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venerdì 8 novembre 2019

Mistero marino

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 1.3.2 "Westernheim").

Ieri sono stato da mio padre e… mi sono dimenticato di riprendermi il pezzettino di Epitome che avevo scritto da lui l’altra settimana (v. il corto Microsocietà)! Vabbè, sono fatto così: supersbadato, superdistratto e superdisordinato…

Comunque almeno la mia visita mi ha fatto riflettere: abbiamo infatti visto uno spezzone di una specie di documentario/servizio giornalistico su Focus.
La struttura era questa: immagini del mare inquinato e pieno di plastica e poi signorina/giornalista che cercava di imboccare (o magari era poco preparata lei, non so) alcuni concetti all’esperto di turno che però la smentiva! Ad esempio: Lei - “Noi italiani ricicliamo poco e male, vero?”; esperto - “No, ricicliamo molto ma...” e lei sintetizzava poi (incorrettamente) “Allora dobbiamo riciclare di più!”
Ovviamente ho resistito 3-4 minuti poi ho tolto l’audio e ho spiegato la mia opinione a mio padre.

Io: «Babbo, dove butti la spazzatura?»
B: «Eh?»
Io: «La spazzatura la butti dal terrazzo direttamente in strada?»
B: «No, la separo...»
Io: «Ma le tasse sui rifiuti le paghi?»
B: «Certo!»
Io: «Ma allora com’è che i tuoi rifiuti di plastica finiscano in mare? Se tu non ce li getti direttamente allora lo fanno le aziende, lautamente pagate, che li raccolgono? Invece di smaltirli sono loro a gettarli in mare? Oppure è solo la spazzatura differenziata male che viene “smaltita” nel mare?»
B: «Eh?»

Quello che cercavo di dirgli è che non capisco come faccia la spazzatura dell’italiano medio a finire in mare: non escludo che ci sia qualche demente che getta la propria immondizia direttamente nei fiumi ma sono sicuro che si tratterebbe di una piccolissima minoranza…
E con le nostre tasse non paghiamo affinché i rifiuti finiscano in inceneritori, discariche o, molto meglio, riciclati?
In quale fase di questo processo avviene il “dirottamento” nel mare?
Forse sono le aziende che inquinano? Ma allora perché si insiste così tanto sul comportamento del privato cittadino?
Se qualcuno esperto di rifiuti potesse illuminarmi ne sarei felice: al momento, per me, come i miei rifiuti finiscano in mare resta un mistero…

Chi ha letto la mia Epitome (basta la “Premessa” quindi a forse 3-4 persone si arriva!) sa che io credo che ogni mistero abbia una spiegazione, magari sgradita, e che questa vada ricercata e indagata.
E come al solito non posso trattenermi dal fare ipotesi.
1. Le aziende che noi paghiamo (a caro prezzo) per smaltire i rifiuti in verità non lo fanno o lo fanno solo parzialmente. Magari c’è dello scarica barile: i rifiuti vengono passati ad altre società, magari estere, che vengono a prenderli con dei barconi ma poi, invece di portarli dall’altra parte del mondo, li scaricano in mare (*1)…
2. I rifiuti italiani non finiscono in mare ma altri sì. Non riesco a non pensare al Nilo: mio padre al ritorno da una vacanza in Egitto mi disse che in un canale a Il Cairo aveva visto un cammello morto. Ora è possibilissimo che altri rifiuti, sia in Egitto che nel resto dell’Africa, vengano riciclati meglio ma ho i miei dubbi (*1)…
3. Magari i miei rifiuti vengono effettivamente smaltiti bene ma, in altre zone d’Italia non è così (*1).

Non so: forse pensandoci ulteriormente potrei pensare ad altre possibilità…
Comunque in queste tre mie ipotesi il privato cittadino italiano può fare ben poco: che smaltisca di più o meglio non dovrebbe impattare sull’inquinamento marino: i problemi sarebbero altrove…

Alla luce delle mie ipotesi allora l’immagine del mare inquinato verrebbe usata strumentalmente, facendo sentire ingiustamente in colpa gli spettatori, per spronarli a riciclare “di più e meglio”.
Sicuramente, siamo tutti d’accordo, sarebbe un bene se gli italiani riciclassero “di più e meglio” ma, mi chiedo, è moralmente lecito convincerli a farlo con l’inganno?

La risposta ce l’ha già data Kant qualche secolo fa.
Per Kant mentire a una persona equivale a considerarla un mezzo e non un fine: in pratica a usarla privandola della libera scelta. E per Kant questa privazione è molto grave: la dignità dell’individuo sta nella libertà di prendere le proprie decisioni razionali e autonome.
Fornire informazioni false o fuorvianti (indipendentemente dal fine) equivale a porre l’uomo in una condizione di eteronomia.

Aggiungo che questa degradazione, l’utilizzare l’uomo come un mezzo, è sfortunatamente caratteristica della nostra epoca. Ne scrivo ampiamente nell’Epitome ([E] 13.3): per vari motivi che non sto qui a spiegare stiamo passando da una morale che mette al centro l’uomo con tutti i suoi diritti a una morale degenere che pone il profitto come fine ultimo e vero “bene” della società.
Non è un caso quindi che l’informazione si senta libera di fuorviare, con bugie "innocue" e a "fin di bene", il cittadino comune se questo porterà un qualche profitto alla società (e, preferibilmente, un profitto economico magari per pochi).

Conclusione: davvero trovo sia un mistero come la MIA plastica finisca in mare. Magari fra qualche tempo scoprirò che c’è una ragione ben precisa, che non avevo contemplato nelle mie ipotesi, che spiega perfettamente e logicamente il fenomeno: vedremo…
Resta comunque la verità della mia intuizione di fondo: i media (ma anche i politici) si sentono moralmente giustificati a ingannare a “fin di bene” i cittadini anche a causa dello slittamento etico dall’uomo al profitto.

Nota (*1): ripeto: tutte ipotesi, plausibili e non, che mi girano nel cervello per spiegare il mistero...

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