«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

martedì 27 febbraio 2024

Introversi ed estroversi

Ho finito quello che fino ad adesso è stato il miglior capitolo di “Tipi psicologici”, “4. Il problema dei tipi nella conoscenza degli uomini”, di cui avevo già scritto in Trotsky-Giovane.
In particolare dopo essermi ritrovato nella descrizione degli introversi (comprese le critiche) ho letto quella riguardante gli estroversi.

Fino a oggi la mia capacità di distinzione fra i tipi introversi ed estroversi era molto scarsa: mi basavo essenzialmente sulla regola grezza del “ricaricamento pile”. Ovvero l’introverso recupera energie stando da solo, l’estroverso stando insieme agli altri.
Per me che sono super introverso il problema era che tutti mi sembravano estroversi! Un secondo problema è che questo aspetto della personalità lo si giudica facilmente in persone che conosciamo bene ma con molta più difficoltà negli sconosciuti.

Secondo Jung invece la questione è, prevedibilmente, molto più articolata e complessa. Provo a riassumerlo ma non prendete per oro colato quanto sto per scrivere!
L’introverso è concentrato su se stesso, nella propria mente: l’informazione che gli arriva dall’esterno viene trasformata in qualcosa di astratto che viene elaborato all’interno della mente. Per questo l’introverso tende a essere ponderato e riflessivo: non elabora direttamente ciò che vede ma prima lo deve interiorizzare, lo deve trasportare dentro di sé per valutarlo ed, eventualmente, scegliere come reagire.
L’estroverso è invece concentrato sull’esterno: gli oggetti (parlo di “oggetti” nel più ampio significato espressivo: possono anche essere persone o concetti) non sono interiorizzati ma è l’io dell’estroverso che si “spalma” su di essi, si identifica con essi, diventa (anche, non solo) quegli oggetti. Per questo le reazioni dell’estroverso sono più rapide di quelle dell’introverso: salta un passaggio, il processo decisionale e di valutazione è ridotto. L’estroverso è per questo una persona pratica e spontanea che sa immediatamente come reagire a ogni situazione: non ha bisogno di pensarci a fondo. Chiaro che questa velocità è in certi casi deleteria. È sicuro di sé perché identificandosi con l’oggetto (in questo caso concetti o idee) non ha dubbi di fraintenderlo (l'introverso invece separa nettamente il proprio io dall'idea: questo gli dà più oggettività e distacco ma anche meno sicurezza). L’estroverso tende ad agire, l’introverso a riflettere.
Qui ho cercato di descrivere gli estremi opposti: poi ci saranno ovviamente tutti i casi intermedi anche se, secondo Jung, sebbene auspicabile un perfetto equilibrio non è mai possibile.

Questa profonda diversità di carattere provoca una incomprensione di fondo fra introversi ed estroversi soprattutto quando emergono gli aspetti inconsci delle relative psicologie. Come spiegato nel precedente pezzo nell’inconscio tende a svilupparsi l’aspetto simmetrico del conscio: nell’introverso quindi la “sovrapposizione” (è un concetto difficile da definire) con l’oggetto; nell’estroverso la riflessione sull’oggetto. Ma si tratta di facoltà primitive che, quando emergono nel comportamento effettivo, appaiono grezze e mal formate: l’introverso agirà impulsivamente magari eccedendo in parole e/o azioni; l’estroverso agirà seguendo una logica rozza, troppo apparente, che lo farà sembrare avere secondi fini, un’ipocrita insomma.

Grazie a questa nuova consapevolezza della diversità fra introversi ed estroversi ho capito meglio la psicologia del lettore anonimo che nelle ultime settimane ha spesso commentato, con rapide e a volte aspre osservazioni assertive, molti miei pezzi. Anzi era talmente rapido che io faticavo a stargli dietro con le mie risposte: il suo pensiero era infatti tutt'uno con ciò che scriveva mentre io, come sempre, avevo bisogno di leggere e “trasportare” le sue parole dentro di me per poi potergli rispondere sensatamente.
In pratica lui è un perfetto estroverso e io un perfetto introverso: da qui la difficoltà di comprensione reciproca.

