«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

giovedì 6 agosto 2026

La triste verità (scomodo pure gli gnostici!)

Ho scritto poi il nuovo sottocapitolo sulla libertà basato sulla bozza qui pubblicata pochi giorni fa. Ne sono piuttosto contento e quindi oggi ripeterò l’esperimento per un altro sottocapitolo.
Aggiungo che prosegue la mia difficoltà a scrivere: di solito quando mi sblocco scrivendo parecchio poi procedo molto più spedito entusiasmandomi a quello che faccio. Stavolta ancora non è successo non solo per la mia immane pigrizia ma anche per delle noie famigliari che mi hanno distratto totalmente da questa impresa.
Ma passiamo subito alla mia bozza: come al solito tenete presente che terminologia e riferimenti si rifanno all’Epitome e quindi potrebbero non essere intelligibili per tutti: a fine stesura magari darò una valutazione complessiva più accurata di quanto scritto. Uhm… diversamente dal pezzo sulla libertà dove almeno la seconda parte poteva essere comprensibile anche al lettore occasionale qui tutte le mie argomentazioni sono fortemente conteste col resto della mia teoria… Però se qualcuno vuole provare a leggere lo stesso a me farà più che piacere!
Aggiungo che questa è la seconda stesura: qualche giorno fa avevo iniziato un’altra bozza ma non mi piaceva come stava venendo; allora mi sono rifatto uno schema basato sugli appunti del mio quadernone (come del resto faccio di solito) e seguendo questa falsariga scriverò questa nuova bozza.
PS: non ho voglia di ricopiare le numerose note (i numerini che vedete accanto ad alcune parole). Se però qualcuno è interessato farò questo piccolo sforzo extra...

Ormai quasi giunti alla conclusione di quest’opera mi pare doveroso porre una domanda fondamentale: che speranza vi è per la democratastenia, e in particolare per quella occidentale1, di ottenere una società più giusta2?
Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la legge della reazione (v. XX): per risolvere un problema è precondizione necessaria rendersi prima conto dell’esistenza dello stesso; in secondo luogo si devono capire quali siano le sue cause ultime senza limitarsi a risolverne gli effetti, cioè solo i sintomi.
In particolare la democratastenia occidentale dovrebbe rendersi conto che la crisi che stiamo attraversando non è né economica, né sociale né militare ma essenzialmente democratica.
È la democrazia che, per i motivi visti nei capitoli precedenti, non funziona più come dovrebbe: non si cerca più di difendere gli interessi della maggioranza della popolazione ma solo quelli di lobbi ristrette: le crisi economica, sociale e recentemente (agosto 2026) anche militare sono il naturale frutto di una politica incapace e disinteressata ai problemi della democratastenia.

Diviene quindi fondamentale chiedersi quale sia il livello di comprensione della realtà che stiamo vivendo della popolazione in generale.
Di seguito un grafico completamente arbitrario che però rappresenta bene la mia personale lettura della situazione attuale.
GRAFICO

