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lunedì 9 agosto 2010

KGB le Origini: Risa Distratte

Ennesima puntata di "KGB le Origini". Avendo poca voglia di scrivere, suppongo, sarò più breve del solito. Inoltre tratterò solo due aspetti secondari del mio carattere invece che tre come nel post precedente.

Ridolini: Probabilmente questo sottotitolo è fuorviante. Ridolini è infatti il soprannome che mi aveva dato la maestra alle elementari. Il motivo, facilmente immaginabile, è che ridevo sempre. Questo potrà sorprendere chi mi conosce superficialmente perché, anche se raremente mi si può definire serio, ancora più insolito è vedermi ridere apertamente. Di natura mi considero piuttosto allegro e, anche quando sono serio e preoccupato, basta un niente per farmi sorridere. Ma come mai alle elementari ero "Ridolini" mentre al liceo non ridevo mai? Semplice: evidentemente è successo qualcosa alle medie! È significativo che, i precedenti post di questa serie, riportassero episodi della prima infanzia: non per nulla infatti il carattere si forma quando siamo molto giovani. Invece, l'episodio che mi accingo a raccontare, è successo quando avevo dodici anni, all'epoca della prima media.
Ero a spasso con mio padre e, fatalità volle, che, mentre stavo chiacchierando del più e del meno, provassi a saltare una basse catena di ferro con le mani in tasca. Calcolai male il salto e ci inciampai: avendo le mani in tasca non riuscii ad attutire l'impatto con il risultato che "azzannai" l'asfalto con i miei denti.
Un incisivo centrale si spezzò alla base, l'altro invece si spezzo diagonalmente e rimase "vivo" infine, un incisivo laterale si spezzo alla base ma rimase temporanemaente attacato alla gengiva.
Ricordo chiaramente molti episodi di quella giornata: il babbo che mi chiede se erano i denti da latte o quelle "definitivi", il babbo che mi loda perché non piango (in realtà non sentivo dolore), la mamma che quando mi vede ha una specie di crisi isterica, il babbo che viene rimandato a cercare sull'asfalto i denti rotti nel caso possano essere riattacati (li ho conservati a lungo in una scatolina che non aprivo mai).
Alla fine il dentista constatò che due denti erano rotti e il terzo (quello rotto a metà) avrebbe avuto vita breve; infine la mascella era microfratturata e quindi dovevo stare attento a non ribatterla (grazie!).
Non so per quale motivo fu deciso di aspettare che l'incisivo laterale, precariamente attaccato alla gengiva, si staccasse da solo. Per me era un impiccio perché, per mangiare, dovevo mordere usando solo il lato più esterno della bocca e comunque con molta attenzione: ma questo era il mio problema minore.
Quando dopo una settimana fui rimandato a scuola (con la raccomandazione di non sbattere la mascella, grazie!) mi accorsi che i miei compagni di classe sembravano inorriditi quando aprivo la bocca per ridere. Per questo imparai a controllarmi e smisi completamente di ridere.
In particolare rimasi turbato quando, finalmente, si staccò l'incisivo laterale dondolante: ero a scuola, durante l'intervallo, e stavo mangaindo la schiacciata. Evidentemente avevo morso un po' troppo violentemente (per modo di dire "violentemente": quel dente era attaccato per un niente alla gengiva...) e il dente si staccò rimanendo nella schiacciata. Vicino a me c'era solamente la super severissima insegnante di italiano così feci una battuta per sdrammatizzare e, probabilmente, sorrisi. Ricordo che, anche la prof, non riuscì a trattenere uno sguardo orripilato.
Passato qualche mese, una volta che la mascella fu tornata a posto, mi fu applicata una protesi temporanea per i due denti rotti mentre. quello ancora vivo. fu lasciato stare in attesa che "morisse". Il risultato fu che continui accuratamente ad evitare di ridere per molti anni. Solo finito il liceo mi fu applicata una bella protesi definitiva.
Non sto a spiegare quanto questo episodio abbia pesato sulla mia adolescenza.
Comunque adesso, se sono fra amici, non ho problemi a ridere però, quando voglio, riesco a mantenere la faccia totalmente inespressiva.

