«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

sabato 24 ottobre 2026

Il Melonellum

Ma davvero viene chiamato così?! Comunque…

1. Personalmente io sarei, almeno nel sistema democratico attuale ( per alternative vedi [E] 20), per un proporzionale puro, senza coalizioni, con soglia di sbarramento bassa.
2. Sono fortemente contro le circoscrizioni estere.
3. Fortemente contrario anche ai candidati già ordinati sulle liste e che, in pratica, garantiscono la poltrona al primo nome: annullano il valore delle preferenze, della qualità quindi del candidato e dell'importanza che l'elettore si informi sulle persone.
4. La raccolta firme per collegio dovrebbe essere invece bassa magari anche meno della 1500 richieste nella precedente legge.
5. Come obiezioni minore sono contro all’alternanza di genere.

Le mie motivazioni:
1. Il proporzionale è puro è il meccanismo più “giusto” ovvero che dà lo stesso peso a tutti i voti. Certo c’è il problema della governabilità ma è un problema inevitabile: si potrebbe alleviare facendo come in altri paesi (ho in mente l’Olanda) dove già prima delle elezioni i partiti si mettono d’accordo sul programma che cercherebbero di realizzare se governassero insieme. Questo sistema responsabilizzerebbe gli elettori spingendoli a non votare, per esempio, per il partito che ha fatto fallire una possibile alleanza di governo senza buone ragioni.
L’entità “coalizione” invece non ha senso democratico in un sistema proporzionale (vedi poi).
La soglia di sbarramento (il 3% mi sembra ragionevole) è per evitare che partitini insignificanti possano divenire l’ago della bilancia, contemporaneamente tale soglia non deve essere troppo alta altrimenti rischierebbe di impedire a nuovi soggetti politici (che in genere nascono necessariamente piccoli) di raggiungere il palcoscenico nazionale.
2. Sono contrario alle circoscrizioni estere perché chi vive all’estero NON ha idea della situazione italiana e non è giusto quindi che influisca sulla vita politica del paese. Comunque poi i voti provenienti dall’estero dovrebbero avere lo stesso valore di quello dei residenti: ogni voto deve “valere” come gli altri.
3. I partiti NON dovrebbero avere il potere di decidere chi verrà eletto: cioè ovviamente devono poter decidere loro chi candidare nelle proprie fila ma poi dovrebbero essere solo le preferenze degli elettori a stabilire chi accederà in parlamento e non (com’è in pratica) l’ordine in cui sono stampati i nomi sulla scheda elettorale.
4. Essendoci già una soglia di sbarramento non c’è bisogno di filtrare troppo a monte: è meno importante la raccolta delle firme che, nella pratica è solo un gigantesco ostacolo burocratico/organizzativo che penalizza ingiustamente le potenziali nuove forze politiche. Forse poter firmare tramite SPID potrebbe aiutare ma è comunque un ostacolo per chi non ha familiarità con lo strumento informatico.
5. L’alternanza è a mio avviso inutile: sembra dire agli elettori “voi siete stupidi e non sapete scegliere, quindi vi aiutiamo noi…” Poi alla fine questo è un problema minore perché vi è quello a monte dell’ordine di lista stabilito dal partito che è molto più grave.

Voti al Melonellum:
1. Mettere un premio di maggioranza a una coalizione non ha senso in un sistema elettorale proporzionale. Chiaro che l’obiettivo è la governabilità ma così si introduce una distorsione di rappresentatività ingiusta. Quindi voto base 6 di incoraggiamento modificato così: proporzionale +1, prevede coalizioni -1, premio di maggioranza -1, soglia di sbarramento +1. Si rimane a 6.
2. Circoscrizioni estere: facendo dei calcoli MOLTO approssimativi i voti degli italiani all’estero contano un po’ meno di quelli dei residenti ma, come spiegato, secondo me non dovrebbero neppure esistere quindi: Modificatore -1 (voto totale 5)
3. I partiti decidono (in pratica chi sarà eletto rendendo ininfluenti le preferenze): -3 (voto totale 2)
4. L’innalzamento esagerato del numero di firme necessarie è chiaramente inteso per bloccare preventivamente l’entrata in Parlamento di nuove forze politiche: 6.000 firme su circoscrizioni di 100.000 elettori equivalgono al 6% dei voti. Praticamente così si blocca completamente il ricambio ideologico della politica. Modificatore: -3 (Voto totale -1).
5. Sistema di alternanza: una scemenza comunque ininfluente. Modificatore -.5 (voto totale -1.5)

