«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

lunedì 18 gennaio 2021

Ancora blu

Aggiornamento a Vedo blu: fonte informata mi ha fatto sapere che il canale su Youtube non è stato chiuso (e infatti io l’ho appena ascoltato!) ma che per una settimana non potrà pubblicare niente di nuovo: il motivo sarebbe quello di aver dato spazio a un articolo del British Medical Journal (nota rivista no-vax) in cui un professore, un editore associato della stessa, scrive evidentemente argomentando che l’efficacia del vaccino Pfizer sia appena del 30% circa.
Per maggiori informazioni rimando a Uno studio «bomba» dichiara il vaccino Pfizer efficace tra il 19% e il 29%? Non è nemmeno uno studio di Juanne Pili su Open.Online
Aggiungo che l’obiezione di Open.Online è, mi pare, che l’articolo è solo un’opinione e non una ricerca o studio come rilanciato da altre parti…

A dire il vero, ne parlavo qualche giorno fa con mio padre, anch’io partendo da un punto di vista totalmente diverso, che niente ha a che fare con la medicina, avevo ipotizzato che la reale efficacia dei vaccini sia minore di quanto indicato.
Il mio punto di partenza era statistico: l’efficacia dei vaccini è stata valutata osservando quanti, in grandi gruppi i volontari divisi fra vaccinati e non, fossero poi divenuti sintomatici (non si sa invece la situazione degli asintomatici perché i dati semplicemente non sono stati rilevati: avrebbero dovuto testare regolarmente tutto il campione).
La mia obiezione è che, diversamente dal solito, i volontari di questa ricerca, specie se anziani, fossero particolarmente preoccupati per la pandemia e che quindi abbiano probabilmente adottato comportamenti particolarmente prudenti. Ma comportamenti più prudenti della norma potrebbero distorcere i risultati della ricerca quando poi si applica il vaccino a persone comuni.
Ovviamente non avevo idea in quanto potesse consistere questa diminuzione di efficacia: prudentemente a mio padre avevo ipotizzato un 5% in meno, cioè un’efficacia del 90% e non del 95%. Ma si tratta di una cifra completamente arbitraria per indicare un piccolo scostamento, niente di basato su dati concreti.

Ma ormai ho scritto troppo per farne un corto e allora aggiungo qualche altra considerazione.

La prima è curiosa: perché ho fornito il collegamento all’articolo, etichettato come “fact checking”, di Open.Online? In realtà tale sito mi sta piuttosto antipatico: gli articoli che ho letto hanno infatti di solito un tono sottilmente arrogante del tipo “noi siamo nel giusto; noi sappiamo le cose come stanno; sciocchi e ingenui chi la pensa diversamente” etc.
Poi, in genere, negli articoli che ho letto hanno ragione e le loro confutazioni sono corrette: quello che però io percepisco come imbroglio è a monte, su quello che cercano di confutare. Selezionano e confutano cioè solo articoli/notizie che abbiano uno specifico orientamento e tacciono se quelli magari altrettanto sbagliati ma “allineati” secondo il loro gusto (ovvero al 100% col pensiero maggioritario ([E] 10.6)). In questa maniera, mostrando gli errori più o meno grandi, ma tutti di una sola parte, si dà l’impressione che qualsiasi informazione che da là provenga sia sbagliata e, vice versa, che sia corretto tutto quello che arriva dalla parte opposta.
E allora perché, di nuovo, ho citato proprio Open.online?
L’ho fatto perché ho la sensazione che in questo caso abbiano preso un granchio: magari i conti del professore che ha pubblicato sul British Medical Journal non saranno accurati ma dubito che i suoi argomenti non siano fondati: in altre parole non mi stupirei se fra qualche mese verrà fuori che l’efficacia del vaccino Pfizer sia effettivamente molto più bassa di quanto stimato adesso.
In tal caso voglio avere a portata di mano (ovvero su questo sito) l’articolo di Open.Online per prendere un po’ in giro la maniera in cui hanno, perlomeno, ridimensionato la notizia.

