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sabato 18 agosto 2012

La mia su Assange & C.

È da tantissimo tempo, per l'esattezza dal dicembre 2010, che non scrivo di Assange o wikileaks...
In parte perché non mi hanno dato spunti che abbiano solleticato la mia fantasia ma anche, lo intuisco adesso, per motivi inconsci: a fine novembre / inizio dicembre, proprio nei giorni in cui ero più coinvolto dalla vicenda dei dispacci, morì mio zio e, forse, il mio inconscio ha erroneamente associato insieme le due cose. Il risultato è stato che ho scritto sulla materia meno di quanto avrei normalmente fatto...

Ora, dopo quasi due anni, voglio però fare il punto della situazione.
Wikileaks, negli anni passati, aveva più volte rivelato notizie imbarazzanti per gli USA ma il vero bubbone è esploso con la vicenda dei dispacci. Per chi non lo ricordasse, a fine 2010, wikileaks iniziò a diffondere un numero esorbitante (non ricordo esattamente ma si trattava di un numero nell'ordine delle centinaia di migliaia) di dispacci segreti provenienti dalle ambasciate USA di tutto il mondo.
In pratica non si trattava di messaggi segreti con rivelazioni clamorose ma dell'opinione franca e schietta, proveniente dalle ambasciate, nei confronti di diverse personalità o situazioni locali.
Ricordo che fu uno degli ultimi argomenti di cui parlai con mio zio: la banalità dei “segreti” emersi, tutti fatti ordinari che non era difficile immaginarsi con un pizzico di fantasia e buon senso. Piccole storie di corruzione, giochetti politici, molti pettegolezzi e opinioni opinabili: insomma poco sorprendentemente, questi dispacci semplicemente dimostravano che anche la politica americana non è basata solo su grandi ideali di libertà, giustizia e uguaglianza ma anche sul mero cinismo.
Non c'erano notizie in grado di mettere veramente in difficoltà la Casa Bianca ma solo fonti di vario imbarazzo.
Cito dalla pagina su Wikileaks di Wikipedia: «Although Hillary Clinton refused to comment on specific reports, she claimed that the leaks "put people's lives in danger" and "threatens national security." Former United States Secretary of Defense Robert Gates commented, "Is this embarrassing? Yes. Is it awkward? Yes. Consequences for U.S. foreign policy? I think fairly modest."»
Tradotto alla buona:
«Sebbene Hillary Clinton abbia rifiutato di commentare specifici report, ha affermato che i dispacci “mettono la vita di persone in pericolo” e “minacciano la sicurezza nazionale”. Il precedente Segretario della Difesa USA, Robert Gates, ha commentato, “È imbarazzante? Sì. È scomodo? Sì. Conseguenze per la politica estera USA? Penso piuttosto modeste”»

Oltre al generale scarso interesse dei singoli dispacci, wikileaks fece la scelta, a mio avviso incomprensibile, di rendere pubbliche le informazioni col contagocce. Ufficialmente il motivo addotto fu quello di proteggere le “fonti” censurandone preventivamente i nomi: motivazione che non mi convince molto... non so, forse fu solo un compromesso dovuto alla pressione americana?

Eppure la risposta delle autorità statunitensi è stata durissima: la presunta talpa (vedi Bradley Manning su wikipedia) aspetta da anni il processo (arrestato nel maggio 2010, il suo processo dovrebbe iniziare nel settembre 2012), Assange asserragliato nell'ambasciata ecuadoregna a Londra con la minaccia di essere estradato in Svezia a causa di dubbie accuse di molestie sessuali, wikileaks trattata alla stregua di un'organizzazione terroristica con tutte le grandi banche che di fatto le bloccano i fondi...

Sembra evidente che gli USA eccedono volutamente nella loro reazione, probabilmente, per intimidire possibili emulatori.
Eppure mi domando se questa loro scelta politica sia lungimirante: come avrebbe dovuto reagire a una situazione di questo genere la Democrazia per antonomasia?
A mio avviso avrebbero dovuto fare buona faccia a cattivo gioco: ammettere che la politica è cinica (che è una ovvietà per chiunque sia dotato di un minimo di buon senso) e migliorare la sicurezza dei propri documenti segreti per evitare nuove fughe di notizie; questo senza però eccedere nella forza per punire chi, nei fatti, ha l'unico torto di essersi espresso contro di essa (*1). In questa maniera l'opinione del mondo nei confronti degli USA non sarebbe sostanzialmente cambiata e anzi, almeno per quel che mi riguarda, sarebbe migliorata.
Invece l'amministrazione Obama (ma mi chiedo quanto sia farina della Clinton) ha deciso di mostrare i muscoli e far vedere, al mondo e alla nazione, di come sia in grado di far tacere le potenziale voci di dissenso come wikileaks: fondi tagliati e il suo fondatore minacciato da un'accusa così inverosimile che probabilmente il suo vero scopo è quello di mostrare al mondo quanto sia lunga la mano degli USA. Un'influenza capace di far scattare ai propri ordini sia gli UK che la Svezia.

Io credo che, paradossalmente, il 90% del danno provocato dai dispacci all'immagine degli USA sia dovuto non tanto a wikileaks quanto alla reazione spropositata dello stesso governo americano contro tale organizzazione.
Come si fa a proclamare di essere una democrazia basata sulla libertà e contemporaneamente fare di tutto per zittire chi, nell'essenza, si limita a esprimere il proprio parere (*2)?

Conclusione: mi ero dimenticato di Assange! Come andrà a finire la sua vicenda? Temo per lui che se gli USA vogliono, come sembra, la sua estradizione allora non avranno problemi a scambiare Assange in cambio di un qualche “favore” all'Ecuador: la politica è cinica...

Nota (*1): a mio avviso solo Manning è colpevole di qualcosa (l'aver rivelato dei documenti segreti) ma anche nei suoi confronti andrebbe usata clemenza...
Nota (*2): cioè se non fosse lecito pubblicare documenti che, potenzialmente, possano danneggiare gli USA allora anche i quotidiani americani, tipo il The New York Times, dovrebbero astenersi dal fare qualsiasi inchiesta senza la previa autorizzazione governativa? È questa la libertà di stampa?

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