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lunedì 20 maggio 2013

Randa

La memoria, una mia amica, il tè e Mario Monti: tutti questi elementi hanno in comune la randa. Impossibile? Leggete...

Qualche mese fa una mia amica venne a trovarmi a casa: siccome era pomeriggio le offrii del tè...
Inizialmente mi parve entusiasta ma quando arrivai con tutto l'armamentario (vassoio, teiera, tazze, zucchero, cucchiaini, etc...) mi distrasse e poi finì, addirittura, per non assaggiarlo.

Con molto masochismo e un pizzico di ironia qualche mese fa ho letto il libro I pirati di Mario Monti, Ed. Longanesi & C., 1968. A incuriosirmi era stato il nome dell'autore, omonimo (*1) dello sciagurato ex presidente del consiglio. L'opera in sé, come supponevo (*2), è estremamente modesta e priva di interesse: parte male, quasi schernendo i pirati descritti da Salgari (*3), e prosegue peggio con un'accozzaglia di biografie di pirati più o meno famosi...

Riguardo la memoria ho da citare due fatti.
Primo: ho già diffusamente parlato del programma Anki: devo solo aggiungere che da qualche mese ho creato una libreria di schede (cercando le definizioni dai vocabolari in rete) formate dalle parole nuove (o, a volte, semplicemente poco chiare) che incontro nei libri che leggo. In questa maniera rafforzo la memoria e do più valore alle mie letture.
Secondo: in Zio primevo ho accennato alla capacità della mia memoria di ricordarsi, anche per periodi molto lunghi, i dettagli che sul momento mi lasciano perplesso.

Infine la tazza. Probabilmente non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro visto che i miei argutissimi e dottissimi lettori avranno già combinato tutte le tessere del mosaico insieme ma, per gli stolti lettori occasionali, spiegherò anche quest'ultimo dettaglio...

Come credo di aver già scritto, fin dall'infanzia sono un accanito bevitore di tè: sfortunatamente non sono altrettanto solerte a pulire le mie tazze che, in genere, finiscono nel lavandino più o meno riempite d'acqua, e là aspettano che io mi decida a lavarle.
Il risultato è che sul bordo superiore, all'interno, hanno una specie di anello più scuro dato dalla colorazione del tè. Per quanto mi impegni con la spugnetta non c'è verso di toglierlo e, alla fine, mi ci sono abituato...
Ieri la svolta! Ho provato a grattare l'anello con un'unghia e mi è parso che qualcosa venisse via: allora ho preso la spugnetta metallica e... magia! Ho rimosso senza alcuna difficoltà ogni traccia di tè!

Riassumo (*4): leggendo I pirati mi sono imbattuto in un sacco di termini marinareschi (tolda, bompresso, trinchetto, boma, cassero, casseretto, drizza, strallo, etc...) fra cui anche “randa”; così ho cercato la definizione di “randa” per inserirla in Anki: beh, “randa” non ha il solo significato di vela orientabile al vento (grazie alla boma) ma deriva (poco fantasiosamente!) dal gotico randa e ha anche il significato di “bordo, orlo superiore, specialmente di cosa circolare”; si può quindi dire che le mie tazze avevano la randa sudicia; e, riecco la memoria, il particolare che mi aveva colpito della mia amica era stato il suo sguardo in tralice, quasi non volesse farsene accorgere, alla tazza dalla randa marroncina che le avevo offerto...

Conclusione: le donne non bevono il tè.
Suvvia, facciamo un mea culpa completo: le donne non bevono il tè dalle tazze con la randa sudicia!


Nota (*1): cioè CREDO si tratti solo di un omonimo!
Nota (*2): ammetto che ero molto prevenuto...
Nota (*3): penso infatti che se Salgari avesse avuto la possibilità di dedicarsi con calma al suo lavoro di scrittore avrebbe realizzato dei veri e propri capolavori.
Nota (*4): ovviamente solo per gli stolti lettori occasionali: sono consapevole che gli eroici lettori indefessi hanno già capito tutto...

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