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sabato 4 febbraio 2017

Programma Trump (3/6)

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.07). In particolare i capitoli: 3, 9, 10 e 12(*2).

Questa serie su Trump sta già iniziando ad annoiarmi: soprattutto l'iperattività del presidente è tale che la cronaca sembrerebbe essere molto più interessante di questa mia analisi, volutamente fredda e analitica, del suo programma.

Forse è bene spiegare il vero scopo di questa mia ricerca: Trump ([E] Cap. 10) non è il burattino dei parapoteri che sarebbe stata la Clinton (Hillary o Donald e il corto Sempre Trump), però, come provenienza ([E] Cap. 3), ne è un suo esponente. Paradossalmente questo non significa che automaticamente ne proteggerà gli interessi (come invece avrebbe fatto sicuramente Hillary) perché, come singolo, il suo comportamento è imprevedibile (*1): lo ritengo improbabile ma non è da escludere che decida coscientemente di fare delle scelte che vadano contro gli interessi del suo gruppo originario di appartenenza.
Insomma voglio capire, basandomi sul suo programma, se Trump sia consapevole del problema ([E] Cap. 9) sociale che attanaglia l'intero mondo occidentale: lui ha colto il sintomo principale, ovvero la crisi economica che ha colpito il ceto medio americano, ma se non ha capito cosa l'abbia veramente provocata allora i suoi interventi saranno dei pugni scagliati a casaccio ([E] Cap. 10): a volte potranno colpire il bersaglio ma più spesso saranno inutili.

Per questo motivo, in queste mie analisi del “programma” di Trump, cerco di capire se i singoli provvedimenti della sua politica saranno utili sotto questo punto di vista (ovvero tenendo conto delle vere cause della crisi) al popolo americano oppure no.

Dopo questa lunga premessa l'articolo che analizzerò oggi è Bringing Back Jobs And Growth:

1. Dalla crisi del 2008 gli USA hanno perso 300.000 posti di lavoro nell'industria manifatturiera, il debito pubblico è raddoppiato, il numero di lavoratori è ai minimi dagli anni '70 e la classe media si è ridotta.
2. L'obiettivo di Trump è creare 25 milioni di nuovi posti di lavoro e ottenere una crescita economica del 4%.
3. Riduzione delle tasse per ogni fascia sociale.
4. Diminuzione delle tasse per le multinazionali.
5. Semplificazione delle regole per la tassazione.
6. I precedenti tre punti porteranno a milioni di nuovi posti di lavoro e aumenteranno la crescita economica.
7. Il presidente conosce l'importanza di allontanare Washington (?) da piccoli commercianti, imprenditori, lavoratori.
8. Nel solo 2015 le regole federali sono costate all'economia usa 2 trilioni di dollari.
9. Per questo motivo il presidente chiederà ai capi delle diverse agenzie federali di identificare le regolamentazioni che riducono i posti di lavoro e indirà una moratoria su nuove leggi in questo senso.
10. Grazie alla sua esperienza il presidente comprende l'importanza di ottenere accordi internazionali favorevoli agli USA.
11. Vecchi accordi verranno rinegoziati e una posizione più ferma verrà assunta nelle nuove trattative. Questo riporterà negli USA lavori ben remunerati e nell'industria manifatturiera.
12. Gli USA non tollereranno che i partner commerciali adottino delle politiche commerciali illegali che danneggino i lavoratori USA.
13. L'obiettivo di queste politiche è ottenere 25 milioni di nuovi posti di lavoro.

Punto 2: l'obiettivo pare ambizioso...
Punto 3: bene.
Punto 4: male.
Punto 5: nì. Regole più semplici per la popolazione sono sempre un bene perché equivalgono a più libertà ([E] Cap. 12 (*2)) ma sono un inutile favore alle multinazionali perché, analogamente, le rende ancora più forti.
Punto 9: come per il punto 5: le regole più semplici sono un bene per la maggioranza della popolazione ma anche un'inutile favore alle multinazionali.
Punto 10: la mia sensazione è che gli USA, almeno con l'Europa, ottengano già degli accordi favorevoli ma magari è una mia impressione...
Punto 11: bo, mi pare difficile da ottenere nero su bianco: quale nazione si impegnerebbe volontariamente a perdere dei posti di lavoro per portarli altrove? Cioè la variazioni dei posti di lavoro è un effetto indiretto degli accordi e quindi non direttamente negoziabile.
Punto 12: di nuovo un minaccioso accenno a una politica imperialista. Ma, magari, sono io che interpreto erroneamente questo punto.

Come al solito è difficile trarre delle conclusioni univoche da questo articolo: tutto dipende da come effettivamente si realizzino i singoli punti.
Di certo la semplificazione delle regole è un beneficio per la popolazione ma lo è altrettanto, anzi in proporzione di più, per le multinazionali perché queste sono in grado di sfruttare aggressivamente ogni più piccolo vantaggio.
Da tenere poi presente che alla riduzione delle tasse dovrà fare eco una riduzione della spesa pubblica a meno che la crescita economica non le compensi: ma questo credo sia una politica consapevole di Trump.

Conclusione: le vere conclusioni le trarrò alla fine di questa serie di articoli ma la sensazione è che Trump per curare il sintomo di un malessere economico della classe media voglia somministrare una cura anch'essa economica quando però invece, per essere realmente efficace, dovrebbe essere politico/sociale.

Nota (*1): come i re delle monarchie assolute che, pur essendo membri della nobiltà, talvolta la colpivano a beneficio delle altre classi sociali.
Nota (*2): ancora nella versione beta 2 dell'epitome il capitolo 12 non è presente ma lo sarà nella prossima...

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