi passati: non credo che sia un caso che alla conclusione di questo pezzi non faccia altro che scusarmi con il lettore per la noia e promettere che la volta successiva sarà migliore…

Vabbè, facciamo un altro tentativo…

Nota: ovviamente non trovavo più la vecchia agenda e così ho dovuto cercarla nel caos che regna incontrastato nella mia camera. Alla fine ho ritrovato una vecchia cioccolata che pensavo di aver mangiato settimane fa! Siccome a Pasqua non ho avuto nessun uovo me ne sono concesso due enormi quadrettoni. Questo mi ha dato la forza di ritrovare l’agenda (in un angolo, a terra, sotto dei pantaloni)…

23 febbraio (G)
Fin da piccolino (10-12 anni) ho avuto paura che nel mio cervello ci fosse qualcosa che non andava. In particolare facendo molti salti sul posto sentivo un leggero dolore fra l’occhio e l’orecchio sinistro poco sotto la superficie superiore del cranio. La mia interpretazione era che si trattasse di una sorta di vena varicosa al cervello. Negli ultimi due anni ho invece riscontrato un sensibile peggioramento delle prestazioni della mia “macchinetta” sia in termini di memoria che anche in termini di un qualcosa difficile da definire che parzialmente si può riassumere come numero di aspetti di un problema che ero capace di considerare contemporaneamente. Ora spero si tratti di un calo momentaneo dovuto agli psicofarmaci che prendo mentre temo che si tratti di arteriosclerosi.

[Questo è interessante!
Allora del dolore al cervello “che sentivo fin da bambino” non ho memoria: vero è che evito di saltellare sul posto! Secondo me si trattava del fatto che ho sempre avuto la pressione bassissima: facendo un minimo di sforzo avverto il cambiamento. Quando corro o faccio un esercizio fisico al quale non sono abituato, sento spesso fastidio dietro agli occhi. Credo che la sensazione a cui mi riferivo fosse qualcosa di simile…
Molto più interessante la constatazione del peggioramento delle mie capacità mentali (v. anche Memoria, passato e destino (3/??)) a causa dei farmaci: il problema è che quando ne accennavo al dottore che mi seguiva questi mi rispondeva che non avevano effetti sulla memoria ma solo, al limite, sulla concentrazione. Un giorno però trovai un trafiletto su un giornale che diceva che, secondo nuovi studi, il principale farmaco che assumevo dava problemi di memoria. Curiosamente ho ricontrollato su Internet (Wikipedia) ma nella pletora di controindicazioni non c’è niente che riguardi la memoria.
Ancora più interessante l’accenno al pensiero “parallelo”: questo lo ricordo e, in effetti, non è facile da spiegare, era più una sensazione che qualcosa di definito.
In effetti dovrei scriverci un pezzo a parte ma provo a spiegarmi con un esempio: è come se di solito fossi sempre mezzo addormentato quando però, in alcune rare situazioni, mi sveglio completamente è come se aprissi molti altri occhi. Contemporaneamente il cervello mi si surriscalda e dopo mi sento esausto come se avessi compiuto una grande fatica. Per questo lo faccio raramente: l’ultima volta ci provai a lavoro in Spagna e in pochi giorni terminai il lavoro di mesi…
Questo comunque spiega la mia “ossessione” per la memoria.]

24 febbraio (V)
Prerequisito fondamentale perché sia possibile la Comprensione è la Sincerità. Per Sincerità non intendo solo quella delle parole ma soprattutto quella dei comportamenti. In breve: non bisogna nascondere niente, neanche i propri difetti.

[Questo è chiaramente un corollario della mia “filosofia” sull’amore (v. Amore) che, in effetti, è di quegli anni.
Aggiungo anche che la sincerità, il mostrarsi come veramente si è, non funziona molto: tutti infatti si sforzano di apparire meglio di quanto non siano e di nascondere i propri difetti. Per questo, credo, quando vengo giudicato dagli altri si sospetta sempre che io sia peggio di quanto non appaia mentre, in realtà, è vero l’esatto contrario…]

26 febbraio (D)
Le eccezioni sono la regola delle regole.

Le regole devono essere piene d’eccezioni perché la stessa realtà è costituita da una innumerevole quantità di esse.

[Vero, ovvio.]

27 febbraio (L)
La mia intelligenza si basa fondamentalmente sull’intuizione. Il meccanismo è il seguente: posto davanti a un problema cerco di considerarlo nella sua interezza poi chiudo gli occhi e senza pensare a nulla mi concentro, quando le cose vanno bene succede che per un attimo ho un lampo e “vedo” la soluzione del problema, A quel punto mi metto a cercare di ricostruirla analiticamente pezzo per pezzo, come un puzzle del quale per un’istante ho visto la sua intera rappresentazione. Mi piace pensare che queste visioni mi arrivino dal “futuro”, o forse rubo le idee a qualcuno in qualche parte del mondo! Per funzionare non devo essere stanco. Ultimamente, da quando prendo le medicine, non ricordo che mi sia capitato recentemente questo fenomeno.

[Vero. Attualmente sono ancora dell’idea che “rubo” le idee/conoscenze ad altre persone. In passato, mi stupisco di non averne accennato, pensavo di essere in grado di sbirciare nell’iperuranio, il mondo delle idee di Platone, da dove passano le anime…
Mi chiedo se anche Platone avesse provato qualcosa di simile a me: magari l’iperuranio è l’unione della coscienza di ogni uomo, una coscienza della collettività nella quale, in momenti di particolare sensibilità, è possibile lanciare per un attimo lo sguardo. Ipotesi affascinante.
Confermo che recentemente non ho più tentato questa tecnica anche se, tuttora, la maniera migliore che ho per concentrarmi su un problema è stendermi a letto e chiudere gli occhi: il pericolo, quando sono stanco, è quello di addormentarmi!]

Vabbè, interrompo qui: anche la prossima annotazione necessiterà di un lungo commento e ora non ho più voglia di scrivere…

Conclusione: decisamente meglio! Questi tre frammenti danno una buona idea della bestia rara che sono!

lunedì 22 aprile 2019

Africa (1/2)

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.2.1 "Awanagana").

Sono arrivato a più di metà lettura di I coloni dell'austerity di Ilaria Bifarini, (E.) Altaforte, 2019 e credo sia giunto il momento di scrivere un commento sulla prima parte dell'opera in maniera da non ritrovarmi con troppo materiale da analizzare tutto insieme...

A prima vista il libro mi aveva lasciato piuttosto tiepido: i capitoli brevissimi e i caratteri un po' grandi mi avevano dato un'impressione di superficialità preoccupante.
Quando però ho iniziato la lettura vera e propria mi sono trovato bene: l'autrice scrive in maniera chiara e lineare e il contenuto è interessante e utile.
L'unica pecca è che si sente la mancanza di dati precisi, tabelle e grafici: l'autrice spiega infatti l'evoluzione della storia economica dell'Africa post coloniale ma non sempre è evidente quali siano i dati e quali le sue riflessioni.

Ma probabilmente il vero motivo per cui quest'opera mi sta piacendo e che, come al solito, sto trovando delle clamorose conferme a quanto già pensavo e avevo scritto nell'Epitome.
Davvero, lo so che suona sciocco farsi i complimenti da soli, ma anche in questo caso (così com'era avvenuto con Scienza è democrazia di Maria Luisa Villa) tutto, al netto della terminologia, combacia perfettamente con la mia teoria. Ovviamente il suo punto di vista è tutto basato sull'economia dove io, anche nell'Epitome, evito di addentrarmi: per me l'economia è solo il mezzo con cui i parapoteri economici nel mondo odierno cercano di aumentare la propria forza e, quindi, i dettagli specifici del “come” mi interessano relativamente.
Però, e questo è l'importante, tutto il quadro del disastro economico africano dipinto dalla Bifarini coincide perfettamente con la mia teoria sulle democrazie minori ([E] 13.4) e di come queste vengano nella pratica controllate dall'esterno. Come al solito la mia visione è molto più ampia e permette quindi di inquadrare più accuratamente l'intera situazione globale.

