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lunedì 5 settembre 2016

Il vero populismo

Le mie idee sull'Europa, spesso confortate da quanto leggo su Goofynomics, si stanno facendo sempre più chiare. Vediamo di riassumerle...

L'Europa che abbiamo non è quella che sognavamo (v. Vittoria democratica insidiata): non è l'Europa dei popoli ma quella delle banche. Di conseguenza l'Europa sta prendendo una forma fatta su misura per le seconde: lo si capisce, al di là di ogni ragionevole dubbio, dalle decisioni che prende quando vanno palesemente contro gli interessi di intere popolazioni. La situazione della Grecia (v. Muore dove nacque) trascinata nel disastro ne è l'esempio più lampante.

L'Europa, o meglio il governo europeo, non è democratico (v. Vittoria democratica insidiata). L'unica istituzione democratica della EU è il parlamento europeo che però non decide niente e si limita ad avallare le decisioni prese dalla commissione europea: ed è proprio la non eletta commissione europea che, invece, decide tutto.
E una commissione europea opaca, dove ogni rappresentante nazionale può scaricare la responsabilità di decisione sgradite o contro i rispettivi interessi nazionali sugli altri, è l'ideale per banche e altri parapoteri (*1) che hanno così un centro di potere ben delimitato, al riparo dagli occhi dell'opinione pubblica, da influenzare e guidare.

Forse è bene fare un breve ma importante inciso sui parapoteri (*1) per non essere tacciato di “complottismo”.
Dal punto di vista degli effetti sulla popolazione mondiale non è importante se i parapoteri abbiano o no una specie di loro piccolo governo globale. È un risultato dello studio degli automi cellulari (v. Parapoteri e automi cellulari) l'aver compreso che per aver effetti su larga scala, apparentemente coordinati insieme, non c'è bisogno di un “cervello” che organizzi tutti i dettagli ma basta che i singoli elementi, ovvero i singoli parapoteri, agiscano consistentemente seguendo regole ben precise (ad esempio massimizzare i propri profitti).
Quello che conta però è il risultato ed è sotto gli occhi di tutti la direzione in cui il mondo sta andando: meno libertà per tutti (a partire dai cittadini del mondo occidentale) e trattati internazionali che garantiscano i profitti delle multinazionali invece che i diritti dei popoli...
Non è importante se questa deriva sia stata decisa a tavolino oppure se sia frutto delle pressioni di milioni di parapoteri indipendenti: visti gli effetti bisognerebbe prendere provvedimenti per controbilanciare il crescente potere di grandi gruppi finanziari e multinazionali.

Tornando all'Europa ci sarebbe poi da considerare anche la crisi storica della democrazia occidentale (c'è l'imbarazzo della scelta: rimando a Il pericolo nascosto solo perché, nella seconda parte, contiene molti collegamenti ad altri pezzi sull'argomento) della quale ho più volte scritto. In un Europa non solo manca la democrazia ma quella che c'è neppure funziona. I parlamentari europei si limitano a timbrare il cartellino e a seguire le direttive dei rispettivi partiti nazionali invece di difendere gli interessi dei propri elettori.

L'Europa delle banche è ben consapevole della propria vera natura ma è altrettanto consapevole di dover mantenere la maschera di "Europa dei popoli" benigna, portatrice di benessere e libertà, palladio dei deboli e unica speranza per un futuro migliore.
E questa immagine, che ogni giorno sta diventando sempre più palesemente falsa, viene difesa strenuamente con ogni mezzo e, soprattutto, con una propaganda ossessiva e pervicace. Dopotutto i media, in genere, non sono più liberi e indipendenti ma hanno padroni con molti altri interessi a cui però fa comodo avere gli strumenti per influenzare l'opinione pubblica: in particolare per difendere l'immagine di questa Europa che, a sua volta, sostanzialmente promuove i loro interessi...
Accanto all'Europa reale, quella fredda della finanza, abbiamo il mito dell'Europa (sull'importanza dei miti v. Protomiti e distorsioni), dea della fertilità e del benessere.
Questo mito, sul quale si basa la visione della realtà di milioni di europei (*2), viene scientemente usato come un paravento per nascondere le nefandezze compiute dalla “vera” Europa. Di nuovo la situazione greca, con la sua tragica realtà, dovrebbe rendere manifesto l'inganno e la contraddizione di un Europa che si dice “dei popoli” ma che sta uccidendo un popolo. Eppure la forza dei media e della loro propaganda è tale che la realtà viene ribaltata: «se i greci stanno male è colpa loro; dovrebbero fare ancora più sacrifici e seguire pedissequamente le “ricette” di Bruxelles».
In effetti la gente percepisce che qualcosa non torna in tale litania ma, piuttosto che mettere in discussione uno dei propri miti fondamentali, preferisce (*2) pensare ad altro e guardare oltre.

