«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

domenica 21 luglio 2019

Ebbene sì…

...alla fine ho deciso di pubblicare anche questa versione (1.3.1) dell’Epitome col nome in codice “Bolognese”: lo so che è inutile se non addirittura controproducente ma per me è comunque una piccola soddisfazione quindi…

Come spiegato in un precedente corto questa versione, in particolare il nuovo sottocapitolo 15.4, mi servirà come base per un nuovo capitolo dedicato all’Italia vista dalla prospettiva della teoria della mia opera.
Comunque ci sono altri due nuovi sottocapitoli: il 9.6 (intellettuali) e il 19.3 (i motivi dell’emigrazione). Soprattutto il primo di questi è molto importante e non escludo di espanderlo ulteriormente già dalla prossima versione.
Modifiche significative anche in 7.2, 13.2 e 14.3 più, come al solito, molte altre modifiche qua e là.
Ho inoltre riletto e corretto i capitoli 9, 14 e 19: l’idea è di rivederli tutti a rotazione (visto che l’operazione è noiosissima)…

Ah! ho anche aggiunto/sostituito ben tre epigrafi: l’obiettivo è sempre quello di eliminare tutti gli aforismi tratti dalla raccolta per sostituirli con brani scelti dalle opere su cui mi sono effettivamente basato/formato.

Le statistiche:
L’Epitome è passata da 244 a 253 pagine e da 929 a 967 note (e ogni tanto ne elimino anche qualcuna!)…

Conclusione: oramai non provo neppure a fare previsioni su quando scriverò la prossima versione. Magari se ne ho voglia potrei iniziarla già da domani ma probabilmente aspetterò agosto e magari settembre se sarà troppo caldo!

venerdì 19 luglio 2019

Da una vicenda poco chiara

Dunque qualche giorno fa è stata eletta presidente della Commissione Europea la Von der Leyen.
Non ho ascoltato il suo discorso di insediamento e, onestamente, non mi interessa: in politica le chiacchiere valgano zero, quello che contano sono i fatti.
E i fatti ci dicono che era la candidata di Merkel e Macron, che è stata votata da PD e Forza Italia e che, secondo Diego Fusaro, ha partecipato al Bilderberg (nota organizzazione filantropica) nel 2015, 2016, 2018 e 2019. Insomma una Monti a livello europeo che promette una politica tutta contro l’Italia e gli italiani.

Eppure il M5S l’ha votata e ora, almeno su FB, i sostenitori pentastellati si vantano di “tenere l’Europa per le palle” e di essere “l’ago della bilancio”. Se non ci fosse da piangere, l’ingenuità e insipienza politica di queste dichiarazioni farebbe ridere.
I veri motivi di questa scelta li ho già spiegati nel corto Ipocriti tiratori: il M5S “europeo” è un populismo totalmente apparente, quindi non “ago della bilancia” ma “ruota di scorta”.

Ma la vicenda ha oggettivamente dei lati poco chiari. La vulgata pentastellata (ovvero la narrazione popolare che circola su FB!) parla di Lega che avrebbe cambiato idea sul voto all’ultimo momento, una volta saputo che Giorgetti non avrebbe ottenuto un posto nella commissione; Conte, nella sua lettera di ieri a Repubblica (*1), scriveva «ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura»; insomma che aveva chiesto ma che non aveva ricevuto nessuna conferma…
Esponenti della Lega infine scrivono di non aver dato nessun appoggio e che fin da subito, visto il personaggio, avevano deciso di votare contro tale nomina: non l’avevano detto chiaramente per ottenere un maggior “effetto sorpresa”. Secondo la Lega è quindi il M5S ad aver tradito gli italiani.

