«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 17 settembre 2019

Giuseppi

Curiosamente Giuseppi è plurale eppure, ormai, ce n’è solo uno...

Dal casaccio alle stalle

È un po’ che non scrivo: o almeno ho questa percezione…

Butto giù qualche idea che mi frulla per la testa, così, per pulirmi la coscienza…

Due giorni fa ho fatto un (nuovo) sogno strano. Un incubo che, come al solito, prende inizio nella casa dei miei zii a Pisa (*1). Ero in casa con altre persone e c’era un bestia feroce e astuta che ci inseguiva. Usciamo da una finestra da cui ci arrampichiamo sul tetto per saltare poi sul muretto del giardino e scappare così in strada. Siamo abbastanza tranquilli perché abbiamo chiuso la porta alle spalle: la bestia però ci sorprende e la riesce ad aprire poco dopo.
Comunque riusciamo a fuggire ma la situazione è più complessa del solito: anche le bestie (lupi ma non solo) sono riuscite a scappare e adesso inseguono e uccidono i passanti un po’ a casaccio.
Ora sono solo e il mio scopo è quello di allontanarmi il più possibile dalla città: una volta ottengo un passaggio, poi sfrutto i negozi per nascondermi all’interno ed evitare i pericoli, etc…
L’aspetto “strano” del sogno è che ero molto titubante nell’affrontare questi animali: di solito nei sogni sono abbastanza mortifero: un singolo lupo lo uccido a mani nude mentre per un leone mi basta una penna Bic! Non ricordo come sia finito: suppongo di essere scappato per un po’ e poi essermi svegliato visto che, altrimenti, difficilmente avrei ricordato questo sogno…

Da FB: un amico protesta che Mattarella non lo rappresenta e che vorrebbe votare. Gli scrivo: «Mattarella non è peggio dei suoi predecessori. Il problema (come spiego nell'Epitome) sono tutte le elezioni di secondo livello. Il delegato di secondo livello è fedele ai politici che lo hanno eletto e non al ruolo e funzioni che dovrebbe svolgere.
Questo in qualsiasi paese e in qualsiasi epoca.»
Normalmente non cito mai la mia Epitome su FB ma in questo caso lui, in un momento di debolezza, mi disse che l’avrebbe letta e, quindi, ne approfitto per ricordarglielo e per fargli capire che la mia opinione al riguardo è ben più articolata e approfondita all’interno di essa…

Un altro conoscente (quello ancora fedelissimo alla linea ufficiale del M5S) ha condiviso un articolo, di IlFattoQuotidiano.it mi pare, il cui titolo diceva qualcosa del tipo “Dopo le ultime novità giudiziarie adesso nemmeno il PD difende più i Benetton”.
Ne ho allora approfittato per esprimergli un mio dubbio/paura: non vorrei che adesso le concessioni venissero tolte ai Benetton, magari pagandogli anche un bonus di uscita, che poi lo Stato si accollasse tutte le spese per la manutenzione non fatta e che infine, regalasse di nuovo la gestione delle strutture a qualche altro privato che, inevitabilmente, cercherebbe di lucrarci come fatto dai precedenti gestori (*2).
Invece lo Stato dovrebbe sì togliere le concessioni ai Benetton ma senza dargli nessun rimborso e, soprattutto, facendogli pagare tutti i lavori non effettuati con gli interessi e soprattutto una bella multa all’americana (ovvero una decina di volte più salata del danno causato) a causa della malafede e del pericolo in cui hanno potenzialmente messo gli automobilisti.
Ovviamente qui c’è di mezzo il potere giudiziario: saranno i magistrati a dover valutare eventuali multe e penali. Ed è anche per questo che sono preoccupato: sappiamo di chi sono amici i Benetton e chi sono gli amici del PD (*3). Per questo mi aspetto il peggio: ovvero oltre al danno la beffa.

Finalmente le Confessioni di Sant’Agostino stanno divenendo interessanti: ora sta iniziando a vedere la “luce” e si è chiarito, ad esempio, cosa sia il male e perché Dio lo permetta (teodicea). Secondo lui il male è non sostanza: tutto ciò che è creato da Dio è bene. Al massimo ammette una sorta di “appropriatezza” fra cosa creata e sistema in cui è inserita: fuori da quel sistema la cosa può risultare scomoda o sfavorevole. Un (mio) esempio: un leone libero all’interno di una città.
Prevedibilmente all’interno della catena di ragionamenti di Sant’Agostino c’è un passaggio logico che non torna: da qui la mia mancanza di entusiasmo per la “rivelazione” del santo.
Ah! E invece la malvagità sarebbe la perversione della volontà di Dio: ovvero il volgere le cose a usi e scopi non voluti da Dio. Secondo Sant’Agostino l’uomo malvagio opera seguendo il suo “ventre” che io, fresco di Freud, ho tradotto con “pulsioni”.
Ci sarebbe da chiedersi chi ha creato queste “pulsioni” (per Freud naturali e, quindi, create da Dio) ma suppongo che Sant’Agostino risolva attribuendole completamente alla volontà dell’uomo: e in effetti la morale cristiana è tutta qui: il controllo completo e anzi la repressione totale delle proprie pulsioni, soprattutto sessuali (*4).

In cerca di ispirazione ieri ho letto gli ultimi due articoli del Bagnai: Come (non) funziona: prima lezione e Come (non) funziona: seconda lezione.
Ma non li ho trovati particolarmente illuminanti.
Nel primo pezzo spiega quale possa e debba essere il suo rapporto con gli utenti del suo sito. Non può condividere con ciascuno di loro le strategie della Lega: il generale non discute col soldato semplice come condurre la guerra. Chi vota deve aver fiducia e giudicare a fine mandato cosa siano riusciti a ottenere.
Aggiungo io che il generale non pubblica su un sito i piani di battaglia perché altrimenti il nemico li conoscerebbe e prenderebbe le contromisure adeguate.
Io che i rapporti fra Bagnai tramite Goofynomics sarebbero dovuti cambiare lo capii da solo praticamente da subito osservando il diradamento degli articoli del sito. Mi sembrava di averlo anche scritto esplicitamente ma così, a un controllo sommario, ne ho trovato solo un breve accenno nella nota 2 di La regola del 3% del dicembre 2018.
Comunque tutto logico e niente di sconvolgente. Personalmente preferirei che Bagnai fosse paradossalmente meno onesto: proprio perché fa politica dovrebbe un po’ blandire i propri lettori/sostenitori, ovviamente senza snaturarsi ma neanche allontanando i potenziali nuovi lettori con una sincerità caustica.
Temo che Bagnai in questo caso ragioni con la logica che io chiamo del “post hoc”: ovvero “siccome ho avuto successo significa che il mio atteggiamento è vincente” senza considerare che il suo successo sia dipeso da altri fattori o, comunque, potrebbe essere maggiore (*5).
Il secondo pezzo (quello più recente) è maggiormente interessante.
Parla della “Verità”. Il ragionamento segue due strade parallele: una politica e una, direi, più morale.
Il ragionamento politico è la consapevolezza che non sia sufficiente proporre la “verità” agli elettori affinché questi la capiscano e ti votino: ci sono molti altri fattori che l’impediscono. A mio avviso, ormai da anni la penso così, sono predominanti quelli psicologici: in particolare il limite che io chiamo dell’“anti-resipiscenza”: l’uomo preferisce non abbandonare le proprie illusioni se su queste ha edificato la struttura della propria vita: ricostruire tutto da capo è un lavoro (una palingenesi come scrive giustamente Bagnai) che pochi hanno la forza di compiere.
Il ragionamento morale è che il ripetere solo la Verità o, peggio, l’imporre la propria Verità la svuota di valore, la rende un dogma e, questo sì, corrisponderebbe a un vero e proprio fascismo. Anche qui niente di nuovo: io ci sento riecheggiare il solito John Stuart Mill e, ovviamente, sono d’accordo.
Alla fine il “succo” di questo secondo articolo è che, banalmente, si deve avere pazienza, che non c’è la bacchetta magica e che occorre tempo per cambiare le coscienze.
Bagnai fa comunque giustamente notare che intanto il dibattito sulla UE è decisamente salito di livello e, non per niente, su importanti giornali internazionali (meno in Italia) si iniziano a trovare concetti e idee presenti sul suo sito un 5-6 anni fa…

Conclusione: partito a casaccio, mi pare di aver scritto abbastanza...

