«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 10 dicembre 2017

Wu Chen Ju Lu Zhang...

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

Qualche mese fa ho visto mio padre leggere una serie di grossi libri dalla copertina rossa: incuriosito gli ho chiesto di cosa si trattava. Mi rispose che erano una serie di gialli ambientati in Cina. In genere i gialli non mi piacciono: ogni tanto leggo qualcosa ma raramente mi appassionano. In questo caso c'era però un ulteriore motivo di interesse: l'ambientazione infatti è la Cina moderna o, almeno, gli albori di essa visto che la storia si svolge nei primi anni '90 (*1).

Per farla breve mi sono fatto prestare il primo volume della serie che ho letto in parallelo con Plutarco. Si tratta di La misteriosa morte della compagna Guan di Qiu Xiaolong, Ed. Marsilio, 2007, trad. Paola Vertuani.
La mia speranza era quella di farmi un'idea più precisa della Cina grazie all'ambientazione: ovviamente c'era il rischio che le descrizioni della Cina fossero solo superficiali ma, fortunatamente, non è stato così.

A dire il vero ciò che invece è superficiale è proprio la parte di mistero e investigazione, quella propriamente da giallo: essa procede in maniera meccanica e senza grossi colpi di scena, intuizioni sorprendenti o mirabili deduzioni. Già a metà libro si sa già chi sia il colpevole che però non può venire toccato. Si tratta infatti di un FGG (*2) e nella seconda parte del libro c'è la descrizione delle fatiche e difficoltà che l'investigatore protagonista della storia deve affrontare, a rischio della propria carriera, per portare avanti le indagini (*3).

Personalmente ho trovato questi ultimi capitoli molto interessanti perché descrivono bene il periodo di transizione della Cina negli anni '90. Nel libro vengono descritte quattro categorie di persone: 1. i nuovi imprenditori che nascono come funghi, ricchi e sempre più numerosi; 2. i lavoratori dipendenti della città (Shanghai) sono poveri secondo i criteri occidentali ma possono permettersi dei piccoli lussi: sono soddisfatti perché percepiscono comunque un miglioramento nelle loro condizioni di vita (*4); 3. gli alti quadri del partito comunista con i loro figli (FGG); 4. Altri (singoli personaggi): i bassi quadri del partito, preoccupati per il proprio futuro perché capiscono che i loro sempre meno numerosi benefici non compensano l'aumento dei prezzi dovuti al libero mercato; uno scienziato, molto freddo verso il governo a causa dei “recenti” eventi di piazza Tiananmen.

L'autore dipinge questi alti dirigenti del partito comunista come una sorta di aristocrazia: un gruppo autonomo e sostanzialmente chiuso che nella definizione dell'epitome equivale a un parapotere ([E] 4.2) politico. Questi potenti riescono a trasformare il proprio potere politico in ricchezza: sia tramite la corruzione che ottenendo i lavori migliori.
Il potere economico (i nuovi ricchi imprenditori) è ancora (siamo nei primi anni '90) completamente subordinato al potere politico: sarei curiosissimo di conoscere la situazione attuale.

Posso però divertirmi a tentare una proiezione (basata solo sul mio intuito) dell'attuale situazione sociale o, meglio, della complessione ([E] 3.3) fra i diversi poteri.
È chiaro che adesso la Cina ha potenti multinazionali, ovvero dei parapoteri economici: possibile che questi non abbiano alcun potere politico considerando che nel mondo attuale il potere di una nazione si basa sull'economia? Ovviamente no...
Suppongo che i rampolli delle famiglie più ricche si sposino con quelli delle famiglie appartenenti ai parapoteri politici. Un po' come i ricchi industriali europei cercavano di divenire nobili.
Ma il potere politico è più volatile mentre quello economico, la ricchezza e potere di una multinazionale, perdura per generazioni. Credo quindi che i parapoteri economici cinesi siano potenzialmente più forti della controparte politica e, più o meno lentamente, ne eroderanno le funzioni e quindi la forza.
In questa eventualità vedo due opzioni: 1. parapotere politico completamente sottomesso al parapotere economico: questa è l'eventualità descritta in [E] 15.4, con una democratastenia che vive la contraddizione di un regime “comunista” che sfrutta i poveri e tutela i ricchi; 2. parapotere politico che cerca di mantenere la propria indipendenza dai parapoteri economici concedendo poco e nulla: in questo caso ci sarebbe prima o poi uno scontro fra parapoteri economici e politici. Diversamente dalla rivoluzione degli “scienziati” di piazza Tienanmen, quella organizzata dai parapoteri economici dovrebbe avere successo. In questo caso il contrasto con la democratastenia rimarrebbe più sullo sfondo e questa potrebbe magari venire usata dalle due parti...

Su queste ipotesi pesano diverse incognite: prima fra tutte il potere militare (l'esercito cinese è di leva oppure è composta da professionisti?). La mia sensazione è che gli alti ufficiali siano ancora sotto il controllo del partito comunista e questo spiega l'attuale (almeno apparente) rigidità del parapotere politico. Di certo vedo infatti improbabile che i rampolli dei parapoteri economici scelgano le asprezze della carriera militare. Contemporaneamente anche soldati e ufficiali saranno vittime della dissonanza cognitiva fra ideologia comunista e capitalismo cinese: saranno quindi ansiosi di trasformare la propria forza militare in ricchezza...
Come spiegato nell'epitome la mentalità cinese, influenzata dal Tao, è molto più paziente di quella occidentale: tutto considerato credo che i membri del parapotere politico rifletteranno sempre più le posizioni dei parapoteri economici: quando poi la maggioranza sarà saldamente nelle mani dei “riformatori” (parapoteri economici) ecco che, in breve tempo, ci saranno grandi riforme. Sarà la fine della Cina comunista e la nascita di qualcosa di nuovo, forse sostituita da un qualche tipo di democrazia...

Il libro in realtà fornisce molti altri spunti e domande. Ad esempio mi sfugge il motivo dell'amore dei cinesi per la propria patria: perché un cinese che ha provato la libertà e ricchezza dell'occidente dovrebbe volere tornare in Cina (degli anni '90)? Questo l'autore non lo spiega...

Nel complesso è un libro che consiglio senza incertezze: forse un po' lento e con la parte “gialla” ridotta ai minimi termini, ma dall'ambientazione decisamente interessante.

Conclusione: devo cercare delle informazioni più aggiornate sulla società cinese, almeno del 2010, ma non saprei dove. L'ideale per me sarebbe un singolo libro: il mio interesse/tempo per la materia è limitato e non ho voglia di perdere tempo consultando troppe fonti diverse. Il problema è scovare il testo che faccia al caso mio... se esiste! Magari proverò a fare una ricerca preliminare su wikipedia e magari da lì trovare riferimenti a testi più specifici...

Nota (*1): Anni che, nella mia epitome ([E] 15.4), anch'io consideravo come quelli decisivi nella transizione fra la vecchia e nuova Cina.
Nota (*2): Suppongo che l'autore abbia spiegato precisamente il significato di questo acronimo ma non ci ho fatto caso e, per il resto dei capitoli, non lo ripete più. Comunque il significato di FGG è più o meno quello di “figli degli altissimi quadri del partito comunista cinese”: questi godono di svariati privilegi, accesso ai lavori migliori, rapida scalata delle gerarchie del partito, possibilità di accedere, grazie alle amicizie altolocate, a ogni genere di favori sia per sé che intercedendo (magari a pagamento) per altri.
Nota (*3): Sciupatrama: gli sforzi dell'investigatore sono vani e la polizia politica aspetta solo il minimo pretesto per poterlo arrestare. Ma poi c'è l'intervento del deus ex machina di turno che in questo caso corrisponde a un nuovo personaggio (mai neppure nominato prima!), la figlia di un membro del consiglio esecutivo del partito comunista cinese, ovvero una FGG, con la quale il protagonista aveva avuto una relazione anni prima e che, data la situazione disperata, prova a ricontattare. Della lotta politica fra gli alti quadri non si conoscono i dettagli ma alla fine il FGG (particolarmente vulnerabile visto che il padre è in coma ed egli non ha ancora “ereditato” una carica importante) colpevole individuato dall'investigatore viene usato dal partito come capro espiatorio per mostrare come non esiti a colpire i colpevoli nonostante le loro parentele. La parte processuale del libro è piuttosto rapida: il sospetto è arrestato nella notte, subito processato, condannato a morte e giustiziato poche ore dopo...
Nota (*4): Caso a parte le abitazioni: la popolazione delle campagne si riversa in città in cerca di lavoro e, nonostante che nuovi edifici e infrastrutture vengano continuamente costruiti, a ogni famiglia spetta solo una piccola stanza con il bagno in comune con le altre.

mercoledì 6 dicembre 2017

Rallentamento

In questi giorni sono stato (è sarò) più impegnato del solito con mio padre con la conseguenza di poter scrivere e lavorare sull'epitome un po' meno.
Il problema non è propriamente di tempo a disposizione: con un minimo di organizzazione potrei riuscire a ritagliarmi tutto il tempo che mi occorre. Ma sono caotico e confusionario e non ci riesco: sono abituato ai miei tempi e dover assecondare i ritmi altrui mi è difficile. Sono abituato a far vagare la fantasia e riflettere senza essere interrotto di continuo perché mio padre non sa cambiare canale col mio telecomando, non sa dove tengo i cucchiaini o cose del genere...

In definitiva con l'epitome sono rimasto a riguardare il 7° capitolo mentre, come avrete notato, sul viario ho scritto poco o niente. Spero nei prossimi giorni di riuscire a fare qualcosa di più...

