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sabato 9 giugno 2018

Harari e il fascismo

Ultimamente, sull'onda della crisi di “non governo” delle scorse settimane, ho ripreso a controllare circa una volta al giorno FB. Ogni tanto, oltre a battute puramente divertenti, si trova anche qualcosa di interessante.
In questo caso si tratta di un video con Harari che tiene una brevissima presentazione alla trasmissione “TED – Ideas worth spreading”: Why fascism is so tempting – and why your data could power it.

Come sapete io fui da subito entusiasta di Harari: nell'ormai vecchio W Harari! scrivevo ad esempio:
«Il professore Yuval Noah Harari lascerà il segno con il suo libro sul quale è basato il corso.» E poi continuavo con numerosi complimenti...

Il suo libro, considerando che è un saggio di storia, deve aver avuto un grande successo e così, anche grazie al fatto che Harari parla un ottimo inglese (semplice ed essenziale ma anche logico e chiaro, con un leggero accento, suppongo, israeliano), vedo che è stato più volte ospite nella trasmissione TED. Con reciproco vantaggio: Harari espone idee provocatorie ma indubbiamente interessanti e, contemporaneamente, promuove i suoi libri: sono contento, se lo merita.

Il video in questione dura poco meno di venti minuti (piuttosto intensi e fitti di informazione) e, ovviamente, consiglio di guardarlo direttamente.

Di seguito un mio riassunto, piuttosto dettagliato, di quanto Harari spiega e su cui baserò poi le mie riflessioni e commenti.

[1] Harari parte dalla constatazione che il fascismo non equivale al nazionalismo: ci sono popoli anche molto nazionalisti, come giapponesi o svedesi, che però non sono fascisti.
[2] Piuttosto il fascismo consiste nel dare una visione semplificata della realtà nella quale la propria nazione deve essere anteposta a tutto, compresa la famiglia e le amicizie. Da quest'ottica ogni scelta morale (e non) è semplificata: ad esempio la valutazione dell'arte si risolve nel giudicare se essa sia o non sia utile alla propria nazione; la scuola poi dovrà insegnare tutto ciò che sia utile all'interesse della nazione (mentre il vero non è altrettanto importante).
[3] L'essenza del fascismo sembrerebbe assurda e ci potremmo chiedere come sia possibile sostenere tale ideologia. Il motivo è che nella vita reale il male non sempre appare brutto e minaccioso (come le figure di Sauron o Darth Vader nelle pellicole cinematografiche!) ma, anzi può sembrare bello: da questo punto di vista il cristianesimo è molto più realistico di Hollywood quando dipinge il male: Lucifero è infatti mostrato come bellissimo. Contemporaneamente il fascismo appare bello perché chi si riflette in esso (ovvero l'abitante di una specifica nazione) si trova bello a sua volta: sfrutta cioè la vanità umana. In altre parole l'individuo appartenente alla “migliore nazione del mondo” sarà gratificato da tale idea e, quindi, si sentirà superiore (vanità) agli altri abitanti del mondo.
[4] Harari passa poi a un altro importante concetto: il fascismo tende ad accentrare il potere.
[5] Nell'antichità il potere corrispondeva alla terra e quindi il fascismo tendeva ad accentrarla conquistando altre nazioni.
[6] Nell'era moderna il potere corrispondeva ai macchinari e il fascismo consisteva nell'accumularli aumentando così la propria capacità industriale.
[7] Al giorno d'oggi invece il potere è dato dall'informazione e quindi il fascismo tenderà ad accumularla e controllarla.
[8] Anche nel secolo scorso l'informazione era già molto importante e la seconda guerra mondiale fu vinta dalle democrazie proprio perché la gestione distribuita dell'informazione era più efficace di quella centralizzata.
[9] Il grande pericolo dell'epoca moderna è che, grazie all'informatica e a programmi di intelligenza artificiale sempre più evoluti, la gestione centralizzata dell'informazione, tipica di un fascismo, è divenuta più efficace di una sua gestione distribuita. Ciò rende un fascismo moderno molto più forte ed efficiente che in passato.
[10] L'unione di biotecnologia e informatica permetteranno in futuro a programmi di conoscerci meglio di quanto noi non si conosca noi stessi e, quindi, di controllarci manipolando le nostre emozioni.
[11] La democrazia non è poi basata sulla razionalità ma sul sentimento ed è quindi vulnerabile da chi possa manipolare ciò che proviamo (se non sbaglio breve accenno alle elezioni USA e alla Brexit: ma potrebbe trattarsi di un mio commento! Scusatemi ma non ho voglia di controllare...).
[12] Per evitare il fascismo gli ingegneri dovrebbero far sì che troppa informazione non finisca nelle mani di pochi e, contemporaneamente, che la computazione distribuita sia almeno altrettanto efficace di quella centralizzata.
[13] Il comune cittadino invece dovrebbe cercare di non farsi manipolare attraverso le proprie emozioni (paura, odio o vanità) e per farlo dovremo conoscere ed essere consapevoli delle nostre debolezze.
[14] Alla domanda se ci sia differenza se i dati sono controllati da una grande azienda o da un governo risponde di no.
[15] Harari aggiunge poi che i momenti di crisi come quello attuale sono ancora più pericolosi perché si potrebbero tentare strategie ad alto rischio ma potenzialmente alto guadagno che normalmente non si prenderebbero in considerazione: ad esempio la manipolazione genetica.

