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sabato 17 dicembre 2011

O.T.

Che non sta per Oxtra Terrestre ma bensì per Oliver Twist.
Stanotte ho infatti terminato di leggere il primo romanzo della raccolta di Dickens (vedi Compulsioni collaterali) ovvero “Oliver Twist” (*1).

Il romanzo mi è piaciuto molto: soprattutto è scritto benissimo. Ogni singola frase è arguta e piacevole da leggere. È incredibile pensare che questo libro fu scritto nel 1837. Beh, la storia risente un po' del tempo e anche la trama è piuttosto piatta ma lo stile è freschissimo.
Sia la descrizione degli ambienti e soprattutto dei personaggi sono molto accurate e spesso divertenti.
Solo nei capitoli finali, bruscamente, i cattivi vengono puniti uno ad uno e i buoni vivono felici e contenti. La mia sensazione è che all'autore, all'esordio col suo primo romanzo (!), questo finale moralistico fosse stato un po' imposto dagli editori: “Oliver Twist” uscì infatti in 20 fascicoli mensili.
La riprova l'avrò leggendo i suoi romanzi successivi (e specialmente il “David Copperfield” che, a detta di Dickens, fu il suo romanzo preferito...) e verificando se hanno tutti una morale semplicistica come questo...

Adesso potrei riempire una pagina spiegando quanto Dickens mi sia parso superiore all'odiatissimo Manzoni (il cui “capolavoro”, i “Promessi sposi”, ha il muffoso aspetto di un Roquefort ed è molto meno buono...) ma non voglio annoiare i lettori con le mie osservazioni faziose...

Voglio invece evidenziare due curiosità che mi hanno colpito.

All'inizio del capitolo XXVII l'autore si lancia in una strana digressione su un personaggio già introdotto nei capitoli precedenti: un altezzoso “custode parrocchiale” pieno di sé, forte con i deboli (i bimbi dell'orfanotrofio e tutti coloro che dipendono dalla sua autorità) e debole con i forti (come si vedrà in seguito con la moglie e i protettori di Oliver sul finale).
La stranezza sta nella descrizione delle svariate virtù insite nella carica di “custode parrocchiale”. Qualche esempio: “...lo storico la cui penna traccia queste righe... aveva posticipato l'introduzione, a questo punto, di una dissertazione concernente il diritto divino dei custodi parrocchiali, esplicativa della tesi che un custode non erra mai... egli sarà pronto a mostrare che un custode propriamente detto, ovvero un custode parrocchiale, incaricato all'ospizio della parrocchia e, nell'ufficialità delle sue funzioni, addetto alla chiesa parrocchiale, è in possesso, in virtù del suo ufficio, di tutte le più alte ed eccellenti qualità umane...” e continua a lungo su questo tono...
Mentre leggevo questa descrizione mi è parso evidente che si riferisse a questo testo: “Proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa”, ovvero al dogma dell'infallibilità del Papa vedi (Pastor Aeternus su wikipedia.it).
La cosa strana è che il dogma dell'infallibilità è del 1870 mentre, come detto, Oliver Twist è del 1837!!

Nel capitolo XXII c'è invece un macroscopico errore nella trama!
In questo capitolo Oliver, che veniva tenuto segregato in casa dall'ebreo Fagin (uno dei supercattivi), viene affidato al violento ladro Sikes per fare un furto in una casa di campagna.
Oliver era necessario per il colpo a causa della sua corporatura esile: c'era bisogno di un bambino che potesse passare da una piccola finestra (troppo stretta per un uomo o un ragazzo) e aprisse la porta ai ladri dall'interno. E infatti Sikes dice a Oliver “Io adesso t'aiuto a ficcarti là... ...vai dritto fino al disimpegno della porta d'ingresso, togli la serratura e ci apri”. Ma le cose non vanno come previsto: Oliver, calato giù dalla finistrella, ha deciso di non collaborare con i ladri e anzi di urlare per svegliare gli abitanti della casa. Mentre si dirige verso le scale viene però ferito dal colpo di pistola di un domestico che si era svegliato. E qui c'è l'incongruenza: Sikes “appare” alle spalle di Oliver, risponde al fuoco, si carica il ragazzo in spalla e scappa via: ovviamente questo non è possibile perché Sikes dovrebbe essere ancora chiuso fuori dalla porta!
Credo di sapere il motivo di questa incongruenza: secondo me nella trama originaria Oliver apriva la porta ai malfattori e solo a quel punto c'era la sparatoria con i domestici. Successivamente Dickens si deve essere reso conto che in questa maniera Oliver si sarebbe reso complice di Sikes mentre, nel prosieguo della trama, diventa fondamentale che il bambino sia rimasto puro senza aver compiuto nessuna opera malvagia; per questo deve aver cambiato idea e affibbiato a Oliver la volontà di “dare l'allarme alla famiglia”: il risultato è che Oliver non apre più la porta della casa ma così, quando viene colpito da i domestici, Sikes è ancora chiuso fuori dalla casa!

Nel complesso un ottimo romanzo che si sciupa solo sul finale veramente troppo moralistico...

Nota (*1): per la precisione la versione di “Oliver Twist” contenuta all'interno della raccolta “Dickens i grandi romanzi” della Newton Compton Editori, 2011 (trad. di M. Martino).

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