Eppure in tutte queste ricostruzioni c’è qualcosa che non torna: credo che in ciascuna di esse ci sia un pezzetto di verità.
In particolare nella ricostruzione della Lega non mi torna che questa non si sia coordinata sul voto con il M5S: come fa quindi a parlare di tradimento? Dava comunque per scontato che votasse contro la Von der Leyen? Insomma anche qui c’è qualcosa che non quadra…
Sulle parole di Conte c’è poco da dire: ritenendo la Von der Leyen una buona candidata conferma di appartenere al M5S/Grillo-Casaleggio, ovvero a un populismo puramente apparente.
La vulgata pentastellata contiene probabilmente delle tracce di verità (in particolare con i riferimenti a Giorgetti) ma il resto della ricostruzione, e soprattutto la giustificazione del voto favorevole, sono di una superficialità e/o ingenuità sconcertanti…

Ma in verità oggi volevo scrivere delle prospettive del governo: cosa accadrebbe in caso di crisi?

L’unica alternativa “normale” con i numeri al governo attuale sarebbe un M5S+PD ma non credo che il M5S possa permettersi una simile alleanza anche se da parte del PD, messo da parte Renzi, probabilmente ci starebbero volentieri.
Mi aspetto quindi soluzioni più “creative”, tipo un governo tecnico, formato cioè da non politici, magari sempre a guida Conte (sostenuto dai voti di M5S, PD e Forza Italia), oppure di unità nazionale, formato cioè da PD e Forza Italia con il supporto esterno del M5S.
Chiaramente il voto adesso non lo vorrebbe nessuno se non la Lega che, probabilmente, diverrebbe il primo partito in Italia.

Ma anche Salvini ha il suo asso nella manica: il M5S in parlamento non è un’unità coesa ma è spaccato in due anime molto diverse. Il M5S/Grillo-Casaleggio (populismo apparente: in pratica stessa roba che Forza Italia e PD) e il M5S/Di Maio (populismo ambizioso, forse reale).
In altri pezzi ho spiegato bene le differenze fra queste due anime e chi ne sono gli esponenti più in vista e i membri più probabili (in pratica i parlamentari al secondo mandato dovrebbero essere tendenzialmente con Di Maio) e non starò quindi a ripetermi (v. La tetrarchia).
La differenza sostanziale è che il M5S/Di Maio, anche per il limite dei due mandati, potrebbe essere molto più vicino alla Lega di Salvini di quanto non si pensi. La Lega di Salvini potrebbe infatti garantire a Di Maio &. C. un futuro politico che altrimenti adesso non hanno.
La formazione di un nuovo governo potrebbe essere la scusa per la scissione e la creazione di un nuovo gruppo parlamentare a guida Di Maio. L’idea sarebbe poi quella di presentarsi alle inevitabili elezioni alleandosi con la Lega.
In questa maniera dubito che eventuali alternative presidenziali avrebbero i numeri sufficienti: inoltre, in caso di necessità, Salvini potrebbe sempre reclutare parlamentari da Forza Italia. Questi ormai sono consapevoli del vuoto pneumatico di idee e persone all’interno del partito e che la loro barca sta affondando: sarebbero quindi più che propensi a saltare sulla prima zattera che si presentasse loro…

Insomma anche le alternative più creative che la verace mente del Mattarella potrebbe ideare non mi sembrano avere i numeri non dico per tirare a campare ma anche per partire. Questo ovviamente si basa su un grande SE, ovvero se Di Maio avrà il coraggio di spaccare il M5S e da quanti parlamentari riuscirebbe a portare con sé. Logicamente questa dovrebbe essere la strategia migliore per Di Maio e i suoi compagni ma, si sa, né la logica né il semplice buon senso abbondano in politica.

Personalmente, visto che comunque il programma stanno riuscendo a portarlo avanti, preferirei che questo governo continuasse ad andare avanti. Certo che i continui attacchi a Salvini da parte dei vari esponenti del M5S non sembrano compatibili con una collaborazione duratura.
Peccato perché, a quattro anni dalle prossime elezioni, il rischio di un governicchio del presidente, succube della UE, che finisca di distruggere l’Italia proprio non ce lo possiamo pemettere…

Conclusione: come al solito sono pessimista ma Salvini ha già dimostrato di essere un politico abilissimo (per un soffio non è riuscito a vincere anche in Europa nonostante che là il suo peso politico sia percentualmente insignificante) e spero che, anche in questo caso, sappia come muoversi...

