«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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sabato 31 ottobre 2026

Crodino...

...il presidente biondo che fa impazzire il mondo...

In questi giorni sento spesso discutere/ipotizzare che Trump abbia intenzione di attaccare l’Iran subito dopo le elezioni di metà termine.
In effetti qualche mese fa si era lasciato scappar detto che la guerra con l’Iran sarebbe finita proprio dopo tali elezioni. Io, all’epoca (v. [E] “Bisba”), interpretai la frase come: “aspetterò che le elezioni siano passate per accettare una pace umiliante”.
La mia logica era stata: se Trump avesse pensato di poter vincere PRIMA delle elezioni lo avrebbe fatto visto che questo gli avrebbe dato una grande iniezione di popolarità e portato quindi molti voti.

Eppure a tale conclusione si opponevano due fattori: 1. Per altri ragionamenti che non starò a riproporre qui (v. [E] 16.6) avevo concluso che Trump era stato ricattato per attaccare l’Iran e, se era già successo una volta, sarebbe potuto riaccadere una seconda; 2. Israele vuole la distruzione dell’Iran indipendentemente dal suo presidente (israeliano) e dalle conseguenze sull’economia mondiale.

In effetti tutto fa pensare che gli USA si stiano preparando a un nuovo ciclo di attacchi ma allora come è possibile conciliare insieme la mia logica (che se Trump pensasse di vincere avrebbe attaccato prima delle elezioni negli USA) con un nuovo attacco magari tenendo presenti i due fattori sullodati?

L’unica spiegazione logica è che Trump sa già che l’attacco sarà inutile (e che provocherà grandi danni all’economia statunitense e mondiale) ma lo farà lo stesso perché gli viene imposto di farlo: ovvero, soprattutto se l’attacco fallisse miseramente come mi aspetto, confermerebbe che il presidente degli USA è ricattato.

E se l’attacco andasse bene? Se il potere teocratico di Teheran crollasse e gli studenti prendessero il potere per un nuovo Iran democratico?
Allora evidentemente si sarebbe trattato di un AZZARDO fortunato (se il risultato dell’attacco fosse stato sicuro o quasi Trump lo avrebbe tentato prima delle elezioni di metà termine) e/o che le mie fonti di informazioni sull’argomento si sono sbagliate. Entrambe le ipotesi mi sembrano improbabili ma vedremo.

Forse Trump si aspetta che il risultato sia un gran pasticcio dall’esito politico incerto (tipo governo iraniano assassinato e nuovo governo debole, militari che si ribellano, popolazione che si ribella e altri scenari dove l’Iran si indebolisca sensibilmente) ma che quasi sicuramente porti a un grande aumento del costo del greggio: forse questo sarebbe un mezzo successo per Israele ma una grande sconfitta per il resto del mondo.

Vedremo: da stasera (31 ottobre) in poi ogni momento è buono per l’attacco (anche poco prima delle elezioni per “sorprendere” le difese iraniane e nella confusione del momento annunciare “vittoria” durante le elezioni).

giovedì 29 ottobre 2026

Frappé cinese

Nella mia Epitome ho il sottocapitolo [E] 17.4, intitolato “Criticità cinesi”, dove elenco senza pretese di essere esaustivo, una serie di problematiche che potrebbero influenzare negativamente la Cina nei prossimi decenni.

Probabilmente la più sottile e sfuggente, ma anche forse la più critica, è un problema ideologico. Non voglio confondervi con la mia (cioè quella che sviluppo e uso nell’Epitome) terminologia (anche se renderebbe i concetti molto più chiari!) e proverò a spiegarmi in parole povere.
Sulla carta la Cina è comunista: è il partito comunista che governa il paese, non ci sono altri partiti e tutti i massimi dirigenti del paese escono dalle sue fila. Però su questo tronco comunista è stato innestato il ramo del capitalismo: e cosa ha portato innegabile ricchezza e progresso alla Cina? Il comunismo o il capitalismo? Evidentemente il secondo…

La mia ipotesi (solo tale visto che non ho dati concreti su cui basarmi) è che la popolazione approvi quindi i protomiti, cioè l’ideologia del capitalismo, mentre i membri del partito, in teoria, dovrebbero continuare a seguire quella comunista. Ora non so come sia ideologicamente giustificato dal partito il capitalismo: probabilmente affermando che ha reso il paese più ricco e potente. Ciò, come detto, è vero ma ha anche creato enormi diseguaglianza: anni fa si parlava di un centinaio di milioni di cinesi ricchi quanto (oggi immagino di più) degli europei occidentali, ma accanto a questi vivono dei cinesi poverissimi sfruttati nelle fabbriche (al riguardo ho dei racconti che sebbene aneddotici mi sembrano molto significativi). Ovvero il capitalismo ha creato anche una diseguaglianza gigantesca all’interno del paese che, ovviamente, è in totale contrasto con l’ideologia comunista.