La tesi della Bifarini è in realtà piuttosto semplice e, proprio per questo, estremamente credibile.
La maggior parte degli stati africani hanno ottenuto l'indipendenza negli anni '50-'60 ('70 per le colonie portoghesi); nei primi decenni immediatamente successivi questi avevano realizzato una crescita piccola, ma significativa, delle rispettive economie. Il modello economico seguito era quello dell'ISI ovvero si tentava di sostituire le merci importate con la produzione locale: la crescita del PIL era dell'1-2%, cioè lenta, ma che comunque corrispondeva a un miglioramento delle condizioni di vita.
Con le crisi economiche degli anni '70, innescate dall'aumento del prezzo del greggio (non entro nei dettagli affrontati nel libro), e in particolare a causa di quella del 1979, il debito dei paesi africani aumenta vertiginosamente. Così negli anni '80 entrano prepotentemente in gioco la Banca Mondiale (BM) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI): enti in teoria indipendenti ma in realtà politicamente controllati da Washington. Nel corso degli anni, a più riprese, queste istituzioni hanno finanziato i debiti africani condizionandoli però a sempre più significative riforme strutturali.
Sulla carte queste riforme, tutte di stampo neo-liberista (riduzione servizi pubblici, vendita delle risorse a privati, libera circolazione dei capitali, etc...), avrebbero dovuto permettere all'Africa di crescere economicamente e di ridurre così la povertà: tante sigle diverse, utili solo a nascondere il loro fallimento, ma stessa sostanza. Alla fine la ricetta è sempre la stessa: no alle funzioni sociali dello stato, privatizzazioni e libero marcato. Gli stati africani nell'inutile tentativo di ridurre il loro debito tagliano i servizi (scuola, sanità, trasporti), o li affidano ai privati, aumentando così la povertà e l'ineguaglianza sociale; esportano materie prime e importano prodotti finiti senza sviluppare la propria economia.
Ma come mai BM e FMI impongono queste politiche economiche inefficaci e addirittura controproducenti? Lo fanno perché il loro vero obiettivo non è rendere gli africani più ricchi ma, al contrario, renderli più poveri favorendo lo sfruttamento delle risorse naturali del continente da parte delle multinazionali occidentali.
La democrazia in Africa è solo un'apparenza e le élite locali sono complici dei poteri esteri che si arricchiscono a scapito della popolazione: si tratta a tutti gli effetti di una forma di colonialismo mascherato, di un'indipendenza solo simbolica e volta solo a mantenere, a fatica, l'ordine sociale.
Quando poi qualche politico locale che vorrebbe cambiare le cose, nonostante elezioni spesso truccate, riesce ad arrivare al potere ecco che esso viene opportunamente eliminato: al contrario i dittatori più spietati rimangono al potere per decenni perché permettono lo sfruttamento del proprio paese accontentandosi delle briciole.

I passaggi di I coloni dell'austerity che sembrano tratti dalla mia Epitome (in partcolare dalla teoria delle democrazie minori) sono innumerevoli. Ne ripropongo un paio, così per dare un'idea:
«K. Nkrumha, … …, ha riscontrato come essi [cioè gli stati africani] facciano derivare la loro autorità di Governo “non dalla volontà popolare ma dal sostegno dei loro padroni neocoloniali”, poiché, nella maggior oarte dei casi, il sistema economico e la vita politica di questi Stati sono completamente eterodiretti e condizionati dalle potenze straniere.» (p. 31-32)
Poco dopo si specifica di chi siano i veri interessi in gioco: «[Il neocolonialismo indirizza] le politiche dei Governi locali verso gli interessi del capitale finanziario e delle multinazionali dei Paesi ricchi.» (p. 32)

Ah! E, ovviamente, gli africani che emigrano generalmente non lo fanno per scappare dalla guerra né tantomeno dalla fame: essi fuggono invece dalla povertà causata dallo sfruttamento estrero delle risorse del loro continente.
Attenzione perà a non cadere nella trappola dell'autocolpevolizzazione: la colpa dello sfruttamento dell'Africa non è nostra, dove con “noi” intendo la democratastenia ([E] 4.4) europea. Sono infatti i parapoteri ([E] 4.2) economici globali, coadiuvati dai governi di ex potenze coloniali e potenze globali, che sfruttano per il proprio profitto l'Africa. La colpa sarebbe della democratastenia europea se questa fosse consapevole del problema, potesse opporsi a esso e non lo facesse: ma in realtà la democratastenia non ne è consapevole (*1) e, anche se lo fosse, potrebbe fare ben poco poiché anche in Europa le democrazie si stanno trasformando in criptocrazie ([E] 11.5) dove il “potere del popolo” è solo illusorio.

C'è poi tutto un capitolo sul neocolonialismo francese incentrato sulla moneta CAF (Franco del Centro Africa) che ha avuto un po' di risonanza qualche mese fa grazie alle dichiarazioni di Di Battista ma di cui si è rapidamente smesso di parlare (*2). I dettagli sono allucinanti: in pratica i paesi africani del CAF devono consegnare alla Francia il 50% (il 65% fino a poco tempo fa) dei loro introiti in valuta forte semplicemente per poter usare quella che dovrebbe essere la loro moneta.
E i pochi politici africani che si ribellano a questa logica vengono eliminati: si contano ben 40 interventi militari francesi per proteggere i propri interessi economici nella regione.
Sapete cosa stava progettando Gheddafi? Una nuova moneta comune africana diversa dal CAF (*3): pensate che sia stato un caso l'attacco francese?

Lo so: queste teorie possono sembrare facile complottismo quando non fantapolitica: ma il materiale proposto dall'autrice è numeroso e tutta la sua interpretazione socio-economica dei fatti è molto convincente. E poi è completamente compatibile con la mia teoria!

Però quello che più mi ha colpito non riguarda tanto l'Africa quanto il ruolo della BM e del FMI: è evidente che si tratta di organizzazioni completamente incapaci (*4) o, altrimenti, con fini e scopi ben diversi da quelli dichiarati.
Inoltre la tecnica del ricatto finanziario operato in Africa, ovvero dei prestiti in cambio di riforme liberiste, sembra la bozza (ideata negli anni '80) di quanto sta avvenendo in questi anni in Europa e in particolare in Italia (vedi Monti nel 2010): politiche economiche folli che distruggono l'economia e impoveriscono la maggioranza della popolazione imposte col ricatto dello spread e giustificate con argomentazioni speciose da media ed élite (*5) poltiche complici.

Conclusione: ancora una volta l'istinto che mi ha guidato alla scelta del libro si è rivelato corretto: sto trovando materiale interessantissimo e molti spunti. Il prossimo capitolo poi mi interessa particolarmente: il ruolo della Cina in Africa...

Nota (*1): i media, complici dei parapoteri, dipingono una verità molto diversa che vuole nascondere le vere ragioni dell'immigrazione in Europa che, per varie ragioni ([E] 19.2), è ritenuta utile ai parapoteri economici.
Nota (*2): si tratta infatti di una verità scomoda che i media preferiscono evitare...
Nota (*3): in realtà qualunque moneta comune che metta insieme paesi con economie diverse, senza ulteriori aggiustamenti, è destinata ad arricchire alcuni paesei e a impoverirne altri: di certo però la Francia non ci avrebbe guadagnato niente e ci avrebbe rimesso moltissimo...
Nota (*4): e in verità l'incapacità è realmente un fattore riconosciuto da queste stesse organizzazioni: attualmente esse si trovano a dover prendere decisioni socio-politiche senza avere le necessarie competenze nel proprio personale.
Nota (*5): in Italia politici di area di “sinistra” ma, probabilmente, se ci fosse stato al governo Berlusconi avrebbe fatto lo stesso: l'Italia è infatti una criptocrazia come certifica il cosiddetto “populismo” ([E] 12.3).

sabato 20 aprile 2019

I geni italiani

Qualche anno fa (v. Allarme schiavismo e Saremo schiavi) mi sono interessato ai siti che analizzano il DNA e ne forniscono la mappa completa dando anche numerose informazioni aggiuntive più o meno utili: ad esempio indicando la presenza di geni collegati a diverse malattie oppure il numero di geni comuni con i Neanderthal.
Ho poi passato molte ore semplicemente a guardarmi le reazioni in video su Youtube di persone che scoprivano per la prima volta i risultati del loro esame in diretta: raramente c’era qualcosa di incredibile/sorprendente (come promettevano invece i titoli relativi!) ma spesso erano comunque interessanti.
Nei pezzi precedenti mi ero però dilungato a evidenziare il pericolo di essere schedati geneticamente non solo per se stessi ma, ovviamente, per tutti i propri parenti. Il pericolo è anzi talmente grande che, nonostante gli indubbi vantaggi, sconsigliavo, e tuttora sconsiglio, di provare tali servizi.