Ma diamo la parola a Jung e giudichi il lettore (chi ovviamente ha avuto la pazienza di seguire le nostre “discussioni”) se non sembra una buona descrizione dell’anonimo commentatore:
«Il continuo emettere giudizi, mai basati su una vera riflessione, è l’estroversione di un’impressione fugace la quale non ha nulla a che fare con un pensiero vero e proprio. A tale proposito mi sovvengo di uno spiritoso aforisma, che ho letto non ricordo dove: “Pensare è così difficile che la maggior parte degli uomini emette giudizi.” Riflettere richiede innanzi tutto tempo, perciò chi riflette non può continuamente esprimere giudizi. L’incoerenza e l’incongruenza dei giudizi, la loro dipendenza dalla tradizione e dall’autorità denunciano l’assenza di un pensiero autonomo; allo stesso modo la mancanza di autocritica e di opinioni personali indica una deficienza nella funzione del giudizio. L’assenza di un’intima vita spirituale in questo tipo è chiara più di quanto non lo sia la sua presenza nel tipo introverso, così com’è stato descritto in precedenza.» (*1)
In seguito: «Ma, come l’introverso finisce con il disturbare per la veemenza della sua passionalità, così l’estroverso finisce col farsi irritante con il suo modo di pensare e di sentire semi-inconscio, che viene applicato incoerentemente e sconsideratamente nei confronti degli altri uomini, spesso sotto forma di giudizi privi di tatto e di riguardo.» (*2)

Devo ammettere che, da super introverso forse invidioso della facilità verbale e sociale degli estroversi, mi sono divertito a riportare gli aspetti più negativi del loro carattere secondo Jung.
In realtà essi hanno anche molti lati positivi e sono massimamente utili alla società grazie alla loro affabilità e capacità di smussare le differenze (quando vogliono farlo). Diciamo che pregi e difetti di introversi ed estroversi si completano a vicenda e, a seconda delle circostanze, l’uno può essere migliore dell’altro tipo e viceversa.
Qui di seguito un esempio di caratteristiche positive degli estroversi con in più una frecciatina agli introversi che mi ha fatto molto ridere!
«Per questo secondo tipo [gli estroversi], vorrei porre in rilievo la premurosità nell’assistenza sociale, l’attiva partecipazione al benessere altrui, come pure la spiccata tendenza a dispensare gioia al prossimo. Qualità questa che l’introverso possiede solo nella fantasia.» (*3)

Già che ci sono voglio presentare un bell’esempio di difficoltà di comprensione fra introversi ed estroversi. Nell’esempio specifico è l’introverso che fraintende l’estroverso ma, come detto, l’incomprensione è reciproca.
«È certamente vero che l’estroverso, quando non ha null’altro da dire, fa se non altro aprire o chiudere una finestra. Ma chi bada a ciò? Chi ne è rimasto colpito? Solo chi cerca di capire le possibili ragioni e intenzioni di un simile comportamento, cioè chi riflette, analizza e sintetizza, mentre per tutti gli altri questo piccolo rumore si perde nel gran chiasso della vita, senza che vi sia motivo di interpretarlo in questo o in quell’altro senso. Ma è appunto in questa maniera che si manifesta la psicologia dell’estroverso: essa appartiene ai fatti del quotidiano umano e non significa niente di più e niente di meno.»
Io sono esattamente l’introverso che prende accuratamente nota di questi piccoli episodi e cerca di interpretarli.
E Jung spiega poi che questa interpretazione è errata nel giudicare il conscio dell’estroverso (che ha aperto o chiuso la finestra spontaneamente, senza pensarci) ma è corretta nell’individuare il ragionamento inconscio (magari farsi notare dalla ragazza accanto alla finestra!). Solo che attribuire troppo valore al pensiero inconscio è spesso ingiusto e fuorviante: è come giudicare un uomo dalla sua ombra. È vero che magari inconsciamente l’estroverso voleva farsi notare dalla ragazza ma ha agito spontaneamente seguendo la propria natura senza pensarci. L’estroverso pensa “Toh, bella quella ragazza…” e poi senza pensarci va ad aprire la finestra; passandole davanti, sempre senza pensarci, la guarda e le sorride o le dice una battuta scherzosa; è l’introverso che invece pensa: “Toh, bella quella ragazza: come posso fare per farmi notare da lei?” e conclude di andare ad aprire la finestra ma passandole davanti, e sentendosi un po’ con la coscienza sporca (*4), incespica o arrossisce quando lei lo guarda per un attimo…

