«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 29 gennaio 2019

Saggezza onirica

Stanotte ho avuto le seguenti rivelazioni:
«L’Intelligenza Artificiale è la nuova parapsicologia del XXI secolo.» (Sogno)

«In Italia c’è molto fervore verso l’Intelligenza Artificiale perché qui, più che altrove, si avverte l’assenza dell’intelligenza normale.» (Sogno)

In realtà, almeno per la mia normalità, il sogno era abbastanza sconclusionato…
Gran parte di esso era basato su un’idea piuttosto sciocca: inizialmente verteva sulle “Ali della Lega” e io stesso non capivo a cosa ci si riferisse. Alla fine ho scoperto che era una specie di omaggio distribuito massicciamente che serviva per proteggersi dalle intemperie. Nel prosieguo del sogno l’accenno alla Lega sparisce completamente e questo gadget si rivela essere un'iniziativa commerciale di livello globale: una specie di poncio multiplo, ovvero un grande telo con tanti buchi per le teste. Ricordo l’immagine di alcuni soldati che marciano sotto questo multi-poncio di plastica/gomma nera (sbucavano solo le teste!) mentre il tizio che ne parlava male protestava che “un po’ di grandine non ha mai fatto male a nessuno”… sarà…

Poi ho avuto un rapido intermezzo di collegamento che però, in realtà, potrebbe essere un buono spunto per un racconto di fantascienza.
«Un ricercatore va a cercare in Africa un “maestro” in grado di influenzare con la mente l’umore delle persone. Dopo aver viaggiato a lungo lo trova: è un nero minuto che indossa una specie di tradizionale caffettano e lo aspetta sul sedile posteriore di una vecchia Mercedes. Il ricercatore si siede al suo fianco e il nero, senza dirgli niente, gli afferra la testa con le mani, l’avvicina alla sua fino a far toccare le fronti e infine si mette a ridere a crepapelle! Il ricercatore allora fa appena in tempo a pensare “Ma che razza di stupido imbroglio è questo...” che riapre gli occhi ritrovandosi nella sala di un ricevimento di gala accanto allo stesso nero di prima, adesso in abito da sera e con un bicchiere di champagne in mano, che lo guarda sorridendo: dopo qualche secondo di smarrimento ricorda che aveva chiesto al nero di dargli una dimostrazione dei suoi poteri…»
In realtà dopo questo sogno, almeno il mio umore, era più inquieto che divertito!

Probabilmente questo elemento parapsicologico ha fatto da spunto e cerniera per la parte finale del sogno dove sono state dette le frasi che ho riportato precedentemente.
Finalmente c’ero anch’io nel mio sogno: ero in un cortile con molte altre persone (che non conoscevo), all’apparenza colleghi di lavoro, e ci si ritrovava a improvvisare una riunione intorno a un vecchio tavolo. Prima però si devono raccogliere le sedie (quelle classiche da ufficio con le rotelle) sparse per il cortile. Tutti sono industriosi e si muovono rapidamente sapendo cosa fare mentre io arranco lento (mentre capto i vari commenti sul tema) perché ho molto sonno (!). Ovviamente mi ritrovo con una sedia rotta perché gli manca una rotella.
La riunione è appunto sull’IA e io mi chiedo cosa ci faccia lì visto che non ne so niente. E infatti, molto opportunamente, il sogno finisce e io mi sveglio proprio all’inizio della discussione vera e propria...

Comunque ripensandoci l’idea del poncio multiplo non è così terribile…
Si potrebbe lanciare, visto che San Valentino è vicino, un poncio per coppiette: me lo immagino anche con un unico grande cappuccio per entrambe le teste e delle aperture laterali da cui sia possibile far uscire un avambraccio all’occorrenza: queste aperture le vedo come delle specie di tasche da cui sia facile far uscire il braccio dall’interno ma non dall’esterno, in maniera da mantenere sia la riservatezza che il calore.
Ovviamente il poncio potrebbe essere venduto con disegni più o meno colorati, sia da interno come sorta di pigiamone per guardare la tivvù insieme sul divano, oppure come un tipo di tabarro chiuso da indossare sopra gli abiti per uscire a passeggiare insieme in città. Io credo che, soprattutto alle ragazze, l’idea potrebbe piacere.
Anzi sospetto che questa idea sia già venuta a molte persone: quello che servirebbe sarebbe una pubblicità per non far sembrare l’idea sciocca ma romantica. Ancora meglio dovrebbe essere usato da una coppietta in una pellicola romantica di successo…
Ah! ovviamente il poncio doppio dovrebbe essere realizzato in un tessuto facilmente lavabile in lavatrice.

Conclusione: scusatemi per aver pubblicato due sogni consecutivamente ma anche questo mi sembrava interessante/divertente...

lunedì 28 gennaio 2019

Il più grande cuoco coreano

Stanotte ho sognato la vita del più grande cuoco coreano!
Prima di spiegare alcune utili premesse voglio però mettere nero su bianco ciò che mi ricordo del sogno: le premesse verranno dopo…
Nel sogno non ho sognato la vita stessa del grande Sanpei ma il suo racconto accompagnato da alcune immagini: come fosse un documentario!

«Il giovanissimo Sanpei si era da qualche anno allontanato da casa per conoscere la Corea, bere e divertirsi, quando viene a sapere che il padre è morto. Così torna rapidamente nel suo paese natale per le esequie.
Con grande commozione scopre che il padre, nonostante si fossero separati con un litigio, lo avevo perdonato e, comprendendo la sua sete di conoscenza e avventura, aveva posto sul fianco di una montagna sacra una lapide votiva dove chiedeva agli Dei fama, grandezza e successo per il suo unico figlio maschio. Sanpei ovviamente visita la lapide e lì, per onorare il padre, fa a sua volta voto di divenire il più grande cuoco coreano. Poco dopo scopre che il padre aveva trasportato la lapide di pietra, la calce per murarla e lo scalpello per inciderla in più viaggi e tutti compiuti in ginocchio.
Allora Sanpei, per non essere da meno del padre, fa a sua volta un ulteriore giuramento: avrebbe cucinato ogni giorno per cento anni sempre la stessa colazione, una prelibatezza: salmone con gli occhi fusi.
Poi il sogno mi mostra l’inizio della carriera di Sanpei: egli ha un semplice banchetto sul quale cuoce e vende le sue pietanze. Il problema è che la sua colazione è molto costosa e prepararla ogni giorno gli porta via gran parte del profitto che guadagna nel resto della giornata. Sanpei infatti non è interessato ad arricchirsi ma è concentrato sul suo scopo di divenire il più grande cuoco coreano: i suoi prezzi sono popolari e, come detto, lo ripagano appena delle spese. In compenso egli esperimenta sempre nuovi piatti e vende solo quello che gli pare. Localmente è già conosciuto e apprezzato ma al di fuori del suo paese non lo conosce nessuno.
In particolare Sanpei prepara anche le bevande che poi vende: acqua aromatizzata con erbe rare che lui stesso raccoglie sulla montagna sacra. Inoltre, stufo evidentemente delle continue richieste, ha esposto sul suo banchetto un cartello molto grande con scritto che non vende “Coca Cola”!
Un giorno visita la regione proprio un alto dirigente della Coca Cola che vuole aprire un nuovo stabilimento di produzione. Gli amministratori locali ne approfittano anche per fargli fare un breve giro turistico e, ovviamente, lo portano anche a visitare la montagna sacra: con grande imbarazzo per le autorità locali, salendo lungo la strada che porta al monte, passano davanti a uno spiazzo dove si trova il banchetto di Sanpei; il giovane cuoco non c’è perché è andato a raccogliere erbe ma il cartello contro la Coca Cola sul suo banchetto è ben visibile!
Il dirigente però non si offende e, anzi, ne è molto incuriosito così…
»

E qui mi sono svegliato! Ho subito pensato che si trattasse di un sogno interessantissimo e ho iniziato a ripetermi i vari particolari per non dimenticarli: visto che ormai ero completamente sveglio mi sono alzato e li ho scritti…
Ed ecco, in ordine sparso, le premesse che non ho voluto scrivere prima per timore di dimenticarmi qualcosa:
- un mio amico mi aveva accusato di romanzare un po’ i miei sogni: non me ne faceva una colpa, spiegandomi che l’avevano fatto anche grandi autori, ma comunque me lo faceva notare…
In verità, gli avevo spiegato, io mi limitavo invece ad aggiungere ai miei sogni il minimo indispensabile, magari elaborando e razionalizzando ciò che in essi erano solo vaghe intuizioni (comunque presenti). Ecco, in questo sogno ho invece voluto aggiungere dei particolari “miei”: per semplicità ricopierò qui di seguito l’intero sogno colorando le varie parole in maniera diversa: le parti sognate esplicitamente le lascerò in grigio, quelle solo intuite in verde e quelle aggiunte di sana pianta in blu. Mi dispiace per i vostri occhi ma non ho voglia di riscrivere tutto in maniera diversa…
- Attualmente sto guardando (in lingua originale) su Netflix una serie di cartoni animati giapponesi (magari ne scriverò a parte) e ovviamente mi diverto a notare dei particolari che danno indicazioni sulla società attuale; una serie coreana ambientata nel passato (bo, direi inizio XVIII secolo: accennano a una precedente invasione giapponese…); infine da qualche giorno sto giocando a un gioco (“Sahadow Tactics: Blades of the Shogun”) ambientato nel Giappone feudale; ah! Sempre in questi giorni sto mangiando delle minestre di spaghetti coreane già pronte che mi ha portato un amico dalla Corea del Sud: ovviamente mi diverto a sperimentare aggiungendovi ingredienti diversi (oltre a quanto fornito nella confezione: del resto delle indicazioni sulla preparazione si capisce solo 3 (si suppone "minuti" di cottura) e 550 (si suppone ml di acqua ma io ne aggiungo 600...), visto che le scritte sono in coreano!). Questo per spiegare forse l’origine dell’influsso orientale sul mio sogno: l’amore e il rispetto filiale verso il padre e l’importanza del voto/parola data/onore...
- Il nome del cuoco potrebbe essere Senpei, Sampei o Sanpei: ricordava quello del ragazzino pescatore giapponese (che da piccolo odiavo!) ma potrebbe anche essere lievemente diverso: nel sogno l'ho sentito una volta sola!

