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venerdì 27 maggio 2016

Votare o non votare?

Da qualche tempo ho iniziato a pensare cosa fare in caso di elezioni politiche nazionali.

Inizialmente avevo pensato di votare comunque M5S “turandomi il naso”.
Poi ero passato all'idea di basarmi sul candidato: avrei votato un attivista noto e di valore ma non l'ennesimo sconosciuto con l'unico merito di aver vinto la lotteria del voto in linea senza mai essersi impegnato sul territorio.
Adesso sono ancor più deluso dal M5S: il non eletto, figlio di papà, Casaleggino Jr ha reso palesi tutte le contraddizioni interne del movimento o, anzi, ormai dovrei dire “dell'azienda famigliare”. Mi è divenuto impossibile far finta di niente e dare il beneficio del dubbio a quello che è ormai palesemente solo un partito atto a raccogliere il dissenso e che non aspira a governare né mai lo farà.

Che fare quindi alle prossime elezioni?
Ho avuto al riguardo una discussione con mio cugino: egli pensa che si debba votare comunque il partito “meno peggio” degli altri. La sua logica è: meglio scegliere la cattiva politica piuttosto che la politica ancora peggiore.

Io invece, da circa il 2000 in poi, ero giunto alla conclusione che fosse sbagliato votare il partito “meno peggio”: così facendo infatti si avalla ciò che in esso non va e ci si rende moralmente corresponsabili degli atti politici da esso compiuti. Visto che prevedo orrori qualsiasi partito vinca le elezioni, preferisco tenermene fuori.
Volendo si può vedere in questa mia idea una forte analogia con l'imperativo categorico di Kant.
Per Kant è giusto ed è un dovere fare la “cosa giusta” indipendentemente dalle conseguenze: ciò mi pare equivalente a dire che è un dovere non fare la “cosa sbagliata” indipendentemente dalle conseguenze.

Il votare il partito “meno peggio” sulla base delle possibili conseguenze equivale a usare una morale utilitaristica che sicuramente ha una sua valenza pratica ma che è anche la scelta moralmente meno corretta.

Nell'analisi di questa problematica non si può prescindere da quella che dovrebbe essere la logica democratica. La democrazia è legittimata dalla partecipazione al voto: solo partendo da questa premessa il governo in carica può moralmente imporre le proprie decisioni all'intera popolazione.
Se si crede nella democrazia bisognerebbe quindi comunque presentarsi alle urne e, nel caso, votare scheda bianca.
Personalmente però, come ho più volte spiegato, ritengo che ormai la democrazia sia degenerata in qualcosa di molto diverso dagli ideali iniziali. Dal mio punto di vista andare alle urne equivalerebbe ad approvare un sistema ormai marcio e sbagliato. Anche in questo caso, per motivi analoghi ai precedenti, ritengo moralmente più corretto non recarsi neppure al seggio elettorale. Votare scheda bianca equivale a dire "nessun partito mi convince ma credo comunque in questa democrazia".

Conclusione: al voto manca ancora del tempo: vedremo quindi se nel frattempo nascerà una nuova forza politica in cui credere. Continuo ad avere una flebile speranza che Pizzarotti riesca a organizzare qualcosa...

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