Nota (*1): strana ma significativa scelta...

mercoledì 17 luglio 2019

Un po' di PE

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.0 "Strauss III").

Nei giorni scorsi ho finito il nuovo sottocapitolo sull’Unione Europea di cui avevo accennato nel corto Vecchia idea, nuove difficoltà.

Ho quindi iniziato una riflessione sul Parlamento Europeo (PE) che però non ho ancora portato a termine ma che l’elezione della Von der Leyen ha reso di particolare attualità.

Ancora, io per primo, non ho le idee chiare sull’argomento e spero, come spesso accade, di chiarirmele proprio scrivendo questo pezzo.

Il punto di partenza è la questione di quanto sia democratico il PE, anzi, più che democratico quanto sia efficace secondo la mia definizione di [E] 10.2: quanto riesca cioè a fare gli interessi della popolazione che rappresenta.
L’efficienza di un’istituzione politica è in stretta relazione con la legge della rappresentatività ([E] 5.8) che indica quando gli obiettivi del potere delegato (in questo caso il PE) coincidono con quelli del potere rappresentato (la popolazione europea). Un'indicazione di questa relazione la possiamo ricavare dalle cinque condizioni della rappresentatività imperfetta che riporto qui di seguito (tagliando le eventuali note: chi è interessato può sempre scaricarsi l’Epitome):
«Generalmente gli interessi del gruppo delegato e quello rappresentato divergerannoin base alle seguenti cinque “condizioni di rappresentatività imperfetta”:
1. I membri del gruppo delegato non provengono dal gruppo rappresentato: se i delegati sono scelti fra i membri del gruppo rappresentato allora l'identificazione con esso sarà alta e, di conseguenza, maggiore sarà l'attenzione a salvaguardarne gli interessi. Se al contrario i membri del gruppo delegato provengono da altri ambienti allora l'identificazione con i membri del gruppo rappresentato sarà minima e si baserà essenzialmente su quanto ogni singolo delegato creda nel protomito del proprio ruolo di rappresentante.
2. Lungo mandato dei membri del gruppo delegato: più è lunga la durata del mandato e maggiore sarà l'identificazione di ogni delegato nel gruppo dei delegati e, di conseguenza, la volontà con cui ne perseguirà gli specifici scopi, potenzialmente diversi da quelli della difesa degli interessi dei rappresentati.
3. Scarso controllo dei rappresentati sui delegati: se tale controllo è grande allora i delegati saranno maggiormente forzati a tutelare gli interessi dei rappresentati. La forza di tale controllo la si può valutare in base alla frequenza e alla capacità dei rappresentati di incidere sul gruppo dei delegati ad esempio nominandone o rimuovendone i membri oppure scavalcandone o annullandone le decisioni.
4. I membri del gruppo delegato non credono sinceramente al proprio protomito costitutivo: se i membri del potere delegato credono realmente in quello che fanno, nel loro dovere di difendere efficacemente coloro che rappresentano, allora cercheranno di farlo. Ma, quando i delegati iniziano a pensare che proteggere gli interessi dei rappresentati sia solo “parte” del proprio lavoro, allora più facilmente subiranno la seduzione di altri obiettivi e ambizioni.
5. La non trasparenza e scarsa comunicazione: se l’attività dei delegati avviene a porte chiuse o comunque non viene resa nota nei dettagli ai rappresentati allora la probabilità che il potere delegato non faccia gli interessi del potere rappresentato aumenterà sensibilmente: questo perché, anche se in teoria formalmente presente, il controllo dei rappresentati sui delegati non potrà comunque essere efficace in quanto non del tutto consapevole a causa della mancanza di informazione.
»

