«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Per contattarmi e istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo
4. Molti articoli di questo blog fanno riferimento a definizioni e concetti che ho enunciato nella mia Epitome gratuitamente scaricabile QUI. Tali riferimenti sono identificati da una “E” fra parentesi quadre e uno o più capitoli. Per esempio: ([E] 5.1 e 5.4)

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lunedì 24 dicembre 2018

PSS 9

«Immaginati colori mai visti, tonalità mai sognate fatte con la luce di mille mattini sciolti in caldi mezzodì e avvolti da morbidi tramonti; colori brillanti e nitidi con contrasti inimmaginabili…
E il suono: un silenzio profondo e assoluto si insegue e si confonde col fragore di una montagna che crolla: ogni pietra, ogni albero, ogni foglia, ogni chicco di panico canta la propria canzone: melodie, inni e melopee tutte fra loro distinte ma ugualmente sovrapposti in corali contrappunti. Pensa al tutto e al nulla che esistono contemporaneamente.
E il tuo udito, la tua vista, se così possiamo considerare questi nuovi sensi, saranno in grado di apprezzare tutto contemporaneamente e con la perfezione di una consapevolezza interiore piuttosto che di una mera e imperfetta sensazione esteriore. Immaginati di fissare un punto davanti a te e di vedere ugualmente bene tutto ciò che vi è nei suoi dintorni e non solo! Anche quello che è più in là fino al margine estremo del tuo campo visivo… e di andare oltre! Immaginati di vedere con ugual precisione ciò che è dietro la tua cervice: e non solo a pochi metri di distanza ma per chilometri e chilometri fino all’estremo opposto del mondo e molto oltre.
E questo in un adesso perenne ed eterno che si estende tanto nel passato che nel futuro: un adesso denso e spesso che non ha nulla a che vedere con l’effimero ora che nell’attimo in cui lo si pensa è già perso. Immaginati un fermo immagine espanso nel tempo e nello spazio nel quale ti puoi muovere liberamente e che, anzi, riempi completamente con la tua essenza: perché anche tu sei spazio e sei tempo. Cerca di immaginarti ciò che ti dico e forse capirai.
Pensa a questa tua nuova prospettiva, pensa a come i tuoi nuovi occhi leggeranno “verità” in ogni oggetto e in ogni essere vivente. E così le colpe degli uomini te li mostreranno tutti ugualmente abietti: ma ciò non ti sarà motivo di disgusto; al contrario questa visione causerà la comprensione dei loro limiti e della loro inadeguatezza: tutti ugualmente deboli e imperfetti; ma con la comprensione verrà la pietà non l’orrore, poi arriverà la misericordia (il genuino desiderio di soccorrerli) e infine l’amore per il tutto.
Tu credi di abbandonare i tuoi cari ma in realtà saranno sempre con te: nel passato e nel futuro. Non potrai dolerti per loro perché fuori dal tempo non vi è il tempo. Parlerete con parole simili a pensieri infiniti, composti dalla tua stessa anima: e non vi sarà ambiguità né dubbio né incertezza ma solo comprensione totale e perfetta. Tutto ciò sarà inevitabile, eterno e istantaneo.
Prima o poi, ovvero immediatamente e dopo infiniti eoni: alzerai lo sguardo e vedrai l’obiettivo del percorso: la cima della montagna. Che non è una vera montagna ma una condizione del tuo essere, una dimensione interiore infinitamente pura, una distillazione dell’anima che alla fine coinciderà col tutto perfetto: il divino, l’inizio e la fine.
E in quell’eterno istante di comprensione saprai di dover riprendere il tuo percorso: saprai che la sofferenza è necessaria e non ne avrai paura; sarai consapevole di quanto essa sia effimera e momentanea: un nulla paragonato al tutto. E allora ti ritufferai nel tempo, ti reincarnerai nella vita con la certezza di alleggerire così la tua anima, pesante come l’intero oceano, di un granello di sabbia: più leggera essa sarà capace di innalzarsi un sospiro più in alto, ancora più vicino alla vetta cioè.» - concluse il maestro Yury tutto di un fiato.
Occorse qualche secondo a Discutibile, rimasto ad ascoltare a bocca aperta, per rendersi conto che il maestro aveva finito di parlare e che lo guardava benevolo. Allora Discutibile iniziò a balbettare «Cioè… così allora… voglio dire che...quindi...»
E maestro Yury concluse per lui: «Non devi temere la morte: essa è solo un nuovo inizio. La fine di una tappa e la partenza della successiva. Il dolore e la sofferenza sono apparenti quanto necessari: è solo questa prospettiva mortale che ce li fa apparire come temibili avversari.»
«Ma… e se uno si reincarna prima si essersi ripreso dal dolore della vita?» - chiese preoccupato Discutibile.
«Tu non mi ascolti!» - ridacchiò Yury - «La tua anima avrà un istante e l’eternità per muovere oltre...»
«Ma...»
«Basta così Discutibile: non è bene parlare troppo di ciò che non può essere insegnato ma solo immaginato» - terminò il maestro Yury chiudendo gli occhi e riprendendo la sua meditazione.

venerdì 3 febbraio 2017

MO e il venerabile Yury

Da quando trascrissi l'intervista a MO (v. L'uomo che sussurra alle renne (1/4) e successivi) volevo aggiungervi la seguente riflessione personale che mi stava particolarmente a cuore. Finalmente mi sono deciso a metterla nero su bianco...

Forse il lettore si sarà stupito che l'intervista sia iniziata dai ricordi del liceo e dell'università, che abbia poi dedicato non poco spazio al lavoro, invece che, ad esempio, concentrarsi direttamente sulle esperienze nel Sahara e in Lapponia.
Infatti non è un caso ma una scelta ben precisa: ciò che più mi ha affascinato di MO non sono state le imprese in sé quanto la scelta di compierle.