Il precedente riassunto si basa sui miei appunti raccolti dopo un singolo ascolto: potrebbero quindi contenere qualche inesattezza od omissione: nel complesso credo però di aver riportato abbastanza correttamente quanto detto da Harari.

Passiamo quindi alle mie osservazioni: indicherò i paragrafi a cui mi riferisco con dei numeri fra parentesi quadre.

[1] Sono d'accordo. Piuttosto ovvio in realtà...
[2] Sicuramente una semplificazione interessante e provocatoria tipica di Harari. Tutto sommato mi pare una valida definizione: bello ed elegante come, ad esempio, risolve il razzismo. Un fascismo sarà razzista se la sua popolazione, in quanto espressione della migliore nazione del mondo, avrà una certa omogeneità etnica; ma potrebbe benissimo esistere un fascismo non razzista se la sua società fosse multietnica.
[3] Beh, questa mi pare una semplificazione eccessiva. Contemporaneamente mi chiedo se dovrei inserire la vanità fra i limiti dell'uomo nella mia Epitome... Non credo: a meno che per vanità non si intenda una semplificazione nella propria visione del mondo. Ecco, forse dovrei aggiungere a [E] 1.3 il concetto che l'uomo vuole sempre fare il minimo sforzo e questo anche nella comprensione della realtà: questo significa che preferirà le verità (protomiti) più semplici a quelle più complesse.
[4-7] Direi di sì: pensiamo a una dittatura...
[8] Che??? Le democrazie vinsero la seconda guerra mondiale perché la capacità industriale degli USA era dieci volte maggiore di quella tedesca! Poi, volendo, anche l'informazione ebbe un ruolo fondamentale con la decriptazione dei codici tedeschi: ma questo non mi pare abbia niente a che vedere con la concentrazione dell'informazione.
[9-10] Totalmente d'accordo. Sarebbe interessante sapere cosa intenda Harari con biotecnologie: io lo leggo come schedatura genetica e ciò che ne consegue, ma potrei sbagliarmi. Rimando a [E] 20 e 20.3 ma anche 9.5
[11] Harari qui di nuovo semplifica troppo: sembra non rendersi conto (o voler ammettere) dei limiti intrinsechi della democrazia, probabilmente a causa del paradosso dell'epoca ([E] 6). Rimando a [E] 10 per una disanima più approfondita dei limiti della democrazia. Comunque confermo che l'aspetto emotivo è presente...
[12] In questo caso gli “ingegneri” corrispondono agli scienziati. Come spiegato in [E] 17 essi sono un potere aperto e subordinato e quindi, come tali, non hanno certo l'autonomia di decidere come gestire l'informazione o di far sì, con la pura volontà, che la computazione distribuita sia più efficace di quella centralizzata! La prima decisione spetta al potere politico mentre la complessità della computazione non dipende dagli ingegneri...
[13] Ciò che dice Harari è giusto ma mi pare altrettanto importante, se non di più, che il cittadino eviti di condividere in rete le proprie informazioni: in questa maniera sarà più difficile che venga manipolato.
[14] D'accordo con Harari: la sua stessa risposta la do nella nota 271.
[15] Di nuovo d'accordo: ma i pericoli sono molti di più. Vedi [E] 20.

Aggiungo che, da quanto ho capito, Harari ha scritto un nuovo libro e, probabilmente, la brevissima sintesi che fa in circa venti minuti equivarrà a un paio di capitoli. Sono sicuro che i concetti che non mi hanno convinto molto, se letti nella loro versione approfondita e maggiormente argomentata, mi apparirebbero molto più corretti!

Interessante poi che, dal ritratto fatto da Harari, le nazioni più a rischio di fascismo sono USA (vedi Google e FB) e Cina a causa del controllo centralizzato dell'informazione! In effetti siamo messi proprio bene...

Nel complesso mi sembra di essere ormai nettamente più “avanti” di Harari nella comprensione della realtà moderna (e non). Quelle che per lui sono delle vaghe intuizioni corrispondono a singoli dettagli della mia teoria che nell'Epitome ho inserito in un'intelaiatura teorica molto più concreta: basti pensare alle leggi del potere o alla teoria dei protomiti...

Da un certo punto di vista mi riempe d'orgoglio l'aver superato uno studioso che ammiro profondamente e a cui la mia stessa Epitome deve molto (ad esempio per [E] 2.5 e varie idee sull'importanza dei protomiti nella definizione della visione che l'uomo ha della realtà). Contemporaneamente è però anche seccante, per non dire frustrante, che la mia opera non dico sia famosa ma che non venga letta neppure da una decina di persone (invece delle attuali 2 o 3, me incluso)!

Conclusione: vabbè, io tanto scrivo per me... prrr!! (pernacchia)... sigh...

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