«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

sabato 24 novembre 2012

Democrazia dirottata

Come anticipai nel pezzo Imbarazzante lo scorso ottobre, mi è capitato di leggere un libro (Sudditi di Massimo Fini, Marsilio Editori, 2004) che ricalca molte delle mie idee sulla democrazia. Prima di presentarlo e mostrarne le sovrapposizioni col mio pensiero mi sembra però opportuno riassumere brevemente le mie opinioni su politica, democrazia e libertà.

Da quando avevo più o meno quindici anni ho iniziato a diffidare dei politici. Una volta maggiorenne, per una dozzina d'anni, fra nazionali, regionali ed europee votai praticamente per tutto l'arco costituzionale, via via con sempre minor fiducia, finendo per scegliere il partito che mi sembrava il “meno peggio” degli altri.
Arrivato intorno ai trent'anni, complice la circostanza di trovarmi all'estero, smisi di votare e questo, forse, mi permise di vedere la politica italiana con maggior distacco. Ben presto arrivai alla conclusione che era sbagliato legittimare col proprio voto il partito “meno peggio” perché equivaleva ad approvarne l'incapacità. La mia conclusione fu che, se nessun partito mi rappresentava decentemente, era giusto che non votassi nessuno (*1).

Negli ultimi anni ho mantenuto un distacco disgustato e mi sono limitato a osservare da lontano (v. Douche & Turd e/o Senza parole). Ho iniziato così a riflettere sui problemi specifici della democrazia italiana (v. PDI) e a focalizzare dei concetti che avevo da tempo percepito ma sui quali non mi ero soffermato adeguatamente. Contemporaneamente mi sono reso conto che la democrazia, non solo quella italiana, è tutt'altro che perfetta e che anzi ha dei grandi limiti.
Queste mie considerazioni le ho riassunte nella serie di interventi Democrazia (1/3), Democrazia (2/3) e Democrazia (3a/3).
La mia conclusione è piuttosto negativa: credo che la democrazia abbia tradito sé stessa, che cioè l'etimologico “potere del popolo” sia solo un'illusione. Il vero potere è in mano a quelli che io chiamo i poteri forti (grandi gruppi economici, politici e industriali) e il voto popolare serve solo a legittimare l'illusione e a mantenere così l'ordine sociale.

La dimostrazione della mia teoria (*2) la si ha osservando come, una volta al potere, i vari governi facciano quello che vogliono, indipendentemente dalla volontà dei propri elettori, per soddisfare le richieste dei poteri forti (in questo caso industriali, economici e politici esteri). Il motivo per cui possono permettersi di farlo è che la democrazia funziona bene solo in teoria: nella pratica ci vorrebbe (come minimo!) un popolo di elettori dalla mentalità democratica (che conosca e capisca il vero spirito della democrazia ideale) e degli organi di informazione veramente liberi...

Concausa di questo fallimento è la classe politica: i politici, resesi conto di come ormai la democrazia sia degenerata, si sono a loro volta involuti.
Hanno capito che ciò che veramente conta non sono i fatti ma come si appare agli elettori in campagna elettorale. Ed è un'apparenza a 360 gradi: il politico deve avere una bella faccia, essere sorridente e rassicurante, dalla parlantina sciolta per eludere le (poche) domande insidiose. I confronti in TV si basano solo apparentemente sui programmi ma sono invece più simili a dei concorsi di bellezza: dopotutto i programmi non possono essere discussi con poche parole. Anzi: un programma serio e realistico quasi certamente apparirà peggiore di un programma fatto tutto di promesse e illusioni quando i pro e contro debbano essere esposti in pochi minuti (se non secondi!).

Una volta al potere poi il politico continua a fingere e magari dà un contentino ai propri elettori realizzando UNA delle decine di promesse fatte. Allo stesso tempo però non è raro che, in leggi che hanno a che vedere con tutt'altro, venga nascosto un comma a favore del potere forte di turno e a scapito della stragrande maggioranza dei cittadini (compresi gli elettori del governo in carica).
Nell'ultimo anno in Italia si è poi raggiunto l'estremo paradosso di un governo, non votato dagli italiani e quindi legale ma non legittimo, che sta agendo in totale spregio degli interessi del paese (seguendo evidentemente le pressioni di poteri forti internazionali) ma che, grazie all'incondizionato supporto dei mezzi d'informazione, sindacati e partiti tradizionali è riuscito a fare tutto quello che voleva.

Per i politici quindi non è importante saper fare ma sapere apparire bene: l'unica altra abilità concreta che debbono possedere è quella di riuscire a farsi strada, a forza di compromessi e pugnalate alle spalle, nei ranghi del proprio partito. Essere cioè più cinici e dissimulatori in un microcosmo fatto di cinici e dissimulatori. È cosi che si hanno cattivi politici per una cattiva democrazia.

Infine, tramite le elezioni, la democrazia dà ai cittadini l'illusione di avere la libertà di decidere le sorti del proprio paese.
Che si tratti di una illusione deriva direttamente dalle precedenti considerazioni: il cittadino è sì libero di votare chi preferisce ma se poi l'eletto può fare quel che vuole (*3) allora il risultato è che il presunto “potere del popolo” è solo apparente.

Nota (*1): fu grande la soddisfazione quando convinsi mio zio a fare altrettanto alle ultime elezioni!

Nota (*2): una dimostrazione indiretta è l'impegno con cui gli USA cercano di “esportare”, a forza di cannonate, la democrazia (v. il vecchio Attenzione! Democrazia al lavoro) in paesi privi di mentalità democratica: è ingenuo pensare che vengano spesi miliardi di dollari per puro idealismo. La verità è che in questi paesi il processo democratico può essere attaccato e corrotto in talmente tanti modi che alla fine diventa facile pilotarne l'esito e fare in modo che al potere vada sempre un governo filo occidentale (cioè filo USA!).

Nota (*3): ad esempio, ricordate il cosiddetto allargamento a est della UE? la maggioranza dei cittadini era, a torto o a ragione (è irrilevante in questo contesto), contraria ad esso ma la quasi totalità dei governi, in spregio al volere dei propri elettori, votò comunque per l'allargamento. Solo in Irlanda fu indetto un referendum popolare: grazie al massiccio impegno dei media e alle pressioni internazionali (e magari, chissà, qualche broglio) vinsero per un soffio i favorevoli...

Nessun commento:

Posta un commento