Ciò che mi ha colpito era il percorso che aveva portato a tale decisione e volevo quindi indagarne le motivazioni e i sacrifici che comportava.
Perché alla fine, dietro a queste decisioni, si nasconde la domanda fondamentale di come si debba vivere la propria vita e quale sia il suo scopo.
La risposta più facile e comune è quella di omologarsi e comportarsi come tutti; cercarsi un buon lavoro, farsi una famiglia e/o, magari, inseguire il successo economico.

Ma la scelta di MO va chiaramente contro questa tendenza: per un anno ha sacrificato il proprio lavoro per prepararsi a un'esperienza sportiva estrema. Si tratta di una decisione che suppongo inconcepibile per la maggior parte delle persone, comprese quelle che lavorando in proprio come MO avrebbero la possibilità di compierle senza venire meno alle proprie responsabilità fondamentali. Di certo MO non venera il denaro!
Leggendo fra le righe di ciò che mi ha risposto si capisce che anche la famiglia è almeno parzialmente subordinata a questo suo stile di vita: lui stesso ha infatti affermato che non potrebbe convivere con una compagna che non capisse e accettasse questo aspetto della sua natura.

Ricordo che nella mia prima intervista, in pratica una lunga chiacchierata a quattrocchi, insistevo a chiedergli “Ma cosa cerchi in queste corse?”. Dal mio punto di vista infatti era chiaro che si trattava di una scelta di vita e che quindi la risposta a tale domanda dovesse essere fondamentale.
Ecco quindi che emerse, e nell'intervista pubblicata si è esplicitata, la teoria della ricerca del proprio “io primitivo” che io preferisco intendere come una ricerca del proprio io essenziale. Una conoscenza che porta non solo a una maggiore consapevolezza di sé ma anche degli altri e, di conseguenza, del mondo.

E questa è proprio la mia filosofia più intima, quella che ho tracciato nei pezzi PSS e che ho pudicamente nascosto sotto il pallio del surreale. Lo scopo della vita è proprio quello inseguito dall'amico Lorenzo: una continua ricerca che porta a una maggiore comprensione di sé, degli altri e quindi del mondo: una paideia che si può realizzare nelle maniere più diverse. Un'esperienza che di per sé sarebbe però vana se priva della certezza di una continua e progressiva palingenesi dell'anima: un cammino perenne che va oltre i confini di una singola vita...

Ma non voglio diventare troppo criptico: chi è interessato agli aspetti più “mistici” del mio pensiero può comunque trovarli nei pezzi PSS.
Ciò che conta è che ho visto applicata da MO, perché interiormente intuita, quella stessa filosofia di vita che anch'io propugno: e ciò mi ha fatto indiscutibilmente piacere.

I lettori più maliziosi potrebbero ironicamente spronarmi a mettermi a correre e ad applicare così a me stesso ciò che consiglio agli altri. Per la terza volta rimando ai PSS: come insegna il venerabile Yury ci troviamo tutti in punti diversi del fianco di un'unica montagna e il sentiero che porta alla sua vetta non è necessariamente lo stesso per tutti.
Per trovare me stesso non ho bisogno di inseguirlo: mi basta sedermi e interrogarmi per avere le risposte che cerco. Ma lo ripeto per chiarezza, perché non voglio essere frainteso, ciò che veramente apprezzo in MO non è la corsa ma la scelta della corsa e ciò che essa comporta.

Conclusione: pezzo probabilmente inutile visto che la maggior parte delle persone, di certe domande, non cerca risposta né vuole udirla...

martedì 31 marzo 2015

PSS 8

«Maestro! Maestro!»
«Che c'è?» - chiese sorpreso Maestro Yuri aprendo gli occhi.
«Finalmente si è svegliato! È da tre anni che stava immobile sotto il pero! Costantemente vi ho vegliato e, ogni mese, vi ho nutrito imboccandovi con un cucchiaino di pappa reale!» - spiegò il discepolo.
«Grazie Discutubile, questo spiega il mio stomaco pesante... Non c'era bisogno di tanta sollecitudine...» - sospirò.
«Mi scusi Maestro Yuri ma ero... eravamo tutti preoccupati... Cosa le ero successo?»

«Ho meditato: a lungo ho cercato la risposta a un'ultima domanda e, finalmente, l'ho trovata» - rispose sorridendo il Maestro.
«Davvero?! Maestro, a quale domanda finale ha trovato risposta?» - chiese Discutibile senza riuscire a contenere il proprio entusiasmo.
«Non ricordi più cosa ti ho insegnato? Medito per pochi anni sotto un pero e, subito, i miei allievi dimenticano le mie parole?» - chiese scuotendo la testa il Maestro Yuri.
«Non capisco...» - mormorò Discutibile facendosi piccino piccino...

«Quante sono le vie per il perfezionamento?» - chiese Maestro Yuri.
2.1 «Le vie del perfezionamento sono molteplici!» - citò a memoria Discutibile.
«Bene! Dunque allora?»
Discutibile impallidì poi, dopo un lungo silenzio, disse - «Mi dispiace ma ancora non capisco...»
«Ascoltami: se possiedi un golf, quando hai freddo, cosa fai? Lo riponi nell'armadio o l'indossi? Per tenerti caldo il golf non può essere messo da parte nell'armadio: analogamente le nozioni, per esserti di beneficio, non devono essere imparate a memoria ma vanno indossate: devono divenire parte di te. Devono essere sempre con te, vive in te e, alla loro luce, devi ponderare la realtà.»
«Ecco...» - proseguì il Maestro Yuri - «...poiché le vie per il perfezionamento sono molteplici, così lo sono le domande che ciascheduno deve porsi. Capisci ora?»
«Forse... credo che...»
«Ascoltami: ognuno ha le proprie domande, ognuno ha la propria strada: il monte che dobbiamo scalare è lo stesso per tutti ma i luoghi da cui partiamo, così come i sentieri che portano alla sua vetta, sono molteplici. Quella che per me era una domanda impegnativa forse per te era una verità palmare...» - concluse Yuri.
«Ne dubito maestro... Suppongo quindi che non mi rivelerà cosa ha meditato in questi anni, eh?»
«No, Discutibile.» - rispose il Maestro sorridendo.

lunedì 28 luglio 2014

Al volo

Recentemente mi capita spesso di leggere commenti, anche di amici, viziati da un grave errore di fondo. Sento infatti dire che “la democrazia è il governo della maggioranza”: in realtà è corretto affermare che “la democrazia è il governo della maggioranza nel rispetto delle minoranze”.
Una maggioranza che fa sempre e solo ciò che vuole è una dittatura: quanto le minoranze vengano rispettate e ascoltate dà la misura della qualità della democrazia di un paese.

