«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

giovedì 14 novembre 2019

Il biennio rosso

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Corto “tragicamente” allungatosi troppo e che quindi pubblico autonomamente.

Nel pezzo Italiani mala gente non ne ho accennato perché non volevo aggiungere troppa carne al fuoco ma nel video del professor Barbero (Alessandro Barbero racconta la Resistenza italiana pubblicato da “Partito Comunista”) c’è stata anche una domanda dal pubblico sul biennio rosso del 1919-1920 che chiedeva quanto questo potesse aver influito sulla formazione della mentalità “intimamente fascista” degli italiani.
Il biennio rosso è un periodo di circa due anni dove anche in Italia, sull’onda del successo della rivoluzione russa, la salita al potere del socialismo sembrava a portata di mano.
Il professor Barbero conferma che: 1. all’epoca non si sapeva, come oggi, che il fermento si sarebbe tradotto con un nulla di fatto; 2. questo portò la maggioranza “piccola borghese” a prendere fermamente posizione contro tale eventualità (*1) (*2).

Curiosamente proprio ieri sera leggendo l’articolo 26, “I massimalisti russi”, di Gramsci vi avevo aggiunto la nota: “potenza ispiratrice della rivoluzione russa”.
Scrivere annotazioni sul libro elettronico è operazione lentissima e tediosa: per questo sono ultra sintetico. L’entusiasmo di Gramsci, per quanto superficialmente controllato e freddo, è in verità facilmente percepibile: il continuo insistere sui rivoluzionari russi che si alternano alla guida del movimento e che, in questo modo, non perdono energia accontentandosi di quanto già raggiunto né si fermano dà chiaramente l’idea di una valanga inarrestabile.
Non so bene in che anno fu scritto questo articolo, immagino nel 1917, forse nel 1918, ma è facile pensare che questa stessa atmosfera fosse respirata non solo da Gramsci ma, con accenti diversi, dall’intera società italiana.
L’accenno al “biennio rosso” di cui io, come al solito, non sapevo niente (o, meglio, non ricordavo di questo suo picco estremamente limitato temporalmente), mi ha rincuorato sulla mia abilità nell’intuire molto da pochi dettagli: in questo caso avevo immaginato la particolare tensione dell’epoca che, solo molto indirettamente, traspare dalle parole di Gramsci.

Già che ci sono aggiungo anche una riflessione all’articolo 27, “L’orologiaio”, a cui avevo apposto la nota “analogie fra nascita populismo e rivoluzione”:
«Il disagio è l’orologiaio che fa scattare insieme tutte le molle, che imprime un movimento sincrono a tutte le lancette.» (*3)
Che fuori dalla metafora creata da Gramsci significa che è necessario un impulso, il disagio appunto, per smuovere la società e attivarla tutta insieme. Ovviamente Gramsci si riferisce alla rivoluzione ma io vi vedo una grande analogia con l’equivalente democratico della rivoluzione: il populismo. Nel nostro caso ([E] 12, in particolare 12.1 e 12.2) il disagio è quello economico e sociale causato dalla crisi prolungata.

Conclusione: curioso come sto già “macinando” i nuovi concetti suggeritimi da Barbero, vero?

Nota (*1): Barbero non lo ha detto esplicitamente ma mi sembra chiaro che intendesse dire che, paradossalmente, il biennio rosso favorì l’ascesa del fascismo proprio in ottica anti socialista.
Nota (*2): non posso fare a meno di sottolineare l’estrema semplificazione del considerare l’italiano “intimamente fascista”. Con le sue parole il professore afferma che fu necessario il biennio rosso per far schierare da una parte la maggioranza “piccolo borghese”: non è quindi sufficiente, o condizione sine qua non, l’essere proprietari, occorre un “di più”. Per chi ha avuto la “fortuna” di leggere la mia Epitome dovrebbe essere ovvio che cosa sia questo “di più” perché ce lo suggeriscono le leggi del potere: la legge della conservazione ([E] 5.1) stabilisce infatti che nessun potere vuole perdere forza. Nel caso dei piccoli borghesi la loro forza era rappresentata dalla loro proprietà e, quindi, il comunismo togliendoli ciò che era loro, li avrebbe privati della loro forza: da qui l’opposizione al comunismo/socialismo.
Le mie conclusioni sono: 1. non è la proprietà a rendere “intimamente fascisti” ma la minaccia della sua perdita; 2. ma soprattutto, non è “intimamente fascista” reagire alla minaccia di perdere in tutto o in parte la propria forza ma “intimamente umano”: è infatti una legge del potere e, come tale, la si applica a TUTTI i gruppi della società: anche quindi al gruppo del lavoratori o alla democratastenia in senso lato.
Nota (*3): tratto da “Scritti politici 1” di Antonio Gramsci, tratto dall’omonimo e-book pubblicato su Liber Liber e curato da Paolo Spriano.