Come “bonus” voglio proporre un brevissimo passaggio tratto da “Il giuoco delle perle di vetro” di Hesse dove il protagonista, un introverso, si confronta con un amico-antagonista estroverso: «I due mondi, i due principi erano impersonati in Knecht e Designori, ognuno dei due potenziava l’altro, ciascuna disputa diventava una gara solenne e rappresentativa che riguardava tutti. E come Plinio da ogni vacanza, da ogni contatto col suolo materno portava con sé nuove energie, cosi Josef succhiava forze novelle da ogni riflessione, da ogni lettura, dagli esercizi di concentrazione, dagli incontri col Magister Musicae e diventava sempre più adatto a rappresentare e a difendere la Castalia.» (*5)
Plinio Designori, l’estroverso, recupera energie dagli oggetti esterni mentre Josef Knecht, l’introverso, da dentro se stesso…

Conclusione: mi ci vorrà un po’ di tempo per assorbire questi nuovi concetti ma sono sicuro che diverrò molto più abile nel capire se le altre persone sono introverse o estroverse...

Nota (*1): tratto da “Tipi psicologici” di Carl Gustav Jung, (E.) Bollati Boringhieri, 2022, trad. Cesare L. Musatti e Luigi Aurigemma, pag. 171-172.
Nota (*2): ibidem, pag. 173.
Nota (*3): ibidem, pag. 174.
Nota (*4): l’introverso infatti vuole essere fedele al proprio pensiero: se la ragazza gli piace dovrebbe essere esplicito nel manifestare il proprio apprezzamento e ricorrere invece a un “sotterfugio” così indiretto appare squallido e meschino.
Nota (*5): tratto da “Il giuoco delle perle di vetro” di Hermann Hesse, (E.) Oscar Mondadori, trad. Ervino Pocar, pag. 106.

lunedì 26 febbraio 2024

Rompicapo fuorviante

Sono ingenuo così, quando ho letto il titolo "Impossible" Logic Puzzle - How Many Liars Are At The Party?, ho davvero pensato che si trattasse di un problema difficilissimo. Col senno di poi credo che questa supposizione mi abbia portato un po’ fuori strada facendomi perdere più tempo del dovuto…

Il testo, non ho voglia di tradurlo, è il seguente:

Questo problema avevo già provato a risolverlo lo scorso venerdì (o sabato forse?) senza successo ma, come al solito, ho una scusante (sebbene vagamente imbarazzante): da quando ho fatto la visita urologica, con allegata profanazione anale, direi una volta alla settimana mi prende un fortissimo prurito che si calma grattando bene (a fondo) l'orifizio segreto.
Ecco proprio durante la scorsa escursione, a metà percorso, sono stato colto da questo prurito terribile che mi sono portato dietro fino a quando non sono rientrato a casa e ho soddisfatto l’innominabile bisogno…
In pratica per colpa del prurito ho potuto pensare al rompicapo molto meno del previsto interrompendo oltretutto la catena dei pensieri improvvisamente.
Giudicate voi se sia una buona scusa!

SCIUPATRAMA

1° Uscita:
Durante l’andata avevo cercato di capire bene gli estremi del problema: come avete visto (anche per questo non ho voluto riassumerlo io) il testo è molto scarno e non fornisce molti particolari su cosa significhi “darsi la mano” alla festa, quante persone si incontrano fra loro etc.
Forse parte della difficoltà del rompicapo è proprio non farsi sommergere da tutta questa incertezza e riuscire a mettere dei punti fermi.
Ecco le mie conclusioni:
a. ogni invitato può incontrare un numero arbitrario di altre persone (se tutti incontravano tutti era troppo semplice; è limitare il numero arbitrariamente sarebbe stato, appunto, arbitrario).
b. legato al punto precedente: i mentitori non indicano un numero di persone più alto di quelle effettivamente incontrate.
c. ogni invitato è magicamente in grado di capire dalla stretta di mano (sudaticcia?) se la controparte è sincera o bugiarda.

