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venerdì 6 novembre 2026

Ha vinto cencio!!

Qualche giorno fa le elezioni di metà termine negli USA hanno avuto un risultato a sorpresa: sono state vinte con un margine molto più ampio del previsto da cencio!

Per capirci cencio è il partito che vuole più guerra in Ucraina, supporta Israele e non disdegna più guerra in Iran.
Cosa aspettarci quindi da Trump? Probabilmente ancora guerra in Ucraina, supporto a Israele e forse più guerra contro l’Iran.

A parte gli scherzi ero molto incerto di quale sarebbe stato il risultato di queste elezioni: cioè che i repubblicani sarebbero stati sconfitti era facile prevederlo ma non il grande margine.
I sostenitori MAGA sono rimasti disgustati dal fatto che, alla fine, la pulizia sul caso Epstein non è stata fatta; i giovani (soprattutto bianchi) sono rimasti delusi che non sono stati creati più posti di lavoro per loro ma, soprattutto, l’inflazione e il generale incremento del costo della vita non è andato giù agli elettori trumpiani: i media possono anche ripetere a spron battuto “ha stato Putin/ha stato Iran” ma solo i più rintronati possono crederci veramente.

Poi diversi osservatori danno ragioni diverse alla sconfitta repubblicana: tutti vogliono leggerci ciò che sta a loro più a cuore. I democratici dicono che l’elettorato ha rigettato le politiche repubblicane, come la lotta all’immigrazione, per risposare le loro; Zelensky (e magari qualcuno a Bruxelles) dirà che gli elettori hanno punito Trump per non aver aiutato abbastanza l’Ucraina; Israele/Netanyahu che Trump non ha aiutato Israele o combattuto l’Iran sufficientemente etc.
In realtà, come da anni ho scritto in [E] 13 “La reazione dei poteri deboli”, la popolazione ha un sussulto democratico solo quando viene colpita in quello che oggi è percepito essere il centro del bene: ovvero il denaro. La popolazione impoverita si arrabbia e, non avendo le capacità/conoscenze per capire la ragione dell’impoverimento, reagisce punendo la forza politica al governo quando ancora vi è un minimo di fiducia nel sistema democratico, anche con la violenza in caso contrario (come abbiamo iniziato a vedere in Europa).

Vi è quindi ora da capire cosa farà Trump. In realtà questo non dipende dall’esito del voto ma da un’altra questione: Trump è ricattato o no?
Se è ricattato, come a me sembra probabile, continuerà a esserlo e continuerà quindi a infischiarsene degli interessi dei suoi elettori e degli USA in genere.
Se è ricattato allora riprenderà la guerra contro l’Iran magari arrivando anche all’opzione nucleare: un Iran devastato è infatti nell’interesse di Israele e se la probabile reazione di Teheran gettasse il resto del Medio Oriente nel caos (e quindi saltasse l’economia mondiale) pazienza.

Nell’Epitome ([E] 16.6) avevo ipotizzato che Trump aspettasse che passassero le elezioni di metà termine per arrivare a una soluzione diplomatica con l’Iran, ovvero accettando una sconfitta nei fatti ma cercando di farla passare come una vittoria.
Mi basavo su alcune frasi di Trump cercando di interpretarle in maniera logica: ma forse non è un’operazione utile cercare di dare un senso logico a quanto Trump dice e fa. In primo luogo quando chiacchiera la lingua gli funziona indipendentemente dal cervello, parla a getto continuo decantando sempre le proprie qualità e quelle del “prodotto” del momento proprio come se ti dovesse vendere un aspirapolvere; in secondo luogo Trump non agisce in maniera logica.
A rendere a mio avviso probabile l’ipotesi militare contro l’Iran è che questa è la situazione più favorevole ai falchi israeliani (almeno nel breve termine). E se Trump è ricattato prima o poi si farà convincere che è anche nel suo interesse riprendere le ostilità.