Si tratta dell’usuale distribuzione a campana dove l’asse delle ascisse rappresenta la quantità/qualità/capacità di pensiero indipendente3 dei singoli individui.
La prima linea verticale l’ho chiamata barriera del conformismo assoluto: significativamente più della metà della popolazione sta alla sinistra di tale barriera. Queste persone si fidano ciecamente della narrativa dominante proposta dal pensiero maggioritario (v. XX) e, anche se ogni tanto possono avere dei dubbi, questi saranno facilmente spazzati via dalla spiegazione del primo intellettuale organico (v. XX) proposto dal telegiornale della sera.
Alla destra di questa linea vi sono delle persone che, su specifici argomenti, hanno delle opinioni che si discostano da quelle della maggioranza e che anzi appartengono al pensiero minoritario. Ci sarà chi crede che Israele stia compiendo un genocidio ai danni dei palestinesi, chi crede che i partiti tradizionali siano tutti uguali, chi pensa che le case farmaceutiche si siano arricchite a discapito della salute con la pandemia di covid‑19, chi che sia stato proprio l’Occidente a provocare la guerra fra Russia e Ucraina, chi che l’immigrazione incontrollata in Europa sia voluta proprio da Bruxelles, chi crede che la società stia dando troppa importanza al denaro e non abbastanza alle persone, chi che la censura stia divenendo eccessiva e ingiustificata, etc.
Gli individui che hanno molti di questi dubbi superano la seconda linea verticale del grafico, la soglia del pensiero libero: queste persone iniziano a rendersi conto che troppi fatti non collimano con il pensiero dominante e che quindi non può trattarsi di un caso ma che ci debba essere un filo rosso che connette tutte queste problematiche insieme. Sfortunatamente l’unica spiegazione a cui riescono ad arrivare è un generico “complotto dei poteri forti”4 che in realtà non spiega niente e che la maggioranza della popolazione liquida facilmente come l’idea balzana di individui al limite della paranoia.
È utile, per chiarezza di esposizione, dare un nome unico alle diverse fasce di popolazione che abbiamo or ora identificato.
Rifacendomi alla terminologia gnostica5 chiamerò la popolazione alla sinistra della barriera del conformismo assoluto come gli ilici o materiali, il gruppo intermedio come gli psichici e, infine, la parte di popolazione alla destra della soglia del pensiero libero come gli pneumatici o spirituali.

I materiali formano da soli, come detto, la grande maggioranza della popolazione.
Nel capitolo X abbiamo visto che l’uomo non è l’essere ideale che, spesso, si immagina di essere, mentre in X si scopre che nei gruppi le qualità migliori dei singoli tendono a sparire e, anzi, vi si aggiungono nuove debolezze. Ovviamente nella democratastenia, il gruppo aggregato per eccellenza, queste limitazioni saranno massime. I materiali sono quindi quelle persone che non hanno particolari qualità psicologiche6 che le faccia emergere, come gli psichici e gli spirituali, dalla massa.
I materiali saranno quindi più facilmente manipolati, anzi controllati dai media, crederanno nel pensiero dominante, ovvero in quell’insieme di equimiti ed epomiti che danno stabilità alla società, che mantengono cioè lo status quo il quale a sua volta, come abbiamo visto nei capitoli precedenti, permette le sperequazioni di ricchezza7 e, anzi, ne favorisce l’ampliamento.
Chiaramente queste persone non si rendono neppure conto che la società è malata né tantomeno che la democrazia tradizionale non funziona più come dovrebbe. Chiaramente, per la legge della reazione (v. XX), non si preoccupano nemmeno di immaginare un mondo migliore per sé e i propri figli e per lo stesso motivo non saranno in grado di muoversi per neppure tentare di risolvere il problema dell’ingiustizia nella società.
Gli psichici si comporteranno più o meno come i materiali: magari i diversi individui, in base al relativo grado di apertura mentale, potranno avere qualche dubbio in più ma nell’incertezza opteranno sempre per la scelta della maggioranza.
Gli spirituali invece sono accomunati dalla comprensione che vi è un problema di fondo nella società8 ma nella maggioranza dei casi non si saprà identificarne correttamente la natura. Di nuovo neppure gli spirituali saranno generalmente in grado di indicare delle soluzioni efficaci (e non delle pezze temporanee mirate a specifici “sintomi” o problematiche) per risolvere il problema democratico che affligge l’Occidente e in generale, in forme diverse, l’intero mondo9.
In altre parole gli spirituali sono sostanzialmente divisi su quale sia esattamente la vera natura del problema di fondo che avvelena la società attuale: da questo punto di vista la comunicazione D→D, con i suoi infiniti rivoli talvolta anche discordanti, non aiuta ad arrivare a una soluzione condivisa intorno alla quale si possano aggregare proficuamente queste persone.
Essendo così divisi e senza una visione unitaria, forse neppure simile, sulla natura della crisi che stiamo vivendo gli spirituali non hanno la forza di convincere non dico i materiali, obliosi di tutto ciò che non venga pomposamente annunciato dal telegiornale serale, ma neppure gli psichici dell’esistenza di un problema da risolvere.

