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venerdì 29 marzo 2013

Caos postale

Dopo le mie vicissitudini con SDA (v. SDA e SDA 2) è stato il turno dei maestri, le Poste Italiane, dar prova della loro famigerata efficienza.

Sono infatti andato all'ufficio postale indicato nella ricevuta lasciatami dal postino per ritirare una raccomandata arrivatami nei giorni scorsi. Siccome è un ufficio postale piuttosto grande c'è uno sportello dedicato alle raccomandate/pacchi e, con mia grande soddisfazione, ho scoperto che non c'era fila. Un sognore alto e allampato ha preso il mio foglietto e poi si è messo a scartabellare in una scatola di cartone tutta consunta: alla faccia dell'informatica!
Risultato: la mia raccomandata non c'è. Mi dice di non preoccuparmi e sparisce nel “retrobottega” a frugare fra altre scatole. Lentamente mi accorgo che l'agitazione cresce e altre due signore, che non vedo ma delle quali odo la voce, vengono coinvolte nella ricerca...
L'impiegato poi torna da me con un sorriso mesto ad aggiornarmi sulla situazione: in realtà non ha molto da dire se non che la raccomandata non è dove dovrebbe essere (“questa tecnologia è una gran cosa: ma quando non funziona...”).
Serve un ragazzo arrivato dopo di me (che nell'attesa aveva bestemmiato come un turco!) e poi torna ad aiutare le colleghe: sento che partono delle telefonate ad altri uffici postali e quando l'addetto torna da me mi diverto a stuzzicarlo. Gli spiego che probabilmente è una carta di credito (già attivata) e quindi, se non salta fuori, dovrò fare una denuncia. Lui mi dice “No! No! Non si preoccupi: non è una carta di credito perché il codice della raccomandata è 61 (*1)!”.
Finalmente arriva un'impiegata dall'aria trionfante: la mia raccomandata è stata ritrovata!
Solo che non l'hanno trovata nei loro "ripostiglio" ma è arrivata all'ufficio postale di un paese vicino e verso il quale vengo indirizzato.

Mi faccio una quindicina di chilometri extra e mi fiondo nell'ufficio (avevo paura stesse per chiudere). L'ufficio è piccolino e ci sono solo tre sportelli: due per il Bancoposta e uno per la posta vera e propria.
Al mio sportello un'anziana impiegata sta servendo un signore mentre due ragazzi dall'aria completamente sfavata aspettano da una parte. Dopo pochi minuti mi rendo conto del perché l'atmosfera è così “elettrica”. Le impiegate al di là del vetro di sicurezza sembrano vivere in una dimensione diversa dalla nostra: una dimensione dove il tempo scorre più lentamente, molto più lentamente... Si muovono come se fossero alla moviola, ogni gesto è misurato, pacato: anche quando si alzano per prendere qualcosa si muovono misurando ogni movimento ed evitando il più piccolo affanno.
Invece dall'altra parte del vetro, quella dove il tempo scorre a velocità normale, le persone battano il piede per terra, controllano l'orologio, sbuffano, si guardano intorno e tamburellano le dita sul bancone.
Il signore davanti a me se ne va: chiedo ai ragazzi se tocca a loro e mi spiegano che, da un tempo indeterminato, aspettano di pagare per dei pacchi che vogliono spedire. L'impiegata è comprensiva e con la solita esasperante lentezza va a prendere un pacco, lo sposta lentamente, lo rigira lentamente fra le mani, lo pesa lentamente, e scribacchia molto lentamente dei codici al terminale.
Nel frattempo alle mie spalle arriva una ragazza che subito protesta a bassa voce per la lentezza: evidentemente, come poi mi confermerà, conosce bene l'efficenza di questo ufficio.
Ne approfitto per scambiarci quattro chiacchiere, oltretutto è molto carina, e per raccontarle le mie vicissitudini postali. Poi ci divertiamo a prendere in giro a bassa voce (non si sa mai!) le impiegate per la loro lentezza: io ipotizzo che siano delle cultrici dello zen e mi auguro che non si fermino troppo spesso a contemplarsi l'ombelico.
La piacevole conversazione è interrotta dall'addetta al Bancoposta che, ritrovandosi senza clienti, mi concede gentilmente la sua attenzione: le spiego la situazione, lei alza un sopracciglio ma fa finta di nulla e trova subito la mia raccomandata evidentemente messa da parte. Timbro, firma e ho la raccomandata in mano: ovviamente era la carta di credito...

Nota (*1): ho scoperto che le prime due cifre sotto il codice a barre indicano il tipo di raccomandata: il 61 corrisponde a quelle generiche...

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