Nota (*1): tutti gli incubi da bambino erano ambientati nella casa dei miei nonni; da quando avevo vent’anni sono invece ambientati nella casa dei miei zii. Non so perché: è un vero mistero…
Nota (*2): perché, sorpresa, i privati che gestiscono cose pubbliche cercano di guadagnarci il più possibile: vi riescono facendo pagare il prezzo più alto agli utenti e, contemporaneamente, tagliano sui costi come, ad esempio, la manutenzione. Non per nulla lo stesso accade, pari pari, con la gestione dell’acqua…
Nota (*3): ricordate ancora le riunioni per le nomine nel CSM? Io sì…
Nota (*4): da cui Freud fa derivare le nevrosi.
Nota (*5): ovvero portare più voti al proprio partito e diffondere ulteriormente il minimo di cultura economica sufficiente a far comprendere, anche al non tecnico, le storture abnormi di questa UE...

sabato 14 settembre 2019

La terza legge della psicologia

Ho finito di “riguardare” il libro di Freud: ho cioè ricontrollato i miei appunti, aggiornata la lista delle potenziali epigrafi, valutato gli spunti per questo ghiribizzo, etc…

Avendone la voglia avrei materiale per scrivere diversi pezzi piuttosto interessanti ma, (s)fortunatamente, non me la sento di sobbarcarmi un compito che ormai, per esperienza, so essere molto faticoso. Mi limiterò quindi a qualche osservazione sparsa…

Sicuramente l’elemento psicoanalitico per me “nuovo” è la pulsione di Morte e le sue molteplici implicazioni.
Per Freud le pulsioni di amore e morte non agiscono da sole ma sempre insieme ma io me ne sono già fatto un’idea leggermente diversa: le vedo in relazione fra loro come le forze nella terza legge della dinamica: ovvero ad ogni forza se ne contrappone un’altra eguale e contraria.
Da una parte mi immagino che il cervello debba avere un suo equilibrio chimico e che l’uso di certe sue funzioni provochi automaticamente l’attivazione di altre; ma anche filosoficamente, come ho già scritto altrove, il bene non può esistere senza il male che faccia da contrasto: per dare quindi senso a una pulsione d’amore ne deve corrispondere una d’odio (*1). Non vi può essere amore senza odio (*2).
Tornando a Freud l’altro elemento interessante di queste due pulsioni è che queste si possono rivolgere non solo verso l’esterno ma anche all’interno, ovvero su noi stessi.
L’uomo che rivolge la propria pulsione sessuale (entrambe le pulsioni vanno intese in senso estremamente ampio) verso se stesso è detto narcisista ed ecco quindi che, per reazione, esercita la sua pulsione distruttiva su chi gli è vicino.
Chi rivolge la pulsione distruttiva verso se stesso è invece vittima del proprio senso di colpa, magari di un’angoscia continua non meglio identificata: in compenso riesce a rivolgere la propria pulsione affettiva verso l’esterno ed è quindi un sostegno e aiuto per chi gli è vicino.

Mi hanno colpito molto delle pagine in cui Freud spiega che se un bambino viene allevato nell’amore egli allora non riuscirà a rivolgere la propria funzione distruttiva verso i genitori ma la riverserà al proprio interno creandosi una coscienza (il super-io) fortissima. Non dovendo ubbidire alle regole dei genitori ecco che il bimbo si creerà le proprie regole che saranno poi per lui una prigione ben più opprimente. Sembra paradossale no? Io addirittura stenterei a crederci se non fosse che io stesso ho provato sulla mia pelle questo fenomeno. Tutta la mia rigidità, i miei principi vengono in effetti dall’interno: me li sono autoimposti. Che poi la ragione sia proprio quella intuita da Freud non posso esserne certo: vero è che la sua teoria è molto credibile…

Conclusione: non ho reso giustizia a Freud: avrei dovuto dedicargli molto più spazio considerato il numero di spunti che mi ha dato. Posso ad esempio dire che, normalmente, da un libro riesco a trarre, al massimo, un paio di frasi adatte per le mie epigrafi: con Freud, complice anche l’argomento dei saggi, ne ho trovate una decina!
Ad esempio non ne ho scritto ma mi ha colpito e divertito l’ateismo di Freud: ci sono diversi passaggi molto ironici e pungenti. Ma, dopotutto, Freud considera la religione una sorte di nevrosi della società!
Non mi credete? Via, vedo di trovare un passaggio significativo… ecco: «Alcune di esse [dottrine religiose; e Freud ha in mente il cristianesimo e il giudaismo] sono a tal punto inverosimili, talmente antitetiche a tutto ciò che faticosamente abbiamo appreso circa la realtà dell’universo, che, tenuto il debito conto delle differenze psicologiche, possono venir paragonate ai deliri.» (*3)

Nota (*1): mi vengono in mente i cosiddetti “buonisti” che, legittimamente preoccupati per la sorte degli immigrati provenienti dall’Africa, si scagliano con furiose parole d’odio contro Salvini: un odio che va oltre la semplice disapprovazione delle sue idee e politiche ma che, evidentemente, deve avere una base psicologica.
Nota (*2): e i santi allora? La loro pulsione distruttrice era tutta rivolta verso se stessi: non è un caso che si imponessero regole e privazioni severissime
Nota (*3): da “L’avvenire di un’illusione” di Freud, trad. Sandro Candreva e E. A. Panaitescu, incluso in “Il disagio della civiltà e altri saggi”, (E.) Bollati Boringhieri, 2012.

venerdì 13 settembre 2019

Sogno macabro

L’altra notte ho sognato moltissimo e a lungo: chiaramente, ormai a un giorno e mezzo di distanza, ricordo solo gli aspetti principali…

Sognavo che avevo un tumore: al momento stavo bene ma non c’era speranza. Tutto sommato l’avevo presa bene: decido quindi di andare a salutare un amico e spiegargli con tatto la situazione.
Invece che alla sua villetta abitava adesso in un palazzo modernissimo: tante vetrate, pavimenti lucidi, ascensori e perfino scale mobili.
Gli dico che gli devo parlare e lo attiro fuori casa. Mentre scendiamo incrociamo due omoni dell’est che bonariamente ci dicono che preparano un furto nel palazzo: e infatti sono già impegnati a preparare un sacco di utensili per sfondare una parete o chissà cosa.
Io sarei semplicemente uscito e avrei poi chiamato la polizia invece, correndo a mio parere un rischio inutile, l’amico va ad affrontarli direttamente per dirgli di smettere e andarsene.

Non ricordo cosa succede ma nella “scena” successiva l’amico è festeggiato ed è anche intervistato da una tivvù locale. In particolare ricordo che il padre, un ex poliziotto, è felicissimo. A questo punto decido che non è il caso di rischiare di guastargli la festa dicendogli della mia malattia e me la svigno.

Nei paraggi abita una mia ex collega, di cui ero stato innamoratissimo, e decido di andarla a trovare. È ben disposta nei miei confronti: ridiamo e scherziamo. Dal sogno sparisce l’elemento della malattia.
Diventiamo intimi ma poi… il colpo di scena!
Le chiedo, oppure è lei a dirmelo, il suo nome e scopro che non è la persona che pensavo io (a meno che non avesse cambiato nome!). Mi sveglio…

A parte il finale buffo il sogno è stato abbastanza strano: questa cosa della malattia è anomala. Non mi sento peggio del solito: probabilmente l’unico “sintomo” che dovrei investigare è una costante tachicardia che ho da, direi, circa un annetto. Non credo possa avere niente a che fare con possibili tumori…
Non so: l’unico elemento che mi viene in mente sono le riflessioni su Eros e Thanatos (morte), dovute alla lettura di Freud, fatte in questi giorni: magari mi hanno condizionato… che poi questo, in effetti, spiegherebbe anche la parte conclusiva con la ragazza: insomma, nel sogno, prima Thanatos e poi Eros...

Conclusione: lo so… già in genere quello che scrivo non è molto interessante: figuriamoci quindi poi i miei sogni! Però mi è capitato un paio di volte, a distanza di anni, di andare a rileggerli e mi è sempre piaciuto: mi dà una strana sensazione di emozioni profonde seppure dimenticate...

mercoledì 11 settembre 2019

Confronto sulla censura

Avrei un pezzo ormai quasi pronto sulla collezione di saggi di Freud che ho finito di leggere ma ieri sera mi sono imbarcato in una discussione su FB un po’ più attuale: rimanderò quindi il primo per presentare la seconda…

Un paio di amici/conoscenti avevano pubblicato sul proprio profilo, commentando con un “Finalmente!” entusiastico, la notizia che FB aveva rimosso le pagine pubbliche di “Casa Pound” e “Forza Nuova”.
Chi mi segue conosce benissimo la mia posizione sulla censura (ho pure disegnato la vignetta per l'apposito marcatore!) e sa che io sono contro di essa in ogni sua forma, così, un po’ timidamente, aggiunsi su entrambi i profili un commento del tipo “Io comunque sono contro ogni forma di censura...”. Niente di più forte perché è inutile incendiare una discussione con toni troppo decisi…

Su un profilo è nata una bella discussione mentre nel secondo ho avuto solo un breve scambio di opinioni con il suo proprietario ma niente di particolarmente interessante: anzi, diciamo che è venuto fuori una discussione che però era solo un sottoinsieme dell’altra più approfondita.