Che nella quasi totalità della popolazione manchi la consapevolezza che la crisi occidentale è democratica diviene fondamentale dato che nell’Occidente, ovviamente solo formalmente (v. XX e capitoli precedenti), il potere è nelle mani degli elettori.
La maggioranza degli elettori, i materiali, tenderanno a seguire le istruzioni dei media, come spiegato legati ai parapoteri economici e ai partiti sistemici (v. XX), e quindi indipendentemente dalla presenza di alternative fededegne o populismi reali che abbiano la comprensione di ciò che è necessario fare10, il potere resterà nelle mani proprio di quei politici che non solo non hanno interesse a risolvere le ingiustizie esistenti ma che, anzi, nell’attuale fase di decadenza (v. XX) tenderanno ad accentuarle11.

Una domanda legittima è chiedersi se e quanto possa aumentare la percentuale di spirituali rispetto all’insieme della popolazione.
Sarebbe necessaria una scuola mirata a crescere studenti dalla mentalità aperta ma anche critica nei confronti sia del potere che delle ingiustizie: sfortunatamente questa sarebbe una soluzione nel lungo termine e, comunque, la tendenza è di segno opposto (v. XX).
Fondamentali sarebbero dei media tradizionali realmente indipendenti e onesti che dessero voce anche alle istanze sollevate dal pensiero minoritario: ma anche in questo caso la tendenza consolidata è quella dell’appiattimento dell’informazione sul pensiero maggioritario12.
Ciò che rimane è solo la possibilità data dalla rete Internet della comunicazione D→D, ovvero della possibilità per un singolo individuo di, almeno potenzialmente, comunicare e trasmettere le proprie idee a un grande numero di altre persone. In questa maniera, almeno in teoria, si potrebbero mettere a fuoco sempre meglio le diverse problematiche del pensiero minoritario e perfino arrivare a teorie unitarie che cerchino di spiegarle in uno schema più ampio come, nel mio piccolo, ho cercato di fare con quest’opera.
Una volta che vi fosse un’idea, cioè un protomito, capace di spiegare la gran parte delle problematiche che il pensiero maggioritario invece nega, minimizza o distorce allora è possibile che una nuova forza politica13 proponga una soluzione altrettanto articolata per iniziare realmente a risolverle.
È però evidente che la tendenza attuale nell’Occidente, e in particolare nell’UE, è quella della limitazione delle libertà in generale, dell’aumento esponenziale dei controlli sul singolo e della libertà d’espressione in particolare con una censura sempre più pertinace (v. XX). Ovviamente si vuole limitare la comunicazione D→D sgradita che il pensiero maggioritario (il quale, a sua volta, sostiene gli equimiti ed epomiti che danno stabilità alla società14), impegnato a difendere posizioni sempre più insostenibili, non è in grado di affrontare sul piano del confronto onesto e paritario.

Vi sarebbe poi la possibilità che le varie crisi in atto (per esempio la guerra fra Ucraina e Russia e quella fra Israele/USA e Iran ma non solo15) vadano a impattare sensibilmente sulla vita della gente comune: probabilmente scosse di questo tipo potrebbero aumentare leggermente il numero di psichici e spirituali16 ma temo che la maggior parte dei materiali rimarrebbe tale. Questo perché i materiali valutano la realtà da una prospettiva estremamente soggettiva e piuttosto egoistica: in buona sostanza noterebbero una diminuzione di ricchezza nel proprio portafoglio e sarebbero quindi estremamente arrabbiati col governo in carica. Mancando però la capacità critica di comprendere le reali cause dell’impoverimento generalizzato si farebbero facilmente persuadere dalla propaganda accettando il capro espiatorio proposto (interno o esterno a seconda di cosa risulterebbe più credibile in base alla particolare complessione della società) e, alla fine, alle nuove elezioni semplicemente voterebbero per un altro partito sistemico precedentemente all’opposizione col risultato che cambierebbe, forse, l’apparenza del nuovo governo ma non la sostanza17.

