«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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sabato 4 ottobre 2014

Sogno distopico

Questo sogno l'ho fatto due notti fa ma ieri mi sono dimenticato di raccontarlo: per questo motivo i dettagli che ricordo sono meno numerosi del solito...
Aggiungo anche che, per una volta, il protagonista sono io e, più o meno, ho la mia età. L'ambientazione però è una realtà simile all'attuale ma distorta: c'è molta povertà e i diritti civili delle persone sono diminuiti, lo Stato spia i cittadini attraverso degli smart phone, che sostituiscono in pratica le carte di identità, obbligatori per legge. Una distopia insomma, un mondo orwelliano.

Sono nascosto nella mansarda dei miei zii [dove in genere sono ambientati gli incubi recenti mentre quelli dell'infanzia lo sono nella casa dei nonni] perché sono un ricercato. Con me c'è una coppia di amici e loro figlio e un'altra donna con una bambina piccola [sui 3-4 anni penso]. Anche loro sono ricercati per qualche motivo: immaginatevi in uno Stato che controlla tutto come sia facile fare qualcosa di non approvato!
Improvvisamente sappiamo che uno dei telefonini pirata che usiamo è stato compromesso: presto il nostro nascondiglio sarà scoperto e quindi dobbiamo andarcene. Il mio amico ha paura ma con un discorso ispirato (“per il bene di tuo figlio!”) lo convinco a darmi retta. Mi dispiace abbandonare la donna sola con la bambina e quindi si decide di fingere di essere una coppia. Rimango stupito dalla facilità con cui considero la bambina mia figlia: non l'avrei creduto possibile!
Scendiamo dalla mansarda: la casa si è trasformata in una specie di castello piantato su uno strapiombo. Per raggiungere la pianura dobbiamo percorrere una stretta scala di pietra che segue il fianco del dirupo [dovessi scriverci un racconto spiegherai che c'è stato un cataclisma ecologico mondiale e anche un crollo della popolazione causato da nuove malattie incontrollabili: aiuterebbe anche a spiegare il nuovo regime...]. Io scendo con la bambina in braccio.
In pianura c'è una stazione di controllo per un uscire dalla città prigione dove ci troviamo. A questa uscita c'è solo una donna di guardia: è un uscita secondaria dove possono passare solo le persone con animali [dovendo scriverci un racconto troverei una spiegazione plausibile...]
La bambina si è trasformata in una faina (o qualcosa di simile!) [in un racconto spiegherei che è un trucco mentale: i sopravvissuti hanno nuovi poteri... magari proprio per questo sono ricercato!] però è inquieta e si agita sempre di più: ormai siamo vicini alla guardia che potrebbe insospettirsi. Emetto quindi un pensiero confortante per tranquillizzare la bambina/faina: la guardia non dice nulla e passiamo tutti insieme allontanandoci rapidamente ma senza scappare per non dare troppo nell'occhio.
Dopo poco però veniamo raggiunti da molte persone che stanno fuggendo: non hanno un piano ma sono solo contente della momentanea felicità. Senza volere ho infatti ridotto la guardia in uno stato di catalessi: le persona in fila se ne sono accorte e stanno uscendo in massa.
Ricordo che una persona inciampa, cade male e si rompe una gamba: per qualche motivo ne percepisco il dolore che non arriva tutto insieme ma a ondate sempre più forti fino a diventare lancinante. Io e il mio amico abbiamo paura di perderci di vista [in un racconto avrei spostato questa decisione a prima della fuga!] e così decidiamo di scambiarci dei ricordi: fra le varie cose che il regime ha proibito ci sono infatti anche molti libri di poesia e, per questo, i ribelli come noi ne hanno memorizzate numerosi versi. Accostiamo le nostre fronti e riusciamo a scambiarci telepaticamente vari versi. Poi mi sveglio.

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