E se Trump non fosse ricattato? Allora se fosse razionale (ma non lo è) cercherebbe un accordo diplomatico con l’Iran per quanto umiliante possa essere per lui.
Più probabilmente (sempre nell’ipotesi che NON sia ricattato) sarà pronto ad ascoltare qualsiasi proposta che gli permetta di uscire dalla crisi che lui stesso ha creato salvando la propria faccia: e qui, temo, si farà facilmente convincere dalle proposte più improbabile: nel suo narcisismo tutto è meglio che perdere la faccia e da bravo giocatore di poker non si farà impaurire da scommesse difficili da vincere se la vittoria corrispondesse a mantenere la propria reputazione.

Che possibilità ci sono che venga messo in stato d’accusa? Io credo poche sul momento perché il suo posto verrebbe preso dal valido Vance (contrario fin dall’inizio alla guerra contro l’Iran e uno dei principali fautori dell’accordo con l’Iran firmato ma poi tradito da Trump). Vance sarebbe un presidente capace che potrebbe trasformare la presidenza e arrivare alla vittoria alle prossime elezioni presidenziali: i grandi poteri economici vogliono invece un nuovo burattino democratico (o in subordine ben allineato al sistema di potere repubblicano), meglio se demente stile Biden.
Discorso diverso a fine legislatura quando ormai Vance non avrebbe possibilità di incidere politicamente.

Rimanendo vagamente in tema aspettavo con curiosità la reazione di Asmongold alla vittoria dei democratici.
Negli ultimi mesi mi era infatti parso che Asmongold sostenesse Trump, diciamo al 90%: invece nel video che uscì sulle elezioni, non 24 ma circa 48 ore dopo le elezioni) Asmongold ha più volte ripetuto che Trump ha deluso i suoi elettori, che lui l’aveva detto e se anche approvava molte politiche di Trump (in particolare quelle di contrasto all’immigrazione illegale) si era più volte detto scettico o contrario a altre. La dichiarazione mi ha stupito perché non ricordo alcuna affermazione sostanzialmente contraria a Trump ma c’è da dire che io non seguo il programma in diretta di Asmongold ma guardo solo le sintesi su YouTube che mi sembrano interessanti: è possibile quindi, anche se improbabile, che l’editore della sintesi abbia filtrato via i commenti negativi su Trump…

Rimango dell’idea che l’unica speranza per gli USA, e quindi per il resto dell’Occidente, è che per le prossime elezioni si formi un terzo partito indipendente da repubblicani e democratici. Fin da quando Musk comprò Twitter ipotizzai una possibilità simile ma per il momento non mi pare ci sia niente di concreto all’orizzonte.

sabato 31 ottobre 2026

Crodino...

...il presidente biondo che fa impazzire il mondo...

In questi giorni sento spesso discutere/ipotizzare che Trump abbia intenzione di attaccare l’Iran subito dopo le elezioni di metà termine.
In effetti qualche mese fa si era lasciato scappar detto che la guerra con l’Iran sarebbe finita proprio dopo tali elezioni. Io, all’epoca (v. [E] “Bisba”), interpretai la frase come: “aspetterò che le elezioni siano passate per accettare una pace umiliante”.
La mia logica era stata: se Trump avesse pensato di poter vincere PRIMA delle elezioni lo avrebbe fatto visto che questo gli avrebbe dato una grande iniezione di popolarità e portato quindi molti voti.

Eppure a tale conclusione si opponevano due fattori: 1. Per altri ragionamenti che non starò a riproporre qui (v. [E] 16.6) avevo concluso che Trump era stato ricattato per attaccare l’Iran e, se era già successo una volta, sarebbe potuto riaccadere una seconda; 2. Israele vuole la distruzione dell’Iran indipendentemente dal suo presidente (israeliano) e dalle conseguenze sull’economia mondiale.