Al momento non ci sono problemi sociali perché effettivamente i cinesi poveri di adesso sono ricchi in confronto a quelli della generazione precedente ma è chiaro che ci stiamo avvicinando a un momento dove questo paradosso dovrà venire affrontato.

Semplificando: succo comunismo è uguaglianza, succo capitalismo è denaro e profitto.

Ora la massa dei politici (comunisti) cinesi, non dico i vertici, ma quelli che compongono la base e la parte intermedia del partito a quali protomiti crederanno? a parole ovviamente al comunismo ma in realtà io credo che, come la massa della popolazione, siano fortemente attratti dal denaro. Questo li rende vulnerabili alla corruzione economica e, potenzialmente, riduce e ridurrà l’efficienza del paese.

E veniamo quindi al titolo di questo pezzo: seguendo RadioSportiva ho scoperto che Mbappé (che appunto fa rima con frappè ed è francese :-P ) si è messo nei guai con i suoi sponsor cinesi, perdendo svariati milioni di contratti perché, commentando un meme su una qualche rete sociale, aveva definito Mao (morto nel 1976) un “dittatore”. Apriti cielo: la Cina (ovvero il partito comunista) è insorta e i contratti sono stati fatti immediatamente rescindere.

Ora il problema non è se Mao sia stato o no un dittatore, ovvio poi che Mbappé nonostante sia un calciatore fortissimo, non mi dà l’idea che sia particolarmente ferrato in storia e quindi il suo parere, anche fosse stato ponderato (e non lo era!) non aveva un grosso valore. Perché quindi questa immediata e forte presa di posizione del partito comunista cinese per un’osservazione così insignificante?

Il punto è che Mao in Cina significa comunismo e comunismo significa Mao. Parlar male di Mao equivale a parlare male del comunismo.
Se come ho ipotizzato vi è in Cina un conflitto strisciante fra protomiti ed equimiti, scusate ho usato la mia terminologia, intendo dire se c’è un conflitto, ovviamente nascosto, fra capitalismo e comunismo allora la rapida presa di posizione si spiega come mirata non tanto verso l’esterno ma l’interno del paese, alla popolazione cioè e ai politici che formano base e quadri inferiori del partito: non si deve prendere neppure per un attimo in considerazione l’idea che ci possa essere qualcosa di sbagliato nel comunismo.

Ecco, questa è la mia lettura dell’apparentemente esagerata reazione cinese alle parole di Mbappè...

sabato 24 ottobre 2026

Il Melonellum

Ma davvero viene chiamato così?! Comunque…

1. Personalmente io sarei, almeno nel sistema democratico attuale ( per alternative vedi [E] 20), per un proporzionale puro, senza coalizioni, con soglia di sbarramento bassa.
2. Sono fortemente contro le circoscrizioni estere.
3. Fortemente contrario anche ai candidati già ordinati sulle liste e che, in pratica, garantiscono la poltrona al primo nome: annullano il valore delle preferenze, della qualità quindi del candidato e dell'importanza che l'elettore si informi sulle persone.
4. La raccolta firme per collegio dovrebbe essere invece bassa magari anche meno della 1500 richieste nella precedente legge.
5. Come obiezioni minore sono contro all’alternanza di genere.

