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domenica 3 novembre 2013

Riflessioni in serie

Mi è capitato di guardare un paio di puntate di una serie televisiva finlandese: da dei particolari mi è parsa “provinciale”.
Qualche mese fa avevo invece guardato una serie televisiva danese: anche quella mi era parsa “provinciale”.
Poi ho guardato la prima puntata di Teen Wolf e questa mi è sembrata “normale”.

Tutto sta nella mia definizione di “provinciale” e di “normale”. Ma prima di addentrarsi in questa spiegazione è meglio fare un passo indietro per tornare, tanto per cambiare, a una lezione del professore Harari (v. W Harari).

In una lezione ha spiegato che, osservando la storia con una prospettiva di centinaia di anni, si può notare una tendenza che porta all'unificazione della società umana. Non entro nei perché e nei per come di questa affermazione che richiederebbero svariati pezzi ma mi limito a far notare la situazione attuale: è vero che il mondo è ancora diviso in molti Stati ma da un punto di vista economico (la famosa “globalizzazione”) i vari paesi dipendono già gli uni dagli altri. Ad esempio una crisi in Medio Oriente ha ripercussioni economiche (prezzo del petrolio) in tutto il mondo. Oppure pensiamo a come la rete ci permetta di comunicare, o comunque di condividere in un istante informazioni, con persone letteralmente dall'altra parte del mondo...

Fatta questa premessa ne devo aggiungere una seconda quasi filosofica (*1): non esiste un'unica realtà oggettiva ma il mondo è come lo vediamo: tutto dipende dalla nostra aspettativa e dai nostri desideri.
In particolare esiste una realtà immaginaria ultra soggettiva (*2): una realtà che esiste perché numerose persone credono a essa.

Ora, di nuovo senza entrare nei dettagli, come si creano queste realtà immaginarie? Tramite storie: storie in senso lato. Una pubblicità alla TV è una piccola storia, un articolo di giornale è una storia più complessa, un libro lo è ancor di più ed, esatto, anche le serie televisive sono “storie”.
Tutte queste storie, ognuna dal proprio punto di vista, descrivono una realtà immaginaria: ognuna apporta la propria pennellata al grande affresco.

È ovvio che chi vive, ad esempio, in Finlandia assorbirà un certo numero di “storie” dal proprio paese (tivvù, libri, scuola e giornali nazionali) e un'altra parte dal resto del mondo.
Ogni nazione avrà quindi una propria visione della realtà immaginaria caratterizzata da elementi locali e altri invece sovranazionali o globali. La Finlandia avrà elementi culturali comuni con le altre nazioni dell'Europa del nord, altri ancora comuni con l'Europa e, infine, con la cultura “occidentale” in genere.

Attualmente il maggior esportatore di “storie” sono gli USA. Siamo talmente abituati alle loro storie (e alla realtà immaginaria che dipingono) che, ad esempio, un liceo americano con gli armadietti, le sedie-banco, gli studenti che cambiano d'aula fra una lezione e l'altra, le cheerleaders e i giocatori di football ci sembrano normali anche se in Italia i nostri licei sono completamente diversi!

Chiudo il cerchio del mio ragionamento. I particolari che mi erano sembrati “provinciali” delle serie finlandese e danese erano proprio quei dettagli della realtà immaginaria caratteristici (*3) rispettivamente della Finlandia e della Danimarca.

Banale? Forse...
Ma almeno io non mi ero reso conto di quanto siamo influenzati da programmi d'intrattenimento apparentemente innocui come le serie televisive. Da qui a vederne il potenziale pericolo il passo è breve.
Una serie poliziesca, questa volta americana, mostrava una centrale di polizia con grandi monitor dove dei programmi di riconoscimento facciale identificavano le varie persone che passavano davanti alle telecamere della città. Lo vedete anche voi il pericolo?
Grazie a questa serie, la pratica di spiare costantemente e indiscriminatamente tutti i cittadini, appare un po' più normale grazie alla “pennellata” che viene data al quadro della nostra realtà immaginaria.
In altre parole questa serie tende a far diventare accettabile ciò che, a mio parere, non dovrebbe assolutamente essere tale. Ovviamente questo è solo un esempio, il primo che mi è venuto in mente, ma sono sicuro che sarebbe facile trovarne molti altri...

Il punto è che bisognerebbe cercare di essere consapevoli delle influenze inconsce a cui siamo sottoposti quotidianamente per giudicarle criticamente con la nostra testa: a volte accettandole e a volte rifiutandole....

Nota (*1): che in realtà proviene dritta dritta dal corso di psicosociologia (v. Varie ed eventuali sulla psicosociologia)
Nota (*2): di nuovo Harari...
Nota (*3): per i più curiosi. La serie finlandese è Nymphs e il particolare che mi ha colpito è l'ideale di bellezza femminile finlandese: tollerante verso il grasso (la protagonista ha un minimo di pancetta) e che reputa bello quello che a me pare un volto comune (infatti dovrebbe essere una ninfa italiana! Hai finlandesi sembrerà esotica ma a me pare banale) e uno addirittura brutto (un volto dai lineamenti troppo duri). Della serie danese non ricordo il nome: era di genere poliziesco e il particolare che mi infastidiva era l'ossessivo insistere sulla parità in tutto e per tutto fra uomo e donna.

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