Fuori dagli Europe - 6/12/2017
Attualmente le mie esercitazioni di chitarra sono troppo lunghe ed estenuanti: così ho deciso di eliminare uno degli esercizi, quello sul brano The final countdown degli Europe.
Ormai da mesi ero bloccato su poche battute con una melodia troppo veloce per le mie scarse capacità.

Così oggi, approfittando di un bellissimo registratore digitale acquistato ieri, mi sono registrato mentre suonavo le battute incriminate, più o meno correttamente, alla folle velocità di 56bpm: ascolta QUI, (come al solito la migliore esecuzione è l'ultima a 2' 10" quando, subito dopo, decido di smettere)

Ma potete far finta che le abbia suonate alla velocità di 112bpm QUI...

Conclusione: che bello essere fuori dagli Europe...

Vittima consenziente di Netflix - 11/12/2017
Tanto per scrivere ancora meno sul Viario (e rallentare lo sviluppo dell'Epitome) ho attivato anche a casa mia Netflix sfruttando l'abbonamento di mio padre. Credo/spero, dopo l'impatto iniziale, di assuefarmi a esso senza perderci troppo tempo...

Per adesso posso segnalare la prima serie tivvù della Marvel godibile anche dai maggiori di 10 anni: Iron Fist.
Soprattutto le prime puntate erano ben costruite: l'eroe non sembrava invincibile e la presenza di molti personaggi “grigi” rendevano la trama avvincente. Parlo al passato perché la sesta puntata (l'ultima che ho visto) ha uno sviluppo molto più tradizionale: una singola puntata sottotono ci può stare, vedremo poi come si sviluppa nel prosieguo.

Ah, e il protagonista è uguale a mio cugino! Beh, a parte i capelli... dopotutto abbiamo lo stesso nonno pelato...

giovedì 30 novembre 2017

Non si dice «caz##»

Ho appena terminato il libro “da bagno” Non si dice «piacere» di Sibilla della Gherardesca, Ed. Sperling & Kupfer, 2000. Si tratta di un libro di buone maniere pensato per chi lavora in un'azienda: apparteneva a mia mamma e, come al solito, ero curioso di vedere cosa vi avesse sottolineato.
Il concetto alla base del libro, ovvero l'importanza delle buone maniera sul lavoro, è condivisibile: col nostro modo di fare e di presentarci diamo una prima impressione di noi stessi al nostro interlocutore: se questa è positiva tutto viene poi più facile...

Il problema è che partendo dal principio del rispetto del prossimo si travalica spesso in formalismi che mi sembrano fini a se stessi: comportamenti considerati educati non per loro caratteristiche intrinseche ma per pura convenzione.
Mi aspettavo quindi che l'autrice, conscia di questo relativismo culturale, ovvero che ciò che è considerato come buona educazione non è un qualcosa di assoluto ma dipende dal livello e tipo di educazione del nostro interlocutore, ne traesse dei principi generali, tipo: avere pazienza ed essere tolleranti, evitare comportamenti che potrebbero venire fraintesi, infastidire o mettere l'altro in difficoltà, etc...
Questi sono infatti norme di buon comportamento universali, valide cioè in ogni cultura e in ogni tempo. Invece spesso il libro si concentra in dettagli formali la cui validità è molto relativa: se infatti il mio interlocutore non li conosce né li adotta allora probabilmente neppure li apprezzerà; anzi è anche possibile che, percependo la “diversità” del nostro comportamento rispetto al suo, ci giudichi altezzosi o, comunque, ne sia infastidito: e questo è proprio ciò che si vorrebbe evitare in primo luogo.

Insomma molti piccoli dettagli sul comportamento da tenere mi sembrano piuttosto fini a se stessi e comunque arbitrari: anzi non escludo che alcuni di essi siano già superati visto che il libro ha ormai quasi vent'anni...

Comunque mi sono divertito a leggere le indicazioni sul modo corretto di vestirsi: infatti, nonostante io mi ritenga abbastanza educato, personalmente non do particolare importanza all'aspetto esteriore e agisco, ovvero mi vesto, di conseguenza. In pratica ho due mucchi: quello degli abiti puliti (raramente, quasi mai, stirati) e quello degli abiti sudici che, prima o poi, finiscono in lavatrice. Capisco che un abbigliamento molto al di sotto delle aspettative del mio interlocutore possa essere interpretato come una mancanza di rispetto nei suoi confronti ma confido anche, forse ingiustificatamente, nell'intelligenza del prossimo, ovvero che, parlando con me, riesca ad andare oltre le mie trasandate apparenze.

Ma veniamo a qualche dettaglio...

Camice: “bianche o celesti”, “classiche”, “col polsino che fuoriesce di qualche centimetro dalla giacca”...
Beh, questi consigli non mi toccano molto: ormai da anni non indosso più camice essenzialmente perché: 1. mi fa fatica abbottonarle; 2. andrebbero stirate.

Cravatte: …
Odio le cravatte: mi sembrano dei guinzagli e non servono a niente. Penso di averne due o tre (regali) e di averle indossate quattro/cinque volte. Comunque avevo imparato a farci il nodo anche se il risultato era abbastanza casuale...

Maglioni: “colori sobri”, “comodi”, “caldi”.
In questo caso sono perfettamente educato! Anche a me piacciono i maglioni dai colori sobri, comodi e caldi...

Giacche e pantaloni: tante, tante indicazioni sui tessuti e lo stile...
Beh, ovviamente di solito non porto giacche: ne ho una scura che indosso per matrimoni e funerali e un'altra in armadio che non credo di aver mai messo. I pantaloni invece sì!
In genere solo jeans ma è solo un problema di circonferenza: sono gli unici di cui ho 2-3 paia che non mi strizzano mortalmente...

Cinture: “Evitare i cinturoni con grosse fibbie più o meno griffate...”
Beh, ho un cinturone con una grossa fibbia: non credo che sia griffato ma sicuramente è graffiato...

Calzini: “Assolutamente lunghi”, “evitare quelli bianchi”, “attenzione ai buchi”...
Qui ci sono... beh, quasi...
Odio i calzini corti perché mi piace avere i polpacci ben stretti e coperti. Quelli bianchi li usavo solo quando andavo in palestra, anche se a volte erano rosa a causa della lavatrice. Sui buchi ci sto attento ma il discorso è complesso: in genere ne combino due per piede in maniera che i buchi non si sovrappongano, oltretutto il doppio strato mi protegge dal freddo.
Ah, e poi sto attento ad abbinarli insieme: cerco di non mischiare calzini troppo diversi fra loro sia come colore che lunghezza. Ma ovviamente non mi ci fisso ed evito di perderci più di dieci secondi in questa ricerca: vedi la foto della busta dove tengo i miei calzini puliti...

Cappello: “va bene se... ...proporzionato alla persona”, “di buona qualità”, “non tenere al chiuso”.
Non so se i miei cappelli siano proporzionati alla mia persona: di sicuro avendo la testa grande (sono molto intelligente) tendo a sceglierli di ampia circonferenza. Ne avevo uno a cui ero molto affezionato: era bianco, da vecchio pescatore... ma l'ho perso! Poi ne ho uno nero, vinto con i punti della Q8... Recentemente ne ho comprato uno verde ma ho sbagliato le misure e mi stringe troppo. Ah, e poi ho un berretto blu scuro, di lana, per l'inverno. Uno da cow boy che porto poco perché troppo stretto. E uno che, in teoria, forse andrebbe bene anche all'autrice: credo sia un incrocio fra un fedora e... bo... qualcos'altro... però adesso, indossandolo quando lavoro in giardino o nel bosco, è tutto sciupato e sporco...
Comunque sicuramente non li porto al chiuso: li indosso infatti d'estate per proteggermi dai raggi del sole e d'inverno per il freddo. Tutto questo perché mi manca, sigh, la naturale protezione di una folta chioma.

Scarpe: …
Vabbè, la voglio fare corta: io ormai indosso praticamente solo quelle da ginnastica. Sono comode e se ho bisogno di correre posso farlo senza problemi.
Ah, e ne ho anche un paio “buono” che uso insieme alla giacca scura per matrimoni/funerali.
A mia discolpa posso dire che ho la pelle delicatissima: le scarpe che non siano super comode mi fanno venire delle dolorose escoriazioni finché, in genere dopo una decina di giorni, non mi ci abituo. Ma perché soffrire, anche se per un tempo limitato, quando posso comprarmi delle scarpe da ginnastica che non mi danno problemi?

Borse: …
Che me ne faccio di una borsa? In caso di necessità ho uno zainetto di plastica verde, regalo di un'agenzia di viaggi, munito di cinghie che posso portare sulla schiena, lasciandomi così le mani libere e facendo meno fatica...

Occhiali: …
Non li porto.

Orologi: “escludendo quelli digitali in plastica nera...” vanno un po' bene quasi tutti...
E qui si capisce che l'autrice ce l'ha con me: il mio orologio è infatti digitale e di plastica nera. Però ha anche delle rifiniture di plastica grigia e un bottone arancione: quindi, forse, può essere considerato molto raffinato e curato nei dettagli...
Però, a essere sinceri, recentemente mi ha perso un pezzo: una specie di riquadro (di plastica) su cui era scritto a cosa servivano i sottostanti pulsanti. Adesso me ne è rimasto attaccato all'orologio solo metà...

Conclusione: temo che se Sibilla mi incontrasse le verrebbe un colpo... oppure, se le porgessi la mano in maniera errata, mi farebbe l'elemosina...

mercoledì 29 novembre 2017

Ci sono! ci sono!

