«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 30 settembre 2014

FNHM 5/?

Ho un dilemma. Oggi ho riletto l'introduzione del 1886 e onestamente, dopo la lettura del libro, mi è parsa estremamente chiara. Inoltre dà un rapido sguardo all'intero libro che era ciò che avevo in mente di fare io...

Mi è quindi venuta la tentazione di commentare dettagliatamente questa introduzione, divisa in sette brevi capitoli, e poi, nei prossimi episodi di questa serie limitarmi a estrarre dal libro i passaggi che mi sembrano più importanti o interessanti. Tutto sommato credo che in questa maniera verrà fuori un lavoro più completo: la controindicazione è che, per la noia dei miei lettori, questa serie avrà un pezzo in più!

Come ho scritto, la prefazione Tentativo di un'autocritica è divisa in sette capitoli: procediamo quindi con ordine.

Nel primo capitolo Nietzsche si lamenta di aver affrontato questioni estremamente complesse e rivoluzionarie quando ancora non era pronto per farlo. Non solo: la giovinezza e l'inesperienza gli hanno fatto scegliere un linguaggio e uno stile non adatti. Eppure ribadisce l'importanza della novità della propria intuizione: ovvero del valore del pessimismo che si concretizza massimamente nell'antica tragedia greca; al contrario la successiva serenità ellenica è già sintomo di una civiltà ormai in decadenza; Nietzsche vede l'origine di questo cambiamento di prospettiva nell'ottimismo socratico da cui fa derivare la fiducia nella capacità della scienza di risolvere qualsiasi problema. Quale sia effettivamente il valore del pessimismo lo spiega poi nel libro vero e proprio.

Dello stile del libro anch'io mi sono già lamentato e non aggiungo altro. Sull'importanza che Nietzsche attribuisce a Socrate rimando alle mie considerazioni in Los tres tenores dove considero quest'ultimo la pietra fondamentale su cui si è costruito l'edificio filosofico successivo.

Nel secondo capitolo Nietzsche sottolinea un'altra novità del suo pensiero (sebbene in questo libro rimanga ancora allo stato embrionale) ovvero la scienza percepita da un punto di vista artistico. E di nuovo si lamenta di quanto fosse giovane e impreparato quando scrisse la sua opera...

Confermo che nel libro di scienza si accenna appena: la si considera un'illusione che inganna l'uomo dandogli false speranze, l'estrema conseguenza della filosofia di Socrate. Ma come ho scritto in FNHM 4/? il problema fondamentale di Nascita della tragedia è la forzatura nel voler far derivare ogni teoria dall'esperienza artistica più profonda (connubio elemento apollineo e dionisiaco) della tragedia. Questo intorbida le acque e rende più oscure le idee che pure vi si percepiscono e che da questa radice si diramano.
Riguardo alla difficoltà di lettura Nietzsche scrive «Costruito sopra mille esperienze personali acerbe e immature che tutte rasentavano la soglia della comunicabilità, e messo sul terreno dell'arte, esso era forse un libro per artisti dotati anche di facoltà analitiche e retrospettive, cioè per artisti d'eccezione, pieno di innovazioni psicologiche e segreti estetici, con una metafisica estetica per sfondo; ...»
Di nuovo questa è esattamente l'impressione che ne ho ricavato io come ho scritto in FNHM 4/?.
Locuzioni come “metafisica estetica” possono sembrare assurde e prive di logica: sicuramente anch'io l'avrei pensata così qualche anno fa...
In FNHM 1/?, volutamente senza aggiungere alcuna spiegazione, avevo portato all'attenzione il mio pezzo Donne, discriminazione e arte. L'essenza di tale pezzo era l'intuizione dell'importanza dell'estetica nella visione della realtà: nello specifico mi soffermavo sulla donna ma lasciavo intuire che il concetto era ben più ampio («Quando [l'uomo primitivo] in un panorama ha smesso di vedervi solo eventuali pericoli o la prossima meta da raggiungere ma vi ha percepito un ideale di libertà e, genericamente, di bellezza.»).
È un'intuizione profonda eppure, se ci riflettiamo, è evidente anche dall'esperienza quotidiana: l'idea di compiere sempre scelte razionali è solo un'illusione, non solo per le piccole decisioni ma anche per le grandi. Basta pensare alle elezioni: l'italiano media fa una scelta ponderata e razionale? No! Si basa su impressioni, intuizioni e sensazioni che, in ultima analisi, non sono altro che valutazioni estetiche dove bello si confonde con buono, vero e giusto...

Il terzo capitolo è tutta un'invettiva, dalla quale comunque traspare amore e orgoglio, contro la propria opera con l'aggiunta di un'interessante considerazione finale sullo stile che avrebbe potuto/dovuto adottare...

Ricopio la parte iniziale dell'autocritica dell'autore: «Ripeto, oggi esso è per me un libro impossibile, e lo trovo mal scritto, pesante, penoso, frenetico e confuso nelle immagini, sentimentale, sdolcinato qua e là fino all'infemminimento, diseguale nel ritmo, senza volontà di nitidezza logica, molto persuaso e perciò dispensando sé stesso dal dimostrare...» e prosegue così per un'altra pagina e mezzo!
Di nuovo confrontare con l'autocritica che mi sono fatto per un particolare mio modo di scrivere simile a quello di Nietzsche: «Talvolta anch'io scrivo usando questo stile ma lo faccio con parsimonia, in genere se scrivo di notte, quando sono molto stanco e lascio correre le idee senza inibizioni. Non mi piace abusarne perché mi vergogno dell'esaltazione (**1) che talvolta, almeno a me, pare trasparire evidente. Preferisco essere più convenzionalmente chiaro, usando frasi semplici e non ambigue, pianificando attentamente i concetti che voglio esprimere e cercando di usare, per quanto mi è possibile, uno stile neutro e imparziale.» e nella nota scrivo: «Nota (**1): beh, è una mistura di emozioni diverse, con di volta in volta sfumature cangianti, ma tutte un po' troppo sopra le righe, leggermente oltre l'oggettivo e pieno controllo razionale.»
Interessante è anche l'osservazione di Nietzsche «Che peccato che io non abbia osato dire come poeta ciò che allora avevo da dire: forse l'avrei potuto!». In altre parole Nietzsche afferma che le immagini espresse dalla sua prosa avrebbero potute facilmente essere tradotte in poesia ottenendo forse un risultato migliore. Anch'io ho fortemente percepito questo aspetto dell'autore-artista, anzi poeta, che disegna immagini invece di illustrare concetti...

Il quarto capitolo è forse quello più critico e accenna a una debolezza di fondo di questa opera: certo non arriva a rinnegarla ma si rende conto di aver azzardato molto con un'intuizione senza basi solide. Nietzsche scrive infatti «Forse parlerei ora con più prudenza e meno eloquenza di un problema psicologico così profondo, qual è l'origine della tragedia presso i greci». In altre parole, lo chiarisce nel seguito del capitolo, Nietzsche mette in discussione l'equivalenza fra “grandi uomini = tragedia” e “ uomini minori = degenerazione tragedia”.

Si tratta infatti del problema che anch'io, a modo mio, avevo sintetizzato come «Ho la sensazione che Nietzsche abbia fatto uno sforzo enorme per forzare le sue idee filosofiche facendole derivare da un principio estremamente artificioso: la fusione nella tragedia greca dell'elemento apollineo con quello dionisiaco.
L'equazione è relativamente semplice: i più grandi uomini = gli antichi greci = antica tragedia → degenerazione della tragedia = degenerazione dei greci → passano molti secoli → rinascita dell'antica tragedia sotto forma di dramma = dramma di Wagner = rinascita del popolo tedesco.
». È chiaro che questa lunga equazione perde di significato se si mina l'equivalenza che ne sta alla base...

Il quinto capitolo parla invece di tutta una serie di considerazioni che nel libro non ci sono ma che, comunque, sono le logiche conseguenze delle basi gettate. Nietzsche in pratica spiega che la direzione in cui si è poi evoluta la sua filosofia era già indicata in questa opera anche se, a quel tempo, vi aveva mosso solo pochi passi. In particolare Nietzsche pensa che sia proprio l'estetica e non la morale il fondamento della metafisica (ma nel libro l'unico accenno a questo concetto è dato dalla frase «...l'esistenza del mondo è giustificata unicamente come fenomeno estetico»).
Da cui deriva che lo stesso Dio ha creato la realtà come sua emanazione estetica e che quindi non ha senso parlare di bene e di male perché l'artista quando realizza un'opera non se ne preoccupa. Da cui, a sua volta, deriva l'inutilità della distinzione fra bene e male e quindi della morale stessa. Da cui deriva ancora la falsità del cristianesimo visto che esso è «la più vasta simbolizzazione del tema morale che l'umanità abbia udito finora». Infine, attraverso una lunga serie di passaggi, Nietzsche arriva alla conclusione che la morale, e quindi il cristianesimo, è contro la vita (preferendo a quella terrena quella futura nell'aldilà) e che per questo, istintivamente, essendo egli un paladino della vita, creò questa sua “contro-dottrina” “puramente artistica e anticristiana” che battezzò come dionisiaca.