In effetti tutto fa pensare che gli USA si stiano preparando a un nuovo ciclo di attacchi ma allora come è possibile conciliare insieme la mia logica (che se Trump pensasse di vincere avrebbe attaccato prima delle elezioni negli USA) con un nuovo attacco magari tenendo presenti i due fattori sullodati?

L’unica spiegazione logica è che Trump sa già che l’attacco sarà inutile (e che provocherà grandi danni all’economia statunitense e mondiale) ma lo farà lo stesso perché gli viene imposto di farlo: ovvero, soprattutto se l’attacco fallisse miseramente come mi aspetto, confermerebbe che il presidente degli USA è ricattato.

E se l’attacco andasse bene? Se il potere teocratico di Teheran crollasse e gli studenti prendessero il potere per un nuovo Iran democratico?
Allora evidentemente si sarebbe trattato di un AZZARDO fortunato (se il risultato dell’attacco fosse stato sicuro o quasi Trump lo avrebbe tentato prima delle elezioni di metà termine) e/o che le mie fonti di informazioni sull’argomento si sono sbagliate. Entrambe le ipotesi mi sembrano improbabili ma vedremo.

Forse Trump si aspetta che il risultato sia un gran pasticcio dall’esito politico incerto (tipo governo iraniano assassinato e nuovo governo debole, militari che si ribellano, popolazione che si ribella e altri scenari dove l’Iran si indebolisca sensibilmente) ma che quasi sicuramente porti a un grande aumento del costo del greggio: forse questo sarebbe un mezzo successo per Israele ma una grande sconfitta per il resto del mondo.

Vedremo: da stasera (31 ottobre) in poi ogni momento è buono per l’attacco (anche poco prima delle elezioni per “sorprendere” le difese iraniane e nella confusione del momento annunciare “vittoria” durante le elezioni).

giovedì 29 ottobre 2026

Frappé cinese

Nella mia Epitome ho il sottocapitolo [E] 17.4, intitolato “Criticità cinesi”, dove elenco senza pretese di essere esaustivo, una serie di problematiche che potrebbero influenzare negativamente la Cina nei prossimi decenni.

Probabilmente la più sottile e sfuggente, ma anche forse la più critica, è un problema ideologico. Non voglio confondervi con la mia (cioè quella che sviluppo e uso nell’Epitome) terminologia (anche se renderebbe i concetti molto più chiari!) e proverò a spiegarmi in parole povere.
Sulla carta la Cina è comunista: è il partito comunista che governa il paese, non ci sono altri partiti e tutti i massimi dirigenti del paese escono dalle sue fila. Però su questo tronco comunista è stato innestato il ramo del capitalismo: e cosa ha portato innegabile ricchezza e progresso alla Cina? Il comunismo o il capitalismo? Evidentemente il secondo…

La mia ipotesi (solo tale visto che non ho dati concreti su cui basarmi) è che la popolazione approvi quindi i protomiti, cioè l’ideologia del capitalismo, mentre i membri del partito, in teoria, dovrebbero continuare a seguire quella comunista. Ora non so come sia ideologicamente giustificato dal partito il capitalismo: probabilmente affermando che ha reso il paese più ricco e potente. Ciò, come detto, è vero ma ha anche creato enormi diseguaglianza: anni fa si parlava di un centinaio di milioni di cinesi ricchi quanto (oggi immagino di più) degli europei occidentali, ma accanto a questi vivono dei cinesi poverissimi sfruttati nelle fabbriche (al riguardo ho dei racconti che sebbene aneddotici mi sembrano molto significativi). Ovvero il capitalismo ha creato anche una diseguaglianza gigantesca all’interno del paese che, ovviamente, è in totale contrasto con l’ideologia comunista.

Al momento non ci sono problemi sociali perché effettivamente i cinesi poveri di adesso sono ricchi in confronto a quelli della generazione precedente ma è chiaro che ci stiamo avvicinando a un momento dove questo paradosso dovrà venire affrontato.

Semplificando: succo comunismo è uguaglianza, succo capitalismo è denaro e profitto.

