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giovedì 16 febbraio 2012

Pasta fresca (1/2)

Ieri, benché di pessimo umore sanvalentiniano e nonostante i -7°, sono uscito di casa per andare a vedere un'esibizione del mio maestro di chitarra con il suo gruppo. Ero infatti molto ma molto curioso di vederlo, anzi sentirlo, in azione...
Grazie alle info trovate su FB sapevo che si trattava di una neoprogband ma io, che sono musicalmente ignorante, non sapevo cosa aspettarmi: dai video su Youtube (vedi corto Dimenticavo!) avevo capito che fanno solo musica strumentale ma niente di più.

Immagino che sia stato un bene non sapere cosa aspettarmi perché, probabilmente, sarei rimasto molto perplesso. In realtà sono rimasto lo stesso perplesso ma non molto: solo un po'!
Il fatto è che la band non si è limitata a salire sul palco e a suonare i propri pezzi ma ha coinvolto attivamente il pubblico con giochi, scherzi e video. Insomma è chiaro che non si accontentano di fare una performance musicale ma hanno una loro filosofia, scusate il parolone, di cosa significhi fare un'esibizione. Intendiamoci l'aspetto musicale era predominante ma anche i vari intermezzi non erano secondari o fini a sé stessi e, comunque, erano perfettamente integrati nella logica della scaletta dei brani suonati.

Non voglio nemmeno provare a scrivere una recensione seria del concerto perché, comunque, non sarei musicalmente qualificato per farlo. Quindi mi divertirò a descriverlo scherzosamente esagerando qua e là: chi c'è stato dovrebbe comunque capire a cosa mi riferisco e chi non c'è stato usi il buon senso e un po' di fantasia!
DA QUI IN POI LA FANTASIA PRENDE IL SOPRAVVENTO SULLA REALTÀ DEI FATTI E I DIVERSI EPISODI DESCRITTI SONO FRUTTO DELL'IMMAGINAZIONE DELL'AUTORE...

Quando sono arrivato alla sede del concerto, considerato che c'era la Champions ed era l'odioso San Valentino, sono rimasto sorpreso dalla folla che si accalcava all'ingresso. A fatica ho trovato un posto dove parcheggiare e, come mia abitudine, mi sono avvicinato prudentemente all'entrata, evitando i gruppacci dei giovani più facinorosi, e ho così scoperto che avevo sbagliato indirizzo. Ho ripreso la macchina e, poco dopo, sono giunto a destinazione.

Come mio solito sono arrivato con largo anticipo e ho potuto parcheggiare senza problemi. Mi sono diretto alla cassa e, titubante, ho chiesto: “Quanto costa un biglietto per lo spettacolo?”. La cassiera mi ha squadrato da capo a piedi: io ero in imbarazzo perché il locale era uno "smoking pub" ed io ero senza smoking... Forse tentando di approfittarsene mi ha risposto: “Per te fanno 150€”. A me sembrava un po' tantino così, sperando di ottenere uno sconto, ho aggiunto: “...sa sono un allievo del Maestro chitarrista...”. A queste parole la cassiera è impallidita e ha insistito affinché entrassi gratis. Io ero un po' in imbarazzo e allora le ho infilato due euro di mancia nella generosa scollatura. Beh, in verità, gesticolando per ispirare pietà, la moneta mi è volata via di mano ma mi vergognavo troppo per cercare di recuperarla e così ho fatto di goffaggine virtù...

La sala era ancora mezza vuota e così ho potuto scegliermi accuratamente un tavolo: una posizione da dove avrei avuto una buona visuale del palco, lontano dai fans più esagitati e con una porta di emergenza alle mie spalle nel caso che per la ressa le cose si fossero messe male. In realtà, da quest'ultimo punto di vista, la mia scelta non è stata felicissima perché non si trattava di un'uscita d'emergenza ma di un altro ingresso e così, di tanto in tanto, mi arrivavano delle staffilate di aria gelida sulla schiena...

Erano circa le 9:45 e, dato che il concerto sarebbe dovuto iniziare alle 22:00, ero già in fremente attesa quando, con la sua vista d'aquila, il Maestro mi ha adocchiato e, facendosi largo a fatica fra le fans che ne approfittavano per toccarlo, è giunto al mio tavolo. Senza dire una parola mi ha porto l'augusta mano sinistra affinché potessi baciargliela poi, compiuto il rito, mi ha chiesto “Ordunque anche tu nella turba? Ma che fai tu qui a quest'ora meschina?”. E io “beh, alle 22:00 cominciate, no?” e lui “Poffarbacco! Giammai! Il concerto inizia alle 22:30”. Un po' sdegnato per la mia insipienza mi ha rapidamente dato una benedizione e se ne è andato.

In realtà il concerto è iniziato verso le 23:00 ma, come ho imparato dalle lezioni di chitarra, per i grandi musicisti un orario di inizio alle ore XX significa semplicemente “non prima delle ore XX”. Evidentemente i Basta! sono composti da grandissimi musicisti...

Per ingannare l'attesa, alla faccia della dieta, ho ordinato una birra media e delle patatine fritte. Mi sono anche divertito a contare gli spettatori ma la folla era così numerosa che ogni volta mi veniva un risultato diverso. Grossomodo però c'erano 40.000 persone metà delle quali legate in qualche maniera ai musicisti.

