«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

lunedì 20 luglio 2026

Disgustosa censura dei sederi

“Non si pensa ciò che non si può dire” scriveva Sartori e questo è forse l’aspetto più pericoloso della censura dilagante in Europa.

Sembrerebbe un paradosso ma in realtà, psicologicamente, il non poter dire crea un’autocensura automatica che, col tempo, siccome il cervello vuole risparmiare energia, porta effettivamente a non pensare ciò che si sa verrebbe censurato.

Come se non bastasse, i cretini di Bruxelles, hanno anche altri piani per manipolare ciò che gli europei possono o non possono pensare: la censura televisiva di certe inquadrature nello sport femminile.
Potrebbe sembrare una stronz###, e in effetti da un punto di vista superficiale lo è, ma se ne esaminiamo le implicazioni ci renderemo conto che si tratta della punta dell’iceberg molto più grande e profondo.

Significa che l’Europa, o quel vomitevole obbrobrio che è l’Unione Europea, ci vuole imporre cosa sia il Bene e cosa no. In altre parole l’unione delle banche e delle lobbi, che controllano i cretini di Bruxelles, vogliono “educare” gli europei, vogliono trasformare l’UE in uno stato etico ovvero dove cosa è bene non lo decidono individualmente i suoi abitanti ma chi comanda, ovvero dette lobbi e grandi istituti finanziari.
Il bene sarà, in definitiva, solo e sottolineo SOLO, pensarla come i cretini di Bruxelles e male tutto ciò che si discosta da tale “perfezione”: i partiti non allineati al volere dell’UE vengono definiti estremisti cioè cattivi, la Russia è cattiva e Putin è pazzo, la guerra è bella se è contro la Russia, Israele è l’unica democrazia del Medio Oriente e il genocidio dei palestinesi non è tale ma, bo, solo un’operazione di antiterrorismo, spendere per le armi è bene, spendere per la popolazione (sanità, istruzione, ricerca, lavoro, ambiente) sono sprechi malvagi, l’immigrazione è sempre e comunque bene, l’immigrazione incontrollata è ancora meglio, la censura ovviamente è un bene salutare affinché la popolazione, che non DEVE pensare, non venga ingannata dai cattivi (ovvero da chi non la pensa come a Bruxelles) etc. avete capito cosa intendo spero…

In poche parole: pensiero unico e conformismo assoluto bene, pensiero indipendente e critico male.

E sapete questo stato etico dove ci porterà? A un totalitarismo basato su un’ideologia talmente squallida ovvero su Mammona, la divinizzazione del profitto, che crollerà alla prima sconfitta. E la sconfitta sarà militare perché i cretini di Bruxelles, guidati da lobbi che evidentemente hanno tutto da guadagnare dalle armi e dalla loro vendita, pensano che sarà un grande affare.

sabato 18 luglio 2026

Il cotone è re

Sto continuando a ricontrollare le note salvate dal mio e-libro e al momento sto rileggendo quelle tratte dall’interessantissimo “Cotton is King, and Pro-Slavery Arguments”: un libro scritto un anno prima della guerra civile a favore della schiavitù.
Alcuni argomenti sono validi, altri sono sciocchezze, su tutti poi domina un fortissimo paternalismo. Soprattutto da un punto di vista filosofico negli argomenti a favore della schiavitù vi è la debolezza di fondo che una persona sappia cosa sia meglio per un’altra e, in forza di questo presunto bene, ne limiti la libertà. Come al solito Kant.

Comunque, molto interessante, vi è l’argomento che il Regno Unito era favorevole all’abolizione della schiavitù in America perché così il suo cotone, prodotto nelle Indie Occidentali e in India, sarebbe divenuto più competitivo. Mi chiedo quindi effettivamente quanto forte sia stata l’influenza esterna del Regno Unito nel provocare la guerra civile americana.

Vale poi la pena ribadire che, come si capisce anche dal titolo del libro, agli occhi dei coltivatori di cotone l’economia di tutto il mondo ruota solamente intorno al cotone!
Questo è in genere vero per ogni gruppo in cui i protomiti da cui dipende la sua forza sono quelli ritenuti più importanti in assoluto e ne definiscono la prospettiva da cui viene vista la realtà nella sua interezza.

venerdì 17 luglio 2026

Brevemente: microsocietà e astuzia

Sto rileggendo le mie note salvate dall’e-libro per preparare l’ennesima nuova versione dell’epitome.

Ho scoperto di aver dimenticato di aggiungere alla mia base dati un sacco di epigrafi del Guicciardini: ho provveduto.

Ma non voglio divagare: leggendo le note al testo di Rizal avevo evidenziato gli stereotipi filippini su cinesi e indiani di cui, evidentemente, piccole comunità erano da sempre presenti nell’arcipelago.

Colpisce come dei cinesi venga evidenziata l’astuzia ma non in senso positivo: è l’astuzia che si basa sul fregare il prossimo.

Lo stereotipo mi ha ricordato quello occidentale (diciamo del XIX secolo e precedenti) sugli ebrei.

Allora mi sono chiesto se questa apparente similitudine possa avere una spiegazione nella mia teoria delle microsocietà ([E] 23.1). Penso di sì.
Una microsocietà è caratterizzata da un conflitto fra gli epomito globali della popolazione della società esterna e quelli locali dell’interna. Ma un “conflitto” fra protomiti in che cosa si traduce? Si traduce nel vedere/leggere gli stessi eventi da prospettive diverse: osservare un treno mentre siamo fermi sui binari di un passaggio a livello oppure a un chilometro di distanza perpendicolarmente al tracciato della linea ferroviari ci fa vedere la locomotiva in maniera molto diversa!
Quello che voglio dire è che il membro della società interna può vedere molto più facilmente limiti o incongruenze di scelte (per esempio leggi ma non solo) della società esterna i cui membri invece, per motivi culturali, fanno molta più fatica a cogliere.
Ovviamente questo “approfittarsi”, ovvero interpretare e sfruttare a proprio favore come i membri della società esterna (per vari motivi) non farebbero, viene interpretata come la “perfida” astuzia che caratterizza i membri della microsocietà.

lunedì 13 luglio 2026

Quando muore un malvagio

Quando muore un malvagio si tira un sospiro di sollievo. Non tanto perché non si abbia la consapevolezza che il suo squallido posto non sarà immediatamente preso da un reprobo più giovane e ancora più pronto a commettere qualsiasi indicibile empietà per dimostrate di essere capace di superare le bassezze del proprio predecessore: questo la storia e la vita ce lo hanno già insegnato. Ma piuttosto si ha la sensazione che con la morte sia giunta finalmente la giustizia, non quella umana che anzi in vita si era piegata al loro vantaggio, ma una diversa, più assoluta e veramente giusta, divina infatti. Non importa la religione, se cristiano avrà i suoi tormenti, se indù si reincarnerà in uno scarafaggio etc e, se ateo, lo accoglierà un nulla assoluto, reso ancora più sterile e vuoto, dal disprezzo del bene che ha avuto in vita.