Di seguito la versione del sogno “colorata”:
«Il giovanissimo Sanpei si era da qualche anno allontanato da casa per conoscere la Corea, bere e divertirsi, quando viene a sapere che il padre è morto. Così torna rapidamente nel sup paese natale per le esequie.
Con grande commozione scopre che il padre, nonostante si fossero separati con un litigio, lo avevo perdonato e, comprendendo la sua sete di conoscenza e avventura, aveva posto sul fianco di una montagna sacra una lapide votiva dove chiedeva agli Dei fama, grandezza e successo per il suo unico figlio maschio. Sanpei ovviamente visita la lapide e lì, per onorare il padre, fa a sua volta voto di divenire il più grande cuoco coreano. Poco dopo scopre che il padre aveva trasportato la lapide di pietra, la calce per murarla e lo scalpello per inciderla in più viaggi e tutti compiuti in ginocchio.
Allora Sanpei, per non essere da meno del padre, fa a sua volta un ulteriore giuramento: avrebbe cucinato ogni giorno per cento anni sempre la stessa colazione, una prelibatezza: salmone con gli occhi fusi.
Poi il sogno mi mostra l’inizio della carriera di Sanpei: egli ha un semplice banchetto sul quale cuoce e vende le sue pietanze. Il problema è che la sua colazione è molto costosa e prepararla ogni giorno gli porta via gran parte del profitto che guadagna nel resto della giornata. Sanpei infatti non è interessato ad arricchirsi ma è concentrato sul suo scopo di divenire il più grande cuoco coreano: i suoi prezzi sono popolari e, come detto, lo ripagano appena delle spese. In compenso egli esperimenta sempre nuovi piatti e vende solo quello che gli pare. Localmente è già conosciuto e apprezzato ma al di fuori del suo paese non lo conosce nessuno.
In particolare Sanpei prepara anche le bevande che poi vende: acqua aromatizzata con erbe rare che lui stesso raccoglie sulla montagna sacra. Inoltre, stufo evidentemente delle continue richieste, ha esposto sul suo banchetto un cartello molto grande con scritto che non vende “Coca Cola”!
Un giorno visita la regione proprio un alto dirigente della Coca Cola che vuole aprire un nuovo stabilimento di produzione. Gli amministratori locali ne approfittano anche per fargli fare un breve giro turistico e, ovviamente, lo portano anche a visitare la montagna sacra: con grande imbarazzo per le autorità locali, salendo lungo la strada che porta al monte, passano davanti a uno spiazzo dove si trova il banchetto di Sanpei; il giovane cuoco non c’è perché è andato a raccogliere erbe ma il cartello contro la Coca Cola sul suo banchetto è ben visibile!
Il dirigente però non si offende e, anzi, ne è molto incuriosito così…
»

Come si vede la maggior parte delle mie aggiunte sono in verde, ovvero esplicito delle sensazione che nel sogno sono solo intuite. I particolari in blu (e talvolta il confine fra blu e verde non è netto) sono relativamente pochi: soprattutto ho voluto cercare di spiegare, sul finale del sogno, perché Sanpei non fosse presente al suo banchetto e cosa ci facesse l’alto dirigente della Coca Cola da quelle parti...

Conclusione: certo è incredibile pensare quale incredibile miniera di idee perdiamo al mattino quando ci svegliamo...

domenica 27 gennaio 2019

Il Giorno della Memoria 2

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.1.1 "Psicomante Maior").

Lo scorso anno (v. Il Giorno della Memoria) per commemorare il giorno della memoria scrissi del genocidio dei circassi avvenuto nella seconda metà del XIX secolo. Quest’anno voglio invece scrivere di un avvenimento molto più recente: il genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994.

La mia idea è che ricordare, conoscere e confrontare fra loro, per quanto superficialmente, queste immani tragedie ci darà una “comprensione migliore” del fenomeno. Ho scritto “comprensione migliore” fra virgolette perché uno dei primi risultati di questo esercizio è stato il rendermi conto della totale follia che li caratterizza (v. Geremiade) ma non mi viene in mente un termine più adeguato…

Come lo scorso anno mi sono basato come unica fonte su Wikipedia: lo specifico perché i veri storici sorridono ironicamente quando sentono accostare le parole “Wikipedia” e “fonte”: in questo caso però mi sono limitato a estrarre delle informazioni piuttosto fattuali e quindi, a meno che non siano state inserite volutamente errate (ma non vedo perché...), dovrebbero comunque essere affidabili.

Il genocidio ruandese ebbe luogo dal 6 aprile al 15 luglio 1994 ma le radici sono molto più antiche.
Le etnie Tutsi e Hutu avevano convissuto per molti secoli (secondo una teoria dal XV secolo) più o meno pacificamente nella stessa regione: SEMBRA (*1) che prima della colonizzazione belga le differenze etniche ormai non fossero particolarmente sentite e che siano stati proprio gli europei ad accentuare la sensibilità razziale dando la propria preferenza ai Tutsi (tendenzialmente più alti e dal naso e i lineamenti in genere più stretti). Nel periodo della colonizzazione sembra quindi che i Tutsi raggiunsero un livello di ricchezza e predominanza sociale rispetto agli Hutu: quando poi il Ruanda ottenne l’indipendenza il potere passò alla minoranza Tutsi e così iniziarono delle forti tensioni sociali.
Ripercorriamo rapidamente questa progressiva crescita di violenza e scontro sociale (sempre da fonte Wikipedia).
1959 Rivolta Hutu contro la monarchia Tutsi che...
1961 ...porta al referendum per l’indipendenza.
1962 Indipendenza ufficiale dal Belgio e sterminio di 100.000 Tutsi.
1966 Colpo di stato che riporta i Tutsi al potere.
1972 Fallisce colpo di stato Hutu: la successiva repressione Tutsi provoca 200.000 morti Hutu.
1973-1975 Colpo di stato militare guidato da un generale Hutu che istituisce un regime repressivo e autoritario.
1988 Tensioni nel vicino Burundi si propagano al Ruanda.
1990-1993 Guerra civile in Ruanda fra le forze governative a predominanza Hutu contro quelle militari a predominanza Tutsi. Provoca 1.000.000 di vittime ma ha ancora i contorni di uno scontro civile/politico piuttosto che etnico. Gli accordi di pace vennero sottoscritti nel (ottobre) 1993 sotto l’egida dell’ONU, degli USA e della Francia ma il successivo assassinio (6 aprile 1994) del presidente Hutu fu la scintilla che scatenò il genocidio dei Tutsi.
1994 Dal 6 aprile al 15 luglio genocidio dei Tutsi
1996 “Strascichi” del genocidio: profughi Hutu (*2) massacrati in Zaire dai Tutsi.

Il genocidio venne ordinato dal governo di emergenza (il presidente era stato appena assassinato) ed eseguito da forze paramilitari nelle città mentre, nelle zone rurali, collaborarono comuni cittadini Hutu che ben conoscevano i propri vicini. Le uccisioni furono brutali, casa per casa: si colpirono i propri vicini e i conoscenti da una vita con armi di fortuna, non solo con armi da fuoco ma anche con machete e bastoni chiodati. Spesso uomini e donne subirono violenze e torture prima di essere uccisi.
Il genocidio finisce con la vittoria dell’RPF, le truppe irregolari Tutsi che avevano combattuto la precedente guerra civile, nelle regioni progressivamente liberate (e che provocano l’esodo della popolazione Hutu che teme rappresaglie) fino alla vittoria finale nell’estate del 1994.
Si stima che i morti Tutsi furono complessivamente fra gli 800.000 e 1.000.000: non ho trovato i numeri esatti ma stimo che morì circa il 75% della popolazione Tutsi.

I miei sentimenti sulla vicenda li ho già espressi (v. Geremiade) e adesso è invece necessario cercare di rimanere razionali e obiettivi per cercare di confrontare questo genocidio con quello dei Circassi ed individuarne così gli elementi comuni e le differenze.
Per il genocidio dei Circassi avevamo individuato le seguenti precondizioni:
1- minoranza (rispetto alla popolazione russa)
2- religione diversa
3- differenza culturale (in particolare la lingua)
4- etnia (?)
5- localizzazione territoriale
6- il tipo di governo della maggioranza (impero russo)
7- rappresentanza politica della minoranza

Alcuni di questi elementi sono presenti anche nel genocidio ruandese ma non tutti.
1- Minoranza: sì → i Tutsi rappresentavano il 20% della popolazione ruandese quindi erano una significativa minoranza.
2- Religione: no → sia Tutsi che Hutu erano/sono cristiani
3- Cultura: no → credo non ci fossero differenze significative di cultura fra Hutu e Tutsi
4- Etnia: sì → sembra anzi la “motivazione” principale del genocidio
5- Localizzazione: no → da quanto ho capito i Tutsi erano distribuiti più o meno uniformemente nel territorio ruandese.
6- Tipo governo: incerto → il Ruanda usciva dalla guerra civile ma mi pare di capire che l'autorità politica fosse ancora a forte maggioranza Hutu.
7- Rappresentanza: incerto → come detto il Ruanda usciva dalla guerra civile e, mi pare di capire, non c’era ancora stata una vera e propria ripartizione del potere (*3).

A questi punti ne devono essere aggiunti un paio nuovi:
8- Scopo reale dei parapoteri: nell’Epitome ho dimostrato che il potere in ogni società, comprese quelle a guida democratica, non è mai del popolo ma appartiene a diversi gruppi di potere che cambiano in base all’epoca e al luogo. Quando uno stato fa qualcosa in genere le motivazioni (protomiti) fornite alla popolazione non sono le stesse dei parapoteri il cui utile è spesso più concreto che ideologico. Nel genocidio dei Circassi lo scopo del parapotere politico (e, suppongo, di molti altri parapoteri economici) era evidentemente quello di impadronirsi delle loro terre. Nel caso del Ruanda sono maggiormente incerto: da una parte il parapotere politico, a maggioranza Hutu, voleva forse cercare di mantenere il proprio controllo (che gli accordi di pace precedentemente siglati avrebbero fortemente ridotto) del paese eliminando fisicamente l’opposizione Tutsi; dall’altra mi pare evidente che le élite al potere condividessero gli stessi pregiudizi, se non odio, del resto della popolazione Hutu (*4) verso i Tutsi.
9- Coinvolgimento popolazione: ritengo che sia un elemento significativo: per avere l’approvazione o almeno l'acquiescenza della popolazione basta un protomito (fuorviante) che spieghi “per tutelare i vostri interessi si deve fare così...”; per ottenerne però la collaborazione attiva il protomito deve essere molto più forte e convincente, qualcosa del tipo “se non fate così ne andrà direttamente del vostro immediato benessere e/o di quello dei vostri cari...”. Ora, nel caso dei Circassi, la popolazione russa non ebbe un ruolo attivo ma furono i militari che agirono sul campo: questo significa che i protomiti (le informazioni) forniti a essa potevano anche essere vaghe e imprecise per non provocare proteste interne. Nel caso del Ruanda invece, il coinvolgimento diretto della popolazione Hutu fa pensare a protomiti molto più potenti (a dei veri e propri epomiti quindi).