Come al solito però, quando mi rimetto a lavorare sull'Epitome, finisco per togliere tempo al viario...
Comunque ho già riguardato i primi 5 capitoli: nei primi due ho fatto dei cambiamenti piccoli ma significativi, nei successivi solo modifiche e correzioni di poco conto. Fra l'altro ho scovato una nota scritta in prima persona singolare invece che plurale: pensavo di averle già corretto tutte queste frasi, invece...
Non mi sbilancio troppo sui tempi perché dipendono ancora dal mio umore: non sono in quella fase in cui mi impegno seriamente e assiduamente. Direi quindi che nuova versione sarà pronta fra due settimane, più o meno una.

Gatta freddolosa - 1/12/17
Bisba è una gatta freddolosa: ormai da diversi giorni ha deciso che sta meglio in casa che in giardino. Ieri ha trovato da sola un posticino più caldo e comodo del solito: soltanto un suo miagolio l'ha tradita...

Qualche foto senza commento:

La solita vecchia politica - 5/12/2017
L'articolo: Piero Grasso leader della sinistra tra le ovazioni: “Il voto utile è qui. Il Pd offre incarichi, ma i calcoli non sono da me” del 3/12/2017 su IlFattoQuotidiano.it
Io, il 28/10/2017, scrissi: Il balletto di Grasso

Non ho letto l'articolo in questione e quindi non so neppure come si chiama questa nuova forza di sinistra “alternativa al PD”. Non c'è infatti bisogno di conoscere i dettagli per riconoscere la solita vecchia politica italiana con gli stessi logori interpreti di sempre.

Sarò chiaro: la nuova forza politica è solo un sistema per evitare che i voti degli scontenti del PD si trasformino in astensione o, peggio, vadano al M5S. Sarà un partito che parlerà bene, ma che se ne starà buono e tranquillo all'opposizione, facendo la stampella al governo PD in caso di necessità, fiducia e simili. Da quando il PCI cambiò nome c'è sempre stato bisogno di un salvadanaio per i voti degli elettori più a sinistra: ha avuto diversi nomi ma non ha mai inciso nelle decisioni del paese e, anzi, nelle poche occasioni in cui ne avrebbe avuto la possibilità si è sempre schierato al fianco della maggioranza di turno.

Conclusione: votare per Grasso & C. è un voto sprecato...

Mia petizione su Change.org - 5/12/2017
Ho comprato un aggeggio su Amazon il 2 dicembre e il sito prevede la consegna per lunedì 11 dicembre.

Firma quindi la mia petizione su Change.org:
"I lavoratori tartaruga di Amazon guadagnano troppo e sono lenti: firma QUI per introdurre punizioni corporali per i corrieri che scendono sotto il limite di velocità e per diminuire a tutti gli impiegati, con l'eccezione dei quadri dirigenziali, la paghetta..."

Orologio - 6/12/2017
Non ho fatto in tempo a scriverne in Non si dice «ca###» che subito il mio orologio plasticoso e digitale è venuto meno!

I suoi ultimi momenti di vita sono stati eroici e dedicati al mio servizio: avevo impostato un conto alla rovescia di 5 minuti (provatelo a fare su un orologio che non sia plasticoso!) che avevo concesso a mio padre per smettere di giocare al calcolatore (se non fa delle pause ogni ora si rintontisce). Confidando nel mio orologio me ne ero dimenticato quando improvvisamente invece del solito “Piri-piri-piì piri-piri-piì piri-piri-piì” ho sentito un singolo “Pi”: il mio fido orologio aveva esalato l'ultimo respiro... Il suo quadrante, di solito lampeggiante di vita, era adesso opaco e spento...

In genere quando un orologio si scarica ne faccio a meno per qualche anno fino a quando qualche anima premurosa non me ne dona uno nuovo: in passato ci pensava mia madre mentre questo ultimo era un regalo di mia zia...

Conclusione: per dispetto a Sibilla voglio però comprare una pila nuova per il mio orologio plasticoso, nero e mezzo scassato...

domenica 26 novembre 2017

Coriolano

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

“Coriolano”: un nome che conoscevo dalla musica classica ma che non sapevo associare all'omonimo personaggio.
Ci ha pensato Plutarco a colmare questa mia ennesima lacuna: il parallelo romano al greco Alcibiade è infatti Gaio Marzio a cui fu poi attribuito l'epiteto Coriolano per il suo decisivo contributo alla conquista della città di Coriole.

Il personaggio di Coriolano è piuttosto interessante perché ha sia grandi virtù che difetti: nel complesso però mi è rimasto piuttosto antipatico. Gaio Marzio è soprattutto un soldato dall'incredibile forza e coraggio che combatte sempre in prima linea. È però anche un nobile, molto superbo, che non vorrebbe concedere niente alla plebe e, anzi, alle rivendicazioni di essa sempre si oppone con forza. In realtà oggi però non voglio scrivere/riassumere la vita di Coriolano ma preferisco invece soffermarmi su un episodio, che mi pare interessantissimo, in cui egli ha solo un ruolo marginale.

Quando ancora Coriolano è giovanissimo e deve ancora conquistarsi gli onori sul campo di battaglia, a Roma c'è una crisi economica che ha molte analogie con la situazione di Sparta ai tempi di Licurgo e quella di Atene con Solone. I cittadini meno facoltosi sono fortemente indebitati con quelli più ricchi tanto che rischiano di perdere tutti i loro beni e di finire in schiavitù.
A Sparta Licurgo risolse il problema ridistribuendo in parti uguali tutte le terre e, di fatto, annullando la ricchezza; ad Atene Solone cercò un compromesso: non cancellò i debiti ma fece in modo che i poveri non finissero sul lastrico.

A Roma non c'è né Solone né Licurgo ma il senato, composto da cittadini nobili e ricchi. In quel periodo la città è in guerra con i volsci ma il popolo si rifiuta di prendere le armi fin quando non sarà risolta la questione dei debiti. Il senato promette quindi di moderare i prestiti ma terminata vittoriosamente la guerra si rimangia la promessa.
Così, alla guerra successiva, il popolo abbandona Roma e si rifugia sull'Aventino (494 a.C.) fino a quando Menenio Agrippa, col celebre apologo dello stomaco che deve essere nutrito dalle membra ma che a sua volta le sostiene, riesce a fare da paciere. Il popolo ottiene infatti due potenti magistrati: i tribuni della plebe, con ampi poteri di veto sulle decisioni del senato.

Ed è proprio questa contrattazione che trovo particolarmente interessante: da una parte c'è il parapotere ([E] 4.2) del senato, espressione della nobiltà, dall'altra c'è la democratastenia ([E] 4.4), ovvero il popolo. La legge del confronto ([E] 5.7) e il corollario dell'assente-perdente ([E] 5.8) ci dicono che normalmente non c'è un dialogo diretto fra parapoteri e democratastenia: al contrario, in genere, i primi si accordano fra loro a danno del popolo.
È però facile notare la peculiarità della situazione romana nel V secolo a.C: la democratastenia ha il potere militare o, almeno, costituisce la maggioranza degli effettivi dell'esercito. In uno stato di guerra più o meno permanente la forza militare diviene fondamentale e questo dà alla democratastenia una fortissima moneta di scambio nelle sue contrattazioni con il senato. Il popolo ottiene quindi i tribuni della plebe e questi garantiranno poi, per tutta la Repubblica, che il popolo non venga schiacciato dai parapoteri del tempo: questo credo che sia alla base del successo della repubblica romana su cui poi l'impero camperà a lungo di rendita.

È anche interessante notare quando il potere dei tribuni della plebe si ridusse (*1): il momento di svolta è a cavallo fra la seconda e terza guerra punica quando l'esercito romano smise di essere di leva e divenne formato da professionisti: in altre parole quando la democratastenia perse il proprio potere militare. Ovviamente il declino non fu immediato e ci volle ancora circa un secolo affinché la carica divenisse solo un titolo privo di reale potere: ma la relazione fra causa ed effetto mi pare evidente.
Questo esempio storico dovrebbe chiarire perché in [E] 12.6, nella nota 340, io abbia specificato la necessità che l'esercito sia di leva e non formato da professionisti. Mi copio e incollo:
«Questa è l'estrema garanzia democratica: se per qualche motivo tutti i meccanismi democratici dovessero collassare è bene che la forza bruta non sia in mano a un gruppo ristretto che, per la legge della rappresentatività, potrebbe avere scopi propri diversi da quelli dell'interesse collettivo (come succede nelle rivoluzioni con la varie forze di polizia: regolarmente sempre schierate dalla parte del potere e mai da quella del popolo). È quindi necessario che ci sia la totale identificazione fra potere militare e popolazione civile: questa identificazione è possibile solo grazie alla leva obbligatoria cosicché la forza militare sia costituita da un gruppo massimamente aperto.
Gli alti ufficiali o i soldati di eventuali reparti specializzati (per questo motivo necessariamente non di leva) potrebbero invece essere obbligati a lavorare, per un tempo prestabilito ogni anno, in un ambito civile in maniera da non perdere il contatto con la popolazione che dovrebbero difendere.
»

Conclusione: Coriolano per i suoi meriti in battaglia aspirò poi alla carica di console ma nonostante i suoi meriti non seppe né volle accattivarsi il favore del popolo che gli preferì altri candidati. Successivamente esiliato da Roma si rifugiò presso i volsci dei quali divenne il primo generale arrivando ad assediare Roma. Alle ambascerie del senato prima e dei sacerdoti poi, rispose con altero disprezzo ma quando la mamma, con moglie e figli, lo andò a supplicare di interrompere l'assedio lui la ascoltò: poco dopo i volsci presero l'occasione per assassinarlo visto che, nonostante le vittorie sul campo, non era riuscito a ottenere niente dai romani...

