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sabato 21 agosto 2010

Attenzione! Democrazia al lavoro

Come sapete non seguo troppo i TG però, qualche notizia, arriva anche a me...
È iniziato il ritiro delle truppe americane dall'Iraq. Anzi è già finito: prudentemente infatti, l'annuncio del ritiro è stato dato, quasi a fatto compiuto, per evitare possibili incidenti (leggi “attentati”).

Quindi missione conclusa con successo?
Dipende...

Saddam è stato appeso e, sicuramente, non potrà più nuocere. A dire il vero, già da dopo la prima guerra, quella degli anni '90, Saddam era inoffensivo perché il suo potenziale militare era stato annichilito. Qualcuno potrebbe obiettare: ma Saddam era un dittatore e, ogni anno, migliaia di persone venivano torturate e/o uccise dalla polizia segreta. E invece questa guerra, con successiva occupazione, non ha fatto vittime civili? Stimo, ad occhio e croce, che la guerra abbia fatto almeno dieci volte più vittime... senza considerare la distruzione delle infrastrutture del paese e il generale impoverimento connesso...
Comunque Saddam è morto: su questo non ci piove. Obiettivo raggiunto.

L'Iraq adesso è una democrazia. Sì... beh, no... in effetti dipende...
Se per democrazia si intende l'apparato amministrativo che, partendo da libere elezioni, porta al potere delle persone che governano in nome del popolo, allora sì: la democrazia è arrivata in Iraq.
Se però, per democrazia, si intende una mentalità, una consapevolezza della responsabilità del proprio voto, il capire che bisogna votare chi fa bene e punire, non votando, chi fa male, la maturità di saper valutare obiettivamente, senza preconcetti, cosa è stato realizzato dal proprio governo... allora, se per democrazia si intendono tutte queste cose, temo che in Iraq ne siamo ancora molto lontani.
A dire il vero, secondo questa mia definizione, lo ammetto piuttosto vaga, anche l'Italia non sarebbe una vera e propria democrazia: negli ultimi anni il voto non è stato espressione di libertà, di vera scelta, ma solo di un'attestazione di odio/amore verso Berluskoni... Ma non voglio divagare...
Insomma penso che bisogna essere molto ipocriti per dire che in Iraq, oggi, vige la democrazia: c'è un sistema di potere in cui, è vero, tutti i cittadini possono votare ma che, per le particolari condizioni sociali del paese, è destinato a portare al potere, più o meno, sempre e comunque, delle personalità filo-americane...

Armi di distruzione di massa distrutte. Beh, non proprio, comunque le fionde e i sassi dell'esercito iracheno sono state tutte sequestrate...
Già, ve le ricordate la storia delle armi di distruzione di massa? Ufficialmente l'intervento americano fu deciso proprio per eradicare completamente questo presunto pericolo...
L'unica domanda da porsi è se gli americani sapessero o meno di andare a prendere un granchio. Sulla faccenda notizie discordi: la versione più recente è che, almeno Richard Bruce "Dick" Cheney, sapesse la verità, ovvero che le armi di distruzione di massa non esistessero.
Ovviamente non mi firmerei KGB se non avessi la mia personale teoria del complotto...
Premetto che, la mia, è una teoria NON basata su fatti o ricerche ma solo sul mio intuito e sulla mia fantasia: quindi, questa teoria non dovrà essere presa seriamente in considerazione ma, al massimo, potrà essere usata come trama per un cartone animato (pensavo come teoria di Cartman di South Park!).
Credo che effettuare un intervento militare (estremamente dispendioso, sia in termini economici che di vite umane) per poi dover ammettere che, le tanto temute armi di distruzione di massa, non esistevano sia una figuraccia che, qualsiasi politico si sarebbe volentieri risparmiato.
Quindi, almeno inizialmente, secondo me, gli americani credevano che il pericolo fosse reale. Ma come è possibile che i servizi segreti americani si siano potuti sbagliare così clamorosamente?
Probabilmente sono stati ingannati, con false informazioni, da servizi segreti “amici” che potevano vantare molti più agenti sul campo: ovviamente mi riferisco ai servizi segreti israeliani. Perché? Beh, l'Iraq era uno dei principali finanziatori della Palestina e quindi, indirettamente, causava molti problemi di sicurezza a Israele.
Si potrebbe obiettare che sia un'operazione “un po' cinica” scatenare una guerra solo per interrompere un flusso di denaro: certamente, ma ad Israele il cinismo non manca quando vede minacciata la sua “esistenza”.
Poi è, chiaro, a operazione in corso, i politici americani hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco e hanno cercato di ricavarne il massimo salvando il salvabile: instaurazione della "democrazia" (leggi "governo (molto) amico"), eliminazione di Saddam, magari favorevoli trattati commerciali per il petrolio iracheno, etc, etc...

Concludo, non voglio dilungarmi troppo, prevedendo che questa “isola di democrazia” nel medio oriente non durerà più di un anno. Presto barbuti integralisti cercheranno di prendere il potere e, allora, vedremo quante profonde sono le “radici” democratiche irachene...
A questo proposito cito un mio “collega” pensatore del passato.

È più difficile gestire la pace che vincere una guerra; ma i frutti della vittoria andranno persi se la pace non viene gestita...” - Aristotele (384-322 a.C.)

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