Così il voto finale del Melonellum è -1.5 che è probabilmente in linea, voto più voto meno, con la precedente legge elettorale.
Del resto la politica italiana è in crisi da tempo: ci sarebbe da scrivere parecchio sul perché (ci sono cause esterne e interne) ma di certo questa legge non migliora la situazione.
Probabilmente alcuni lettori potrebbero stupirsi che io abbia tolto ben 6 voti complessivi ai punti 3 e 4 mentre a quello che è il grosso del nuovo sistema elettorale abbia attribuito un modificatore finale neutro. Il fatto è che abbiamo un parlamento pieno di partiti e parlamentari sistemici (che quindi non fanno gli interessi degli italiani ma delle lobbi economiche ed estere) e quindi anche riarrangiandoli nei modi più strani il risultato finale non cambia: verrà fuori comunque un governo sistemico che andrà contro gli interessi degli italiani.
I punti 3 e 4 sono invece per me ben più gravi perché impediscono un cambiamento democratico positivo, un ricambio ideologico ormai più che necessario.
Attualmente non si vota infatti per sinistra, centro o destra ma per liberismo, neo liberismo e turbo liberismo: questa sono infatti le sostanziali ideologie che è possibile votare in Italia…

venerdì 23 ottobre 2026

Delfini e trote

Un mistero che mi ha sempre affascinato è come i grandi uomini difficilmente sono in grado di scegliere i propri successori all’altezza: non so mi viene in mente Marco Aurelio e Commodo (ho rivisto pochi giorni fa i primi 45 minuti de “Il gladiatore”!) ma gli esempi sono tantissimi.
Cioè è chiaro se il potere è ereditario quello che tocca tocca e cosa si può rinfacciare a Carlo Magno se il figlio maggiore che gli sopravvive è Ludovico il Pio?
A volte non c’è nessun delfino e così nel vuoto di potere si scatena una lotta fra i pretendenti in cui in genere trionfa il più scaltro/spietato: mi viene in mente Ottaviano Augusto oppure Stalin. Ma anche questo caso non ci interessa.
Chiaramente il problema è significativo solo quando chi ha il potere lo passa a un successore senza legami di sangue (la caratteristica della dinastia degli Antonini, sotto la quale guarda caso l’impero romano raggiunse la sua massima espansione, adottavano il proprio successore: Marco Aurelio infatti rompe la tradizione con Commodo che era suo figlio): possibile che in questo caso spesso le scelte siano sbagliate. In realtà la dinastia degli Antonini presente una serie di tanti controesempi con buoni imperatori adottati dai loro predecessori (Traiano, Adriano, Marco Aurelio…) eppure mi sembrano delle eccezioni piuttosto che la regola.
È un problema a mio avviso di grande attualità perché ormai Putin, dato dagli affidabilissimi media occidentali per morente ormai da molti anni, ha comunque una certa età, 74 anni: chi sarà il suo successore?