Nota (*1): v. Tribune of the Plebs su Wikipedia.org

giovedì 23 novembre 2017

Telecom Odissey 13

Onestamente due giorni fa avevo deciso di mollare e durante la notte, non riuscendo a dormire per l'irritazione, pensavo a come impostare questo pezzo per spiegare il mio umore e cosa fosse successo. Pensavo di partire con la famosa citazione di Nietzsche Schiller (*1) «Contro la stupidità neppure gli dèi possono niente»: ero infatti convinto che l'infausto tecnico Telecom locale (v. Acrimonia), con i suoi maneggi dietro le quinte, avesse avuto la meglio sulle mie ragioni.

Ma prima devo fare un passo indietro: in Telecom Odissey 8-12 ero rimasto a sabato mattina quando mi aveva richiamato il tecnico locale che mi aveva ripetuto quanto comunicatomi il venerdì sera, ovvero che dei tecnici esterni si sarebbero fatti vivi lunedì.

Lunedì mattina infatti mi telefonano e mi dicono che sarebbero passati in giornata per verificare la situazione e, in caso ce ne fosse bisogno, sarebbero tornati il martedì per cambiare il cavo. Avendo da fare altre cose gli chiedo a che ora pensano di passare: mi rispondono “verso le 15:00-15:30”.
Lunedì non si vede nessuno e martedì neppure. Ricevo anzi una telefonata muta dallo stesso numero che mi aveva chiamato lo scorso giovedì: ipotizzo che sia una chiamata per suggellare la conclusione dei lavori (ovviamente non fatti) e vi risparmio le mie teorie più cervellotiche.

A sera compilo un questionario sulla qualità dell'assistenza, in verità più orientato al sito, che però dirotto su tecnici/operatori: sono piuttosto duro e critico anche se non mi tiro indietro dal suggerire molte facili e realistiche migliorie.

Mi aspettavo quindi solo che chiudessero la mia chiamata ed ero molto incerto su come reagire in tal caso visto che sembrava essersi avverata la profezia del tecnico e dell'operatore che mi avevano detto, più o meno chiaramente, che ogni mio tentativo di ottenere qualcosa sarebbe stato inutile...

Si arriva quindi a mercoledì mattina...
Come scritto mi imbatto in un tecnico già al lavoro sulla mia linea telefonica: faccio marcia indietro, lo raggiungo di corsa e inizio a indottrinarlo con le mie varie teorie che, più o meno, già sapete. Inoltre nel fine settimana avevo ripassato sul viario cosa fosse successo sette anni fa in una situazione analoga e così gli citavo tutta la cronologia, comprese le date, di vari eventi. «Aprii la chiamata il 26 febbraio 2010», «Questo cavo fu installato il 29 aprile 2010», «Il 17 maggio 2010 cadde qui un albero» e simili!
Il giovane tecnico mi ascoltava un po' distrattamente, dandomi di tanto in tanto ragione, ma soprattutto lavorando, facendo prove e mettendomi ad aiutarlo (niente di che: dovevo srotolare un cavo mentre lui lo tirava in maniera che non si attorcigliasse!).
In pratica, in uno dei punti che ritenevo critici, aveva identificato un “giunto” rotto (che sicuramente pativa le infiltrazioni d'acqua) e l'ha riparato; poi ha fatto varie prove lungo il cavo e infine ha verificato che adesso in entrata in casa avrei 6.5Mbit solo che, per colpa del cavo interno, ne perdo circa 2.
La competenza di questo cavo è mia e dovrò farlo sostituire, preferibilmente insieme alla presa, da un elettricista: niente da ridire e comunque mi ha già portato la velocità da 1.8Mbit a circa 4.5Mbit...

Stamani infine ho confermato la chiusura della chiamata aggiungendo la seguente nota:
«Il problema è stato infine risolto dall'ultimo giovane tecnico esterno che ha lavorato sulla linea mercoledì mattina. Ha individuato il problema sulla linea, ha aggiustato la giunzione che dava problemi, ha verificato ulteriormente la linea e ha controllato da casa mia trovando un secondo problema non di competenza TIM/TELECOM. Il tutto parlando poco e dandosi parecchio da fare, senza paura di sporcarsi le mani. Al contrario ho percepito all'interno di TIM/TELECOM due anime: la prima di tecnici/operatori che più che voler risolvere i problemi del cliente sembrano cercare solo scuse per non intervenire; la seconda di tecnici/operatori seri e professionali (ottima XXXX) che tentano di risolvere i problemi invece di inventarsene di nuovi. Sfortunatamente la prima anima, benché minoritaria, è in grado di rallentare notevolmente la risoluzione dei problemi.»

Conclusione: mi sembra una nota equilibrata o, almeno, è quello che ho percepito io come utente.

Nota (*1): vedi prossimo pezzo che ancora non ho scritto!

martedì 21 novembre 2017

Dal badge ai protomiti

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

Dopo varie settimane mi sono deciso a dare una nuova occhiata a Goofynomics: mi piace, sono d'accordo su quanto leggo e, spesso, vi imparo cose nuove. Eppure mi stressa perché conferma le mie più pessimistiche interpretazioni della nostra realtà senza dare né speranze né alternative. Per questo lo leggo solo di tanto in tanto.

Come al solito ho dato una rapida scorsa ai vari articoli per capirne l'argomento: ho saltato quelli più tecnici e impegnativi e ho letto quelli più generici che, in realtà, trovo spesso molto interessanti.

In particolare l'articolo di cui oggi voglio scrivere è Il badge. Il pezzo spiega che al prossimo convegno di Goofynomics tutti i partecipanti, rigorosamente registratisi in anticipo, dovranno indossare la tessera col proprio nome: il motivo è che, se lo scopo di questa iniziativa è quello di contribuire a costruire una comunità di persone con la stessa visione, allora non ci può essere spazio per l'anonimato. Come al solito l'articolo è anche piuttosto spiritoso: il Bagnai scherza sul fatto che la grande maggioranza delle persone che lo contattano sono un po' strane (e raramente donne!) e, al riguardo, riporta una considerazione dei suoi collaboratori: «avremo vinto quando saremo seguiti da persone normali».

A una prima lettura superficiale questa frase significa semplicemente che Bagnai e i suoi collaboratori avranno raggiunto il loro scopo quando la maggioranza delle persone, le persone “comuni” cioè, leggeranno Goofynomics così come ora magari leggono Repubblica.it o guardano il TG5.
Ma a mio avviso tale frase solleva anche una questione molto più interessante e profonda: «Come mai le persone comuni non leggono Goofynomics?»
La domanda non è secondaria perché, rispondendo a essa, si potrebbero forse individuare delle soluzioni per diffondere più rapidamente il messaggio e le idee presentate su Goofynomics: in altre parole, come ripetono ottimisticamente i collaboratori di Bagnai, “vincere”.

Per rispondere compiutamente alla domanda «Come mai le persone comuni non leggono Goofynomics?» devo rifarmi a numerosi concetti illustrati nella mia Epitome.

Prima di tutto c'è la questione dei limiti dell'uomo. La persona comune non legge Goofynomics a causa di molteplici forme di limite cognitivo ([E] 1.1), per mancanza di tempo ([E] 1.2) e per altri limiti psicologici. Per la precisione:
1. Il limite cognitivo ha diverse sfaccettature ma in questo particolare caso le più significative sono: l'autoinganno (ovvero l'illudersi di conoscere già le ragioni della crisi italiana), la nolontà (la mancanza della volontà di informarsi) e, soprattutto, l'anti-risipiscenza (ovvero il non voler abbandonare idee intorno alle quali si è costruito la propria vita: l'Europa è un bene per l'Italia, l'Euro ci rende più ricchi etc...). In altre parole l'uomo comune non legge Goofynomics perché non vuole o preferisce non sapere.
2. La lettura di Goofynomics è spesso complessa e impegnativa: molte persone comuni preferiscono impiegare diversamente il proprio tempo libero o, comunque, non hanno le capacità per comprendere direttamente quanto viene qui spiegato.
3. La gente comune preferisce credere a una bugia piacevole piuttosto che a una verità sgradevole e finisce per farsi convincere dalla semplice reiterazione di affermazioni tranquillizzanti.

In altre parole il semplice problema della conoscenza dell'esistenza di Goofynomics è secondario: personalmente mi è capitato molte volte di far leggere a varie persone articoli che ritenevo particolarmente significativi e illuminanti. Sul momento mi veniva detto “sì, è vero: interessante...” ma poi queste stesse persone, che sembravano convinte da quanto letto, non tornavano spontaneamente a rileggere tale sito per saperne di più.

Oltre alle basilari ragioni psicologiche sopra citate c'è un altro motivo che da queste deriva: il paradosso dell'epoca ([E] 6).
L'uomo per sua natura vede il mondo che lo circonda non per quello che è ma attraverso il filtro dei protomiti ([E] 2) ovvero delle sue semplificazioni percepite però non sempre come tali ma, talvolta, confuse con la stessa realtà. Alcuni di questi protomiti sono caratteristici di una determinata epoca e società e sono detti epomiti ([E] 6.2): due epomiti sono «L'Europa porta benessere» e «l'euro porta ricchezza». Non solo: i due epomiti sopra citati sono particolarmente importanti perché contribuiscono a mantenere la stabilità della società, tendenzialmente squilibrata e ingiusta, e sono quindi detti equimiti ([E] 7.1).
Poiché gli equimiti mantengono la stabilità della società, e quindi garantiscono la prosperità e la crescita di ricchezza dei parapoteri ([E] 4), sono strenuamente difesi e protetti da quest'ultimi.
Ora il messaggio principale di Goofynomics è che “l'euro è la principale causa del declino dell'economia italiana” e, nella completezza delle sue declinazioni, è a sua volta un protomito che si oppone però a un equimito sostenuto da potenze globali.
È uno scontro fra Davide contro Golia: e poiché la battaglia è sul piano delle idee i parapoteri sostengono i preziosi equimiti con la spropositata potenza di fuoco dei media a loro, direttamente o indirettamente, asserviti ([E] 9, 9.3 e 9.5) magari facendo sostenere tesi speciose da intellettuali compiacenti, nella fattispecie economisti.