Mi limiterò quindi a descrivere quella più interessante. Al mio commento aveva inizialmente risposto l’autore stesso chiedendomi con curiosità “Anche quelli che incitano all’odio?”.
Quindi gli avevo risposto:
«Se fosse qualcosa di illegale dovrebbe intervenire la magistratura, non un privato...»

Mi rendo conto che anch’io su FB non mi esprimo benissimo: quello che volevo dire era che se “l’incitamento all’odio” fosse stato reale allora avrebbe dovuto occuparsene la magistratura e che un privato non può sostituirsi a essa. Niente di nuovo: questo concetto l’ho sempre ribadito più e più volte.

A questo punto è intervenuta però una terza persona che mi ha replicato con un lungo commento, educato, ben strutturato e articolato. Siccome non voglio chiedere il permesso di pubblicarlo mi limito a riassumerne il contenuto:
{RIASSUNTO}
1. FB ha tutto il diritto di censurare chi vuole perché l’utente che si iscrivi sulla sua piattaforma ne accetta le condizioni di utilizzo.
2. Esiste una censura del “linguaggio” ovvero dei termini usati, come “caz##” al posto di “pene”, che va interpretata anche dal contesto.
3. Esiste una censura dei “contenuti”, ovvero delle idee che in alcuni casi, come questo di FB con “Casa Pound” e “Forza Nuova”, è giusta.
4. Argomentava col fatto che, delle menti labili e influenzabili, avrebbero potuto essere portate a commettere dei reati in virtù di quanto letto su tali pagine. Era quindi non solo legalmente corretto ma anche moralmente giustificato l’intervento di FB.
{FINE RIASSUNTO}

Spero di aver reso bene le idee del mio interlocutore: a me, ovviamente, pare così ma ancora non mi ha replicato quindi potrebbe essermi sfuggita qualche sfumatura…

Comunque ho preso la palla al balzo e gli ho risposto abbastanza formalmente (cercando di imitare il suo registro educato):
«Prima di tutto la ringrazio per il commento lungo e articolato: per esperienza so bene quanto tempo costi e, di conseguenza, quanto le importi dell’argomento e quanto le stia a cuore segnalarmi il suo punto di vista.

Sicuramente ha ragione scrivendo che FB abbia tutti i diritti di censurare chi gli pare e piace: ma la mia obiezione alla censura non era legale ma morale. Avevo infatti scritto che trovo la censura sempre sbagliata non che FB abbia agito illegalmente.

Sulla censura del linguaggio non ho altro da aggiungere a quanto lei ha ben spiegato: personalmente questo tipo di censura mi pare solo una forma, talvolta ipocrita, di bigottismo.

Invece sulla censura dei contenuti non mi trovo d’accordo con lei. Ora lasciamo per un attimo perdere “Casa Pound” e “Forza Nuova” e le loro idee: ci tornerò poi.
Consideriamo invece la censura di messaggi/opinioni/idee e quali siano i suoi possibili svantaggi.
Lasciamo pure perdere la possibilità, per quanto remota, che alcuni dei messaggi censurati possano avere una loro validità e, quindi, una loro utilità. Mi pare che lei si concentri troppo sul potenziale negativo di un’idea, per quanto errata, e tralasci invece l’utilità che, pur nella sua inesattezza, essa possa comunque avere. Infatti:
1) Il dover confrontare un'opinione vera contro una sbagliata mantiene la prima vitale e non la fa diventare una "superstizione": una verità cioè che si impara a memoria, come fosse un dogma, e che così finisce per divenire un guscio vuoto.
2) Il confronto fra l'opinione vera e quella sbagliata permette di capire veramente l'essenza della prima. È un concetto apparentemente simile al precedente ma comunque distinto da esso: nel primo caso si mantiene “viva” la verità mentre nel secondo la si comprende meglio.
3) I due punti precedenti considerano l'opinione avversa come se fosse totalmente sbagliata: a maggior ragione sono quindi validi se nessuna delle due opinioni a confronto è completamente giusta o errata. In generale la situazione sarà proprio questa: dal confronto fra un'opinione "più giusta" e una "meno giusta" la prima ne verrà comunque arricchita e perfezionata.
Se questi argomenti dimostrano che la censura, anche di idee errate, sia sempre sbagliata allora non si dovrebbe censurare neppure “Casa Pound” e “Forza nuova”: le eccezioni infatti non vanno d’accordo con la morale o, volendo, una morale che ammetta eccezioni non è una buona morale!

Che qualcuno possa venire “traviato” da messaggi errati è probabilmente possibile: ma questa è la norma della nostra quotidianità! La pubblicità alla tivvù non ci bombarda continuamente cercando di convincerci a fare acquisti spesso inutili? Oppure gli alcoolici non vengono venduti liberamente? Eppure ci sono persone che ne abusano fino a morirne: se volessimo proteggere i più “deboli” dovremmo vietarne la vendita, no? Oppure perché non si impone un limitatore alla velocità delle auto a 50Km/h? In questa maniera eviteremmo tutti gli incidenti dovuti all’alta velocità…
Potrei fare molti altri esempi di questo tipo ma il punto è che non imponiamo queste cose perché riteniamo la libertà più importante dei rischi che essa, inevitabilmente, comporta. Dopotutto la libertà è anche quella di sbagliare: le risparmio le divagazioni sul libero arbitrio!

Insomma, alla fine ho scritto molto più di quello che volevo e spero, se ha avuto la pazienza di leggermi, di non averla annoiata troppo: il mio punto è che la censura sia un’eccezionale limitazione della libertà d’espressione, un qualcosa di gravissimo e, io personalmente, non me la sentirei mai di censurare qualcuno anche se giudicassi le sue idee completamente sbagliate, fuorvianti e deleterie: a maggior ragione mi piace pochissimo che un privato (in questo caso FB) decida per me cosa io possa leggere (e quindi, indirettamente, pensare) e cosa no. Perché poi, ricordiamocelo, i privati fanno i propri interessi non quelli della comunità...
»

Ho scritto la mia risposta abbastanza in automatico: non si trattava infatti di considerazioni per me nuove ma di argomenti che, più o meno, avevo già affrontato da vari punti di vista.
Rileggendo in maniera più distaccata, a freddo, quanto scritto mi accorgo di aver vampirizzato qua e là, dalle mie letture, quanto ho poi argomentato!
- Che la legge non equivalga alla giustizia lo scrivono praticamente tutti: ad esempio recentemente ho riletto lo stesso concetto in Freud (legge = violenza della comunità sul singolo, NON giustizia) ma, insomma, tutti gli autori con un minimo di buon senso sono concordi su questo…
- La divagazione sulla censura del “linguaggio” non mi sembrava pertinente e ho quindi tagliato corto.
- Tutta la parte centrale del mio ragionamento contro la censura, anche di idee ERRATE, proviene ovviamente da John Stuart Mill. Ho pure riadattato la conclusione del mio pezzo Libertà d’opinione (2/2): chiaramente ho dovuto semplificare un po’ ma mi sembra di aver comunque sottolineato le argomentazioni chiave…
- “le eccezioni infatti non vanno d’accordo con la morale o, volendo, una morale che ammetta eccezioni non è una buona morale!” è invece una semplificazione del pensiero di Kant sugli imperativi categorici: se qualcosa è giusto non ammette eccezioni.
- I vari esempi di comportamenti sociali che potrebbero avere conseguenze nefaste ma che comunque sono considerati ammissibili dalla società è invece farina del mio sacco. La conclusione sulla libertà di sbagliare e il libero arbitrio proviene invece dritta dritta da Sant’Agostino…
- Che io non me la sentirei, avendone il potere, di censurare nessuno (compresi Monti o Renzi) è semplicemente vero. Davvero il mio rispetto per le opinioni altrui, anche quando le considero totalmente sbagliate, è assoluto: proprio per questo, e di nuovo sono stato sincero, non mi piace quando qualcuno si arroga il diritto di censurare terzi.
- La conclusione finale, ovvero che il privato fa i propri interessi e non quelli della comunità, riecheggia fortemente Gramsci e il suo attacco ai giornali “borghesi” tutti intenti a dimostrare una realtà contraria agli interessi del proletariato. Sostituendo FB ai giornali e gli utenti al proletariato si ottiene un ragionamento analogo, o almeno affine, al mio…

Ma è poi vero che ho costruito la mia risposta semplicemente appiccicando insieme le idee di questi grandi pensatori?
Non proprio: ormai questi loro pensieri li ho fatti miei, fanno parte di me e del mio modo di pensare. La maniera in cui ho rielaborato queste idee di autori diversi, fondendoli insieme e riadattandoli alle nuove esigenze, dimostra che, nel mio piccolo, non mi sono limitato a ripetere a pappagallo opinioni altrui ma le ho fatte invece divenire parte di me.
Non a caso Plutarco ha scritto che “la conoscenza non un secchio da riempire ma un fuoco da accendere”: e io ho infatti acceso il fuoco delle idee e non riempito il secchio della memoria.