mercoledì 13 novembre 2019

Italiani mala gente

Lo scorso sabato mi feci un’indigestione di video storici del professor Barbero: mi rimase ammezzato, causa tarda ora, il video Alessandro Barbero racconta la Resistenza italiana pubblicato da “Partito Comunista” (quello di Marco Rizzo).

Come al solito il titolo è stato fuorviante: io ero interessato a un parere del professore su tutto il fenomeno della resistenza nel suo complesso: invece il suo intervento (che copre solo i primi 35 minuti del video) rivisita essenzialmente l’attentato di via Rasella.
Ovviamente io dello specifico episodio non sapevo praticamente niente (*1) e la ricostruzione del professore è avvincente e ricca di dettagli precisi e puntuali: niente da dire al riguardo…
Forse l’elemento più significativo della ricostruzione di Barbero è cosa avviene dopo l’attentato: prima di esso non c’erano state rappresaglie sulla popolazione civile: quindi i partigiani non sapevano che i tedeschi avrebbero fucilato 10 italiani (Hitler inizialmente ne voleva 50) per ogni soldato ucciso.

Anch’io, nella mia ignoranza sull’argomento, consideravo più dannosi che utili gli attentati dei partigiani proprio per questo motivo. Ritenevo gli attacchi dei partigiani militarmente irrilevanti e quindi, sostanzialmente, simbolici.
Secondo il professor Barbero invece non è proprio così: i partigiani nel nord Italia tenevano impegnate nel controllo del territorio ben cinque divisioni tedesche.
Io al riguardo sono perplesso: ricordo perfettamente mio zio, esperto di storia, che ripeteva sempre “L’Italia fu liberata dall’VIII armata del generale Montgomery e dalla V armata del generale Clark”. A conferma di quella che resta solo l’opinione di un appassionato di storia, per quanto esperto, c’è la verifica sul Wikipedia inglese, e non italiano, (v. Pezzo giusto per ieri) che liquida la resistenza con un paio di righe (*2)…

Ho specificato che la mia statistica si era basata sulla pagina Wikipedia inglese e non italiana a causa di quella che è l’affermazione più interessante di Barbero: secondo il professore una parte significativa della popolazione italiana è “intimamente fascista”. E subito dopo spiega “nel senso che istintivamente prova antipatia per la Resistenza” mentre, vice versa, l’antipatia per “Mussolini, le camice nere e Salò” non sarebbe altrettanto istintiva.

L’affermazione ovviamente mi ha stupito (*3). Usando il criterio del professore allora, io che vivo in Toscana (*4), dovrei arrivare all’opposto della sua conclusione: il “comunismo” è percepito istintivamente come buono e giusto mentre il fascismo, a distanza di ormai quasi un secolo, non è guardato freddamente ma con la vista ancora obnubilata dall’odio. Da questo dovrei allora dedurre che i toscani sono “intimamente comunisti”?
Beh, onestamente io non ragiono così… Io vi vedo solo scarsa conoscenza, anzi disprezzo misto a disinteresse, per la storia: la mancanza di voglia di capire il passato e cosa sia veramente successo; il preferire le proprie illusioni a ricostruzioni che potrebbero metterle in discussione...

E io come la vedo la Resistenza?
Beh, principalmente non mi ha mai molto interessato ma non mi sembra di provarne un’antipatia istintiva. Diciamo che in verità dell’antipatia la provo ma non per la Resistenza in sé, come fenomeno storico, ma per la sua attuale politicizzazione che invece trovo profondamente ipocrita. E come sapete l’ipocrisia è probabilmente ciò che meno sopporto.