In altre parole se da una parte c'è un canale che propugna un protomito allora, dalla parte dell'equimito dominante opposto a esso, ce ne sono cento. Senza considerare l'autorevolezza dei canali di informazione tradizionali rispetto a un semplice viario. Ad esempio l'uomo comune considererà un'affermazione fatta in un telegiornale nazionale, seppure basata sul nulla, molto più credibile di un lungo articolo zeppo di dati e dimostrazioni di un viario.
La semplice ma continua reiterazione dell'affermazione che “tutto va bene/andrà meglio” ha facilmente il sopravvento su una verità sgradevole sebbene argomentata con solide prove.

Dunque l'uomo comune non legge Goofynomics per: 1. la stessa natura umana che spinge l'uomo a preferire un'illusione positiva a una verità sgradevole; 2. per la complessità del protomito così com'è presentato; 3. tale protomito è poi in opposizione a uno degli equimiti più importanti sui quali è basata la nostra società e si attira quindi tutto il fuoco di sbarramento dei parapoteri.

Cosa si potrebbe quindi fare per diffondere il protomito “L'euro fa male”?
Innanzi tutto andrebbe ribaltata la presentazione di questo concetto: bisognerebbe porre l'accento su quanto sarebbe bella l'Italia senza euro e contemporaneamente puntare il dito contro i problemi che questo ha causato. L'obiettivo sarebbe quello di trasformare il protomito in qualcosa di positivo e auspicabile: invece di “l'euro fa male” meglio “con la lira si starebbe bene”. Invece di elencare le sciagure provocate dall'euro meglio sarebbe indicare i benefici del non averlo.
Il protomito del “no euro” dovrebbe divenire qualcosa di positivo, una speranza semplice di un futuro migliore in cui tutti possano credere. Le formule e le dimostrazioni andrebbero lasciate a parte: a un livello separato, riservato a chi vuole approfondire.
Onestamente pareggiare la soverchiante potenza di fuoco dei media tradizionali è impossibile. L'unica possibilità sarebbe forse quella di creare distorsioni utili ([E] 2.3, nota 35) che minino le basi degli epomiti dominanti ma anche fuorvianti: la distorsione utile ha infatti il vantaggio di propagarsi spontaneamente nella popolazione e l'uso delle reti sociali (per quanto non neutre e quindi non affidabili) potrebbe rivelarsi utile. Parallelamente si dovrebbe scomporre il protomito “No euro” in molteplici distorsioni utili più facilmente trasmissibili. Ad esempio: “Con la lira l'inflazione NON schizzerebbe alle stelle” senza preoccuparsi troppo di spiegarne il perché: basterebbe fornire un semplice riferimento all'articolo di Goofynomics dove tale concetto è approfondito; oppure “Con la lira avremmo la crescita economica e quindi più lavoro e ricchezza per tutti” o meglio “Con la lira più crescita, ricchezza e lavoro per tutti”.

Conclusione: come anticipato la questione è molto profonda e complessa. Volendo cercare di sintetizzare al massimo si potrebbe dire che non è possibile diffondere a tutta la popolazione un protomito nella forma complessa proposta dal Bagnai poiché: 1. egli non ha l'autorità scientifica per imporre il suo protomito; 2. a causa dell'asimmetricità dell'informazione contraria a esso.
Una possibilità potrebbe quindi essere quella di scomporre il protomito complesso in distorsioni utili e positive che potrebbero poi diffondersi spontaneamente nella popolazione e, contemporaneamente, proporre altre distorsioni utili che affermino (a ragione: questa sarebbe la loro forza) la falsità degli equimiti dominanti.
Comunque ho la sensazione che tornerò sull'argomento...

lunedì 20 novembre 2017

Napoli e Juventus e...

Solo un commento dopo i risultati dell'ultima giornata: dopo la vittoria del Napoli e la sconfitta della Juve la maggior parte dei giornalisti che ho ascoltato vedono favorita la squadra partenopea per lo scudetto. Io resto invece convinto che nella seconda parte della stagione la Juventus tornerà in testa con giocatori come Higuain solo allora al massimo della forma mentre, temo, il Napoli sarà più stanco e logorato.
Certo che la difesa della Juventus continua a traballare paurosamente: io ritenevo probabile un pareggio e possibile la vittoria della Sampdoria ma non che la Juventus prendesse tre gol: non ho visto la partita e non so come sono nati ma sono comunque sintomatici di qualcosa di grave che non va nella difesa.

Invece ho visto Napoli-Milan e il Napoli mi ha fatto una pessima impressione: i telecronisti si sono subito affrettati a esaltare la prestazione del Milan che, secondo loro, avrebbe messo in difficoltà il Napoli, oppure dicevano che il Napoli “era maturato” perché in grado di “gestire” il risultato. Ma la mia sensazione è che fosse semplicemente il Napoli a non correre come suo solito: possibile che la stanchezza inizi già a fasi sentire o forse è solo la pressione psicologica per la prossima decisiva partita di Campion's? Oltretutto Sarri non mi è parso troppo soddisfatto...

Volevo fare un corto ma ormai è già troppo lungo. Aggiungo allora i miei commenti su altre squadre e/o partite che ho visto.

Sabato ho guardato anche la stracittadina fra Roma e Lazio. Non avevo veramente idea di chi potesse vincere (anche nella mia previsione le due squadre sono praticamente appaiate) e per questo ero piuttosto curioso. La partita in verità è stata nervosa e noiosa, molto tattica, con le squadre più attente a non prendere gol che a segnarli: alla fine però la vittoria della Roma mi è parsa meritata.
Continuo a essere incerto su quale di queste due squadre riuscirà a raggiungere il quarto posto (credo infatti che il terzo posto dell'Inter sia inattaccabile: vedi poi) però è ulteriormente migliorata la mia opinione dell'allenatore Di Francesco.

Domenica sera ho visto anche Inter-Atalanta. Inter solidissima con un bel calcio verticale, vince agevolmente e dopo il raddoppio si limita a controllare (non ho visto il quarto d'ora finale).
L'Atalanta è Gomez dipendente e ieri il piccolo fromboliere non era in grande forma: l'organizzazione tattica dell'Atalanta, contro una squadra ugualmente organizzata, non è quindi stata sufficiente.
L'Inter di Spalletti mi ha impressionato per la solidità con i due difensori centrali estremamente sicuri e attenti: se poi, come avevo scritto in Alla vigilia della 12° giornata, arrivano i gol di Icardi, allora l'Inter lotterà a lungo per il vertice...

Conclusione: non ho voglia di usare molte parole, quindi:
Napoli: ↓ (per la scarsa vivacità)
Juventus: ↓ (non tanto per la sconfitta quanto per il numero di gol subiti)
Inter: ↑ (per la solidità dimostrata in difesa e Icardi che sembra sempre più in forma)
Milan: = (solita squadra sconclusionata, confusa e senza idee in attacco)
Sampdoria: ↑ (non ho visto la partita ma una vittoria contro la Juventus è comunque una prova di forza)
Atalanta: = (contro l'Inter la sconfitta era preventivabile e poi Gomez non era in forma)
Lazio: = (resto dell'idea che sia allo stesso livello della Roma e la sconfitta, in una stracittadina, ci può stare)
Torino: = (non ho visto la partita ma dal risultato continuo ad avere la sensazione che la squadra non riesca a esprimere tutto il suo potenziale. L'allenatore è il solito sospetto).
Fiorentina: = (non ho visto la partita ma il risultato mediocre era preventivabile per una squadra da media classifica).