Conclusione: di nuovo è una banalità (v. I libri formano) ma davvero credo che le letture “importanti” ci rendano migliori o, almeno, più consapevoli della realtà che ci circonda...

martedì 10 settembre 2019

Nomi di paesi toscani

Qualche giorno fa avevo iniziato a buttare giù delle idee per un racconto che avevo, molto tiepidamente, intenzione di scrivere. Volevo quindi ricreare anche una zona immaginaria nella Toscana completa di qualche paese fittizio e così…

...e così sono partito per la tangente e ho deciso di scrivere un programma che generasse nomi casuali di cittadine basandosi su un elenco di nomi reali: l’obiettivo era sempre il solito, ovvero impratichirmi col Python.
Lo so, apparentemente ricorda un po’ il programma PornoNomi presentato qualche settimana fa (v. Porno nomi (*1)) ma in realtà quello era un programma semplicissimo che io avevo reso arbitrariamente complicato aggiungendovi nuove funzionalità, casi particolari e usando librerie esterne (ad esempio quella per identificare aggettivi, nomi, etc…).
Era un programmino semplice perché sostanzialmente mi limitavo a scegliere un nome e un cognome a caso.

In questo caso ho invece deciso di complicare le cose: ho deciso di creare una struttura dati che, a ogni singola lettera, vi associasse tutte le possibili lettere successive (ovviamente in base alle possibilità date dalla lista di nomi di città reali). Durante la generazione di un nuovo nome, casualmente, il programma avrebbe quindi scelto la lettera successiva in base alla frequenza data dai nomi reali. Se ad esempio una “A” fosse seguita da 3 “S” e 5 “R” allora il programma sceglierebbe la “S” con probabilità 3/8 e la “R” con 5/8.
Inoltre per complicare ulteriormente le cose, ma anche per rendere i nomi generati più verosimili, ho stabilito che le parole precedute da un asterisco avrebbero dovuto essere considerate come singole lettere. Ad esempio nella lista ho inserito nomi del tipo “Montecatini *Terme” o “*Forte_dei Marmi” col risultato che il programma può generarmi “NOME-CASUALE Terme” o “Forte_dei NOME_CASUALE”.

Questo è il programma:
1
 2
 3
 4
 5
 6
 7
 8
 9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
import random
import string

class Elemento():
    def __init__(self, nome):
        self.nome=nome
        self.seguiti=[]
        self.totSeguiti=0
    def __str__(self):
        if self.nome=="STOP":
            return ""
        return self.nome

def parsa(p):
    flag=False
    for i in range(0, len(p)):
        if p[i]=="*":
            flag=True
            blocco=""
            continue
        if flag:
            if p[i]==" ":
                flag=False
                yield blocco
                yield " "
            else:
                blocco=blocco+p[i]
                continue
        else:
            yield p[i]
    if flag:
        yield blocco

inizio=Elemento("VIA")
fine=Elemento("STOP")
base=[inizio, fine]

with open("ListaPaesi.txt") as f:
    content3 = f.readlines()
lista_paesi=[l.rstrip('\n').upper() for l in content3]

for paese in lista_paesi:
    corr=inizio
    for c in parsa(paese):
        val=list(filter(lambda x: x.nome==c , base))
        if len(val)==0:
            nuovo=Elemento(c)
            base.append(nuovo)
            corr.seguiti.append((nuovo,1))
            corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
        else:
            valseg=list(filter(lambda x: x[0].nome==c , corr.seguiti))
            if len(valseg)==0:
                nuovo=val.pop()
                corr.seguiti.append((nuovo,1))
                corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
            else:
                pa, nu =valseg.pop()
                corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
                corr.seguiti.remove((pa, nu))
                corr.seguiti.append((pa, nu+1))
                nuovo=pa
        corr=nuovo
    val=list(filter(lambda x: x[0].nome=="STOP" , corr.seguiti))
    if len(val)==0:
        corr.seguiti.append((fine,1))
        corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
    else:
        pa, nu =val.pop()
        corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
        corr.seguiti.remove((pa, nu))
        corr.seguiti.append((pa, nu+1))

def genera():
    corr=inizio
    while corr.totSeguiti>0:
        num=random.randint(1,corr.totSeguiti)
        for ele in corr.seguiti:
            num=num-ele[1]
            if num<=0:
                print(ele[0],end='')
                corr=ele[0]
                break
    print()

for i in range(1,30):
    genera()

Mi limiterò a commentare brevemente le novità Python che ho introdotto e imparato a usare.

Linea 4-12 definisco un oggetto Python che sarà l’elemento basilare della struttura dati necessaria per realizzare ciò che avevo in mente. Ogni singolo elemento, oltre al proprionome/codice ha una lista che contiene tutte le possibili continuazioni e una variabile con il loro numero totale. Ridefinisco anche la funzione __str__() perché mi faceva comodo per stampare poi il nome generato…

Linea 14-32 definisco la funzione parsa() che sfrutta il comando “yield”. Difficile spiegare tale comando: è molto “pitonesco” e non è facile spiegarne il significato senza entrare in dettagli noiosi e/o complicati. Userò la funzione per spezzettare i nomi di città negli opportuni frammenti: le singole lettere oppure le parole intere precedute da * (che viene rimosso).

Linea 38-40 inizializzo la mia struttura base con due elementi (“inizio” e “fine”) e carico in memoria la lista delle città.

Linea 42-72 il ciclo principale che per ogni nome di città caricato in memoria usa la funzione parsa() per creare la meta struttura che verrà poi usata per generare i nomi. Da notare nelle linee 45, 52 e 64 l’uso del comando lambda che definisce una funzione in linea che adopero per filtrare le liste (quella generale e quella specifica di ogni elemento).
Ah! Avrei potuto essere più furbo e aggiungere un carattere speciale (tipo “#”) alla fine di ogni parola in maniera da potermi evitare le linee di codice dopo il for più interno (64-72)...

Linea 74-84 genera() è la funzione che, usando la struttura dati costruita precedentemente, la percorre casualmente creando, passo passo, il nome casuale.

Linea 86-87 semplicemente chiama la funzione genera() 30 volte per creare altrettanti nomi casuali.