Le mie motivazioni:
1. Il proporzionale è puro è il meccanismo più “giusto” ovvero che dà lo stesso peso a tutti i voti. Certo c’è il problema della governabilità ma è un problema inevitabile: si potrebbe alleviare facendo come in altri paesi (ho in mente l’Olanda) dove già prima delle elezioni i partiti si mettono d’accordo sul programma che cercherebbero di realizzare se governassero insieme. Questo sistema responsabilizzerebbe gli elettori spingendoli a non votare, per esempio, per il partito che ha fatto fallire una possibile alleanza di governo senza buone ragioni.
L’entità “coalizione” invece non ha senso democratico in un sistema proporzionale (vedi poi).
La soglia di sbarramento (il 3% mi sembra ragionevole) è per evitare che partitini insignificanti possano divenire l’ago della bilancia, contemporaneamente tale soglia non deve essere troppo alta altrimenti rischierebbe di impedire a nuovi soggetti politici (che in genere nascono necessariamente piccoli) di raggiungere il palcoscenico nazionale.
2. Sono contrario alle circoscrizioni estere perché chi vive all’estero NON ha idea della situazione italiana e non è giusto quindi che influisca sulla vita politica del paese. Comunque poi i voti provenienti dall’estero dovrebbero avere lo stesso valore di quello dei residenti: ogni voto deve “valere” come gli altri.
3. I partiti NON dovrebbero avere il potere di decidere chi verrà eletto: cioè ovviamente devono poter decidere loro chi candidare nelle proprie fila ma poi dovrebbero essere solo le preferenze degli elettori a stabilire chi accederà in parlamento e non (com’è in pratica) l’ordine in cui sono stampati i nomi sulla scheda elettorale.
4. Essendoci già una soglia di sbarramento non c’è bisogno di filtrare troppo a monte: è meno importante la raccolta delle firme che, nella pratica è solo un gigantesco ostacolo burocratico/organizzativo che penalizza ingiustamente le potenziali nuove forze politiche. Forse poter firmare tramite SPID potrebbe aiutare ma è comunque un ostacolo per chi non ha familiarità con lo strumento informatico.
5. L’alternanza è a mio avviso inutile: sembra dire agli elettori “voi siete stupidi e non sapete scegliere, quindi vi aiutiamo noi…” Poi alla fine questo è un problema minore perché vi è quello a monte dell’ordine di lista stabilito dal partito che è molto più grave.

Voti al Melonellum:
1. Mettere un premio di maggioranza a una coalizione non ha senso in un sistema elettorale proporzionale. Chiaro che l’obiettivo è la governabilità ma così si introduce una distorsione di rappresentatività ingiusta. Quindi voto base 6 di incoraggiamento modificato così: proporzionale +1, prevede coalizioni -1, premio di maggioranza -1, soglia di sbarramento +1. Si rimane a 6.
2. Circoscrizioni estere: facendo dei calcoli MOLTO approssimativi i voti degli italiani all’estero contano un po’ meno di quelli dei residenti ma, come spiegato, secondo me non dovrebbero neppure esistere quindi: Modificatore -1 (voto totale 5)
3. I partiti decidono (in pratica chi sarà eletto rendendo ininfluenti le preferenze): -3 (voto totale 2)
4. L’innalzamento esagerato del numero di firme necessarie è chiaramente inteso per bloccare preventivamente l’entrata in Parlamento di nuove forze politiche: 6.000 firme su circoscrizioni di 100.000 elettori equivalgono al 6% dei voti. Praticamente così si blocca completamente il ricambio ideologico della politica. Modificatore: -3 (Voto totale -1).
5. Sistema di alternanza: una scemenza comunque ininfluente. Modificatore -.5 (voto totale -1.5)

Così il voto finale del Melonellum è -1.5 che è probabilmente in linea, voto più voto meno, con la precedente legge elettorale.
Del resto la politica italiana è in crisi da tempo: ci sarebbe da scrivere parecchio sul perché (ci sono cause esterne e interne) ma di certo questa legge non migliora la situazione.
Probabilmente alcuni lettori potrebbero stupirsi che io abbia tolto ben 6 voti complessivi ai punti 3 e 4 mentre a quello che è il grosso del nuovo sistema elettorale abbia attribuito un modificatore finale neutro. Il fatto è che abbiamo un parlamento pieno di partiti e parlamentari sistemici (che quindi non fanno gli interessi degli italiani ma delle lobbi economiche ed estere) e quindi anche riarrangiandoli nei modi più strani il risultato finale non cambia: verrà fuori comunque un governo sistemico che andrà contro gli interessi degli italiani.
I punti 3 e 4 sono invece per me ben più gravi perché impediscono un cambiamento democratico positivo, un ricambio ideologico ormai più che necessario.
Attualmente non si vota infatti per sinistra, centro o destra ma per liberismo, neo liberismo e turbo liberismo: questa sono infatti le sostanziali ideologie che è possibile votare in Italia…