Da un altro punto di vista, se a una maggioranza fosse concesso di fare tutto, solo in virtù di essere tale, si arriverebbe al paradosso democratico che questa sarebbe libera di opprimere le minoranze!

Non sono sicuro di come io sia giunto a queste conclusioni: credo di averle “assorbite” dalla lettura di Saggio sulla libertà (v. Libertà introvabile, Libertà d'opinione (1/2) e Libertà d'opinione (2/2))

L'Hobbit 2 - 28/7/2014
Penoso come il precedente. Colpisce il drago che sembra estratto da una pellicola della Disney...

At 22,7 - 30/7/2014
Leggendo gli Atti degli Apostoli ho scoperto solo al capitolo 22° che San Paolo era Saulo!!
In effetti mi ero stupito della comparsa improvvisa di San Paolo ma non avevo capito che c'era stato semplicemente un cambiamento di nome. E non è poco visto che San Paolo è uno dei protagonisti del libro!
Per capirci porto un esempio basato su un libro più famoso: è come se un lettore del Signore degli anelli si rendesse conto che Aragorn e Grampasso sono la stessa persona solo poco prima della battaglia a Minas Tirith!

Ecco rileggendo ho trovato il passaggio critico: At 13,9 «Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e disse». Da qui in poi si parla solo di Paolo e non si nomina più Saulo...

La comprensione dal cuore - 1/8/2014
È da molto tempo che non aggiungo episodi alla serie delle PSS. Per la precisione da inizio maggio 2011: già oltre tre anni...
I motivi sono molteplici ma il principale è che avevo da riflettere su un'ultima questione fondamentale: da qualche mese l'ho risolta e, suppongo, prima o poi scriverò dei nuovi pezzi.

È un passaggio degli Atti degli Apostoli che mi ha ricordato le mie PSS: «Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito e hanno ascoltato di mala voglia con gli orecchi» - At 28, 26-27

Invece in PSS 6 il Maestro Yury dice a Discutibile «...cerca di ascoltare con il cuore e non solo con le orecchie...» e poi in PSS 4 è scritto «La vera conoscenza non ti arriverà mai dall'esterno su un piatto d'argento ma dovrà emergere dal tuo cuore»

Avete capito ora? Sono stato ancora più esplicito in Comprensione...

Lumaca gigante - 4/8/2014
Probabilmente ho già pubblicato qualche foto delle mie belle lumache: in genere strisciano la notte ma talvolta le vedo in giro anche di giorno...

Eppure la domanda che sempre mi pongo è se e quanto siano buone da mangiare: devo ricordarmene quando avrò ospiti e vorrò tentare qualcosa di nuovo e sfizioso...