Vabbè, ho esposto il mistero: passo alla mia ipotesi senza dilungarmi ulteriormente.
L’uomo come misura del mondo e in particolare degli altri uomini prende se stesso: questo significa che giudichiamo gli altri confrontandoli con noi stessi.
Credo quindi che il "grande uomo" va a cercare nel proprio delfino una copia di se stesso: più è simile e meglio è.
Il problema è duplice: 1. col passare del tempo non è detto che le caratteristiche del grande uomo siano ancora le più adatte per gestire la situazione del momento; 2. gli uomini sono tutti diversi e quindi non ci sarà mai una copia esatta.
Alla fine credo che il grande uomo finisca per scegliere come proprio delfino colui che meglio riesce a fingere di assomigliargli: ovvero di avere le stesse idee di fondo, di voler seguire le stesse strategie e simili.
Forse diviene decisivo, o comunque importante, il livello di narcisismo del grande uomo: più è narcisista e più cercherà qualcuno simile a se stesso e, contemporaneamente, più sarà vulnerabile alle adulazioni a chi cioè finge di pensarla come lui.
Perché in effetti il grande uomo per compiere una buona scelta dovrebbe riuscire a scegliere qualcuno diverso da lui (che quindi non lo scimmiotta per accattivarsene le simpatie) e più adatto al preciso momento storico (sebbene questo è probabilmente una zona cieca per il grande uomo che se fosse in grado di riconoscere le caratteristiche necessarie che lui stesso non ha probabilmente cercherebbe di procurarsele). Probabilmente dovrebbe basarsi sui risultati ottenuti anche se non è convinto dei metodi usati per raggiungerli (entro certi limiti)...
Sarebbe interessante sapere come gli imperatori della dinastia degli Antonini effettuarono le loro scelte: onestamente non ne so abbastanza per poter valutare. Ricordo leggendo le “Memoria di Adriano” (che non so però quanto sia storicamente fondato) che i possibili eredi non facevano che morire!

Tornando alla Russia ovviamente Putin non potrà nominare il proprio successore perché comunque il suo candidato dovrà passare dalle elezioni ma credo che il suo appoggio sarebbe decisivo o quasi.
Le prossime elezioni presidenziali saranno nel 2030 quando Putin avrà 78 anni…

Mi sono divertito a chiedere il parere di diverse IA e ho posto a tutte la stessa semplice domanda: “Chi è il delfino di Putin?”
Personalmente conoscevo solo Medvedev che qualche anno fa ha fatto un mandato presidenziale con Putin primo ministro: periodicamente lo sento nominare dalla stampa per le sue posizioni da “falco” sulla guerra in Ucraina però sembra quello “mandato avanti” a fare certe dichiarazioni per vedere che effetto hanno, qualcuno di sacrificabile cioè…

Comunque di seguito cosa mi hanno risposto le varie AI interpellate:
1. DeepSeek:
“Alexei Dyumin: ex guardia del corpo personale di Putin, ha ricoperto ruoli di rilievo nei servizi di sicurezza e nell'esercito, attualmente Segretario del Consiglio di Stato e consigliere del Cremlino per l'industria della difesa. Grazie alla sua profonda fiducia personale e al background nelle forze di sicurezza, è considerato uno dei candidati più competitivi.

Dmitry Patrushev: attuale Vice Primo Ministro, figlio dell'ex direttore dell'FSB Nikolai Patrushev. È considerato il rappresentante della "generazione dei principi" all'interno delle élite di potere, con un forte background nelle forze di sicurezza.

Mikhail Mishustin: attuale Primo Ministro. In base alla Costituzione, in caso di impedimento del Presidente, il Primo Ministro assume temporaneamente le funzioni presidenziali. Tuttavia, la sua mancanza di background nelle forze di sicurezza e il suo basso profilo politico fanno ritenere che le probabilità di una successione a lungo termine siano limitate.

Andrei Belousov: attuale Ministro della Difesa. Alcuni analisti ritengono che, avendo una conoscenza approfondita sia dell'economia che della sicurezza, sia uno dei candidati da tenere in considerazione.”

Invece Medvedev non me lo ha neppure nominato: a domanda diretta mi ha risposto che ha visibilità ma scarso potere reale.

2. chatGPT:
“- Mikhail Mishustin — è il successore istituzionale: se Putin morisse o lasciasse anticipatamente la presidenza, il primo ministro assumerebbe temporaneamente le funzioni presidenziali, in attesa delle elezioni. È un tecnocrate, non un esponente di primo piano dei servizi di sicurezza.