Per tutti questi motivi, al netto di eventi inaspettati comunque sempre possibili, gli spirituali mi sembrano destinati a rimanere divisi in piccoli gruppi di pensiero/comprensione indipendenti fra loro e, proprio per questo, ancora meno capaci di influire positivamente sul resto della popolazione. Di conseguenza non sono ottimista sulla possibilità che la democratastenia possa ottenere maggiore giustizia nel breve/medio termine.

NOTE:
1. Le democrazie minori non hanno speranza fin tanto che restano in tale stato: sfruttate dall’esterno non vi è spazio per una significativa giustizia esterna. Gli stati dell’Europa occidentale sono ormai delle criptocrazie (funzionalmente equivalenti alle democrazie minori mentre l’UE sempre orientata a trasformarsi in uno strumento di controllo delle lobbi economiche sulla popolazione perdendo ogni finzione democratica. In pratica rimangono grandi stati come gli USA, la Cina e la Russia e altri minori come l’Iran, la Corea del Nord, Israele etc.
2. Al di là della società forse utopistica che ho proposto nel capitolo XX.
3. Voglio precisare che questo grafico non rappresenta l’intelligenza della popolazione (sebbene vi sia sicuramente una correlazione con essa) ma piuttosto un insieme di caratteristiche psicologiche che rendono gli individui naturalmente meno acquiescenti verso le affermazioni dell’autorità e il conformismo in generale. In altre parole possono esistere persone molto intelligenti che, per ragioni psicologiche, credono nel “sistema” e che tutti, a partire dalla politica, facciano sostanzialmente il proprio dovere: i fatti che inequivocamente dimostrano l’esistenza di problemi siano solo eccezioni che, “chiaramente”, verranno affrontate e risolte col tempo. In pratica queste preferiscono usare la loro intelligenza per giustificare ciò che contraddirebbe la narrativa dominante a cui credono: questa operazione sarà poi facilitata dai media che tenderanno a nascondere i fatti più critici e dall’abbondanza di intellettuali organici (v. XX), anche capaci, pronti ad aiutare a “spiegare” l’eventuale eccezione o a integrarla nella logica del pensiero dominante.
4. Nel capitolo XX vedremo che l’ipotesi di un’oligarchia economica globale non è da scartare a prescindere come assurda ma che, anzi, ha dei motivi (compatibili con la teoria di questa opera) per essere seriamente presa in considerazione.
5. Gli gnostici dividevano infatti la popolazione fra gli individui che avevano una scintilla della divinità e coloro che ne erano invece sprovvisti: chi aveva detta scintilla si sarebbe poi riunito a Dio mentre chi ne era privo si sarebbe semplicemente annullato nell’irrealtà della materia. Vi era poi la via di mezzo dei cristiani che pur privi di scintilla divina conducevano una vita retta.
Ovviamente la mia suddivisione non ha niente di religioso e/o mistico ma ho trovato divertente, e tutto sommato appropriato, il parallelo fra le tipologie di persone nella gnosi e la mia suddivisione fra chi ha la comprensione più profonda della realtà, chi ne intravede solo alcune sfaccettature parziali e chi, invece, vive all’oscuro di tutto.
6. Oppure che non hanno un’istruzione tale da potersi immaginare una realtà diversa da quella proposta dalla narrativa dominante: del resto così come si è quello che si mangia parimenti si pensa quello che si legge. La scuola e in generale l’istruzione hanno la capacità di allargare gli orizzonti delle persone.
7. E tutte le ingiustizie legate alle diseguaglianze di ricchezza: che nel mondo attuale, che pone al centro del bene non il bene dell’uomo ma il denaro, si trasformano in differenze di istruzione, salute, benessere e, in pratica, di libertà.
8. Sono convinto che la maggioranza degli spirituali si rende conto di vivere in un mondo governato dall’ingiustizia.
9. Per esempio non è che il sistema russo sia migliore di quello occidentale (v. XX) ma ritengo che l’attuale successo dipenda invece da un individuo dalle capacità eccezionali come Putin: non è detto che il suo successore ne sarà all’altezza e che quindi la Russia non si avvierà verso un nuovo declino.