L’elenco di cittadine usato è il seguente:
1
 2
 3
 4
 5
 6
 7
 8
 9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
Prato
Livorno
Arezzo
Pisa
Pistoia
Lucca
Grosseto
Massa
Carrara
Viareggio
Siena
Scandicci
Sesto *Fiorentino
Empoli
*Campi Bisenzio
Capannori
Cascina
Piombino
Camaiore
*San Giuliano *Terme
Rosignano *Marittimo
Pontedera
Poggibonsi
Cecina
Montelupo
*San Casciano
Matassino
Ghezzano
Calci
Osmannoro
Fiesole
Prulli
Firenze
Rosano
Reggello
Figline
Incisa
*Lido_di Camaiore
*Marina_di Pietrasanta
Capraia
Limite
*Punta Ala
Bibbona
*Forte_dei Marmi
Radda
Gaiole
Roselle
Capalbio
Cecina
Barberino
Poggibonsi
Castiglioncello
Piombino
Montespertoli
Volterra
Certaldo
Cerreto Guidi
Panzano
Antella
Mercatale
Faella
Casellina
Castiglion *Fiorentino
Cortona
Montepulciano
Chianciano *Terme
*Bagni *San Filippo
*Terme_di Saturnia
Castiglione *della Pescaia
Massa *Marittima
Montecatini *Terme
Poppi
Bibbiena
Abetone
*San Gimignano
Montalcino
Stia
Tirrenia
*San Miniato
Camaldoli
*Ponte_a Elsa

Il risultato è il seguente:
1
 2
 3
 4
 5
 6
 7
 8
 9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
GIA
A
PI TERME
LLI
CIMO
CASSANO
MO
BORESTORANTO
CATO
SAN FIORENTINO
VIOLIENILINO
CAMPI TERME
CA
MI
SANE
CISISCCA
CO
MAPALI
TERME_DI TERME
GLLLDAINO
BIBE
PA
SAN TERME
LIMONATI
ASA
SAN CIUINORELLI
FINO
CIGINA
GIBBIA

Ad occhio un nome su 5 è decente. Un problema evidente sono i nomi cortissimi di 2 o addirittura 1 lettera: questo è inevitabile per la struttura del programma: qualsiasi finale di un nome di città può essere seguito dalla terminazione del nome. Volendo potrei semplicemente ricalcolare i nomi troppo corti (meno di 4 lettere) ma non è particolarmente interessante.
Un altro problema sono le sequenze impronunciabili di consonanti: vedi “CISISCCA” o “GLLLDAINO”…

Per limitare quest’ultimo problema ho scritto una seconda versione del programma: invece di considerare le singole lettere (o le sequenze precedute dall’asterisco) ho deciso di usare le coppie di lettere. Fortunatamente per implementare questo cambiamento non ho dovuto stravolgere il programma: me la sono cavato introducendo una nuova funzione di parsing, parsa2() che riusa la parsa(), e ho dovuto riscrivere la stampa della funzione di generazione in maniera da eliminare le lettere doppie.
In realtà c’è anche un piccolo baco nel codice: le sequenze precedute da “*” inserite nel mezzo di un nome vengono ripetute due volte: lascio al lettore il divertimento di correggere opportunamente il codice!

Ecco la versione modificata:
1
  2
  3
  4
  5
  6
  7
  8
  9
 10
 11
 12
 13
 14
 15
 16
 17
 18
 19
 20
 21
 22
 23
 24
 25
 26
 27
 28
 29
 30
 31
 32
 33
 34
 35
 36
 37
 38
 39
 40
 41
 42
 43
 44
 45
 46
 47
 48
 49
 50
 51
 52
 53
 54
 55
 56
 57
 58
 59
 60
 61
 62
 63
 64
 65
 66
 67
 68
 69
 70
 71
 72
 73
 74
 75
 76
 77
 78
 79
 80
 81
 82
 83
 84
 85
 86
 87
 88
 89
 90
 91
 92
 93
 94
 95
 96
 97
 98
 99
100
101
102
103
104
105
106
107
108
109
110
import random
import string

class Elemento():
    def __init__(self, nome):
        self.nome=nome
        self.seguiti=[]
        self.totSeguiti=0
    def __str__(self):
        if self.nome=="STOP":
            return ""
        return self.nome

def parsa2(p):
    primo=""
    secon=""
    for cc in parsa(p):
        if primo=="":
            primo=cc
            continue
        secondo=cc
        yield primo+secondo
        primo=secondo            

def parsa(p):
    flag=False
    for i in range(0, len(p)):
        if p[i]=="*":
            flag=True
            blocco=""
            continue
        if flag:
            if p[i]==" ":
                flag=False
                yield blocco
                yield " "
            else:
                blocco=blocco+p[i]
                continue
        else:
            yield p[i]
    if flag:
        yield blocco

inizio=Elemento("VIA")
fine=Elemento("STOP")
base=[inizio, fine]

with open("ListaPaesi.txt") as f:
    content3 = f.readlines()
lista_paesi=[l.rstrip('\n').upper() for l in content3]

for paese in lista_paesi:
    corr=inizio
    for c in parsa2(paese):
        val=list(filter(lambda x: x.nome==c , base))
        if len(val)==0:
            nuovo=Elemento(c)
            base.append(nuovo)
            corr.seguiti.append((nuovo,1))
            corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
        else:
            valseg=list(filter(lambda x: x[0].nome==c , corr.seguiti))
            if len(valseg)==0:
                nuovo=val.pop()
                corr.seguiti.append((nuovo,1))
                corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
            else:
                pa, nu =valseg.pop()
                corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
                corr.seguiti.remove((pa, nu))
                corr.seguiti.append((pa, nu+1))
                nuovo=pa
        corr=nuovo
    val=list(filter(lambda x: x[0].nome=="STOP" , corr.seguiti))
    if len(val)==0:
        corr.seguiti.append((fine,1))
        corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
    else:
        pa, nu =val.pop()
        corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
        corr.seguiti.remove((pa, nu))
        corr.seguiti.append((pa, nu+1))

def possibilita(lista):
    num=0
    for l,n in lista:
        print(l.nome, num, "-", num+n)
        num=num+n
    print()

def genera():
    corr=inizio
    while corr.totSeguiti>0:
        num=random.randint(1,corr.totSeguiti)
        for ele in corr.seguiti:
            num=num-ele[1]
            if num<=0:
                par=ele[0].nome
                if par!="STOP":
                    print(par[:1] if len(par)==2 else par,end='')
                    prec=par
                corr=ele[0]
                break
    if len(prec)==2:
        print(prec[-1:],end='')
    print()

for i in range(1,30):
    genera()

E un nuovo esempio di risultato:
1
 2
 3
 4
 5
 6
 7
 8
 9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
PIENA
TINA
CATO
FAELSANZIORENIA
CORETONTERTASCAREGGIULIONE DELLADELLA  PESOLTELLO
CASTIGNA
GRO
CANO
PIO
MARINA_DI  PESCINA
VIANO
RASSA
POPPISATO
OSI
CATALDO
ROSMAIORNO FIORENTINO
SAN  GIO
CANTECIARRASTO TERME
CAMPI  BIBONTE
ARA
GROSENZANO FIORENTINO
MONTEDERARBERINO MARITTIMO
PANTELLO
CASTIA
CAMAIANDI
FAELLIOREGGIBBONE
SCISA
PI
SCAMASSA

Decisamente meglio!
Almeno le sequenze illeggibile sono sparite anche se, effettivamente, “CORETONTERTASCAREGGIULIONE DELLADELLA PESOLTELLO” (notare il baco che raddoppia il “DELLA” nel mezzo al nome) non è proprio facile da pronunciare!
Ovviamente restano i nomi cortissimi (adesso il minimo è 2 lettere) ma, come detto, questo non è un problema che mi interessa correggere.
Ah! Dalla linea 85 a 90 mi è rimasta la definizione di una funzione, possibilita(), che ho usato per sbacare il programma ma che nella sua versione finale non è usata...

Conclusione: probabilmente il nome più buffo generato dal mio programma è stato “Ano Fiorentino”: suppongo che i suoi ipotetici abitanti si chiamerebbero “stronzetti”…

Nota (*1): a dire il vero anni fa scrissi un programma ancora diverso per generare nomi casuali basato sulla scomposizione in sillabe. I nomi risultanti erano estremamente realistici e credibili ma, comunque, lo scopo di questo programma è solo prendere familiarità col Python e non che il risultato ottenuto sia particolarmente buono: per questo ho preferito cimentarmi con un metodo completamente nuovo...

lunedì 9 settembre 2019

Politica e Thanatos

Nuovo lunedì ma oggi non intendo scrivere solo di politica: mi limiterò quindi a un rapido commento sulle novità.

Come ho già scritto sono rimasto stupito dalla composizione del Conte 2 dove il PD (con LEU e la “tecnica”) ha la maggioranza dei ministeri di cui molti di quelli più importanti. La cosa mi stupì ma mi limitai a pensare “il PD ha fregato il M5S” senza però addentrarmi in altre letture.
Il giorno dopo la composizione del governo ecco subito spuntare il nome di Gentiloni come commissario UE: la velocità di questa candidatura mi dette l’idea di una mancanza di concertazione fra le due forze politiche e che, quindi, fosse esclusivamente una nomina PD ovviamente con l’avallo di Conte.
Nei giorni scorsi poi, importanti esponenti PD hanno messo in discussione la revoca delle concessioni autostradali alla Benetton e la riforma della giustizia targata Bonafede (M5S).