C’era però anche una questione un po’ più tecnica a cui avrei voluto accennare ma di per sé non facilissima da spiegare a parole.
Una dei servizi più “divertenti” di queste società che analizzano il DNA è quello di fornire una mappa delle proprie origini: ovvero la percentuali di geni che provengono dalle diverse nazioni.
Il meccanismo è semplice: la società ha una base dati che contiene le relazioni fra vari geni e il paese di provenienza; il DNA dell’utente viene quindi confrontato con queste informazioni e si creano così le relative statistiche.
A giudicare dai video visti il 99% delle persone crede che il risultato sia affidabile e, spesso, trova riscontri con le storie di famiglia. Si tratta infatti per lo più di americani con antenati che provengono quindi dalle nazioni più disparate e, la maggior parte di essi, conosce almeno parzialmente le storie famigliari di quando i propri antenati sono immigrati negli USA, da dove provenivano e con chi si sono sposati…

Eppure io, dopo circa un’ora, mi ero reso conto che questo sistema non poteva funzionare: cercando in rete ne trovai conferma (ora non ho voglia di ricercare lo specifico collegamento) e guardando altri video me ne convinsi sempre più.
Cosa significa dire che un gene è “italiano”, “tedesco” o “inglese”?
Evidentemente si intende che è predominante nel patrimonio genetico di una di queste specifiche nazioni e non delle altre.
Il problema è che questo patrimonio genetico non è fisso ma è variabile.

Consideriamo l’Italia.
Diciamo che gli italiani originari erano le popolazioni primitive che vivevano nella penisola 4.000 anni fa (ma è una decisione arbitraria).
A queste popolazioni si sono sovrapposti poi gli etruschi (probabilmente arrivati dall’attuale Turchia circa 3500 anni fa); poi, nel nord Italia, si stanziarono i galli (celti) mentre nel sud e in Sicilia furono fondate importanti colonie greche (basti pensare a Siracusa).
I romani poi portarono nella penisola migliaia e migliaia di schiavi provenienti da ogni parte dell’impero.
Poi ci furono le invasioni barbariche: prima i goti, poi i longobardi, poi la riconquista greca del sud Italia e dell’esarcato al nord.
Poi la Sicilia fu conquistata dagli arabi (nella a quale, a proposito, oltre un millennio prima si erano stabiliti anche i cartaginesi) che a loro volta furono scacciati dai normanni.
E la storia prosegue con invasioni varie che lasciarono sempre il loro “strascico” di DNA…
A seconda dell’epoca cambia quindi la definizione genetica di chi sia un “italiano”.
Oltretutto la situazione è ancora più complessa: l’esempio che abbiamo fatto, con la sovrapposizione di popolazioni avvenute in Italia, è occorsa anche in tutte le altre nazioni attuali: questo significa che, ad esempio, anche la definizione genetica di longobardo e, ancora di più, di greco varia nel tempo!

Le società di analisi del DNA hanno “risolto” il problema (*1) fotografando il patrimonio genetico delle varie nazioni a circa un secolo o poco più fa.
Agli utenti americani questa analisi va più che bene visto che ciò che loro intendono, riferendosi ai propri antenati, sono i loro nonni, bisnonni e forse trisnonni i quali, più o meno, vissero un secolo fa o poco più. Il “francese”, l’“italiano”, il “tedesco” intesi dagli americani sono quindi il francese, l’italiano e il tedesco del secolo scorso: per questo motivo il servizio di identificazioni delle origini genetiche a loro pare funzionare.

Ma, ad esempio, gli italiani chi intendono pensando ai propri antenati?
Io sarei ad esempio curioso di sapere quanti sono i geni etruschi, longobardi, greci, arabi, etc del mio DNA: che i miei nonni, bisnonni e trisnonni fossero “italiani” lo so già!
Ma a questa domanda i servizi di analisi genetica non possono dare risposta semplicemente perché non hanno i dati necessari.
Quando gli utenti italiani provano a fare questi esami i risultati sono quasi sempre banali e deludenti in quanto la maggior parte dei loro geni è identificata semplicemente come italiana...

La spinta a scrivere questo articolo mi è venuta perché oggi mi sono imbattuto in questo sito: My True Ancestry.
Questo nuovo servizio usa una diversa banca dati per identificare il DNA basata proprio su campioni più antichi. Non ho idea di quanto siano affidabili i loro risultati però è un'ulteriore riprova che il problema esiste.

Conclusione: alla fine l’unica certezza è che ciò che si intende con origine genetica di una popolazione è qualcosa di estremamente relativo e arbitrario…

Nota (*1): è una mia supposizione basata su quanto so e che è pienamente compatibile con i risultati visti nei video.

mercoledì 17 aprile 2019

Riflessioni alla rinfusa

Oggi avevo voglia di scrivere un pezzo ma, curiosamente, ero senza idee. Così ho sfogliato un po' qualche quotidiano in linea (non certo Repubblica.it o Corriere.it anche se, letti col giusto spirito, potrebbero essere divertenti), poi un po' di Twitter e FB...

Qualche idea, magari non troppo interessante, alla fine mi è venuta. Intanto le annoto qui di seguito poi decido come muovermi e che farci.

- Era da qualche settimana che non mi arrivavano novità su Greta: ho visto che è uscito il “suo” libro e che ha parlato al parlamento europeo. I gretini saranno felici.
- Eliminazione Juventus: secondo me problema di testa. In Italia è abituata a vincere anche solo giocando un tempo al 70% ma in Europa la concentrazione deve rimanere massima per tutta la partita. Un po' come il Paris Saint-Germain. Poi, evidentemente, Ajax più forte di quanto si potesse prevedere (anche se lo scontro col Real Madrid qualche dubbio avrebbe dovuto farlo venire).
- A me piace che al governo ci sia una coalizione: né Lega né M5S possono fare tutto quello che vogliono e le posizioni più estreme si stemperano. Se anche il PD avesse dovuto governare insieme a qualche altra forza politica avrebbe fatto meno danni. Il difetto di un governo di coalizione è che ogni forza politica può usare la propria compagine per attribuirgli la colpa di ciò che non viene realizzato.
Nel complesso però i meriti di una coalizione sono maggiori dei suoi difetti.
- Buona anche l'idea del contratto di governo che del resto in altri paesi, come l'Olanda, è la norma.
- Ieri ho incoraggiato uno scrittore che aveva pubblicato un breve racconto in linea: in realtà i difetti erano molti ma, come ho scritto più volte, di critici ce ne sono anche troppi: ci penseranno altri a scoraggiarlo...
- Nota: di campionato e politica scriverò in pezzi a parte...
- Articolo (suggerito da Twitter): Incendio della cattedrale di Notre Dame, la Waterloo dell'idea di nazione di Francesco Merlo da Repubblica.it
Non ho letto l'articolo: mi basta il titolo. Magari alcune argomentazioni dell'autore potrebbero anche essere interessanti ed eleganti ma intuitivamente sento che cercare di dimostrare un principio politico (la fine dell'idea di nazione) partendo da un evento casuale (l'incendio della cattedrale) non abbia senso. La sensazione è che per la linea editoriale di Repubblica.it ogni opportunità sia buona per propalare la propria narrazione della realtà (totalmente asservita a quella dei parapoteri economici e non).
- Sto guardando una noiosissima serie televisiva basata su Il nome della rosa con mio padre (a lui piace) e alla seconda puntata fratello Sherlock Holmes (il francescano investigatore, non ricordo il nome!) ispeziona la collezione di veleni del monaco erborista trovando una bottiglietta vuota di Aurum Pigmentum che aveva lasciato solo un alone giallo e aveva un etichetta con caratteri cinesi. Non avevo mai sentito il nome latino ma il colore giallo e il riferimento all'oriente mi hanno ricordato una delle tante parole che ho memorizzato: l'orpimento → minerale a base di arsenico, lucentezza vitrea, di colore giallo [in realtà, ripensandoci, non ricordo se Treccani.it menziona il colore ma io mi ricordavo la foto da me aggiunta alla relativa scheda su Anki] usato come colorante e depilatorio in oriente [citazione a memoria da Treccani.it]. Ho controllato su wikipedia e si tratta proprio della stessa cosa! L'orpimento è l' Aurum Pigmentum: piccola soddisfazione per la mia memoria! Però è anche stato ottimo il mio intuito che mi ha fatto collegare insieme i tre elementi: arsenico (e quindi veleno), oriente e colore giallo...
- Intanto su Netflix: sto continuando a vedere Gotham (4° stagione), il livello medio è forse leggermente calato ma comunque è sempre godibilissimo; divertente e leggero è anche Lucifer (3° stagione) ma questo va visto in lingua originale a causa dell'accento del protagonista (e poi i doppiatori delle serie Netflix sono in genere completamente inespressivi); sto anche provando a guardare Black Summer, la solita serie sugli zombi, ma per adesso è intrigante. Male invece la serie Nightfliers: fantascienza sconclusionata, ma proverò a guardarne qualche altra puntata; guardabili Le terrificanti avventure di Sabrina e Salvation. ah! Mi è piaciuta anche la serie The Order: la prima puntata è scadente ma poi migliora: aggiunge qualche idea nuova al filone di maghi e lupi mannari (niente vampiri PER ADESSO)...