Probabilmente il punto b, come vedremo nel prosieguo, è superfluo (ci dovrei riflettere).

Poi avevo fatto un buon ragionamento: nel tentativo di rappresentarmi graficamente il problema mi ero immaginato i sinceri, tutti da una parte, come dei puntini bianchi e i bugiardi, tutti dall’altra come dei puntini neri. Le strette di mano come degli archi che congiungono i due puntini coinvolti.
Si vede subito (almeno io l’ho visto nella mia testa) che la somma dei numeri indicati dai sinceri è pari al numero di archi che legano insieme i puntini bianchi moltiplicato per due: in altre parole sarà un numero pari.
Non è molto ma ci dice che se la somma dei numeri da 0 a 99 fosse dispari allora ci sarebbe almeno un bugiardo.

Poi provai a “ridurre” il problema immaginando una festa con due partecipanti, poi con tre, per vedere se vi trovavo degli “schemi” o degli spunti utili. Ma in realtà non arrivai a niente.

Poi calcolai la somma dei numeri da 1 a 5 per vedere se il risultato era pari o dispari e se potevo quindi applicare la logica vista sopra. Ah! Qui infatti avevo fatto un errore logico/matematico (corretto nell’uscita di oggi) in cui davo per scontato che somme pari e dispari si alternassero mentre invece cambiano solo quando il numero successivo è dispari: questo perché se la somma è pari aggiungendovi un numero pari il nuovo totale resta pari e se la somma è dispari aggiungendo un pari resta dispari; al contrario se la somma è pari aggiungendo un dispari il totale diventa dispari mentre se la somma è dispari il totale diventa pari…

Comunque, dando per scontato che il rompicapo fosse “difficilissimo” mi sono perso in questi ragionamenti astrusi in genere confondendomi senza arrivare a niente.

Devo anche dire che il problema mi dava molti spunti e così ero ancora in modalità “riflessione libera”, ovvero seguivo indisciplinatamente tutte le idee che mi venivano in mente senza cercare di essere “logico”.

2° Uscita:
Oggi ho fatto di nuovo una breve passeggiata e ho preso l’occasione per tornare sul problema.
Per prima cosa ho cercato di ricordare le “scoperte” della volta precedente.

Poi mi sono accorto dell’errore logico/matematico e quindi ho rivalutato il tutto alla luce di esso: senza arrivare a niente di utile…

Finalmente mi sono deciso a pensare in maniera “logica”. Ora è difficile tenere traccia dei propri pensieri anche perché molte idee hanno poco senso a metterle nero su bianco o sono troppo vaghe da poter essere spiegate chiaramente. Inoltre tenere traccia di cosa si stia pensando toglie concentrazione mentre, se non lo si fa, è poi difficile ricordare i pensieri precedenti, specialmente le false piste…
Comunque ho pensato che i bugiardi danno poca informazione mentre i sinceri un po’ di più ma col fatto che non si sa quante persone incontrano non è facile sfruttare questi dati.
Anzi, mi rendo conto adesso, si può immaginare che ci sia un sincero timidissimo che alla festa si chiuda in bagno senza incontrare nessuno: se sinceri e bugiardi non sanno della sua esistenza come possono darci con le loro risposte l’informazione corretta sul numero totale dei sinceri?
La persona nascosta in bagno potrebbe essere sincera o bugiarda e gli altri partecipanti alla festa non ne saprebbero niente: come possono quindi le loro risposte darci un’indicazione al riguardo?

Allora sono finalmente giunto all’idea corretta: è la forma delle risposte, tutti i numeri da 0 a 99, che implica il valore della soluzione.
Qui ho preso un’altra falsa pista: il numero di sinceri totali sarà maggiore o uguale al numero massimo di sinceri indicato da un sincero. Ma anche questa idea di per sé non mi ha portato a niente.

Poi finalmente ho fatto quello che, credo, avrei fatto fra i primi tentativi se non avessi pensato che il problema fosse “difficilissimo” e che quindi richiedesse qualche soluzione particolarmente profonda…
Anzi in realtà ci avevo già provato il primo giorno ma cercavo di combinare i miei ragionamenti con l’idea della somma totale dispari o pari e questo mi impediva di vedere l’ovvio.