Ci sarebbero probabilmente altre considerazioni da fare ma credo che sia meglio analizzare altri stermini di massa prima di sbilanciarsi in inutili speculazioni.
Mi pare comunque che già questa analisi comparata, sebbene superficiale, sia utile per “comprendere” non le “ragioni” (che in realtà non esistono) di questo tipo di follia.
È poi normale, via via che approfondisco l’argomento, aggiungere nuovi fattori all’elenco delle precondizioni che possono portare al genocidio: idealmente mi piacerebbe, una volta che ho più materiale, costruire una tabella riassuntiva in cui sia facile comparare i vari casi: credo che da questo esercizio si potrebbero ricavare molte importanti riflessioni e insegnamenti.

Conclusione: al prossimo anno...

Nota (*1): queste teorie abbastanza fumose vanno prese con le molle perché possono rappresentare anche solo l’opinione più o meno arbitraria dell’ultimo utente che ha contribuito alla pagina…
Nota (*2): si parla di “migliaia” di vittime: si tratta dei profughi Hutu causati dalle riconquiste delle forze Tutsi durante il genocidio.
Nota (*3): l'importanza di una rappresentanza nella struttura del potere ce la dà il caso della regione del Butare, governata all’epoca dall’unico prefetto Tutsi: per molti giorni non ci furono massacri fino a quando questi non fu sostituito da un Hutu fedelissimo del governo.
Nota (*4): del resto questa tendenza è normale: un parapotere può diffondere un protomito/distorsione con la consapevolezza che questo sia falso per poi, magari a generazioni di distanza, finire per credere sinceramente in esso. Ad esempio nell’antichità le persone più istruite (e quindi appartenenti ai parapoteri dell’epoca) non credevano nella magia considerando sciocche superstizioni o semplici sogni i voli delle streghe su bastoni e gli incontri col diavolo; nel XIII secolo però il Papa (parapotere religioso/politico) per giustificare maggiormente la crociata contro i catari li incolpò non solo di eresia ma anche di speciali rapporti col demonio che sfociavano appunto in magia: nei secoli successivi (in pratica fino all’illuminismo) anche gli intellettuali (e quindi anche gli alti prelati) si convinsero della reale esistenza di streghe e stregoni.

venerdì 25 gennaio 2019

Atti e fatti

Ho scaricato da Google Ricerca Libri “La sacra Bibbia volgarizzata da Niccolò Malermi approvata dalla sac. Congregazione dell’Inquisizione l’anno 1567. Ridotta allo stile moderno, e arricchita di note”.
Per praticità solo il sesto volume col Nuovo Testamento…
Al momento gli ho dato appena un’occhiata ma mi ha fatto sorridere che “Gli atti degli apostoli” sono chiamati “I fatti degli apostoli”!

Notturno 8 - 1/2/2019
La razionalità dell’uomo riposa sull’assurdità di mille sogni.

Book overflow - 1/2/2019
Come mi ero ripromesso per quest’anno sto cercando di finire di leggere dei libri non terminati, però…
Però, per qualche strano motivo, faccio parecchia fatica con American Gods, allora ho iniziato in parallelo anche Le vite parallele di Plutarco (ero arrivato al secondo volume di quattro), però sto leggendo anche La notte nel medioevo (sostanzialmente per capire perché non ne ricordo niente!) e Il paradiso perduto di Milton che ho comprato qualche giorno fa ed ero curioso di iniziarlo…
Il risultato è che sto rimanendo bloccato su tutti e quattro i fronti: dovrei mettermi un pomeriggio solo a leggere per finire qualcosa…

Per non parlare che scalpitano in attesa Il tramonto dell’euro di Bagnai (mi è stato regalato!) e Scienza è democrazia di Maria Luisa Villa (v. La comunicazione Burioni).

Insonnia assurda - 1/2/2019
Da qualche mese dormo male: mi sveglio nel cuore della notte in preda all’ansia. Varie preoccupazioni ma niente di eccezionale: sono io ansioso.

Da tre giorni non sto toccando il gioco “Shadow tactics: blades of the Shogun” (v. accenno in Il più grande cuoco coreano) perché il cervello mi andava in circolo su dei livelli di gioco (più o meno immaginari) e mi struggevo a cercare di risolverli in un dormiveglia estenuante.

Stanotte invece sono rimasto bloccato in un dormiveglia più poetico ma ugualmente stressante: riscrivevo in versi in italiano il “Paradiso Perduto” di Milton!!
Nel dormiveglia mi sembrava di star facendo anche un ottimo lavoro ma, fortunatamente, non mi ricordo nessun passaggio...

Insonnia 2 - 2/2/2019
Anche stanotte mi sono svegliato verso le 4:00 e nel dormiveglia ero vanamente impegnato nel tentativo di dare scacco matto con Re e Alfiere+Cavallo contro Re: si può fare ma è difficile…
Buffo come nel dormiveglia mi pare di riuscire a vedere bene l’intera scacchiera visto che da sveglio non ne sono capace!

Psicomante maior

Finalmente ho finito la versione 1.1.1 “Psicomante Maior” dell’Epitome!

In effetti si tratta di una semplice revisione… beh, quasi… ma proprio per questo mi ha preso molto più tempo del previsto: trovo infatti noiosissimo rileggere (con molta attenzione poi) pagine e pagine che ormai conosco a memoria. Eppure è un lavoro che devo fare: anche stavolta vi ho trovato numerosissimi, troppi, errori. Poi, come al solito, è stata l’occasione anche per aggiungere qualche nota, riscrivere delle frasi per chiarificarle e, più raramente, tagliare qualcosa di cui magari non sono più certo…

Ma non si tratta di una semplice revisione!
Tanti mesi fa accennai a un misterioso “progetto” relativo all’Epitome ma, volutamente, non fornii alcun indizio. Ebbene l’idea era quella di annotarmi delle frasi interessanti da aggiungere come epigrafi ai vari capitoli.
Lo scopo è duplice: da una parte mostro, almeno indirettamente, da dove provengono alcune mie idee e/o spunti di riflessione; da un’altra allieto e incuriosisco il lettore con citazioni di autori famosi: il lettore potrà infatti divertirsi a scoprire la mia rilettura di questi aforismi e compararne le differenze col mio pensiero.
Volendo c’è anche un terzo motivo: queste citazioni dimostrano anche che le mie idee non sono totalmente peregrine e che altri, molto prima di me, hanno avuto idee non troppo dissimili. Personalmente lo trovo confortante.

Sfortunatamente per realizzare questa idea avevo una grande difficoltà: solo recentemente (diciamo dal 2018 in poi) ho iniziato ad annotarmi sistematicamente frasi che mi sembravano attinenti ai capitoli della mia Epitome ma di tutto ciò che ho letto negli ultimi dieci anni, e che eppure mi è stato di ispirazione per quanto poi ho pensato e scritto, non ho quasi alcuna traccia.
Ho scritto “quasi alcuna” perché setacciando il mio ghiribizzo, filtrando col marcatore “Frase”, qualcosa ho recuperato: certo si tratta solo di una piccola frazione di ciò che ho letto ma è comunque meglio di niente.

A causa di questa difficoltà mi sono però ritrovato a compiere una scelta che non mi piace molto: per alcuni capitoli dove non avevo sufficiente materiale ho aggiunto degli aforismi scegliendoli da una raccolta di essi. Da una parte si tratta spesso di frasi estremamente efficaci e appropriate per quanto andrò a scrivere ma, da un’altra, sono qualcosa di estraneo all’epitome, del trucco cosmetico aggiunto in seguito, ma che non hanno contribuito alla sua stesura o a farmi maturare le idee su cui è basata.
Insomma aggiungere aforismi scegliendoli da una raccolta è come voler arredare la propria casa acquistando ogni mobile e suppellettile all’Ikea: il risultato può essere carino ma mancherà di quell’originalità, personalità e soprattutto storia che invece ha un arredamento acquisito/costruito nel tempo.
Questa soluzione è per questi motivi temporanea: la mia idea è di eliminare progressivamente questi aforismi, a cui io e l’Epitome siamo poco legati, per sostituirli con passaggi tratti da libri che ho effettivamente letto.
Forse potrei riscorrere anche i libri già letti soffermandomi sulle eventuali annotazioni lasciate a margine (anche se con i libri "buoni" non l'ho fatto): potrebbe essere una maniera per recuperare altro materiale… vedremo…

Comunque il risultato mi pare eccellente: probabilmente riuscirò a trovare anche qualche “volontario” per leggere unicamente queste epigrafi e avere così un parere su di esse anche se, certo, non sapendo cosa ho scritto io non sarà possibile giudicare quali siano quelle più appropriate… anche qui vedremo…

Ero poi molto preoccupato dalle possibile conseguenze legali derivanti dall’aggiungere le citazioni. Fortunatamente l’articolo Diritto di citazione su Wikipedia mi ha rassicurato: basta indicare con precisione chi è l’autore (e l’eventuale traduttore) originale e non ci sono problemi (a parte situazioni in cui si potrebbe cercare di abusarne copiando troppo materiale, ma non è certo il mio caso!).

Complessivamente l’Epitome è cresciuta di altre 11 pagine passando da 209 a 220 di cui, direi a occhio e croce, un po’ più della metà è dovuta alle epigrafi.

Conclusione: per scaricare la nuova versione del mio “capolavoro” rimando alla solita pagina Epitome...

lunedì 21 gennaio 2019

Banalità e irritazione finale

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.1.0 "Alice").