Discorso diverso per la Cina (v. XX) la cui forma di governo è strutturalmente più solida in quanto basata sostanzialmente sulla meritocrazia: ma anche qui le sperequazioni di ricchezza fra cinesi ricchi e poveri sono ancora più evidenti e potenzialmente diverranno problematiche se la crescita economica cinese dovesse interrompersi.
10. Politici in buona fede, anche senza la comprensione del problema democratico di fondo, potrebbero almeno temporaneamente interrompere l’ampliarsi della forbice economica fra ricchi e poveri o, addirittura, ridurla un poco.
11. Oltretutto gli psichici che credono nella distorsione “tutti i partiti sono uguali e quindi è inutile votare” e, sospetto, buona parte degli spirituali si asterranno dal voto.
12. E del resto i media tradizionali (ma anche i grandi strumenti di comunicazione come reti sociali, motori di ricerca, YouTube e simili) appartengono a grandi parapoteri spesso di livello globale i cui interessi non sono informare onestamente la popolazione ma manipolarla per una proficua cooperazione col potere politico.
13. Credo che la forza politica dovrebbe essere “nuova” perché se già esistente avrebbe con sé un bagaglio di protomiti difficilmente compatibili con le innovative strategie che sarebbero necessarie; mi immagino una partito sul modello tradizionale, ovvero basato su un’ideologia articolata piuttosto che un populismo, perché per comprendere le interdipendenze fra le diverse problematiche causate dalla crisi democratica è necessaria una comprensione della situazione altrettanto complessa che vedo possibile solo in una sistemazione teorica di una certa complessità.
Alternativamente sarebbe necessario un politico che, almeno a livello personale, capisca la problematica democratica e abbia intenzione di risolverla: a questo punto anche un populismo reale (v. XX) capace di raccogliere i voti anche dei materiali, con proposte mirate a specifici problemi e facili distorsioni comprensibili da tutti, potrebbe essere il punto di avvio per la necessaria riforma democratica. Una figura di questo tipo però la vedo possibile solo dopo la creazione e diffusione di una teoria della problematica democratica (che ne comprenda anche delle possibili soluzioni) fra gli spirituali e da cui il politico possa attingere le idee da presentare al resto della popolazione.
14. E che attualmente, anche nel mondo occidentale, permettono e giustificano enormi differenze di ricchezza alla base di molte ingiustizie sociali di cui, in genere, si avvantaggiano i parapoteri economici globali.
15. Per esempio la ormai costante “crisi” (fra virgolette perché è ormai evidente che si tratta di una precisa scelta politica imposta da Bruxelles) migratoria potrebbe avere improvvisi parossismi (come, ad agosto 2026, a Ceuta); oppure la situazione economica potrebbe degenerare per una forte impennata dell’inflazione causata dalla crisi energetica etc. 16. Perché ad alcuni dovrebbe apparire evidente che, in caso di tracollo militare di Kiev, il protomito propalato dai media che “L’ucraina sta vincendo la guerra contro la Russia” è falso; oppure che non può essere contemporaneamente vero, come sostengono i media “che Trump ha sconfitto (ormai più volte!) l’Iran” ma che però lo stretto di Hormuz rimanga chiuso alla navigazione.
17. Del resto abbiamo già visto qualcosa del genere nel Regno Unito dove dai conservatori Johnson, Truss e Sunak si è passati dopo le elezioni ai laburisti Starmer e poi Burnham ma di sostanziale non è cambiato assolutamente nulla (attualmente, agosto 2026, gli elettori inglesi sembrano orientati a premiare col proprio voto Nigel Farage ma essendo il suo un populismo apparente, anche in caso di vittoria, non cambierà niente). Oppure in Germania dove si è passati da Scholz (SPD) a Merz (CDU) ma di nuovo non è cambiato niente di sostanziale nelle politiche del governo tedesco. Questo perché tutti questi partiti sono sistemici (v. XX) e, come tali, insensibili alle reali necessità della popolazione e al contrario fermamente impegnati a mantenere lo status quo e a promuovere gli interessi di lobbi e parapoteri interni o esterni che siano.

mercoledì 29 luglio 2026

L'importanza della libertà

Una delle utilità di questo blog era che. scrivendoci quotidianamente o quasi, mi aiutava a mettere a fuoco e ad approfondire concetti complessi. Poi, alle volte, queste idee già ben “digerite”, venivano prese e riadattate per la mia Epitome.