sabato 7 maggio 2011

Parole Santissime 7

Il Maestro stava meditando sotto un pero quando udì un tenue singhiozzare proveniente da un angolo lontano del frutteto. Incuriosito si alzò e andò a vedere cosa stava succedendo giungendo così alle spalle dei suoi due discepoli.
Disdicevole aveva gli occhi rossi e gonfi per il pianto, tirava su col naso e singhiozzava. In mano teneva una lettera appena portata dal postino. Al fianco di Disdicevole c'era Armonia che gli dava pacche sulle spalle cercando di confortarlo.
«Cosa ti succede Disdicevole?» - chiese il Maestro.
I due sussultarono per la sorpresa poi Disdicevole si girò verso il Maestro agitando la lettera.
«Maestro! Ho appena saputo che la mia cara nonnina Clarabella è morta pochi giorni fa a 98 anni...» - disse di un fiato Disdicevole.
«Capisco. Le eri molto affezionato?» - chiese il Maestro.
«Moltissimo!»
«Ma allora perché piangi?»
«Perché?... Perché è morta e non c'è più...»
«Dolersi per la morte di una persona cara è umano ma dovresti ricordarti anche il mio insegnamento: Armonia?» - disse il Maestro.
«La morte è solo una fase, è la morte del corpo non dell'anima poi l'anima si reincarna e prosegue il proprio cammino...» - rispose Armonia all'invito del Maestro.
«Bravo Armonia, ma chiariamo i dettagli perché a volte l'essenza è nei particolari...»
«Della differenza fra Vita e vita e di come le persone siano formate dall'unione del corpo con l'anima vi ho già parlato {vedi 2.2 e 3.2}. La morte è la fine della vita ma solo una tappa per la Vita. Ma è lecito chiedersi cosa succede all'individuo quando il corpo si dissolve.»
Disdicevole, che si era calmato, e Armonia aspettavano in silenzio le parole del Maestro.
«La tua “spiegazione” Armonia sembra quasi suggerire che quando il corpo muore niente cambi per la mente dell'individuo, è così?»
«...sì maestro Yury... era quello che pensavo ma adesso non ne sono più sicuro... per favore mi illumini!» - replicò Armonia.
4.2 «La mente è data dall'unione del cervello con l'anima» - disse il Maestro.
«La mente, il nostro io pensante, è analoga all'individuo: ovvero è data dall'unione dell'anima immortale con il corpo fisico. La morte ha quindi conseguenze importanti per la nostra mente visto che la metà fisica di essa si dissolve»
«E quali sono le conseguenze, Maestro?» - chiese Armonia.
«La conseguenza è che quello che siamo abituati a considerare il nostro io, la nostra intima essenza, ovvero la nostra mente, viene meno e non è più.»
«Cioè, in altre parole, una volta che si muore, anche quando ci si reincarna, non si è più, diciamo, “noi stessi”?» - chiese Armonia mentre Disdicevole seguiva la conversazione a bocca aperta.
«È così Armonia.» - disse il Maestro guardando allegro gli sguardi perplessi dei suoi discepoli - «Ma cosa aggiunge il cervello all'anima? Cosa ne pensi Disdicevole?»
«Niente Maestro. Cioè , voglio dire, il cervello non aggiunge niente all'anima...» - rispose Disdicevole.
«Sì e no. Da una parte il cervello toglie all'anima limitandone le capacità di ragionamento, di memoria e di intuizione. Dall'altra però aggiunge degli istinti come l'amore per i figli o per il proprio partner che raramente hanno origine per un'affinità delle anime quanto sono il frutto di un istinto, di un condizionamento ormonale. Non stupitevi se vi dico che è probabile che la vostra anima sarà più felice di ricongiungersi con quelle degli amici che con quelle dei parenti più prossimi. Nell'amicizia infatti l'influsso del cervello sull'anima è minore.»
«Eppure Maestro faccio fatica a crederlo...» - aggiunse Armonia confortato da Disdicevole che annuiva convinto.
«Ascoltate: immaginate un padrone che porta i suoi due cani sulla spiaggia. Per farli sfogare li lascia correre ma con un laccio che li lega l'uno all'altro. Uno vorrebbe tuffarsi nelle onde mentre l'altro vorrebbe andare ad annusare le sterpaglie. Siccome nessuno dei due animali cede finisce allora che essi vadano in una terza direzione: né verso il mare né verso l'interno. Ma cosa succede se improvvisamente il guinzaglio che lega insieme i due cani si dovesse rompere? Semplicemente un cane si tufferà nel mare e l'altro andrà dietro agli odori che sente. Allo stesso modo il cervello e l'anima sono legati insieme e insieme determinano il comportamento dell'individuo. Quando però con la morte il laccio si spezza allora l'anima è libera di seguire completamente le proprie inclinazioni.»
Entrambi i discepoli rimasero in silenzio ad assimilare il nuovo insegnamento poi Armonia, il primo dei due a riprendersi, chiese - «Maestro Yury, come faccio a sapere cosa è parte di me, cioè della mia anima, e cosa è frutto del mio cervello?»
«Come spiegato anima e cervello sono fuse insieme nella mente e pertanto non è possibile separare del tutto cosa derivi dall'uno e cosa dall'altro. In linea di massima gli ideali e le intuizioni derivano dalla nostra anima le passioni, la memoria e i limiti del ragionamento dipendono invece dal cervello. L'anima è infatti l'essenza della mente senza i suoi limiti e condizionamenti»
«Maestro, ma se l'anima non muore allora la mia cara nonnina potrebbe contattarmi? Farmi sapere che sta bene?» - chiese Disdicevole con voce speranzosa.
3.4 «L'anima, liberata dai limiti del cervello, risulta più prossima alla Perfezione» - rispose il Maestro.
«In particolare diventa pienamente consapevole che lo scopo della vita è il perfezionamento. Per raggiungerlo però non ci sono scorciatoie: si tratta di un processo di maturazione personale, un accumularsi di esperienze e riflessioni che devono accadere naturalmente per poter essere assorbite e fatte proprie.» - disse il Maestro.
«Cosa pensi succederebbe se questa notte tua nonna ti apparisse e ti spiegasse cosa ti attende dopo la morte?»
Disdicevole pensò per qualche momento alla domanda ma il Maestro, senza attendere la sua risposta, proseguì - «La tua vita sarebbe dominata da questa esperienza che cercheresti di rivivere per il resto dei tuoi giorni. Invece di perfezionarti affrontando le esperienze che ti attendono ti limiteresti a sognare con colori immaginifici ciò che tua nonna ti ha detto. La conoscenza che avresti ricevuto non servirebbe a farti migliore, a perfezionarti, e in questo modo la tua vita sarebbe sprecata. Per questo motivo le anime dei nostri cari non ci contattano: sarebbe non solo inutile ma anche deleterio.»