Già qualche giorno fa avevo letto che erano stati riscontrati difetti nei lotti di vaccino Pfizer (che ha il problema non indifferente di dover essere conservato a -80°: quando non lo si fa l’mRNA si deteriora perdendo efficacia) probabilmente a causa di problemi di produzione e/o conservazione a temperature troppo alte del prodotto e, pochi giorni dopo, la stessa azienda aveva annunciato ritardi nelle forniture per adeguare la catena produttiva…
Vediamo se lo ritrovo…
No… non ricordo dove avevo letto la notizia e Google non mi aiuta: magari vista la situazione di censura galoppante me la nasconde volutamente…
Ah, controlliamo con DuckDuck…
No, niente: magari ho avuto un’allucinazione io! Comunque il ritardo nelle consegne è vero anche se altri articoli, forse più recenti, lo smentiscono: una situazione poco chiara.

Conclusione: in realtà, a parte questo paragrafo finale, avevo scritto questo pezzo due giorni fa e ora non ricordo più cosa volessi aggiungervi: ne approfitto quindi per chiudere qui con un pezzo leggermente più breve del solito…

Resa dei conti (2/??)

Oggi so ancor meno della scorsa puntata da dove partire: avevo fatto una panoramica generale della vita, forse adesso potrei provare a scendere nel mio caso specifico…

Dunque, che dire?
Per prima cosa sono da anni ormai ben conscio dei pro e dei contro illustrati in Resa dei conti (1/??). Fortunatamente non ho grandi aspettative e mi accontento di poco: non mi interessano beni di lusso, viaggi, macchine, vestiti, orologi etc.
Questo mi permette di sopravvivere in un limbo, piuttosto freddo, umido e grigio in realtà, mentre attendo che le persone di cui mi sento in parte responsabile decidano che è giunta la loro ora. O, più correttamente, che la loro ora li raggiunga.

Non so se qualcuno, che magari mi conosce superficialmente, mi invidi: dopotutto da anni non lavoro e mi alzo quando voglio. Però questo, non avendo un patrimonio alle spalle, mi ha costretto anche a delle rinunce: principalmente quella di estraniarmi dalla società. La società ti giudica per quello che hai e io appaio sul suo radar solo come un potenziale barbone. In genere mi diverto a prendere in giro le donne: per esempio evidenziando i pensieri misogini degli autori classici nei quali di tanto in tanto mi imbatto perché li trovo divertenti: li trovo divertenti perché li considero errati: trovo esilarante il genio accecato dai pregiudizi del suo tempo. Per questo mi spiace mettere in cattiva luce le donne in un pezzo serio ma devo confessare che l’unico periodo della mia vita in cui mi sono reso conto, e ho potuto constatare, di avere una seppur scarsa attrattiva sul genere femminile è stato proprio quando avevo un lavoro che mi garantiva un reddito leggermente superiore alla media.
Questo per arrivare a dire che il ritirarsi dalla società comporta fra i sacrifici anche il rinunciare alla speranza di una normale vita sentimentale: parlo di “speranza” perché comunque non c’è nessuna garanzia di vita normale anche rimanendovi all’interno.
Fortunatamente per me, anche in questo caso, mi accontento di poco: mentre l’età mi fa desiderare sempre di meno, Internet mi offre, magari gratuitamente, sempre di più.

Anche i figli non mi mancano: sono contento di non essermi dovuto snaturare per amore/responsabilità nei loro confronti: ero e sono profondamente geloso del mio tempo. Ricordo che al mio primo lavoro ero stupito dalla quantità di straordinari che facevano i miei colleghi: guardavo quanto era la paga oraria per lo straordinario e pensavo che al massimo valeva 5 minuti del mio tempo libero: non sono sicuro ma è possibile che in due anni non abbia fatto neppure un’ora di straordinario. Anche la prospettiva di improbabili e arbitrari bonus non mi allettava minimamente.
Tornando ai figli sarei stato un genitore 1 (o 2?) molto distante: l’ideale per me sarebbe stato separarmi alla loro nascita, sperare che il giudice li affidasse alla madre, e seguirne i progressi un giorno ogni due settimane.
Sì, questo l’avrei trovato interessante: analizzarne i progressi, studiare dove e come mi somigliassero, magari dare loro delle dritte filosofiche per metterli sulla buona strada (ovvero la propria che avrebbero dovuto cercarsi sostanzialmente da soli) questo sì mi sarebbe piaciuto ma non come un lavoro a tempo pieno: solo di tanto in tanto; evitare le bizze e le ugge quotidiane e invece gustarmi i progressi di tanto in tanto. Sono egoista probabilmente: ma sono anche abbastanza altruista da ammetterlo e da non aver cercato di ottenere responsabilità che avrei faticato molto a rispettare, scaricando magari su altri il risentimento che avrei finito per nutrire.

