«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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mercoledì 2 agosto 2017

Le due tazze

Un giorno il nobile e anziano samurai giapponese Tomato Sugo incontrò, sul bordo della piscina di un grande albergo, una donna di malaffare occidentale. Il samurai osservò le movenze languide di lei, le membra flessuose che con consumata ostentazione, con movenze aggraziate, catturavano ogni sguardo. Poi le si avvicinò e in tono severo le disse: «Giovane geisha scostumata che mostri la tua pelle nuda tanto al sole che agli sguardi libidinosi: quanto chiedi per una notte d'amore e qualche tazza di sakè in mia compagnia?»
La geisha sollevò sulla fronte gli occhiali dalla montatura rosa e le lenti riflettenti e inarcò un sopracciglio. Poi lentamente, scandendo bene le parole, rispose: «Tu chiedi gran cosa o mio signore e padrone...»
Ed egli ormai rapito dal suo fascino perverso: «Ti pagherò qualsiasi cifra tu ritenga equa... fosse anche 100€!»
Ma la spudorata neppure arrossì e, senza falsa modestia, precisò con soavi e poetiche parole:
«Che tu preferisca mano,
bocca, nido di giada o ano
cambia la ricca mercede
che il mio sudore richiede.
Ma con meno di 40 euri te la cavi
perché in Italia non siamo ladri...»
Il samurai ammutolito dall'eloquente favella della spudorata donna, rimase interdetto, e completamente senza parole, prontamente rilanciò: «Magari 80 euri allora...»
Ma la geisha alzò verso il cielo l'indice affusolato della mano cricetiforme e disse: «Il problema non è il prezzo, ma le tazze...»
«O che pagate anche voi le tasse in Italia?» - interloquì sorpreso il vecchio giapponese.
L'involontaria battuta del samurai provocò un sorrisetto gelido nella donna che, per un attimo, non poté impedirsi di mostrargli tutti i suoi aguzzi dentini da predatrice; così, gentilmente, gli spiegò: «Vecchia fava di ca##o, ho detto “tazze” non “tasse”! Lascia che ti racconti la loro triste storia e capirai...»
Così la geisha tornò a reclinarsi sulla sdraio e prese a ungere con tumido olio lucente e salace aceto piccante le proprie molli forme, a stento trattenute dal costume succinto.

Poi, con una melodiosa voce nasale, iniziò a cinguettare la sua storia: «Avevo due tazze belle, bellissime, anzi abbastanza belle. Ma poi un giorno iniziai a cercare la mia griglia: la cercai disperata per giorni e giorni, nei boschi e nelle riviere, ma non riuscivo a trovarla. Poi ebbi un'ispirazione: era stato lui? Avrebbe potuto essere stato davvero LUI? Del resto quale altro essere avrebbe potuto avere essere stato avuto se non LUI davvero? Così gli telefonai... E lui “Ma tu ne avevi due!” e io “ma quella griglia adorata la mia augusta Madre me l'aveva donata e per me era più cara al cuore che una pecora al suo lupo!” e lui “Se vuoi te la riporto...”. Adesso inizi a capire? Adesso capisci?! E se ora ancora non capisci allora capiscerai poi... Così io, che non sono certo un vecchio tegame, domenica ho comprato un'altra griglia per 16€. Questa è la triste storia delle mie tazze e delle mie lenzuola: ora tu sai...»

Il samurai inorridito da questi esecrabili atti non trovò di meglio che fare seppuko: non avendo la sua spada a portata di mano usò la propria macchina fotografica, una Canon molto affilata.

La bella geisha occidentale sorrise felice, stesa a prendere il sole sulla sdraio come una lucertola su un cocomero, come una moglie ubriaca dentro una botte, come una gatta che va al lardo per cogliere l'uva, indifferente ai rantoli di morte del giovane vecchio samurai che si contorceva agonizzante, nelle proprie frattaglie insanguinate, a pochi passi dai piedini piccoli e delicati di lei.

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