giovedì 24 febbraio 2011

Parole Santissime 6

Il buon musico meditò a lungo sulle parole del Maestro Yury. Pur felice di aver ottenuto risposta alle proprie domande si accorse però che nuovi dubbi erano sorti in lui. Così il musico chiese al Maestro di accettarlo come discepolo in maniera da poter continuare a imparare e perfezionarsi.
Il Maestro Yury l'accettò con sé e, dopo aver meditato, lo ribattezzò Armonia.
«Ma Armonia non è un nome da donna?» - chiese Discutibile mugugnando, un po' geloso del nuovo discepolo.
«È più importante la forma o l'essenza, Discutibile?» - gli chiese allora il Maestro.
«L'essenza suppongo...»
«Perché “supponi”? Qual è lo scopo della Vita?»
«Beh, lo scopo della Vita è il perfezionamento che si ottiene con la comprensione della Realtà...» - rispose Discutibile.
«E cosa pensi sia maggiormente utile per raggiungere la comprensione: la conoscenza della forma o quella dell'essenza delle cose?»
Discutibile si concentrò a testa bassa per qualche secondo prima di rispondere.
«Credo che la conoscenza della sostanza sia più importante ma anche la forma può essere a volte utile perché permette di inquadrare più facilmente concetti complessi...» - disse infine Discutibile.
7.1 «Solo la verità porta alla conoscenza»
«...ehm...quindi?» - chiese Discutibile.
3.1 «L'essenza è sempre veritiera, la forma a volte è ingannevole»
«Quindi, mio caro Discutibile, sfrutta i vantaggi della forma solo quando hai compreso l'essenza...» - prosegui il Maestro.
«Come al solito non sono sicuro di aver compreso, Maestro...» - mormorò Discutibile abbassando gli occhi a terra per la vergogna.
«Ascoltami: immaginati che gli oggetti delle nostre conoscenze siano dei semplici cubi o dei parallelepipedi di varie dimensioni. Comprendere la Realtà equivarrebbe allora a cercare di costruire mentalmente, con tali mattoncini, un edificio che ne sia il modello. Se ti limiti alla forma di ogni parallelepipedo conoscerai solo le sue dimensioni esterne ma non la sua essenza, ovvero come è fatto il suo interno. Se basi la tua costruzione solo sulla forma potresti andare incontro a delle brutte sorprese. Tu che sei un ingegnere dovresti ben sapere che se la proiezione del baricentro di un oggetto cade fuori dalla sua base allora tale oggetto è destinato a crollare. Così, non conoscendo l'essenza dei nostri parallelepipedi non sappiamo dove essi abbiano il loro baricentro e, conseguentemente, il modello della realtà che abbiamo costruito con essi potrebbe crollare in ogni momento: ovvero rivelarsi fallace.»
«Adesso ho capito Maestro... Ma perché Armonia, un nome femminile, per il musico?»
«Perché tale è la sua essenza Discutibile. I nomi equivalgono alla forma e il nome Armonia approssima bene l'essenza del nostro musico. La forma è cosa buona se approssima l'essenza di ciò che vuole rappresentare come un guanto invece che nasconderla o deformarla.»
Armonia, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio, finalmente parlò.
«Ma Maestro, come sai che la mia essenza è l'armonia?» - chiese il nuovo discepolo.
«Blasfemo! Osi contraddire il maestro!» - urlò Discutibile paonazzo per la rabbia.
«Discutibile! Perché fingi di ascoltare le mie parole e dici di aver capito quando ogni tua azione denuncia il contrario?» - intervenne irritato il Maestro Yury.
«Ovviamente ti è sfuggita la stupita ironia nella domanda di Armonia. Ma anche se la “forma” di tale domanda non ti aggrada, possibile che tu non riesca ad apprezzarne l'”essenza”?» - proseguì il Maestro.
Udita la reprimenda Discutibile si gettò a terra ai piedi del Maestro e piangendo iniziò a menarsi gran colpi sulla testa con i pugni e a invocare perdono per la sua stoltezza.
«Siediti Discutibile e cerca di ascoltare con il cuore e non solo con le orecchie e sappi che:
2.3 La verità non può essere percepita ma solo intuita.»
Il Maestro guardò i suoi discepoli che aspettavano silenziosi e nei loro occhi lesse l'incertezza.
«Significa che la verità, o la conoscenza intima delle cose, non ci può arrivare dall'esterno tramite i nostri sensi. Vi ho appena spiegato di come la forma, in questo caso ciò che si percepisce, sia ingannevole. I nostri sensi possono darci un'indicazione, una traccia di quale sia l'essenza di una cosa ma la vera conoscenza arriva solo tramite l'intuizione che nasce dal cuore con la meditazione.»
I discepoli stavano con lo sguardo basso e strascicavano i piedi per terra.
«Mi rendo conto che questa mia affermazione possa apparire difficile da accettare: forse suona irrazionale ma è in realtà è logica.»
3.3 «Se si è in sintonia con il Tutto allora lo si è anche con le sue parti»
«???» - dissero gli sguardi vacui di Discutibile e Armonia.
«Ascoltatemi: maggiore è la vostra comprensione della Realtà, maggiore sarà la vostra sintonia con il Tutto. La Realtà e il Tutto sono infatti la medesima cosa. Immaginatevi che la vostra comprensione della Realtà equivalga a un immenso puzzle che man mano andate ricostruendo. Quando sarete arrivati a buon punto avrete un'idea generale dell'immagine rappresentata, ovvero della Realtà. A quel punto estraendo una singola tessera dal sacchetto avrete, magari meditandoci un bel po', una generica idea di dove debba andare, ovvero della sua essenza. Oppure, se la comprensione della Realtà equivalesse alla teoria matematica allora risolvere un singolo problema equivarrebbe ad applicare la conoscenza del Tutto a una singola istanza. Anche in questo caso la risoluzione del problema, ovvero la comprensione della sua essenza, proverrebbe dalla conoscenza del Tutto piuttosto che dall'osservazione del problema stesso.»

domenica 30 gennaio 2011

Parole Santissime 5

«Ma per il cristianesimo esiste Dio: questo non è irrilevante...»
6.1 «Dio è la perfezione»
E Discutibile meditò a lungo sulle parole del Maestro Yury.