Per la verità c’è stata una donna con cui mi sarebbe piaciuto avere dei figli: è stata l’ultima di cui mi sono moderatamente innamorato. Di sicuro la donna più intelligente che io abbia mai conosciuto: e, come forse sapete, le donne per l’intelligenza tendono maggiormente alla media degli uomini. Una così intelligente è per questo particolarmente rara. Credo che qualsiasi nostro figlio sarebbe stato molto intelligente: statisticamente, almanaccavo, uno su quattro sarebbe potuto anche essere più intelligente di me! Ecco: un bambino di quel genere sarebbe stato un piacere vederlo crescere giorno per giorno…
Ma ovviamente lei era troppo intelligente per apprezzarmi: feci qualche timido tentativo ma senza insistere. In realtà proprio questo ghiribizzo è dovuto a lei: lo iniziai per far colpo dato che anch’ella ne aveva uno. La differenza però fu nel fatto che io il suo me lo lessi tutto, affascinato, dall’inizio alla fine mentre lei del mio leggeva solo i pezzi che le dicevo di leggere. Insomma, in breve, mi resi conto che le interessavo meno di niente, forse neppure come amico. Ma, come ho spiegato, lei è la donna più intelligente che ho conosciuto.

Ho divagato. Riassumo quindi quanto scritto fino ad adesso: mi accontento di poco e sono consapevole delle rinunce, non subito evidenti a tutti, che ho fatto.
Sono poi conscio della stupidità umana (vedi il pezzo precedente) ma ormai mi sono abituato a essa: del resto è una vita che mi confronto con la realtà. Credo che la metafora del pezzo La montagna dell’albagia esprima benissimo la sensazione che provo confrontandomi con gli altri.
Lo ripropongo qui di seguito dato che è breve:
«Due amici scalano una montagna altissima. I due procedono a velocità diverse e finiscono per separarsi perdendosi di vista.
Il primo grida al secondo “Cosa vedi?!”
“Vedo una verde pianura attraversata da un fiume serpeggiante e, al di là di esso, una città grigia stretta da montagne scure.”
“E poi?”
“Vedo solo quello che ti ho detto, e tu?”
“Io vedo la pianura bagnata dal fiume e, oltre la città circondata da montagne, una fitta selva mossa dal vento e in mezzo a essa un lago più azzurro del cielo; ancora più lontano poi il bosco sfuma in un deserto che si tuffa in un mare blu come la notte.”
Com'è possibile?

Talvolta mi capita di discutere con altre persone: queste mi spiegano le loro idee e le loro teorie, mi enunciano le loro argomentazioni e le loro conclusioni. Io ascoltandoli vedo bene da dove provengono le loro idee, quali sono stati i loro passaggi logici e perché sono giunti alle loro congetture: ci ho già riflettuto e le ho già considerate. Però ho anche altre idee, riordino gli stessi fatti in maniera diversa e, talvolta, giungo a conclusioni diverse.
Stranamente non mi credono quando gli dico che vedo più lontano di loro...
Com'è possibile?

La nebbia dell'immaginazione è un sudario più impenetrabile della semplice distanza: a chi giace immobile sotto di esso pare impossibile che qualcuno possa sollevarne un lembo e guardare oltre.
Ciò che io vedo chiaro è supposizione, dubbio e incertezza per altri; ma non si può convincere chi non ti ascolta né è sufficiente dirgli di salire più in alto perché non vi sono pareti da scalare.
»

Al posto di “immaginazione” avrei potuto scrivere “intelligenza” ma il concetto è lo stesso.
Mi viene in mente adesso che un mio amico, probabilmente uno degli uomini più intelligenti che io abbia mai conosciuto, forse prese sul personale questo pezzo pensando che l’amico citato nel raccontino, quello che vede poco lontano, fosse proprio lui. All’epoca però non ci feci caso, mi sembrava ovvio che la storia dei due amici fosse solo un espediente per spiegare in maniera efficace il mio punto di vista. Eppure proprio colui su cui più contavo di essere sempre capito mi fraintese: vabbè, questa è un’altra storia…