- Alexei Dyumin — è il candidato più vicino all'immagine del delfino personale: ha lavorato nella protezione di Putin, ha ricoperto incarichi militari e governativi ed è entrato nella sua cerchia di fiducia. Tuttavia, Chatham House ha sottolineato che le sue promozioni non dimostrano che Putin lo stia preparando alla successione.”

Anche qui Medvedev non è stato nominato e quando ho chiesto mi ha risposto in maniera simile a DeepSeek.

3. Grok:
“Aleksej Diumin (Alexey Dyumin): è il nome che torna più frequentemente. Ex bodyguard personale di Putin (dal 1999), ha avuto un ruolo chiave nell’annessione della Crimea nel 2014, è stato governatore della regione di Tula e dal 2024 ricopre incarichi di alto livello (segretario del Consiglio di Stato, consigliere presidenziale per il complesso militare-industriale e membro del Consiglio di Sicurezza). La sua lealtà personale e il background di silovik lo rendono uno dei candidati più “vicini” a Putin secondo molte analisi.

Michail Mišustin: attuale primo ministro. È il successore costituzionale automatico in caso di vacanza della presidenza (diventa presidente ad interim), ma è visto più come un tecnocrate che come un uomo politico di peso all’interno del clan dei siloviki.

Altri nomi ricorrenti: Dmitrij Patrušev (vicepremier e figlio di Nikolaj Patrušev), Sergej Kirijenko, Sergej Sobjanin (sindaco di Mosca), Denis Manturov e altri esponenti della nuova generazione di “principi” e figure legate al potere di sicurezza o all’industria della difesa.

In passato il ruolo di “delfino” era stato attribuito a Dmitrij Medvedev (presidente 2008-2012), ma quella esperienza di “tandemocrazia” non si è ripetuta.”

Questa mi è sembrata la risposta più accurata e del resto ha impiegato molto più tempo delle altre IA verificando moltissimi collegamenti a vari siti di informazione e non solo internazionali.

4. Gemini:
“Il "delfino" di Vladimir Putin per antonomasia è Dmitrij Medvedev. Fedelissimo collaboratore di Putin fin dai tempi in cui entrambi lavoravano nell'amministrazione comunale di San Pietroburgo negli anni Novanta, Medvedev ha ricoperto le massime cariche istituzionali della Federazione Russa:

Presidente della Russia (2008-2012): A causa dei limiti costituzionali che impedivano a Putin di svolgere un terzo mandato consecutivo, nel 2008 fu Medvedev a salire alla presidenza russa, mentre Putin assunse la carica di Primo Ministro. In quel periodo Medvedev fu visto da molti osservatori occidentali come un leader relativamente più moderato, aperto al dialogo e alla modernizzazione tecnologica ed economica del Paese. Al termine del suo mandato, nel 2012, ha "restituito" la presidenza a Putin, tornando a fare il Primo Ministro fino al 2020.

Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza: Dal gennaio del 2020 ricopre questo incarico strategico all'interno del vertice dello Stato russo.”

A questa risposta non sapete quanto ho ridacchiato: non tanto perché, almeno comparandola con le altre, sembra errata ma perché è essenzialmente basata su collegamenti a Sky TG24!!
Come si può pensare di avere delle informazioni affidabili basandosi (quasi esclusivamente) su tale sito di informazione?!

Personalmente, da quello che ho letto, anche a me Alexei Dyumin pare il candidato più probabile perché attualmente sembra avere le “chiavi” degli apparati di sicurezza da cui oltretutto proviene e che quindi conosce bene.
Vabbè, (eventualmente) vedremo...

mercoledì 21 ottobre 2026

Odio++

I video di Barbero mi piacciono tantissimo: ha un qualcosa di particolare nell’esprimersi, nell’immediatezza del linguaggio, forse nella mimica non so, che riesce a coinvolgerti immediatamente al contrario di altri suoi colleghi che invece fanno addormentare.

