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mercoledì 5 giugno 2013

Northanger

L'abbazia di Northanger (*1) è stata una sorpresa veramente positiva.
Di Jane Austen avevo già letto un altro romanzo (mi vergogno ad ammetterlo ma non ricordo se si trattava di Orgoglio e pregiudizio oppure di Ragione e sentimento!) che mi era sì piaciuto ma non mi aveva entusiasmato: ne avevo apprezzato l'umorismo ma la semplificazione “uomini tutti cattivi” mi era sembrata un po' banale. Avevo trovato la storia piacevole ma le disavventure che puntualmente intralciavano l'amore dell'eroina un po' forzate (non prese singolarmente ma nel loro complesso). Insomma mi sembrava che l'autrice complicasse artificiosamente la trama e strizzasse troppo l'occhio alle proprie lettrici...
Per qualche motivo mi ero convinto che anche gli altri romanzi della Austen dovessero essere tutti simili a questo!

Ho invece trovato L'abbazia di Northanger molto diverso: più sincero, per certi versi sperimentale e senza la preoccupazione di piacere alle proprie lettrici.
Questo romanzo trabocca di umorismo, quasi scanzonato: anzi buona parte dell'idea alla base della trama si basa sul prendere bonariamente in giro l'ingenuità della protagonista. Infatti la storia è di una semplicità sconcertante: manca il classico obiettivo con relativo ostacolo da superare e non c'è un nemico da sconfiggere. Semplicemente viene descritto l'innamoramento di una ragazza di buona famiglia ma di campagna che, per la prima volta, lascia la casa natale. C'è una falsa amica e un corteggiatore indesiderato che però, nel complesso, non ostacolano particolarmente la protagonista. Poi la vicenda si sposta nell'abbazia del titolo ma anche qui la trama procede lineare: c'è solo il colpo di scena dello strano comportamento del padre del suo innamorato ma il mistero è subito svelato, tutto si risolve e il libro termina.
Si potrebbe credere che tutta questa semplicità renda il libro noioso ma non è così: la lettura è piacevolissima e scorre senza problemi. Per qualche strana ragione si è curiosi di sapere come va a finire la storia... Ecco forse ho capito! La protagonista è così ben delineata che si finisce per immedesimarsi con lei e quindi a prendere a cuore il suo destino...
Gli altri personaggi invece sono molto caratterizzati ma altrettanto superficiali. Le figure maschili sono equamente divise fra positive e negative e, anche le seconde, non lo sono poi troppo...

Insomma è evidente che si tratta di un'opera prima con i suoi pregi e i suoi difetti ma io ne ho apprezzato molto la spontaneità che mi è parsa invece mancare nell'altra sua opera che ho letto.

Un altro particolare che mi ha colpito è il contrasto fra il mondo romantico da cartolina descritto dalla Austen e la “sporca” Inghilterra descritta da Dickens (qualche decina di anni dopo) nell'Oliver Twist (v. O. T.): sembrano due dimensioni completamente diverse. E la completa assenza di realismo nel romanzo della Austen fa riflettere: in un paio di passaggi la protagonista distingue fra “superiori”, come lei stessa e tutti i benestanti, e gli “inferiori”, ovvero la gran parte della popolazione. Non è chiaro quanto questa visione del mondo sia condivisa dall'autrice ma credo non poca...

In conclusione un libro piacevole che si legge bene: probabilmente non è il più rappresentativo della Austen e quindi, se ci si vuole fare un'idea del suo stile, sarebbe meglio leggere qualcosa d'altro. Se però si vuole solo fare una lettura piacevole allora va benissimo...

Nota (*1): L'abbazia di Northanger di Jane Austen, Grandi Tascabili Economici Newton, 2011, traduzione di Elena Grillo.

1 commento:

  1. Si tratta di un'opera giovanile di Austen, che intendeva fare la parodia del Romanzo Gotico tradizionale (tipo Radcliffe o Monk Lewis), mostrando come il vero "male" non sia un'entità metafisico-immanente, ma il nascente capitalismo, sotto le spoglie del padre di Henry Tilney...non a caso Marx adorava i romanzi della Austen. "Northanger Abbey" non è uno dei romanzi più apprezzati (hai azzeccato anche questo), perché era stato scritto per la cerchia familiare (ecco perché, come hai scritto, si sente che l'autrice non vuole compiacere il pubblico, ma solo divertirlo :).

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