Ecco, quindi mi sento su questa montagna immaginaria, in alto dove l’aria è particolarmente diafana, e vedo (oppure mi illudo di farlo!) molto lontano. Sotto di me, molto al di sotto, il grosso dell’umanità vede solo le proprie immediate vicinanze: ogni tanto, magari senza conoscerli direttamente, vedo altri alpinisti che spingono più oltre il loro sguardo e io, dalla mia posizione privilegiata, riesco a capire ciò che vedono (pensano) e posso anzi inserire il tutto in un contesto ancora più ampio e completo.
Magari ci sono persone ancora più in alto di me ma è la particolarità di questa montagna che chi sta più in alto sia invisibile a chi sta più in basso. Altrimenti sarei, suppongo, molto più apprezzato e ascoltato.

Dalla mia posizione cerco, molto pigramente, di salire ancora più in alto: la curiosità nutre l’intelligenza, la comprensione cresce con le letture. Io sono curioso e leggo: fossi più motivato lo farei con dieci volte più impegno e profitto ma in realtà so bene che anche questa mia ricerca è solo fine a se stessa. La mia naturale pigrizia è un forte disincentivo a fare di più.
Nella mia tenda, accampato in quota, non ci sto male ma neppure particolarmente bene: per questo è per me di particolare importanza che le seccature della vita reale non si intromettano per infastidirmi. I pro e i contro della mia vita, che normalmente si equivalgono a mala pena, sono facilmente travolti dalla stupidità altrui. Sono abituato a vedere bambini in corpi di adulti e, per questo, mi aspetto poco da essi e così non ne rimango deluso. Il problema è quando questi bambini hanno la pretesa di dirmi cosa devo fare con la presunzione di sapere cosa sia meglio per me! Oppure quando hanno l’autorità (datagli da altri bambini/adulti) per imporre la loro stupidità sulla mia volontà.

Principalmente mi accontenterei di essere lasciato in pace ma talvolta non è possibile e allora mi trovo improvvisamente a dover combattere una lotta impari per la quale non sono attrezzato: e come dice il mio amico Nietzsche (forse uno di quelli arrampicatosi più in alto di me) “contro la stupidità nemmeno gli dèi possono niente”, figuriamoci KGB. E così mi trovo in situazioni complicate che non so da dove partire per risolverle e che mi procurano un tale disagio da far precipitare in un pozzo oscuro la qualità della mia vita.

Conclusione: ma anche per oggi ho scritto più che abbastanza… Nota per me: nella prossima puntata spiegare il ruolo dell’Epitome. Ah! e il concetto di "amore moderato"...

domenica 17 gennaio 2021

Vedo blu

Da tempo sono iscritto al canale byoblu su Youtube ma, onestamente, sono molto pigro e ne avevo ascoltato solo pochi minuti: come tutti non faccio, soprattutto per pigrizia, quello che dovrei…

Oggi su FB ho letto “Hanno chiuso Byoblu!” e questo è stato lo stimolo per finalmente dargli un’ascoltata.
Al momento ho seguito due interviste (e continuo a farlo anche adesso in sottofondo): la prima era a un ragazzo barbuto che scrive per il sito Vox Italia: ha detto cose giuste anche se un po’ vaghe; onestamente niente che mi abbia colpito.
Adesso sto ascoltando una terza intervista a un’avvocatessa (credo) che segue la vicende Assange (da vicino: per esempio è in contatto col padre): in effetti qui su questo sito è da tempo che non ne scrivo ma in realtà la vicenda mi sta a cuore e su FB seguo le varie notizie condividendo con i miei pochi contatti quelle che mi sembrano più significativi.