Conclusione: poi non ho avuto voglia di approfondire niente...

lunedì 15 aprile 2019

Censura umbratile

Come se non bastasse la censura normale adesso c'è pure quella “ombra”!
La censura ombra nasconde tutti i pezzi/commenti di un utente senza informarlo: ufficialmente il suo scopo sarebbe quello di colpire i creatori di spazzatura in maniera che continuino a credere di diffondere i propri contenuti senza così crearsi un nuovo utente (v. Twitter Censorship: What Is Shadow Banning?). Insomma un classico esempio di mezzo sbagliato per raggiungere uno scopo giusto (*1)...

Ma sapete su Twitter chi colpisce in Italia la censura ombra? Alberto Bagnai!
La riprova è semplice: 1. uscite da Twitter (passo necessario se, come me, seguite Bagnai; se non lo seguite FORSE non è necessario: non ho i mezzi/voglia di verificare!); 2. cercate “Alberto Bagnai”: vi verrà suggerito “Alberto Bagnai FC”, ultimo commento del settembre 2013 e “ben” 155 seguaci!
In questo caso credo che il motivo possa essere legato al fatto che il professore “blocca” molti utenti col risultato, suppongo, di essere bloccato a sua volta da questi finendo così in una “lista nera” di utenti “sospetti”.
Insomma non un vero complotto ma la dimostrazione di quanto poco intelligenti siano gli algoritmi automatici che gestiscono questo tipo di censura...

Di qualche giorno fa la notizia che FB, senza addure spiegazioni, ha chiuso i profili/pagine di vari esponenti di Casa Pound.
“Eh! Ma in questo caso FB ha fatto bene perché quelli di Casa Pound sono fascisti!”
Forse “quelli” di Casa Pound sono fascisti ma di sicuro è fascismo censurarli.
Altro esempio di decisione sbagliata per uno scopo magari sentito da molti come “giusto” (*1)...

Oggi su Twitter ho trovato il seguente appello di Amnesty Italia: CINGUETTIO
Di nuovo una proposta di censura, ovviamente beneintenzionata ma comunque censura...

Per non parlare della guerra alle “bufale”, che in realtà sarà solo una guerra alle notizie sgradite, o dei nuovi vincoli imposti dalla EU alla diffusione di informazioni, “ufficialmente” per tutelare il diritto di autore...

E Assange, che aveva rivelato verità sgradite sugli e agli USA, è stato arrestato: i media nostrani ignorano la notizia o, addirittura, lo dileggiano e lo trattano da terrorista...
Un paradossale rovesciamento del bene e del giusto.

Questi pochi esempi potrebbero essere considerati coincidenze di poco conto ma, guarda caso, ([E] 9.5 e 13.2) la tendenza prevista nella mia Epitome è proprio questa: censurare Internet dove si può trovare, seppure divisa in mille rivoli, l'unica informazione non pienamente controllata dai parapoteri economici...

Conclusione: eppure il tema della libertà in rete, in particolare d'espressione, non sarà non dico il principale ma, forse, neppure menzionato nella campagna elettorale per le europee. Eppure la libertà sarebbe più importante anche dell'economia (*2)...

Nota (*1): ricordo che su questo ghiribizzo siamo kantiani e si ritiene che il fine NON giustifichi i mezzi!
Nota (*2): benché fra libertà e ricchezza ci sia una certa correllazione: difficile pensare che possa esistere la libertà in una società di pochi ricchi e una moltitudine di poveri: vedi ad esempio la Cina...

domenica 14 aprile 2019

Gatti infilabili x 7?

Da dove partire? Uhm... beh forse, come spesso accade, il criterio cronologico è il più semplice...

Ieri pomeriggio ho fatto una nuova sgambettata in centro (v. Due passi in centro) e, appena uscito di casa, mi sono chiesto su cosa riflettere per poi, magari, scriverci un pezzo.
Immediatamente mi è venuto in mente un problemino che più volte mi aveva incuriosito ma sul quale non avevo mai avuto tempo/voglia di pensare: come funziona, matematicamente, il “trucco” per scoprire se un numero è divisibile per 3 (*1)?
Sfortunatamente il problema è banale e, arrivato in fondo alla strada, l'avevo già risolto. Però, per rendere questo pezzo più interessante, non ne voglio spiegare adesso il “trucco”: basti tenere presente che ne ho adattato il principio per risolvere il problema successivo...

Il problema successivo che mi ero poi proposto di risolvere è stato quindi quello di trovare un metodo per verificare se un numero sia (esattamente) divisibile per 7.
Ero conscio che non dovevano esserci “trucchi” facili (altrimenti sarebbero stati famosi!) ma il mio intento infatti era solo quello di avere qualcosa a cui pensare mentre passeggiavo.
Al netto di vari errori di calcolo (oramai sono arrugginito) sulla via del ritorno avevo trovato un metodo: ovviamente piuttosto complicato ma divertente perché “buffo” (*2)...

Tornato a casa mi sono quindi fatto dare un numero di 4 cifre da mio padre per fare una verifica scritta. Di seguito fornisco direttamente il processo “corretto” (ho dovuto fare più prove per eliminare gli errori!).
4237 è divisibile per 7?
423|7
423x3=126|9
126x3=37|8
37x3=11|1
11x3=3|3
3x3=9
Qui inizia la seconda fase:
9+3=12
12+1=13
13+8=21
21+9=30
30+7=37
A questo punto riapplico il metodo appena visto per 37 (invece che per 4237) ma avrei potuto farlo a uno qualsiasi dei passaggi precedenti (dopo mostrerò come).
3|7
3x3=9
7+9=16
Riapplico il metodo precedente per 16...
1|6
1x3=3
3+6=9
Siccome 9 è diverso da 7 allora questo significa che 4237 non è divisibile per 7.

Come spiegavo, già nella seconda fase, a qualsiasi passaggio posso riapplicare il metodo visto. Ad esempio:
9+3=12
12+1=13
1|3
1x3=3+3=6
e poi proseguo:
6+8=14
e di nuovo
1x3+4=7
7+9=16
1x3+6=9
9+7=16
e come abbiamo già visto:
1x3+6=9 che è diverso da 7...

Facciamo un altro esempio:
413|7
413x3=123|9
123x3=36|9
36x3=10|8
10x3=3|0
3x3=9
9+0+8+9+9+7=42
4|2
4*3+2=14
1|4
1*3+4=7 e quindi 4137 è divisibile per 7!

Come funziona “matematicamente” questo metodo?
Beh, per oggi ho già scritto abbastanza e quindi lo lascio al lettore per divertimento!
Suggerimenti: ovviamente questo metodo è basato sulla falsa riga di quello per verificare se un numero è divisibile per 3. E cioè: un numero è divisibile per 3 se tale numero modulo 3 dà 0; e poi 10 % 3 = 1...

Conclusione/curiosità: per quanto suggerito sopra è evidente che in base ottale, per verificare se un numero sia divisibile per 7, basta sommarne le cifre!
Esempio:
0 = 0
1=1
2=2
3=3
4=4
5=5
6=6
7=7
10=8
11=9
12=10
13=11
14=12
15=13
16=14
17=15
20=16
21=17
22=18
23=19
24=20
25=21
etc...

Nota (*1): ovvero sommarne tutte le cifre e verificare se tale somma è pari a 3, 6 o 9...
Ad esempio: 4237 è divisibile per 3? si sommano le cifre: 4+2+3+7=16 → 1+6=7 quindi NO.
Invece: per 4239 si ha 4+2+3+9=18 → 1+8=9 quindi è divisibile per 3 e infatti 4239/3=1413...
Nota (*2): la mia sensazione di “buffo” è piuttosto peculiare: in matematica e non!

venerdì 12 aprile 2019

Regola del 4 (o del 3)

Dovrei decidermi: trovare una soglia, un numero oltre il quale non scrivere singoli corti ma pezzi unici.
Forse un buon valore potrebbe essere quattro: decisamente mi sembra sciocco scrivere quattro corti, sforzandomi di essere sintetico, quando potrei farne un unico pezzo, senza limitazioni arbitrarie. Certo sarebbe un articolo inevitabilmente frammentario visto che i vari argomenti sarebbero quasi sempre irrelati fra loro, però…

Oggi invece avrei tre corti in mente ed è quindi un po’ un caso limite: forse avrebbe senso tenerli separati, bo…

Ma ho deciso: li scrivo tutti insieme… poi tanto qualche idea aggiuntiva salta sempre fuori…

Il primo “corto” è sul ritorno di Montella alla Fiorentina: che dire? Errare è umano ma perseverare è diabolico. A gennaio del 2020 saremo già a parlare di esonero...
Io non ho assolutamente voglia di farmi cattivo sangue guardando una squadra che non mi piace e quindi ho deciso, passata la sfida in coppa Italia, ti tifare per l’Atalanta: almeno ha un bel calcio piacevole da guardare…