Lentamente mi sono poi dimenticato di molte idee per corti che poi non ho scritto: vediamo comunque cosa mi ricordo…

-Epitome: sono a riguardare il capitolo 15… è buffo: rileggere e correggere dovrebbe essere più facile che aggiungere nuovo materiale ma per me è il contrario… è troppo noioso anche se (a giudicare dagli errori che trovo) necessario…
- AI/Python: sono fermo, malattia e altri impegni mi hanno tolto la concentrazione necessaria.
- Boccaccio: ho finalmente finito il Decameron ma non ci scriverò alcun pezzo. Però mi ha di nuovo fortemente impressionato il rispetto con cui viene disegnata la figura dell’infedele Saladino. Oltretutto nei dialoghi anche i personaggi musulmani dicono “Iddio” cosa che mi fa quasi pensare che ci fosse una certa idea diffusa che, seppure in modi diversi, sia i cristiani che i musulmani venerassero lo stesso dio. Insomma il Boccaccio tende più a evidenziare gli aspetti comuni che le differenze: mi sembra un atteggiamento molto moderno…
- Adesso sto cercando di finire di rileggere “American Gods”: mi mancano un centinaio di pagine ma faccio fatica… Anche perché contemporaneamente ho ripreso in mano Le vite parallele di Plutarco (non avevo neppure terminato la vita di Marcello), La notte nel medioevo (che ho già letto ma tanto non me lo ricordo!) e ieri ho iniziato un libro appena comprato “Il paradiso perduto” di Milton così, per farmene un’idea…
- Crisi anche di peso/bilancia: mi basta un minimo di stress che subito mangio come una termite riprendendo in poco tempo i chili persi in mesi…
- Con la chitarra sono sempre bloccato: devo assolutamente riuscire a reinstallare GuitarPro 6 perché tutti gli spartiti sono adesso in formato .gpx e senza di questi non posso fare niente. Ben mi sta: ecco cosa succede a usare programmi non aperti…
- Mi tocca poi pure spezzare una lancia a favore di Sfera Ebbasta: Due senatori di Forza Italia denunciano Sfera Ebbasta per 'istigazione all'uso di droga'. Per quanto Sfera Ebbasta possa non piacere è comunque un artista e, come tale, deve essere protetto nella sua libertà di esprimersi. Ma poi in Forza Italia non dovrebbero piuttosto preoccuparsi dell’istigazione alla prostituzione? Vabbè…

E queste erano le cose “banali” e meccaniche, facili da ricordare…
Ho dato un’occhiata a IlFattoQuotidiano.it per cercare ispirazione sugli spunti più sottili e interessanti (senza riuscirvi: ormai sono persi o me li ricorderò in maniera casuale) e ho trovato il seguente articolo: Oxfam: “Il 5% degli italiani ricchi ha il 90% dei più poveri. E l’86% di aziende nel mondo controllate da uomini” da IlFattoQuotidiano.it
E soprattutto si legge che i 26 miliardari più ricchi detengono una ricchezza pari a quella della metà più povera della popolazione mondiale più povera. Ed è una tendenza in aumento.

È una questione che mi sta a cuore e che ho trattato ([E] 4.5: «nel 2012 ...i 400 americani più ricchi (ovvero lo 0,00013%) possedevano una ricchezza pari a quella del 50% più povero della popolazione.») e spiegato nella mia Epitome ([E] 11.4: «Non è un caso che la forbice fra la ricchezza dei ricchissimi (ovvero i vertici dei parapoteri economici/finanziari) e dei cittadini comuni stia aumentando: si tratta invece del normale frutto di una democrazia drogata dove il potere politico, fortemente influenzato dai parapoteri sovranazionali, va ormai, almeno in alcuni stati, apertamente contro l'interesse della stragrande maggioranza dei propri cittadini ed elettori»; [E] 12.1: «Non è un caso, come abbiamo visto nel capitolo 7, che la forbice della ricchezza fra i super ricchi e le persone comuni si stia ampliando sempre più: è la logica conseguenza di anni di politica che ha favorito i grandi parapoteri economici a danno della gente comune, ovvero della democratastenia.»): la politica italiana (ma non solo) battibecca su fascisti, populisti, sovranisti, destra e sinistra e non riesce a vedere (o meglio non vuole vedere) il vero problema: la senescenza della democrazia unita alle distorsioni democratiche portate dalla globalizzazione. E questa lotta contro i mulini a vento permette all’ingiustizia, in questo caso economica (ma è parimenti anche di diritti e libertà), di aumentare senza freni.
Perché, è bene ribadirlo, non sono dei grandi geni dell’economia questi 26 miliardari ma è solo il gioco di questa società moderna che è truccato tutto in loro favore.
Per i dettagli rimando alla mia Epitome…

Conclusione: inutile che mi sforzi di racimolare qualche altra idea: adesso sono irritato e ne approfitto allora per proseguire nella mie revisione dell’Epitome...

domenica 20 gennaio 2019

Mediocrità

L’altro pezzo (v. premessa di Comunicazione-Burioni) che avevo in mente prende lo spunto dal seguente aforisma:
«Il successo di tanti libri si fonda sull'accordo fra la mediocrità delle idee dell'autore e la mediocrità delle idee del pubblico.» (Nicolas de Chamfort)

Ci ho riflettuto a lungo e trovo che si tratti di un’intuizione profonda sulla società umana. Al posto di “tanti libri” possiamo sostituire “opere” o anche “idee” e la frase rimane comunque vera.
È infatti evidente che per apprezzare pienamente qualcosa si devono avere le capacità o le conoscenze per poterlo fare. E lo stesso vale per il gusto, che è personale e arbitrario, anche ciò che piace senza (almeno apparentemente!) bisogno di studio o conoscenza non sfugge a questa regola. Anche la musica, una canzone oppure una pellicola cinematografica dipendono dal nostro contesto culturale e dalle nostre esperienze.

Curiosamente quando inizio a riflettere su questo aforisma è come se entrassi in un labirinto uscendone sempre in luoghi diversi, ovvero arrivando a conclusioni o idee sempre nuove.
Un “percorso” che mi piace seguire è quello della bellezza: è infatti considerata bella l’opera mediocre che soddisfa e appaga il gusto mediocre del pubblico. Questo ci dice l’aforisma.
Ma allora, mi chiedo, sarebbe in assoluto più bello ciò che piace al maggior numero di persone oppure ciò che piace solo al ristretto numero degli “esperti”?
Se il bello è ciò che piace allora vince la massa: se però, come credo, il bello è un valore assoluto che non ha niente a che vedere con quanto viene percepito allora vale il contrario.
Ma non è tutto così semplice: ammettendo che il bello sia un valore assoluto e che questo non sia mai esattamente percepito da chi lo giudichi dall’esterno allora quale diviene la definizione di bello?
Perché il “mi piace” si baserà su criteri soggettivi ma se il bello è invece assoluto dovrebbe essere possibile valutarlo assolutamente.
Alla fine si ritorna al punto di partenza: se non esistono criteri oggettivi per valutare il bello allora esso non è forse quel valore assoluto che avevamo ipotizzato…

Eppure possiamo davvero anche solo pensare che, ad esempio, una sinfonia di Beethoven sia meno bella di una canzone di San Remo solamente perché in Italia “piace” a più persone la seconda?
Forse dovremmo introdurre un nuovo concetto da affiancare a quello di bellezza: il valore.
Della bellezza possiamo a questo punto dimenticarcene: essa è variabile e dipende dal gusto personale. Il valore invece potrebbe essere quel quid assoluto che, a volte, si confonde con la bellezza.
Ecco la bellezza potrebbe essere pensata come l’ombra del valore: in base all’illuminazione apparirà più o meno grande a chi la guarda ma si tratterà di un’impressione effimera, che dice poco o niente sul valore di un’opera (o di una persona!).

Vero è che anche per il valore non sembra possibile trovare dei criteri universali per misurarlo: ma in effetti l’assenza di questi criteri univoci non equivale a dire che il valore non sia assoluto.

Intuizione! Forse ne possiamo fare una buona stima considerando anche il fattore tempo.
Possiamo forse definire l’importanza come la media di quanto piaccia qualcosa nel trascorrere degli anni (magari con qualche correzione matematica per ridurre la distorsione del gusto del presente). Non si deve confrontare quindi Beethoven con la canzoncina di San Remo limitandoci a cosa le persone preferiscano oggi, e ovviamente senza limitarci ai gusti degli abitanti della penisola, ma si dovrebbe mediare quanto una cosa piaccia nel corso degli anni.

Ecco quindi che siamo giunti a un’altra “ovvietà”: è il tempo che ci dice quanto un’opera sia grande, quanto valga cioè. Certo resta sempre un’approssimazione ma è come fare la media della lunghezza delle ombre di un oggetto durante l’arco di una giornata, col Sole che le allunga e le accorcia col suo spostarsi nel cielo: se abbiamo abbastanza osservazioni possiamo ricavare una stima della dimensione reale dell’oggetto illuminato.

E se un’opera semplicemente non viene conosciuta? Magari se non è compresa nel suo tempo questo le potrebbe togliere visibilità anche nelle epoche future…
Mi chiedo: esistono autori/artisti non apprezzati per niente nel loro tempo ma “riscoperti” postumi a decenni o più di distanza?
Probabilmente sì... ma in questo caso non si potrebbe obiettare che “semplicemente” la mediocrità di un’opera del passato ha incontrato la “mediocrità” dei gusti della massa del futuro? Ebbene la risposta è “no”: l’opera nel passato (secondo la nostra premessa basata sull’aforisma) non era mediocre nel passato ma, anzi, fuori dalla norma e per questo non apprezzata. Rimane il fatto che il successo comporta l’apprezzamento da parte della massa sempre di gusti mediocri: però il fatto che un’opera del passato riesca ad avere successo nel futuro ci suggerisci che il suo valore abbia comunque una certa grandezza assoluta…

Conclusione: divagazioni… spero di non aver annoiato troppo i miei lettori...valga cioè. Certo resta sempre un’approssimazione ma è come fare la media della lunghezza delle ombre di un oggetto durante l’arco di una giornata, col Sole che le allunga e le accorcia col suo spostarsi nel cielo: se abbiamo abbastanza osservazioni possiamo ricavare una stima della dimensione reale dell’oggetto illuminato.

Conclusione: divagazioni… spero di non aver annoiato troppo i miei lettori...

venerdì 18 gennaio 2019

La comunicazione-Burioni

Oggi ho proprio voglia di scrivere! Avrei una miriade di piccole idee, ideali per singoli corti o per un unico pezzo che le raggruppi insieme, e per due pezzi un po’ più impegnativi: oggi scriverò uno di quest’ultimi e, se avrò ancora voglia, mi porterò avanti scrivendo altro materiale.

Dunque ieri ero da mio padre e, annoiato, ne ho approfittato per dare un’occhiata a FB (che ultimamente guardo un paio di volte la settimana). Un mio amico (tendenzialmente contro i vaccini) aveva condiviso un articolo/intervista che mi è parso molto interessante: L’immunologa Maria Luisa Villa fa a pezzi la retorica del “castigatore di somari” di Burioni da InfoSannio.Wordpress.com
Il titolo e la foto allegata (che mostra un Burioni dall’aria non troppo sveglia) sono fuorvianti: l’intervento dell’immunologa è infatti molto equilibrato: non entra nel merito dell’utilità/rischio dei vaccini ma si limita a esprimere forti dubbi sull’efficacia di un certo stile di informazione di cui Burioni è forse l’esponente più noto; quindi lo critica ma di sicuro non lo fa “a pezzi”!