Mentre questa intervista va avanti (sto ascoltando in diretta: molto interessante e sconcertante) voglio invece scrivere della seconda intervista: in questo caso si è trattato di un avvocato che ha parlato della compressione della libertà causata dalla quarantena da un punto di vista legale.
Prevedibilmente la privazione della libertà generalizzata, senza leggi e senza la convalida di un magistrato, è costituzionalmente molto dubbia. L’avvocato ha più volte accennato alla prima parte dell’articolo 13 della costituzione ma non ha detto nulla della seconda parte che, immagino, si possa usare per sostenere i provvedimenti presi.
Interessante anche la spiegazione del perché viene usato lo strumento del DPCM: il motivo è che per il cittadino è più difficile difendersi. Scrivo con parole mie (quindi non completamente esatte) per quel che ricordo: se lo strumento fosse stato una legge allora un giudice, che al ricorso di un singolo cittadino, riscontrasse elementi di incostituzionalità allora lo passerebbe alla corta costituzionale che ne potrebbe annullare la validità per TUTTI i cittadini. Invece il ricorso a un DPCM, per motivi legali, riguarda solo il singolo cittadino: anche se il giudice gli dà ragione la sentenza vale solo per tale persone e per lo specifico caso.
Poi cercare di far dichiarare un DPCM illegittimo al TAR è inutile perché una volta che si arrivasse a discuterlo sarebbe ormai già stato superato dal successivo e quindi il procedimento si fermerebbe con un nulla di fatto.
Mi è piaciuto poi la sua spiegazione del perché, anche da un punto di vista legale, la libertà è più importante della salute: io ho fatto un ragionamento analogo incentrato ovviamente su basi più “filosofiche”.
Ma soprattutto l’aspetto più interessante è che l’avvocato (credo si chiami Marco Mori) ha scritto anche un libro in cui ricostruisce una visione del mondo analoga a quella che io descrivo nella mia Epitome: ovvero con i grandi poteri economici che progressivamente stanno influenzando sempre di più le democrazie occidentali e tutto il resto del mondo. L’aspetto che mi ha più colpito è che mentre io baso il mio ragionamento su una base storica/filosofica/politica/psicologica lui osserva lo stesso fenomeno da un lato giuridico che a me è praticamente del tutto sconosciuto.
A dire il vero, come lo stesso autore afferma, la realtà ha già sopravanzato la fantasia: scritto qualche anno fa, egli paventava la creazione di una sorta di Stati Uniti d’Europa dominati da oligarchie economiche: invece adesso, sfruttando la pandemia, vede prefigurarsi già il passo successivo ovvero un’oligarchia a livello mondiale.
Non so magari vedo di procurarmelo anche se adesso sono alle prese con libri molto pesanti…

Sì, confermo: l’avvocato si chiama Marco Mori e ha scritto “La morte della Repubblica. Gli Stati Uniti d’Europa”…

Nel frattempo l’intervista alla giornalista che segue il caso di Assange è finita: allucinante. Come si fa a non pensare che sotto la superficie patinata del nostro mondo non ci sia del marcio profondo quando si ha sotto gli occhi l'evidenza di questa vicenda?

Adesso è invece il turno di un anziano storico che racconta le premesse che hanno portato alla guerra del Golfo del 1991: che la motivazione non fosse solo quella di ripristinare la libertà del Kuwait era ovvio ma è interessantissima la ricostruzione accurata fatta dallo storico dei vari retroscena. In pratica fu la stessa amministrazione Bush a far credere all’Iraq di voler rimanere neutrale e a provocare indirettamente l’invasione del Kuwait per avere poi il pretesto per intervenire. Alla risoluzione dell’ONU che consentiva l’intervento militare l’URSS di Gorbaciov, ormai debolissima, votò a favore; la Cina si astenne probabilmente grazie ad accordi commerciali favorevoli (magari in relazione al suo ingresso nel WTO?) mentre votarono contro solo Cuba e lo Yemen. Allo Yemen furono immediatamente tagliati tutti i fondi dalle organizzazioni economiche mondiali e, probabilmente, ancora adesso paga la sua scelta…

E qui mi fermo alla ricostruzione dell’inizio della guerra vera e propria… con diretta di Emilio Fede!!

Conclusione: la verità, ammesso che possa esistere, ha molte più sfaccettature di quel che si pensa. Seguirle tutto è impossibile ma sforzarsi di comprenderne il più possibile è sempre una buona idea…

sabato 16 gennaio 2021

Camera doppia o singola?

Ieri al supermercato ho cercato delle lenzuola per un letto da una piazza e mezzo CON gli angoli: ovviamente c’erano solo normali ma non ci ho perso molto tempo a controllare.
Questa la doverosa premessa per introdurre l’argomento di oggi: perché in un parlamento è meglio avere due camere piuttosto che una sola? Perché due camere di 300 persone ciascuna sono meglio di una sola da 600?

Lasciando perdere la dimostrazione filosofica di tipo ontologico basata sul fatto che se Renzi ne voleva abolire una allora vuol dire che due sono meglio, ci sono altre motivazioni più concrete?