Ma tutte queste idee nel libro non ci sono! Cioè c'è solo la premessa iniziale, ovvero che “la realtà = fenomeno estetico”. È buffo come Nietzsche tragga tutte queste conclusioni dal vago accenno presente in Nascita della tragedia. Ma dopotutto anch'io sono simile: quante volte rimando i miei lettori a frasi tratte da vecchi pezzi nei quali vedo già le larve di altre idee o problematiche? Deve sembrare un po' assurdo e forzato: come presentarsi a un eschimese (*1) e, facendogli vedere una ghianda, spiegargli che da essa può sorgere un'enorme quercia millenaria. Vero ma difficile da credere...

Nel sesto capitolo, di nuovo, Nietzsche si lamenta di come ha scritto il libro e in particolare della terminologia usata tratta da Kant e Schopenhauer quando però l'essenza delle problematiche che gli stavano a cuore erano ben diverse: come cercare di scrivere un libro di fisica usando la terminologia musicale o viceversa!
Però, dopo questa critica, ce n'è una seconda che, si percepisce chiaramente, ben più amara e sincera: Nietzsche riconosce di essersi illuso con la musica tedesca, che non ha niente a che vedere con la tragedia antica e che, in definitiva è solo romanticismo.

Come ho spiegato in FNHM 4/? lo scopo di fondo di questa opera di Nietzsche era quello di impressionare e godere dell'approvazione paterna di Wagner. Mi pare evidente dalla cocente delusione che traspare dalle parole di Nietzsche che la loro amicizia sia finita male: probabilmente, dopo l'approvazione iniziale, Wagner non lo ha seguito nei successivi sviluppi del suo pensiero e questo ha portato a un raffreddamento dei loro rapporti...
Ho dato un'occhiata su wikipedia (versione italiana: magari quella inglese o tedesca dicono qualcosa di più al riguardo) ma non ho trovato niente: solo un'allusione al fatto che, già nel 1880, Nietzsche accenna con una certa ironia a una biografia di Wagner...

Il settimo capitolo non sono sicuro di averlo capito: è colpa della traduzione però! Non si capisce quali siano domande retoriche e quale il vero pensiero di Nietzsche e quali le citazioni di Così parlò Zarathustra...
Ah... rileggendo attentamente credo di aver capito: ho notato delle piccole virgolette all'interno di altre!
Allora la domanda retorica che si chiede l'autore è: ma in fin dei conti Nascita della tragedia non è un libro romantico? Se così fosse si tratterebbe di un'illusione inebriante sì ma che alla fine non può sostenere a lungo un uomo che, esaurito l'impeto iniziale, dovrà ripiegare su più consuete filosofie (tipo cristianesimo).
A questa domanda Nietzsche risponde di no. Certo può comunque succedere (anzi è probabile) ma non è automatico o necessario. Il pericolo di chi vive nel pessimismo è che prima potrebbe cercare un conforto metafisico per poi ricadere nel cristianesimo. La discriminante è la sottostimata ironia: in questo caso l'ironia non serve per avere una visione ottimistica della vita ma per sopportarne la visione pessimistica!

Volevo qui citare un mio pezzo dove accennavo all'importanza dell'ironia ma non riesco a ritrovarlo.
Mi limito quindi a ricordare quanto l'ironia sia connaturata con KGB essendone parte integrante e fondamentale della personalità: al riguardo rimando a KGB le Origini: l'ironico...
Ah, aggiungo anche che in questa opera, a differenza di Al di là del bene e del male, non ho percepito il minimo accenno di ironia: forse era la ferma certezza giovanile nelle proprie idee a non ritenerne necessario il conforto?

In conclusione ancora non ho scritto del contenuto di Nascita della tragedia: certo, ormai si dovrebbero intuire quali siano le sue idee principali, ma in definitiva la prefazione di Nietzsche è una critica a posteriori e infatti, da qualche parte, scrive che avrebbe potuto essere una postfazione...
È interessante però notare che, ancora nel 1886, Nietzsche non avesse visto tutti i limiti della sua opera: alcuni sì, magari parzialmente, ma un paio di grosse incongruenze gli sono sfuggite. Magari nel prossimo pezzo della serie punterò il dito proprio su di esse!

Nota (*1): un eschimese, per capirci, tutto igloo e pesca, senza televisione né internet!

lunedì 29 settembre 2014

Qiana

Oggi ho avuto la malsana idea di aggiornare la mia versione di Linux Mint: sfidando la sorte sono passato dalla 13 alla 17...

Siccome a ogni installazione mi dimentico sempre qualcosa voglio appuntarmi qui di seguito tutti i passaggi da fare una volta per tutte.

Per prima cosa mi sono annotato tutti i programmi installati: nella maggior parte dei casi mi basterà reinstallarli ma per alcuni volevo conservare le mie impostazioni, modifiche, aggiunte etc... Ad esempio per Writer di LibreOffice ho le mie macro e il mio dizionario personalizzato oppure gli indirizzi di Firefox...

Una volta completata la lista, per tutti quei programmi che avevano impostazioni che volevo conservare, ho cercato quali fossero gli archivi utilizzati e li ho copiati sulla partizione dati del mio HD...

All'ultimo momento ho deciso di controllare la mia home per verificare che non ci fossero per sbaglio dei dati importanti che non volevo perdere: ho trovato circa 1Gb di materiale!

Finalmente sono passato all'installazione vera e propria: avevo scaricato la versione 17 di Mint e l'avevo installata su una chiavetta da 2Gb.

Ho cambiato le impostazione del BIOS per partire dall'HD USB invece che dall'HD SATA: in pochi secondi (15 forse 20) ero già nel nuovo ambiente.

Ho fatto partire l'installazione e in pochi momenti sono arrivato all'unica fase critica: quella dove si deve decidere cosa fare con le varie partizioni. E qui, come al solito, sapevo che dovevo indicare i punti di mount per ogni partizione ma non ricordavo come fare anche (e soprattutto!) per colpa di un'interfaccia controintuitiva che mostrava tutte le opzioni in maniera dinamica (cioè via via che si sceglie qualcosa ma io non vedevo quello che mi serviva e mi fermavo senza inserire niente...).

Finalmente, superato questo passaggio critico, ho scelto lingua e tastiera, nome utente e password e il programma di installazione ha iniziato a lavorare sul mio HD. Ha fatto piuttosto rapidamente: non ho preso il tempo ma mi è parso sui dieci minuti.

Terminata l'installazione ho riavviato il calcolatore facendolo partire dall'HD. Dopo pochi secondi è apparsa la schermata d'ingresso: ho inserito nome utente e parola chiave e... niente... ho riprovato e... niente...
Il calcolatore si ostinava a dirmi che utente e parola chiave non combaciavano!
Alla fine mi sono reso conto di aver selezionato una tastiera errata e nella mia parola chiave c'erano simboli che non si trovavano dove pensavo. Ho usato la finestrella per inserire il nome utente per fare esperimenti e ho scoperto che “@” mi appariva con R-ALT+Q... Eppure continuava a non funzionarmi: suppongo che anche la disposizione della tastiera usata durante l'installazione non fosse quella corretta col risultato che non avevo idea di quali simboli strani avessi effettivamente inserito nella mia parola chiave! Risultato ho fatto una seconda installazione scegliendo stavolta una parola chiave di soli caratteri...

Per la cronaca la disposizione della mia tastiera è: English (US) English (US, international with dead keys). Aggiungo anche che i tasti “morti” sono utilissimi: sono tasti che quando si premono non fanno niente ma vanno a modificare il successivo carattere inserito. In questa maniera è banale inserire caratteri come: ë, ü, ú, ù, ê, ŝ, ẽ, È etc...

Sono così finalmente entrato nel mio nuovo ambiente di lavoro. Per prima cosa ho fatto l'aggiornamento del sistema perché l'immagine che avevo scaricato non poteva essere aggiornata. Me la sono cavata con 360Mb: non tantissimi...

Prima di passare a installare i programmi ho deciso di sostituire l'orribile nuovo menù con il classico. Sapevo come fare: basta aggeggiare con le opzioni della barra e se ne possono spostare e cambiare i componenti. Detto fatto. Dopo poco però mi sono accorto che quando minimizzavo le finestre queste mi sparivano invece di apparire sulla barra in basso...
Aiutandomi con Internet ho scoperto che le finestre minimizzate vengono mostrate sulla barra in basso da una piccola estensione che io però avevo spostato dove non aveva spazio necessario per fare il proprio lavoro. Così ho semplicemente riordinato i vari componenti risolvendo il problema.