Un giorno, mentre il Maestro Yury sedeva all'ombra del suo melo preferito, il discepolo Discutibile arrivò di corsa da lui.
«Maestro! Un cane rognoso, un sudicio, sporco e miserabile musico errante vorrebbe osare rivolgerti la parola! Devo scacciarlo, bastonandolo con un nodoso ramo di pero, per la sua impudenza?»
«No Discutibile: conducilo a me» - rispose il Maestro Yury.
Fu così che Discutibile condusse il musicante al cospetto del Maestro. Subito il musico si gettò a terra e, senza osare alzare lo sguardo sul Maestro disse:
«Venerabile Maestro: mentre lavoravo suonando in un bordello ho sentito degli uomini discutere delle vostre parole. Sul momento non vi ho fatto caso ma, come la brace cova il fuoco, così io quella stessa notte, con la mente in fiamme, non ho potuto fare a meno di rifletterci...»
«Questo è bene. Ma siediti pure e chiedimi ciò che ti sta così a cuore, giovane musico» - disse il Maestro con un sorriso benevolo.
«Ho sentito dire che voi affermate che Dio è perfezione {6.1}... Quindi allora Dio esiste? E non c'è quindi contraddizione con le teorie sul perfezionamento?»
«Queste sono domande intelligenti, buon musico. E non ci sono contraddizioni. Medita: poiché lo scopo della vita è il perfezionamento {1.1} e Dio è la perfezione {6.1} allora...» - disse il Maestro osservando il postulante.
«...» - rispose il musico rimanendo a bocca aperta.
1.3 «Lo scopo della vita è arrivare a Dio»
«Sembra logico in effetti...»
«Non solo! questo equivale a dire che l'anima, perfezionandosi, tende a Dio. Inoltre, poiché il perfezionamento è inevitabile {4.1}, allora l'anima, prima o poi, raggiungerà Dio»
«Quindi Dio esiste?»
«Sì. Ma non si tratta della figura antropomorfa del cristianesimo. Non tanto nell'aspetto, che sarebbe un dettaglio insignificante, quanto per la volontà e le aspettative nei confronti dell'umanità...»
«Non la seguo Maestro Yury...»
«Ascoltami: immaginarsi Dio con una figura e aspettative umane equivale al limitarne la perfezione così come i vincoli del corpo limitano la nostra anima. E questo sarebbe una contraddizione. Significa anche che non si tratta di un Dio che dà comandamenti agli uomini. Non si preoccupa di come ci si comporta. Il concetto di peccato non ha significato. Sicuramente poi non interviene nelle vicende umane...»
«Ma perché Maestro?»
«Perché il perfezionamento è inevitabile e ogni intervento sarebbe quindi superfluo...»
«Ma perché Dio permette il male e la sofferenza?»
«Come ho appena detto qualsiasi intervento sarebbe superfluo e inoltre puoi affermare con certezza che il dolore non possa servire alla maturazione, al perfezionamento, dell'anima della persona che soffre? In quel caso perché Dio dovrebbe rallentarne il cammino verso la perfezione alleviando o annullando il dolore?»
«Ma nei casi in cui tale sofferenza è effettivamente inutile...»
«Chi ti dice che Dio non intervenga in quei casi? O in altre parole che tutto il dolore esistente non sia invero necessario e in ultima istanza benefico?»
«Capisco... Ma, ad esempio, la sofferenza nei bambini...»
«Stai sbagliando prospettiva. Ragioni pensando al corpo non all'anima. La vera Vita non è quella del corpo ma quella dell'anima. Il tuo corpo è temporaneo, una breve parentesi nella storia della tua anima. Un'intera vita di sofferenze è un battito di ciglia per l'Anima»
«sono perplesso Maestro Yury...»
3.2 «La Vita è dell'anima mentre la vita è del corpo»
«Maestro, io sono solo un musico zotico e ignorante, non capisco queste sottili distinzioni...»
«Ascoltami: puoi dire che una singola nota musicale, per quanto bassa e cupa, sia cattiva? Oppure puoi comprendere da una singola nota l'intera sinfonia? Se tu avessi ascoltato solo una nota della nona sinfonia di Beethoven saresti stato in grado di immaginarti tutte le altre? La vita del corpo è come una singola nota. Di per sé non ha praticamente significato e pertanto deve essere considerata nell'ottica del ciclo delle reincarnazioni, ovvero nella Vita dell'anima. La vita è solo un passo nella Vita dell'anima. Puoi giudicare la vita solo in funzione di cosa porta alla Vita. È un passo che ci avvicina alla perfezione? Allora è bene. È un passo laterale? Allora è stata inutile. Quindi se una vita di sofferenze ci avvicina alla perfezione allora è bene.»

continua...

martedì 18 gennaio 2011

Parole Santissime 4

In quei giorni il Maestro Yury dimorava all'aperto in un frutteto di meli e peri. Il maestro si nutriva di mezza mela un giorno e mezza pera l'altro. Beveva solo acqua piovana. Al suo fianco un solo discepolo, l'ingegnere ribattezzato Discutibile.
«Maestro, mi chiedevo: se l'anima si reincarna allora Paradiso e Inferno non esistono?»
«È così»
«Ma allora tutte le religioni sono sbagliate!» - esclamò stupito il discepolo.
«Non essere precipitoso Discutibile. Non saltare subito alle conclusioni: raramente le cose sono semplici come appaiono. A quali religioni ti riferisci?»
«..beh...ecco... In effetti mi riferivo alla religione cristiana perché in essa sono stato allevato: non avrei dovuto generalizzare... Chiedo scusa Maestro Yury»
«È così: le religioni abramitiche dicono che, dopo la morte, l'anima verrà premiata o punita secondo giustizia. Ma, ad esempio, nelle religioni dharmiche prevale il concetto di reincarnazione...»
«Comunque, allora, il cristianesimo è sbagliato?»
«Sì e no, Discutibile, sì e no...»
«Maestro, perché non mi rispondi chiaramente ma in modo ambiguo?»
5.1 «Il perfezionamento viene dal cuore»
«Come? Che significa?»
«Ascoltami: il percorso verso l'illuminazione, o del perfezionamento, non è marcato da nozioni più o meno complesse. Limitarsi a memorizzare i miei precetti è come imparare a mente un percorso su una cartina geografica ma tale sentiero deve essere PERCORSO non memorizzato. Se impari solo le parole possederai solo parole e non la comprensione. Per arrivare alla comprensione devi andare oltre il mero significato letterale: devi farle tue, devi meditarci fino a quando la loro profonda essenza non ti sarà evidente. Allora avrai la comprensione e starai percorrendo il cammino. La vera conoscenza non ti arriverà mai dall'esterno su un piatto d'argento ma dovrà emergere dal tuo cuore»
«E quindi... perché non mi date risposte dirette?»
«Perché dandoti risposte inaspettate o apparentemente contraddittorie voglio che tu rifletta con il tuo cervello su di esse. Non voglio che ti accontenti di quello che ti rispondo senza rifletterci. Devi meditare e fare tuoi ciò che io dico a te. Se bastasse ripetere le mie parole allora tutti i pappagalli raggiungerebbero facilmente l'illuminazione!» - disse il Maestro sorridendo.
«Capisco Maestro. Quindi tornando alla mia domanda originaria sulla religione...allora il cristianesimo... dunque... ehm... una traccia Maestro?»
«La traccia è l'essenza» - disse il Maestro sospirando - «Pensi che l'essenza del cristianesimo sia il paradiso e l'inferno?»
«Forse no...»
«“Ama il prossimo tuo come te stesso” è l'essenza. Tale essenza è corretta in quanto può essere una via che porta al perfezionamento»
«Non per contraddirla Maestro ma perché l'insegnamento del cristianesimo non è stato più diretto come il vostro? Perché indicare di amare il prossimo come se stessi, una maniera indiretta per raggiungere la perfezione, e non di ricercare il perfezionamento?»
«Ascoltami: un giorno il Buddha, seduto sotto un albero, così parlò ai suoi monaci “Ci sono più foglie nella mia mano o sull'albero?”. “Sull'albero!” risposero i monaci. E il Buddha disse loro “Questo è il rapporto fra le verità che vi ho rivelato e ciò che ho tenuto per me. Perché ciò che non vi ho detto non vi serve per raggiungere il perfezionamento”. Confucio insegna “...i principi dei saggi sono gli stessi in tutti i tempi”. Medita sulle loro parole. L'obiettivo è per tutti il perfezionamento ma ogni epoca e civiltà richiedono strade diverse per raggiungerlo. Se tu ti ritrovassi in una sperduta e primitiva tribù dell'Amazzonia cosa insegneresti ai selvaggi per migliorare la loro vita: fisica quantistica o come costruire armi da caccia migliori? Il mio messaggio è diretto perché adesso può essere compreso ma non sempre è stato così»
«Non sono sicuro di aver capito...»
«Meditaci»
«Ma per il cristianesimo esiste Dio: questo non è irrilevante...»
6.1 «Dio è la perfezione»
E Discutibile meditò a lungo sulle parole del Maestro Yury.