Un esempio di quanto detto l'ho trovato (ma basta leggere qualsiasi articolo che parli di Europa!) al seguente collegamento: L’ascesa dei populisti fa tremare le cancellerie europee: così Bruxelles cerca di arginarli di Marco Bresolin (inviato a Bruxelles) da LaStampa.it
L'articolo mi ha colpito perché l'ho trovato involontariamente paradossale.
Il primo paradosso è quello di attaccare, sebbene indirettamente, un altro dei miti fondanti della cultura occidentale: quello della democrazia. E si attacca il mito della democrazia per difendere il mito dell'Europa, dea benigna!
Per il giornalista infatti non è normale che le popolazioni che, a torto o a ragione, non sono d'accordo con l'operato del loro governo votino per forze politiche apparentemente non allineate alla politica decisa nelle segrete stanze e influenzata dai parapoteri. Secondo il giornalista i popoli dovrebbero votare, sempre e comunque, i partiti che siano, al di là della sigla che li contraddistingue, disposti a sottomettere gli interessi nazionali a quelli dell'Europa delle banche: allineati a Bruxelles insomma.
Non ho voglia di riportare tutti gli esempi che mi hanno colpito ma date un'occhiata a come, nelle varie frasi, è resa l'Europa (o il suo sinonimo “EU/UE”). Non sembra un'entità a sé stante? Una potenza buona e benefica che cerca di portare il bene nel mondo? Ma non è palese quanto questa immagina sia falsa?
Un altro elemento simpatico/paradossale/assurdo dell'articolo è l'accenno al prossimo referendum costituzionale italiano. Non c'è una vera logica che ne spieghi la menzione ma il senso che si vuole trasmettere è che i “populisti”, ovvero i nemici della dea Europa, sono per il “no”. L'articolo si accontenta di far passare questa idea e si dimentica (o non vuole) spiegare cosa c'entri l'Europa col referendum costituzionale italiano. Provo a indovinare: l'unica spiegazione che mi viene in mente è che, togliendo democrazia agli italiani, l'Italia stessa sarebbe più facilmente controllabile dall'Europa: in altre parole Renzi, o chi per lui, avrebbe meno difficoltà a imporre qualsiasi provvedimento richiesto dall'Europa...
Lo percepite il paradosso? Un'Europa davvero benigna avrebbe realmente bisogno di meno libertà/diritti/democrazia in Italia? Un'Europa davvero benigna non dovrebbe ottenere facilmente il sostegno della popolazione italiana solo in virtù della bontà delle sue proposte?
Basta domande retoriche: la verità è che l'Europa si appresta a dare all'Italia una “medicina (parecchio) amara” e si vogliono ridurre al minimo i possibili intoppi “democratici”...
Da notare che il giornalista è un “inviato da Bruxelles”: non vi pare che la sua visione del mondo sia come quella di un sacerdote pagano della dea Europa?!

Infine forse vale la pena ricordare che anche il fenomeno dell'immigrazione (v. Un'altra tessera) è voluto! Al di là delle parole di circostanza tutta la politica della UE è volta a non ostacolare il fenomeno.
Le ragioni sono molteplici e, lo ammetto, non mi sono neppure tutte chiare: ce ne sono di economiche (vedi su Goofynomics ma non ricordo più, né ho voglia di cercare, l'articolo esatto...) ma, sospetto, la ragione principale e più “segreta” sia quella di impedire, anche nel futuro, un'ormai improbabile integrazione europea (*3). Il mandante? Suppongo gli USA, ma un'Europa veramente unita e forte farebbe paura a tanti altri...
Che poi l'emergenza umanitaria sia in realtà un progetto o, comunque, una conseguenza prevista e ritenuta accettabile lo si intuisce chiaramente anche dal libro The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe di Stiligtz (v., come al solito Il partigiano Joe: una recensione di Charlie Brown su Goofynomics)...

Conclusione: forse oggi ho messo “troppo carne al fuoco” senza approfondire a sufficienza nessun argomento. Ma il bello di avere pochissimi lettori è che, comunque, nessuno mi contraddice!
Credo che però il “succo” di questo pezzo sia che il vero populista non è chi protesta contro l'Europa ma colui che ne dà un'immagine benigna e fiabesca.

Nota (*1): parapotere = “potere forte” nel senso spiegato in Rimpiazzo per “potere forte”...
Nota (*2): all'epoca della BREXIT mi colpì un commento “disperato” scritto da un mio amico che lavora in UK : lui spiegava di presentarsi agli altri come “cittadino europeo” e ora aveva la sensazione che il suo mondo gli crollasse addosso... Mi pare un classico esempio di personalità che costruisce se stessa appoggiandosi a un mito esterno: se il mito crolla, la personalità deve adattarsi e ricostruirsi con reale sofferenza e fatica. È quindi ovvio che le persone che vedono in pericolo un mito per loro importante (perché su di esso hanno, almeno parzialmente, costruito l'immagine di se stessi) facciano di tutto per proteggerlo invece di giudicarlo obiettivamente per ciò che è.
Nota (*3): nel senso più ampio possibile: governo europeo eletto direttamente dagli europei, stesse leggi, tasse, etc...

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