Il problema infatti è, mi sembra, semplicissimo.
Consideriamo l’ospite che dice di aver incontrato 99 sinceri (il 100°) e supponiamo che sia sincero: questo significherebbe che ha incontrato tutti gli altri ospiti e che questi sono a loro volta tutti sinceri. Questo significherebbe anche che ha incontrato anche l’ospite (1°) che dice di aver incontrato 0 sinceri quando invece dovrebbe aver almeno incontrato l’ospite (100°) che ha incontrato tutti. Questa è una contraddizione e quindi l’ospite che dice di aver incontrato 99 sinceri è un bugiardo.
Consideriamo l’ospite successivo (il 99°) che dice di aver incontrato 98 sinceri e supponiamo che sia sincero. Sappiamo già che l’ospite 100° è bugiardo quindi i 98 sinceri dovrebbero essere gli ospiti dal 1° al 98°. Ma di nuovo l’ospite 1° dice di non aver incontrato sinceri, quindi solita contraddizione, quindi ospite 99° è bugiardo.
In questa maniera si procede fino all’ospite 2° che dice di aver incontrato 1 sincero: siccome sappiamo che gli ospiti dal 3° al 100° sono tutti bugiardi allora l’unico sincero che avrebbe potuto aver incontrato sarebbe il 1° che però, come nei casi precedenti, dice di non aver incontrato alcun sincero. Di conseguenza anche l’ospite 2° è bugiardo.
Arriviamo quindi a valutare l’ospite 1° sapendo che quelli dal 2° al 100° sono tutti bugiardi.
Evidentemente 1° non può aver incontrato nessun sincero: se fosse bugiardo dovrebbe quindi rispondere un numero diverso da zero (perché il testo del rompicapo dice che il bugiardo mente sempre e comunque) mentre se fosse sincero dovrebbe rispondere 0: quindi 1° è sincero…
Totale: 1 sincero e 99 bugiardi.

Insomma alla fine il problema era molto molto semplice e se ci avessi ragionato così “rozzamente” fin dall’inizio lo avrei risolto molto più rapidamente…

Alla fine era semplicemente la “struttura” delle risposte che contava: se il 100° bugiardo avesse detto di aver incontrato 98 sinceri invece che 99 non si sarebbe potuto concludere niente...

Conclusione: per questo io non vado mai alle feste dato che mi sentirei sempre solo!

domenica 25 febbraio 2024

Scuola rischiosa

È da qualche giorno che volevo scrivere questo pezzo: come ho già spiegato “A Hunter-Gatherers’s Guide to the 21st Century” di Heying e Weinstein era cominciato ottimamente ma poi mi stava deludendo: da un capitolo iniziale con i legami fra cultura e DNA con implicazioni profonde si era infatti passati a una sfilza di capitoli di consigli pratici di buon senso ma di scarso interesse. Forse anche perché la parte psicologica già la conoscevo, non so…

Comunque, non me ne sono neppure accorto subito, improvvisamente mi sono ritrovato in un capitolo dove ho iniziato a buttare già molte annotazioni a margine, chiara indicazione che il materiale era di mio gradimento.
L’idea alla base del libro è quella di spiegare come l’uomo, costruito per essere un cacciatore-raccoglitore per centinaia di migliaia di anni, debba adattarsi e sacrificare alla vita moderna come è successo negli ultimi millenni: tantissimo tempo per la vita di un uomo ma niente dal punto di vista dell’evoluzione.
Il capitolo in questione è intitolato “10. Scuola” che si apre con un’introduzione lunghissima che non fa presagire niente di buono, poi si arriva al primo sottocapitolo “Cos’è la scuola?” e iniziano a moltiplicarsi gli spunti!
Il concetto base è che la scuola dovrebbe formare lo studente, farlo crescere come persona, invece di riempirgli la testa di nozioni astratte: qui niente di nuovo, già Gramsci (v. seconda parte di I buoni libri) a inizio XX secolo ce lo diceva!
Si aggiunge poi che la scuola spinge al conformismo: raramente i professori premiano le idee personali e creative degli studenti (a meno che non vadano incontro alla visione di specifici insegnanti) ed è molto più sicuro limitarsi a ripetere ciò che si è sentito a lezione piuttosto che sviluppare opinioni proprie.
Cito (traducendo al volo): «Scommettere contro le posizioni marginali è una scommessa facile, di solito sicura, e quando l’insegnamento è fatto in un tono di paternalistica indulgenza o sdegno autoritario, generalmente spazza via ogni dissenso. Sebbene molte idee marginali siano effettivamente errate, è proprio da queste che deriva il progresso. Qui è dove avviene l’innovazione e la creatività e, sì, molte di queste sono sbagliate o inutili, ma le idee più importanti sulle quali noi ora basiamo la comprensione del mondo e della società provengono proprio dagli [in passato] estremo.» (*1)