sabato 8 gennaio 2011

Parole Santissime 3

«Maestro Yury, riflettevo che nessuno può raggiungere la conoscenza perfetta della realtà: di conseguenza nessuno può raggiungere lo scopo finale della vita... è così?»
«No»
{Esercizio per i lettori: perché il maestro Yury ha risposto “no” alla domanda del suo discepolo?}
«Perché no, maestro Yury?» - chiese il discepolo sedendosi a terra di fronte al Maestro.
«No, per due ragioni: la forma e la sostanza»
«Maestro, io...»
«Sei confuso, lo so...» - disse il Maestro interrompendo l'insipiente ingegnere.
«Adesso ti spiego: hai fatto un errore di forma perché quello che si deve ricercare è la comprensione {vedi 3.1} della realtà e non la conoscenza
«Che differenza c'è fra “comprensione” e “conoscenza”? Dopotutto senza conoscenza non ci può essere comprensione...»
«Ascoltami: se leggi un libro di geometria avrai le conoscenze per calcolare l'aria del quadrato e del triangolo ma tale lettura non ti renderà più saggio. La comprensione della realtà non equivale al sapere un certo numero di conoscenze; non esiste una lista di nozioni da imparare a memoria per essere in grado di comprenderla. La comprensione è una sorta di illuminazione, d'intuizione che trascende il linguaggio e non è direttamente trasferibile da un individuo all'altro o tramite un libro. Io indico la via ma tu devi percorrerla con le tue gambe»
«Capisco... e riguardo la sostanza? Dov'è l'errore nel pensare che, se nessuno può raggiungere la comprensione perfetta della realtà, allora nessuno può raggiungere lo scopo finale della vita?»
«Perché lo scopo {vedi 3.1} è il perfezionamento e non la perfezione: il migliorarsi non la comprensione perfetta!»
«Capisco... e la comprensione perfetta non è quindi mai raggiungibile?»
«La comprensione perfetta è raggiungibile anche se molto difficile da ottenere: però non ti ingannare, essa non equivale alla conoscenza di un elenco di nozioni ma è uno stato mentale, una consapevolezza interiore, un'illuminazione che permette di vedere la vera natura delle cose»
«Però, gli individui che non raggiungono tale illuminazione non la raggiungeranno mai, Maestro?»
«Sì e no»
«...?»
4.1 «Il perfezionamento è inevitabile»
«Ma se non si riesce a raggiungere l'illuminazione...»
«Allora la tua anima si reincarnerà e riprenderà la sua evoluzione da dove era arrivata»
«Si reincarnerà? L'anima? Sono concetti che non sono sicuro di comprendere»
2.2 «L'individuo è dato dall'unione di corpo e anima»
«Il corpo è effimero mentre l'anima è immortale e lo scopo della vita è il perfezionamento dell'anima» - proseguì il Maestro
«Quindi...»
«Quindi l'anima che non ha raggiunto l'illuminazione si reincarnerà in un nuovo corpo e riprenderà ad evolversi da dove era arrivata»
«Non mi pare tanto male poter rinascere ancora e ancora...»
«È un'idea errata molto comune la tua» - disse il Maestro con un sorriso di comprensione.
«Però rinascere... avere un'altra possibilità...»
«Ascoltami: andare a scuola può anche essere piacevole ma nessuno vorrebbe ripetere la stessa classe all'infinito. Così la vita è il mezzo grazie al quale l'anima può perfezionarsi ma non il suo fine. Quando raggiungerai un adeguato livello di comprensione ti sarà chiaro che la reincarnazione non è desiderabile»
«Credo di aver capito...»

continua...