Nell’articolo sono esposte numerose considerazioni interessanti:
1. l’atteggiamento prevalente fra coloro che propugnano la diffusione dei vaccini ricorda lo scientismo, ovvero della scienza vista come unica fonte di verità e con gli scienziati loro sacerdoti. È una concezione vecchia, da inizio XX secolo, e che già Nietzsche (diversi decenni prima) aveva anticipato e debitamente schernito…
Ormai sappiamo che la scienza non detiene la verità assoluta: una verità scientifica di oggi potrebbe essere vista domani come un’ipotesi ingenua e fuorviante (*1). La scienza è oggi consapevole della propria fallacia e per questo non erige muri assoluti e invalicabili ma è invece confronto e dialogo.
Poi esistono discipline in cui è più o meno facile assodare la verità: nella matematica la verità sta tutta nella correttezza di una dimostrazione ed è quindi banale verificarla; altri campi, come la medicina, sono più incerti e talvolta la verità impiega decenni per farsi valere.
2. l’approccio di alcuni scienziati che si presentano dicendo “la verità è una sola ed è questa; chi la mette in dubbio è un oscurantista” (di cui sembra che Burioni sia il paradigma) è, per quanto visto, non corretto e superato, un atteggiamento tipico appunto dello scientismo.
3. alcune decisioni non spettano alla scienza ma alla politica: la scienza può fornire gli elementi e i dati su cui riflettere ma non può dire “bisogna fare così perché cosà è sbagliato”: gli scienziati non possono decidere per tutti (di nuovo scientismo).
4. questo stile comunicativo non sembra particolarmente efficace nel convincere chi non si fida dei vaccini. Inoltre l’atteggiamento del muro contro muro forza la polarizzazione anche di chi avrebbe obiezioni e dubbi sui vaccini anche legittimi: perplessità che col dialogo potrebbero essere magari facilmente chiarite ma che invece vengono snobbate. Chi non si conforma totalmente al pensiero unico (alla verità unica dello scientismo) viene automaticamente etichettato come “no-vax”: la stessa sorta potrebbe paradossalmente toccare anche all’IMMUNOLOGA intervistata come lei stessa ammette!
5. la scienza viene oggi usata come fosse una clava nell’agone politico.

Cosa mi è piaciuto di questa intervista?
Molti aspetti che io avevo magari solo intuito sono qui espressi molto chiaramente.
1. Sul pericolo delle presunte “verità” scientifiche mi ero già espresso riportando l’esemplare caso di Hegsted: la “scienza”, nascondendo la pericolosità degli zuccheri, ha contribuito per decenni a provocare milioni di morti (infarti e simili) e solo recentemente si è scoperto che la verità era stata volutamente (per interessi economici) nascosta. Per i dettagli rimando direttamente a La parabola di Hegsted.
2. Mi mancava la definizione di “scientismo”: concettualmente ci ero già arrivato ma questa etichetta mi sarà molto utile…
3. Il complesso rapporto fra scienza e verità l’ho sfiorato in 17.2 della mia Epitome: ma sicuramente nelle prossime versioni approfondirò questo concetto (*2).
4. Anche sulla polarizzazione controproducente causata dall’acceso dibattito sui vaccini e sui dubbi più o meno legittimi avevo già scritto in: Sigarette e vaccini (del 2014) e Il vero pericolo dei vaccini (del 2015).
5. Il rapporto fra politica e scienza l’ho invece affrontato solo perifericamente nel mio ghiribizzo ma nell’Epitome vi dedico l’intero capitolo 17.3 “L'uso strumentale della scienza”: inutile dire che, come si intuisce dal titolo, mi trovo di nuovo d’accordo con la dottoressa.

Per completezza aggiungo che un altro amico mi ha condiviso il collegamento al seguente articolo: Quello che i critici di Burioni non hanno capito della divulgazione scientifica di Andrea Grignolio su Wired.it

Per ragioni che spiegherò poi non sono riuscito a finire di leggerlo ma, da quel che ho capito, si concentra su quello che nell’intervista sullodata ho chiamato il punto numero 4: ovvero sull’efficacia della comunicazione “stile Burioni”. Da quel che ho capito (ripeto: non ho finito di leggere l’intero articolo) l’autore, adducendo un cospicuo numero di recenti ricerche, ritiene che la comunicazione aggressiva e apodittica sia invece efficace: forse non su tutti ma almeno sulle persone incerte sulla bontà dei vaccini (oltre, ovviamente, su quelle già favorevoli e che, anzi, lo diverranno ancora di più).
Il motivo per cui non ho finito di leggere l'articolo è che le premesse su cui si basano le argomentazioni dell’autore sono dei riferimenti a degli articoli/saggi/ricerche scientifici che non vengono però minimamente riassunti: chi li conosce sa di cosa si parla, chi non li conosce si ritrova a dover prendere le affermazioni seguenti per buone.
Probabilmente al “target” a cui è destinato questo articolo sta bene così ma personalmente preferisco il linguaggio più semplice dell’immunologa che mi permette di seguire il suo filo logico di pensiero senza nasconderlo dietro un muro di riferimenti.

Detto questo ritengo però molto plausibile l’argomento di Grignolio sull’efficacia della “comunicazione-Burioni” nel persuadere gli incerti.
Esso però non mi convince: il motivo è che tale sistema urta la mia morale.
Nei miei articoli, per quel poco che valgono, non cerco mai espedienti stilistici per convincere i lettori delle mie idee/verità: non mi interessa infatti che altre persone semplicemente la pensino come me ma vorrei invece che, valutando con la propria testa le mie argomentazioni, arrivassero poi a trarne le proprie conclusioni.
Mi pare invece che la “comunicazione-Burioni” convinca sì ma tramite una sorta di coartazione: più per intimidazione, per il non voler essere additati come “somari”, piuttosto che per reale comprensione.
Sapere senza capire è il guscio vuoto della verità: non porta a una crescita interiore e ha quindi scarso valore. Ho la sensazione che la persona convinta con questi metodi sia come una banderuola al vento, pronta quindi a cambiare il proprio orientamento alla prossima folata di idee che l’investirà.
Il vero sapere, come scriveva Plutarco, non equivale a riempire un secchio ma all’accendere un fuoco. Questa conoscenza, anche se fosse la verità, diviene, parafrasando John Stuart Mill, solo un vuoto dogma.
Insomma la tecnica di “comunicazione-Burioni” mi sembra un metodo di eterodirezione paternalistico, dove chi sa, o meglio chi presume di sapere, vuole scegliere per gli altri cosa sia giusto e bene. È insomma la tipica morale del fine che giustifica i mezzi: la morale utilitaristica che, immagino, fosse vicina e cara ai seguaci dello scientismo ma che, nella sua essenza, come mi pare abbia ben spiegato Kant, è inumana.
Insomma, indipendentemente dalla sua efficacia, non mi pare giusto (e nel medio/lungo termine neppure utile) usare la “comunicazione-Burioni”. È infatti sbagliato, anche solo implicitamente sostenere, un ritorno allo scientismo che, come detto, è ormai per la stessa scienza un anacronismo.
Il pericolo potenziale è più sottile: credere ciecamente nella scienza, che è di per sé amorale (cioè priva di morale; v. [E] 17.2), può portare a ritenere giusto anche ciò che non lo è.
Sarebbe, per capirci, sostenere oggi che la Bibbia vada interpreta letteralmente equivale anche a sostenere che la Terra fu creata circa seimila anni fa e che è al centro dell’universo, che le malattie sono inviate da Dio per punire i peccati degli uomini, etc. In altre parole una premessa errata potenzialmente (e anzi spesso) porta a conclusioni errate.

Conclusione: scusatemi per la mia divagazione finale vagamente epistemologica e, forse, un po’ fumosa...

Nota (*1): tempo fa mi capitò di dare un’occhiata a un testo scientifico degli anni ‘20 in cui nello spazio non c’è il vuoto assoluto ma l’“etere”…
Nota (*2): per la cronaca la revisione del capitolo 17 è sulla mia lista delle cose da fare ormai da molto tempo...

lunedì 14 gennaio 2019

Calcio alle varie

È un po’ che non scrivo sul ghiribizzo e inizio a sentirmi in colpa (lo so: non ha senso): potrei scrivere vari corti non troppo interessanti ma, come sempre, trovo più conveniente pubblicare un pezzo unico piuttosto che molti brevi…

Prima però volevo fare il mio punto sul campionato e commentare le mie previsioni di ottobre (v. Previsione finale 2018-2019).

La classifica finale da me pronosticata a ottobre è:
«
1° Juventus: unica certezza e facile previsione.

2° Milan: voglio dare fiducia a Gattuso ma non sono convinto: è che le altre squadre mi sembrano più deboli...

3° Inter: prevedo qualche black out (imprevedibili perché psicologici e non tecnici) nel corso della stagione: se non ci fossero l'Inter potrebbe anche arrivare seconda ma se fossero più numerosi e prolungati del previsto potrebbe anche precipitare in classifica...

4° Napoli: do fiducia ad Ancelotti ma soprattutto mi sembrano più deboli dell'anno scorso le due romane.

5° Fiorentina: via, voglio essere ottimista. La Fiorentina è più equilibrata rispetto all'anno scorso ma soprattutto sono le altre a essere più deboli. Magari potrebbe giocarsi anche il 4° posto con il Napoli...

6° Roma: colpa di Monchi...

7° Lazio: ma... l'ho vista proprio poco: se poi arrivasse 5° non mi stupirei troppo...

8° Torino: nonostante la partenza in salita ho fiducia in Mazzarri.

9° Sassuolo: soprattutto perché l'Atalanta mi pare in difficoltà.