Adesso, per non rischiare di incorrere nella censura, aggiorno raramente questo blog e stando bene attento a evitare argomenti “scomodi”. Mi manca però come detto il passaggio intermedio con cui le idee più articolate passavano dalla mia mente all’Epitome!
Oggi volevo scrivere un sottocapitolo sulla libertà e ho avuto una certa difficoltà a mettere insieme tante idee su cui avevo già riflettuto in un discorso unitario. Alla fine ho scritto la seguente bozza che ripropongo qui di seguito.
La prima parte sarà probabilmente poco comprensibile a chi non ha letto la mia epitome (gratuitamente, anzi LIBERAMENTE scaricabile!) ma la seconda, più “filosofica” (per comodità l’evidenzio in blu), dovrebbe essere apprezzabile da tutti.
Eventuali commenti saranno particolarmente graditi.

«In questo sottocapitolo voglio analizzare l’importanza della libertà soprattutto alla luce della teoria esposta nelle precedenti parti dell’opera.

È evidente che la libertà è una componente essenziale dell’autonomia di un gruppo (v. XXX) che a sua volta è una delle dimensioni fondamentali che danno una stima della forza di un potere: più si è liberi e più numerose saranno le opzioni a propria disposizione, ovvero l’autonomia, e quindi la forza di un gruppo.
Questo vale anche per la democratastenia, il gruppo aggregato (v. XXX) che corrisponde alla stragrande maggioranza della popolazione di un sistema: come visto in XXX più le persone sono libere e maggiore è la forza della democratastenia. La conseguenza è che a una democratastenia più forte corrispondono parapoteri meno forti e, di conseguenza, una società più giusta.
Vi è quindi una relazione diretta fra libertà e giustizia sociale: maggiore libertà equivale a maggiore giustizia e minore libertà equivale a minore giustizia.

Come spiegato precedentemente non è un caso che le tendenze attuali, dove la politica dell’Occidente è dominata dai parapoteri economici, si vada sempre più a ridurre le libertà fondamentali degli individui di cui infatti, sebbene indirettamente, si avvantaggeranno proprio gli stessi parapoteri.

In XXX abbiamo visto come la censura, ovvero la limitazione della libertà d’espressione1, si stia diffondendo sempre di più. In questo caso, al di là delle ragioni risibili e speciose con cui è giustificata, la censura ha lo scopo di sopprimere tutte quelle opinioni che si oppongono al pensiero maggioritario (v. XXX), ovvero in pratica allo status quo e agli equimiti che lo giustificano e legittimano, e quindi il suo intento reale è quello di fuorviare l’opinione pubblica, di ridurne l’infodinamica (v. XXX) e quindi la capacità della popolazione di comprendere quali decisioni politiche (ma non solo) vengono decise e di conseguenza di opporsi a esse. In altre parole questo è un caso più specifico in cui a una diminuzione di libertà corrisponde una diminuzione di forza della democratastenia.

La minore libertà, soprattutto quella di espressione, si ripercuote anche sul corretto funzionamento della democrazia. Minore libertà porta a minore infodinamica e quindi a una ridotta capacità di votare per le forze politiche realmente interessate a fare gli interessi dei propri elettori e non di lobbi economiche o potenze esterne al sistema. In pratica una cattiva informazione dei media, che può prosperare solo sopprimendo con la censura tutte le voci fuori dal coro, portano gli elettori a votare per partiti, di solito sistemici (v. XXX), che non hanno interesse nel bene della popolazione.

