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mercoledì 25 maggio 2016

Il plagiatore

Ultimamente, probabilmente a causa del pezzo Bacche e shopping, sto ripensando molto alle accuse di plagio che mi furono mosse da un mio amico.

La prima fu intorno al 1999. Avevo scritto un racconto intitolato “Lapocosa” che giocava sul significato del termine “apocatastasi”: ovvero, secondo gli stoici, la distruzione del mondo e la sua rigenerazione nell'ottica di un tempo circolare. Era un racconto faceto dove il protagonista, per evitare appunto la distruzione del mondo, doveva affrontare alcune missioni...
Io supponevo che l'ispirazione mi fosse venuta proprio dal suono astruso del termine che da tempo aveva colpito la mia fantasia...
Invece, secondo tale amico, la mia idea proveniva da una serie di fumetti intitolata Elfquest, seguita qualche anno prima, della quale però non ricordo praticamente niente se non che non mi entusiasmava.
Posseggo ancora tali fascicoli e, dopo oltre 15 anni, posso provare a rileggerli attento a cogliere eventuali similarità. In questo caso quindi vedremo...

Il secondo episodio avvenne intorno al 2003. Questo caso è più interessante e ha avuto un recente sviluppo.
Avevo iniziato a scrivere un racconto, nelle mie intenzioni fantastico/fiabesco, in cui un gufo arcigno era il burbero insegnate di un variegato stormo di altri uccelli. Il gufo era particolarmente cattivo e si divertiva a infierire sui suoi studenti, sfottendoli e trattandoli da stupidi...
Quando il mio amico lo lesse mi disse subito che la storia si rifaceva “pesantemente” al personaggio di un racconto appartenente a una sua raccolta, dove vi era un professore effettivamente cattivo e antipatico come il mio gufo, che mi aveva fatto leggere qualche mese prima.
Io rimasi piuttosto interdetto: il mio amico sembrava sinceramente seccato (*1) ma io facevo addirittura fatica a ricordare a quale racconto si riferisse. Alla fine me ne ricordai: era di sicuro il racconto della raccolta che mi era piaciuto meno, forse perché la sua lettura mi dava una forte sensazione di disagio...
Così lasciai perdere la mia storia ma continuai a rimuginarci stupito dall'effettiva somiglianza fra il mio gufo e il professore del mio amico: come mai avevo copiato un personaggio che mi stava antipatico (dandomi pure una leggera nausea!) da un racconto che non ricordavo né mi piaceva?

Dopo qualche tempo riuscii a rispondere a questa domanda: entrambi dovevamo esserci ispirati alla stessa fonte: il professore di un corso dell'università che avevamo frequentato insieme e che era esattamente s####zo come i nostri personaggi. La versione del mio amico mi dava la sottile nausea perché probabilmente me lo ricordava troppo: tale professore infatti mi bocciò dopo un drammatico orale (*2). Nella mia versione invece, trasformandolo in gufo, lo avevo esorcizzato ridicolizzandolo...

Qualche settimana fa ho rivisto tale amico e, ricordandomi della questione, gli ho sottoposto questa teoria della comune ispirazione alla stessa fonte.
Sorprendentemente mi ha risposto che le similitudini non erano col solo professore ma sull'intera trama. L'osservazione mi ha lasciato interdetto: non l'ho già scritto per preservare questo colpo di scena ma il mio racconto era incompleto! Solo l'inizio di una cornice che avrebbe dovuto introdurre al racconto vero e proprio (*3). Possibile che la mia introduzione potesse assomigliare a un racconto completo? Bo... dovrei rileggere entrambi i pezzi ma, oramai, temo che il mio scritto sia definitivamente disperso...

Nel complesso non sono quindi molto sicuro di aver plagiato qualcosa ma do comunque molto credito a queste ipotesi proprio perché sono conscio della mia tendenza a inglobare e a fare mie idee ed esperienze in cui mi capita di imbattermi. Vero è che la totale sovrapposizione avviene solo se io avevo già un'idea simile, altrimenti in genere ricordo la fonte... però non si può mai sapere!

Conclusione: se fra i pezzi di questo viario vi capita di leggere qualcosa che vi pare plagiato o comunque molto simile ad altre storie/teorie/idee fatemi sapere: sarei curioso di indagare...

Nota (*1): difficile esserne sicuri visto che ci scambiavamo epistole...
Nota (*2): anzi non mi bocciò ma mi offrì un misero 18: come al solito avevo fatto lo scritto molto bene ma, a causa dei miei problemi di memoria (v. Memoria, passato e destino (3/3)), non riuscii a rispondere a una sua domanda che, evidentemente, riteneva piuttosto semplice e fondamentale.
Nota (*3): racconto vero e proprio basato su un mio sogno e che ho iniziato a scrivere un paio di volte...

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