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venerdì 23 settembre 2016

Il vento del Nord

In questi giorni ho preso una pausa dalle mie usuali letture per dedicarmi a Le ho mai raccontato del vento del Nord di Daniel Glattauer, Ed. Feltrinelli, 2006, trad. Leonella Basiglini.

Attenzione! Qua e là ho aggiunto dei particolari da sciupatrama (sebbene non decisivi) quindi, se volete leggere questo romanzo, proseguite a vostro rischio e pericolo.

Pur con qualche perplessità nel complesso è stata una lettura piacevole e rapida: molto è dovuto alla struttura del libro che, sostanzialmente, raccoglie la posta elettronica che i due protagonisti si scambiano fra loro senza essersi mai incontrati di persona. Entrambi, sebbene con sfumature diverse, finiscono per innamorarsi l'uno dello stile dell'altro idealizzando la figura immaginaria del proprio interlocutore. Una delle differenze fra i due è che l'uomo preferirebbe non vedere (tranne quando è ubriaco!) il vero aspetto della donna mentre lei, anche se ripete che non cambierebbe niente, è molto curiosa di conoscerlo di persona.
Inizialmente entrambi i protagonisti apprezzano l'aspetto virtuale di questa relazione perché pare coesistere pacificamente con la loro vita di tutti i giorni ma, nel tempo, questa distrazione periferica ne assorbe sempre più l'attenzione fino a divenire centrale.
Un'altra differenza è che la donna sembra inizialmente essere più distaccata e in pieno controllo della situazione: lei non fa che ripetere quanto sia felice il suo matrimonio ma, nell'ultima parte, si scopre invece che sta andando a pezzi! Da questo punto di vista l'uomo sembra essere ingenuamente più sincero ma è anche vero che non è sentimentalmente impegnato come la donna...

Quindi è un capolavoro? Ma... io vi ho trovato anche numerosi aspetti che non mi sono piaciuti...
Prima di tutto ho provato una leggera antipatia istintiva per i due protagonisti: non saprei spiegarne esattamente il motivo ma in entrambi c'era qualcosa che non mi piaceva...

Prima di tutto il loro umorismo: spesso lodano a vicenda l'arguzia e l'umorismo dell'altro ma a me pare ben poca cosa...
Lo stesso vale per il romanticismo: entrambi sembrano freddi come stoccafissi. Per lasciarsi trasportare un po' dalle emozioni devono ingurgitare ettolitri di alcool....
Per non parlare della fantasia: i titoli delle epistole sono addirittura spesso vuoti o banali. Forse è un dettaglio minore ma io lo trovo significativo.
E poi hanno caratteri spigolosi, si riempiono di regole su cosa scrivere e come farlo: ogni minima incomprensione provoca dei piccoli drammi.
Mantengono sempre un freddo distacco e una riservatezza che a me pare innaturale: non so se sia colpa della traduttrice ma i due protagonisti si danno quasi sempre del “lei” e, sicuramente, questo non aiuta a farsi coinvolgere.
Nel complesso i protagonisti mi sembrano delle persone grigie e monotone che non riescono a interessarmi del tutto con le loro fredde e talvolta cavillose missive...

Siccome l'autore è austriaco mi sono chiesto se alcuni di questi aspetti potessero essere caratteristici della mentalità austriaca e per questo ho interpellato un'amica originaria proprio di quelle terre. Ovviamente dovrà leggere il libro ma mi ha già potuto anticipare che «...l'Austria è nota (tra l'altro) per la educazione formale e riservatezza dei suoi abitanti...»
Quindi, almeno da questo punto di vista, la mia sensazione era corretta...

Non mi piace poi neppure l'idea dell'autore di riportare per ogni epistola solo l'argomento e il tempo trascorso dalla precedente missiva. Io avrei preferito avere la data completa perché avrebbe aiutato i lettori a inquadrare temporalmente l'evoluzione della relazione.

E la morale del libro poi qual è? Che le relazioni solo epistolari possono poi crescere fino a divenire relazioni complete? O, piuttosto, erano i due protagonisti particolarmente suscettibili a farsi coinvolgere troppo?
Forse quello che l'autore vuole suggerire è un “Attenti! Questi rapporti virtuali non sono concreti ma sono comunque fatti della stessa sostanza, impalpabile eppure solida, dell'amore”. In altre parole l'amore si nutre di illusioni e quindi, nell'irrealtà di questa relazione, trova terreno fertile per alimentarsi e crescere.

Conclusione: non so se quest'ultimo sia veramente il messaggio dell'autore e, del resto, non sono neppure sicuro se essere d'accordo con esso o no. Comunque un libro leggibile e non impegnativo che, pur con qualche riserva, consiglio di leggere.

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