Da un punto di vista più filosofico nel sottocapitolo XXX abbiamo visto come l’obbiettivo di una società ben strutturata, dovrebbe essere quello di dare a ogni individuo la possibilità di raggiungere la felicità.
Secondo Jung le persone non sono tutte uguali ma ci sono diversi tipi psicologici che vedono e affrontano la vita da prospettive estremamente diverse quando non opposte: in parole povere questo significa che non esiste una formula unica, che vada bene a tutti, con cui raggiungere la felicità. Ogni persona avrà priorità e obiettivi diversi e solo garantendogli la massima libertà avrà la possibilità di scegliere la propria strada da intraprendere perché solo il singolo può, in pratica, sapere cosa è meglio per sé. Tentativi esterni, per esempio dello Stato, di imporgli quello che “dovrebbe” essere il suo bene è arrogante e presuntuosa manipolazione, eterodirezione moralmente inaccettabile.
La libertà non garantisce la felicità ma è però precondizione al suo raggiungimento.

Una buona società è poi costituita da individui maturi, capaci di pensare autonomamente e agire per il meglio: anche da questo punto di vista limitare la libertà ha effetti negativi.
Solo passando attraverso scelte, ponderando cioè con attenzione cosa fare ed eventualmente subendo le conseguenze di quelle errate, un individuo può crescere mentalmente, maturare.
È scegliendo, decidendo per sé, ovvero applicando la propria volontà che l’individuo può sperimentare la realtà, conoscerla e comprenderla. Questo lo rende più ricco di esperienze, di consapevolezza, di capacità, in altre parole lo farà crescere.
Inevitabilmente a volte compierà degli errori, delle decisioni controproducenti, magari non solo per sé ma anche per gli altri: in questo caso ne pagherà le conseguenze e questa esperienza negativa si trasformerà in un’occasione di crescita interiore ancora più grande.
Il bene imposto poi non è bene ma solo obbligo: l’atto del cittadino che fa del bene perché glielo impone la legge non ha valore morale. Il bene deve provenire da una scelta della volontà che lo preferisce al male2.
Le persone a cui si toglie la libertà, che non possono decidere niente di significativo nemmeno per la loro vita, non possono crescere, non possono divenire migliori, non potranno raggiungere il loro pieno potenziale. Oltretutto togliere libertà causa frustrazione che si accumulerà fino a sfogarsi improvvisamente alla prima occasione in cui l’individuo avrà la sensazione di poter sfuggire al controllo e alla repressione dell’autorità3, oppure in crimini violenti: in entrambi i casi con grave nocumento per la società nel suo complesso.
Una società composta da queste persone incomplete, e alla fine interiormente insoddisfatte, non potrà che essere peggiore, sotto ogni punto di vista, di una società costituita da cittadini consapevoli e maturi4.
»

Ah! c'erano anche 4 note che nel copia e incolla non sono venute... vabbè facciamo un lavoro per bene: ve le copio manualmente qui di seguito:
1. Indirettamente anche della libertà di pensiero temo: personalmente infatti la vedo come Sartori secondo il quale si finisce per non pensare ciò che non si può dire.
2. Chi beneficia del bene derivato da un obbligo lo considererà (giustamente da un punto di vista legale) dovuto e ciò non stimolerà nessun desiderio di emulazione. Al contrario chi beneficerà di un bene liberamente dato ne sarà interiormente toccato e, nei casi migliori, vi sarà la voglia di fare a propria volta del bene. In altre parole costringere al bene non solo non fa maturare la persona obbligata ma nemmeno colui che se ne avvantaggia.
3. Come per esempio accade nei sempre più frequenti disordini che colpiscono le città occidentali magari in occasione di significative interruzioni della corrente elettrica o simili sospensioni dell’usuale ordine della società.
4. Il cittadino libero vede nell’autorità un alleato che lo aiuta a raggiungere i propri obiettivi e che come tale deve essere a sua volta aiutato (non solo rispettando la legge ma andando oltre); il cittadino a libertà limitata vi vede invece un oppressore che ne ostacola direttamente la felicità, un avversario troppo forte per sfidarlo apertamente ma che è moralmente lecito tradire quando si ha l’opportunità di farlo impunemente.