Ora la massa dei politici (comunisti) cinesi, non dico i vertici, ma quelli che compongono la base e la parte intermedia del partito a quali protomiti crederanno? a parole ovviamente al comunismo ma in realtà io credo che, come la massa della popolazione, siano fortemente attratti dal denaro. Questo li rende vulnerabili alla corruzione economica e, potenzialmente, riduce e ridurrà l’efficienza del paese.

E veniamo quindi al titolo di questo pezzo: seguendo RadioSportiva ho scoperto che Mbappé (che appunto fa rima con frappè ed è francese :-P ) si è messo nei guai con i suoi sponsor cinesi, perdendo svariati milioni di contratti perché, commentando un meme su una qualche rete sociale, aveva definito Mao (morto nel 1976) un “dittatore”. Apriti cielo: la Cina (ovvero il partito comunista) è insorta e i contratti sono stati fatti immediatamente rescindere.

Ora il problema non è se Mao sia stato o no un dittatore, ovvio poi che Mbappé nonostante sia un calciatore fortissimo, non mi dà l’idea che sia particolarmente ferrato in storia e quindi il suo parere, anche fosse stato ponderato (e non lo era!) non aveva un grosso valore. Perché quindi questa immediata e forte presa di posizione del partito comunista cinese per un’osservazione così insignificante?

Il punto è che Mao in Cina significa comunismo e comunismo significa Mao. Parlar male di Mao equivale a parlare male del comunismo.
Se come ho ipotizzato vi è in Cina un conflitto strisciante fra protomiti ed equimiti, scusate ho usato la mia terminologia, intendo dire se c’è un conflitto, ovviamente nascosto, fra capitalismo e comunismo allora la rapida presa di posizione si spiega come mirata non tanto verso l’esterno ma l’interno del paese, alla popolazione cioè e ai politici che formano base e quadri inferiori del partito: non si deve prendere neppure per un attimo in considerazione l’idea che ci possa essere qualcosa di sbagliato nel comunismo.

Ecco, questa è la mia lettura dell’apparentemente esagerata reazione cinese alle parole di Mbappè...

sabato 24 ottobre 2026

Il Melonellum

Ma davvero viene chiamato così?! Comunque…

1. Personalmente io sarei, almeno nel sistema democratico attuale ( per alternative vedi [E] 20), per un proporzionale puro, senza coalizioni, con soglia di sbarramento bassa.
2. Sono fortemente contro le circoscrizioni estere.
3. Fortemente contrario anche ai candidati già ordinati sulle liste e che, in pratica, garantiscono la poltrona al primo nome: annullano il valore delle preferenze, della qualità quindi del candidato e dell'importanza che l'elettore si informi sulle persone.
4. La raccolta firme per collegio dovrebbe essere invece bassa magari anche meno della 1500 richieste nella precedente legge.
5. Come obiezioni minore sono contro all’alternanza di genere.