Ma il video che ho visto oggi a casa di mio padre (RUSSIA vs UCRAINA: COME È NATO TUTTO? La spiegazione di Alessandro BARBERO) mi ha lasciato perplesso: non per una qualche affermazione storica (figuriamoci!) ma forse per qualcosa di più profondo.
Nella parte iniziale del video (è un commento del 2022) Barbero spiega che per gli ucraini l’evento storico peggiore del XX secolo fu negli anni ‘30 la carestia, indotta da Stalin, in cui molti contadini morirono di fame. Per i russi invece l’evento peggiore fu l’invasione nazista della Russia che provocò milioni di morti e che trovò volontari anche in Ucraina.
Barbero sembra suggerire che questi due eventi storici abbiano giocato un ruolo importante nell’attuale guerra fra Ucraina e Russia come base di odio reciproco.

Da qualche versione ho aggiunto nella mia Epitome un sottocapitolo ([E] 6.8) intitolato “Il paradosso dell’odio” in cui, in breve, espongo la seguenti tesi: l’odio nasce quando una persona, un gruppo, un popolo subisce quella che percepisce come una gravissima ingiustizia e che solo chi la subisce direttamente odia spontaneamente. Il punto è che le generazioni successive non proveranno automaticamente odio per i discendenti di coloro che avevano causato la presunta ingiustizia: deve essere insegnato loro. In altre parole l’odio deve essere volutamente tramandato per mantenersi vivo altrimenti muore con chi ha subito l’ingiustizia iniziale.
E in effetti Barbero accenna anche che nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale (non so bene che periodo intenda forse dagli anni ‘60) questo odio rimase “sospeso”. In altre parole, traduco io, fu dimenticato da tutti coloro che erano nati più o meno dopo la seconda guerra mondiale (e che quindi non avevano direttamente vissuto nessuno dei due eventi).

La mia obiezione è quindi che questi eventi non sono alla base della guerra fra Ucraina e Russia ma che piuttosto sono stati usati strumentalmente dalla propaganda dei due paesi per infiammare gli animi: sono cioè delle scuse, dei protomiti che le relative propagande hanno ingigantito e sfruttato per i propri scopi.
Capite la sottile differenza? Le ragioni della guerra sono altre, gli eventi citati da Barbero erano stati superati e la loro sola memoria non aveva nessuna forza, era un fantasma intangibile.

Questo ci insegna anche che vi sono le ragioni dei potenti, delle élite, che hanno i loro obiettivi e ci sono poi le ragioni date ai popoli, che per tali guerre devono dare il sangue e talvolta la vita.
Questi stessi poteri, evidentemente sfruttando i media, sono in grado di disotterrare vecchi protomiti, vecchi odi, e di insufflargli nuova vita convincendo le nuove generazioni della loro attualità. Ci sarebbe poi da riflettere su quanto facilmente è facile infiammare un popolo all’odio, in genere attribuendo a gruppi specifici colpe reali o no. L’abbiamo visto durante la pandemia: i politici hanno eccitato l’immaginazione della maggioranza della popolazione contro chi, per motivi più che legittimi rifiutavano il vaccino sperimentale contro il COVID: non ricordate, per esempio, il sadismo (del resto latente in gran parte della popolazione) degli infermieri che all’epoca si vantavano sulle reti sociali, come se facessero un’azione degna di lode che riparassero a un’ingiustizia in effetti, di far soffrire volutamente i non vaccinati che avevano la sfortuna di finire nelle loro mani?