Queste dichiarazioni da sole mi sembrano di per sé estremamente arroganti: il PD ha tanti difetti ma sicuramente ha una lunga consuetudine col potere e la politica: se si azzarda in simili dichiarazioni (e se queste non vengono immediatamente corrette) allora significa che hanno un loro specifico valore. A me pare un voler rimarcare, e fare capire al paese, che in questo governo comanda il PD: mi sembra un tentativo di umiliare il M5S ma mi chiedo se abbia uno scopo più profondo che ancora mi sfugge.

Su Di Maio ho poi un’ennesima nuova teoria: non ha rotto subito col M5S non perché fosse troppo debole ma, forse, perché troppo forte! In questo caso la sua rottura col M5S/Grillo-Casaleggio impedirebbe la formazione del governo col risultato di costringere alle elezioni. E forse, questo il punto, Di Maio comunque non vorrebbe subito le elezioni perché ancora non pronto a organizzare una forza sua. Del resto ho la sensazione che questo PD gli darà tutte le opportunità per rompere con il governo appena lo riterrà opportuno…
Ovviamente questa è solo un’altra mia teoria: per fare previsioni un minimo accurate dovrei conoscere qualche retroscena e, in particolare, i parlamentari su cui potrebbe contare Di Maio.
L’odierno voto di fiducia al governo Conte potrebbe darci delle indicazioni importanti in tal senso…

Come detto oggi però non volevo scrivere solo di politica…
Sto digerendo un nuovo capitolo del saggio di Freud sul “disagio” della società: in particolare la scoperta della pulsione aggressiva umana mi sta aprendo nuovi orizzonti. La mia conoscenza di Freud si basava soprattutto sulle sue prime opere mentre definì la pulsione aggressiva molto più tardi: per questo avevo sentito parlare di Eros e Thanatos ma per me erano solo dei nomi evocativi.
Un brevissimo riassunto: secondo Freud l’uomo è mosso da due pulsioni contrapposte Eros, l’amore, la spinta a unire e a creare, e Thanatos, la morte, la spinta a distruggere. Queste due pulsioni non sono però disgiunte ma operano sempre insieme sebbene con diversi livelli di intensità. Mi ricordano un po’ lo Yin e lo Yang del Tao, oppure il terzo principio della dinamica: a ogni azione (forza) ne corrisponde un’altra uguale e contraria.
In altre parole in ogni azione umana agiscono contemporaneamente queste due pulsioni: a volte può predominare l’una a volte l’altra.
Come detto ancora sto “digerendo” questo concetto ma anch’io sto iniziando a vederlo applicato da tutte le parti: proprio ieri riflettevo che il fenomeno del consumismo ha due aspetti: l’amore per le cose acquistate ma anche la soddisfazione per il denaro che viene speso e, quindi, distrutto.
Sicuramente nella prossima versione dell’Epitome avrò da aggiornare tutto il paragrafo sul “Capro espiatorio” perché ovviamente, la pulsione distruttiva ha un forte impatto sulla società non certo limitato alla spiegazione del fenomeno della demonizzazione!

Avevo tante altre idee in mente ma non voglio appesantire troppo questo pezzo e, soprattutto, voglio seguire in diretta la fiducia a Conte 2 nel caso ci fossero sorprese…

Conclusione: vedremo!

sabato 7 settembre 2019

Cartoni e cartoni

È da anni che ogni tanto mi viene voglia di scrivere sul seguente argomento e poi, invece, non ne faccio di niente. In effetti non si tratta probabilmente di una questione di molto interessante però io vi vedo un’anomalia che trovo curiosa: suppongo che abbia radici psicologiche che però non riesco a individuare…

Fra i programmi televisivi che guardo abbastanza spesso (in genere quando mangio!) ci sono i cartoni animati per adulti. Però non mi vanno tutti bene e, anzi, sono molto selettivo: alcuni mi piacciono molto mentre altri li trovo insopportabili.

Mi piacciono molto:
American dad!
South Park
Bob’s Burgers

Mentre non sopporto:
I Simpson
I Griffin
The Cliveland Show

Ho indicato questi sei cartoni animati perché sono i primi che mi sono venuti in mente: ma probabilmente, nel corso degli anni, ne ho guardati/conosciuti molti altri...

Quale sia l’elemento comune, se esiste, dei cartoni che mi piacciono non saprei dire: però riconosco immediatamente ciò che non sopporto nelle serie che non tollero: il protagonista stupido.

Beh, diciamo che il protagonista stupido è ciò che odio ma poi anche gli altri personaggi mi stanno molto antipatici…
Ne “I Simpson” non sopporto Homer ma anche il figliolino Bart mi sta piuttosto antipatico.
Ne “I Griffin” odio il padre della famiglia ma anche il moccioso saccente è veramente antipatico.
Analogamente, e infatti è uno spin off, in “The Cliveland Show”, non sopporto il padre di famiglia e, di nuovo, forse trovo ancora più antipatico il bimbetto furbastro e cinico.

E qui entra in gioco la mia introspezione che mi fa domandare perché non mi piacciano questi personaggi. Così, in prima battuta, direi che di stupidi, cinici e furbastri il mondo è già pieno e così, vederli in azione in un cartone, più che divertirmi mi dà la nausea.
Non escludo però che ci siano ragioni più profonde ma al momento non riesco a individuarle. Magari sarebbe interessante sapere perché piacciono, cosa abbiano di interessante e piacevole: sfortunatamente non saprei a chi chiedere…
Non so: ipotizzo che certe persone trovino divertente vedere il protagonista prendere decisioni stupide o il bambino comportarsi in maniera cinica ed egoista. Non so, butto lì, vedendo il protagonista si sentono più intelligenti e nei bimbi rivedono loro stessi da piccoli?

Conclusione: ho la sensazione che questo sia un pezzo incompleto: sento che c’è qualcosa che mi sfugge: una relazione nascosta fra tipi psicologici e cartoni animati. Rimango quindi con il mio perché: se qualche lettore ha suggerimenti mi faccia sapere! Chissà, magari un giorno mi imbatterò in una ricerca che mi aprirà gli occhi al riguardo...

giovedì 5 settembre 2019

Aggressività nella società

A volte penso di scrivere cazzate, a volte mi dicono che scrivo cazzate, a volte scrivo cazzate.
Ne sono consapevole eppure, sono convinto, più spesso ho delle intuizioni molto profonde.

Il mese scorso scrissi il pezzo Demonizzazione globale. Nella seconda parte di esso spiegavo, e chiarivo a me stesso, delle idee sui perché e i per come della “demonizzazione” di un avversario. Non avevo fonti, semplicemente erano mie riflessioni nate dall’osservazione della nostra quotidianità.
Osservazione che (come al solito) a me paiono intelligenti e credibili eppure, già il giorno dopo, mi resi conto che qualcosa non quadrava: mi ero accorto che l’uomo credeva troppo facilmente, acriticamente direi, al processo di demonizzazione che trasforma un individuo normale, con i suoi pregi e i suoi difetti, in una sorta di mostro.
Evidenziai questa mia perplessità nel pezzo Vena d’oro. Copio e incollo qui di seguito il paragrafo più saliente di quanto vi scrissi:
«Insomma, riassumendo, ho avuto la netta sensazione che l’uomo abbia la necessità filosofica di un avversario da odiare per sentirsi e illudersi di essere buono.»
La mia conclusione era che l’uomo necessitasse quasi fisicamente di un nemico, di un avversario, da identificare col male e, ipotizzavo, il motivo primo fosse quello di sentirsi, per contrasto, buono e giusto.
Citavo poi un passaggio di Freud, in verità piuttosto vago, che però mi sembrava riecheggiasse vagamente la mia teoria.

In effetti, quando poi nella versione Westernheim della mia Epitome ho inserito questo concetto ho anche aggiunto un paragrafo al sottocapitolo dei limiti psicologici dell’uomo che ho intitolato il “capro espiatorio”: questo a rimarcare la mia teoria sull’origine inconscia e illogica del bisogno di un nemico.

