«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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lunedì 9 maggio 2016

Ricordo 3

Negli anni 90 KGB ed io abbiamo dato vita ad una curiosa forma di amicizia che a tratti sfociava in una sorta di inusuale simbiosi.

Per lunghi periodi di tempo, di buon mattino si frequentavano le stesse lezioni al dipartimento, si passava il pomeriggio nel suo appartamento, talvolta studiando, altre volte in sessioni di videogioco, poi si prendeva una pizza al takeaway, e alla fine si guardava un film. La mattina successiva si ripartiva daccapo. Abbiamo condiviso la tesi di laurea (e lo stesso voto), poi il primo impiego... ahimé, ancora nessuna ragazza, ma sono speranzoso che KGB mi passi presto qualche numero di telefono degno di interesse.

Questa strana forma di parziale condivisione della stessa vita ha marcato e (almeno per quanto riguarda me) sta marcando ancora le nostre indipendenti esistenze perfino adesso, nonostante da una ventina d'anni ormai ci frequentiamo davvero molto meno. Allo stesso modo ha marcato le esistenze di entrambe le nostri madri, che, a tratti, ho avuto la sensazione si comportassero come se, anziché un figlio, d'incanto ne avessero due.

Più naturale è stato per mia madre, dato che, abitando KGB nella nostra città, aveva modo di incrociarlo molto spesso. Meno naturale è stato per Grazia, che vedeva KGB nel weekend e me molto più raramente.

Ciononostante io ho sempre avuto la convinzione che Grazia mi volesse bene, che è una cosa rara e che non direi di molte persone. Penso che poche siano le persone che ci vogliono bene, soprattutto quando ci conoscono che siamo già adulti e quando siamo, sostanzialmente, degli estranei.

Grazia ha avuto per me sempre anche una forma di rispetto molto forte, che in generale ritenevo e ritengo di non meritare, e che mi mette in imbarazzo ancora oggi, ma che, d'altra parte, un po' imputo anche al fatto che il rispetto per le altre persone è sicuramente una caratteristica di primo piano del suo carattere, che altrettanto sicuramente non riservava solo a me.

Gli episodi che la riguardano che mi sono più cari sono comunque molti, ma verosimilmente molti meno di quanti ne possa raccontare chi ha avuto modo di frequentarla più di me.

Molto mi colpì la riconoscenza che mi mostrava per averle portato il gatto Eolo, gesto che a me costò poco o niente e che mi procurò, d'altro canto quasi altrettanta riconoscenza da parte di coloro ai quali lo tolsi da in mezzo alle bal... pardon... dall'occupazione non autorizzata del giardino. Mi parve che tanta riconoscenza in cambio di un gesto che a me costò pochissimo la qualificasse come un'anima bella.

In un'altra occasione, fui sorpreso dall'emozione con cui ricevette una mia visita inattesa. Ricordo che un giorno transitavo dalle sue parti e decisi di pagarle una visita. KGB era, in quel periodo, in Olanda, quindi fu proprio una visita dedicata per lei. Passando di là sentii l'obbligo ed il piacere di passare, e il meglio che potei fare fu darle un preavviso di mezz'ora.

Piombarle in casa in quel modo mi parve un po' maleducato da parte mia, mi pareva un gesto arrogante che presupponeva un'escalation di confidenza che non mi sentivo di poter imporre (giacché, fra l'altro, non ho mai cessato di chiamarla Signora e di darle del lei). Tuttavia a Grazia piacque e ne fu quasi commossa, quasi felice. Mi ricordo che ne parlava spesso: "Passava di qua e si è fermato a salutarmi... come un... come un..." e abbassando un po' lo sguardo "...come un nipote."

Fui impressionato anche dalla dignità con cui affrontò la malattia e di come ricevette una mia visita, in un periodo in cui già stava piuttosto male, vestita e truccata di tutto punto, per poi eclissarsi a metà pomeriggio con un elegante "sono un po' stanca, scusa vado a riposare un pochino" e di come pochi giorni prima di lasciarci non dimenticò di farmi arrivare una bellissima email di auguri di compleanno che malcelava (ma io tenderei a pensare suggeriva), una delicatamente malinconica atmosfera di addio che mi preoccupò non poco.

Qualche volta si andava con KGB in qualche ristorante della zona e mi inorgogliva sia la fiducia con cui Grazia mi consegnava le chiavi e il volante dell'auto sia di come considerasse un piacere condividere la gita con noi (la qual cosa terminò di sorprendermi quando mi resi conto, ben presto, che la sua naturale eleganza era priva sia di affettazione che di snobismo).

In definitiva, Grazia è stata una donna della quale penso si possa senz'altro dire, senza retorica, che mi abbia insegnato molto e della quale mi piacerebbe poter dire di essere meritevole dell'ospitalità, del rispetto e soprattutto dell'affetto che ha avuto per me. Mi piace sperare che Grazia abbia avuto un'influenza significativa in quello che io sono oggi (o, meglio, nell'uomo in cui mi piacerebbe rispecchiarmi), e nei valori che mi piacerebbe trasmettere a mio figlio, in questo modo dando un piccolo contributo a tenerla, in qualche modo, ancora qui.

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