Mi si potrebbe obiettare che i russi dalla fine della seconda guerra mondiale hanno sempre festeggiato ogni anno la vittoria contro il nazismo: è vero e infatti la propaganda può sfruttare tale evento per giustificare non tanto l’odio contro gli ucraini in generale ma piuttosto contro le loro milizie neonaziste.
Viceversa la propaganda ucraina ha potuto rimodellare a proprio piacimento il protomito originale (le carestie degli anni ‘30) per indirizzare il rinnovato odio proprio contro i russi anche se, per esempio, si potrebbe obiettare che anche i russi fossero stati vittime del georgiano Stalin!
Nella guerra fra Ucraina e Russia quindi la propaganda russa ha potuto usare l’odio contro il nazismo per giustificare l’intervento militare mentre la propaganda ucraina ha usato l’odio per infiammare l’ardore dei propri soldati nel combattere contro l'esercito di Mosca.

Insomma, in definitiva rimango della mia opinione: i vecchi odi (per eventi avvenuti a generazioni di distanza) di per sé non hanno nessuna forza: possono però essere sfruttati dal potere, tramite la propaganda, per generare strumentalmente un nuovo odio che, appunto, viene insegnato alle nuove generazioni.

sabato 3 ottobre 2026

Tutto Geogatti-8

Finalmente mi sono deciso a copiare tutti gli articoli del mio blog GeoGatti8 su un unico archivio PDF: questo perché l’Epitome aveva ormai molti riferimenti al nuovo ghiribizzo che, ovviamente, ora sono irraggiungibili. Nonostante la mia Epitome non abbia lettori ho sempre la remota speranza che prima o poi venga apprezzata per quello che vale e, per questo, ho deciso di rendere di nuovo reperibili questi articoli.
Che poi, in realtà, è stata un’operazione un po’ più laboriosa di quanto pensavo, nel senso che mi sono occorse diverse ore…
Questo anche perché mi sono riletto tutto!

Trattando di geopolitica l’argomento principale è stata la politica estera della presidenza Trump.
Interessante soprattutto come ho lentamente cambiato opinione sul presidente: leggendo i pezzi si riconoscono varie fasi.

Fino ad aprile 2025 ero stato molto speranzoso, soprattutto considerando alcuni elementi della sua squadra di governo.
Poi, già a maggio 2025, inizio a criticare alcune scelte ma, lentamente, elaboro una teoria per spiegarle: una specie di accordo segreto fra Trump e Putin per cercare di far affondare l’UE insieme all’Ucraina.
Probabilmente la chiave di volta è la prima guerra contro l’Iran, chiusa con il bombardamento statunitense delle centrali nucleari iraniane: la decisione di impelagarsi in una guerra in Medio Oriente, considerando anche gli scarsi “successi” contro lo Yemen mi era infatti subito sembrata una decisione assurda.
Inizio così a sospettare che Trump sia ricattato, che parte della sua squadra sia contro di lui e lo spinga a prendere decisioni errate, che l’opposizione dei guerrafondai, democratici e repubblicani, lo condizioni sempre di più e, come se non bastasse, che stia rapidamente perdendo capacità mentali.
A settembre 2025 elaboro definitivamente la mia teoria sul rapporto fra Trump/Putin e guerra in Ucraina (che ritoccherò nella prossima versione dell’Epitome): il fatto che Trump faccia dichiarazioni contrastanti da un giorno all’altro mi lascia sempre più perplesso…
È comunque a marzo 2026, con la nuova guerra in Iran, che la mia opinione di Trump crolla definitivamente.

Tutto sommato l’evoluzione del mio pensiero su Trump mi pare “sana”: nel senso che mi sembra di essermi basato sui fatti oggettivi senza farmi influenzare troppo dai miei giudizi precedenti.
Personalmente infatti credo che la capacità di cambiare opinione, e ammettere quindi di essersi sbagliati (capendo anche dove e perché), sia fondamentale per riuscire a rimanere oggettivi. Chiaro che per i temi dove ho maturato un pensiero complesso e di cui abbiamo poche informazioni (come la geopolitica appunto) ho anche bisogno di un tempo relativamente lungo (mesi) per trovare una nuova interpretazione dei dati noti che mi sembri plausibile.

Comunque la raccolta può essere scaricata QUI