Ah, ho ripristinato l'elenco degli indirizzi di Firefox senza problemi usando la funzione “Importa” (per salvarli avevo usato l'“esporta”...). Qualche difficoltà in realtà l'ho avuta a trovare la funzione “Importa” perché nella nuova versione di Firefox il menù principale era inizialmente nascosto...

Sono così passato a LibreOffice: prima ho dovuto scaricare il dizionario di italiano che va poi installato attraverso la gestione delle estensioni. Poi attraverso il menù “Opzioni” posso indicare al programma che è disponibile il dizionario di italiano.
Più complicato ripristinare il dizionario personalizzato (nel mio caso KGB.dic). Ho dovuto copiarlo manualmente in ~/.config/libreoffice/4/user/wordbook e poi abilitarlo attraverso il menù Opzioni → Impostazioni linguaggio → Aiuti di scrittura e poi selezionarlo nella lista dei dizionari personalizzati che appare.
Discorso simile per la macro: ho dovuto copiare manualmente l'archivio KGBMacros.xba in ~/.config/libreoffice/4/user/basic/Standard
Poi ho dovuto associare a ogni macro la sequenza di caratteri necessaria per attivarli: questo lo si fa tramite il menù “Customize”...

Conclusione: e ancora ho da installare tutto l'audio...

domenica 28 settembre 2014

FNHM 4/?

E così sono finalmente arrivato al libro La nascita della tragedia di Friedrich Nietzsche (1844-1900), Ed. Longanesi & C., 1976, trad. Liliana Scalero.
Come ho spiegato nella precedente puntata il mio obiettivo principale era stabilire se, a distanza di tanti anni e per giunta con un titolo diverso, avrei nuovamente provato quell'incredibile sensazione di familiarità che provai con Al di là del bene e del male.

In realtà di tutte le opere di Nietzsche, La nascita della tragedia, è l'unica dal titolo insipido che non mi ispirava per niente ma ho deciso di essere sistematico e di iniziare la lettura dal suo primo libro pubblicato.

Oggi però non voglio ancora addentrarmi nel contenuto in sé dell'opera ma preferisco limitarmi a considerazione più generali.

Per prima cosa ho letto la premessa: se non sono dell'autore le salto ma in questo caso era di Nietzsche, scritta nel 1886, ovvero a 15 anni di distanza dalla pubblicazione. Il titolo della premessa è “Tentativo di un'autocritica” e, in pratica, dice che il libro è pesante, mal scritto e che si è dilungato troppo... Non proprio il miglior viatico per intraprenderne la lettura!
In effetti sono d'accordo: più volte, capitolo dopo capitolo, gli stessi concetti sono ripresi e mostrati da nuove prospettive. Il problema è che alla fine il lettore rimane confuso da queste molteplici sovrapposizioni di idee e considerazioni. Sempre dalla stessa premessa (e dall'originale del 1871) si scopre che l'intera opera era dedicata al compositore Richard Wagner (1813-1883).

Dalla lettura, e tenendo appunto presente la dedica iniziale, ho elaborato la seguente teoria: l'intera opera è stata scritta per impressionare e trovare l'approvazione dell'amico compositore. A mio parere Nietzsche ne aveva compreso il genio e bramava a sua volta essere considerato tale da lui. Ho la sensazione che Nietzsche vedesse Wagner come un padre: questo mi fa pensare che non ci fosse un buon rapporto fra Nietzsche e il suo reale padre. Come al solito, per non farmi condizionare, non ho ancora guardato wikipedia ma adesso è il momento di darle un'occhiata!
Eh! eh! Come immaginavo: il padre morì quando Friedrich aveva cinque anni.

Ho la sensazione che Nietzsche abbia fatto uno sforzo enorme per forzare le sue idee filosofiche facendole derivare da un principio estremamente artificioso: la fusione nella tragedia greca dell'elemento apollineo con quello dionisiaco.
L'equazione è relativamente semplice: i più grandi uomini = gli antichi greci = antica tragedia → degenerazione della tragedia = degenerazione dei greci → passano molti secoli → rinascita dell'antica tragedia sotto forma di dramma = dramma di Wagner = rinascita del popolo tedesco.

In pratica con questo libro Nietzsche esalta Wagner come uno, se non il principale, fautore della rinascita del popolo tedesco. Insomma una maniera estremamente complessa per ingraziarsi l'anziano compositore e riceverne l'approvazione!

Ma veniamo al mio esperimento vero e proprio. La lettura delle prime pagine è stata deludente: non riuscivo a capire, rileggevo gli stessi paragrafi molte volte ma dentro di me non scattava niente. Capivo pochi concetti, superficialmente e solo con grande fatica. Stavo già ipotizzando ipotetiche colpe della traduttrice quando ho scoperto il trucco!

Nietzsche non deve essere interpretato parola per parola ma bisogna visualizzare le immagini delle sue metafore. Non bisogna affidarsi al significato letterale delle parole altrimenti ci si perde e non si arriva a niente; bisogna invece fluire con le immagini, come se fosse una pellicola o una poesia. In altre parole Nietzsche va intuito, non capito!
Da questo punto di vista il suo modo di esprimersi è estremamente elementare in quanto non si basa su castelli di definizioni ma su immagini: la controindicazione è che per percepire il suo messaggio è necessaria una certa sensibilità.

Talvolta anch'io scrivo usando questo stile ma lo faccio con parsimonia, in genere se scrivo di notte, quando sono molto stanco e lascio correre le idee senza inibizioni. Non mi piace abusarne perché mi vergogno dell'esaltazione (*1) che talvolta, almeno a me, pare trasparire evidente. Preferisco essere più convenzionalmente chiaro, usando frasi semplici e non ambigue, pianificando attentamente i concetti che voglio esprimere e cercando di usare, per quanto mi è possibile, uno stile neutro e imparziale. Qualche esempio: niente... non li trovo: so che esistono ma non so che marcatore cercare perché, come spiegato, tendo a disconoscerli e dimenticarli.

In totale si tratta di un libriccino di circa 160 pagine, di queste una dozzina sono per la prefazione del 1886 e un paio per la prefazione originale. Io ho improvvisamente iniziato a “capire” da pagina 60 e quindi ho un “buco” iniziale di circa 40 pagine che ho compreso solo superficialmente a livello intellettuale. Probabilmente, fossi un buon lettore, dovrei rileggermele in maniera da avere una padronanza completa del contenuto del libro ma onestamente non ne ho molta voglia. Magari mi rileggerò la lunga premessa del 1886 in una notte d'insonnia...

Nelle prossime puntate (un paio credo) entrerò nei dettagli del libro confrontando di volta in volta gli episodi a cui ho accennato nei precedenti pezzi di questa serie.

Nota (*1): beh, è una mistura di emozioni diverse, con di volta in volta sfumature cangianti, ma tutte un po' troppo sopra le righe, leggermente oltre l'oggettivo e pieno controllo razionale.

sabato 27 settembre 2014

Il non eroe De Falco

De Falco NON è un eroe e io non l'ho mai scritto né pensato.

In effetti ricordo che a suo tempo girarono su FB anche dei commenti entusiastici del tipo “De Falco eroe”. Io li interpretai come enfatici messaggi di stima espressa con termini impropri e non ci feci troppo caso.

Oggi però su un articolo di Gonews.it, Gabbrielli su De Falco, il capo della protezione civile ritorna sulla questione e rivanga l'ovvietà che De Falco non fu un eroe quasi facendogliene una colpa. In pratica dice che gli eroi furono altri e quindi non c'è da scandalizzarsi o far clamore per la sua “normale” rimozione dall'attuale incarico (v. il punto 5 di Tale padre, tale Renzi).

Il Gabbrielli, forse in buona fede forse no, parte da una premessa giusta ma arriva a una conclusione sbagliata.

De Falco non è né fu (almeno per la vicenda del naufragio della Concordia!) un eroe. L'eroe è un'altra persona: è colui che sacrifica sé stesso per degli ideali, qualcuno che antepone i propri principi al proprio benessere. Un esempio, attualmente (*1) sottovalutato e anzi condannato, è dato da Snowden: al riguardo leggere il pezzo Edward Snowden...

Ma, se De Falco non è un eroe, a cosa si deve allora il grande entusiasmo popolare che circonda la sua persona?

Lo si deve al fatto che De Falco fece il proprio dovere dimostrando grande prontezza di spirito, nervi saldi, professionalità, serietà e un carattere forte e deciso. Soprattutto fece la famosa partaccia al capitano Schettino (v. il corto Voto De Falco) e, nella drammaticità della situazione, ne evidenziò sia la codardia che le scarse capacità facendo a brandelli le sue giustificazioni puerili e ipocrite.