venerdì 23 ottobre 2026

Delfini e trote

Un mistero che mi ha sempre affascinato è come i grandi uomini difficilmente sono in grado di scegliere i propri successori all’altezza: non so mi viene in mente Marco Aurelio e Commodo (ho rivisto pochi giorni fa i primi 45 minuti de “Il gladiatore”!) ma gli esempi sono tantissimi.
Cioè è chiaro se il potere è ereditario quello che tocca tocca e cosa si può rinfacciare a Carlo Magno se il figlio maggiore che gli sopravvive è Ludovico il Pio?
A volte non c’è nessun delfino e così nel vuoto di potere si scatena una lotta fra i pretendenti in cui in genere trionfa il più scaltro/spietato: mi viene in mente Ottaviano Augusto oppure Stalin. Ma anche questo caso non ci interessa.
Chiaramente il problema è significativo solo quando chi ha il potere lo passa a un successore senza legami di sangue (la caratteristica della dinastia degli Antonini, sotto la quale guarda caso l’impero romano raggiunse la sua massima espansione, adottavano il proprio successore: Marco Aurelio infatti rompe la tradizione con Commodo che era suo figlio): possibile che in questo caso spesso le scelte siano sbagliate. In realtà la dinastia degli Antonini presente una serie di tanti controesempi con buoni imperatori adottati dai loro predecessori (Traiano, Adriano, Marco Aurelio…) eppure mi sembrano delle eccezioni piuttosto che la regola.
È un problema a mio avviso di grande attualità perché ormai Putin, dato dagli affidabilissimi media occidentali per morente ormai da molti anni, ha comunque una certa età, 74 anni: chi sarà il suo successore?


Vabbè, ho esposto il mistero: passo alla mia ipotesi senza dilungarmi ulteriormente.
L’uomo come misura del mondo e in particolare degli altri uomini prende se stesso: questo significa che giudichiamo gli altri confrontandoli con noi stessi.
Credo quindi che il "grande uomo" va a cercare nel proprio delfino una copia di se stesso: più è simile e meglio è.
Il problema è duplice: 1. col passare del tempo non è detto che le caratteristiche del grande uomo siano ancora le più adatte per gestire la situazione del momento; 2. gli uomini sono tutti diversi e quindi non ci sarà mai una copia esatta.
Alla fine credo che il grande uomo finisca per scegliere come proprio delfino colui che meglio riesce a fingere di assomigliargli: ovvero di avere le stesse idee di fondo, di voler seguire le stesse strategie e simili.
Forse diviene decisivo, o comunque importante, il livello di narcisismo del grande uomo: più è narcisista e più cercherà qualcuno simile a se stesso e, contemporaneamente, più sarà vulnerabile alle adulazioni a chi cioè finge di pensarla come lui.
Perché in effetti il grande uomo per compiere una buona scelta dovrebbe riuscire a scegliere qualcuno diverso da lui (che quindi non lo scimmiotta per accattivarsene le simpatie) e più adatto al preciso momento storico (sebbene questo è probabilmente una zona cieca per il grande uomo che se fosse in grado di riconoscere le caratteristiche necessarie che lui stesso non ha probabilmente cercherebbe di procurarsele). Probabilmente dovrebbe basarsi sui risultati ottenuti anche se non è convinto dei metodi usati per raggiungerli (entro certi limiti)...
Sarebbe interessante sapere come gli imperatori della dinastia degli Antonini effettuarono le loro scelte: onestamente non ne so abbastanza per poter valutare. Ricordo leggendo le “Memoria di Adriano” (che non so però quanto sia storicamente fondato) che i possibili eredi non facevano che morire!

Tornando alla Russia ovviamente Putin non potrà nominare il proprio successore perché comunque il suo candidato dovrà passare dalle elezioni ma credo che il suo appoggio sarebbe decisivo o quasi.
Le prossime elezioni presidenziali saranno nel 2030 quando Putin avrà 78 anni…

Mi sono divertito a chiedere il parere di diverse IA e ho posto a tutte la stessa semplice domanda: “Chi è il delfino di Putin?”
Personalmente conoscevo solo Medvedev che qualche anno fa ha fatto un mandato presidenziale con Putin primo ministro: periodicamente lo sento nominare dalla stampa per le sue posizioni da “falco” sulla guerra in Ucraina però sembra quello “mandato avanti” a fare certe dichiarazioni per vedere che effetto hanno, qualcuno di sacrificabile cioè…

Comunque di seguito cosa mi hanno risposto le varie AI interpellate:
1. DeepSeek:
“Alexei Dyumin: ex guardia del corpo personale di Putin, ha ricoperto ruoli di rilievo nei servizi di sicurezza e nell'esercito, attualmente Segretario del Consiglio di Stato e consigliere del Cremlino per l'industria della difesa. Grazie alla sua profonda fiducia personale e al background nelle forze di sicurezza, è considerato uno dei candidati più competitivi.

Dmitry Patrushev: attuale Vice Primo Ministro, figlio dell'ex direttore dell'FSB Nikolai Patrushev. È considerato il rappresentante della "generazione dei principi" all'interno delle élite di potere, con un forte background nelle forze di sicurezza.