sabato 18 novembre 2017

Telecom Odissey 12

17/11/2017
- Stamani ho riacceso il router e... ha deciso di funzionare! La velocità è calata rispetto alle prove di ieri e siamo di nuovo poco sotto i 2Mb: più o meno la velocità di inizio estate.
- Verso le 10:00 mi accorgo che non funziona più la linea telefonica a voce: il telefono non dà segni di vita (non fa neppure “tu – tu” per capirci!).
- Da casa il cellulare non mi prende e così percorro qualche chilometro in macchina fino a raggiungere una zona con un buon segnale. Faccio il 187 ma non funziona (non so perché: sul momento ho supposto che da cellulare andasse chiamato un altro numero ma non ho ancora verificato...), chiamo casa e non squilla ma dà un messaggio di errore che non ricordo: così provo a chiamare mio padre e gli dico di segnalare questa ennesima anomalia (era già successo parecchio tempo fa e risolsero il problema in giornata direttamente dalla centrale) e di richiamarmi quando ha fatto.
- Telefona la sua compagna che viene rimbalzata a un operatore in Italia dall'accento napoletano: da quello che ho capito lei lo tratta piuttosto bruscamente e soprattutto, lo sottolineo perché sarà importante nel prosieguo, gli dice che anche la ADSL non funziona. Come scritto, in pratica da ieri sera, l'ADSL è tornata a funzionare ma la compagna di mio padre non lo sapevo e io, nei pochi minuti in cui ho parlato con lei, non ho pensato di comunicarglielo.
- Verso le 14:00 mi accorgo che il telefono è tornato a funzionare e così ne approfitto per comporre subito il 187 e capire se lo stato della mia segnalazione è cambiato.
- Temevo infatti che, sovrapponendo al problema della ADSL quello della linea voce, una volta risolto quest'ultimo venisse colta l'occasione per chiudere l'intera chiamata. E così è infatti!
- Fortunatamente il messaggio registrato prevede la possibilità di contattare un operatore: cosa che ovviamente faccio.
- Mi risponde dall'Italia un operatore dall'accento napoletano a cui inizio tranquillamente a riassumergli la questione dall'inizio: arrivato a dire “per una settimana Internet non mi ha funzionato” il tizio mi interrompe sbuffando e, molto aggressivamente con voce stentorea (la mia teoria del volume della voce volutamente basso era evidentemente farlocca: questo qui lo si sentiva e bene!) mi dà del “bugiardo”.
- Probabilmente avrei dovuto chiarire subito il motivo delle sue parole ma sul momento do semplicemente per scontato che sia lo stesso operatore con cui ha parlato la compagna di mio padre che adesso se la rifà con me. Come mio solito non mi irrito ma rimango perplesso e interdetto.
- L'operatore è in vena di rivelazioni col “cuore in mano” e mi dice chiaramente che la mia linea va a 1,8Mbit, che non è una velocità ottimale (sono d'accordo!), ma che per dove sono e il livello di segnale che ho dovrei essere più che contento. “Di solito non diamo neppure la disponibilità del servizio in aree come la sua”. Il problema, anche secondo lui, è strutturale del cavo e non ci si può far niente.
- Incomincio a ribattere e gli dico che fino a qualche anno fa la linea andava alla massima velocità. Lui mi replica che hanno solo lo storico dell'ultimo anno durante il quale, sempre secondo lui, la mia velocità è sempre stata al massimo di 2Mbit (non gliel'ho detto ma secondo me ha consultato male i suoi dati: solo dall'inizio estate, forse fine primavera, ho iniziato ad andare sui 2Mbit: prima, e per qualche anno, è stata un po' più veloce sui 4Mbit per non parlare poi di quando andava alla massima velocità prevista. Vedi Telecom Odissey 0 per i dati che ho ricostruito dal mio viario+memoria).
- Gli chiedo espressamente se, in caso la velocità scendesse ulteriormente, interverranno oppure no. Lui mi dice (“parlando sinceramente”) che la risposta è NO. “Per un singolo utente non si cambia 10Km di cavo telefonico”.
- Gli faccio presente che un tecnico (l'appaltatore per la precisione) aveva verificato che alla centralina il segnale era da 10Mbit e che questa era a 2/3 Km di distanza. E lui “Forse in linea d'aria ma...” e io “No so dove si trova ed è la lunghezza effettiva”, lui “probabilmente ha ragione lei ma sono comunque troppi”.
- Inutile poi per me cambiare operatore telefonico perché comunque l'ultimo tratto di cavo lo gestiscono loro. A meno che non cambi tecnologia di trasmissione passando, ad esempio, alla fibra. Ovviamente lo sapevo già ma volevo vedere come reagiva.
- Io gli ho spiegato che i problemi sono iniziati tutti con un albero che è caduto su un punto ben specifico della linea ed è quindi probabile, anche se non certo, che l'origine dei miei problemi sia proprio lì: possibile che non sia fattibile controllare ed eventualmente aggiustare il cavo in tale punto? Lui “Probabilmente lo hanno già fatto...” e io “No: perché i tecnici sono sempre venuti da soli e senza scala...”
- Lui spingeva affinché io l'autorizzassi a chiudere la pratica (“Tanto non c'è niente da fare”) ma io gli ho detto di mantenerla aperta perché ho pensato che, parlando con un tecnico del posto, potrei convincerlo a fare questo unico controllo “puntuale” che ho in mente fin dall'inizio: cioè, mi va bene che non mi cambiate il cavo ma almeno provate a vedere se è danneggiato dove vi dico io. Lui “d'accordo”, bene e arrivederci.
- Verso le 16:00 mentre scrivevo “Lui spingeva affinc...” è squillato il campanello di allarme della mia paranoia/diffidenza e mi sono chiesto: “Ma l'avrà realmente mantenuta aperta la mia pratica o avrà fatto di testa sua?”.
- Ho richiamato il 187 e il solito messaggio diceva “Problema segnalato l'8 novembre risolto: premere 1 per confermare la risoluzione del problema e 2 per parlare con un tecnico”. Ovviamente ho premuto 2...
- Dopo quattro minuti di attesa ho parlato con un'operatrice in Italia (anche lei con un leggero accento napoletano). Questa era molto più disponibile e gentile: gli ho rispiegato la situazione e lei non ha fatto tante storie. Ha mantenuto aperta la mia pratica dell'8 novembre per “degrado linea e velocità troppo bassa”. Mi ha anche confermato ciò che sospettavo: ovvero che mantenendo aperta la pratica con la data 8 novembre il mio caso ha la massima priorità. Questa operatrice ho sentito che smanettava al calcolatore mentre il precedente parlava e basta. Magari era solo un innocente problema di aggiornamento/sincronizzazione della base dati ma sono contento di aver richiamato.
- Ora che Internet mi funziona controllerò costantemente la mia pratica in linea.

Aggiornamento 21:00 del 17/11/2017: dopo essermi registrato al sito della Telecom/Tim ho verificato la pagina della mia segnalazione e questa era di nuovo chiusa (o meglio in “Attesa Conferma Cliente”) e così ho provveduto personalmente a selezionare l'opzione “Tenere Aperta” e ho riempito la nota del motivo con il papiro che potete immaginarvi.
Stavo già mentalmente preparandomi a un lungo ed estenuante ping pong fra l'assistenza che chiude la mia segnalazione e io che la riapro (almeno fino alle prossime piogge quando probabilmente perderò di nuovo il collegamento) quando alle 19:10 mi ha telefonato un'efficiente signorina dall'accento napoletano che mi ha comunicato che lunedì verrà una “squadra esterna”. Bo... speriamo bene...
Adesso ho ricontrollato la mia segnalazione in linea e in effetti adesso è di nuovo “in lavorazione”; inoltre si vedono due voci “Attesa Conferma Cliente” alle 12:04 e alle 16:50 segno che, evidentemente, almeno una riapertura era stata subito richiusa...

PS: il “bugiardo”. Come detto sul momento sono rimasto più sorpreso che offeso, probabilmente avevo pensato di chiarire in seguito ma il discorso aveva preso una piega diversa e mi era passato di mente. L'ipotesi che infatti avevo fatto al volo era che la “bugia” a cui si riferisse fosse quella dovuta all'affermazione fatta dalla compagna di mio padre secondo cui, oltre alla voce, anche Internet non mi funzionava mentre invece da stamani sono collegato seppure lentamente. Però sarebbe stata una bugietta proprio da poco e, senza danni e senza alcuno scopo, visto che in pochi secondi potevano controllare dalla centrale che non era così.
Lentamente si è fatto strada in me un altro sospetto che la seconda chiamata al 187 ha in verità accentuato: il primo operatore sapeva molte cose (magari neppure corrette al 100%) sul mio caso (tipo un'idea di massima della zona dove vivo) mentre invece la seconda operatrice “vedeva” solo gli scarni dati della mia connessione, ovvero che la mia linea è molto disturbata e che già sono ricominciate delle disconnessioni (io non me ne ero ancora accorto ma è molto plausibile). Non sapeva dei 10Km dalla centralina e di tanti piccoli dettagli noti invece al primo operatore.
Ho quindi concluso che fosse effettivamente l'operatore trattato bruscamente dalla compagna di mio padre e che questo avesse contattato l'ultimo tecnico venuto a casa mia per avere lumi sulla situazione. Ecco quindi che, in questa ipotesi, torna un po' tutto: il tecnico che ieri mi aveva fatto una pessima impressione (v. anche l'approfondimento in Acrimonia) potrebbe aver raccontato la sua visione distorta e opportunistica della reale situazione convincendo così l'operatore Telecom che io gridi “al lupo al lupo” e giustificando le sue parole con ricostruzioni parziali dei fatti. Anzi: ripensandoci l'accenno alla fibra sembra avvalorare questo mio sospetto; infatti la “fibra” era uno dei pochi concetti che il tecnico di ieri sembrava tenere a mente e, magari, potrebbe averne parlato anche all'operatore che poi l'ha suggerita a me... (*1)
Anzi, proprio perché sono paranoico e sospettoso, ho pensato anche alla seguente eventualità: possibile che il tecnico di ieri abbia manomesso la mia linea voce proprio nella speranza che l'intera segnalazione di guasto iniziata l'8 novembre venisse chiusa. Improbabile, però...

18/11/2017
- Ore 10:10. Mi ha telefonato il tecnico Telecom che era passato giovedì scorso (quello che mi era rimasto indigesto). Si è scusato per non avermi richiamato il giorno stesso (andandosene mi aveva detto che l'avrebbe fatto dopo aver verificato alcune cose lungo la linea...)
- Mi ha detto anche che le sue verifiche sono state inconclusive. Gli ho chiesto cosa significasse e mi ha spiegato che non riusciva a collegarsi (a Internet? ai cavi? bo...) col suo apparecchio.
- Mi ha anche detto che lunedì mi manderà i tecnici appaltatori.
- Bo, non cosa pensare: dopo l'adrenalina dei giorni scorsi sono molto fiacco, sfiduciato e senza energie oggi: però vedo anche tutto con più calma. Comunque la chiamata del tecnico mi ha fatto piacere: forse sono stato un po' troppo severo nel mio giudizio su di lui.
- Riguardo il significato "profondo" della chiamata lo devo ancora “digerire” perché già ieri sera l'operatrice Telecom, telefonandomi alle 19:10, mi aveva detto la stessa cosa. Mi chiedo quindi da dove sia veramente partito questo nuovo tentativo: dall'operatrice napoletana o dal tecnico locale? Vabbè: troppe domande, poche informazioni e non ho voglia di pensarci...
- Comunque la telefonata è stata brevissima e professionale (a parte un esordio piuttosto buffo ma che non ho voglia di raccontare). Alla domanda di chiarimenti mi è sembrato un po' scocciato ma forse è solo la mia immaginazione.
- Spero di NON avere da fare ulteriori aggiornamenti in questo fine settimana perché sono proprio senza energie: sto somatizzando molto questo difficile rapporto con Telecom e, ad esempio, ieri ero così teso che non ho neppure cenato mentre l'altra notte avevo dormito sì e no due ore...