Infatti anch’io l’avevo sempre sentito dire ma non me ne era chiaro il motivo: recentemente anche la Freeman ha accennato alla questione citando un’opera di John Adams che fu usata come bozza per le costituzioni dei vari stati americani resisi indipendenti. Ma anche in questo caso solo un accenno, qualcosa del tipo “Una sola camera sarebbe volubile e imprevedibile come un singolo uomo mentre con due si avrebbe un confronto produttivo” (ho citato a memoria la sintesi a voce della Freeman e quindi potrei sbagliarmi soprattutto sul “confronto produttivo”).

Cosa significa essere “volubile e imprevedibile come un singolo uomo”? Non mi è stato immediatamente chiaro. Poi, pensandoci, ho avuto un’intuizione matematica.
Supponiamo, come credo sia la norma, che una camera per approvare qualcosa abbia bisogno della metà dei voti più uno.
In un parlamento con una camera unica da 600 seggi ciò corrisponderebbe a 301 voti a favore e 299 contrari. Se i membri di questa unica camera li distribuiamo casualmente su due camere da 300 parlamentari ciascuna qual è la probabilità che entrambe approvino tale legge?
Beh, la risposta è banalmente ZERO: suddividendo infatti nella maniera più equilibrata i parlamentari favorevoli si potrebbe ottenere una camera con 151 favorevoli a 149 contrari (che quindi approverebbe la norma o quel che è) ma nell’altra avremmo 150 favorevoli e 150 contrari e quindi la legge sarebbe respinta: distribuzioni più sbilanciate dei parlamentari favorevoli alla legge non migliorano la situazione.
Solo se si aumenta la maggioranza favorevole allora diviene possibile che anche le due camere (composte casualmente da una suddivisione dei parlamentari della camera unica) approvino entrambe il provvedimento votato. Secondo i miei calcoli (*1) si ha:
Con # favorevoli → probabilità che le due camere approvino:
301 → 0
302 → 6,5%
303 → 12,9%
304 → 19.3%
305 → 25.6%
306 → 31.7%
307 → 37.6%
308 → 43.2%

Modificato (18/1/2020): dopo aver notato dei valori strani (percentuali leggermente superiori al 100%!) ho trovato un errore nel mio codice che eseguiva i calcoli (la formula era corretta). Di seguito i valori aggiornati correttamente:
302 → 0.065067
303 → 0.12970
304 → 0.19349
305 → 0.25603
306 → 0.31693
307 → 0.37585
308 → 0.43247
309 → 0.48652
310 → 0.53778
311 → 0.58607
312 → 0.63126
313 → 0.67326
314 → 0.71204
315 → 0.74761
316 → 0.78001
317 → 0.80933
318 → 0.83569
319 → 0.85921
320 → 0.88008
321 → 0.89845
322 → 0.91452
323 → 0.92848
324 → 0.94052
325 → 0.95084
326 → 0.95962
327 → 0.96704
328 → 0.97327
329 → 0.97845
330 → 0.98275
Mi accorgo adesso che i valori che avevo calcolato manualmente erano comunque corretti! Beh, credo questa lista espansa sia comunque interessante! Per esempio per avere una buona sicurezza che un provvedimento sia approvato con probabilità maggiore del 90% occorre una maggioranza complessiva di 322 voti su 600 ovvero del 53,7%.

e poi mi sono stufato di calcolare…
Comunque con una maggioranza di 302 voti contro 298 in una camera di 600 persone la probabilità che due camere di 300 persone, composte dai medesimi parlamentari distributi casualmente fra di esse, è solo del 6,5% circa: ovvero poco più di una volta ogni 20 le due camere approverebbero ciò che la camera singola avrebbe invece approvato.
Tale probabilità ovviamente aumenta col crescere della maggioranza ma ancora con 308 e 292 contrari (una maggioranza del 51,3%) più della metà delle volte le due camere voterebbero in maniera opposta (una approverebbe e l’altra no).

In altre parole con due camere un provvedimento deve tendenzialmente avere un sostegno più diffuso di quanto occorrerebbe in una camera singola per essere approvato. Questo credo che intendesse dire John Adams parlando della “volubilità” di una singola camera.