Ancora più paradossale: Ops, Alfano torna da B. ad Arcore per fare le liste di FI di Fabrizio d’Esposito da IlFattoQuotidiano.it
Il titolo dice tutto: il monocigliato Alfano torna da Berlusconi. Questo la dice lunga sulla voglia di potere dell’ex delfino sicuramente molto superiore alla propria dignità personale. Ma la decisione è significativa anche per comprendere Berlusconi: davvero pensa che Alfano gli possa portare voti?
Io di Alfano ricordo solo il cipiglio aggrottato nel tentativo di simulare un pensiero profondo, un sussiego superficiale e ridicolo, e l’aver sistemato il fratellino come dirigente alle poste.
Delirio di potenza di Berlusconi? Del tipo “io ti faccio, ti sfaccio e poi ti rifaccio”? Bo…

Infine volevo scrivere qualcosa sull’arresto di Assange: è il minimo che si merita chi diffonde/difende la libertà al costo della propria libertà.
Onestamente però me ne manca la forza: sono troppo deluso e sfiduciato da come il mondo va a rotoli, da come le persone ammaestrate dai media, si lasciano distrarre da falsi problemi…
Mi limito quindi a segnalare un articolo condivisibile, il primo che ho trovato sull’argomento e non certo il migliore: Julian Assange andrebbe premiato non arrestato di Gianluca Ferrara da IlFattoQuotidiano.it

Già che ci sono aggiungo una quarta riflessione.
Ho iniziato da un paio di giorni a leggere I coloni dell’austerity di Ilaria Bifarini: anche in questo caso (v. Immigrazione++) ero un po’ titubante. Temevo di scoprire che le mie teorie fossero banalità o che magari fossero smentite o fortemente contraddette: invece no! Anche qui, a parte la terminologia (*1), ci sono interi periodi che sembrano la fotocopia delle mie teorie.
E allora sorge spontanea una domanda: com’è possibile che io sia giunto, senza saper praticamente niente di Africa, economia e immigrazione, agli stessi risultati di autori (vi includo anche Paul Collier) che hanno dedicato anni di studi al problema?
Io non credo che sia una coincidenza ma piuttosto la riprova della bontà della mia teoria contenuta nell’Epitome: partendo dai principi che stabilisco nella prima parte dell’opera arrivo, basandomi sulla logica e poche conoscenze acquisite qua e là, a conclusioni estremamente affidabili e realistiche: l'ho verificato non solo nel campo dell’immigrazione ma anche sul tema della scienza (v. Varie di scienza).

Conclusione: lo so: è ridicolo farsi i complimenti da solo ma in questo caso sono genuinamente sorpreso dall’accuratezza delle mie teorie...

Nota (*1): ad esempio in questo libro con “neocolonialismo” si intendono le mie “democrazie minori”.

mercoledì 10 aprile 2019

Mi ripeto

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.2.1 "Awanagana").

Oggi avevo voglia di scrivere un pezzo ma per decidere l’argomento (avevo varie idee in mente) ho deciso di verificare se su FB qualcosa andasse per la maggiore…
Al di là delle foto di cani, mici, frasi scopiazzate e battute più o meno divertenti, ho trovato un amico/conoscente che esprimeva la propria opinione sul recente caso della madre sessantenne che ha prestato il proprio utero per dare un bimbo al figlio omosessuale e al suo compagno.

Egli, nonostante sia di mentalità molto aperta, si è dichiarato più che contrario, direi sconcertato: attonito e sorpreso, forse con la sensazione predominante che in questo caso si fosse superato un limite che non avrebbe dovuto essere varcato. Qualcosa che va oltre il legittimo desiderio di una coppia, indipendentemente dalla sua composizione, di avere un figlio.

Io invece non sono contrario: secondo me il caso ha fatto scalpore perché l’utero in “affitto” era quello della madre di uno dei due ragazzi omosessuali. C’è nella vicenda un qualcosa di edipico che pungola la nostra coscienza e stuzzica la nostra sensibilità per uno dei più profondi tabù sessuali della nostra società.

Ma in realtà l’utero della madre era veramente solo in “affitto”: lo sperma era sì del figlio ma l’ovulo era della sorella del compagno di questi.
Anzi, proprio il fatto che l’utero fosse della madre certifica in maniere inequivocabile che la gravidanza sia stata un atto d’amore: il sacrificio, e allo stesso tempo il dono, di una madre per la felicità del figlio.
Io non ci vedo altro se non un mezzo miracolo della scienza moderna che ha permesso, non solo l’impianto dell’ovulo fecondato, ma anche all’anziana donna di portare a termine la gravidanza: ma questo trionfo della medicina è secondario rispetto al dilemma etico che comporta.

Mi pare di aver già espresso in passato la mia opinione sulla questione della legittimità di permettere o meno “l’affitto” degli uteri per questo tipo di gravidanze ma prendo l’occasione per ripetermi (sì, l’avevo fatto: vedi la conclusione!).

Sono contrario quando l’utero in affitto è realmente tale, ovvero quando si paga la donna, al di là delle spese mediche, per portare avanti la gravidanza.
Mi si potrebbe obiettare che ogni donna dovrebbe essere lasciata libera di decidere cosa fare col proprio corpo e, quindi, di eventualmente decidere liberamente di “affittare” il proprio utero (*1).
Ma sta proprio in questa apparente libertà il problema.
State sicuri che l’ipotetica figlia di Bill Gates (non so se ne ha!) cederebbe il proprio utero in affitto in cambio di denaro? Ne dubito: solo le donne che hanno bisogno di denaro lo farebbero.
E questo è il nodo del problema: necessità e libertà non vanno d’accordo insieme. La necessità obbliga a delle scelte che rendono la libertà solo illusoria (*2).
La completa legalizzazione degli uteri in affitto porterebbe al seguente risultato: solo le coppie ricche potrebbero permettersi di pagare l’affitto dell’utero di ragazze povere. Una società che permette lo sfruttamento del ricco sul povero non può essere giusta e, anzi, si devono cercare di combattere queste sue degenerazioni.
Volendo questo è l’ennesimo esempio della deriva morale della società moderna che ho analizzato in [E] 13.3: il permettere l’affitto dell’utero è un altro passo nella direzione di una morale con al centro il denaro al posto dell’uomo (e della donna!). Una morale dove tutto ha un prezzo ed è quindi lecito comprare il corpo di un’altra persona e usarlo per i propri scopi.

Quindi sono favorevole agli uteri in “prestito” gratuito ma non a quelli in "affitto" per denaro.

Conclusione: la necessità è nemica della libertà. Comunque ne avevo già scritto più o meno negli stessi termini in Libertà vs necessità...

Cosa di che?

Ieri sera ho finito di leggere Casa di bambola di Henrik Ibsen: mi sarebbe piaciuto leggere Il nemico del popolo ma in casa avevo questo…

Devo ammettere che non ho capito quest’opera: soprattutto non riuscivo a inquadrare la protagonista femminile: era una caricatura di donna/moglie felice e contenta oppure un ritratto realistico? E poi il ricatto era credibile o solo un tentativo di spillarle qualche quattrino/favore? E qual è il ruolo del dottore Rank?
Queste incertezze, che mi hanno accompagnato fin quasi alla fine dell’ultimo atto, mi hanno impedito di apprezzarne gli eventuali significati più nascosti.

Alla fine si capisce che il matrimonio apparentemente idilliaco della protagonista non era tale. La moglie aveva fatto tutto per il marito ma quando sarebbe toccato a lui fare la propria parte egli si tira indietro e, anzi, accusa la consorte di aver rovinato tutto; lei si rende così conto di aver vissuto una vita illusoria, di essere stata allegra ma non felice, e decide di lasciare marito e figli per andarsene via da sola a riflettere su se stessa.

Conclusione: sicuramente originariamente (1879) fu un’opera provocatoria, volendo anche femminista, ma adesso mi pare abbia poco da dire...

In bocca al lupo - 16/4/2019
Qualche giorno fa ho letto su FB un meme che mi ha fatto sorridere: ora non ricordo le parole esatte ma più o meno suonava così “Quando ti augurano 'in bocca al lupo' tu rispondi semplicemente 'grazie'” con foto di mamma lupa con in bocca un lupacchiotto...

Il meme mi ha fatto sorridere per due motivi:
1. Fin da quando ero bambino (circa 40 anni fa) mi dispiaceva per il lupo e quindi, con aria preoccupata, rispondevo “grazie” proprio come suggerito dal meme.
2. Ero preoccupato perché avevo la sensazione che rispondere un semplice “grazie” mi portasse grande sfortuna!

Comunque, per non auspicare la morte al lupo e per non apparire maleducato con chi mi augurava con tale detto buona fortuna, ho perseverato fin da allora a rispondere “grazie”!
Credo che questo la dica lunga sul mio carattere...

