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venerdì 17 ottobre 2014

La guerra dei mondi

Ieri sera ho finito di leggere The war of the worlds, di H. G. Wells, 1898, scaricato dal sito Project Gutenberg.

Si tratta di un classico della fantascienza ma io ancora non l'avevo letto: probabilmente avevo visto qualche vecchio adattamento cinematografico perché la storia non mi era del tutto nuova.
I marziani invadono la terra e sbaragliano gli eserciti terrestri: quando sembra che ormai niente potrà fermarli muoiono uccisi da un batterio (o un virus?) terrestre. Ah! L'altro elemento caratterizzante del romanzo sono le macchine da guerra dei marziani: i famosi “tripodi” giganteschi, alti cento metri e armati di un potente “raggio di calore”, che comunicano fra loro tramite inquietanti sirene...

Vari elementi hanno colpito la mia attenzione. Non ho annotato tutto quindi riporterò solo ciò che ricordo sul momento...

Prima una descrizione che non starò a tradurre dall'inglese: «I do not know how far my experience is common. At times I suffer from the strangest sense of detachment from myself and the world about me; I seem to watch it all from the outside, from somewhere inconceivably remote, out of time, out of space, out of the stress and tragedy of it all.»
Serendipità: per i dettagli rimando alla mia serie FNHM; notare anche la coincidenza dell'uso del termine “tragedy”...

Sul finale del libro un personaggio ipotizza che i sopravvissuti per sopravvivere al dominio dei marziani dovranno tornare a uno stato primitivo dove non ci sarà spazio per “any weak or silly”. Mi ha colpito il “silly”: mi ha ricordato una teoria enunciata da Harari (v. W Harari e simili) in cui affermava che, con l'agricoltura, l'intelligenza media degli uomini ha cominciato a diminuire: i nostri antenati raccoglitori non erano solo agili e forti ma anche molto intelligenti. Al momento tale teoria non mi aveva molto convinto ma paradossalmente, "ritrovata" in questo libro di fantascienza, mi sembra avere molto più senso.

L'autore punta molto sul realismo, ad esempio sul panico che colpisce la città di Londra, ma non c'è nessun accenno al governo o alla famiglia reale inglese. Ipotizzo si tratti di una forma di rispetto da parte dell'autore: buffo però!

Il “raggio di calore” sembra un raggio laser invisibile di grande potenza: ma si tratta di un'idea innovativa dell'autore. I raggi laser infatti furono teorizzati solo nel 1915 e realizzati solo dopo la seconda guerra mondiale!

Molto approfondita e non banale la psicologia di due personaggi secondari: soprattutto il progressivo crollo psicologico del curato è realizzato magistralmente.

Durante la fuga da Londra la gente scappa utilizzando principalmente carrozze e carretti, numerose anche le biciclette, sono menzionate un paio di macchine a motore mentre fa sorridere l'immagine di un fuggiasco in sella a un triciclo! Mi era venuto il dubbio di sbagliarmi, perciò ho ricercato la descrizione originale: «Some way behind these came a man in workday clothes, riding one of those old-fashioned tricycles with a small front wheel.»

Non ci sono aerei (solo palloni aerostatici): quando i marziani fanno decollare un mezzo volante gli uomini si demoralizzano completamente. L'aereo dei fratelli Wright è del 1903...
Ovviamente anche l'idea di astronave è perciò assente: i marziani arrivano sulla terra sparati da un potente cannone in delle specie di gigantesche cartucce!

Infine colpisce la lentezza con cui le notizie si diffondono. Oggigiorno grazie a Internet è possibile scambiarsi informazioni da una parte all'altra del mondo in tempo reale. Già con televisione e radio erano comunque possibili da svariati anni, sebbene non alla portata di tutti, le dirette. Ancora prima, grazie al telefono, era comunque possibile a un giornalista dettare un articolo per farlo poi pubblicare da un giornale...
Invece nel 1898 l'avanguardia delle telecomunicazioni erano l'eliografo e il telegrafo...

Il Regno Unito è lo stato più potente del mondo e Londra la città più grande. Gli USA sono un ex colonia dall'altra parte dell'Atlantico. In Cina coltivano il riso.

Conclusione: mio nonno all'epoca aveva tre anni; il mio bisnonno 44.

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