Tutto questo ha una fortissima componente simbolica, magari anche errata e impropria, ma che comunemente è percepita nel seguente modo: De Falco rappresenta l'italiano medio, quello che fa il proprio dovere senza ricevere un “grazie” da parte di nessuno, mentre Schettino rappresenta un privilegiato dal sistema, il furbetto che ha raggiunto una posizione di prestigio non per i propri meriti ma per un qualche tipo di favoritismo. La partaccia di De Falco a Schettino rappresenta quindi la rivincita dell'italiano medio su un appartenente alla casta, su un privilegiato senza meriti propri.

Non mi stupisco che il capo della protezione civile, che probabilmente ha molte amicizie politiche altolocate, non percepisca o, più probabilmente, non apprezzi questo simbolismo ormai connaturato nella figura di De Falco. Come del resto suppongo non abbiano apprezzato De Falco i politicanti di mestiere e tutti i loro protetti e favoriti...

In conclusione la notizia del trasferimento a un altro ufficio di De Falco ha sollevato tutto questo clamore perché la gente comune vede in lui, a torto o a ragione, la punizione di “uno di loro” colpevole di non aver trattato con reverenza o ipocrisia, con i guanti bianchi, uno “speciale”, qualcuno che, come si suol dire, deve avere dei santi in Paradiso...

Questa è la vera ragione dell'attuale indignazione popolare.

Nota (*1): ma fra 20-30 anni, massimo 50, la Storia darà credito a Snowden per il suo coraggio mentre attuali capi di stato saranno invece giudicati deboli, miopi e incapaci di opporsi efficacemente ai poteri forti.

venerdì 26 settembre 2014

Tele padre, tale Renzi

La serie FNHM mi ha coinvolto più del previsto facendomi trascurare altri possibili e più vari pezzi...
Provo a rimediare facendo una rapida panoramica saltando di palo in frasca:

1. per colpa mia 100Km quadrati di foresta tropicale saranno distrutti e un migliaio di oranghi uccisi: ho infatti comprato un barattolino di Nutella che voglio utilizzare come bicchiere personale. Il precedente che avevo mi si ruppe tempo fa: v. Scarponi

2. più o meno in questo periodo, l'anno scorso, smisi di andare in palestra. Da allora sono progressivamente ingrassato e adesso non entro più nei miei pantaloni. Oggi ho fatto 15 minuti di scale e sono morto.

3. Snowden ha vinto il nobel per la pace: non quello originale, ormai svalutato e assegnato a politici dai meriti molto dubbi, ma un altro sicuramente meno famoso ma in questo momento di gran lunga più veritiero: Edward Snowden alternative Nobel prize video.

4. In Italia invece, dopo aver invitato il tragicomico Schettino a parlare alla Sapienza, si pensa bene di punire De Falco allontanandolo dal proprio incarico. Vedi il mio vecchio pezzo Voto De Falco e il recente articolo De Falco trasferito in un ufficio.
Probabilmente non mi dovrei sorprendere in un paese dove si è perso ogni senso di decenza, i governi fanno coscientemente danni all'Italia e agli italiani e dove le elezioni vengono vinte dal Pinocchio di turno mentre chi dice la verità viene deriso...

5. Ma il M5S continua a fare del suo peggio per cercare di perdere le prossime (??) elezioni. Un articolo dell'Espresso/Repubblica, ovviamente super fazioso, ma che ha il merito di evidenziare un'assurdità che anch'io (v. Chi rema contro) avevo già sottolineato: Nel M5S la nuova stella è Davide Casaleggio.

6. Ancora di critica al M5S è il seguente articolo di Andrea Scanzi: Ehi, 5 stelle, ci siete?. Chi ha voglia può confrontarlo col mio Opposizione virtuale...

7. Non vorrei dare l'impressione con le mie severe critiche di ritenere il M5S “uguale” ai vecchi partiti: assolutamente no! Sono severo perché amando non perdono niente: col M5S vado a cercare il pelo nell'uovo con il PD±L nemmeno mi preoccupo di tenere traccia (non ce la farei!) delle porcate che combinano!

8. Nel frattempo è passato all'onore della cronaca il padre di Renzi (che solo per la strana barbetta mi sembra già un individuo molto sospetto!) indagato per bancarotta fraudolenta mi sembra (non ho voglia di controllare ma tanto questa notizia credo sia passata anche alla tivvù, o no?). Da circa sei mesi ho ormai capito di che pasta d'uomo è fatto Renzi: le accuse al padre di Renzi sono per me solo la conferma che chiarisce quali siano stati i valori morali con il quale il piccolo Matteo è cresciuto. Aiuta a inquadrare il personaggio nella giusta prospettiva. Già ma il piccolo Matteo non aveva fatto il boy scout? Un accenno a questo fra un po'...

9. TASI >= IMU. Su FB è girato un meme con la foto, lo suppongo dal particolare colore della carta, di un articolo del Sole 24 Ore. Il trafiletto dice che nel 50% dei casi la TASI è più alta dell'IMU e io scommetto che dove è più bassa lo sia di pochissimo. Grazie Renzi, grazie Alfano...

10. Tempo fa Famiglia Cristiana ha pubblicato una copertina con il giovane Matteo vestito da boy scout e io presi l'occasione per esporre la mia teoria (v. 30 denari, 80€ e l'IMU) secondo la quale, circa un due settimane prima delle elezioni, il governo Renzi trovò un accordo con la Chiesa per avere il suo sostegno elettorale. Nelle settimane successive gli indizzi hanno continuato ad accumularsi sotto forma di leggi e leggine che fanno risparmiare qualche soldo alla Chiesa italiana. L'ultimo esempio sono i fondi (mi pare 50 milioni di euro) ricavati dall'8x1000 per l'edilizia scolastica (era una possibilità data da un emendamento del M5S...) e dirottati d'ufficio dal ministero dell'interno agli edifici ecclesiastici. Al riguardo non aggiungo niente ma rimando solo alla lettura dell'articolo Scuole italiane sporche e a rischio crollo.

11. Ultima considerazione: la Chiesa italiana, considerati gli sgravi ottenuti, ha tradito la fiducia dei credenti per molto molto poco...
E questo significa che la morale o l'intelligenza dell'alta gerarchia ecclesiastica italiana pecca o di morale o d'intelligenza. E io temo d'entrambe.

giovedì 25 settembre 2014

Sigarette e vaccini

Non ricordo esattamente quando, si tratta di un'informazione che lessi almeno una decina di anni fa ma mi pare intorno agli anni '60, le aziende produttrici di sigarette commissionarono degli studi che portarono a un'importante scoperta: il fumo fa male.

La notizia però non venne divulgata e, anzi, nei decenni successivi tali industrie si sforzarono in tutti i modi di promuovere un'immagine positiva e sana della sigaretta. Il motivo della decisione fu molto semplice: se i consumatori avessero saputo che le sigarette nuocciono alla loro salute probabilmente non le avrebbero comprate o ne avrebbero comprate di meno; ancora più difficile sarebbe stato poi convincere a fumare i potenziali nuovi consumatori non ancora assuefatti al tabacco.
In pratica fu presa una decisione dove su un piatto della bilancia c'era la salute dei consumatori e sull'altro gli interessi economici delle aziende produttrici di sigarette. Sicuramente una scelta cinica ma comprensibile visto che lo scopo di tali industrie era e rimane quello di fare profitto e non salvaguardare la salute pubblica....

Recentemente, spesso su FB, vedo girare meme che rimandano a fonti più o meno attendibili in cui si afferma che i vaccini prodotti dalle case farmaceutiche fanno male e, anzi, predispongono a tutta una serie di future malattie che richiederanno l'acquisto di altri farmaci dalle stesse aziende.
Sebbene in numero minore, circolano anche meme a favore dei vaccini: in pratica affermano “siete pazzi a non voler far vaccinare i bambini: vorreste che vostro figlio si ammalasse di...” e segue lista di malattie magari corredate da foto esemplificative.

Personalmente non sono un esperto in materia, anzi! Non mi sono mai interessato di vaccini né di malattie in genere. Per quel che ne so qualsiasi delle due fazioni potrebbe avere ragione o, più probabilmente, nessuna delle due visto che raramente la verità sta tutta da una parte...

Mi limito però a osservare che l'argomentazione dei gruppi anti vaccini è molto logica e non folle come, in pratica, dichiarano i loro avversari.

È infatti erroneo pensare che le industrie farmaceutiche, poiché producono farmaci, mettano al primo posto dei loro scopi la salute pubblica mondiale.
Le industrie farmaceutiche, come tutte le industrie private, mettono al primo posto il proprio profitto. Forse non ce ne rendiamo conto ma lo sperimentiamo quotidianamente nel prezzo delle medicine: pensate che il costo di un farmaco sia dato solo dalle materie prime, dalla lavorazione e dal recupero dell'investimento in ricerca? No! State sicuri che una buona fetta è profitto e basta! (*1)

Provate a immaginare il seguente scenario per quanto inverosimile: un'industria farmaceutica scopre per caso un farmaco miracoloso: una sola pasticca dal costo di 1€ rende l'uomo invulnerabile per tutta la vita a qualsiasi malattia, incluse quelle genetiche, quelle dell'età e perfino ai tumori. Cosa pensate che farebbe tale azienda? Molto probabilmente ne distruggerebbe la formula (magari facendo “sparire” anche la squadra di scienziati che avesse avuto la sventura di scoprirla!) o, nel caso migliore, venderebbe tali pillole a prezzi esorbitanti, dai 10.000€ in su...