Distratto: Sono sempre stato distratto. C'è poco da aggiungere: credo sia la mia natura. Non solo sono distratto ma, quasi mai, riesco a concentrarmi completamente in quello che sto facendo. Se c'è una conversazione non riesco a non seguirla, oppure ogni piccolo rumore mi distrae: insomma sono sempre consapevole di quello che fanno le persone intorno a me. In effetti è una bella seccatura perché riuscire a concentrarsi, specialmente sul lavoro, è molto importante. Ovviamente potrei descrivere svariati episodi, più o meno divertenti, incentrati sulla mia distrazione eppure, come spesso mi capita, preferisco optare per narrare dell'UNICA volta in cui mi riuscì concentrarmi totalmente su quello che stavo facendo!
All'epoca ero in terza elementare. Andavo a una scuola privata gestita dalle suore e, fin dalla prima elementare, ci insegnavano l'inglese. In prima elementare la maestra era una ragazza americana che ci insegnava, in maniera un po' alternativa, usando disegni e stampini (*). Io mi trovavo molto bene e mi divertivo con lei. Sfortunatamente, l'anno successivo, fu mandata via e fu assunta una tradizionalissima donna inglese: per me fu antipatia a prima vista e, così, decisi di non studiare inglese. Chi ha letto le precedenti puntate saprà che, già all'epoca, fossi piuttosto testardo e che, quindi, il mio ostruzionismo verso quella materia fosse totale.
Comunque un giorno, durante l'intervallo, mi trovai a sfogliare il libro di testo. In una pagina c'era un capitoletto con il disegno di una torre con numerosi corvi che svolazzavano intorno.
Per qualche sciocca ragione mi dissi che, se mi fossi impegnato abbastanza, sarei riuscito a capire cosa diceva il testo. Tenete presente che, le mie uniche conoscenze linguistiche, erano "the" e una manciata di altre parole come "home", "black", "school" etc...
Così mi misi a studiare il testo parola per parola, cercando di individuare le parole usate più spesso, e aiutandomi con la fantasia per dare un senso a quel poco che capivo. In questa maniera, di sicuro, riuscii a identificare "crow" per corvo e, forse, "tower" per torre. Ero totalmente concentrato come mai prima d'allora perché, quello che cercavo di fare, richiedeva tutta la mia intelligenza.
Mentre ero sprofondato nella mia improba opera di traduzione iniziai a sentire del rumore di sottofondo che, sul momento, non mi distrasse; poi il rumore iniziò a crescere di intensità e, alla fine, mi accorsi che erano parole: tutta la classe stava urlando a squarciagola il mio nome mentre la maestra mi guardava sorridendo!
È difficile stabilire da quanto tempo si stesse cercando di richiamare la mia attenzione: suppongo che la maestra mi abbia chiamato personalmente un paio di volte durante l'appello, poi i compagni di classe più vicini avranno iniziato a urlare il mio nome e, vedendo che continuavo a non rispondere, sempre più bambini si saranno uniti al coro delle voci: insomma stimo che ci sia voluto almeno un minuto per scuotermi dalla mia concentrazione!
Da allora non mi è più successo niente di simile. Non è che rimasi traumatizzato o altro: la maestra non mi rimproverò e, io stesso, trovai l'episodio molto divertente. Solamente, non è nella mia natura, essere totalmente concentrato in qualcosa!

Nota (*): Non so quale fosse il vero nome degli "stampini". Io chiamo così dei piccoli timbri quadrati di legno con un'immagine di gomma in rilievo su uno dei lati. Per usarlo lo stampino doveva essere inumidito su un cuscinetto impregnato d'inchiostro e poi premuto con forza sulla carta. Il risultato era una piccola immagine che poi poteva essere colorata.

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