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martedì 21 febbraio 2017

L'euro assassino

L'argomento di oggi è semplice: perché l'euro è stato ed è mortifero per l'economia italiana.

In realtà questo pezzo non lo dovrei scrivere io: al massimo dovrei limitarmi a fornire ai miei lettori dei collegamenti a Goofynomics dove questo argomento viene trattato estesamente, con dovizia di dettagli, dati precisi e relative fonti.

Però, siccome 1. sono abituato a semplificare quanto leggo ai miei lettori, 2. non saprei a quale “specifico” articolo di Bagnai rimandare; ho deciso quindi di provare a spiegare personalmente questa “complicata” verità economica che da anni sfugge ai nostri geniali politici (di tutti i colori; perché anche chi è contro l'euro/EU lo è per altre ragioni, talvolta pure irrazionali). Ci ho ragionato stanotte e tutto mi è sembrato semplice e ovvio: vediamo se riesco a dare anche ai miei lettori questa sensazione...

Supponiamo che ci siano due stati ciascuno con la propria economia, le proprie leggi, le proprie tasse, le proprie politiche sociali, il proprio sistema pensionistico, costo del lavoro, costo dell'energia, la propria mentalità imprenditoriale, i propri politici etc... e, soprattutto, la propria moneta.

Per semplicità chiamiamo uno di questi stati Germania e l'altro Italia. Supponiamo che questi due stati commercino fra loro.

Ipotizziamo che in questo dato momento i prodotti tedeschi, vuoi per la loro qualità ma soprattutto grazie allo specifico contesto economico, siano particolarmente allettanti: abbiano cioè un “buon” prezzo. Al contrario gli scadenti prodotti italiani, anche per il particolare contesto economico tipico dell'Italia, abbiano dei prezzi troppo alti cosicché nessuno li voglia, tantomeno i tedeschi.

Ecco quindi che gli italiani preferiscono acquistare in Germania.
Ma cosa succede quando un italiano (con le lire nel borsellino) vuole comprare un prodotto tedesco? Va alla propria banca, che gli cambia le lire in marchi, ed effettua poi il proprio acquisto. La banca italiana nel frattempo ha contrattato con una banca tedesca di scambiare tot lire in cambio di tot marchi: ed è proprio questa “contrattazione” il centro del problema.
Se alle banche tedesche arrivano un sacco di lire di cui non sanno cosa farci (perché i tedeschi non comprano prodotti i “costosi” prodotti italiani) ecco che ne chiederanno sempre di più in cambio dei propri marchi: in altre parole il marco, dal punto di vista degli italiani, diventerebbe “più caro”.
E quale sarebbe la conseguenza? I prodotti tedeschi diverrebbero sempre meno convenienti e gli italiani smetterebbero di acquistarli; al contrario i tedeschi sarebbero sempre più interessati a comprare i prodotti italiani a causa del “cambio favorevole”.

In altre parole se due paesi hanno una propria moneta, il cui rapporto di cambio non sia bloccato, si raggiunge una sorta di naturale equilibrio fra le valute che va anche a compensare le differenze nel contesto economico.

Ma cosa succederebbe se il cambio fra lire e marchi fosse bloccato (come attualmente lo è a causa dell'euro)?
La Germania potrebbe continuare a vendere i propri prodotti agli italiani (ottenendo un surplus enorme nella propria bilancia commerciale) e gli imprenditori italici, per non fallire, dovrebbero trovare la maniera per diminuire i propri costi di produzione.

Ma gli imprenditori italiani non possono cambiare le tasse del proprio paese, lo stato sociale e tutti gli altri elementi che influiscono sul proprio contesto economico. Quello che possono cercare di fare è solo diminuire i costi a partire da quello del lavoro.
E questo è quello che sta avvenendo (v. Euro e articolo 18): l'abbattimento dei costi avviene in maniera diretta, con contratti capestro, e più indirettamente, riducendo i diritti dei lavoratori, in maniera che si accontentino di meno e lavorino di più.

Inutile dire che questa “soluzione” di tagliare i costi è solo una pezza temporanea che, oltretutto, crea ingiustizia sociale. Perché io lavoratore italiano dovrei stare in Italia dove sono pagato meno, ho servizi peggiori, pago più tasse, etc...? Ecco quindi che chi può, soprattutto se ha delle competenze vendibili, preferisce emigrare rendendo il proprio paese ancora più povero (v. Scienza e denaro)...

Ecco quindi cos'è successo: l'euro ha assassinato la nostra economia e le zucche vuote dei nostri politici (coloro che avrebbero dovuto capirlo e prendere provvedimenti opportuni) neppure se ne rendono conto.
Se si guarda le scelte dei paesi europei che hanno aderito all'euro diviene tutto più chiaro: la Germania sapeva ciò che faceva e ne era felice, l'Olanda pure; la Francia sapeva ciò che faceva ma pensava di essere fra gli stati che ne avrebbero tratto vantaggio; l'UK sapeva che la sua economia sarebbe stata spazzata via ed è rimasta saggiamente fuori dall'euro; gli altri paesi del sud Europa, caratterizzati da un alto livello di incompetenza politica, Italia in testa, invece non sapevano cosa facevano.
Non per niente l'acefalo Prodi probabilmente ancora si sente un grande statista per aver “portato l'Italia in Europa” con un cambio sfavorevole e non si rende conto (o magari non gli interessa?) di aver distrutto 20/30 anni di crescita, in pratica rovinando il futuro di una generazione di italiani.

Poi ci sarebbe da parlare delle imposizioni assurde e controproducenti che arrivano dalla EU ma questa sarebbe un'altra storia...

Conclusione: mentre scrivevo mi è tornato in mente che molti concetti espressi oggi devo averli letti questa estate su Goofynomics (qualcosa “sulle oscillazioni del cambio/bilancia commerciale”: un articolo piuttosto tecnico che non capii del tutto. Forse era I disallineamenti dell'euro? No, era simile ma più tecnico...) ma all'epoca mi mancavano degli elementi per comprendere il quadro generale. Come però sovente mi accade, magari a distanza di mesi, ricordo, integro con altre informazioni e collego tutto insieme...

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