Successivamente un’altra serie di concetti interessanti:
- dalle punizioni fisiche si è passati a quelle psicologiche (forse ancor più dannose)
- ribadito il concetto in salsa scolastica della differenza fra “autorità” e “potestà”: l’insegnante deve guadagnarsi la stima degli studenti.
- si abitua i giovani all’obbedienza: cosa che ha pregi ma anche difetti.

Ma ecco forse il concetto che più mi ha fatto pensare. L’idea di base ricorda molto una mia vecchia intuizione (v. Puericultura base e Scelte e decisioni) ma la porta poi a estreme conseguenze a cui io non ero arrivato.
Uno dei concetti chiave è che uno scopo della scuola dovrebbe essere, come detto, far crescere gli studenti come persone. Questo si ottiene non solo facendoli ragionare con la propria testa ma anche rendendoli più responsabili. Per renderli responsabili essi dovranno essere abituati a prendere decisioni: io scrivevo di decisioni con conseguenze concrete (non il colore della maglietta!), gli autori qui di rischi. Alla fine l’obiettivo è analogo: per imparare il giovane deve sperimentare sulla propria pelle.
Ma ecco il concetto estremo: il rischio implica una certa dose di pericolo concreto e questo, in casi estremi, può portare a danni fisici o perfino alla morte. Nel mondo moderno invece qualsiasi forma di pericolo è accuratamente evitata e si preferisce eccedere nella protezione degli studenti. Il risultato che si ottiene però quando questi escono dalla scuola sono giovani uomini e donne non totalmente maturi, non capaci di pensare autonomamente né di criticare eventuali errori della società. Proteggiamo l’individuo ma rendiamo la società più debole.
Cito (traducendo al volo): dopo aver spiegato che i giovani per maturare devono correre dei rischi «Questo viene comunque a un costo: sperimentare un rischio non può essere fatto proteggendo completamente da ogni pericolo.
In breve il rischio è rischioso! Delle tragedie sono destinate ad accadere e ciò non è cosa da niente. Per quelli di noi che hanno avuto la fortuna di non sperimentarlo, è quasi impossibile come una persona possa andare avanti se un figlio muore o se è stato coinvolto nella morte di un altro bambino. Al contrario le tragedie a livello dell’intera società, accadono perché intere fasce della popolazione hanno difficoltà a comprendere il rischio e per questo cercano di evitarlo a ogni costo – sono anch’esse delle tragedie ma di portata molto più vasta.
La scuola moderna tende a proteggere contro le tragedie individuali ma così facendo facilità quelle più ampie sociali.» (*2)
Concetto interessante e difficile da affrontare: per questo preferisco la mia versione “più morbida” con decisioni che provocano sì conseguenze ma non pericoli (tipo: “studiare poesia corta e difficile o lunga o facile?” o far scegliere a studente attività diverse per difficoltà ma con premi commisurati etc.).

Infine un esempio di come la famiglia insegni che il lamentarsi, nel senso di fare le bizze, paga e la scuola il conformismo e il pensiero acritico:
«Alla mamma non piace quando io urlo e piagnucolo ma se insisto la mamma cede per farmi smettere? Preso nota.

L’insegnante mi lascia in pace e prendo buoni voti se io occasionalmente contribuisco con un commento in classe sebbene mi limiti a rigurgitare il contenuto del libro di testo? Ho capito.


