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mercoledì 28 dicembre 2011

Carriera scolastica (1/3)

Premessa: scrivendo questo post mi sono reso conto di un aspetto del mio carattere/comportamento che, sebbene sotto i miei occhi, mi era sempre sfuggito.
La sua essenza è che mi impegnavo per dare il meglio di me solamente per ricevere l'approvazione degli insegnanti che mi “piacevano”. Il verbo “piacere” è molto vago e proverò quindi a definire meglio cosa intendo: dovevano essere persone che mi sembrassero intelligenti e delle quali valesse la pena cercarne la stima. Beh, la maestra è un caso a parte: a quell'età tutti i “grandi” mi sembravano intelligenti. Di lei mi bastava il sorriso quando rispondevo esattamente. Siccome ho raggiunto questa intuizione solo quando ho finito di scrivere, ritroverete la precedente idea espressa in forme leggermente diversa nel seguito del post: è una ripetizione inevitabile visto che non voglio riscrivere tutto!
Ora sarebbe interessante capire come facevo a decidere chi fosse “intelligente” e chi no! Non so: probabilmente nella stessa maniera con cui individuo le persone con cui posso potenzialmente fare amicizia: devo percepire in loro una sorta di affinità, che abbiano un certo senso dell'umorismo, posati e non impulsivi (sia nel parlare che nell'agire), che parlino ma che soprattutto ascoltino... non so... persone capaci di capirmi se gli espongo una teoria strampalata delle mie...
È quindi una definizione oggettiva di intelligenza? No, ovviamente non lo è... In verità si tratta di persone verso le quali percepisco questa strana simpatia.
Comunque, nonostante questo, sono sicuro che i miei amici, se oggettivamente testati, risulterebbero di intelligenza superiore alla media.
Ovviamente anche i lettori indefessi di questo blog devono avere una grande intelligenza: e vediamo se con questa affermazione aumentano!!

L'idea di scrivere questo post (che per la sua lunghezza ho diviso in tre parti) mi è venuta ritrovando alcune delle mie vecchie pagelle scolastiche: è stato curioso osservare, a distanza di tanti anni, come venivo visto dalla maestra e dai vari insegnanti. Sicuramente l'idea che avevo di me stesso non era la stessa dei professori.
Soprattutto mi rendo conto che, in particolare alle medie, per vari motivi non capii il "ruolo" dei professori e mi misi, inconsciamente, in lotta contro di loro.

Ripercorro brevemente la mia carriera scolastica dal mio punto di vista: in prima e seconda elementare non mi era chiaro cosa si aspettasse la maestra da me. Soprattutto in prima elementare credo di aver rischiato perfino di essere bocciato (vedi anche KGB le Origini: Me.rit.ano)!
In terza invece, improvvisamente cambiai marcia, compresi che rispondendo alle domande rendevo la maestra contenta (io ero fra quei bambini a cui scappava di chiamarla “mamma”): ecco, mi piaceva dimostrare le mie qualità perché mi gratificava ricevere il suo apprezzamento. Allo stesso modo non ebbi problemi in quarta e quinta. L'unica eccezione era l'inglese: in prima elementare mi ero “innamorato” della bella insegnante americana ma, dalla seconda in poi, fu sostituita da un'antipatica insegnante inglese. Da allora io mi rifiutai di studiare tale lingua... (per avere un'idea di come io potessi, già a quell'età, essere molto cocciuto vedere il secondo aneddoto del post KGB le origini: esempi)

In prima media mi crollò il mondo addosso! Invece della maestra a cui ero molto affezionato trovai una professoressa di italiano severissima che faceva passare interi pomeriggi a riempire quaderni di esercizi di italiano a tutti i suoi alunni. Anzi non è da escludersi che il mio odio per la forma, e la grammatica in particolare, sia stata la mia “risposta” alle ingiustizie di questa professoressa (vedi KGB le origini: il Ribelle)... Contemporaneamente entrai nella pubertà spaccandomi tutti i denti cosa che mi dette un comprensibile handicap psicologico (vedi KGB le Origini: risa distratte) e che sicuramente influì anche sul mio rendimento scolastico. L'unica professoressa con cui mi trovai bene fu quella di matematica (che probabilmente chiamai “mamma” più di una volta!) che però non contava nulla rispetto a quella d'italiano.

In seconda media passai dalle suore alla scuola pubblica: mi sembrava un sollievo! L'insegnate più severa che trovai fu la professoressa d'inglese ma, a confronto con la prof di italiano che avevo avuto l'anno precedente, mi sembrava un gattino bagnato. Contemporaneamente iniziai a provare una sensazione estremamente sgradevole: mi resi conto che i miei professori erano più “stupidi” (*1) di me ma, nonostante questo, erano convinti di essere in grado di valutarmi (e lo facevano!).
Non sentendomi apprezzato né gratificato la mia reazione fu quella di non aprire libro: probabilmente, in condizioni normali, avrei comunque veleggiato con una sufficienza ampia ma la severissima professoressa d'inglese (materia che perseveravo a non voler studiare) era anche la vicepreside e, probabilmente, influenzò negativamente gli altri professori. In definitiva avevo una sufficienza scarsa anche nelle materie scientifiche.

Nonostante il consiglio negativo dei professori delle medie, che consigliavano un istituto tecnico, fui iscritto al liceo scientifico: mi avrebbe “insegnato a studiare” disse mio padre.
In realtà non imparai per nulla a studiare perché, anche allora, non aprivo praticamente libro (a parte per le odiate versioni di latino che, comunque, ho sempre tradotto a naso senza studiare la grammatica...)! A quell'età però il mio cervello era in piena forma: ricordavo verbatim tutto quello che veniva detto a lezione e la mia velocità di ragionamento e calcolo era tale che non avevo problemi nelle materie matematico/scientifiche.
Continuavo ad avere problemi con l'inglese (vedi La notte prima degli esami), con la grammatica italiana e con tutte le materie che reputavo inutili (latino e filosofia). Fortunatamente in quel periodo mi appassionai di giochi di ruolo e per questo iniziai a studiare l'inglese per conto mio, la prof di italiano (quella del triennio) odiava anch'ella il latino e ce lo faceva studiare il minimo indispensabile mentre per filosofia, a parte un anno con una professoressa acida e antipatica, ebbi come insegnanti un paio di veri filosofi che, come tali, presero il mio scarso interesse per la loro materia...
Insomma, pur senza aprire libro (diciamo che studiavo di media mezz'ora al giorno, forse meno), andavo benissimo nelle materie scientifiche e me la cavavo nelle altre che pur non mi interessavano...

L'appuntamento è la prossima settimana con le pagelle...

Nota (*1): Vedi commento riguardo i concetti ripetuti nella premessa...

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