10° Atalanta: poi se Gomez si scatena potrebbe anche risalire parecchie posizioni ma dubito che accada.
...
»

Procediamo con ordine:
- Juventus: c’è ancora da capire quale sia il valore aggiunto di Ronaldo. Il campionato non ci dice niente al riguardo: la Juventus era già troppo forte. Il valore di Ronaldo andrà quindi valutato nella Champion’s. In particolare si vedrà se Ronaldo è ancora un fuoriclasse: in grado cioè di fare la differenza da solo e di trascinare la squadra o se si è “trasformato” in un semplice “forte giocatore”. Io credo, dal poco che ho visto, che Ronaldo sia ormai solo un forte giocatore ma spero che mi smentisca.
- Milan: sulla mia previsione pesano gli infortuni e Higuain che non sta funzionando. Confido che riesca a riguadagnare qualche posizione anche se ormai il 2° posto sembra troppo lontano. Cutrone, come ho sempre scritto, è fortissimo e dovrebbe essere il titolare.
- Inter: più o meno sta andando come previsto anche se Nainggolan ha deluso: devo imparare (per il futuro) che il giocatore che non conduce vita da atleta a 30 anni è finito…
- Napoli: avevo terribilmente sottovalutato Ancelotti: pensavo fosse un venditore di aria fritta mentre invece è molto bravo. A mia scusante posso dire che io seguo il calcio solo da una decina d’anni e in questo periodo di tempo Ancelotti non allenava in Italia (e quindi non l’ho seguito direttamente).
- Fiorentina: come avevo specificato la mia previsione era volutamente ottimistica ma non mi aspettavo che andasse così male: le prime giornate furono fuorvianti. Poi Simeone ha smesso di giocare, Chiesa non ha trovato abbastanza la porta, è subentrata la paura e, soprattutto, Pioli ci ha messo del suo ostinandosi a schierare con pertinacia giocatori improponibili. Ah, per la cronaca la mia ultima (nel senso di ultime 20 giornate) fissa è su Biraghi: dopo l’ultima sosta di campionato per la nazionale si è completamente spento; fortissimo invece Hanko, che giocherebbe nel suo ruolo, ma che ho potuto vedere per soli 10 minuti non mi ricordo nemmeno più quando…
Muriel (che pure mi piaceva) ho paura che sia fuori forma e, quindi, non troppo meglio di Simeone: speriamo che ingrani giocando… E che dire di Pjaca? Altra grande delusione anche se Pioli, secondo me, non gli ha dato abbastanza continuità di gioco, poi magari sono subentrati problemi psicologici, non so…
- Roma: rimango dell’idea che la Roma, a causa della campagna acquisti estiva, resterà fuori dalla Champion’s: colpa cioè di Monchi e non di Di Francesco. E meno male che hanno avuto la botta di c### di aver trovato questo Zaniolo (fortissimo! E a me è piaciuto anche Pellegrini)…
- Lazio: è una squadra che seguo pochissimo e per questo non riesco a prevedere come andrà…
- Torino: continuo ad avere fiducia in Mazzari. Credo che in classifica abbia qualche punto in meno di quanti si meriterebbe.
- Sassuolo: la seguo pochissimo. Ho la sensazione che Boateng sia un po’ calato. E non mi piace Berardi.
- Atalanta: più o meno… sono contento che Zapata stia crescendo: mi è simpatico.

Vabbè, il commento sulla mia previsione mi è venuto molto meno snello del previsto…
Va bene: allora ne approfitto per chiudere qui il pezzo ma non vado a cambiare la premessa perché sono pigro…

Conclusione: pezzo terribile, lo so.

giovedì 10 gennaio 2019

La vita e le opere del Lupo di Gubbio

Tutti conoscono il piccolo magico fraticello di Assisi, detto San Francesco, e i suoi numerosissimi miracoli: l’indemoniato obnubilato, il lebbroso appestato, il coro degli uccelli a cappella, la peccatrice riveduta e corretta, la moltiplicazione delle posate, la racchia rimbellita, il burattino animato del falegname negromante, la banda dei sette nani e tanti altri.
Famose pellicole ci mostrano la ricorrente immagine del biondo fraticello che mormora una preghiera, rivolge gli occhi al cielo e infine compie il suo gesto ipnotico lasciando gli spettatori a bocca aperta.
Eppure l’ignorante comune sa ben poco del suo miracolo più grande, la conversione del Lupo di Gubbio: oggi vogliamo colmare questa lacuna con l’importante spin off scaturito dal sopraddetto miracolo di San Francesco.

Secondo la leggenda il Lupo di Gubbio (LdG) altri non era che un figlio naturale della Lupa che poi adottò Romolo e Remo: forse lo si può identificare col famoso Laziolo, il fratellastro che tifava per i sabini. La storia sembrerebbe plausibile anche se rimane un buco di duemila anni da colmare: in pratica non sappiamo nulla dell’intera infanzia e adolescenza del LdG.
Di sicuro c'è che, una volta adulto, il LdG divenne lo spietato e dissoluto capo di una banda di lupi: canidi astuti e malvagi, lesti a compiere azioni abiette e a vantarsene poi al bar con gli amici.
La banda guidata dal LdG era una delle più scellerate dell’intera Umbria. Le sue imprese terribili sono innumerevoli ed è famigerata la sua usanza di rapire e mangiare fanciulle e bambini per poi defecarli nei campi degli inconsolabili genitori solo per fargli dispetto. Il macabro senso dell’umorismo di LdG si manifestava anche in altre maniere: a volte, quando trovava delle case isolate, vi entrava, divorava la nonnina, indossava la sua cuffietta e i suoi occhiali e si infilava nel suo letto: quando poi, inevitabilmente, la nipotina andava a trovare l’anziana parente, era tutto uno sghignazzare per i surreali dialoghi a base di orecchie grandi, denti grandi, lingua lunga, guance pelosette, verga nodosa, piedini provati dal rovo e simili.

Sembrava che nulla e nessuno potesse fermare le prave gesta del LdG fino a quando non ci fu l’incontro col magico fraticello d’Assisi. Francesco gli raccontò la parabola dell’agnello e della carota poi compì il suo gesto ipnotico e così il LdG si convertì.
Non tutti però sanno che il LdG prese anche i voti e divenne a sua volta un frate francescano: si fece anche tagliare il pelo a mo' di tonsura ma, dopo qualche mese, questo gli ricrebbe più folto di prima; da qui deriva il detto “Il lupo perde il vizio ma non il pelo”.
Il LdG andò quindi a predicare fra le pecorelle perdute: in breve tempo le pecore smisero di fare le svergognate. Nessuna usciva più la sera ma leste, obbedienti agli ordini degli stupefatti pastori, rientravano all’ovile prima di cena: inizialmente qualcuna continuò a far baldoria ma, in breve tempo, sempre meno tornavano al mattino sbronze perché la notte LdG predicava su quelle che rientravano a casa da sole.

Volendo imitare il santo archimandrita, che proprio in quel torno aveva scalato la hit parade col suo “Fratello Sole e Sorella Luna”, anche il LdG si dette alla musica leggera. Considerata l’epoca, lo stile del LdG era decisamente innovativo: il suo pubblico di riferimento erano i giovanissimi perché li riteneva più puri, teneri e gustosi degli adulti.
Ancora oggi possiamo ammirare un frammento di una delle sue liriche più apprezzate, come detto dedicata ai più piccini, pervenutoci attraverso la tradizione orale umbra:
«...
Hey mucca! Vieni nella stalla con la tua amica porcella
Quale? Quella solita grassoccia e monella
Faccio “Muu”, sono di fosso
Vi faccio una doccia di buon Montefalco DOC rosso
bevilo se sei raffinata ma non scaracchiare
poi assaporalo senza ruttare
...»

Della profonda concezione mistico-religiosa del LdG sappiamo pochissimo: infatti, sfortunatamente, non ci è pervenuta nessuna delle pergamene scritte di sua zampa. È un peccato perché sembra che fossero delle ottime ricette, la maggior parte delle quali per carne di pecora e agnello.

Anche il LdG, durante la sua missione evangelica, compì numerosissimi miracoli di cui è inutile descrivere i dettagli perché noti a tutti: la sparizione delle salsicce, il pinguino balbuziente, i tegami sudici ripuliti senza sapone, il trattamento per l’alopecia genetica, lo storpio e l’urban crossover, il veterinario superbo, la gatta beghina e l’alluce rancoroso, etc...

La fama del suo buon umore presto varcò i confini della penisola italiana cosicché, addirittura, fu invitato alla corte del sultano d’Egitto che lo chiamò per vedere dal vivo una sua esibizione. Il LdG mostrò al sultano il meglio del suo repertorio: gli diede la zampa, fece lo starnuto, poi si mise a pancia in su e scodinzolò per avere il premio. Il sultano rimase un po’ deluso così, invece di dargli l’oro promesso, gli regalò un tappeto. Il LdG però non apprezzò: prima lo strappo tutto a morsi, poi ci urinò sopra e infine se ne andò senza salutare nessuno.

Tornando in nave verso l’Italia, giunto nel mar Tirreno, il LdG si imbatté in un barcone di pirati saracini che si appropinquavano a razziare e depredare le coste toscane. In quel drammatico frangente il LdG dette libero sfogo ai suoi istinti di predatore, ormai da anni sublimati ad alti ideali, ma mai completamente dimenticati. Così, ululando “La pacchia è finita!”, speronò il barcone di saracini e ne fece strage: non pago della grande vittoria fece macellare i vinti, vivi o morti che fossero, per fare con le loro carni delle gustose sarsicce. Ne inviò poi anche un bel fagottino al Papa per renderlo partecipe del trionfo: il Papa ringraziò il LdG con un bigliettino di auguri con Snoopy e un arazzo raffigurante Santa Ermafrodita che confonde un ginecologo. Il commento del LdG a tale dono è il celebre apoftegma: “Questo arazzo non sa di un cazzo!”.

Dopo una lunga vita al servizio della Chiesa, quando il LdG capì che i suoi giorni erano ormai contati, volle confessarsi: ma per paura di non essere trattato abbastanza severamente non si rivolse a un confratello francescano come sarebbe stato naturale: volle invece che ad ascoltare i suoi peccati fosse un padre cappuccino. Il Perugino ci ha lasciato un toccante affresco di quelle ore fatidiche: in esso vediamo il LdG a letto, con gli occhiali calati sul lungo muso, la lingua penzolante senza forze e gli occhi rivolti al cielo; di spalle, il piccolo confessore cappuccino che, essendo un amante della moda, indossa una cocolla rosso carminio. Proprio su questo episodio reale è basata la fiaba “Cappuccino rosso e il lupo”.

Una volta spirato volò in Cielo, nei verdi pascoli del Paradiso, dove infatti le pecorelle sono un po’ stressate perché pare che il LdG predichi ancora su quelle che rimangono isolate fra le nuvole.


mercoledì 9 gennaio 2019

Stato buoni propositi


Riguardo la lista presentata in Buoni propositi e auguri per il 2019:
1. Problemi con la chitarra o, meglio, su GuitarPro 6 (le versioni 7 e 7.5 non sono disponibili per Linux) che non riesco a reinstallare perché basato su librerie non più disponibili in Mint 19…
2. Finito Al di là del bene e del male sono da qualche giorno alle prese col Decameron.
3. Minimo di attività fisica inserita nella mia prassi giornaliera, il raffreddore/tosse/febbre mi ha però fatto ulteriormente ingrassare…
4. Con l’Epitome sono a rivedere il capitolo 14: mi PARE di stare prendendo velocità ma ancora non mi sbilancio riguardo la pubblicazione della versione 1.1.1…
5. Ancora nessuna nuova vignetta.
6. Ho ripreso a studiarmi il Deeplearning Cookbook: il nuovo progetto sembra interessante: costruire brani basati su Shakespaire; io vedrò di adattarlo facendogli scrivere brani basati sul mio ghiribizzo...

