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sabato 10 gennaio 2015

Depresso da riunione deprimente

In questi giorni sono stato impegnatissimo a scrivere documenti e, oggi pomeriggio, ho partecipato a una riunione politica: è stato un disastro...

Delle mie difficoltà a comunicare con gli altri avevo già scritto (v. Il grullo non parlante) e ormai, conoscendomi, dovrei esserci abituato. Vittima della superbia non ho mai dato troppa importanza a comunicare i miei pensieri agli altri e adesso, temo, è troppo tardi.
Però è frustrante: sono consapevole che il mio contributo potrebbe essere prezioso e, senza falsa modestia, fare la differenza. Eppure non riesco a incidere.

In compenso oggi, tornandomene a casa in macchina, credo di aver individuato l'origine psicologica del mio problema.

In breve, quando affronto una discussione, penso in maniera diversa dagli altri: non intendo dire che ho idee diverse, questo non sarebbe un problema, quanto piuttosto è diversa la mia metodologia di ragionamento, il mio approccio alla soluzione. Paradossalmente questo provoca un'incomprensione che ha l'effetto finale di bloccarmi.

Ma prima di arrivare alla mia maniera di pensare voglio illustrare i casi più semplici che ho identificato oggi.

Supponiamo che il tema della riunione sia X (diciamo una manifestazione). Volutamente resto vago nella definizione, poi spiegherò perché.

Il partecipante AA partendo dal tema X si immagina una soluzione, che chiamerò visione VA, realizzabile con enne passaggi VA-1, VA-2, …, VA-N. Nella discussione AA dirà che si deve fare VA-1, poi VA-2 etc...

Il partecipante BB partendo dal tema X si immagina la visione VB composta da emme parti e insisterà per eseguire VB-1, VB-2 etc...

Già a questo livello è identificabile un primo problema: VA è diverso da VB. In altre parole AA e BB hanno interpretato diversamente il tema X di partenza focalizzando la propria soluzione su aspetti diversi e non necessariamente corretti (ad esempio VA potrebbe essere basato sui partecipanti alla manifestazione, gli orari e il percorso mentre VB potrebbe essere basato sul materiale da preparare e gli slogan da urlare).

L'evoluzione di AA e BB è il partecipante CC, che oltre ad avere la sua personale visione VC, è però capace di vedere le pecche in VA e VB (ovviamente dal punto di vista di VC!) e quindi per dimostrare la bontà di VC mostra dei casi particolari che scombinano uno o più dei passaggi di VA-n e VB-m.

A questo punto iniziano le battaglie: raramente i contendenti si accorgono che le loro visioni sono diverse mentre invece, altra causa di lotta, e che molto più facilmente notano che il caso particolare proposto da CC non ha senso nella visione VB e/o VA ma solo in VC. Invece di conciliare le visioni insieme il ragionamento di AA è “il particolare proposto da CC non ha senso in VA e, quindi, anche VC non ha senso”. Inutile dimostrare che questa conclusione è illogica...

E non dimentichiamo il partecipante DD che, nonostante presti attenzione a tutto quanto viene detto, non capisce. Invece che VA capisce VA* e, al posto di VB, VB*: ovviamente poi ha da ridere sui vari passaggi delle soluzioni proposte che gli appaiono contraddittori. Contemporaneamente AA non capisce che DD ha capito VA* per VA e, in genere, si arrabbia mostrando che i vari sono corretti...
Altre discussioni interminabili in cui, solo dopo molte incomprensioni, DD arriva (e non sempre) a capire che AA intendeva VA e non VA*. Ma ovviamente questo non risolve niente perché DD ha comunque la sua VD...

L'evoluzione successiva è EE: egli non ha solo la sua VE ma anche una strategia ben precisa, detta SE. La strategia ha il vantaggio di mettere il suo piano per raggiungere VE al riparo dalla maggior parte dei casi particolari che CC potrebbe proporgli. Le sue argomentazioni possono essere confutate solo trovando un errore in SE oppure dimostrando che VE, o parte di VE, non deriva dal tema X. In genere però le obiezioni sono fallaci perché invece di mostrare che “VE non deriva da X” si limitano a “VE è diverso da VA (o VB o VC o VD)” che però non conclude niente...