Notre Dame - 16/4/2019
L'incendio di ieri che ha semidistrutto la cattedrale di Notre Dame a Parigi mi ha impressionato molto: ma del resto credo che nessuno sia rimasto indifferente a tale obbrobrio.
So di averla visitata un paio di volte ma onestamente ho solo un vago ricordo di un “buio luminoso”, ovvero della luce che proviene dalle vetrate e che illumina una chiesa altrimenti tetra: ma magari mi confondo con altri luoghi...

Invece il ricordo più vivido legato a Notre Dame è di pochi anni fa: ero andato a trovare gli zii al mare e la zia, che aveva sempre avuto una memoria ferrea, ci chiese sconsolatamente come si chiamava quella chiesa a Parigi, sull'isola nel Tamigi, con le vetrate bellissime: erano giorni che ci pensava senza riuscire a ricordarlo.
Quando le si rispose “Notre Dame” lei semplicemente annuì e sospirò: “già...”
Fu uno dei primi sintomi del suo Alzheimer...

Terzini - 16/4/2019
Domenica ero da mio padre e così, dopo molti anni, ho seguito la telecronaca della partita della Fiorentina del Guetta, non il DJ ma il telecronista “storico” della squadra viola.
Onestamente non è che mi sia riuscito seguirla bene: evidentemente oramai sono più abituato a guardarla che ad ascoltarla...
Però ho avuto una “grande” soddisfazione: riferendosi a Biraghi ha detto qualcosa del tipo “se la nazionale italiana non ha elementi migliori per questo ruolo non siamo messi troppo bene...”: che è esattamente il mio pensiero espresso però in maniera MOLTO più delicata di come avrei fatto io...

Gli adoratori dell’uovo di cioccolato - 24/4/2019
Qualche giorno fa ho notato una polemica su Twitter a causa di un cinguettio di Obama sugli attentati in Sri Lanka: riferendosi alle vittime, al posto del semplice “cristiani”, aveva infatti scritto “Easter worshippers” che, traducendo alla lettera suona come “fedeli della Pasqua” o "fedeli pasquali".
Le polemiche erano sul fatto che, con questa espressione, sembrava volesse nascondere che le vittime fossero proprio dei cristiani.
Io non gli avevo dato troppo peso: non essendo un madrelingua inglese pensavo che fosse un’alternativa valida. Del resto su WordReferences, dove per curiosità avevo controllato, si dà come sinonimo di “church goers”. In seguito poi avevo notato che anche Hillary Clinton aveva usato la stessa espressione e così mi ero convinto che fosse una polemica solo italiana causata da una comprensione imperfetta dell’inglese.

Ho però scoperto che non è così: Easter Worshippers Pounce! di Rod Dreher su TheAmericanConservative.com

martedì 9 aprile 2019

Awanagana?

Uno dei miei divertimenti è scegliere il nome in codice della nuove versioni dell'Epitome: spesso, se sono a conoscenza di compleanni, cerco di “mirare” a tali date in maniera da trarne ispirazione. Talvolta mi è toccato fare delle belle corse per finire le modifiche in tempo!

Ultimamente però cerco un’ispirazione improvvisa: controllo i quotidiani in linea, scorro FB e Twitter…
Ecco, il nome in codice di oggi, “Awanagana”, mi è stato proprio suggerito da Twitter: mi è piaciuto il suono buffo di questa parola che non conoscevo e la sua storia è divertente, così…

In pochi giorni ho completato questa nuova versione dell’Epitome: del resto mi sono attenuto a quanto avevo deciso: ho ricontrollato solamente i nuovi sottocapitoli aggiunti e ho fatto un paio di modifiche puntuali altrove. Per prudenza, il capitolo 17 sulla scienza, ho poi preferito rileggerlo tutto…

E ho fatto bene: le correzioni sono state abbondanti anche se non ho trovato niente di clamorosamente sbagliato a livello di concetti espressi, anzi… Di un sottocapitolo (il 5.11) ho cambiato la struttura, penso rendendolo più chiaro e scorrevole, ma degli altri mi sono limitato a modifiche più circoscritte.
Poi, come al solito, quasi per inerzia, chiarendo e aggiungendo qualche nota, è comunque aumentato il numero totale di pagine: da 236 a 238 così come il numero delle note da 871 a 880 (1 eliminata e 10 aggiunte).

Di errori ortografici vergognosi ne ho trovati due: uno, prevedibilmente, era nel materiale nuovo (una “a” senza “h”) e, conoscendomi, ci poteva stare: quando avevo avvertito che non avevo riletto quanto pubblicato avevo detto il vero: non avevo dato neppure una ricontrollata veloce a quanto scritto! In altre parole considero tale errore come un semplice refuso sebbene imbarazzante…
Sfortunatamente l’altro errore ortografico vergognoso trovato doveva essere presente da molto tempo ed essere quindi sopravvissuto a numerose revisioni (nella V. 1.0.0 è già presente!) attraverso le quali era sempre passato indenne!
In questo caso si trattava di una “ha” che avrebbe dovuto essere scritta “a”…
Non vi dico però dov’era: i miei lettori potranno così divertirsi a localizzarlo: il primo che vi riesce riceverà una copia gratuita della versione 1.2.1…

Ora dovrò decidere come procedere: il vergognoso errore ortografico mi sta fortemente stimolando a dare una ricontrollata a l’intera Epitome che si tradurrebbe quindi in una ipotetica versione 1.2.2…
Ma sono MOLTO pigro: l’idea di fare qualcosa di così noioso per scovare piccoli errori in un’opera che nessuno leggerà mi pare davvero inane…
Magari potrei provare a frazionare la fatica in più parti: visto che i capitoli sono 20 potrei, per ogni nuova versione, controllare anche 4 (o 5) capitoli diversi in maniera che ogni 4 (o 5) nuove versioni equivalessero (più o meno) anche a una revisione completa…

Vedremo…
Di sicuro al momento avrei pochissimo materiale nuovo per un’eventuale versione 1.3.0: probabilmente le cose cambieranno una volta terminata la lettura del libro sull’immigrazione comprato pochi giorni fa (e magari prendendo in prestito Exodus dalla biblioteca comunale). Ma ancora non c’è niente di certo…

È possibile che questa versione 1.2.1 “Awanigana” abbia una vita piuttosto lunga...

Preso da un incomprensibile scrupolo ho passato l’ora (abbondante) più noiosa della mia vita a ricontrollare tutte le “a” (*1) e le “ha” dell’Epitome: non ho trovato errori e questo mi ha molto tranquillizzato sull’assenza di altri errori ortografici clamorosi…

Conclusione: la probabilità di una versione 1.2.2 si è quindi ridotta notevolmente...

Nota (*1): con l’esclusione delle note...

lunedì 8 aprile 2019

Conclusione esperimento zucchero

Ho concluso oggi il mio esperimento con lo zucchero: dallo scorso 8 marzo mi ero riproposto di evitare lo zucchero raffinato (v. il corto No zucchero) sia ingerendolo direttamente che aggiunto ad altri cibi già preparati.
L’idea era di verificare se anch’io ne avrei percepito gli effetti benefici che si dice si provino ad astenersene: la teoria è che il corpo umano non è “progettato” per mangiare direttamente lo zucchero col risultato che questo, venendo assorbito immediatamente e tutto insieme nel sangue, causa degli scompensi più o meno gravi. Credo, ma non ne sono sicuro, che anche il diabete abbia una stretta relazione con lo zucchero…

In questo mese ho cercato di essere estremamente scrupoloso nell'osservare la particolare “dieta” (il cui scopo non era però quello di dimagrire) ma qualche intoppo l’ho comunque avuto!
Pochi giorni dopo l’8 marzo ho cucinato per errore un arrosto di manzo sostituendo lo zucchero col sale! Cioè all’interno avevo mezzo (fortunatamente) il sale ma all’esterno lo zucchero: il risultato curiosamente era comunque stato ottimo! Un sapore lieve e delicato che esaltava quello delle varie spezie usate…
Poi un giorno ho usato (poco) ketchup: pensavo che fosse solo pomodoro e peperoncino, poi mi sono reso conto che aveva anche una componente dolciastra e ho verificato che fra gli ingredienti vi è lo sciroppo di glucosio.
Un’altra volta ho mangiato dei bastoncini di verdure, un prodotto surgelato, e quando (prudentemente dopo averli mangiati) sono andato a verificare gli ingredienti per capire esattamente quali erano ho scoperto che c’era anche un po’ di zucchero.
Infine questo sabato sono stato a cena da amici che avevano cucinato una torta al cioccolato. Ovviamente l’ho ricusata spiegando loro la mia particolare “dieta” ma questi mi hanno convinto che era il 7! Così ho aspettato mezzanotte con l’acquolina alla bocca e ne ho mangiato una bella fetta.
Il risultato è stato che sono rimasto completamente vispo fino alle 3:30AM!
La domenica mattina poi, quando ho visto la data “Domenica 7”, non ci volevo credere e mi dicevo “ma era ieri il 7!”, poi però mi sono convinto che il calcolatore aveva ragione…