Ennesima serendipità - 17/1/2019
Ieri, dopo qualche mese, mi sono ritrovato a dover usare una specifica carta Bancomat: improvvisamente però mi sono reso conto di non ricordarmi il codice che avevo imparato a memoria! Cioè me ne ricordavo una parte e di un’altra ero incerto…
Sul momento ho risolto pagando in contanti ma ero preoccupato perché non avevo alcuna idea di dove potessi aver messo il numero: ricordavo solo che era scritto all’interno di un portatessere blu.
Non ho neppure provato a cercarlo ma ho invece iniziato a pensare come contattare la relativa banca per richiedere una nuova carta…
Qualche giorno fa ho finalmente finito di leggere il Decameron (magari ci scriverò un pezzo a parte) e così ieri sera ho ripreso in mano un altro libro che, in questo caso, non avevo terminato di rileggere: American gods di Neil Gaiman.
Così l’ho aperto al segnalino che vi avevo lasciato (a pagina 457 su 588) e sono rimasto a bocca aperta: il segnalino era proprio il portatessere che non ricordavo dove avevo messo!

Ubriaco sulla via di Damasco - 18/1/2019
Articolo: Il pentimento sull'austerità "distruttiva" arriva sempre a fine mandato di Claudio Paudice su HuffingtonPost.it

Quindi, per ammissione della parte avversa, quel populista ciarlatano del Bagnai (e nel suo piccolo anche il sottoscritto) non aveva tutti i torti, eh?

Arteriosclerosi - 20/1/2019
La scorsa settimana ho accompagnato un parente all’ospedale per un piccolo intervento. Presagendo una lunga attesa mi sono ridotto all’ultimo momento a scegliere un volume dalla mia libreria da poter leggere: senza pensarci troppo ho preso La notte nel Medioevo di Jean Verdon.
Sono arrivato a pagina 100 chiedendomi se l’avessi già letto o no: mi ricordavo della copertina e di averla fotografata ma il contenuto, in effetti piuttosto fumoso, mi sembrava di non averlo mai visto prima.
Ieri sera poi mi sono deciso a cercare sul ghiribizzo ed ecco: Triplice serendipità
Apparentemente avevo già letto questo libro 6 anni fa! Alla faccia di tutti i miei sforzi con gli esercizi per la memoria…
A mia discolpa posso dire che di informazioni concrete, quelle che memorizzo perché trovo significative e non scontate (la notte è buia, ci sono più crimini, fa paura, etc…), non ne ho viste...

Ikea - 25/1/2019
Ieri sono stato all’Ikea e girando per la loro esposizione mi sono sentito come un topolino da laboratorio in un labirinto: non per niente come ricompensa alla fine del percorso c’era il formaggio… nella forma di pizza e altre cibaglie…

domenica 6 gennaio 2019

Federer &. C.

Ho visto un frammento del telegiornale sportivo di Sky: un servizio mostrava Federer che vinceva il trofeo di un torneo di esibizione. La vittoria è arrivata nel decisivo incontro misto contro una coppia tedesca.
Mi ha fatto sorridere la compagna di Federer che ha realizzato il punto finale: ha iniziato a saltare ed esultare quasi in lacrime, portandosi le mani alla testa quasi incredula, come se avesse vinto un grande Slam mentre Federer era rimasto ancor più impassibile del solito consapevole dello scarso valore del titolo…
Insomma ho trovato il contrasto fra le reazioni alla vittoria molto divertente!

Guarito! - 7/1/2019
Per una volta sono guarito nel tempo classico di 3 giorni con un quarto di convalescenza!
In genere qualsiasi cosa prenda si trasforma in mal di gola, raffreddore, tosse, febbre etc che si accavallano, si susseguono e si sovrappongono.
I motivi sono due: 1. la mia casa è particolarmente fredda in inverno; 2. ho la gola particolarmente delicata (*1).

Poi magari stasera ho una ricaduta…

Nota (*1): il dottore da bambino consigliava di farmi togliere le tonsille ma la mamma non volle e da allora mi basta un alito di vento che mi soffi 5 minuti sul collo che mi viene subito il mal di gola (e a ruota tutto il resto). Anche d’estate in macchina non sopporto gli spifferi, l’aria condizionata e in generale qualsiasi corrente che mi arrivi direttamente in faccia (sul collo).

Giornalone affidabile - 7/1/2019
La vulgata dei media qualche mese fa ci raccontava che con lo spread agli attuali livelli i mutui delle banche sarebbero aumentati di costo. La relazione economica non mi era chiara, sembrava basata su un generico aumento dei costi che si sarebbero “dovuti” poi scaricare sul cliente: ma non persi tempo a indagare quello che puzzava troppo di propaganda politica.
All’epoca il Bagnai non perse neppure troppo tempo a smentire queste voci e i suoi commenti si limitavano in genere a faccine che ridono con le lacrime agli occhi: ovvero la sua maniera spiccia per far capire che non dava alcun peso a tali voci.

Il seguente cinguettio sopra è un esempio di come anche un “autorevole” giornalone italiano di economia abbia fatto, dopo 54 giorni, marcia indietro (cinguettio rilanciato dal Bagnai): QUI.

Altro giornalone affidabile - 7/1/2019
La solita serendipità che tanto mi stupisce e diverte ha colpito ancora!
Sempre su Twitter ho trovato il collegamento al seguente articolo: Corsera, il corrispondente da Bruxelles a CdR e redazione: “Difendiamo la credibilità” di Senza Bavaglio su SenzaBavaglio.info

La mia posizione sull’informazione di Repubblica.it e Corriere.it è nota e, fondamentalmente, la considero dello stesso basso livello. L’articolo in questione dà risalto alla denuncia interna dell’inviato a Bruxelles contro il direttore del quotidiano. Lettura surreale: non dico che sia peggio di quanto mi aspettassi ma neppure troppo meglio!

Tidelanders - 9/1/2019
Ho visto una serie australiana chiamata “Tidelanders”: molto perplesso.
Le prime puntate sono ben fatte poi però (suppongo) finiscono i soldi e le seguenti sono girate e montate in maniera ridicolmente frettolosa con una sceneggiatura che ha più buchi di un groviera.
Dubbi anche sugli attori: la protagonista è carina nonostante le strane sopracciglia, un ragazzo/mascella che si vede che si sforza ma non riesce a recitare, un altro, suppongo di bell’aspetto, ma che ha un'aria ancor più da allocco di Frodo, un poliziotto che sembra un bambolotto di gomma pettinato bene… e un paio di attori meno giovani, (suppongo) famosi in Australia, ma che sembrano inseriti a martellate (suppongo) per innalzare il livello della recitazione senza riuscirvi…

Ah, buffo l’accento australiano con le “o” che suonano quasi come “a”...

giovedì 3 gennaio 2019

L'ineffabile massimo

Premetto che da ieri sera sono ammalato (raffreddore, forse febbre) e per questo non sono sicuro di quanto riuscirò a essere lucido e quindi chiaro: però inizio a sentirmi in colpa per non aver ancora scritto il pezzo promesso sulle reti neurali e quindi ci voglio comunque provare… se poi vedo che mi viene uno schifo lo terminerò domani…

Dunque, prima di tutto un’introduzione a un mio nuovo libro (v. il corto Apprendimento automatico (ironico)): ero infatti curioso di valutare la qualità del materiale didattico comprato.
Ho quindi aperto, abbastanza a casaccio, il testo che mi sembrava di carattere più generico e introduttivo: “Clean Code in Python” di Mariano Anaya, Ed. Packt, 2018.
Come si può intuire dal titolo, il libro si propone di insegnare al lettore un buono stile di scrittura del codice in Python. In verità l’argomento mi interessava poco: un buono stile di scrittura del codice è infatti principalmente utile nei gruppi di lavoro, quando cioè due o più programmatori devono lavorare sullo stesso codice; e, a mio avviso in misura molto minore, all’autore stesso se dovrà ritornare a distanza di anni a lavorare su quanto già scritto.
Entrambi questi casi non mi coinvolgono direttamente: io lavoro da solo e dubito che rimetterò mai le mani su del codice scritto anni prima (*1). Però nella sua introduzione l’autore spiegava che il testo è un’utile introduzione anche al principiante Python perché analizza i vari costrutti di tale linguaggio: per questo motivo sono andato avanti a leggere.

Ora non voglio soffermarmi sui dettagli troppo tecnici ma su un concetto generale che ho trovato genuinamente interessante.
Siamo soliti pensare a un linguaggio di programmazione come al mezzo con cui il programmatore impartisce le istruzioni al calcolatore: ciò è certamente vero ma è anche utile pensarlo come al mezzo con cui i programmatori si scambiano fra loro le idee. È in questo secondo caso che la chiarezza e pulizia del codice è fondamentale: ovvero quando si deve leggere il codice altrui (e, vice versa, quando il nostro codice dovrà essere letto da altri).
Ciò è profondamente vero: mi è infatti tornato in mente la fatica fatta per comprendere il codice del libro “Deep Learning Cookbook”. Tale codice indiscutibilmente funziona e, probabilmente, è anche molto efficiente, ma dal punto di vista del lettore, magari digiuno di Python come me, sembra che sia stato direttamente vomitato sulla carta… Ecco: chi scrive codice didattico dovrebbe anche scrivere del codice chiaro e pulito e non ottimizzare tutto al massimo per risparmiare un paio di righe…

Ma torniamo alle reti neurali: dopo aver scritto il pezzo Rete al massimo ho proceduto esattamente come mi ero ripromesso di fare nella conclusione.
Per prima cosa ho cambiato la funzione di “loss” usando un classico “errore quadratico medio” (ovvero facendo la media delle differenze tra i valori previsti e quelli ottenuti elevati al quadrato) e mi sono subito venuti dei risultati migliori. Poi ho aggiunto un ulteriore strato di 20 nodi e ho ampliato notevolmente il campione.
I risultati sono stati subito molto migliori anche se tutt’altro che eccezionali…

La rete, più che aver imparato a riconoscere il massimo, sembra infatti essere addestrata a riconoscere i numeri grandi!
Come spiegato nel precedente pezzo fornisco alla rete 10 numeri casuali compresi fra 0 e 1 ed essa dovrebbe restituirmi un vettore di 10 numeri composto da zeri tranne che per un uno in corrispondenza del numero più grande. Poi, siccome uso la funzione di attivazione “softmax”, ottengo, invece che 0 e 1, delle percentuali di probabilità tali che la loro somma sia 1: queste percentuali indicano la probabilità che il relativo numero sia il più grande.
Ebbene ai numeri superiori a 0,9 viene assegnata una probabilità di circa del 30% di essere il maggiore e via via più minore per i numeri più piccoli.
Un problema si ha quando manga un numero “grande” (diciamo maggiore di 0.8) perché in tal caso le percentuali degli altri numeri sono tutte molto simili fra loro: in altre parole la rete è molto incerta su quale sia il massimo.
In genere comunque il numero indicato con la probabilità maggiore è effettivamente anche il più grande ma non è sempre così…
In particolare ho notato che la rete è fortemente condizionata anche dalla posizione dei numeri (forniti in gruppi di 10) nella sua valutazione di quale sia il maggiore. Ad esempio il decimo numero è fortemente favorito come maggiore mentre il sesto è di gran lunga sfavorito!
Probabilmente questo dipende dal fatto che nell’insieme di apprendimento che fornisco una percentuale superiore alla media di massimi si trova in decima posizione e, contemporaneamente, un numero di massimi MOLTO al di sotto della media si trova in sesta posizione.
Questa disomogeneità nell’insieme di apprendimento finisce per confondere la rete che lega il massimo non solo al valore del numero ma anche alla sua posizione nell’insieme fornito!