giovedì 30 dicembre 2010

Parole Santissime 2

«Capisco Maestro Yury! Ma non esiste una linea guida, un suggerimento utile a tutti per indirizzarci nella direzione giusta?»
«Sì. Certamente esiste»
«E di cosa si tratta?»
3.1 «La comprensione della realtà porta al perfezionamento»
«Come Maestro? Io a Fisica I ho preso 25 e a Fisica II ho preso 27...»
«Prima dovresti chiederti cosa intendo per realtà, mio piccolo ingegnere...» - disse il Maestro sorridendo al discepolo.
«La realtà... beh la realtà è tutto ciò che ci circonda...»
«Anche, ma non solo: la realtà fisica quantificabile è importante ma ancor di più lo è la realtà intangibile. Sapere perché un ponte sta in piedi è utile ma lo è ancor di più capire le motivazioni di chi l'ha costruito o, più semplicemente, la fantasia, la speranza e i sogni. Inoltre, fondamentale, è la conoscenza di se stessi»
«Quindi Maestro?»
1.2 «La realtà è divisa in realtà interna ed esterna»
«Non sono sicuro di aver capito: per favore Maestro Yury mi mostri qualche esempio...»
«La divisione è molto semplice: tutto ciò che non è in noi è esterno. Ad esempio il ponte oppure il concetto di fantasia o di speranza. Tutto il resto è considerato interno incluse la nostra specifica fantasia o speranza.»
«Ma Maestro, non è egoistico dare tanta rilevanza a noi stessi?»
«È vero ma non hai ragione!» - disse il Maestro Yury ridacchiando di fronte allo sguardo perplesso del suo discepolo.
«Ascoltami: noi, nella nostra individualità, non siamo particolarmente importanti. Lo siamo, né più né meno, come i miliardi di nostri simili. Eppure tutto ciò che vediamo e conosciamo della realtà esterna è mediato dalla nostra persona. Non solo i nostri sensi (la vista o l'olfatto) influenzano ciò che sappiamo del mondo ma anche le nostre emozioni, la nostra capacità di ricordare e di mettere insieme fatti correlati modificano la nostra interpretazione del reale. In altre parole l'intera nostra persona è come uno specchio attraverso cui osserviamo la realtà esterna. Per capire quanto questo specchio deformi le immagini è necessario conoscere se stessi nella maniera migliore. Se non conosci te stesso avrai del mondo solo una visione deformata, confusa e frammentaria...»
«Ora credo di aver capito... grazie Maestro Yury!»
«Tornando alla tua domanda iniziale, con “comprensione della realtà” si intende sia la realtà interna che esterna...»
«Ma come è possibile che questa comprensione porti al perfezionamento?»
«Ascoltami: il conoscere mille o, addirittura, un milione di granelli di sabbia non serve praticamente a niente, invece conoscere la spiaggia può essere utile. Più vasta e multiforme è la tua conoscenza e migliore sarà la tua comprensione dell'insieme. L'insieme è la realtà e la comprensione perfetta è la perfezione»
«Ok... Penso di aver capito... quindi la comprensione della realtà è l'unica via per il perfezionamento?»
«No! Come ti ho già spiegato le vie per perfezionarsi sono molteplici. La comprensione della realtà è un'indicazione generica: una direzione con la quale orientarsi. Persone diverse hanno esigenze diverse e, per alcune, potrebbe essere più indicato concentrarsi su alcuni aspetti della realtà dove sono più carenti... l'assettato dovrà cercare l'acqua e l'affamato il pane» - disse il Maestro Yury sospirando per la stoltezza del suo discepolo.
«Già dimenticavo: perdono Maestro!»
Il discepolo finalmente si zittì e, accovacciato ai piedi del Maestro, iniziò a concentrarsi intensamente strizzando gli occhi per lo sforzo.
«Maestro Yury, riflettevo che nessuno può raggiungere la conoscenza perfetta della realtà: di conseguenza nessuno può raggiungere lo scopo finale della vita... è così?»
«No»

continua...

domenica 26 dicembre 2010

Parole Santissime 1

«Maestro Yury, qual è lo scopo della vita?
1.1 «Lo scopo della vita è il perfezionamento»
«Il perfezionamento? Cioè? Avere più soldi possibile? Oppure avere grande potere?»
«No, mio piccolo ingegnere! È il perfezionamento dell'anima il nostro scopo: ricchezza e potere, o anche fama, bellezza e successo, svaniscono con la morte e perciò sono effimeri»
«Maestro Yury, continuo a non capire: denaro, potere e successo devono essere quindi disprezzati?»
«No. Essi hanno un loro valore ma non possono costituire il fine ultimo ed esclusivo della vita»
«E l'amore maestro Yury? Non potrebbe esso essere il fine della vita?»
«No. Lo scopo della vita è il perfezionamento»
«Ma allora Maestro...»
«Ascoltami: la domanda che ti devi porre non è il cosa ma il come. Ti devi domandare non cosa perfeziona la tua anima ma come la tua anima può essere perfezionata»
«Maestro, non capisco: non sono la stessa cosa?»
«Se cerchi una risposta non sono equivalenti»
«Come? Perché?»
«Ogni anima ha un diverso grado di maturità e si è evoluta attraverso un percorso di crescita unico: diverse sono quindi le necessità di ogni anima»
«E quindi Maestro Yury?»
2.1 «Le vie del perfezionamento sono molteplici»
«Allora io, misero ingegnere, come posso fare per perfezionarmi? Devo, ad esempio, dedicarmi solo ed esclusivamente al lavoro?»
«Per perfezionarti il tuo scopo deve essere l'amore ma anche la ricchezza, il potere e il successo...» - disse il Maestro sorridendo.
«Ma Maestro! Avevate detto che l'amore, e tutte le altre cose, non sono obiettivi degni da perseguire!»
«Non limitarti ad ascoltare le mie parole ma cerca anche di comprenderne il significato: non sempre il significato equivale letteralmente a quanto dicono le parole! Le parole sono spesso inadeguate...»
«Ma allora... mi dispiace Maestro Yury ma continuo a non capire...»
«Ascoltami: per cuocere il cibo hai bisogno del fuoco ma per spegnere un incendio hai bisogno dell'acqua. Così se la tua anima ha freddo c'è bisogno del fuoco ma se essa brucia c'è bisogno dell'acqua. Ogni anima ha le proprie necessità»
«E quindi quale scopo devo perseguire per perfezionarmi?»
«L'amore ma forse anche la ricchezza, il potere o il successo. Dipende di cosa la tua anima ha più bisogno per perfezionarsi: se manca di comprensione l'amore potrebbe essere necessario al tuo perfezionamento, ma se tu fossi troppo umile anche la ricerca del potere potrebbe migliorarti. Oppure, se tu disprezzassi il denaro, il tuo scopo potrebbe essere quello di ricercare la ricchezza.»
«Capisco Maestro Yury! Ma non esiste una linea guida, un suggerimento utile a tutti per indirizzarci nella direzione giusta?»
«Sì. Certamente esiste»
«E di cosa si tratta?»

continua...