In altre parole è sbagliato pensare che le industrie farmaceutiche, poiché producono farmaci, siano “buone” e vogliano sempre e solo il bene dei propri clienti.
A questo va aggiunto che i loro prodotti sono così complessi che, possibili danni e reale efficacia, non possono essere facilmente verificati. Sicuramente esisteranno enti internazionali incaricati di controllare e verificare ma quanto questo controllo possa essere accurato e affidabile è difficile dirlo. La mia sensazione è che SE una grande (intendo una multinazionale) industria farmaceutica fosse a conoscenza di un qualche problema in un proprio prodotto, magari qualche rara controindicazione, scoperta forse quando il farmaco è già in commercio da anni, non avrebbe grossi problemi a tenerla nascosta o, magari, a rivelarla solo dopo averci realizzato un “congruo” profitto. La decisione finale dipenderebbe solo dalla bilancia del profitto (cioè dal giro d'affari del prodotto, dal rischio di essere scoperti, etc...) e non certo dall'interesse pubblico.

In conclusione, SECONDO ME, le accuse della fazione anti-vaccini sono probabilmente paranoiche ma non sono assolutamente folli o assurde come spesso vengono dipinte.

Nota (*1): Mentre scrivevo non ho potuto fare a meno di notare il parallelismo con le aziende dell'acqua. Anni fa, quando da pubbliche furono trasformate in private o parzialmente tali, ci raccontarono che il pubblico non sa gestire bene le aziende mentre il privato è più efficiente, sa far lavorare i propri dipendenti, e che alla fine tale scelta sarebbe stata più che vantaggiosa per i cittadini.
Il risultato invece lo conosciamo: le bollette sono schizzate alle stelle. Il motivo è che il privato è interessato solo ed esclusivamente al profitto: non gli interessa la qualità dell'acqua, le perdite nella distribuzione o che tutti possano usufruire del servizio a tutte le ore dell'anno. L'unico obiettivo del privato è il profitto e per questo, ormai dovrebbe essere evidente a tutti (anche a Renzi), alcuni servizi essenziali dovrebbero rimanere totalmente pubblici...

mercoledì 24 settembre 2014

FNHM 3/?

Con questo pezzo almeno alcune tessere del puzzle dovrebbero iniziare ad andare al proprio posto. Spero...

Come al solito partirò da lontano. In Carriera scolastica (3/3) accenno al fatto che non mi piacesse latino ma, per qualche strano motivo, mi ero dimenticato di scrivere che odiavo filosofia! Probabilmente della mia idiosincrasia verso questa materia ho già scritto altrove ma, in pratica, non mi piaceva perché non capivo che senso avesse: mi sembrava solo un mucchio di nozioni senza capo ne coda. Mi sfuggiva che per gli antichi si trattava di sinceri tentativi di interpretazione della realtà e non era invece un complotto ordito ai miei danni per farmi imparare teorie arbitrarie e definizioni inutili!
Insomma per tutto il liceo mi astenni accuratamente dall'aprire libro e mi limitai ad accontentarmi di una sufficienza raccattata grazie solo alla mia memoria delle spiegazioni in classe del professore.

Qualche anno dopo, ai tempi dell'università, ero solito approfittare della vicinanza con una libreria per farvi un sopralluogo settimanale e curiosare fra le novità. All'epoca ero nel pieno della mia fase anti umanistica e gli unici libri che prendevo in considerazione erano quelli di genere fantastico o fantascientifico. Eppure, ricordo ancora lo scaffale dove erano allineati, c'era una serie di libri che non mancava di attirare la mia attenzione: si trattava della collezione a basso costo della Newton Compton su Friedrich Nietzsche. Di tale autore non sapevo praticamente niente: a scuola lo avevamo saltato, mio padre aveva accennato al fatto che fosse “matto” e, infine, conoscevo la celebre battuta di Woody Allen «F. Nietzsche - “Dio è morto”; Dio - “Anche Nietzsche”».
Eppure quei titoli mi attiravano come magneti, mi rimanevano nella mente, mi suscitavano delle emozioni che non sapevo spiegare. Alla fine decisi di “buttare” 4.900 lire (mi pare!) e comprai il titolo che più mi affascinava: Al di là del bene e del male.

Quando iniziai a leggerlo ebbi numerose sorprese. Innanzi tutto, abituato ai testi scolastici, mi aspettavo un ammasso di definizioni incomprensibili, di attacchi alle teorie dei filosofi precedenti e di altre noiosissime nozioni e idee.
Invece no! Scoprii che erano i testi scolastici a uccidere la filosofia nel loro inutile tentativo di sintetizzare in poche parole concetti che richiedevano capitoli per essere espressi.
Ma lo stupore non terminò qui: mi accorsi che comprendevo con incredibile chiarezza tutto quanto leggevo come se fosse stato scritto da me. Addirittura notavo qua e là dell'ironia nascosta simile alla mia quando do per scontato che nessuno coglierà i miei riferimenti. Insomma ne comprendevo le sfumature e riuscivo a leggere fra le righe anche le idee non totalmente espresse. Un'altra piacevole sorpresa fu la scoperta del capitolo di aforismi: non me lo aspettavo in un “noioso” libro di filosofia.
All'epoca l'unica maniera con cui riuscii a spiegarmi questa straordinaria affinità fu quella di dirmi che io fossi una sorta di reincarnazione (*1), almeno mentale, di Nietzsche!

Comunque questa infatuazione all'epoca non ebbe seguito, anzi non finii nemmeno di leggere tale libro.
Una delle poche conseguenze fu l'acquisto di un'ottima piccola enciclopedia di filosofia, in volume unico, della Garzanti.
Quello che mi rimase fu una sorta di intenso stupore per la straordinaria familiarità con lo stile e i pensieri di Nietzsche che per anni ho continuato a portarmi dietro.

Mio zio era un grande appassionato di storia ma di libri di filosofia non ne aveva moltissimi: stranamente però possedeva tutti i libri di Nietzsche. Non gliene ho mai sentito parlare né ho pensato di domandargli il perché: in effetti l'ho scoperto solo dopo che è morto.

Comunque adesso posso spiegare almeno metà dell'arcano: l'FN del titolo sta per Friedrich Nietzsche. E il famigerato libro più volte menzionato nel primo episodio di questa serie è La nascita della tragedia di F. Nietzsche, Ed. Longanesi & C., 1976, trad. Liliana Scalero. Si tratta del primo libro pubblicato da N. (nel 1871) ed ero curioso, più che del suo contenuto, di scoprire se sarei stato in grado di provare nuovamente le straordinarie sensazioni di tanti anni fa...

Nota (*1): per saperne di più su questa mia concezione rimando alla serie “Parole Santissime” (v. PSS sulla barra laterale a destra). Aggiungo anche che qualcosa di analogo mi è successo per la musica: in questo caso si tratta di un compositore relativamente minore ovvero Joahnn Pachelbel.


martedì 23 settembre 2014

FNHM 2/?

Questa è la seconda puntata di questa breve serie e, come accennato nel pezzo precedente, sarà interlocutoria. Probabilmente quasi priva di senso letta da sola...

Non ritrovavo più i miei vecchi appunti: ricordavo che erano su un quaderno ma non lo vedevo perché era finito sotto un mucchio di CD. Comunque alla fine ce l'ho fatta: si tratta di tre paginette scritte a ruota libera nel 2010, credo nell'estate. Ero al mare dai miei zii e mi appuntavo le idee che mi venivano in mente. Rispetto a quanto ricordavo divago un poco e lo stile non mi piace molto: per questi motivi mi prendo la libertà di modificarlo leggermente (*1) anche se non vi aggiungerò idee nuove.

Ricordo ai miei lettori che propongo questo brano per evidenziare una strana caratteristica della mia personalità che mi permette di dissociarmi dalla realtà con una certa facilità. Con “dissociare” non intendo “confondere”, “non riconoscere”, “rimpiazzare” ma semplicemente fare un passo indietro, cambiare il mio punto di vista sulla realtà, non vederla più attraverso i miei occhi ma da lontano. Non mi sento più protagonista, il centro intorno al quale tutto gira, ma mi vedo come un attore su un palcoscenico.
Ovviamente la situazione che descrivo nel brano è più ampia e, quanto sopra esposto, sarà solo parte del racconto. Aggiungerò fra parentesi quadre i miei commenti attuali ed evidenzierò in neretto parole o passaggi significativi.