Poi c'è FF. FF oltre alla visione VF e alla strategia SF ha anche un obiettivo OF che deriva dal tema X (ad esempio massimizzare il numero dei partecipanti alla manifestazione). Grazie a OF dimostra che la sua SF (facilitare la partecipazione) e VF (organizzare un percorso con punti di ristoro dove offrire panino e bevanda gratuiti a tutti i partecipanti) sono corrette. Il modo di pensare di FF è in verità abbastanza corretto: l'unico suo punto debole è la dimostrazione che OF sia l'unico obiettivo possibile per il tema X. Ma almeno l'intervento di FF ha il pregio di stimolare la discussione.

I partecipanti sono cocciuti però: molto spesso, prima di accettare OF con tutto ciò che ne consegue, ovvero ammettere che i rispettivi VA, VB, VC etc non avevano molto senso trovano, a posteriori, delle giustificazioni per le proprie visioni. Ad esempio AA si immagina OA per giustificare VA ma più che dal tema X lo deriva da VA stesso (ad esempio poiché VA era “partecipanti alla manifestazione, gli orari e il percorso” allora AA arriva alla conclusione che OA è “non avere problemi con le forze dell'ordine” e, per questo, percorso e orari e percorsi vanno accuratamente stabiliti). In genere in questa fase si arriva ai primi compromessi dove ad esempio AA ha la visione VAF (che è un misto di VA e VF), BB ha la visione VBD (misto fra VB e VD), mentre FF ha la visione VFA (un misto di VA e VF ma concettualmente diversa da VAF: troppo facile altrimenti!).

Alla fine la visione vincente (VV) da questi confronti è quella iniziale del partecipante più cocciuto imbastardita magari dall'incrocio con un altro paio di visioni. VV non ha particolari meriti: non è cioè detto che sia una soluzione particolarmente buona e, addirittura, che sia migliore di tutte le visioni iniziali. Di solito è una visione mediata fra le visioni iniziali dei partecipanti più cocciuti e insistenti. In termini assoluti è una soluzione di livello medio/basso.

KGB ragiona però in modo molto diverso: egli cerca di non considerare inizialmente la propria VK (che involontariamente talvolta si delinea comunque nella sua mente) ma si concentra sul tema X.
KGB vorrebbe stabilire chiaramente quali sono (perché spesso più di uno) i vari obiettivi.
Stabilito OK, KGB vorrebbe concentrarsi NON sulla prima strategia per realizzare OK che gli viene in mente, ma sul cercare di trovare la migliore SK possibile. Solo una volta stabilita SK si passa a stabilire VK che si ricava quasi automaticamente da SK.
La soluzione VK non è detto che sia la migliore possibile ma, in termini assoluti, sarebbe di livello almeno buono.

Ma, come visto, la discussione non segue la procedure amata da KGB e, anzi, è molto più caotica della mia semplificazione...
Quando AA passa direttamente a spiegare la propria VA, KGB automaticamente cerca di risalire alle relative SA e OA (che, nella realtà, non è che non esistono, solo che AA non le ha esplicitate e le conosce solamente a livello intuitivo).
KGB ha molta fiducia nel prossimo ed, erroneamente, deduce che le proprie informazioni erano parziali e che l'interpretazione corretta del tema X porta a OA e non a quello che aveva inizialmente in mente.
Quando però è il turno di BB, KGB deriva un nuovo OB e una complicatissima interpretazione di X che renda accettabili insieme sia OA che OB.
Ma, già quando CC inizia a parlare, KGB ha ormai capito che ognuno parla a se stesso e che, indipendentemente dal suo contributo, non si arriverà a una soluzione decente.
L'intera procedura del confronto è sbagliata: una colossale perdita di tempo. Tanto varrebbe prendere una soluzione qualsiasi a caso e, mediamente, sarebbe al livello della soluzione a cui si arriva solo dopo ore e ore di estenuanti discorsi basati su ipotesi fallaci e sillogismi errati.

Statisticamente ancora meglio sarebbe chiedere a KGB direttamente la sua soluzione che, come visto, è sempre almeno di buon livello!

Conclusione: cattivo, protervo, sciocco, immodesto KGB! Può darsi: comunque leggere anche il pezzo La solitudine del pamviro...

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