Congratulazione società, hai prodotto con successo dei piagnucoloni compiaciuti abituati a ottenere ciò che vogliono, che sono bravi a scuola ma non a pensare e che, in realtà, non sono né svegli né saggi.» (*3)

Conclusione: bo, forse mi sono entusiasmato per questo capitolo perché vi ho rivisto una decisa conferma alla mia teoria che la responsabilità si possa insegnare proponendo scelte con conseguenze! Mi è tornato in mente adesso un mio vecchio pezzo dove riflettevo che lo Stato tenda ultimamente a trattare la popolazione come bambini irresponsabili privandoli della libertà di compiere scelte per proprio conto: evidentemente anche la scuola ha delle responsabilità contribuendo a creare i cittadini ideali per un potere che non per paternalismo (sebbene mal indirizzato) ma per interesse di pochi voglia influenzarli e controllarli; sudditi il cui primo dovere sia obbedire e non cittadini liberi con facoltà di pensare.

Nota (*1): tratto da “A Hunter-Gatherers’s Guide to the 21st Century” di Heying e Weinstein, (E.) Swift, 2022, pag. 171.
Nota (*2): ibidem, pag. 173.
Nota (*3): ibidem, pag. 174.

sabato 24 febbraio 2024

Due combloddi

Due riflessioni avariate su un paio di complotti: il primo su tutti i media da vari giorni, il secondo che troverete solo qui perché è solo un mio sospetto…

1.
La morte in carcere di Navalny. Capisco che, come la Russia, anche l’Occidente voglia fare propaganda: ma è così difficile inventarsela che abbia senso?
Navalny, secondo l’Occidente, il grande oppositore politico di Putin (a me risulta che al suo massimo avesse il 2% dei consensi ma non importa: fingiamo che avesse il 20% o, come sostengono i nostri media, il 200%) è in carcere. Le elezioni russe saranno fra un mese circa, Navalny in carcere, che pericolo politico rappresenta per Putin? Zero. Che bisogno aveva di farlo uccidere? Nessuno.
E come è morto Navalny? Secondo i media Occidentali è stato ucciso con un pugno al cuore tipico, non dei monaci Shaolin o forse dei vulcaniani come pensavo io, ma del KGB! Questa è per i nostri media la prova provata che è stato Putin (forse in persona?) a ucciderlo perché egli era, negli anni ‘90, un colonnello del KGB.
Onestamente non so quale sia la fonte che abbia divulgato la causa della morte ma: a. se è una fonte russa ufficiale perché non comunicare una causa diversa? Qualcosa che non incolpasse il KGB intendo? b. se non è ufficiale, che attendibilità ha? Scarsa o nulla a mio avviso.
Ma non è questo il problema: diciamo che Putin, in uno dei suoi attacchi di “follia mattutina”, abbia telefonato al KGB dando l’ordine di uccidere l’oppositore che non poteva opporsi a nulla perché già in carcere.
Perché il KGB avrebbe dovuto ucciderlo utilizzando la propria “firma”, ovvero il temibile “pugno al cuore”? Perché, approfittando che la vittima si trovasse in carcere, non farla morire in una rissa fra detenuti con tanto di filmato video con le guardie che non arrivano in tempo e l’omicida da mostrare all’occidente? Magari poi la Russia avrebbe avuto gioco facile, in un processo farsa ovviamente, a diffondere squallide voci su traffici illeciti di Navalny…
Oppure perché non fare come i maestri, come la CIA intendo, con Epstin? Che, morto soffocato, si appese poi a un cappio nella propria cella. Non poteva il KGB organizzare qualcosa di simile? No, il pugno al cuore è più spettacolare…
Insomma, riassumendo, le mie obiezioni sono due:
A. Navalny, in carcere, non rappresentava alcun pericolo per Putin che non aveva quindi alcun motivo di farlo uccidere.
B. Se proprio lo si fosse voluto uccidere in carcere (che dovrebbe rendere tutto più facile) perché non inscenare, per esempio, un suicidio o una rissa fra detenuti per prevenire le prevedibili narrative occidentali “ha stato Putin”?