Quindi?
Beh adesso rimango con due questioni aperte: 1. approfondire il peso militare della resistenza in Italia; 2. ruminare sull’essenza “intimamente fascista” degli italiani.
Sul primo punto sono effettivamente incerto: se Barbero dice che i partigiani nel nord Italia tenevano impegnate cinque divisione tedesche sicuramente si basa su fonti attendibili, eppure mi piacerebbe l’opinione di un altro storico al riguardo. Il problema è trovare autori non ideologizzati: probabilmente una risposta definitiva sulla questione la potremo avere, come diceva mio zio, quando tutti coloro che hanno vissuto tale periodo saranno deceduti, diciamo quindi fra una ventina d’anni…
Sul secondo punto invece sono abbastanza convinto sia una ca### o, più precisamente, una semplificazione troppo grossolana e, forse, impropria. Però terrò gli occhi aperti pronto a captare notizie o fatti attinenti…

Un’altra buona idea sarebbe quella di trovare altri video del professore sulla resistenza: come spiegato in questo video parla al 99% dell’attentato di via Rasella mentre l’affermazione per me più interessante, quella sull’innato fascismo italico, viene elaborata solo in risposta a una domanda dal pubblico.
Anzi il professore aggiunge anche che buona parte degli italiani (Barbero stima il 50%) sono, nella terminologia comunista, dei “piccoli borghesi”, più portati quindi a solidarizzare con l’industriale che con l’operaio. Anche nell’Italia contadina non c’erano solo braccianti ma anche dei piccoli proprietari che, anche se poveri, proprio perché proprietari erano comunque considerabili dei “piccoli borghesi”. Da qui la naturale tendenza “a destra” dell’Italia. Di nuovo sono perplesso: questa tendenza non dovrebbe esserci allora in tutte le nazioni europee? O, vice versa, non dovrebbero essere allora tutte le altre nazioni europee tendere maggiormente al comunismo? La mia sensazione, dopo averci ragionato pochi secondi, è che una correlazione possa anche esserci ma non così diretta come sembra suggerire il professore.
Vabbè, questo me lo “annoto” come terzo argomento di indagine...

Conclusione: come sempre un video interessante e ricco di spunti anche se, in questo caso, il professore non mi ha convinto completamente delle sue idee...

Nota (*1): mentre ascoltavo, in verità, mi è tornata in mente una puntata dei Fatti Quotidiani di Sgarbi vista negli anni ‘90. Mi era rimasto impresso che la colonna tedesca attaccata era composta da bolzanini e pochi altri dettagli…
Nota (*2): lo so: ho sempre detto che wikipedia è storicamente inaffidabile e lo confermo: resta però il dato quantitativo che mi pare comunque significativo (v. Pezzo giusto per ieri).
Nota (*3): tempo fa un mio amico mi aveva detto qualcosa di analogo ma io avevo liquidato la sua opinione come un’affermazione arbitraria e senza basi.
Nota (*4): mi chiedo quindi di dove sia il professore Barbero: io con gli accenti faccio schifo ma il suo modo di parlare mi ricorda un po’ quello di un mio zio che era vissuto a lungo a Genova. Dovendo sbilanciarmi dico quindi ligure! Ora controllo: magari è banalmente piemontese visto che insegna all'università Piemonte Ovest (o Est?)… Sì, è banalmente un torinese: a riprova che il mio orecchio per gli accenti è pietoso...

martedì 12 novembre 2019

Ginnastica mentale

Continuo a fare la mia ginnastica mentale grazie a Baba is you. Come avevo previsto (v. Baba is KGB) non giocare a questo gioco anche per mesi e poi riprenderlo non è un problema: non ci sono infatti complesse procedure tecniche specifiche del gioco da ricordare ma è tutta logica, creatività e fantasia.

Proprio oggi ho risolto il seguente livello piuttosto avanzato.

Provo a spiegare la soluzione: sicuramente non ci riuscirò ma almeno darò una buona idea della complessità del gioco.

MODIFICATO(11/11/2019): secondo un amico, nonostante la mia spiegazione chiarissima, non si capisce troppo! Ho deciso quindi di aggiungere qualche schermata intermedia: sicuramente non diventerà tutto chiaro ma forse sarà un po' meno oscuro!

Prima di tutto si devono considerare le regole attive formate dai mattoncini:
1- ALL IS SHUT
2- ROCK IS OPEN
3- ROCK HAS BABA
4- BABA IS YOU
5- ROCK IS PUSH
6- WALL IS WALL AND STOP

Gli oggetti in gioco sono: 1 ROCK, 1 BABA e il muro di WALL che racchiude l’area di gioco iniziale.