Conclusione: domani è un altro giorno. Nel fine settimana voglio interpellare i miei vicini per sapere se hanno l'ADSL e come gli funziona. Poi voglio anche ricollegarmi al sito Telecom per monitorare in tempo reale la mia segnalazione. Comunque che paese l'Italia...

Nota (*1): vabbè: non fateci caso... quando il mio cervello inizia a funzionare a pieni giri, finisco per collegare insieme i dettagli più insignificanti. Ne sono consapevole e gli do il giusto (scarso) peso: ma mi diverto comunque a proporre le mie congetture.

venerdì 17 novembre 2017

Telecom Odissey 8-11

Ore 12:47 del 14/11/2017.
-Per tutto il fine settimana sono stato tranquillo, ieri (lunedì), speravo che il tecnico appaltatore si rifacesse vivo col suo compare ma, sebbene più inquieto, non ero preoccupato.
-Oggi (martedì) invece sono nuovamente ansioso...
- In mattinata non si è visto nessuno...
- Al 187 pare già che la mia chiamata sia data per risolta visto che è possibile aprirne una nuova: solo che non voglio creare problemi all'appaltatore e quindi ancora non ho parlato con un operatore per sollecitare l'intervento o avere notizie (che dubito abbiano). Certo che se entro stasera non si fa vedere nessuno io chiamo...
- La giornata è scura e ventosa però non piove: non hanno motivo di non intervenire. Possibile che mi sia sbagliato sul conto del ragazzo paffuto?

Telecom Odissey 9 - 15/11/2017
Ore 10:10 del 15/11/2017
- Ho fatto il 187 sul piede di guerra, con i miei appunti su cosa dire alla rumena di turno ma...
- Probabilmente ieri avevo ascoltato distrattamente il messaggio del 187: la mia chiamata infatti non è chiusa e invece del messaggio di “La segnalazione sarà risolta il 10 Novembre” dice “Ci scusiamo per il ritardo nel risolvere il problema: premere 1 per sollecitare, 2 per [non ricordo] altro”
- Ho scelto di sollecitare e un altro messaggio registrato mi ha confermato: “Sollecitazione inoltrata”.
- Mi chiedo se il ragazzo paffuto mi abbia fregato (come ero ormai convinto stamani) o se il suo ritardo sia in buona fede (lunedì pioviscolava e questo potrebbe aver causato ritardi a catena). Certo che se avessi valutato male Cicciobello sarebbe proprio una vergogna...

Telecom Odissey 10 - 15/11/2017
Ore 17:00 del 15/11/2017
- Ormai è buio e non interverrà nessuno, così richiamo il 187.
- Un messaggio automatico mi ha informato che la mia “Sollecitazione è stata inoltrata in data 15/11” e così ho solo la misteriosa opzione “Altro”... che ovviamente scelgo.
- Mi risponde un operatore dall'Italia! Il suo codice mi ricorda quello di un volo dell'Alitalia e trovo che questo sia un presagio estremamente negativo.
- La sua voce si ode fievole nella cornetta, l'accento mi pare lombardo ma non sono bravo a identificarli. Gli spiego rapidamente la situazione e lui mi dà ragione facendomi poi compiere delle prove inutili col router. Evidentemente essere condiscendenti con i clienti è una delle direttive che deve seguire ma non ascolta veramente: altrimenti avrebbe capito che il tentativo che mi chiede è inutile.
- (Intuizione/Sospetto) è possibile che il volume bassissimo della sua voce sia voluto: costringendo i clienti a sforzarsi per capire ciò che viene detto li si forza a usare la razionalità e quindi a rimanere più calmi; difficile poi alzare la voce quando all'altro capo della cornetta si ode solo bisbigliare. Brutto però che la Telecom ricorra a questi mezzucci per tenere tranquilli i clienti che ogni QUATTRO settimane la pagano per servizi che NON ricevono...
- Alla fine ho appurato, come mi immaginavo, che l'operatore ne sapeva meno di me e che il suo scopo è quindi solo quello di tenere tranquilli i clienti dando l'impressione di fare qualcosa.
- Oltretutto ho notato un'altra frase che sembra uscire direttamente dal manuale del bravo operatore telefonico. Mi ha detto “Già domani potrebbero intervenire ma non è sicuro”. Questa frase in sé non significa niente: il suo scopo è solo dare l'impressione che l'intervento possa essere l'indomani o il giorno successivo ma senza compromettersi dando date precise che in effetti non ha. Però suona molto meglio “Già domani potrebbero intervenire ma non è sicuro” invece che “Non so quando interverranno”, vero?

Telecom Odissey 11 - 16/11/2017
Ore 16:30 del 16/11
- Lo sapevo: era solo questione di tempo e dalla tragedia si sarebbe passati alla commedia grottesca...
- Alle 16:30 mi telefona l'ennesimo tecnico Telecom: non sa niente di niente e sembra, me l'ha spiegato (aggiungendo “non dovrei dirlo”) ma non ho capito, sia stato chiamato dagli appaltatori. Solo che lui non ha mezzi e, quindi, potrà solo chiamare a sua volta gli appaltatori. Credo che non ci sia bisogno di evidenziare la pura follia di questa procedura forse ispirata da un disegno di Escher (v. Drawing Hands per capire cosa avevo in mente).
- Quando ho capito un po' meglio la situazione gli ho chiesto: “Ma non potete farvi uno storico degli interventi di ogni chiamata in maniera da non dover ricominciare sempre da capo?”. E lui “Sì, ha ragione: io è vent'anni che cerco di farlo ma ancora non ci sono riuscito...”. Sorvolo sul fatto che io intendessi “voi = Telecom” mentre lui ha inteso “voi = Ugo” (nome di fantasia).
- Poi è saltato fuori che forse a far ripartire da capo la procedura sia stata la mia “sollecitazione” di ieri. “Ma qui lo dico e qui lo nego!” ha aggiunto il tecnico con estrema sottigliezza e abilità nel dire ma non dire.
- Alla fine, anche se era chiaro che da solo non poteva fare niente e che avrebbe solo ripetuto la verifica fatta venerdì scorso dall'appaltatore, fissiamo che passerà da me a ricontrollare...
- Appena riaggancio (era stata una telefonata piuttosto lunga e questo aiuta a “pulire” la linea) mi accorgo con orrore che il mio router si è connesso! Inoltre negli ultimi giorni è stato bel tempo, specialmente oggi c'è stato il sole che, suppongo, abbia asciugato l'umidità dai cavi migliorando il segnale: in altre parole 10 minuti prima dell'arrivo del tecnico, dopo una settimana di tentativi infruttuosi, il mio router è di nuovo connesso (anche se poi a provare a navigare si disconnetteva): mannaggia a lui!
- Arriva il tecnico, che aveva sbagliato strada (vi risparmio le numerose altre perle di questo personaggio allucinante), e col suo super router da 1000€ riesce a connettersi a circa 5Mbit. Vi risparmio anche i circa 20 minuti di dialoghi surreali in cui io gli fornivo le prove che per una settimana non c'era stato verso di riuscire a connettersi, delle verifiche fatte dai tecnici Telecom e dall'appaltatore, il mio ripetergli 100 volte che quando piove la linea si deteriora, che quando invece si usa a lungo il telefono (come stavamo facendo) la linea momentaneamente si pulisce, del clima e delle congiunzioni astrali...
- Alla fine si accorge che un parametro (“CRC” o “CRP” o qualcosa di simile, comunque di un certo numero di errori sulla linea) invece di attestarsi sui 4 al minuto era di 328! Gli propongo la seguente ipotesi: “Non sarà che il suo router da 1000€ tollera questa quantità di errori mentre il mio da 35€ no?” E lui: “È possibile... Perché non prova a comprarne un altro, anche usato (ormai tutti passano alla fibra), che potrebbe pagare sui 20€?”. E io: “O magari voi potreste sistemarmi la linea in maniera da eliminare tutti questi errori che non dovrebbero esserci...”
- Riproviamo col mio router e il bastardo si connette anche lui a 5Mbit verificati su un sito di Speedtest.
- Conclusione (con io che schiumavo): il tecnico mi ha detto che comunque manderà gli appaltatori a cercare di eliminare dalla mia linea il problema dei “CRC” (o quel che sono). Io però mi fido zero.
- Approfittando della linea funzionante ho pubblicato in fretta e furia vari pezzi che avevo già scritto, ma non questo che dovevo ancora aggiornare con le “ultimissime”.
- Dovendo uscire ho preferito spengere il router: vedremo cosa deciderà di fare domani mattina.
- Non so più cosa sperare: se la linea torna momentaneamente a funzionare questi tecnici/appaltatori saranno più che felici di lasciare tutto come sta col risultato che, alla prossima giornata di pioggia, rimarrò di nuovo senza collegamento per una settimana; se la linea non rifunzionerà sarò invece, ormai è chiaro, a tempo indeterminato senza collegamento a Internet e in balia di una variopinta banda di tecnici il cui unico obiettivo sembra essere quello di scaricarsi a vicenda le responsabilità e le incombenze di un lavoro che non sanno o non vogliono fare.

SITUAZIONE IN (SURREALE) AGGIORNAMENTO! (ma intanto volevo pubblicare la situazione a ieri sera...)

giovedì 16 novembre 2017

Simulazioni e parapoteri

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.4.0 "Leida").