Quando cammino da solo, a sera, fra la gente mi sento a mio agio. Non mi importa di essere osservato. [interessante effetto “occhio di bue” evidenziato nel corso di psicosociologia] Se sono con i miei zii invece provo imbarazzo: cosa dedurranno di me le persone che incrociamo? E poi il mio nome viene ripetuto continuamente dalla zia a voce altissima: la zia non parla urla.
Per me il nome è importante e non mi piace che estranei ne vengano a conoscenza. “Nomen omen” dicevano gli antichi: la conoscenza del nome dà potere sulla persona. E non dimentichiamo nella cabala l'importanza centrale del nome di Dio...
Comunque sia, odio essere chiamato in pubblico col mio nome.
Quando sono in compagnia devo recitare una parte: me stesso o, meglio, quello che ci si aspetta da me stesso. Se sono solo invece non devo recitare. Pensino ciò che vogliano chi mi guarda e sorride: io sorrido a mia volta.
Dopo un po' che cammino fra la gente divento melanconico. Immagino [ma avrei potuto scrivere “vedo con distacco”] la vita delle persone che incontro, capisco i loro ruoli e le loro relazioni, ne intuisco i caratteri. Io invece mi sento sempre più estraneo da questo mondo: non vedo nessuno mio simile né mi riconosco negli altri. Un'entità [da notare che non uso il termine “persona” o “individuo”: sono spersonalizzato] che non ha una sua collocazione come tutti gli altri. Tutto sommato ne sono fiero, dopotutto questo sembrerebbe essere il mio destino, però mi sento anche un poco triste.
La coppietta ingenuamente felice mi fa tenerezza mentre invidio il padre che vigila sui suoi bambini. Altre volte è il contrario: il padre mi fa tenerezza e invidio la coppietta. Dipende da come “spira” il mio umore.
Fingo quando credo di essere me stesso? [chiaramente questa dissociazione crea molti dubbi e domande]
Cerco di interpretare una parte? [cioè quando sono veramente “io”? Quando mi osservò da lontano o quando sono “nel mio corpo”?]
Perché è così importante rispettare le aspettative che le persone hanno di me? [buona domanda!]
Sono forse un debole? [Versione leggermente diversa della perenne domanda se io sia o meno coraggioso: v. ad esempio Coraggio e paura]
Non ho abbastanza forza da imporre la mia volontà, non agli altri, ma a me stesso? [La forza di fare ciò che si vuole: di nuovo il problema di essere prigionieri delle aspettative altrui.]
Avete visto “Lost”? L'insipido protagonista ha tatuato sulla spalla la frase “cammina fra noi ma non è uno di noi”. Ecco, io provo esattamente questa sensazione: cammino fra voi ma non sono uno di voi...


Rileggendolo avverto nelle mie parole anche un filo di esaltazione. È chiaro che questa dissociazione porta a una alterazione delle percezioni esterne che, mi pare, si raffinino mentre l'effetto sul mio umore è variabile. Intendiamoci, la fase di “distacco” è di per sé fredda e neutrale ma, una volta terminata, la situazione cambia. Direi che prevalentemente il mio umore diventa melanconico ma poi può assumere varie sfumature.

Anche per questo pezzo non c'è una vera conclusione. Il suo scopo è solo quello di evidenziare una mia caratteristica usando un testo scritto in tempi non sospetti. Il pieno valore delle parti in neretto sarà comprensibile solo al termine di questa serie di pezzi: ma almeno, dal prossimo articolo, sarà svelato il significato dell'acronimo del titolo!

Nota (*1): in realtà non ho cambiato quasi niente. Anzi ero tentato di tagliare le parti “fuorvianti” ma poi la mia consueta onestà intellettuale mi ha spinto a non censurare niente.

lunedì 22 settembre 2014

FNHM 1/?

Questo è il primo pezzo di una nuova serie. FNHM è un acronimo ma per il momento non ho intenzione di svelarne il significato...
Ho in mente una serie di pezzi che da spunti e idde personali vadano a sovrapporsi e intrecciarsi con il contenuto di un libro che sto finendo di leggere in questi giorni. Ma ancora non voglio svelare quale sia il libro o il suo autore per mantenere un po' di sorpresa.

Devo però iniziare a scrivere un po' di idee, da vedere come materiale propedeutico, per non arrivare poi a buttar giù un pezzo troppo lungo e complicato.

Della mia duplice natura ho già scritto in precedenza (*1): mi piace definirmi una persona al 99% emotiva/intuitiva/istintiva e solo all'1% logica/razionale che però si comporta per il 99% del tempo nel secondo modo e solo per l'1% nel primo. Insomma non sono come sembro perché non seguo la mia natura. Un'interessante punto di vista su questo mio aspetto psicologico è dato dal libro che sto leggendo: ma di tutto ciò parlerò in seguito, per il momento basti prenderne nota...

Nell'aprile del 2013 scrissi il pezzo Solipsista che, almeno indirettamente, affronta parte degli argomenti che vorrei trattare in questa nuova serie: in questo articolo spiegavo come talvolta mi estranei dalla realtà, di come mi capiti di vedere la mia vita, e la vita in genere, da una grande distanza in maniera distaccata e forse un po' fredda. Nel medesimo pezzo spiegavo che mi era successo durante una periodica insonnia notturna; aggiungo che talvolta mi succede dopo la visione di una pellicola che mi coinvolga profondamente (e questo è notevolissimo alla luce del solito libro che non voglio ancora menzionare) e, spessissimo, quando mi capita di camminare fra la folla, specie la sera, se non ho particolari scopi (*2) e, soprattutto (e questo è di nuovo notevole alla luce del risolito libro...) se sto ascoltando della musica con le cuffie.
Anche in questo caso non aggiungo altro ma prego i miei lettori di limitarsi a riprenderne nota.

Lo scorso giugno ho scritto invece un breve pezzo, basato su un'intuizione notturna, piuttosto anonimo e lasciato a livello embrionale: Donne, discriminazione e arte.
Ecco, se qui sostituiamo ad “arte” il termine “estetica” di nuovo ricollassiamo sul famigerato libro del quale non faccio il nome. Ecco anche che un'intuizione apparentemente superficiale si rivela invece estremamente profonda: soprattutto considerando che all'epoca non avevo letto né pensato di leggere il solito libro...

Per oggi mi fermo qui consapevole di aver lasciato tutto in sospeso. Sfido i lettori a indovinare il significato dell'acronimo del titolo e, per quanto mi riguarda, vado all'assalto delle ultime venti pagine che mi mancano... non sto a ripetere di cosa!

Ah! Aggiungo anche il piano provvisorio di questa serie. Nel prossimo episodio proporrò un pezzo che avevo scritto su carta un paio di anni fa ma che poi non avevo pubblicato; poi svelerò quale sia l'autore che sto leggendo e la relativa opera: ma non entrerò nei dettagli del libro perché avrò da fare una lunga (ma spero interessante) divagazione personale; poi per un pezzo, forse due, mi addentrerò nel libro vero e proprio illustrando analogie con la mia esperienza; infine concluderò con un pezzo che avevo iniziato a scrivere qualche giorno fa ma del quale avevo interrotto la stesura quando avevo iniziato a intravedere questo nuovo progetto. Insomma dovrebbe trattarsi in totale di 5 o 6 pezzi...

Nota (*1): Aggiungo che ho perso un tempo indescrivibile a cercare inutilmente il pezzo dove spiegavo questa mia peculiarità ma non ci sono riuscito: in compenso mi sono dimenticato i dettagli di come intendevo scrivere questo articolo!

Nota (*2): tipo avere una commissione da fare, avere un appuntamento, cercare qualcosa di specifico... Insomma devo avere la mente sgombra affinché possa essere libera di sublimarsi.

domenica 21 settembre 2014

Spotify problem [Solved!]

Ho risolto il problema dei brevi “salti” nella musica di Spotify. La causa non era la mia connessione ma bensì un'altra pagina usata contemporaneamente (*1)...
Per non avere problemi è quindi sufficiente tenere aperta da sola la pagina di Spotify.
Ah, il problema si presentava col navigatore Chrome su Linux Mint...

Nota (*1): e va bene: si trattava di un giochino su FB...

Grullini allo sbaraglio - 27/9/2014
I grullini del titolo non sono gli attivisti del M5S ma i geniali politici europei: obbedendo agli ordini che arrivano da Washington, a sua volta sotto l'influenza dei poteri forti, si sono lanciati in inutili quanto autolesionistiche sanzioni alla Russia senza preoccuparsi delle conseguenze.

In agosto io, pur non seguendo assolutamente la questione, nel corto Sanzioni EU-Russia-(USA) mi ponevo due domande semplici semplici.