La seconda cosa che guardo è poi come fare per vincere, ovvero dov’è il WIN. In questo caso si trova nell’area esterna (in alto a destra) ma non è in una regola attiva né è immediatamente raggiungibile.
Essendo in un angolo non è possibile muoverlo e l’unico modo per arrivarlo sarà spingere verso l’alto il blocchetto IS poco più in basso ottenendo la regola: BABA ON ROCK IS WIN. Ovvero si vince il livello se si riesce a sovrapporre un BABA (il coniglietto bianco) sopra un ROCK.

Spieghiamo poi il significato delle regole già attive:
1- ALL IS SHUT - ALL sta per tutti gli oggetti tranne che i mattoncini delle parole e, quindi, per il BABA, il ROCK e tutti i WALL.
SHUT poi significa “chiuso” e, quando un oggetto SHUT si incontra con uno OPEN, entrambi si annullano e scompaiono.
2- ROCK IS OPEN – La ROCK è OPEN, cioè “aperta”: quando si sovrappone a una SHUT si annullano entrambe scomparendo. Per la regola precedente ROCK è anche SHUT: questo significa che dopo qualsiasi prima mossa il ROCK scompare e, al suo posto…
3-ROCK HAS BABA – Se la ROCK, per qualsiasi motivo, scompare allora al suo posto appare un BABA. Quindi, dopo la prima mossa al posto della ROCK appare un secondo BABA.
4- BABA IS YOU – Il giocatore, usando la tastiera, può muovere il BABA nelle quattro direzioni alto, basso, sinistra e destra e spingere così i vari mattoncini e gli oggetti PUSH (e solo quelli).
5- ROCK IS PUSH – È possibile spingere la ROCK (gli oggetti che non sono PUSH si possono sovrapporre fra loro, come fossero fantasmini, né si muovono).
6- WALL IS WALL AND STOP – WALL IS WALL è una regola prioritaria e ha la precedenza su altre regole come WALL IS ROCK (normalmente attivando questa regola tutti i mattoncini WALL diventerebbero altrettanti ROCK ma, a causa della regola, WALL IS WALL ciò non è possibile in questo livello). WALL IS STOP significa che il muro non è attraversabile né spostabile e restringe quindi inizialmente l’area di gioco al settore in alto a destra.

Quindi?
A questo punto, dopo aver ben chiari in mente tutti questi elementi, si può iniziare a ragionare.
Il problema più macroscopico e che non si può attraversare con i nostri BABA (dopo la prima mossa la ROCK si trasforma in un secondo BABA) il WALL e, quindi non si può attivare la regola BABA ON ROCK IS WIN.
Come si può quindi oltrepassare il WALL?
Siccome WALL IS SHUT occorerebbe un oggetto OPEN per aprire un varco ma ciò non è disponibile. Facendo varie prove si arriva alla conclusione che l’unica possibilità è costruire in alto a sinistra la regola ALL IS OPEN (basta spingere opportunamente i relativi mattoncini): ma questo causa un nuovo problema: per come è posizionata, la regola ALL IS SHUT non può essere disattivata e, quindi, la conseguenza di avere le regole ALL IS OPEN e ALL IS SHUT attive contemporaneamente è che tutti gli oggetti (i BABA, le eventuali ROCK e i WALL) scompaiono e il giocatore perde la partita.
Però, osservando il comportamento della ROCK, che dopo la prima mossa scompare perché è contemporaneamente SHUT e OPEN ma lascia al proprio posto un BABA, si può intuire una soluzione: se noi avessimo le regole BABA IS YOU e BABA HAS BABA allora, attivando insieme ALL IS OPEN e ALL IS SHUT, il nostro BABA scomparirebbe ma ne lascerebbe un altro al suo posto che potremmo ancora muovere e così via fino a quando non disattiveremo la regola ALL IS OPEN.
Questo porta a un nuovo problema: non è possibile scrivere la regola BABA HAS BABA perché vi è un solo mattoncino “BABA”. Se però il giocatore controllasse una ROCK (ROCK IS YOU) allora sarebbe possibile attivare la regola ROCK HAS ROCK.
Ma dopo la prima mossa il giocatore controlla due BABA e non vi sono più ROCK in gioco.
Fortunatamente questo problema è facilmente risolvibile: spostando i mattoncini aggiungiamo la regola BABA HAS ROCK e poi prepariamo, proprio sopra BABA IS YOU, ROCK IS -. L’idea è quella di spostare il mattoncino OPEN verso l’alto al posto di YOU ottenendo quindi in una mossa le regole ROCK IS YOU e BABA IS OPEN.
Il risultato è che i due BABA scompaiono e al loro posto appaiono due ROCK.
Adesso dobbiamo attivare la regola ROCK HAS ROCK: qui c’è un piccolo problema tecnico: dobbiamo far scendere di una riga la regola ROCK IS YOU perché il secondo ROCK, attaccato al muro non è spostabile verso l’alto. Spostare la regola ROCK IS YOU di una riga in basso non è banale come potrebbe pensare chi non conosce questo gioco: appena si sposta una delle tre parole che la compongono la regola si disattiva e il giocatore perde il gioco perché non controlla più alcuna entità nel livello. Ci viene però in soccorso il controllare contemporaneamente due ROCK: questo significa che possiamo spostare contemporaneamente due mattoncini di ROCK IS YOU in basso. Basta quindi spostare un secondo IS sotto l’IS di ROCK IS YOU e poi spostare contemporaneamente verso il basso ROCK e YOU mantenendo così attiva la regola ROCK IS YOU.
Fatto questo il resto della soluzione è banale: possiamo andare ad attivare la regola ALL IS OPEN: il risultato sarà che tutti i mattoncini WALL scompariranno mentre al posto delle nostre due ROCK avremmo altre due ROCK con cui disattiveremmo la regola ALL IS OPEN (ma il muro non ricomparirà!).
A questo punto possiamo attivare la regola BABA ON ROCK IS WIN.
Quello che ci manca è un BABA visto che abbiamo solo due ROCK. Possiamo però trasformare la regola ROCK HAS ROCK in ROCK HAS BABA e usare il secondo ROCK per scrivere la regola ROCK IS WEAK.
Andando poi contro il margine del campo di gioco una delle nostre due ROCK si romperà (è WEAK) e al suo posto comparirà un BABA (intangibile perché non è PUSH, STOP o altro): andandoci sopra con la ROCK sopravvissuta raggiungeremo la condizione BABA ON ROCK IS WIN e vinceremo così il livello!