Ieri poi, verso la fine del 5° capitolo del saggio “Il disagio della società e altri saggi” di Freud, ho trovato un ulteriore conferma e spiegazione del fenomeno che avevo battezzato della demonizzazione.
Freud spiega che la società, per poter sopravvivere, costringe l'individuo a reprimere alcune delle sue pulsioni (*1), in primis quelle sessuali ma non solo…
La società si basa sulla convivenza pacifica e, per questo, l’individuo deve massimamente reprimere la propria aggressività. Alla base della teoria di Freud c’è l’osservazione che ogni pulsione che viene repressa per lunghi periodi deve trovare uno sfogo (sublimarsi, ridirigersi cioè, verso un altro obiettivo) altrimenti l’uomo svilupperà una nevrosi che potrà prendere varie forme.
La repressione dell’aggressività non fa eccezione: una società che costringe i suoi membri a convivere fra loro nella massima concordia fa sì che ci sia un forte bisogno di un bersaglio sul quale sfogare la propria rabbia.
Freud fa numerosi esempi: alla fratellanza dei cristiani si contrapponeva l’odio verso gli ebrei; la civiltà comunista dell’URSS perseguitava i borghesi; l’ideale di supremazia tedesco si appellava all’antisemitismo. Oppure, casi meno gravi ma comunque significativi: le rivalità fra spagnoli e portoghesi, fra inglesi e scozzesi, fra tedeschi del nord e quelli del sud…

È quindi ovvio che anche la demonizzazione dell’avversario risponde a questa logica: essa fornisce infatti uno sfogo psicologico all'aggressività forzatamente repressa.
Non credo che la teoria di Freud sia alternativa alla mia: piuttosto mi pare complementare, una ragione ulteriore che spiega il fenomeno della demonizzazione.

Conclusione: tutto questo per dire che anche quelle mie teorie, che perfino a me appaiono azzardate, spesso trovano però importanti riscontri e conferme illustri.

Nota (*1): l’individuo, in cambio della repressione delle sue pulsioni riceve dalla società protezione contro la natura e dagli altri individui e, inoltre, svariati altri benefici...

mercoledì 4 settembre 2019

Eteria?

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Stamani mi è venuta voglia di cominciare una nuova versione dell’Epitome: il vantaggio di non essermi stancato troppo con la precedente è anche che non sento il bisogno di recuperare le forze, specialmente mentali, come mi accade in genere…

Però prima voglio provare a esplorare un’intuizione che ho avuto durante la fase di revisione della 1.3.2 e che mi ero quindi (*1) appuntato fra le cose da inserire nella successiva.

L’idea mi deve essere venuta correggendo il 3° capitolo, “La società riflessa”, e tutto sommato è abbastanza semplice. Come al solito però non ho ancora l’intera teoria ben chiara in testa e lo scopo di questo pezzo sarà proprio quello di aiutarmi a capire e definire meglio la mia intuizione iniziale.

L’argomento è quello che io chiamerei “la società nella società”, con il termine “società” usato in senso decisamente lasco. Anzi direi che forse un termine più corretto ed espressivo sarebbe “gruppo di appartenenza” ottenendo quindi “il gruppo nel gruppo”…

In effetti fin dalle primissime versione dell’Epitome ho scritto che ogni persona può appartenere a più gruppi ma poi non ho mai esplorato nel dettaglio questa idea.

Eppure la società nella società è la regola, non l’eccezione: la stessa famiglia è una piccola società e, praticamente tutti, ne hanno una. L’ambiente di lavoro rappresenta poi un’altra società. Magari anche gli abitanti di un paese, sotto certe condizioni, sono un’altra società. Ovviamente c’è anche quella normalmente intesa come società ovvero quella della propria nazione di appartenenza.
Ma già due anni fa in Briganti ed epomiti (*2) avevo spiegato che nell’impero romano, le zone impervie e isolate, erano spesso controllate da briganti che, a tutti gli effetti, costituivano una propria società diversa e separata da quella romana: “diversa” perché dotata di propri epomiti che ne definivano i principi e valori, “separata” perché in aperto contrasto con quella ufficiale.
La separazione quindi non deve essere necessariamente fisica o spaziale ma è principalmente di idee fondanti, ovvero di protomiti ed epomiti.
Anche le attuali mafie italiane (e non) sono società nella società: condividono il territorio ma si basano su principi, soprattutto morali, ben diversi da quelli della società comune.
Ho poi dei dubbi se un gruppo di amici e/o conoscenti possa essere considerato una “società”: istintivamente direi di no ma non mi è chiaro perché ma vi percepisco un qualcosa di diverso dai precedenti esempi. Ma la mia intuizione è scattata: già mentre scrivevo la frase precedente ho capito quale fosse la differenza: la struttura o, se vogliamo, l’organizzazione.
La famiglia ha una struttura semplice ma chiara: genitori e figli. Anche un’azienda ha un preciso organigramma. Lo stesso vale per un’organizzazione criminale: una pletora di pellicole e serie televisive ce lo hanno insegnato.
Questa caratteristica di struttura è invece meno definita in un paese: se il paese è molto grande ci sarebbero un gran numero di cittadini comuni che non si conoscono fra loro e qualche autorità politica più o meno nota. Se il paese invece è piccolo e “tutti si conoscono” ecco che ogni membro è almeno a grandi linee conscio del ruolo degli altri.
Invece in un gruppo di amici non c’è una gerarchia ben precisa né del resto, un’identificazione ben delineata di chi siano i membri: dopotutto ogni persona ha il proprio insieme di amici e questi insiemi sono fra loro parzialmente disgiunti. In altre parole Tizio può avere come amici Caio e Sempronio, ma Sempronio ha come amico Tizio ma non Caio…

Quindi un “gruppo-società” per essere tale deve avere:
1. una propria struttura/gerarchia.
2. specifici protomiti condivisi da tutti (e quindi epomiti locali): sono il collante ideologico/culturale che dà l’identità formale al gruppo.
3. i suoi membri ben definiti e, magari, identificabili.

Alla luce di questa definizione vediamo allora come vi possiamo inquadrare gli esempi precedenti.
Per la famiglia sono chiaramente validi i punti 1 e 3 mentre il punto 2 è implicito: corrisponde al principio, non esplicito ma ovvio, che i genitori farebbero di tutto per i propri figli. Genitori e figli sono consapevoli della presenza e forza di questo legame.
Per il gruppo degli amici non vale invece nessuno dei punti visti sopra.
Per un’azienda sono certamente validi i punti 1 e 3 mentre il 2 potrebbe essere debole o inesistente (si tratta di un generico protomito: “il mio dovere è fare l’interesse di questa azienda”).
In un grande paese, per i motivi esposti precedentemente, tutti i tre punti sono solo parzialmente calzanti; per un piccolo paese invece sono tutti applicabili, se non completamente, almeno in misura nettamente maggiore.
Infine, per una mafia, tutti i tre punti sono pienamente applicabili.
Oppure un esempio totalmente nuovo: per una squadra sportiva sono certamente validi i punti 1 (allenatore, giocatore ma anche specifici ruoli nella squadra) e 3 ma anche il 2 è ben definito: la maglia, la spinta emotiva dei tifosi, l’obiettivo della vittoria: è un collante molto forte...

Adesso abbiamo quindi definito accettabilmente quali caratteristiche deve avere un gruppo-società per essere definito tale: possiamo quindi analizzare cosa ciò comporti.

Questa è la seconda parte della mia intuizione: quando una persona appartiene a più gruppi-società la sua maggiore fedeltà va prima al più ristretto. Ovviamente si tratta di una regola indicativa ma che, a naso, mi sembra piuttosto affidabile. Generalmente, ad esempio, per una persona viene prima la famiglia, poi il lavoro e infine la propria nazione: eventuali altri gruppi-società a cui ogni individuo può appartenere si inseriscono opportunamente in questo schema.

In genere ogni individuo cercherà di fare l’interesse di ogni gruppo-società a cui appartiene (*3). Quando però vi fosse un contrasto di interessi allora l’individuo appartenente a più gruppi-società cercherà di tutelare maggiormente quella a cui è più fedele.
Ovviamente la presente non è una regola assoluta ma piuttosto una linea guida: ogni individuo è unico e, per tanto, imprevedibile.
In questo comportamento pesa poi il fattore rischio ovvero la possibilità di essere scoperto e quindi punito dal gruppo-società tradito.
Molto dipenderà dal senso di appartenenza di una persona (che dipenderà da quanto si identica negli specifici protomiti del gruppo) ai vari società-gruppi di cui fa parte. Altro elemento importante è se la comunità consideri gli appartenenti alla società-gruppo come diversi: in tal caso l’istinto umano alla reciprocità potrebbe spingere a incrementare il senso di appartenenza al sottogruppo in contrasto con la comunità più ampia...
È poi forse fuorviante la dicotomia fra “tradire” e “fare gli interessi”: nella stragrande maggioranza dei casi si tratterà di sfumature, maggiori o minori, nel fare più gli interessi di un gruppo invece che di un altro. Insomma il “tradimento” vero e proprio sarà molto raro (*4).