La prima di queste era: ma questo inverno come faremo senza il gas russo? Certo, era agosto e faceva caldo, e i cervellini che guidano la politica europea non potevano certo immaginarsi che prima o poi sarebbe arrivato l'inverno...

Ora però siamo quasi a ottobre e di notte inizia a fare freddo: Gas russo: Mosca e Kiev smentiscono la UE. Forniture a rischio...

Acronimo vs Acrostico - 30/9/2014
Ancora una volta (v. Pericolo ittagliano, Lezione di lo ittaliano e vari altri) il mio amico correttore mi ha colto in castagna!
Nei pezzi FNHM 1 e FNHM 2 avevo scritto “acrostico” al posto di “acronimo”...
Devo ammettere che non so bene come spiegare questo errore.
Ricordo vagamente di aver pensato “come si chiama una sigla formata dalle lettere iniziali di vari nomi?” e di essermi risposto “acrostico” (come questo) con una lieve traccia di dubbio non abbastanza forte però da farmici ragionare sopra.
Errato una prima volta ho continuato a errare senza più remore: meno male che Nietzsche non mi ha letto...
Anche lui si sarebbe vergognato per me!

Offeso! - 1/10/2014
Sono offeso con FB. Di punto in bianco, da circa un mesetto, sulla colonna di destra dove c'è la pubblicità, ha iniziato a pubblicizzarmi anziane (ruspanti e nostrane) signore over 40 invece delle solite vent'enni bielorusse d'importazione!

Segnale del declino economico italiano o solo mio?

Tri corsa - 4/10/2014
Oggi ho rifatto le scale: cioè, invece di andare a correre, vado su è giù per le scale ascoltando musica. Questo è stato il terzo tentativo (v. uno dei vari sottocapitoli di Tale padre, tale Renzi) e sono andato decisamente meglio: la prima volta ho fatto 20 minuti (rimanendo indolenzito per giorni), la seconda 25 e oggi 30.
Il problema è che continuo a mangiare troppo...

sabato 20 settembre 2014

Spotify

Con mio colpevole ritardo ho finalmente scoperto Spotify!
Inizialmente lo ignorai volutamente perché avevo paura che, dopo un periodo di prova, diventasse a pagamento: e io non volevo affezionarmici troppo...
Adesso mi sono convinto che a breve non cambierà modello di affari e così mi sono deciso a provarlo: in effetti la sua qualità è indubbiamente migliore dei video di Youtube dove invece è estremamente variabile e talvolta pessima...

A dire il vero in certi momenti l'audio mi salta ma credo che il problema sia la mia connessione (v. il corto Interferenze) combinata, probabilmente, a una minore bufferizzazione rispetto a Youtube...

Un altro vantaggio è che si può navigare con estrema facilità tutte le canzoni di un gruppo album dopo album. In questa maniera non c'è bisogno di andarle a cercare una per una o di affidarsi alle raccolte, spesso piuttosto casuali, di Youtube. Inoltre (spero!) i brani non spariranno all'improvviso come periodicamente succede su Youtube...

Fra gli svantaggi ho notato il minor numero di brani (un paio presenti su Youtube non mi è riuscito trovarli) specialmente se “vecchi” (ma non solo!) e, ovviamente, la mancanza di video, commenti, testi e qualche informazione extra...

Comunque a distanza di oltre un mese dall'ultimo aggiornamento (v. il corto Nuovi video...) ho aggiunto ben 16 nuovi brani alla mia raccolta. Rispetto a quanto scrissi non mi hanno convinto gli altri brani delle Mystica Girls e mi hanno profondamente deluso (l'aspettativa era alta) i vecchi brani dei Grim Reaper.

Ho invece aggiunto altri due brani dei The 69 Eyes: pubblico il collegamento su Youtube perché sono più facili da vedere/ascoltare...

Christina Death – The 69 Eyes

August Moon – The 69 Eyes

Ho poi aggiunto brani di gruppi famosi (Helloween e Alestorm) e di gruppi che comunque avevo già notato (tipo Civil War) ma soprattutto canzoni poco o per niente famose. Per motivi di spazio mi limiterò a segnalare due brani un po' meno noti:

The samourai returns – Katana
Questo brano è un po' power ma il ritornello mi piace molto. Sempre dei Katana consiglio Hearth of Tokio decisamente un heavy metal più tradizionale...

The chosen ones – Dream Evil
Altri brani di questo gruppo non mi sono piaciuti perché troppo power metal ma questo è molto anomalo...

mercoledì 17 settembre 2014

Politica ondivaga

Le mie perplessità aumentano. Il “cervello” che guida il movimento scrivendo i pezzi sul viario di Grillo mi pare diventato schizofrenico e autolesionista: un classico caso da camicia di forza.
X settimane fa, non ricordo esattamente quando, fu fatto il solito sondaggio improvvisato sul partecipare o no alle Città Metropolitane (CM). Vinse il sì, ovvero la partecipazione.

Io ero combattuto: sia parteciparvi che rimanerne fuori avevano pro e contro. Ma soprattutto contro...
Da una parte, partecipando come opposizione, si avalla questo nuovo obbrobrio istituzionale: si legittima come democratico qualcosa che democratico non è. Inoltre non è ancora chiaro quali saranno i poteri di controllo e vigilanza dell'opposizione ma il timore è che saranno del tutto inadeguati impedendo così di svolgere un buon lavoro.

Ma anche rimanerne fuori presenta grossi problemi: difficile far capire alla persona comune, che non segue la politica e non conosce cosa sia veramente questo nuovo ente, il perché del non partecipare alle province. Inoltre non partecipando la maggioranza, con l'appoggio dei media, avrà gioco facile a sparare a zero sul M5S...

Insomma inizialmente, dal mio punto di vista, ogni scelta era per motivi diversi perdente e, nel complesso, per questo ero sostanzialmente neutrale. Col tempo mi ero poi convinto che partecipare fosse il male minore: si sarebbe legittimato un piccolo mostro ma almeno avremmo avuto un minimo di controllo su ciò che sarà combinato al suo interno e i media non avrebbero potuto attaccarci.

Oggi qualcuno, non si sa chi, (Grillo? Non credo... anche se poi, gioco forza, avallerà questa decisione...) ha però deciso che alle nuove “province” non ci presenteremo: vedi Le province devono essere soppresse...
L'articolo non specifica se si riferisca anche alle CM o alle sole Aree Vaste (il nuovo nome delle provincie che non sono diventate CM). Nel primo caso verrebbe smentito il “sondaggio” fatto fra gli “attivisti” che aveva deciso per la partecipazione alle CM; nel secondo caso avremmo il paradosso CM sì e Aree Vaste (AV) no: ma quale sarebbe la differenza fra una CM e una AV? Qualcuno me la può spiegare? Se domani un cittadino mi chiede come mai partecipiamo alle CM e non alle AV, cosa gli rispondo?

Insomma non so ancora quale sia di preciso la contraddizione ma sicuramente ce n'è una!

E poi l'argomentazione dell'articolo che, poiché vogliamo abolire le provincie allora non possiamo parteciparvi, è assurda. Che vi si partecipi o no le provincie non scompariranno da sole: per farle scomparire il M5S dovrà stravincere le elezioni nazionali. Partecipando alle provincie possiamo controllare dall'interno ciò che viene fatto se non vi partecipiamo non possiamo: mi pare semplice... “Entrare nelle province” e “abolizione delle province” sono due eventi completamente irrelati e non ha quindi senso condizionare uno all'altro.
La situazione è ancora più assurda per quelle provincie dove abbiamo il sindaco del capoluogo (come a Livorno o a Parma) e dove quindi potremmo governare la provincia innescando una spirale virtuosa. Dovremmo regalare queste provincie a PD±L? Davvero in questa maniera avremmo reso un buon servizio ai cittadini che ci hanno votato? A me pare il contrario...

Conclusione: non capisco più come i “vertici” (che in teoria non dovrebbero esistere) ragionino. Sembra si cerchi di fare il peggio invece che il meglio per il movimento. Davvero non capiscono che in questo caos organizzativo ci stiamo disgregando all'interno e siamo sempre meno credibili all'esterno? Che in questa confusione e superficialità gli unici che ci guadagnano sono gli opportunisti che spintonano e urlano a scapito dei princìpi democratici del movimento?
Io spero che al Circo Massimo Grillo annunci un cambio di rotta riguardo l'organizzazione interna altrimenti siamo messi male.

lunedì 15 settembre 2014

Sanzioni e coglio...

