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sabato 12 dicembre 2020

Gli incomprensibili

Sto seguendo da un paio di puntate una trasmissione amatoriale su FB organizzata da un mio conoscente: si tratta di interviste a poeti, (credo) abbastanza di nicchia, della durata nominale di mezz’ora ma che talvolta la sforano abbondantemente.

La pagina FB è Gli imperdonabili dove è possibile trovare tutti i video già realizzati.

Io di poesia non so niente: come tutti (o quasi) ho scritto la mia manciata di versi che piacciono solo a me e che dubito possano interessare agli altri. Del resto la cosa è reciproca: non riesco a leggere la poesia. Se la trovo in un libro che sto leggendo la salto: non ce la faccio neppure a scorrerla di fretta senza neppure cercare di capirla. È come cercare di trattenere il respiro: ne siamo capaci per solo poche decine di secondi e poi dobbiamo espirare, così io devo smettere di leggere e andare oltre.
Le poesie altrui, specie quelle moderne, mi sembrano completamente prive di senso: degli scioglilingua indigesti e incomprensibili. Sequenze di immagini di cui non trovo il filo conduttore né la chiave per interpretarle. Quando le leggo il mio cervello sembra andare rapidamente in “overflow”: per ogni immagine/parola/idea che non capisco faccio, automaticamente, varie ipotesi di significato ma in breve sono sopraffatto dalla conseguente esplosione combinatoria risultante: il cervello si spegne, classifico tutto come inintelligibile, e passo ad altro.

Ma anche sentire parlare di poetica non mi aiuta: mi mancano troppe nozioni per riuscire ad orientarmi minimamente: del resto il poeta più “recente” che conosco è, ricordo d’infanzia, Gianni Rodari. Invece sembra che, zitti zitti, i poeti abbiano continuato a scrivere imperterriti le loro poesie, non solo per tutto il XX secolo, ma anche in questo inizio del XXI…

Eppure, proprio perché non ci capisco niente, queste trasmissioni mi stuzzicano e mi incuriosiscono: talvolta ho delle vaghe intuizioni sulle problematiche di cui accennano ma fatico comunque a stargli dietro e vengo rapidamente seminato da paroloni o riferimenti a opere/autori per me oscuri…

In realtà sto sviluppando una curiosa teoria: come detto, per me parlano in un linguaggio che se fosse arabo ci capirei poco di meno, mi pare però impossibile che, spaziando su argomenti diversi ogni pochi minuti, usando una terminologia complessa, parlando rapidamente ed esprimendo concetti evidentemente non banali, anche i protagonisti (ho dimenticato di spiegare che la conduzione è a due: in genere un ospite e due intervistatori) del video, nonostante spesso si diano ragione a vicenda e annuiscano vistosamente a precise affermazioni, si comprendano realmente.
Ovviamente non è che la comunicazione sia nulla: credo però che i fraintendimenti, soprattutto sui pensieri più personali e profondi, siano più frequenti delle comprensioni.
Eppure, un po’ sbalordito e un po’ invidioso, osservo i protagonisti che sembrano capirsi perfettamente: alle risposte vengono proposte domande ancor più specifiche che, a loro volta, danno luogo a concetti ancor più sottili e ineffabili.
Dai commenti degli spettatori è difficile intuire quanto riescano a seguire nel dettaglio ciò che viene detto: in genere si tratta di domande specifiche, su frammenti ancorati a particolari termini oppure, al contrario, domande di carattere molto più generale.
La riprova sarebbe far riassumere a protagonisti e spettatori una breve sintesi di quanto detto: sono convinto che tutti arriverebbero a conclusioni diverse. Si qualche passaggio, qualche affermazione netta e chiara, sarebbe comune a molti ma difficilmente, proprio a causa della loro semplicità, sarebbero i messaggi più importanti e profondi.

Questa comunicazione apparente sembrerebbe quindi un risultato negativo, volendo una generalizzazione di quanto avevo già compreso in Il pericolo della comprensione dello scorso agosto: la vera comunicazione è spesso solo illusoria.
Ma stavolta ho compiuto un ulteriore passo che porta, fortunatamente, a una conclusione positiva.
Mi chiedevo infatti se questa attività, questo tentativo di comunicazione sia fra i protagonisti della trasmissione che tra gli spettatori che guardano il video, abbia senso.
Curiosamente, date le premesse, ora credo di sì.

Nonostante che più di vera comprensione ci sia, temo, l’illusione della stessa, il confronto è esso stesso positivo: mi immagino un uomo primitivo che sfrega rapidamente insieme due bastoncini di legno, sembra che non succeda niente, che questi contatti casuali e imprevedibili di idee siano inutili, uno sfregarsi (comunicare) insieme faticoso e sterile ma poi però, improvvisamente, si accende la fiamma. La fiamma è una nuova idea, una comprensione diversa di qualcosa, magari non determinata direttamente dalla logica impalpabile del dialogo ma dallo sforzo, questo sì concreto, del cercare di comprendersi a vicenda.
È come quando leggiamo un romanzo d’avventura e ci divertiamo a immaginare quello che succederà nei capitoli successivi: a volte possiamo indovinarlo e altre no ma, anche in caso di insuccesso, quelle che abbiamo pensato sono però a tutti gli effetti delle trame alternative che potrebbero anche essere valide tanto quanto, o magari di più, di quella effettiva.

Lo sforzarsi di capire il pensiero altrui è la maniera migliore per aprire la nostra mente a nuove idee e intuizioni: non è detto che si riesca a cogliere esattamente il pensiero del nostro interlocutore ma si potrebbe comunque arrivare a una rielaborazione originale nata dai frammenti che abbiamo compreso attraverso tale sforzo di confronto.

Questo, secondo me, accade in questo tipo di video: non è tanto fondamentale capire tutto ciò che viene detto ma lo è invece la fatica di comprendere, di arrivare a qualcosa di nuovo, perché ciò rende la nostra mente più ricettiva e creativa.
Anche in questo ambito probabilmente ciò che conta non è la destinazione ma il viaggio (v. Itaca – Cavafy, 1911, l’unica poesia che ho capito!), è lo sforzo a essere proficuo e non tanto la singola idea.

Conclusione: non pensavo di arrivare a scrivere ciò che ho scritto: dalla prima intuizione iniziale, proprio mentre mi “sforzavo” di capirla per poterla esprimere a parole, sono arrivato ad averne altre ancora più profonde: e questo è una mezza conferma proprio di quanto sto cercando di dire: lo sforzo della comprensione porta sia a una maggiore creatività che permeabilità a nuove idee.

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