Nonostante questi errori più o meno grossi credo che comunque l’esperimento sia stato significativo visto che, a parte lo zucchero mangiato a inizio e fine della dieta, per diverse settimane non ne ho assunto alcuno.
Onestamente non ho avuto grandi rivelazioni né ho notato particolari cambiamenti. Gli unici “sintomi” sono stati i seguenti (iniziati dopo circa un paio di settimane).
1. In genere io sono molto caloroso ma invece spesso mi è capitato, specialmente dopo pranzo, di avere freddo.
2. Altre volte, più raramente e di solito al mattino quando ero ancora a letto, mi è venuto molto caldo.
Non so, come se il mio corpo avesse qualche problema a regolare la temperatura: magari una lieve forma di diabete?
3. Tendenza a mangiare più carboidrati (ma forse era solo quello che avevo in casa a portata di mano!).
4. Volendo l’incidente con la fetta di torta potrebbe essere significativo: mangiando una quantità importante di zucchero al quale non ero più abituato non sono riuscito ad assorbire la relativa botta di zucchero nel sangue e, come spiegato, sono rimasto ben sveglio anche se fino a poche ore prima morivo di sonno…

Nel complesso ho quindi notato poche differenze rispetto al mio solito e mi rimane il dubbio se queste dipendessero veramente della mia dieta e non da altri fattori.
C’è da dire che io attualmente non mangio molto zucchero e non sono ghiotto di cibo dolce: quindi forse è anche per questo che non ho notato differenze clamorose…

Ora non so bene cosa farò: da una parte mi sento infatti “depurato” (*1) ma da un’altra mi piacerebbe ricominciare a mangiare il gelato o le fette biscottate dolci col tè…
Probabilmente mi limiterò al compromesso di mangiarne ancora meno del solito…

Conclusione: un esperimento un po’ inconclusivo ma che sono contento di aver fatto anche solo per dimostrarmi che, se voglio, non ho problemi a evitare lo zucchero per un mese...

Nota (*1): anche se magari è solo una sensazione illusoria; ma del resto mi fido molto di quello che mi dice (o che mi pare dire!) il mio corpo...

sabato 6 aprile 2019

Due passi in centro

Ieri ero in città e ho passeggiato in centro: mi è parso di aver fatto due riflessioni interessanti che oggi voglio qui condividere.

La prima è una vera e propria intuizione e ricordo il momento esatto in cui l’ho avuta: qualche metro davanti a me due gruppetti di giovani si sono incrociati e una ragazza e un ragazzo si sono riconosciuti e salutati.
Il ragazzo ha borbottato qualcosa che non ho sentito, la ragazza ha usato delle comuni parole di circostanza. Nel frattempo io ero già passato oltre.
In quel momento però ho riconosciuto la vera natura dei due diversi comportamenti: il ragazzo cercava approvazione (ma questa è proprio un’intuizione dovuta al suo linguaggio del corpo perché non ho idea di cosa abbia detto!) mentre la ragazza era comprensiva, come se parlasse a un bambino: non nelle parole ma nel tono e nelle emozioni complessive che suscitava.
In altre parole ho avuto la sensazione che, almeno alcuni uomini e alcune donne, replichino inconsciamente fra di loro due ruoli: quello del bambino e quello della mamma.
In effetti questa non è una teoria nuova ma è interessante come mi sia capitato di averne una percezione così netta in pochi istanti…

Mi chiedo se gli abili seduttori siano tali anche perché hanno la capacità di infrangere immediatamente, già dalle prime parole scambiate se non addirittura dagli sguardi, questo rapporto: che magari l’uomo sicuro di sé, convinto e deciso, non corrisponde più alla figura del bambino ma a quella del padre col risultato che la donna non si trova più a recitare la parte della madre ma quella della figlia.
Beh, anche questa teoria non è nuova ma vi aggiungo adesso una coda finale a cui sono arrivato mentre scrivevo queste parole.

La riflessione è che sia gli uomini che le donne preferirebbero ritornare all’infanzia, ovvero a un tipo di rapporto in cui essi sono la parte “coccolata” e compresa: è la società, con la pressione dei suoi protomiti, che possiamo intendere come i comportamenti considerati normali e accettabili che spinge le donne a esprimere maggiormente il loro lato materno.

O magari, più probabilmente questo dualismo bambino/adulto non è così rigido e definito, e in una coppia è possibile che questi ruoli si alternino nel tempo.

Vabbè, mi rendo conto di aver appena grattato la superficie di un argomento molto complesso: se mi ricapita di pensarci e di avere nuove intuizioni magari ci scriverò sopra un pezzo più completo.

Perché poi, immagino, diventa determinante il rapporto che si è avuto con i propri genitori per stabilire il ruolo che si tenderà a interpretare… Vabbè: passo all’altro argomento altrimenti non la finisco più!

L’altra intuizione non ricordo com’è nata: ricordo più o meno dov’ero mentre camminavo ma non da dove sia arrivato lo spunto!
In sintesi l’idea è stata questa: il bene non corrisponde a fare la cosa giusta ma nell’aiutare altri a farla a proprie spese (magari anche solo di tempo).
In altre parole chi fa un’azione giusta per se stesso non fa automaticamente anche del bene: è bene solo se si aiuta un’altra persona a fare la cosa giusta e se questo ci costa qualcosa.
Il nocciolo è che il bene, per essere tale, deve avere un costo per chi lo compie e, contemporaneamente, fare la cosa giusta per noi stessi è un imperativo così alto e vincolante che è come se non avesse un costo: semplicemente non si può fare altrimenti.
Ecco, si può dire che non fare la cosa giusta è male mentre farla non è bene: per essere bene ci deve essere un qualcosa di più, di altruistico e disinteressato, ovvero aiutare gli altri.
Si potrebbe obiettare che anche aiutare gli altri sia la cosa giusta da fare e che quindi non costituisca un bene farlo.
Ma non è così: aiutare gli altri anteponendoli a noi stessi sempre e comunque NON è la cosa giusta, il nostro primo dovere come esseri umani è verso noi stessi: è proprio nella libera scelta di quando dare la precedenza agli altri che consiste il bene nella mia definizione.

Conclusione: Questo all’andata. Al ritorno, mentre tornavo verso casa, ho invece sfogliato con qualche perplessità il libro sull’immigrazione che avevo ordinato (e prelevato) in libreria: i capitoli corti e i caratteri grandi mi suggeriscono infatti un po’ di superficialità. Ma magari è una sensazione errata: appena finisco qualcosa delle mie attuali letture (“Casa di bambola” di Ibsen, Plutarco (il secondo volume), “Il tramonto dell’euro” di Bagnai e “Racconti” di Cechov) lo leggerò volentieri. La prospettiva economica dovrebbe essere interessante rispetto a quella più sociale di “Exodus”...

mercoledì 3 aprile 2019

Immigrazione ++

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.2.0 "Cicuta").

Oggi ho portato la macchina a fare la revisione e ne ho approfittato per passare la mattinata nella vicina biblioteca.
Era da giorni che ci pensavo e così mi sono fatto cercare due libri: uno sulla storia della Cina e un altro sull’immigrazione. Chiaramente ne ho potuto leggere solo frammenti: l’introduzione in quello di storia e diversi capitoli scelti in quello di sociologia. Per motivi di spazio però oggi non scriverò del libro di storia cinese e mi concentrerò invece su quello di gran lunga più interessante: “Exodus: i tabù dell’immigrazione” di Paul Collier, Ed. Laterza, 2015, trad. Laura Cespa (*1)

Prima di tutto ero molto titubante quando ho iniziato a sfogliare questo saggio: la mia Epitome ha una forte componente di sociologia ma io in realtà non ho mai studiato niente al riguardo. Temevo quindi di scoprire che la mia opera fosse un accozzaglia di idee puerili, di (ri)scoperta della ruota e/o dell’acqua calda…
Fortunatamente invece non è così: al di là della terminologia le mie intuizioni sono tutte confermate e, anzi, mi rendo conto di essere riuscito a creare una visione del mondo più completa e consistente almeno rispetto a quanto traspare da questo saggio. Insomma una grande soddisfazione anche in questo senso! Molte note che mi sono (faticosamente) copiato nei miei appunti sono trascrizioni che evidenziano proprio questo aspetto, cioè la conferma che, anche da un punto di vista sociologico, la mia opera ha una sua validità….