Un articolo interessante che mi pare vada oltre le solite ipocrisie: Chi di sanzioni ferisce... dell'HuffingtonPost.it

Bel sito - 20/9/2014
Ieri ho scoperto per caso un viario che mi è parso molto ben scritto e interessante: si tratta di Riflessioni e curiosità su lingue e dintorni.
L'ho trovato cercando una spiegazione SEMPLICE della differenza fra “s” sorda e sonora (trovata nell'articolo Sorda o sonora) ma sono rapidamente rimasto affascinato dallo stile chiaro e lineare e dalla quantità di spigolature che non mancano mai di intrigarmi.
Ho letto poi altri articoli altrettanto piacevoli e istruttivi ma lascio ai miei lettori il piacere di scoprirli. Io probabilmente inserirò un commento (per esperienza personale so che fanno piacere) e cercherò di trovare la spiegazione della differenza fra “o” chiusa e aperta (“botte da orbo” e “botte piena e moglie ubriaca”)!

Ebola a Natale - 20/9/2014
Sto continuando a seguire l'evoluzione dell'epidemia di ebola su Wikipedia e i dati continuano a essere allarmanti. A inizio agosto l'OMS si è mossa in forze ma ancora, ormai quasi a fine settembre, la diffusione della malattia non pare rallentare e continua anzi ad avere una crescita esponenziale.
Ho fatto qualche conto e, supponendo che la malattia non rallenti, ho ottenuto i seguenti risultati: a fine settembre 7.800 infetti, a fine ottobre 17.000, a fine novembre 40.000 e a Natale 80.000...

Interferenze - 20/9/2014
Ieri c'è stata una tempesta di vento e pioggia e oggi internet non mi andava quasi per niente. Il problema è che vivendo nel bosco, quando c'è vento, i rami degli alberi tirano il cavo del telefono con il risultato che la qualità della connessione si degrada sempre più...
La cosa buffa è che a risentirne è la qualità in ricezione e non quella in uscita... bo!

Negrino - 21/9/2014
In questi giorni ho scritto molti articoli ma non per il mio viario bensì per il sito www.reggello5stelle.it...
I miei lettori possono divertirsi a scovare i miei articoli che non necessariamente portano la mia firma o quella di KGB!

KGB le Origini: l'origine di KGB

Ho cercato a lungo nel viario ma senza successo: mi sembrava di aver già scritto quale fosse l'origine del mio soprannome ma non ho trovato niente...

Qual è quindi l'origine del soprannome “KGB”?
Le ultime due lettere sono le iniziali del mio nome quindi, in pratica, da spiegare c'è solo la “K”...

Fra i 20 e i 25 anni iniziai ad appassionarmi al gioco degli scacchi e a quell'epoca i giocatori più forti erano Kasparov e Karpov ai quali, negli anni seguenti, si aggiunsero anche Kamski e Kramnik...
In quel periodo andava di “moda” la battuta che, per essere un grande giocatore, il proprio nome doveva iniziare con la “K”. Scherzosamente si diceva che Anand fosse stato stracciato nello scontro per il titolo mondiale contro Kasparov perché, appunto, si chiamava Anand e non, ad esempio, Kanand!

Così, quando iniziai ad annotare le mie partite contro il calcolatore, aggiungevo un K alle mie iniziali ottenendo appunto KGB. Inizialmente usai questo soprannome solo in ambito scacchistico ma, col tempo, diventò il mio preferito.
“KGB” è infatti anche l'acronimo della più famosa agenzia di sicurezza russa e quindi a tale soprannome associo anche alcune caratteristiche tipiche delle spie: la capacità di notare i particolari, l'essere sospettoso e circospetto, la capacità di costruire da pochi dettagli anomali una teoria coerente, la paranoia di essere a propria volta spiati, la tendenza a immaginare possibile trame nascoste in episodi comuni, etc...

Insomma al soprannome KGB associavo istintivamente numerose caratteristiche che sono peculiari del mio carattere e per questo, col tempo, è diventato il mio soprannome preferito...

domenica 14 settembre 2014

Sorpresa domenicale

Stamani fra le mie epistole su gmail ne ho trovata una che mi ha piacevolmente sorpreso.
Prima di tutto era di un amico carissimo che però ha il grosso difetto di non farsi sentire molto spesso e, in genere, di rispondere alle mie (bellissime e divertentissime) lettere in maniera eccessivamente laconica. Figuriamoci la mia sorpresa a ricevere una sua epistola pure piuttosto lunga e non sollecitata!
La seconda fonte di gioia era che mi aveva scritto per chiedere il mio consiglio.

Qui è necessario aprire una digressione sul perché mi fa piacere che gli amici chiedano il mio parere.
In genere, sono convinto, la maggior parte dei miei amici mi ritiene molto intelligente. Per questa sola ragione mi aspetterei di essere spesso interpellato su questa o quella decisione. Io perlomeno non mi faccio scrupoli di chiedere il parere di chi so mi possa dare consigli utili...
Oltretutto non presento controindicazioni per la riservatezza: non chiedo più del necessario che mi serva sapere e, tutto quello che mi viene detto, rimane sepolto nella mia testa.
Analogamente anche i miei genitori, per qualsiasi iniziativa minimamente importante, non mi hanno mai interpellato: questo tuttora mi irrita moltissimo e, di conseguenza, mi fa apprezzare maggiormente quando qualcuno chiede il mio consiglio.
E invece...
...e invece pochissimi chiedono la mia opinione!

Sospetto che in parte sia dovuto al fatto che, per quanto intelligente, non sono considerato con i piedi per terra, un uomo di mondo insomma. Le mie risposte tendono a essere molto teoriche, molto etiche, a volte severe e, per quanto gentilmente, rispondo quello che penso non quello che può far piacere: molti intuiscono che, chiedendo a me, rischierebbero di non ottenere la risposta voluta, vuoi di conforto vuoi di approvazione...

È un po' fuori posto ma voglio raccontare un vecchio aneddoto dei tempi del liceo di cui, mi pare, non avevo ancora scritto.
Doveva essere il quarto anno, durante la ricreazione, e io me ne stavo per i fatti miei a far merenda. Improvvisamente mi piombano addosso due miei amici (*1) che, lo capii dalle loro parole e atteggiamenti, era da un bel po' che si stavano accapigliando su una questione. Il problema era molto semplice: hanno lo stesso peso un litro di acqua e uno di olio? L'ingegnere diceva di no, lo sceneggiatore sì. A malincuore dovetti confermare che il litro è un'unità di volume e quindi, in genere, i due liquidi hanno pesi diversi.
L'amico ingegnere subito dette uno sguardo allo sceneggiatore come per dirgli “e ora come la mettiamo!?” ma questi non provò nemmeno a controbattere ma anzi, alzando le mani, disse «Allora hai ragione te: se lo dice KGB... ipse dixit...(*2)» e si allontanò mogio, mogio.

A dire il vero il solito ingegnere, qualche mese dopo, mostrò anch'egli una certa stima almeno verso le mie conoscenze scientifiche. Eravamo insieme in Inghilterra a un corso d'inglese e l'insegnante aveva ideato un gioco idiota in cui, divisa la classe in due squadre, dovevamo sfidarci facendoci delle domande. A un certo punto la squadra avversaria fece una domanda sull'apparato digerente alla quale il mio amico rispose correttamente. I nostri avversari dissero però che la sua risposta era sbagliata e l'insegnante non aveva idea di chi avesse ragione. Allora l'ingegnere ebbe la paradossale idea di chiedere la mia opinione! Paradossale perché io, magari un po' estraniato dal gruppo ritenendo troppo stupida la competizione, ero in squadra con lui e, quindi, la mia conferma non avrebbe potuto ritenersi obiettiva: oltretutto l'insegnante ci conosceva da pochi giorni e non poteva essere a conoscenza della mia "autorevolezza" in campo scientifico e onestà. Per evidenziare l'assurdo, e trovando il colpo di scena divertente, detti ragione alla squadra avversaria cosa che provocò non poca irritazione nel mio amico!

Conclusione: tornando a oggi, la domanda di questo mio amico (un altro ingegnere portoghese (*3)) mi ha colto di sorpresa perché non era su un argomento nel quale sono particolarmente ferrato. Beh, ancora più apprezzata proprio per questo...

Nota (*1): ho già accennato a entrambi questi amici: uno è lo sceneggiatore simpatico del quale ho, sfortunatamente, perso le tracce di Delaware! e La grande lezione; l'altro è l'ingegnere, piuttosto antipatico (*4) e assiduo lettore questo mio viario, che mi ha ispirato le tre puntate di Il buono ma brutto ingegnere (1/?)...
Nota (*2): senza sarcasmo!
Nota (*3): Menzionato in Matrimonio Russo-portoghese-olandese (1/2) e successivo e almeno anche in Mentalità sportiva olandese.
Modifica (6/10/2014) - Nota (*4): ma anche pertinace quanto assiduo lettore del viario! A ogni sua epistola ricevo una vivace protesta per averlo definito "antipatico". Ovviamente ero ironico: sapendo che mi legge volevo solo divertirmi a punzecchiarlo... In altre parole, al posto di "antipatico", bisogna leggervi "non esageratamente simpatico"! :-)