Mikhail Mishustin: attuale Primo Ministro. In base alla Costituzione, in caso di impedimento del Presidente, il Primo Ministro assume temporaneamente le funzioni presidenziali. Tuttavia, la sua mancanza di background nelle forze di sicurezza e il suo basso profilo politico fanno ritenere che le probabilità di una successione a lungo termine siano limitate.

Andrei Belousov: attuale Ministro della Difesa. Alcuni analisti ritengono che, avendo una conoscenza approfondita sia dell'economia che della sicurezza, sia uno dei candidati da tenere in considerazione.”

Invece Medvedev non me lo ha neppure nominato: a domanda diretta mi ha risposto che ha visibilità ma scarso potere reale.

2. chatGPT:
“- Mikhail Mishustin — è il successore istituzionale: se Putin morisse o lasciasse anticipatamente la presidenza, il primo ministro assumerebbe temporaneamente le funzioni presidenziali, in attesa delle elezioni. È un tecnocrate, non un esponente di primo piano dei servizi di sicurezza.

- Alexei Dyumin — è il candidato più vicino all'immagine del delfino personale: ha lavorato nella protezione di Putin, ha ricoperto incarichi militari e governativi ed è entrato nella sua cerchia di fiducia. Tuttavia, Chatham House ha sottolineato che le sue promozioni non dimostrano che Putin lo stia preparando alla successione.”

Anche qui Medvedev non è stato nominato e quando ho chiesto mi ha risposto in maniera simile a DeepSeek.

3. Grok:
“Aleksej Diumin (Alexey Dyumin): è il nome che torna più frequentemente. Ex bodyguard personale di Putin (dal 1999), ha avuto un ruolo chiave nell’annessione della Crimea nel 2014, è stato governatore della regione di Tula e dal 2024 ricopre incarichi di alto livello (segretario del Consiglio di Stato, consigliere presidenziale per il complesso militare-industriale e membro del Consiglio di Sicurezza). La sua lealtà personale e il background di silovik lo rendono uno dei candidati più “vicini” a Putin secondo molte analisi.

Michail Mišustin: attuale primo ministro. È il successore costituzionale automatico in caso di vacanza della presidenza (diventa presidente ad interim), ma è visto più come un tecnocrate che come un uomo politico di peso all’interno del clan dei siloviki.

Altri nomi ricorrenti: Dmitrij Patrušev (vicepremier e figlio di Nikolaj Patrušev), Sergej Kirijenko, Sergej Sobjanin (sindaco di Mosca), Denis Manturov e altri esponenti della nuova generazione di “principi” e figure legate al potere di sicurezza o all’industria della difesa.

In passato il ruolo di “delfino” era stato attribuito a Dmitrij Medvedev (presidente 2008-2012), ma quella esperienza di “tandemocrazia” non si è ripetuta.”

Questa mi è sembrata la risposta più accurata e del resto ha impiegato molto più tempo delle altre IA verificando moltissimi collegamenti a vari siti di informazione e non solo internazionali.

4. Gemini:
“Il "delfino" di Vladimir Putin per antonomasia è Dmitrij Medvedev. Fedelissimo collaboratore di Putin fin dai tempi in cui entrambi lavoravano nell'amministrazione comunale di San Pietroburgo negli anni Novanta, Medvedev ha ricoperto le massime cariche istituzionali della Federazione Russa:

Presidente della Russia (2008-2012): A causa dei limiti costituzionali che impedivano a Putin di svolgere un terzo mandato consecutivo, nel 2008 fu Medvedev a salire alla presidenza russa, mentre Putin assunse la carica di Primo Ministro. In quel periodo Medvedev fu visto da molti osservatori occidentali come un leader relativamente più moderato, aperto al dialogo e alla modernizzazione tecnologica ed economica del Paese. Al termine del suo mandato, nel 2012, ha "restituito" la presidenza a Putin, tornando a fare il Primo Ministro fino al 2020.

Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza: Dal gennaio del 2020 ricopre questo incarico strategico all'interno del vertice dello Stato russo.”

A questa risposta non sapete quanto ho ridacchiato: non tanto perché, almeno comparandola con le altre, sembra errata ma perché è essenzialmente basata su collegamenti a Sky TG24!!
Come si può pensare di avere delle informazioni affidabili basandosi (quasi esclusivamente) su tale sito di informazione?!

Personalmente, da quello che ho letto, anche a me Alexei Dyumin pare il candidato più probabile perché attualmente sembra avere le “chiavi” degli apparati di sicurezza da cui oltretutto proviene e che quindi conosce bene.
Vabbè, (eventualmente) vedremo...