Un altro vantaggio delle due camere è che queste possono essere costituite da parlamentari che rappresentano con i propri membri aspetti diversi dello stesso paese.
Per esempio in Inghilterra abbiamo la camera dei Lord (ereditaria) e la camera dei Comuni (eletta): inizialmente la prima rappresentava l’aristocrazia e la seconda i cittadini più ricchi (visto che il voto era permesso solo a partire da un certo reddito in su; non ne sono sicuro ma è possibile che anche per essere eletti occorresse avere un reddito ancora più alto). È chiaro che queste due assemblee rappresentavano interessi diversi e, quindi, il loro confronto portava a una sintesi fra questi.
In Italia per essere eletti al senato si deve (o doveva?) avere almeno 50 anni mentre per votare occorrono (o occorrevano) almeno 25 anni di età: il senato vorrebbe quindi rappresentare un’Italia più “matura” rispetto alla camera dei deputati. Ah! E poi il senato è eletto su base regionale mentre i deputati sono scelti a livello di circoscrizione: di nuovo esprimono una rappresentanza, stavolta del territorio, diversa perché risultante da aggregazioni distinte.

Un terzo vantaggio è che studiando la stessa legge da due punti di vista diversi questa può essere molto più migliorata e perfezionata di quanto potrebbe fare una camera singola col suo percorso unico. In altre parole ogni volta che le due camere si rimpallano fra loro una legge questa ne risulterebbe sempre più migliorata.

È anche poi vero che un assemblea con un numero più limitato di persone si gestisce molto più facilmente di una numerosa il doppio. Tendenzialmente, ipotizzando che un parlamentare interagisca con tutti suoi colleghi, le interazioni possibili sono proporzionali al quadrato del loro numero. Insomma un’unica camera composta da 600 persone è 4 volte più difficile da gestire di una da 300 e, quindi, del doppio rispetto a due da 300. Ovviamente questo a un livello MOLTO approssimativo!

Quindi, in definitiva, due camere sono meglio di una?
A dire il vero adesso comprendo meglio il punto di vista di chi dice che sia così ma non ne sono convinto. Vediamo perché:
Il primo problema, quello della “volubilità”, lo si può risolvere modificando la maggioranza necessaria ad approvare qualcosa: non più il 50% + 1 ma, per esempio, il 53%.
Il secondo problema della rappresentanza ha senso solo se si parte dal principio che le persone non siano tutte uguali e che quindi debbano essere rappresentate diversamente: vuoi per nobiltà, censo oppure età. Cambiare il livello di aggregazione serve a poco: anzi forse è invece preferibile mantenere quello più granulare possibile che si può potenzialmente ottenere da un’unica assemblea più numerosa.
Il terzo problema di un percorso unico è quello più concreto: la legge “prodotta” da un’unica camera sarebbe meno “evoluta” (ma anche più lineare e meno arzigogolata) di quella risultante dal passaggio fra le due camere. Nella mia Epitome propongo in 17.6 una struttura che, pur con una camera unica, non avrebbe questo problema e neppure quello di una struttura complicata e obnubilata da modifiche giunte da parti diverse: per motivi di spazio rimando chi fosse interessato a leggere direttamente la mia proposta al riguardo…
Il quarto problema, quello della gestione più difficile, è relativo: la complessità probabilmente cresce in maniera più che lineare ma non così tanto come ho ipotizzato io. Soprattutto in alcune procedure, per esempio quando tutti i parlamentari possono esprimere il loro parere su un provvedimento, ci potrebbero essere più intoppi: probabilmente questo problema si potrebbe limitare con regole diverse per l’assemblea unica.

Conclusione: in definitiva non sono sicuro che due camere siano meglio di una, anzi, tendo a credere il contrario soprattutto prendendo opportuni accorgimenti correttivi…

PS: Allora Renzi aveva ragione a voler abolire il senato? Macché! Renzi poi non lo voleva abolire ma sostituire con una camarilla di politici al di fuori del controllo dei cittadini: insomma il peggio del peggio ([E] 11.4).

Nota (*1): sempre che la mia matematica, in questo caso basata sulle combinazioni binomiali, sia corretta! Credo di sì però. Comunque, per chi ne sa più di me, ho usato questa formula per calcolare il caso con maggioranza 302 contro 298: (302!/151!*151!) * (298!/149!*149!) / (600!/300!*300!)