I testi che avevo letto mi avevano avvisato su questo pericolo, ovvero che la rete, a causa di problemi nell’insieme di apprendimento, finisca per imparare relazioni sbagliate o inopportune.
Al riguardo ho letto un divertente aneddoto (probabilmente apocrifo!): l’esercito americano aveva progettato una rete neurale che avrebbe dovuto essere in grado di riconoscere da delle foto satellitari la presenza o meno di carrarmati mimetizzati. Dopo un lungo addestramento la rete sembrava essere perfettamente addestrata riuscendo a riconoscere con precisione la presenza o meno di carrarmati nelle foto fornitegli.
Quando però si provò a presentare alla rete delle foto reali (cioè non quelle su cui si era addestrata) iniziò a restituire delle risposte che sembravano casuali.
Alla fine ci si rese conto che nell’insieme di addestramento le foto di carrarmati mimetizzati erano state tutte prese in una giornata di bel tempo mentre quelle senza erano state scattate in una giornata nuvolosa: in definitiva la rete neurale invece di imparare a individuare i carrarmati mimetizzati aveva invece appreso a distinguere le giornate soleggiate da quelle piovigginose!

Nel mio caso probabilmente dovrei assicurarmi che i numeri massimi delle sequenze nell’insieme di addestramento siano equamente suddivisi in tutte le posizioni in maniera che la rete neurale non si confonda e non pensi che la posizione sia rilevante nell’individuazione del numero massimo.
Oppure potrei aumentare ulteriormente il campione di apprendimento e affidarmi così alla statistica (perché all’aumentare del numero di esempi il massimo dovrebbe finire per trovarsi con la stessa frequenza in tutte le posizioni).

Ma poi non ho fatti ulteriori esperimenti: ho infatti stabilito che sarebbe stato più istruttivo proseguire la lettura del testo “Deep Learning Cookbook” piuttosto che brancolare nel buio a casaccio con questo esperimento. Il mio scopo era infatti quello di scrivere la mia prima semplice rete neurale con Keras e ci sono riuscito: tornerò a cercare di migliorarla una volta che ne saprò di più…

Conclusione: in definitiva ancora non sono sicuro che una rete neurale possa essere addestrata a riconoscere il massimo fra dieci numeri ma, dopo il mio esperimento, credo di sì: ovviamente con qualche parametro diverso da quelli da me utilizzati!

Nota (*1): e comunque ho un’ottima memoria e dubito di aver problemi a comprendere ciò che ho scritto anche ad anni di distanza.

Appendice: di seguito una prova con l’ultima versione della rete neurale. Notare la prova alle righe 8 e 9 dove uno 0,848 nella decima colonna è ritenuto il massimo al 32% mentre allo 0,953 nella sesta viene dato solo il 9% (per non parlare dello 0,99 nell’ottava colonna!)...
1:  Esempi:  
2:  [[0.00165925 0.54706793 0.03279361 0.43974022 0.42073148 0.28536211 0.06292913 0.79490123 0.15313805 0.60390858]]  
3:  [[0.06634665 0.08524792 0.02196588 0.13344143 0.12921186 0.08289602 0.03911982 0.16084981 0.01368215 0.26723832]]  
4:  0.9999998668208718  
5:  [[0.30016505 0.50204183 0.76092403 0.62494041 0.512936  0.28072881 0.2103085 0.1174437 0.27243399 0.953455 ]]  
6:  [[0.12744382 0.03701866 0.05576641 0.15273342 0.11099766 0.07222849 0.03605105 0.06226025 0.00951784 0.33598232]]  
7:  0.9999999208375812  
8:  [[0.21122699 0.28753969 0.89949822 0.35109501 0.29346201 0.95339557 0.49435746 0.99354878 0.01448176 0.84808755]]  
9:  [[0.0552251 0.07015153 0.04846524 0.1878824 0.04959717 0.09475246 0.03112416 0.13085796 0.00808687 0.32385713]]  
10:  1.000000019557774  
11:  [[0.17723921 0.04884328 0.29435293 0.78523847 0.90869309 0.61865404 0.21038514 0.23809492 0.44592849 0.90516956]]  
12:  [[0.05292428 0.00408194 0.00183221 0.13088779 0.31016088 0.13257322 0.01583324 0.01574848 0.0023678 0.33359018]]  
13:  1.000000024563633  
14:  [[0.89644952 0.0573787 0.64280447 0.56323963 0.01383937 0.20340611 0.63202377 0.01243697 0.33693535 0.92840944]]  
15:  [[0.30874947 0.01008442 0.05147857 0.06778931 0.07430119 0.02815371 0.06382155 0.02012419 0.01094544 0.36455214]]  
16:  0.9999999841675162  
17:  [[0.16227171 0.37088684 0.51723029 0.5156923 0.47168066 0.72516925 0.02657806 0.30200434 0.33494513 0.15693052]]  
18:  [[0.07038948 0.12649035 0.03329026 0.16509466 0.13994765 0.2876191 0.02830587 0.0551418 0.01702605 0.07669474]]  
19:  0.9999999795109034  
20:  [[0.38116618 0.18740264 0.86084261 0.67028089 0.36506087 0.36466077 0.6184897 0.19350823 0.31067974 0.0678281 ]]  
21:  [[0.08824648 0.05612331 0.18506493 0.2182973 0.06269047 0.06360283 0.10284939 0.04656871 0.03698812 0.1395685 ]]  
22:  1.0000000521540642  
23:  [[0.08857103 0.37228275 0.71509346 0.24248225 0.90751504 0.12114918 0.68641394 0.15519364 0.90995662 0.7746463 ]]  
24:  [[0.21324421 0.04413499 0.03430352 0.06032049 0.20793445 0.03889873 0.12893404 0.03715232 0.05486929 0.1802079 ]]  
25:  0.9999999441206455  
26:  [[0.48634901 0.50588741 0.31723363 0.6749636 0.32224859 0.6793131 0.18933995 0.25533336 0.82270563 0.1612204 ]]  
27:  [[0.10819541 0.12408981 0.02957215 0.11325242 0.17237654 0.23982307 0.05820783 0.04464518 0.03664029 0.0731973 ]]  
28:  0.9999999981373549  
29:  [[0.37234676 0.25302492 0.08980321 0.57312637 0.9967274 0.41463969 0.28328975 0.84090096 0.99757804 0.26696341]]  
30:  [[0.13647267 0.04835411 0.00532183 0.04756918 0.41306108 0.09800961 0.0399879 0.06066856 0.02234012 0.12821499]]  
31:  1.0000000447034836  

mercoledì 2 gennaio 2019

Apprendimento automatico (ironico)

Sarebbe bello riuscire a mantenere i propri buoni propositi (v. Buoni propositi e auguri per il 2019) semplicemente premendo un pulsante…
Beh, oggi l’ho fatto!
Lo studio delle reti neurali passa infatti anche attraverso l’approfondimento del linguaggio Python e oggi ho acquistato questi 18 libri per 15$ (dollari non euro!): Pyhton 2019 by Packt

Oltretutto ci sono almeno 4 libri sulle reti neurali (evidentemente è davvero l’argomento caldo del momento) di cui uno sul riconoscimento delle immagini che mi “mancava”...

Notturno - 4/1/2019
Mentre ero in balia del mio raffreddore/influenza riflettevo che, forse, nel medioevo tale malattia non si diffondeva così rapidamente perché la densità della popolazione era molto minore e i viaggiatori pochi. Adesso abbiamo una nuova influenza ogni anno ma magari, mille anni fa, lo stesso virus impiegava tre anni ad attraversare l’intera Europa. In altre parole, invece di ammalarsi ogni anno, ci si ammalava di raffreddore/influenza ogni tre…

Mi chiedo se ci siano studi al riguardo: sarei curioso di saperne di più. Ma la mia idea mi pare ragionevole: dopotutto anche la peste non colpiva tutta l’Europa contemporaneamente… oppure no?… bo…

#286 - 4/1/2019
«“Qui la vista è libera, lo spirito si eleva”. - Ma vi è una specie opposta di uomini che è sulla vetta e ha anche la vista libera ma guarda verso il basso.» (*1)

Sono d’accordo. Comunque confrontare con La montagna dell’albagia.

Nota (*1): da Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche, Ed. Newton, 1991, trad. Silvia Bortoli Cappelletto.

Altro notturno - 6/12/2019
Stanotte mi è tornato a mente un documentario visto mesi fa: vi si spiegava di una specie di alci i cui maschi, per impressionare le femmine, avevano dei palchi di corna così giganteschi che richiedevano un enorme quantità di cibo per riformarsi ogni anno. Nel documentario si ipotizzava che proprio la loro eccessiva dimensione avesse alla fine causato l’estinzione di quella particolare specie.

Se ne ricava che nelle specie sessuate vi è un pericolo quando l’accoppiamento dipende da una caratteristica del maschio che: 1. non è nel complesso utile alla sopravvivenza; 2. è però fondamentale per la conquista delle femmine.

Ecco mi chiedevo se anche la razza umana non abbia lo stesso problema con la ricerca ossessiva di ricchezza e potere.

Ulteriore considerazione - 6/12/2019
Mentre scrivevo il precedente corto ho fatto un’altra considerazione: si potrebbe obiettare che la ricchezza e il potere favoriscono la sopravvivenza.
Sicuramente, per migliaia di anni, anche le corna sempre più grandi hanno, magari, aiutato gli alci a difendersi dai predatori: è stato il superare una certa soglia che, forse anche per condizioni climatiche più sfavorevoli, ha reso la dimensione delle corna eccessiva.
Adesso siamo in un’epoca in cui il pianeta è sfruttato all’eccesso: occorrerebbe quindi sfruttarlo meno dividendone più equamente le risorse ma la direzione in cui stiamo andando è invece opposta.
La ricerca ossessiva di potere e ricchezza possono favorire la sopravvivenza del singolo individuo (almeno nel breve termine) ma condannano la specie nel medio-lungo termine.