Le mie motivazioni:
1. Il proporzionale è puro è il meccanismo più “giusto” ovvero che dà lo stesso peso a tutti i voti. Certo c’è il problema della governabilità ma è un problema inevitabile: si potrebbe alleviare facendo come in altri paesi (ho in mente l’Olanda) dove già prima delle elezioni i partiti si mettono d’accordo sul programma che cercherebbero di realizzare se governassero insieme. Questo sistema responsabilizzerebbe gli elettori spingendoli a non votare, per esempio, per il partito che ha fatto fallire una possibile alleanza di governo senza buone ragioni.
L’entità “coalizione” invece non ha senso democratico in un sistema proporzionale (vedi poi).
La soglia di sbarramento (il 3% mi sembra ragionevole) è per evitare che partitini insignificanti possano divenire l’ago della bilancia, contemporaneamente tale soglia non deve essere troppo alta altrimenti rischierebbe di impedire a nuovi soggetti politici (che in genere nascono necessariamente piccoli) di raggiungere il palcoscenico nazionale.
2. Sono contrario alle circoscrizioni estere perché chi vive all’estero NON ha idea della situazione italiana e non è giusto quindi che influisca sulla vita politica del paese. Comunque poi i voti provenienti dall’estero dovrebbero avere lo stesso valore di quello dei residenti: ogni voto deve “valere” come gli altri.
3. I partiti NON dovrebbero avere il potere di decidere chi verrà eletto: cioè ovviamente devono poter decidere loro chi candidare nelle proprie fila ma poi dovrebbero essere solo le preferenze degli elettori a stabilire chi accederà in parlamento e non (com’è in pratica) l’ordine in cui sono stampati i nomi sulla scheda elettorale.
4. Essendoci già una soglia di sbarramento non c’è bisogno di filtrare troppo a monte: è meno importante la raccolta delle firme che, nella pratica è solo un gigantesco ostacolo burocratico/organizzativo che penalizza ingiustamente le potenziali nuove forze politiche. Forse poter firmare tramite SPID potrebbe aiutare ma è comunque un ostacolo per chi non ha familiarità con lo strumento informatico.
5. L’alternanza è a mio avviso inutile: sembra dire agli elettori “voi siete stupidi e non sapete scegliere, quindi vi aiutiamo noi…” Poi alla fine questo è un problema minore perché vi è quello a monte dell’ordine di lista stabilito dal partito che è molto più grave.

Voti al Melonellum:
1. Mettere un premio di maggioranza a una coalizione non ha senso in un sistema elettorale proporzionale. Chiaro che l’obiettivo è la governabilità ma così si introduce una distorsione di rappresentatività ingiusta. Quindi voto base 6 di incoraggiamento modificato così: proporzionale +1, prevede coalizioni -1, premio di maggioranza -1, soglia di sbarramento +1. Si rimane a 6.
2. Circoscrizioni estere: facendo dei calcoli MOLTO approssimativi i voti degli italiani all’estero contano un po’ meno di quelli dei residenti ma, come spiegato, secondo me non dovrebbero neppure esistere quindi: Modificatore -1 (voto totale 5)
3. I partiti decidono (in pratica chi sarà eletto rendendo ininfluenti le preferenze): -3 (voto totale 2)
4. L’innalzamento esagerato del numero di firme necessarie è chiaramente inteso per bloccare preventivamente l’entrata in Parlamento di nuove forze politiche: 6.000 firme su circoscrizioni di 100.000 elettori equivalgono al 6% dei voti. Praticamente così si blocca completamente il ricambio ideologico della politica. Modificatore: -3 (Voto totale -1).
5. Sistema di alternanza: una scemenza comunque ininfluente. Modificatore -.5 (voto totale -1.5)

Così il voto finale del Melonellum è -1.5 che è probabilmente in linea, voto più voto meno, con la precedente legge elettorale.
Del resto la politica italiana è in crisi da tempo: ci sarebbe da scrivere parecchio sul perché (ci sono cause esterne e interne) ma di certo questa legge non migliora la situazione.
Probabilmente alcuni lettori potrebbero stupirsi che io abbia tolto ben 6 voti complessivi ai punti 3 e 4 mentre a quello che è il grosso del nuovo sistema elettorale abbia attribuito un modificatore finale neutro. Il fatto è che abbiamo un parlamento pieno di partiti e parlamentari sistemici (che quindi non fanno gli interessi degli italiani ma delle lobbi economiche ed estere) e quindi anche riarrangiandoli nei modi più strani il risultato finale non cambia: verrà fuori comunque un governo sistemico che andrà contro gli interessi degli italiani.
I punti 3 e 4 sono invece per me ben più gravi perché impediscono un cambiamento democratico positivo, un ricambio ideologico ormai più che necessario.
Attualmente non si vota infatti per sinistra, centro o destra ma per liberismo, neo liberismo e turbo liberismo: questa sono infatti le sostanziali ideologie che è possibile votare in Italia…