Ripercorriamo rapidamente queste condizioni cercando di individuare quanti e quali sono applicabili al PE.
1. Per quanto riguarda l’Italia, con l’eccezione del M5S, la maggioranza dei candidati è scelta fra i politici. L’identificazione con la popolazione europea è quindi scarsa. Non sono sicuro di come vengano scelti i candidati degli altri paesi (so, ad esempio, che i tedeschi mandano persone che hanno fatto particolari studi) ma ho la netta sensazione che la tendenza sia la stessa.
2. Il mandato ha una lunghezza media: chiaramente si dovrebbe considerare il numero di mandati di ogni parlamentare.
3. Il controllo degli elettori sui propri rappresentanti è quello tipico delle democrazie occidentali: cioè debole, ovvero il voto ogni 5 anni.
4. Quanto i parlamentari credano al loro ruolo ufficiale, ovvero quello di fare il bene dell’Europa e degli europei, è difficile stabilirlo: io credo molto poco. Credo si passi dal menefreghismo italiano a chi invece cerca di fare gli interessi egoistici del proprio paese.
5. La trasparenza è scarsa: i media in genere ignorano i lavori del PE e si hanno notizie solo in occasione di qualche votazione importante. Di nuovo questa tendenza potrebbe essere diversa per l’informazione di altri paesi.

Complessivamente queste condizioni (con l’incertezza di conoscere bene solo la situazione dal punto di vista italiano) indicano una forte divergenza fra gli obiettivi del PE e quelli della democratastenia europea. A conforto di questa indicazione puramente teorica c’è la conferma data dai provvedimenti presi dal PE negli ultimi anni, spesso tutti a favore dei parapoteri economici e, di conseguenza, contro gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione.

Anzi, complessivamente mi sembra che il PE operi ancora peggio (sia cioè succube degli interessi delle lobbi e di quelli del paese egemone, la Germania) di quanto la legge della rappresentatività con le sue cinque condizioni faccia pensare. Dopotutto, a grandi linee, questa è la situazione tipica di tutte le democrazie occidentali...

Mi sono quindi chiesto se ci possano essere degli elementi caratteristici del PE che non ho considerato. Ed è qui che non ho ancora le idee chiare. Butto quindi giù qualche idea:
1 - egemonia tedesca.
2 - differenze di lingua, sede parlamento all’estero.
3 - raggruppamenti politici europei
4 - voto per partiti nazionali

Su questi punti devo ancora ben riflettere.
I primi due in realtà sono abbastanza ovvi: per [E] 5.5 il potere egemone (in questo caso la Germania) ha più opportunità di incrementare la propria forza che, nell’ambito del PE, corrisponde a una maggiore capacità di far passare provvedimenti che vadano nel suo interesse. Questa è un’evidente distorsione che porta il PE a lavorare meno per il benessere di tutti e di più per quello particolare tedesco.
Il secondo punto (temo inevitabile) penso possa contribuire significativamente a rendere valida la quarta condizione della rappresentatività imperfetta: il sentirsi “all’estero” allontana i parlamentari dal loro ruolo ideale di rappresentanti dell’Europa e rinfocola invece il senso di appartenenza nazionale.

Ma sono soprattutto i punti 3 e 4 quelli che ritengo i più sottovalutati ma che, in realtà, sono forse i più significativi: ed è su questi che non ho le idee chiarissime.
Credo che il problema di fondo sia la sovrapposizione di questi due fattori che crea una doppia fedeltà: da una parte gli elettori e dall’altra il partito “europeo” in cui i parlamentari eletti entrano a far parte.
Sospetto che questo ulteriore elemento contribuisca decisamente a rompere completamente il legame fra il parlamentare e il proprio ruolo teorico di rappresentante del popolo.