In generale, come si intuisce dal titolo, l’autore si prefigge di essere il più obiettiva possibile nell’esaminare i diversi aspetti del fenomeno dell’immigrazione. A mio avviso l’autore ci riesce bene perché separa chiaramente i dati dalle sue riflessioni e conclusioni.
Per capirci l’autore è fortemente a favore dell’immigrazione ma non ne nega i difetti né cerca di nasconderli al lettore che, anzi, è lasciato libero di trarre le conclusioni che preferisce (*2).
Curiosamente l’autore auspica piena libertà di movimento di tutti in tutto il mondo: la stessa teoria me la propose un mio amico qualche anno fa. All’epoca la considerai con estrema sufficienza perché è una proposta totalmente irrealistica e impraticabile ma, evidentemente, ha delle basi, almeno etiche, plausibili (*3).

Il primo capitolo che sono corso a leggere risponde a un dubbio che esprimevo in [E] 19.3: ovvero se in Italia vi potesse essere una correlazione fra immigrazione (dall’Africa) ed emigrazione (dall’Italia).
La risposta (e anzi l’intero libro) è incentrata sulla situazione inglese ma le analogie con quella italiana sono ovvie.
Secondo l’autore gli elementi che determinano l’emigrazione sono molteplici ma fra questi spiccano: la differenza di reddito fra i diversi paesi e la facilità di spostamento. Proprio le asimmetrie globali in questi parametri causano l’effetto di emigrazione a catena.
L’autore semplifica il fenomeno proponendo una simulazione con solo tre paesi: A→ America, B→ (Gran) Bretagna e C→ Ciad.
A accetta, per ragioni storiche, immigrati solamente da B, allora la popolazione di C, in cerca di reddito più alto, emigra in B. In B le condizioni di vita peggiorano (si abbassa il reddito a causa dell’aumento di mano d’opera) e questo spinge la popolazione autoctona di B a emigrare in A.
Lo stesso vale per l’Italia sostituendo all’America gli stati più ricchi della EU.
“Ma come!”, urleranno indignati i buonisti nostrani, “l’immigrazione non abbassa i redditi anzi produce ricchezza!”. I miei forti dubbi su questa affermazione li avevo già espressi nell’Epitome, oltre che in vari pezzi qui sul ghiribizzo, e quindi non starò a ripeterli. Riporto invece un estratto dell’autore del saggio premettendo che il benessere economico è dato dal reddito più i servizi offerti dallo stato: «Per quanto riguarda il reddito, stando ai principi base dell’economia, l’immigrazione di manodopera dovrebbe provocare la diminuzione dei salari e l’aumento dei rendimenti da capitale. Di conseguenza, i lavoratori autoctoni ci rimetterebbero mentre i ricchi ci guadagnerebbero. Per quanto riguarda i servizi erogati dal governo, lo stock di capitale pubblico esistente – scuole, ospedali, strade – sarebbe condiviso da un numero maggiore di persone, per cui la fornitura procapite diminuirebbe.» (p. 105).
I condizionali sono dovuti al fatto che, almeno in UK, la situazione non è così semplice: innanzi tutto una componente significativa nell’immigrazione in UK è di alta qualità e produce quindi ricchezza; comunque (ora a memoria non mi è più chiaro come) anche la gestione efficace della manodopera comporta un aumento di ricchezza.
La conclusione dell’autore, valida per il caso inglese, è che l’immigrazione diminuisce il reddito della classi autoctone più povere ma lo aumenta per quelle medie e, soprattutto, ricche. Alla fine, almeno in UK, la risultante di queste tendenze è un aumento complessivo della ricchezza: a causa però della sua asimmetria lo stato dovrebbe cercare di redistribuirla per evitare che le classi più povere ne siano penalizzate (ovvero più tasse per i più ricchi per finanziare più servizi per i più poveri).
Il caso italiano è ovviamente più drammatico: non abbiamo un’immigrazione di alto livello (dopotutto perché, ad esempio, un IT indiano dovrebbe volersi trasferire in Italia per guadagnare 1000€ quando potrebbe ottenere il quadruplo nel nord Europa?) e la capacità di moltiplicare la ricchezza prodotta dagli immigrati, mi pare, sia molto scarsa…
Proprio pochi giorni fa ho letto una statistica sull’aumento di reddito in vari stati europei al netto dell’inflazione: solo in Germania c’era un piccolo aumento (*4), crollo in Italia. Ovviamente questo non dipende solo dall’immigrazione che però non allieva il problema ma, anzi, lo aggrava.

Passaggi che confermano le “mie” teorie nell’Epitome.
- «Keynes suggeriva giustamente di spiegare la complessità alla gente comune attraverso le narrazioni: teorie in miniatura alla portata di tutti. Le narrazioni si diffondono rapidamente, diventano di dominio pubblico, ma il rischio è che si discostino molto dalla realtà.» (p. 24).
Mi pare evidente il parallelo fra il mio protomito/distorsione e la “narrazione”, così come il pericolo dei protomiti/distorsioni errati (*5).
- «Le false narrazioni si dissolvono nel nulla ma impiegano molto tempo a scomparire.» (p. 25).
Nella mia Epitome abbiamo l’intero capitolo 3.2 che analizza le diverse possibilità: e occhio alle “narrazioni” fuorvianti!
- L’autore riporta un interessante studio sul comportamento di persone provenienti da diversi contesti socioculturali (epomiti diversi). A New York (sede ONU) i diplomatici sono esentati per legge dal pagamento delle multe: solamente i diplomatici che si sentivano moralmente vincolati a farlo le pagavano. Gli studiosi avevano così individuato una correlazione diretta fra la corruzione del paese di origine e la propensione a pagare le multe: minore la corruzione e più alta la frequenza di pagamento delle multe. La cosa interessante è che col tempo tutti i diplomatici tendevano a pagare sempre meno spesso le multe: «L’interpretazione più plausibile di questo risultato è che i diplomatici non abbiano assimilato le norme newyorchesi ma abbiano iniziato ad assimilare quelle della comunità dei diplomatici.» (p. 62)
Questo fenomeno è perfettamente spiegato in [E] 5.8 dalla legge della rappresentatività e dalle condizioni di rappresentatività imperfetta: all’inizio del loro mandato i diplomatici usano le norme morali/culturali del proprio paese di origine ma, col tempo (condizione 2), se ne distaccano e iniziano a condividere sempre più obiettivi propri (protomiti) del gruppo delegato.
Per me era puerile pensare altrimenti.
- «Qualunque individuo è dotato di diverse identità: lavoratori, membri di una famiglia, cittadini.» (p. 63).
Questo corrisponde ai ruoli e i gruppi della mia teoria, vedi [E] 3.
- «Il processo attraverso il quale i giovani adottano una loro identità non è del tutto chiaro. Fino a poco tempo fa, l’economia non riteneva neppure che fossero questi i termini della questione: le preferenze delle persone si davano semplicemente per scontate e le determinanti del comportamento erano gli stimoli ai quali essi erano esposti. Tuttavia, nel campo delle scienze sociali è stata fatta di recente una scoperta fondamentale: le persone imitano il comportamento altrui; il motivo è di origine neurologica.»
Che dire? Vedi [E] 1.3, il paragrafo “l’imitazione”…
- Poi si differenzia fra modelli e stereotipi (interessante) e si insiste sull’importanza degli stereotipi positivi: vedi quindi sempre in [E] 1.3 il paragrafo sulla “deindividuazione” e in particolare le note 34 e 35…

Poi ci sarebbe un’infinità di spunti interessanti, un intreccio di sociologia e psicologia in cui sguazzo volentieri: tante conferme e qualche idea buona (come ad esempio quella dei “supercattivi” che forse finirà nella mia Epitome)…

Conclusione: decisamente un libro da comprare o, almeno da leggere. Al momento però l’ho lasciato in biblioteca perché ho già troppo materiale per le mani e anche perché ho già ordinato un libro (*6) sull’immigrazione in libreria...

Nota (*1): spero di aver riportato correttamente i nomi dell’autore e della traduttrice correttamente: la mia calligrafia è piuttosto… “ambigua”…
Nota (*2): cosa che io avrei fatto comunque ma, in questa maniera, è più facile per tutti!
Nota (*3): a me pare che il grande pericolo insito in questa proposta sia lo sfruttamento globalizzato della forza lavoro ma oggi non voglio divagare…
Nota (*4): aumento molto inferiore al dovuto. Anche in Germania la ricchezza prodotta dalle grandi aziende non viene redistribuita con i “lavoratori”: questo frena la domanda di beni esteri e contribuisce allo squilibrio finanziario fra stati del centro Europa con quelli della periferia. Bagnai docet…
Nota (*5): il concetto di protomito è centrale nella mia Epitome e molto più approfondito e diversificato.
Nota (*6): scelto assolutamente a casaccio e solo perché l’autrice mi sembrava carina!