Ah già! i media avranno spiegato queste contraddizioni logiche con la solita motivazione: “Putin è pazzo”…
E a proposito di pazzi:

2.
Premetto che questo è un mio sospetto a cui nessuna delle mie fonti ha fatto cenno: insomma tutta farina del mio sacco!
Avete notato cosa successe, forse una decina di giorni fa, all’indomani del proscioglimento di Biden dall’accusa di aver dimenticato nella propria autorimessa dei documenti segreti riservati non perché non avesse compiuto il fatto ma perché, secondo il procuratore, la giuria avrebbe avuto pietà di un anziano non più in sé e non lo avrebbe condannato?
Il giorno dopo (o la sera stessa, non ricordo) Biden piuttosto scocciato fece una conferenza stampa, per dire che lui è completamente lucido, ma però confuse l’Egitto con il Messico (per esempio: VEDI QUI) (*1)!
Ecco, il giorno seguente, anche i grossi quotidiani statunitensi ventilarono piuttosto chiaramente il “sospetto” dell’incapacità mentale del presidente USA.
Io pensai di scriverci un pezzo per dire come, con un anno e passa di ritardo su quanto scrivo qui sul ghiribizzo, anche i media americani si erano finalmente accorti che il re, anzi il presidente, è nudo. Ma a questa “fiammata” di informazione non ci fu un seguito e i media americani (quelli importanti intendo) sembrarono essersi già “dimenticati” della loro recente “scoperta”…

Come io leggo il fatto, ovvero la mia teoria di complotto.
Come forse saprete quest’anno in autunno vi saranno le elezioni presidenziali negli USA e Biden è, almeno al momento, il candidato democratico. Prevedibilmente Biden vuole essere rieletto, magari sfruttando il fatto di essere un Presidente in guerra (che storicamente compatta gli elettori sul presidente in carica), ma al momento ha un grosso problema (beh, più di uno in verità!): il “sospetto” genocidio nella striscia di Gaza a opera dell’esercito israeliano.
Soprattutto i giovani americani sono contro il pugno duro d’Israele e, sebbene anche Trump abbia detto di supportare Tel Aviv, sembrano decisi a voler che Biden perda. Lo stesso vale per le comunità musulmane negli USA.
Biden vorrebbe quindi che la guerra di Israele finisse il più presto possibile perché gli fa perdere consensi (e già non è in vantaggio): non escludo quindi che abbia effettivamente cercato di fare pressioni su Netanyahu per farla cessare. Paradossalmente gli USA avrebbero la forza per ordinare a Israele di sospendere le ostilità perché i suoi aiuti militari e bellici sono indispensabili per proseguirle ma deve invece limitarsi a chiedere perché l’influenza della lobbi israeliana è estremamente forte.
Io credo quindi che Biden avesse effettivamente provato a fare la voce grossa con Netanyahu ma che questo, in risposta, avesse fatto una telefonata ordinando ai media di dare un “avvertimento” a Biden: qualcosa tipo “se non continui ad appoggiarci al 100% noi ti stronchiamo la campagna elettorale”.
In questo senso leggo le illazioni sulle capacità mentali del presidente USA improvvisamente giunte alla ribalta per essere poi subitamente riposte nel cassetto (da cui però possono riuscire in qualsiasi momento).

Ovviamente questa è solo una mia teoria ma una verifica potrebbe essere possibile: se Israele la combinerà grossa, Biden potrebbe decidere “per mostrarsi forte” di protestare vigorosamente con Netanyahu. In questo caso la stampa USA potrebbe riprendere, sempre toccata e fuga però, l’argomento della salute mentale del presidente. “Toccata e fuga” perché se Biden si rendesse conto di aver perso le elezioni potrebbe decidere di vendicarsi bloccando armi e denaro a Israele. Per questo mi aspetto che dopo il “bastone” vi sarebbe la “carota” e gli stessi media che avevano attaccato Biden il giorno successivo “bastonerebbero” Trump per dimostrare al presidente in carica che, come possono fargli perdere le elezioni, possono anche fargliele vincere...

La debolezza di questa mia teoria è ovviamente il controllo che presume quasi totale dei maggiori media USA da parte di Israele. Valuti il lettore se e quanto sia plausibile…

Conclusione: volevo essere breve ma non ci sono riuscito...

Nota (*1): non so se sia vero ma il giorno dopo, a mio avviso con molta ironia, fonti ufficiali messicane avrebbero smentito di tenere chiuso il confine con la Striscia di Gaza!