Più facile a farsi che a dirsi: beh, quasi! Non è un gioco facile ma, come avete visto, è molto logico e consequenziale. Chiaro che poi questo è un livello abbastanza avanzato: se si inizia a giocare dagli schemi facili la difficoltà è molto più progressiva…

Conclusione: lo ripeto, è un gioco ottimo per tenere allenato il cervello!

lunedì 11 novembre 2019

Banale. O no?

Pezzo breve ma troppo lungo per essere un corto: vabbè, non è che me lo impone il dottore di scrivere pezzi di almeno due pagine!

Stanotte ripensavo ai video di Barbero e sono arrivato a una riflessione autonoma (che non c’entra niente con lo storico cioè!).
Mi sono reso conto che l’uomo riporta alla propria misura la realtà esterna interpretandola con i concetti che gli sono più familiari.
L’economista l'interpreterà economicamente, lo storico storicamente,… …, l’idraulico idraulicamente, il contadino contadinamente, etc…

Ma cosa sono questi “concetti” con cui ogni individuo misura la propria realtà?
Essi sono i protomiti con cui egli è più familiare, in genere, ma non solo, quelli del proprio lavoro.
Non sempre tali protomiti saranno adatti allo scopo e questa è la vera fortuna dei politici: hanno margine per giustificare le proprie azioni e rimanere credibili.

Ogni persona giudica basandosi sulla propria esperienza: banale, no?
Eppure il ricordarmi che questa “esperienza” non è altro che l’insieme di protomiti su cui si è formata una persona equivale alla chiusura di un cerchio: l’uomo, a causa dei suoi limiti, per comprendere la realtà DEVE affidarsi ai protomiti e, successivamente, divengono i protomiti la sua chiave di lettura del mondo.

In realtà avevo già espresso, fin dalla versione 0.01, questo concetto nell’Epitome (mi cito a memoria: “I protomiti sono le lenti attraverso le quali l’uomo osserva la realtà”) eppure adesso ci percepisco una verità più profonda, che forse neppure io ho afferrato pienamente…

Gli uomini si costruiscono cioè da soli gli strumenti con cui interpreteranno la realtà: ma ciò equivale a definirsi la propria realtà. O forse è realmente una banalità…

Conclusione: dovrò rifletterci ancora...