Come i miei lettori più assidui forse sanno, per sviluppare il mio lavoro sull'epitome mi avvalgo di un fondamentale strumento: il mio quadernone!
Su questo quadernone, oltre a scrivere le mie labirintiche bozze (*1) di capitoli e sottocapitoli, ci sono varie pagine di liste, estremamente scarne (una massimo due righe), di cose da fare: aggiunte, correzioni, controlli, migliorie e simili.
Via via che porto avanti una nuova versione dell'epitome traccio una linea sulle azioni completate cosicché quando poi la pubblico queste liste sono un elenco di note cancellate...

Eppure da diversi mesi c'è una nota, ben in evidenza all'inizio di una pagina, che non riesco a cancellare; essa è la seguente: «Dimostrare inevitabilità nella società dei parapoteri: simulazione»
In effetti i termini “dimostrare” e “inevitabilità” sono decisamente ambiziosi!
Fortunatamente l'idea è di farlo con una “simulazione” che, come per le statistiche, permette di ottenere quasi sempre quello che si vuole(*2) modificandone opportunamente i suoi parametri di funzionamento...

Ovviamente una cosa è scrivere quale sia il nostro obiettivo e un'altra è riuscire a raggiungerlo!
In questi giorni però ho almeno incominciato a lavorarci e mi pare stia venendo un modello dal potenziale enorme: probabilmente i parametri in gioco sono troppi con la conseguenza che le combinazioni e interazione fra gli stessi crescono esponenzialmente.
Il pericolo è che, scegliendoli opportunamente, si potrebbe ottenere qualsiasi risultato: ovviamente io non ho interesse a “truccare” la mia simulazione per ottenere specifici risultati ma è altrettanto scontato che dovrò scegliere dei parametri in maniera arbitraria e, di conseguenza, facilmente contestabili.
Per farla breve dubito di arrivare a dimostrare qualcosa ma credo che comunque i miei risultati saranno significativi e, certamente, mi daranno molti spunti di riflessione.

Attualmente la mia simulazione è ancora piuttosto instabile: piccole modifiche nei parametri usati mi portano a risultati totalmente divergenti. Eppure già ci vedo delle dinamiche interessanti: ad esempio adesso credo che il problema sia il semplicissimo modello economico che ho implementato e che permette di creare dal nulla troppa ricchezza. Per questo ho già in mente tutta una serie di idee per rifarlo da zero...

È inutile che provi a descriverlo nei dettagli perché ancora non escludo di apportarci grandi modifiche ma l'idea base è quella di costruire un modello che simuli una società in cui inizialmente tutti i suoi cento componenti (*3) hanno pari ricchezza (*3) e sono suddivisi in quattro gruppi (*3). Casualmente, ma cercando di attenermi alle mie leggi del potere ([E] 5), questi componenti possono interagire fra loro aumentando la reciproca ricchezza, riproducendosi e creando nuovi gruppi.
Ciò che spero di ottenere è che, pur variando i parametri iniziali, un nuovo gruppo di pochi elementi ma di grande ricchezza, ovvero un parapotere secondo la mia definizione ([E] 4.2).

Conclusione: non so se riuscirò a ottenere ciò che spero ma comunque si tratta di un esercizio molto interessante. Non so quanto tempo ancora mi occorrerà: certo che non avere Internet con le sue distrazioni mi aiuta molto!

Nota (*1): dovrei veramente fare qualche scansione per mostrare l'intreccio di linee e diagrammi!
Nota (*2): discorso complesso su cui dovrei scrivere un pezzo a parte con le mie idee e teorie a riguardo. In breve: una simulazione è una semplificazione di un modello reale che possiamo studiare e controllare; esiste però il pericolo che la semplificazione eccessiva porti a risultati non significativi per l'aspetto della realtà che vogliamo studiare. Al riguardo ho pensato a delle regole generali che dovrebbero ridurre questo pericolo...
Nota (*3): parametro arbitrario...

mercoledì 15 novembre 2017

Rabbia e...

Che rabbia non poter pubblicare i miei pezzi quando li scrivo: in particolare quello su Tavecchio (“Illusioni e dimissioni”) era molto divertente ma più che passa il tempo e più che perde efficacia...

Comunque sto ascoltando molte riflessioni sul dopo Italia-Svezia: molte condivisibili altre meno (come quelle che danno grandi responsabilità ai giocatori “viziati”).

Mi ha colpito un servizio di Sky su come la Germania sia riuscita a risorgere dopo le difficoltà dei primi anni 2000: hanno puntato sui giovani, dividendo il territorio e facendo fare corsi mensili ai ragazzini più promettenti; i migliori di questi sono stati poi ulteriormente selezionati in appositi centri federali sparsi per tutta la Germania. Le squadre incassano il 2% degli introiti televisivi in base al minutaggio dei prodotti del vivaio; e tante altre belle iniziative...

Costo dell'operazione (se ho capito bene): 1 miliardo di euro.
Traduzione: in verità non si vince puntando sui giovani ma solo con i soldi.

Verde di rabbia - 20/11/2017
No, niente a che vedere con la Telecom: solo un mio esperimento finito male! Riguardo la lavatrice sapevo “gli indumenti bianchi e grigi si lavano a 60°, i colorati a 40° e il rosso a parte”: non per nulla ho solo pochi calzini rosa...
Recentemente, dopo la siccità estiva, avevo da fare parecchie lavatrici di roba che mi pareva parecchio sudicia: così, selezionando accuratamente i diversi capi da lavare insieme (tutta roba tendente al blu), avevo provato a lavare il colore a 60°. Il risultato era stato eccellente e così, con un po' meno attenzione avevo ripetuto l'esperimento: in particolare avevo mezzo insieme una copertaccia verde con qualche maglietta, mutande e un numero indefinito di calzini spaiati. Lavatrice fatta il sabato e dimenticata fino al giovedì successivo. Risultato: tutto verde! Gli indumenti grigi hanno preso un brutto colore verde scuro e spento e in generale sono divenuti una porcheria. Le eccezioni sono una federa blu che è divenuta di un bel blu marino e una maglietta che da color ocra è divenuta di un bel verdolino piuttosto intenso. Di seguito la foto dove indosso l'ex maglietta ocra: notare lo sparato della camiciola che da grigia ha preso un verde malsano...

Ogni somiglianza con KGB è puramente casuale!

PS: Volevo tirare in dentro la pancia e gonfiare il petto ma me ne sono dimenticato...

Ritrovamento - 20/11/2017
Nel pezzo Ricordo 5 scrissi:
«...
Quando mi trasferii dall'Olanda trovai, nascosto in un armadio, un piccolo fagottino di plastica con su scritto “Per quando torno. La mamma”. A occhio conteneva delle ciabatte e poco altro. Lei non ebbe più modo di venirmi a trovare ma quel pacchettino lo portai in Spagna con me e, da là, mi ha seguito in Italia.
Ce l'ho ancora e non l'ho mai aperto: adesso è disperso in un armadio, appena lo trovo pubblicherò anche la sua foto.
...
»

Ebbene, durante la siccità estiva, alla ricerca di vestiti puliti, ho aperto qualche armadio che di solito non adopero ed ecco che la famosa busta della mamma è risaltata fuori!
Il biglietto dice soltanto “MAMMA” e il “Per quando torno” era solo uno scherzo della mia memoria. Siccome la foto della sola busta non dice niente mi sono finalmente deciso ad aprirla: come previsto (si intravedevano) c'erano due ciabatte e quella che sembra essere una specie di pigiama/vestaglia (oltre a della biancheria che, per pudicizia, non ho fotografato)

E ora cosa ne faccio? Niente: rimetto tutto nel sacchetto e lo ributto in un armadio. Lo so non ha senso: ma che male c'è a fare di tanto in tanto qualche piccolo gesto insensato se ci va di farlo?

PS: lo sfondo verde è la famigerata coperta che mi ha colorato l'ultima lavatrice...

Pesca a strascico - 21/11/2017
Ecco un esempio del pericolo di cui ho più volte scritto: L’esercito americano ha spiato i cittadini e lasciato i dati sul cloud di Amazon di Andrea Daniele Signorelli su LaStampa.it

A parte la svista di lasciare disponibili a tutti questa enorme quantità di dati (*1) che cosa si spera di ottenere da questa specie di “pesca a strascico”?
Ve lo dico io: solo una grande base dati dove, a ogni individuo che accede a Internet, è associata una linea con tanti coefficienti sulla sua potenziale pericolosità ricavati automaticamente da dei programmi per calcolatore.
Questo genere di spionaggio produrrà sicurezza? No: solo una potenziale discriminazione basata su statistiche e soglie di rischio probabilmente arbitrarie.
Contemporaneamente però in queste enormi base dati (*2) potrebbero essere facilmente conservati altri tipi di dati, come l'orientamento politico, quello sessuale, lo stato di salute e simili apparentemente meno critici ma potenzialmente molto più discriminanti (perché più esatti e affidabili) e facilmente abusabili.

Nota (*1): errore che, a seconda dei punti di vista, si può ritenere divertente, triste, allarmante, pericoloso, etc...
Nota (*2): di cui i dati trovati nella nuvola di Amazon sono solo la punta dell'iceberg: questi archivi dovevano essere ritenuti poco più che spazzatura e, per questo, dimenticati alla potenziale portata di tutti. Ma è più che ragionevole ritenere che esistano moltissime altre basi di dati con informazioni molto più sensibili.

Nuova versione - 26/11/2017
Ho cominciato a lavorare a una nuova versione dell'epitome: secondo i miei piani dovrebbe essere una semplice revisione generale, però se poi mi faccio prendere dalla mano...
Nell'ipotesi di mantenere l'intento iniziale la nuova versione sarà la 0.4.1 e immagino di concluderla per metà dicembre. Ovviamente è tutto, come al solito, molto aleatorio.