Inoltre c'era un altro membro della band che girava minaccioso fra i tavoli con il suo “strumento” musicale in braccio. Io facevo finta di non vederlo perché temevo che mi lasciasse sul tavolo il solito portachiavi con il biglietto “Sono cieco, per favore un aiutino, tanta fame, tanto bisognino...” per raccattare qualche spicciolo extra dai più teneri di cuore.

Il suo “strumento” merita un commento a parte. Probabilmente per poter eccellere in Italia nel suo campo si è scelto uno strumento che nessuno suona: la diamonica.
Fisicamente, per dimensioni e forma, sembra una tastiera per computer con i classici tasti da pianoforte invece delle lettere. A un'estremità ha un catetere attraverso il quale il musicista ci soffia dentro. Beh, sono maligno: non è un catetere ma un tubicino nero.
Io mi aspettavo che uno strumento così bizzarro fosse prodotto dalla Mattel o da Giochi Preziosi invece, aguzzando la vista, ho scorto la marca “Hammond” che non so cosa sia ma la trovo musicalmente ispirante.

Verso le 23:00 la moltitudine del pubblico ha iniziato a diventare impaziente. Dalla mia postazione potevo scorgere solo due membri del servizio d'ordine: il classico energumeno calvo e una robusta ragazza meno alta che forte. I due, benché non esitassero a menare le mani e a buttare fuori dal locale chi era troppo su di giri, iniziavano ad avere problemi a tenere la situazione sotto controllo. Le ragazzine urlavano istericamente, la gente si accalcava spingendosi nel vano tentativo di avvicinarsi al palco, qualcuno già ubriaco vomitava negli angoli bui mentre due pogatori seminavano il caos lanciandosi contro le altre persone e rovesciando tavoli e sedie. Spontaneamente dalla folla si è alzato un grido che è diventato un richiamo sempre più forte: “Basta... Basta. Basta! Basta!! BASTA! BASTA!!!”.

E finalmente i divi sono saliti sul palco osannati dal pubblico. Subito c'è stato la prima sorpresa multimediale: cogliendo l'occasione del San Valentino è stato mostrato un video che scherzosamente riassumeva le vicende sentimentali, invero piuttosto ingarbugliate, della soap opera Beautiful. Finito il video è partita la sigla. Cioè una rielaborazione originale dei Basta! Che dell'originale riprende solo il motivetto orecchiabile. Mi è piaciuta. Applausi.

Fra un brano e l'altro, due membri della band si alternavano nella presentazione del pezzo successivo. I due esclusi erano il batterista, che come tutti i batteristi era chiuso nella sua gabbietta di tamburi, e il mio esimio Maestro che si limitava ad annuire sorridendo seraficamente alle battute dei suoi due colleghi.
Per esclusione i due addetti erano il clarinettista, un ragazzo quadrato che mi sembrava aver bene in mente quello che doveva fare, e il demonista... pardon, il diamonista di cui ho già accennato. Con il primo non c'erano problemi perché scandiva bene le parole con il secondo invece non si capiva nulla: o si mangiava le parole oppure parlava dimenticandosi di togliersi il catetere di bocca...

Non ricordo come, ma sul momento non mi ha destato perplessità, è stato poi introdotto un pezzo basato sui Pirati dei Caraibi: molto molto piacevole.
Ah! prima o dopo c'è stato anche Cecchetto: cioè quella sua canzone famosa dove si devono fare tutti i gesti strani. A me non diceva niente ma per il pubblico a cui piace agitarsi è divertente.
Poi, partendo sempre dal tema dell'amore, è stata ripresa la colonna sonora del romanticissimo film Ghost: solo che l'epilogo non era quello che ci si aspettava perché sono passati a Ghostbusters! Divertente.

A questo punto c'è stato il momento più romantico di tutti i tempi, di qualsiasi concerto, italiano o non...
La musica si è fermata e le luci si sono abbassate per creare la giusta atmosfera. Il clarinettista ha preso il microfono e, indicando una groupie particolarmente esagitata sotto il palco, le ha detto con voce languida: “Ti voglio...” e onestamente non ho capito se “bene”, “tutta” o “tette”.
Allora lei si è slacciata i jeans attillatissimi e gli ha lanciato le sue mutandine che lui ha afferrato con la mano sinistra. Con la destra ha lentamente mostrato a tutto il pubblico il suo anulare, poi, con con la sinistra, ha infilato le mutandine nello sfiato d'uscita del clarinetto e con l'anulare destro le ha spinte dentro il più possibile. Con i suoi formidabili polmoni ha iniziato a inspirare e, per alcuni interminabili secondi, è diventato paonazzo per lo sforzo: improvvisamente si è rilassato ed ha iniziato a storcere la mandibola con strani movimenti; si è avvicinato al bordo del palco e, facendo segno alla groupie di avvicinarsi, le ha risputato in faccia le mutandine. Lei le ha prese, le ha guardate per bene quasi non credesse ai propri occhi, e poi ha iniziato a saltellare sul posto ridendo per la gioia e sventolando la sua ormai famosa biancheria sopra la testa: il romantico clarinettista vi aveva scritto con la bava “Ti ano” probabilmente intendendo “Ti amo”.
Inutile dire dei sospiri invidiosi delle altre ragazze del pubblico...

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