Sarebbe da stabilire e analizzare meglio il rapporto fra la società-società, ovvero la comunità in senso più ampio, e un gruppo-società soprattutto nell’aspetto di quanto fare l’interesse del secondo vada a discapito del primo e di quanto “tradire” il primo possa andare a beneficio del secondo.
Così, a naso, direi che grossi vantaggi per un gruppo a scapito di un altro si possano ottenere solo con significativi “tradimenti”: ovviamente questi tradimenti non devono venire scoperti, per minimizzare il fattore di rischio che condiziona le decisioni del singolo appartenente a più gruppi.
Probabilmente una certa protezione la può dare il gruppo-società nascosto alla comunità: i cui membri non si dichiarano cioè apertamente parte di tale gruppo. Ad esempio la mafia o le società segrete non dichiarano apertamente chi sono i loro membri. In questa maniera eventuali favoritismi o tradimenti sono meno visibili perché non è evidente chi ne siano i beneficiari.

Inciso: mi sovviene proprio in questo momento un termine che potrei usare per identificare queste società-gruppi: “eteria” che nelle antica Grecia erano delle associazioni, in genere ma non sempre politiche e segrete, fra famiglie o comunque gruppi di potere che condizionavano le scelte della polis. Fine inciso.

La mia sensazione è che l’impatto dei favoritismi a un’eteria a spese della comunità possa anche essere significativo sebbene sia difficile da quantificare. Non per nulla le società segrete sono vietate!

Comunque mi sto rendendo conto che dovrò stabilire molte nuove definizioni altrimenti diverrà difficile spiegarmi! Mi sembra un’intuizione molto utile e che mi permetterà di migliorare ulteriormente l’Epitome una volta che sarò riuscito a integrarla bene col resto...

Conclusione: non sono ancora sicuro di voler inserire questo materiale (una volta opportunamente rivisto e corretto) nell’Epitome: ho la netta sensazione che ci sia ancora di più e che debba quindi pensarci ulteriormente. Vedremo...

Nota (*1): in fase di revisione evito di aggiungere nuove idee all’Epitome altrimenti allungherei troppo i tempi per concludere una nuova versione.
Nota (*2): in effetti questo concetto di appartenenza a gruppi multipli con diversi livelli di fedeltà l’ho usato anche nell’Epitome e in particolare nella nota 700 di 15.4...
Nota (*3): se l’individuo non si comportasse onestamente col proprio gruppo e venisse scoperto rischierebbe di esserne espulso e/o punito: cosa ovviamente sgradita al singolo…
Nota (*4): come sempre in genere! Per il membro di un gruppo mafioso il tradimento della società nel suo complesso è invece la costante: è per questo che i mafiosi, ogni tanto, vengono arrestati!

martedì 3 settembre 2019

Ditonzoli

Ieri ho ripreso in mano la chitarra dopo una decina di mesi di pausa. Non ricordo se ho scritto perché avevo interrotto lo studio ma i motivi sono sostanzialmente due: quello ufficiale è che il programma “Guitar Pro” che mi ero fatto regalare per il mio compleanno un paio di anni fa non era più compatibile con Mint 19.1.
In effetti sembra più una grossa seccatura piuttosto che una ragione per smettere di suonare ma probabilmente, e questo è il secondo motivo, mi era venuto un rifiuto inconscio: lo sforzo di volontà per allenarmi mi era evidentemente costato troppo e così avevo afferrato la prima scusa utile per prendermi questa lunga pausa…

Oggi mi sono esercitato sugli accordi: alcuni, anche banali, non li ricardavo più ma fortunatamente le mie dita sì! Buffo…
Il Dm proprio non me lo ricordavo ma quando l’ho dovuto suonare le dita l’hanno trovato automaticamente!

Eteria++ - 4/9/2019
Ho da poco pubblicato Eteria? e mi sono reso conto di aver dimenticato di accennare a un passaggio di Freud, letto ieri sera, che ricorda la mia teoria.
Ovviamente così non ho scritto del mio stupore per la coincidenza, sottili distinguo, commentino su Freud etc...: ormai mi conoscete...

Flop Di Maio - 4/9/2019
Lunedì (v. Aggiornamento lunedìesco) avevo avuto un rigurgito di speranza: ogni logica politica indicava che Di Maio avrebbe dovuto prendere le distanze dal governo e chiamarsi fuori dal M5S. Probabilmente il governo si sarebbe formato lo stesso ma sarebbe stato ancora più debole di adesso.
Invece tutti i suoi commenti suonano di resa incondizionata: non ha posto nessun paletto precondizione politica per poi poter puntare i piedi...

Il problema della mia previsione è stato… Di Maio!
Da una parte Di Maio non ha seguito la logica politica, da un’altra (temo) gli è mancato il coraggio di fare ciò che avrebbe dovuto fare e, infine, non bisogna dimenticare che populismo ambizioso (ricerca del bene per sé) non significa populismo reale (ricerca del bene per la nazione): in altre parole non è da escludere che gli sia stata offerta qualche garanzia di sopravvivenza politica o comunque di potere e che lui l’abbia accettata…

Insomma è da un po’ che non aggiorno le mie previsioni ma al momento direi che il governicchio del presidente con Di Maio è all’80% circa: l’ipotesi peggiore per l’Italia.
Da vedere con quanti voti il governo otterrà la fiducia: questo ci darà un'idea della sua solidità.

Informazione (veramente) inutile - 7/9/2019
La mia nuova pasta preferita sono i “sedanini rigati”.

Nota: “Pasta” è una sineddoche per “paste”… o magari è un’abbreviazione di “pastasciutta”?

Correzione - 10/9/2019
Stanotte verso le 5:00 mi sono svegliato e ho iniziato a pensare al piccolo baco nel codice che avevo presentato ieri (v. Nomi di paesi toscani).
Così oggi ci ho rimesso le mani e ho corretto il problema. Già che c’ero ho anche fatto la piccola modifica che mi ha permesso di semplificare il programma.

1
 2
 3
 4
 5
 6
 7
 8
 9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
import random
import string

class Elemento():
    def __init__(self, nome):
        self.nome=nome
        self.primo=nome[:1]
        self.seguiti=[]
        self.totSeguiti=0
    def __str__(self):
        return self.nome

def parsa2(p):
    primo=""
    secon=""
    for cc in parsa(p):
        if primo=="":
            primo=cc
            continue
        secondo=cc
        yield primo, secondo
        primo=secondo            

def parsa(p):
    flag=False
    for i in range(0, len(p)):
        if p[i]=="*":
            flag=True
            blocco=""
            continue
        if flag:
            if p[i]==" " or p[i]==".":
                flag=False
                yield blocco
                yield p[i]
            else:
                blocco=blocco+p[i]
                continue
        else:
            yield p[i]
    if flag:
        yield blocco

inizio=Elemento("VIA")
base=[inizio]

with open("ListaPaesi.txt") as f:
    content3 = f.readlines()
lista_paesi=[l.rstrip('\n').upper()+"." for l in content3]

for paese in lista_paesi:
    corr=inizio
    for uno, due in parsa2(paese):
        codice=uno+due
        val=list(filter(lambda x: x.nome==codice , base))
        if len(val)==0:
            nuovo=Elemento(codice)
            nuovo.primo=uno
            base.append(nuovo)
            corr.seguiti.append((nuovo,1))
            corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
        else:
            valseg=list(filter(lambda x: x[0].nome==codice , corr.seguiti))
            if len(valseg)==0:
                nuovo=val.pop()
                corr.seguiti.append((nuovo,1))
                corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
            else:
                pa, nu =valseg.pop()
                corr.totSeguiti=corr.totSeguiti+1
                corr.seguiti.remove((pa, nu))
                corr.seguiti.append((pa, nu+1))
                nuovo=pa
        corr=nuovo

def genera():
    corr=inizio
    while corr.totSeguiti>0:
        num=random.randint(1,corr.totSeguiti)
        for ele in corr.seguiti:
            num=num-ele[1]
            if num<=0:
                par=ele[0].primo
                print(par,end="")
                corr=ele[0]
                break
    print()

for i in range(1,30):
    genera()

La piccola modifica che mi ha permesso la semplificazione del codice è l’aggiunta del punto (“.”) alla linea 49.
Correggere l’errore è stato più complicato soprattutto perché volevo fare modifiche minime: alla fine me la sono cavata aggiungendo il campo “primo” all’oggetto Elemento. Questo mi ha permesso ulteriori semplificazioni in fase di stampa del nuovo nome...