Sì, probabilmente la somma di questi tre elementi (il 3 e il 4 vanno combinati insieme) potrebbe spiegare l’inclinazione del PE a favore dei parapoteri: ma ci devo pensare di più…
Magari da questi elementi posso estrarre ulteriori condizioni di rappresentatività imperfetta?
L’ambiente sicuramente potrebbe divenire una nota del punto 4 come fattore che può aumentare la distanza fra membro del potere delegato e protomito del proprio ruolo.
Anche la presenza di un parapotere egemone rappresentante di sottoinsieme circoscritto del potere rappresentato andrebbe forse considerato: oppure questo avviene sempre...uhm… come detto ci devo pensare…
Ancora più difficile da generalizzare la sovrapposizione dei fattori 3 e 4 (la doppia fedeltà): anche questo forse alla fine può essere ridotto a una nota della quarta condizione…

Conclusione: beh, il pezzo non è probabilmente molto interessante ma almeno mi ha aiutato a chiarirmi le idee ed era questo il suo scopo...

martedì 16 luglio 2019

Giù dal pero

Una delle mie “fisse” quando scrivo dei pericoli moderni è il riconoscimento facciale automatico poiché esso equivale a una grave violazione della riservatezza: equivale a pedinare tutta la popolazione 24 ore su 24. Non è un caso che la Cina (notoriamente democratica) sia all’avanguardia in questo settore…

Nella mia Epitome, nel capitolo 20.3 sui “Pericoli ignoti”, il riconoscimento facciale automatico ha la sua sezione.

Sono sicuro che se si chiedesse in Italia a un politico cosa ne pensi egli/ella cascherebbe dal proverbiale pero.
Negli USA, che sono di una decina e più anni avanti a noi, invece la problematica inizia a essere discussa: America mulls regulating facial recognition da Economist.com

Ipocriti tiratori - 16/7/2019
La notizia dell’ultima ora è l’elezione, grazia anche ai voti del M5S, della Von der Leyen alla guida della Commissione Europea.
La Von der Leyen è donna della Merkel ed “europeista” convinta tanto che nel discorso di insediamento ha detto che “sarà nemica di chi vuole indebolire la UE” (v. Sì del Parlamento Ue a von der Leyen da Ansa.it) per non dire direttamente nemica dei sovranisti. Ma di lei scriverò un’altra volta…

L’elemento politico saliente è il voto del M5S per una presidente che sarà acerrima nemica del governo italiano di cui fa parte: come si spiega?

Semplicissimo: in Italia abbiamo il M5S spaccato fra M5S-Grillo/Casaleggio (populismo apparente) e M5S-Di Maio (populismo ambizioso, forse reale) ma a Bruxelles, i miracolati pentastellati a cui è toccata la sinecura europea, e che magari ambiscono a essere rieletti, sono tutti M5S-Grillo/Casaleggio. Evidentemente hanno ricevuto dalla "base" l’ordine di voto e hanno prontamente eseguito.

Cervelli vari - 16/7/2019
Tria: la fuga di cervelli fa perdere all'Italia 14 mld da Ansa.it

Confrontare con l’intervista di Renzi alla CNN (ottobre 2014) alla fine di questo pezzo: Cervello evaso.

In giornata - 18/7/2019
Oggi ero in giornata e ho fatto grandi passi in avanti nella stesura della nuova versione dell’Epitome: così, indicativamente, sono a +8 pagine rispetto alla precedente 1.3.0…
Ancora non ho deciso se pubblicherò questa 1.3.1 o se aspetterò di aver scritto la 1.4.0: come ho già accennato fare continui aggiornamenti avrebbe senso se gli pseudo-lettori mi facessero puntualmente sapere il loro parere sulle novità apportate, altrimenti, forse, potrebbe essere addirittura un motivo di dissuasione alla lettura...

È però anche vero che il pubblicare le nuove versioni mi dà comunque un’illusoria sensazione di appagamento e di soddisfazione personale…

In definitiva ancora non ho deciso: probabilmente dipenderà con quale piedi mi alzerò al mattino!