domenica 26 luglio 2026

Comunicazione di servizio

Circa un mese e mezzo fa ho scoperto che i miei due blog: “GeoGatti8” e “Strabuccinator Noccioloduro” sarebbero prematuramente morti…
Per una volta non si tratta di censura ma di una semplice decisione economica della piattaforma Libero su cui erano ospitati: evidentemente non rendevano e non attiravano utenti verso i servizi a pagamento di Libero che, quindi, ha deciso di chiudere tutti i blog mi pare da inizio luglio o forse inizio giugno, nemmeno mi ricordo…

Più che amareggiato sono rimasto seccato: del resto “GeoGatti8” veniva letto da un ca### e mezzo di persone e Strabuccinator da 0,0001 nelle giornate migliori.
Il problema è che su GeoGatti8 avevo inserito i miei pezzi di geopolitica citati poi anche nell’Epitome e i cui collegamenti adesso sono rimasti rotti.

Piuttosto che cercare nuove piattaforme credo che farò un PDF unico con tutti i pezzi di “GeoGatti8” che renderò scaricabile da qui. Qualcosa di simile, probabilmente il romanzo completo, con Strabuccinator.
Tempi? Bo… quando mi verrà voglia…

lunedì 20 luglio 2026

Disgustosa censura dei sederi

“Non si pensa ciò che non si può dire” scriveva Sartori e questo è forse l’aspetto più pericoloso della censura dilagante in Europa.

Sembrerebbe un paradosso ma in realtà, psicologicamente, il non poter dire crea un’autocensura automatica che, col tempo, siccome il cervello vuole risparmiare energia, porta effettivamente a non pensare ciò che si sa verrebbe censurato.

Come se non bastasse, i cretini di Bruxelles, hanno anche altri piani per manipolare ciò che gli europei possono o non possono pensare: la censura televisiva di certe inquadrature nello sport femminile.
Potrebbe sembrare una stronz###, e in effetti da un punto di vista superficiale lo è, ma se ne esaminiamo le implicazioni ci renderemo conto che si tratta della punta dell’iceberg molto più grande e profondo.

Significa che l’Europa, o quel vomitevole obbrobrio che è l’Unione Europea, ci vuole imporre cosa sia il Bene e cosa no. In altre parole l’unione delle banche e delle lobbi, che controllano i cretini di Bruxelles, vogliono “educare” gli europei, vogliono trasformare l’UE in uno stato etico ovvero dove cosa è bene non lo decidono individualmente i suoi abitanti ma chi comanda, ovvero dette lobbi e grandi istituti finanziari.
Il bene sarà, in definitiva, solo e sottolineo SOLO, pensarla come i cretini di Bruxelles e male tutto ciò che si discosta da tale “perfezione”: i partiti non allineati al volere dell’UE vengono definiti estremisti cioè cattivi, la Russia è cattiva e Putin è pazzo, la guerra è bella se è contro la Russia, Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente e il genocidio dei palestinesi non è tale ma, bo, solo un’operazione di antiterrorismo, spendere per le armi è bene, spendere per la popolazione (sanità, istruzione, ricerca, lavoro, ambiente) sono sprechi malvagi, l’immigrazione è sempre e comunque bene, l’immigrazione incontrollata è ancora meglio, la censura ovviamente è un bene salutare affinché la popolazione, che non DEVE pensare, non venga ingannata dai cattivi (ovvero da chi non la pensa come a Bruxelles) etc. avete capito cosa intendo spero…

In poche parole: pensiero unico e conformismo assoluto bene, pensiero indipendente e critico male.

E sapete questo stato etico dove ci porterà? A un totalitarismo basato su un’ideologia talmente squallida ovvero su Mammona, la divinizzazione del profitto, che crollerà alla prima sconfitta. E la sconfitta sarà militare perché i cretini di Bruxelles, guidati da lobbi che evidentemente hanno tutto da guadagnare dalle armi e dalla loro vendita, pensano che sarà un grande affare.